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06 febbraio 2022

In Cristo puoi...avere calma | 6 Febbraio 2022 |

In Cristo possiamo avere calma, anche quando gli eventi della nostra vita sembrano impedirlo. Gesù ha promesso una pace diversa da quella del mondo  che nasce dal sapere che Dio ha già provveduto attraverso la croce e la resurrezione di Cristo.
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Siamo sulla terza parte del nostro cammino verso le cose che possiamo fare a dispetto di tutto quello che ci circonda, delle limitazioni che il Covid ci ha imposto se siamo “in Cristo”.

La meravigliosa verità sull'essere un cristiano  è che la trasformazione che avviene quando siamo in Cristo  non riguarda solo l'avere un posto in paradiso per l'eternità.

Gesù cammina  con noi  per portare cambiamenti pratici nella vita,  per passare dal vecchio io al nuovo io,  per crescere e maturare e vivere davvero.  In Cristo puoi essere una persona diversa; una persona trasformata dallo Spirito.

Questo è il motivo che Paolo ha in mente  quando scrive Filippesi 4.  Non si tratta di stabilire una nuova serie di comandi  che ti fanno sentire in colpa quando fallisci.  Si tratta di sapere che Cristo ci ama abbastanza  da volerci aiutare nel viaggio  mentre ci dirigiamo verso l'eternità.

Le volte scorse abbiamo visto  che in Cristo possiamo avere gioia, perché la gioia non è legata al momento e agli eventi della vita, ma a chi sono in Cristo.

Abbiamo poi visto che posso essere gentile,  mansueto, mite, ragionevole perché ho la certezza che Gesù tornerà  e che il suo giudizio sarà giusto, ma anche perché lui mi è vicino in ogni momento della mia vita e mi chiama ad essere suo testimone nel mondo. Oggi parleremo della calma.

Come definiresti la “calma”? Un mare senza onde si dice che è “calmo”. Un cavallo che pascola lo definiamo calmo. Un neonato che dorme è la figura della calma assoluta. Vedete? Ho richiamato tutte immagini che si associano ad una scarsità di movimento, anche se il movimento continua ad esserci, altrimenti non parleremmo di calma, ma di morte.

Un mare calmo ha ancora le onde, un cavallo al pascolo si muove lungo il prato, e un bambino che dorme ha respiro, battito cardiaco, sogni. La calma presuppone movimento.

La parola calma deriva dal greco καῦμα – kaluma  e significa «calore ardente del sole». In latino caluma significa semplicemente “caldo”.

Così come il caldo non dipende da noi, allo stesso modo la calma non può nascere in noi. C'è qualcosa che agisce al di fuori di noi, ma che si muove in noi  e  provoca un cambiamento.

Non è una forza interiore, ma una forza che arriva  da qualcosa di immensamente più grande di me e di te, e che provoca movimento in noi.

Leggiamo assieme Filippesi 4:6.7:

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:6-7)

I due verbi che ho evidenziato  in greco sono in un tempo che si chiama "presente imperativo attivo".  In italiano si traduce con il tempo “imperativo": è un comando, come “Taci”! “Muoviti”, “Ascolta!” Ma il presente imperativo attivo è di più di un comando; vale per adesso, ma vale anche in futuro. Non solo “Taci!” adesso, ma “Taci, e continua a tacere!” “Non solo “Muoviti!”,  ma “Muoviti, e continua a muoverti!” Non solo “Ascolta!”,  ma “Ascolta, e continua ad ascoltare!” Il versetto di Paolo, allora, suonerebbe così:

“Non angustiatevi e continuate a non angustiarvi di nulla... ma fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio” (Filippesi 4:6 parafrasi)

Vi ricordate l'origine della parola “calma”, vero? Kaluma, il “calore ardente del sole”, qualcosa che non viene da dentro di noi, ma da fuori; la potenza che crea la calma non è nostra ma risiede altrove, ed è presso Dio.

C'è una chiave per “attivare” questa potenza,  e Paolo ce la illustra nel versetto attraverso cinque parole chiave:

1. “in preghiere” προσευχή proseuchē = preghiera

“Gesù rispose loro: «Io vi dico in verità: se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete». (Matteo 21:21-22)

Il tipo di preghiera di cui parla Paolo è la stessa che chiede Gesù: la preghiera “proseuché”,  dove tu preghi al di là delle cose fattibili, dove preghi l'impossibile.

“E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza...” (Luca 22:45)

E' la preghiera del Getsemani, quella dove si sa che tutto è in mano a Dio.

Quante volte debbo pregare questo tipo di preghiera? Quando mio figlio è in ospedale ammalato? Quando il mio lavoro svanisce? In gergo tecnico questo tipo di preghiere “in occasioni speciali” sono chiamate “fox hole prayers”, “preghiere da tana della volpe”.

In guerra la tana della volpe  era la trincea appena prima della linea nemica.  Era il luogo più pericoloso: le preghiere che si facevano lì  potevano essere le ultime fatte. 

Paolo invece dice: “Se vuoi calma, non devi pregare solo quando sei nella prima trincea, ma quando la trincea è lontana, quando la vita non ha apparenti preoccupazioni. Prega nella trincea,  ma continua a pregare anche quando sei lontano da essa se vuoi avere calma nella tua vita.”

Vuoi il “calore ardente del sole”,  la potenza che Dio assicura per infondere calma nella tua vita? Prega per tutto,  anche per le cose piccole, quelle di tutti i giorni. “Fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio”. Prega, e continua, non fermarti mai di pregare.

2. “ e suppliche,” δέησις deēsis =  supplica

“Fratelli, io desidero con tutto il cuore e domando a Dio che gli Ebrei siano salvati.” (Romani 10:1)

Quel “domando” di Paolo  è la stessa parola di Filippesi: è una “supplica”, una richiesta che si fa dal basso verso qualcuno che è enormemente al di sopra di noi.

Quando Paolo stava scrivendo ai Romani della sua supplica affinché gli Ebrei fossero salvati,  centinaia di migliaia stavano arrivando alla fede e al pentimento.  Ma non abbastanza di origine ebraica.  Paolo si rivolge a Dio supplicandolo per questa situazione.

Quante volte pensate Paolo abbia fatto questa supplica a Dio? Una volta (quella che vediamo qui in Romani)?  ma fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio” “Supplica  e continua a supplicare”.

E' qualcosa che accompagnerà Paolo per tutta la tua esistenza; ed è questo quello che ti chiede per poter ottenere il “calore ardente del sole” la potenza di Dio che scacci l'ansia e ti porti la calma nella tua vita. Continuare a domandare, a supplicare, a chiedere che Dio agisca, senza mai stancarsi. Sapete quale è il mio  problema (uno dei molti miei)? E' che io metto tutta la mia energia nell'alimentare l'ansia, piuttosto che alimentare la supplica a Dio. Sono da solo, vero?

3. “accompagnate da ringraziamenti” εὐχαριστία eucharistia – ringraziamento

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento.” (Colossesi 2:6-7)

Per cosa sta chiedendo di ringraziare Paolo? Per i favori che Dio ci provvederà? Certo che no: quelli saranno la “ciliegina sulla torta”.

Il ringraziamento non è in base a ciò che Dio farà ma in base a quello che ha già fatto. Ci saranno situazioni nella vita che ci provocheranno ansia, ma c'è anche una certezza: Cristo à venuto, per chi lo ha ricevuto c'è un cammino da fare assieme a lui, un terreno dove mettere radici (radicati),  su cui costruire (edificati) e tramite cui essere solidi (saldi)

“...perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rom 6:23)

E' per tutto questo che dobbiamo ringraziare. Il peccato è sconfitto. La morte è sconfitta.  L'ansia che viene dal peccato, dalla malattia e dalla morte . alla fine è insignificante. E dobbiamo ringraziare e continuare a ringraziare.

Allora, se vogliamo avere quelle potenza che scaccia l'ansia,  non possiamo fare a meno di preghiera,  supplica e ringraziamento;  “Metteteli insieme quando siete ansiosi  e imparerete a pregare in modo da poter smettere di essere ansiosi.”  ci dice Paolo.  “Ma non fatelo una volta e via, continuate a farlo in continuo. Deve diventare parte della vostra routine quotidiana, deve entrare nel tuo DNA di credente.".

Ci saranno ancora problemi,  ci saranno ancora lutti, ma la potenza   quel “calore ardente” di Dio, arriverà a darci pace.

4. “E la pace di Dio”  ἰρήνη eirēnē = pace

La parola “pace” in greco è ἰρήνη eirēnē . Esiste una bibbia molto antica, la Septuaginta, che fu la versione con cui molti “gentili” (pagani) lessero l'Antico Testamento. Era una traduzione in greco dei vari libri da Genesi a Malachia. Perché vi parlo della Septuaginta? Perché la parola “ἰρήνη eirēnē “pace” è quella con cui è stata tradotta la parola ebraica “shalom”

Nella cultura ebraica shalom non è solo un saluto, (“Shalom”, “Pace” lo diciamo anche noi evangelici talvolta), è un concetto filosofico profondo:  è la pace che viene nonostante le circostanze che accadono, è indipendente da quello che stai vivendo.

Puoi avere “shalom” quando tuo figlio è morto quando hai il tumore, quando hai perso il lavoro. E' una pace spirituale.  Una pace in cui niente può distruggere la mia fede.  Una pace in cui la mia mente è al sicuro e ho una pienezza di vita. E' una pace...

che supera ogni intelligenza” ὑπερέχω hyperechō = supera

Ma ὑπερέχω hyperechō non significa solo “supera”; lo vediamo in Romani 13:

“Ogni persona stia sottomessa (ὑπερέχω hyperechō) alle autorità superiori”.  (Romani 13:1)

Paolo sta dicendo che devi lasciare che la pace Dio sottometta la tua intelligenza, la tua comprensione del mondo. Ti chiede di non fidarti di ciò che con la tua mente pensi, ma di affidarti alla pace “shalom” di Dio.

Paolo affermerà ai Corinzi:

“In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo...” (2 Corinzi 10:3-5)

Il senso di insicurezza, la mancanza di speranza,  gli strumenti di Satana per farci dubitare della cura di Dio per noi, la pace “shalom” li supera tutti... ma siamo noi che dobbiamo sottomettere i nostri pensieri, farli prigionieri, piegarli, fino a renderli obbedienti a Cristo.

I problemi nella tua vita rimarranno, ma la pace di Dio alla fine supererà tutte queste sfide di ansia.

5. “custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” φρουρέω phroureō = custodirà

φρουρέω phroureō è il verbo che indicava  il turno di guardia di una sentinella armata. La potenza di Dio non solo supererà l'ansia, ma monterà di guardia attorno al tuo cuore (che, vi ricordo, per gli ebrei era la sede del ragionamento) e ai tuoi pensieri.

In Cristo puoi essere calmo, essere calma puoi avere pace...  anche quando diventiamo ansiosi. Perché voi sapete … e io so … e ogni cristiano con un po' di sale in zucca sa …  che ci saranno momenti in cui l'ansia avrà la meglio su di noi.  Nonostante le nostre preghiere.  Nonostante il nostro pensiero.  Nonostante le nostre azioni.  Eppure, anche allora, possiamo avere pace.

Quando questo accade, non siate sorpresi, non datevi colpa, non abbiate timore di non essere buoni credenti; Gesù ci conosce, sa come siamo dentro, è stato umano anche lui. E' per questo che ha detto:

“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.” (Giovanni 14:27)

Gesù ha promesso una pace diversa da quella del mondo. Non l'assenza di problemi, ma la calma che nasce dal sapere che Dio  ha già provveduto al problema più grande; quello di poterlo riabbracciare come Padre, attraverso la croce e la resurrezione di Cristo.

Se sono in Cristo posso avere calma, se prego e continuo a pregare se domando a Dio e continuo a domandare se ringrazio e continuo a ringraziare per ciò che Gesù ha già fatto.

E' allora che “shalom”, la pace di Dio che tutto supera e sottomette arriverà a proteggere il mio cuore e i miei pensieri.

Serve solo che io faccia prigionieri i miei pensieri, e li sottometta a Cristo.

Preghiamo. 

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02 dicembre 2018

Guardare con gli occhi della fede - Saper gestire lo scoraggiamento 3° parte | 2 Dicembre 2018 |

Spesso siamo scoraggiati da ciò  che i nostri occhi vedono. Questo perché guardiamo il mondo e le situazioni della nostra vita con i nostri occhi umani. E invece, come credenti, dobbiamo imparare a guardarli con gli occhi della fede in Cristo.

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Siamo all'ultimo messaggio della serie sullo scoraggiamento: nei precedenti due messaggi abbiamo detto che:
  • è un male universale (tutti lo provano prima o poi)
  • è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni)
  • è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone)
  • ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).
Il libro di di Neemia ci mostra che lo scoraggiamento arriva  principalmente per quattro cause;
  • la fatica,
la cura è : RIPOSA!
  • la frustrazione
la cura è: BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!
  • i fallimenti
la cura è: NON MOLLARE DOPO UNA SCONFITTA!
  • e la fifa, 
la cura è : NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA

Abbiamo poi visto che  non dobbiamo solo curare lo scoraggiamento, ma che lo dobbiamo superare
  •  avvicinandoci a Dio
digiuno e preghiera sono un buon metodo
  • ricordando chi è Dio
farlo a voce alta è un buon metodo
  • riorganizzando la nostra vita
cambiare ciò che fai, oppure trovare un modo migliore di farlo.
  • combattendo il pessimismo
non abbandonandoci allo scoraggiamento senza lottare.

Sapete, il libro di Neemia  è uno di quei libri della Bibbia, che ci presenta un Dio “silenzioso”: in tutto il libro non c'è un solo versetto dove si dice che Dio ha apertamente parlato, a chiesto,  ha ammonito,  ha domandato  o a comandato  qualcosa a Neemia o ad altri.

Tutto sembra avvenire per volontà di Neemia... Siamo sicuri? Questo è quello che dice Neemia al capitolo 1,  quando era ancora in Babilonia, e tutto doveva ancora avere inizio:

“Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunciare: ‘Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome’.” (Neemia 1:8-9)

Qualche volta siamo scoraggiati perché pare che Dio si sia dimenticato di noi. Che non si curi più delle nostre pene, che ci abbia abbandonato a noi stessi, a noi stesse, che sia silenzioso...e non voglia più parlarci...

Quello che afferma Neemia in questo versetto, attraverso un “imperativo retorico”, (“Ricordati”... come se Dio potesse dimenticare...) è che ciò che ha detto Dio quello avverrà... se...

Dio non cambia; Dio ha promesso di non abbandonarci mai se... e fra un po' vedremo quel se.

Neemia ricorda che è scritto:

“Ma di là (dalle deportazione in Babilonia) cercherai il Signore, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua. Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al Signore, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il Signore, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri.” (Deuteronomio 4:29-30)

Neemia ha lottato contro lo scoraggiamento, e lo ha vinto, perché si ricordava che Dio  è un dio fedele, che non cambia le sue decisioni  se.. Se tu lo cerchi  e gli obbedisci.

Nel precedente messaggio  avevamo appena accennato dell'episodio degli esploratori mandati da Mosè nella terra promessa per vedere se sarebbe stato facile entrare. Oggi lo vediamo meglio, perché ci è di aiuto nel capire che lo scoraggiamento spesso nasce  da cosa vediamo con gli occhi.

Il Signore aveva detto questo a Mosè:

“Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8)

(Contesto: il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni - Mar Rosso, manna, quaglie, tavole delle legge ecc.-. Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore.)

Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”,  mentre l'83,3% (cioè 10)  dissero “nun è cosa”.

Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo?

1. Amplifico gli aspetti negativi  

“Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. (Numeri 13:27-28)

Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele,  frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente,  città fortificate e grandissime,  popolazione di giganti! Se guardo con gli occhi della paura,  vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi.

2. Sviluppo una mentalità perdente

"Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano". (Numeri 13:29)

I dieci esploratori  si mettono a fare il conto di tutte le popolazioni, se avessero avuto Google  avrebbero cercato i dati della popolazione.

Contano e ricontano... e alla fine stabiliscono: “siamo più deboli non abbiamo sufficiente forza non ce la faremo mai non proviamo nemmeno”.

Se guardo con gli occhi della paura tutto intorno diventa più alto di due metri, più pesante di cento chili, più distante di dieci chilometri.

3. Accetto la sconfitta a tavolino

“Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: "Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi".” (Numeri 13:31)

Avete presente quando una squadra di calcio non si presenta in campo? L'arbitro fischia la fine  di un incontro mai iniziato, e alla squadra che c'era  viene assegnato il 3 a 0 a tavolino.

4. Influenzo negativamente altri 

“E screditarono presso i figli d'Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura,  e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:32-33)

Se io, che ho visto il paese con i miei occhi dico ad altri che non lo hanno visto  che non si può entrare, nessuno più penserà che si possa entrare. Facendo questo sto dicendo:
  • a) non penso che io sia capace, 
e sono depresso;
  • b) non penso che nessuno ne sia capace,
e sono depresso;
  • c) neanche tu dovresti sentirti capace: 
sentiti depresso assieme a me!

5. Mi sento un  fallito/una fallita

“Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. Tutti i figli d'Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: "Fossimo pur morti nel paese d'Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto!” (Numeri 14:1-2)

Comincio a piangermi addosso,  accuso gli altri di ciò che mi accade, penso che anche le mie azioni passate  sono state un  fallimento,  o comunque errate

Sapete quale è l'origine di TUTTI questi cinque punti? È un unico punto: quando guardo con gli occhi della paura...

# Dimentico le promesse di Dio

Neemia aveva detto a Dio, (ma piuttosto a se stesso) “Ricordati che hai promesso di raccoglierci e di darci una nazione dove vivere in pace” .

E l'effetto del mio dimenticare le promesse è che comincio a fare piani da solo, per cercare di cavarmela senza Dio.

“Perché il Signore ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» 4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!” (Numeri 14:3-4)

Siamo arrivati al capolinea della nostra fede:
  • c'è il terrore - "Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico." (v.3)
  • la disobbedienza - "E si dissero l'un l'altro: "Nominiamoci un capo" (v.4a)
  • che ci fa prendere cattive decisioni - "Torniamo in Egitto!" (v.4b)
All'inizio della predicazione avevamo detto che Dio non cambia idea, mantiene le promesse, se...

Sapete,vero, cosa c'è dopo quel se? “Se ti fidi di me, se mi obbedisci, se segui le mie regole, se cerchi il mio volto ogni giorno.”

Ma se tu non ti fidi, non obbedisci, non lo segui non lo cerchi,  le conseguenze sono inevitabili:

“Tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i miracoli che ho fatto in Egitto e nel deserto, quelli che mi hanno tentato già dieci volte e non hanno ubbidito alla mia voce, certo non vedranno il paese che promisi con giuramento ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; (Numeri 14:22-23)

L'antitodo 

Quale è l'antidoto  che mi impedisce di guardare la realtà con gli occhi della paura?

Impara a guardare con fede!

“Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: "Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo".  (Numeri 13:30 ND)

Non si sconfiggono le paure rintanandosi in un buco. Non riprenderai sonno se prima non sarai sceso a vedere cosa ha causato quel gran rumore in cucina.

Devo affrontare le mie paure e sconfiggerle muovendomi versi di loro, non lontano da loro.

Muoviti contro le tue paure. Credi di poter avere ciò che Dio ti ha promesso; Gesù stesso ha detto in Giovanni 11:40:  «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»  Smettila di nutrire le tue paure!

Come posso avere gli occhi della fede? Ci sono due passi da fare.

1. Invito Gesù in ogni stanza della mia vita

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove." (2 Corinzi 5:17)

Quali “stanze” non hai fatto ancora entrare Gesù? Quale deve essere ancora “rinnovata? La sala da pranzo,  dove nutri la tua vita con le cose che possiedi e che mangi oppure la camera da letto,  dove vivi la tua vita col tuo sposo o con la tua sposa oppure lo studio,  dove svolgi il tuo lavoro o forse il il ripostiglio quel luogo oscuro dove si nascondono tutte le cose che non vogliamo che mai nessuno veda?

Se voglio gli occhi della fede  non mi basta SAPERE che Gesù può cambiare OGNI stanza...  ma sono IO che devo aprire la porta!

2. Faccio tutto quello che Dio mi dice di fare

“Giosuè ... e Caleb.... dissero al popolo: "Il territorio percorso in lungo e in largo durante la nostra esplorazione è davvero una bella terra. È una terra dove scorre latte e miele. Basta che il Signore sia a noi favorevole: ci condurrà in essa e ce la darà in possesso. Non ribellatevi al Signore! Non dovete aver paura degli abitanti di quel territorio: li mangeremo vivi! Gli dèi che li proteggono, li hanno abbandonati; invece il Signore è con noi. Non devono farvi paura!". (Numeri 14:6-9 TILC)

Conlusione

Con quali occhi vuoi guardare l'anno che viene,  e il decennio che viene?  Con quelli della paura, o con quelli della fede?

Neemia, Caleb, Giosuè non solo ricordavano le promesse di Dio ma AGIVANO perché sapevano che Dio avrebbe mantenuto quelle promesse.

La fede è movimento;  farai quei  passi? Inviterai Gesù in OGNI stanza,   farai tutto quello che Dio ti dice di fare?

Neemia chiude il suo libro così:

“Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!” (Neemia 14:31b)

Cosa vuoi che ricordi di te Gesù? Il tuo sguardo di paura, oppure gli occhi della tua fede in lui.

Paolo afferma:

“io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13)

Dio non dimentica le promesse. Dio non cambia. Dio usa te per il suo regno...se hai fede in quelle promesse.

Preghiamo.


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04 febbraio 2018

Affrontare la tempesta | 4 Febbraio 2018 |

Come affronti le tempeste nella tua vita? E, soprattutto, con chi le affronti?
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Nelle ultime quattro settimane  abbiamo parlato di gioia e di felicità e abbiamo detto che chi crede deve vivere nella gioia, ma che non sempre vive nella felicità.

La realtà è che molto spesso nelle nostre vite attraversiamo dei periodi veramente difficili, delle vere e proprie “tempeste” dove non sappiamo come  e se riusciremo a sopravvivere.

Siamo salvati,  siamo parte della famiglia di Dio,  abbiamo una casa in cielo... ma qua in terra le cose buttano decisamente al brutto. E essere discepolo di Gesù  non mi mette SEMPRE al riparo  dalle tempeste della vita

Cosa fai in queste situazioni? Come affronti le tempeste nella tua vita? E, soprattutto, con chi le affronti?

Sapete, nel Nuovo Testamento sono riportate due tempeste che hanno coinvolto i discepoli di Gesù. In entrambe le tempeste Gesù è presente: una volta è assieme ai discepoli, l'altra volta no. Oggi vedremo la prima tempesta.

“35 Quella sera, Gesù disse ai suoi discepoli: "Passiamo all'altra riva del lago".  36 Quelli allora, lasciata la folla, lo fecero salire in barca così com'era, e partirono insieme ad altre barche.  37 Ben presto si levò una terribile burrasca. Grosse onde cominciarono ad infrangersi nella barca, che in breve si riempì d'acqua, e stava per affondare.  38 Nel frattempo, Gesù stava dormendo a poppa su un cuscino. I discepoli lo svegliarono, gridando: "Maestro, non t'importa che stiamo tutti per affogare?" 39 Gesù si svegliò, rimproverò il vento e disse al lago: "Silenzio! Calmati!" Il vento cessò, e subito ci fu una gran calma.  40 Poi disse ai discepoli: "Perché eravate così spaventati? Non avete ancora fiducia in me?"  41 I discepoli furono presi da una gran paura, e si dicevano l'un l'altro: "Chi sarà mai quest'uomo? Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono!"(Marco 4:35-41 PV)

Voglio scoprire assieme a voi  cosa e come può aiutarci questo racconto ad affrontare le nostre tempeste. E vedremo che ci sono sei fasi distinte

Fase 1: “Così come era”

“Quelli allora, lasciata la folla, lo fecero salire in barca così com'era, e partirono insieme ad altre barche” (v. 36)

I discepoli fanno salire Gesù “così come era”  Che cosa significa?

Immaginatevi di chiedere ad un vostro amico  di fare un viaggio assieme nella sua macchina. e che lui risponda di si. E' probabile che gli chiederete:”Serve che porti qualcosa?” “No, vieni come sei”. Cosa state dicendo all'amico? “Non m'importa COME sei, ma m'importa chi sei.”

Che tipo di Salvatore ti aspetti?  Quali sono le caratteristiche che vorresti avesse,  per accettarlo nella tua barca.

Se accogli Gesù nella barca della tua vita, non importa cosa porti con se: non importa che si porti dietro delle “cose” (i riti, i pellegrinaggi, le statue, i santini) ma importa che LUI sia nella tua barca, non i santini o i rosari!

Notate bene: i discepoli hanno accolto Gesù nella barca quando il mare era calmo e il cielo azzurro.
Devi far entrare Gesù nella tua barca PRIMA che inizi la tempesta!

Fase 2: “Grosse onde”

"Ben presto si levò una terribile burrasca. Grosse onde cominciarono ad infrangersi nella barca, che in breve si riempì d'acqua, e stava per affondare."(v. 37)

I discepoli conoscevano da tempo Gesù, e avevano imparato che il fatto di stare con lui non li metteva al riparo da OGNI inconveniente delle loro vite.

Nei Vangeli non c'è traccia del fatto  che quando a pietro sfuggiva il martello  inchiodando le tavole della barca non provasse dolore se finiva sul dito! Però, c'è traccia di una febbre della suocera di Pietro sparita non appena Gesù era arrivato a casa.

Cosa significa questo? Avere Gesù nella barca  non è un'assicurazione totale che non ci accadrà nulla di male nella nostra vita.

Come uomini saremo soggetti alle  medesime leggi della fisica, per cui se cadiamo dalla bicicletta ci sbucceremo le ginocchia, se gira l'influenza è probabile che la prenderemo.

Cosa fai, quando nella tua vita vedi arrivare onde grosse? Ti occupi di chiedere aiuto a Gesù  e di  trovare una rotta con meno onde, se possibile, o ti preoccupi che le onde facciano affondare la tua barca?

Fase 3: “Maestro, non t'importa?”

“Nel frattempo, Gesù stava dormendo a poppa su un cuscino. I discepoli lo svegliarono, gridando: "Maestro, non t'importa che stiamo tutti per affogare?" (v. 38)

Gesù dorme a poppa su un cuscino.  I discepoli si “arrabbiano”  perché non fa nulla.

I discepoli conoscevano la potenza di Gesù:  la tempesta avviene molto dopo che i discepoli avevano visto persone guarite  demòni scacciati, morti risuscitati. Ma non avevano mai visto calmare una tempesta.

Sinceramente, mi sono domandato: “Stanno chiedendo a Gesù perché hanno davvero  fiducia che sappia farlo,  o è pura disperazione?” La risposta la vediamo tra un po'

Cosa fai, quando le onde  cominciano a riempire la barca della tua vita, quando preghi, e le tue preghiere  sembrano rimbalzare sul soffitto
e ricadere giù?

Gesù spesso sembra dormire, non fare nulla.  E noi ci arrabbiamo,  perché pensiamo che non veda e senta  quello che stiamo attraversando.

Gesù sapeva quello che sarebbe successo.  E sapeva anche quello che avrebbe fatto.  Lui non era preoccupato per i discepoli,  perché sapeva che loro avevano lui nella sua barca.

Se nella tua barca c'è Gesù,  la tua barca non può affondare.

Posso assicurarti, che se nella tua barca c'è Gesù, non affonderà.

Magari la soluzione  non sarà quella che tu hai in mente, ma la tua barca non affonderà.

Fase 4: "Silenzio! Calmati!"

"Gesù si svegliò, rimproverò il vento e disse al lago: "Silenzio! Calmati!" Il vento cessò, e subito ci fu una gran calma." ( v. 39  ).

Gesù si sveglia e rimprovera il vento e le onde. E questo, secondo me,  è una indicazione chiara di come lui agisce.

Se fossi stato io, se qualcuno mi avesse svegliato nel bel mezzo di un pisolino, la mia prima reazione sarebbe stata quella  di mandare a quel paese chi mi aveva svegliato!

Gesù non lo fa! Non  sgrida i discepoli perché lo hanno svegliato.

Potremmo pensare:  “Beh, lui è Gesù, è morto per noi, la prima cosa che farà  sarà quella di confortare i discepoli, di dirgli :”Non vi preoccupate che ci penso io!”.

E invece no.  La prima cosa che fa  è quella di far cessare il motivo dello spavento:  un'azione piuttosto che parole di conforto.

Quando Gesù interviene nella tua vita  “lo vedi”, non “lo senti”:  i sentimenti potrebbero ingannarti,  potresti “non sentire” di essere salvato,  quando invece lo sei!

Fase 5: "Perché eravate così spaventati?"

“Poi disse ai discepoli: "Perché eravate così spaventati? Non avete ancora fiducia in me?" (v. 40 )

Gesù si gira, sorride, e gli dice: “Ragazzi, e che è? Ma che davvero eravate spaventati? Era solo vento! Vi pare che non sia capace di fermare il vento,  io che resuscito i morti?”

Attenzione però a una differenza sostanziale: Gesù “rimprovera” il vento, ma “dice” ai discepoli.
Ed è un bel po' è stupito  che non abbiano ancora capito chi lui sia e la sua potenza.

Gesù non li rimprovera per aver avuto paura,  ma gli chiede come mai avessero avuto paura  quando lui era nella barca con loro.

La paura, è un sentimento legittimo,  che Dio ha messo in noi per il nostro bene.  Per renderci prudenti in situazioni pericolose. Ma spesso usiamo la paura a sproposito,  invece di usare un altro sentimento che Dio ha messo in noi:  la fiducia in Gesù.

Avere fede non è aspettarsi una vita rose e fiori  (quella è superstizione, è cabala),  ma aspettarsi di ricevere l'aiuto  nelle tempeste che arriveranno nelle nostre vite.

Eravamo rimasti con una domanda in sospeso poco fa:  era vera fede che Gesù potesse calmare la tempesta,  o solamente “disperazione”? Vediamo la sesta fase per scoprirlo.

Fase 6: “Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono!"

I discepoli furono presi da una gran paura, e si dicevano l'un l'altro: "Chi sarà mai quest'uomo? Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono!"(v. 41 )

I discepoli si interrogano su chi sia  questo strano individuo  a cui obbediscono persino i venti e le onde.

Non era fede: era fifa!  Non era fede: era disperazione!  Ma la cosa straordinaria è che,  nonostante la fede fosse scadente,  l'essersi affidati a Gesù  ha provocato ugualmente il miracolo  nelle vite dei discepoli.

Gesù ci conosce,  sa i nostri limiti,  e sa che qualche volta la nostra fede è “corta”.   Come nel caso raccontato in Marco 9:14-29

Un uomo fra la folla rispose: "Maestro, ti ho portato mio figlio, perché è posseduto da un demònio che non gli permette di parlare. ... "Da quanto tempo è in queste condizioni?" chiese Gesù al padre. "Fin da quando era molto piccolo", rispose l'uomo. ...Ti prego, abbi pietà di noi e fa qualcosa, se puoi!" "Se posso?" disse Gesù. "Tutto è possibile per chi ha fede!"  Il padre esclamò subito: "Io ho fede, ma aiutami a superare i miei dubbi!" Quando Gesù vide che la folla aumentava, sgridò il dèmone, dicendogli: "Spirito sordo e muto, ti ordino di uscire da questo ragazzo e di non tornare mai più!"  (Marco 9:17-21 PV)

Gesù non agisce mai  in base alla quantità di fede che abbiamo,  ma in base alla presenza o meno della fede in lui.  Difatti, leggiamo in Matteo 17:20  il commento che egli fa ai discepoli  dopo questo miracolo,  quando gli viene chiesto  perché loro non erano riusciti  a scacciare il dèmone:

"Per la vostra poca fede", spiego loro Gesù. "Basterebbe una fede piccola come un granello di senape, e potreste dire a quella montagna: "Spostati!" E si sposterebbe. Niente vi sarebbe impossibile” (Matteo 14:20 PV)

La frase “poca fede” in greco è “apistia”,  che non significa “poca fede”,  ma “mancanza di fiducia”
 (pistis = fiducia + a = senza , si chiama “alfa privativo” :  tipo :a-morale = senza morale).

L'aiuto nelle tempeste della nostra vita  ci arriva non per la quantità di fede che abbiamo,  ma per la consapevolezza che Gesù è capace di agire.  Certo è che più abbiamo fede,  meno avremo paura,  perché sapremo affidare  tutte le nostre tempeste a Gesù  e attendere che Lui agisca.

Ma la frase che mi ha colpito di più,  è quella del versetto 36b.

C'erano altre barche

“partirono insieme ad altre barche”. (v. 36b)

Spesso tendiamo a concentrarci sulle nostre tempeste,  dimenticando che altri oltre noi  stanno attraversando la nostra medesima tempesta,  che sono anche loro in una barca  distante qualche metro dalla nostra,  che hanno le nostre medesime paure...  e che molti non hanno Gesù nella propria barca.

In quella notte, la “poca fede” in Gesù dei discepoli nella barca  provocò il miracolo della salvezza  anche per quelle barche che stavano là a fianco,  immerse nella medesima tempesta,  che videro dissolversi in un attimo

“e subito ci fu una gran calma”  (v. 38b)

Chissà quanti delle barche a fianco  avranno chiesto ai discepoli cosa fosse accaduto,  dando modo di testimoniare CHI aveva fatto tutto quello!

Conclusione

In che fase sei della tua vita?


1) Sei nella fase “così come era?” hai necessità di far salire Gesù anche se non sei pronto, anche se Gesù non porta le cose scintillanti  che altre religioni ti portano in dono? Sappi che non ti serve null'altro  se non la presenza di Gesù nella barca della tua vita.

2) Oppure sei nella fase “grosse onde”? Vedi avvicinarsi la burrasca,  l'acqua cominci a entrare, la barca ad affondare? Sappi che devi occuparti  non preoccuparti della tua vita.

3) O sei nella fase “Maestro, non t'importa”? Nella fase dove preghi  e nulla sembra succedere, Dio è silenzioso, Gesù addormentato?

Sappi che se Gesù sta dormendo nella tua barca, la tua barca non potrà affondare.

4) Forse sei già nella fase “Silenzio, Calmati”, e il mare che voleva inghiottirti è diventato una tavola? E' ora di cominciare a testimoniare, perché altri che sono nelle onde possano provare quello che ora tu godi.

5) Stai sperimentando la fase “perché eravate così spaventati”? Gesù non giudica la tua paura, ma  vorrebbe che tu provasti fiducia invece di paura.

6) E non ti preoccupare se sei nella fase: “Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono” Gesù non agisce  in base alla quantità di fede che hai, ma in base alla consapevolezza  che Gesù è capace di agire.

Essere credenti non è un'assicurazione sulla vita:  avremo tempeste.  Giovanni 16:33 “Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo”

Essere credenti significa  che affronteremo le tempeste con Gesù nella nostra barca,  e la nostra barca non potrà affondare.  Ricordiamo che LA cosa più importante  per il credente non è QUESTA vita,  ma la prossima.

Paolo la mette così :

”Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. “ (2 Timoteo 4:7)

E non dimenticare: la nostra fede ha un effetto sulla vita degli altri a) direttamente: la tempesta è placata per noi,  ma altri ne godono il frutto b) tramite la nostra testimonianza:  altri arrivano a Gesù perché vedono  come noi abbiamo affrontato la tempesta vincendola,  dandoci la possibilità di testimoniare  il PERCHE' e tramite CHI l'abbiamo vinta.

Preghiamo.
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16 novembre 2014

Sette passi per parlare con Dio - 3: "Dipendi dal Padre" | 16 Novembre 2014 |

Come posso smettere di preoccuparmi per il mio futuro? Gesù afferma che c'è un solo modo: dipendere dal Padre. 

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Ammettiamolo, il mondo non è messo bene negli ultimi anni: in Italia c'è recessione, difficoltà di trovare lavoro, nel mondo ci sono guerre, attentati...
Più o meno come è da qualche miliardo di anni a questa parte! Più o meno come Israele al tempo in cui Gesù vi viveva!

Non c'è mai stato un momento nella vita di questo pianeta dopo la cacciata dall'Eden dove i suoi abitanti si sono potuti “rilassare” e dire “Ah, le cose vanno bene, sotto ogni punto di vista”!

E' logico che le persone siano preoccupate! SE non conosci Dio, hai tutte le ragioni di essere preoccupato! E' proprio per questo che Gesù ci ha dato la preghiera perfetta da pregare.

Abbiamo analizzato nei due precedenti messaggi le frasi:
  • "Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome"
Chiamalo Padre. Capisci chi è Dio: Dio è un Padre amorevole.
  • Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà in terra così come è fatta in Cielo.
Arrenditi al Padre: capisci quale è lo scopo della tua vita per eliminare lo stress .

Oggi vediamo come Gesù risolve completamente le nostre preoccupazioni circa la nostra vita su questo pianeta.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano.” (Matteo 6:11)

Gesù ci sta dicendo: “C'è una maniera per essere salvo dalla preoccupazione per il tuo futuro: dipendi dal Padre.”

E non sta parlando SOLO di pane: infatti nella Bibbia il pane rappresenta  quattro differenti necessità per la nostra vita.

1. Rappresenta le necessità della vita

“Ecco il mare, grande e immenso, dove si muovono creature innumerevoli, animali piccoli e grandi. ... Tutti quanti sperano in te perché tu dia loro il cibo a suo tempo. “(Salmo 104:25, 28)

Allora dobbiamo sederci e rimanere a bocca spalancata ed attendere  che Dio provveda senza fare nulla? No!

“In ogni fatica c'è profitto, ma il chiacchierare procura la miseria.” (Proverbi 14:23 )

2. Rappresenta la Parola di Dio

Gesù ha affermato che “non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”: stava citando Deuteronomio 8:3

“Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive  soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE. “(Deuteronomio 8:3)

Dio dice che oltre a mangiare pane, dobbiamo mangiare la sua Parola questo significa leggere la Bibbia costantemente.

3. Rappresenta la famiglia di Dio e la comunione fraterna

Dio ci ha creati come esseri relazionali. In Genesi dice “non è bene che l'uomo sia solo”. Per i suoi figli Dio ha creato una famiglia speciale, la “sua” famiglia, la chiesa. E' il luogo dove poi trovare comunione fraterna. Il pane è simbolo attorno al quale si riunisce questa famiglia in Cristo

“Il pane che noi rompiamo, non è forse la comunione con il corpo di Cristo?  Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell'unico pane.” (1 Corinzi 10:16b-17)

4. Rappresenta la salvezza

Lo dico ogni volta: Gesù ha scelto due elementi che erano presenti su tutte le tavole, almeno due volte al giorno, affinché, tutte le volte che mangiamo pane o beviamo vino assieme, ci ricordassimo che Egli era venuto a morire per  la nostra salvezza Sono dei “simboli” non il vero corpo e sangue quando li ha istituiti non era difatti ancora morto in croce

Dio vuole darci tutto questo; lui me lo vuole dare, ma sono io che devo decidere di prenderlo.

Come? “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”; devo DIPENDERE da Dio Cosa significa? Significa soprattutto tre cose:

1. Devo riconoscere che Dio è mia fonte

La parola “fonte” ha come sinonimo “sorgente”.  E' da Dio che tutto è sorto e tutto sorge! Lui ha creato atomi e molecole, acqua e terra, aria e sole.

I. Tutto è un dono, un dono da Dio

Non ce lo siamo “meritato” non ce lo siamo guadagnato. Non posso “guadagnami” l'aria che respiro, o il sole, o la stessa vita! Giacomo dice che:

“ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre” (Giacomo 1:17)

II. Non c'è nulla che mi necessiti che Dio non possa darmi.

La Bibbia dice in Filippesi 4:19:

“Il mio Dio provvederà splendidamente a ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze, in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:19)

Ce ne è per tutti, basta dividerlo equamente... Il problema è che noi viviamo con la mentalità del “non è abbastanza”, e ci “accaparriamo” di più del dovuto a scapito di altri.

III. Dio vuole dare

“Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Matteo 7:1)

Anche un padre imperfetto sa “dare” ai propri figli... Dio è un padre PERFETTO!

IV. Dio si aspetta che io chieda

“Voi...non avete, perché non domandate (a Dio)” (Giacomo 4:3b)

E' tanto bello quando uno dei miei figli mi chiede qualcosa che io so di potergli dare. Per più di venti volte nel Nuovo Testamento Dio dice “chiedimi!” Gesù ha detto specificatamente che SE chiediamo nel SUO nome, Dio ci esaudirà.

Quale è la tua fonte per la stabilità fisica, spirituale, emotiva, di relazione, economica... Lo Stato? La borsa? Il tuo lavoro? La tua famiglia? A chi ti rivolgi? Pietro affermò questo:

“ Simon Pietro gli rispose: "Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna”  (Giovanni 6:68)

Pietro affermava una verità: la mia sicurezza è in colui che mi ha creato. La mia sicurezza è in colui che ha parole di vita eterna. Mio padre diceva “se si chiude una porta si apre un portone”. Questo è possibile solo a Dio.

Dipendere da Dio significa vedere Dio come la fonte di tutto. Ma significa anche che ...

2. Devo avere fiducia in Dio giorno per giorno

La Bibbia dice “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.  Non il nostro pane settimanale. Non il nostro pane annuale. Ma un giorno dopo l'altro.

Dio ci dice: “Fidati di me per la tua vita, e fallo un giorno dopo l'altro, perché so che tu ti preoccupi del futuro, di ciò che ti accadrà tra una settimana, tra un mese o tra un anno. Per cui, FIDATI di me giorno per giorno.”

Come posso avere fiducia in Dio giorno per giorno? Ce lo spiega Paolo nella lettera ai Filippesi:

“Non state in ansia per alcuna cosa, rivolgetevi invece al Signore, chiedendogli tutto ciò di cui avete bisogno, e non dimenticate di ringraziarlo...Inoltre, fratelli, soffermatevi sulle cose che sono oneste, nobili, giuste e onorate” (Filippese 4:6,8 PV)

Primo passo: non stare in ansia per alcuna cosa

Facile a dire, difficile a fare! E' più facile obbedire a “non uccidere”, o “non commettere adulterio”.

Sapete quando mi capita più spesso di infrangerlo? Quando provo a risolvere i miei problemi da solo, quando non cedo a Dio il controllo della mia vita!

Gesù dice questo:

“Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6:34)

Attenzione, questo è un comandamento di Gesù! Infrangerlo è un peccato bello e buono. Perché sto dicendo  a Dio! “Dio, non mi fido di te! Dici che provvederai per me, ma io non ne sono convinto”.  Se i miei figli mi dicessero che sono preoccupati per quello che mangeranno o per la casa, mi sentirei insultato.

Quando ci preoccupiamo, agiamo non come se fossimo figli ma orfani! Senza un Padre spirituale in Cielo che ci ama e provvede per noi. Lo sapete cosa è la preoccupazione? E' l'espressione pratica dell'ateismo. Non credo alle promesse di Dio, non credo mi ami, non credo esita.

Ma, ogni volta che Dio ci dà un “negativo” (Non fare questo) immediatamente dopo aggiunge un “positivo” (Fai questo, invece):

Secondo passo: rivolgiti al Signore chiedendogli tutto

Paolo dice: “hai due possibilità: puoi preoccuparti, oppure puoi pregare!

Vuoi sapere quando è che sono più preoccupato? Quando non sto pregando!

E Paolo mi dice anche che posso pregare su “tutto”: dal raffreddore al tumore, dall'interrogazione a scuola alla perdita del mio lavoro.

La preoccupazione è come la sedia a dondolo: molto movimento, ma non ti sposti di un millimetro.

Paolo dice:

“Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” (Romani 8:32)

Dio ha risolto il problema più grande: farci accedere Cielo Tutto il resto sono bazzecole.

Terzo passo: non dimenticare di ringraziarlo.

Come ti senti quando tuo figlio ti dice “grazie”? Dio ti ama, non ha necessità del tuo “grazie”,
ma lo rende tanto felice! Ringrazialo “in tutto” non “per tutto” (Cfr: Paolo in Filippesi 4:11)

Quarto passo: soffermati sulle cose oneste

Questo si chiama “sostituzione”: il verbo usato da Paolo è “logizomai” = fare un inventario, fare una lista invece di preoccuparti (che ti fa sentire male), fai una lista di tutte le cose belle che conosci. Se ti trovi a corto di idee o di tempo, ti consiglio un posto dove trovare un elenco giù fatto: si chiama BIBBIA!

La Bibbia dice questo in Isaia:

“Alla mente che riposa in te (Dio) tu conservi una pace perfetta, perché confida in te.” (Isaia 26:3)

(Etim. riposa= si sdraia sopra, si abbandona)

Quanto spesso la tua mente riposa in Dio? Forse solo la domenica mattina? Dove riposa più spesso? Sul lavoro, sul sesso, sui soldi? A cosa pensi di più?

Dio dice che per avere pace perfetta devi pensare a lui, tramite la Sua Parola.

3. Devo  condividere tutto quello che Egli mi provvede.

Quello che ho , tutto quello che ho non è mio, è un dono del Signore che va condiviso con gli altri. La frase del Padre Nostro infatti non dice “dammi oggi il mio pane quotidiano” ma “dacci oggi il nostro pane quotidiano”: lo dobbiamo condividere.

Dio è generoso, e vuole avere dei figli generosi. Giovanni 3:16 dice che “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unico figlio”. Puoi dare senza amare, ma non puoi amare senza dare. Dio ama, Dio dà. Dio vuole che tu gli assomigli. Si legge AMORE, ma si scrive DARE ; “Ho bisogno di te” non è una frase d'amore, ma una frase di libidine.

C'è un aspetto della vita di noi tutti dove il dare è più difficile: sono i soldi; ed è lì che  Dio mette alla prova la tua fede

Dio dice: “Cosa farai? Ti preoccuperai per i tuoi soldi, o ti fiderai di me?

Il problema è che più soldi abbiamo, meno sentiamo di dipendere da Dio Ci  fidiamo più dei nostri soldi che di Dio E' per questo che Gesù ha detto che “è più facile per un cammello passare attraverso la cruna d'un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio” (Matteo 19:24)

Il denaro è un male dunque? No, tutto dipende da dove è il tuo cuore: se è con i soldi o con chi i soldi li ha provveduti, se è con l'effetto o con la causa della benedizione. Gesù lo dice: "è più facile avere vede quando sei povero perché quando non hai nulla, sai di dipendere da Dio per il tuo pane quotidiano, e lo ammetti!"

3 REGOLE PER CONDIVIDERE

Queste regole sono valide non solo per il danaro, ma anche per tutte le altre benedizioni concesse da Dio.

I. Dio vuole che ciò che da a me venga dato attraverso di me

Il progetto di Dio è di benedire il numero massimo di persone; per questo è alla ricerca di “cannucce” e non di “tazze”, persone che siano un canale dove le benedizioni possano essere condotte ad altri, piuttosto che un recipiente che accumuli le benedizioni.

Sarai una “tazza” o una “cannuccia”? Verrai riempito dalla grazia di Dio, e la terrai per te, oppure sarai il mezzo tramite cui la Grazia di Dio raggiungerà altri? Dio riempie le tazze, ma ama e benedice le cannucce!

Leggete quello che dice Paolo:

“Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia.   Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi.  Perché l'adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio” (Corinzi 9:10-12)

Dio non dà solo il “pane quotidiano”, ma anche i “semi quotidiani”, in maniera abbondante così da poterla dar via ad altri. Tutto questo NON per il proprio utile, ma per la gloria di Dio.

Non pensare “io non ho abbastanza” (soldi, doni, talenti). Ricordati l'offerta della vedova.

"In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri:  poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere". (Marco 12:44)

Se stai in una crisi finanziari, se i tuoi soldi non bastano, è questo il momento di dare a Dio Perché? Perché...

2. Quando mi occupo dei bisogni di altri, Dio si occupa dei miei

“Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi alla prova in questo», dice il Signore degli eserciti; «vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla. (Malachia 3:10)

Sapete quando Dio prova la nostra fiducia in lui? Quando aiutiamo gli altri nel suo nome!

Guarda quello che avviene quando condividi con altri  ciò che hai ricevuto da Dio!

“Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?”  (Isaia 58:7)

"Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame,

OK, Si può fare.

che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo,

Si può fare anche questo.

che quando vedi uno nudo tu lo copra

Anche questo posso farlo.

e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?

Eh, no! Non ci siamo più! Fino ad ora mi hai chiesto di aiutare persone veramente bisognose... ma quelli della mia famiglia! Quelli che mi prendono in giro!

Dio ti sprona a non nascondere in chi credi, e ad aiutare nel suo nome! Che lo meritino o meno! Ti ho detto che è una prova! SE lo farai, allora guarda cosa accadrà!

"Allora la tua luce spunterà come l'aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente;  la tua giustizia ti precederà,  la gloria del SIGNORE sarà la tua retroguardia.  Allora chiamerai e il SIGNORE ti risponderà; griderai, ed egli dirà: Eccomi!” (Isaia 58:8-9)

Ma c'è di più! C'è un terzo effetto

3. Qualsiasi cosa io affido a Dio, Egli la moltiplica

Vi ricordate la moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci? Un ragazzo aveva affidato a Gesù la sua merenda, e invece di sfamare uno, vengono sfamati 5000... e ne rimangono 12 ceste!

Se affido a Dio i miei talenti, la mia energia, il mio tempo, i miei soldi, le mie amicizie, lui le moltiplicherà. Ci vuole vede a dare il proprio cibo, l'unico che ho, ma il risultato è la sovrabbondanza!

“C'è chi offre liberalmente e diventa più ricco, e c'è chi risparmia più del giusto e non fa che impoverire.” (Proverbi 11:24)

Se offri, avrai indietro, se trattieni, non avrai neppure ciò che hai trattenuto.

Conclusione

Se voglio essere salvo dalle preoccupazioni che reca il domani, devo pregare ogni giorno “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Devo imparare a dipendere dal mio Abba, babbo, papà Dio. Da dove iniziare, dunque?

Comincia da dove sei nel tuo cammino di fede, comincia da oggi.

  • accettando Gesù nella tua vita
  • ritornando a lui se ti sei allontanato
  • accettando la sfida di pregare e mettere in pratica la preghiera di dipendenza ogni giorno se stai camminando assieme a lui.

Gesù ha detto:

“Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo".  Essi quindi gli dissero: "Signore, dacci sempre di codesto pane".  Gesù disse loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.” (Giovanni 6:33-35)

Non importa quanto o cosa mangi, se non è di Gesù che ti nutri, avrai fame di nuovo.

Ti sfido ad aprire il tuo cuore a Cristo e ad accettare questi tre passi guardando a Dio come tua fonte; non il governo, non il tuo lavoro, non la tua famiglia, non il tuo conto in banca, ma Dio, tuo Padre;
avendo fiducia in Lui giorno per giorno; non per il tuo pane mensile, o per il tuo pane annuale, ma per il tuo pane quotidiano; condividendo con gli altri tutto ciò che ti concede.
SE il tuo cuore è stato toccato oggi, prega con me queste parole:



Gesù, ho bisogno che tu sazi la fame del mio cuore vuoto. Io ho bisogno di te, ho bisogno che il pane della vita sfami il mio cuore, così da non avere mai più fame. Signore, io accetto la sfida, e voglio vederti come mia fonte, avendo fiducia in te giorno per giorno. Ti chiedo di aiutarmi a non preoccuparmi di nulla ma a pregare su tutto. Aiutami a ringraziarti in tutto e a riempire la mia mente della tua Parola, Aiutami a condividere con gli altri tutto ciò che tu mi concedi, affinché gli altri possano avere quelle tua benedizioni attraverso me. Fammi essere non una coppa, ma una cannuccia. Ed aiutami ad imparare che tutto ciò che io ti affido, tu lo moltiplicherai. Ti prego questo nel tuo santo nome. Amen

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09 novembre 2014

Sette passi per parlare con Dio - 2: ”Arrenditi al Padre” | 9 Novembre 2014 |


Esiste una risposta allo stress che la vita ci provoca? Posso vivere senza la pressione o la preoccupazione per il domani? Gesù afferma di si: basta arrendersi al Padre.
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Quali sono le cose che ti stressano nella vita? Alcune possibilità:
  • i soldi
  • la salute,
  • il lavoro,
  • le altre persone.
Che cosa accomuna i nostri stress? Che non riusciamo a controllarli da soli,
non sono sotto il nostro diretto controllo; non ho alcuna possibilità di cambiare il corso degli eventi (sono la maggior parte).  Vi faccio tre esempi.

I) Il primo sono le circostanze incontrollabili.

Esempi:

lievi
  • Rimanere bloccati nel traffico:
  • il ritardo di un volo aereo.
serie
  • Una malattia grave:
  • problemi economici:
  • la perdita di una persona cara.
II) La seconda categoria di quella che io chiamo persone non collaborative

Esempi:
  • Persone ingrate: 
  • persone troppo esigenti.
III) Una terza categoria  è rappresentata dal male inesplicabile.

E' più facile accettare di soffrire quando c'è un senso alla nostra sofferenza:
  • cedo il mio posto sull'autobus a una donna incinta,
  • cedo il mio pasto a mio figlio che ha fame,
  • prendo il posto davanti al plotone d'esecuzione invece di cinquanta innocenti.
Ma cosa faccio quando non  sembra esserci una ragione o un senso al male?  È il tipo di male dove ci domandiamo:  perché a me?  Perché questo?  Perché adesso?

Circostanze incontrollabili,  persone non collaborative mali inesplicabili. Come posso attraversarli indenne?

L'unica soluzione è “arrendersi”. Attenzione, sto per parlare di arrendersi a “chi” piuttosto che a “cosa”. Non arrendersi a “cosa ci stressa”, ma a “chi è in controllo di tutto”.

L'antidoto allo stress della vita moderna è la seconda frase che Gesù ci chiede di pregare

“Venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra”. (Matteo 6:10)

Cos'è il regno di Dio sulla terra? 

Gli ebrei si aspettavano un re che regnasse come Davide, come Salomone, Gesù li delude, dicendo in  Giovanni 18: “il mio regno non è di questo mondo.”  Non riguarda la politica, o il governo di una nazione.

Gesù dice: "Il mio piano è molto più grande;  per il regno c'è da aspettare..."

Ma nel frattempo la volontà di Dio può essere fatta in terra come è fatta in cielo: un'anticipazione del regno allora la possiamo avere! Come?

“Perché il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza.” (1 Corinzi  4:20)

Così come l'amore non è un sentimento, ma un'azione, allo stesso modo il regno non è parole ma potenza: non si tratta di parlarne, ma di agire per esso.

Questo significa che il Regno di Dio non è qualcosa di cui parlare solamente;  non è qualcosa attorno al quale sedersi e discutere.   È qualcosa che devi fare; non sono le parole che importano , ma quello che Dio sta facendo nel mondo.

Domanda: pensate che Dio sia più felice nel vedere un simposio teologico sulla Trinità, oppure nel vedere qualcuno che dà da mangiare a un senza tetto?

Riflettere sulla Parola di Dio è buono, applicare la parola di Dio è meglio; è quello il fine per cui è stata creata!

La Bibbia dice anche una terza cosa sul regno di Dio:

“Perché il regno di Dio non consiste in vivanda né in bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.” (Romani 14:17)

Fermi un attimo! Abbiamo detto fino ad adesso che il Regno di Dio non è fatto di parole, ma di azioni, di cose pratiche e ora mi dice che cibo e  acqua (che sono cose pratiche) non vanno bene!

Paolo non si sta contraddicendo, ma sta spiegando una cosa molto semplice: il Regno di Dio è azione strategica.

Mi spiego meglio: ci sono tanti che sfamano i senza tetto nel mondo c'è chi lo fa in nome di una organizzazione (Amnesty International, Emergency, Medicine Sans Frontiere), e dà sollievo al corpo, c'è chi lo fa in nome di Cristo, e dà sollievo al corpo ma soprattutto allo Spirito; l'atto d'amore è una azione strategica affinché Dio venga conosciuto per quello che è,  un Dio d'amore infinito.

Gesù dice così:

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)

Dire “venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” è la medesima cosa.  Il regno di Dio è in ogni luogo dove la sua volontà è fatta.  E' in ogni luogo dove Gesù è re e dove le sue regole regnano.

L'anticipo del Regno è quando le persone fanno la volontà di Dio,  ma è solo un “anticipo”, raramente Gesù regna e le sue regole regnano nel mondo.

Viene spesso abusata la frase “è  stata la volontà di Dio" quando accade qualcosa di drammatico. No, che non lo è. In Geremia è detto :

” Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il Signore, “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.” (Geremia 9:11)

In Cielo il volere di Dio è fatto in modo perfetto,  ma raramente lo è in terra. Il progetto era quello di farci vivere nell'Eden, ma ora ci troviamo sulla Terra,  e questo crea stress nella nostra vita.

Gesù ci dice di pregare ““Venga il tuo regno sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra”.
Perché sa che per vivere fuori dallo stress di una vita che è diventata difficile dobbiamo fare quattro cose:

1) Cedi a Dio il controllo

Devi decidere ogni giorno chi sarà in controllo della tua vita: te o Dio. Noi cerchiamo la felicità cercando in controllo di tutto, ma solo Dio può essere  in controllo delle cose che io stesso non posso controllare nella mia vita

La Bibbia dice questo:

"Fermatevi", dice, "e riconoscete che io sono Dio. Io sarò glorificato fra le nazioni, sarò glorificato sulla terra" (Salmo 46:10)

La parola fermatevi in ebraico significa letteralmente “lascia andare”, rilassati”. Devi lasciare il controllo della tua vita e riconoscere che Dio è in controllo.

Ci sono due reazioni tipiche allo stress da controllo:
  • quelli che cercano di vincere raddoppiando gli sforzi per controllare tutto,
oppure
  • quelli che si fanno vincere, accendono la TV e tirano  fuori la Nutella.
C'è una terza via, afferma Gesù: cedi a Dio il controllo.

Cedere o “arrendersi” è quasi sempre associato mentalmente ad una bandiera bianca;  ho fallito, ho perso, cedo, mi arrendo. Mai nulla di più inesatto, se stai cedendo a Dio il controllo!

La Bibbia dice questo:

“L'ubbidienza allo Spirito Santo porta alla vita e alla pace, mentre seguire la propria vecchia natura conduce alla morte” (Romani 8:6 PV)

Perderai se stai cercando di controllare da solo il tuo matrimonio, la tua famiglia, il tuo lavoro ma se cedi a a Dio avrai “vita e pace”, dice Paolo.

Il primo passo è cedere il controllo a Dio.

2) Impara ad essere contento/a

“Non lo dico perché mi trovi nel bisogno, poiché io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza. Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.” (Filippesi 4:11-13)

Paolo non era in albergo quando scriveva questo era in prigione, legato a un soldato. Poteva controllare la sua situazione? Avrebbe fatto alcuna differenza preoccuparsi per la sua situazione? La differenza la faceva la sua volontà di essere contento nella situazione in cui stava.

Paolo dice “ho imparato” significa che prima non lo faceva.

1) E' un segno di maturità: le persone immature sono sempre scontente, irritate.

2) E' una scelta: posso scegliere di essere contento tramite la forza di Gesù.

PROBLEMA

Vogliamo “spiegazioni da Dio per quello che ci capita. Dio non ci dice il perché di gran parte delle cose che ci accadono. Perché? Perché Dio vuole vedere se sappiamo “cedere il controllo” e se abbiamo imparato ad essere contenti:

a) Dio non ci “deve” alcuna spiegazione;
b) anche se ci spiega non capiremmo (es. un evento del 1894 si  collega ad uno del 2052). Fa parte dei suoi piani;
c) anche se ci spiegasse e capissimo, il dolore rimarrebbe (es. dottore che spiega la malattia, ma il dolore rimane);
d) molte volte quando Dio è silente nella tua vita, stai attraversando un test (es. a scuola: silenzio durante i “test”. Persino il maestro rimaneva zitto.)

La tua fede è messa alla prova: lascerai andare il controllo a Dio, o ti aggrapperai più forte? Imparerai ad essere contento, o recriminerai sul tuo destino con Dio?

Quando stai attraversando un dolore, o un problema, non ti servono le spiegazioni di Dio, ma ti serve la presenza di Dio e l'amore di Dio nella tua vita.

La Bibbia dice questo:

“Sta' in silenzio davanti al SIGNORE, e aspettalo”  (Salmo 37:7)

Questo è ciò che devi fare; questo è imparare ad essere contento.

Domanda: qual'è la cosa per cui sei arrabbiato/a con Dio che non vuoi ammettere?
  • Per come sei (la tua forma fisica)?
  • Per il tuo lavoro?
  • Per i genitori che ti ha dato?
  • Per il tuo matrimonio?
  • Per i tuoi figli?
  • Perché il campo del vicino è più verde?
  • Perché non si è realizzato ancora il sogno della tua vita?
Essere scontenti non ha mai curato nessun male, e non ha mai realizzato nessun sogno.

Cedere a Dio il controllo, ed essere contenti si!

3) Cerca i piani di Dio, non i tuoi

I miei piani cambiano spesso, i problemi li sabotano o li deviano.

Il fattore CSQ è una realtà biblica e una realtà della nostra vita. Cos'è il fattore CSQ?  E' il fattore “C'è Sempre Qualcosa”!

Non c'è mai una cosa che va come l'avevo immaginata! I problemi sono come gli anni: non fa in tempo a finire uno che subito un altro. ("E' già Natale!" "Di nuovo?")

I miei piani non funzionano per svariati motivi:
  •  per le mie scelte sbagliate;
  • per l'intervento di Satana;
  • perché viviamo in un mondo caduto.
Qualsiasi sia il motivo, l'esito non cambia. Dovrei saperlo, perché la Bibbia me lo ha detto!

“Molti sono i progetti dell'uomo, ma solo i piani del Signore si realizzano” (Proverbi 19:21 TILC)

Quali sono allora i piani che devo cercare?

Gesù ce lo dice:

Chi terrà stretta la propria vita la perderà; ma chi l'avrà data a me, la ritroverà...E chiunque avrà dato anche soltanto un bicchiere d'acqua fresca ad uno di questi piccoli, perché è un mio discepolo, vi assicuro che non potrà perdere la sua ricompensa” (Matteo 10:39, 42 PV)

I piani che si realizzano sono quelli che comportano il mettere l'atro prima di me, quelli dove obbedisco al grande comandamento di Matteo 22:39 “Ama il tuo prossimo come te stesso”.

Cosa significa “dare la propria vita”? Significa cercare i piani di Dio, non i miei piani, e affidarli a lui per rendere servizio agli altri!

1 Giovanni 3:16 dice:

“Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.” (1 Giovanni  3:16)

Stai dando la tua vita per qualcuno? Questo significa arrendersi:
  • io depongo i miei piani,
  • io depongo la mia vita,
  • io cerco i piani di Dio, 
  • io offro me stesso per gli scopi di Dio.
Paolo ci incoraggia in questo, dicendo:

“Offritevi invece a Dio...come strumenti della giustizia di Dio” (Romani 6:13 PV)

Sai cosa accade a chi cerca i piani di Dio e non i suoi?

“Voi invece cercate prima il regno di Dio e fate la sua volontà: tutto il resto Dio ve lo darà in più.” (Matteo 6:33 TILC)

E' per quello che Gesù ci dice di pregare “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà” perché vuole che Dio mi dia di più nella ma vita.

Per arrendermi a Dio a devo cedere il controllo, devo essere contento, devo cercare i piani di Dio non i miei , ma devo fare anche altro.

4) Lascia il futuro a Dio

L'uomo ha avuto da sempre una voglia matta di sapere cosa accadrà domani: Ogni inizio d'anno abbiamo centinaia di oroscopi e previsioni: ce ne fosse uno che c'azzecca... manco per sbaglio!

Dio dice: non cercare di conoscere il futuro: cerca me ogni giorno!

“Confida nel SIGNORE con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento.  Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri.” (Proverbi 3:5-6)

Cosa significa cercare Dio ogni giorno? Significa non pensare a ciò che è  meglio per me ma pensare a cosa il Signore pensi sia meglio per me... nella famiglia, nel lavoro, nello svago, in tutto.

Questo elimina COMPLETAMENTE lo stress della vita::

“Il SIGNORE conosce i giorni degli uomini integri; la loro eredità durerà in eterno. Non saranno confusi in tempo di sventura, ma saranno saziati in tempo di fame.” (Salmo 37:18 -19)

Dio dice: “Lo sai, se tu ti affidi a me avrai una ricompensa eterna. Ma non solo questo; in questa vita, quando avrai momenti duri, sopravviverai perché io sarò al tuo fianco. Arrenditi, e tutto questo sarà tuo. Te lo prometto io, il tuo Abba!

Conclusione

Quale area della tua vita devi arrendere a Gesù, cedendo il controllo a Dio, essendo contento o contenta di quello che hai e che sei, cercando i piani di Dio noi i tuoi, e lasciando il futuro a Dio?

Quale area della tua vita non hai sottomesso a Dio? Quali stanze della tua dimora terrena hai tenuto per te? Forse gli hai sottomesso quelle “belle”, il salotto, o la camera da pranzo, ma cosa ne è di quelle che non vogliamo mostrare a nessuno? Cosa ne è del bagno, del garage, dello stanzino delle scope?

Cosa non hai sottomesso a Dio? Sesso, finanze, relazioni? Forse c'è un peccato ricorrente, o un'abitudine errata, o una dipendenza tutte cose che aspettano ancora di essere sottomesse a lui?

Cosa non gli hai sottomesso? Cosa non hai ancora arreso al tuo Abba, al tuo papà, al tuo babbo?

“Allo stesso modo, nessuno può diventare mio discepolo se non rinuncia a tutto ciò che ha” (Luca 14:33 PV)

Pensi sia troppo? Se pensi così si vede che non conosci il risultato!

“Gesù rispose: "In verità vi dico che non vi è nessuno che abbia lasciato casa, o fratelli, o sorelle, o madre, o padre, o figli, o campi, per amor mio e per amor del vangelo,  il quale ora, in questo tempo, non ne riceva cento volte tanto...e nel secolo a venire, la vita eterna.” (Marco 10:29-30)

Sapete il tasso di interesse se uno ti da 100 volte tanto? È il 10.000%! Ti viene promesso un interesse del 10.000%! E non è la promessa di una banca, ma una promessa di Gesù; è vera, eterna e immutabile come colui che l'ha promessa.

Preghiamo.

Padre, molti di coloro che ascoltano in questo momento sono stressati da circostanze incontrollabili, da persone non collaborative o dal male inesplicabile. Cerchiamo soluzioni o spiegazioni, quando dovremmo invece cercare di te! Io prego affinché oggi coloro che stanno provando grandi situazioni di stress possano sperimentare la serenità dell'arrendersi. Aiutali a rilassarsi nel tuo amore.

Prega questo nel tuo cuore, se vuoi: “Dio, sono stanco di lottare e di resistere; alzo la mia bandiera bianca. Non cercherò ancora di controllare la mia vita. Smetto di farlo, depongo la mia ostentata sicurezza. Mi arrendo. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà nella mia vita, e voglio sia questa la mia preghiera quotidiana da ora in avanti. Gesù, ti cedo il timone della mia nave, non sono più io a controllarla, non più, ma te. Voglio imparare ad essere contento da ora in avanti. Depongo la mia vita per i tuoi piani ed i tuoi scopi. Lascio il futuro a te. Muta le mie preoccupazioni in serenità. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà in me” 

Amen

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