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25 ottobre 2020

Guida tuo figlio sulla via di Cristo | 25 Ottobre 2020 |


I figli non sono nostri, ma sono una benedizione che Dio ci concede; spetta a noi crescerli facendoli consapevoli dell'amore che Cristo ha per loro.
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Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 23 min.

Qualche rapida spiegazione  per chi vede per la prima volta una “presentazione”.

Che cosa NON è la Presentazione

Non è “ un “battesimo asciutto”... senza acqua: Gesù ha detto prima di partire per tornare al Padre:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate” (Matteo 28:19-20a)

Gesù ci chiede di fare discepoli, di rendere le persone consapevoli che lui è morto per liberarci dai nostri peccati  e per essere nostro mediatore presso il Padre e poi di battezzarli come un atto di obbedienza.

Davide Noah non può capire ancora tutti questo, e scegliere di obbedire a Gesù. Quando sarà cresciuto spetterà a lui decidere se e quando battezzarsi.

Ma la presentazione non è nemmeno una cerimonia di “inclusione”, con la quale diviene membro della chiesa;  anche questo spetterà a lui, se vorrà un giorno fa parte di questa o di qualsiasi altra comunità di credenti.

Che cosa è allora?

La presentazione esisteva ai tempi dell'Antico Testamento  dove i genitori si recavano al Tempio  (quello mobile nel deserto durante i quaranta anni nel Sinai, quello di Gerusalemme poi) ed offrivano un dono al Sommo Sacerdote come “riscatto” per il figlio o la figlia nata; era come ammettere che quel figlio non era loro, ma gli era stato affidato. Il Salmo 127 dice:

“Ecco, i figli sono un dono che viene dal Signore; il frutto del grembo materno è un premio.” (Salmo 127:3)

Giovanni e Bianca,  presentando oggi Davide Noah alla loro chiesa, stanno ammettendo che lui non è  una loro proprietà, ma gli è stato concesso da Dio in “comodato d'uso gratuito” come premio.

Persino Gesù fu presentato al Tempio:

“I genitori portarono Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore, perché sta scritto nella legge di Dio: "Se il primo figlio di una donna è un maschio, deve essere consacrato al Signore".  In tale occasione i genitori di Gesù offrirono il sacrificio stabilito dalla legge: un paio di tortore o due piccioni.” (Luca 2:22-24 PV)

Il battesimo è per chi crede in Gesù; la presentazione è per chi è consapevole che i figli non sono nostri, ma sono un dono ed una benedizione di Dio.

Al tempo di Gesù era il Sommo Sacerdote  a ricevere le offerte: sarò dunque io a ricevere le offerte di Bianca e Giovanni?

Assolutamente no! Ebrei afferma che:

“Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo.” (Ebrei 34:14)

Ora il nostro unico e Sommo Sacerdote è Gesù... Lui ci ha riscattati, non dobbiamo ancora più pagare pegno al Tempio! Da Giuseppe e Bianca non vogliamo certo piccioni o colombe... (magari una crostata di Bianca... quella si...  appena finisce l'emergenza Covid e torniamo a pranzare assieme).

Perché allora siamo qui oggi? 

Vedete,  ogni genitore prima o poi si rende conto  che essere genitori  non è un compito facile. 

Dobbiamo incoraggiarci a vicenda,  pregare gli uni per gli altri  e sostenerci a vicenda  in quei periodi di stress in cui i nostri figli  attraversano momenti diversi.  Non esiste una formula facile,  ogni bambino è diverso,  tutti abbiamo bisogno di imparare... E quanto è bello sapere che abbiamo amici cristiani  che pregano e ci sostengono davanti a Dio. 

Essere  buoni genitori non significa dire:  "Ho tutte le risposte  e sarò un genitore perfetto". 

Ma è dire:  "Non posso farlo da solo  e ho bisogno dell'aiuto dei miei fratelli e sorelle credenti... Potete pregare per noi? "

Bianca e Giovanni si impegnano oggi ad  aiutare Davide Noah  a crescere nella consapevolezza  che Dio esiste, che è un Padre buono, e che Gesù è suo figlio e che può essere il suo amico per la vita... se lo accetterà e lo seguirà. Allora sarà battezzato.

E' un compito difficile,  e noi come loro chiesa  promettiamo solennemente di aiutarli in questo.

Ho fatto già vedere in passato la foto di questa conca: 

Ormai non c'è più... L'ho buttata...  e devo dire che non è stato facile...

Non aveva alcun valore,  era solo una conca in plastica  comperata al supermercato, ma rappresentava qualcosa di speciale  tra me e i miei due figli quando erano ancora neonati.

I miei figli passavano gran parte della giornata ad essere accuditi dalla madre... ma la sera, tra le sette e le otto,  erano tutti miei!

Correvo  a casa dal mio lavoro, riempivo di acqua calda quella conca,  chiudevo la porta del bagno, prendevo mio figlio tra le mani  e lo immergevo in qualcosa di buono,  qualcosa di rassicurante, qualcosa che gli ricordava forse  il grembo di sua madre.

E mentre le mie mani  lo sostenevano nell'acqua  ci scambiavamo lunghi sguardi pieni d'amore.

In quei momenti io ero  il suo sostegno,  l'amore,  e il benessere.

A molti genitori piacerebbe  continuare per sempre questo tipo di rapporto, essere indispensabili (la nostra cultura italiana ci aiuta molto in questo).

Ma purtroppo, o per fortuna,  i figli crescono (e i genitori invecchiano), le conche si rompono, e non basta più l'acqua calda  e una mano sotto la testa...

Arriverà un momento in cui  il ricordo della conca sarà lontano, sarà, appunto, un ricordo, e noi genitori non potremo più essere il sostegno l'amore, il benessere. Non l'unico e non il più importante.

Quale mano sorreggerà i nostri figli nel fluido della vita, quando non sarà più  un liquido caldo e rassicurante? (Vi pare un fluido caldo e rassicurante la vita di oggigiorno?)

Quale “conca” troveranno per essere caldi, protetti, al sicuro? Quale sguardo li fisserà per trasmettere loro amore?

Bianca e Giovanni vogliono oggi fornire a Davide Noah  un'“altro ” tipo di mano,   un “altro” tipo di conca  e un altro sguardo d'amore...

“Signore, tu mi hai esaminato e mi conosci.  Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu comprendi da lontano il mio pensiero.  Tu mi scruti quando cammino e quando riposo e conosci a fondo tutte le mie vie.  Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua, che tu, Signore, già la conosci appieno.  Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle e poni la tua mano su di me.” (Salmo 139:1-5)

Viviamo in un mondo relativista, dove credere in qualcosa o in qualcuno  non è così importante;  l'importante è credere in noi stessi:  “Tanto ce la faccio da solo.”

Oppure dove basta credere a qualsiasi cosa,  filosofia o religione, è una via verso la sommità di un monte dove siede “qualcosa” di molto potente,  tanto fa lo stesso. 

Quella di Bianca e di Giovanni  è una grande sfida. Ma Gesù ha detto:

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)

Tu potresti dirmi: “Allora Marco, tu vuoi che Davide diventi della stessa religione tua  e di Bianca e Giovanni, perché pensi sia la migliore, vero?”

Io ti rispondo che poco mi importa di che religione diventi. Se mi chiedete quale sia la migliore religione potrò elencarvene svariate che sono molto più belle,  piene di riti, profumi, vesti colorate, meditazioni, diete...

Tutte molto più affascinanti del cristianesimo che indicano una via per l'oggi, che appagano la nostra ansia. Ma tutte hanno un limite: sono per “l'oggi”, e appagano  noi stessi.

La via che Bianca e Giovanni hanno deciso di seguire e sulla quale vogliono accompagnare Davide Noah, non è quella di una religione, ma quella di un rapporto con qualcuno mandato dal Padre che  è sostegno (la mano!) è protezione (la conca!) ed è sguardo d'amore.

L'apostolo Paolo afferma:

“...l'amore non verrà mai meno...”.  (1 Corinzi 13:8 PV)

La religione può deludere, gli uomini che la seguono anche (quello è matematico). Ma l'amore di Cristo,   quando hai un rapporto personale con lui, quello non verrà mai meno,

In tanti proveranno a convincere Davide Noah che lui è un caso,  e  che nulla esiste oltre se stessi. Oppure che che una filosofia o l'altra  una religione o un'altra, tutto va bene ugualmente, l'importante è che ci credi davvero.

Spetta a Bianca e a Giovanni di fargli vedere quale differenza fa nella loro vita la relazione che hanno con Gesù.

E' per questo che Bianca e Giovanni lo presentano a Dio che lo conosce già, perché lo ha creato, chiedendo il suo aiuto 

E' per questo che noi, come loro chiesa ci impegniamo oggi a sostenerli  in quella che è e sarà una battaglia, in preghiera, in atti, in testimonianza, in amore verso Davide e verso i suoi genitori.

Nonostante tutto, arriverà un giorno dove Davide  Noah dovrà decidere da solo, se la via dove lo hanno accompagnato Bianca e Giovanni è anche la sua.

Non dovrà scegliere tra “la religione di mamma e papà” e qualche altra, filosofia o religione, o il  niente;  ma dovrà decidere se ne vale la pena di avere un rapporto personale con Cristo.

Se deciderà che ne vale la pena potrà lui stesso diventare acqua che conforta,  braccio che sostiene  e sguardo d'amore per altri.  Sarà chiamato ad esserlo.

Noi oggi lo presentiamo a Dio,  che lo conosce bene,  pregando per lui e per i suoi genitori affinché possiamo un giorno sentirlo dire queste parole:

“Poiché tu sei la mia speranza, Signore, Dio; sei la mia fiducia sin dalla mia infanzia. Tu sei stato il mio sostegno fin dal grembo materno, tu m’hai tratto dal grembo di mia madre; a te va sempre la mia lode.” (Salmo 71:5-6)

Preghiamo

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29 settembre 2019

Come ottieni l'aiuto che cerchi? | 29 Settembre 2019 |

Quando la vita fa male dove trovi persone  che possano essere usate come strumenti per poter ricevere la Grazia di Dio che ti aiuta? Se vivi la tua vita in una chiesa sana, solida, non dovrai temere: le troverai nella tua chiesa locale, e nei suoi piccoli gruppi.
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Tempo di lettura: 10 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 31 min.

Stiamo all'ultima parte del lungo viaggio iniziato sei settimane fa  riflettendo su “quando la vita fa male” quando si concretizzano le parole di Gesù;

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Se è vero che Gesù ci ha chiaramente detto che il male sarà parte dell'orizzonte del credente, dall'altro lato ci ha anche detto di farci coraggio (il verbo greco è “tharseō” non “avere coraggio”, prenderlo da qualche parte dal di fuori di noi, ma “essere il coraggio”, diventarlo noi stessi) perché “io ho “nikaō” (lo stesso verbo usato da una ditta di materiali sportivi “nike”) conquistato il mondo”.

Nella Bibbia troviamo la strategia  per “essere coraggio”  diventare coraggio.

Siamo partiti dicendo che nel male, Dio si cura di noi, ha un piano, così come lo aveva per Naomi e Rut.

Gesù è la fonte di coraggio, perché ci da speranza ed aiuto come la aveva dato a Marta e Maria che avevano visto morire il fratello Lazzaro.

Abbiamo visto poi che Dio è pronto a consolarci ma che noi dobbiamo accettare di essere consolati affinché possiamo consolare altri,

Che non dobbiamo paragonare quello che ci accade con quello che accade agli altri, perché la felicità e il successo  di chi non segue e non obbedisce a Dio sono momentanei.

E infine, la settimana scorsa abbiamo visto che lo strumento che Dio usa per aiutarci quando al vita fa male è la Grazia.

Sapete, mio figlio Ben ed io  vendiamo nel nostro negozio diversi “strumenti” per le lavorazioni meccaniche. Sono strumenti che rendono possibile costruire, riparare, modificare: questo, ad esempio, è un “tornio”, e serve per lavorare i metalli.



Questo tornio può fare moltissime cose, ma ha necessità di due cose: l'elettricità e l'utensile.



Che cosa è l'utensile? L'utensile è questo:







E a che cosa serve l'utensile? Serve a fare questo:




Il tornio, senza l'utensile, sebbene abbia la capacità di modificare un pezzo sebbene abbia l'energia per muoversi non può fare nulla!

A questo punto voi vi starete domandando se sto bene... o forse pensate voglia vendervi qualcosa dal nostro negozio. Seguitemi per un attimo nel ragionamento.

Quando la vita fa male,  abbiamo detto che abbiamo bisogno di speranza ma soprattutto di AIUTO! Qualcosa che modifichi la vita che stiamo vivendo.

La settimana scorsa abbiamo detto che lo strumento  con cui Dio ci viene in soccorso è la Grazia. La Grazia è lo STRUMENTO... ma lo strumento Grazia ha bisogno di un utensile per poter modificare la mia vita quando la vita fa male.

Dio ha due tipi di utensile  per modificare la tua vita. Uno diretto, e uno indiretto.

Il primo, quello diretto, si chiama “miracolo”: Dio vede, Dio ascolta, Dio fa... ed io sono guarito.

Paolo afferma:

“Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quello che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona.” ( 2 Corinzi 9:8)

Dio ha la potenza che serve  per far arrivare la Grazia direttamente. Ma Dio ha anche  un secondo “utensile”: quello indiretto:

Sempre Paolo dice:

“Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10b)

Per cosa siamo stati creati? Per fare le buone opere  (in greco “ergon” = lavoro) che Dio ha preparato. A chi chiama Dio a fare il “SUO” lavoro? Me e te.

L'energia, la corrente per far girare il tornio la mette Lui. Chi è l'utensile che modifica la vita  di chi soffre? Siamo tu ed io.

Indovina quale metodo usa di più Dio tra quello diretto (lui fa) e quelli indiretto (te ed io facciamo) per mandare la sua Grazia su chi soffre? Quello indiretto!

Questa che vi mostro adesso non è un versetto della Bibbia, ma è una affermazione di quello che la Bibbia dice in tutta la sua lunghezza:

"Quando Dio vuole fare qualcosa nel mondo, 
Egli invita i suoi figli e le sue figlie ad unirsi a lui nel farle”

Non che non possa fare da solo, ma Dio ama coinvolgere chi Egli ama.

Avrebbe potuto benissimo calare dal cielo l'Arca, ma ha chiesto a Noè e alla sua famiglia di farla.

(foto kit)

Questo che vedete è un kit medico: all'interno di esso ci sono strumenti e medicine che possono portare la guarigione, curare le nostre ferite, salvarci.

Se ci siamo fatti male, poco importa che la abbiamo in casa: se stiamo realmente male non riusciremo neppure ad aprirla. Abbiamo bisogno di qualcuno che la apra per noi, di un infermiere che arrivi, tiri fuori le garze, disinfetti le ferite, metta i punti, metta le bende.

Tu potresti pensare: “Eh, beh, Marco, facile per te... sei un pastore!  Sei un “esperto” nell'aiutare le persone, è il tuo compito... ma io? Io non sarei mica buono a farlo!”

Appunto! Dio ama prendere uomini e donne comuni con capacità normali (e talvolta anche meno) per fare le buone opere, per sceglierli come utensile  per modellare le vite di altri così che sia chiaro che non è la bravura dell'uomo ma la Grazia di Dio che ha fatto la differenza.

Paolo lo dice:

“Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti, ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti. Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti. Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio.” (1 Corinzi 1: 26-29 PV)

Dio non cerca superuomini o superdonne, ma uomini e donne che siano disposti a farsi usare  per diventare un canale tramite cui la Sua Grazia giunge ad altri.

Siamo convinti, allora che:

a) la Grazia di Dio arriva indirettamente tramite altri credenti

e

b) non servono supereroi della fede, ma persone di fede?


A questo punto la domanda è: dove trovo tali persone? Guardati attorno... ma non guardare i muri,
guarda le facce. La Grazia indiretta è disponibile se sei connesso, se sei connessa al corpo di Cristo, alla tua chiesa locale.

La prima chiesa mai esistita al mondo era quella di Gerusalemme, quella che aveva conosciuto Gesù di persona: e Luca ne parla così.

“Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. (…)  E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore,  lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.” (Atti 2:42, 46)

La prima chiesa non si incontrava la domenica... ma soprattutto faceva tutta una serie di attività che erano molto di più dell'andare in chiesa:

1) Ascoltavano l'insegnamento degli apostoli erano fortunati,  non dovevano leggere il Nuovo Testamento, lo ascoltavano “in diretta” mentre veniva scritto.

2) Avevano “comunione fraterna, in greco “koinōnia”, che significa, semplicemente
“comunicare l'uno con l'altro”, si parlavano.

3) Mangiavano assieme e durante il pasto  ricordavano il sacrificio di Gesù.

4) Andavano assieme al tempio, come oggi noi veniamo in chiesa la domenica.

5) Cantavano e pregavano assieme.

La chiesa non era “un'oretta domenica”... ma era vivere assieme ad altri credenti...

Dove troverai l'utensile adatto perché la Grazia di Dio modelli la tua vita?

L'infermiere che apra la borsa medica? Dio ha promesso di usare uomini e donne normali per portarti la sua Grazia quando la vita fa male... ma tu, quelle persone che Dio ti vuole provvedere le stai realmente incontrando?

La Grazia è disponibile... se vivi in mezzo al corpo di Cristo!

Giacomo, il fratello di Gesù, dice:

“C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno di animo lieto? Canti degli inni.  C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.  Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.” (Giacomo 5:13-17)

La Grazia che ti serve quando la vita fa male, non la trovi in una sera: la costruisci vivendo assieme  a uomini e donne come te in "koinōnia”, “comunicando l'uno con l'altro” nei momenti di calma.

Paolo dice:

“Aiutatevi a vicenda nelle difficoltà e nei problemi; così facendo avrete fatto ciò che vi chiede la legge di Cristo.” (Galati 6:2 PV)

Sai che cosa significa tutto questo? Venire la domenica... si... Pregare....si... ma soprattutto, avere "koinōnia”, “comunicare l'uno con l'altro”... e questo si chiama, semplicemente,  “piccolo gruppo”.

Gli ultimi quattro anni sono stati per Janet e per me veramente difficili con la malattia della sorella di Janet.

Sapete come è arrivata la Grazia di Dio che ci ha aiutato “quando la vita faceva male”? Attraverso il piccolo gruppo. Addirittura noi ne avevamo  uno in italiano e uno in inglese.

Lì siamo stati confortati, lì l'utensile ha modellato le nostre anime lì l'infermiere ha aperto la borsa sanitaria per curare le nostre ferite...

Ma non abbiamo scelto  di averlo perché Chris era malata ma c'era già QUANDO e successo.

I membri del nostro piccolo gruppo hanno agito secondo quello che Salomone ha scritto in Proverbi:

“Non rifiutare un beneficio a chi vi ha diritto, quando è in tuo potere di farlo.” (Proverbi 3:37)

In un piccolo gruppo capita talvolta di essere  il metallo da modellare ed essere consolati e la prossima di essere l'utensile che modella  che porta la consolazione della Grazia.

Vi ho chiesto sei settimane fa di fare un elenco di ciò che ti ha fatto male o di ciò che ti fa male o di ciò che ti farà potenzialmente male...

Non voglio vederlo, io ho il mio elenco, e so che Dio ha usato  le persone del mio piccolo gruppo per portarmi la Grazia nei momenti difficile, e so che Dio li userà ancora quando torneranno.

Guardalo: la Grazia che ti serve quando la vita fa male può arrivare direttamente da Dio... ma più spesso arriva da un figlio o da una figlia di Dio.

Se non hai un piccolo gruppo probabile tu non abbia neppure l'utensile quando la vita fa male.

Ti incoraggio a trovare un posto, un orario, e un gruppo di persone della tua chiesa per dare e ricevere la Grazia  che serve quando la vita fa male.

Preghiamo.

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23 dicembre 2018

Il miracolo del come - I miracoli che porta il Natale 3° parte | 23 Dicembre 2018 |

Avresti mai deciso, se tu fossi stato un potente, di far nascere tuo figlio in una stalla, povero, umile, debole? Dio lo ha fatto, perché Gesù potesse parlare a tutti, partendo dai più umili.
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Quando ero bambino io i regali non li portava Babbo Natale il 24 notte, ma la Befana la notte tra il 5 e il 6 gennaio...

Uno dei misteri e dei miracoli del Natale  che mi ha sempre affascinato da bambino era come fosse possibile per la Befana  consegnare giocattoli a ogni ragazzo e ragazza del mondo, volando su una scopa  e realizzare tutto questo  in una sola notte!

A furia di pensare, come bambino era arrivato ad una conclusione che mi sembrava abbastanza logica: la Befana era capace di fermare la rotazione del globo! Così facendo, fermava il tempo, e lei aveva tutto il tempo  per arrivare in tutte le parti del mondo!

E questo, secondo me, spiegava anche il fatto che mamma e papà ci volevano a letto presto;  infatti per la Befana era più facile  fermare la rotazione della terra se tutti quanti stavano fermi; è una questione di cinematica ed inerzia!

Alla fine, però, qualche dubbio lo avevo... Perché io dovevo stare fermo a letto, e papà e mamma invece continuavano a fare  su e giù per le scale fino alle due di notte? La mia teoria aveva più di una falla!

Alla fine dovetti decidere  che il come faceva la Befana era al di là delle mie capacità di comprendere...

Lo avrei dovuto accettare “per fede”. La cosa importante era che,  anche se non capivo  il come la Befana  facesse,  riusciva lo stesso a portare i doni a i bambini...
e specialmente a me!

A questo punto siete autorizzati a chiedermi: “Marco, che cosa c'entra la Befana coi miracoli del  Natale?” Infatti questo è il terzo messaggio sui miracoli che porta il Natale.

Abbiamo visto  nelle tre settimane di Avvento precedenti, il miracolo del “momento giusto”. Ovvero che Gesù è venuto in un momento della storia in cui il suo messaggio poteva arrivare più facilmente,
con persone alla ricerca spirituale, strade che collegavano il mondo conosciuto e una lingua unica da parlare (il latino).

La settimana scorsa abbiamo parlato del miracolo del “segno”: Dio pur di parlare con noi ha deciso di parlarci attraverso un “segno” che ognuno di noi potesse capire; e il “segno” sarebbe stato Gesù.

Questa settimana vediamo il miracolo del “come”.

Io non sapevo “come” facesse la Befana  a portare i doni a tutti i bambini del mondo, e  il mio “come” sembrava logico solo a me... mentre c'era un “come” diverso, più semplice, più vicino a me.

Il “come fa la Befana” era, semplicemente,  attraverso l'amore  di ogni papà ed ogni mamma

Immagina per un attimo di essere Dio: per molti questo  non è nemmeno un grande sforzo  perché al mondo ci sono molti  che credono di esserlo, che tutto ruoti attorno a loro... ma sicuramente nessuno di noi.

Se tu fossi Dio, il creatore dei Cieli e della Terra, l'Onnipotente, “come” faresti arrivare tuo figlio nel mondo?

Io avrei avuto una serie di idee, che comprendono: una navicella interstellare, una eruzione , un asteroide.. insomma, qualcosa che “si vede che sono Dio!”

I. I “come” di Dio non sono i nostri

Parte del miracolo del Natale  è il miracolo del “come”.  I metodi di Dio vanno oltre i nostri metodi e la nostra comprensione.  Paolo scrive in Romani 11:33,

"Che Dio meraviglioso abbiamo! Come è immensa la sua ricchezza! Come è grande la sua saggezza e la sua sapienza! Per noi è impossibile capire i suoi metodi e le sue decisioni. "(Romani 11:33 BDG)

Paolo afferma una cosa semplice: “non cercare di capire i “come” di Dio, perché i suoi “come”  sono immensamente migliori dei nostri.”

Gesù  è venuto al mondo  come un bambino debole e indifeso.  Dio ha scelto di  nascere  attraverso dei  genitori umili e poveri.

Non è nato in un palazzo ma in una stalla.  E' nato da una giovane coppia che anche se avevano dei cuori  puri  non avevano alcuna rilevanza nella loro società e sul mondo.: non erano “star”

Erano semplici, ordinari, oscuri individui; eppure Dio scelse  quelli  per  essere i genitori di Gesù.

Non è il “come” che avrei scelto io... ma io sono io,  e Dio è Dio.

Isaia 55: 8-9 dice:

" «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore.  «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.» " (Isaia 55:8-9)

I come di Dio sono diversi dai nostri come. E non dovremmo stupirci di questo.

Se leggi la Bibbia troverai che quasi tutti i “come” di Dio, tutti i modi con cui lui è intervenuto e ha modificato la storia del mondo, sono esattamente l'opposto di ciò che io e te avremmo scelto.

Abraamo viveva ad Ur, una città che potremmo paragonare a New York, o Londra, importante, influente...

A me e a te sarebbe apparso logico farlo rimanere lì,  per formare un popolo scelto per Dio. Tante persone, tanti contatti...

E invece il “come” di Dio è dire ad Abraamo: “ Lascia tutto”  “Dove mi mandi Signore?”  “Non te lo dico,... non ora... ma c'è una terra promessa che ti attende.”

Io e te non avremmo scelto Giuseppe, il figlio più piccolino di Giacobbe,  e anche un bel po' presuntuoso, per salvare una nazione dalla carestia.

Io e te non avremmo scelto Israele, una nazione piccola  popolata da pastori semi analfabeti per diventare il popolo speciale di Dio.

Io e te  non avremmo scelto Davide come re, (e neppure Samuele); piccolino, giovane,  ma uno dei suoi fratelli,  più alti, più forti, più belli.

Io e te non avremmo scelto Betlemme,  un piccolo, insignificante punto  sul paesaggio di Israele,  per essere il luogo di nascita di Gesù.

Cosa è che lega tutti questi “come”  diversi dai miei e dai tuoi? C'è un minimo comun denominatore, qualcosa in comune tra essi?

II. I “come” di Dio portano gloria a Lui

I “come” di Dio non sono quelli “ovvi”, quelli più sicuri, quelli dove il risultato è certo al 99,9%... ma quelli dove il risultato è impossibile... se non per la mano di Dio, se non per la Sua potenza, se non per il Suo volere.

Più e più volte Dio ha scelto  gente semplice e ordinaria  attraverso la quale ha potuto fare  il suo straordinario lavoro.

Gesù nasce lontano da casa di mamma e papà, Nazareth. Nasce in una città piccola e sovraffollata,
Betlemme. Nasce non in una stanza ma in una stalla, e non era attrezzata a sala parto.  Nasce su una mangiatoia con del fieno che Giuseppe aveva forse cambiato con quello che c'era prima, e avrà allontanato anche qualche cacca, penso.

Nasce avvolto su teli strappati per fare delle fasce perché in una stalla non ci sono panni puliti e bolliti.

Questo è il “come” di Dio. E in questo “come” a cui non avremmo pensato c'è anche il “come annuncia  la nascita”.

III. I “come” di Dio includono me e te

Se sei padre o madre, come hai annunciato la nascita di tuo figlio? Hai spedito bigliettini,  mandato SMS,WZP, email fatto una pagina su FB? E a chi li hai mandati? Alle persone che ami, a chi conosci già, a chi riteni “importante”?

Non è questo il “come” di Dio. Dio non annuncia la nascita di Gesù a re e regine, nemmeno ai leader religiosi o militari. Dio manda gli angeli  ad annunciare a dei pastori la nascita. E' come se tu mandassi l'annuncio  agli operai della fabbrica di cessi e piatti doccia  a Civita Castellana.

Dio non lo annuncia agli amici, o ai potenti, ma agli sconosciuti e ai deboli.

Se io e te fossimo vissuti 2018 anni fa,  anno più anno meno, a Betlemme e Dio avesse deciso di annunciarlo ai potenti la nostra vita non sarebbe cambiata per nulla.

Ma visto che Dio lo aveva annunciato per primi  agli operai,  ai contadini, agli umili io e te saremmo stati i primi a saperlo!

Il “come” di Dio, è fatto in modo che tutti sappiano,  a partire dai più poveri,  dai più deboli,  dai più umili

Dopo la sua resurrezione dai morti,  Gesù apparve per primo ad un gruppo di donne, non  ad Erode, o a Ponzio Pilato, o a Caifa.

Se fossi stato io, la mia natura umana  mi avrebbe portato per primo da quelli là per fargli una gran pernacchia:  “Tanto sono vivo!”

E invece è andato dalle persone  che contavano meno in quel momento in Israele, da quelli che erano scappati per paura di essere presi, da quelli che lo avevano rinnegato pubblicamente da quelli che avevano dubitato e volevano mettere il dito nei fori,
per dirgli così:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19-20)

Per dirgli: “Ok,. Ora tocca a voi.”

Il miracolo del “come” è proprio questo: fare quello che nessuno potrebbe fare, attraverso strumenti  che nessuno vorrebbe utilizzare.

Paolo la mette in questi termini:

"Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti,  ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti.  Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti.  Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio. "(1 Corinzi 1: 26-29 PV)

E se io non posso vantarmi, se io non posso attribuirmi il merito, se io non posso prenderne la gloria... allora la gloria va a Dio!

I metodi di Dio non sono cambiati.  Usa ancora persone comuni  per compiere il Suo straordinario lavoro!

Le nostre capacità non sono importanti; il nostro atteggiamento e la nostra disponibilità, quelle si, che sono importanti.

Dio ci ha affidato il compito di annunciare che Lui è nato tra noi per portare perdono, pace, e salvezza, quello che chiamiamo “Lieta Novella”, quelle stesse cose  che gli angeli annunciarono ai pastori, spetta a me e a te annunciarle agli altri; anche a Natale... ma non solo a Natale.

IV. I “come” di Dio ci modellano

Cosa significa tutto questo per noi? Che se accettiamo i “come” di Dio tutto andrà bene? Che conoscere i “come” di Dio ci darà una vita facile?

La storia di Maria, la madre di Gesù, ci dice di no.

Fu lei stessa a chiedere un “come” a Dio?

“Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»” (Luca 1:34)

Dio ama tutti, Dio non ha riguardi personali... ma per Maria, fece un'eccezione, spiegando “come” sarebbe accaduto; attraverso l'intervento dello Spirito Santo.

Maria ebbe vita più facile sapendo il come?  Non proprio!  Sopportò lo “scandalo” di essere incinta senza essere sposata, partorì in una stalla, e subito fu costretta a fuggire in Egitto. E vide suo figlio morire in croce...

Accettare il come, o saperlo, non ci assicura una vita felice, anzi...

Attenzione: Maria chiese  il “come”, ma non chiese il “perché”.

Gran parte degli “eroi” della Bibbia, sono eroi “loro malgrado”. Hanno obbedito a Dio, ma hanno continuato a chiedere il “perché”.

“Perché scegli me, che sono balbuziente? “Mosè, fidati!”

“Perché scegli me, che sono troppo giovane?” “Geremia, fidati”:

“Perché scegli me, che odio i Niniviti?” “Giona, fidati”.

Maria non chiede mai “perché”. Maria accetta il “come”. Maria serve gli scopi.

Questo è un telo ricamato: ma soltanto guardandolo dal lato giusto vedremo il disegno.

(mostra il telo a rovescio)


Maria accetta ciò che gli fa vedere Dio, senza vedere l'immagine intera del ricamo, ma soltanto il pezzettino  a rovescio che Dio le fa vedere.

“Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». “ (Luca 1:38)

Dio è al lavoro nelle nostre vite  per produrre un bellissimo arazzo.  Dalla nostra prospettiva qui sulla terra  noi possiamo solo vedere il retro del ricamo.  Ma il fronte , quello non lo possiamo vedere.

In questa vita stiamo guardando il dietro dell'immagine, e spesso sembra tutta brutta,  tutta dolore, tutta angoscia, tutta incomprensibile, tutta una perdita di tempo, tutta uno spreco inutile di energie.

Maria si è lasciata modellare da Dio, senza chiedere perché, solamente obbedendo...

“Tu hai creduto che Dio avrebbe fatto ciò che ha promesso, ecco la ragione per cui ha dato a te questa meravigliosa benedizione!" (Luca 1:45 BDG)

Maria ha creduto a quel “come”... e ora vede l'immagine completa.

(mostra il telo dalla parte giusta)

Continua a fidarti di Dio,  anche se non capisci i suoi “come”.

 Continua a seguilo  e la tua vita sarà riccamente benedetta!

Il miracolo del Natale è il “come”,  è che Dio usa persone normali, come te e me  per realizzare cose straordinarie per il suo regno.

Il miracolo del “come” è un Dio che nasce debole, per portare potenza nella tua vita; spetta a te, e a me
accettare la potenza che è giunta a Natale.

Preghiamo.
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02 settembre 2018

Cosa metti in valigia? | 2 Settembre 2018 |

Cosa è che ti definisce realmente? Ciò che è  scritto sul tuo passaporto, oppure chi tu sei dinanzi a Dio? Cosa metti nella tua valigia quando vai nel mondo? Il tuo passaporto "civile" o quello del tuo cuore di figlio o figlia di Dio?
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Tra poco inizierà il nuovo “anno ecclesiastico” per la nostra chiesa e come ogni anno avremo progetti, obiettivi scommesse da vincere.

Per un bel po' di anni la nostra squadra è rimasta sempre la stessa magari qualcuno partiva ma molti arrivavano.

Questo sarà il primo da molti anni nella nostra storia che una buona parte dei prodotti del nostro “vivaio” ci lasceranno: chi per un po' chi per un tempo più lungo.

Come qualsiasi allenatore che si rispetti quando vedi quelli che hai allevato dalla categoria “pulcini” e poi su su, nelle giovanili, fino ad arrivare in prima squadra fino ad essere parte integrante della squadra, fino ad essere quelli a cui passi la palla “perché hanno più fiato” c'è un sentimento contrastante i molti di noi.

C'è l'orgoglio di aver cresciuto qualcuno che da ora in avanti, saprà “giocare da solo”, di averlo equipaggiato, di avergli insegnato tattiche e mosse  che gli serviranno in futuro.

Ma c'è anche l'umano dolore di sapere  che non li vedremo più con noi ogni domenica, chi alle percussioni, chi alla chitarra, chi alla console audio-video chi in sala a prendere appunti.

In questo messaggio vorrei darvi qualcosa da mettere in valigia; certamente non tutto quello che vi abbiamo dato in questi anni, ma quelle cose che possano entrare  nel vostro “bagaglio a mano” di credenti.

Cosa metti in valigia, allora? Quali sono le cose imprescindibili per fare un viaggio? I vestiti? Lo spazzolino da denti? Le cuffiette peri l'iPhone? Sono tutte cose che, seppur necessarie, le puoi comperare dove arrivi. E' per questo che la prima cosa da ricordare quando parti sono i soldi.

La seconda cosa davvero necessaria è, ovviamente, il biglietto. Devi controllare prima di partire di averlo stampato, di averlo nel portafoglio, oppure nella “app” del tuo telefono.

Ma sai, in fondo, anche se non hai i soldi, anche se hai dimenticato il biglietto, alla fine, sull'aereo ti ci fanno salire, in qualche modo.

La cosa di cui non puoi fare a meno in alcun modo, quello che è al primo posto delle cose da ricordare
è il tuo documento di identità; è ciò che dice chi sei, da dove vieni, a quale stato appartieni.

Allo stesso modo, non voglio che voi partiate da questa chiesa  senza aver messo nella vostra valigia ciò che vi servirà dove andrete.

Metti in valigia la tua vera identità

La prima cosa che vi chiederanno, nei posti dove andrete, sarà il vostro “documento di riconoscimento” per conoscere chi siete,  da dove venite,  il vostro nome.

La vostra identità come cittadini sarà facile da sapere: tutto è scritto su un libretto, nome, cognome, indirizzo, cittadinanza... ma come farai a far capire chi tu sei realmente? Come faranno a capire che tu sei un figlio di Dio, una figlia di Dio da lui amato, da lui amata? Sul tuo passaporto non ci sarà scritto.

Dove sta scritto il tuo vero nome,  il tuo vero indirizzo, la tua vera cittadinanza? Deuteronomio dice:

“Amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. Le parole di questo comandamento, che oggi ti do, restino nel tuo cuore: le ripeterai ai tuoi figli, le dirai quando ti corichi e quando ti alzi. Le legherai come un segno sulla tua mano e le porterai come un pendaglio davanti agli occhi. Le scriverai sugli stipiti della tua casa e all'ingresso delle città. (Deuteronomio 6:5-9 TILC)

Questo è quello che abbiamo fatto io ed altri  sia come genitori terreni,  sia come genitori spirituali, cercando di “scrivere nel vostro cuore” le leggi di Dio, e la Grazia di Cristo.

Come vedranno questo gli altri, da domani in poi, quando non farete più parte “fisica “di questa chiesa”?

C'è una lettera di Pietro, la prima, che penso possa interessare direttamente voi, e che molto di quello che dice Pietro possa esservi utile. In questo:

"Fratelli miei, come forestieri sulla terra, vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi che sono sempre in lotta contro la vostra anima. Comportatevi bene fra i non credenti, così, mentre parlano male di voi, come se aveste fatto del male, vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà. Per amore del Signore, siate sottomessi ad ogni autorità umana, sia che si tratti di capi di stato,  che di altre persone incaricate da loro di punire i colpevoli e di lodare quelli che agiscono bene. . (1 Pietro 2:11-14 PV)

Perché penso che possa esservi utile? Questa lettera era scritta a delle chiese in Turchia,  che si trovano in “prima linea”   sul fronte ovest del cristianesimo.

Erano sottoposti a una marea di pressioni dal mondo; erano in un certo senso "deboli",   perché erano neo credenti non ebrei.  non avevano grandi esperienze  o grande cultura biblica,  ed era difficile per loro  controbattere alla cultura dove vivevano.

Voi non siete neo credenti, e di sicuro avete molta più cultura biblica di loro, ma come loro dovrete fronteggiare un mondo di “non credenti”... e lo dovrete fare da soli. E questa volta, senza l'aiuto di papà, di mamma o della chiesa.

Quale è il suggerimento di Pietro?  “piuttosto che cercare di controbattere con quello che non conoscete,  fate vedere quello che siete.” Pietro esorta le chiese della Turchia a testimoniare con quello che avevano a disposizione:  la cosa più semplice, le loro vite.

Se nella vostra valigia avrete messo la vostra vera identità, l'essere figli, l'essere figlie di Dio, salvati per Grazia da Gesù, piuttosto che intavolare discussioni teologiche per dimostrare la vostra fede potrete, più semplicemente dimostrarla attraverso quello che siete e che fate.

Come fare? Pietro fornisce alcuni suggerimenti:

1. Siate forestieri sulla terra

Nei posti dove andrete, il vostro accento, i vostri cognomi tradiranno le vostre origini: sarete “forestieri” che significa “quelli che vengono da fuori”.

Col tempo, col passare dei mesi, forse degli anni, imparerete bene gli accenti, i vostri nomi verranno “deformati” nella lingua locale... e diverrete parte della nazione dove sarete, otterrete la cittadinanza, se non la avete di già.

Ma ricordatevi sempre che siete “forestieri”, che non appartenete né al popolo italiano né a quello britannico, né a quello canadese, né a quello rumeno... voi appartenete al popolo di Cristo!

Cosa distingue un “forestiero”  da uno “locale”? Che il forestiero tende a continuare le abitudini che aveva nella sua patria: il “tea” alle 5 per gli inglesi, il Thanksgiving” per gli americani, “'o' babbà al rum” per i napoletani...

I locali mangiano e festeggiamo cose differenti i forestieri continuano a mangiare e festeggiare le cose della propria nazione, anche se sono passati anni  da quando hanno lasciato la madre patria.

Perché gli altri vedano la vostra vera identità voi dovrete fare lo stesso: “Pietro lo dice:

“... vi prego di non aver nulla a che fare con i desideri malvagi che sono sempre in lotta contro la vostra anima. (v.11)

Continuate a praticare le cose buone che vi sono state insegnate, continuate a pregare, continuate ad avere misericordia, continuate ad amare sapendo che amare non è un sentimento ma una azione, continuate ad andare in chiesa ogni domenica.

2. Siate coinvolti con gli altri

Anche se sarete forestieri e continuerete a mangiare e a festeggiare le cose della vostra patria, e ad agire come vi è stato insegnato  ricordatevi che non siete “a casa” e che dovrete vivere in quella nuova nazione.

Questo significa  non rimanere un' isola , “coinvolgersi” nella vita e nella società del luogo dove sarete.

Questo non lo dico solo io, ma Pietro lo ha detto prima di me:

“Comportatevi bene fra i non credenti” (v. 12a)

L'abbiamo detto una marea di volte in chiesa: se vuoi testimoniare Cristo, devi vivere nella società. Paolo lo dice bene ai Corinzi:

“Vi ho già scritto nella mia lettera di non mischiarvi con quelli che commettono immoralità, 10 ma non parlavo degli immorali o degli avari, degli imbroglioni o degli idolatri, che sono nel mondo. Infatti, non potete vivere in questo mondo senza venire a contatto con gente del genere.” (1 Corinzi 5:9-10)

Una religione da "serra"  ha veramente poco valore per gli altri.  Essere cristiani solamente in una chiesa  non cambia la vita, né la nostra  né quella degli altri.

3. Non vi scoraggiate di agire bene 

Nelle vostre famiglie, nella vostra chiesa, se agivate secondo quello che vi era stato insegnato c'erano lodi e facce sorridenti.

Non aspettatevi nulla del genere dal mondo: non lo dico io, lo dice Pietro:

“così, mentre parlano male di voi, come se aveste fatto del male, vedranno quanto bene fate” (v. 12b)

Parleranno “male di voi” anche se agite bene, anche se agite con amore, rispetto, misericordia... ANZI, diranno che state facendo MALE!

Ma guardate i tre verbi che ho sottolineato: “parlano”, “vedranno” e “fate”.

Pietro sta dicendo:  “Le parole non si vedono, le azioni si!. Voi agite, e lasciate che gli altri parlino... perché nessuno vedrà le loro parole, ma molti vedranno le vostre azioni; e alla fine le vostre azioni parleranno più forte delle loro parole.”

La vostra vera identità di credenti, è agire come Dio vuole  piuttosto che parlare di Dio: l'amore non è un sentimento  ma una azione Con questo non sto dicendo che non dovrete mai parlare di Gesù a nessuno, anzi, tutt'altro, Gesù  stesso lo dice:

“Ciò che ora vi dico di nascosto, proclamatelo apertamente; ciò che vi sussurro all'orecchio, gridatelo dai tetti!” (Matteo10:27 PV) 

Non significa che dovrete  nascondere la vostra fede, Ma significa far si che le vostre parole  siano la conferma delle vostre azioni.  Significa abbracciare  un amico prima  e digli che lo ami dopo;  significa non adirarsi prima  e perdonare dopo;  significa aiutare il vicino di casa in difficoltà economiche prima  e parlargli del Signore dopo.

4. Siate servi utili per la gloria di Dio

“Un servo che non serve non serve”. Ricordate l'altro motto della nostra chiesa?

Tutto ciò che farete, e quando dico “tutto” intendo “tutto”, non solo quelle cose legate alla vostra fede, ma la vostra intera vita che vivrete, fatelo sapendo che porterà gloria a Dio.

Infatti Pietro dice:

“vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà.” (12c)

Attenzione:  Pietro non dice “se ci sarà un giorno in cui egli si avvicinerà.”  ma “nel giorno in cui egli si avvicinerà.”

Non è “SE” Dio si avvicinerà alle persone  con cui vivrete da ora in avanti, ma “QUANDO” Dio si avvicinerà a loro.

E quando avverrà, voi sarete l'esempio vivente di cosa significhi essere figli, essere figlie di Dio, E grazie alla vostra buona  testimonianza Dio riceverà la gloria.

5. Rispettate le leggi

Sembra quasi superfluo, ma Pietro sa come siamo fatti... Ci piace trovare “scorciatoie”, esplorare obbedienze “personalizzate”... In Italia c'è il detto “Fatta la legge, trovato l'inganno”.

Pietro dice invece:

"Per amore del Signore, siate sottomessi ad ogni autorità umana, sia che si tratti di capi di stato,  che di altre persone incaricate da loro di punire i colpevoli e di lodare quelli che agiscono bene." (vv.13-14)

Pietro dice: “No, voi non dovete obbedire alla legge per via della legge ma per l'amore che avete per Gesù, perché Gesù lo ha fatto”. Se leggete la rimanente parte del capitolo, spiegherà che Gesù ha rispettato la legge “fino a morire in croce” ma affidandosi alla giustizia di Dio.

Anche questo fa parte del “pacchetto” che definisce la tua identità di credente in Cristo.

Come credente sarai tenuto a rispettare le leggi del paese dove andrai; e questo comporta anche conoscerle, accettarle anche se lontane dalla tua cultura, e senza mormorare o cercare “scappatoie”.

Conclusione

Non so cosa porterai nella tua valigia se sarà pesante, o leggera, ma come tuo pastore ti dico: “Metti per prima cosa la tua vera identità” Chi sei realmente.

Sii forestiero, sii forestiera alla terra, Continua a praticare le cose buone che ti sono state insegnate,
la preghiera, la misericordia, l' amore , trova una chiesa dove adorare assieme ad altri Dio.

Sii coinvolto, sii coinvolta nella vita degli altri, perché così potrai testimoniare Cristo.

Non ti scoraggiare di agire bene, perché le parole rimangono parole, ma le azioni parlano più delle parole.

Sii un servo, sii una serva utile per la Gloria di Dio, ricordando che tutto ciò che fai nella tua vita può portare altri ad accettare Cristo.

Rispetta le leggi, perché Gesù le ha rispettate,  anche se erano leggi umane e sbagliate.

Pietro sintetizza così:

“Rispettate tutti, amate i fratelli, temete Dio e onorate chi vi governa.” (1 Pietro 2:17 PV)

Il tuo passaporto,  quello senza il quale non puoi partire da qua è chi si veramente. Ed è il medesimo passaporto che non solo voi dovete avere, ma anche ciascuno di noi che rimane

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.” (Efesini 5:1-2)

Metti questo come prima cosa nella tua valigia: metti la tua identità vera in Cristo.

Preghiamo


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10 settembre 2017

Perché il bene inizi il male deve finire - Il libro di Rut 1° parte | 10 Settembre 2017 |

La fine di qualcosa non è sempre un male: talvolta è l'inizio di una nuova benedizione.
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Oggi cominciamo una serie di messaggi sul libro di Rut. Passeremo un po' di tempo su questo libro, imparando da persone vere,  che vivono vite vere, che hanno problemi veri, alle quali risponde un Dio vero.

Sapete che i libri nella Bibbia non sono messi in ordine di scrittura, (il libro più vecchio non è Genesi, ma Giobbe, l'ultimo libro non è Apocalisse ma 2° Giovanni ) ma in questo caso è posizionati bene perché si trova tra Giudici e 1° e 2° Samuele.

La situazione di Giuda descritta in Giudici è una situazione di passaggio: non ci sono le grandi guide da Dio (Mosè, Giosuè), non ci sono ancora i re, ci sono i “Giudici”,, persone brave e oneste, ma senza una vera autorità...

La situazione è fuori controllo, ognuno fa quello che vuole,, la corruzione è diffusa, e Dio non è più al centro della vita di Giuda.

Il libro dopo Rut è 1° e 2° Samuele, che racconta la storia dei primi re di Giuda (Saul e Davide), dal “disordine” all'ordine.

Rut si svolge nel “disordine” e punterà verso l'ordine... ma questo lo vedremo tra sei predicazioni.

E' un po' la situazione in cui ci troviamo noi adesso: il mondo intorno è un gran macello, ma noi aspettiamo che torni il Re dei re Gesù; dal disordine all'ordine.

Leggiamo il capitolo 1 da 1 a 5:

“1 Al tempo dei giudici ci fu nel paese una carestia, e un uomo di Betlemme di Giuda andò a stare nelle campagne di Moab con la moglie e i suoi due figli. 2 Quest’uomo si chiamava Elimelec, sua moglie Naomi e i suoi due figli Malon e Chilion; erano efratei, di Betlemme di Giuda. Giunsero nelle campagne di Moab e si stabilirono là. 3 Elimelec, marito di Naomi, morì, e lei rimase con i suoi due figli. 4 Questi sposarono delle Moabite, delle quali una si chiamava Orpa e l’altra Rut; e abitarono là per circa dieci anni. 5 Poi Malon e Chilion morirono anch’essi, e la donna restò priva dei suoi due figli e del marito.” (Rut 1:1-5)

Il libro comincia con tutte cose brutte: FAME, FALLIMENTO, FUNERALI, E FINE.

FAME

Elimelec viveva a Betlemmme, che in ebraico significa “la casa del pane”... ma non c'è più pane!

Il Signore ha visto il peccato del popolo, ha visto i suoi figli e le sue figlie adorano altri dei,  rubano, sono egoisti, peccano contro l'orfano e la vedova... e ritrae la sua benedizione. La carestia arriva sul popolo di Dio.

Alcuni non sono così, ma l'effetto del male prevalente influisce sull'intera nazione (vi suona familiare?)

Elimelec (che significa “Dio è il mio re”) decide di trasferirsi a Moab (circa 60 km a nord) per trovare più cibo

Secondo voi ha fatto bene o ha fatto male? L'emigrazione è forse un peccato? Non è un peccato emigrare per dare possibilità migliori alla propria famiglia , ma lo è andare contro il volere di Dio (e tu ti chiami pure “Dio è il mio re”) se ti trasferisci a Moab!

Moab è un posto famoso per avere come dio Chemosh; era un dio “godereccio” e “pecoreccio”, le orge sessuali erano un  atto “normale e dovuto”.

L'origine dei moabiti era legata ad un parente di Abraamo, Lot (Genesi 19) che aveva messo incinta la propria figlia, generando la stirpe di Moab. Dio aveva espressamente vietato ai suoi figli di sposare le moabite.

Se la storia era iniziata con la FAME, ora continua col FALLIMENTO.

FALLIMENTO

Elimelec fallisce di seguire Dio: proviene da una famiglia credente  che gli mette nome “Dio è il mio re”, prende la tutta la sua famiglia, lascia Giuda, lasciando il tempio, (la chiesa di allora), gli amici credenti, la terra promessa, e li porta a Moab, senza un tempio,  dove si adora un altro dio,  senza amicizie credenti attorno.. per 10 anni!!!!

Perché parlo di fallimento di Elimelec? Perchè Elimelec è il capofamiglia, ed il capofamiglia è chiamato da Dio  a PROVVEDERE alla famiglia che DIO gli ha affidato, non solo economicamente,
ma anche (se non soprattutto) spiritualmente.

Come poteva supporre Elimelec che la sua fede, e quella della sua famiglia intera, sarebbe sopravvissuta in “apnea” per dieci anni?

All'inizio del nostro matrimonio la cosa irrinunciabile per entrambi, era dove avremmo adorato Dio
la chiesa come posto! E la seconda cosa irrinunciabile, era con chi avremmo adorato Dio, la chiesa come “Corpo di Cristo”.

Elimelec non si è domandato: “come andremo al tempio,  quali amici credenti avremo, quali donne credenti sposeranno i nostri figli”.

La vita non è solo cibo e soldi, ma è soprattutto rapporti e vita spirituale.

Ed era responsabilità di Elimelec come capofamiglia  di provvedere ad essi.

Voglio rivolgermi ai mariti: la tua famiglia è come un giardino che Dio vi ha dato in cura, tu sei il giardiniere di tua moglie e dei tuoi figli se ne hai. E se hai figli, tu sei il primo pastore di tuo figlio e di tua figlia.

Tuo figlio e tua figlia guardano in te,  e tenderanno a fare ciò che tu fai.

Se tu bestemmi loro bestemmieranno Se tu benedici loro benediranno. Se tu sei cinico loro saranno cinici. Se tu hai compassione, loro avranno compassione. Se tu preghi, loro pregheranno.

Elimelec si era preoccupato di nutrire il corpo dei figli, ma non lo spirito.. L'esempio che aveva dato era “fai quello che la tua testa ti dice”.

E infatti Malon (che significa “malato”) e Chilion (che significa “morente”) fanno di testa loro, e sposano due moabite.

Il Signore aveva detto questo al suo popolo circa le donne di Moab:

“Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli,  perché distoglierebbero da me i tuoi figli che servirebbero dèi stranieri e l’ira del Signore si accenderebbe contro di voi... L’Ammonita e il Moabita non entreranno nell’assemblea del Signore; nessuno dei loro discendenti, neppure alla decima generazione, entrerà nell’assemblea del Signore;  (Deuteronomio 7:3-4, 23-3)

Dieci generazioni sono circa 50 anni: vale a dire: “Se sposi una moabita non entrerai in chiesa... probabilmente mai più”. Eppure Betlemme era a 60 km...  avrebbero potuto fare un “week end”
e trovare una moglie credente.

Voglio rivolgermi ai nostri giovani: se sposi una credente (o un credente se sei donna), sarà normale: andare in chiesa, pregare assieme, insegnare di Gesù ai tuoi figli, dare la decima, chiedere aiuto a Dio...

Se sposi una non credente (o un non credente) tutto questo sarà fonte di attrito, di liti...
fino ad arrivare nei casi estremi alla divisione.. Lo dicono le statistiche:  i matrimoni più solidi e che durano tutta la vita sono quelli tra due credenti. I matrimoni con il più alto tasso di divorzio, sono quelli tra una persona  credente e una non credente.

Nello scegliere il vostro partner, dovete mettere sula bilancia l'amore, si, il carattere, si l'affiatamento, si … ma partendo dalla fede...  la tua fede in Cristo che deve essere anche la sua.

Fame, fallimento... tutto porta ad un epilogo tragico.

FUNERALE

Elimelec, Malon e Chilion, tutti e tre muoiono. La stirpe muore: Erano venuti a Moab per... vivere, e invece a Moab muoiono.

Dio non ha potuto provvedere a loro fisicamente (erano lontani dal tempio) né spiritualmente (erano lontani da Dio).

Naomi è SOLA! E non c'è un “piano B” (sarebbe meglio averlo): è la FINE!

FINE

Naomi capisce che il tempo a Moab è finito, che la sua vita è tornare nel paese di Dio, con la gente di Dio

“Allora si alzò con le sue nuore per tornarsene dalle campagne di Moab, perché nelle campagne di Moab aveva sentito dire che il Signore aveva visitato il suo popolo, dandogli del pane. 7 Partì dunque con le sue due nuore dal luogo dov’era stata, e si mise in cammino per tornare nel paese di Giuda. 8 E Naomi disse alle sue due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di sua madre; il Signore sia buono con voi, come voi siete state con quelli che sono morti e con me! 9 Il Signore dia a ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un marito!» Le baciò, e quelle si misero a piangere ad alta voce 10 e le dissero: «No, torneremo con te al tuo popolo». 11 E Naomi rispose: «Tornate indietro, figlie mie! Perché verreste con me? Ho forse ancora dei figli nel mio grembo che possano diventare vostri mariti? 12 Ritornate, figlie mie, andate! Io sono troppo vecchia per risposarmi; e anche se dicessi: “Ne ho speranza”, e anche se avessi stanotte un marito e partorissi dei figli, 13 aspettereste voi finché fossero grandi? Rinuncereste a sposarvi? No, figlie mie! Io ho tristezza molto più di voi, perché la mano del Signore si è stesa contro di me».14 Allora esse piansero ad alta voce di nuovo; e Orpa baciò la suocera, ma Rut non si staccò da lei. 15 Naomi disse a Rut: «Ecco, tua cognata se n’è tornata al suo popolo e ai suoi dèi; torna indietro anche tu, come tua cognata!» 16 Ma Rut rispose: «Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; 17 dove morirai tu, morirò anch’io e là sarò sepolta. Il Signore mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!» 18 Quando Naomi la vide fermamente decisa ad andare con lei, non gliene parlò più.” (Rut 1:6-18)

Naomi è onesta:  è arrabbiata con la vita... e con Dio. E non ne fa segreto con Orpa e Rut, le consiglia di tornare indietro “al suo popolo e ai suoi dei”. (v.15)

Come è un gran che come evangelizzatrice... ma è arrabbiata con Dio... ma Dio non è arrabbiata con lei... e provvederà per lei.

Nonostante stia deliberatamente cercando di rispedire le nuore alle orge di Moab, Rut decide di seguire Naomi...  ma soprattutto di seguire il Dio di Noemi.

Il tuo Dio sarà il mio Dio (v. 16)

Non è un atto di fede cieca di Rut, ma un atto deliberato, che parte dalla volontà: “Io DECIDO di seguire il tuo Dio...  e so che lui mi sta guardando in questo momento...”

Il Signore mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te (v. 17)

Per Naomi è la fine... ma non sempre la fine di qualcosa significa la fine di tutto... anzi!

PERCHE' IL BENE INIZI IL MALE DEVE FINIRE

Sempre  perchè qualcosa di buono inizi,  qualcosa di male deve terminare.

Orpa ritorna a Moab, e continua la sua vita...  e di lei non ne sappiamo più nulla... Rut decide di dare un taglio al passato, al dolore, al lutto... e il suo nome lo troviamo a chiare lettere in Matteo:

“Genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abraamo...Boaz generò Obed da Rut” (Matteo 1: 1, 5)

E' una delle tre donne citate nella genealogia tutta al maschile di Gesù (Rut, Raab e Maria)

Rut decide non per “comodità”: sarà una straniera, pagana, moabita, vedova… con una suocera acida, in Giuda... Sceglie per fede... Perché il bene inizi il male deve finire.

Quale male deve finire nella tua vita perché inizi il bene? A chi o a cosa devi decidere di dare un taglio perché inizi il bene? Quali cose “scomode” devi accettare di affrontare perché inizi il bene?

Naomi e Rut riprendono il viaggio nel deserto:

“19 Così fecero il viaggio assieme fino al loro arrivo a Betlemme. E quando giunsero a Betlemme, tutta la città fu commossa per loro. Le donne dicevano: «È proprio Naomi?» 20 E lei rispondeva: «Non mi chiamate Naomi; chiamatemi Mara, poiché l’Onnipotente m’ha riempita d’amarezza. 21 Io partii nell’abbondanza e il Signore mi riconduce spoglia di tutto. Perché chiamarmi Naomi, quando il Signore ha testimoniato contro di me e l’Onnipotente mi ha resa infelice?» 22 Così Naomi se ne tornò con Rut, la Moabita, sua nuora, venuta dalle campagne di Moab. Esse giunsero a Betlemme quando si cominciava a mietere l’orzo.” (Rut 1:19-22)

Il deserto che Malon e Chilion non avevano fatto per trovare una moglie credente, ora lo fanno due vedove, di cui una è arrabbiata con Dio...

Attenzione... è arrabbiata, ma non rinnega Dio! Non dice “Dio non esiste”!

Nella Bibbia ci sono in generale due categorie di credenti che hanno problemi con Dio:

il peccatore -----> deve pentirsi
l'affranto --------> deve essere curato

L'effetto è il medesimo: tutti e due sono lontani da Dio, tutti e due tengono Dio “a distanza” dalle proprie vite” tutti e due fanno “come se Dio non ci fosse... anche se sanno che c'è e che vede!

Naomi è affranta, a chi gli chiede della sua famiglia... "Marito?" "Morto."  "Figli?"  "Morti." "Nipoti?" " Non ne ho."

Ha bisogno di essere curata...

Sapete, il mio obiettivo per questa chiesa non è tanto la crescita numerica... non solo.

Il mio obbiettivo è avere sempre più una chiesa fatta di credenti onesti che non rispondono a “come stai” con “bene grazie”, ma che confidano le proprie ferite ad altri credenti onesti, per essere guariti.

Naomi è onesta. E' arrabbiata con Dio. Ma Dio non è arrabbiato con Naomi.

Uno dei nomi di Dio è Iavè Irè, che vuol dire “Dio provvede”.

E' Abraamo ha dargli questo nome, perché aveva provveduto un montone da sacrificare, al posto del figlio Isacco...  sangue per sangue, su un monte che allora si chiamava “Moria” che in futuro sarebbe stato chiamato... Golgota.

In che modo Dio è Iavè Irè? In che modo è un Dio che provvede?

Immaginate che Dio abbia due mani, una visibile, e una invisibile.

La mano VISIBILE di Dio è quella che opera i miracoli: una guarigione, una liberazione, una resurrezione.

La mano INVISIBILE di Dio è quella che sostiene, talvolta è chiamata “Provvidenza”.

Naomi non VEDE la mano VISIBILE di Dio: nessuna guarigione, nessuna resurrezione per marito e figli, ma nonostante questo la mano INVISIBILE di Dio la sostiene dandogli una nuora che la segue,
cibo per sfamarsi, la sua gente ad accoglierla.

Forse nella tua vita hai visto la mano VISIBILE di Dio, una volta, due, ... o mai... ma come credente devi VEDERE la mano INVISIBILE di Dio... quella che provvede cibo, amici, un luogo sicuro, forza... anche quando sei arrabbiato, anche quando sei arrabbiata...

Se Dio ha provveduto a Naomi vedova, figli morti, senza nipoti... Se Dio ha provveduto a Rut vedova, straniera, moabita, senza figli, vuol dire che sta provvedendo anche a te.

La storia di Rut avviene in Giuda, quando non c'è un re, in una città chiamata Betlemme, dove una vedova straniera moabita pagana si unirà a un credente, Boaz, per provvedere un re eterno che sarebbe divenuto il sacrificio perfetto agli occhi di Dio: Gesù.

Iavè Irè... Dio provvede...

Preghiamo

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27 novembre 2016

Come insegnare la via di Dio a tuo figlio | 27 Novembre 2016 |



C'è una via giusta per l'uomo,  che è quella scelta dal Signore.  Sta a te come genitore insegnarla a tuo figlio.

(Messaggio registrato il 7/12/2008)
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Questi pochi giorni che mancano al Natale sono per molti genitori un'estenuante corsa da un negozio
ad un' altro per trovare il regalo che i nostri figli hanno richiesto da tempo (a noi o a ... Babbo Natale, a secondo dell'età!), o che pensiamo sia utile o divertente per loro.

Nel mondo, in questo periodo, c'è un grande affanno e un grande dispendio di tempo e di denaro nei confronti dei figli; c'è la gioia di donare qualcosa che gli piaccia per il piacere incommensurabile di vedere i loro occhi sgranati e le loro bocche aperte per la gioia quella mattina, di ricevere gli abbracci e i baci e di condividere un poco della gioia pura che solo i bambini sanno esprimere.

Purtroppo la vita di genitori non è sempre così; ci sono anche le preoccupazioni, le frustrazioni che comporta l'essere genitori.

Non so se capita anche a voi, ma ci sono alcuni giorni in cui vorrei essere capace di riavvolgere il nastro della mia giornata con i miei figli e ricominciarla da capo, così da poter essere più amorevole, o più compassionevole, o più paziente.

Altre volte, poggiando la testa sul cuscino, parlo col mio Signore dicendogli: Padre, non ce la faccio ad essere un buon genitore, forse sarebbe stato meglio per Matteo e Benjamin che tu li avessi dati a qualcun altro invece che a me...”

Vedete, non vengo qui come un super esperto: lo sono dei miei molti errori, ma ho bisogno di apprendere tutto su come educare e comportarmi con i miei figli.

Essere genitori è difficile; il mondo è pieno di insidie, ma soprattutto è pieno di persone che vogliono dare consigli su come educare i tuoi figli. Dalle trasmissioni della mattina, agli inserti nelle riviste, per finire agli psicologi della scuola.

Sono confuso, come posso decidere quale consiglio è quello degno di fiducia? C'è un modo in questa selva di consigli contrastanti per trovare un sentiero sicuro che conduca mio figlio dall'altra parte, al sicuro?

Ricordo un episodio della mia infanzia; un pomeriggio d'agosto, la mia famiglia era assieme a quella dei miei cugini, e dopo aver pranzato i miei decisero di andare al lago a piedi...passando per i boschi.

Sapevano che un tempo esisteva un sentiero che scendeva da casa dei miei fino alla valle, e così ci incamminammo; sfortunatamente, man mano che procedevamo, il sentiero diventava sempre più intricato e nascosto dai rovi, fino a quando si interruppe.

A quel punto nessuno sapeva più dove andare e cosa fare, sino a quando, per caso, incontrammo un vecchio contadino che stava rientrando a casa.

Spiegammo che avevamo perduto il sentiero e che non sapevamo più dove andare. Anche se non si vedeva più, lui conosceva il sentiero, e con l'accetta si mise davanti a noi, ritrovando il passaggio e portandoci in breve al punto dove eravamo diretti.

Il sentiero non era scomparso; esisteva ancora, serviva solo qualcuno che sapesse trovarlo e renderlo di nuovo visibile.
Allo stesso modo, come credenti dobbiamo sapere che esiste un sentiero che Dio ha predisposto per guidare noi ad educare i nostri figli.

La Bibbia parla appunto di una via giusta da seguire, e di una via sbagliata

La via giusta

"Ammaestra il fanciullo sulla via da seguire, ed egli non se ne allontanerà neppure quando sarà vecchio." (Proverbi 22:6 ND)

"La strada maestra dell'uomo retto è evitare il male; chi bada alla sua via preserva sé stesso."(Proverbi 16:17)

Nel sentiero della giustizia sta la vita, e nella via che essa traccia non c'è morte. (Proverbi 12:28)

La via sbagliata

"Chi cammina nella rettitudine teme il SIGNORE, ma chi è traviato nelle sue vie lo disprezza."(Proverbi 14:2)

"Tutte le vie dell'uomo a lui sembrano pure, ma il SIGNORE pesa gli spiriti." (Proverbi 16:2)

Quale via vuoi insegnare?

C'è una via giusta per te e per tuo figlio, che è quella scelta dal Signore, e c'è una via sbagliata. E questo è in conflitto con quello che dice il mondo.

Il mondo, con i suoi consigli, ti dice che c'è una molteplicità di vie da seguire per ammaestrare i tuoi figli, che puoi trovare da te la TUA via che faccia felice te e lui! La scelta è ampia, le strade sono ampie, non devi fare nulla, devi solo salirci sopra e loro ti porteranno al sicuro.

Tutto questo non è vero; la Bibbia dice: c'è UNA via giusta, le altre lo SEMBRANO, ma è Dio che pesa e stabilisce.

Il vecchio agricoltore non decise di aprire un nuovo sentiero per portarci a valle; conosceva che QUELLO era IL sentiero. Era là da centinaia di anni, era il più sicuro, il più diretto, e il migliore.

Quale sentiero vogliamo per i nostri figli? Come vogliamo che crescano? Vogliamo di certo che crescano sani fisicamente, spiritualmente, emozionalmente. Vogliamo il meglio del meglio per loro, vogliamo che VIVANO realmente!!!

"Nel sentiero della giustizia sta la vita, e nella via che essa traccia non c'è morte."(Proverbi 12:28)

Come posso allora aiutare mio figlio a scegliere una via che è più difficile delle altre, che è più stretta delle altre, e che non è “alla moda”? Come posso aiutarlo a divenire non “seguace di Gesù” ma “simile a Gesù”, allora?

Ci sono quattro passi con cui posso aiutarlo. Oggi vedremo i primi due.

  • 1) Assicuragli fondamenta spirituali

In ogni famiglia che si rispetti, una di queste quattro frasi è stata pronunciata almeno una volta:

“Cara, ti sei assicurata che il bambino non abbia freddo?”
“Caro, assicurati di comperargli lo zainetto nuovo per scuola!”
“Assicurati di prendere i soldi per pagare la piscina per nostro figlio.
“Assicurati che il bambino mangi tutto, mi raccomando”

Cerchiamo di dare il meglio ai nostri figli assicurando loro una vita confortevole e dignitosa rispetto ai loro coetanei, dove crescano e crescano sani...

Ma ci assicuriamo della cosa fondamentale come credenti?
Ci assicuriamo che abbiano delle fondamenta spirituali solide?

Giosuè disse una volta al suo popolo che era necessario scegliere OGGI per il futuro:

"Scegliete oggi chi volete servire... quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE". (Giosuè 24:15)

Dobbiamo scegliere OGGI quello che saranno le fondamenta di nostro figlio nel futuro; e per fare questo, è necessario che NOI per primi scegliamo di servire il Signore, e non altri.

Sapete quanto tempo ci vuole per costruire un intero grattacielo? Ci vogliono circa 21 mesi; di questi, 18 servono per costruire le fondamenta, e soli tre per tirare su tutto il resto.

Costruire le fondamenta è un lavoro “sporco”, devi scavare, devi andare in profondità, devi rinforzare in continuazione lo scavo perché non crolli, non è gratificante, perché non vedi nulla. Ma se le fondamenta sono solide, allora il grattacelo sarà sicuro. Se le fondamenta sono solide, anche se un terremoto danneggia l'edificio, si può sempre costruirne un altro sopra.

Ma in quale modo posso contribuire ad assicurare delle fondamenta spirituali solide ai miei figli?

  • a) Costruendo la vita della tua famiglia attorno a Dio.

E' questo il primo passo.

Dobbiamo costruire e alimentare il nostro matrimonio attorno a Dio, gestire le nostre finanze secondo i principi di Dio, cercare Dio in ogni singolo problema (dal più piccolo al più grande), non cercare di fare da soli nelle prove, ma di trarre la forza da Dio...

La vita della tua famiglia diventa così un esempio vivente agli occhi di tuo figlio di cosa vuol dire “vivere per Dio”.

Quanti di voi scrivono “liste”? Liste di cosa comperare, di cosa fare, chi contattare, eccetera.

Se io vi chiedessi di farne una lista in questo momento delle cose importanti nella vostra vita, probabilmente uscirebbe fuori più o meno così:

1) Dio (è ovvio, perché siamo TANTO spirituali!)
2) la famiglia
3) le amicizie
4) il lavoro

Posso darvi un consiglio? Togliete Dio dalla cima della vostra lista; non è più al numero uno... toglietelo...

...mettetelo A FIANCO della lista! E' quello il posto che gli compete.

Dio non è il numero uno della tua lista, ma è colui che deve controllare e influenzare ogni aspetto della tua lista. Egli non deve essere la parte più importante della tua vita ma deve essere il perno attorno al quale ruota la tua vita.

Se fai questo, guarda cosa dice la Bibbia accadrà

"Riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli raddrizzerà i tuoi sentieri. "(Proverbi 3:6)

Per assicurare solide fondamenta spirituali a tuo figlio il primo passo è costruire la vita della tua famiglia attorno a Dio.

Ma una volta costruita la nostra famiglia, dobbiamo anche fare in modo di svilupparla attorno a qualcosa di solido ed importante

b) Sviluppando la famiglia attorno a valori che contano.

Questo è il secondo passo.

Pur non avendo fatto una “riunione di famiglia”per decidere, da quando ci sono i figli io e mia moglie abbiamo puntato su tre valori principali.

  • Il lavoro importante di papà e di mamma è quello che fanno la domenica in chiesa.

I figli sanno che ognuno di noi due ha un lavoro secolare, più o meno remunerativo; ma il lavoro vero è quello che facciamo la domenica per Dio nella chiesa; se c'è qualcosa da cancellare come famiglia la domenica perché c'è una necessità per la chiesa, si fa; non lo si fa mai per il lavoro secolare.

Così facendo i nostri figli sanno che ai loro genitori piace il lavoro perché permette alla famiglia di vivere più che decorosamente, ma che il nostro cuore non è là, dove si guadagnano i soldi, ma qua, dove non ci sono soldi, anzi...ci sono bollette da pagare.
Le nostre vite non ruotano attorno all'avere, ma attorno al dare.

  • Il divorzio non è una opzione possibile.

Molti degli amici di Matteo e Benjamin hanno genitori separati o divorziati; abbiamo detto più volte a loro che, qualsiasi cosa accada, mamma e papà rimarranno uniti e che il divorzio non è una opzione possibile (l'omicidio potrebbe esserlo...).

Così facendo abbiamo tolto una pressione tremenda dalle loro spalle, perché sanno che, qualsiasi cosa accada, la nostra famiglia rimarrà unita e che non dovranno vedere a turno i propri genitori e dividere il loro amore in due.

  • Non esiste problema che non possa essere discusso con mamma e papà.

All'età dei nostri figli i “problemi” normalmente sono “qualche danno che ho fatto per cui temo di essere punito”.

Magari capita (soprattutto a me) di arrabbiarmi per le cose più stupide, ma quando succede qualcosa di più importante, tendiamo a discuterne con più calma, a trovare motivi e soluzioni assieme.

In questo modo imparano che l'onestà è la legge della nostra famiglia; sono sicuri che, se succede qualcosa di grave, possono rivolgersi a noi e troveranno una porta aperta e un genitore pronto ad ascoltare.

Non posso stabilire quali possano essere valori importanti per le vostre famiglie; possono essere, la stabilità, la gioia, la sicurezza, e molti altri.

Decidete quale è la priorità su cui vorreste lavorate, ed impegnatevi per i prossimi 4-6 mesi nello svilupparla all'interno della famiglia, enfatizzandola e parlandone.

E quando l'avete raggiunta, allora aggiungete un nuovo valore.

C'è una raccomandazione da fare, tuttavia; non c'è niente di peggio e di più infruttuoso che inserire valori importanti nella famiglia come fosse una sentenza di un tribunale!

Non ti aspettare che, una volta messo sul frigo l'elenco dei valori fondamentali, ognuno si adegui e “obbedisca”; devi impegnarti e lavorare tu per primo.

Guarda cosa dice a proposito la Bibbia in Deuteronomio:

Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città. (Deuteronomio 6:6-9)

C'è lavoro qua dentro, ma sii creativo! Non cercare di imporli come un obbligo, ma rendili parte della tua vita di famiglia. Parlane, enfatizzali, sii onesto valutando con i figli quello che di buono si è fatto e quello che c'è ancora da fare.

Se vuoi che tuo figlio assomigli a Gesù, il primo passo è assicurargli solide fondamenta spirituali costruendo la vita della tua famiglia attorno a Dio e sviluppando la famiglia attorno a valori che contano.

  • 2) Accettali incondizionatamente

Sino ad ora ho continuato a ripetere “i miei figli”, “i nostri figli”; in realtà questo modo di chiamarli non è propriamente corretto.

I miei figli non sono “miei”, ma sono i figli che Dio mi ha donato, con cui Dio mi ha premiato e che (soprattutto) Dio mi ha AFFIDATO.

Il Salmo 127:3 dice:

"Ecco, i figli sono un dono che viene dal SIGNORE; il frutto del grembo materno è un premio. "(Salmi 127:3)

I figli sono un dono, un premio (anche se qualche volta, quando siamo esasperati, possiamo pensare che siano una punizione!), ma anche un impegno.

Soprattutto un impegno, perché ci sono stati affidati da Dio. Egli li ha creati così come sono e tra tutti gli altri possibili genitori li ha affidati a noi.

Dobbiamo accettare ed amare i nostri figli così come Dio li ha creati, senza pensare a come vorremmo fossero.

Vi faccio un piccolo paragone: Dio è nostro padre, vero? Siamo perfetti? Assolutamente no! Ma lui ci accetta lo stesso così come siamo: questa si chiama GRAZIA!
Dio ci chiama ad estendere la grazia che è stata concessa a noi anche ai nostri figli.

E il miracolo stupendo è che Dio ha scelto proprio te per estendere quella grazia su tuo figlio; nulla è per caso, ricordalo! Hai accettato il dono di Dio?

Lessi un po' di tempo fa la storia di una famiglia di credenti a cui nacque un bimbo con gravi deficit fisici e intellettivi.

Anche se erano credenti maturi, il dolore per quel figlio tanto atteso ed ora così gravemente menomato, li portò a prendersela con Dio.

La coppia contattò una loro amica suora per occuparsi del bambino quando i genitori erano al lavoro; la madre confidò a lei tutta la sua rabbia.

La suora ascoltò in silenzio lo sfogo della madre, tenendole la mano.

Quando la donna ebbe finito, la suora sorrise e disse: “Chi poteva scegliere Dio, se non voi, per aver cura di questo piccolo? Egli conosce il vostro amore e la vostra fedeltà al Signore; nella vostra famiglia il bambino sarà accudito, rispettato ed AMATO! Dio vi ha benedetti perché così potrete dimostrare al vostro bimbo la Grazia che Egli ha avuto per voi.”

Hai accettato incondizionatamente il dono di Dio? Accettarli così come sono, non come vorremmo fossero, è il modo più potente per comunicare loro il nostro amore ai figli che ci sono stati affidati.

Se non sai come fare per dimostrarglielo, ti suggerisco i tre principali modi:


  • a) Dagli la tua Attenzione

I momenti più belli che ricordo di mio padre non sono quelli dei grandi regali (il motorino a 5 anni! – la TV portatile tutta per me a 10 - la Fiat 500 a 18), ma le sere in cui ci mettevamo attorno al fuoco assieme a mia madre, a mia nonna e a mio fratello, e lui mi raccontava della sua vita sotto i bombardamenti a Viterbo, di come riusciva a sopravvivere lui e la sua famiglia nei rifugi antiaerei... Più io gli chiedevo, più lui raccontava...

In quei momenti lui dava a me TUTTA la sua attenzione, per ore; questo mi faceva sentire amato, desiderato, prezioso, accettato nonostante io fossi io, con il caratteraccio che avevo (e che HO).

Da un paio di mesi abbiamo deciso di anticipare di mezz'ora la chiusura del negozio dove lavoro, così da poter cenare tutti quanti assieme; la TV rimane RIGOROSAMENTE spenta (salvo eventi “straordinari” – calcio o F1!).

Ed è da allora che ho riscoperto quanto sia bello sedere a tavola e ascoltare e rispondere alle domande che Matteo e Benjamin mi fanno.

E' in questo modo che gli faccio capire che li accetto per come sono; dandogli la mia attenzione.

  • b) Dagli parole di Affermazione

Noi modelliamo i nostri figli a seconda del modo in cui gli parliamo e li trattiamo.

Quale tipo di parole usiamo? Sono parole che li sostengono che li affermano, o sono parole che buttano giù? Edificano o distruggono?
Gli parliamo col rispetto dovuto ad un essere umano (anche se piccolo), o gli parliamo come a un qualcosa di nostra esclusiva proprietà?

Le parole che ci vengono più spesso alle labbra, sono “stupido” o “deficiente”, oppure “bravo” , “ben fatto” o “non ti preoccupare”?

Le parole che usiamo possono essere macigni, o possono essere medicine: Paolo dice:

"Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio." (Romani 15:7)

Siamo parte della medesima squadra, noi, i nostri figli, e Cristo. Hai detto a tuo figlio che lo ami? Forse si, forse non lo hai fatto da anni. Fallo ora.

  • c) Dagli gesti di Affetto

Uno dei miei linguaggi d'amore preferiti è il “contatto fisico”, per cui mi risulta molto semplice dare abbracci e baci ai miei figli.

Devo avere “attaccato” questa malattia anche a loro che, difatti, la mattina mi rincorrono fin nel giardino se non gli ho dato il bacetto prima di andare al lavoro.

Quando è morto mio padre, la prima cosa che mi è venuta in mente è che non avevo avuto il tempo di abbracciarlo un'ultima volta, e che non avrei avuto più la possibilità di farlo.

Paolo incoraggia i credenti a gesti “fisici” per dimostrare amore:

"Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio." (Romani 16:16a)

Anche se non è il tuo linguaggio d'amore, dovresti dimostrare a tuo figlio l'affetto anche attraverso il contatto fisico; lui lo aspetta da te.

---

Siamo alla conclusione di questo primo messaggio sui figli.

Se pensi che la via giusta per la tua famiglia sia difficile da seguire perché il sentiero è nascosto dai rovi, sappi che c'è qualcuno che la conosce ed è capace di mostratela.

"Ammaestra il fanciullo sulla via da seguire, ed egli non se ne allontanerà neppure quando sarà vecchio." (Proverbi 22:6 ND)

C'è un sentiero che Dio ti esorta a mostrare ai tuoi figli; come genitore hai l'impegno di aiutarli ad
incamminarsi su di esso.

1) assicurandogli fondamenta spirituali:

  • a) costruendo la vita della tua famiglia attorno a Dio
  • b) sviluppando la famiglia attorno a valori che contano.

2) accettandoli incondizionatamente

  • a) dandogli la tua attenzione
  • b) dandogli parole di affermazione
  • c) dandogli gesti di affetto
Scrivi nel cuore di tuo figlio la mappa del sentiero che possa condurlo alla fonte della Grazia dove tu e lui, un giorno potrete vivere assieme in armonia.

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