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26 luglio 2020

Togliti i calzari - 1° parte | 26 Luglio 2020 |

In questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Se la risposta è si sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini? Cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo?
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Tempo di lettura: 3 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 28 min.


Quella di stasera non è una vera e propria predicazione, ma qualcosa di più “interattivo”.

Quello che vorrei fare assieme a voi è ascoltare un canto (io lo adoro, perché sono vecchio, sono sicuro piacerà a quello che anno la mia età, mentre ai più giovani sembrerà un canto gregoriano per quanto suona vecchio).

Aldilà della musica vorrei che vi concentraste sule parole della canzone, e che “sceglieste” una parola, o una frase che più vi attrae, vi suscita qualcosa, vi incuriosisce vi fa riflettere .

Avete anche un foglio con il testo della canzone per aiutarvi se non capite dal canto qualche parola; se prendete una penna potrete sottolineare qualche parola.


Quali sono le parole o le frasi che vi hanno colpito di più?

Sei qui davanti a me, o mio Signore
Sei in questa brezza che ristora il cuore.
Roveto che mai si consumerà,
Presenza che riempie l'anima
Adoro te, fonte della vita,
Adoro te, trinità infinita.
I miei calzari leverò su questo santo suolo,
Alla presenza tua mi prostrerò.
Sei qui davanti a me, o mio Signore,
Nella tua grazia trovo la mia gioia.
Io lodo, ringrazio e prego perché

Il mondo ritorni a vivere in te

Il video è iniziato con un versetto di Esodo: questo:

“L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava...Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». (Esodo 3:2,5)

Vi ricordate in quale momento della vita di Mosè accade questo episodio?

Questa è la chiamata di Mosè da parte di Dio  a servire lui e il suo popolo.

Vi ricordate quale è stata la risposta di Mosè? Come reagì? Con entusiasmo... o con paura?

“Mosè rispose e disse: «Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: “Il Signore non ti è apparso”... Mosè disse al Signore: «Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua»... Mosè disse: «Ti prego, Signore, manda il tuo messaggio per mezzo di chi vorrai!»” (Esodo 4:1,10,13)

La prossima settimana vedremo più in dettaglio cosa significhi “levare i calzari”.

Per questa sera voglio lasciarti solo tre domande: la prima è questa: in questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Lo senti che agisce nella tua vita, che è presente?

Se la risposta è si, la seconda domanda è: sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini  (la tua famiglia,  le tue amicizie,  il tuo posto di lavoro)?

Ultima domanda: cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo? Vorrei risentire e cantare assieme la canzone con cui abbiamo iniziato cantala come fosse una preghiera... E' una preghiera!

E infine vorrei fermarmi  a pregare tutti assieme per i temi che sono usciti fuori stasera.



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09 febbraio 2020

Adorare è... abbracciare il Padre | 9 Febbraio 2020 |


Adorare non è cantare, né pregare, né prostrarsi. Non solo. Adorare è abbracciare il Padre per farlo esultare con canti di gioia.
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Tempo di lettura: 10 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 34 min.

Cosa ti viene in mente  quando senti la parola“adorare”? Il problema con questa parola nelle chiese evangeliche è che spesso è associato esclusivamente alla fase del culto prima della predicazione: “Adesso iniziamo con l'adorazione”.

Altre volte è associato ad un tipo di preghiera, spesso fatto a voce alta, occhi chiusi e mani alzate.

Altre ancora a quando le persone si inginocchiano o si prostrano a terra in “adorazione”;
ci sono decine  e decine di dipinti che raffigurano quel santo o quell'altro in “adorazione”.

Ma è davvero tutto questo, oppure non è “solo questo” adorare Dio?

Mi viene da fare una domanda: “Ma a Dio serve davvero che io canti o che mi sdrai per terra?”

Secondo voi, Dio è davvero interessato a sentirci cantare oppure a vederci stesi per terra, o a sentire le nostre alte grida al cielo?

Sembra quasi che Dio sia un po' sordo, e gli serva di “sentirmi forte” per girarsi, oppure che si preoccupi di me solo se sono steso a terra  o se grido ad occhi chiusi: “Si sarà mica fatto male?

Quasi sembra che io sia “a caccia” di attenzione, che voglia “farmi notare”. Ma sarà davvero cosi? Sono io alla caccia di Dio... oppure è viceversa?

Pensate a come cambierebbe la situazione se l'adorazione non fosse un momento dove sono io ad attirare l'attenzione di Dio, ma Lui ad attirare la mia attenzione su di lui!

Perché dico che cambierebbe la situazione?  Perché significherebbe che non sono io a cercare Dio, ma è lui a cercare me... Come sempre!

Vi ricordate come è iniziato tutto? Quando Adamo ed Eva si erano nascosti per la vergogna di aver disobbedito? Chi è stato il primo a muoversi per cercarli?

“Poi udirono la voce di Dio il Signore, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il Signore fra gli alberi del giardino. Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?»” (Genesi 3:8-9)

Dio non vuole giocare “a nascondino” con noi, e non vuole neppure  che stiamo distanti da lui per troppo tempo. E' per questo che ha trovato  un “canale diretto”, un luogo dove lui è sempre presente, disponibile, dove ci aspetta ogni giorno.

Quel canale, quel luogo si chiama, appunto, “adorazione”.

Ci fu una donna che chiese a Gesù  dove fosse meglio adorare Dio: e Gesù gli rispose così:

“La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che è a Gerusalemme il luogo dove bisogna adorare».  Gesù le disse: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori" (Giovanni 4:19-24)

Gesù risponde in una maniera chiara: “Non ti serve un luogo specifico,  perché Dio è dappertutto... E, soprattutto , E' LUI CHE CERCA TE!”

Dio CERCA chi lo adori: quando pensiamo che siano il canto, la preghiera o il prostrarsi a portarci ad adorare Dio, siamo un po' come la donna al pozzo: stiamo pensando che, per adorare Dio, serve un “luogo”: dentro una canzone,  dentro una preghiera,  dentro una postura del corpo.

Intendere, non voglio scoraggiarvi dal cantare, o dal pregare con le mani alte o prostrati, sono tutte cose buone, e realmente servono a noi, non a Dio!

Dio ci conosce, sa come siamo fatti e sa che queste cose ci aiutano ad adorarlo. Lo ha scritto così tanto nel nostro DNA che è rimasto anche nelle persone che non lo cercano più, e che spesso dicono che Dio non esiste.

Il mondo è pieno di “adoratori”: chi adora un cantante, chi una squadra di calcio, chi il proprio lavoro, chi la propria moglie o il proprio marito.

Ma c'è una differenza sostanziale: né la rock star, né il calciatore, né il datore di lavoro... (e qualche volta né la moglie o il marito!) vanno alla ricerca di chi lo adori  per avere un contatto personale e quotidiano. Se capita di incontrare un proprio fan, magari ci scappa un autografo... ma nulla di più.

Ma Dio, dice Gesù,  è invece alla RICERCA personale, “ cerca tali adoratori” vuole passare tempo OGNI GIORNO con i suoi fan!

Il cammino di un adoratore  non è tanto un “mordi e fuggi”, l'autografo strappato al concerto o alla partita, ma è un modo di vita. Riguarda lo scoprire il segreto dell'amicizia con Dio Non riguarda tanto il fare qualcosa ma riguarda piuttosto essere qualcuno, non “fare” l'adorazione” ma “essere” un adoratore.

Paolo ce lo spiega:

“E così, cari fratelli, vi esorto a dare i vostri corpi a Dio; che siano un sacrificio vivente, santo. Questo è il modo giusto di adorare Dio. Non adattatevi alla mentalità e alle usanze di questo mondo, ma lasciatevi trasformare da Dio con un completo rinnovamento della mente vostra. Allora sarete in grado, per vostra esperienza personale, di capire qual è la volontà del Signore; vale a dire: tutto ciò che è buono, perfetto è a lui gradito..” (Romani 12:1-2 BDG)

Vivere come un adoratore piuttosto che avere “momenti di adorazione”.

Cosa è “adorazione”?

Ho detto più di una volta che “adorare”: è una parola composta di origine latina,  “orare” = parlare + suffisso “ad” = a,  ovvero parlare a qualcuno.

Con chi ti piace parlare di più? Con le persone che disprezzi, o che non conosci, oppure con le persone che ammiri e che conosci bene? Di norma è più facile parlare se parliamo a qualcuno che “vale” per noi, qualcuno che amiamo!

Se adoro Dio, dunque, sto affermando  che Dio “vale” per me adorare è perciò  “parlare a qualcuno che vale che amo”.

Ma anche stavolta, siamo arrivati secondi! Non siamo noi ad aver amato per primi:

Giovanni dice che

“Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo.” (1 Giovanni 4:19 PV)

Perché Dio vuole la mia adorazione?

Abbiamo detto allora che non sono io che cerca attenzione di Dio adorando, ma che è Dio che mi a strutturato per adorare così da avere un rapporto costante con Lui.

La mia domanda è: “Perché?” Perché il Creatore del mondo vorrebbe la mia attenzione ogni giorno? Non ha altro da fare che parlare con me?"

Il salmo 8 dice:

“Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura?” (Salmo 8:3-4)

Che Dio, Creatore di tutto, ami un niente come me, veramente non ha senso! Non ha senso amare qualcuno che spesso sbaglia, il più delle volte fa di testa sua, continuamente delude.

Sono troppo duro? Ripercorri mentalmente la giornata  di ieri, e pensa dove e quando non hai rispettato  qualche regola che Dio ti ha dato. Ne vogliamo parlare? Un momento dove sei stato/stata scortese con qualcuno. Un semaforo giallo (o rosso!) visto come verde. Una scusa (una bugia!) per evitare di fare quella cosa che non ti va... Meglio non parlarne, eh!

Il figliol prodigo

E invece parliamone! Perché è Gesù stesso che ci da un esempio di come siamo fatti noi, nella famosa parabola che qualcuno (non Gesù)  ha deciso di chiamare “Il figliol prodigo”.

Gesù racconta una storia di un'eredità anticipata; il figlio che chiede al padre i soldi il padre lo accontenta,  il figlio se ne va.

Ma si sa,  “Soldi non faticati finiscono prima di essere usati”. Gesù dice che, a un certo punto,  dopo aver provato la fame il figlio “rientrato in se” capì lo sbaglio, prese la strada per tornare a casa, e lungo la strada fece tutto un progetto  per come chiedere scusa. Senza sapere che, a casa, il padre non vedeva l'ora di riabbracciarlo di perdonarlo, e di riaverlo come figlio:

“Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.... Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,  perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato” “ (Luca 15:20b, 23-24)

Gli mise scarpe nuove,  lo vestì col vestito più bello,  e gli diede l'anello che simboleggiava l 'appartenenza alla famiglia. Gli restituì dignità, identità, autorità

Un figlio che non è “prodigo”

Gesù non ha intitolato la storia “Il figliol prodigo”, perché in realtà “prodigo” in italiano non significava “essere spendaccione”,  ma, dal latino “pro-agere”= spingere avanti”  significa “donare con molta larghezza,  dare tutto se stesso per aiutare gli altri”.

L'ho detto altre volte che fu l'errore di un tipografo francese,   che nel 1551, per ammazzare il tempo durante un lungo viaggio in carrozza da Lione a Parigi,  decise di mettere i numeri e titoli.

Nella storia, chi  è che “dona tutto se stesso” chi è il “prodigo”?  Non è certo il figlio,  che prende sia la prima che la seconda volta. Ma  il padre,  perché “dona con molta larghezza”, la prima volta con tristezza la seconda volta con gioia, e “da tutto se stesso per aiutare il figlio”...  che non se lo sarebbe proprio meritato.

Un mio amico pastore mi ha raccontato  di aver assistito ad un padre  che sollevava il suo figlio paralizzato e cieco  durante un culto e gli cantava  perché il figlio potesse sentire le sue braccia  e sentire la sua voce.  E il figlio, con uno sforzo immane,  riuscì a sollevare un braccio  solo per metterlo  attorno al collo del proprio padre,  e sorridere.

Penso che l'immagine di questo padre che canta  affinché suo figlio disabile,  incapace di vederlo,  incapace di muoversi,  ma solo capace di essere sostenuto e sfiorato,  in qualche modo abbracciato,  sia già stata descritta in un passo dell'Antico Testamento:

“ Il SIGNORE, il tuo Dio, è in mezzo a te, come un potente che salva; egli si rallegrerà con gran gioia per causa tua; si acquieterà nel suo amore, esulterà, per causa tua, con canti di gioia” (Sofonia 3:17)

Ecco, questa è l'immagine vera, quella giusta dell'adorazione! Non sono io che “canto” non sono io che “prego” non sono io che “mi inginocchio o mi prostro” ma è Dio che mi sostiene, mi canta,  mi tiene in braccio quando sto adorando! E' Lui che esulta per me, con canti di gioia!

Quello che devo fare io, per adorarlo davvero, è sentire quelle braccia durante tutto il giorno, vivere alla sua presenza costantemente, non soltanto durante una canzone  o una preghiera.

Noi, per Dio, siamo come quel figlio disabile, che il padre ama lo stesso, anzi, di più. Se fossimo perfetti, lui ci amerebbe, ma non avremmo bisogno costante di lui. Ma noi non siamo perfetti, anzi... siamo imperfetti,  siamo peccatori.

E lui sa che abbiamo bisogno di sostegno non solo durante una canzone, ma lungo tutto il giorno, non solo durante una preghiera, ma sempre. E' un Dio che  “esulterà, per causa tua, con canti di gioia”

Cosa farai?

Cosa farai, dunque, con un amore così? Farai come quel figlio, di cui parla Gesù, allontanandoti da lui, oppure “rientrerai in te” come quello stesso figlio e tornerai al Padre? Farai come quel figlio disabile che si aggrappa al proprio padre e sorride?

Cosa farai,  oltre cantare una canzone a Dio? Cosa farai,  oltre pregare una preghiera a Dio? Come farai a mettere il tuo braccio attorno al suo collo,  per fargli sentire che, anche se sei disabile, paralizzato, e cieco, lo ami?

Paolo dice:

“...vi esorto a dare i vostri corpi a Dio; che siano un sacrificio vivente, santo....” (Romani 12:1a BDG)

Chiedi,  e lui ti dirà cosa fare, come trasformare la tua vita in atto di adorazione costante  a colui che  è lì, davanti a te,  e ti sorregge per poter esultare  “per causa tua con canti di gioia!”

Preghiamo.


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13 ottobre 2019

Cos'è amore secondo Cristo? 1° parte | 13 Ottobre 2019 |

Quali sono le cose realmente importanti quando parti per un viaggio? Oppure, cosa ti colpisce di più in ciò che vedi e senti? Gesù ha le idee molto chiare circa cosa devi portare con te e cosa ti deve colpire come credente.
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Tempo di lettura: 8 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 33 min.

Oggi iniziamo una nuova serie di messaggi, dove vedremo le cose realmente importanti che Gesù vuole prendiamo per noi come credenti.

Ma prima di fare questo, foglio fare con voi un piccolo test:




Cosa vedete? Chi è che vede colonne? Chi è che vede profili di persone?









Provate ora con quest'altra foto.





Vedete,  è bastato “invertire” la foto, far diventare bianco quello che era nero e nero quello che era bianco per vedere qualcosa che alcuni non avevano visto.

Questo perché? Per due motivi principali:

a) ciascuno di noi è attratto da cose differenti alcuni sono più attratti dalle luci, altri sono più attratti dagli scuri.

e

b) il “tempo di latenza della retina”, ovvero la persistenza di un'immagine più l'immagine rimane stampata sulla nostra retina più conosceremo informazioni

Questo non accade solamente a livello visivo,  ma a qualsiasi altro livello sensoriale: vista, tatto, gusto, e soprattutto, udito.

Per poter capire una cosa  a fondo, la dobbiamo sentire più e più volte. Chi è che non ricorda le nottate intere a ripetere le capitali del mondo per l'interrogazione di geografia?

Secondo voi,  Chi è ti conosce di più in senso assoluto? Il tuo pastore? Dubito fortemente! Tuo fratello o tua sorella, se li hai? Forse. Tuo padre o tua madre? Probabile.

Ma non c'è un'altra persona al mondo che ti conosca meglio, che sappia come tu ed io funzioniamo se non chi ti ha creato.

Dio, Gesù, lo Spirito Santo ci conoscono meglio di ogni altro, e sanno come funzioniamo.

E' per questo che Gesù ha lasciato nel vangelo di Giovanni, nei capitoli che vanno dal 13 al 17 una sorta di “riassunto” di tutto ciò che aveva insegnato durante i tre anni precedenti.

Quando stai lasciando casa per un viaggio lungo, cosa fai? Ti dico quello che facciamo noi come famiglia: continuiamo a ripeterci  le cose importanti prima di partite: “Chiudi il gas” “metti fuori l'immondizia” (che puzza) “Ricordati del passaporto” (che non passi il controllo) “Ricordati del biglietto aereo” (che non ti fanno viaggiare) “Ricordati delle carte di credito”. (che non riesci a comperare nulla)

Sono le cose importanti: puoi scordare tutto il resto... ma quelle no!

Gesù nei capitoli da 13 a 17 del Vangelo di Giovanni fa la stessa cosa: usa delle “parole chiave”  e le ripete lungo tutto il suo discorso.

Il perché è presto detto: ci conosce, e sa che ognuno di noi è diverso e che ognuno di noi dimentica velocemente. Usa così queste parole chiave per mostrare diversi colori  perché vuole che colpiscano ciascuno che le ascolta facendole vedere in modo diverso per ciascuna sensibilità e perché ripetendole, rimangano come le cose “importanti” da prendere prima di un lungo viaggio, ovvero il viaggio assieme a lui come suoi figli.


  • Amare (31 volte), 
  • odiare (9), 
  • dimorare (11), 
  • glorificare (14)


Nelle prossime domeniche  seguiremo ciascuna di esse per capire le “cose importanti” che Gesù vuole che ricordiamo, e la serie si intitola “Le parole che restano: cosa vuole Gesù che tu ricordi?”

Che cos'è amore?

Iniziamo oggi con la parola più usata  contenuta nel capitolo 15 da 12 a 17: (31 volte in 4 capitoli).

Cerchiamo prima, però di definire cosa è “amore” secondo noi. Fate una lista di quello che per voi significa.

Vediamo adesso cosa è “amore” secondo Gesù:

"(12) Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.  (13)  Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.  (14)  Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.  (15)  Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.  (16)  Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.  (17)  Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.” (Giovanni 15:12-17)

Cosa dice Gesù dell'amore?

1 nuovo comandamento e 7 affermazioni chiave

# L'amore è un Comandamento

(12) Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.  
(17)  Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Gesù “attacca forte”, come ad un concerto rock: non ci sono “introduzioni” ouverture, preamboli,: dice sin dall'inizio la cosa più importante: “Io TI COMANDO”. Lo dice tre volte in cinque versetti all'inizio, al centro e alla fine della frase.

La parola usata in greco è “entolē”  che significa “stare dentro ad un limite definito”. L'amore per Gesù è un limite che tu ed io, se siamo suoi figli, non dobbiamo oltrepassare, ma dobbiamo vivere all'interno di esso. Gesù stava parlando a persone che conoscevano quella parola:  comandamento.

Chi aveva scritto  i dieci comandamenti? Dio in persona.

Dove erano stati scritti? Su tavole di pietra,  perché rimanessero come segno eterno.

Dove erano conservati? All'interno dell'Arca del Patto che era custodita al centro del Tempio di Gerusalemme, nel luogo “Santissimo.

Chi sta scrivendo quel nuovo comandamento? Gesù, il Figlio di Dio.

Dove ti sta chiedendo di scrivere questo nuovo comandamento Gesù? Nella tua vita, nei gesti quotidiani  che avrai con i tuoi fratelli e le tue sorelle.

Dove vuole che tu lo conservi? Dentro di te.

Noi siamo il tempio di Dio,  noi siamo l'arca del nuovo patto,  il nostro cuore è la tavola su cui scrivere i comandamenti di Gesù,  essi devono essere al centro del tempio che siamo noi.  L'amore deve essere al centro di noi stessi.

L'amore, dunque, non è un sentimento, ma un comandamento.

L'amore è quella cosa che, anche se tutto si perderà d te deve restare.

Quella cosa che devi portare assolutamente con te quando parti per il viaggio con Gesù. Senza la quale non puoi viaggiare, che se la dimentichi in casa puzza che se non la mostri non ti fanno entrare, che se la scordi non ti faranno volare che se non  ce l'hai assieme a te non potrai avere nulla.

Quali caratteristiche deve avere questo nuovo comandamento secondo Gesù?

Le 7 affermazioni chiave

1° affermazione: Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.

Gesù da un esempio concreto  di cosa significhi amare: l'amore non è un sentimento, ma un'azione. Qualche capitolo indietro  aveva lavato loro i piedi e gli aveva detto

“Capite quello che vi ho fatto?  Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io.” (Giovanni 13:12b-15)

Lì aveva dato l'esempio  del “lavare i piedi” essere disposto a “toccare” le parti impure degli altri essere disposto a purificare l'altro. ora gli dice  “amare è dare se stesso, mettere l'altro per primo”

Tu potresti dirmi: “Mi stai chiedendo, Marco che per dimostrare amore devo necessariamente morire per l'altro? Cosa significa “dare la vita”?

Gesù l'ha fatto Gesù una volta, per tutti. Perché moriva Gesù? per venirci in aiuto, servirci.

Gesù non ti chiede di “morire” (altrimenti, come potresti servirlo?) ma di “far morire il tuo “ego” venire in aiuto dell'altro, servirlo, piuttosto che essere servito.

I. Il vero amore è mettere l'altro per primo

2° affermazione: Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.  

Amare Gesù è: certamente accettarlo come personale salvatore, certamente pregare e rivolgersi solo a lui, certamente leggere la sua Parola, certamente venire la domenica in chiesa... ma, soprattutto, fare le cose che lui ci comanda.

Essere amici di Gesù non è stare in un luogo, la chiesa, o fare dei riti a casa ma obbedire quando lui comanda. Siamo amici di Gesù?  Facciamo le cose che ci “comanda”?  Mettere l'atro per primo, dice Gesù, è buono... ma non basta: dovrai anche servirlo, se tu vuoi essere mio amico.

II. Il vero amore è servire l'altro

3° affermazione :Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore

Come deve essere questo “servizio”? Come quello di un “servo”? Obbedisco e basta?

Gesù ti dice: tu non sei più servo: lo sei stato, sotto la Legge: dovevi servire, sacrificare sugli altari, con la speranza di placare l'ira del Padre per i tuoi peccati...

Ma ora non sei più sotto la Legge...  ma sotto la Grazia. Non più schiavo della Legge di Dio
ma amico di Dio attraverso il mio sacrificio.

III. Il vero 'amore ci rende liberi

Fermiamoci qui per oggi: ma voglio anticipare una domanda che potresti farmi: Gesù sta parlando ai suoi discepoli, per cui di amore “gli uni per gli altri” riferito SOLO ai miei fratelli e sorelle in Cristo. Vero?

Vedremo nel prossimo messaggio come la tua famiglia in Cristo la chiesa locale sia la palestra dove formare i muscoli spirituali per portare l'amore di Gesù nel mondo.

Preghiamo.

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07 luglio 2019

Il Signore è il mio scudo - Testimonianze circa il Salmo 18 2° Parte | 7 Luglio 2019 |

Quando è stata l'ultima vota che  il Signore è stato il tuo scudo, la fune a cui aggrapparti, la siepe dietro cui nasconderti? Continuiamo in chiesa a testimoniare attraverso le parole usate da Davide nel Salmo 18 i racconti di ciò che il Signore ha fatto nelle vite di ciascuno di noi.
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"Al direttore del coro. Di Davide, servo del Signore, il quale rivolse al Signore le parole di questo cantico, quando il Signore lo liberò dalla mano di Saul. Egli disse: «Io ti amo, o Signore, mia forza! Il Signore è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe, in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio. Io invocai il Signore, che è degno d’ogni lode, e fui salvato dai miei nemici. "(Salmo 18:1-3)

Il Signore è... il mio liberatore...

Liberatore: palat (paw-lat')

scivolare fuori, cioè scappare; in senso più generale consegnare: partorire, portare  al sicuro, provocare la fuga.

...il mio Dio...

Dio: “ 'el “ (ale)

abbreviazione da  “ aiyl ”;[derivato da “ ’ûl ” =attorcigliato (per dare forza)]; forza; quindi, qualcosa di forte; in particolare un capo (politicamente); pilastro (come supporto forte), architrave, quercia, palo, ariete, albero.

… il mio scudo...

Scudo: magen (maw-gane ')

[derivato da “gânan” recintare con una siepe], scudo ; figurativamente, un protettore; anche la pelle squamosa del coccodrillo:  .


...il mio potente salvatore...

La frase è una buona interpretazione del traduttore che ha voluto rendere il senso che aveva inteso Davide, ma ella versione  originale in ebraico sta scritto “il corno della mia salute” (Diodati)

...il corno della mia salute...

Corno: qeren (keh'-ren):

un corno il dente di un elefante (cioè l'avorio), un angolo dell'altare del tempio, un picco (di una
montagna), un raggio (di luce); in senso figurato, potere.

“Il sacerdote quindi metterà di quel sangue sui corni dell’altare dell’incenso aromatico, altare che è davanti al Signore nella tenda di convegno; e spargerà tutto il sangue del toro ai piedi dell’altare degli olocausti, che è all’ingresso della tenda di convegno...Metterà di quel sangue sui corni dell’altare che è davanti al Signore, nella tenda di convegno; spargerà tutto il sangue ai piedi dell’altare dell’olocausto, che è all’ingresso della tenda di convegno” (Levitico 4:7,18)

“Adonia, che aveva paura di Salomone, si alzò e andò ad aggrapparsi ai corni dell’altare.  Vennero a dire a Salomone: «Adonia ha paura del re Salomone e si è aggrappato ai corni dell’altare, dicendo: “Il re Salomone mi giuri oggi che non farà morire di spada il suo servo”».  Salomone rispose: «Se dimostra di essere una persona perbene, non cadrà in terra neppure uno dei suoi capelli, ma se sarà trovato colpevole, morirà».  Allora il re Salomone mandò gente a farlo scendere dall’altare. Ed egli venne a prostrarsi davanti al re Salomone, e Salomone gli disse: «Vattene a casa tua». (1 Re 1:50-53)

Salute: yesha`(yeh'-shah) o yeshai {yay'-shah}

libertà, liberazione, prosperità: sicurezza, salvezza, salvezza...

Yeshua (Gesù) è un derivato del nome ebraico Yehoshua (o Joshua-Giosuè), che deriva anche da yasha. Le corna dell'altare sono un'immagine di Gesù, che è il corno o forza della nostra salvezza e che ha versato il suo sangue per i nostri peccati sull'altare della croce.


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01 luglio 2018

Cosa sventola sul tuo Tempio? | 1 Luglio 2018 |

Come credente sono il tempio di Dio... ma quale bandiera sventola sul tetto? Le persone passando possono riconoscere a chi appartengo? Possono vedere che è differente da tutti gli altri?
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La scorsa settimana abbiamo iniziato la ricerca del nuovo Tempio di Dio, visto che quello originale, a Gerusalemme, era stato distrutto nel 70 DC.

Perché è necessario un tempio per incontrare Dio? Perché lui stesso lo ha detto:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

E avevamo anche visto che il Tempio attuale non è fatto di pietre e colonne, ma di carne e sangue:

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

 Ogni uomo e ogni donna   PUO' divenire il Tempio di Dio.. se la costruzione nasce, si sviluppa e si consolida sulla pietra angolare che è Gesù.

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”.  (Efesini 2:20-21)

Ora siamo il nuovo tempio, uomini e donne, edificati su Cristo...

E ora? Cosa succede al mio tempio? Basta averlo edificato su Gesù,  ovvero aver ascoltato la sua Parola leggendo la Bibbia, messo in pratica i suoi insegnamenti  fatto crescere il frutto dello spirito e frequentato una chiesa locale?

Se ho fatto tutto ciò... bene!  Sono all'inizio! E' come se fossi arrivato a mettere il tetto  della mia costruzione.

Ora tutto è pronto  per essere utilizzato: e sarò realmente il tempio di Dio se...

Se sono consacrato/consacrata a Dio

Un tempo, quando si finiva  una costruzione qui in Italia e si arrivava a mettere il tetto, era usanza esporre  sulla parte più alta del tetto il tricolore, la bandiera italiana.

Era un'usanza  che stava a significare due cose: la prima che in quella casa  avrebbero abitato degli italiani.

C'era un tempo dove noi eravamo fieri delle nostre origini, del nostro essere una nazione unita. Migliaia di persone erano morte per rendere unita una nazione che era stata terra di conquista da parte di francesi, spagnoli, arabi, tedeschi. Ora lo siamo un po' meno...

Il secondo significato era che quella casa sarebbe stata protetta  dallo Stato Italiano. Le persone avrebbero obbedito alle sue leggi e per questo lo Stato si sarebbe preso cura di proteggere e aiutare chi la abitava. Ora fa un po' tenerezza...

Nelle regioni del sud invece, era usanza esporre una “frasca” un ramo di un albero tagliato di fresco.

La si metteva (e la si mette ancora talvolta) per simboleggiare che la costruzione era stata piantata, radicata in terra come l'albero, e che era viva e dava il suo frutto.

Entrambi questi “riti”, un po' “pagani” in verità, servivano a “dedicare” a “consacrare” la casa,  ad affermare la sua funzione sia come protezione (la bandiera) sia la crescita (la frasca).

Erano fatti su una costruzione, su un “luogo”, ma erano destinati a favore di chi avrebbe abitato quel luogo.

Anche per i templi esisteva qualcosa di simile. Nell'Antico Testamento esisteva un rito per “consacrare”,  ovvero rendere sacri, puri, coloro che servivano presso il tempio:

“Prenderai del sangue che è sull'altare, dell'olio dell'unzione e ne spruzzerai su Aaronne e sui suoi paramenti, sui suoi figli e sui paramenti dei suoi figli con lui. Così saranno consacrati lui, i suoi paramenti e insieme a lui i suoi figli e i loro paramenti. (Esodo 29:21)

E ora? Come posso consacrarmi al Dio? Quale bandiera,  quale frasca debbo issare sulla parte più alta del tempio  che è la mia persona? Ci sono tre azioni che devo fare:

a) Devo innalzare la bandiera di Gesù

Devo continuare a spruzzarmi di sangue e di olio per essere accettato da Dio? Ebrei dice che non non serve più:

“Così, fratelli, ora abbiamo piena libertà di entrare nella presenza di Dio per mezzo del sangue di Gesù, una via nuova e vivente che il Signore ha aperto per noi attraverso la cortina, cioè il suo corpo” (Ebrei 10:19-20 PV)

Eccola la bandiera giusta, il sangue di Gesù  che ha sostituito,  una volta e per sempre,  quello dei sacrifici di animali  sull'altare del Tempio.

Gesù è stato l'ultimo sacrificio necessario.  Lui ha squarciato la cortina  che ci divideva dalla presenza del Padre.  Lui ha detto sulla croce “epho telèo”  che è tradotto nelle bibbie come “è compiuto,  ma in realtà significa “è pagato!”

La bandiera che mettevamo sul tetto di casa significava che avrebbero abitato degli italiani, che avrebbero obbedito alle leggi dello Stato, e che per questo lo Stato li avrebbe protetti.

La bandiera di Gesù, il suo sangue, significa che nel mio tempio abiterà Lui, attraverso lo Spirito Santo, che obbedirò alle sue leggi, i comandamenti, e per questo io sarà protetto, sarò protetta da lui. E' Dio che afferma attraverso Isaia:

“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore.” (Isaia 43:1-3)

Vi siete mai chiesti a che cosa serva una bandiera? Perché sono state inventate?

Tanto tempo fa, quando gli uomini facevano le guerre “a piedi” e le uniche  armi per uccidere a distanza, erano le frecce e i sassi, dopo che erano state tirate tutte verso l'avversario la battaglia finiva per svolgersi a “mazzate e male parole”.

E, nel trambusto che si creava poteva capitare di non sapere più  da che parte  si doveva tirare mazzate: la bandiera serviva a capire con un'occhiata quale era il nostro esercito e la parte con cui stavamo combattendo.

Non bastava possederla, bisognava che “sventolasse” per assolvere al suo compito. Era (ed è) un simbolo di appartenenza: “Io sto da QUESTA parte”.

Allo stesso modo la bandiera di Gesù non mi basta averla dentro di me, le persone la debbono “vedere”, deve sventolare sul mio tempio, la gente deve capire “da che parte sto”, a chi appartiene il mio tempio.

Se metto un tricolore sul tetto, sto affermando che per me, l'essere italiano ha un valore, e voglio che si veda da distante... è per quello che la metto in cima.

Se metto Cristo come bandiera sul mio tempio, sto affermando che io voglio essere suo.

Seconda azione: per essere consacrato a Dio:

b) Devo essere differente dal mondo

San Pietro, oppure la moschea di Gerusalemme, o la Sinagoga di Roma, non sono edifici che passano inosservati: li riconosci da lontano!

Se io sono il tempio di Dio, non posso essere confuso con tutto il resto del paesaggio: le persone debbono vedere da distante che sono il “tempio di Dio”, Pietro dice:

“Siate santi, invece, in tutto ciò che fate, proprio come è santo il Signore che vi ha chiamati.” (1 Pietro 1:15 PV)

Vi ricordo che “santo” non significa andare in giro con un cerchio dorato  che levita sopra la nostra testa e si illumina di notte, ma  “distinto, differente, separato”.

Tu potresti dirmi: “OK Marco, ho capito, devo andare in monastero.” Certamente no! Paolo lo dice chiaramente:

 “Infatti, non potete vivere in questo mondo senza venire a contatto con gente del genere.” (1 Cor. 5:9 PV)

Significa invece che, in tutto ciò che faccio, (e qui quando dico “tutto” intendo “tutto”, non solo le cose private, di chiesa, o di fede, ma ogni attività che svolgo quando sono sveglio), in tutto ciò che faccio SI DEVE VEDERE che Gesù è la pietra angolare.

Paolo lo dice chiaramente:

“Infatti, anche se una volta eravate nel buio, ora invece siete pieni della luce del Signore, ed il vostro comportamento lo deve dimostrare.” (Efesini 5:8 PV)

Terza azione per essere consacrati a Dio :

c) Devo testimoniare Gesù

Se qualcuno chiedesse al padrone di una casa  dove il tetto è stato finito da poco perché ha messo la bandiera, o la “frasca”, saprebbe rispondere?

Probabilmente no! Io stesso ignoravo il motivo di questa usanza fino a prima di scrivere questo messaggio. Sapete, qualche volta,  anche a noi credenti capita qualcosa di simile.

Abbiamo messo sul tempio del nostro corpo la bandiera di Gesù, facciamo si che “si veda da lontano” che siamo “santi”, distinti, differenti, separati", ...ma poi non sappiamo spiegare  perché lo facciamo!

Se qualcuno ti chiedesse  quale è il fine di tutto quello che fai come credente, cosa risponderesti?

Per ottenere il Paradiso? Quello già lo hai, se credi, sei salvato/salvata per Grazia, attraverso la fede, non per opere.

Per rendere il mondo un posto migliore? Ottimo, ma ci sono centinaia di associazioni che perseguono la stessa cosa.

Perché Gesù ti dice di amare gli altri? Vero, ma anche Ghandi lo diceva.

Vi faccio un esempio: conosciamo bene Compassion, e sappiamo bene quello che fanno: salvano, nutrono ed educano bambini.

Ma ci sono tante altre organizzazioni che lo fanno, Save the children, Oxfam, Amref... Ma, nel logo, Compasssion spiega perché lo fanno... “Liberare i bambini dalla povertà...  nel nome di Gesù”!

Rendono il mondo un migliore? Certamente! Amano gli altri? Assolutamente si...

Ma hanno voluto sottolineare che il fine di tutto questo, non è una gloria terrena, ma la gloria del nome di Gesù.

Gesù stesso lo ha affermato:

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta, e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.  Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli..” (Matteo 5:14-16)

La bandiera che sventola sul mio tempio, il mio tempio che si vede da lontano  perché è differente, ha come fine la Gloria di Dio.

Conclusione

C'è una bandiera che sventola  sul tuo tempio? C'è la bandiera di Gesù? Sappi che per essere il tempio di Dio  non basta tenerla ripiegata in un angolo della tua vita.

Per essere realmente il tempio edificato sulla pietra angolare di Gesù devi esporla, renderla visibile, rendere la tua vita un tempio  che nessuno può scambiare con un altro, e il cui fine è la gloria di Cristo.

Preghiamo.


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24 giugno 2018

Costruire su Gesù il mio tempio | 24 Giugno 2018 |


Su cosa sto costruendo il tempio per incontrare Dio? Sulla roccia e con la pietra angolare di Gesù, oppure con qualcosa d'altro nel mondo?
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A quanti piacciono i film di Indiana Jones? Una delle caratteristiche che accomuna  i quattro film
della saga (1981, 1984, 1989 e 2008) é che l'archeologo/avventuriero  è sempre alla ricerca di “qualcosa”.

La prima volta è alla ricerca dell'Arca del Patto, la seconda di alcune pietre sacre, la terza del Graal, la quarta di un teschio di cristallo. E ogni volta queste cose “preziose” si trovano in un posto “sacro”,  o in un tempio,.

Siccome coloro che fanno gli sceneggiatori  non non fanno quasi mai le cose a caso, ma studiano prima quello che può attirare  di più gli spettatori, il fatto che ogni volta abbiano messo  gli oggetti simbolo del film in un tempio/luogo sacro, sta ad indicare una cosa ben precisa: come uomini e donne pensiamo che qualcosa di  molto importante, debba essere contenuto in un luogo molto importate; sacro, come un tempio.

Quanti conservano il proprio diario scolastico oppure la prima pagella oppure il primo bigliettino del futuro sposo o sposa, o qualsiasi altra cosa “preziosa” in un “cassetto speciale o in un “box speciale” che lo protegge, lo conserva e lo tutela   da occhi e mani indiscrete?

Ci sono altre cose  che dovremmo conservare in un “tempio”? Io dico di si.

I rapporti con le persone importanti della mia  vita quelli con la mia sposa,  i miei figli,  i miei amici e amiche del cuore quelli meritano un “tempio”.

Un posto che non è reale,  ma nella mia mente, dove siano protetti, e al sicuro.

Un posto dove io possa andare  quando ne ho bisogno perché so che lì li trovo.

Come credente, c'è una cosa più preziosa,  un rapporto più prezioso che merita un luogo sacro, un tempio: è il mio rapporto col mio Padre Celeste.

La necessità di un Tempio

Sapete, ormai i miei figli sono grandi, ma ho la gioia ancora di averli entrambi a casa. Il momento più bello della mia giornata  è quando rientro e trovo i miei figli ad aspettarmi.

Quando erano piccoli  ci si racconta di più a vicenda  di come è andata la giornata,  le cose belle, ma anche quelle brutte...

Ora accade un po' di meno,  perché commentiamo di più assieme  quello che è accaduto nel mondo (la politica, lo sport).

Io so provare questi sentimenti, questa voglia di interagire coi miei figli, perché li ha scritti nel mio cuore  il miglior  padre possa esistere.

Dio, nel giardino di Eden incontrava ogni giorno i suoi figli:

“Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali...li condusse all'uomo.” (Genesi 2:19)

“Poi (Adamo ed Eva) udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera.” (Genesi 3:8a)

Poi le cose presero una piega sbagliata, il rapporto tra Dio e l'uomo  si incrinò per colpa dell'uomo e per migliaia di anni Dio non abitò più  vicino alla sua creatura.

Ma Dio non smise di amare il suo popolo: dopo averlo liberato dalla schiavitù in Egitto,  disse a Mosè queste parole:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

Il popolo lavorò per costruire il Tabernacolo  dove vennero poste le tavole della legge, all'interno dell'Arca del Patto  (quella vera... non quella di Indiana Jones!).

“Così Mosè completò l'opera. Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria del SIGNORE riempì il tabernacolo. (Esodo 40:33-34)

Il tabernacolo era il luogo dove Dio si incontrava con l'uomo: NON con tutti gli uomini,  ma almeno con un uno, il Sommo sacerdote... e una sola volta l'anno! La nuvola era il segno VISIBILE  della presenza di Dio in quel luogo.

Il Tabernacolo nel deserto divenne poi il Tempio di Salomone, poi il tempio a Gerusalemme... ma nel 70 DC , il tempio venne distrutto dall'Imperatore Romano Tito...

E adesso? Dove è Dio adesso? C'è un posto dove  devo andare per incontrarlo, qualche pellegrinaggio particolare in un santuario specifico, in una “chiesa consacrata” in questa chiesa... o dove?

Dove è il Tempio di Dio ora?

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Noi ora siamo il Tempio di Dio! Noi siamo diventati il posto dove posso incontrarlo, e dove anche gli altri possono vederlo...

Però, c'è un però... Questo non è “automatico”, non basta sapere che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio. Satana sa che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio... ma non è il tempio di Dio! Molti uomini lo sanno... ma non sono il tempio di Dio!

Ogni uomo e ogni donna PUO' divenire il Tempio di Dio...se...

Cosa debbo fare per essere il Tempio di Dio?

Ci sono quattro se  che mi legano all'essere realmente  il tempio di Dio.

Nelle prossime tre predicazioni  vedremo questi “se”: oggi iniziamo con il primo.

1. Se sono costruito secondo il progetto di Dio

Dio è il  primo progettista, e diede in esodo le istruzioni dettagliate di come dovesse essere edificato il suo tempio:

“(Il santuario) Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.” (Esodo 25:9)

Quale è il progetto di Dio, allora?

a) Gesù è la pietra angolare

Paolo afferma:

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”.  (Efesini 2:20-21)

Nelle vecchie costruzioni di pietra, La pietra angolare  era quella più importante.

Quando c'è stata la ristrutturazione della mia casa, mancavano le pietre angolari; i muratori non potevano più lavorare e hanno dovuto aspettare che gli portassero le pietre angolari fatte da altri... perché non erano capaci da soli di farle.

Allo stesso modo, Dio sapeva che non saremmo stati capaci di costruire il nostro tempio da soli, e ci ha provveduto LUI la pietra angolare, Gesù.

Quale è la “pietra angolare” su cui stai costruendo la tua vita? La famiglia? Il lavoro? Il danaro? La fama?

Per essere il tempio di Dio la pietra angolare di tutta la tua vita deve essere Gesù.

Non “La famiglia … e Gesù”. Non “Il lavoro... e Gesù. Ma “Gesù nella mia famiglia, “Gesù nel mio lavoro”.

La costruzione deve iniziare sempre con Gesù. E' lui la pietra angolare.

b) Conosci il suolo su cui costruisci

Come fa qualsiasi costruttore, debbo prima di costruire fare una ricognizione geologica per sapere su cos sto costruendo. E Gesù stesso ci dice come farla.

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. ". (Matteo 7:24-25)

Per essere il tempio di Dio, debbo ascoltare le parole di Dio, debbo conoscere la Parola di Dio... debbo leggere, studiare, meditare la Parla di Dio.

Ma, soprattutto, debbo mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù. Non solo “chi ascolta queste MIE parole”,  ma “e le mette in pratica” dice Gesù.

c) Controlla lo “stato d'avanzamento” dell'edificio

I costruttori si pagano per “stato d'avanzamento”,  ovvero più costruiscono velocemente,
 più ricevono soldi.  Non basta che mettano le pietre angolari,  ma devono far crescere il fabbricato.

Pietro dice:

“Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno.” (2 Pietro 3:18)

Uno dei metodi per controllare se il tempio di Dio che stai costruendo procede bene, è controllare quello che Paolo chiama  il “frutto dello Spirito”.

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo”(Galati 5:22)

Ho più amore? Ho più gioia? Ho più pace? Eccetera.

Se si, il mio tempio viene su bene. Se no, il progetto va rivisto

d) Sii certo della solidità dell'edificio

Gli edifici che si costruiscono adesso  debbono avere un certificato “antisismico”,  che ne certifichi la solidità.

Anche il tuo tempio deve essere certificato secondo le indicazioni dell'apostolo Paolo:

“Restate dunque forti, fratelli, fedeli agli insegnamenti che vi abbiamo dato sia a voce che per lettera” (2 Tessalonicesi 2:15 PV)

E dove ricevo il mio “certificato antisismico”?

“Possa il Signore far crescere e abbondare  il vostro amore l'uno per l'altro e verso tutti (...). Questo fortificherà i vostri cuori saldi e vi renderà santi e puri davanti a Dio nostro Padre” (1 Tessalonicesi 3:12-13)

E' assieme ad altri credenti (= la chiesa)  che divento più solido. La chiesa è quello che in chimica si chiama “catalizzatore”; una sostanza che rende più rapido o più efficiente un processo chimico.

Come funziona un catalizzatore? Ad esempio, in alcuni tipi di stucco tutti gli elementi presenti per diventare duri, per tappare i buchi, per rendere levigate le superfici sono già presenti dentro lo stucco.

Ma posso mischiarlo quanto voglio... e non succede niente. Solo SE aggiungo il catalizzatore diventa duro.

Il catalizzatore non fa altro che “collegare”  ciascuna molecola dello stucco all'altra, unirle, renderle compatte, farle stare l'una vicina all'altra per dare consistenza e forma.

E' questo che fa la chiesa locale; connette ciascun credente all'altro, li unisce, li rende compatti, li fa stare l'uno vicino all'altro per dargli consistenza e forma. Se ci tieni ad esseri il “tempio di Dio” non puoi prescindere dall'essere parte del “corpo di Dio”, la chiesa.

Non la chiesa “in generale” ma una chiesa fisica, questa, un'altra, ma popolata da gente come te che si aiuta vicendevolmente, si supporta, qualche volte si sopporta, alcune volte si ferisce...

Ma è il luogo dove si cresce assieme, si diventa forti assieme, si diventa saldi assieme, si diventa santi e puri assieme al cospetto di Dio Padre.

Conclusione

Vuoi essere il “tempio di Dio”? Che tu lo voglia o no, se hai creduto in Gesù, lui ti chiama ad esserlo.

Sia che tu lo abbia conosciuto tanto tempo fa, o che lo abbia accettato ieri o oggi, io ti chiedo: “Stai seguendo il progetto di Dio per la tua vita?”

Stai costruendo sulla pietra angolare? “Gesù nella tua vita” o “la tua vita E Gesù?

Conosci il suolo dove costruisci? Leggi la Parola di Dio, e obbedisci agli insegnamenti di Gesù, oppure la ascolti solo e ti senti in colpa di non obbedire?

Stai controllando se l'edificio cresce, se hai più  amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo, oppure sei ancora alla la prima fila di mattoni? Stai lavorando sulla solidità del tuo tempio, frequentando assiduamente la tua chiesa locale, oppure ci vai “quando  ne senti il bisogno”?

Dio ormai non ha altri templi: tu sei lil tempio, ed è tramite te  che gli altri potranno conoscerlo.

Preghiamo.


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