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19 marzo 2023

“Credi tu questo?” | 19 Marzo 2023 |

Il piano di Gesù non era quello di risolvere solamente i problemi legati alla nostra vita quotidiana, ma di risolvere in maniera globale il problema della VITA: quella scritta tutta in maiuscolo. Quella eterna! Come risurrezione e vita, Gesù sarà sempre lì, al nostro fianco per noi. Credi tu questo?
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Predicatore: Marco Delle Monache
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Tempo di lettura: 8 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 21 minuti

Immaginatevi di avere un familiare gravemente ammalato, che rischia la vita, e di sapere che c'è uno specialista che potrebbe salvarlo...e che quello specialista è amico vostro...

“C’era un ammalato, un certo Lazzaro di Betania, del villaggio di Maria e di Marta, sua sorella.  Maria era quella che unse il Signore di olio profumato e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; Lazzaro, suo fratello, era malato.  Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato».” (Giovanni 11:1-3)

Marta e Maria stanno affrontando davvero questa situazione:sanno che Gesù  ha ridato la vista ai ciechi, ha guarito i lebbrosi e ha scacciato i demoni dagli indemoniati. E tutti questi erano per lui “estranei.”

Ma Lazzaro non è un estraneo. Anzi, Lazzaro, Marta e Maria erano grandi amici. Gesù era stato lì per i fine settimana; aveva mangiato alla loro tavola, era come uno di famiglia. 

Così, sembra naturale chiedere a lui che intervenga...ma Gesù non interviene...Anzi, deliberatamente rifiuta di andare...minimizza la gravità della malattia:

“Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è per la morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato»” (Giovanni 11:4)

E così, accade quello che Maria e Marta temevano, quello che, chiamando Gesù, volevano evitare:

“Gesù dunque, arrivato, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro... Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto...” (Giovanni 11:17, 21-22)

Come si saranno sentite Marta e Maria? Confuse.? Deluse? Un po' imbrogliate? Perché Gesù non aveva guarito Lazzaro; non era stato neppure al suo funerale?

Quando Gesù arriva a Betania, Lazzaro è stato sepolto da quattro giorni.  È passata un'intera settimana da quando Gesù ha ricevuto il messaggio della malattia.Lazzaro è morto quattro giorni fa; e lui stava a quattro giorni di cammino... non ce l'avrebbe fatta a raggiungere Lazzaro prima che morisse!

Però, un attimo,Gesù ha guarito il servo del Centurione a distanza...Ha guarito un “estraneo”...Perché non l'amico Lazzaro? Se lo chiedono persino le persone davanti al sepolcro!

“Ma alcuni di loro dicevano: «Non poteva, lui che ha aperto gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?»” (Giovanni 11:37)

Sono convinto che se lo era chiesto anche Marta, quando aveva detto: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto..." (v. 21)

Ti suona familiare? Le parole della folla non sembrano le mie, e le tue? Parole che abbiamo detto ad alta voce, o pensato tra noi e noi, davanti a momenti bui delle nostre vite?  “Dio, se tu avessi fatto il tuo lavoro questa situazione non sarebbe accaduta. Se tu avessi usato il tuo potere, non saremmo in questa situazione. Ero nel bisogno e Tu non ti sei fatto vivo.”

Non c'è bisogno di stare davanti a una  tomba, o di assistere alla malattia di un caro, per avere pensieri come questo. Bastano anche eventi più piccoli, inciampi quotidiani per dirle o pensare.Delusione. Confusione. Dolore. Si presenta in ogni tipo di forma.

Abbiamo fede, preghiamo, leggiamo la Bibbia, ci impegniamo verso il prossimo, siamo leali e veritieri...Perché, allora, Gesù, ti volti dall'altra parte, e non fai nulla! Dov'è Gesù quando ne abbiamo bisogno? E anche noi facciamo eco alle parole di Davide:

“Fino a quando, o Signore, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando avrò l’ansia nell’anima e l’affanno nel cuore tutto il giorno? Fino a quando s’innalzerà il nemico su di me?” (Salmo 13:1-2).

La fede dice: "Gesù non ci deluderà mai", il dolore dice: "Mi sento deluso, mi sento delusa". Marta e Maria si sentivano così. Anche noi possiamo sentirci così. 

“Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno».  Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà,  e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»” (Giovanni 11:23-26)

Gesù non voleva non guarire Lazzaro, ma non voleva SOLO guarire la malattia di Lazzaro:Il suo piano era molto più alto, mirava a dare una risposta totale, e per sempre ai problemi della vita di Lazzaro...e di tutti i Lazzaro che si sarebbero rivolti a lui...come me... come te che mi ascolti oggi!

Vedete, i momenti difficili non smentiscono l'amore di Dio. Le difficoltà della vita non smentiscono che Gesù si preoccupi.Giovanni 11:35 ci consegna il versetto più corto di tutta la Bibbia, ma il più ricco di significato per chi si trova nel bisogno, nella disperazione, nel dolore:

“Gesù pianse.” (Giovanni 11:35)

Gesù è l'Emmanuele, colui che abbiamo celebrato a Natale, il Dio con noi non solo nella gioia, non solo nella festa, ma anche, e soprattutto nei momenti bui.

Il Figlio di Dio piange con noi. Piange il nostro dolore. Sente il nostro dolore. Isaia, più di settecento anni prima,lo aveva descritto così:

“Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.” (Isaia 53:3)

Gesù è l'uomo dei dolori. E' colui che salirà la croce per spezzare ogni dolore, e dare una nuova vita, perché la sua morte divenga la porta attraverso cui potranno passare tutti coloro che crederanno in lui. Ma, all' epoca della morte di Lazzaro la sua morte e la sua risurrezione dovevano ancora arrivare. Nessuno conosceva ancora la potenza della croce.

Non so perché Gesù pianga; se per l'amico morto, o per la tristezza di Marta e Maria, o perché vede che la gente là attorno, anche coloro che lo conoscono e lo amano, si fermano a vedere ciò che c'è ora, e non ciò che ci sarà... se crederanno...

“Credi tu questo?” (v.26)

Mentre la gente lo critica  perché lui era arrivato in ritardo per i miracolo, è come se lui dicesse:"Aspettate un attimo, qui c'è in gioco molto di più. Non la vita, la VITA, quella scritta tutta in maiuscolo! Quella eterna! Io sono la risurrezione e la vita".

Ci preoccupiamo tanto di cose come il matrimonio, la carriera, la posizione sociale. Siamo occupati, e preoccupati di tante cose durante le nostre giornate, diamo priorità a tutto...ma dimentichiamo la parte più importante...Marta lo aveva appreso da Gesù, quale fosse la parte importante:

“Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti».  Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.  Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».” (Luca 10:39-41)

Dovremmo essere più Maria, fermarci ad ascoltare il Maestro di più...e ci ritroviamo ad essere tante Marta, indaffarate, preoccupate, sudate... lamentone...

Gesù, davanti alla tomba del fratello, stava ricordando a Marta, ancora una volta, la prospettiva eterna che le era sfuggita durante quella visita a casa sua.Ancora una volta le chiede di  concentrarsi su quella!(

Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà,  e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?” (vv. 24-26)

Attenzione al verbo che usa Gesù:“Io sono”: in greco è  declinato al “presente indicativo attivo”che esprime un'azione che sta succedendo nell'esatto momento in cui viene pronunciato.

Non è "Io sarò la risurrezione e la vita" ma Gesù afferma a Marta: “Io SONO la resurrezione e la vita!In questo momento tu puoi essere già risorta: sta accadendo in questo momento. Ci credi, Marta?Ci credi che puoi ottenere questo se tu ti fidi, se tu ti affidi  a me, Marta?”

Gesù non si concentra solo sul superamento della morte. Gesù ci mostra come possiamo godere della vita.Gesù è venuto per dare la vita. Per darci la forza di cui abbiamo bisogno, che è più che sufficiente per affrontare i nemici che dobbiamo affrontare in questa vita.

Nemici come il dubbio. Nemici come la confusione, la delusione, la rabbia per il passato o per le ingiustizie subite. Nemici che cercano di trascinarci giù e di portarci via.Nemici che ci fanno dubitare che Gesù sia realmente interessato, che voglia coinvolgersi con le nostre vite.Ma Gesù è vicino; Gesù promette una soluzione non agli inciampi della vita ma alla vita in se...promette che, se ci focalizziamo sul dono eterno, su quella  croce e su quella  resurrezione che tra qualche settimana celebreremo, noi saremo vincitori.

“Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.” (Romani 8:37)

Mi piace la parafrasi che  la Bibbia “La Parola è vita” fa di questo versetto

“Ma anche se affrontiamo tutte queste cose la vittoria schiacciante è nostra, grazie a Cristo, che ci ha tanto amato da morire per noi.” (Romani 8:37 PV)

Non solo vincitori:più che vincitori, una vittoria schiacciante...vale un 7 a 0 a calcio, 6-0 6-0 6-0 a tennis, un giro di distacco al secondo in Formula 1...

Quando ci serve di ricordarcelo? Quando non raggiungiamo i nostri obiettivi. Quando le nostre aspettative non vengono soddisfatte. Quando ci troviamo in quel luogo di delusione, di confusione di "perché proprio adesso, perché proprio a me?".

Dopo tutto quello che ho detto potresti essere portato, o portata a pensare che Gesù NON si occuperà MAI di te...dei tuo inciampi, delle tue cadute. TI prego, non pensarlo mai! Non essere come Marta!

“Gesù disse: «Togliete la pietra!» Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, perché siamo al quarto giorno». Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»” (Giovanni 11:39)

Gesù si occuperà anche di quello; dei tuoi problemi di tutti i giorni, del tuo matrimonio in crisi, del lavoro che non arriva, della malattia piombata nella tua vita...della tomba chiusa... con un cadavere che puzza... Gesù intervenne nella vita di Marta e Maria, e Lazzaro visse di nuovo...e di nuovo morì...anche se era già risorto...E non sulla terra, ma al cospetto di Dio, come credente.

Immaginatevi di essere  gravemente ammalati, di  rischiare la vita, e non quella terrena, ma quella eterna.E di avere uno specialista che ha già vinto la morte per noi...e che quello specialista è amico vostro...

E di sapere che i momenti difficili non smentiscono l'amore di Dio. Le difficoltà della vita non smentiscono il fatto che a Gesù importa di te!

Come risurrezione e vita, Gesù sarà sempre lì, al nostro fianco per noi.

“Credi tu questo?”

Preghiamo.

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01 aprile 2018

Verso chi stai correndo? Pasqua 2018 | 1 Aprile 2018 |

Come corri la tua vita? Con disperazione, con paura o con gioia? E, soprattutto, verso chi sta correndo?
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Oggi è il giorno di Pasqua, e non so se capita solo a me e alla mia famiglia ma nei giorni di “festa”non si fa altro che correre!

In fondo le nostre vite sono tutta una corsa. Corriamo per necessità  quando siamo bambini perché vorremmo essere più grandi, e  avere l'età per prendere il patentino per la moto o la microcar.

Corriamo quando siamo al liceo o all'università perché non ce la facciamo più di studiare.

Corriamo quando ne siamo usciti  perché vogliamo trovare un lavoro. E quando, e se lo abbiamo trovato, corriamo per fare tutte le cose  ce ci sono da fare in esso.

Corriamo quando prepariamo il nostro matrimonio, o quello dei figli... i più fortunati per quello dei nipoti.

Altre persone, meno fortunate di noi,  lo fanno per paura, e corrono lontano da una guerra, o da una carestia... Se volete, ne potete parlare coi nostri amici dall'Africa a fine culto.

Ma, attenti, si può correre anche per la gioia!

Chi più chi meno, tutti quanti noi se siamo sopra i trenta anni abbiamo corso all'appuntamento  con la nostra fidanzata o il nostro fidanzato.

Abbiamo corso a comperare i regali per il nostro sposo  o la nostra sposa... almeno nei primi tre/quattro anni.

Abbiamo corso in ospedale  per vedere nostro figlio appena nato o il nostro nipote.

La corsa si associa  quasi sempre a un cambiamento.

Cambiamento della nostra età (corriamo per crescere) del nostro stato stato sociale (corriamo per il lavoro) della nostra sicurezza (corriamo per migrare) della nostra famiglia (corriamo per il matrimonio, i figli, i nipoti)

Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato...



Se siete curiosi, avrete già in mente tre domande: “Dove stanno correndo questi due uomini? Chi sono? Perché corrono? Corrono per necessità, per paura, o per gioia?”.

La corsa di cui parleremo oggi, è una corsa che si è svolta  una  mattina presto   di circa 1985 anni fa , ed è uno dei corridori stessi a raccontarcela.

Leggiamo assieme il vangelo di  Giovanni al capitolo 20:

“1 Il primo giorno della settimana (la domenica), la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 2 Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». 3 Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 4 I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; 5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.  6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra 7 e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. 9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.” (Giovanni 20:1-10)

In questo brano ci sono tre protagonisti (Maria Maddalena, Pietro e Giovanni – l'altro discepolo), e tutti e tre corrono... Ma il motivo della corsa è differente.

“Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcroAllora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo».” (vv. 1b-2)

Immaginatevi la scena: Maria parte di notte  (tanto non avrà dormito da due giorni), carica di spezie ed aromi per curare il corpo morto di Gesù. E' rimasta sotto la croce, fino a che lo hanno deposto. Vuole farlo, come atto estremo di amore verso colui che le aveva trasformato la vita (scacciando sette demoni).

Va, e VEDE  (attenti a questo verbo che ritornerà nel racconto) la pietra tolta... Non entra per niente, e CORRE da Pietro e da Giovanni.

Che tipo di corsa è la sua? E' una corsa di disperazione. Non le è servito neppure di entrare; le è bastato vedere la pietra tolta.

Maria amava Gesù, era una delle donne  che finanziava la sua missione, non si staccava da lui... Ma, in fondo, la sua fede era fragile. Aveva creduto in lui, ma l'aveva visto morire in croce.

Ti sei trovato, ti sei trovata lì anche te, un giorno della tua vita? Hai creduto in qualcosa, o in qualcuno,  ma il mondo ha ucciso quella tua fede...

Forse è proprio la fede in Gesù che il mondo ha crocifisso: troppo banale, troppo vecchia, meglio qualcosa di nuovo, “new age”... magari niente...

La giornata di oggi ha molto a che fare con la tua corsa!

Poi c'è la corsa di Giovanni.

“Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò.” (vv. 3-5)

Anche qui, immaginatevi la scena: Maria arriva tutta trafelata, e gli dice: “Guardate che Gesù non c'è più nella tomba.” “Ma dai, ti sarai sbagliata... E' notte...” “No, no, vi assicuro... la tomba è quella...”

A questo punto, si alzano,  elegantemente escono  (non glie la vogliono dar vita a Maria) e, appena fuori la porta  letteralmente “schizzano” verso la tomba.

Pietro e più grande,  è un pescatore, muscoli grossi per tirare su le reti.

Giovanni è più esile, e stacca senza pietà l'amico. Arriva, si affaccia sulla porta della tomba, VEDE, ma non entra...

Che tipo di corsa era la sua? C'era sicuramente più fede di Maria, ma c'era anche la paura...

Paura di scoprire che Gesù  era ancora sul sarcofago, che la promessa fatta di risorgere non era vera.

Ti sei trovato, ti sei trovata lì anche te, un giorno della tua vita? Hai creduto in Gesù, ma altri ti hanno detto che è morto. Hai corso per vedere  se sia così... ma hai paura di sapere... di sapere che hai sperato invano.

Anche per te  la giornata di oggi ha molto a che fare con la tua corsa!

E, infine, c'è la corsa di Pietro:

“Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra  e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte.” (vv. 6-7)

Pietro ha un carattere forte, è quello che afferma senza dubbi  che non rinnegherà mai Gesù, quello che durante l'arresto mette mano alla spada, e fa una fettina di orecchio del servo del sommo sacerdote.

Entra senza indugiare, e controlla: “Le fasce ci sono... lì per terra... Il sudario no... è piegato e riposto di là...”. La sua corsa forse  non era pienamente fiduciosa, ma lo diventa quando controlla la tomba.

La tomba non è quella  di una persona morta: non c'è sangue, le fasce non sono tagliate il sudario è riposto... E' come se quella tomba non avesse mai accolto un morto... ma un vivo.

Sapete, si dice che, all'epoca di Gesù, quando una persona aveva dei servitori,  quando si alzava da tavola, per segnalare ai servi  che aveva finito di mangiare metteva il tovagliolo davanti a se  pressoché in piedi.

Ma se lasciava il tovagliolo perfettamente piegato, significava :  “Sappi che sto per tornare... sii pronto a servirmi.”

Non sappiamo se sia stato questo il messaggio che Pietro ha compreso, oppure altri nella tomba: sta di fatto che ciò cha ha VISTO lo porta a questa conclusione... e assieme a lui anche Giovanni:

“Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette.” (v. 8)

Se sei qui oggi a festeggiare la Pasqua, è forse perché un giorno anche tu, come Pietro, hai controllato le evidenze, visto l'affidabilità delle promesse di Gesù, e creduto. Ma la Pasqua non è solo per te!

La Pasqua è anche se sei come Maria, hai visto la tua speranza  essere uccisa dal mondo.

La Pasqua è anche se sei come Giovanni, hai creduto... ma non osi sapere di più, perché temi di perdere quella speranza.

La Pasqua parla a ciascuno di noi, attraverso un verbo:  vedere.

Riflettete: serviva a Gesù di aprire la tomba per uscire da essa? Non avrebbe potuto attraversare la pietra esattamente come avrebbe fatto quella stessa  sera per visitare i discepoli  chiusi a chiave in una stanza per paura, entrando senza aprire porte o finestre?

La tomba aperta non serviva a Gesù, la tomba aperta serve a me, e a te, perché alcuni potessero vedere, e raccontare ad altri che avrebbero creduto senza vedere.

Qualche verso sotto Gesù dirà queste parole:

“Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Giovanni 20: 29b)

Vorrei vedere assieme a voi la fine del filmato che abbiamo visto all'inizio.





Stai correndo lontano da Gesù, perché il mondo ha ucciso le tue speranze? Oppure corri, ma non vuoi vedere molto perché temi di scoprire un cadavere  invece di un Salvatore?

Puoi tornare a casa e pensare che il Cristianesimo sia tutta una bugia, che la tomba è vuota per mano di uomini, e correre lontano.

Oppure puoi tornare a casa  credendo realmente che Gesù è risorto, ma avere paura, dire:  “non si applica alla mia vita”, e correre... ma dubitando.

Ma solo se accetti  ciò che Gesù ha voluto farti vedere, e se credi all'evidenza del racconto di chi ha visto, allora la potenza  che ha aperto la tomba sciolto le fasce, ripiegato il sudario, sarà tua!

Allora sarai “Beato”, ovvero: “Felice”.

Verso chi stai correndo?

Preghiamo
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10 dicembre 2017

La necessità del Natale per la salvezza nella Pasqua - Il Libro di Isaia 4° parte | 10 Dicembre 2017 |

Il Natale era necessario perché Dio potesse darci la possibilità di rimettere in paro il nostro rapporto con lui nella Pasqua.
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Siamo al quarto appuntamento con il Libro di Isaia, un libro scritto settecento anni prima del primo Natale, che copre circa sessanta anni della vita del popolo di Dio, dove la storia non è lineare, ma gira attorno alle profezie  che via via Dio fa al profeta.

Oggi parleremo del brano con cui Dio, tanti anni fa, ha convinto un giovane scettico e che amava le cose concrete, le statistiche, i numeri, che Gesù era realmente venuto, e che era esattamente quello che diceva di essere: il Salvatore. Quel giovane ero io,  ed il capitolo è il 53.

I primi 39 capitoli, li avevamo intitolato “Guai”. Ma con Simone nel secondo messaggio, avevamo visto che “Il Signore non serba la sua ira per sempre”, ma che anzi Dio è pronto a perdonare  e ad amare fino alla millesima generazione SE lo riconosciamo come nostro Signore al di sopra di ogni cosa. E infatti avevamo detto che il tema dal capitolo 40 in poi  è la “Gioia” o “Non temete”.

Ci eravamo lasciati la settimana scorsa con questo versetto

“ Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele (Dio con Noi) ” (Isaia 7:14)

Avevamo detto che Dio e  Dio solo,  avrebbe potuto ristabilire la parità tra Lui e l'uomo, pagare per il debito enorme di gratitudine accumulato dall'uomo. E questo avrebbe significato mandare qualcuno che avesse  da un lato la sua medesima natura divina  e dall’altro una forma d’uomo per scendere sulla terra,  per essere servo e strumento perfetto nelle mani del Signore. Questo uomo si sarebbe chiamato il Salvatore.

Ciò che il mondo tra pochi giorni ricorderà (e, che piaccia o meno, non solo quello cristiano) è qualcosa che era necessario affinché potesse giungere il momento nel quale Dio avrebbe ristabilito la parità tra lui e il suo popolo.

 Il Natale è giunto, perché potesse arrivare la Pasqua. Senza il Natale, il mondo non avrebbe visto il Salvatore, non lo avrebbe conosciuto, non avrebbe avuto la possibilità di credere, né di essere salvato.

Il Natale è strettamente connesso alla Pasqua, poiché parla di un Salvatore: Gli angeli in quel primo Natale dissero ai pastori:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 3:11)

Nel libro di Isaia che stiamo studiando, per diciassette volte la parola Salvatore  è stata usata per identificare Dio,  per sole due volte essa è invece riferita  a qualcuno che verrà mandato,  e significative sono  le due parole ebraiche usate per Salvatore.

La prima è  “Yasha”  che sta a significare “colui che concede un grande spazio per muoversi”. Durante la deportazione a Babilonia,  il popolo di Dio avrà letto e riletto le profezie di Isaia;  cosa pensate potesse significare  per un popolo deportato in Babilonia  e rinchiuso come schiavo al servizio del re  un Salvatore che concede un grande spazio per muoversi?

Cosa pensi possa significare per te un Dio che viene in carne ed ossa, per concederti più spazio per muoverti?

La tecnologia ha reso possibile per molti di noi di spostarci da un continente all'altro in poche ore. Ma spesso il luogo più difficile da dove vorremmo fuggire siamo noi stessi: le nostre paure,  i nostri limiti, le nostre abitudini sbagliate (i peccati).

Gesù è venuto  a Natale per essere “Yasha”, il Salvatore, e darci più spazio, liberarci da noi stessi, farci volare lontano dai nostri limiti e problemi.

L’altra è  “Gah-a”,  che significa “colui che paga per avere in dietro qualcosa”. Come si saranno sentiti gli esuli di di Giuda in Babilonia sapendo che sarebbe venuto qualcuno che avrebbe pagato un prezzo altissimo pur di poterli avere indietro?

Come ti senti tu sapendo che Gesù è “Gah-a” colui sceso per pagare per tutti; tutti i nostri eccessi,
tutta la nostra ribellione, tutta la nostra voglia di fare ciò che il Padre ci dice di NON fare e di NON fare ciò che ci chiede?

Dio manderà qualcuno della sua stessa natura  per dare uno spazio più grande dove il suo popolo possa muoversi  ed a pagare per averlo indietro;  e non sarà un prezzo esiguo poiché:

“Infatti così parla il Signore: «Voi siete stati venduti per nulla e sarete riscattati senza denaro». ” (Isaia 52:3)

Attenzione, perché quel “senza denaro”  potrebbe trarci in inganno.  Quello che dice Isaia qui per conto di Dio, è che “non basterà il danaro per riscattare il suo popolo”,  ma servirà molto di più.

Per riscattare un popolo reso schiavo e senza valore  tanto da essere venduto per nulla  non basterà il danaro, ma servirà qualcosa di molto più prezioso: la vita di colui che solo avrebbe obbedito perfettamente a Dio,  vita per vita.

Immagina di essere stato rapito dall'Isis e che abbiano richiesto per non ucciderti, che il  presidente degli Stati Uniti ti sostituisca dinanzi al plotone d'esecuzione: pensi che Mr. Trump lo farebbe?

Qui c'è ben più del presidente degli Stati Uniti che prende il tuo e il mio posto dinanzi al plotone.

Tu potresti dirmi:  “Ok, Marco, ci sono stati tanti eroi che hanno salvato dal plotone d'esecuzione degli innocenti.” E avresti ragione. Ma quanti sarebbero stati disposti, sapendo che le persone scelte per morire,erano dei pedofili, degli assassini, commercianti di armi, responsabili della deforestazione in Amazonia, dittatori crudeli in Nord Corea?

Colui che sarebbe venuto a Natale non avrebbe badato a chi era nella lista dei condannati, ma anzi sarebbe venuto non per salvare degli innocenti,ma dei colpevoli.

Ma che tipo di Salvatore sarebbe stato mandato? Quale Messia avrebbe scelto Dio  per la Sua opera di salvezza?

Il popolo ebreo attendeva un Salvatore  che eguagliasse e superasse i fasti di re Salomone,  un principe guerriero che sgominasse ogni nemico di Israele, ma il capitolo 53 lo descrive in una maniera completamente differente.

Leggiamolo assieme dal capitolo 52 al versetto 14 fino alla fine del capitolo 53, e poi commenteremo:

'Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo), così molte saranno le nazioni di cui egli desterà l’ammirazione; i re chiuderanno la bocca davanti a lui, poiché vedranno quello che non era loro mai stato narrato, apprenderanno quello che non avevano udito.' (Isaia 52:14-15) 

'Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore ?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato ; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il  Signore  ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella sua bocca. Ma il  Signore  ha voluto stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del  Signore  prospererà nelle sue mani. Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce e sarà soddisfatto; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, egli dividerà il bottino con i molti, perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori ; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.' (Isaia 53:1-12)

Commenteremo alcuni brani assieme.

“Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d’uomo).” (Isaia 52:14a)

Ecco come appare Gesù dopo la flagellazione e con la corona di spine sul capo! Al capitolo 19 del suo Vangelo, Giovanni descrive come appariva Gesù, tanto che Pilato deve dire alla gente “Ecco l'uomo” quando lo presentò loro perché decidessero se dovesse vivere o morire.

(Nelle prime bibbie in latino era scritto “ecce homo”: e fino a qualche anno fa  quando qualcuno diceva “ti riduco un ecce homo” voleva dire che ti riduceva in condizioni da non sembrare più un uomo.”)

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore?  Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci..(Isaia 53:1-2)

Il popolo si attendeva un re nel suo manto, seguito da eserciti.

“Disprezzato e abbandonato dagli uomini,  uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna.” (Isaia 53:3)

Oltre a essere percosso, sputato e deriso  dai militari e dalla gente lungo la strada del Golgota vi ricordate che tutti fuggirono; solo Pietro rimase a distanza,  ma poi lo rinnegò tre volte,

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni” (Isaia 53: 5a)

Per verificare che fosse morto  un militare romano piantò una lancia nel fianco di Gesù.  per decretarne la morte.: “Ma uno dei soldati gli trafisse il fianco con una lancia e dalla ferita uscì subito sangue e acqua.” (Giovanni 19:34)

“ Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il Signore ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.” (Isaia 53:6)

Vi ricordate chi dirà di essere Gesù?  “Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la vita per le sue pecore.” (Giovanni 10:11)

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7a)

Pilato stesso lo implorerà di difendersi: “Pilato gli chiese ancora: "Perché non dici niente? Guarda di quante cose ti accusano".  Ma Gesù, con grande meraviglia di Pilato, non disse una parola.” (Marco 15:4.5)

 “Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte egli è stato con il ricco.” (Isaia 53:9a)

Il corpo di Gesù verrà deposto in una tomba nuova di un ricco discepolo di nome Giuseppe di Arimatea”: “Quando si fece sera, un certo Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco che era diventato discepolo di Gesù,  si presento a Pilato per chiedergli la salma, e Pilato ordino di consegnargliela. Giuseppe prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un lenzuolo di lino pulito  e lo mise nella propria tomba nuova, che aveva scavato nella roccia.” (Matteo 27:57-60)

“Dopo il tormento dell’anima sua vedrà la luce  e sarà soddisfatto.” (Isaia 53:11a)

Il tormento  nel Getzemani quando disse “allontana da me questo calice” (Luca 22:42) e la luce accecante della resurrezione che abbaglierà le guardie romane.

“perché ha dato se stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli.” (Isaia 52:14-53:12)

Gesù verrà crocifisso assieme a due ladroni, lui stesso dirà in Luca 22:37 “Perché io vi dico che in me deve essere adempiuto ciò che è scritto: “Egli è stato contato tra i malfattori”” (Luca 22:37)

Isaia letteralmente “vede” la croce… 772 anni prima che tutto ciò accada Quasi sicuramente non capisce  cosa Dio gli sta facendo descrivere che avrà un senso per coloro che saranno nati dopo il Natale dell'anno 1.

Ma, fermatevi un attimo: e se fosse tutto un caso? Se fosse solo la mia voglia di credere a farmi vedere Gesù nell'uomo che Isaia descrive? Se le otto profezie che abbiamo visto fossero solo un caso fortunato? E se dovesse ancora venire?

Vi avevo detto che all'epoca ero un giovane “scettico, e che amava la scienza e la “statistica”; Dio ci conosce, e sa come siamo fatti; è per questo che mi mise di fronte lo studio di un certo  professor Peter Stoner.

Stoner era un matematico,  rettore dell'università di Pasadena in USA negli anni quaranta ... ed era un credente.

Tra i molti studi che ha fatto, ce ne è uno circa le profezie della Bibbia. Egli afferma questo:

“Applicando la scienza che regola il calcolo delle probabilità, e considerando solo 8 profezie su Gesù si, si ha che le probabilità che un qualsiasi uomo vissuto dall’inizio della storia abbia le stesse caratteristiche citate in appena 8 profezie della bibbia, sono di 1 possibilità su 100 milioni di miliardi, ovvero 10 alla 17° potenza”

Stoner fa questo esempio:

Se prendessimo 100 milioni di miliardi di monete da un dollaro e le disponessimo sulla superficie del Texas (2 volte e mezza l'Italia)  avremmo uno strato di monete alto circa 65 cm. 

Contrassegniamo una moneta e mescoliamola tra le altre. Prendiamo quindi una persona e bendiamola, dicendogli che deve tentare di trovare la moneta contrassegnata, che può andare dove vuole ma che avrà un solo tentativo a sua disposizione. 

Bene, le possibilità che trovi la moneta in quell’unico tentativo sono (appunto) 1 su 100 milioni di miliardi.”

Questo è quello che succede considerando  appena 8 profezie che si sono avverate in Gesù.  Ma se considerassimo 48 profezie (e ce ne sono circa 300)   allora le possibilità che Gesù rassomigli “per caso” alle profezie stesse sono 1 su …  beh, vi faccio vedere il numero.

1,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000,000

E' un 1 seguito da 157 zeri Per brevità i matematici dicono che è 10 alla 157° potenza: è approssimativamente la massa totale degli elettroni presenti nel modo conosciuto.

A chi crede non servono questi numeri per credere, perché se hai creduto, sai da solo, sai da sola quale cambiamento  ha provocato in te Gesù nel momento che lo hai accettato.

Vorrei ascoltare assieme a voi una canzone, che in appena tre minuti, spiega quello che io ci ho messo quaranta a spiegare...


 "E la gente festa farà"

Il Natale è da sempre sinonimo di gioia, perché non possiamo come uomini fare a meno del Natale.

Il Natale ci dice he Gesù è veramente il Salvatore, che Cristo è veramente disceso dal Cielo, che la salvezza è realmente a portata di mano, se credi nel Natale e accetti la Pasqua. Se credi che Dio è realmente sceso tra noi, e accetti che ne hai bisogno per coprire le tue colpe

A chi crede serve di sapere che  era necessario il Natale, Dio che scende in forma di uomo, per portare salvezza a Pasqua:

“ Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende” (Isaia 7:14)

Preghiamo.

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27 marzo 2016

Seguire Colui che è vivente: Pasqua 2016 | 27 Marzo 2016 |

La tomba vuota è un atto d'amore d'un Padre che manda il Figlio a ristabilire l'amicizia con l'uomo, affinché la potenza che è in Gesù possa toccare, curare, sanare.
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Durante il Venerdì Santo abbiamo letto il racconto che Luca fa della passione di Gesù di tutto ciò che di male è accaduto in quel giorno.

Ma oggi siamo qui a festeggiare l'epilogo di quel racconto;  la Pasqua è un evento che unisce gran parte dei cristiani sulla terra;  un miliardo circa di credenti nel mondo cattolico  e 970 milioni nel mondo protestante/evangelico  ogni anno  festeggiano non una croce  o un corpo senza vita,
ma una tomba vuota.

Leggiamo come continua la storia che Luca ci racconta:

“Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come vi era stato deposto il corpo di Gesù. Poi tornarono indietro e prepararono aromi e profumi. Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.  Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù.   Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; tutte impaurite chinarono il viso a terra, ma quelli dissero loro:«Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato .” (Luca 23:55- 24:1-6a)

Non c'è una “folla” a visitare Gesù;  solo un gruppetto di donne,  con in mano anfore contenenti olii profumati per nascondere l'odore della morte.

Cercate di immaginare la scena; questo lento salire e scendere le strade polverose, di un gruppo di donne, silenziose, per il peso nel cuore per quello che avevano visto, e per quello che avrebbero fatto di lì a poco.

Gesù: lo avevano seguito in vita,   l'avevano ascoltato,  ma ora era tutto finito.

Era forse l'ultima volta che venivano da lui;  poi, avrebbero dovuto cercarsi un altro “messia”,  un'altra fonte di spirazione e di forza  per continuare nella vita.

Eppure, Gesù era abituato a richiamare migliaia di uomini e donne:

“Sceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, dove si trovava una gran folla di suoi discepoli e un gran numero di persone di tutta la Giudea, di Gerusalemme e della costa di Tiro e di Sidone, i quali erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie. Anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti. E tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.” (Luca 6:17-18)

Il brano dice che c'era “una gran folla” di discepoli:  quella parola veniva usata per indicare gruppi di persone fino a un centinaio.

Ma poi, aggiunge che c'era anche “un gran numero”  (in alcune Bibbie è scritto “una moltitudine”)
di altre persone;  questa parola indicava gruppi più grandi, fino a migliaia di persone.

Non erano lì a caso: avevano viaggiato tanto:  i paesi più lontani della Giudea distavano da Cafarnao oltre 300 chilometri,  Gerusalemme 140,  Sidone 81  e Tiro 50...  E non c'erano bus, tram metropolitane o treni; erano tutti venuti a piedi, o a dorso d'asino, se erano davvero ricchi.

Perché avevano deciso di affrontare il disagio e i rischi di un viaggio così lungo (c'erano i banditi lungo le strade)? Cosa c'era che attirava le folle più di una rock star?

Luca ci dice erano lì “per essere guariti”;  ma prima ancora della voglia di essere guariti,  erano là,  afferma Luca, “per udirlo”.

Non era solo per quello che faceva,  ma per quello che diceva.  E non era solo per quello che diceva,  ma per quello che faceva.

La costante di ciascuna guarigione miracolosa che Gesù ha operato  ed è descritta nei Vangeli è questa:  credere in quello che lui dice,  per ricevere quello che lui promette.

Le persone che venivano a lui  non erano né i filosofi o i teologi per discutere la Bibbia, ma persone che erano nel bisogno.

Arrivavano con i loro bagagli di dubbi,  con le loro malattie,  alcune così gravi da essere un tormento  che non li faceva riposare né giorno né notte (“tormentati” dice il testo).

Da lui, dice Luca, “usciva un potere che guariva tutti”. Non c'era malattia,  non c'era tormento o situazione di vita difficile che Gesù non sapesse risolvere; ognuno riceveva ciò che in cuor suo desiderava.

Chi erano quei “tutti”? Non erano i filosofi, né i teologi, né i re ma erano persone nel bisogno,  che erano lì per udire, e ricevere.

Guariva tutti coloro che avevano intrapreso una strada  lunga,  pericolosa  e difficile,  che avevano udito,  avevano capito,  avevano creduto,  avevano accettato. Non così c'era male alcuno che Gesù non potesse tramutare in bene.

Quel Gesù non è cambiato! Dio non è cambiato!

Dio è un padre d'amore: un padre che si era volto giù, aveva visto la necessità delle sue creature. E il Padre, assieme al Figlio, avevano deciso il rimedio, la cura.

Per trenta volte nei quattro Vangeli è detto che Gesù è stato mandato; per trenta volte nei quattro vangeli è detto che Gesù è venuto, a dimostrare l'unità tra il Padre e il Figlio, a dimostrare che Gesù non ha solo la stessa natura di Dio, ma E' Dio.

Gesù era stato mandato per questo:  Gesù era venuto per questo: l'aveva chiaramente affermato all'inizio del suo ministero, nella sinagoga di Nazaret:

“Poi Gesù andò a Nàzaret, il villaggio nel quale era cresciuto. Era sabato, il giorno del riposo. Come al solito Gesù entrò nella sinagoga e si alzò per fare la lettura della Bibbia. Gli diedero il libro del profeta Isaia ed egli, aprendolo, trovò questa profezia: 
'Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto per portare il lieto messaggio ai poveri. Mi ha mandato per proclamare la liberazione ai prigionieri e il dono della vista ai ciechi, per liberare gli oppressi, per annunziare il tempo nel quale il Signore sarà favorevole.' 
Quando ebbe finito di leggere, Gesù chiuse il libro, lo restituì all'inserviente e si sedette. La gente che era nella sinagoga teneva gli occhi fissi su Gesù. Allora egli cominciò a dire: 'Oggi per voi che mi ascoltate si realizza questa profezia'. ” (Luca 4:16-21 TILC)

La “cura” che un Padre d'amore aveva scelto era proprio questa: qualcuno “della sua stessa natura” sarebbe stato mandato per liberare, per guarire, e per annunziare che Dio ci ama ancora follemente, tanto da sacrificare suo Figlio.

Gesù è venuto per dare speranza ai chi non spera più

Se avrete la pazienza di aprire le vostre Bibbie a casa, in Luca 6, al versetto subito dopo quello che abbiamo letto,  potrete leggere queste parole:

“Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.” (Luca 6:20b)

Gesù è venuto per gli ultimi; e non serve essere in un campo profughi, o sotto le bombe di una città assediata.  Ognuno di noi in qualche grado è povero,  in qualche campo è mancante di forza, futuro, prospettiva di vita.

Gesù è venuto per dare speranza a chi non spera più.

Gesù è venuto per liberare i prigionieri

Il mondo fa prigionieri in ogni luogo,  sia che ci sia una guerra  o che viviamo in pace:

Ci sono mille prigioni al mondo d'oggi: si può essere prigionieri delle condizioni sociali,  la povertà è una prigione. Prigionieri delle convenzioni,  fare o pensare differentemente dalla maggioranza è una prigione. Prigionieri della razza o del colore della pelle.  Prigionieri della paura,  prigionieri di una abitudine sbagliata.  Prigionieri di un peccato ricorrente.

Gesù è venuto per ogni tipo di prigioniero.

Gesù è venuto per dare la vista ai ciechi

Alcuni sono ciechi nel corpo,  molti sono i ciechi nell'anima:  persone che non vedono oltre la propria vita,  il proprio interesse,  la propria casa,  il proprio lavoro,  il proprio orizzonte.

Gesù è venuto per ogni tipo di cieco.

Gesù è venuto per liberare gli oppressi.

Si può essere oppressi da una dittatura,  ma non è l'unica fonte di oppressione che esiste al mondo. La povertà opprime; la mancanza di lavoro opprime,  la malattia del fisico opprime la sensazione dentro che nulla mai cambierà per noi opprime.

Siamo spesso oppressi nella mente da qualcosa che ci vuol far sentire piccoli piccoli.  mentre agli occhi del Padre d'amore siamo grandi e preziosi.

Gesù è venuto per ognuno che è oppresso, ognuna che è oppressa.

Gesù è venuto per annunziare che Dio è favorevole per noi

In Gesù Dio ha dimostrato di essere  un padre d'amore per noi che eravamo nemici verso di lui per la nostra ribellione  (lo siamo ancora!),  Dio ha mandato suo Figlio per riconciliarci,  per dirci “é tutto OK, ti ho perdonato, non conterò più le tue trasgressioni... ma devi udire ciò che Gesù dice per essere guarito, per essere guarita."

Gesù è venuto per ristabilire per sempre l'armonia col nostro Padre.

Se la croce parla della sofferenza di Dio che sacrifica il Figlio la tomba vuota parla della felicità di un Dio che ci è propizio.

Tutto quello che dice la tomba vuota mi appartiene,  tutto quello che dice la tomba vuota  TI appartiene...  ma devi fare una strada per raggiungere Gesù,  per udirlo,  per toccarlo,  e per ricevere la potenza che guarisce tutti,  che sola può guarire te.

Dove ti senti, oggi?  Ti senti ancora in Giudea, a 300 chilometri di distanza da Gesù?  Oppure ti senti  a Gerusalemme, un po' più vicino, a 150? Oppure  a Sidone, o a Tiro, a 50 chilometri solamente?

C'è una buona notizia per te, oggi! La Pasqua viene per questo:  la tomba vuota azzera le distanze tra te e il “padre d'amore”,   mette a disposizione di ciascuno che ode il potere che guarisce tutti.  Il potere che,  in una notte,  ha trasformato in corpo crocifisso in un corpo risorto,  una sconfitta in una vittoria,  una morte in una vita nuova.

“Oggi per voi che mi ascoltate, si realizza questa profezia”

Oggi un terzo degli abitanti della terra, il mondo cristiano, proclama che la profezia è vera.  Ma ogni giorno tu puoi  tornare ad avere speranza,  ad essere liberato o liberata,  a vedere nuovamente
e a non essere più sotto l'oppressione,  perché se credi  in Gesù  Dio dice che ti sarà favorevole.

Cogli l'attimo, e afferra la potenza della resurrezione.

Ma, dicevo all'inizio, la tomba vuota non ha per testimoni che un gruppetto di donne.

Che fine hanno fatto le “moltitudini” che avevano creduto a Gesù  e ricevuto guarigione da lui?  Persino Maria Maddalena,  che aveva ricevuto direttamente guarigione da sette spiriti maligni  (dice il Vangelo),  è convita di andare a ungere un corpo morto, ed è perplessa!

Forse tu, come Maria, hai udito Gesù,  hai creduto  ed hai ricevuto guarigione dai tuoi mali;  ma la vita, il mondo, la noia,  ti ha convinto che, in fondo,  stai visitando la tomba di un morto.


Se sei così,  se ti senti così, oggi la Pasqua ti rammenta  che non devi cercare Gesù tra i morti,  tra l'elenco delle “brave persone” che hanno fatto il bene nel mondo,  tra coloro che sono fonte di “ispirazione” per la tua vita, ma tra i vivi.

Colui che è vivente,  colui che è risorto,  colui che è asceso al cielo  ed è tornato come Spirito Santo  è al tuo fianco:  ogni giorno, non solo a Pasqua.

"Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato .”

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