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25 luglio 2021

La teologia della gloria - Filippesi 3 | 25 Luglio 2021 |

Gloria è vivere con l'autorità e la presenza di Dio nella tua vita. Per poter raggiungere questo dobbiamo vegliare sulla nostra fede, perseverare in essa ma, soprattutto, praticare la presenza di Dio nelle nostre vite. Ed il fine principale dell'uomo è glorificare Dio e goderne per sempre. 
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 10 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 40 minuti

Oggi studiamo il capitolo 3 di Filippesi. Finora abbiamo dato uno sguardo alla teologia della gioia e incontrato la grazia e la pace che abbiamo in Dio, e la teologia dell'unità dove Celeste ci ha mostrato così meravigliosamente che la nostra unità è il volto di Gesù.

Ma perché queste cose contano? Perché abbiamo bisogno di essere proattivi circa la gioia e l'unità? La risposta si trova qui nel capitolo 3. Lo scopo delle nostre vite sia individualmente che collettivamente è glorificare Dio. 

Gloria. È una parola strana, vero? Cosa ti viene in mente quando la senti? Qualcosa di magnifico? Qualcuno di magnifico? Come ci ha ricordato Celeste, noi esseri umani tendiamo ad essere egoisti, quindi la gloria quando è lasciata nelle nostre mani, può diventare molto pericolosa, facendoci diventare orgogliosi.

Ciò di cui abbiamo bisogno è una comprensione vera e biblica della gloria e di  esempi di come glorificare Dio.

Suppongo che ciò di cui abbiamo bisogno sia una Teologia della Gloria.

Il Catechismo Breve di Westminster è il catechismo Protestante (scritto da membri di un movimento cristiano inglese del diciottesimo secolo chiamati “Puritani”) ed è stato utilizzato nel corso dei secoli per insegnare le dottrine fondamentali della fede cristiana. 

È scritto come domande  e risposte;  la prima domanda è: "Qual è il fine principale dell'uomo?". La risposta è: “Il fine principale dell'uomo è glorificare Dio e goderne per sempre."  

Forse sarai sorpreso di sapere che “Gloria” è una delle  parole più comuni nella Bibbia.

La parola ebraica kavod significa “peso, importanza”; di qualcosa o di qualcuno che non può ignorare o che riteniamo essere una autorità. Ma può anche essere usato per significare “presenza”.

“...e i sacerdoti non poterono rimanervi per farvi il loro servizio, a causa della nuvola; perché la gloria del Signore riempiva la casa del Signore.” (1 Re 8:11)

In 1 Re 8 leggiamo che i sacerdoti non erano in grado di celebrare i loro uffici perché la gloria del Signore aveva riempito il tempio; era abbagliante e non potevano sopportare di guardarlo, ma dovevano semplicemente sedersi e aspettare alla presenza di Dio.

Quindi, come dice il teologo NT Wright: “La gloria è l'autorità di Dio sul mondo, la sua presenza  nel mondo, e ci troviamo al crocevia tra Paradiso e Terra.

“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore…” (Filippesi 3:20)

Diamo un'occhiata a come viviamo il nostro scopo  di glorificare  Dio. La prima cosa che facciamo è di  conoscerlo attraverso la conoscenza di suo Figlio.

“Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.” (Filippesi 3:10-11)

Il mio obiettivo è "conoscerlo". Conoscere Gesù non è solo conoscere i fatti su di lui, o anche seguire il suo esempio morale. Possiamo conoscere qualcuno senza sapere davvero niente su di lui. Conosco molti proprietari di cani, tutti i giorni ci sorridiamo, ci salutiamo e chiacchieriamo; potrei anche conoscere il loro nome, sicuramente so quello del loro cane, ma non so davvero  nulla di loro. 

Conoscere Gesù significa avere una relazione personale con lui, una relazione che è presente in ogni aspetto della nostra vita. Il grande pastore battista del 1800 Charles Spurgeon dice così:

“Mi dicono sia colui che mi rende puro, che mi pulisca dalle macchie; che mi ha lavato nel suo sangue prezioso, e così io lo conosco. Mi dicono vesta gli ignudi; che mi ha coperto con una veste di giustizia, e e così io lo conosco. Mi dicono sia colui che apre una breccia e che spezza i ceppi,  che ha liberato la mia anima, e perciò lo conosco. Mi dicono sia un re che regna sul peccato; che ha soggiogato i miei nemici sotto i suoi piedi, e io lo conosco in quel  profilo. Mi dicono sia un pastore: lo conosco perché sono la sua pecora. Dicono sia una porta: per lui sono entrato e lo conosco come una porta. Dicono sia cibo: il mio spirito si nutre di lui come del pane venuto dal Cielo, e perciò io lo conosco come tale». (C. Spurgeon)

Se vuoi conoscere Gesù, puoi forse usare queste parole come una preghiera di accettazione del suo amore e del suo sacrificio per te. Accettalo come Signore ed egli verrà a incontrarti.  Se lo fai, faccelo sapere.

“Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.” (Filippesi 3:10-11)

Paolo parla anche in questo versetto di voler sperimentare il suo potere di resurrezione. Conoscere Gesù significa conoscere questo potere; ci viene data nuova vita ora!, non quando moriremo. La potenza della risurrezione è l'evidenza che suggella tutto ciò che Gesù ha fatto morendo per noi: siamo a posto con Dio.

“…e per essere trovato in lui, avendo non già la mia giustizia che deriva dalla legge, ma quella che deriva dalla fede di Cristo: giustizia che proviene da Dio mediante la fede...” (Filippesi 3:9 ND)

La gloria è vivere con l'autorità e la presenza di Dio nella tua vita.

Si tratta anche di vivere nella realtà. Paolo è in catene,  non può essere più reale di così. Ma il suo focus sulla gloria non è lui che chiude gli occhi, ignorando quel fatto e sperando che tutto vada via; è lui che  affronta la situazione con gli occhi fissi su Gesù.

“Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte, per giungere in qualche modo alla risurrezione dei morti.” (Filippesi 3:10-11)

Vi prego, non fraintendete ciò che è scritto qui. Come credenti, non preghiamo di conoscere la sofferenza  (questo ci renderebbe solo solo dei bizzarri sadomasochisti). Ma è  probabile che ad un certo punto della nostra vita conosceremo qualche tipo di sofferenza:  “piove sui giusti e sugli ingiusti allo stesso modo".

E ciò che Paolo sta dicendo è che,  quando quella volta viene voglio conoscere Cristo mentre la sto attraversando, accettando (con l'umiltà così come ci ha detto Celeste parlando del capitolo 2), gli scopi di Dio.

La missionaria dell'800 Amy Carmichael raccontva di essere stata presente e di aver testimoniato di  come il Pastore Andrew Murray  rispose ad una situazione particolarmente dolorosa della sua vita: "È stato silenzioso per un po' con il suo Signore, poi ha scritto queste parole per se stesso:

'Prima, mi ha portato qui, è per sua volontà che sono esattamente in questo posto; riposerò su questo. Inoltre, mi terrà nel suo amore e mi darà grazia in questa prova di comportarmi come suo figlio. Quindi Egli renderà la prova una benedizione, insegnandomi lezioni che vuole io impari, e operando in me nella grazia che mi vuole donare. Come e quando, Lui lo sa. Perciò io affermo che sono qui:

1. Per nomina di Dio
2. Sotto la sua cura
3. Seguendo le sue istruzioni
4. Per il suo tempo

La gloria è vivere con l'autorità e la presenza di Dio nella tua vita. Spero che queste parole ti portino un po' di conforto se stai soffrendo in qualche modo in questo momento. E se senti che illuminino i tuoi problemi, sappi che  il profeta Elia si sedette sotto un albero e disse a Dio: "Ne ho avuto abbastanza, voglio morire». 

Non c'è sofferenza, problema o vergogna troppo grande per la potenza di Dio. Prendo una piccola tangente qui per vedere  Corinzi, perché penso che sia importante sapere questo:

“…perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre» è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio, che rifulge nel volto di {Gesù} Cristo. Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi.” (2 Corinzi 4:6-7)

I Corinzi erano noti per le loro ceramiche finemente smaltate. Ma erano anche noti per i loro vasi di argilla di qualità inferiore che, quando venivano messi al forno per cuocere, si incrinavano  e  venivano utilizzati come diffusori di luce. L'idea di Paolo in 2 Corinzi è che non dobbiamo vergognarci delle nostre vite imperfette e piene di crepe.

Un vaso ben smaltato mantiene la luce dentro; solo un vaso con le crepe può far risplendere la luce di Dio nel mondo. Le crepe lasciano che la luce fuoriesca. Gloria è vivere con l'autorità e la presenza di Dio nella tua vita.

E Paolo dice in questo capitolo che ci sono tre cose che dobbiamo fare per vivere nella realtà di quell'autorità e di quella  presenza. La prima è che dobbiamo proteggerci:

“Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare…” (Filippesi 3:2)

Se dovessimo leggerlo nell'originale lo saremmo scioccati da quanto rozzi e brutali sono il linguaggio e l'immagine.  Le nostre traduzioni hanno messo un tocco di lucente educazione sulle parole di Paolo. Sta parlando di quelli nella chiesa primitiva  che stavano cercando di insistere sul fatto che i cristiani gentili dovessero essere circoncisi solo per assicurarsi che fossero davvero credenti: è molto più facile da credere se assomigli al popolo eletto passato. 

Paolo è furioso per questo suggerimento. Regole, regolamenti e tradizioni non ci salvano, Cristo si. Regole, regolamenti e tradizioni non ci giustificano dinanzi a  Dio, Cristo si. Lui è la nostra sicurezza. Ma quali sono i "cani" nel 21° secolo? Sono sono le mode che vanno e vengono, o i “leoni da tastiera” sul web? Possibile e probabile. Ma il modo migliore per proteggerci è perseverare.

“… dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti, corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.” (Filippesi 3:13b-14)

Le Olimpiadi sono iniziate e non so voi, ma rimango sempre incantata per la dedizione e il sacrificio dei migliori atleti mentre lottano per quell'oro e quella gloria passeggera. Mio figlio Charlie ha un amico che era un canoista. Lui si svegliava alle 5 del mattino, era in acqua alle 6 e a scuola alle 9. Usciva da scuola alle 15, entrava in palestra alle 16 e ritornava in acqua alle 17, a casa per cena entro le 19, faceva i compiti e andava a letto. Lo fece per anni e ha avuto successo, ha vinto medaglie e lo abbiamo acclamato molte volte. 

Se gli chiedi adesso, “Ne valeva la pena?'”, risponderà "Sì e no"; sì perché eccelleva in uno sport e rappresentava il suo paese, e no, perché non è mai arrivato al top, all'oro, arrivava sempre 3° o 4° e ha rinunciato a così tante serate e bei momenti con i suoi compagni. 

Perseverare richiede lavoro e dedizione. Ma come  dice Pietro in 2 Pietro 1:5-10, non lo rimpiangeremo mai.

“Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù,  alla virtù la conoscenza,  alla conoscenza l’autocontrollo,  all’autocontrollo la pazienza,  alla pazienza la pietà,  alla pietà l’affetto fraterno  e all’affetto fraterno l’amore.  Perché se queste cose si trovano e abbondano in voi,  non vi renderanno né pigri, né sterili nella conoscenza  del nostro Signore Gesù Cristo.” ( 2 Pietro 1:5-8)

La versione inglese della Bibbia New English Translation traduce l'ultimo versetto così: “...ti impediranno di diventare inefficace e improduttivo nella tua ricerca di conoscere nostro Signore Gesù Cristo più intimamente...” 

“Più intimamente”: che bella frase che è. È  il linguaggio dell'amore, e volutamente così, anche per quelli di noi che siamo sposati, Cristo è la nostra vera anima gemella.

E l'ultima cosa che facciamo è praticare la presenza di Dio. Cerchiamo intenzionalmente Dio in tutte le cose. Peter Greig, il fondatore del movimento “24/7 Prayer”, dice che "eravamo creati per camminare e parlare con Dio e per essere in relazione con lui, e che tutto scorre da quel luogo e ritorna a quel luogo." 

Siamo consapevoli di lui quando stiamo pulendo  casa, o guidando al lavoro, o portando a spasso il cane? Ci sediamo mai semplicemente alla presenza di Dio? O  sentiamo che dobbiamo riempire il silenzio dicendogli come ci sentiamo e chiedere cose? 

Sì, quelle cose fanno di certo parte della preghiera, ma cosa gli diciamo nei giorni quando ci sentiamo bene e non abbiamo problemi? Cosa vuole dirti? Cosa vuole dire a me? Ricorda i sacerdoti di cui ho parlato in 1 Re, di come la presenza di Dio riempisse la Sua casa e non potevano fare nient'altro che stare lì? Provaci anche tu! 

E perché ci preoccupiamo di tutto questo? Beh, perché...

“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore, che trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa.” (Filippesi 3:20-21)

Quale è il tuo scopo come credente? Noi diciamo tutti insieme: “Il mio scopo è glorificare Dio e goderne per sempre."

Amen.

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02 maggio 2021

Percepire Dio coi miei sensi - Vedere Dio | 02 Maggio 2021 |

E' possibile vedere Dio? E se si, a cosa mi servirebbe come credente vederlo? Gesù ci mostra come sia possibile vedere il Padre attraverso il Figlio, e come questo sia importante per poter crescere assomigliando a Lui e per sapere che Lui mi vede attraverso suo Figlio.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 31 minuti

Questa settimana iniziamo un ciclo di messaggi legati ai nostri “sensi”.

Viviamo in un mondo multisensoriale e i cinque sensi  - vedere, toccare, gustare, udire, odorare -  ci sono stati dati come doni di Dio fin dalle origini della creazione.  Visto che sono un dono da Dio possono aiutarci a sperimentare e a crescere  nella nostra relazione con  il Signore,

E' possibile vedere Dio? 

Giovanni afferma due volte:

“Nessuno ha mai visto Dio; ”. (Giovanni 1:18 – 1 Giovanni 4:12)

E' su questa base che la gente afferma spesso di non credere: “Non posso vederlo, e le cose che non si possono vedere, o dimostrare anche se minuscole che ci sono, non esistono.”

Spesso noi credenti risolviamo tutto dicendo: “E' un problema di fede: io so che esiste anche se non lo vedo, perché ho fede.”

Stiamo rispondendo bene? Si.. e no!

Si, perché la fede è un dono di Dio, come la nostra vista, e no, perché non tutto quello che esiste si vede.

Urbain Le Verrier, un matematico francese nel 1800, scoprì attraverso i suoi calcoli che esisteva un altro pianeta dopo Urano,  anche se nessuno lo poteva vedere: ci vollero oltre 100 anni per avere una foto di Nettuno.

Per cui mi serve la fede per sapere che Dio esiste, ma posso anche VEDERE che Dio esiste... se smetto di volerlo vedere con il mio metodo “umano”.

Un Dio a forma di uomo

Il problema è che noi ci aspettiamo di vedere Dio come fosse “un uomo molto grosso”, un “omone con superpoteri”, e ne cerchiamo le tracce come si fa con quelle dei dinosauri: le misuriamo, vediamo la profondità e stabiliamo quanto era alto e quanto pesava il T-Rex!

Che sia un metodo sbagliato ce lo dice proprio Dio  nel Salmo 50:

“...tu che detesti la disciplina e ti getti dietro alle spalle le mie parole? Se vedi un ladro, ti diletti della sua compagnia e ti fai compagno degli adùlteri. Abbandoni la tua bocca al male, e la tua lingua trama inganni. Ti siedi e parli contro tuo fratello, diffami il figlio di tua madre. Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò e ti metterò tutto davanti agli occhi. (Salmo 50: 17-21)

Pensavi che fossi come te

Guardate il versetto 21:

“...tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò e ti metterò tutto davanti agli occhi...” (v 21)

Il problema è che noi pensiamo a Dio anche inconsciamente (ne sono prova tutti i dipinti sacri) più o meno con la nostra forma sia fisica che morale; e cominciamo a dire: “Io crederei se...” “...se facesse cessare tutte le guerre....  “....se facesse guarire tutti dal Covid...  ma il Covid c'è, per cui Dio non esiste.”

Siamo onesti, se Dio facesse cessare il Covid in questo preciso istante, ci sarebbero migliaia di ore in TV con migliaia di esperti che spiegherebbero per filo e per segno che il virus è cessato per un certo motivo biologico, o fisico, o di radiazioni, senza pensare che è Dio che ha inventato la biologia, la fisica e le radiazioni ed è lui che le domina e le fa agire.

Un miracolo così grande non avrebbe alcun impatto, perché le persone non vogliono vedere Dio. Paolo dice:

“L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato.” (Romani 1: 18-21)

Eppure Dio è facile da vedere

In che modo, e, soprattutto, in che forma posso vedere Dio, allora?

“Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete visto». Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?” (Giovanni 14: 5-9)

Nella Bibbia i miei eroi sono Pietro Tommaso, Filippo... perché sono come loro  nelle parti “brutte” del loro carattere.

Sono “focoso”, esplodo come Pietro, e sono pieno di dubbi, come Tommaso...  e sono “ottuso” come Filippo... ma so che Gesù li amava,  e ha fatto grandi cose attraverso loro... E da questo so che mi ama e vuole fare grandi cose attraverso me... e te!

Gesù ama Tommaso, e non gli dice  “sei un cretino, che pensi a una strada, ad una via, magari vuoi una mappa per seguirmi” . Ma gli dice che è lui la strada,  e anche molto di più: lui è l'immagine di Dio.

Allo stesso modo ama Filippo, e non gli dice  “sei un ebete che dopo tre anni vissuti assieme a me ancora non hai capito che io sono Dio”. Ma gli dice che non serve vedere il Padre, perché già lo hanno di fronte, e da tre anni.

IO sono come Tommaso, che voglio una mappa di cosa fare dove andare, dove svoltare per fare bene la strada che mi porta a Dio.

IO sono come Filippo, che ho brama, muoio di curiosità per VEDERE braccia piedi e barba di Dio mentre mette a posto le cose che non vanno nel mondo, fisicamente, tirandosi su le maniche...

E, invece, Gesù, mi dice: “Marco, non troverai la strada, e non vedrai Dio  finché non  avrai sperimentato  una relazione costante con me!”

Che significa non “ho sentito parlare di Cristo” MA “ho visto Cristo”. Non “leggo la Bibbia “,  non “vengo in chiesa” ...  MA “Ho guardato Cristo e imparato da Cristo e ho capito che lui  è Emmanuele, Dio con noi?”

Dio nella carne

Se Gesù è l'immagine di Dio nella carne, allora quale è l'immagine che vedo? Non quella di un “omone”, e neppure quella di un supereroe... Quelle sono le immagini umane che mi sono fatto io...

“Ed ecco un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi».Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E in quell’istante egli fu purificato dalla lebbra.” (Matteo 8:2-3)

“Più tardi, Gesù e i suoi discepoli andarono a pranzare in casa di Matteo e fra gli invitati c'erano molti truffatori, colleghi di Matteo, ed altra gente dalla cattiva reputazione.I Farisei erano indignati per questo fatto, e chiesero ai discepoli: "Perché il vostro maestro va a mangiare con tale gente?"» “ (Matteo 9:10-11)

L'immagine di Dio che mi restituisce guardare a Gesù, è quella di un Dio seduto tra i  “peccatori” che, invece di giudicarli, li ascolta, che conversa con loro, che “tocca gli ammalati” senza provarne schifo. Il cui programma principale  non è fermarsi e dimostrare che ha muscoli, ma orecchie per ascoltare,  e mani per toccare.

E' per quello che non è nato nel palazzo di un re, ma in una mangiatoia di una stalla, da una ragazza adolescente, e non da una principessa; da un artigiano, e non da un re.

Gesù sedeva tra persone ritenute indegne dalla società, ritenute “malate” e per quella malattia giudicate  come qualcuno che avesse fatto qualcosa  per il quale Dio li stava punendo.

Se davvero mi serve, se voglio un'immagine di Dio, eccola! Gesù che arriva tra gli ultimi e dà loro il valore  e si siede in mezzo a loro  e li incoraggia. 

Il Dio che ha fatto i cieli  che prova piacere a sedere con i peccatori. Il suo programma principale è ricordarci che vede ognuno di noi.  Ai suoi occhi siamo unici.  Noi siamo degni di attenzione e amore.  Ci ascolta quando andiamo a Lui in preghiera. 

L'immagine di Dio che vedo in Gesù è che quando pensiamo di non essere degni,  quando siamo trattati dagli altri come di seconda, terza, quarta classe,  ecco, lui è seduto esattamente al nostro fianco.

Sappiamo di essere importanti, amati e curati. Vediamo la grazia di Dio e l'amore di Dio in azione  quando vediamo Gesù.

Un Dio che prega per tutti

Tu potresti dirmi:  “Beh, è chiaro, lui si siede accanto a chi crede in lui, ed ama solo chi a lui si affida.”

“Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Luca 13:34)

“Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». (Luca 23:33-34 a)

E invece, troviamo Gesù che prega per coloro che lo hanno rifiutato, per coloro che lo stanno inchiodando ad una croce.

Vedere Dio non basta.  Sedersi sulla spiaggia e guardare il sole sorgere e dire:  "Wow! Guarda quello che ha fatto Dio!" . Questo lo può dire anche un mussulmano, o un Buddhista, o un Sik, o uno della New Age.

Bisogna vedere Dio non come un “omone con i superpoteri”, un Dio di sola “azione”, ma soprattutto come un Dio di “relazione”.

E' per quello che Gesù ci dice che, se vuoi vedere Dio, devi guardare a lui: non è venuto con “effetti speciali” ma con “affetti speciali”  verso gli uomini e le donne,  i bambini e gli anziani, i ricchi e i nullatenenti... Tutti!

Come colui che parla di perdono e di grazia; che entra nelle nelle vite dei peccatori e porta redenzione, connessione, relazione. 

Attenzione però al pericolo di far diventare Gesù e l'immagine di Dio come colui che tutto perdona e sempre perdona qualsiasi cosa facciamo.

“Trovò nel tempio quelli che vendevano buoi, pecore, colombi, e i cambiavalute seduti. Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio, pecore e buoi; sparpagliò il denaro dei cambiavalute, rovesciò le tavole, e a quelli che vendevano i colombi disse: «Portate via di qui queste cose; smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato».” (Giovanni 2:14:16)

“Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:22-23)

Se è vero che l'immagine di Dio, quella che vediamo attraverso Gesù, è amore, è anche vero che in essa c'è anche l'immagine della giustizia: e dove c'è giustizia,  ci deve essere anche giudizio. Se ti concentri solo sull'amore,  non hai un quadro completo di Dio. 

Il problema come uomini e donne è che vogliamo mettere Dio in una scatola, e tirarlo fuori quando ci fa comodo. Magari un paio di “Dio”: uno da tirare fuori quando ho sbagliato, ed ho bisogno di perdono e uno quando sbagliano gli altri e voglio vedere giustizia.

A cosa mi serve vedere Dio?

Perché dovrei voler vedere Dio? Cosa cambia nella mia vita di credente? Mi conforta per sapere  che Dio esiste davvero, o cos'altro? A cosa mi deve portare l'avere un'immagine spirituale  di come sia Dio?

Mi serve per almeno due motivi: il primo è questo.

1. Assomigliare a mio Padre

E' normale, se abbiamo avuto un buon genitore volergli assomigliare, fare quello che lui faceva, avere le stesse passioni; per rispetto, ma anche perché sappiamo per esperienza che quelle azioni e quelle passioni ci hanno fatto del bene forgiando la nostra mente.

Non vogliamo solo apparire come nostro padre o nostra madre, ma essere nel profondo come lui o lei. Non possiamo “clonarci” di fuori, e le persone vedranno che non siamo uguali ai nostri genitori, ma possiamo farlo “dentro”, avere la loro statura morale 

Lo stesso avviene come figli di Dio; non possiamo essere Dio (ed è una fortuna) ma possiamo cercare di riprodurre la sua immagine, quella che vediamo in Gesù, quella che tocca, si siede ed ascolta, perdona ed ama.

Che magari giudica in base a come giudica Cristo, ma che non odia nessuno ma anzi prega per chi ci fa del male.

Il secondo motivo è questo.

2. Dio mi vede attraverso Cristo

La settimana scorsa Jean ha citato questa frase: “Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia. " 

Il mondo guarda a come appari di fuori, Dio guarda a chi sei di dentro.

Quante volte ci siamo augurati  per i nostri figli, o per gli amici, o per un coniuge, o per noi una posizione sociale “rilevante”, un posto da dirigente,  qualcosa che spicchi e sia sopra gli altri?

Ma quante volte abbiamo detto o pensato  "Non importa quello che farai, voglio solo che tu sia credente." "Voglio che tu ami Gesù Cristo"."Voglio che ti definisce è la tua relazione con il Cristo."

Non si tratta di fare,  si tratta di essere.  Siamo così tentati, anche come cristiani,  di definirci in base al successo, ai risultati,  alle azioni e alle prestazioni . La buona notizia è che Dio non ci definisce  in base a ciò che vede,  ci definisce in base a ciò che siamo.  Lo abbiamo visto la settimana scorsa con la stupenda storia di Raab, per il mondo una prostituta, per Dio una figlia amata.

Quando ti vedi debole, sconfitto o sconfitta,  distrutto o distrutta  a causa di tutto ciò che hai fatto...  ricorda: Dio ti vede attraverso Cristo!

In Cristo possiamo essere santi,  possiamo essere redenti,  possiamo essere restaurati.  Dio si avvicina a coloro i cui occhi sono chiusi alla realtà  e fa vedere che non ci serve un'auto nuova, un lavoro di prestigio, un conto in banca, ma ci serve nient'altro che Gesù.

Quando vediamo chi è Dio  attraverso Gesù  comprendendo la Sua natura …  allora vediamo chi siamo realmente.

Vediamo le nostre cadute? Certamente si. Vediamo i nostri errori? Certamente si.  Ci vediamo peccatori? Sì, facciamo anche quello.  Ma Dio ci vede attraverso Cristo  e ci abbraccia. 

E' per questo che è importante per chi crede vedere Dio;  e quando vediamo Dio in Cristo  siamo trasformati, perché vediamo noi stessi  come Dio ci vede. Santi . Irreprensibili.  Amati . Perdonati . Benedetti per tutta l'eternità.

Preghiamo.

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26 luglio 2020

Togliti i calzari - 1° parte | 26 Luglio 2020 |

In questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Se la risposta è si sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini? Cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo?
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Quella di stasera non è una vera e propria predicazione, ma qualcosa di più “interattivo”.

Quello che vorrei fare assieme a voi è ascoltare un canto (io lo adoro, perché sono vecchio, sono sicuro piacerà a quello che anno la mia età, mentre ai più giovani sembrerà un canto gregoriano per quanto suona vecchio).

Aldilà della musica vorrei che vi concentraste sule parole della canzone, e che “sceglieste” una parola, o una frase che più vi attrae, vi suscita qualcosa, vi incuriosisce vi fa riflettere .

Avete anche un foglio con il testo della canzone per aiutarvi se non capite dal canto qualche parola; se prendete una penna potrete sottolineare qualche parola.


Quali sono le parole o le frasi che vi hanno colpito di più?

Sei qui davanti a me, o mio Signore
Sei in questa brezza che ristora il cuore.
Roveto che mai si consumerà,
Presenza che riempie l'anima
Adoro te, fonte della vita,
Adoro te, trinità infinita.
I miei calzari leverò su questo santo suolo,
Alla presenza tua mi prostrerò.
Sei qui davanti a me, o mio Signore,
Nella tua grazia trovo la mia gioia.
Io lodo, ringrazio e prego perché

Il mondo ritorni a vivere in te

Il video è iniziato con un versetto di Esodo: questo:

“L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava...Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». (Esodo 3:2,5)

Vi ricordate in quale momento della vita di Mosè accade questo episodio?

Questa è la chiamata di Mosè da parte di Dio  a servire lui e il suo popolo.

Vi ricordate quale è stata la risposta di Mosè? Come reagì? Con entusiasmo... o con paura?

“Mosè rispose e disse: «Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: “Il Signore non ti è apparso”... Mosè disse al Signore: «Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua»... Mosè disse: «Ti prego, Signore, manda il tuo messaggio per mezzo di chi vorrai!»” (Esodo 4:1,10,13)

La prossima settimana vedremo più in dettaglio cosa significhi “levare i calzari”.

Per questa sera voglio lasciarti solo tre domande: la prima è questa: in questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Lo senti che agisce nella tua vita, che è presente?

Se la risposta è si, la seconda domanda è: sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini  (la tua famiglia,  le tue amicizie,  il tuo posto di lavoro)?

Ultima domanda: cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo? Vorrei risentire e cantare assieme la canzone con cui abbiamo iniziato cantala come fosse una preghiera... E' una preghiera!

E infine vorrei fermarmi  a pregare tutti assieme per i temi che sono usciti fuori stasera.



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