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24 aprile 2022

Non dipende da me... | 24 Aprile 2022 |

Quante volte, vedendo una necessità nel mondo, hai sentito la frustrazione di essere troppo piccolo o piccola di fronte alle necessità? Quante volte hai detto "non dipende da me..."? Gesù ti chiede di essere un suo strumento affinché la sua potenza arrivi dove tu non potresti... perché tutto dipende da lui.
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Tempo di lettura: 12 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 28 minuti

Come siete messi con la “voglia di fare”? Personalmente, dopo il Covid, e adesso la guerra, non è che abbia molta voglia in generale; e questo, lo riconosco da me, è uno dei sintomi dell'inizio di una “depressione”.

Intendetemi, non è una depressione “patologica”, una di quelle che vanno curate con i farmaci, ma quella molto più comune che capita quando vedi che un bel po' di cose a questo mondo non vanno nel senso giusto.

Sono quei momenti dove pensi: “Ma tanto, che io faccia o non faccia, mi impegni o non mi impegni praticamente cambierà poco, se non nulla... Tanto non dipende da me.”. E ci si sente “sopraffatti ed oppressi”.

Vi è ma capitato, se non adesso in passato,  di aver avuto momenti in cui vi siete sentiti sopraffatti? Dove vi siete sentiti affogare emotivamente? Dove c'era un senso di sconfitta? Dove vi siete sentiti oppressi?

La parola"oppresso" vi fa venire in mente a qualche passo della Bibbia?

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo” (Matteo 11:28)

Ora, di che tipo di “oppressione” stava parlando Gesù? In che contesto stava parlando? Matteo non lo dice... ma lo possiamo sapere dal Vangelo di Luca:

Qualche versetto prima, al 25 di Matteo, Gesù aveva detto questa frase:

“Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli.” (Matteo 11:26)

E la stessa medesima frase la troviamo nel vangelo di Luca:

“In quella stessa ora, Gesù, mosso dallo Spirito Santo, esultò e disse: Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli!” (Luca 10:21-22)

Per cui, siamo convinti che è lo stesso episodio... Ma prima?  Cosa era accaduto prima “in quella stessa ora”? Leggiamo ancora in Luca:

“Or i settanta tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni ci sono sottoposti nel tuo nome».” (Luca 10:17)

Cosa era successo? Gesù aveva mandato settanta discepoli  dandogli il potere di guarire, di resuscitare, di scacciare demoni, ed essi erano tornati urlando di gioia per quello che erano stati capaci di fare, e dicendo “Funziona davvero!”...

E perché mai dovrebbero essere affaticati ed oppressi? Gesù lo aveva spiegato loro proprio al ritorno dalla missione vittoriosa.

“Ed egli disse loro: «Io vedevo Satana cadere dal cielo come folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni, e su tutta la potenza del nemico; nulla potrà farvi del male. Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.” (Luca 10:20)

Vedete, come Gesù stava sottolinenando due cose: la prima, che non era merito loro,  ma della potenza che lui gli aveva dato.

La seconda, che il “vedere” l'effetto della sua potenza fosse del tutto secondario, ma che la cosa primaria, la cosa davvero importante, era quella di avere il proprio nome scritto nel libro della Vita, in Cielo presso il Padre.

Per essere più chiari, Gesù sta dicendo: “Non gioite per quello che avete fatto, non è merito vostro, ma gioite perché lo avete fatto, perché siete miei discepoli!”

Anche il grande Paolo aveva ben capito che, in tutto il suo lavoro da apostolo, la vera “fatica” non la stava facendo lui, ma Dio:

”...perché io sono il minimo degli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio {che è} con me.” (1 Corinzi 15:9-10)

So cosa stai pensando adesso: “Marco, ma tutto questo, cosa centra con quello che hai detto all'inizio? Con la depressione, col sentirsi oppressi?”

Stiamo vivendo da tre anni, prima col Covid, ora con la guerra in Ucraina e le sue conseguenze a livello mondiale, una situazione di incertezza estrema, dove non sappiamo cosa ci attende domani... e, di conseguenza, noi, spesso, attendiamo.

Attendiamo per fare acquisti importanti, per decidere circa il nostro lavoro, reagiamo più che pianificare la nostra vita, perché “nel diman non v'è certezza”... (per dirla con Lorenzo il Magnifico). E questo accade anche nella nostra vita di credenti.

Vediamo le necessità immani del mondo, e pensiamo che, quello che potremmo fare, è ben poca cosa... e allora, rimandiamo... rimandiamo a data da destinarsi, quando sarà il momento opportuno, perché adesso siamo troppo occupati, o stanchi, o preoccupati...

E poi, ti capita di leggere delle storie che parlano di come le persone non hanno aspettato il momento opportuno, o di essere liberi, o riposati, o rilassati, ma hanno semplicemente “agito”.

Le storie che vi leggo sono due,  ed entrambe legate all'Ucraina,  una di una persona di cui non so se sia credente, ed una di un credente.

La prima è quella di un cuoco, che aveva vinto “Masterchef Ucraina”, di nome Pavlo:

Pavlo Servetnyk
«Mentre mi trovavo a Kherson, nella mia città natale, il 24 febbraio, intorno alle 5.45 del mattino, ho avuto la notizia dal mio manager, che mi diceva "Pasha, è iniziata la guerra'" Non riuscivo a pensare lucidamente, mi ricordo che il nostro manager si stava precipitando a tornare a casa dai parenti.  Ho controllato i social e scoperto che quello che mi diceva era vero. La finestra della mia stanza guarda in direzione Crimea, e guardando fuori ho visto una colonna di fumo. Ho immediatamente chiamato un mio amico che stava lì nei dintorni, che mi ha detto che quel posto era completamente distrutto. È stato allora che mi sono reso conto che la guerra era iniziata.

Il primo giorno di guerra era una "follia totale”: i miei genitori si rifiutavano di lasciare le loro case come gli dicevo io per raggiungere un luogo più sicuro, perché credevano che presto ci sarebbe stata una tregua o un qualche sviluppo positivo. Poi ho deciso di restare anche io in città, assieme a mia moglie, nel mio negozio, pieno di prodotti che quel giorno non erano stati consegnati.

Quando ho raggiunto il negozio, ho notato una fila senza precedenti di persone in attesa di pane. Quel giorno la gente non era andata a lavoro: la città era in preda al panico, la fabbrica del pane non funzionava, nessuno dei negozi era aperto. Ho capito che il pane che la gente aspettava non sarebbe mai arrivato. Non sono un soldato, sono un panettiere ed è quello che ho deciso di fare.

La prima notte, in squadre di cinque, abbiamo iniziato a cuocere fino alle due del mattino, dormendo sui  tavoli di cucina. Tra i continui rumori di sparatorie e bombardamenti, abbiamo cucinato circa 1000 filoni di pane nelle notti seguenti. Moltissime persone sono venute ad aiutarci, donando sale e farina, mentre io raccontavo  il mio lavoro sui social media.

Dopo un po’, ho notato che anche 1500 filoni di pane non erano abbastanza, andava tutto immediatamente esaurito. Siamo riusciti a raccogliere fondi sufficienti tramite Instagram per poter avviare una produzione su scala più ampia. Insieme ai fondi, abbiamo raccolto 100 tonnellate di cereali e 4 tonnellate di lievito da un uomo d’affari locale che voleva aiutare. Così abbiamo distribuito circa 65000 filoni di pane alla gente di Kherson.

Ci sono due tipi di persone: quelle come me e le altre. Non cerco profitto nella guerra: altri tipi di persone cercano di beneficiare da questi eventi orribili. Alcuni ristoranti hanno congelato i prodotti rimanenti e alla riapertura rivendevano tutto questo cibo allo stesso prezzo. Hanno scelto i profitti rispetto agli aiuti umanitari… io non potevo farlo. Sono l’unico in città ad avere attiva una fornitura di pane; se non lo faccio io, non c’è nessuno che possa farlo.»

La seconda storia è stata postata da una amica della nostra chiesa, Ruth MacCárthaigh, sulla sua pagina FaceBook...  e questa volta parla di un credente:

Walter Burrell

«C'era un signore anziano che conoscevo che si chiamava Walter Burrell. Ha lavorato come  credente per anni e anni sulle banchine del porto di Cork in Irlanda. 
Saliva sulle navi, in particolare su quelle dei paesi comunisti e parlava di Gesù ai lavoratori a bordo. A volte metteva un bel po' di uomini nella sua piccola macchina e se li portava a casa, dove lui e sua moglie davano loro un pasto caldo. A volte li portava a uno studio biblico o a un servizio in chiesa. Preparava anche scatole regalo(molto  prima che diventasse di moda) e le riempiva di cappelli e guanti che anziane signore lavoravano a maglia per tenere caldi i poveri lavoratori nelle notti fredde. Ha fatto questo per anni. 

Un giorno di molti anni fa Walter salì a bordo di una nave che era arrivata nel porto di Cork dall'Ucraina comunista. Incontrò due uomini a bordo con i quali parlò e passò un po' di tempo. Walter condivise con loro come conoscere Dio, come avere una relazione intima con Lui e come essere salvati. 

Gli uomini tornarono poi a bordo della nave e salparono, senza mai più incontrare Walter. 

Tuttavia, poco dopo entrambi gli uomini diedero la loro vita a Gesù e furono salvati. Tornarono in Ucraina e si unirono ad una chiesa e crebbero sempre di più nella loro fede e conoscenza di Dio. 

Alla fine questi uomini giunsero ad essere credenti maturi, e Dio li usò per iniziare davvero molte altre chiese in Ucraina. Grazie a loro migliaia e migliaia di persone misero la loro fiducia in Gesù e divennero cristiani, e tutto attraverso il lavoro fedele, duro e faticoso di un piccolo uomo a Cork qui in Irlanda.»

Perché questi due racconti c'entrano con noi e con il fatto che “tanto non dipende da me”?

Pensate che Pavlo si sarebbe mai aspettato di essere chiamato a sfamare la sua intera città?

Pensate che Walter si sarebbe mai aspettato che, entrando su una barca Ucraina (anzi sovietica, all'epoca) e parlando con due marinai (non so neppure io come e in che lingua) sarebbero state fondate più chiese, migliaia di persone avrebbero ascoltato il Vangelo, molte di esse avrebbero accettato Gesù, e sarebbero state salvate?

Se Pavlo avesse deciso di fuggire, o di congelare la farina come facevano altri, se avesse detto “tanto non dipende da me” a Kerson non ci sarebbe pane oggi.

Se Walter si fosse stancato di parlare e di fare il bene,  se avesse pensato che lui era troppo piccolo e troppo debole  per cambiare la storia del mondo,  se avesse detto “tanto non dipende da me” adesso non ci sarebbero in Ucraina quelle chiese fondate dai due marinai,  migliaia di persone non avrebbero conosciuto Gesù,  e (in questo momento di guerra)  non avrebbero il conforto di sapere che Dio esiste,  che vede e che non ha abbandonato l'Ucraina. 

Vi ricordate uno dei motti della nostra chiesa? “L’amore non è un sentimento, l'amore è un'azione.”

Cosa è che non stai facendo, e che il Signore ti chiama a fare? Cosa stai rimandando perché non è il momento adatto, Cosa non fai perché pensi di essere troppo piccolo, o troppi piccola perché “tanto non dipende da me”?

Ricorda la lezione dei settanta: guarnivano gli ammalati, resuscitavano i morti, scacciavano i demoni, ma Gesù gli ricorda che dovevano gioire non per ciò che accadeva, ma perché avevano deciso di servire affinché accadesse. Perché avevano dato braccia, mani e piedi alla potenza di Dio. Perché non avevano detto “tanto non dipende da me” ma avevano detto invece  “tutto dipende da colui in cui credo e che mi chiede di agire.”

La nostra è una piccolissima chiesa; come molte chiese in Italia,  dall'inizio della pandemia, ha visto numeri sempre più risicati, tanto da dire se valga ancora la pena  tenere aperta una sala.

Molti di noi vivono con un reddito  ben al di sotto della media nazionale (per non dire sotto l'indice di povertà).

Ma negli anni abbiamo fatto tante cose che parevano impossibili! I corsi di inglese gratuiti, i soccorsi per l'incendio dello stabile a Montefiascone il concerto per reperire fondi per il terremoto di Amatrice... Perché siamo stati bravi noi? Certamente no!” Perché dietro tutto ciò che abbiamo fatto, c'era la potenza di Gesù!

Ma abbiamo realmente capito perché lo facciamo? E che tutto parte da “chi siamo” non da ciò che facciamo, da quel “tutto dipende da colui in cui credo e che mi chiede di agire.”? Io mi auguro sinceramente di si!

La pandemia, la guerra, il senso di incertezza, tutto lotta contro, per far pensare, sentire, dire: a ognuno di noi “Non si può, io non posso incidere nelle vite altrui: troppo piccolo, troppo debole, troppo occupato... Tanto non dipende da me...”

Salomone, al termine della sua lunga e saggia vita, ha scritto queste parole:

“Chi bada al vento non seminerà; chi guarda alle nuvole non mieterà. Come tu non conosci la via del vento, né come si formino le ossa in seno alla donna incinta, così non conosci l’opera di Dio, che fa tutto. “ (Ecclesiaste 11: 4-5)

Quale seme non hai ancora seminato? Quale testimonianza ancora non hai dato a chi conosci e vive intorno a te? Quale impegno ancora non ha preso? Quale  aiuto ancora noi non hai provveduto?

Il Signore ti dice di non guardare il meteo, ma di fissare lo sguardo su di lui:

“Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta.” (Ebrei 12:1-2)

Ecco perché Gesù in Matteo ci dice che ci darà riposo; perché il peso non è il nostro, perché è lui che lo porta, perché è lui che guida, perché tutto dipende da lui,  e ci chiede di agire nella sua potenza.

Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre  poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.” (Matteo 11:29-30)

Conclusione

Tutto questo,  la storia dei settanta discepoli, quella di Pavlo e quella di Walter, ti chiedono di riflettere su cosa stai facendo, sul fatto che è vero, non dipende da te... ma che Gesù ti da la potenza affinché le cose accadano, le persone vengano confortate e sfamate, perché il mondo cambi in qualche impercettibile modo...

E che se, ognuno di noi non dice “tanto non dipende da me” ma “eccomi Signore, usami!” allora le cose accadono,  le persone vengono sfamate, le chiese vengono fondate, e la Parola di Cristo raggiunge le folle. 

Io devo solamente seguire il passo del mio Maestro; al resto pensa tutto lui.

Preghiamo.

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09 gennaio 2022

La postura di Gesù | 9 Gennaio 2022 |

Che "postura" hai come credente? In quale posizione ti metti per accogliere, servire ed amare il prossimo, così come ha fatto Gesù?
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 10 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 35 minuti

Man mano che cresciamo la nostra postura cambia. Passiamo dal gattonare, ai primi passi traballanti, a quelli forti e dritti fino a quando l'età ci colpisce e ci ritroviamo a tornare a traballare. Chiedete a qualsiasi attore il cui lavoro è quello trovare la chiave per interpretare il personaggio e vi dirà che la nostra postura, la nostra camminata, faccia molto parte di chi siamo come persone e d come gli altri ci percepiscono.

Negli ultimi anni i cristiani hanno iniziato a usare il termine  “postura” nel parlare di discepolato. Non significa che stiamo parlando di come stiamo letteralmente in piedi o seduti, ma piuttosto di come intendiamo il discepolato e come ci presentiamo nel modo in cui ci avviciniamo agli altri.

“Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori, né si siede in compagnia degli schernitori, (Salmo 1:1)

Nel Salmo 1 vediamo le 3 posture del peccato: possiamo attivamente camminare verso il male, non allontanarci da esso scegliendo di rimanere, e possiamo sederci passivamente mentre gli altri fanno del male.

La Bibbia ci dà  delle alternative in netto contrasto a questi comportamenti fallimentari. 2 Giovanni ci dice: 

“In questo è l’amore: che camminiamo secondo i suoi comandamenti.” (2 Giovanni 1:6)

Filippesi ci dice che dobbiamo stare 

“in questa maniera saldi nel Signore” (Filippesi 4:1 b)

Ed Apocalisse 3:21 afferma: 

“Chi vince lo farò sedere presso di me sul mio trono...” (Apocalisse 3:21)

Il comun denominatore in tutte queste "posture" spirituali positive è l'obbedienza. Proprio così come con una buona postura fisica il nostro corpo funziona meglio, con una buona postura spirituale funzioniamo meglio come discepoli camminando eretti e in libertà.

Ecco una preghiera per noi oggi.

Quando le preoccupazioni di questo mondo mi distraggono e mi allontanano da te, aiutami a rispondere alla tua voce mite che mi invita a riavvicinarmi a te. Perché alla tua presenza c'è la pienezza della gioia. Guarisci la mia postura interiore affinché io possa camminare dritto, camminare diritta nello Spirito: non piegato, non piegata non frettoloso, non frettolosa,  disponibile verso gli altri e pronto, e pronta  per il servizio.

Come possiamo sviluppare una buona postura spirituale? Quando guardiamo Gesù, vediamo che l'obbedienza si manifesta nella sua umiltà, servitù e amore.

La postura dell'umiltà

Al centro della nostra fede c'è l'umiltà.

“Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.” (Filippesi 2:5-8)

Tyler Staton dice di Emmanuel Dio con noi: "E' la gloria più alta, fondata nella realtà più bassa". L’incarnazione è ciò che dà senso al cristianesimo. 

Il pastore Marco ha predicato su questo la settimana scorsa, quindi non mi dilungo molto qui sull'umiltà di Gesù come Dio con noi. Voglio sottolineare che l'umiltà spesso ci rende vulnerabili.

Ecco cosa dice il cantante Bono  degli U2 sull'incarnazione:

“L'idea che Dio (se c'è una forza d'Amore e di Logica nell'universo) sia alla ricerca di spiegare se stesso è abbastanza sorprendente. Che sia alla ricerca di spiegare se stesso e di descriversi diventando un bambino nato nella povertà della paglia... un bambino, ho pensato: "Wow!" Questo è poesia. L’amore inconoscibile, la potenza inconoscibile, descrive se stesso come il più vulnerabile. Ecco. Ero seduto lì, ... e le lacrime mi scendevano sul viso, e vedevo la genialità di tutto ciò, la genialità assoluta di scegliere un particolare punto nel tempo e decidere di agire su questo. Perché è esattamente quello di cui stavamo parlando prima, l'amore ha bisogno di trovare forma, l'intimità ha bisogno di essere sussurrata. Per me ha senso. In realtà è logico. È pura logica. L'essenza deve manifestarsi. È inevitabile. L'amore deve diventare un'azione o qualcosa di concreto. Doveva accadere. Ci deve essere un'incarnazione. L'amore deve farsi carne.” 

Dio era disposto a rendersi vulnerabile a tutto ciò che il mondo, la carne e il diavolo potevano scagliargli contro, per il nostro bene, perché siamo amati incondizionatamente. E questo è l'inizio della nostra crescita in umiltà. 

L'umiltà significa essere obiettivi di chi siamo davanti a Dio e agli altri. Qual è una giusta visione di noi stessi? Sarà diversa da persona a persona, ma alcune cose sono comuni a tutti noi. Siamo figli di Dio: creati, amati e redenti dalla sola grazia di Dio, non da qualcosa in noi stessi o da noi stessi; e dotati da Dio di certi doni , capacità, risorse e vantaggi unici, che devono essere usati per la sua gloria.

La vera umiltà consiste nel credere a ciò che Dio dice di te. Diamo uno sguardo alla storia della chiamata di Gedeone.

“Poi venne l’angelo del Signore e si sedette sotto il terebinto di Ofra, che apparteneva a Ioas, abiezerita; e Gedeone, figlio di Ioas, trebbiava il grano nello strettoio per nasconderlo ai Madianiti. L’angelo del Signore gli apparve e gli disse: «Il Signore è con te, o uomo forte e valoroso!» Gedeone gli rispose: «Ahimè, mio signore, se il Signore è con noi, perché ci è accaduto tutto questo? Dove sono tutte quelle sue meraviglie che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: “Il Signore non ci ha forse fatti uscire dall’Egitto?” Ma ora il Signore ci ha abbandonati e ci ha dati nelle mani di Madian». Allora il Signore si rivolse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non sono io che ti mando?» Egli rispose: «Ah, signore mio, con che salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre».  Il Signore gli disse: «Io sarò con te… ». (Giudici 6:11-16 a)

Se dovessimo tracciare una linea e chiamarla vera umiltà, da un lato della scala sarebbe l'insicurezza totale e dall'altro l'arroganza assoluta. E a seconda di chi siamo e dalle nostre circostanze oscilleremmo da un estremo all'altro della scala, quindi è importante che ricalibriamo e lo facciamo credendo a ciò che Dio vede quando ci guarda.

Gedeone si trova assolutamente all' estremità dell'insicurezza della scala a causa delle sue circostanze. Quando l'angelo appare pensa di avere l'albero sbagliato. Quel "ahimé, mio Signore" sta lì come se fosse un  "Oh, non credo proprio!". Non ci crede perché si sente abbandonato, il lavoro che sta facendo deve essere  nascosto e lui è il più debole della tribù più piccola.  Ma Dio non gli dà tempo dicendo: "poverino, si, è dura", lo chiama con queste parole: “Va’ con questa tua forza” io sarò con te'. 

Quanti di noi quando c'è un'opportunità o una chiamata hanno voci che suonano nella propria testa e ci impediscono di vederci come ci vede Dio? Quanti di noi sentono: "Non sono abbastanza istruito o istruita, non sono abbastanza coraggioso o coraggiosa, non sono del sesso giusto, non sono nel giusto stato d'animo”. Dio ti dice: "Potente guerriero, vai con la forza che hai già, Io sarò con te". 

Cosa succede quando Gedeone finalmente crede a Dio? È obbediente e pronto a servire.

La postura di un servitore

Se l'umiltà è il cuore della nostra fede, allora l'essere un servitore o una servitrice è il modo in cui si realizza nella nostra vita quotidiana.

Questo è un dipinto di Ford Maddox Brown di Gesù che lava i piedi a Pietro. È un dipinto fantastico e all'epoca era già un artista di successo, ma non riuscì a venderlo finché non lo trasformò in questo modo:

E non era solo a causa delle sensibilità e del senso di pudore del 800: c'è qualcosa di profondamente inquietante e provocatorio nella nozione di un Dio che è disposto a spogliarsi nudo e lavare i piedi. Ma questo è il Gesù che noi seguiamo. Ora lui non vuole che ci togliamo i nostri vestiti (almeno non credo), ma ci chiede di essere disposti a renderci vulnerabili alle persone nel modo in cui li serviamo.

“Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto?  Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono.  Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato.  Se sapete queste cose, siete beati se le fate.”  (Giovanni 13:12-17)

Comporta dei rischi, l' essere vulnerabile rischia l' essere respinti, l' essere vulnerabile rischia l' essere derisi, l' essere vulnerabile rischia l' essere rifiutati.

Prendetevi un momento per riflettere su questo - qui Gesù sta lavando i piedi di Pietro (un Pietro troppo vecchio, ma si trattava di voler simboleggiare il padre fondatore della Chiesa); in meno di 24 ore da questo momento, Pietro avrebbe negato di conoscere Gesù. 

Gesù ha lavato i piedi di Giuda, che nel giro di poche ore lo avrebbe tradito. L'essere un servitore è rischioso, ma è accompagnato anche dalla benedizione di Dio. 

 “Se sapete queste cose, siete beati se le fate.” (Giovanni 13:17) 

Non so come Dio vi stia chiamando a servire, o a chi servire, ma quella chiamata viene sempre elaborata attraverso la preghiera, la generosità, l'ospitalità e l'umiltà.

“Allora il re dirà a quelli della sua destra: “Venite, voi, i benedetti del Padre mio; ereditate il regno che vi è stato preparato fin dalla fondazione del mondo.  Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste;  fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”.  Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere?  Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito?  Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?”  E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.” (Matteo 25:34-40)

Il filo conduttore di questo passaggio sull'essere servitore è la giustizia - il nostro vangelo è amore e giustizia assieme.

“Ho proclamato la tua giustizia nella grande assemblea; ecco, io non tengo chiuse le mie labbra; o Signore, tu lo sai. Non ho tenuto nascosta la tua giustizia nel mio cuore; ho raccontato la tua fedeltà e la tua salvezza; non ho celato la tua benevolenza né la tua verità alla grande assemblea.” (Salmo 40:9-10)

Come cristiani non dobbiamo essere contenti di vivere in un mondo dove la gente ha fame, dove molti non hanno accesso all'acqua potabile, dove le persone rimangono senza casa, dove i rifugiati non sono benvenuti, dove il mondo funziona solo per chi non è disabile, dove le persone vengono comprate e vendute. Una parola di avvertimento: non possiamo fare tutto, saremmo sopraffatti; ma dobbiamo fare qualcosa.

 Il movimento di preghiera 24/7 dice "scegli una lotta" perché questo è ciò che è la preghiera, è una lotta contro le potenze di questo mondo, e poi concentra la tua energia su quell'unica battaglia. Anche qui nella piccola realtà dell'Italia rurale dovremmo essere in lotta e possiamo farlo informandoci sulla lotta che abbiamo scelto, pregando e se possibile sostenendola con tempo e denaro.

Posso suggerirvi alcune lotte da prendere in considerazione?

  • l'emergenza climatica; 
  • le persone imprigionate per il loro credenze, siano esse cristiane o meno; 
  • la schiavitù moderna e il traffico di persone; 
  • la mobilitazione globale di persone rimaste senza casa a causa della guerra o della carestia. 

Ce ne sono molti altre, andate a combattere dove Dio vi chiama.  E siamo in lotta perché l'amore ci obbliga.

La postura dell'amore

L'umiltà è il cuore della nostra fede, l'essere servitori la manifestazione della nostra fede e l'amore è la fonte della nostra fede.

“Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. (1 Giovanni 4:19)

Lo dirò di nuovo: non c'è niente che tu possa fare per far sì che Dio ti ami di più, non c'è niente che tu possa fare che vi farà amare di meno. Il suo amore è incondizionato. 

Di recente studiando la Parabola del Figliuol Prodigo sono stata costretta a rendermi conto che il figlio tornò a casa perché era affamato e senza casa, non perché gli mancasse e amasse suo padre, eppure il Padre corse verso di lui, con le braccia tese in un amore che accoglie ed accetta. 

Ed è così che il nostro atteggiamento dovrebbe essere mentre rappresentiamo la chiesa nella nostra comunità: sei il benvenuto, sei benvenuta, sei accettato, sei accettata, sei amato, sei amata, perché noi sappiamo cosa significa essere amati.

Amen.

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26 settembre 2021

Sale e Luce: come camminare saggiamente in questo mondo | 26 Settembre 2021 |

Cosa è sacro e cosa no? E davvero i credenti dovrebbero evitare qualsiasi contatto con il mondo "secolare"? Dio ci ha messi su questa Terra per essere "sale e luce" del mondo. Non per evitare di parteciparvi, ma per esaltarne i suoi sapori.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 11 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 43 minuti

Il 28 giugno 2019 un uomo salì su un palco di fronte a un folla di 200.000 persone  dando un messaggio del Vangelo. 

Vediamo come:


Per chi non lo conoscesse, questo è  la star britannica  della musica "grime" (non ti aspettare  spieghi cosa sia, non ne sono capace) Stormzy mentre si esibisce al più grande festival musicale del mondo preso Glastonbury, cantando una canzone chiamata ” Blinded by your Grace” “Accecato dalla tua Grazia”. Il ritornello dice: 

" Signore, sono stato a pezzi. Anche se non sono degno mi hai aggiustato, Sono accecato dalla tua grazia Sei venuto e mi hai salvato ”.

E' divenuto famoso nell'essere l'attrazione principale del festival come primo solista nero. Ecco come un giornale nazionale  ha riportato la sua esibizione “Non sarà dimenticato nella storia di Glastonbury - passerà nella storia  culturale del nostro paese”.

Stormzy è credente: la sua musica è provocatoria, politica, parla di questioni di giustizia a volte con un  linguaggio che potrebbe scioccarci, è radicato in una sottocultura che può a volte sembrare contraria a tutto ciò che diremmo sia cristiano. 

Mentre la stampa mondiale lo applaudiva,  la stampa cristiana si chiedeva: "E' corretto per un musicista che si definisce cristiano dire parolacce in musica?”

E tu, cosa ne pensi? Trovi che questo onori o disonori Dio ? Vedi, io ho pianto la prima volta che l'ho visto, e spesso mi capita ancora, perché non è solo splendida musica... ma, guarda a tutti quei giovani  tra la folla che cantano di Gesù!  Pochissimi lo conoscono, ma stanno cantando le sue lodi.

La chiesa, i credenti possono reagire in modo eccessivo per cose del genere quando credono che esistano cose sacre e cose profane e che i due livelli non possano mai incontrarsi; è un modo di pensare noto come "dualismo". 

Il "dualismo" è in realtà un'opzione facile; una sorta di scappatoia religiosa. È sempre più facile etichettare le cose che capirle smistando le scatole della nostra vita in “sante”  e “empie” come  proprietari di casa che si preparano a traslocare.

La divisione sacro/profano non è un concetto biblico; è comparso durante il periodo dell'Illuminismo da non credenti che volevano mettere da parte Dio. Per molti aspetti l'Illuminismo è stata una buona cosa e ne sono derivati alcuni dei nostri ideali moderni , ma separava la chiesa dallo stato, il  che portava a una visione di un Dio che non ha nulla da fare con la vita di tutti i giorni, perché è "laica". 

Questo è un pensiero che Paolo, Pietro, Giacomo, Lidia o Febe non riconoscerebbero., ma direbbero invece:

“È in lui (Dio), infatti, che noi viviamo, che ci muoviamo, che esistiamo!” (Atti 17:28 PV)

Forse stai pensando: “I credenti sono nel mondo, ma non del mondo”. OK, scaviamo un po' più a fondo in questa scrittura che ho sentito usare la maggior parte delle volte  per  dividere "sacro" da "profano".

“Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno.  Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.  Santificali nella verità: la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo.” ( Giovanni 17:14-18)

È verissimo che Gesù dica chiaramente “non appartengono al mondo”; infatti lo dice due volte al versetto 14 e di nuovo nel versetto 16. Ma questo è il punto di partenza, non la destinazione. Siamo diversi, siamo un popolo eletto, un popolo santo, noi apparteniamo a Dio e non al mondo. Ma, guarda che Gesù non dice “in tal caso toglieteli dal mondo”; al contrario, dice al versetto 18 “io ho mandato loro nel mondo.”. 

In qualche modo abbiamo trasformato l'essere mandati in un peso che dobbiamo sopportare. “Oh...  siamo dentro il mondo” (sospirando), “E' pieno di cose che disapproviamo”(sospirando), “Dovremmo evitarlo a tutti i costi”. Ma niente di tutto questo è implicito in questi versetti; Gesù ci invia come “persone di verità” e sotto la protezione di Dio (versetti 17 e 15).

I pastore sudafricano Trevor Hudson, leader nella formazione spirituale ha detto: 

“Comprendere la relazione di Dio con il mondo ha cambiato  profondamente la mia comprensione di una vita seguendo Cristo. Non è più incontrare Colui che è Santo solo in  particolari  luoghi, in tempi speciali e in certi stati d'animo. La sua presenza viva pervade tutte le cose e ogni esperienza, e aspetta solo di essere invocata. Ovunque ci troviamo, è terreno sacro.”

Se la nostra posizione quando affrontiamo le questioni del mondo è  di paura e di difesa,  direi che non abbiamo capito due cose.

Uno: non abbiamo capito che tutti sono fatti nel immagine di Dio e che ogni singolo essere umano ha in se  qualcosa del divino.

“Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra».” (Genesi 1:26-28)

Cosa significa essere fatti a immagine di Dio? Il Pastore Bruxy Cavey, insegnante presso The Meeting House in Canada dice che dobbiamo pensare a quattro R per capire in quale modo siamo portatori della sua immagine:

Ricreare - Regolare - Rivelare - Relazionare

La R numero uno è che abbiamo la capacità di ricreare, non solo  noi stessi attraverso i bambini, ma abbiamo la  capacità di ricreare la bellezza che essenzialmente vediamo e ascoltiamo nella Creazione. Non sono solo dipinti di paesaggi, ma colore, forma, espressione, emozione. E l'estetica importa a Dio.  Dai un'occhiata alle sue istruzioni per la realizzazione del Tabernacolo in Esodo 26;  doveva essere realizzato da maestri artigiani utilizzando il legno, il metallo e la stoffa più pregiata.

Seconda R: regolare. Ne ho parlato qualche settimana fa  spiegando che Dio ha dato autorità sulla Creazione governando su di essa: noi siamo (o dovremmo essere) coloro che “regolano” la Creazione.

Terza R; riveliamo il Creatore, portiamo la sua immagine. Il racconto  di Gesù in Marco 12 sul pagare a Cesare ciò che è di Cesare ha senso solo se,  quando guardiamo agli esseri umani,  noi vediamo qualcosa di Dio:

“Gli mandarono alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel parlare. Arrivati, gli dissero: «Maestro, noi sappiamo che tu sei sincero e che non hai riguardi per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? Dobbiamo pagare o non dobbiamo pagare?» Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro, ché io lo veda». Essi glielo portarono ed egli disse loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?» Essi gli dissero: «Di Cesare».Allora Gesù disse loro: «Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Ed essi rimasero completamente meravigliati di lui.” (Marco 12:13-17)

"Di chi è questa immagine?" chiede guardando la moneta: "Di Cesare". "Quindi dai a Cesare ciò che è suo. ". Per dare a Dio ciò che gli appartiene allo stesso modo noi dobbiamo dare a lui le cose che recano la sua immagine: tu, io, loro.

R finale: siamo essere relazionali. Uno dei miei poeti preferiti disse: "Nessun uomo è un'isola". Siamo creati da un essere che è in una relazione di 3 in 1. Non solo abbiamo bisogno di lui, ma noi abbiamo bisogno l'uno dell'altro.

La seconda cosa che non abbiamo capito è che...

“...egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità...” ( Ecclesiaste 3:11) 

C'è qualcosa nell'essere umano che ha al suo centro la ricerca del divino. Vorrei leggere assieme a voi una preghiera:

Preghiera del fuoco

Possa il fuoco essere nei nostri pensieri rendendoli veri, buoni e giusti, ci protegga dal maligno. 

Possa il fuoco essere nei nostri occhi; possa aprire i nostri occhi per condividere ciò che è buono nella vita. Chiediamo che il fuoco ci protegga da cosa non è nostro di diritto. 

Possa il fuoco essere sulle nostre labbra, così che possiamo dire la verità con gentilezza; che possiamo servire e incoraggiare gli altri.

Possa proteggerci dal parlare male.

Possa il fuoco essere nelle nostre orecchie.

Preghiamo per poter ascoltare con un ascolto profondo e profondo affinché possiamo udire il flusso dell'acqua e di tutta la creazione. E il sogno.

Che possiamo essere protetti dai pettegolezzi e dalle cose che danneggiano e distruggono la nostra famiglia.

Possa il fuoco essere nelle nostre braccia e nelle nostre mani affinché possiamo essere di servizio e costruire l'amore.

Possa il fuoco proteggerci da ogni violenza. Possa il fuoco essere in tutto il nostro essere - nelle nostre gambe e nei nostri piedi, permettici di camminare sulla terra con riverenza e cura.

Perché possiamo camminare nelle vie del bene e della verità ed essere protetti dall'allontanarsi da ciò che è verità.

Questa preghiera dei Primi Popoli dell'Australia è di 40.000 Anni. Esisteva 25.000 anni prima che Abramo fosse chiamato a camminare con Yahweh. Non fraintendermi, io  non sto sostenendo il pluralismo religioso, sto sottolineando la verità del versetto di Ecclesiaste. 

Prima dell'inizio della nostra fede gli esseri umani erano già fatti a immagine di Dio;  JRR Tolkien ha detto:

“Siamo venuti da Dio, e inevitabilmente i miti intessuti da noi, anche se errati, rifletteranno anche un frammento scheggiato della vera luce, la verità eterna, che  è con Dio.” 

Una volta sapevamo cosa significasse vivere in sua presenza, ma abbiamo fatto un casino e la conseguenza di ciò è che noi siamo incasinati. Gli esseri umani sono sia  “gloriosi" che  "sanguinosi”.

Abbiamo la capacità di creare grandi opere d'arte, costruire architetture incredibili, raggiungere stelle ... ma anche  trovare nuovi  modi per torturare altri esseri umani. Viviamo  una vita "dopo l'Eden".

Penso quindi che le cose di questo mondo riflettano sia il glorioso che il sanguinoso della nostra umanità. E come credenti dobbiamo trovare un modo per navigare attraverso il chi e il cosa usando il discernimento (sto usando la definizione più elementare, e qui significa la capacità di discernere la verità dall'errore) e per capire che tutti abbiamo diverse vulnerabilità. 

Ho un'amica che ha la tendenza ad ubriacarsi pesantemente, e quindi non beve;  non mangia neppure un dolce se c'è dell'alcool in esso. Io posso vivere con un armadio pieno di liquori senza pensarci per mesi. D'altro canto io sono una donna single che deve vivere contenta come una donna single, e quindi non guardo programmi tv come "Sex in the City" o "Sex Education"; programmi del genere mi fanno sentire insoddisfatta, facendomi chiedere se forse non dovrei mettere da parte la mia bussola morale. 1 Corinzi 10:23 ci dice:

“Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica.” ( 1 Corinzi 10:23)

Ognuno di noi ha una vulnerabilità diversa. Se qualcosa è un ostacolo al nostro cammino cristiano, allora dovremmo abbandonarlo, accettando però che potrebbe non essere necessario per gli altri.

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

Queste caratteristiche non sono esclusivamente cristiane. Come abbiamo visto prima, se crediamo che le persone siano fatte ad immagine di Dio allora almeno qualcosa, sia che sia fatta nel suo nome o no, rifletterà quella verità.

Tra le persone eccellenti e degne di lode io includo Bruce Springsteen; forse tu no. Per me di sicuro è incluso Shakespeare; forse non per te. A me piace il programma televisivo "The West Wing"; forse a te no. Solo perché qualcosa non menziona Gesù, o Dio, non lo fa automaticamente provenire dal diavolo, questo sarebbe dargli troppe capacità. 

Questi versetti  che ho citato si trovano nel mezzo di un discorso dove Paolo  parla di vivere in pace. Viviamo in pace quando siamo sicuri di chi seguiamo e possiamo discernere la differenza tra il glorioso e il sanguinoso.

Ora faremo un esperimento (per quelli guardando a casa possono provalo più tardi); voglio che qualcuno assaggi  questa banana. Bene? Ora assaggia questo altro pezzo di banana. Ha un sapore ancora più intenso di  banana, non è vero. Sai perché? Perché ci ho messo su del sale. 

Quando pensiamo a Gesù che dice “voi siete il sale del terra” spesso pensiamo che riguardi noi che ci impegniamo a mettere  una pietanza "dentro" al piatto, non "sopra" ad altre pietanze. Ma il fatto è che il sale esalta gli  altri sapori;  rende la banana più banana. Questo è come la bibbia “The Message” traduce Matteo 5:13

“Lascia che ti dica perché sei qui. Sei qui per essere il condimento il sale che esalta i sapori di Dio di questa terra. Se perdi la tua sapidità, come farà la gente ad assaporare la fragranza divina? (Matteo 5:13 MSG)

Come possiamo tirare fuori i sapori di Dio se evitiamo di essere nel mondo e nelle sue cose? I miei ringraziamenti al poeta Gerard Kelly per averlo sottolineato:

"Se il teatro e  il giocare a carte sono al di fuori dell'ambito del Regno, allora non affronteremo mai il duro lavoro di scoprire cosa significhi essere obbedienti a Dio in queste attività. Se la nostra la 'vita lavorativa' non fa parte della nostra 'vita di chiesa' allora non avremo mai bisogno di lottare con le questioni di etica, giustizia  che si dispiega intorno a noi ogni giorno. Al contrario, la decisione di cercare il Regno in tutti questi ambiti comporterà   il duro compito di svelare le loro complessità e capire cosa richieda da noi la regola di Dio. Cercare il Regno in ogni ambito non ci libera dal gancio dell'obbedienza; ci trafigge proprio su di esso. Il sale della gente del regno stilla (esce) da loro in mezzo a situazioni complesse, pressanti e difficili”.

Come dice il pensatore cristiano Philip Yancy, 

"Quando guardiamo oltre l'ovvio possiamo trovare scorci dell'eterno - tracce di dove è Dio, in un certo senso le sue impronte .”

Cammina saggiamente e seguilo. 

Amen.

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08 agosto 2021

Costruire la gioia su Cristo 2° parte - Il Libro di Filippesi | 8 Agosto 2021 |

Dove stai cercando la gioia? Nella Legge, o nella Luce? Nelle regole o nelle ruote che servono per portarle? Le indicazioni di Paolo servono a aumentare la gioia, ma la gioia, quella vera, proviene solo da Cristo.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 32 minuti

Stiamo parlando da un po' del libro di Filippesi, che è uno dei libri più “gioisi nella Bibbia”

Come definiresti la gioia? Ho trovato incoraggiante una etimologia che fa derivare la parola “gioia” non dal latino “gaudium”, godimento (soprattutto fisico), ma dal sanscrito  "gai, gāyati ", ovvero "cantare",  nonché la radice indoeuropea "gaud" (formata da gā = alto + ud = canto). 

Da questa ricostruzione etimologica,  la parola gioia ha in se  l'idea di elevare un alto canto (di gioia, appunto)  come  reazione ad una forte emozione positiva di esultanza,  di benessere, di appagamento, di felicità...

Quando proviamo gioia perciò stiamo cantando con tutta la nostra voce verso ciò che ce la fa provare.

Tre settimane fa abbiamo visto  i primi  cinque motivi per cui cantare (che potete leggere / ascoltare / vedere QUI) oggi vediamo gli altri cinque.

6. La gioia è negli altri: l'egoismo uccide la gioia

“Ma anche se dovrò aggiungere il sacrificio della mia vita a quello che la vostra fede offre a Dio, ne sarò contento e mi rallegrerò insieme con tutti voi.  E anche voi dovete esserne felici e gioire con me.” (Filippesi 2:17-18 PV)

Paolo ne aveva già parlato in precedenza quando richiamava i credenti all'unità per annunciare il Vangelo di Gesù al mondo. Ma qui Paolo dice che non basta essere uniti per avere gioia  ma che la mia gioia arriva quando tu provi gioia.

In pratica Paolo dice che se io mi adopero perché tu abbia gioia, allora la tua gioia diventerà la mia gioia. Questo è uno dei principi fondamentali per essere veri servitori in una comunità di credenti.

Essere un buon servitore, essere una buona servitrice, non è aver ricevuto un incarico nella chiesa,  una sorta di promozione, uno status simbol: “io sono un responsabile di chiesa”. Ma è capire che il mio servire, sarà efficace quando quello che faccio farà sorridere, darà consolazione libererà, salverà qualcuno; allora io sarò nella gioia.

Sapete, molti “pastori” si sentono a posto solo perché guidano, predicano, battezzano, fanno matrimoni e funerali; Paolo  dice in 1 Corinzi:

“Non che noi vogliamo dirigere la vostra fede, ma desideriamo collaborare alla vostra gioia, perché è per fede che voi rimanete saldi.” (1 Corinzi 1:24 PV)

Un vero pastore, dice Paolo,  non dirige, ma collabora; non ti impone di quello che devi fare, pensare e pregare, non ti da delle regole e basta, me ti aiuta ad applicarle  affinché tu possa cantare di gioia nella tua vita di credente.

Ah... dimenticavo... questo non vale SOLO per i pastori, o per i diaconi, o per i responsabili di qualche cosa in chiesa, ma per tutti coloro che hanno creduto! Pietro dice nella sua lettera che i credenti sono “... un sacerdozio regale...” ( 1 Pietro 2:9). Questo è ciò che chiamiamo “il sacerdozio universale dei credenti”.

Come sacerdote di Cristo sei tenuto, sei tenuta non solo a desiderare la gioia degli altri, ma anche a collaborare affinché gli altri abbiano gioia. Se pecchi di egoismo, stai uccidendo la tua gioia.

Ora, puoi essere di aiuto ad altri credenti se te ne stai a casa, magari guardi i culti online, preghi da solo, da sola e vivi la tua vita di credente in perfetto isolamento?

La risposta, ovviamente, è: “No!”: ti serve una chiesa dove aiutare altri ed altre ad avere gioia.

Sesta istruzione del foglietto Ikea:  sforzati di portare gioia agli altri.

7. La gioia è nella riunione - la separazione uccide la gioia

“Perciò ci tengo molto che (Epafròdito)  ritorni da voi, perché so quanto vi farà piacere rivederlo, e questo alleggerirà anche le mie preoccupazioni. Accoglietelo dunque con grande gioia per piacere al Signore, ed abbiate stima di uomini così.” (Filippesi 2:28-29 PV)

Se avete letto la lettera di Filippesi, saprete che Eparfòdito era stato lì lì per morire; ora Paolo lo rimanda da loro per gioire assieme.

Certo, non è che dobbiamo per forza avere un fratello o una sorella che sono stati vicini alla morte per gioire. Ma il concetto è questo: rincontrarsi con vecchi amici credenti, persone con cui abbiamo condiviso  una parte della nostra vita nella fede, ci reca gioia.

All'epoca di Paolo l'unica maniera per incontrasi era andare a piedi. Se c'è una sola cosa buona che ci ha insegnato il lockdown è che abbiamo la tecnologia per incontrarci stando a casa propria.

Chi sono le persone che sono state importanti  nella tua vita di credente? Ci sono ancora? Se si, da quanto non le vedi e non le senti? Fai una lista di tre o quattro persone (se sono di più, meglio) e programma di “incontrarle”, sia di persona (meglio) che in modo virtuale.

Se pensi di non andare in vacanza quest'anno, sappi che Charles Spurgeon (predicatore battista inglese dell'800) una volta disse  “Quando incontro qualche vecchio amico nella fede è come essere in vacanza di una settimana.”

Può essere una gran vacanza spirituale e una gran medicina per l'anima cantare di gioia assieme ad altri credenti  Se invece decidi di fare l'eremita, l'asociale, quello o quella che tiene il muso guarda quello che dice Proverbi:

“Tutti i giorni sono brutti per l’afflitto, ma per il cuore contento è sempre allegria.” (Proverbi 15:15)

Non ti conviene; starai uccidendo la tua gioia.

Settima istruzione: pianifica di incontrarti con altri credenti.

8. La gioia è avere piani per il futuro -  la mancanza di uno scopo uccide la gioia

“Perciò, restate fermamente uniti al Signore! Ho tanta voglia di rivedervi, cari fratelli! Voi siete la mia gioia e la ricompensa del mio lavoro.” (Filippesi 4:1 PV)

Paolo, incatenato ad un soldato romano, sapendo che Nerone lo avrebbe mandato a morte... faceva ancora piani!

Una delle cose per cui mia madre Maria è vissuta quasi novanta anni è che non aveva mai smesso di fare piani per il futuro, e questo le dava gioia... fino a quando non ha incominciato a preoccuparsi per la sua salute che era sempre più malmessa!

Era credente,  e conosceva bene questo passo, ma...

"E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? …  Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6:27, 34)

Ma spesso noi ci crediamo qui (nella testa) ma non ci crediamo qui (nel cuore)... e smettiamo di cantare di gioia. Paolo ci credeva...e basta! Non si preoccupava, e continuava a cantare!

Gesù a detto “Dacci OGGI” il nostro pane QUOTIDIANO” (Matteo 6:11) ovvero:“Occupati, non preoccupati dell'oggi,  perché all'oggi ci penso io.Qualsiasi cosa sia il tuo oggi,  dal raffreddore in su, dallo a me perché voglio che tu sia concentrato sul futuro... così che tu possa occuparti, non preoccuparti dell'oggi, mentre pianifichi il domani, per avere gioia.”

Mia madre Maria ha vissuto nella gioia  gran parte della sua vita... poi ha smesso di fare piani.. e si è preoccupata, e la gioia negli ultimi tempi è svanita, e lo sapeva; è per quello che diceva che era ora che Dio la chiamasse a se.

La mancanza di scopo  rende la vita e tutti i suoi problemi  più difficili da sopportare.

Ottava istruzione: occupati di oggi e fai piani per domani.

9. La gioia  è  apprezzare ogni momento - gli avvenimenti della vita proveranno a uccidere la gioia

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Paolo non  specifica quando dobbiamo rallegrarci né per cosa dobbiamo rallegrarci... tanto dobbiamo SEMPRE rallegrarci. E lo ripete due volte... perché di solito lo dimentichiamo!

“Anche se ho un familiare ammalato?" Si! “Anche se i soldi non bastano per arrivare a fine mese?” Si! “Anche se sono stato licenziato?” Si!

Vi ricordate la differenza tra felicità e gioia che abbiamo visto nel primo di questi due messaggi?

La a felicità è legata all'adesso, a cosa mi accade, (cose belle, cose brutte); la gioia è legata al passato cosa è accaduto (sono stato salvato da Gesù).

La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere), la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio, sono perdonato/perdonata).

La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero), la gioia è legata a quello che avrò (sono erede del cielo).

Ve lo metto in un modo differente. Una delle cose che mi dà gioia la mattina, è svegliarmi e vedere il sole che spunta dietro al Monte Cimino. Per cui la mia gioia risiede nei mille colori che il sole proietta nel cielo e sulle nuvole.

Supponiamo che una mattina mi svegli col mal di  schiena: (capita spesso da un po' a questa parte): sarò felice del mal di schiena? Di sicuro no!

Questo significa che, poiché ho il mal di schiena, l'alba è sospesa a data da destinarsi, vero? Detto volgarmente, al sole, al monte, alle nuvole e all'atmosfera, del mio mal di schiena non glie ne importa un fico secco!

I colori dell'alba non  sono legati al come mi sento quella mattina, e neppure la gioia di vederli lo è, anche se non sono felice col mio mal di schiena!

Ve la metto ancora in un'altra maniera... anzi, lascio che sia Gesù a mettervela in un'altra maniera:

"Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno, vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo. Rallegratevi(= chairo – la stessa parola che usa Paolo) in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande in cielo; perché i loro padri facevano lo stesso ai profeti.“ (Luca 6:22-23)

Gesù afferma che, i colori stupendi dell'alba ci sono anche quando stai dentro ad un pozzo profondo; e che nessuno potrà mai portarteli via, che puoi continuare a cantare a tutta voce!

Attenzione,  perché se non riesci a vedere i colori stupendi che hanno dipinto la tua vita da quando hai creduto in Cristo, allora finirai per concentrarti  sui mal di schiena, sugli intoppi, sulle pareti del pozzo dove stai ora,  finiranno per uccidere la tua gioia e per spegnere il tuo canto.

Nona istruzione: impara ad avere gioia per chi sei non per come stai.

10. La gioia è nel dare - L'avarizia uccide la gioia

“Mi ha fatto immenso piacere che avete pensato di nuovo a me, e ringrazio per questo il Signore. So che mi avete ricordato sempre, ma vi era mancata l'opportunità di dimostrarmelo.” (Filippesi 4:10 PV)

Vi ricordate cosa avevano fatto i Filippesi per Paolo come pensiero? Una cartolina? Una e.card? Un “GIF” animato? Certo che no! I pensieri per Paolo dei Filippesi erano: preghiere,  soldi,  cibi,  vestiti, erano persone che da Filippi andavano a piedi fino a dove Paolo era in carcere  per stare assieme a lui.

I Filippesi non erano ricchi, anzi, tutt'altro, ma DAVANO abbondantemente, e con gioia. E quella gioia nel dare provocava in Paolo la gioia nel ricevere; gioia vedere che non si erano dimenticati, che erano generosi, che erano pronti a dare, anche se non avrebbero potuto permetterselo.

Da chi avevano appreso questo? Lo avevano sentito dire più e più volte  proprio da Paolo:

“In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”».” (Atti 20:35)

Paolo descrive due gioie : quella di chi riceve, ed è una gioia “standard”, “S” e quella di chi da che è una gioia “maxi”,  “XXL”

Per provare la gioia standard, “S” basta che tu sia connesso ad una chiesa sana dove i membri prendono sul serio quello che dice Paolo, e sono generosi, e ti danno.

Ma se  cerchi la gioia “XXL” allora sei tu quello che deve dare, che deve impegnarsi a renderla sana,  osservando i comandamenti di Gesù.

Attenzione,  se tu hai il “braccino corto” se sei avaro nel dare, allora stai impedendoti anche di ricevere. Non avrai gioia, “S” e non avrai più gioia “XXL”

Decima istruzione: dai più di quello che ricevi.

Abbiamo concluso le dieci istruzioni del foglietto Ikea, e tu potresti dirmi: “OK Marco, ho capito, farò come dice Paolo per avere gioia nella vita”.

Se ti ho portato a pensare questo sin qui significa che ti devo chiedere scusa perché non sono un buon predicatore.

Queste due predicazioni si intitolano “Come costruire la mia gioia SU CRISTO” non “su quello che dice Paolo”! Queste istruzioni fanno parte di una strategia  per AUMENTARE la nostra gioia, non sono la fonte VERA della gioia.

Senza la VERA fonte della gioia, tutte queste istruzioni sono assolutamente inutili. E' come se avessimo il foglietto, ma non le parti del mobile.

Quale è la VERA fonte della gioia? E' seguire la Legge? Conoscere a menadito  tutte le regole per essere cristiano?

Sapete, se vi predicassi  SOLO la Legge, se vi insegnassi SOLO  i buoni principi contenuti nella Bibbia è come se vi dicessi: “vai al piano di sopra, buttati dal balcone, e VOLA!

NON PUOI FARLO!  Ci vuole qualcosa, o qualcuno  che mi dia le ali ...

Qualcuno che conosca chi ha scritto la Legge, e che lo faccia conoscere anche a te, e che è la fonte VERA della gioia.

LO CONOSCI?

“In lei (nella Parola) era la vita, e la vita era la luce degli uomini... Poiché la Legge è stata data per mezzo di Mosè; la Grazia e la Verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo..” (Giovanni 1:4,17)

La Legge era un sasso, la Grazia e la Verità sono una luce. La Legge era un peso, la Grazia e della Verità sono le ruote con cui trasportarla: e il non avere più pesi da portare è questo che produce la gioia.

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:11)

Dove stai cercando la gioia? Nella Legge, o nella Luce? Nelle regole o nelle ruote che servono per portarle?

A chi stai cantando con tutta la tua voce?

Costruisci la tua gioia su Cristo, perché...

“Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.” (Salmo 16:11)

Preghiamo.

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24 gennaio 2021

Discernere gli spiriti per il bene della chiesa | 24 Gennaio 2021 |

Ad alcuni Dio da il dono di capire cose che non sono state dette o viste, non per il proprio interesse, ma per il bene delle persone che credono in Cristo.
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Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/visione video: 34 minuti

"Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune. Infatti a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro, parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito;  a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole." (1 Corinzi 12:7-11)

"Ma se non fate così, voi avrete peccato contro il SIGNORE; e sappiate che il vostro peccato vi ritroverà."(Numeri 32:23)

“Ma Pietro disse: "Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere?  Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio".” (Atti 5:3 -4)

“ "O uomo pieno d'ogni frode e d'ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non cesserai mai di pervertire le rette vie del Signore? Ecco, ora la mano del Signore è su di te, e sarai cieco per un certo tempo, senza vedere il sole". In quell'istante, oscurità e tenebre piombarono su di lui; e andando qua e là cercava chi lo conducesse per la mano. Allora il proconsole, visto quello che era accaduto, credette, colpito dalla dottrina del Signore." (Atti 13:10-12)

“ "Ravvediti dunque di questa tua malvagità; e prega il Signore affinché, se è possibile, ti perdoni il pensiero del tuo cuore. Vedo infatti che tu sei pieno d'amarezza e prigioniero d'iniquità".” (Atti 8:22-23)

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10 gennaio 2021

Quale è il tuo piano? | 10 Gennaio 2021 |

Quale è il tuo piano per il 2021? Ne hai uno? E comprende solo te stesso, o anche le persone che ti vivono attorno? Cristo vuole che tu sia il suo "altoparlante" in questo nuovo anno... ma devi avere un piano perché accada.
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La scorsa settimana vi ho chiesto con quale mano stai accogliendo il 2021; con una mano che blocca la Grazia di Cristo, che la schiaccia assieme a tutto quanto il resto, che la rifiuta, oppure che la accoglie.

E' importante, perché siamo a quasi un anno di “lockdown”, questa parola che abbiamo imparato che significa grandi sacrifici, anche se a fin di bene.

Ma, nonostante tutto, siamo sopravvissuti, anzi, ci siamo “abituati”, abbiamo mutato le nostre abitudini, abbiamo scoperto nuovi modi di comunicare.

Chi aveva mai sentito parlare di Zoom prima? A casa mia forse mia moglie che insegna all'università, e Matteo che studia in Inghilterra.

Siamo stati comunque capaci  di mantenere contatti con le persone che amiamo, anzi, forse per via del Covid, del tempo da passare a casa  e grazie ai social abbiamo ripreso contatto con persone che non sentivamo da molto.

Questo ci è successo come persone, a livello individuale. Ma tu ed io, non siamo solo “noi”.. Il tuo corpo e il mio non si limitano a quello di cui sono “composti, ossa carne e cartillagini” come diceva Totò.

C'è qualcosa che va ben oltre noi stessi; se sei credente tu sei solamente la parte di un “corpo” enormemente più grande.

“Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito...Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:13, 27)

Cosa abbiamo fatto del “corpo di Cristo” nel 2021? Chi mi conosce sa che, nel mese di gennaio, una delle mie prime predicazioni è dedicata al riassunto di quello che abbiamo fatto durante l'anno passato.

Di norma vi faccio vedere foto di tutti gli  eventi, di chi abbiamo ospitato in chiesa, degli eventi pubblici all'aperto, dei pranzi assieme, dei ritiri, eccetera.

Quest'anno, per ovvie ragioni, non ho da mostrarvi nulla. Non ci sono stati eventi speciali, né agapi, né battesimi, né ritiri... nulla!

Dal 15 marzo al 24 maggio, per due mesi e mezzo  non siamo neppure venuti qua in sala, ma abbiamo fatto “dirette web”.

Potrebbe sembrare che “abbiamo perso un anno”... ed il timore è che, con il continuare della pandemia, potremmo perderne un altro!

Ma, vorrei vedere con voi alcune tabelle 










Siamo proprio sicuri che è stato un “anno perduto”? I dati ci dicono di no! Ci dicono anzi che per 13.294 volte, anche se per un minuto, siamo entrati nella casa di qualcuno vicino o lontano. La nostra piccola chiesa è arrivata in Italia, negli Stati Uniti, in Romania, in Svizzera,  in Basile, nel Regno Unito, in Venezuela. 

Per 13.294 volte qualcuno ha ascoltato  anche una sola parola del Vangelo. Qualcuno si è inginocchiato, qualcuno a pregato, forse qualcuno ha dato la sua vita a Cristo o ha riaffermato il suo patto personale con Lui senza che noi ne sapessimo nulla.

Ve lo sareste immaginato? Perché è successo? Perché siamo bravi? No, non perché siamo bravi... ma, per due motivi principali.

Il primo è perché c'è una chiesa "fisica, reale, che si incontra e prega, che dà la decima e con quella decima siamo capaci di pagare la tecnologia che ci permette di stare online. Senza chiesa fisica, non ci sarebbe stata la chiesa "virtuale",

Il secondo, e più importante, è semplicemente, perché invece di vedere il Covid come un disturbo lo abbiamo visto come una opportunità.

Invece di farci spaventare dal virus abbiamo cercato le persone che erano spaventate e che cercavano conforto, spiegazioni,  qualcosa che le aiutasse a “non dare di matto.

Abbiamo fatto qualcosa di nuovo? Assolutamente no! Questo è quello che i credenti di ogni epoca hanno da sempre fatto per aggiungerne uno in più a Cristo.

I grandi risvegli spirituali sono sempre avvenuti nei momenti più difficili attraverso persone che hanno visto i problemi non come un muro per il Vangelo, ma come una opportunità per Cristo.

Pensate a Paolo quando venne arrestato; fu portato in tribunale e gli fu offerto un “occhio di riguardo” dal governatore Festo:

“Ma Festo, volendo fare cosa gradita ai Giudei, disse a Paolo: «Vuoi salire a Gerusalemme ed essere giudicato in mia presenza intorno a queste cose?» Ma Paolo rispose: «Io sto qui davanti al tribunale di Cesare, dove debbo essere giudicato...Agrippa disse a Festo: «Quest’uomo poteva essere liberato, se non si fosse appellato a Cesare» ” (Atti 25:9-10, 26:32).

Paolo vedeva il suo arresto non come un ostacolo al vangelo, ma come una opportunità per portarlo oltre Gerusalemme, oltre la Giudea, oltre il medio Oriente, per portarlo al centro del mondo di allora, a Roma!

Quando Paolo scrisse la sua lettera ai Filippesi, era incatenato ad un soldato romano notte e giorno; invece di lamentarsi esprimeva  gratitudine per il fatto  che il Vangelo stava avanzando  a motivo della sua prigionia: 

“Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo; al punto che a tutti quelli del pretorio e a tutti gli altri è divenuto noto che sono in catene per Cristo; e la maggioranza dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, hanno avuto più ardire nell’annunciare senza paura la parola di Dio.". (Filippesi 1: 12-4)

Paolo aveva pianificato di finire in catene, ma  era in grado di vedere oltre le catene,  guardarle come una opportunità piuttosto che come un limite.

In che modo siamo disposti  a vedere le opportunità che il 2021 ci offre non come un limite ma come una opportunità?

Nel 2021 vogliamo vedere la pandemia come una limitazione, o come una opportunità?

Il 2020 ci ha dimostrato nei numeri che quello che credevamo un limite si è risolto in un megafono verso il mondo.

Siamo pronti, ciascuno per parte sua, ciascuno come “membra”, pezzi importanti, mani, braccia, occhi, voci del corpo di Cristo a vedere oltre le limitazioni? A portare Cristo oltre le zone rosse, arancio, gialle rinforzate?

Vogliamo piangerci addosso, perché siamo pochi, perché i nostri mezzi sono pochi, perché le occasioni di incontro sono poche?

Oppure vogliamo vedere il valore di essere pionieri come lo erano le chiese primitive, quelle di Atti, quelle “fatte in casa” tra un bimbo sul vasetto da notte e un soffritto sul fuoco?

Sapete, io negli anni ho imparato che se voglio che le cose accadano devo avere un piano  che guardi al futuro, ai prossimi 365 giorni, altrimenti le cose non accadranno, perché me ne dimentico  o perché ci sono cose che rubano spazio ad altre.

Questo ad esempio è il foglio dove scriviamo ciò che vogliamo accada in chiesa durante l'anno. Non tutto si concretizza sempre, ma molto viene fatto.

Quale è il tuo progetto per il 2021? Vorrei darti quattro suggerimenti per poter trasformare il 2021 in un anno di opportunità per Cristo.

1. Pregare

La parte che tutti possiamo fare, quella più facile … in apparenza, più difficile nella realtà, è pregare per la conversione di persone che neppure conosciamo.

E' facile pregare per la conversione di un amico, di un familiare di qualcuno che conosciamo  ed al quale siamo legati... Ma farlo per uno sconosciuto, o forse per qualcuno che conosciamo e poco (o niente) apprezziamo... beh, quello è un altro paro di maniche!

Paolo si preoccupava profondamente  per i suoi compagni ebrei  ed era addolorato perché molti di loro  non erano riusciti a ricevere Gesù  come il Messia promesso e il Salvatore del mondo.  In Romani 10: 1 dice: 

"Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati.". (Romani 10:1)

Ognuno di noi entra quotidianamente in contatto con non credenti.  La domanda da porsi è; "Chi è che Dio mi mette davanti perché vuole che sia salvato/salvata?"

Pensa a qualcuno che conosci di vista,  e che sta male... o anche che sta bene, ma senza Gesù! Hai un  peso per lui o per lei? Paolo lo aveva.  Noi dovremmo averlo allo stesso modo.

2. Parlare

Spesso il Vangelo non arriva semplicemente perché non ne parliamo mai. Magari aspettiamo il momento opportuno, quello dove c'è un tempo calmo, un incontro rilassato, una discussione che non va da nessuna parte per metterci dentro Cristo... e quel momento non arriva mai!

Paolo ha scritto In Romani: 

“Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c’è chi lo annunci?”   (Romani 10:14)

Il mio sogno  è di vedere una chiesa di  predicatori! Intendetemi bene,  non di persone che predicano  la domenica mattina,  ma di credenti che attivamente e intenzionalmente  proclamano il Vangelo ai non credenti nella vita quotidiana  attraverso normali conversazioni.  Di persone che non sono timide riguardo alla loro fede di persone come Paolo:

“Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede..." (Romani 1:16 a)

Ricorda una cosa: il punto più vicino  tra un non credente e Dio sei tu. 

Non presumere che prima o poi qualcuno  meglio di te evangelizzerà quella persona... perché potrebbe non accadere!

3. Condividere

La vita moderna è tanto veloce, le persone normalmente  non hanno tempo di sedere,  di vedere,  di ascoltare... Il Covid ha cambiato questa regola! Abbiamo miliardi di persone al mondo che purtroppo (o finalmente) hanno tempo! Tutto quello che vogliono!  Sono a casa in zona rossa!

I diagrammi che vi ho fatto vedere all'inizio dimostrano che le persone sono AFFAMATE di sapere! Tutto dipende da cosa troveranno.

Possono trovare cose che non li aiutano, mettersi su Facebook a polemizzare su vaccino si, vaccino no, solamente perché non hanno altro da fare.

Oppure possono ricevere qualcosa attraverso quello che noi condividiamo sui social. Quanti di voi condividono sulla propria pagina FB, Twitter, Whatsapp i messaggi della nostra chiesa? (Non dovete alzare le mani!)

Condividere sulla vostra pagina, o inviare a qualcuno che conoscete le predicazioni domenicali è un modo per fornire alle persone una condotta di acqua pulita a cui dissetarsi; potranno rifiutare di bere, ma se sono realmente assetati berranno!

Magari Mario ed io non saremo i migliori predicatori, se ne trovate di altri in rete, utilizzateli pure (non siamo gelosi e conosciamo i nostri limiti!), ma l'importante è condividere il vangelo.

Oppure potete offrire un libro (ce ne sono a decine nella nostra biblioteca).

4. Invitare

Anche se siamo in periodo di Covid, al momento ci è data la possibilità di incontrarci. Come chiesa stiamo appositamente rispettando tutti i protocolli che ci vengono dati, e questa sala è sufficientemente sicura.

Invitare persone è un atto di amore verso quelli che invitiamo; possono rifiutare, ma non scoraggiamoci! Io conosco bene uno a cui ci sono voluti dieci anni per arrendersi al Signore... a adesso vi sta parlando dal pulpito!

Tuttavia devo avvisarvi che questi quattro metodi possono essere totalmente inutili a causa nostra.

Perché? In che modo possiamo annientarli? Semplicemente se non siamo innamorati della Parola di Dio, se non ci cambia dentro, se non ci da gioia nella sofferenza,  se ci dimentichiamo che la nostra gioia non dipende da come stiamo ma da chi siamo in Cristo.

Possiamo annientare tutto il piano semplicemente essendo tristi, arrabbiati, impauriti, depressi, piuttosto che felici

Vorrei vedere un video assieme a voi...



Voglio rileggervi parte di ciò che Benigni dice:

"Se non vi innamorate è tutto morto. Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto. Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria. Siate tristi e taciturni con esuberanza. Fate soffiare in faccia alla gente la felicità. Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici. Siate felici. Dovete patire, stare male, soffrire. Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre."(Roberto Benigni -”La poesia” - da “La Tigre e la Neve”)

5. Essere felici

Dobbiamo annunciare Cristo "soffiando in faccia la felicità" di essere in Cristo.

“... siate allegri nella speranza, pazienti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera...” (Romani 12:12)

Preghiamo.

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