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25 dicembre 2022

La misericordia di un Dio che discende a salvarci - Giona 6 - Natale 2022 | 25 Dicembre 2022 |

Gesù è venuto, ma non solamente per coloro che già credevano in Dio, non solamente per coloro che già operavano il bene, ma per tutti.  E' un Dio “misericordioso, lento all'ira e di gran bontà",  quello che è realmente disceso. E noi siamo chiamati ad essere suoi testimoni.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 27 minuti

Questo è il giorno in cui accendiamo l'ultima delle candele della nostra Corona dell'Avvento, quella centrale, che ci rammenta che il Salvatore è venuto. 

Giovanni ha scritto:

“La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto;  ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio  E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre.” (Giovanni 1:9-14)

La misericordia di un Dio “compassionevole, lento all'ira e di gran bontà” era stata promessa dai profeti:

«Ma da te, o Betlemme, Efrata, piccola per essere tra le migliaia di Giuda, da te mi uscirà colui che sarà dominatore in Israele, le cui origini risalgono ai tempi antichi, ai giorni eterni.  Perciò egli li darà in mano ai loro nemici, fino al tempo in cui colei che deve partorire partorirà; e il resto dei suoi fratelli tornerà a raggiungere i figli d’Israele». Egli starà là e pascolerà il suo gregge con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. E quelli abiteranno in pace, perché allora egli sarà grande fino all’estremità della terra. Sarà lui che porterà la pace. (Michea 5:1-4)

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Queste parole venivano scritte da Michea e da Isaia attorno al 736 avanti Cristo, circa trenta anni dopo che Giona era stato a Ninive: Dio prometteva misericordia a tutto il  popolo. Ed era una misericordia inaspettata; piuttosto che punire la nostra ribellione, Dio decideva di venire in soccorso... esattamente come aveva fatto a Ninive.

Giona era stato chiamato a salvare un'intera città e, forse, l'intera nazione di cui Ninive era capitale, a dimostrare una misericordia che Dio avrebbe poi esteso a “tutto il popolo” Questo fece di Giona un "estensore della misericordia".

Come ci si comporta, o come ci si dovrebbe comportare dinanzi a un Dio che elargisce gratuitamente il suo perdono? Che manda nelle nostre vite speranza, fede, gioia, pace? 

Leggiamo  Giona 4:5-11

 "Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città; là si fece una capanna e si riparò alla sua ombra, per poter vedere quello che sarebbe successo alla città.  Dio, il Signore, per calmarlo della sua irritazione, fece crescere un ricino che salì al di sopra di Giona per fare ombra sul suo capo. Giona provò una grandissima gioia a causa di quel ricino.  L’indomani, allo spuntar dell’alba, Dio mandò un verme a rosicchiare il ricino e questo seccò.  Dopo che il sole si fu alzato, Dio fece soffiare un soffocante vento orientale e il sole picchiò sul capo di Giona così forte da farlo venir meno. Allora egli chiese di morire, dicendo: «È meglio per me morire che vivere».  Dio disse a Giona: «Fai bene a irritarti così a causa del ricino?» Egli rispose: «Sì, faccio bene a irritarmi così, fino a desiderare la morte».  Il Signore disse: «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito;  e io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?»” (Giona 4:5-11)

Non c'è speranza, né fede, né gioia, né pace in Giona; invece di essere in città a festeggiare con i Niniviti, Giona se ne va in preda alla frustrazione.

Il versetto 5 dice che “Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città... per poter vedere quello che sarebbe successo alla città”. Giona voleva vedere la punizione, e invece vede il perdono. Giona voleva vedere il fuoco dal cielo, e invece vede la benedizione che scende dal cielo. Giona era stato mandato per essere un “estensore di grazia”. Anche se riluttante, Giona aveva comunque adempiuto ai piani di salvezza di Dio.

Esattamente come aveva anticipato attraverso Isaia e Michea, Dio diceva avrebbe mandato un Salvatore. Il piano di Dio, da sempre, non è stato quello di giudicare, ma di salvare: Giovanni dirà:

“Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:17)

Notate l'ultima parte del versetto: “perché il mondo sia salvato”: gli angeli avevano parlato di una “grande gioia per tutto il popolo”. Il mondo, il popolo; Natale è il compimento dell'opera di un Dio “lento all'ira e di gran bontà” verso tutti, offerta per coloro che avrebbero riconosciuto in quel bimbo, nato da una giovane donna, il Salvatore.

E' facile per noi giudicare Giona: dire “Hai sbagliato!” Dovevi subito obbedire al tuo Signore! Non dovevi essere così riluttante!”. Facile, perché abbiamo il Natale, perché abbiamo visto la misericordia, inaspettata ma promessa, di Dio scendere e farsi uomo. Giona conosceva per “sentito dire” le caratteristiche di Dio, noi le abbiamo viste. 

Dio ha mandato ben più di Giona a recare la 

“... buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà” (Luca 2:10)” 

E noi? Quale è il nostro compito a Natale?  Noi che abbiamo visto la misericordia in azione? Essere il popolo che riceve, oppure essere un Giona migliore che annuncia? Paolo ha detto:

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. (Romani 8:28)

Paolo dice che che tutte le cose cooperano al bene, ed è come dire che “Dio coopera al bene"; Dio non può e non vuole operare da solo per la salvezza del mondo e del popolo. Dio da sempre ha voluto coinvolgere “quelli che amano Dio” nella sua opera di salvezza per il popolo.  Coloro che amano Dio non stanno fermi attendendo che il bene gli piova addosso, ma si muovono verso il bene, lo trasmettono agli altri, sono testimoni, non riluttanti come Giona; è solo allora che Dio aggiunge la sua benedizione.

Non limitiamoci a festeggiare il Natale “tra di noi”, tra “quelli che amano Dio” , ma testimoniamolo e operiamo sapendo che la salvezza è davvero discesa sulla Terra. Perché quando non lo facciamo, possiamo diventare un po' come Giona; testimoni riluttanti della misericordia di Dio.

E cosa ne sarà di quel missionario riluttante di Giona? Dio punirà il suo atteggiamento di riprovazione perché si dimostra nei fatti  “lento all'ira e di gran bontà” con i Niniviti?  Incredibilmente Dio, non punisce, ma insegna qualcosa a Giona attraverso una semplice pianta.

Una piccola parentesi: nell'originale in ebraico non dice che pianta fosse, e non so perché in Italia i traduttori abbiano deciso per un ricino, che è un albero si, ma che ci mette un bel pò a diventare adulto da dare ombra e che non fa tanta ombra. Era dunque una pianta che aveva foglie larghe da dare molta ombra.

Dio fa nascere una pianta per dare ristoro a Giona; lui ne prova piacere e pensa “Dio mi sta benedicendo”. Poi Dio gli toglie la pianta, e Giona è così avvilito che chiede di morire: “ Lo sapevo ; hai fatto quello che non volevo, salvare i Niniviti che odio, ora mi togli anche la pianta e l'ombra. Sei contro di me!” 

Capita anche a noi, di avere periodi in cui vediamo i frutti della nostra testimonianza, e vediamo che la nostra vita “va bene”: la famiglia, il lavoro, il mondo che ci ruota attorno... tutto vè in sintonia: Ed associamo la benedizione al nostro testimoniare; il che, può essere.

Ma poi, quando la situazione si mette male, ed in famiglia, al lavoro, nella nostra vita sorgono problemi, pensiamo “Dio non si cura più di me! Dio è contro di me! Dio mi ha abbandonato!”.

Il pericolo, per chi ha creduto in quel primo Natale, è che  il nostro impegno a testimoniare agli altri della Luce discesa in terra sia definito dalle circostanze della nostra vita, non dalla nostra relazione con l'Onnipotente.

Dio sta aiutando Giona ad acquisire una prospettiva differente, più alta; a smettere di pensare solo a se stesso, a smettere di pensare solo al momento. Ad avere una prospettiva più ampia,  una visione per “tutto il popolo”, non solo per una parte del popolo.

Gesù è venuto, ma non solamente per coloro che già credevano in Dio, non solamente per coloro che già operano il bene, ma per tutti. Paolo afferma:

“Come dicono le Scritture: «Non cʼè nessuno che sia giusto, nemmeno uno....Tutti, senza, distinzione, sono dei peccatori senza la gloria di Dio, ma possono essere resi giusti gratuitamente, per dono di Dio, mediante la redenzione, che troviamo soltanto in Gesù Cristo.” (Romani 3:10, 23-24 PV)

Nessun giusto; tutti hanno bisogno del Dio che scende in terra e nasce a Natale.

Il Libro di Giona si conclude in modo “anomalo” per un libro della Bibbia: con una domanda che Dio fa a Giona... e a ciascuno di noi:

“Dio disse a Giona: «Fai bene a irritarti così a causa del ricino?»... «Tu hai pietà del ricino per il quale non ti sei affaticato, che tu non hai fatto crescere, che è nato in una notte e in una notte è perito;  e io non avrei pietà di Ninive, la gran città, nella quale si trovano più di centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e tanta quantità di bestiame?»” (Giona 5:9-11)

Nel turbine della nostra vita, possiamo tendere a dimenticare il Natale; a dimenticare che Dio è sceso in terra ed è venuto a saldare il conto per l'intera umanità, non solo per  coloro che sono “del suo partito”. La salvezza doveva essere accessibile a tutti, non ad una sola casta, ad un solo popolo, ma a “tutto il popolo”. Questa è la natura di un Dio “misericordioso, lento all'ira e di gran bontà”. Questa è la natura del Natale.

Non dobbiamo mai dimenticare che siamo tenuti a testimoniare di questa misericordia in qualsiasi modo e in qualsiasi momento della nostra vita, lieto o doloroso. Quando ci sposiamo, promettiamo all'altro di amarlo e essergli a fianco e di supporto “nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza o povertà, in salute o malattia”.  Se promettiamo questo ad un altro essere umano, come figli e figlie di Dio, siamo tenuti a una promessa ben più solenne; essere  testimoni della nascita di Gesù, indipendentemente da chi siamo, cosa facciamo, come viviamo. Fare quello che fecero i primi testimoni di quella nascita miracolosa:

“Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia;  e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. (Luca 2:15-18)

La domanda di Dio a Giona è ancora valida ai giorni nostri: e merita una risposta. Se la risposta è “Si, sappiamo che sei un Dio “lento all'ira e di gran bontà” che hai misericordia di tutto il popolo”, allora quale deve essere il nostro atteggiamento verso i mondo?

Il Natale non è solo la gioia di vedere la misericordia inaspettata ma promessa di Dio all'opera, ma anche una  sfida per ciascuno che vede, crede, accetta e segue quel bimbo che diverrà un uomo e salirà il Golgota al posto nostro.

Nel mezzo di tutte le emozioni che stiamo vivendo, usciti da una pandemia, con una guerra tremenda alle porte di casa, una crisi energetica ed economica che affligge ciascuno di noi, potremmo sentire frustrazione e rabbia; la domanda per Giona vale anche per noi: «Fai bene a irritarti così?».

Il Dio “misericordioso, lento all'ira e di gran bontà”,  che non vuole che nessuno perisca, ma che tutti giungano al pentimento, è realmente disceso: anche se non il 25 dicembre, ma è disceso. E noi siamo chiamati ad essere suoi testimoni.

Buon Natale.

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01 novembre 2020

Essere gentili per avvicinare gli altri a Cristo | 01 Novembre 2020 |

Tu sei un "impiegato, una impiegata di Dio,  un suo o una sua rappresentante, e la  gentilezza è un ponte che tu costruisci con chi ti sta attorno affinché il messaggio di Cristo arrivi nel giorni in cui Lui li visiterà . Sii gentile verso il tuo prossimo!
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Stiamo parlando da qualche settimana  di come costruire la nostra felicità.

Abbiamo visto che Paolo ci suggerisce  per vivere felici di coltivare alcune “buone abitudini”, che in ambito cristiano vengono chiamate “virtù cristiane”.

L'ultima di cui abbiamo parlato qualche settimana fa è la “misericordia”.

Avevamo definito la misericordia come “amore in azione”:

1. La misericordia è essere paziente con le persone

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano

3. La misericordia è  aiutare chi soffre

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici

La Misericordia è “amore in azione”

Sapete, tutte queste elencate qua (specialmente da 2. a 4.) sono azioni in qualche modo  “estreme”, in qualche modo eroiche, che non mi capita tutti i giorni di praticare.

Non tutti sbagliano contro di me ogni giorno non incontro tutti i giorni persone che soffrono, non ho ogni giorno nemici a cui fare del bene...

Allora, come posso ogni giorno praticare la virtù della misericordia?

Guardate il punto numero 1: “essere paziente con le persone”.

Essere pazienti è un atteggiamento “passivo”: c'è qualcuno che è difficile e io devo essere paziente. Come posso invece far si che la misericordia diventi una azione, diventi “attiva” diventi “amore in azione” su base giornaliera e non solo in casi estremi?

Vorrei vedere con voi un paio di minuti  di un video che avevamo fatto qualche anno fa.


Cosa è che avete visto? Azioni “gentili”? Si, di certo. Erano fatte da credenti verso altri credenti? Non lo sappiamo ma direi che, per la gran parte, no.

Erano azioni semplici da fare, che interrompevano la quotidianità di chi le faceva per pochi secondi, ma che dimostravano interesse verso l'altro, in maniera disinteressata.

Vorrei che rifletteste su una cosa: se persone che vanno in auto, possono comportarsi con gentilezza verso persone che non conoscono, per nessun motivo in particolare, come dovremmo comportarci noi credenti che siamo chiamati ad avere “amore in azione” per via dell'amore con cui il Padre ci ha amato perché ha misericordia di noi?

La Parola di Dio ci chiama non solo ad amare, anche ad essere “gentili”.

“La persona che ama è gentile, non fa niente d'indecoroso, non cerca il proprio interesse,” (1 Corinzi 13: 5a PV)

La parola che usa Paolo per “gentile” è χρηστευομαι chrēsteuomai, che viene da χρηστός chrēstos e significa, semplicemente, “ essere utile, essere utilizzato, essere impiegato”.

Paolo ci dice che, se siamo persone che amano, la mattina quando ci alziamo, dobbiamo ricordarci che il nostro lavoro  è quello di “essere utili”.

Siamo “impiegati”, poiché siamo  (o dovremmo essere) rappresentanti di un datore di lavoro che vuole da noi che vendiamo ogni giorno il suo prodotto principale, l'amore.

Vi ricordate che avevamo detto che la misericordia  è come un boomerang: torna sempre indietro...  se lo sai lanciare bene!

Anche la gentilezza è come un boomerang: se voglio che gli altri siano gentili con me,  e che ascoltino ciò che dico loro, io devo essere gentile per primo.

Quali sono i vostri sentimenti quando siete allo sportello di un ufficio pubblico? Tutto dipende da come vi accoglie  l'impiegato allo sportello! E giudicherete l'efficienza di quell'ufficio anche per quel primo impatto.

Avete presente che negli uffici pubblici, all'uscita ormai c'è spesso questo pannello?


Se l'impiegato è burbero e vi tratta male, anche se otterrete quello che volete, darete una valutazione bassa.

Per noi credenti  vale lo stesso concetto. La gentilezza è la prima faccia  che gli altri vedono di me, e influenza l'opinione che gli altri avranno del Gesù che voglio testimoniare loro. Prima vedono se sono gentile,  poi giudicano quello che dico e che faccio  e solo alla fine sono disposti ad ascoltare le mie parole e la mia testimonianza di Cristo e del suo amore per tutti.

Quale “faccina” schiacciano le persone dopo avermi incontrato? Se dispenso gentilezza, probabilmente la faccina verde... Se dispenso “acido”...  probabilmente la rossa.

Quando dovrei essere gentile?

Però, tu potresti dirmi: “Marco, ma mica si può essere sempre gentili! Ci sono volte dove è giusto “impuntarsi! Mica dobbiamo sempre essere il sacco dei cazzotti!”

Nella Bibbia fortunatamente c'è un elenco delle situazioni  quando devo essere gentile  e un elenco delle persone con cui devo essere gentile.

Si trova in Efesini 4:32 e in 1 Tessalonicesi 5:15)

“Siate, invece sempre gentili gli uni verso gli altri” (Efesini 4:32a PV)

L'elenco delle situazioni dove devo essere gentile, è : “Sempre!”

L'elenco delle persone con le quali  devo essere gentile, è : “Gli altri!”

Tu potresti dirmi:  “OK, Marco, ho capito: devo essere gentile verso quello che ho intorno, ovvero: la mia famiglia, i miei amici, i miei fratelli e sorelle in Cristo, ma con gli altri posso fare un po' come mi viene, vero?”

Sbagliato... perché Paolo aggiunge:

“Badate che nessuno ripaghi il male col male, ma cercate sempre di fare del bene, sia fra voi che a tutti gli altri.” (1 Tessalonicesi 5:15 PV)

Non puoi limitare la gentilezza  esclusivamente alle persone  che ruotano nella cerchia più stretta della tua vita, “fra voi” ma va estesa e condivisa  ben oltre quella ristretta cerchia, “tutti gli altri”.

Questo non significa che dovrai essere SEMPRE lo zerbino degli altri: puoi essere gentile, ma fermo, affermando i tuoi diritti, senza necessariamente essere “acido”.

E' facile? Assolutamente no! E' per questo che la Bibbia ci indica un modo infallibile per essere gentili e fermi: prenditi il tuo tempo, non rispondere sull'impulso dell'emozione:

“ Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira... (Giacomo 1:19)”

Perché dovrei essere gentile?

Quale benefici  traggo  dall'essere gentile? Sono io che ci guadagno, essendo più “amabile” e amato, oppure c'è dell'altro?

Certo, non posso negare che personalmente  sarò più ben accetto se non mando a quel paese tutti  al primo impatto.

Ma devo soprattutto riflettere su quale vantaggio il mio modo di comportarmi porterà a Cristo attraverso la mia testimonianza.

Il vero motivo dell'essere gentile per un credente ce la spiega Pietro: 

“Comportatevi bene fra i non credenti, così... vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà. (1 Pietro 2:12 PV)

Pietro ci dice tre cose:

1. Se mi comporto bene (sono gentile)  chi non crede VEDRA' il bene che faccio.

Di conseguenza, se mi comporto male, il bene che faccio passerà in secondo, terzo, quarto ordine... e alla fine non verrà neppure notato.

2. Se vedranno il bene, la conseguenza sarà che la gloria non andrà a me, ma a Dio.

3. Ci sarà un giorno in cui ogni non credente sarà “avvicinato da Dio”... e il mio comportamento farà la differenza su quanto facilmente Dio entrerà nel suo cuore.

Tu, ed io, siamo ambasciatori di Cristo nel mondo

“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” (1 Pietro 2:9)

Tu ed io,  che abbiamo ottenuto misericordia, la misericordia di Dio  dobbiamo bramare che  gli altri,  i non credenti,  ottengano quella stessa misericordia  che  ti è piovuta dall'alto.

Noi siamo come ponte  tramite cui quella misericordia può arrivare all'altro. Tu ed io siamo “il giorno in cui egli si avvicinerà” e  nostre azioni gentili e disinteressate  sono i pilastri che sorreggono quel ponte.

Che faccina vuoi che schiaccino le persone che incontri, sapendo che Cristo ti chiama ad essere suo rappresentante,  sua rappresentante nel modo?

Preghiamo.

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11 ottobre 2020

Essere misericordiosi perché abbiamo ricevuto misericordia | 11 Ottobre 2020 |


Non cercare la tua giustizia. E se proprio la vuoi, preparati a non peccare mai più.  Ma se usi misericordia, riceverai misericordia.

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Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 min.

La scorsa settimana abbiamo iniziato a parlare di una virtù cristiana speciale, definendola “amore in azione”: “eleemon” ovvero la misericordia.

Abbiamo visto che la misericordia non va pensata né parlata, ma va praticata: e abbiamo visto quattro modi per praticare la misericordia


1. La misericordia è essere paziente con le persone

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano

3. La misericordia è  aiutare chi soffre

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici


Tu potresti dirmi: “Ok Marco, ho capito che devo praticare la misericordia... che è amore in azione,  ma non ho capito PERCHE', il motivo che mi deve spingere ad esserlo! Non potrei vivere in pace, senza dover praticare tutte queste cose che sono l'opposto di quello che il mondo pratica? E' Dio che mi ha fatto nascere in questo mondo! Perché vuole che agisca come se vivessi un mondo sottosopra?”

Io ti rispondo che i sono almeno tre buoni motivi-

I motivi per avere misericordia

1. Perché Dio ha avuto misericordia di me

Un giorno Pietro fece una domanda a Gesù:

“Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?»  E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18:21-22)

Sappiate che nella legge ebraica era scritto che bisognava perdonare 5 volte. Cosa gli viene pensato al buon Pietro? “Ma si! Aggiungiamone una... anzi due, così,  per fare bella figura con Gesù.”

Si aspetta che Gesù gli dica “Bravo, Pietro!”: a risposta di Gesù lo gela: 

«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (v.22)

Ovvero, devi perdonare 70x7 = 490 volte... Ma non è nemmeno quello il numero giusto: Gesù sta dicendo a Pietro: “Aggiungi alla legge quello che vuoi... tanto io ne aggiungerò sempre un po' di più. Significa che devi perdonare SEMPRE!”

Perché dico questo? Perché la parabola che segue dice che a chi è stato perdonato il molto, molto deve perdonare.

“Perciò il regno dei cieli può essere paragonato ad un re che volle fare i conti con i suoi servi.  Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti.  E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.  Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto”.  Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito."  (Matteo18:23-27)

La scena che dipinge Gesù è quella di una situazione disperata: diecimila talenti fanno circa 8.600.000 Euro!   Dato che la paga di un servo era di qualche euro al giorno, ci sarebbero volute più vite per ripagare il debito.

Ma succede l'incredibile: il signore, “mosso a compassione” (in greco: σπλαγχνίζομαι splagchnizomai = sentire qualcosa che si muove nella pancia) lo lascia andare.

Ma la storia di Gesù non finisce qui

"Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!”  Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò”.  Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.  I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto.  Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu me ne supplicasti;  non dovevi anche tu avere pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?” (Matteo18:28-33)

La parola che qui è tradotta con “pietà”, in originale è “eleemon” ...misericordia! Proviamo a sostituirlo nel versetto: 

“Non avresti dovuto a tua volta avere MISERICORDIA come io ho avuto MISERICORDIA di te?” (v.23)

Ovviamente nella storia, il Signore è Dio e il servo malvagio sono io... e te.

Dio si aspetta che tu tratti gli altri con la stessa misericordia con la quale lui ha trattato te;  che tu abbia “amore in azione” verso gli altri, esattamente come lui ha avuto “amore in azione”, verso te, e me!

Abbiamo parlato la scorsa settimana, delle persone che ti rendono nervoso, che ti fanno perdere la pazienza, che non sopporti... hai mai pensato che stai descrivendo te stesso dinanzi a Dio?

Paolo afferma in Efesini:

“Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati.” (Efesini 2:1 PV)

Dio avrebbe potuto guardarti con occhio malevolo...ma non lo ha fatto, perché Lui è misericordia!

“Perché, se mentre eravamo ancora suoi nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte di suo Figlio, tanto più ora saremo salvati, perché egli vive!” (Romani 5:10 PV)

Tu ed io, eravamo persone difficili...e forse lo siamo ancora! Anzi, di sicuro lo siamo! 

Ma Dio ha avuto misericordia di te e di me.Persino un campione di fede come Paolo, parla di se stesso come di un “peccatore incallito”a cui è stata offerta misericordia:

“Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna.” (1 Timoteo 1:15-16)

Nell'episodio della donna adultera che abbiamo visto la scorsa domenica Gesù afferma una cosa precisa:

“«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».” (Giovanni 8:7)

La legge IMPONEVA di lapidare la donna, la misericordia di risparmiarla... Romani 6:14 dice:

“...infatti il peccato non avrà più potere su di voi, perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia.” (Romani 6:14)

Grazia = χάρις charis da χαίρω chairō, che significa felicità contentezza, gioia.

Noi siamo nella gioia,  perché abbiamo ricevuto misericordia... e misericordia dobbiamo dare agli altri, se vogliamo essere felici nella nostra vita.

2. Perché avrò bisogno di più misericordia in futuro

Dio non è stato misericordioso solo al passato  ma lo sarà anche nel futuro con te... E questa è una buonissima notizia, perché, non so voi, ma  io continuo a sbagliare e peccare:

“...perché il giudizio sarà senza misericordia per chi non ha usato misericordia: la misericordia trionfa sul giudizio.”(Giacomo 2:13 PV)

La misericordia mi serve, ma Dio la userà verso di me solamente se io la uso verso gli altri... altrimenti non ci sarà misericordia, ma ci sarà la legge... non mi conviene...

Il mio futuro sarà pieno di errori,  e se chiedo giustizia  devo stare attento ad essere giusto per primo io  (che è impossibile) perché sarò giudicato attraverso la legge e non attraverso la misericordia.

Ebrei dice:

“Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!» E ancora: «Il Signore giudicherà il suo popolo».” (Ebrei 10:30)

Non sta a te, né a me, stabilire la pena; lascia che sia Dio a stabilirla  per colui che ti ha offeso,  umiliato,  maltrattato,  fatto del male.


Non cercare la tua giustizia. E se proprio la vuoi, preparati a non peccare mai più.  Ma se usi misericordia, riceverai misericordia.

3. Perché mi rende felice

La serie di messaggi si intitola “Costruisci la tua felicità per vivere felice”. La misericordia è una delle maniere più potenti per costruire la tua felicità.

 Non lo dico io, è Gesù che lo dice! 

“Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia” (Matteo 5:7)

Sappiamo che “beati”  significa, semplicemente, “felici”. 

Nella mia esperienza non ho mai incontrato una persona che fosse felice  e nel contempo arrabbiata contro qualcun altro. Persone del genere sono amare, arrabbiate, non sono mai felici.

Sapete chi paga il conto della rabbia? Non chi la riceve, ma chi la prova

“L'uomo buono fa del bene a sé stesso, ma il crudele tortura la sua propria carne.” (Proverbi 11:17)

L'odio è un boomerang... torna sempre indietro. Ma anche la misericordia è un boomerang;  torna sempre indietro...  se lo sai lanciare bene!

 Come diventare misericordiosi

La prima cosa è: sei stato perdonato? Sei stata perdonata? Hai accettato che attraverso Gesù i tuoi peccati sono stati perdonati ed hai ricevuto misericordia da Dio? Questo è il primo passo, fondamentale. 

Il secondo è: hai ricevuto il perdono? CI CREDI che Gesù ha coperto tutti i tuoi peccati passati, presenti e futuri? Uno dei maggiori motivi  perché non offriamo misericordia   è perché non ci sentiamo perdonati.

Non basarti sulle tue sensazioni, ma sul sacrificio di Cristo: sulla croce. Su queste basi puoi perdonare,  e puoi dare misericordia.

Inizia a guardare le persone  nella stessa maniera con cui le guarda Dio.

Inizia guardare le persone che passano nella tua vita,  i tuoi colleghi di lavoro,  i tuoi compagni di scuola,  la tua famiglia,  nella stessa maniera con cui le guarderebbe Gesù

Gesù è l'immagine stessa della misericordia:  ha risollevato gli oppressi, 

accettato i reietti,  sollevato coloro che erano addolorati,  amato quelli che nessuno voleva amare,  aiutato coloro che erano senza speranza e addolorati. 

Gesù si è interessato di loro;  non ha vissuto questi momenti come uno stress,  non ha visto negli altri qualcuno con cui lottare giorno dopo giorno,  ma li ha visti come lo strumento con il quale dimostrare che Dio è amore,  non risentimento,  non odio,  ma amore!

Tratta le persone con la stessa misericordia con cui sei stato trattato;   ricordati che la misericordia è amore in azione!

Voglio lanciarti una sfida:  oggi non andare a casa  senza aver deciso nel tuo cuore  chi è la persona a cui vuoi dimostrare che Dio è amore. 

Sappi che tutte le volte che tu dimostri misericordia,  Gesù, colui che è morto e resuscitato per te e per me,  verrà glorificato.

Potrebbe essere qualcuno che ti ha fatto del male, o che non sopporti... sono quelle le persone  che hanno più bisogno di misericordia!

Forse ti servirà di pregare (e molto!)  per mettere in moto la misericordia;  ma ricordati che la misericordia è “amore in azione”,  che l'amore non è un sentimento,  ma è un “movimento”! 

Prega prima, ma poi agisci!

Preghiamo.

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04 ottobre 2020

La misericordia: amore in azione in un mondo sottosopra | 4 Ottobre 2020 |


Cristo ci chiama a vivere un mondo "sottosopra", dove i valori che contano sono opposti a quelli che il mondo acclama, e a praticare la vera misericordia, piuttosto che parlarne.

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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 min.

Sono alcune settimane che sitiamo parlando di come costruire la nostra felicità per vivere felici.

Uno dei suggerimenti che Paolo da  ai Filippesi  è quello di applicare alcune “buone abitudini” alla vita di tutti i giorni.

Quando parliamo di “buone abitudini” in ambito cristiano queste vengono definite “virtù” Uno dei risultati dell'applicazione   delle virtù cristiane alla propria vita  è  appunto la felicità.

Sino ad ora abbiamo visto cinque virtù: quella della gratitudine (ringraziare gli altri per quello che hanno fatto nella nostra vita), quella dell'intercessione (essere in preghiera un ponte tra il trono di Dio e le persone), quella della fede/fiducia (aspettarsi il meglio dalle persone on cui viviamo), quella dell'incoraggiamento (incoraggiare le persone nel loro cammino con Cristo), e quella della pazienza (non aspettarsi cambiamenti tutti e subito dagli altri).

Però, sapete, va tutto bene nel praticare le virtù con le persone “amabili”... Con quelle è facile: ci piacciono, le amiamo,  non ci è difficile praticare la pazienza, la gratitudine ecc.

Poi ci sono quelle persone “neutre”: non ci piacciono più di tanto, ma alla fin fine non ci dispiacciono nemmeno tanto.

Il problema arriva quando le virtù dobbiamo praticarle verso persone “abrasive” che sono morbide come che ci massaggi con  una manciata di sabbia sulla schiena dopo la prima uscita al mare  senza aver messo la crema protettiva.

Sono quelle persone che chiedono troppo,  che non danno nulla, persone che ci hanno fatto del male (poco o tanto che sia), persone naturalmente e perennemente depresse, persone che vorrebbero manipolarci per trarne vantaggio.

In questi casi, come credenti dobbiamo attingere ad un'altra virtù.

Mentre le prime cinque (gratitudine, intercessione, fede, incoraggiamento e pazienza) tendevano a cambiare l'altro, con quel tipo di persone  che non sono proprio intenzionate a cambiare l'unico modo è.. cambiare me stesso!

Nel Sermone sul Monte Gesù parla di questa virtù, e di chi la pratica:

“Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia.” (Matteo 5:7 PV)

E' la quinta  delle Beatitudini che Gesù ci consegna nel suo Sermone sul Monte 

Cosa significa “misericordia”?

La parola misericordia in greco è ἐλεέω eleeō; la parola “misericordiosi” è ἐλεήμων eleēmōn (è da essa che deriva la parola “elemosina”)  è composta da “eleeō” = misericordia,  + suffisso “mon” che indica un azione: fare, praticare; “eleemon” significa “colui che pratica la misericordia”. 

Quante volte mi avete sentito dire che l'amore non è un sentimento, ma un'azione?Sapete come si chiama quest'azione? Misericordia!

La misericordia è “amore in azione”

La misericordia non è farci venire i lucciconi se vediamo un bambino denutrito in TV. La misericordia non è piangere perché qualcuno ha subito un lutto. Il Salmo 145 dice:

“Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà.” (Salmo 145:8) 

Qui c'è una parola in ebraico per “misercordia: רַחוּם  raḥûm  che è un derivato di רָחַם râḥam  che significa letteralmente “accarezzare”.

Sapete quando Davide ha scritto questo salmo? E' l'ultimo salmo che ha scritto: una lunga vita dove Davide non è stato sempre obbediente a Dio, dove Dio avrebbe potuto a ragione punirlo... Ma Davide afferma, alla fine dei suoi giorni, che Dio, nonostante i sui sbagli, lo ha “accarezzato”.

La misericordia è la mano di Dio che si allunga per accarezzare i suoi figli, piuttosto che percuoterli, è fare qualcosa;   Dio è un Dio di misericordia:  è “amore in azione” sin dal principio del mondo.

Se dico di credere in quel Dio e di seguire le istruzioni di suo Figlio devo praticare la virtù della misericordia.

Come praticare la virtù della misericordia?

1. La misericordia è essere paziente con le persone

Della pazienza avevamo parlato anche la volta scorsa. Vedete come le virtù cristiane non siano “isole” regola 1 + regola 2 + regola 3, ma siano interconnesse tra di loro.

Ah, non sto manco a specificare che la pazienza va esercitata verso TUTTE le persone... anche e soprattutto con quelle “particolari”.

La vita è fatta di persone “particolari”, “strane”,  di persone che stimolano il peggio di noi stessi! 

Guardate quello che dice Paolo ai Tessalonicesi:

“Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti”. (1 Tessalonicesi 5:14)

Paolo non dice di essere pazienti con gli educati, coi savi, con i simpatici... ma con TUTTI, per cui, con i maleducati coi pazzi, con gli antipatici... E'  una sfida alla normalità della mia vita! E' un mondo sottosopra!

Io non sono famoso per la mia pazienza. Magari voglio che gli altri lo siano con me;  ed è una mancanza su cui lavoro da anni... qualche volta va bene... altre volte ho una miccia “troppo corta”.. ed esplodo!

Una cosa che ho trovato utile per “allungare” la mia “miccia”, per evitare di “esplodere”, è, semplicemente, stare zitto io e cercare di ascoltare l'altro, cercare di capire attraverso le sue parole perché è così “difficile”.

Stress? Situazioni di lavoro? Situazioni familiari? Certamente non posso capire tutto in cinque minuti, ma posso evitare di giudicare senza ascoltare.

Paolo in Romani dice che dovremmo accoglierci a vicenda, perché siamo stati per primi accolti da Cristo.

“Perciò, accoglietevi a vicenda con amore, proprio come Cristo ha accolto voi; fatelo per la gloria di Dio” (Romani 15:7 PV)

Tu potresti pensare:  “Beh, io in fondo non avevo fatto un gran che di male nella vita. Perché Gesù non avrebbe dovuto accogliermi?”

Te lo spiega Paolo perché:

“Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati.” (Efesini 2:1 PV)

Perché Gesù mi ha accolto quando anche io ero “particolare”:  perché Gesù mi ha accolto quando io ero suo nemico. 

Tu potresti ancora dirmi: “ Si, va bene, ma io che beneficio ne traggo oltre farmi un fegato tanto ad “accogliere”  quelli che mi risultano “difficili”?

Tu, nessuno... Dio tutto: il versetto di Romani dice:

 “fatelo per la gloria di Dio”  (v.7b)

Perché voglio che Dio venga glorificato attraverso la mia accoglienza.

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano

Sei uno, o una che sottolinea o che cancella? 

Quando qualcuno sbaglia contro di te, prendi la matita rossa e blu, e sottolinei oppure prendi il bianchetto, e cancelli?

Nel mondo sottosopra di Dio, la misericordia dimentica,  la misericordia cancella!

“Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”. (Colossesi 3:13)

Le parole “sopportatevi”, “perdonatevi” sembrano così giuste quando siamo noi che dobbiamo riceverle, vero? Ma sono così difficili c'è da applicarle agli altri: “Io non voglio perdonare, voglio giustizia!”

Dio come è stato con te?  Ha “sottolineato”  o ha “cancellato” i tuoi peccati? Rileggi il versetto di Colossesi per trovare la risposta.

3. La misericordia è  aiutare chi soffre

Ti ricordi? In greco “essere misericordiosi” si dice ἐλεήμων eleēmōn è fare la misericordia è una azione:

“Non negare il bene a quelli a cui è dovuto, quando è in tuo potere di farlo” (Proverbi 3:27) 

E qui, in molti, interpretano quel “bene” in una maniera “creativa”, “estensiva”: adoperasi per i diritti dei più poveri, visitare gli infermi, essere vicini agli emarginati...

Tutte cose molto belle e molto giuste... che escono direttamente dal cuore...

Gesù ha una chiave di lettura forse meno “nobile”, meno da premio Nobel per la pace, ma tremendamente più pratica: infatti Giovanni dice: 

“Ma se uno, che dice di essere cristiano, ha denaro a sufficienza e vede un fratello bisognoso, ma non vuole aiutarlo, come si può dire che in lui c’è l’amore di Dio?  Figli miei, dimostriamo il nostro amore, non a parole, con dei bei discorsi, ma con i fatti, concretamente. “(1 Giovanni 3:17-18 PV)

Giovanni, seguendo gli insegnamenti di Gesù, dice: “piuttosto che far uscire la tua misericordia dal tuo cuore falla uscire dal tuo portafoglio.”

Vi ricordate la storia del buon samaritano?  Un uomo era stato picchiato, derubato, e buttato a lato di una strada.  Arrivano due persone in due momenti differenti, ma ambedue dicono guardandolo: “Non è affare mio, non mi riguarda.” Mi spiace per quello che ti è accaduto, ma non voglio essere coinvolto”.  È solo il terzo uomo che decide di agire, che lo porta all'Urbano V (il miglior albergo di Montefiascone), gli lascia la sua MasterCard, e dice al titolare: “Dagli tutto quello che chiede, tanto pago io! “ 

Secondo te, chi di questi tre si comporto da "prossimo" verso quell'uomo, vittima dei banditi?"  Il dottore della legge rispose: "Quello che ha avuto compassione di lui".Allora Gesù gli disse: "Ora va', e comportati così anche tu!" (Luca 10:36-37 PV)

Nel mondo sottosopra  dove i valori disprezzati sono quelli che valgono di più Gesù sta dicendo : felici coloro che si lasciano coinvolgere! Felici coloro che AGISCONO con misericordia”.

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici

Suona male, vero? La nostra natura e la nostra cultura ci dice che noi dobbiamo FARE MALE a chi ci fa del male magari incrementando un po' il male ricevuto  così da essere in vantaggio!

Quello che propone Gesù, invece, è ancora una volta,  un mondo sottosopra:

“E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso. ...Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.”(Luca 6:33, 35-36)

La società ti dice: “ diffama i tuoi nemici, distruggili con qualsiasi mezzo  tu possa.”  Dio invece ti dice: “io non voglio che tu reagisca, ma voglio che tu agisca!”.  E questo è così difficile da fare!  Ma è quello che farebbe Gesù. 

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Allora, abbiamo capito che, nel mondo sottosopra di Dio essere misericordiosi non significa avere la “lacrima facile”, ma AGIRE:

1. La misericordia è essere paziente con le persone

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano 

3. La misericordia è aiutare (anche economicamente) chi soffre 

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici


E' facile? Assolutamente no! Significa dove girare  il  mondo dove viviamo sottosopra, fare l'opposto di quello che il mondo fa, vivere “a penzoloni” in un mondo dove gli altri sono in piedi per essere simili a Cristo, aggrappandoci a lui per non cadere  e ricevere il suo premio.

Personalmente sono sempre più convinto che l'unica maniera per cambiare la natura umana che c'è in ognuno di noi, non viene né dal leggere la Bibbia, né dall'ascoltare una predica, e nemmeno dal pregare... ma viene dall'applicare a se stessi quelle regole di vita sottosopra che Dio ha scritto attraverso le virtù cristiane.

Conclusione

“Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà.”(Salmo 145:8)

La misericordia è la mano di Di che si allunga per accarezzare i suoi figli, piuttosto che percuoterli, è fare qualcosa.

Dio è un dio di misericordia:  Dio vuole che tu assomigli a sui figlio Gesù, che in questo mondo sottosopra pagò essendo innocente, morì essendo immortale, ed amò essendo odiato.

Preghiamo

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04 marzo 2018

Quando sei tu ad aiutare nella tempesta - 2° parte | 4 Marzo 2018 |

Dio ha una strategia per portare le persone a se. Spetta a noi seguirla e testimoniare di Lui agli altri.
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La settimana scorsa ci eravamo lasciati quando la tempesta prevista da Paolo, puntuale come un
orologio svizzero, si era scatenata.

Vogliamo vedere altre due fasi della tempesta per vedere come si è comportato Paolo e applicarlo alle nostre vite di credenti.

"18 Siccome eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno dopo cominciarono a gettare il carico.  19 Il terzo giorno, con le loro proprie mani, buttarono in mare l’attrezzatura della nave.  20 Già da molti giorni non si vedevano né sole né stelle, e sopra di noi infuriava una forte tempesta, sicché ogni speranza di scampare era ormai persa.  21 Dopo che furono rimasti per lungo tempo senza mangiare, Paolo si alzò in mezzo a loro e disse:  «Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta, per evitare questo pericolo e questa perdita. 22 Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave.  23 Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte,  24 dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”.  25 Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto.  26 Dovremo però essere gettati sopra un’isola». " (Atti 27:18-26)

Fase 3: “non vi sarà perdita della vita per nessuno”

“Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave. “(v. 22)

Prima di partire Paolo aveva “visto”  un “grave danno per le persone”, forse dei morti. Ora invece afferma  che nessuno perderà la vita.

Come mai? Aveva visto “male” la prima volta? Aveva “esagerato”? Probabilmente Dio aveva fatto vedere a Paolo  la gravità della tempesta, ma non altro.

Spesso Dio non ci dice tutto e tutto insieme, ma ce lo dice un poco alla volta, passo passo. E questo accade sia per le cose negative, che per quelle positive.

Perché questo? Perché Dio non è “onesto” con noi, e non ci fa vedere  tutto il nostro cammino, dall'inizio alla fine?

Esistono principalmente due motivi: il primo è: lo fa per proteggerci.

Dio ci conosce, e sa che non saremmo quasi mai capaci di sopportare l'intera visione. Dio non vuole spaventarci, ma aiutarci.

Secondo me non è questo il caso di Paolo; Paolo aveva spalle abbastanza larghe da sopportare anche visioni catastrofiche. Più volte le ha avute,  e ne è uscito rafforzato piuttosto che spaventato.

Secondo me è il secondo motivo: lo fa perché  è strategico alla sua opera affinché le persone lo conoscano e lo accettino.

Immaginatevi che Dio avesse fatto vedere a Paolo tutta la tempesta,  il gettare prima il carico poi le attrezzature a mare, l'oscurità e la fame per giorni e giorni... Se lui avesse detto tutto questo, quale sarebbe stata la reazione dei soldati e dei marinai sentendo questo racconto?

I marinai sono notoriamente una categoria moto superstiziosa: qualche esempio che ho trovato sul web:

“Per i Romani , tagliarsi i capelli e le unghie quando il tempo era buono, era di cattivo augurio; mai portare in barca un ombrello su una barca italiana; verreste scaraventati in acqua; mai parlare di conigli su una barca francese,  idem come sopra mai portare banane su una barca inglese, idem come sopra."

C'era già stato un altro credente che si era trovato un una tempesta, e che aveva sperimentato  la superstizione dei marinai: era Giona.

“Il Signore scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi... Poi si dissero l’un l’altro: «Venite, tiriamo a sorte e sapremo per causa di chi ci capita questa disgrazia». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona...  Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò.”  (Giona 1:4, 7, 15)

Qui la realtà era che la tempesta era proprio per colpa di Giona.

Ma se Paolo avesse raccontato “tutto”, sarebbe con tutta probabilità finito in mare  assieme al cibo e agli attrezzi come iettatore (in fondo era solo un prigioniero).

Quale era, invece, la strategia del Signore? Far sapere a Paolo lo stretto necessario perché potesse dirlo a marinai e soldati e accreditarsi come persona attendibile una volta che sarebbe arrivata la tempesta.

Difatti Paolo dice: “Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta”

In realtà, Paolo avrebbe avuto tutto il diritto di prendere a male parole centurione e pilota, di urlargli in faccia “ve l'avevo detto!” e lì finire,  farli cuocere a fuoco lento  nel brodo della loro paura e dei loro rimorsi.

Spesso noi siamo così; spesso, quando vediamo che qualcuno è nei guai perché non ha seguito un nostro saggio consiglio (a proposito, tutti i consigli saggi sono merito di Dio – noi non siamo saggi di nostro alcuni di quelli stupidi vengono da satana  e la gran parte di quelli stupidi vengono da noi). ci piace farli “rosolare” nel proprio brodo, almeno per un po', quando invece potremmo  toglierli subito dal tegame.

Paolo non lo fa: Paolo si limita  a rammentare la sua visione, ma nella stessa frase,  nello stesso respiro si occupa di confortare tutti dicendo: “tranquilli, perderemo barca e carico, ma qua non muore nessuno.”

Noi abbiamo come uomini, una insana tendenza a far pagare conti carissimi ai nostri colleghi umani.... salvo poi cristianamente perdonarli, eh!

Gesù ha detto:

“Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:17)

Conoscete il versetto prima, vero? Sono sicuro che OGNUNO DI NOI sa citare a memoria Giovanni 3:16:

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio,  affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Lo scriviamo sui muri delle nostre case, lo mandiamo tramite Whatzapp. Ci fa sentire bene,  ci parla della vita eterna... la NOSTRA!

… mica quella degli altri! Mica quella dei nostri nemici,  delle persone che non ci piacciono, delle persone che ci stanno antipatiche, delle persone che ci hanno fatto male... per quelle il giudizio  è il minimo che ci aspettiamo.

Ma la parte più importante,  la “missione impossibile” che Gesù ha accettato di fare sta proprio in Giovanni 3:17: venire in un mondo ingiusto, tra gente scorretta, malvagia, (NOI!, IO! TE! Eravamo così … In parte siamo ancora così!).

Lui santo,  puro,  perfetto,  che odia il peccato... che viene non per giudicare, ma per salvare!

C'è una strategia nel far vedere a Paolo e all'equipaggio quello che basta, quello che serve. La strategia di Gesù in tutto il suo ministero terreno non è stata mai quella di dare tutta l'informazione  su cosa fare e cosa non fare per seguirlo al primo incontro.

Gesù non ha detto ai suoi discepoli  la prima volta che li ha visti, Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (Matteo16:24) Ma la prima volta che li ha visti gli ha detto: a quelli che gli chiedevano “Dove abiti?” ha risposto: “Venite e vedrete”(Giovanni 1:39)

Tra il “venite a vedere” e il “venite a morire” Gesù intenzionalmente aumenta pian piano il fuoco sotto la pentola della loro fede, così che non possano essere spaventati, ma possano essere pronti ad ascoltare,  accettare,  e crescere.

La strategia di Dio  non è quella di giudicare la non fede del Centurione e del pilota, di fargli passare “un brutto quarto d'ora”, ma è quella di aiutare Paolo a testimoniare di Gesù a poco a poco,  dopo aver costruito attorno a se il rispetto dell'equipaggio  per il consiglio saggio di non partire affinché i cuori fossero aperti per ascoltare la testimonianza di Paolo e accettare Gesù.

Dio non ha fatto vedere tutto a Paolo,  non ha spaventato l'equipaggio  e Paolo non è stato gettato a mare perché voleva Paolo dentro la barca, e perché voleva che le persone ascoltassero Paolo, dandogli la possibilità di testimoniare per portare gloria a Dio e anime a Gesù.

Fase 4 : “appartengo, servo, ho fede in Dio”

“Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte,  24 dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”.   25 Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. (v. 23-25) 

Paolo (veramente Dio attraverso Paolo) “alza il fuoco”  sotto la pentola della sua testimonianza.

La prima volta aveva detto,  semplicemente, “vedo una tempesta” senza specificare come o chi  gliela avesse fatta vedere.

Ma ora che ha l'attenzione di tutti, perché la sua profezia si è avverata.  può, anzi, DEVE testimoniare
e dire a tutti  da chi provengono quelle visioni.

Attenzione a come lo fa, perché è una indicazione importante per noi  per sapere come testimoniare agli altri.

Paolo avrebbe potuto semplicemente dire: “Dio mi ha mandato un angelo”: e avrebbe dato l'informazione corretta. Marinai, soldati e prigionieri  avrebbero saputo che c'è un Dio che parla a Paolo, e che non dice fesserie.

Ma a Paolo non basta: aggiunge tre verbi, che significano tre azioni che lui, Paolo, non Dio fa di sua volontà: appartengo, servo, ho fede.

La prima cosa che dice Paolo è APPARTENGO: in greco “eimi”, che hanno tradotto con “appartengo”. Hanno giustamente sintetizzato in una sola parola  un concetto più complesso: “Eimi” significa “è il motivo per cui io esisto”. Proviamo a sostituirlo nel versetto:

“Poiché un angelo del Dio il quale è il motivo per cui io esisto”

Suona malissimo, è questo il motivo per cui  lo hanno tradotto con “appartengo”.

La PRIMA cosa che si affretta a fare Paolo, è dire a tutti che lui esiste perché c'è Dio.

Paolo viveva in un mondo dove si dava per scontata l'esistenza di Dio, magari non di quello vero
(c'erano una miriade di dei, a Roma c'era il Phanteon = tutti gli dei dove i Romani “collezionavano ogni nuovo dio nell'impero). Ai nostri giorni è meno scontato che le persone diano per certa l'esistenza di Dio.

Ti faccio una domanda diretta: gli altri, lo sanno? Sanno che tu credi in Dio? Ma soprattutto, sanno che tu esisti  perché Lui ti ha voluto?

Sai, non viene automatico, non si vede da fuori, non c'è nessuna aureola sulla tua testa... Sei TU che devi rendere chiaro a tutti che appartieni a Dio. E' una azione volontaria che devi FARE.

La seconda cosa che dice Paolo è “SERVO”. Ai giorni nostri questa parola ha perso enormemente la sua forza. Quando parliamo di “servire”, ci viene in mente il cameriere al ristorante, o la domestica nelle case dei ricchiqualcuno stipendiato,  con i contributi  e il sindacato che lo difende.

All'epoca sapete chi “serviva” vero? Gli “schiavi”. Paolo stava affermando non solo  che lui viveva perché Dio lo voleva, ma anche che per questo lui era suo servo, suo “schiavo”, sottoposto totalmente alle volontà del suo Signore.

E' questo quello che vedono in te come credente? Sei tu in grado di affermare che la volontà del tuo Signore prevale sulla tua, come quella di un padrone col suo schiavo?

La terza cosa che dice Paolo è che “HO FEDE”. Afferma che vive per Dio,  è suo suo servo/schiavo, e che ha fiducia in tutto quello che fa.

Quello che afferma Paolo, saresti capace di affermarlo tu, oggi? Sai, è importante che le persone attorno a te vedano la tua totale sottomissione.

Paolo lo sapeva: sapeva che quelle sue affermazioni sarebbero state analizzate a fondo, perché, ancora una volta, stava profetizzando qualcosa  che non era ancora avvenuto.

Paolo e gli alti erano ancora nella tempesta, senza controllo, senza strumenti, senza cibo, ed esausti. Se il Dio di Paolo avesse fatto esattamente  quello che Paolo aveva detto, allora i naufraghi avrebbero preso in considerazione il fatto di vivere per Dio, di essere suoi schiavi e di avere fiducia incondizionata in Lui.

Sappi che su questa terra, chi più chi meno, siamo tutti un po' naufraghi. Ognuno ha affrontato le proprie tempeste, e sa quanto siano difficili e dolorose.

Quello che affermi mentre sei nella tempesta  circa il tuo appartenere a Dio, il tuo servire Dio e la tua fede in Dio porterà gloria a Dio  quando la tempesta sarà passata, e altre persone accetteranno Gesù. Ma devi farlo nella tempesta.

La prossima settimana vedremo che questa testimonianza di fede assoluta di Paolo e la fedeltà di Dio che fa ciò  che ha promesso farà sì che Paolo potrà  distribuire la Santa Cena, tra marinai pagani, soldati romani e prigionieri, in una barca alla deriva.

Preghiamo

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25 febbraio 2018

Quando sei tu ad aiutare nella tempesta - 1° parte | 25 Febbraio 2018 |

Come posso essere di aiuto quando vivo una tempesta assieme agli altri?
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Nelle ultime tre settimane abbiamo visto cosa succede quando Gesù interviene in una tempesta della vita, sia che sia già nella nostra barca o che arrivi in seguito. Ora dovremmo essere in grado di sapere cosa fare con le nostre tempeste, quando arrivano.

Ma cosa accadrebbe se dovessimo essere NOI a dover intervenire nella tempesta  che si scatena su altri oltre noi? In che modo interverremmo? Saremmo capaci di dare aiuto agli altri, così come ha fatto Gesù per noi?

Nel Libro di Atti c'è il racconto di una tempesta dove Paolo è coinvolto assieme ad altri. Vedremo alcuni passi del Capitolo 27 per  vedere come si è comportato Paolo  in quella situazione,  trarne insegnamenti per la nostra vita  e per la nostra testimonianza.

Contesto

Paolo era prigioniero assieme ad altri, e lo stavano conducendo a Roma per essere giudicati dall'imperatore che, all'epoca, era Nerone.

“9 Intanto era trascorso molto tempo e la navigazione si era fatta pericolosa, poiché anche il giorno del digiuno era passato. Paolo allora li ammonì dicendo: 10 «Uomini, vedo che la navigazione si farà pericolosa con grave danno, non solo del carico e della nave, ma anche delle nostre persone». 11 Il centurione però aveva più fiducia nel pilota e nel padrone della nave che non nelle parole di Paolo. (Atti 27: 9-11)

Anche stavolta vedremo le varie “fasi” del naufragio; ce ne saranno otto... ma tranquilli, oggi ne vedremo due sole!

Fase 1: “Vedo grave danno”

«Uomini, vedo che la navigazione si farà pericolosa con grave danno, non solo del carico e della nave, ma anche delle nostre persone» (v.10)

Mettetevi nella situazione di Paolo: sta viaggiando verso Roma, e sa che quelle persone  lo stanno portando a morire. Il fine di Paolo è proprio quello: arrivare fino all''Imperatore... ma certo, non è una situazione rassicurante!

Nonostante non sia la comitiva  che vorresti avere con te il sabato sera Paolo ha premura per tutti: sia per i prigionieri come lui, sia per i soldati, sia per i marinai.

Avrebbe potuto avvisare solo alcuni, i prigionieri, dirgli “scappate!”... E, invece, lui dice a tutti che c'è un pericolo!

Spesso, quando vediamo che arriva una tempesta  nella vita di qualcuno che “non ci piace”… beh, intimamente non ne soffriamo più di tanto. Non dico che facciamo festa... ma quasi, e diciamo spesso: “Se la merita tutta!”

Paolo invece ha compassione per tutti: compagni di sventura,  nemici romani, semplici marinai pagati per fare il loro lavoro.

Essere credenti non significa avere compassione, cura,  e aiutare solo altri credenti, ma tutti, anche i tuoi nemici.

Paolo avrebbe potuto tenersi tutto per se, non cercare di aiutare nessuno, magari, che so, cercare di scappare, buttarsi in acqua e tornare a nuoto!

E invece parla a voce alta; parla ai credenti, ai compagni di prigionia ai nemici soldati, ai marinai lavoratori. A TUTTI!

Paolo sta, semplicemente, applicando ciò che Gesù gli ha comandato di fare:

Gesù l'ha detto:

“Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano!  In questo modo agirete da veri figli del Padre vostro che è in cielo. Perché egli fa sorgere il sole sia sui buoni che sui cattivi, e manda la pioggia sia per i giusti che per gli ingiusti.” (Matteo 5:44-45)

Come credente, ricordati che sei vivo, sei viva per essere il “sale della terra”,  la “luce del mondo” una “città su un monte”, una “fiaccola su un candeliere”. Sei qui per rendere questo mondo migliore per TUTTI, non solo per chi crede!

Paolo dice che “vede grave danno” se salpano ora. Secondo voi, come fa Paolo a sapere  che ci sarà una tempesta? Se fosse stato Pietro, che era pescatore, che andava per mare, avrei capito... Ma lui...

Non sappiamo cosa facesse a Gerusalemme, sappiamo che per un periodo aveva fatto tende a Corinto … chi gli ha detto che arrivava una tempesta.

Vi faccio rivedere i versetto 9 e 10:

 “Intanto era trascorso molto tempo e la navigazione si era fatta pericolosa, poiché anche il giorno del digiuno era passato. Paolo allora li ammonì dicendo: «Uomini, vedo che la navigazione si farà pericolosa. (Atti 27: 9-10)”

Luca (lo scrittore di Atti,  che non sappiamo se fosse realmente presente assieme a Paolo) ci fa sapere che Paolo  aveva un “giorno di digiuno”: questo era relativo forse ad una festività, ma da altre fonti sappiamo che Paolo aveva un “digiuno settimanale”.

Paolo, deportato, prigioniero,  consapevole del fatto che a Roma sarebbe stato ucciso continuava ad avere una sua vita spirituale nella quale aveva posto  una pratica importantissima che era quella del digiuno.

E se digiunava,allora sappiamo anche che pregava,perché digiuno e preghiera vanno sempre assieme E Paolo stava digiunando e pregando mentre veniva deportato a Roma per essere processato davanti a Nerone. Non è la migliore situazione che possa pensare!

La domanda, ve la ripeto, è: “Come fa Paolo a sapere che arriva una tempesta?

Sapete, sono innumerevoli le volte che dei credenti (e delle credenti) sono venuti da me confessandomi di passare un momento difficile nella vita, che avrebbero voluto che Dio gli parlasse per sapere quando sarebbe passato, cosa sarebbe accaduto, cosa avrebbero dovuto fare; e al mio suggerimento:“Prega e digiuna!” mi hanno risposto : ”Ehhhh! Sto così inguaiato/inguaiata che non ce la faccio neppure a pregare, figuriamoci a digiunare!"

E certo! E' bello pregare quando il cielo è azzurro il vento e leggero, la temperatura piacevole! E' bello digiunare quando abbiamo la pancia piena dal giorno prima quando abbiamo un lavoro,  una famiglia felice!

E allora lo lodiamo in preghiera,  offriamo il nostro “sacrificio” del digiuno, abbiamo voglia di “celebrare e ringraziare” Dio per il tempo propizio!

Ma pregarlo quando sei in catene, digiunare quando hai già fame perché la vita è dura per te, beh... è tutta un'altra storia.

E' per quello che dobbiamo sviluppare abitudini sane quando il mare è calmo e il cielo azzurro. Si chiamano “discipline spirituali”  (preghiera, digiuno, studio, memorizzazione, silenzio, solitudine, servizio, ecc.); sono i nostri “attrezzi”  con cui cresciamo i nostri “muscoli” spirituali perché siano pronti e allenati quando ce ne sarà bisogno.

Paolo stava digiunando e pregando... e a un certo momento “vede”  che sta per arrivare una tempesta! Strano, vero?

Allora la risposta alla domanda  “Come faceva Paolo a sapere che c'era una tempesta in arrivo?” è che, semplicemente,   “Dio glie lo aveva  fatto vedere.” (il versetto dice “vedo”).

E perché glie lo aveva fatto vedere? Perché Paolo nella situazione difficile non aveva smesso di coltivare  le buone abitudini cristiane, le discipline spirituali.

E, attenzione, Dio gli stava facendo vedere che le cose NON sarebbero andate meglio, anzi, tutt'altro!
Nel versetto Paolo dice  che ci sarà “Grave danno...anche per le persone” il che significa che ci scapperà il morto.

Ma Dio stava dando a Paolo  e agli altri attraverso Paolo la possibilità di cambiare il corso della storia del loro viaggio.

Se stai in un periodo complicato nella tua vita e stai cercando di sapere “cosa accadrà dopo”, l'ultima cosa che devi fare è di smettere di parlare con Dio .

Se rimani connesso, se rimani connessa a Dio  nei periodi bui della tua vita allora è possibile che lui ti faccia vedere il futuro anche quando non è positivo.

Non sempre accadrà così, ma talvolta ti darà la possibilità  di cercare di modificare le situazioni per evitare la tempesta.

Però, ricorda sempre, che vivi in un mondo imperfetto, e pieno di persone imperfette che non ascoltano la voce di Dio: infatti...

Fase 2: “Il centurione aveva più fiducia nel pilota”

 Il centurione però aveva più fiducia nel pilota e nel padrone della nave che non nelle parole di Paolo.  (v. 11)

E come dargli torto! Mettevi nei suoi panni! Arriva uno, già strano di suo  perché segue questo bizzarro profeta giudeo  che fino a un anno fa cuciva tende, e ti dice che arriva una tempesta!

Non è credibile! Meglio fidarsi del pilota! E poi anche padrone della barca  dice che non c'è problema!

Una lezione per tutti noi: non stupirti se altri non credono a quello che dici anche quando sei certo, sei certa al 99.9%  che è il Signore che ti ha parlato. Ma, per essere sicuro al 99.9%, non basta che lo hai sognato, o che hai avuto una visione: potrebbero essere i peperoni della sera prima! Devi fare quello che aveva fatto Paolo: aveva digiunato, aveva pregato...

E siccome nessuno di noi è Paolo che ha visto di persona Gesù, è meglio metterci qualche altro “filtro”: chiedi conferme al Signore, parlane con un credente maturo, rifletti se quello che vuoi dire è in accordo con la Scrittura.

Come si è comportato Paolo quando nessuno se lo è filato di pezzo? Molti di noi avrebbero colto l'occasione per una bella invettiva: “Oh, voi scettici e senza Dio, il giorno del giudizio viene su di voi!!! Pentitevi peccatori!!!”

Paolo non lo fa: è saggio, sa che la sua era una visione poco credibile se non sei credente. Semplicemente, attende che i piani di Dio facciano il proprio corso, anche se questo avrebbe messo in pericolo la sua stessa vita.

E allora, il piano di Dio arriva, sotto forma di tempesta:

“Ma poco dopo si scatenò giù dall’isola un vento impetuoso, chiamato Euroaquilone;  la nave fu trascinata via e, non potendo resistere al vento, la lasciammo andare ed eravamo portati alla deriva.” (v. 14-15)

La prossima settimana  vedremo che la tempesta sarà l'occasione per Paolo di spiegare a tutti perché lui sapeva della tempesta, e di testimoniare di Dio.

Fermiamoci qui oggi, perché voglio darvi due compiti a casa: il primo, è leggere il capitolo 27 di Atti.

Il secondo è più personale: ripensa a un periodo brutto  che hai passato nella tua vita. Cerca di ricordare a come ai reagito mente eri nella tempesta. Hai pregato? Hai digiunato? Oppure hai fuggito ogni contatto con Dio e con Gesù?

Cosa ti ha detto Dio se ti ha parlato? Come hai visto la sua mano agire? C'erano altri coinvolti assieme a te? Quali erano i tuoi sentimenti? Rabbia, disperazione, speranza?

Ti consiglio di scrivere, anche poche frasi su un foglio , perché voglio che rimangano nella tua Bibbia. Voglio che tu le tenga lì in attesa della prossima tempesta.

Perché se sei oggi qui,  o se mi ascolti sul podcast, o mi vedi sul video, significa che in qualche modo  la tempesta è passata.

Ci saranno altre tempeste nella tua vita, e voglio che tu tenga quel foglio con te, per ricordare.

Se hai fuggito Dio e Gesù in quel periodo, per ricordare che, nonostante tutto, Dio è fedele, nonostante la nostra debolezza, e interviene, nonostante la nostra poca fede.

Se hai cercato Dio e Gesù, per glorificare il miracolo che ti ha portato ad attraversare la tempesta e ad uscire dall'altra parte, attraverso la via più dolorosa, ma la più breve. Attraverso.

Forse in questo momento sai che la tempesta sta arrivando, oppure sei nel mezzo di essa. Leggi il tuo foglio, e scopri che Dio è stato presente anche quando sembrava tutto perduto.

Personalmente ho pregato oltre sette anni  durante una tempesta, dove non vedevo nulla all'orizzonte, tranne un versetto che tornava regolarmente: questo.

“Nella mia angoscia invocai il Signore, gridai al mio Dio. #Egli udì la mia voce dal suo tempio, il mio grido giunse a lui, ai suoi orecchi.” (Salmo 18:6)

Dio è fedele, sta a te, e a me, rimanere vicini a lui nella tempesta.

Preghiamo.


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13 agosto 2017

Abbattere la barriera invisibile | 13 Agosto 2017 |

Cosa posso fare come credente per quelle persone di un'altra nazione che  si trovano nel bisogno? Oltre ad offrire il mio aiuto in preghiera e in sostegno, ciò che devo fare è abbattere la barriera invisibile che mi separa da loro, e capire che per Dio non ci sono stranieri, ma figli.
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"Quando l’acqua dell’otre finì, lei mise il bambino sotto un arboscello. 16 E andò a sedersi di fronte, a distanza di un tiro d’arco, perché diceva: «Che io non veda morire il bambino!» E seduta così di fronte, alzò la voce e pianse." (Genesi 21:15-16)

"La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni, e conservarsi puri dal mondo." (Giacomo 1:27)


"Imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova!" (Isaia 1:27)

"Quando qualche straniero abiterà con voi nel vostro paese, non gli farete torto. Tratterete lo straniero, che abita fra voi, come chi è nato fra voi; tu lo amerai come te stesso; poiché anche voi foste stranieri nel paese d’Egitto. Io sono il Signore vostro Dio." (Levitico 19:33-34)


"“Ci sarà una stessa legge e uno stesso diritto per voi e per lo straniero che soggiorna da voi.”(Numeri 15:16)


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14 dicembre 2014

Sette passi per parlare con Dio - 7: Lasciati usare dal Padre | 14 Dicembre 2014 |


Quale è lo scopo della tua vita? Ciò che sei e che hai non ti è stato dato solo per te, ma perché tu lo metta a disposizione degli altri. Gesù ci insegna come essere usati dal Padre, vivendo nel suo regno, attraverso la sua potenza e per la sua gloria.
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Siamo giunti all'ultima tappa del nostro viaggi all'interno del “Padre Nostro”: abbiamo fatto una passeggiata all'interno della preghiera perfetta, di quella che il nostro Signore Gesù ci ha chiesto di pregare: “Voi dunque pregate così”

Tutto questo anno nella nostra chiesa è stato dedicato alla preghiera:
  • avevamo cominciato a gennaio dicendo che la preghiera è il “carburante spirituale” di ciascun credente, abbiamo messo anche il “preghietrometro” per rendere visibile la quantità di preghiera fatta nella nostra chiesa, 
  • da marzo a maggio abbiamo avuto la nostra campagna annuale: “40 Giorni nella preghiera”, dove abbiamo detto che pregare è cambiare;
  • da giugno a settembre abbiamo camminato pregando per le vie delle nostre città;
  • nel mese di ottobre abbiamo pregato per le nostre vite di credenti leggendo assieme il libro di Max Lucado “Ogni giorno merita una possibilità”; 
  • e infine da novembre ci siamo concentrati sulla preghiera perfetta: il Padre Nostro.
Tutto questo perché? Come conduttori di questa comunità, le diaconesse ed io crediamo fermamente in questa affermazione: "tanta preghiera tanta potenza, poca preghiera poca potenza, niente preghiera niente potenza."

Se vogliamo cambiare noi stessi, i nostri quartieri, le nostre città, la nostra nazione, c'è bisogno di preghiera. Personalmente sono persuaso che il momento di crisi economica, morale ed etica nel quale si dibatte il nostro Paese è l'inizio di una profonda trasformazione che condurrà o ad una perdita totale dell'identità cristiana, come è successo in altre nazioni nel mondo, oppure ad un risveglio.

In altre parole, noi, il popolo italiano, abbiamo davanti a noi la scelta di continuare con la disintegrazione, oppure scegliere la rivitalizzazione, il rinnovamento, il risveglio. E il cambiamento della società inizia dall'atomo della società,  da ogni singolo individuo, da te e da me.

Spetta a me e a te “creare l'onda” che cambi la nostra nazione: lo tsunami non è altro che un'insieme di molecole d'acqua che trovano la loro potenza nelle altre molecole d'acqua che hanno a fianco: una sola molecola d'acqua non può far nulla, ma milioni di molecole si.

Da dove attingere il coraggio, la forza, la motivazione per quest'impresa a cui Dio ci sta chiamando? Dal Padre Nostro.

Credo profondamente che tutto ciò di cui abbiamo bisogno lo possiamo trovare nella preghiera di Gesù.  Questa settimana siamo giunti all'ultima frase;

“Perché a te appartengono il regno, la potenza e la gloria in eterno, amen." (Matteo 6:13b)

Gesù sta parlando di cosa appartiene a suo Padre, e elenca tre cose:
  • Regno,
  • Potenza,
  • Gloria.
Cosa sono?

a) Il regno di Dio è il piano

Dio ha un piano per il nostro mondo: non ha “acceso il fornello sotto la pentola” e se ne è andato a fare qualcosa d'altro, altrimenti non avrebbe mandato Gesù. La Bibbia dice in Daniele che “i piani di Dio non possono essere cambiati”.  Nulla può cambiare il suo piano di stabilire il suo Regno. Abbiamo una certa libertà di agire, ma il piano è quello di Dio.

Vi faccio un esempio: se prendo una nave che va da Civitavecchia a New York, su questa nave posso fare molte cose. Posso mangiare, posso vedere un film, posso camminare sul ponte, posso leggere un libro, posso dormire... Posso esercitare molta parte della mia libertà, ma è sempre una  libertà limitata in quanto so che prima o poi,  arriverà a New York, che mi piaccia o no.

b) Il potere di Dio è il programma

Un piano non può che avere un programma: se il piano è di andare da Civitavecchia a New York, il programma è quale rotta scelgo.

La Bibbia dice in Isaia 45:

“ Io (Dio) ho fatto la terra e ho creato l'uomo su di essa; io, con le mie mani, ho spiegato i cieli e comando tutto il loro esercito.  Io ho suscitato Ciro, nella giustizia, e appianerò tutte le sue vie; egli ricostruirà la mia città e rimanderà liberi i miei esuli senza prezzo di riscatto e senza doni, dice il SIGNORE degli eserciti" (Isaia 45:12-13)

Sapete chi era Ciro? Era un re persiano; attualmente sarebbe il re in Iran. Era il re di Babilonia; e non era credente, e non è divenuto credente.  Dio scelse Ciro per disciplinare Israele e per riportarlo verso lui.

Il piano di Dio è quello di stabilire un regno; il potere di Dio è il suo programma.  Ma quale è lo scopo di gesto regno?

c) La gloria di Dio è lo scopo.

"Com'è vero che vivo" dice il Signore, "ogni ginocchio si piegherà davanti a me ed ogni lingua darà gloria a Dio" (Romani 14:11 PV)

Dio vuole che le sue creature capiscano chi è Lui e per questo gli diano la gloria che merita. Molti pensano che il regno di Dio sia qualcosa di lontano, di distante, qualcosa che vedremo solo nel futuro.  La realtà invece è che il regno di Dio è una realtà presente in questo momento.

Gesù mandò i suoi discepoli nel mondo ad  assistere poveri, curare gli ammalati, educare le persone e condividere la buona novella e dimostrare amore verso tutti.

Ma la cosa più importante che disse ai suoi discepoli è  in Luca 10:9:

“Guarite i malati, e dite a tutti “ora il regno di Dio vi è vicino” (Luca 10:9 PV)

Il regno di Dio non è astratto, non è lontano, ma è reale e presente è quello per cui dovremmo impegnarci mentre siamo su questa terra. La gloria di Dio non è solo quella che vedremo in Cielo, ma anche quella a cui siamo chiamati a contribuire in terra. Paolo dice questi Romani:

“Perché tutto viene da Dio. Tutto esiste per la sua potenza e tutto ciò che esiste è suo. A lui sia la gloria per sempre! Amen!.” (Romani 11:36 PV)

Gesù non è venuto solo per la vita “di là”, ma anche per quella “di qua”

“Io sono venuto perché possano avere la religione ed averla in abbondanza” (Giovanni 10:10 Riveduta e scorretta).

Giusto? NO!

“Io sono venuto perché possano avere la vita ed averla in abbondanza” (Giovanni 10:10 VP)

Gesù non parla di religione, ma di vita; il problema è che molte persone non stanno vivendo, stanno semplicemente sopravvivendo;  si alzano la mattina, vanno al lavoro, tornano a casa, guardano la tv, vanno al letto...si alzano la mattina, vanno al lavoro, tornano a casa, guardano la tv, vanno al letto... Magari partecipano a qualche festa il sabato o domenica, e dicono “và che bella vita che ho!“.

No, mi spiace questo non è vivere, ma è sopravvivere. E non è quello per cui sei stato creato! Come dare significato alla tua vita, dunque?  Ci sono tre passi da fare.

1. Vivere nel regno di Dio

“Vi abbiamo esortati ed incoraggiati, scongiurandovi di vivere in modo degno di Dio, che vi ha invitati nel suo regno per condividere con voi la Sua gloria” (1 Tessalonicesi 2:12 PV)

Vivere nel regno di Dio significa rendere le priorità di Dio le mie priorità;  fare  sì che quello che vuole Dio, voglio io.

“Cercate prima il regno di Dio, e tutto il resto vi sarà sopraggiunto”. (Matteo 6:33)

Mi piace questa parafrasi:

“Dio vi darà tutto ciò di cui avete bisogno quotidianamente  (ricordate il dacci oggi il nostro pane quotidiano) se (ecco la condizione) vivrete per lui e farete del regno di Dio il vostro interesse principale” ( Matteo 6:33 parafrasi)

Gesù dice che se tu farai del regno di Dio il tuo interesse principale, lui penserà a coprire il 100% del resto della tua vita;  si occuperà della tua salute si occuperà della tua famiglia, si occuperà dei tuoi affari...

Se tu vuoi che Dio benedica qualcosa nella tua vita, poni Dio al primo posto in quella specifica area della tua vita; “cercate prima il regno di Dio, e tutto il resto vi sarà sopraggiunto”. (Matto 6:33)

Mettilo al primo posto nei tuoi:

P. Problemi.

C'è una frase che spesso diciamo quando la situazione va di male in peggio:”a questo punto possiamo solo pregare!”.  Mi spiace, ma questa è la cosa che dobbiamo fare come prima, non come ultima risorsa.

R. Relazioni

Metti Dio per primo nelle tue relazioni; nella tua famiglia, nel tuo matrimonio, nelle amicizie, nei rapporti di lavoro,  e Dio benedirà la tua famiglia, il tuo matrimonio, le tue amicizie.

I. Interessi

Metti Dio per primo nei tuoi interessi; i tuoi hobby, le tue amicizie, la tua carriera, il tuo tempo libero.
Pensa in ogni frangente a come vorrebbe tu agisti.

M. Moneta

I tuoi soldi non sono i tuoi soldi, ma sono quelli che Dio ti ha provveduto, pochi o tanti che siano:
Se vuoi che Dio li benedica, devi mettere Lui per primo anche lì. Significa che  anche in un periodo di recessione, anche quando i soldi bastano appena a tirare avanti, devi dare regolarmente la tua  decima.  Ricordati dell'offerta della vedova!

I soldi della nostra decima non finiscono mai nel mio portafoglio o in quello di Janet, ma vanno direttamente nella tasca interna della Bibbia; non li consideriamo nel bilancio familiare, non facciamo progetti su di essi... Semplicemente perché non sono soldi nostri, ma appartengono Dio.  E sapete cosa vedo? Che anche in un momento di recessione, il Signore mi assicura più di quanto ho bisogno io e la mia famiglia.

O. Obiettivi

Metti Dio per primo negli impegni, nelle liste, negli appuntamenti, negli obiettivi che ti dai durante la giornata.  Quando  vai al letto, metti una pantofola sotto al letto, così che inizierai la tua giornata piegando il tuo ginocchio per prenderla, e pensa quando la prendi che stai mettendo nelle mani di Dio la tua giornata. Piuttosto che pregare “Dio benedici quello che faccio” prega “Dio, fammi fare le cose che tu vuoi benedire”.

2. Vivere attraverso la potenza di Dio

Vivo nel suo regno, e vivo attraverso la sua potenza: la Bibbia ci dice questo:

“Perché il regno di Dio non è fatto di parole, ma di potenza” (1° Corinzi 4:20 PV)

Dio non benedice le persone auto-sufficienti, ma quelle Dio-sufficienti,  non quelle in-dipendenti ma quelle Dio-dipendenti. Essere pro-attivi verso la vita è bene,  ma spesso rischiamo di pensare e di dire : “ho fatto tutto questo con le mie mani”, e adoriamo la creatura anziché il creatore.

Cosa ti aspetti Dio faccia nella tua vita? Cosa di aspetti faccia durante questa settimana?  Dio farà né più né meno di quello che ti aspetti lui faccia. Tutte le volte che Dio si è mosso dai Cieli per scendere in terra a fare miracoli e perché qualcuno ha creduto in lui;  qualcuno che stava aspettando che Dio agisse nella sua vita.

Chi pensa che io sia un buon predicatore? L'unica cosa di cui possa vantarmi è che a un certo punto della mia vita ho deciso di farmi “usare” da Dio.  Non è merito, ma è grazia! Non è “io”, ma è Dio!

La medesima cosa la aspetta da te. Dio ci dice: “io voglio usare te, ma tu devi vivere attraverso la mia potenza”.  Voglio dirvi un altro piccolo segreto: più dipendi da Dio invece che da te stesso, più Dio ti benedirà.  Se tu dipendi da Dio un po', avrai un po' di benedizione;  ma se tu dipendi grandemente da Dio, sarai  grandemente benedetto.

La Bibbia ci dice questo:

“Dio... tramite la sua straordinaria potenza che agisce dentro di noi, può fare infinitamente di più di ciò che noi domandiamo o pensiamo.” (Efesini 3: 20 PV)

“Sono troppo vecchio...ho troppi problemi...sono un gran peccatore”; tutte scuse per non lasciarsi usare! Non è mai troppo tardi perché Dio può fare in una settimana sola quello che tu non sei capace di fare in tutta una vita.

Come posso dunque ricevere la potenza di Dio nella mia vita? Ci sono tre azioni che devi compiere, deliberatamente, per ottenerla.

I. Pregare

La preghiera è la connessione alla potenza di Dio:  tanta preghiera tanta potenza, poca preghiera poca potenza, niente preghiera niente potenza Dimmi quanto preghi e ti dirò quanta potenza hai!

“La preghiera del giusto, fatta con fervore, è molto potente ed efficace” (Giacomo 5:16 PV)

Se vuoi essere efficace nella vita devi pregare, perché preghiera e potenza vanno di pari passo.

II. Prendere il rischio di obbedire a Dio

Qualche volta obbedire a Dio non ci renderà le persone più popolari del mondo (pensa all'aborto, ai matrimonio gay, al sesso prematrimoniale). Altre volte ci domanderemo “Dio, ma davvero vuoi questo?” perché non sembra avere molto senso. Noi cresciamo soltanto quando la nostra fede è messa alla prova, quando dobbiamo prendere dei rischi.  Se non stai prendendo nessun rischio come credente, avere fede non ti serve, e per questo sei in-fedele!
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C'è una storia nell'antico testamento di quando Israele stava entrando in Palestina dopo essere stato per centinaia di anni schiavo in Egitto. Giosuè conduceva il popolo, e ad un certo punto giungono al fiume Giordano, ma in quella stagione era praticamente impossibile attraversarlo, perché era in piena. A quel punto il popolo comincia a disperare di poter entrare nella terra promessa; ma Dio dice a Giosuè: “vuoi vedere un miracolo?”Si” “hai fede in me?” Si. “Allora, cammina  nell'acqua!”.

Tutti pensano che Dio avrebbe fatto un miracolo come quello del mar Rosso, che le acque si sarebbero miracolosamente fermate, creando un passaggio per il popolo. Ma Dio dice: “non farò come nel mar Rosso, a me piace fare le cose senza mai ripetermi; e questo è un test, una prova della tua fedeltà. Voglio che tu entri nell'acqua”.

Giosuè e i capi entrano titubanti nel fiume: fino alle caviglie: non accade nulla. Entrano fino alle ginocchia: nulla! Entrano fino alla vita: nulla! “Quando vuoi Signore!” “Continua a camminare”.L'acqua arriva al petto... ed è a questo punto che accade il miracolo! Il fiume si ferma, il passaggio appare, il popolo attraversa...Giosuè ha dimostrato fede, il suo popolo ne riceve la benedizione.
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Se vuoi vedere il miracolo, sei tu che devi fare il primo passo. Sei tu che devi scendere in acqua; una tartaruga si muove soltanto quando mette fuori dal guscio zampe e testa!

Ti senti una tartaruga? Vuoi vedere un miracolo? Metti fuori zampe e testa e guarda il miracolo mentre accade! La tartaruga non deve “sentirsi pronta” per mette fuori zampe e testa,
deve avere solo la voglia di muoversi. Il frutto della tua obbedienza non arriverà all'istante, ma arriverà durante, così come per Giosuè.

III. Non mollare.

Riceviamo potenza da Dio quando preghiamo,  ma la riceviamo anche quando abbiamo il coraggio di non mollare quando siamo scoraggiati.

Vivere nel regno di Dio significa mettere Dio primo; vivere attraverso la potenza di Dio e poi...

3. Vivere per la gloria di Dio

“Cristo morì una volta per sempre al peccato, ma ora vive per Dio. Perciò anche voi consideratevi come morti, per quanto riguarda il peccato, ma vivi per Dio grazie alla vostra unione con Cristo Gesù.” (Romani 6:10-11 PV)

Per la gloria di chi stai vivendo?  Per la tua? Per quella di tua moglie o di tuo marito? Dei tuoi figli?, Dei tuoi genitori? Dio dice: “io voglio che tu viva per la mia gloria”.  La vita è come salire una scala,
non aspettare tutta la vita per accorgerti che hai poggiato la tua scala sul muro sbagliato.

Come faccio per poggiarla sul muro “giusto”, per dare la gloria a Dio?

I. Dimostra amore verso tutti

Dio è amore (non HA amore, ma E' amore), quando dimostri amore, stai mostrando uno “spicchio” dell'orizzonte di Dio.

Una delle maniere per dimostrare amore è quella di accettare le altre persone. Questo non significa approvare tutto quello che gli altri fanno,  (ricordati che Dio non approva molto di quello che tu fai... ma ti accetta lo stesso!).

La Bibbia dice:

Accoglietevi l'un l'altro, proprio come Cristo ha accolto noi. Fatelo per la gloria di Dio “ (Romani 15:7 PV)

Quando tu tratti con amore tuo prossimo (non solo i fratelli e le sorelle di chiesa) stai portando gloria a Dio. Non devi avere un gran talento per glorificare Dio; la semplice ospitalità, l' essere garbato con le persone, il dimostrarsi amico, il dare supporto, tutto questo porta gloria non a te che la pratichi a te poterà buona fama (che non guasta) ma la porterà a Dio.

Quali persone hai invitato nell'ultimo anno di chiesa a casa tua per un pranzo o una cena tra amici?
E questo include anche i tuoi fratelli e le tue sorelle che fanno parte di questa chiesa...  sei chiamato a dimostrare amore a tutti, compresi i membri della tua chiesa!

II: Usa le tue abilità per servire tutti

La Bibbia dice questo:

“Usate i doni che Dio vi ha dato per aiutarvi a vicenda... in tal modo Dio sarà glorificato” (1 Pietro 4:10-11)

Sottolinea ”a vicenda”; cosa accade quando usi i doni che Dio ti ha dato?  Dio è glorificato!

Ciò che Dio ti ha dato, i tuoi doni (intelligenza, capacità pratiche, ecc) non ti sono stati dati per il tuo piacere o per il tuo utile ma per l'utile degli altri. Se tu li usi solo per te stesso tu non sarai appagato
e gli altri ne soffriranno. Se io non uso il mio dono di insegnamento, non ne soffro io, ma ne soffrite voi che mi ascoltate. MA se lo uso, voi siete benedetti, non io!

III. Condividi la buona notizia con tutti

La Bibbia dice:

“Più sono quelli che vengono in chiesa, più saranno quelli che staranno seduti in sala; e così il pastore sarà glorificato ancora di più,” (2 Corinzi 4:15 riveduto e scorretto!)

No! la Bibbia dice qualcosa di completamente differente!

Più sono quelli che si convertono a Cristo, più saranno quelli che lo ringrazieranno per l'abbondanza della Sua Grazia; e così il Signore sarà glorificato ancora di più.” (2 Corinzi 4:15 PV)

Se parlassimo di Gesù per avere una sala piena o per “vendergli” una nuova religione sarebbe davvero triste! Glie ne parliamo perché conosciamo la differenza che Cristo ha fatto in noi! E vogliamo che anche loro la possano provare!

Nel versetto non c'è scritto “più sono quelli che vengono in chiesa”, ma c'è scritto “che si convertono a Cristo”. Ed il fine non è “più saranno quelli seduti in sala”, ma “più saranno quello che lo ringrazieranno”; il fine è sempre la gloria di Dio, non di una denominazione, di una chiesa o di un pastore specifico!

A quanti hai parlato di Gesù in settimana? Prendiamola alla larga... negli ultimi dodici mesi? Forse so quello che hai provato:

  • Hai iniziato a parlare di Gesù con la tua famiglia, e magari non hai ottenuto nessun interesse;
  • poi hai parlato di Gesù con i tuoi amici, e magari anche qui l'interesse non è stato un gran che.
  • Poi è stata la volta dei tuoi compagni di lavoro.
  • A un certo punto hai esaurito il tuo “portafoglio clienti”, e ti sei messo l'anima in pace;
  • fine dei clienti, si chiude l'esercizio.

Non è questo quello che ti chiede Dio. Scegli il RISCHIO di obbedire a Dio e di parlare di lui agli altri!

Questo periodo dell'anno è una di quelle “rare finestre” nelle quali puoi parlare di Gesù con gli atri senza sembrare un  talebano cristiano” Tira fuori le zampe e il collo dal tuo guscio di tartaruga,
entra nel Giordano fino al collo! La benedizione non arriverà all'istante, ma arriverà durante!

C'è un problema: quante volte avete sentito questa frase: “Io credo in Gesù, ma non credo nella chiesa.”?

Ovviamente qua in Italia, quando si parla di chiesa, è sottinteso che si parli di chiesa cattolica, non di una determinata chiesa, ma della chiesa come istituzione.

L'amore che mostri, i doni che metti a disposizione degli altri, il modo in cui condividi il Vangelo di Gesù, queste sono le armi che hai a tua disposizione per far comprendere agli altri che la chiesa non è un'istituzione, ma un corpo vivente, che è il posto speciale dove persone normali incontrano altre persone normali per aiutarsi a vicenda nel conoscere di più Dio.

La Bibbia dice:

“A Dio sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli.” (Efesini 3:21)

La gloria di Dio è nella chiesa, voi, il corpo di Cristo, siete la gloria di Dio in terra!

Tra 1000 anni da oggi non esisterà più la Microsoft, e neppure Mediaset. Non ci sarà più la Mercedes, e neppure la Apple.

Non ci saranno più neppure gli Stati Uniti,  l'Europa unita, e neppure la Cina così come la concepiamo adesso;  nulla dura, tutto è destinato a cambiare.

Ma posso dirvi qual è la cosa che fra 1000 anni sarà presente: è la chiesa, non l'edificio, ma le persone, la famiglia di Dio.

Conclusione

Vuoi che Dio benedica la tua vita? Vuoi vivere una vita realizzata? Segui questo piccolo suggerimento: ogni mattina, quando ti svegli, prima ancora di farti il caffè, di farti la barba o di truccarti, di questo: “padre, Pane!”

Tutto qui? Sì, tutto qui! Già, perché quando preghi “pane”, starai dicendo :” Padre oggi voglio vivere:

P . per la sua gloria
mostrando amore a tutti, usando le mie abilità per servire di quelli che incontro, e condividendo con loro la buona notizia e compassione e di pietà che è in Cristo Gesù.
A. Attraverso la sua potenza
pregando costantemente, prendendomi il rischio di obbedire a te, e non mollando quando sarò scoraggiato.
N. nel  suo regno
mettendoti al primo posto nei miei problemi, nelle mie relazioni, nei miei interessi, nei miei soldi, nei miei obiettivi.
In E. eterno.

E infine padre voglio essere connesso di chiesa, dividere il pane, il cibo spirituale assieme ai miei fratelli ed alle mie sorelle

(Se trovate un acrostico migliore vi prego di suggerirmelo.)

Preghiamo                                                                                       SCARICA APPUNTI IN PDF

Ora sai quello che devi fare, la domanda è: lo farai? Il segreto della soddisfazione non è conoscere la strada, ma percorrerla. Padre ciascuno di noi vuole che tu benedica la propria vita ma spesso non vogliamo sottometterci ed obbedire a quello che tu ci chiedi. Io prego affinché tutte le persone che sono state colpite oggi da questo messaggio possano prendere una decisione e percorrere quella strada.

Se Dio ha parlato al tuo cuore attraverso le mie parole, prega assieme a me questo:

SCARICA SCHEDA RIEPILOGO IN PDF

Caro Abba, Papà, Babbo, Padre,, io non voglio accontentarmi di avere una vita insoddisfacente, perché so che tu stesso mi hai creato per una  vita  abbondante. È per questo che da oggi voglio percorrere la strada che porta alla realizzazione della mia vita in te. Voglio metterti al primo posto in ogni area della mia vita; finanze, interessi, relazioni, obiettivi, e problemi, tutto io affido a te. Padre io voglio vivere attraverso la tua potenza; aiutami a dipendere sempre di più su di te e sempre meno su di me. Dammi la fede per prendere i rischi che sono necessari affinché io cresca e viva per la tua gloria. Aiutami a non mollare quando sono scoraggiato /a o impaurito/a; aiutami a fare le cose di cui ho più paura ma che tu mi stai chiedendo di fare. E, caro padre, io voglio vivere per la tua gloria, usando le capacità che  mi hai dato per servire altri. Io voglio che la mia vita sia una benedizione per altri, così che tu possa benedire me. Voglio mostrare amore ed ospitalità a tutti, servirli, condividere la buona notizia di Gesù con coloro che ancora non ti conoscono. Io non ti chiedo di benedire quello che faccio, ma di chiedo di aiutarmi a fare ciò che tu vuoi benedire. Amen
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