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29 settembre 2019

Come ottieni l'aiuto che cerchi? | 29 Settembre 2019 |

Quando la vita fa male dove trovi persone  che possano essere usate come strumenti per poter ricevere la Grazia di Dio che ti aiuta? Se vivi la tua vita in una chiesa sana, solida, non dovrai temere: le troverai nella tua chiesa locale, e nei suoi piccoli gruppi.
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Tempo di lettura: 10 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 31 min.

Stiamo all'ultima parte del lungo viaggio iniziato sei settimane fa  riflettendo su “quando la vita fa male” quando si concretizzano le parole di Gesù;

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Se è vero che Gesù ci ha chiaramente detto che il male sarà parte dell'orizzonte del credente, dall'altro lato ci ha anche detto di farci coraggio (il verbo greco è “tharseō” non “avere coraggio”, prenderlo da qualche parte dal di fuori di noi, ma “essere il coraggio”, diventarlo noi stessi) perché “io ho “nikaō” (lo stesso verbo usato da una ditta di materiali sportivi “nike”) conquistato il mondo”.

Nella Bibbia troviamo la strategia  per “essere coraggio”  diventare coraggio.

Siamo partiti dicendo che nel male, Dio si cura di noi, ha un piano, così come lo aveva per Naomi e Rut.

Gesù è la fonte di coraggio, perché ci da speranza ed aiuto come la aveva dato a Marta e Maria che avevano visto morire il fratello Lazzaro.

Abbiamo visto poi che Dio è pronto a consolarci ma che noi dobbiamo accettare di essere consolati affinché possiamo consolare altri,

Che non dobbiamo paragonare quello che ci accade con quello che accade agli altri, perché la felicità e il successo  di chi non segue e non obbedisce a Dio sono momentanei.

E infine, la settimana scorsa abbiamo visto che lo strumento che Dio usa per aiutarci quando al vita fa male è la Grazia.

Sapete, mio figlio Ben ed io  vendiamo nel nostro negozio diversi “strumenti” per le lavorazioni meccaniche. Sono strumenti che rendono possibile costruire, riparare, modificare: questo, ad esempio, è un “tornio”, e serve per lavorare i metalli.



Questo tornio può fare moltissime cose, ma ha necessità di due cose: l'elettricità e l'utensile.



Che cosa è l'utensile? L'utensile è questo:







E a che cosa serve l'utensile? Serve a fare questo:




Il tornio, senza l'utensile, sebbene abbia la capacità di modificare un pezzo sebbene abbia l'energia per muoversi non può fare nulla!

A questo punto voi vi starete domandando se sto bene... o forse pensate voglia vendervi qualcosa dal nostro negozio. Seguitemi per un attimo nel ragionamento.

Quando la vita fa male,  abbiamo detto che abbiamo bisogno di speranza ma soprattutto di AIUTO! Qualcosa che modifichi la vita che stiamo vivendo.

La settimana scorsa abbiamo detto che lo strumento  con cui Dio ci viene in soccorso è la Grazia. La Grazia è lo STRUMENTO... ma lo strumento Grazia ha bisogno di un utensile per poter modificare la mia vita quando la vita fa male.

Dio ha due tipi di utensile  per modificare la tua vita. Uno diretto, e uno indiretto.

Il primo, quello diretto, si chiama “miracolo”: Dio vede, Dio ascolta, Dio fa... ed io sono guarito.

Paolo afferma:

“Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quello che vi è necessario, abbondiate per ogni opera buona.” ( 2 Corinzi 9:8)

Dio ha la potenza che serve  per far arrivare la Grazia direttamente. Ma Dio ha anche  un secondo “utensile”: quello indiretto:

Sempre Paolo dice:

“Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo.” (Efesini 2:10b)

Per cosa siamo stati creati? Per fare le buone opere  (in greco “ergon” = lavoro) che Dio ha preparato. A chi chiama Dio a fare il “SUO” lavoro? Me e te.

L'energia, la corrente per far girare il tornio la mette Lui. Chi è l'utensile che modifica la vita  di chi soffre? Siamo tu ed io.

Indovina quale metodo usa di più Dio tra quello diretto (lui fa) e quelli indiretto (te ed io facciamo) per mandare la sua Grazia su chi soffre? Quello indiretto!

Questa che vi mostro adesso non è un versetto della Bibbia, ma è una affermazione di quello che la Bibbia dice in tutta la sua lunghezza:

"Quando Dio vuole fare qualcosa nel mondo, 
Egli invita i suoi figli e le sue figlie ad unirsi a lui nel farle”

Non che non possa fare da solo, ma Dio ama coinvolgere chi Egli ama.

Avrebbe potuto benissimo calare dal cielo l'Arca, ma ha chiesto a Noè e alla sua famiglia di farla.

(foto kit)

Questo che vedete è un kit medico: all'interno di esso ci sono strumenti e medicine che possono portare la guarigione, curare le nostre ferite, salvarci.

Se ci siamo fatti male, poco importa che la abbiamo in casa: se stiamo realmente male non riusciremo neppure ad aprirla. Abbiamo bisogno di qualcuno che la apra per noi, di un infermiere che arrivi, tiri fuori le garze, disinfetti le ferite, metta i punti, metta le bende.

Tu potresti pensare: “Eh, beh, Marco, facile per te... sei un pastore!  Sei un “esperto” nell'aiutare le persone, è il tuo compito... ma io? Io non sarei mica buono a farlo!”

Appunto! Dio ama prendere uomini e donne comuni con capacità normali (e talvolta anche meno) per fare le buone opere, per sceglierli come utensile  per modellare le vite di altri così che sia chiaro che non è la bravura dell'uomo ma la Grazia di Dio che ha fatto la differenza.

Paolo lo dice:

“Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti, ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti. Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti. Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio.” (1 Corinzi 1: 26-29 PV)

Dio non cerca superuomini o superdonne, ma uomini e donne che siano disposti a farsi usare  per diventare un canale tramite cui la Sua Grazia giunge ad altri.

Siamo convinti, allora che:

a) la Grazia di Dio arriva indirettamente tramite altri credenti

e

b) non servono supereroi della fede, ma persone di fede?


A questo punto la domanda è: dove trovo tali persone? Guardati attorno... ma non guardare i muri,
guarda le facce. La Grazia indiretta è disponibile se sei connesso, se sei connessa al corpo di Cristo, alla tua chiesa locale.

La prima chiesa mai esistita al mondo era quella di Gerusalemme, quella che aveva conosciuto Gesù di persona: e Luca ne parla così.

“Ed erano perseveranti nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere. (…)  E ogni giorno andavano assidui e concordi al tempio, rompevano il pane nelle case e prendevano il loro cibo insieme, con gioia e semplicità di cuore,  lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.” (Atti 2:42, 46)

La prima chiesa non si incontrava la domenica... ma soprattutto faceva tutta una serie di attività che erano molto di più dell'andare in chiesa:

1) Ascoltavano l'insegnamento degli apostoli erano fortunati,  non dovevano leggere il Nuovo Testamento, lo ascoltavano “in diretta” mentre veniva scritto.

2) Avevano “comunione fraterna, in greco “koinōnia”, che significa, semplicemente
“comunicare l'uno con l'altro”, si parlavano.

3) Mangiavano assieme e durante il pasto  ricordavano il sacrificio di Gesù.

4) Andavano assieme al tempio, come oggi noi veniamo in chiesa la domenica.

5) Cantavano e pregavano assieme.

La chiesa non era “un'oretta domenica”... ma era vivere assieme ad altri credenti...

Dove troverai l'utensile adatto perché la Grazia di Dio modelli la tua vita?

L'infermiere che apra la borsa medica? Dio ha promesso di usare uomini e donne normali per portarti la sua Grazia quando la vita fa male... ma tu, quelle persone che Dio ti vuole provvedere le stai realmente incontrando?

La Grazia è disponibile... se vivi in mezzo al corpo di Cristo!

Giacomo, il fratello di Gesù, dice:

“C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno di animo lieto? Canti degli inni.  C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.  Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia.” (Giacomo 5:13-17)

La Grazia che ti serve quando la vita fa male, non la trovi in una sera: la costruisci vivendo assieme  a uomini e donne come te in "koinōnia”, “comunicando l'uno con l'altro” nei momenti di calma.

Paolo dice:

“Aiutatevi a vicenda nelle difficoltà e nei problemi; così facendo avrete fatto ciò che vi chiede la legge di Cristo.” (Galati 6:2 PV)

Sai che cosa significa tutto questo? Venire la domenica... si... Pregare....si... ma soprattutto, avere "koinōnia”, “comunicare l'uno con l'altro”... e questo si chiama, semplicemente,  “piccolo gruppo”.

Gli ultimi quattro anni sono stati per Janet e per me veramente difficili con la malattia della sorella di Janet.

Sapete come è arrivata la Grazia di Dio che ci ha aiutato “quando la vita faceva male”? Attraverso il piccolo gruppo. Addirittura noi ne avevamo  uno in italiano e uno in inglese.

Lì siamo stati confortati, lì l'utensile ha modellato le nostre anime lì l'infermiere ha aperto la borsa sanitaria per curare le nostre ferite...

Ma non abbiamo scelto  di averlo perché Chris era malata ma c'era già QUANDO e successo.

I membri del nostro piccolo gruppo hanno agito secondo quello che Salomone ha scritto in Proverbi:

“Non rifiutare un beneficio a chi vi ha diritto, quando è in tuo potere di farlo.” (Proverbi 3:37)

In un piccolo gruppo capita talvolta di essere  il metallo da modellare ed essere consolati e la prossima di essere l'utensile che modella  che porta la consolazione della Grazia.

Vi ho chiesto sei settimane fa di fare un elenco di ciò che ti ha fatto male o di ciò che ti fa male o di ciò che ti farà potenzialmente male...

Non voglio vederlo, io ho il mio elenco, e so che Dio ha usato  le persone del mio piccolo gruppo per portarmi la Grazia nei momenti difficile, e so che Dio li userà ancora quando torneranno.

Guardalo: la Grazia che ti serve quando la vita fa male può arrivare direttamente da Dio... ma più spesso arriva da un figlio o da una figlia di Dio.

Se non hai un piccolo gruppo probabile tu non abbia neppure l'utensile quando la vita fa male.

Ti incoraggio a trovare un posto, un orario, e un gruppo di persone della tua chiesa per dare e ricevere la Grazia  che serve quando la vita fa male.

Preghiamo.

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14 aprile 2019

Testimoniare Cristo oltre la "terra di nessuno" | 14 Aprile 2019 |


Dove vivi la tua vita di credente?  Vivi la tua battaglia quotidiana testimoniando Gesù agli altri, oppure nella "terra di nessuno", dove non c'è guerra, ma neppure testimonianza per Cristo?
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Come ogni settimana  voglio iniziare con una domanda: chi è che sa che cosa sia la “terra di nessuno”?

Anche se non la conoscete, posso assicuravi che, come credenti passiamo gran parte del nostro tempo nella “terra di nessuno”.

Vi spiego: la “terra di nessuno” è un termine militare. Nelle battaglie campali,  quando due eserciti si affrontano in campo aperto, c'è uno spazio che non appartiene né ad un esercito né all'altro esercito.

In questo spazio non accade nulla, e spesso è utilizzato dalla Croce Rossa  o da altri per andare a recuperare i feriti... Non succede nulla... fino a quando uno dei due non decide di attaccare.

Vi starete chiedendo:  “Cosa c'entra la terra di nessuno con me? Io non vivo in un posto dove c'è la guerra!”

Beh, sei proprio sicuro? Chissà perché, allora,  Paolo scrive questo agli Efesini:

“Prendete le armi che Dio vi dà, per poter resistere contro le manovre del diavolo. Infatti noi non dobbiamo lottare contro creature umane, ma contro spiriti maligni del mondo invisibile, contro autorità e potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso. Prendete allora le armi che Dio vi dà, per combattere, nel giorno della lotta, le forze del male e per saper resistere fino alla fine. (Efesini 6:11-13 TILC)

Paolo descrive una battaglia, tutte le armi e le armi da usare: Ma c'è un arma che ripete tre volte e che aggiunge, dobbiamo usare “sempre” “in ogni occasione”, e “senza stancarci” di usarla:

“Pregate sempre: chiedete a Dio il suo aiuto in ogni occasione e in tutti i modi, guidati dallo Spirito Santo. Perciò state svegli e non stancatevi mai di pregare per tutto il popolo di Dio e anche per me.” (Efesini 6:18-19 TILC)

Nella “terra di nessuno ” non servono le armi... Perché è un posto dove io credo in Gesù, evito anche di peccare... e basta.

Sapete, per satana, i credenti, noi, siamo un “male necessario”: lui è in lotta con Dio,  qualche volta Dio ne guadagna qualcuno, altre volte è satana a guadagnarne qualcuno... ma alla fine si tratta di “percentuali”,  non di “battaglie” perse o vinte.

Sei nella “terra di nessuno” quando non fai NIENTE per satana... ma neppure per Dio!  E satana dice: “OK!l'infezione” è circoscritta!”

Ma se tu cominci  a parlare agli altri di Dio,   a pregare,  ad intercedere... allora la cosa si fa seria,  l'infezione rischia di diffondersi.

Questa si chiama “battaglia spirituale”.

Gesù conosce bene satana,  e oltre a chiamarlo “nemico”, “l'accusatore dei fratelli”,  lo chiama anche “ladro”:

“Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10:10 PV)

Nella nostra società abbiamo imparato a “evitare” di chiamare le cose col loro nome, a “addolcire”,  smussare,  diluire.

Per cui un omicida in psicologia diventa una persona ammalata con tendenze omicide. Uno che va a prostitute  diventa un soggetto affetto da  erotomania. Non è più un uomo che agisce, non è più la persona che uccide, ma la sua “tendenza”: e questo giustifica l'accaduto. Non è colpa sua, ma della sua malattia.

Trasformiamo tutto in concetti astratti, filosofie, nascondendo invece  che ci sono persone realmente malvagie.

Gesù,  invece dice “no no, satana è una persona, è un ladro, e per vincere un ladro non ci vuole una filosofia, ci vuole un'altra persona, io, Gesù, il Cristo”.

Guardate la struttura della frase:

satana: RUBARE - AMMAZZARE - DISTRUGGERE
Gesù:  AVERE - VITA - ABBONDANZA


C'è una battaglia,  e non è un “modo di dire”,  è una guerra reale non tra bene e male, come categorie filosofiche, ma tra reali persone che fanno il male (rubano ammazzano, distruggono) e quelle che fanno il bene .

I quartieri generali sono lontano da qui, nel modo spirituale, ma il cui campo di battaglia è qui, sulla terra...dove siamo io, e te!

Se non ne sei convito, basta che apri qualsiasi sito di news online... vogliamo provarci?

Come combatte il nemico? Principalmente in tre modi:

  • a) Cercando di farsi vedere il meno possibile dal mondo  (“io non esisto”)
  • b) Cercando di tenere i credenti nella “terra di nessuno” (“io non sono pericoloso”)

e, solo quando i credenti diventano VERAMENTE PERICOLOSI

  • c) cercando di distruggere le loro vite. (“io sono più forte di Dio”)

Se guardate qualsiasi film di James Bond,  questo è il metodo che usa la “SPECTRE”

Sei spaventato? Sei spaventata? Non ce n'è ragione! Perché? Perché Dio ha organizzato con Gesù il più grande piano di recupero prigionieri  sia mai stato ideato.

“Infatti, il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e salvare quelli che erano perduti". (Luca 19:10 PV)

Come fa  Gesù per “recuperare” quelli perduti?

“Gesù, il Figlio di Dio, è venuto proprio per distruggere le opere del diavolo.” (1 Giovanni 3:8 TILC)

Perché satana non ha soldati, ma prigionieri  e alcuni li ha messi a lavorare per lui.

Gesù ti ama fino a morire per te, satana ti odia fino a volerti veder morire per lui!

Pietro ne parla  a un ufficiale romano di nome Cornelio:

“Senz'altro saprai che Gesù di Nazareth fu unto da Dio con lo Spirito Santo e con potenza, e che andava in giro facendo del bene e guarendo tutti quelli che erano in potere del diavolo, perché Dio era con lui.” (Atti 10:38 PV)

Quale è il potere del diavolo? E'  dire :”Drogati, e ti sentirai meglio!". “Tradisci tua moglie e ti sentirai appagato!". “Opprimi  il tuo popolo e sarai potente!”.

Ma è anche sussurrare: “tu non vali niente”;“non troverai nessuno che ti ama”; “non uscirai mai dalla tua povertà”; “non potrai mai uscire dalla tua dipendenza”.

Gesù prendeva questo potere di satana  e lo girava a 180 gradi, liberando dalla schiavitù di una malattia,  di una dipendenza,  della fame e della povertà.

Tu potresti dirmi,  “Va bene, Marco, ma quello succedeva quando c'era Gesù.  Ora Lui è tornato dal Padre, io non posso fare tutto questo.”.

E' lì, che satana ti vuole... perché sei innocuo, perché sei innocua...

Sei credente, hai il potere di Cristo... ma vivi nella “terra di nessuno”.

"In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà le stesse opere che faccio io, anzi ne farà di più grandi ancora.” (Giovanni 14:12 PV)

Gesù ha detto; “tutti quelli che sono pastori... anziani... diaconesse... missionari...” Non dice così... dice “chi crede”...

Se hai creduto in Gesù, TU farai le sue stesse opere... ma solo se decidi di andare in battaglia,
non di vivere nella “terra di nessuno.

Pietro continua così il colloquio col centurione in Atti:

“[Gesù] … ci ha comandato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è colui che è stato da Dio costituito giudice dei vivi e dei morti” (Atti 10:42)

Pietro stava parlando ad un centurione; a un soldato che era abituato al gergo militare, e che sapeva benissimo che un comando di un capo va rispettato... e che se non lo rispetti vai incontro al tribunale marziale, ovvero al plotone di esecuzione...e alla morte.

Non è un suggerimento; è' un comandamento:  quando noi annunciamo  e testimoniamo che Gesù è giudice,  stiamo distruggendo le fortezze del nemico.

Come fare?

Come vado in battaglia?  Quali armi mi porto dietro?  E soprattutto, da dove comincio?

“Io tornerò al Padre; e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò, affinché il Padre sia glorificato in me.” (Giovanni 14:13 PV)

Chiedere a Dio: noi lo chiamiamo in un altro modo: pregare!

Quando preghi esci dalla “terra di nessuno”,e vai all'attacco delle fortezze del maligno,e se non c'è chi prega non c'è battaglia, non c'è salvezza, non ci sono vite cambiate.

Vi ricordate come comincia la “preghiera perfetta”quella che ci ha lasciato Gesù:“Quando pregate dite:  Padre nostro “: abbiamo un padre che ci ama.

E vi ricordate come termina? "Ma liberaci dal maligno": abbiamo  il diavolo che ci odia.

Ma nel bel mezzo c'è la chiave di come possiamo sconfiggerlo: "Sia fatta la tua volontà ":  Quale è la volontà del Padre?

“Questa è la volontà di mio Padre: che chi conosce il Figlio e crede in lui abbia vita eterna.” (Giovanni 6:40 PV)

Se tu fai parte dell'esercito di Gesù non puoi rimanere nella “terra di nessuno”: se hai pregato “sia fatta la tua volontà”  almeno una volta nella tua vita hai anche pregato (anche se non lo hai capito) “Signore, mandami a farti conoscere dagli altri nel mondo”.

In questi quaranta giorni noi siamo stati uno “squadrone d'attacco” pregando tutti assieme per la nostra sfida per i nostri amici, per la nostra città per la chiesa nel mondo.

Invece di chiamarla 40 Giorni nella Preghiera,  avevo pensato di chiamarla “40 Giorni di guerra totale”.

Ha capito che sei in guerra, vero? Per cui, non stupirti se verrai attaccato o attaccata! Ti è capitato di pensare ” non è poi così importante pregare tutti i giorni”? Ti è capitato di pensare  “tanto la mia preghiera non è così efficace”? Ti è mai capitato di pensare: “tanto ci sono altri che pregheranno oggi”?

Questa è la maniera di attaccare di satana: satana è un “kamikaze”: non vincerà la guerra (lui l'ha già persa) ma cerca di fare il maggior danno possibile  al suo nemico.

Ripeto, satana ha realmente poche armi contro i figli di Dio, se tu decidi di scacciarlo lontano da te.

“Stupita, la gente si chiedeva: "In che consiste la potenza delle sue parole? Ha tanta autorità, che comanda i demoni, ed essi escono!" (Luca 4:26)

Tu hai autorità non solo di scacciare satana,  ma di fare quello che Gesù faceva, liberare dagli spiriti,  guarire dalle malattie, toccare  le vite degli altri, cambiare le vite degli altri.

Come uscire dalla terra di nessuno?

1. Scegli di ricevere autorità


“Colui che dimora in me, e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla.” (Giovanni 15:5)

Ammetti che non puoi lottare da solo contro il diavolo

Puoi provare con l'autodisciplina, puoi provare con la forza di volontà.  Non funzionano!

2. Scegli di essere protetto

“Ma Dio è fedele; egli vi renderà forti e vi proteggerà dagli attacchi del diavolo.” (2 Tessalonicesi 3:3 PV)

Chiedi la protezione del Padre.

Pregare è pericoloso,  solo se cerchiamo di farlo con le nostre forze. e non siamo protetti perché stiamo facendo qualcosa che distrugge le fortezze del maligno.

3. Scegli di scendere in battaglia

“Combatti il buon combattimento della fede, afferra la vita eterna alla quale sei stato chiamato” (1 Timoteo 6:12a)

Dio si vuole servire di te per distruggere le fortezze del nemico. Sii costante nella preghiera e osserva come egli risponde ad essa.

4. Scegli di obbedire

"Sii pronto anche tu a soffrire per il vangelo, perché Dio te ne darà la forza." (2 Timoteo 1:8b PV)

Sii pronto ad obbedire al Signore nella tua vita anche se comporta impegno, qualche sofferenza (piccola o grande), ma che rimane “una momentanea leggera afflizione”  diceva Paolo 2 Corinzi 4:17

Non tornare indietro alle vecchie abitudini non tornare nella “terra di nessuno”.

Questa è una battaglia  che non devi affrontare da solo, o da sola, hai bisogno della tua chiesa, e hai bisogno di un piccolo gruppo  per supportati a vicenda.

Hai bisogno di essere in un “team” nella vita cristiana i “lupi solitari finiscono sempre sbranati. Fino a quando dovrai andare in battaglia? Semplicemente, sino alla prossima.

Dopo ogni battaglia vinta sii pronto,  sii pronta alla prossima.

E ricorda, fai parte dell'esercito  che ha già sconfitto satana...

Preghiamo

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30 ottobre 2016

Essere un credente entusiasta - prima parte | 30 Ottobre 2016 |


Cosa ti serve per essere un credente "entusiasta"?
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Con il messaggio di oggi avrebbe dovuto concludersi  la serie che abbiamo dedicato ad alcune
“parole chiave” per essere credenti “migliori”.

Ma visto che il materiale che ho preparato è decisamente “troppo” per un singolo messaggio, l'ho diviso in due parti, anche per non “uccidervi con un messaggio di un'ora e mezza!

La Serie si intitolava “Parole chiave per il credente” Una parola chiave ci apre, così come una chiave di metallo, le porte di stanze che spesso sono rimaste chiuse per molto tempo.

Abbiamo iniziato con la parola “problema”,   abbiamo detto che ogni problema che ci accade nella mostra vita non è che un occasione per “cedere”, o per “credere”, ed abbiamo visto gli episodi della donna col flusso di sangue  e della figlia morta del capo della sinagoga;  dove la risposta delle persone coinvolte è stata di credere.

Abbiamo poi visto la parola “ipocrita” e abbiamo detto che un crede “ipocrita” finge di essere quello che non è, che dubita, disobbedisce e disonora Dio, mentre un vero credente, un credente DOC si dona, obbedisce e crede in Dio.

Sul sito poi potrete trovare un'alta “parola chiave”, ADORARE.

Visto che abbiamo fino ad ora visto parole “negative” circa i credenti, vogliamo finire con una parola “positiva”: “entusiasta”.

La parola in realtà non l'ho scelta io, ma il mio “principale Celeste”; mentre stavo studiando per finire la serie, mi sono “imbattuto” in questa frase di un famoso teologo inglese, John Wesley;

“Accenditi d’entusiasmo e la gente arriverà da molto lontano per vederti bruciare.”

MI ha colpito l'immagine che Wesley usava del credente come di una trorcia che attira gli altri da distante, e il cui “carburante” è l'entusiasmo.

Prima di iniziare devo però farvi una confessione: il messaggio che avevo preparato per voi oggi, parlava di “entusiasmo”,  ma andava a parare da tutt'altra parte!

Avevo già preparato mezza predicazione sul “granello di senape” quando il Signore mi ha battuto sulla spalla e mi ha detto:  “Ehm... scusa Marco, non è di questo che voglio tu parli domenica!” “Ma come signore? Ho quasi fatto con il messaggio!” “Marco, fidati! Non è di questo che voglio tu parli! Studia la mia Parla e capirai perché”.

Visto che voglio essere un credente DOC,  che si dona, obbedisce e crede a Dio, ho detto (con poco entusiasmo): “ E va bene. Studiamo la parola “entusiasmo”.

Ho “googolato” la parola e sono arrivato sul dizionario, e qui, mi pareva di aver capito dove voleva che andassi a parare Dio.

Dizionario Garzanti: “Entusiasmo: dal gr. enthousiasmós, deriv. di enthousi{ázein} ‘essere posseduto dalla divinità’, deriv. di éntheos ‘divinamente ispirato’, comp. di en ‘in’ e theós ‘dio’. Nei testi greci  esiste la frase “"en tou tzeou asmos"... essere nel respiro del dio.  una particolare condizione per cui era la divinità a parlare attraverso la persona.

La parla è una parola “composta” da en (in, dentro) e theos (dio).  Letteralmente si potrebbe tradurre con "con Dio dentro di sé".

Vi suona “familiare” questa idea definizione? Dovrebbe! Dovrebbe, perché è esattamente quella con cui Gesù ha descritto i suoi discepoli durante l'ultima cena:

“Io ho dato loro la gloria che tu hai data a me, affinché siano uno, come noi siamo uno; io in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato, e che li hai amati come hai amato me.” (Giovanni 17:22)

Devo confessarvi che quando ho scoperto il significato della parola entusiasmo, mi sono detto:
“E vai! Ho la predica praticamente fatta! Basta ora cercare la frase “entusiasmo/entusiasta” nei testi in greco del Nuovo Testamento...”

Mai affermazione fu più sbagliata... Nei 27 libri del Nuovo Testamento la parola “entusiasmo” non è mai usata!

Allora mi sono detto:  “Possibile che il Nuovo Testamento non voglia comunicarci che come credenti dobbiamo essere “en-tusiasti”, con Dio dentro?”

Ho fatto allora una ricerca di tutte le volte che la parola "entusiasta/entusiasmo” era stata usata per tradurre qualcosa d'altro nella Bibbia Nuova Riveduta...  Nemmeno una. Nella Nuova Diodati... nemmeno una.

Il problema è che, queste due traduzioni, provengono dalla revisione  traduzioni “storiche” fatte tra il 1500 e il 1800...  e a quell'epoca la parola “entusiasmo” era ritenuta un po' “terra terra”, da popolino... troppo semplice!

La lingua con cui sono state scritte le nostre traduzioni è una lingua “aulica”, con termini da universitari...

Sono andato allora a cercare nelle poche versioni “in lingua italiana moderna” che ci sono (praticamente due: “la Parola è Vita” e la TILC),  dove il linguaggio usato è volutamente quello che si usa tutti i giorni nella vita comune... e (miracolosamente, a questo punto!) ho capito dove voleva andare a parare Dio!

L'Entusiasmo

La parola “entusiasmo/entusiasta” ricorre 17 volte  e traduce sei differenti termini usati in greco.

1. Essere credenti entusiasti significa avere gioia

“I semi caduti dove c'erano molte pietre rappresentano quelle persone che, quando ascoltano la parola, l'accolgono con entusiasmo (in greco: chara = gioia), ma non hanno radici e non sono costanti: appena incontrano difficoltà o persecuzione a causa della parola di Dio, subito si lasciano andare.” (Marco 4:16-17 TILC)

Gesù sta parlando e spiegando la parabola dei diversi terreni, e ci dice che la Parola viene accolta con “entusiasmo”, con gioia... ma poi si “secca” perché chi ha creduto non “mette radici” non va in profondità,  non fa della sua fede il terreno che gli da stabilità e nutrimento. E quando arrivano i problemi, non sono né radicati né nutriti dalla Parola di Gesù, e si perdono.

Paolo ci illustra cosa significhi “mettere radici”

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento.” (Colossesi 2:6-7)

Paolo afferma che per “mettere radici” dobbiamo essere “edificati”, la parola che usa significa “costruiti sopra qualcosa”.

Quali sono le “fondamenta” sulle quali debbo costruire, dunque?

Per prima cosa, la Bibbia: la Parola di Dio. Leggere la Parola, meditare la Parola, applicare la Parola.

Ma la sola Bibbia non basta per fare un credente “entusiasta”, serve anche un “orto” dove il terreno possa essere concimato, lavorato, curato. Si chiama “chiesa locale”.

L'altra parte delle fondamenta sono la tua chiesa, e non intendo l'edificio, ma le persone.

“Mettere radici” significa partecipare alla vita della tua chiesa:

“non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare,” (Ebrei 10:25a)

non solo venendo la domenica,  ma partecipando alla vita degli altri fratelli e delle altre sorelle in Cristo, rimanendo “connessi”, incontrandosi al di fuori della chiesa. Infatti il versetto di Ebrei si chiude così :

 “ma esortandoci a vicenda” (Ebrei 10:25b)

Puoi esortare la domenica, è possibile, ma è molto più probabile per te esortare o essere esortato in un gruppo più piccolo, davanti a una tazza di the o di caffè,  attorno a un tavolo... si chiama “piccolo gruppo”!

Dio ci dice che se vuoi essere un credente “entusiasta”,  se vuoi avere Dio dentro, allora devi avere gioia, e la gioia proviene dal mettere radici in Cristo.

2. Essere credenti entusiasti significa sbalordire davanti a Cristo

“Quando i capi sacerdoti e i dottori della legge vennero a sapere ciò che aveva fatto, cominciarono a progettare il modo migliore per liberarsi di lui. Lo temevano, perché tutta la popolazione era entusiasta (in greco: ekplēssō = meravigliata, sbalordita) del suo insegnamento.” (Marco 11:18 PV)

Ciò che spaventava i sacerdoti non erano i miracoli di Gesù, ma che la gente era “entusiasta” di ciò che vedeva, era meravigliata, era sbalordita da quello che Gesù era capace di fare.

Sapete, in molti all'inizio ha provato a far credere che Gesù non fosse mai esistito, ma le prove storiche erano così grandi ed evidenti che hanno dovuto smettere quasi subito: (qualcuno ancora ci prova, per la verità!)

Allora che cosa anno fatto? Hanno detto “OK, Gesù è esistito, ma non era quello che diceva di essere, e non ha alcuna potenza di fare ciò che diceva di poter fare”.

Perché lo dicono? Perché hanno la stessa paura dei sacerdoti! Perché il mondo moderno si fonda sul presupposto che la tua vita e la mia vita non possono essere cambiate di punto in bianco, in un attimo, ma ci vogliono “strategie”,  far parte di un determinato ceto sociale, o di un determinato partito, o essere nato in una determinata nazione,  vestire in un determinato modo, avere determinati “oggetti” (uno smartphone, una villa, una industria, un governo).

Gesù viene e dice:  “No, non ti serve tutto questo, solo io ti servo. Ed io sono più che capace di mantenere ciò che prometto... Se non ci credi, guarda le vite di quelli che mi hanno accettato per vedere se dico la verità!”

La testimonianza più potente di Cristo non è la croce (quello era un male necessario per salvare te e me dalla morte eterna che Cristo ha deciso di sopportare), ma le vite cambiate delle persone che ti stanno attorno; ammalati guariti,  assassini che chiedono perdono alle vittime,  ladri che cambiano vita,  avari che danno generosamente, bugiardi che tornano a dire la verità, tossicodipendenti che smettono di drogarsi, mariti e mogli che decidono di non divorziare, madri che decidono di non abortire...

Gesù fa ancora paura! La potenza di Gesù fa ancora paura! Perché è qualcosa che si può vedere, toccare, misurare, attraverso le vite cambiate delle persone, attraverso l'entusiasmo,  il Dio dentro che le persone salvate portano e mostrano!

Dio dice che, se vuoi essere un credente “entusiasta”,  se vuoi avere “Dio dentro” allora devi continuare a sbalordirti,  a meravigliarti per quello che riesce a fare la potenza di Cristo!

3. Essere credenti entusiasti significa avere ammirazione per Cristo

“Una volta, Gesù scacciò un demone che aveva reso muto un uomo e, dopo che il demone fu uscito, il muto si mise a parlare. La folla era stupita ed entusiasta (in greco: thaumazō = avere ammirazione).” (Luca 11:14 PV)

La gente non sbalordiva solamente per quello che sapeva fare Gesù, ma in brevissimo tempo era divenuto una delle persone maggiormente ammirate in Israele,  folle oceaniche lo seguivano ovunque, e non era solamente per avere miracoli per se stessi,  (non erano ammalati tutti nelle folle che lo seguivano) ma era per ammirare ciò che Gesù faceva e per ascoltare ciò che Gesù diceva.

Il mondo ha ammirazione per tutti: pensa ad una cena a cui sei stato inviato ultimamente: la gente ti avrà sicuramente rispettato e stimato se hai dimostrato ammirazione  per il premio Nobel Bob Dylan,
per il Dalai Lama, per Richard Geere e Roberto Baggio che sono diventati buddisti, per il film “La grande bellezza”, per Edoardo Stoppa che salva i cuccioli a Striscia... ma più di uno avrà storto il naso se hai provato a parlare dei miracoli che hai visto fare a Gesù, nella tua vita, in quella degli altri.

Gesù ce lo ha detto che non saremmo stati popolari:

“Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi, l’ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di rendere un culto a Dio.” (Giovanni 16:2)

La gente crede che stia facendo addirittura una cosa giusta se ci ostacola, se ci mette in ridicolo, pensa che sia un dovere “sfatare” il mito di Gesù, affinché altri non siano illusi.

Gesù ci dice che c'è un motivo a tutto questo, un “perché”:

“Faranno questo perché non hanno conosciuto né il Padre né me.” (Giovanni 16:3)

Noi abbiamo conosciuto Dio, perché abbiamo conosciuto Cristo!

E Dio dice che, se vuoi essere un credente “entusiasta”,  se vuoi avere “Dio dentro” allora devi continuare ad ammirarlo,  a seguirlo come facevano le folle in Israele, che non si curavano delle critiche dei Farisei, dei dottori, o di altri.


Conclusione

Per essere un credente entusiasta, per avere “Dio in te” devi avere gioia in Cristo, aver messo radici nella sua Parola e nella sua chiesa, che devi continuare a sbalordirti della sua potenza, e che devi continuare ad ammirarlo per quello che ha fatto e che fa nella tua vita e in quella degli altri.

Se oggi, prima del culto, ti avessi chiesto “sei entusiasta?", cosa avresti risposto?

Te lo chiedo adesso, invece: “Sei entusiasta?” Hai “Dio dentro”?

Se hai accettato Gesù, la Parola dice che Cristo è in te

“Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato se stesso per me.” (Galati 2:20)

Sii “entusiasta”, per il dono che Cristo ti ha fatto.

Ma se non lo hai ancora accettato, cosa aspetti? Lui vuole che anche tu possa diventare una persona “entusiasta”, avere una vita “con Dio dentro”.

Preghiamo.

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09 marzo 2014

Pregare è cambiare: introduzione ai "40 Giorni nella Preghiera" (2° parte) | 9 Marzo 2014 |

Pregare è cambiare: la strategia di Dio per cambiare te steso e il posto dove vivi.
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Siamo ad una settimana dall'inizio dei “40 giorni nella preghiera”! La volta scorsa avevamo visto cosa significhi pregare attraverso il “Padre nostro”,  ed avevamo detto che quando prego:

1. Capisco che Dio è un padre
2. Cedo a Dio il controllo
3. Vedo Dio come come mio sostegno
4. Mi sbarazzo dei miei peccati
5. Mi libero delle ferite del passato
6. Mi libero della tentazione
7. Decido di dare significato alla mia vita

Quando prego...

Parlo a mio PADRE che è in CONTROLLO ed è il mio SOSTEGNO, che cancella i miei PECCATI e il mio PASSATO, e mi aiuta con le TENTAZIONI future dando SIGNIFICATO alla mia vita.

Avevamo anche detto che pregare è cambiare: cambiare la mia logica,

  • dove IO sono in controllo,
  • dove IO devo dare sostegno (a me e ad altri)
  • dove IO devo gestire i miei peccati
  • dove IO devo gestire il mio passato
  • dove IO devo fronteggiare le mie tentazioni
  • dove IO devo dare significato alla mia vita ed a quella di chi ho a fianco.

Questa è la logica del mondo. Per sovvertire questa logica tu non sei sufficiente, ti serve

  • una strategia
  • un TEAM.

La “strategia”



La “strategia” non l'abbiamo scelta “a caso”, e, in realtà non l'abbiamo neppure scelta noi come conduzione della chiesa ma è esattamente la strategia che troviamo nel Nuovo Testamento.

1. TU preghi

La preghiera parte con un impegno personale e solitario; io DEVO voler pregare,  DEVO voler passare tempo con Dio. La volta scorsa avevamo detto che pregare è:

  • parlare a Dio,
  • ascoltare Dio,
  • amicizia con Dio,
  • confidare in Dio.

Per poter coltivare un'amicizia vera, un'amicizia che duri, la cosa fondamentale è parlare; se manca la comunicazione, l'amicizia si affievolisce, e piano piano muore. Non posso dirti “sono tuo amico” e poi rimanere in silenzio quando ci incontriamo.

Vi è mai capitato di “litigare” con vostra moglie, con vostro marito, con un'amico o un'amica cara?
Quale è la prima reazione? “Non ti parlo più”.

Molti credenti si comportano come se avessero litigato con Dio, dicono di vivere nella sua presenza, di amarlo, che lui è la cosa più importante delle loro vite... ma poi evitano di sedersi, e nutrire quell'amicizia di parole e di ascolto.

Il primo aspetto della preghiera è quello personale,  uno a uno: Gesù stesso, poco prima di regalarci il Padre nostro ha detto così:

“E quando pregate, non fate come gli ipocriti, che amano mettersi a pregare in pubblico, nelle sinagoghe e agli angoli delle strade, dove tutti li possono vedere. Vi assicuro che questa è la sola ricompensa che ne otterranno. Ma, quando pregate, andate in un posto privato, chiudete la porta dietro di voi e pregate il Padre vostro segretamente. E il Padre vostro, che conosce tutti i segreti, vi ricompenserà apertamente.” (Matteo 6:5-6 PV)

La volta scorsa avevamo visto che era Gesù stesso che si appartava con il Padre per parlare:

“Il mattino seguente, Gesù si alzò molto prima dell'alba e si reco in un posto deserto per pregare. (Marco 1:35 PV)

“Qualche giorno dopo, Gesù salì sulla montagna a pregare, e prego Dio per tutta la notte.” (Luca 6:12 PV)

Ci deve essere un momento della giornata, dove spegni tutti i cellulari, tutte le PS3, tutte le TV, metti in stand-by tutte le altre attività, e “parli con Dio”.  Ricorda: è una “conversazione”, non un monologo! Una conversazione con un Padre che ti ama  e che conosce già tutte le tue esigenze!

Gesù ci conosce.  Sa che tendiamo a fare di quella conversazione un monologo o peggio, una prova di eloquenza.

"Non recitate continuamente le stesse preghiere, come fanno i pagani, che pensano di essere esauditi se parlano molto. Ricordate che il Padre vostro sa esattamente ciò di cui avete bisogno ancor prima che glielo chiediate.” (Matteo 6:7-8 PV)

Semplicemente, parlo. Parlo come parlerei a un amico. Se mio figlio Matteo mi chiede che gli passi l'acqua a tavola, non è che mi dice: “Oh, autorevole guida della famiglia Delle Monache, ti prego di concedermi quella sostanza che Dio hai composto fondendo die atomi di idrogeno con un'atomo d'ossigeno atto a soddisfare l'equilibrio idrico del mio corpo”

No. Semplicemente, mi dice :” Papà, mi passi l'acqua?”

1° impegno : nei prossimi 40 Giorni PARLERO' a Dio ogni giorno.

2. La TUA famiglia prega

La famiglia è il “nucleo” della società creato da Dio. Nel Giardino dell'Eden Adamo ed Eva PARLAVANO con Dio in modo diretto.

Se parlare con Dio è la prima “mossa strategica”, la seconda riguarda la tua famiglia. Una famiglia che prega assieme (non importa quanto grande sia) è una famiglia che costruisce dei legami che la terranno salda ed unita attraverso le vicissitudini della vita.

Gesù oltre ad averci lasciato l'esempio della preghiera perfetta,  ci ha lasciato anche l'esempio di una famiglia che prega... la sua!

“Tutti d'accordo pregarono senza sosta, insieme con le donne, con Maria, madre di Gesù, e coi suoi fratelli.” (Atti 1:14 PV)

TUTTA la famiglia di Gesù pregava assieme sappiamo che Gesù aveva almeno quattro fratelli (Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda). Non sappiamo quante e se avesse sorelle, ma sta di fatto che la sua famiglia pregava UNITA!

Una considerazione importante: se è vero che Gesù ha detto:

“Perché dove due o tre si riuniscono nel mio nome, io sarò là fra loro" (Matteo 18:20 PV)

pensate quando prega il nucleo della società che suo Padre ha progettato, cosa può accadere! Pregate assieme,  e ricordatevi che pregare è parlare “con” qualcuno, con Dio, per cui parlate “con” la vostra famiglia, non “alla vostra famiglia” non sono ammessi “ramanzine” in preghiera: “Gesù, fa che mio marito mi ami i più” “Signore, fa che mio figlio sia più servizievole” “Padre fa che mia moglie impari a fare la carbonara come si deve”

2° impegno : nei prossimi 40 Giorni PREGHERO' CON la mia famiglia  ogni giorno.

3. Il TUO PICCOLO GRUPPO prega

Se la famiglia è il primo nucleo della società,  il piccolo gruppo è il primo nucleo della chiesa.

“Salutate pure tutti quelli che si riuniscono in casa loro per adorare il Signore... Saluti a Filologo, a Giulia a Nèreo e a sua sorella, a Olimpia e a tutti i santi che sono con loro.” (Romani 16:5a, 15 PV)

La forza della chiesa, sta nel piccolo gruppo; la domenica, questa sala, non sono il luogo adatto per parlare, il piccolo gruppo si! E' lì dove ci possiamo aprire, chiedere sostegno, dare sostegno, chiedere consiglio, dare consiglio... in una parola, DIMOSTRARE AMORE.

C'è un problema: è difficile parlare, consigliare, ricevere sostegno... se non ci siamo! Il piccolo gruppo, è importante TANTO se non PIU' della domenica! E' lì che condividiamo le nostre vite,
e facendo questo capiamo per chi o per cosa dobbiamo pregare.

3° impegno : nei prossimi 40 Giorni SARO' PRESENTE E PREGHERO' CON la mia famiglia di chiesa ogni settimana.

4. La TUA CHIESA prega

Sappiamo che la prima chiesa aveva dei capisaldi, delle cose irrinunciabili che faceva con diligenza e costanza:

“Essi seguivano assiduamente l'insegnamento degli apostoli, vivevano insieme fraternamente e prendevano parte alla Cena del Signore e alle riunioni di preghiera.  Ogni giorno, tutti insieme, andavano al tempio, poi s'incontravano nelle case a piccoli gruppi per spezzare il pane e mangiare insieme con grande gioia e gratitudine, lodando Dio. (Atti 2:42, 46-47 PV)


  • Ricevevano l'insegnamento degli Apostoli  = leggevano il Nuovo Testamento! In diretta!
  • Spezzavano il pane = facevano la santa cena spessissimo!
  • Andavano al tempio = Gesù diceva questo del tempio (citando Isaia)

"Non sta scritto: "Il mio tempio deve essere un luogo di preghiera per tutti i popoli?" (Marco 11:17 PV)

Oltre a pregare individualmente, nelle famiglie, nei piccoli gruppi, la prima chiesa pregava nel tempio: E questo è quello che vogliamo fare anche noi durante i 40 giorni: al termine di ogni messaggio ci fermeremo a pregare; vogliamo che questo luogo diventi non un luogo di incontro tra di noi, ma la “casa della preghiera” dove la Chiesa della Vera vite, come Corpo di Cristo, si incontra con Dio.

Perché, sapete, quando il Corpo di Cristo, la chiesa, si riunisce in preghiera, assiduamente, tutti insieme, in preghiera, possono accadere delle cose meravigliose. Ne volete un esempio?

“I discepoli erano riuniti tutti insieme,  quando improvvisamente si udì un rumore dal cielo, come un vento impetuoso, un rumore tale che riempì tutta la casa dove si trovavano.  Allora apparvero come delle lingue di fuoco, che si separarono l'una dall'altra e si posarono sopra ciascuno di loro.  Tutti i presenti furono pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito Santo li guidava.” (Atti 2:1-4 PV)

Una chiesa UNITA, una chiesa riunita, una chiesa in preghiera... E' allora che il Signore vede, sorride, e dice: “OK. E' ora! Ricevete la MIA potenza, e la MIA benedizione”. E in un solo giorno, tremila persone accettano Gesù.

Io sento che Dio vuole vedere questo da noi, prima di mandare la sua potenza, prima di benedire con la crescita.

4° impegno : nei prossimi 40 Giorni SARO' PRESENTE NELLA MIA CHIESA ogni settimana.

Preghiamo assieme.


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05 gennaio 2014

Tre impegni per un "team" vincente | 5 Gennaio 2014 |


Cosa servirà nel 2014 per formare un "team" vincente per il Signore? Tutto ciò che servirà è racchiuso in una sola parola: unità!
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Con questa prima domenica di gennaio si inaugura “l’anno”. Non solo quello astronomico, ma anche quello della nostra chiesa; ci sono tante cose che “bollono in pentola” per l'anno che comincia.

La prossima domenica (non mancate!) toglieremo il “velo” da sopra la nuova “Ferrari” 2014!

Ma questa settimana vogliamo parlare di “noi”. “Noi, inteso come “Chiesa della Vera Vite”.

Perché, se è vero che domenica prossima vedremo la nuova formula 1 è vero anche che vogliamo correre il “campionato 2014” e portare punti per la scuderia di Gesù,  e la prima cosa è  lavorare sul“team”, sulla squadra.

Molte energie verranno dedicate alla nostra chiesa nei prossimi 12 mesi.

Facendo la somma delle ore che ciascuno passerà in cose legate alla nostra chiesa escono fuori dei numeri importanti:
  • passeremo oltre 5000 ore in incontri di piccoli gruppi, incontri responsabili, eventi e altro,
  • più di 2500 qui in questa sala, per un totale oltre 7500 ore.
Con le stesse ore si potrebbero costruire...
  • 4 condomini di quattro piani,
  • 6 Ferrari, 
  • o preparare un anno di esami universitari.
Di queste
  • staremo ad ascoltare la Parola di Dio per oltre 110 ore;
  • se ognuno di noi passerà 15 minuti in meditazione, alla fine dell'anno avremo passato oltre 130.000 ore col Signore;
  • i vostri insegnanti passeranno 1500 ore davanti a computer/libri/Bibbia a prepararsi per voi;
  • canteremo più di 300 canti!;  
  • pregheremo per migliaia di ore (spero!);
  • Viaggeremo più di 200 km ogni domenica, 
  • oltre 10.000 km nell’anno per venire qui; 
  • spendendo insieme 4.000 Euro in benzina, olio e pneumatici.
A questo si aggiunga le nostre offerte, il tempo passato al telefono (migliaia di ore?),  il tempo con i nostri amici non credenti, i pasti consumati insieme...

Tutto questo...perché?

Prima di lanciarci a capofitto nei Gran Premi della fede 2014,  poniamoci la domanda:  perché? Qual' è l’obiettivo principale della nostra chiesa? Cosa faremo per raggiungerlo?

Il Consiglio di chiesa (anziani + diaconi)  ha già riflettuto e programmato; la prossima settimana vi illustreremo in dettaglio cosa accadrà nel 2014; stamane lo facciamo brevemente insieme.

Cosa vuole Dio da noi?

Gesù ci ha salvato per grazia, non per merito. Se abbiamo capito questo, allora dobbiamo porci anche una domanda: Perché? Cosa vuole da noi?

La domanda è sbagliata.

Dire “Cosa Dio vuole da noi” significa dire che lui ha bisogno di qualcosa. Egli non ha bisogno di nulla. Proviamo allora a cambiare domanda...

Cosa fa piacere a Dio?

Cos'è che fa girare giù Dio e lo fa esclamare: ‘Ben fatto’, Wow!’, ‘OK E' per questo che sono morto e ho salvato questo branco di peccatori e l’ho riuniti in una chiesa”.

Forse in nessun brano la risposta a questa domanda è chiara come in Giovanni 17: Gesù sta per andare in croce, sta pregando ed esprime il desiderio del suo cuore:

"Non prego soltanto per questi miei discepoli, ma anche per quelli che in futuro crederanno in me, dopo aver ascoltato il loro messaggio. Prego che siano tutti uniti, proprio come lo siamo io e te. Padre, così come tu sei in me ed io sono in te, possano essi essere in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.  "A loro ho dato la stessa gloria che tu avevi dato a me, perché anch'essi abbiano la stessa unione che abbiamo noi.  Io in loro e tu in me, perfettamente uniti, affinché il mondo possa capire che sei stato tu che mi hai mandato e li hai amati come hai amato me. (Giovanni 17:20-23 PV)

Cosa fa piacere a Dio?   Che tutti quelli che credono nella sua Parola siano uniti!

Perché Gesù ci ha dato la gloria del padre?  Affinché siamo uniti.

Come dobbiamo essere uniti?  Come il Padre e il Figlio.

Quale sarà uno dei risultati?  Il mondo conoscerà che Dio è amore e che si interessa mandando il figlio per loro.

Questo desiderio di unità attraversa tutta la Bibbia; lo troviamo come ritornello costante nel piano di Dio. Lo troviamo in Dio Padre, Figlio e Spirito uniti sin dall’eternità e per l’eternità. Nell’Eden troviamo Dio che dice che l'uomo e la donna si uniranno fino ad essere una  sola cosa. Nell’Antico Testamento troviamo Dio che non salva individui, ma tramite questi (Abramo, Mosè e Davide...), salva un popolo di individui uniti da un solo Dio, una sola legge ed una sola nazione. Nel Nuovo Testamento troviamo Dio che vuole fare di due popoli nemici, Giudei e Gentili,  un solo popolo nuovo. La foto di gruppo finale in Apocalisse ci vede uniti a gente di ogni popolo, lingua e tribù in posa intorno al trono dell’agnello.

Sembra proprio che Dio prenda piacere nel prendere cose divise e diverse ed unirle.

Chi è responsabile dell'unità?

Giovanni 17 ci mostra che è frutto dell’intervento del Padre e della preghiera del figlio. Ma Paolo in Efesini 4 ci ricorda che anche noi abbiamo una bella responsabilità.

“Io dunque, che sono in prigione perché servo il Signore, vi raccomando di vivere e d'agire in modo degno della vocazione che avete ricevuto!  Siate sempre umili, gentili e pazienti l'uno verso l'altro, e sopportatevi con amore. Fate sempre tutto il possibile per mantenere l'unità dello Spirito e per essere pacificamente legati l'uno all'altro.” (Efesini 4:1-3 PV)

C'è da “agire in modo degno” che rispecchi questa unità, non  pensare, non sentire, ma agire!

C'è da fare “tutto il possibile” per mantenere l'unità.  In altre traduzioni c'è la parola “sforzandovi”: non è facile, non viene naturale, ma c'è da lavorarci sopra!

C'è da man-tenere = tenere con la mano la corda che ci lega assieme!

Paolo usa il “tempo continuo” della lingua greca:  è un’azione che si rinnova ogni giorno;  l’unità è come un prigioniero che vorrebbe fuggire ogni giorno,  dobbiamo legarla e tenerla saldamente, per non farla sfuggire!

Come essere un “team” unito?

Per correre al meglio i gran premi 2014, per portare onore alla nostra squadra, per guadagnare tifosi lungo i circuiti dobbiamo lavorare alla nostra unità come chiesa. Come?

3 Priorità per ciascuno di noi (nessuno escluso)

1. Non c’è unità senza verità

Gesù ha detto:

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)

La verità la si apprende solo in un modo: leggendo la Verità e la Bibbia è verità!

Come leader incoraggeremo la meditazione personale ed individuale della Parola di Dio perché più tu mediti la stessa Bibbia ed ascolti lo stesso Spirito più sarai unito ai tuoi fratelli e alle tue sorelle in Cristo. Nei piccoli gruppi ci saranno anche materiali per approfondire i temi trattati durante le domeniche; questo vi aiuterà a restare uniti come piccolo gruppo.

Il mio impegno come pastore sarà di studiare per voi,  continuando a predicare serie di argomenti della Bibbia in modo sistematico.

Saremo impegnati anche nel comunicare la verità ai bambini tramite la Scuola domenicale.

Come pastore sarà anche mio compito vegliare su ciò che viene insegnato e combattere false dottrine che il diavolo potrebbe insinuare dall'esterno per dividere il gregge.

Potresti chiedermi: “Marco, ma non sarebbe meglio venire in sala, cantare, condividere un versetto o due, godere la comunione fraterna... e stop”? Certo, sarebbe molto più facile per molti di noi... ma cosa ne sarebbe dell'ascolto della verità? Senza la verità della Parola di Dio, la chiesa diventa un club, un ritrovo, un partito, o una lunga serie di terapie di gruppo.

Una nota

Dobbiamo stare attenti a giocare con la parola “verità”, credendo che solo la nostra è la “verità vera”.

Sulle verità chiare del Vangelo dobbiamo essere intransigenti;  salvezza per grazia, paradiso e inferno, giudizio, ecc. Ma su molte questioni secondarie dobbiamo lasciare spazio alla diversità senza che ciò pregiudichi l’unità con altri credenti di altre chiese. Io posso essere unito con Amy, e Janet, )i miei diaconi) malgrado alcune nostre piccole differenze di veduta di come condurre la chiesa.

Dio ama la l'uguaglianza, non l'uniformità.

2. Non c’è unità senza moralità

Se vogliamo essere uniti, custodire l’unità e soddisfare il desiderio di Gesù e del Padre, dobbiamo vigilare sulla nostra condotta.

Ognuno di noi lo faccia privatamente; nel mondo dei suoi pensieri,  sul posto di lavoro, a scuola, o per strada quando nessuno ci vede.

Combattiamo i cattivi pensieri, il desiderare le cose che sappiamo non dovremmo desiderare, l’invidia, la direzione dei nostri occhi...

Ogni famiglia lo faccia nelle sue quattro mura.

“Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti, come se lo foste al Signore,” (Efesini 5:22 PV), reputandolo il capo della famiglia.

Ma anche “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa fino al punto di sacrificare la sua stessa vita per lei” (Efesini 5:25 PV); il nostro modello è Cristo, egli si è sacrificato sino alla croce per poter dare il meglio alla sua chiesa. Siamo pronti, come mariti a morire perché le nostre mogli abbiano il meglio?

Non vi privatevi l’uno dell’altra, e non fate posto al diavolo.

Genitori, educate i vostri figli nel timore di Dio, amateli come rappresentanti di Dio; ricordate che i figli sono un dono, e che ci sono stati “affidati” da Dio.

In ogni piccolo gruppo, abbiate cura l’uno dell’altro, poiché siamo deboli, e imperfetti; se vedi soffrire o cadere tuo fratello o tua sorella, non ti girare dall’altra parte! In amore conforta, ma in amore correggi anche , dopo aver pregato, se vedi uno sbaglio grande. Non è un compito solo del pastore o dei diaconi, ma di ciascuno di noi. E chi riceve accetti il sostegno o il consiglio non come offesa, ma come “azione d'amore”.

Se ci fosse ombra di dubbio, ribadiamo che noi come chiesa affermiamo la santità del matrimonio.

In nome di Dio continueremo a non essere d'accordo con le mode della nostra società dove adulterio, coppia aperta, unioni di fatto e unioni gay  sono “normali”; Noi continueremo a chiamarlo “peccato”,  senza giudicare chi lo commette, perché non spetta a noi, ma amando e pregando per un ravvedimento di chi li pratica.

3. Non c’è unità senza intimità

C’è un terzo impegno che dobbiamo assolvere per custodire l’unità.

Ormai i mezzi tecnologici permettono di avere una “chiesa virtuale” in casa. Podcast e streaming ci raggiungono nel nostro salotto, o nel tinello, o in cucina. Potrebbe funzionare, anche se ognuno di noi stesse a casa, risparmiando quei 4000 Euro di benzina e gomme...

Potremmo avere la medesima verità, la medesima moralità... ma saremmo uniti? No.  Non ci sarebbe intimità, e senza di essa non c’è unità.

Questo è il rischio della “chiesa grande”:  2000 membri, grandi predicatori, grande musica... Ma c'è un problema: ci si sente un numero, è impersonale, è freddo ... non c’è unità.

Non siamo ancora 2000, ma dobbiamo cominciare da subito....per quando lo saremo!

Perché potremmo trasformare la nostra chiesa in:
  • una sorta di caserma siamo qui per evangelizzare:  addestrati, mandati, equipaggiati 
  • una sorta di scuola: siamo qui per conoscere, studiare, ascoltare e prendere appunti 
  • una sorta di ospedale: siamo qui per stare meglio e guarire...
Ma se non abbiamo intimità tra di noi, non saremo mai uniti.

Il nostro impegno quale deve essere allora? Dove possiamo lavorare sulla nostra intimità per custodire l’unità?

E' nel piccolo gruppo che si crea l'intimità necessaria: non è la domenica mattina quando siamo tanti, non è durante la predica in cui ascoltiamo, non è durante le altre 165 ore della settimana quando siamo soli, ma è quell’ora o due di tempo speciale nel salotto di qualcuno, dove divani diventano luoghi sacri e tavoli apparecchiati si trasformano in santuari dove il popolo di Dio si incontra.

Il piccolo gruppo è un incontro speciale con poche persone dove possiamo lavorare su rapporti intimi; lì possiamo portare le nostre gioie, i nostri pesi, confessare in nostri peccati, ed esprimere le nostre difficoltà. Lì possiamo aprirci, conoscerci al di là del “come stai” convenzionale e imparare ad ascoltare anche l’altro.

Tutto questo, non è gratis, c’è ovviamente un prezzo. E non mi riferisco alla benzina o al pasto da mettere in tavola.

Il prezzo si chiama “fedeltà al tuo piccolo gruppo"; fanne una priorità, mettilo in rosso e blu sul calendario, disdici il parrucchiere o la partita di scala 40... E' un prezzo che vale la pena di pagare, per avere chi prega per te, gioisce com te, e piange con te.

C'è un secondo prezzo, e si chiama “vulnerabilità” saremo più vulnerabili, perché le persone, conosceranno più di noi, qualche volta saremo incompresi,  spesso dovremo portare i pesi degli altri, perché il dolore del nostro amico o della nostra amica sarà il nostro dolore, ma la vittoria del nostro amico o della nostra amica sarà la nostra vittoria.

Ma non saremo mai soli:

“Perché dove due o tre si riuniscono nel mio nome, io sarò là fra loro" (Matteo 18:20 PV)

Come pastore vi continuerò ad incoraggiare di spezzare il pane e il vino nei vostri incontri perché Gesù sarà lì a legare le vostre vite assieme.

Conclusione

L’ultimo desiderio di Gesù, prima di affrontare la croce: "Padre che siano uno". Dal canto tuo, lavorerai per onorare quel desiderio?

Ti impegnerai a conoscere la verità?
Ti impegnerai a camminare nella moralità?
Ti impegnerai ad essere fedele e vulnerabili per avere intimità?

Il pane e il vino che consumiamo insieme è segno della nostra unità; prendiamolo assieme, come un patto non solo con Gesù, ma anche con ciascun altro membro impegnandoci nel partecipare, ad essere veramente uniti.
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28 aprile 2013

Come servire insieme | 28 Aprile 2013 |

Dio ci ha messo sulla terra non per occupare semplicemente spazio, ma per renderla un posto migliore. E possiamo raggiungere questo scopo servendolo insieme ad altri, formando una squadra unita dal suo amore.
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Dio non ci ha creati per vivere una vita egoistica, ma ci ha creati per far si che il mondo sia un luogo migliore. E vuole che lo facciamo servendo Lui: ricordate che la terra è la prova generale di quello che faremo per l'eternità.

Come posso servire Dio?

C'è un solo modo:  servire gli altri.

Ogni volta che usi il tuo tempo, i tuoi doni e i tuoi talenti, la tua energia, le tue risorse, la tua esperienza, quello che noi chiamiamo SHAPE (o FORMA: doni spirituali, cuore, abilità, personalità, esperienza) per aiutare qualcun altro, tu stai servendo Dio. La Bibbia chiama questo “ministero”.

Al contrario di molte chiese, noi crediamo che OGNI credente sia un ministro. Paolo afferma questo:

“Se veramente c’è in voi affetto e comprensione, allora fatemi davvero felice amandovi a vicenda e vivendo in perfetto accordo, collaborando insieme uniti da uno stesso sentimento, una stessa anima e uno stesso scopo.” (Filippesi 2:2 PV)

Perché per servire Dio devo servire assieme ad altri?

Ci sono tre motivi:

1. Perché siamo una famiglia

“Ora davanti a Dio voi non siete più stranieri né ospiti, ma fate parte del popolo e della famiglia di Dio, come ogni altro cristiano.” (Efesini 2:19 PV)

Far parte della medesima famiglia di cui Dio è il padre è una cosa importante.

2. Perché abbiamo bisogno gli uni degli altri

Nessuno di noi possiede TUTTI i doni e TUTTI i talenti, ma assieme possiamo lavorare affinché l'intero corpo di Cristo, la chiesa, di cui ciascuno di noi è una parte, possa funzionare al meglio.

“Insieme formiamo il corpo di Cristo e, individualmente, ognuno di noi ha una funzione diversa da svolgere. Quindi apparteniamo gli uni agli altri, e ognuno ha bisogno di tutti gli altri.”  (Romani 12:5 PV)


3. Perché assieme facciamo di più

“Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica.” (Ecclesiaste 4:9)

Questo si chiama “lavoro di squadra”. Dio ti vuole usare, ma soprattutto vuole usarti in una “squadra”, soprattutto vuole che ti la smetta di pensare “io non ho un gran che da dare”, perché quello che tu non reputi un gran che:
  • a) è un dono di Dio
  • b) è una parte del lavoro che messo assieme alle altre parti crea l'opera di Dio.
Una squadra di rugby è composta da 15 giocatori e ognuno è indispensabile; ma bisogna avanzare tutti assieme ed arretrare tutti assieme per far si che non ci sia un “buco” dove l'avversario possa infilarsi.

Anche se ti sembra di non fare niente perché la palla è lontana da te, il tuo compito è di stare in linea con gli altri per non concedere  lo spazio agli  avversari di passare. E ci si sente fieri di far parte della squadra anche se non segni il punto, perché sei PARTE della squadra.

COSA SERVE PER SEVIRE COME UNA SQUADRA

Anche questa volta, i principi biblici non sii applicano solo all'ambito della chiesa: lo puoi applicare al lavoro, a scuola, in famiglia, ecc.

I. Per servire come una squadra serve...

FIDUCIA

La fiducia è la colla emozionale che ti fa restare vicino ai tuoi amici, alla tua famiglia, al tuo piccolo gruppo. Senza di essa non potrai ottenere quella relazione intima che Dio vuole tu abbia con le persone.

“Timòteo, custodisci con cura tutto quel che ti è stato affidato.” (1 Timoteo 6:20 TILC)

Paolo aveva avuto fiducia in Timoteo; gli aveva affidato dei compiti. Il primo passo per costruire una squadra è condividere le responsabilità. E' per questo che in chiesa Marco e Berni non fanno tutto, ma fanno poche cose. E in futuro ne faranno sempre di meno!

Nel rugby OLD, se non passo la palla dopo 20 metri mi fermano e mi danno punizione contro, perché TUTTI devono poter giocare, non solo alcuni.

Cos'è che devi avere il coraggio di affidare nella tua famiglia, al lavoro, nel tuo piccolo gruppo? Cos'è che devi avere il “coraggio” di passare ad altri? Sappi che la fiducia crea fiducia; se vuoi far crescere qualcuno devi affidargli alcuni dei tuoi compiti.

Come posso diventare una persona affidabile?

“Molti pretendono di essere leali, ma una persona fidata chi la troverà?” ( Proverbi 20:6)

1. Essendo costante

Gran parte delle persone non amano le sorprese: mia moglie l'ha scoperto di me nel peggiore dei modi, quando mi ha organizzato una festa a sorpresa per i miei 40 anni...e io ho evidentemente non ho gradito.

La costanza è una dote che quasi tutti apprezzano; è quella su cui si fonda il commercio; acquisire una fetta di clienti fedeli che ritornino costantemente e non amino cambiare.

La Bibbia ci dice che Dio vuole insegnarci la costanza servendo Lui:

“Chi è fedele nelle cose minime, è fedele anche nelle grandi” (Luca 16:10a)

Dio non ti sta chiedendo di essere costante in impegni gravosissimi, ma di esserlo in quelli “minimi”, quelli che affronti tutti i giorni, comportandoti sempre allo stesso modo (ovviamente, comportandoti “bene”).

2. Essendo riservato

Le persone si affidano a coloro che sanno tenere per se un segreto. Quello che si dice in famiglia rimane in famiglia, quello che si dice nel piccolo gruppo rimane nel piccolo gruppo.

“Chi va sparlando svela i segreti, ma chi ha lo spirito leale tiene celata la cosa.” (Proverbi 12:13)

Fai pettegolezzi quando non sei né parte del problema né parte della soluzione.

3. Essendo vicino/a

Devi passare tempo con le persone per poter guadagnare la loro fiducia. Difficilmente diamo fiducia a chi non conosciamo.

“Un amico ti ama in ogni circostanza, è un fratello nel giorno dell'avversità.” (Proverbi 17:17 TILC)

Il tempo crea la fiducia, e la fiducia richiede tempo; si può perdere la fiducia in qualcuno molto rapidamente, ma ci vuole molto tempo per guadagnarsela. E per guadagnare fiducia devi passare tempo con le persone.

II. Per servire come una squadra serve...

EMPATIA

Empatia è quando tu riesci ad immedesimarti in ciò che vive e prova l'altro così come se stesse accadendo a te.

“Infine siate tutti di una sola mente, compassionevoli, pieni di amor fraterno, misericordiosi e benevoli.” (1 Pietro 3:8 ND)

Per avere una squadra che funzioni, tutti devono sapere cosa sta pensando l'altro in quel momento.
Allo stesso modo, come credenti dobbiamo sforzarci di pensare non come pensiamo noi, ma come pensa l'altro quando è sotto pressione. In questo modo:

  • eviteremo di giudicare l'altro. “Io avrei fatto così”,
  • l'altro si sentirà compreso,
  • e soprattutto non si sentirà in colpa per quello che prova.

Come posso avere empatia?

1. Rallenta

La velocità distrugge l'empatia: più rapidamente mi muovo, meno vedo. (aereo/treno/bici/piedi)

“Fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira.” (Giacomo 1:19)

Si stima che un uomo riesca a comprendere circa 650 parole al minuto; ma che allo stesso tempo non riesca a dirne più di 150 al minuto. C'è una distanza di 400 parole che molto tentano di colmare con “altro”: “Si ti ascolto” e leggo il giornale/guardo la tv, gioco col tablet... Molte volte mia moglie mi dice qualcosa prima di uscire, io rispondo “si cara!”... per poi accorgermi che non ho capito cosa voleva... quando è ormai partita!

2. Fai domande

“I pensieri umani sono come acqua  profonda; chi è intelligente sa attingerla.” (Proverbi 20:5 TILC)

A scuola  coloro che volevano dimostrarsi intelligenti non facevano mai domande...mentre coloro che facevano domande prendevano 8!

Allo stesso modo,  fai domande; vai oltre il “comestai – benegrazie”; se solo chiedi due volte quel “Come stai?”, vedrai che la risposta sarà differente. E non essere spaventato dal silenzio... aspetta!
“La parola è una chiave, ma il silenzio è un grimaldello”. (Gesualdo Bufalino)

3. Mostra l'emozione

“Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.” (Romani 12:15)

Empatia è più di dire :”mi dispiace” è mostrare che realmente ci dispiace.
C'è un solo modo di fare questo: guardare chi hai dinanzi non con i tuoi occhi... ma con quelli di suo padre, con gli occhi di Dio. E per fare questo devi pensare come pensa suo padre...

Leggi la Bibbia!

III. Per servire come una squadra serve ...

SPAZIO

“Se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini.” (Romani 12:18)

Fare spazio significa lasciare che l'altro possa esprimere se stesso, non aspettandomi che sia un mio “clone”, ma facendo il possibile, per quanto dipende da me... Ma tutto questo “se”.

Alcune volte, per quanto facciamo il possibile, non è possibile, perché abbiamo a che fare con esseri umani imperfetti e talvolta feriti.

Come posso fare spazio all'altro?

1. Dando spazio ai bisogni l'uno dell'altro

“Non dobbiamo cercare il nostro piacere, ma quello degli altri, in modo di fare il loro bene e di aiutarli a progredire nella fede.” (Romani 15:2 PV)


Potresti dire: “Io dovrei pensare ai bisogni dell'altro, quando non riesco a pensare neppure ai miei”?
Avresti ragione! Ma il fatto è che da soli non potremo mai provvedere ai nostri bisogni...ma assieme si!
E' per questo che Dio ha disegnato una famiglia speciale che si chiama chiesa!

2. Dando spazio alle idee l'uno dell'altro

“Chi è intelligente cerca di conoscere, chi è saggio è sempre pronto a imparare.” (Proverbi 18:15 TILC)

Sii pronto ad imparare nuove cose...e l'unico modo per imparare nuove cose è ascoltare le idee degli altri.

3. Dando spazio alle personalità l'uno dell'altro

“Abbiamo pertanto doni diversi secondo la grazia data a ciascuno di noi.” (Romani 12:6 CEI)

A ognuno di noi sono stati doni differenti, e per esercitarli dobbiamo avere differenti personalità:
se uno ha ricevuto il dono di saper evangelizzare, gli sarà stata data anche la personalità estroversa per farlo. Se ha ricevuto il dono di sapienza, avrà anche la personalità calma e riflessiva per utilizzarlo, ecc.

Ricordiamoci che l'altro non è un nostro clone, e che siamo parti di un medesimo corpo ma con funzioni differenti.

“Dio ha dato ad ognuno di voi particolari capacità: fate in modo di servirvene per aiutarvi a vicenda, mettendo così al servizio degli altri i doni che avete ricevuto da Dio” (1 Pietro 4:12 PV)

4. Dando spazio agli errori l'uno dell'altro

“Siate sempre umili e gentili, pazienti l’uno verso l’altro, e sopportate i reciproci errori con amore.” Efesini 4:2 PV)

Hai mai pensato “ora che credo in Gesù non commetterò più i vecchi errori”? Si? Complimenti, sei in buona compagnia! Ci sei riuscito ? No? Complimenti, sei di nuovo in buona compagnia!

Siamo tutti peccatori bisognosi di grazia, non di giudizio, perché l'unico che ha il diritto di giudicarci è Dio, che ha semplificato il tipo di giudizio:

  • In Cristo = perdonato
  • Non in Cristo = condannato.

IV. Per servire come una squadra serve una...

MISSIONE

Per formare una squadra basta mettersi assieme. Ma per far durare una squadra c'è bisogno di altro:
c'è bisogno di avere una causa, uno scopo, una missione.

Lo scopo della mia squadra di rugby Old, non è solo stare assieme, giocare assieme, divertirsi assieme:
il vero scopo che la unisce sono i soldi che riusciamo a raccogliere per donare alla Croce Rossa o ai reparti pediatrici. Senza di quello avremmo già smesso da un bel pezzo.

Nella chiesa, nei piccoli gruppi, accade lo stessi: devi essere una squadra condotta da propositi.

“Fatemi davvero felice amandovi a vicenda e vivendo in perfetto accordo, collaborando insieme uniti da uno stesso sentimento, una stessa anima e uno stesso scopo.” (Filippesi 2:2 PV)

Sottolineate la parola “vivendo”: non è qualche cosa che può accadere una volta e via, ma deve diventare uno stile di vita, un “modus operandi”, devi metterci del tuo perché non viene naturale. Come?

“Non trascuriamo le nostre riunioni di chiesa, come fanno certuni regolarmente; incoraggiamole invece, esortandoci a vicenda.” (Ebrei 10:25a PV)

Semplicemente, non smettendo di fare quello che fate durante questi 40 Giorni: incontrarvi nelle case, studiare assieme la Parola di Dio, partecipare ai culti la domenica. Mantenendo questo avrai un gruppo che continuerà a imparare insieme, ad avere comunione fraterna insieme, a raggiungere gli altri insieme e a servire insieme. Abbiamo bisogno gli uni degli altri, perché insieme è meglio.

Vorrei tornare brevemente sull'esempio della mia squadra: esso illustra cosa serva ad una chiesa e ai piccoli gruppi per rimanere sani e vitali: FARE insieme! LAVORARE insieme!

Sapete quando abbiamo problemi tra noi? Quando per un lungo periodo facciamo solo allenamenti e partite. Ma quando lavoriamo assieme per uno scopo (es. Torneo di VT) torniamo ad unirci ben oltre quella giornata.

“Ricordate sempre di vivere come si addice a dei veri credenti in modo che, sia che vi riveda o no, possa continuare a sapere che restate ben fermi in uno stesso spirito e che lottate uniti per la fede che nasce dal Vangelo.” (Filippesi 1:27 PV)

Lottare uniti per uno scopo rinsalda i rapporti tra di noi e rafforza la fede. Lottare uniti ci fa raggiungere mete che da soli non sono neppure immaginabili.

Quale è il tuo “sogno” per questa chiesa e per il tuo piccolo gruppo? Posso affermare con certezza che riuscirai, riusciremo a raggiungerlo SOLO se lavoriamo assieme come una squadra.

“Il SIGNORE disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è il principio del loro lavoro; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare.” (Genesi 11:6)

Ma dobbiamo avere “una lingua sola; questo è il principio del nostro lavoro”. Se riuscirai a parlare la stessa lingua, avere gli stessi pensieri, nutrire gli stessi propositi di ciascun altro a cui stai seduto a fianco, allora “nulla impedirà di portare a termine ciò che intendiamo fare insieme”.

Sei pronto, sei pronta a far parte di questa squadra?

Conclusione

Io credo con tutto il mio cuore se continuiamo a costruire la nostra comunità e i nostri piccoli gruppi sulla reciproca fiducia, sull'empatia, dandoci spazio gli uni gli altri, la nostra missione di costruire una comunità grande, felice e che arrivi alle persone con Cristo in questa provincia sarà irrefrenabile.

Dio vuole usarti come parte di questa squadra: siamo pionieri, e il percorso non sarà facile; dovremo aprirlo a colpi di fede, Parola e preghiera. Comincia pregando questo nel tuo cuore:

“Signore io voglio che tu mi usi con quello che ho. Ovunque tu mi porti e qualunque sia il costo, io sono pronto o sono pronta; in qualsiasi momento, in qualsiasi posto, in qualsiasi modo. Voglio imparare a servirti, ma lo voglio fare servendoti assieme agli altri. Con fiducia, empatia, dando spazio all'altro o all'altra, ma con la chiara missione di servire te. Usami per fare la differenza, Signore. Qualsiasi cosa serva, Signore; qualsiasi cosa serva! Nel tuo santo nome questo io prego. Amen."
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21 aprile 2013

Come aiutarci a crescere gli uni gli altri | 21 Aprile 2013 |

Come credente ho la gioia di poter far crescre gli altri... semplicemente facendo ciò che Dio vuole da me!
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L'obiettivo della campagna “Insieme è meglio” è la crescita: vogliamo far crescere l'amore tra noi,
vogliamo far crescere l'amore per gli altri...ma vogliamo anche farci crescere a vicenda.

Uno dei maggiori obiettivi è proprio imparare ad aiutarci a crescere “gli uni gli altri”.

“Perciò, incoraggiatevi ed edificatevi a vicenda, come infatti state già facendo.” (1 Tessalonicesi 5:11 PV)

La cosa realmente affascinate della Bibbia è che, quando apprendiamo un principio e lo mettiamo in pratica, esso non rimane confinato nell'ambito “ecclesiastico”, ma lo possiamo applicare con successo a qualsiasi altro campo della nostra vita. Possiamo così aiutare a crescere i nostri amici, i nostri colleghi di lavoro, i nostri parenti, i nostri figli, il nostro sposo o sposa.

Perché? Perché i principi nella Bibbia non sono il “regolamento per gli iscritti al club”, ma il “manuale d'uso e manutenzione” scritto da colui che ci ha creati.

4 modi per aiutare a crescere l'altro

1) Afferma che l'altro vale

Ognuno di noi cerca affermazione, cerca di far vedere che lui (o lei) “vale”; lo prova la popolarità di tutti i reality. Le persone fanno letteralmente di tutto per affermare loro stessi a scapito degli altri.

Ma i parametri di valore che vogliamo usare sono completamente differenti da quelli dei reality.
In un reality la cosa fondamentale è dominare sugli altri; nella “realtà” di Dio,  per affermare che l'altro vale io devo...

a) Accettare l'altro

“Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio.” (Romani 15:7)

...invece di snobbare l'altro e sminuirlo!

Noi viviamo in una società che butta giù l'altro. Non solo; tendiamo a valutare gli altri secondo le attitudini dove noi riusciamo meglio: ad esempio, se siamo puntuali in chiesa, ci mettiamo all'ultima fila e, con gran soddisfazione, contiamo tutti quelli che non lo sono ed entrano per la porta in ritardo.
Questo ci fa sentire superiori!

“Ma tu, perché critichi tuo fratello? E tu, perché lo disprezzi? Ricordatevi che tutti dovremo comparire davanti al tribunale di Dio, per essere giudicati.” (Romani 14:14 PV)

Dio non ti butta mai giù, Dio non ti accusa mai. Infatti satana è “l'accusatore dei fratelli”!
E quando noi accusiamo o giudichiamo un nostro fratello o una nostra sorella, stiamo facendo il mestiere di satana!

Come posso accettare l'altro? Smettendola di insistere che deve essere esattamente come sono io!

Per affermare che l'altro vale io devo...

b) Dimostrare attenzione per l'altro

“Così dunque, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma specialmente ai fratelli in fede.” (Galati 6:10)

Fare il bene non significa semplicemente “non fare il male” Devo prestare attenzione all'altro per poter intenzionalmente fargli del bene.
E' uno dei benefici di far parte della famiglia di Dio è il fatto di ricevere attenzioni dagli altri nostri fratelli e sorelle. Per questo, se le rifiutiamo,  pecchiamo di orgoglio e impediamo all'altro di adempiere un comandamento.

Tutto quello a cui presto attenzione cresce: il mio orto, i miei figli, il mio matrimonio … tutto tranne i miei capelli!

Sapete quale sia il dono più grande che possa fare a chi amo? Il mio TEMPO! Si scrive Amore, si pronuncia TEMPO! E sapete quale è il ladro maggiore del nostro tempo? La Tecnologia! La TV e il PC /tablet/smartphone!

L'ISTAT stima che in media, un italiano dagli 11 ai 75 anni passi davanti alla tv 3 ore e 50 minuti.
A questo c'è da aggiungere 2 ore davanti al pc/tablet/smartphone. Trascorriamo quasi il 40% della nostra giornata davanti a uno schermo di qualche tipo. Solo 15 minuti vengono dati al gioco coi propri figli...

I compiti per questa settimana

Ecco cosa voglio che facciate questa settimana:

  • I. cerca opportunità per dimostrare attenzione alle persone che normalmente attraversi con lo sguardo:i tuoi vicini, le persone al lavoro, la commessa al supermercato dove vai sempre.Non aspettare che capitino...cercale!
  • II. fissate un tempo con il vostro piccolo gruppo per per uscire assieme. Non deve essere nulla di elaborato, anche un gelato assieme va bene.
  • III. Per le coppie: fate un appuntamento con vostro marito o vostra moglie. Invitatevi a vicenda una sera fuori. Se avete bisogno di baby sitter chiedete al vostro piccolo gruppo o a qualcuno nella chiesa.
Per affermare che l'altro vale io devo...

c) Dimostrare affetto all'altro

Non sto parlando di affetto “intellettuale”, ma sto parlando di affetto “fisico”: abbracciare l'altro!
E' scientificamente dimostrato che i bambini che subiscono l'assenza di contatto fisico nei primi anni di vita presentano uno sviluppo più lento di quelli che vengono regolarmente abbracciati e cullati.

Una università americana ha effettuato vari studi giungendo alla conclusione che per avere una vita più sana ed equilibrata dal punto di vista emotivo ogni adulto necessita tra gli otto e i 10 contatti significativi con altri ogni giorno: strette di mano, abbracci, pacche sulle spalle.

Cominciamo da subito... alzatevi, e ognuno abbracci qualcuno NON della propria famiglia né del proprio piccolo gruppo.

A me piace il contatto fisico, e nel tempo ho individuato tre tipi di contatto:
  • il “contatto alla Carla Fracci - riluttante” (stretta di mano “molle”, guancia che si sfiora mentre guardi da un'altra parte);
  • il “contatto alla Bud Spencer- energico” (stretta di mano a morsa, pacche violente sulle spalle);
  • il “contatto  avvolgente” (le braccia abbracciano veramente l'altro, il bacio è vero sulla guancia).
Indovinate quale mi piace?

“Amatevi a vicenda come fratelli e siate rispettosi gli uni verso gli altri.” (Romani 12:10 PV)

Per affermare che l'altro vale io devo...

d) Dimostrare di apprezzare l'altro.

L'etimologi di apprezzare è chiara: dare più prezzo, far crescere il valore; quando tu apprezzi i tuoi fratelli e le tue sorelle in Cristo, i tuoi figli, la tua sposa o il tuo sposo, stai facendo crescere il suo valore.

“Sono così contento che Stefana, Fortunato e Acaico siano venuti qui a trovarmi: hanno riempito il vuoto che sentivo per la vostra assenza. Essi mi sono stati di grande incoraggiamento e di aiuto spirituale, come lo sono stati per voi. Sappiate, quindi, apprezzare le persone di questo stampo.” (1 Corinzi 16:18 PV)

Come? C'è una sola maniera... DIGLIELO! Con quali parole? Con un GRAZIE!

Da quanto tempo non ringrazi coloro che stanno lavorando nei vari ministeri di questa chiesa?
Da quanto non stai ringraziando il tuo sposo o la tua sposa per quello che sta facendo per te?

Il secondo modo per aiutare l'altro a crescere è questo:

2) Prega per la crescita dell'altro.

“Un saluto anche da Èpafra, vostro concittadino, servo del Signore Gesù Cristo, che non cessa di pregare per voi, chiedendo a Dio di rendervi forti e perfetti, e di aiutarvi a sapere quale è la sua volontà in tutto ciò che fate.” (Colossesi 4:12 PV)

Di solito noi preghiamo per i bisogni degli altri... ma non preghiamo mai per la crescita degli altri!
Ma la Bibbia è piena di preghiere per la crescita degli altri credenti”

“Per questo motivo  piego le ginocchia davanti al Padre … affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati.” (Efesini 3:14-16)

“Io prego per voi il Signore che dà la pace.... che vi renda perfettamente capaci di fare il bene, in modo che possiate fare la sua volontà e, per mezzo della forza di Cristo, compia in voi tutto ciò che gli è gradito. A lui sia la gloria per sempre, in eterno! Amen.” (Ebrei 13:20-21 PV)

“Per questo io prego per voi, stranieri, perché il Signore, che dà speranza, vi riempia della gioia e della pace, che vengono dalla fede e, per mezzo della potenza dello Spirito Santo, accresca la vostra speranza.” (Romani 15:13 PV)

“Prego per voi continuamente, chiedendo a Dio, il Padre glorioso del nostro Signore Gesù Cristo, di darvi la saggezza di vedere chiaramente e di conoscere fino in fondo Cristo e tutto quello che ha fatto per voi.”( Efesini 1:17 PV)

“Che il Signore vi dia una conoscenza sempre più profonda dell’amore di Dio e vi dia quella pazienza che è un dono di Cristo.” (2 Tessalonicesi 3:5 PV)

“Prego che, per mezzo della sua immensa e gloriosa potenza, vi dia la straordinaria forza interiore dello Spirito Santo” (Efesini 3:16 PV)

Due consigli per pregare per la crescita degli altri:

  • Fanne una priorità: non finire il tuo piccolo gruppo con la preghiera...inizia con essa!
    Prega come normalmente parli: noi non parliamo come preghiamo, uno per volta, a turno, con voce da recita!
Il terzo modo per aiutare l'altro a crescere è questo:

3) Ammetti i  tuoi errori

“Perciò, basta con le bugie! Diciamoci invece la verità altrimenti, siccome siamo parte gli uni degli altri, quando mentiamo ai nostri fratelli, facciamo del male a noi stessi.” (Efesini 4:25 PV)
Essere autentici, dire la verità, ammettere i propri errori; ecco la chiave per la crescita tua e di chi ti sta a fianco. Non deve essere la pubblica confessione di tutti i tuoi peccati segreti, ma semplicemente ammettere che “oggi è una giornataccia”, smettere di imitare Superman o Wonder Woman...

Questo aiuta aiuta gli altri a crescere in due modi:

a) Guarisce le emozioni.

“Confessatevi a vicenda i vostri peccati e pregate gli uni per gli altri, perché siate guariti. La preghiera sincera del giusto, fatta con fervore, è molto potente e dà risultati meravigliosi.” (Giacomo 5:16 PV)

Notate che non dice “confessate al prete” o al pastore;  e notate che non dice di pregare per essere perdonati, ma per essere guariti!

Per essere perdonato da Dio, ti basta chiedergli scusa, ma per essere guarito dai tuoi errori, dalle tue debolezze, dai tuoi peccati, devi confessarlo assieme ad altri!  Non a tutti, non sulla pubblica piazza, ma a qualcuno!

b) Assicura un nuovo inizio

“Chi nasconde i suoi sbagli non avrà successo; chi li confessa e li abbandona  sarà perdonato” (Proverbi 28:13 TILC)

Non sarai mai capace di abbandonare i tuoi sbagli prima di averli confessati. Che cosa è che stai “facendo finta” che non è un problema? Un'abitudine sbagliata, una dipendenza, un ricordo doloroso, un risentimento verso qualcuno o qualcuna?

C'è una strada che porta alla tua guarigione: Confessione > Abbandono > Perdono.
C'è un luogo che ti lascia come sei: il nascondere.

c) Ti fa ottenere la forza da Dio per cambiare.

“Allora, quando capirete di non essere niente davanti al Signore, sarà proprio lui che vi rialzerà e v’aiuterà.” (Giacomo 4:13 PV)

Fino a quando sarai tu a reggerti alla fune, rischierai di precipitare; quando deciderai di mollarla troverai le braccia del Padre a prenderti.

d) Accresce la fratellanza

“Se, invece, come Gesù Cristo, viviamo nella luce della presenza di Dio, abbiamo una comunione reciproca fra noi cristiani e il sangue di Gesù, Figlio di Dio, ci purifica da tutti i peccati.” (1 Giovanni 1: 7 PV)

Quando confessiamo l'uno l'altro i nostri errori, usciamo dalla logica tutta del mondo del “se solo sapessero quello che faccio nessuno mi amerebbe”.

Perché? Perché scopriamo che “tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23).
Perché ci dimostriamo “veri”, autentici con gli altri, e gli altri possono apprezzarci per questa onestà.
Perché Gesù, che è pure onnipotente, non può guarire il nostro male se continuiamo a nasconderlo nel buio.

Non può, fino a quando non lo portiamo dinanzi alla sua luce.

Il quarto modo per aiutare l'altro a crescere è questo:

4) Incoraggia l'impegno dell'altro

“Siate felici, crescete in Cristo, incoraggiatevi a vicenda, andate d’accordo e vivete in pace e armonia. Il Signore che dà amore e pace sarà con voi.” ( 2 Corinzi 13:11b)

Lavorare in due è sempre più facile di lavorare da soli.

“Una corda a tre capi non si rompe così presto.” (Ecclesiaste 4;12b)

Quali impegni dobbiamo incoraggiare nell'altro?

a) L'impegno ad amare Gesù Cristo

Questo si chiama “adorazione”

Fa parte del Gran Comandamento di Matteo 22:37: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”, perché tu sei stato creato per dar piacere a Dio.

b) L'impegno ad amare gli altri credenti

Questo si chiama “comunione fraterna”.

Con loro hai in comune la salvezza. “Amatevi a vicenda con tutto il cuore, perché, ubbidendo alla verità, la vostra anima è stata purificata dall’egoismo e dall’odio, e così ora potete amarvi sinceramente come fratelli.” (1 Pietro 1:2 PV)

c) L'impegno a crescere nella Parola di Dio

Questo si chiama “discepolato”.

Dio vuole che ciascuno di noi diventi simile a suo figlio Gesù.
Tu aiuti i tuoi fratelli e le tue sorelle quando racconti ciò che hai imparato tramite la sua Parola.

d) L'impegno a servire nei ministeri della chiesa.

Questo si chiama “ministero”.

Dio ti ha dato doni e talenti e vuole che tu li condivida con gli altri.  E questo lo puoi fare solo se sei coinvolto in un ministero (ricorda che “un servo che non serve non serve”).

e) L'impegno a condividere la buona notizia

Questo si chiama “evangelizzazione”.

Una volta che hai capito l'importanza di Gesù nella tua vita, la condividi con gli altri

Conclusione

Insieme è meglio, perché insieme cresciamo più rapidamente, ma tu devi decidere intenzionalmente di aiutare gli altri e di essere aiutato dagli altri.

Cosa farai? Farai come in un reality, cercando di dimostrare che sei “il migliore” per vincere il premio della giuria... o accetterai la realtà di Dio, aiutando e ricevendo aiuto per crescere in Cristo?

Preghiera

La maturità spirituale è una scelta; tu sei tanto vocino a Dio quanto decidi di esserlo. Un giorno sarai davanti a Dio e sarai chiamato (o chiamata) a fare un resoconto della tua vita, e Lui ti chiederà “Hai mi preso questi impegni? Hai mai adempiuto ai propositi per cui io ti ho messo sulla terra?

Quello che ti chiedo, oggi è; qual'è il tuo prossimo passo spirituale? Forse potrebbe essere questa preghiera:

“Caro Dio, io voglio crescere spiritualmente. Non voglio più essere un bambino nella fede. Oggi io scelgo di prendere sul serio questi impegni.
Per primo, io mi impegno verso te Gesù a fare di te il centro della mia vita.
Io voglio adempiere ai tuoi propositi e seguire il tuo piano per la mia vita.
Per secondo, io mi impegno a cercare opportunità per annunciare la Buona Notizia di Gesù alle persone che ho a fianco.
Io mi impegni a frequentare questa chiesa, a unirmi ad un piccolo gruppo, ad essere battezzato (se non lo sono ancora stato).
Io voglio crescere e diventare la persona che tu voi io sia.
Io mi impegno in questo viaggio, e io ti chiedi di  dimorare nel mio cuore.

Nel nome tuo, Gesù, questo io prego. Amen
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