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domenica, agosto 02, 2009

Connettersi a Dio: 5) La preghiera di liberazione | 2 Agosto 2009 |




Una delle cose che più vogliamo per la nostra vita è “avere pace”; addormentarci la sera poggiando una “testa leggera” sul cuscino e svegliarci avendo delle “gambe leggere” pronte a correre con felicità un nuovo giorno.

Questa nostra necessità, purtroppo, cozza costantemente contro due ostacoli che ci impediscono di avere pace:

1. Sentirsi colpevoli: quando ferisci qualcuno.
2. Risentimento: quando qualcuno ti ferisce.

Essi creano più problemi di qualsiasi altra cosa nella vita. La preghiera che noi chiamiamo “Padre Nostro” tratta questi due problemi in modo potente e li risolve alla base.

Sapete che stiamo affrontando da più settimane lo studio della preghiera di Gesù,
siamo partiti da “Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome”: la preghiera di connessione. Che tipo di padre è Dio?
Abbiamo poi parlato di venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com'è fatta nel cielo”: questa è la preghiera di resa, e un antidoto allo stress
abbiamo poi visto “dacci oggi il nostro pane quotidiano”: la preghiera di dipendenza. Se riusciamo a capire che la nostra vita dipende completamente da Dio, allora non dovremo più preoccuparci per il futuro.
Infine l'ultimo messaggio abbiamo analizzato “rimetti a noi i nostri debiti” oppure “perdona le nostre offese”: la preghiera di purificazione. Vi ho anche dato i “compiti a casa” con il foglio per valutare quali sono i peccati ricorrenti.

Stasera vedremo la seconda parte di Matteo 6:12

“come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori”

una traduzione differente dice

“come noi abbiamo perdonato quelli che ci hanno offeso”

E' uno di quei brani della Bibbia che vorremmo “modificare”, perché è vero che vogliamo che Dio ci perdoni, ma il fatto di perdonare coloro che ci hanno offeso...beh, non ci viene naturale.

Come persone vogliamo ricordare bene chi e come ci ha offeso, portarne memoria, “fargliela pagare” in qualche modo più o meno lecito alla prima occasione...

Ma il nostro Creatore ci conosce, sa come siamo fatti e ci dice : “No, questo non è buono per te! Quello che devi fare non è tenere, ma 'liberarti' dalla ferita”.

E' questa la “preghiera di liberazione”.

Nella vita saremo feriti dagli altri; lo siamo stati in passato, lo saremo in futuro. Se non sappiamo come liberarci dalle ferite, non faremo che accumularne tutta la vita.

Come per la busta dell'immondizia dell'ultimo messaggio, la nostra vita comincerà a puzzare, avvelenando il nostro spirito.
Sapete, ho scoperto che mi è più facile perdonare le persone che mi feriscono una volta; ma cosa faccio con le persone che continuano a ferirmi per tutta la vita?

Quante volte debbo perdonare qualcuno che mi offende? Buona domanda! Infatti è proprio la domanda che un giorno di 2000 anni fa, Pietro a Gesù: prendiamo assieme Matteo 18 al versetto 21:

“Allora Pietro si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?” (Matteo 18:21)

Forse Pietro non stava parlando proprio di Andrea, suo fratello e discepolo di Gesù assieme a lui, ma realtà dei fatti è che il 90% di tutti i risentimenti comincia proprio nelle famiglie. La maggior parte della rabbia, della frustrazione, nasce per via delle persone che hai più di frequente accanto.

E' più facile perdonare le persone che ci hanno ferito una volta...ma cosa fare se mio fratello, mio marito, mia madre, continua a farlo ogni giorno?

Può essere una ferita lieve, come uno sposo o una sposa indifferente, oppure qualcosa di più grave, l'abuso verbale, o fisico, o psicologico. Qualsiasi intensità abbia, da lieve a grave, essa è amplificata dalla quotidianità e dalla vicinanza e dal vincolo di sangue che hai con colui che ti sta ferendo...

Pietro sta parlando di questo: “Quante volte Signore debbo perdonare? Sette volte?”

Pietro crede di essere magnanimo qui, perché la legge ebraica imponeva di perdonare una persona almeno tre volte, dopo di che, vai a quel paese, non ti devo più nulla!

Pietro conosce la legge, e pensa: “Vediamo, raddoppiamo il numero, e aggiungiamo uno; così stupirò Gesù per la mia magnanimità! - Ehi, Gesù, che ne dici di 'sette volte'?- Questo dovrebbe fare colpo su di lui!”

Gesù gela il calcolo di Pietro:

“E Gesù a lui: Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.”Matteo 18:22

Settanta volte sette: 490 volte; perdonando un'offesa al giorno fanno un anno tre mesi e cinque giorni di perdono incondizionato!

Gesù sta dicendo a Pietro: “Vuoi sapere quante volte devi perdonare? Figlio mio, tu dovrai perdonare fino a che avrai questa vita sulla terra!”

E. per chiarire a Pietro, e a noi, il perché, Gesù racconta una storia:

“Perciò il regno de' cieli è simile ad un re che volle fare i conti coi suoi servitori. E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, che era debitore di diecimila talenti.” (Matteo 18:23-24)

Diecimila talenti, al cambio attuale, sarebbero circa 8.600.000 Euro! Il tipo è indebitato fino al collo col suo padrone! A quei tempi, il sistema per ripagare un debito era molto semplice: Gesù lo spiega al versetto seguente:

“E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.” (Matteo 18:25 )

A quei tempi la soluzione a un debito non onorato era semplice: venivi “venduto” tu, la tua famiglia, i tuoi beni, tutto!

La situazione del povero servitore è disperata! Pensateci su: aveva in debito di 8.600.000 Euro, e anche pagando 100 Euro al giorno avrebbe impiegato 236 anni per ripagare tutto. Qui ci vuole più di un prestito, più di un mutuo, qui ci vuole una “manovra finanziaria straordinaria” per togliere il debito!

Ma lui cosa fa? Lo vediamo nel versetto seguente:

“Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". (Matteo 18:26)

8.600.000 Euro! Suona un po' come i filmi di mafia, quando il tizio che ha preso i soldi a strozzo viene messo a testa in giù fuori dalla finestra del 257 piano del grattacielo dal “picciotto” e grida: “Datemi 24 ore, e vi restituisco tutto”.

E' quasi comico: ma il re si commuove, e gli cancella il debito.

“Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. (Matteo 18:27)

Il servo è “libero” (è quello di cui parliamo stasera, la “preghiera di liberazione”).

Ora, mi aspetto che mi domandiate: “OK Marco, bella la storiella... ma io che c'azzecco? Cosa c'entro io?” C'entri, perché Gesù ti sta dicendo che, qualsiasi sia l'entità del debito che hai verso qualcuno, devi liberartene. E questo per tre motivi fondamentali.

1. Perché Dio ti perdona

L'ha fatto tante volte, continua a farlo quotidianamente. E se lui perdona, io che sono fatto a sua immagine, devo fare quello che mio padre fa: devo perdonare.

Gesù usa la parola “re”, ma sta significando Dio; è Dio che si muove a compassione, che lascia andare il servitore, che condona il debito.

Dio ha mandato Gesù a pagare per il tuo debito; sta scritto che il salario del peccato è la morte, e Gesù ha riscosso quel salario per te, al tuo posto. E' morto per i TUOI peccati!

La Bibbia afferma questo:

“tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – (vi autorizzo a girarvi verso il vostro vicino di sedia e a dirgli “compreso te”!) ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.” (Romani 3:23)

Dio mi ha perdonato tramite Gesù.

“Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà, e non li hai abbandonati.” (Neemia 9:17b)

Questo è il senso della grazia: ammetto le mie colpe, ammetto le mie imperfezioni, ammetto il mio spirito ribelle, e Dio dice: “OK figlio mio (o figlia mia), io ti perdono immediatamente, gratuitamente, completamente e ripetutamente”.

Il fatto è che sei indebitato di brutto con Dio, e non potresti mai ripagarlo del tuo debito; è per quello che è Dio a prendere l'iniziativa e a cancellarlo unilateralmente.

Una domanda: come ti saresti sentito se tu fossi stato il servitore della storia? Se avesti avuto un debito di 8.600.000 Euro cancellati così, con uno schiocco di dita?

Avresti provato gioia, riconoscenza, avresti voluto offrire da bere a tutti...Non accade così con il servitore. Leggiamo assieme:

“Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!" Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò". Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.” (Matteo 18:28-30)

Questo è interessante; al servitore sono stati appena condonati 8.600.000 Euro e non mostra alcuna pietà verso un'altra persona da cui deve avere...sapete quanto erano cento denari? Più o meno 12 Euro!

Ora, la legge romana autorizzava lo “strozzamento del debitore”, e il servitore era nel suo pieno diritto. Ma perché agiva così?

La ragione è una soltanto: non credeva che il suo re gli avesse realmente condonato il debito. Si sentiva ancora come se dovesse ripagarlo, e per questo andava cercando persone da cui riavere indietro soldi.

In una parola: si sentiva ancora “colpevole”. Quello che la storia di Gesù ci insegna è che se non mi sento perdonato, non sono capace di perdonare; se non sento di aver ricevuto grazia, non so darla; se non mi sento libero dai miei peccati ed errori non so liberare gli altri dai loro.

Gran parte delle persone che sono facili a giudicare, che sono risentite, che non fanno mai cadere nulla per terra ma che tengono tutto ben alto e di fronte agli occhi per potertelo ricordare al momento opportuno, sono persone che si sentono colpevoli. E tendono a far pagare agli altri il loro sentirsi tali.

Le persone che sanno perdonare di più al mondo sono le persone a cui di più è stato perdonato; le persone che dispensano grazia agli altri sono le persone a cui la grazia è stata dispensata in maniera abbondante.

Vorrei farti una domanda: stai cercando di ripagare Dio per le tue trasgressioni? Forse credi in Gesù, ed hai accettato la sua salvezza, ma dentro di te c'è qualcosa che ti dice che “non basta” che “devo fare di più”, che “gli devo questo a Dio”?

Non puoi! Sei indebitato di brutto... anzi, lo eri! Ora sei libero grazie a Cristo!

“Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.” (Efesini 4:32)

Rilassati, sei “in Cristo”; ricordati che colui a cui più è perdonato, più sa perdonare!
Devo perdonare quindi perché Dio mi perdona.

2. Perché il risentimento è una auto-tortura

Ogni qualvolta provi rancore e risentimento verso qualcuno, sappi che quel qualcuno a) non ne subisce alcuna conseguenza b) probabilmente neppure si ricorda del motivo del tuo rancore c) l'unico che ne paga le spese sei te.

Il passato è passato, e se tu lasci che ferite del passato continuino a condizionare il tuo presente, questo si chiama auto-tortura.

Giobbe la mette in questi termini:

“No, il cruccio non uccide che l'insensato e l'irritazione fa morire lo stolto.” (Gobbe 5:2)

Se ti aggrappi al risentimento, sei insensato e stolto...e in più muori tu (non l'altro): vedi un po' se ti conviene!

Continuiamo con al storia che Gesù ci racconta: quando il re viene a sapere che quel servitore a cui erano stati condonati 8.600.000 Euro aveva fatto imprigionare un suo collega per soli 12 Euro, diventa furioso, lo fa richiamare e gli dice queste parole:

“Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti; non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?" E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva.” (Matteo 18:34)

E, chiaramente, essendo un debito impossibile, significava una condanna a vita.

La parola “aguzzini” in greco è “basanistace” che significa “torturatori”. Gesù è arrivato al punto: se colui a cui Dio ha perdonato gli 8.600.000 Euro strozza un suo collega per 12, allora lo si dia ai torturatori. Se a te che ti è stato perdonato moltissimo non perdoni l'altro che ti deve poco, allora devi essere dato al torturatore. E sai chi sarà il torturatore? Te stesso!

Il risentimento è una tortura; se porti amarezza nel tuo cuore, il tuo cuore diventerà il peggior posto dove vorresti essere; diventerà una camera di tortura che porterai con te dentro. Non sono gli altri a farti star male, ma te stesso, perché non vuoi lasciar andare, perché continui a ripetere “non lo perdonerò mai”.

E' qualcosa dentro di te che ti divora come un cancro; ed in realtà il risentimento è peggiore del cancro, poiché puoi curare un cancro, ma non puoi curare il risentimento sino a che chi lo porta non decide li lasciarlo andare, di liberarsene.

Lo sai, il risentimento può persino farti ammalare! Non scherzo! Ci sono fior di ricerche mediche dove viene detto che le persone che portano per molto tempo il risentimento verso qualcun altro hanno il doppio delle possibilità di avere un ictus, tre volte quella di avere un infarto e quattro volte la possibilità di avere una ipercolesterolemia.

Altri studi affermano che il rancore protratto nel tempo innalza la possibilità di sviluppare il diabete o il cancro. Fratelli, sorelle, noi non siamo stati progettati per portare con noi il risentimento!

E poi, quale effettivo bene trovo nel risentimento? Giobbe afferma questo:

“L'uno muore in mezzo al suo benessere, quand'è pienamente tranquillo e felice, ha i secchi pieni di latte, e fresco il midollo delle ossa. L'altro muore con l'amarezza nel cuore, senz'aver mai gustato il bene. Entrambi giacciono ugualmente nella polvere, e i vermi li ricoprono. (Giobbe 21:23-26)

Il risentimento ti fa ammalare, e non cambia il tuo destino.

Ti faccio una domanda: quale memoria dolorosa stai conservando? Quale cosa ti tortura tutte le volte che ci pensi? Forse è un singolo evento, forse è un comportamento protratto nel tempo di una persona specifica.

Lascialo andare! Liberatene! E' per il tuo bene, non per quello dell'altro!

Debbo dunque imparare a perdonare perché Dio mi perdona e perché il risentimento è una auto-tortura. Ma c'è anche un'altra ragione-

3. Perché hai bisogno di essere perdonato quotidianamente

La Bibbia ci insegna in modo molto chiaro che non possiamo ricevere ciò che non vogliamo dare.

Lo ripeto: la Bibbia ci insegna in modo molto chiaro che non possiamo ricevere ciò che non vogliamo dare. Cosa dice Matteo 6:12?

"rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori"

un'altra versione dice:

"perdona le nostre offese come noi abbiamo perdonato quelli che ci hanno offeso"

Quante volte hai pregato il Padre Nostro? Hai mai riflettuto su quello che stavi pregando?

Perdonare è uno “stile di vita”; non è qualcosa che fai una volta e basta per sempre. Devi accettare il perdono da Dio e dagli altri, ma allo stesso tempo devi offrire il perdono. Il perdono deve essere costante e continuo, deve essere goduto e applicato.

John Wesley era un famoso teologo inglese del 1700: un giorno una persona parlando con lui gli disse” Ah, io non perdonerò mai quel tale!” E Wesley gli rispose: “Beh, allora mi auguro che lei non abbia mai peccato”.

La Bibbia dice che verremo perdonati con lo stesso metro con cui perdoniamo. Se non perdoniamo, è come se bruciassimo il ponte che stiamo percorrendo per raggiungere il Cielo.

Infatti Gesù stesso afferma questo come chiusura della sua storia:

“Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello". (Matteo 18:35)

Sottolineate la frase “con il cuore”; il perdono che Gesù richiede non è solo quello che proviene dalla testa - io so che ti debbo perdonare-, ma anche quello che viene dal cuore -io sento il bisogno di perdonarti-: lo so, lo sento, lo faccio, sono libero!


Assieme alle note avete ricevuto anche un piccolo foglietto vuoto: questo vi servirà stasera per un piccolo “esercizio” che, spero, vi aiuti a liberavi completamente delle cose che hanno controllato sino ad oggi la vostra vita.

Nessuno deve vedere il foglietto: è privato, tra te e Dio. Vi chiedo, da qui alla fine del messaggio, di scrivere le persone che vi è difficile perdonare, o le persone che non volete perdonare, oppure le persone pensando alle quali sentite un crampo nello stomaco.

Nell'ultimo messaggio vi avevo assegnato un test che riguardava il sentirsi “colpevoli”: era una lista di “peccati” per i quali ci sentiamo “impuri davanti a Dio. Questa settimana voglio farvi invece quattro domande: se mentre fate questo test vi viene in mente una persona specifica, allora scrivetela nel foglietto. Nessuno dovrà vedere ciò che avete scritto. Scrivetelo e piegatelo in due per coprire i nomi.

1° domanda: test dell'accusa:
  • chi accusi maggiormente per la tua infelicità? “Se solo facesse questo, allora sarei felice” “se avessi avuto genitori differenti”, “se il mio fidanzato, mio marito, la mia ex, il mio datore di lavoro”...

Pensateci e, se vi sovviene un nome, scrivetelo sul foglietto (lo sto facendo per voi! Non voglio abbiate un ictus né un colesterolo alto!).

2° domanda: test della prova
  • quale è la prima persona che vi sovviene se vi chiedo quale sia la più grossa ferita della vostra vita?

Non ditemi che non avete niente da scrivere; ognuno di noi ha le proprie ferite nascoste, le nostre aspettative deluse. “avrei voluto che lui/lei fosse...”
3° domanda: test del segnapunti:
C'è qualcuno con cui tendi a tenere aggiornato il punteggio dei falli?

Mi spiego: ti capita mai di dire, quando qualcuno fa una certa cosa, “ Vedi! L'ha fatto un'altra volta!”?. E così tu tieni aggiornato il tabellone segnapunti nella tua mente, così che quando lui (o lei) ti dice :”hai fatto questo”, tu prontamente gli dici :”si, ma tu hai fatto quest'altro”.

C'è una sorta strana bilancia nella mente tra rimorso e accusa, così che ogni volta che fa qualcosa sbagliato la metti sul piatto così da bilanciare l'altro dove c'è il rimorso per le tue azioni.

Lo sai che la Bibbia dice: “l'amore non si ricorda dei torti subiti”?

Un tizio sta parlando ad un suo amico e gli fa: “L'altra sera ho litigato con mia moglie, e lei è diventata istorica!” “Isterica, vorrai dire” fa l'amico. E lui: “No, no, istorica, mi ha raccontato la storia di tutto quello che ho sbagliato nella mia vita!”

4° domanda: test della rassomiglianza:
  • Ti sei mai trovato a reagire negativamente verso qualcuno solo per il fatto che rassomigliava a qualcun altro?

Questo è uno dei maggiori problemi nel matrimonio, dove la moglie reagisce al marito come se stesse reagendo a suo padre, o il marito reagisce alla moglie come stesse reagendo a sua madre.

Questo non va bene. Se sei stato ferito da una donna, perché la devi far scontare a tua moglie solo perché è donna?

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In che modo posso liberarmi dalle ferite che altri hanno fatto nella mia vita, dunque? La Bibbia dice che ci sono tre cose che io debbo fare per liberarmi, per riconquistare la libertà. Pensate alle persone che avete scritto (o che avreste dovuto scrivere) nel foglietto.

1. Le lascio a Dio

In che modo? Dicendo: “OK Dio, io voglio dimenticare, voglio che sia tu a segnare i punti, voglio che sia tu a fare giustizia.” La Bibbia dice:

“Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: "A me la vendetta; io darò la retribuzione", dice il Signore. “ (Romani 12:19)

Chi meglio di Dio può tenere il segnapunti? A lui la vendetta, a te il perdono. Tuttavia, quando si parla di perdono, c'è qualcuno che storce il naso: “Dopo tutto quello che mi ha fatto, dovrei pure perdonarlo?”.

Questo capita perché c'è una grande confusione su cosa significhi il perdono.

Lasciate che vi spieghi cosa non è il perdono: il perdono non è l'immediato ripristino della fiducia. Il perdono è istantaneo, la fiducia va riconquistata nel tempo. Perdonare qualcuno non significa che devi di nuovo avere fiducia in lui. Lui deve riguadagnare la fiducia che ha perso dinanzi a te.

Molti non vogliono perdonare perché pensano che dovranno anche fidarsi di nuovo . Se una donna è stata picchiata dal marito, e lei se ne è andata da casa e il marito va da lei e gli dice ”sono profondamente dispiaciuto delle mie azioni. Mi puoi perdonare?” la moglie deve perdonarlo. Non c'è scelta.
Ma il perdono non significa che deve tornare subito col marito: assolutamente no. La fiducia è stata rotta, la fiducia deve essere riconquistata col tempo.

Il perdono è qualcosa che riguarda te, il ripristino della fiducia riguarda l'altro, e tu non hai potere su esso.

Per liberarmi dalle mie ferite, le lascio a Dio.

2. Le curo con la Grazia di Dio

La Grazia di Dio è la sola cura che possa cacciare fuori dai vostri pensieri quelle persone che controllano la vostra vita.

Si, perché è questa la verità; tramite le tue ferite, tramite il tuo risentimento, quelle persone che non hai perdonato in realtà ti controllano. Quando dici a qualcuno “tu mi fai diventare matto” stai dicendo che quella persona, tramite il suo comportamento verso di te, può controllare le tue emozioni.

Ebrei 12 dice questo:

“Badate che nessuno resti privo della grazia di Dio. Fate attenzione che non spuntino germogli di odio e amarezza a darvi fastidio e a contaminare molti di voi.” (Ebrei 12: 15 VP)

La Bibbia ci dice che SE restiamo a secco di grazia, si possono sviluppare “piante infestanti” che pian piano avvelenano tutto intorno. Una sola persona amara all'interno di una famiglia può avvelenare l'ambiente per tutti...se tutti sono privi della grazia di Dio.

E, sapete, l'amarezza è ereditaria: genitori amari producono figli amari che saranno genitori amari che produrranno figli amari...Vivi una situazione simile? Vuoi interrompere il ciclo perverso? Riempiti della grazia di Dio.

Il fatto è che, se non hai la grazia di Dio, diventerai amaro. Perché? Perché la vita è ingiusta, perché viviamo in un mondo caduto dove il peccato è la legge del mondo. Dove i malvagi prosperano e i giusti vengono oppressi (leggete Ecclesiaste per saperne di più).

Pensate al nome del vostro foglietto. E' giusto che, dopo avermi rovinato la vita, io lo o la perdoni? Che se ne vada, senza nemmeno una giorno di prigione, una multa, una reprimenda? La risposta è NO! Non è giusto!

Il perdono E' ingiusto e scorretto. Perché non punisce, non sanziona, non ristabilisce ciò che è stato tolto. Ma qui non stiamo parlando di giustizia, o di correttezza, ma di grazia.

La stessa grazia tramite la quale Dio ti ha perdonato. Era giusto che Dio ti perdonasse? Era giusto che Gesù morisse per i tuoi peccati? Non era giusto, non è giusto.... ma è per grazia che siamo stati salvati!

Il perdono è gratuito, ma non è economico: è costato la vita di Gesù. Perdonarci a Dio è costato Suo Figlio. Mentre lo stavano inchiodando alla croce Gesù gridava “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”

Stava dicendoti : “Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo...”Stava dicendo: “Non lo meritano, non sanno neppure ciò che stanno facendo, ma Padre, perdona loro!”


Le mie ferite le lascio a Dio,e le curo con la Grazia di Dio; ma c'è un'ultima cosa che devo fare per essere libero.

3. Le inchiodo alla croce di Gesù.

La croce era destinata a essere un simbolo di umiliazione, ma tramite Gesù è divenuta il simbolo più grande della potenza di Dio.

Gesù sulla croce ha spezzato le catene del peccato e della morte, delle cattive abitudini e delle dipendenze. Ed ha il potere di liberare anche te.

Liberarti da cosa, o da chi? Liberarti dal sentirti colpevole, dal rancore, dal dolore. Liberarti dai rimorsi e dal risentimento. Non esiste alcun' altra cura potente come la croce.

Guardate questo versetto:

“Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato” (Romani 6:6)

Cosa significa “ il corpo del peccato fosse annullato”? Significa che normalmente, la nostra inclinazione non è di fare il bene, ma di fare il male.

La mia naturale inclinazione è che se mi fai male, io te ne faccio di più. La mia naturale inclinazione è che se tu dici qualcosa contro di me io dico due cose contro di te. Tutto ciò che viene dalla mia “ naturale inclinazione” è di fare il male, non il bene.

Sappiamo infatti che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse annullato e noi non serviamo più al peccato” (Romani 6:6)

Noi possiamo spezzare i lacci dell'amarezza, del sentirsi colpevoli, del risentimento, della preoccupazione.

Voglio porti una domanda: quanto vuoi guarire dalle tue ferite? In che misura vuoi lasciare andare? Oppure vuoi continuare a stringere le tue ferite e il tuo risentimento?

Voglio pregare assieme a voi:

Padre, solo tu sai quanto sono stato ferito (ferita) da quella persona. Non voglio più portare con me quel dolore ì: Non voglio essere una persona amara. Ma ho bisogno della tua Grazia e della potenza della Croce per liberarmi dalle mie ferite e per perdonare coloro che mi hanno ferito. D questo istante in poi voglio che la mia vita cambi. Voglio sperimentare il tuo perdono; Tu conosci tutto quello che ho commesso verso gli altri, e mi pento dei miei peccati. Grazie Gesù di essere morto per me; io accetto la Tua Grazia e il Tuo perdono. Ne avrò bisogno ogni giorno, per cui, stammi a fianco mio Maestro. Torno oggi a te, e scelgo di perdonare gli altri così come tu hai perdonato me; ed ogni volta che tornerà il ricordo della ferita ricevuta, io perdonerò ancora chi l'ha provocata, fino a quando non ne avrò più memoria. Guarisci il mio cuore con la tua Grazia e con la tua Croce. Tutto questo lo prego nel Tuo santo Nome. Amen

...

Questa settimana voglio che facciate un “atto fisico” che segni quello che spiritualmente è accaduto in voi, così che non ve lo possiate mai più dimenticare.
Voglio che inchiodiate fisicamente i nomi alla croce come promemoria fisico di una verità spirituale espressa in Colossesi:

“Egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce” (Colossesi 2:14)

La Bibbia ci dice che Gesù ha preso i nostri peccati e li ha inchiodati alla croce. Quello che farai oggi è un promemoria fisico del fatto che hai deciso di lasciar andare, di far cadere, di liberarti delle tue ferite.
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2 commenti:

Anonimo ha detto...

Grazie.

Unknown ha detto...

Grazie per questo incoraggiamento,chiede preghiera,perché subisco sul lavoro calunnia,tipo che sono omosessuale ecc,da quando sono nato di nuovo grazie Dio vi benedica grandemente..

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