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13 dicembre 2020

La Gioia oltre le luci - 3° Domenica di Avvento | 13 Dicembre 2020 |

La gioia può dipendere da come stai, ma la Gioia, quella con la G maiuscola, dipende da chi hai incontrato nella tua vita e da come quell'incontro la ha cambiata.
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Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 25 min.

Siamo alla terza Domenica di Avvento: nelle due precedenti domeniche abbiamo acceso le candele della Speranza e della Fede. Quest'oggi accendiamo la terza, quella della Gioia.

La Gioia: che cosa è la gioia? Come la definiresti? Cosa è che ti fa “essere gioioso?” Cosa ti muove il riso?

Oppure facciamo il contrario; cosa è che ti abbatte e ti affanna? Che ti affligge e ti rende amaro o amara? Che ti angoscia, che ti avvilisce... eccetera?

Se riuscissimo ad individuare cosa è che ci priva della gioia, allora sapremmo cosa fare per averla. Basterebbe solo “evitare” quelle cose, vero?

Fosse facile! Viviamo in un mondo che ci stressa, che sembra fatto apposta per toglierci la gioia. Spesso ci svegliamo la mattina  e il primo pensiero è:  Oh, mio Dio! Un altro giorno!”

E poi, a Natale, senti il tuo Pastore che ti parla di “gioia”! Che ti dice che dovresti avere “gioia”!

Quando sei senza lavoro, o con un matrimonio in bilico, o con dei figli problematici, o con una malattia che “chissà se la sfango?” Quando hai perso una persona cara... Perché il Natale  dovrebbe essere  un periodo di maggiore gioia?

Voglio vedere assieme a voi tre protagonisti del racconto biblico della nascita di Gesù, e cercare i motivi della loro gioia  in quel Natale di 2020 anni fa anno più, anno meno.

Maria

Maria era una poco più che adolescente quando un angelo le annunzia che rimarrà incinta, ma non del suo sposo...  anzi, prima che il suo sposo  l'avrebbe “conosciuta” in senso biblico.

Normalmente la prima parte del concepimento prevede anche il piacere fisico; è un premio che il Creatore a aggiunto per incoraggiarci a moltiplicarci.

Allora, ricapitoliamo: Maria, non sposata, ma promessa sposa, vergine, rimarrà incinta di nessun uomo prima di sposarsi, senza provare alcun piacere fisico...

Beh, certo, se sono alla ricerca di cose che mi portino via la gioia, qui ne ho un campionario completo!

Ma, incredibilmente, Maria non reagisce cominciando ad imprecare, a dire :”Me tapina, me meschina,  tutte a me le cose devono succedere!".

Tutt'altro: leggiamo in Luca 1 la sua reazione:

“E Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatte il Potente.” (Luca 1: 46-49) 

La parola tradotta con “esulta” nell'originale greco è ἀγαλλιάω agalliaō,  che è composto da agan  = tanto più hallomai = saltare.

Avete presente quando il centravanti della Nazionale fa gol ai mondiali? Cosa fanno i tifosi? Saltano! Saltano di gioia! La loro gioia è così incontenibile che deve in qualche modo avere uno sfogo fisico.

Maria, sapendo che rimarrà incinta, da vergine, non del suo sposo, invece di disperarsi... salta di gioia!

Cosa ha fatto, allora, Maria per avere una gioia così grande?

Per avere gioia... Non concentrarti sul problema ma affidalo a Dio

La prima cosa che toglie la gioia nella tua vita  è il guardare la realtà come una montagna insormontabile o come un abisso profondo.

Maria non menziona neppure il problema, è solamente curiosa di sapere  come avverrà il concepimento senza avere contatto con un uomo:

“Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?” (Luca 1:34b)

Lascia che l'angelo le spieghi che avverrà attraverso lo Spirito Santo, e poi afferma:

“Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola.” (Luca 1:38)

La parola che usa Maria è δούλη doulē; nella traduzione hanno “ingentilito” il termine, che non è “serva”,  ma “schiava”.

Uno schiavo non è un “collaboratore”, ma una proprietà personale del padrone,  sulla quale il padrone  ha potere di vita o di morte.

Maria trova la gioia nella sua situazione perché ammette di essere proprietà di Dio, e che lui ha potere di vita... non di morte, di sola vita! Dio non contempla la morte  per le sue figlie ed i suoi figli.

Quando hai un problema, cosa fai?  Ti concentri su di esso,  pensi solamente a quello? E' così che diventa  l'Everest  o l'abisso della fossa delle Marianne.

Maria trova la gioia affidando la sua vita  completamente nelle mani del suo Signore... ma non solo per quello...

Per avere gioia... Ricorda ciò che Dio ha già fatto per te

Maria dice:

“...perché grandi cose mi ha fatte il Potente.” (Luca 1:49) 

Il tempo usato in greco per “mi ha fatte”, è un tempo che non esiste in italiano, (se siete amanti di linguistica si chiama  “aoristo indicativo attivo”) che indica una azione  avvenuta in passato che si è completamente conclusa.

Mi spiego meglio: Maria non dice: “Beh, certo, in passato mi hai fatto dei favori, ma adesso si vede che ti sei dimenticato  di guardare giù per aiutarmi, eh!” ma dice:  “Il Signore mi ha già fatto in passato tutto le cose più grandi che mi poteva fare,  io sono ampiamente soddisfatta già così.”

Cosa fai, quando arrivano i problemi? Ti ricordi, o ti scordi? Tutto quello che Dio ha fatto per te, passa in sottordine, oppure è una solida base  con cui affrontare il futuro?

Maria trova la gioia perché sa che quello che il Signore ha già fatto per lei, nessuno potrà mai toglierglielo.

Il secondo protagonista che vogliamo vedere e che trova la gioia nel Natale non è un singolo, ma un gruppo di persone: sono i pastori.

I Pastori

Se Maria avrebbe avuto da recriminare  sulla sua situazione, anche i pastori  non è che se passassero molto bene.

I pastori non erano i padroni delle greggi; avere un gregge in Israele significava essere molto ricco... Ed un ricco non si sarebbe mai abbassato a stare in mezzo a bestie puzzolenti, dormendo all'aperto con ogni tipo di tempo.

Erano quasi sempre schiavi, costretti a dormire all'addiaccio... anzi, a non dormire affatto, perché dovevano vigilare che dalle greggi dei padroni non venisse rubato qualche capo, o che qualche animale le attaccasse.

Luca racconta così cosa successe a quei pastori  quella notte  di 2020 anni fa:

“In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge..  E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».” (Luca 2:8-12)

Ora, capiamoci bene, dire a degli schiavi, che dormono,  anzi non dormono,  in mezzo a bestie puzzolenti che se perdono una di quelle bestie saranno frustati, che stanno al freddo al vento e all'acqua e al gelo ,  di andare a cercare un bimbo in una stalla  (altro luogo puzzolente) e di provare gioia quando lo troveranno,  mi pare un po' esagerato!

E invece, miracolosamente, i pastori si dicono l'un l'altro:

“Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia... E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:15-17a, 20)

Non posso pensare che chi esce da una stalla glorificando e lodando non stia provando gioia... Ma che tipo di gioia è? E' la stessa di Maria, che fa saltare?

La parola degli angeli tradotta con “gioia” nel versetto di Luca 2:10 nell'originale è una parola differente da quella che ha usato Maria: non  è ἀγαλλιάω agalliaō,  ma è χαρά chara, che significa “avere una calma contentezza”. Non è la gioia che ti fa saltare  ma è una gioia che ti rende calmo, che ti fa pensare che tutto sta andando bene, tutto sta andando secondo i piani. 

Perché i pastori trovano la gioia? Quei pastori, quegli schiavi, erano ebrei, e gli angeli hanno usato una parola che loro conoscevano bene: in greco è Χριστός Christos ma io ebraico è מָשִׁיחַ mâšiyah, il Messia, l'Unto del Signore, il Prescelto da Dio per portare un regno di pace,  amore  e giustizia.

Per avere gioia... Ricorda che Dio ha un piano benevolo per te

I pastori avrebbero trovato gioia  perché avrebbero visto che il piano  che Dio aveva promesso stava funzionando, non era una illusione scritta su un libro, ma potenza che scendeva dal Cielo.

In qualsiasi situazione tu ti stia trovando puoi trovare gioia se ricordi che Dio  ha detto queste parole:

Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il Signore, “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.” (Geremia 29:11)

Anche il terzo protagonista è un gruppo e non un singolo: un gruppo di persone sapienti, scienziati, non credenti.

I Magi

Anche i Magi avrebbero avuto di che non essere felici; erano partiti probabilmente da Aleppo, in Siria,  dove c'era una famosa scuola di astrologia,  700 chilometri da Gerusalemme.

Avevano viaggiato  attraversando il deserto, dove non ci sono autogrill  o stazioni di servizio per rifocillarsi.

Visto che portavano doni preziosi (oro, incenso e mirra) avevano dovuto fare turni di guardia notturni per evitare che i predoni  li uccidessero per derubarli.

Non c'era un gran che da essere gioiosi! Eppure Matteo racconta che...

“Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.” (Matteo 2:10-11)

La gioia che provano, dice il testo è la stessa dei pastori, χαρά chara, una “contentezza calma e rilassata”... ma stavolta Matteo aggiunge davanti a chara la parola μέγας megas = grandissima, una “grandissima e calma contentezza”.

Da dove proveniva questo tipo di gioia? Ce lo spiegano loro al versetto 9 di Matteo 2:

“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo” (Matteo 2:9)

La gioia dei Sapienti deriva dal fatto di aver visto i segni di averli studiati di averli seguiti, e di aver trovato il vero tesoro.

Per avere gioia... Studia, cerca e trova la tua gioia nella Parola di Dio

I Magi avevano trovato la gioia nel constatare che tutti i pezzi del puzzle andavano assieme e formavano l'immagine di bambino che era un re!

 Tu sei più fortunato, tu sei più fortunata dei Magi; non devi affidarti a segni nel cielo, né a sogni, né a profezie per poter trovare il Cristo,  il Messia,  il Prescelto, il Salvatore.

Ti basta aprire un libro, e trovarlo in ogni piega dei fogli che lo compongono che quel Salvatore a scritto per farsi trovare da te in qualsiasi momento tu lo cerchi... è anche in questo Natale anomalo, per portarti la vera Gioia di Cristo. 

Quel libro dice:

 “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.” (Salmo 119:105)

Se usi quella lampada, se segui quella luce, troverai la vera Gioia  che porta il Natale.

Preghiamo.

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13 marzo 2016

Guidare ed essere guidati | 13 Marzo 2016 |

Come credenti, come dobbiamo comportarci verso coloro che guidano la nostra chiesa? E come devono guidare le chiese coloro che Dio stabilisce? Janet Duggan ci illustra, attraverso la storia di Mosè, che è Dio a scegliere chi deve guidare, ma che chi guida deve farsi guidare da Dio.
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Tutta l'Europa sta sperimentando il problema degli sbarchi dei "migranti". La stima di quelli registrati per il solo 2015 è di oltre 1 milione 300 mila. Vediamo le immagini difficili sui nostri schermi TV, sulle pagine dei  nostri giornali, di questo viaggio lungo, difficile, stremante e qualche volta purtroppo fatale.  Ed il sollievo per chi ce la fa; inizia una nuova vita, con tanta speranza.

La Bibbia ci racconta un momento storico del popolo di Dio quando si spostava un numero ben al di sopra di questo, e per 40 anni! E oggi voglio vedere con voi alcune istanze di quel periodo, raccontato nel libro dei Numeri perché possiamo imparare anche come chiesa oggi delle lezioni importanti.

Contesto

Siamo nel deserto. E' passato il momento iniziale della novità di essere in fuga e poi salvati dagli Egiziani, con l'attraversata miracolosa del Mare Rosso.  I Dieci Comandamenti sono già stati dati, il Tabernacolo è stato costruito per la presenza di Dio fra di loro.

Ora c'è una normalità nuova –-  essere guidati e accompagnati dal Dio “io sono” con la nuvola di giorno, il fuoco di notte. Accamparsi in un posto quando si ferma la nuvola; mettersi in marcia quando la nuvola si alza.

Non è un'impresa semplice. Non per niente questo libro si chiama NUMERI – perché impariamo che ci sono oltre 600 mila uomini adulti di età militare (da 20 anni in su), senza contare i Leviti , la tribù che Dio ha scelto per fare i lavori del Tabernacolo e della Tenda di convegno. (cap 3:5-10: Dio dice di NON contarli). 

Poi dobbiamo aggiungere uomini anziani, donne e bambini e abbiamo un popolo delle dimensioni notevoli, ben oltre il numero di immigranti di cui parlavamo prima.

Ora possiamo immaginare che gestire un tal numero di persone non è una faccenda facile....

Oggi affideremmo  l'amministrazione a gente qualificata, con un masters in amministrazione pubblica, o qualcosa di simile. E poi siamo in democrazia, quindi magari si voterebbe per il partito politico dove colui con il maggior numero di voti vince...

Eppure Dio fa in un'altra maniera. 

Il suo popolo deve imparare a dipendere da Lui ed a rispettare i capi che Lui stesso ha scelto. E gli stessi capi devono imparare a seguire il capo sopra di loro – in questo caso, Mosè, non scendendo in contese o ribellione dovute all'invidia. 

Due situazioni.

1. Fra il popolo e i propri leader
2. Fra leader e altri leader: capi e responsabili

Possiamo imparare come comportarci come membri di chiesa nei confronti dei responsabili/pastori che il Signore ha messo in autorità e come comportarci fra responsabili/pastori

1. Come credente, quando parlo quale è l'obbiettivo? Mormorare o edificare?

Leggiamo Numeri 11:1-6;

"Or il popolo cominciò a mormorare in modo irriverente alle orecchie del Signore. Come il Signore li udì, la sua ira si accese, il fuoco del Signore divampò in mezzo a loro e divorò l’estremità dell’accampamento. 2 Allora il popolo gridò a Mosè; Mosè pregò il Signore, e il fuoco si spense. 3 Quel luogo fu chiamato Tabera, perché il fuoco del Signore era divampato in mezzo a loro.
Mormorii a Chibrot-Attaava. Israele reclama della carne. 4 L’accozzaglia di gente raccogliticcia che era tra il popolo fu presa da concupiscenza; e anche i figli d’Israele ricominciarono a piagnucolare e a dire: «Chi ci darà da mangiare della carne? 5 Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto a volontà, dei cocomeri, dei meloni, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. 6 E ora siamo inariditi; non c’è più nulla! I nostri occhi non vedono altro che questa manna»." (Numeri 10:1.6)

Num 11:1 dice:  “Or il popolo comincia a mormorare in modo irriverente alle orecchie del Signore.” 
Era uno scontento generalizzato contro la vita del nomade nel deserto. Quale fu la reazione di Dio?
"Il fuoco del Signor divampò in mezzo a loro e divorò l'estremità dell'accampamento”(v1).  Dio non ha apprezzato il mormorare.

Per farlo smettere hanno chiesto a Mosè di intervenire. Lui ha pregato e il fuoco si spense. Poi di nuovo a piagnucolare, questa volta per il cibo in particolare.  Prima erano affamati e la manna, cibo miracoloso, era arrivata Ora non bastava – cominciano a parlare di cipolle, cetrioli, cocomeri e meloni!

Quante volte siamo uguale nella vita? Bramiamo qualche cosa – sembra che è l'unica cosa che desideriamo.  Poi riusciamo ad averla.... e dopo un po', cominciamo a bramare qualche altra cosa.

Per il mio diciottesimo compleanno chiesi un sassofono: era la cosa più preziosa potessi chiedere all'epoca. Ma quando mi sono trasferita in Italia, ho venduto quel sassofono: non era più importante, ormai! Era una priorità venti anni prima, non era più importante venti anni dopo; l'avevo bramato, ottenuto e usato a diciotto anni.. Non c'era più la novità, oramai.

Quando siamo scontenti, come membri della famiglia di Dio, e cominciamo a mormorare ci sono conseguenze: nel caso del popolo d'Israele c'era primo di tutto l'ira di Dio e poi l'esasperazione del conducente, Mosè. 

Leggiamo v10-15

"Mosè udì il popolo che piagnucolava in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; l’ira del Signore si accese gravemente e la cosa dispiacque anche a Mosè. 11 Mosè disse al Signore: «Perché hai trattato così male il tuo servo? Perché non ho trovato grazia agli occhi tuoi, e mi hai messo addosso il carico di tutto questo popolo? 12 L’ho forse concepito io tutto questo popolo? L’ho forse dato alla luce io, che tu mi dica: “Portalo sul tuo seno”, come la balia porta il bimbo lattante, fino al paese che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? 13 Dove prenderei della carne da dare a tutto questo popolo? Poiché piagnucola dietro a me, e dice: “Dacci da mangiare della carne!” 14 I o non posso, da solo, portare tutto questo popolo; è un peso troppo grave per me. 15 Se mi vuoi trattare così, uccidimi, ti prego; uccidimi, se ho trovato grazia agli occhi tuoi; che io non veda la mia sventura!»" 

Attenzione – mormorare si diffonde come un virus. E' iniziato in questo caso con i non-israeliti in mezzo al popolo d'Israele.

 Potrei fare un parallelo qui: sarebbe come dare ascolto a persone che non sono credenti che si lamentano di cose che riguardano la chiesa.   E poi ha cominciato tutto il popolo.  Voglio vigilare su quello che scelgo di “spargere”! Come membri di chiesa vogliamo portare il pastore e/o i responsabili all'esasperazione?!Spero proprio di no!

C'è una terza volta che il popolo mormora: leggiamo al capitolo 14:1-4:

"Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. 2 Tutti i figli d’Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: «Fossimo pur morti nel paese d’Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto! 3 Perché il Signore ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» 4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!»" (Numeri 14:1-4)

Numeri dice: “e si dissero l'un l'altro: “nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!”

Questo succede dopo che i 12 leader sono tornati dalla terra promessa e 10 hanno paura di entrare e fanno intimorire il popolo. I 10 leader hanno una bella responsabilità qui, perché la loro influenza negativa sul popolo ha fatto si che non sono andati subito nella terra promessa.

Addirittura le persone vogliono lapidare Giosué e Caleb, i 2 leader che sono a favore di entrare. La storia ci mostra però che questi 2 seguivano il Signore. Lezione per noi è che non sempre la maggioranza ha ragione!

Dio vuole distruggere il popolo a causa del loro disprezzo che gli mostra ma Mosè prega di nuovo: 

“perdona, ti prego, l'iniquità di  questo popolo, secondo la grandezza della tua bontà” (Numeri 14:19)

E' singolare che più volte Mosè intercede per questo popolo ingrato che è ribelle contro di lui e che non obbedisce. Dio perdona, ma ci sono delle conseguenze ancora una volta: non entrerà nella terra promessa questa generazione.

Da giovani, chi di noi non ha ignorato almeno una volta un consiglio o addirittura una proibizione dai nostri genitori perché  abbiamo creduto di sapere meglio noi? 

Nel patto di membro della nostra chiesa che firmiamo, promettiamo:
"Proteggerò la mia chiesa
  • agendo con amore verso gli altri membri
  • rifiutando di ascoltare i pettegolezzi
  • obbedendo ai miei leader
Devo riflettere: sto mormorando? Voglio scegliere di edificare!

E qual è il mio atteggiamento nei confronti del mio pastore ?Voglio mostrarlo fiducia e rispetto !

Ma se sono un pastore/responsabile, cosa devo fare?

Come responsabile/pastore, come mi devo comportare con altri leader e con i membri di chiesa?

Non è solo il popolo a creare problemi nel deserto per Mosè.

Ci sono più volte che la sua autorità viene sfidata dai propri collaboratori stretti, compreso i propri fratelli Aronne e Miriam!

Leggiamo Capitolo 12:1-8:

"1 Miriam e Aaronne parlarono contro Mosè a causa della moglie cusita che aveva presa; poiché aveva sposato una Cusita. 2 E dissero: «Il Signore ha parlato soltanto per mezzo di Mosè? Non ha parlato anche per mezzo nostro?» E il Signore lo udì. 3 Or Mosè era un uomo molto umile, più di ogni altro uomo sulla faccia della terra. 4 Il Signore disse a un tratto a Mosè, ad Aaronne e a Miriam: «Uscite voi tre, e andate alla tenda di convegno». Uscirono tutti e tre. 5 Il Signore scese in una colonna di nuvola, si fermò all’ingresso della tenda, chiamò Aaronne e Miriam; tutti e due si fecero avanti. 6 Il Signore disse: «Ascoltate ora le mie parole; se vi è tra di voi qualche profeta, io, il Signore, mi faccio conoscere a lui in visione, parlo con lui in sogno. 7 Non così con il mio servo Mosè, che è fedele in tutta la mia casa. 8Con lui io parlo a tu per tu, con chiarezza, e non per via di enigmi; egli vede la sembianza del Signore. Perché dunque non avete temuto di parlare contro il mio servo, contro Mosè?»(Numeri 12:1-8)

Il pretesto è la moglie straniera, ma la realtà è l'invidia per la sua posizione e, probabilmente, la sua relazione con Dio; e tuttavia, è molto chiaro che Mosè è umile, un esempio di umiltà per eccellenza.

E' Dio che difende il suo capo scelto. 

Per applicazione: come vedi il tuo pastore? Pensi che potresti fare meglio? Pensi che lui ha delle mancanze? E' probabile! Lui non è perfetto, come nessuno di noi, ma Dio l'ha scelto è gli ha dato autorità sulla sua chiesa e Dio vuole che gli mostri rispetto e fiducia.

Se tu aspiri a un ministero, benissimo! Siamo tutti fatti per avere un ministero. Ma con la responsabilità viene anche la tentazione di paragonarci. Non cadere in tentazione. Ognuno di noi deve servire come puoi, non come possono gli altri.

E soprattutto, cerchiamo tutti a rimanere umili come Mosè.

Superate queste difficoltà con i propri fratelli, i guai per Mosè con altri leader non finiscono qui. Arriva il momento di una ribellione forte, insorse da Core , un Levite, e da Datan e Abiram della tribù di Ruben, con 250 leader;  leggiamo Numeri 16:1-3:

"1 Or Core, figlio di Isar, figlio di Cheat, figlio di Levi, insieme con Datan e Abiram, figli di Eliab, e On, figlio di Pelet, tutti e tre della tribù di Ruben, 2 insorsero contro Mosè con duecentocinquanta Israeliti autorevoli nella comunità, membri del consiglio, uomini rinomati; 3 e, radunatisi contro Mosè e contro Aaronne, dissero loro: «Basta! Tutta la comunità, tutti, dal primo all’ultimo, sono santi, e il Signore è in mezzo a loro; perché dunque vi mettete al di sopra dell’assemblea del Signore?» (Numeri 16:1-3)

Cosa vuole Core e gli altri? Uguaglianza? Parità? Democrazia?  E' vero. Come dice Paolo, davanti al Signore, 

“non  c'è qui né Giudeo né Greco, non c'è né schiavo né libero; non c'è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.” (Galati 3:28)

Ma vediamo chiaramente che sia al tempo di Mosè che al tempo della chiesa di Cristo, ci sono capi con autorità. Come pensate che è andato a finire per Core e company? Male, si. Molto male...Sono stati inghiottiti dalla terra durante un terremoto provocato dal Signore.

Conclusione

Come credenti, membri di una chiesa locale, il Signore ci chiama ad edificare con le nostre parole, supportarci l'un l'altro, rispettare i leader che ci ha dato e, se e quando abbiamo un ministero, di rimanere umili nel servire.

Preghiamo:

Signore, grazie per la tua chiesa. Grazie che tu ci dai dei pastori per servirci. Grazie che chiami anche noi a un ministero. Vogliamo servirti meglio, per benedire la nostra famiglia in Cristo e benedire la nostra comunità locale e testimoniare del tuo amore al mondo. Perdonaci il nostro orgoglio, lo spirito critico  e l'invidia.  Aiutaci a servirti con gioia e con fiducia.


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