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30 gennaio 2022

In Cristo puoi... essere gentile | 30 Gennaio 2022 |

Viviamo in un mondo in cui ci sono molte situazioni ed eventi che ci irritano. Paolo ci chiama ad essere gentili,  perché "Il Signore è vicino", tornerà a mettere le cose al loro posto e cammina con noi momento per momento verso quel futuro. 
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Siamo alla seconda parte della nostra passeggiata in Filippesi 4, dove Paolo ci indica tutte le cose (e sono molte) che possiamo fare, se siamo “in Cristo”.

Abbiamo parlato due settimane fa che in Cristo possiamo avere gioia indipendentemente da tutto ciò che ci circonda, che le cose girino per noi bene o meno. Questa settimana vedremo che in Cristo possiamo essere gentili.

Immagina di essere al supermercato,  e di avere un carrello con poca roba da comperare; sei alla cassa e sta per arrivare il tuo turno, quando dietro te arriva una signora anziana, che ha un carrello più pieno del tuo; ha un bastone e cammina male. Cosa fai?

Puoi decidere di non fare nulla, attendere il tuo turno, pagare e andare via... Oppure puoi farla passare avanti, aiutarla a mettere i prodotti sulla cassa, a imbustarli, e accompagnarla alla macchina con le buste della spesa.

Cosa penseranno le persone che vedono la tua azione? Alcuni penseranno che sei stato “fesso", ma per la stragrande maggioranza di chi ti ha visto sarà che sei stato, sei stata “gentile”.

Cosa vuol dire “essere gentili”? Quali azioni lo dimostrano? Far passare davanti a te una persona anziana al supermercato? Trattare bene gli animali e la natura? Non arrabbiarti con nessuno? Cosa altro?

La parola “gentile” in italiano deriva dalla cultura romana,  dove significava “ciò che appartiene ad una “gens-gentis”;“gente” inteso come “famiglia". Una famiglia di cui si potesse tracciare la storia, le origini, da chi discendeva, le gesta nobili o i poteri che avevano avuto in passato. 

A Roma antica solo la nobiltà aveva il privilegio  di conoscere il proprio passato  e di essere discendenti di  persone importanti: tutti gli altri erano il “vulgus” il “popolo”,  senza una storia, senza nobiltà.

Per questo ciò che apparteneva al “vulgus”, al popolo, era “volgare” e quello che apparteneva alle “gentis” era “gentile”. Col tempo “volgare” divenne sinonimo di qualcosa brutto e rozzo,  “gentile” di qualcosa di bello e delicato.

Ma dove troviamo la parola "gentile" nella Bibbia? Il Nuovo Testamento non usa mai la parola “gentile” se non per indicare le popolazioni pagane. Ma usa altre due parole simili: la prima è  questa:

“L’amore è paziente, è benevolo...” (1 Corinzi 13:4 a)

Benevolo in greco è χρηστευομαι chrēsteuomai; che significa “dimostrarsi utile”.

L'altra parola è questa:

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

La parola greca ἐπιεικής epieikēs   a seconda della Bibbia usata e del versetto, è tradotta in italiano in molti modi diversi: mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità.

In realtà la parola è composta da due parole: ἐπί epi, che significa "sopra, davanti, prima" ed εἴκω eikō, che significa "dare la precedenza, lasciare il posto".

Ti ricordi dell'esempio del supermercato, vero? Paolo direbbe di te che sei stato, sei stata epieikēs  lasciando il tuo posto all'altro, facendo passare davanti la signora anziana.

Lo scopo dell'essere gentili  è sia rendersi utili agli altri (chrēsteuomai) sia lasciare il posto a qualcun altro (epieikēs). Ma la gentilezza è più di questo. 

Hai visto di recente uno qualsiasi dei talk show in tv? Oppure un dibattito tra due politici? Diresti che le persone erano gentili l'un l'altro? La realtà dei fatti dice  che è molto più facile irritarsi ed essere irritanti che essere gentili l'un l'altro. E gran parte dei programmi televisivi gioca proprio su questo, e invita al conflitto... perché fa “audience”...

A seconda del carattere che abbiamo e a seconda della vita che abbiamo avuto, saremo più o meno propensi o propense ad essere gentili invece che scontrosi o irascibili.

Indipendentemente dal nostro carattere più o meno “morbido”, come credenti dovremmo renderci utili agli altri e dovremmo cedere il nostro posto agli altri.

E non lo dice Marco, ma la Parola di Dio; così dice Paolo ai Filippesi.

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

Paolo dice che tutti dovrebbero sapere che siamo di quelli che cedono il passo agli altri, che si dimostrano utili, che agiscono a favore di chi incontriamo nella vita.

Esiste una Bibbia in inglese, chiamata “Amplified” che, quando una parola può avere più significati, li mostra tutti: se esistesse la stessa cosa in italiano questo versetto suonerebbe così:

“Che la vostra mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità. sia evidente a tutti.  Il Signore sta per tornare!” (Filippesi 4:5 parafrasi)

Vi ricordate il contesto in cui queste parole vengono dette, vero? Per prima cosa, Paolo  è in prigione; non è specificamente in prigione per la predicazione del Vangelo  ma perché persone del suo stesso popolo, i suoi nemici ebrei, lo accusano falsamente  e lo incolpano di creare dissenso contro il governo di Roma. Paolo è un traditore.  Paolo è stato incarcerato per mano della sua stessa gente.

Ma anche la chiesa di Filippi sta attraversando un periodo turbolento; ci sono persone nella congregazione che stanno cercando di creare divisione, e dicono apertamente che gli insegnamenti di Paolo sono sbagliati. Persone della chiesa che lui stesso ha piantato e che lui stesso ha posto come guide sono ora contro di lui.

Quanti di noi sarebbero stati impazienti, scontrosi o irascibili verso le persone che avevano provocato tutto questo? Paolo avrebbe avuto tutte le ragioni per esserlo!

E invece no: Paolo ordina ai Filippesi  di far si che la loro gentilezza sia vista da tutti.  Non solo dagli altri cristiani,  ma da tutti coloro con cui vengono in contatto.

Ma cosa sta chiedendo Paolo chiedendogli di essere “mansueti”?  Il modo migliore per sapere cos'è la mansuetudine è vedere come viene applicata nella Bibbia. Cominciamo con Gesù.

All'inizio del suo ministero Gesù andò nel deserto e fu tentato. Ricordiamoci bene che questo Gesù Cristo è Dio.  Quando furono stesi i cieli e la terra, Gesù era lì.  Quando Satana fu cacciato dal Cielo, Gesù era lì.  Tutto il potere era nelle Sue mani. 

E Satana a questo Gesù, a colui che ha creato il mondo, a colui che lo ha buttato dalla finestra del Paradiso, adesso arriva e gli dice: "Se ti prostri e mi adori ti darò tutte le nazioni". Non trovate sia un po' irritante?

Riuscite ad immaginare cosa gli avremmo “consegnato” a Satana se fossimo stati al posto di Gesù? Volete che vi faccia qualche esempio? Meglio di no!

Come reagì Gesù? Leggiamolo in Luca:

“Il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».  Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse:  «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è stata data e la do a chi voglio.  Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto”». Allora lo portò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui,  perché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, di proteggerti” e “Essi ti porteranno sulle mani, perché tu non urti col piede contro una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non tentare il Signore Dio tuo”». Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento opportuno. (Luca 4:3-13)

Gesù nella sua avventura terrena era uno di quelli che "usava" la sua voce; non aveva un tono monocromo e placido. Gesù aveva urlato ai mercanti nel tempio, e più volte nei vangeli si dice che Gesù ha gridato. Ma qui, Gesù non alzò mai la voce; ma rispose citando ogni volta la parola di Dio :”Sta scritto … E' stato detto...

Cosa è la gentilezza secondo Gesù? E' non “reagire a molla” anche quando sappiamo al 100% di essere nel giusto. E' pensare biblicamente, ricordando all'altro la verità della parola di Dio, ma senza aggredire.

Gesù era mansueto, ma questo non significava che fosse “debole”. L'immagine che normalmente si usa per descrivere la mansuetudine è quella dei bovini; le mucche sono esseri “mansueti”... ma non per questo sono “deboli”. Esse sanno di avere tutta la potenza necessaria per farci del male... ma decidono di non farlo (a meno che noi non facciamo qualcosa contro di loro); pascolano al nostro fianco, si fanno accarezzare. Questo significa essere mansueti: avere “potenza in controllo”.

Gesù era fermo sulla Parola di Dio. Gesù possedeva tutta la potenza della Parola di Dio... esattamente come tu ed io. Ma dobbiamo conoscere la Parola; la dobbiamo leggere e studiare per averla a fianco nel momento del bisogno.

Un altro esempio. Questa volta vediamo Barnaba.  Barnaba insieme a Paolo fu il leader del primo viaggio missionario negli Atti.  Assieme a loro c'era un uomo abbastanza giovane  di nome Giovanni, ma detto Marco. Dopo un po' che stava con loro, Giovanni detto Marco si stufò del lavoro di missionario e di punto in bianco li lasciò da soli.

Più tardi Paolo e Barnaba pianificarono un secondo viaggio missionario.  Ecco come si svolse il viaggio:

“Dopo diversi giorni Paolo disse a Barnaba: «Ritorniamo ora a visitare i fratelli di tutte le città in cui abbiamo annunciato la Parola del Signore, per vedere come stanno».  Barnaba voleva prendere con loro anche Giovanni detto Marco. Ma Paolo riteneva che non dovessero prendere uno che si era separato da loro già in Panfilia e che non li aveva accompagnati nella loro opera. Nacque un aspro dissenso, al punto che si separarono; Barnaba prese con sé Marco e s’imbarcò per Cipro. Paolo, invece, scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore. E percorse la Siria e la Cilicia, rafforzando le chiese.” (Atti 15:36-41)

Ora, forse Paolo e Barnaba non sono stati gentili, o amorevoli, o mansueti l'uno con l'altro.  Ma il trattamento gentile di Barnaba verso Marco  diede a Marco un'altra possibilità.

Sapete cosa fruttò la mansuetudine di Barnaba? Fruttò un vangelo, perché Giovanni detto Marco in realtà è il Marco che ha scritto il secondo vangelo nella tua Bibbia.

Più tardi Paolo si pentì di essere stato non gentile ed non amorevole con Barnaba e Marco; e quel Paolo, che lo voleva cacciare, scrisse di Marco a Timoteo:

“Prendi Marco e conducilo con te, poiché mi è molto utile per il ministero.” (2 Timoteo 4:11 b)

Marco era una persona  che avrebbe potuto essere allontanata dal ministero  a causa dei suoi fallimenti e a causa dell'impazienza di Paolo.  Fu la gentilezza di Barnaba che portò ad un risultato molto diverso.

L'essere gentile di Barnaba significava essere disposto ad accettare  che non possiamo sempre avere tutto sotto controllo e che ci saranno momenti in cui le persone  non soddisfano le nostre aspettative.

Significa che dobbiamo essere disposti  a mettere via lo spirito critico e giudicante  e sostituirlo con uno spirito che vuole incoraggiare  anche di fronte a  un fallimento.

Significa che dobbiamo essere disposti  a mostrare il nostro apprezzamento per i doni e i contributi degli altri anche quando questi doni e contributi sono diversi dai nostri.

Significa che dobbiamo essere disposti a riconoscere  che il nostro modo e il nostri piani  possono non essere sempre quelli migliori; e anche se sarebbero il modo migliore,  dobbiamo dare alle persone  l'opportunità di imparare nuove tecniche  senza essere condannati prima di iniziare.

Significa che dobbiamo essere disposti  a permetterci l'un l'altro di fare errori.  E, quando diamo un incarico o un compito, riconoscere che la perfezione non arriverà  e le persone ci deluderanno, e ricordare che anche noi abbiamo deluso talvolta altri.

Essere mansueti, essere gentili non significa essere sempre fermi o sempre morbidi; Gesù davanti al padre dell'errore, il diavolo, era stato fermo. Barnaba davanti all'errore di Marco era stato morbido.

Essere gentili  significa essere  fermi o  morbidi a seconda della grazia necessaria alla situazione e al momento; la gentilezza è la grazia in azione.

Dio è stato gentile con te e con me, e lo he tutt'ora nonostante  tu ed io lo irritiamo su base quotidiana. Infatti Dio ci permette di sbagliare... di peccare...  e poi ci aiuta dolcemente ad andare avanti.

Dio avrebbe potuto giustamente prendere la via della giustizia immediata, punirci per il nostro peccato.  Ma sapeva che questo ci avrebbe schiacciato e ci avrebbe resi per sempre timorosi di avvicinarci a Lui.  Così Dio ha scelto una via diversa:

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.” (2 Pietro 3:9)

La scorsa settimana Jean ha parlato del cuore di Gesù; un cuore aperto, che concede un'altra opportunità all'esattore corrotto Zaccheo. Un Gesù che lo incoraggia, nonostante Zaccheo non sia perfetto, e gli dice che anche lui, imperfetto come è, è figlio di Abraamo, fa parte del popolo di Dio.

Quando doveva essere irritato Gesù  conoscendo che Zaccheo rubava, vessava  e faceva andare in  carcere le persone povere? Ma entrando in casa sua,  parlando con mansuetudine, sta dicendo a Zaccheo e a tutti quelli che erano lì … e anche a noi: “Vedete? Voi che siete in Cristo, dovete essere gentili con gli altri, nonostante quanto siate irritanti."

Facile, vero? No... non lo è per nessuno, e nemmeno per Gesù lo era, credetemi!

Paolo sottolinea nel versetto di Filippesi che l'essere mansueti ha un motivo e uno scopo:

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

Sulla frase “Il Signore è vicino” ci sono due possibili significati.

Il primo (ed è il più “gettonato” nei commentari) è che Il Signore è vicino nel senso che la sua venuta  potrebbe avvenire in qualsiasi momento. Gesù sta per tornare,  e noi lo vedremo faccia a faccia.

Perché mai questo ci dovrebbe rendere mansueti? Beh, sappiamo che quando Gesù verrà,  tutte le cose saranno messe a posto: il male sarà punito e il giudizio sarà giusto. La fedeltà sarà premiata e Dio loderà i suoi santi.

Paolo allora dice che non dobbiamo stressarci troppo  perché Dio porterà equità alla fine. Il Signore è vicino.; tutto ciò che nella vita provoca rabbia  e irritazione verrà spazzato via.

Non solo: molti di noi che si irritano a vicenda  saranno in cielo insieme; quindi cominciamo da subito ad usare gentilezza con quelli con cui dovremo trascorrere l'eternità.

E dobbiamo mostrare gentilezza anche agli altri  che non sono ancora sulla via dell'eternità, perché vogliamo che anche loro siano con noi.

Ma c'è un altro significato possibile e non è meno importante  (ed è quello che preferisco): il Signore è vicino nel senso che sta camminando con noi, è al nostro fianco ad ogni passo del cammino.

Gesù è consapevole di come siamo,  di come pensiamo e di come agiamo, ed è interessato al fatto che,  come suoi ambasciatori nel mondo dimostriamo agli altri quale sia il suo cuore.

“Il Signore è vicino” significa  che vede come viviamo il nostro cammino di fede. "“Il Signore è vicino”significa che  al nostro fianco vive il suo Spirito, il Consolatore, lo Spirito di Verità.

Come puoi, tu  che sei stato, sei stata oggetto di tanta pazienza e dolcezza,  come puoi non mostrare agli altri  la stessa grazia che è stata usata verso di te?

Come puoi tu, tu che sai che Dio aveva tutto il diritto di essere irritato,  e impaziente, e brusco con te  (ma non l'ha fatto) ,come puoi ora non estendere quella stessa grazia agli altri?

Che la tua  mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità  sia evidente a tutti; sia ai credenti, ma anche (e forse soprattutto) a chi ancora non crede perché Gesù quelli sta cercando.

In Cristo puoi essere una persona  che ha un approccio così gentile alla vita  che tutti intorno a te possono vedere la differenza che Cristo fa nella vita tua vita, nella vita di chi crede.

“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.” (Giovanni 13:35)

“Il Signore è vicino”: quale significato preferisci? Che Gesù sta per tornare, o che Gesù è al tuo fianco? Il significato può variare: l'obiettivo no.

Il fine della mansuetudine, dell'essere gentili, è testimoniare di un Dio così grande, così innamorato,  così pieno di grazia e di compassione...

“...che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Vivi così  e sarai un testimone, una testimone potente per il Signore Gesù Cristo. Vivi così e brillerai come come un faro,  in un mondo dove l'irritazione, l'impazienza,  l'insofferenza e la vendetta sono diventate la norma.

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)

Preghiamo.

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10 ottobre 2021

Con che cosa ti stai rivestendo? | 10 Ottobre 2021 |

Gesù non si è sottratto dall'essere nudo sulla croce pur di darti dei nuovi abiti da vestire al posto di quelli che il mondo ti ha messo addosso, e  proteggerti col suo mantello di amore. Ma devi scegliere tu, ogni giorno, di vestire quei nuovi abiti.
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Siamo all'ultimo passo del nostro cammino tra i “nudi” della Bibbia. Cosa abbiamo visto fino ad ora?

Adamo ed Eva scoprirono di essere nudi dopo aver disobbedito per la prima volta a Dio.

Giobbe affermò che nudo era nato e nudo sarebbe morto e che tutto il resto era un di più concesso da Dio.

Michea ululava e mugghiava nudo davanti al popolo che una volta era stato il popolo di Dio per dire loro  “Siete nudi e siete pazzi, perché avete abbandonato il vostro Dio”.

Vorrei, prima ti continuare, aprire una piccola parentesi parlando del concetto di “nudo” nella Bibbia.

Leggendo i brani che ho usato per le prediche potreste pensare che la Bibbia associ sempre la nudità a qualcosa di cui vergognarsi, di sbagliato, di sporco. Se pensi così vorrei farti leggere un paio di brani:

“Il tuo collo è come la torre di Davide, costruita per essere un’armeria; mille scudi vi sono appesi, tutti gli scudi dei valorosi.  Le tue mammelle sono due gemelli di gazzella che pascolano tra i gigli.... Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di berilli; il suo corpo è d’avorio lucente, coperto di zaffiri. Le sue gambe sono colonne di marmo, fondate su basi d’oro puro.  (Cantico dei Cantici 4:4-5, 5:14-15)

Queste frasi non sono tratte da un romanzo erotico, ma fanno parte della Bibbia e non stanno parlando, come qualcuno vorrebbe interpretare, di metafore per descrivere la chiesa, ma di un  corpo fisico di  una lei (le mammelle) e di quello di un lui (le gambe).

Per cui la nudità nella Bibbia non è sempre associata con qualcosa di negativo: dipende dal perché,  o dal per cosa si è nudi.

Il libro di 2 Samuele ci racconta l' episodio nel quale l'Arca del Patto fa il suo ingresso a Gerusalemme, e davanti all'Arca che contiene le tavole della Legge (i 10 Comandamenti), troviamo Davide che danza:

“Davide era cinto di un efod di lino e danzava a tutta forza davanti al Signore.” (2 Samulele 6:14)

Ora, per farvi capire, Davide stava danzando vestito SOLO di un “efod”. Cosa era un “efod”? Era un paramento sacro di lino con fili porpora, rosso e viola, ma soprattutto, somigliava un po' a un grembiule da cucina, che copre davanti, ma di dietro no!

Infatti, quando fu tornato a casa, la moglie di Davide, Mical (figlia di Saul), avendolo visto dalla finestra, non sembrava davvero felice: 

«Bell’onore si è fatto oggi il re d’Israele a scoprirsi davanti agli occhi delle serve dei suoi servi, come si scoprirebbe un uomo da nulla!» (2 Samuele 6:20)

La parola tradotta con scoprirsi in originale è גָּלָה g̱âlâ che significa “denudarsi-spogliarsi”.  Davide rispose:

«L’ho fatto davanti al Signore che mi ha scelto invece di tuo padre e di tutta la sua casa per stabilirmi principe d’Israele, del popolo del Signore; sì, davanti al Signore ho fatto festa. Anzi mi abbasserò anche più di così e mi renderò umile ai miei occhi; ma da quelle serve di cui parli, proprio da loro, sarò onorato!» (2 Samuele 6: 21-22)

Attenzione: Davide sta affermando una cosa ben precisa: “L'essere nudi o vestiti non fa differenza se quello lo facciamo per il Signore!”

Davide sta dicendo in sostanza  che c'è una nudità che non offende Dio se è fatta davanti a lui e per lui. Davide dice: “Per il mio Signore farò molto di più che essere nudo”.

Vi ricordate la prima volta che l'uomo aveva scoperto di essere nudo, vero? Era quando Adamo ed Eva  si erano guardati dopo aver disobbedito a Dio. E vi ricordate quale era stata la prima azione che Dio aveva fatto verso le sue creature?

“Dio il Signore fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.” (Genesi 3:21)

All'inizio dei tempi la prima cosa che Dio ha fece fu di provvedere alla nostra nudità sacrificando delle vite per coprirci. 

Ed alla fine dei tempi, (perché da quando è venuto Gesù  stiamo vivendo gli ultimi tempi,  anche se nessuno sa quanto dureranno) Dio ha fatto la medesima cosa.

Davide aveva detto che lui per il Signore avrebbe fatto ben più che essere nudo. Dio userà uno della sua stessa stirpe per fare ben più che coprire la mia e la tua nudità:

“I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e anche la tunica. La tunica era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso.  Dissero dunque tra di loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocchi»; affinché si adempisse la Scrittura {che dice}: «Hanno spartito fra loro le mie vesti e hanno tirato a sorte la mia tunica». Questo fecero dunque i soldati.” (Giovanni 19:23-24)

La tunica era l'ultimo indumento prima della pelle; era la canottiera e le mutande dell'epoca. I romani toglievano anche quello ai condannati a morte, come ultima umiliazione e affinché dessero scandalo a chi guardava. Isaia dirà:

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” ( Isaia 53:7 a)

Giovanni ci spiega che tutto ciò avveniva perché si compisse qualcosa  che nella Bibbia era già stato scritto, nel salmo 22... da Davide!

Vedete come tutto ritorna? Davide aveva danzato nudo (o quasi) davanti all'arca che conteneva le Tavole della Legge.

Lo aveva fatto per il Signore, perché la Legge entrava nella città Santa,  a Gerusalemme! Ora un altro re  (“Re dei Giudei”, così diceva la scritta sulla croce), era nudo. Non per celebrale la Legge, ma per completare la Legge ed elargire la Grazia.

Da allora in poi, non saremmo stai mai più nudi! La Legge che ci condannava, l'insieme di comandamenti ai quali nessun uomo sarebbe mai stato capace di obbedire sino in fondo, non avrebbe più avuto efficacia su di noi, perché saremmo stati sotto al Grazia di Cristo.

Davide, qualche salmo dopo il 22, avrebbe affermato:

“Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia” (Salmo 30:11)

Essere nudi rappresenta l' essere vulnerabili, l' essere esposti; come uomini e donne nel mondo abbiamo provato a proteggerci,  a”vestirci” con mille altre cose: la famiglia, il lavoro, il danaro, il sesso... tutte cose che ci danno una apparente sicurezza... ma che alla fine, come dice Giobbe, svaniranno:

“Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra...”. (Giobbe 1:21)

Non porteremo nessun vestito con noi... se non quello con cui ci vuol coprire Cristo:

“Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità.” (Efesini 4:21-24)

Come ti senti,  in questo preciso momento della tua vita? Ti senti nudo, o nuda, o ti senti vestito, o vestita? E se ti senti vestito, con che cosa ti stai rivestendo? Stai vestendo quelli che il mondo o te stesso, ti sei messo addosso per sentirti protetto, per sentirti protetta? Abiti che ti tengono al caldo... almeno per un po'.

Oppure ti senti nudo, ti senti nuda, perché quegli abiti non ti piacciono più, oppure si sono strappati e sono caduti:  un matrimonio in frantumi, un lavoro perso, un futuro incerto...

Gesù si è lasciato spogliare, affinché tu potessi rivestirti.

“Si, Marco, io vorrei rivestirmi di Cristo... ma cosa significa e come faccio?” Paolo ti dice: 

“La notte è avanzata, il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno, senza gozzoviglie e ubriachezze, senza immoralità e dissolutezza, senza contese e gelosie; ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne i desideri.” (Romani 13:12-14)

Paolo sta  usando un verbo all'imperativo: è un ordine: “Rivestitevi” La Grazia attraverso Gesù, è disponibile a tutti, ma devi scegliere indossarla.

Quando mi vesto ogni mattina, faccio una scelta:  mi metto questo o quello.  In questo brano Paolo ci dice  cosa dobbiamo decidere di NON  indossare.

Non indossare le dipendenze: all'epoca c'era solo l'alcool...  adesso c'è l'imbarazzo della scelta... e non penso solo alla droga, ma a tutto ciò che ci condiziona, io gioco, il porno, i social, tutte le cose che ci allontanano dalla vita vera e ci fanno vivere come in una bolla.

L'immoralità: il “sesso ricreativo”, quello che non prevede nessun vero legame, quello che cambia spesso partner

perché “ogni lasciata è persa”. Le contese: quelle di cui ne sono piene le TV tra politici, opinionisti, influencer, reality e quant'altro... dove tutti urlano e tutti litigano... e alla fine noi non sappiamo neppure perché!

“ Questi - dice Paolo - sono gli abiti che non ti devi mettere la mattina. Mettiti questi altri, invece”:

“Vestitevi, dunque, come eletti di Dio, santi e amati, di sentimenti di misericordia, di benevolenza, di umiltà, di mansuetudine, di pazienza.” (Colossesi 3:12)

Avete ascoltato un TG, o visto un talk shaw, o un reality  in questi ultimi tempi? Se si, per quanti minuti hanno parlato di misericordia,  di benevolenza,  di umiltà,  di mansuetudine,  di pazienza?

Zero, vero? E' per questo che Paolo dice  che dobbiamo “vestirci” di questi sentimenti; non ce li abbiamo addosso, perché normalmente abbiamo gli altri. Quelli che ci dice di NON mettere la mattina.

Ma, anche stavolta, ogni mattina dobbiamo decidere con cosa vestirci; dobbiamo decidere di indossarli.

Ma vestirci solo non basta,  dice Paolo, “Dovete proteggere quei nuovi vestiti con un mantello speciale”:

“Al di sopra di tutte queste cose vestitevi dell’amore che è il vincolo della perfezione.” (Colossesi 3:14)

Quando hai qualcosa  su cui è stato posto un  “vincolo”, che sia un terreno o del denaro, significa che non lo puoi toccare fintanto che sussiste quel vincolo.

Fintanto che il mantello dell'amore ricopre  la misericordia, la benevolenza,  l' umiltà,  la mansuetudine, la  pazienza essi non potranno essere toccati, saranno al sicuro, protetti. Per quanto lo saranno? Per quanto l'amore di Cristo ci proteggerà, rivestendoci della sua Grazia? Paolo afferma:

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?...Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.” (Romani 8:35, 37)

L'amore con cui Cristo ti ama è un mantello speciale che nulla potrà toglierti: neppure l'essere nudi. Colui che ci ha amati, ha accettato di essere nudo pur di ricoprici per sempre  col mantello della sua Grazia.

Ma devi scegliere di vestirti di quel mantello.

Conclusione

Siamo giunti alla fine di questa serie di quattro messaggi che si aprivano con una domanda, che era quella di Dio fatta ad Adamo:

“Chi ti ha mostrato che eri nudo?” (Genesi 3:11)

"Chi ti ha detto che eri nudo?” Ora sai che puoi non essere più nudo, più nuda, se accetti il mantello di amore di Cristo.

Preghiamo.

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19 settembre 2021

Cosa stai misurando? | 19 Settembre 2021 |

Cosa stai misurando per sapere se la tua vita è felice? Le tue sofferenze comparate con quelle degli altri, le cose che hai o non hai rispetto agli altri, o il rapporto che hai con il tuo Creatore, e le benedizioni del Regno che Dio ti assicura attraverso Gesù?
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Oggi vorrei parlarvi di “misure”? Come fai a misurare una cosa? Di solito, prendi un metro! E se non hai un metro?

Al negozio dove lavoro spesso mi capita di dimenticare il metro quando vado a tagliare qualcosa, tipo un tubo per l'acqua. Piuttosto che tornare indietro a prenderlo poggio il tubo da tagliare contro un'altra cosa di cui conosco la lunghezza, tipo un ripiano di uno scaffale che so essere lungo un metro.

Cosa ho fatto? Ho usato una cosa per misurare un'altra cosa. Tenete a mente questo esempio, e ci ritorneremo tra un attimo.

La scorsa settimana abbiamo visto  come Adamo ed Eva  hanno scoperto di essere nudi. C'è un altro libro dove il protagonista a un certo punto della sua vita si accorge di essere nudo.

“Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra...”. (Giobbe 1:21)

Il libro di Giobbe pare sia il più antico della Bibbia, ovvero il primo libro (non Genesi), e ci parla di un uomo ricco, che, ad un certo punto della sua vita, si trova a perdere tutto quello che ha:

“C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male. Gli erano nati sette figli e tre figlie;  possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento paia di buoi, cinquecento asine e una servitù molto numerosa. Quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali.” (Giobbe 1:1-3)

Giobbe era ricco sfondato: tutti lo conoscevano Non solo per i suoi soldi,  ma anche per il tipo di persona che era.

“L’orecchio che mi udiva mi diceva beato; l’occhio che mi vedeva mi rendeva testimonianza, perché salvavo il misero che gridava aiuto e l’orfano che non aveva chi lo soccorresse. Scendeva su di me la benedizione di chi stava per perire, facevo esultare il cuore della vedova. La giustizia era il mio vestito e io il suo; la rettitudine era come il mio mantello e il mio turbante. Ero l’occhio del cieco, il piede dello zoppo; ero il padre dei poveri, studiavo a fondo la causa dello sconosciuto.  Spezzavo la ganascia al malfattore, gli facevo lasciare la preda che aveva fra i denti.” (Giobbe 29:11-17)

Era ricco, ma era anche giusto; ma soprattutto era un uomo di Dio, che faceva del benessere spirituale suo e della sua famiglia una priorità.

“I suoi figli erano soliti andare gli uni dagli altri e a turno organizzavano una festa; e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro. Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi, perché diceva: «Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro». Giobbe faceva sempre così.” (Giobbe 1:4-5)

Ma, un brutto giorno, tutto questo, in una sola mattina, crolla:

“I buoi stavano arando e le asine pascolavano là vicino,  quand’ecco i Sabei sono piombati loro addosso e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servi; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire. Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «Il fuoco di Dio è caduto dal cielo, ha colpito le pecore e i servi e li ha divorati; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire». Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «I Caldei hanno formato tre bande, si sono gettati sui cammelli e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servi; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire».  Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «I tuoi figli e le tue figlie mangiavano e bevevano vino in casa del loro fratello maggiore; ed ecco che un gran vento, venuto dall’altra parte del deserto, ha investito i quattro canti della casa, che è caduta sui giovani; essi sono morti; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire».” (Giobbe 1:14-19)

Cosa avresti fatto tu, come credente, davanti alla completa rovina della tua vita? Magari hai vissuto, o stai vivendo qualcosa di molto più piccolo, ma ugualmente penoso, e difficile da accettare.

Un posto di lavoro perso.  Il non avere abbastanza soldi per vivere.   Una malattia tua o di un tuo caro.  Una unione che si dissolve.   Un lavoro perso o che non arriva.  La solitudine. L'incomprensione. Cosa fai?

Tutti noi abbiamo una nostra lista, vero? E se ce le raccontiamo, vedrete che prima o poi, saremo tentati di “misurare” le nostre liste di dolori con quelle degli altri, per scoprire o che il male altrui è più grande ed esserne confortati, o è più piccolo, e aspettare che siano gli altri a confortarci.

Circa dieci anni fa stavo rientrando a casa dall'allenamento di rugby,  tutto allegro e pimpante,  e, nel tragitto verso casa, provai a telefonare  a mia moglie Janet  per chiedergli qualcosa,  ma trovavo costantemente occupato. 

Arrivai a casa, dimostrandomi irritato  dal fatto che lei fosse rimasta al telefono per tutto quel tempo, impedendomi di parlagli.  “Marco – mi disse – ero al telefono con mia sorella Chris... Ha un tumore... aggressivo... terzo stadio... incurabile.”

Sapete, la tentazione in questi casi è quella di dire: ”Perché a lei?"

Qualche sera prima a rugby,  avevo ascoltato lo sfogo di un amico  il cui matrimonio era in crisi;  temeva di essere abbandonato dalla moglie  e forse  temeva ci fosse un altro uomo di mezzo:  “Marco, la mia vita finisce, se mia moglie mi lascia:  perché doveva capitare a me?” 

Il problema del mio amico,  con un matrimonio sull'orlo del baratro,  diventava NULLA in confronto al tumore terminale di Chris.

Vi ricordate l'esempio dell'inizio, vero? Quando al negozio non ho un metro con me uso qualcosa di cui conosco la misura per misurare l'altra cosa che ho in mano. Anche col dolore succede lo stesso.

Per misurare quello degli altri, prendo come riferimento il mio, lo avvicino, lo sovrappongo per scoprire se è più o meno grande del mio. “Vediamo chi ha la sofferenza peggiore.  Chi vince può lamentarsi.  Chi perde sopporti e stia zitto perché se la cava più facilmente dell'altro” Questa si chiama “teologia del dolore comparato”.

All'amico col matrimonio in crisi avrei voluto dire: “Vieni un momento con me e guarda cosa sta passando mia cognata.  Lascia che ti mostri com'è la vera sofferenza". Ma l'amico  aveva una sua prospettiva,  io la mia, e nessuno dei due sarebbe stato meglio misurando un dolore sull'altro.

Ma qualche giorno dopo, sempre all'allenamento di rugby,  seppi che uno dei giocatori della prima squadra aveva perso il bambino tanto atteso per una leucemia fulminante.  Lo cercai per dargli un abbraccio e dirgli... cosa?    Cosa avrei potuto o dovuto dire in quel momento?

Comparare la mia situazione di fronte alla sua sofferenza?  “Il tuo dolore è più grande del mio, che perdo SOLO la cognata.”?  Non lo dissi, ma lo pensai. “Marco – mi disse piangendo – tu sei pastore... Perché a me?”

Se avvicinavo i tre dolori, quello di una cognata terminale, di un matrimonio finito, e di un figlio nato da poco e morto, chi avrebbe vinto tra noi? Chi avrebbe avuto ragione di lamentarsi di più e chi di essere consolato per aver “vinto la gara” rispetto agli altri?

Il problema è che,  la teologia del dolore comparato, non funziona. Questo Giobbe lo sapeva, e, da uomo di Dio, saggio, ce lo mostra:

“Allora Giobbe si alzò, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò a terra e adorò dicendo:  «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore».  In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nessuna colpa.” (Giobbe 1:20-22)

La frase che ricorre de volte nel libro è “Non peccò” Giobbe non pecca, non addebita il male a Dio e “compara” il suo male a nessun altro, ma dice una cosa ben più saggia:

“Io sono nato nudo, senza nulla, e quando morirò sarò nudo ancora, senza nulla. Tutto quello che c'è in mezzo non è mio, ma mi è dato. E se non è mio, è di chi lo ha creato, e me lo ha concesso in comodato d'uso gratuito, non perché sono “più fico di altri”, ma perché così è. Qualunque cosa accada, confido nel Signore per la mia vita.”.

Non lo sfiora l'idea di un Dio malvagio che lo sta punendo, e neppure la teologia del dolore comparato: 

“Sua moglie gli disse: «Ancora stai saldo nella tua integrità?  Ma lascia stare Dio e muori!»  Giobbe le rispose: «Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?» In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.” (Giobbe 2:8-10)

La parola tradotta con “lascia stare”  (in altre versioni è tradotta con “maledici Dio, benedici Dio, bestemmi Dio, rinuncia a Dio) è  ְבָָרַך  ḇaraḵ, il cui primo significato è “inginocchiarsi”. Giobbe è arrabbiato, e la chiama “stolta”  e non capisce che la moglie gli sta suggerendo  la giusta visione del problema: “Giobbe, inginocchiati a Dio,  perché con tutto quello che ti è accaduto Dio c'entra poco o niente”.

Ritorniamo alla nostra “misurazione”: se nulla è mio su questa terra, se tutto mi è stato dato “in comodato d'uso gratuito”, se non mi sono “meritato” niente, ma tutto è un dono, cosa sto a misurare cose non mie? Se fosse mio potrei dolermene e bestemmiare per quel che m'è stato tolto ma siccome non è mio, debbo solo accettare che la vita è così. Non ci sono dolori “comparabili”, e comparare i dolori non mi aiuta per nulla ad affrontarli.

Questo significa che non devo chiedere a Dio che intervenga? Assolutamente no: Gesù stesso dice:

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;  perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure, se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Matteo 7:7-11)

Allora, se siamo retti, e non rinneghiamo il Signore non ci accadrà nulla di brutto, vero? Se leggete il libro vedrete che, ad un certo punto Dio risponderà proprio a Giobbe dicendogli che l'uomo non potrà mai capire perché succedono le cose La natura del mondo è una natura caduta, il male accade; fa parte del gioco.

Tutto dipende se viviamo per quello che abbiamo credendolo “nostro” o se viviamo utilizzando quello che abbiamo sapendo che eravamo nudi e nudi torneremo al Padre.

Dipende, anche qui,  da cosa stiamo misurando,  oltre al male.

Come misuriamo la nostra vita? Misuriamo la nostra ricchezza o la mancanza di essa. La nostra salute, o la mancanza di essa.  Misuriamo chi siamo e chi non siamo.

Paolo stesso, ad un certo punto della sua vita si mise a misurarla e vide che sarebbe stata meglio senza un determinato problema, una “spina nella carne”... e chiese gli fosse tolta. Conoscete la risposta di Dio, vero?

“E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.” (2 Corinzi 12:7-9)

La risposta non è “No”. La risposta è: “Non misurare ciò che hai o che non hai, misura la quantità di grazia che ti sto dando, e, credimi, quella è più che sufficiente.”

Giobbe e Paolo si fidavano, nonostante i dolori, le sofferenze e i “perché proprio a me?”. . Si fidano perché non misuravano la loro vita  in base a ciò che avevano.

Non sono caduti nella trappola della teologia  della sofferenza comparata.  Una sofferenza comparata in cui misuriamo la vita  in base a ciò che abbiamo  o che che ci è stato tolto rispetto ad altri.

Jonnie Erickson Tada è tetraplegica e lo è da quando aveva 18 anni  quando si è tuffata in mare e si è rotta il collo in acque poco profonde.  Ora ha 70 anni. Una volta le è stato chiesto:  "Cosa dirai a Dio quando lo vedrai?" La sua risposta è stata:  "Ripiegherò la mia sedia a rotelle, la consegnerò a Gesù e dirò: 'Grazie, ne avevo proprio bisogno'". 

Perché misuriamo “male”? Nello sbagliare misurazione, molto ci mettiamo del nostro, ma il libro di Giobbe ci dice che c'è qualcuno che ci aiuta in questo:

“Il Signore disse a Satana: «Hai notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male». Satana rispose al Signore: «È forse per nulla che Giobbe teme Dio? Non lo hai forse circondato di un riparo, lui, la sua casa e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia».” (Giobbe 1:8-11)

Fondamentalmente Satana sta dicendo: “Toccagli quello che ha, e lui misurerà la sua vita su ciò che gli manca non sul suo rapporto con te.”

Il nemico è sempre l'autore del male?  No. Talvolta lo è, molto meno di quanto si pensi. Ma è SEMPRE una cattiva voce che, quando il male arriva, e lui magari quella volta non c'entra niente, ti fa prendere le misure sbagliate; ti sussurra “Dio non ti ama”, “Dio ce l'ha con te”, “Dio non esiste”.

Capiamoci, Satana non è interessato a ciò che abbiamo o non abbiamo.  Non gli importa se abbiamo una macchina nuova di zecca o una vecchia carriola.  Non gli importa se siamo sani o malati.  Non gli importa se siamo poveri o ricchi. Anche lui sa che tutto questo è temporaneo, ed è per un breve tempo.

A Satana interessa il lungo termine; l'eternità. Per questo. vuole che tu distolga gli occhi da  Dio  e vuole che ti concentri solo su te stesso, su ciò che hai o che non hai, per portarti lontano dal Padre.

Satana  vuole che tu dimentichi il quadro generale  e ti metta a guardare ciò che è insignificante. Il quadro generale è questo: 

“Cercate prima il regno {di Dio} e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più.” (Matteo 6:33)

Cosa stai misurando, nella tua vita, adesso? Stai cercando di vedere se i tuoi problemi sono più grandi o più piccoli di quelli degli altri, per trarne conforto o per cercare di essere confortato dagli altri?

Oppure stai misurando quello che hai, o che non hai, pensando che è quella la cosa importante della tua vita?

Se in Cielo ci fosse oggi un colloquio come quello che leggi in Giobbe, cosa direbbe Dio di te?

«Hai notato il mio servo (metti il tuo nome) ? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male»

Vorresti essere nominato? Vorresti essere nominata? La fedeltà, alla fine, pagherà Giobbe:

“Quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici, il Signore lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che già gli era appartenuto.” (Giobbe 42:10)

Quando accadrà per te? Non posso dirtelo, non lo so; forse qua in terra, ma di sicuro in Cielo.

“Va bene, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. (Matteo 25:23)

Cosa stai misurando? Le tue sofferenze comparate, o le benedizioni del Regno  che Dio ti assicura attraverso Gesù?

Preghiamo.

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08 agosto 2021

Costruire la gioia su Cristo 2° parte - Il Libro di Filippesi | 8 Agosto 2021 |

Dove stai cercando la gioia? Nella Legge, o nella Luce? Nelle regole o nelle ruote che servono per portarle? Le indicazioni di Paolo servono a aumentare la gioia, ma la gioia, quella vera, proviene solo da Cristo.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 32 minuti

Stiamo parlando da un po' del libro di Filippesi, che è uno dei libri più “gioisi nella Bibbia”

Come definiresti la gioia? Ho trovato incoraggiante una etimologia che fa derivare la parola “gioia” non dal latino “gaudium”, godimento (soprattutto fisico), ma dal sanscrito  "gai, gāyati ", ovvero "cantare",  nonché la radice indoeuropea "gaud" (formata da gā = alto + ud = canto). 

Da questa ricostruzione etimologica,  la parola gioia ha in se  l'idea di elevare un alto canto (di gioia, appunto)  come  reazione ad una forte emozione positiva di esultanza,  di benessere, di appagamento, di felicità...

Quando proviamo gioia perciò stiamo cantando con tutta la nostra voce verso ciò che ce la fa provare.

Tre settimane fa abbiamo visto  i primi  cinque motivi per cui cantare (che potete leggere / ascoltare / vedere QUI) oggi vediamo gli altri cinque.

6. La gioia è negli altri: l'egoismo uccide la gioia

“Ma anche se dovrò aggiungere il sacrificio della mia vita a quello che la vostra fede offre a Dio, ne sarò contento e mi rallegrerò insieme con tutti voi.  E anche voi dovete esserne felici e gioire con me.” (Filippesi 2:17-18 PV)

Paolo ne aveva già parlato in precedenza quando richiamava i credenti all'unità per annunciare il Vangelo di Gesù al mondo. Ma qui Paolo dice che non basta essere uniti per avere gioia  ma che la mia gioia arriva quando tu provi gioia.

In pratica Paolo dice che se io mi adopero perché tu abbia gioia, allora la tua gioia diventerà la mia gioia. Questo è uno dei principi fondamentali per essere veri servitori in una comunità di credenti.

Essere un buon servitore, essere una buona servitrice, non è aver ricevuto un incarico nella chiesa,  una sorta di promozione, uno status simbol: “io sono un responsabile di chiesa”. Ma è capire che il mio servire, sarà efficace quando quello che faccio farà sorridere, darà consolazione libererà, salverà qualcuno; allora io sarò nella gioia.

Sapete, molti “pastori” si sentono a posto solo perché guidano, predicano, battezzano, fanno matrimoni e funerali; Paolo  dice in 1 Corinzi:

“Non che noi vogliamo dirigere la vostra fede, ma desideriamo collaborare alla vostra gioia, perché è per fede che voi rimanete saldi.” (1 Corinzi 1:24 PV)

Un vero pastore, dice Paolo,  non dirige, ma collabora; non ti impone di quello che devi fare, pensare e pregare, non ti da delle regole e basta, me ti aiuta ad applicarle  affinché tu possa cantare di gioia nella tua vita di credente.

Ah... dimenticavo... questo non vale SOLO per i pastori, o per i diaconi, o per i responsabili di qualche cosa in chiesa, ma per tutti coloro che hanno creduto! Pietro dice nella sua lettera che i credenti sono “... un sacerdozio regale...” ( 1 Pietro 2:9). Questo è ciò che chiamiamo “il sacerdozio universale dei credenti”.

Come sacerdote di Cristo sei tenuto, sei tenuta non solo a desiderare la gioia degli altri, ma anche a collaborare affinché gli altri abbiano gioia. Se pecchi di egoismo, stai uccidendo la tua gioia.

Ora, puoi essere di aiuto ad altri credenti se te ne stai a casa, magari guardi i culti online, preghi da solo, da sola e vivi la tua vita di credente in perfetto isolamento?

La risposta, ovviamente, è: “No!”: ti serve una chiesa dove aiutare altri ed altre ad avere gioia.

Sesta istruzione del foglietto Ikea:  sforzati di portare gioia agli altri.

7. La gioia è nella riunione - la separazione uccide la gioia

“Perciò ci tengo molto che (Epafròdito)  ritorni da voi, perché so quanto vi farà piacere rivederlo, e questo alleggerirà anche le mie preoccupazioni. Accoglietelo dunque con grande gioia per piacere al Signore, ed abbiate stima di uomini così.” (Filippesi 2:28-29 PV)

Se avete letto la lettera di Filippesi, saprete che Eparfòdito era stato lì lì per morire; ora Paolo lo rimanda da loro per gioire assieme.

Certo, non è che dobbiamo per forza avere un fratello o una sorella che sono stati vicini alla morte per gioire. Ma il concetto è questo: rincontrarsi con vecchi amici credenti, persone con cui abbiamo condiviso  una parte della nostra vita nella fede, ci reca gioia.

All'epoca di Paolo l'unica maniera per incontrasi era andare a piedi. Se c'è una sola cosa buona che ci ha insegnato il lockdown è che abbiamo la tecnologia per incontrarci stando a casa propria.

Chi sono le persone che sono state importanti  nella tua vita di credente? Ci sono ancora? Se si, da quanto non le vedi e non le senti? Fai una lista di tre o quattro persone (se sono di più, meglio) e programma di “incontrarle”, sia di persona (meglio) che in modo virtuale.

Se pensi di non andare in vacanza quest'anno, sappi che Charles Spurgeon (predicatore battista inglese dell'800) una volta disse  “Quando incontro qualche vecchio amico nella fede è come essere in vacanza di una settimana.”

Può essere una gran vacanza spirituale e una gran medicina per l'anima cantare di gioia assieme ad altri credenti  Se invece decidi di fare l'eremita, l'asociale, quello o quella che tiene il muso guarda quello che dice Proverbi:

“Tutti i giorni sono brutti per l’afflitto, ma per il cuore contento è sempre allegria.” (Proverbi 15:15)

Non ti conviene; starai uccidendo la tua gioia.

Settima istruzione: pianifica di incontrarti con altri credenti.

8. La gioia è avere piani per il futuro -  la mancanza di uno scopo uccide la gioia

“Perciò, restate fermamente uniti al Signore! Ho tanta voglia di rivedervi, cari fratelli! Voi siete la mia gioia e la ricompensa del mio lavoro.” (Filippesi 4:1 PV)

Paolo, incatenato ad un soldato romano, sapendo che Nerone lo avrebbe mandato a morte... faceva ancora piani!

Una delle cose per cui mia madre Maria è vissuta quasi novanta anni è che non aveva mai smesso di fare piani per il futuro, e questo le dava gioia... fino a quando non ha incominciato a preoccuparsi per la sua salute che era sempre più malmessa!

Era credente,  e conosceva bene questo passo, ma...

"E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? …  Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6:27, 34)

Ma spesso noi ci crediamo qui (nella testa) ma non ci crediamo qui (nel cuore)... e smettiamo di cantare di gioia. Paolo ci credeva...e basta! Non si preoccupava, e continuava a cantare!

Gesù a detto “Dacci OGGI” il nostro pane QUOTIDIANO” (Matteo 6:11) ovvero:“Occupati, non preoccupati dell'oggi,  perché all'oggi ci penso io.Qualsiasi cosa sia il tuo oggi,  dal raffreddore in su, dallo a me perché voglio che tu sia concentrato sul futuro... così che tu possa occuparti, non preoccuparti dell'oggi, mentre pianifichi il domani, per avere gioia.”

Mia madre Maria ha vissuto nella gioia  gran parte della sua vita... poi ha smesso di fare piani.. e si è preoccupata, e la gioia negli ultimi tempi è svanita, e lo sapeva; è per quello che diceva che era ora che Dio la chiamasse a se.

La mancanza di scopo  rende la vita e tutti i suoi problemi  più difficili da sopportare.

Ottava istruzione: occupati di oggi e fai piani per domani.

9. La gioia  è  apprezzare ogni momento - gli avvenimenti della vita proveranno a uccidere la gioia

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Paolo non  specifica quando dobbiamo rallegrarci né per cosa dobbiamo rallegrarci... tanto dobbiamo SEMPRE rallegrarci. E lo ripete due volte... perché di solito lo dimentichiamo!

“Anche se ho un familiare ammalato?" Si! “Anche se i soldi non bastano per arrivare a fine mese?” Si! “Anche se sono stato licenziato?” Si!

Vi ricordate la differenza tra felicità e gioia che abbiamo visto nel primo di questi due messaggi?

La a felicità è legata all'adesso, a cosa mi accade, (cose belle, cose brutte); la gioia è legata al passato cosa è accaduto (sono stato salvato da Gesù).

La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere), la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio, sono perdonato/perdonata).

La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero), la gioia è legata a quello che avrò (sono erede del cielo).

Ve lo metto in un modo differente. Una delle cose che mi dà gioia la mattina, è svegliarmi e vedere il sole che spunta dietro al Monte Cimino. Per cui la mia gioia risiede nei mille colori che il sole proietta nel cielo e sulle nuvole.

Supponiamo che una mattina mi svegli col mal di  schiena: (capita spesso da un po' a questa parte): sarò felice del mal di schiena? Di sicuro no!

Questo significa che, poiché ho il mal di schiena, l'alba è sospesa a data da destinarsi, vero? Detto volgarmente, al sole, al monte, alle nuvole e all'atmosfera, del mio mal di schiena non glie ne importa un fico secco!

I colori dell'alba non  sono legati al come mi sento quella mattina, e neppure la gioia di vederli lo è, anche se non sono felice col mio mal di schiena!

Ve la metto ancora in un'altra maniera... anzi, lascio che sia Gesù a mettervela in un'altra maniera:

"Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno, vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo. Rallegratevi(= chairo – la stessa parola che usa Paolo) in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande in cielo; perché i loro padri facevano lo stesso ai profeti.“ (Luca 6:22-23)

Gesù afferma che, i colori stupendi dell'alba ci sono anche quando stai dentro ad un pozzo profondo; e che nessuno potrà mai portarteli via, che puoi continuare a cantare a tutta voce!

Attenzione,  perché se non riesci a vedere i colori stupendi che hanno dipinto la tua vita da quando hai creduto in Cristo, allora finirai per concentrarti  sui mal di schiena, sugli intoppi, sulle pareti del pozzo dove stai ora,  finiranno per uccidere la tua gioia e per spegnere il tuo canto.

Nona istruzione: impara ad avere gioia per chi sei non per come stai.

10. La gioia è nel dare - L'avarizia uccide la gioia

“Mi ha fatto immenso piacere che avete pensato di nuovo a me, e ringrazio per questo il Signore. So che mi avete ricordato sempre, ma vi era mancata l'opportunità di dimostrarmelo.” (Filippesi 4:10 PV)

Vi ricordate cosa avevano fatto i Filippesi per Paolo come pensiero? Una cartolina? Una e.card? Un “GIF” animato? Certo che no! I pensieri per Paolo dei Filippesi erano: preghiere,  soldi,  cibi,  vestiti, erano persone che da Filippi andavano a piedi fino a dove Paolo era in carcere  per stare assieme a lui.

I Filippesi non erano ricchi, anzi, tutt'altro, ma DAVANO abbondantemente, e con gioia. E quella gioia nel dare provocava in Paolo la gioia nel ricevere; gioia vedere che non si erano dimenticati, che erano generosi, che erano pronti a dare, anche se non avrebbero potuto permetterselo.

Da chi avevano appreso questo? Lo avevano sentito dire più e più volte  proprio da Paolo:

“In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”».” (Atti 20:35)

Paolo descrive due gioie : quella di chi riceve, ed è una gioia “standard”, “S” e quella di chi da che è una gioia “maxi”,  “XXL”

Per provare la gioia standard, “S” basta che tu sia connesso ad una chiesa sana dove i membri prendono sul serio quello che dice Paolo, e sono generosi, e ti danno.

Ma se  cerchi la gioia “XXL” allora sei tu quello che deve dare, che deve impegnarsi a renderla sana,  osservando i comandamenti di Gesù.

Attenzione,  se tu hai il “braccino corto” se sei avaro nel dare, allora stai impedendoti anche di ricevere. Non avrai gioia, “S” e non avrai più gioia “XXL”

Decima istruzione: dai più di quello che ricevi.

Abbiamo concluso le dieci istruzioni del foglietto Ikea, e tu potresti dirmi: “OK Marco, ho capito, farò come dice Paolo per avere gioia nella vita”.

Se ti ho portato a pensare questo sin qui significa che ti devo chiedere scusa perché non sono un buon predicatore.

Queste due predicazioni si intitolano “Come costruire la mia gioia SU CRISTO” non “su quello che dice Paolo”! Queste istruzioni fanno parte di una strategia  per AUMENTARE la nostra gioia, non sono la fonte VERA della gioia.

Senza la VERA fonte della gioia, tutte queste istruzioni sono assolutamente inutili. E' come se avessimo il foglietto, ma non le parti del mobile.

Quale è la VERA fonte della gioia? E' seguire la Legge? Conoscere a menadito  tutte le regole per essere cristiano?

Sapete, se vi predicassi  SOLO la Legge, se vi insegnassi SOLO  i buoni principi contenuti nella Bibbia è come se vi dicessi: “vai al piano di sopra, buttati dal balcone, e VOLA!

NON PUOI FARLO!  Ci vuole qualcosa, o qualcuno  che mi dia le ali ...

Qualcuno che conosca chi ha scritto la Legge, e che lo faccia conoscere anche a te, e che è la fonte VERA della gioia.

LO CONOSCI?

“In lei (nella Parola) era la vita, e la vita era la luce degli uomini... Poiché la Legge è stata data per mezzo di Mosè; la Grazia e la Verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo..” (Giovanni 1:4,17)

La Legge era un sasso, la Grazia e la Verità sono una luce. La Legge era un peso, la Grazia e della Verità sono le ruote con cui trasportarla: e il non avere più pesi da portare è questo che produce la gioia.

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:11)

Dove stai cercando la gioia? Nella Legge, o nella Luce? Nelle regole o nelle ruote che servono per portarle?

A chi stai cantando con tutta la tua voce?

Costruisci la tua gioia su Cristo, perché...

“Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.” (Salmo 16:11)

Preghiamo.

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27 giugno 2021

Percepire Dio coi miei sensi - Annusare Dio: come posso essere l'odore soave di Cristo | 27 Giugno 2021 |

Per Dio non ci può essere odore più soave di una vita cambiata dallo Spirito Santo, offerta a Lui per portare nel mondo un odore di vita che porta a vita.
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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti

Siamo al quinto ed ultimo messaggio sui nostri cinque sensi, li abbiamo presi come spunto per vedere come sia possibile utilizzarli per cercare un rapporto intimo e speciale con chi ce li ha dati in dono. Oggi parleremo dell'olfatto.

L'olfatto è un senso potente. E' capace di portare alla memoria  ricordi che neppure pensavi di avere nel cassetto.

Se siete come me, quando alcune molecole  che recano un profumo  arrivano a toccare il tessuto sensibile con il quale è tappezzato il mio naso (e Dio è stato così generoso da darmene uno che è il doppio di molti di voi!) è come aprire per me un cassetto pieno di foto ricordo.

Quali profumi ti fanno ricordare il passato? Posso dirti i miei.

L'odore del sugo col battuto! Fa aprire in me i ricordi di quando io ero bambino, con mia nonna che si alzava alle 6 del mattino per pregare (come faccio io adesso) e, nel frattempo, batteva il lardo, faceva il soffritto, e metteva la pentola di coccio sulla stufa a legna per preparare il sugo della domenica; sarebbe stato pronto quando lei tornava dalla messa.

Oppure quello di un profumo chiamato “Lucky days”, giorni fortunati! Non era un profumo famoso né costoso, ma era quello che mi regalò mio padre per il mio diciottesimo compleanno e che portai con me durante la gita del quinto liceo.

Nella bottiglia ormai vuota,  ancora persiste un po' dell'aroma e mi basta annusarlo per ritrovarmi a festeggiare felice la mia giovinezza assieme a tutta la mia famiglia, compresi, soprattuto, coloro che non ci sono più, oppure per rivedere le montagne del Trentino e la camera d'albergo dove trascorsi il periodo più felice della mia vita scolastica durante la gita dell'ultimo anno di liceo.

Non sono solo memorie, sono cose che diventano così reali che quasi le posso toccare.

Forse ti starai chiedendo cosa c'entri tutto questo con Dio. Come si fa a parlare di un Dio che “odora”?

Certo, non possiamo “annusare” Dio... Ma se leggo la Bibbia, scopro che la mia caratteristica di sentire un odore e di associarlo ad un ricordo gradevole non è “mia”, non è “umana”, ma è qualcosa che Dio al momento della Creazione ha messo nella sua creatura... perché è una sua caratteristica di associare un odore gradevole a dei ricordi.

Lo dice la Scrittura sin da Genesi:

“Noè uscì con i suoi figli, con sua moglie e con le mogli dei suoi figli. Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quello che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall’arca. Noè costruì un altare al Signore; prese animali puri di ogni specie e uccelli puri di ogni specie e offrì olocausti sull’altare. Il Signore sentì un odore soave; e il Signore disse in cuor suo: «Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, poiché il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza; non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai».”( Genesi 8:18.22)

Dio sente letteralmente un profumo, non se lo immagina, e associa quell'odore (in questo caso era lo stesso di un buon arrosto) con il ricordo della sua creazione, di come tutto era stato creato perfetto ed in ordine, e tramite esso decide di non distruggerla mai più.

Oppure in Esodo, quando descrive come dovrà essere costruito il Tabernacolo:

“Il Signore disse ancora a Mosè: «Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia profumata, del galbano, degli aromi con incenso puro, in dosi uguali;  ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io mi incontrerò con te: esso sarà per voi cosa santissima.  Del profumo che farai, non ne farete altro della stessa composizione per uso vostro; sarà per te cosa santa, consacrata al Signore.  Chiunque ne farà di uguale per odorarlo, sarà eliminato dal suo popolo».” ( Esodo 30:34-38)

Dio indica precisamente la miscela di profumi che lui gradirà annusare quando incontrerà il Sommo Sacerdote.

Ora, parliamoci chiaro, c'è qualcuno che pensa che Dio sia davvero interessato a un po' di fumo prodotto da un arrosto misto o da un po' di resine mischiate assieme? A chi ed a cosa servono davvero quegli odori?

Il salmo 141 ci da una prima indicazione:

“Giunga la mia preghiera davanti a te come l'incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera.”. (Salmo 141:2 ND)

La parola “giunga” in lingua ebraica è כּוּן - kûn  e significa “stare in perpendicolare”; la versione CEI traduce questo versetto così: “Come incenso salga a te la mia preghiera”

L'incenso che sale verso il cielo è una rappresentazione grafica delle nostre preghiere che salgono verso il Padre come un odore soave.

Ma soprattutto, per poter far arrivare gli odori a Dio che sia un arrosto, o un profumo,  c'è da “fare”, da predisporre cose per creare l'odore; e non sono cose di poco conto.

Se leggete Numeri, vedrete che le bestie da sacrificare non erano quelle “da scarto” ma erano le migliori, quelle più sane, quelle che, se vendute,  ti avrebbero fruttato un sacco di soldi. Allo stesso modo, la ricetta che Dio da in Esodo per confezionare il profumo da bruciare davanti al Tabernacolo è composta da elementi che non era facile trovare e che costavano molto.

Per far arrivare un buon odore alle “narici”di Dio, dunque devo “operare”, impegnarmi personalmente,  faticare per trovare le cose giuste con cui produrlo.

E, soprattutto, è qualcosa che mi deve “costare”, devo “spendere” del mio per poterlo avere da offrire in olocausto.

Sapete quale è il profumo migliore che Dio abbia mai “annusato? Ne parla Paolo in Efesini:

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.” (Efesini 5:1-2)

Eccolo il profumo più soave al mondo, quello che ha richiesto maggior fatica per essere trovato quello che è costato di più: la fatica di abbandonare la propria natura divina per scendere sulla terra  e il costo di morire come un criminale sulla croce  pur essendo il figlio di Dio.

La parola che usa Paolo in greco per “imitatori” è μιμητής - mimētēs: vi dovrebbe essere familiare. Chi ha mai visto un “mimo”? Sono quelle persone che, senza parlare, costruiscono un mondo attorno a se, facendotelo in qualche modo “vedere”  nella tua immaginazione, semplicemente con i gesti e le azioni che fanno.

E' esattamente quello che Paolo ci chiede di fare; essere dei “mimi” per chi ci guarda, far vedere attraverso le nostre azioni ed i nostri gesti un mondo che non c'è adesso in terra, ma che c'è presso Dio: rendere visibile l'invisibile. In che modo? Ce lo spiega in Romani:

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Romani 12:1-2) 

Paolo parla di “sacrificio”:  ed abbiamo visto che ogni sacrificio  produce un aroma soave che arriva a Dio, e che provoca in Dio dei ricordi lieti.

E Paolo indica anche che tipo di sacrificio sarà se con i nostri corpi e la nostra vita mimiamo il mondo di Dio,  agendo come lui vuole.

Sarà un sacrificio “vivente”: ζάω - zaō in greco che significa si “vivo” ma anche “pieno di forza, efficiente, efficace”.

Sarà un sacrificio “santo”: ἅγιος - hagios, significa “messo da una parte, separato, distinto”.

Sarà un sacrificio “gradito”: εὐάρεστο ς- euarestos è una parola composta da arestos che significa “accettato” più il rafforzativo eu, per cui sarà un sacrificio “pienamente accettato”.

Quale è, dunque, il sacrificio che secondo Paolo crea il profumo tramite il quale il nostro sacrificio sarà “efficace, distinto, pienamente accettato”. da Dio?

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente...” (v 2a)

Paolo non ci chiede genericamente di “agire bene”,  e neppure di “non peccare”: lo farà altrove; ma qui chi chiede una trasformazione (in greco μεταμορφόω metamorphoō; composto fa morphoo = forma + meta = dopo, in seguito, successiva, ovvero abbiate una forma successiva) che passi attraverso un rinnovamento. (in greco ἀνακαίνωσις anakainōsis;). 

La parola anakainōsis/rinnovamento è usata solo due volte nella Bibbia, sempre da Paolo, ed è un concetto filosofico abbastanza complesso che cerco di spiegarvi con un esempio stupido.

Quando rinnovi il guardaroba tra una stagione e l'altra cosa fai? Prendi la roba che hai nei cassetti,  la lavi, e la rimetti là, magari cambiandogli di posto? Certamente no! Svuoti i cassetti degli abiti che c'erano e li riempi con abiti completamente differenti.

Li cambi non perché ti hanno annoiato ma perché stai vivendo una nuova stagione, e gli abiti che avevi nei cassetti mal si abbinano ad essa; non puoi andare in giro con la felpa di lana e i pantaloni di flanella  quando fanno 35 gradi all'ombra, ma ti servono indumenti diversi,

Anakainōsis / rinnovamento non significa cambiare posto alle cose per far sembrare che tutto è cambiato, e neppure lavarle o dargli una passata di tinta per farle sembrare nuove; significa buttare tutto fuori per fare spazio e mettere dentro tutta roba nuova adatta alla nuova stagione della tua vita.

E' questo che dice Paolo; il sacrificio che è pienamente accettato, il profumo che Dio vuole sentire non si crea lavando i tuoi vecchi abiti, e neppure cambiandogli di posto, ma usandone di nuovi.

E quando accetti questa sfida di cambiare quel “sacrificio” non è più tale,  ovvero non è un peso, qualcosa che fai ma che preferiresti non fare ma un modo di vita: Paolo dice ai Filippesi:

“Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio.” (Filippesi 4:18-19)

La chiesa di Filippi non era una chiesa ricca, ma aveva offerto di supportare Paolo con slancio, aldilà delle proprie capacità.

È potente pensare che le cose che facciamo l'uno per l'altro, il sostenersi a vicenda  diventa un profumo gradito a Dio.

Pensate alla nostra vita di chiesa mentre camminiamo insieme, testimoniamo, ci impegniamo con la comunità, serviamo... Tutto questo crea un odore soave che arriva a Dio.

Paolo chi chiede di indossare abiti nuovi per la nuova stagione della nostra vita per poter offrire un sacrificio che abbia un odore soave.

Ma come è possibile tutto questo? Ti avevo detto che la parola anakainōsis/rinnovamento è usata da Paolo solo due volte: vuoi sapere dove  usa la stessa parola la seconda volta? In Tito 3:5:

“... (Dio) ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna....” (Tito 3:5-7)

La rigenerazione  (in greco παλιγγενεσία paliggenesia = nuova nascita) che porta al rinnovamento avviene SOLO attraverso l'opera dello Spirito Santo, e non perché siamo bravi di nostro; è una GRAZIA, è AGGRATIS!  Non la puoi comperare ne guadagnare!

Solo attraverso Cristo puoi ottenerla, solo essendo suo discepolo puoi riceverla, solo seguendo Gesù puoi essere un profumo per Dio.

Ma quale è il fine ultimo dell'essere un buon profumo che giunge a Dio? Riempire il Paradiso di buoni aromi perché ne godano Dio e gli angeli? Assolutamente no!

“Ma grazie siano rese a Dio, che sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; per questi, un odore di morte, che conduce a morte; per quelli, un odore di vita, che conduce a vita. E chi è sufficiente a queste cose?” (2 Corinzi 2:14-16)

Il fine è che l'aroma soave delle nostre vite trasformate offerte in sacrificio a Dio riempia il mondo attraverso la conoscenza di Cristo e di ciò che ha fatto per tutti gli uomini; un aroma differente da quello a cui il mondo è abituato, “odore di morte, che conduce a morte” dice Paolo.

Se sei in Cristo, e hai lasciato che lo Spirito Santo entrasse in te, se gli hai permesso di trasformarti, se continui a lasciare  che ti metta nel cassetto abiti nuovi adatti alla stagione che attraversi di volta in volta nella vita, allora tu sei l'odore soave di Cristo, un sacrificio vivente, che arde, “un odore di vita, che conduce a vita.”

Se non sei ancora in Cristo, lascia che lo Spirito ti trasformi  per cambiare l'odore di morte del mondo in odore soave di Vita.

Noi siamo il profumo di Cristo.

Preghiamo.

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19 gennaio 2020

Come guarisce Gesù? | 19 Gennaio 2020 |


Dio vuole coinvolgere te nella sua azione di guarigione, sia spirituale che fisica, delle persone. Sei pronto, sei pronta ad agire come Gesù ti ha mostrato, e pregare per guarire gli altri?
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Tempo di lettura: 12 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 35 min.

Siamo alla fine... quasi... di questa serie di messaggi sulla guarigione.  Abbiamo passeggiato per circa tre mesi assieme a “Yahwe Rapha”, "Dio guarisce", e la settimana prossima Mario chiuderà il ciclo con l'ultimo messaggio.

Nel frattempo che Mario stava predicando i precedenti messaggi c'è nessuno che ha mai pensato “Si, va beh, Mario, ma io mica sono convinto che Gesù guarisca PROPRIO come dici tu, attraverso la preghiera di altri!”.

Sapete, avere pensieri simili verso i vostri predicatori domenicali non è un “peccato grave”. Nutrire dubbi è lecito, ma questo deve spingerci a cercare, piuttosto che rimanere con il dubbio.

Lo sarebbe solo se tu rimanessi coi tuoi dubbi senza chiedere a nessuno, senza chiedere al predicatore... e soprattutto,  senza chiedere alla Parola di Dio le risposte.

Quante volte abbiamo detto che Gesù è venuto a darci un “esempio”? Lui stesso  dice agli Apostoli in Giovanni 13: 15  “Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io.” 

Mario ha detto più volte che non non c'entriamo nulla con la guarigione; non siamo noi che guariamo, ma noi semplicemente portiamo in preghiera il caso di quella tale persona a Gesù affinché lui guarisca.

Se Gesù è venuto per darci un esempio di quello che dobbiamo fare, per vedere se è vero  quello che Mario va dicendo da novembre, dobbiamo cercare nella Bibbia esempi di come lui ha guarito.

Se fosse vero quello che afferma Mario, ovvero che Gesù guarisce ancora adesso ANCHE attraverso qualcuno che  gli “porta” un ammalato, dovremmo trovare uno schema simile  nelle molte guarigioni miracolose presenti nei quattro Vangeli.

Quante guarigioni ci sono nei Vangeli?

Nei quattro Vangeli sono moltissime le guarigioni,  ma solo di 27 abbiamo la storia dettagliata, che ci mostra il prima (la malattia), il come (in che modo il malato si è presentato a Gesù) e il dopo (la guarigione).

Tramite esse possiamo vedere come agiva Gesù,  e cercare di imparare qualcosa. Vogliamo vederle assieme?

Dato che non possiamo vedere 27 passi dei Vangeli (altrimenti la predica finisce domani all'alba), quello che ho fatto è di riassumere in una tabella tutti i passi dei vari Vangeli dove si trovano queste 27 guarigioni e di suddividerle in tre categorie: "guarigione richiesta dall'ammalato", "guarigione non richiesta né dall'ammalato né da altri", "guarigione richiesta da altri e non dall'ammalato stesso".

Se fosse vero quello che Mario va affermando da tre predicazioni, dovrei trovare più miracoli nella terza colonna della tabella che nella prima e nella seconda. Vediamo se è vero.



Cosa ci dice, secondo voi, la tabella? Secondo voi in questa tabella quello che dice Mario, ovvero che se portiamo in preghiera a Gesù la malattia di un altro, Gesù la guarisce, è verificato e testimoniato dalla Parola di Dio?

Visto che a me piacciono le statistiche, ho immesso i dati in una pagina excel per vedere le percentuali dei tre tipi di guarigione:


Attenzione a questo grafico, perché il grafico ci dice cose importantissime che ci aiutano a comprendere  come funzioni la guarigione attraverso l'intervento di Gesù.

Per prima cosa, guardate quante persone hanno richiesto la guarigione direttamente: 6 su 27.

Per 6 volte persone hanno chiesto direttamente, ovvero se ci fossero dieci ammalati poco più di due persone ogni dieci. Questo spiega molto della natura umana e del perché, spesso, non c'è guarigione.

1. Come uomini, cerchiamo guarigione dappertutto... tranne che da Dio

La natura umana è quella di cercare DAPPERTUTTO pur di essere guariti: medicina allopatica  (quella medicina che cura i sintomi attraverso farmaci... insomma quella “ufficiale”), medicina olistica  (quella medicina che cura tutto il corpo per curare i sintomi), agopuntura, omeopatia, bio-feedback (dice che puoi imparare a controllare le tue funzioni vitali e, pertanto ti puoi auto-guarire), eccetera.

E' giusto cercare di essere guariti attraverso tutte queste scienze (più o meno tutte scienze)? Dovrebbero i credenti affidarsi alle cure  di questo o di quel medico di una delle varie discipline? Certo che si! La scienza medica è un dono che Dio ci ha dato!

E' Lui che ha messo ordine  nella creazione (non la ha fatta “a caso”) affinché l'uomo attraverso l'intelletto che Lui stesso gli ha donato potesse decrittare, capire i codici, scoprire la sequenza esatta degli amminoacidi che compongono il DNA umano, scoprire quello che si chiama “genoma” ovvero l'intero progetto di un uomo... e curarlo!

Dove sta il problema, allora? E' che noi chiediamo SOLO alla scienza medica...

E' come se stessimo chiedendo  a un elettricista di trovare e riparare il corto circuito che ha mandato in black out un grattacielo invece di chiedere all'ingegnere  che ha progettato l'intero sistema elettrico dove sia la soluzione.

L'elettricista sarà utile, ma l'ingegnere è indispensabile

2. Come Dio, Gesù è interessato a guariti

Per 10 volte  Gesù ha guarito senza nessuna richiesta, ovvero poco più di tre persone ogni dieci. Questo spiega molto della natura di Dio e del perché, spesso, c'è guarigione spontanea.

Hai mai avuto un figlio o un familiare gravemente ammalato? Ti sei preoccupato, preoccupata? Avresti fatto di tutto perché guarisse?

Dio è il Creatore di tutto, per cui lui è "biologicamente" Padre di tutti; ma  la sua famiglia è composta solamente da quelli che lo hanno accettato come Padre. E, come qualsiasi padre, vuole il meglio per i suoi figli, e manda guarigioni anche senza che siano state richieste.

Ma Lui è preoccupato non solo per quelli  che fanno parte della sua famiglia, ma è preoccupato anche (e soprattutto) per quelli che hanno scelto di abbandonare la sua famiglia, che sono “fuori casa”...

E talvolta li guarisce  per dimostrare loro che Lui esiste, che è benevolo,  che li ama, sperando così che si volgano a Lui e lo riconoscano come Padre.

Ok, veniamo al “punto” della predicazione di oggi (questa era solo l'introduzione!).

Ci eravamo riproposti di vedere nei Vangeli se Gesù ci aveva dato esempi di persone che erano state guarite perché altri avevano portato quelle persone a lui, e per vedere così se Mario ha ragione oppure ci ha raccontato un sacco di favole.

3. Come discepoli, dobbiamo imitare gli esempi che Gesù ci mostra

Per 11 volte  Gesù ha guarito qualcuno perché qualcun altro lo ha portato a Gesù, ovvero quattro persone ogni dieci. Questo spiega molto della volontà di Dio di coinvolgerci nella guarigione.

Vediamo un solo esempio degli 11 presenti nei Vangeli:

“Ed ecco che si presentarono alcuni uomini che portavano un paralitico in barella e cercavano di farsi largo tra la folla per portarlo davanti a Gesù, ma non ci riuscivano. Allora salirono sul tetto sopra di lui, tolsero delle tegole e calarono la barella con l'invalido giù tra la folla, proprio davanti a Gesù. Vedendo la loro fede, Gesù disse a quell'uomo: "Amico, i tuoi peccati ti sono perdonati!"... Poi, rivolto al paralitico, gli comando: "Alzati, raccogli la tua barella e vattene a casa tua!" Immediatamente, sotto gli occhi dei presenti, l'uomo balzò in piedi, raccolse la barella, e se ne andò a casa sua lodando Dio.” (Luca 5:18-25 PV)

Cosa hanno fatto  gli amici del paralitico?

Hanno saputo di Gesù, hanno sentito  che Gesù guariva, hanno creduto che Gesù potesse guarire l'amico, hanno presentato l'amico e il suo problema a Gesù, hanno avuto fede.

Chi è che ha guarito? Non certo la strada fatta dagli amici, e neppure il buco nel tetto... ma Gesù! Ma chi ha ”portato” l'ammalato  a Gesù? Gli amici!

Quando preghiamo per la guarigione noi facciamo il medesimo percorso: abbiamo saputo di Gesù (siamo divenuti credenti), abbiamo creduto che Gesù può guarire (abbiamo letto la Bibbia, che lo dice), presentiamo a Gesù il nostro amico e il suo problema (preghiamo), abbiamo fede che Gesù agisca.

Dio non ha bisogno di noi per guarire, tuttavia vuole che noi siamo direttamente coinvolti  nella guarigione delle persone.

Perché? La risposta è... non lo so!  (E' una delle tante domande che sto scrivendo su un quaderno da fargli la prima volta che lo vedo... in Cielo!)

Possiamo fare delle supposizioni dire che aiuta la testimonianza, la fede, l'unità... Ma la realtà è che non ce lo ha detto il perché... ma ci ha detto di farlo e come farlo! Come?

1. Sii attento, sii attenta alle necessità delle persone

"Nella città, vicino alla "Porta delle Pecore", c'è una vasca con il nome ebraico di Betesda, circondata da cinque portici. Molti malati, zoppi, ciechi e paralitici si mettevano sotto questi portici,  {aspettando che l'acqua della vasca si muovesse. Di tanto in tanto, infatti, un angelo del Signore veniva a smuovere l'acqua e la prima persona che vi entrava guariva.}  Fra quelli che aspettavano c'era un uomo invalido da trentotto anni. Quando Gesù lo vide lì sdraiato, sapendo da quanto tempo era malato, gli chiese: "Vuoi guarire?" "Signore," rispose l'uomo, "non ho nessuno che mi porti nella vasca, quando l'acqua si muove. Ogni volta che cerco di entrarci, c'è sempre qualcun altro che vi scende prima di me".  Allora Gesù gli disse: "Alzati, prendi la tua branda e cammina!" (Giovanni 5:2-8)

Gesù viveva “fisicamente” a contatto con le persone,  camminava con loro e in mezzo a loro,  faceva quello che gli altri facevano, frequentava i posti  che gli altri frequentavano.

Ma non era lì per “passare il tempo”, era lì con un proposito: VEDERE di cosa avevano bisogno le persone, era ATTENTO a cercare le opportunità  per dimostrare amore... piuttosto che parlarne.

Noi dovremmo, come credenti, fare lo stesso. Una fede vissuta ESCLUSIVAMENTE in mezzo ad alti credenti è uno spreco di opportunità di testimoniare e di portare guarigione, quella guarigione che Dio vuole dare sia all'anima che al fisico.

Come va la tua vita di credente? Ti guardi intorno per capire le necessità di chi ti vive a fianco, i tuoi familiari, i tuoi amici, i tuoi compagni di scuola i tuoi colleghi di lavoro, oppure ti fa “un po' schifo tutto”, perché tu riservi il meglio solo ai “credenti”?

Sono sicuro che nessuno qua dentro, o che mi legga,  o che mi ascolti, o veda sia così... e per fortuna, perché così avresti vanificato una delle benedizioni che Dio ti ha concesso, portare guarigione nel mondo attraverso il nome di Gesù.

2. Sii pronto , sii pronta a rispondere alle necessità delle persone

“Quando Gesù arrivò a Cafàrnao, un centurione romano venne a lui e lo supplicò: "Il mio giovane servo è stato colpito da una paralisi, e soffre terribilmente!" Gesù disse: "Verrò a guarirlo". “ (Matteo 8:5-7 PV)

Gesù non dilaziona,  non prende tempo,  non dice :”Aspetta  che finisca quello che devo fare e poi vengo”. Ma AGISCE subito,  interrompendo quello che stava facendo,  di fronte alla necessità del prossimo.

Come è la tua “tempistica”? Tendi a mantenere i tuoi appuntamenti in agenda qualsiasi cosa accada, oppure sei “flessibile”, e se vedi una necessità, e se qualcuno ti chiede aiuto abbandoni tutto e fai quello per primo?

So cosa stai pensando:  “Eh, si, Marco, beato te! Tu mica lo sai che vita indaffarata ho io! Non me lo posso permettere di lasciare tutto e aiutare prima gli altri.. Lo farò... appena posso!”

Se tu pensi di avere una vita molto indaffarata, pensa a come poteva essere quella di Gesù che in soli tre anni  doveva salvare il Mondo  e sconfiggere la morte!

3. Ricorda che ogni bisogno è il più importante

Tutte le guarigioni miracolose di Gesù  non sono “programmate” ma avvengono come “interruzione”.

“Quando Gesù ebbe attraversato il lago in barca e fu giunto sull'altra riva, una gran folla si radunò intorno a lui.  Ed ecco che uno dei capi della sinagoga, un certo Iairo, gli si avvicinò e si gettò ai suoi piedi,  implorandolo di guarire la sua figlioletta....  Gesù andò con l'uomo, mentre la folla lo seguiva e lo stringeva da tutte le parti. Fra la gente c'era una donna che da dodici anni soffriva di perdite di sangue  e aveva sofferto molto; si era affidata alle cure di diversi medici, che le erano costati tutto il suo denaro, ma non aveva avuto miglioramenti, anzi, stava sempre peggio.  Questa donna ... pensava: "Se riesco anche solo a toccare il suo vestito, sarò guarita!"  E fu proprio così: non appena lo toccò, l'emorragia si fermò, e la donna sentì di essere guarita. Gesù s'accorse subito che una forza gli era uscita, perciò si rivolse alla folla, chiedendo: "Chi mi ha toccato i vestiti?"... Fu allora che la donna, tremante e impaurita per quello che le era successo, si fece avanti e si gettò ai suoi piedi spiegando tutta la verità. Allora Gesù le disse: "Figliola, la tua fede ti ha salvata; vai in pace, guarita dalla tua sofferenza!" (Marco 5:21-34 PV)

Era importante guarire la figlia di Iairo? Certamente si,  ma anche la guarigione della donna  era importante! E' per quello che si ferma,  la cerca, per confermarle che quello che aveva sentito  non era una sua speranza, ma che era realmente guarita.

Supponiamo allora che, dopo la serie di messaggi di Mario, tu senta dentro il “fuoco” di pregare per la guarigione, e che le persone comincino anche a chiederti di farlo...  Come fissi i tuoi appuntamenti?

“Allora, prima vado da Tizio che ha avuto un infarto... potrebbe non arrivare a domani... Poi vado da Caio che ha il tumore... ma tanto gli hanno dato ancora sette mesi... Beh, se non c'è qualcos'altro di più grave vado da Sempronio che c'ha solo l'influenza...”

Gesù guariva...  tutti...  subito...  appena poteva... Si fermava,  non si curava dell'interruzione ai suoi piani, AGIVA, perché TUTTI i bisogni degli altri sono i bisogni numero 1 per lui. La stessa cosa dovremmo fare noi.

4.  Non aver timore di toccare chi ha bisogno.

“Ed ecco che un lebbroso si avvicinò, s'inginocchiò davanti a lui e lo implorò: "Signore, se tu vuoi, puoi guarirmi!"  Gesù lo toccò con la mano e disse: "Sì, lo voglio. Sii guarito!" E subito la lebbra scomparve.” (Matteo 8:2-3 PV)

Gesù non aveva bisogno di toccare il lebbroso per guarirlo, ma stava modellando per noi come dovremmo comportarci.

Uno di motivi per cui i credenti non pregano per la guarigione di altri credenti,  sapete quale è? La paura di “toccare” la malattia dell'altro. Non fisicamente, ma qui, nella nostra mente

Cominciamo a pensare: “E se poi non sono buono a guarire? E se poi non succede niente?". E ci fermiamo... perché pensiamo che siamo noi ad agire.

Dobbiamo superare lo “schifo” e la paura,  per poter essere efficaci, perché non saremo noi ad agire.

5. Non aver timore ci coinvolgerti emotivamente con i problemi delle persone

“Quando Gesù vide Maria e i Giudei che piangevano, si sentì profondamente turbato: 34 "Dov'è sepolto?" domandò."Vieni a vedere", risposero.  Gesù pianse.” (Giovanni 11:33-35 PV)

Gesù è Dio, e Dio è un dio “emotivo”: la Bibbia dice che Dio piange,  Dio ride,  Dio si adira,  Dio, è triste,  Dio cambia idea... Dio ti ha dato emozioni perché  quelle emozioni sono le SUE emozioni!

Spesso non vogliamo pregare  per la guarigione di altri perché non vogliamo provare dolore  per la malattia di altri. Non vogliamo piangere.

Gesù piangeva... anche se sapeva bene che avrebbe guarito... Chi sono io più di Gesù per rifiutarmi di provare dolore  e stare accanto a chi soffre?

Conclusione
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Dio ha mostrato la sua volontà, il “cosa”, ovvero guarire l'uomo  sia nello spirito che nel fisico. Gesù ha mostrato il “come”, portandolo a lui in preghiera e avendo fede che lui agirà

Ora tocca a me e a te obbedire, essere attento, essere attenta alle necessità degli altri, essere pronto, essere pronta alle richieste degli altri, perché ogni bisogno è importante, non avendo timore né di toccare né di coinvolgerci con il male dell'altro, ma ricevendo l'onore di essere strumenti della guarigione di Dio.

Sei pronto, sei pronta ad essere il suo strumento?

Preghiamo.

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