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28 marzo 2021

“Quale re stai acclamando”? Domenica delle Palme | 28 Marzo 2021 |

Quale re stai acclamando? Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora? Sei come l'albero che fiorisce al primo tepore, e soffre poi il gelo, o come quello che attende, e non dubita che la primavera verrà? Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro.
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Tempo di lettura:  7 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 20 minuti

Una delle cose che amo di più nel mio tempo libero, (davvero troppo poco, tra chiesa e lavoro secolare) quando i vari lockdown, zone rosse ed alto me lo permettono, è di camminare assieme a mia moglie  lungo la costa del lago di Bolsena.

C'è un tratto che mi piace particolarmente, perché è lontano dai rumori del mondo. Mi piace camminare lì verso il tramonto, così da poter prendere foto che siano ancora più suggestive.

Qualche settimana fa (era metà febbraio) ero assieme a mia moglie e a mio figlio Matteo e ci siamo fermati a fotografare una mimosa fiorita: era l'unica pianta fiorita tra tutte piante ancora spoglie: ve la faccio vedere:

Se conoscete un minimo di “tecnica fotografica” già sapete cosa è che mi ha colpito di più della scena.

Ovviamente la mimosa era stupenda, ma quello che mi ha colpito maggiormente era il contrasto tra l'albero completamente in fiore e l'altro completamente spoglio.

Era come se un albero avesse la smania di anticipare la primavera, di immaginarsi la bella stagione che era ancora di là da venire, mentre l'altro attendeva.

Generalmente pubblico i miei scatti migliori su Instagram e li accompagno con una frase, un motto, o un versetto che spieghi perché ho fatto quella foto.

Riflettendo sulla foto, mi è sembrato giusto di citare una frase di uno scrittore americano, Marthy Rubin, che dice così: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. 

Tu potresti chiedermi: “Marco, ma che c'entra questo con la domenica delle Palme?

C'entra, in quanto stiamo parlando di “attesa”. Le cinque domeniche di Quaresima, la Domenica delle Palme, e anche il Venerdì Santo ci parlano di “attesa”.

Così come l'Avvento ci parla dell'attesa di un Dio che si fa uomo  per venirci a trovare a Natale, la Quaresima ci parla dell'attesa che quel Dio in forma d'uomo manifesti la sua potenza per poterci salvare a Pasqua.

La potenza che trasforma una crocifissione in una resurrezione quella potenza che esploderà il giorno di Pasqua, aprendo la tomba,  accecando le guardie, ed aprendo per noi i Cieli.

Noi, che abbiamo creduto in Cristo, aspettiamo la Pasqua per ricordarci di quell'evento che ci ha affrancati, ci ha liberati dal peccato.

Ma 1988 anni fa (2021 – 33, gli anni di Gesù, anno più anno meno) sette giorni prima della Pasqua ebraica c'erano altri che attendevano e facevano festa. Chi , o cosa stavano festeggiando?

Vediamo la storia assieme di quella domenica:

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». 4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: 5 «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, sopra un asinello, puledro d’asina”». 6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.  8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che lo precedevano e quelle che seguivano gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!» 10 Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea». (Matteo 21:1-11)

Anche all'epoca stavano attendendo un Salvatore;  un Salvatore, si... ma più a misura d'uomo.

Siamo quasi all'ultimo atto  della storia di Gesù sulla terra durante la sua prima venuta. Gerusalemme è stracolma di gente, in quel periodo la popolazione passa da 30.000 a 150.000 di lì a sette giorni si festeggia la פֶּסַח  p̱esaḥ (pron. 'p'asàch), la Pasqua ebraica, e ogni buon ebreo vuole essere presente al sacrificio nel tempio che avrebbe lavato per un anno i peccati del popolo.

Gesù arriva,  e tutti lo acclamano, agitando rami di palma così come era tradizione all'epoca quando si accoglieva un re  al ritorno da una battaglia vittoriosa.

Viene accolto al grido di “Osanna”, che in ebraico suona “jesciùa hannach” e sono due parole, non una :  יָשַׁע- “yasha”(pron. jesciùa) = libera   e אָנּאָ – “anna” (pron. hannàch) - ti prego. Ognuno nella folla grida “Liberami ti prego!”

Da cosa doveva liberarli Gesù? Dio aveva promesso che avrebbe mandato   il מָשִׁיחַ - mâšiyaḥ (pron. mascìach), il messia, l'unto: Isaia, settecento anni prima, lo aveva annunciato così:

“Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio...” (Isaia 61:1-2)

Loro stavano attendendo un re; un re che avrebbe spazzato via  gli invasori Romani e riportato Israele ai fasti dell'epoca di Salomone.

Stavano “mettendo fuori fiori” come la mimosa della mia foto, credendo che la primavera fosse arrivata, che il peggio fosse passato, che di lì a poco avrebbero visto i frutti. La profezia invece volava più alto di quello che stavano aspettando quegli ebrei.

Gesù aveva letto quel brano di Isaia nella sinagoga a Nazareth ma l'aveva letto così:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha inviato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi, per proclamare l’anno accettevole del Signore.” (Luca 4:18-19)

Una riga: Gesù, è venuto per saltare una riga. Le persone che lo acclamavano non avevano capito, il perché Gesù fosse venuto.

Non per dare ricchezza, né per scacciare i nemici; di certo è venuto anche per proteggere i suoi, per dargli, se possibile buone cose durante questa vita; di curarli nel fisico e nell'animo, di ascoltarli e soccorrerli quando lo pregano... ma non certo per dargli un regno terreno.

E' venuto per qualcosa di diverso, di più duraturo, di più importante nel tempo. Per mettere unf rego, un casso, una linea che cancella sopra al termine “vendetta”, perché non ci fosse più la necessità  di sacrificare ogni anno,  nel tempio, e a Dio, per lavare i peccati, per invocare perdono, per fermare la mano dalla giusta vendetta verso coloro che disobbediscono  al volere di Dio, Padre e Creatore.

Gesù fu acclamato  come re di questo mondo quella domenica; ma lui non vuole esserlo: non lo voleva allora,  e così rispose a Pilato che gli chiedeva dove fosse il suo regno:

“Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma ora il mio regno non è di qui!” (Giovanni 18:36)

Quale re stai acclamando?

Oggi sei qui in questa chiesa, o forse davanti ad uno schermo di un pc,  di uno smartphone, o di un tablet,

oppure ascolti il podcast, o anche leggi queste righe e lo fai con devozione, perché è la Domenica delle Palme... ma quale re stai acclamando?

Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora?

Non vedi l'ora di fiorire a primavera, di vedere la bella stagione a te favorevole, e se la primavera tarda a venire ti preoccupi, dubiti, e, nel peggiore dei casi, rinneghi Cristo?

Paolo afferma che.

“Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19)

Quali radici avevano quelle persone che gli gridavano “jesciùa hannach, ti prego, salvami"  la domenica e il venerdì successivo avrebbero gridato “crocifiggilo”?

Gesù aveva parlato di loro, qualche tempo prima:

“E così quelli che ricevono il seme in luoghi rocciosi sono coloro che, quando odono la parola, la ricevono subito con gioia;  ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; poi, quando vengono tribolazione o persecuzione a causa della parola, sono subito sviati.” (Marco 4:16-17)

La Domenica delle Palme  è un momento di gioia, perché Gesù è acclamato come Re e Salvatore, ma anche un momento di riflessione  per ciascuno di noi che ha creduto in lui.

“Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. Chi è più vivo dei due alberi in questa foto? L'albero che fiorisce, e il gelo lo può danneggiare, o quello che attende?

Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro: L'arcangelo disse a Maria di Gesù:

“Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine”. (Luca 1:33)

Se invece non lo conosci oggi è il giorno di gridare “jesciùa hannach”, ti prego, salvami... Lui è venuto per risponderti.

Preghiamo.

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29 novembre 2020

La Speranza oltre le luci - 1° Domenica di Avvento | 29 Novembre 2020 |


Cosa c'è, se c'è qualcosa,  oltre  la semplice bellezza delle luci colorate e intermittenti che ci sono a Natale? C'è l'eredità di Speranza che porta Cristo, venuto per cambiare la storia del mondo.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 26 min.

Oggi comincia l'Avvento, quel periodo di quattro settimane che ci condurrà a ricordare a Natale che Dio è realmente sceso tra noi.

Chi è che di voi ha già tirato fuori le scatole con le luci di Natale? Chi userà quelle dell'anno vecchio? Chi ne ha comperate  o che deve comperarne di nuove? Chi è che non farà addobbi luminosi?

In qualsiasi modo al vediate, circa le luci di Natale, che facciate il presepe o no, l'albero o no, non potrete fare a meno di essere attorniati da decorazioni luminose.

A casa nostra la tradizione vuole che gli addobbi si facciano rigorosamente l'8 Dicembre con Michael Bublè in sottofondo. Io da buon italiano mi occupo del presepe, mia moglie che è anglosassone si occupa dell'albero.

Sono qualcosa di “sacro? Certamente no! Sono qualcosa che a me ricorda di quando ero bambino, e il nostro presepe era enorme,  con tanto di volta stellata tirata su da mio fratello  (già all'epoca un genio del “fai da te”)  con filo di ferro e carta cielo, da cui fuoriuscivano  le lampadine a simulare le stelle  (e per fortuna non c'è mai stato un cortocircuito!) che si accendevano e si spegnevano con l'intermittenza.

Il nostro albero era un po' più piccolo,  ma pieno di luci e di quelle palle di vetro antiche   al cui interno c'erano paesaggi innevati  o angeli adoranti:  e in cima una enorme stella luminosa  che da sola consumava un kilowatt!

Ma, sinceramente, all'epoca,  mica capivo il perché di quelle luci: era, (anche se buona) una “tradizione”.

Se leggete sul web, troverete decine di spiegazioni sul perché abbiamo questa tradizione delle luci, sia di quello che ne dicono bene sia di quelli che ne dicono male.

Tranquilli, non voglio discutere sul “presepe si, albero no... tutti e due... nessuno dei due...” ma quello che mi interessa oggi è di riflettere assieme a voi di cosa c'è, se c'è, che vada oltre  la semplice bellezza  delle luci colorate e intermittenti.

Cosa c'é oltre le luci?

Se leggete l'Antico Testamento troverete che Dio aveva disseminato l'anno del suo popolo con decine di festività: gli Azzimi, Capanne, la Pentecoste, l'Espiazione, la Pasqua, eccetera.

Tutte queste festività servivano davvero a Dio? Certamente no! Servivano a al suo popolo, per ricordargli che Dio aveva un piano, e che era un piano benevolo di salvezza. Erano un “segno”, un promemoria, qualcosa che serviva a ricordare una verità  che il popolo potrebbe aver dimenticato preso come era  nel ritmo della vita di tutti i giorni.

Un attimo; non pensate che voglia dirvi che le luci di Natale  le ha stabilite Dio! Certamente no! Ma posso dirvi che la luce è una illustrazione assolutamente biblica (a seconda della versione della Bibbia che hai nelle mani, la parola “luce” c'è dalle 200 alle 280 volte) per indicare “guida, saggezza, rivelazione”.

Guardate quello  che scrive Paolo agli Efesini:

“Perciò anch’io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; egli illumini gli occhi del {vostro} cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi...” (Efesini 1:15-18)

Paolo ci parla di ottenere un “dono spirituale” particolare il dono di “sapienza”: questa sapienza arriverà attraverso una “luce” che “illumini” gli occhi spirituali del nostro cuore, per farci vedere una “eredità”.

Ora, seguitemi bene, una eredità è qualcosa che qualcuno ha già accumulato per darla a qualcun altro nel futuro.

Se tu erediti da tuo padre una somma di danaro significa che quella somma già c'è... è tua... devi solo prenderla!

Paolo sta dicendo che devi semplicemente VEDERE una “eredità”  che è già tua, crederci (“la vostra fede”)  conoscerla (“spirito di sapienza”) e vederla (“illumini”).

L'eredità che Paolo vuole che vediamo si chiama “speranza”, che, essendo un a eredità non è in dubbio, già c'è, già è stata stabilita.

Servirà solo qualcosa che ce la faccia vedere, la illumini e la riveli. A cosa si riferiva Paolo? Quale era la luce  che avrebbe dovuto rivelare agli Efesini l'eredità futura?

Non c'è evidenza che Paolo stesse pensando ad un brano specifico dell'Antico Testamento  (che lui conosceva a memoria), ma ce n'è uno che parla  di fede, speranza, e rivelazione: si trova in Isaia, al capitolo 9: leggiamolo assieme:

“Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende. Tu moltiplichi il popolo, tu gli elargisci una gran gioia; esso si rallegra in tua presenza come uno si rallegra al tempo della mietitura, come uno esulta quando spartisce il bottino...Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo del Signore degli eserciti."(Isaia 9:1-2, 5-7)

Eccola l'eredità promessa: è la Speranza. Non è scritta nel brano, ma Isaia stava parlando ad un popolo diviso, lontano da Dio, assediato.. e a questo popolo che disperava, lui parla di un futuro radioso! Li porta a sperare!

La luce porterà: (guardate i termini che usa Isaia  evidenziati in viola) “gran gioia,  allegria,  esultanza,  incremento,  pace infinita,  diritto,  giustizia”.. e non per un momento,  ma “ora e per sempre”!

Mentre leggiamo la profezia  all'interno della Scrittura sopra,  è difficile non pensare a Colui  che la ha già adempiuta. Noi siamo benedetti di vivere nell'epoca in cui la luce in Cristo ha illuminato quell'eredità che si chiama Speranza, attraverso una luce nel cielo.

“In quel periodo alcuni Magi arrivarono a Gerusalemme dall'Oriente e chiesero: 'Dov'è quello che è nato per essere re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti qui per adorarlo'... I Magi, dunque, ripresero il loro viaggio ed ecco, la stella apparve loro di nuovo e si fermò proprio sulla casa dov'era il bambino."( Matteo 2: 1b-2, 9) 

E' questo che c'è dietro le luci del Natale: c'è una eredità, qualcosa che è già tuo, ti appartiene... basta che tu afferri la rivelazione che Gesù è realmente venuto, la luce che illumina quella Speranza.

Dove sei tu, in questo momento? Come sei tu, in questo momento? Sono un facile profeta se dico che questo Avvento è uno di quelli più difficili che abbiamo mai vissuto dalla Seconda Guerra Mondiale in poi?

Potremmo disperare,  come era disperato il popolo di Dio  al tempo di Isaia, se non fosse venuta la luce di Cristo

Vorrei vedere assieme a voi un altro passo di Isaia, che Gesù stesso citerà.

A sinistra c'è la versione di Isaia,  a destra quella di Gesù... poi vi spiego perché:

 «Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». (Isaia 42: 1-4)

«Ecco il mio servitore che ho scelto; il mio diletto, in cui l’anima mia si è compiaciuta. Io metterò lo Spirito mio sopra di lui, ed egli annuncerà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà e nessuno udrà la sua voce nelle piazze. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia. E nel suo nome le genti spereranno»  (Matteo 12:18-21)

Avete visto la differenza? Isaia dice nel versetto 4 “e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge” (che è una frase tipicamente ebraica che significa “il mondo aspetterà”) mentre Gesù dice  “E nel suo nome le genti spereranno”

Gesù ha sbagliato un versetto! Se lo ricorda male! Non penso proprio che Gesù, che ha scritto la Bibbia, si ricordi male  di ciò che ha fatto scrivere ai profeti!

Gesù ha VOLUTAMENTE cambiato l'ultimo versetto, perché lui ha VOLUTAMENTE cambiato la storia del mondo venendo sulla terra. Ai tempi di Isaia c'era una attesa fiduciosa, ai tempi di Gesù c'è la Speranza dell'eredità. E poiché Gesù è sceso, l'eredità è stata stabilita, ed è certa.

Ecco cosa c'è dietro le luci che ci ricordano la notte in cui è nato, e ci ricordano che Lui è la luce:

«Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». (Giovanni 12:8)

Sapete quale è il più grande problema del mondo? Non è il Covid, e nemmeno la fame, o le guerre. Il più grande problema del mondo è il fatto che le persone continuino a sperare nelle cose sbagliate; a sperare in cose che non danno alcuna eredità: il potere, il danaro, il sesso, la carriera, la famiglia, i figli, il lavoro, la squadra di calcio, lo sport, l'hobby...

Intendete, alcune sono anche buone, ma non danno eredità: una delle battute del marito di mia cugina,  Antonio, con la sua saggezza di popolano romano, era:  “Ricodete, Mà: le bare nun c'hanno le saccocce (le tasche), c'hanno li manichi (le maniglie)”. 

L'eredità del potere o del danaro,  o di qualsiasi altra cosa in terra, sono maniglie per trasportarti quando ormai sarà troppo tardi; il Covid è qui a dimostrarcelo.

Le luci di Natale ci rammentano che dobbiamo decidere ADESSO, se inseguire luci che sono solo lampadine, o fidarci, avere fede nella luce di Cristo.

Ciò comporta fare come hanno fatto i Magi, che in base ad un segno, si sono mossi e hanno cercato... pur non essendo credenti.

Mentre appendi le tue luci di Natale quest'anno,  o se contempli quelle per le vie, fallo con un cuore in attesa,  avendo fede nell'eredità  che già ti è concessa se hai creduto o che è lì pronta da prendere se ancora non lo hai fatto.

Ecco cosa c'è dietro le luci a Natale: la Speranza.

Preghiamo.

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27 settembre 2020

Speranza nella tragedia | 27 settembre 2020 |

Cosa accade quando hai perso anche la speranza in Dio, e tutto sembra nero, buio, desolato? E' proprio in
quei momenti che puoi scoprire un dio eterno, fedele al suo patto verso chi lo riconosce, all'ascolto... perché lui è Speranza!

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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 39 min.

Brani utilizzati:

“O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?  No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo” (Luca 13: 4)

“Anche quando grido e chiedo aiuto a gran voce, egli rifiuta di ascoltare la mia preghiera. Egli ha sbarrato le mie vie con pietre tagliate, ha reso i miei sentieri tortuosi. Egli è stato per me come un orso in agguato, come un leone in luoghi nascosti. Ha deviato le mie vie, mi ha dilaniato e mi ha reso desolato. Ha teso il suo arco e mi ha fatto il bersaglio delle sue frecce. Ha fatto penetrare nel mio cuore le frecce della sua faretra.Sono diventato lo scherno di tutto il mio popolo, la sua canzone di tutto il giorno. Mi ha saziato di amarezza, mi ha fatto bere assenzio, Mi ha spezzato i denti con la ghiaia, mi ha coperto di cenere.- Hai allontanato la mia anima dalla pace, ho dimenticato il benessere.”(Lamentazioni 3:8-17)

“Ho detto: «E' scomparsa la mia fiducia e la mia speranza nell'Eterno».” (Lamentazioni 3:18)

“Essa piange, piange durante la notte, le lacrime le rigano le guance; fra tutti i suoi amanti non ha chi la consoli. Tutti i suoi amici l’hanno tradita, le sono diventati nemici.” (Lamentazioni 1: 2) 

“Ho chiamato i miei amanti, ma essi mi hanno ingannata...” (Lamentazioni 1: 19a) 

“Questo voglio richiamare alla mente e perciò voglio sperare.  E' una grazia dell'Eterno che non siamo stati interamente distrutti, perché le sue compassioni non sono esaurite. Si rinnovano ogni mattina; grande è la tua fedeltà. «L'Eterno è la mia parte», dice l'anima mia, «perciò spererò in lui». L'Eterno è buono con quelli che sperano in lui, con l'anima che lo cerca. Buona cosa è aspettare in silenzio la salvezza dell'Eterno.” (Lamentazioni 3: 21 -26)

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10 maggio 2020

Poggia la tua ansia su Gesù | 10 Maggio 2020 |

L'ansia è una "valigia pesante" che spesso mi porto appresso. Gesù può portarla per me. Gesù vuole portarla per me.
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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 27 min.


Che cosa è che vi fa stare in ansia nella vostra vita?  I figli?   Il lavoro?   Il vostro matrimonio?   La vostra salute?   La pandemia?

Nel 2018 si stimava che oltre 2 milioni e mezzo di italiani erano affetti da “ansia patologica” ovvero quell'ansia che porta a prendere farmaci, spendendo oltre 377 milioni di Euro.

Una persona ha recentemente “twittato”:”L’amore ti rende spensierato. L’amore ti rende leggero. L’amore ti rende felice. Ma lo Xanax (un farmaco antidepressivo) costa meno.”

L'attuale statistica dice che in Italia il 78 % delle persone vive una situazione di ansia dovuta al Covid o alle sue ricadute.

L'ansia non ha confini geografici e neppure nazionali. L'ansia non nasce ad una certa età della vita e non scompare a nessuna età della vita  come fanno i brufoli.

Cambia nel tempo e siamo in ansia per cose differenti. Da giovani sono le interrogazioni, da adulto sono i colloqui di lavoro da maturi sono gli esami dei figli da anziani sono gli esami del sangue... nostro!

Lo scrittore ROBERT ALBERT BLOCH ha detto:  “L'ansietà è un sottile rivolo di paura che si insinua nella mente. Se incoraggiata, scava un canale nel quale tutti gli altri pensieri vengono attirati.” 

La domanda che voglio porti stamattina è: come credente è giusto che io mi preoccupi? E' un segno di debolezza? Di mancanza di fede? O cosa? Come posso impedire che i miei pensieri come dice Bloch, vengano attirati e vi cadano dentro?

La preoccupazione è nata con l'uomo: lo leggiamo in Genesi 3: 7; subito dopo aver mangiato il frutto dell'albero che Dio aveva detto di non toccare:

“Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e si accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture.” (Genesi 3:7)

Perché mai avrebbero dovuto farne? Erano solo loro due... e Dio! Erano “preoccupati”  che Dio li vedesse!

Poco dopo, avendo sentito arrivare Dio, si nascosero perché erano “preoccupati” (e a ragione) della reazione di Dio.

Preoccuparsi è umano.  Era preoccupato chi ha scritto il salmo 94:

“Quando ero turbato da grandi preoccupazioni, il tuo conforto ha alleviato l’anima mia.” (Salmo 94:19)

Era preoccupato Salomone:

“Allora che profitto trae l’uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto ciò che gli è costato tanta fatica sotto il sole?” (Ecclesiaste 2:22)

Era preoccupato Paolo:

"Oltre a tutto il resto, sono assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese." (2 Corinzi 11:28 PV)

La parola che è è tradotta con “ansia” è μέριμνα merimna ,che significa piuttosto "qualcosa che ti distrae da qualcos'altro più importante". Infatti il verbo μερίζω merizō, da cui deriva significa, “separare, disgiungere, dividere".

E' interessante che la parola “assillato” è ἐπίστασις epistasis;  qualcuno che ha fatto un po' di studi medici forse  la riconosce:  l'epistassi, in gergo medico è l'emorragia, la perdita di sangue dal naso.

L'ansia, secondo Paolo, ci divide, ci separa, ci distrae da qualcosa che è molto più importante, è come una “emorragia” che ci toglie forze e ci fa concentrare su altro differente da quello che stavamo facendo.

Per 47 volte nel Nuovo Testamento  viene trattato l'argomento  “paura, angoscia, ansia, preoccupazione”.

C'è una affermazione sulla quale mi trovo abbastanza d'accordo:  l'ansia, la preoccupazione,  sono un moderno segno di “ateismo”:  so di avere un Dio potente,  che ha cura di me...  ma non mi fido!

Infatti è Gesù stesso che dice in Matteo 6:

“Perciò, non siate in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che vivono per queste cose, ma il Padre vostro che è nel cielo sa già tutto quello che vi è necessario” (Matteo 6:31-32 PV)

Però poi lo stesso Gesù dirà:

“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a essere spaventato e angosciato.” (Marco 14:33 PV)

Che strano! Colui che mi dice  di non preoccuparmi di nulla che è angosciato e spaventato!

Più volte vi ho detto che molte delle emozioni che proviamo, l'amore, la compassione, la gioia, la tristezza, le abbiamo perché siamo stati creati a immagine di Dio, e Dio nella sua creatura ha messo le emozioni che lui stesso ha.

E Dio mi ha dato anche emozioni  che lui non ha, tipo la “paura” che spesso mi serve per non fare cose stupide tipo camminare sul ciglio un burrone bendato.

“Allora, Marco, tu mi stai dicendo che, visto che provo ansia,  e che Dio mi ha dato le sue stesse emozioni, Dio è uno che va in ansia?”

Assolutamente no! Dio non è un “ansioso”! Può essere addolorato per come ci comportiamo come figli, ma non è mai in ansia.

 Ho detto che “molte delle emozioni” provengono da Dio... ma certamente non tutte! L'uomo e la donna
sono un misto di “essere vivente” e “essere spirituale”; metà naturale e metà spirituale

Paolo lo spiega molto meglio di me. In 1 Corinzi:

“Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L’uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.”  (1 Corinzi 2:14-15)

E in Romani:

“Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:22-24)

Paolo stesso dice che in noi vivono due nature  apparentemente opposte e che lottano spesso (se non sempre) l'una contro l'altra.

Da quale delle due nature viene l'ansia dunque? Da dove venivano i sentimenti di angoscia e di ansia che provava Gesù nel Getsemani, quanto poco prima ci aveva detto che non dobbiamo preoccuparci di nulla?

Ce lo spiega  Gesù stesso in Matteo 26:

"Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole»." (Matteo 26:41)

Mi piace la parafrasi di questo versetto che ne fa  la Bibbia della Gioia:

“State svegli e pregate! Altrimenti sarete sopraffatti dalla tentazione. Perché senza dubbio lo spirito è pronto, ma il corpo è tanto debole!” (Matteo 26:41 BDG)

Gesù dice che l'ansia è una “tentazione”... e, se cadiamo in tentazione,  ovviamente,  pecchiamo.

Per come la sto mettendo adesso, sembra che Gesù stesse peccando... perché si “preoccupava”; e se l'ansia e la preoccupazione sono una forma moderna di ateismo, Gesù stava peccando di ateismo!

Se non che, per fortuna, Pietro mi spiega:

(Gesù) ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati guariti.” (1 Pietro 2:24) 

Pietro sta citando Isaia 53:5, e mi ricorda che Gesù ha dovuto caricare su se  TUTTI i miei peccati... compreso quello dell'ansia... Perché lui ha vinto anche l'ansia.

Perché vi dico questo? Leggiamo assieme il racconto che fa Giovanni di quello che accadrà pochi minuti dopo  che Gesù aveva detto  “la carne è debole”:

“Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Egli disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi».” (Giovanni 18:4-8)

Erano arrivate le guardie assieme a Giuda per arrestare Gesù: non mi sembra il comportamento di qualcuno che sia in “ansia” di ciò che accadrà... sapendo bene  quello che sarebbe accaduto.

Fino a poco prima c'era un Gesù prostrato un Gesù che sudava sangue, che per tre volte ha chiesto al Padre “...passi da me questo calice...” (Matteo 26:39)

Cosa è successo? In che modo Gesù ha vinto  la parte “umana” che era in lui, quella che era in ansia, e a fatto emergere la parte spirituale  che era in lui?

1. Sottomettiti alla volontà del Padre

Gesù è Dio, ma Gesù è stato anche uomo, in quel momento  la parte umana che era in lui emergeva e sembrava avere il sopravvento.

Stava, come diceva Paolo, distraendolo da qualcosa di più importante, la croce, la salvezza per l'uomo;  era come una emorragia che gli portava via le energie (e, in realtà, Gesù l'emorragia l'ebbe per davvero, sudando sangue per la rottura dei capillari superficiali).

Come ha combattuto l'ansia Gesù? Come ha sottomesso il suo pensiero facendolo obbediente a se stesso?

In Matteo 26 leggiamo:

“Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.” (Matteo 26:39)

Gesù, Signore in terra, si è sottomesso alla volontà di Dio Signore in Cielo! La parte umana di Gesù era in ansia, la parte spirituale no!

Quando siamo nell'ansia, la prima cosa è sottomettersi alla volontà di Dio.

Paolo parlerà di questa lotta dicendo:

“In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo.” (2 Corinzi 10:3-5)

Sottomettersi a Dio  non significa non avere paura ma piegare la paura e sottometterla a Cristo.
Significa pregare:”Padre fa che questo momento passi... ma io mi fido di te, comunque!”

2. Continua a  sottomettersi al Padre

Gesù ha detto di noi, suoi discepoli:

“Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli.” (Giovanni 8:31)

Gesù ci conosce, e sa che ci “stanchiamo presto”; preghiamo, e se non vediamo l'effetto SUBITO ci stanchiamo, e smettiamo. E' per quello che ci dice di PERSEVERARE di continuare ad obbedire ai suoi insegnamenti per essere veri discepoli.

Cosa ha fatto Gesù? Gesù non ha pregato  una sola volta quella preghiera al Padre, ma la ha pregata tre volte:

“Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».... andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole.” (Matteo 26:42, 44)

Dio ricerca l'obbedienza, non i buoni propositi. Non vuole che tu ti affidi a lui la mattina e poi ti disperi e ti senta abbandonato,  ti senta abbandonata la sera. Dio premia la costanza.

Lo so, quello che stai pensando: “Marco, quello era GESU'! Il Figlio di Dio!  Mica puoi aspettarti che io faccia le stesse cose!”. Infatti: io mi aspetto che tu faccia cose più grandi di lui: perché è lui stesso che lo ha detto.

3. Chiedi l'aiuto di Gesù

“In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; e quello che chiederete nel mio nome, lo farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome io la farò.” (Giovanni 14:12-14)

Se Gesù ha vinto l'ansia di una morte in croce attraverso l'obbedienza e la fiducia in Dio, cosa possiamo fare io e te di meglio, visto che Gesù stesso ci ha promesso il suo aiuto?

C'è una storia che ho sentito su una donna  che stava aspettando l'autobus portava una valigia molto pesante.  Era così felice quando vide arrivare l'autobus;  lei pagò la tariffa e poi si fermò nel corridoio  tenendo la valigia.  Qualcuno le disse:  "Perché non metti la valigia sul pavimento?"  a cui rispose:  "Sono così grata che l'autobus mi porti …  non posso aspettarmi che porti anche la mia valigia!"

Se hai creduto in Gesù  sei sull'autobus.  Dio ti sta portando lungo il cammino   Non c'è motivo per cui tu porti il peso delle tue ansie. Sono già nelle sue mani.  Devi posare la valigia.  Poggia la tua ansia su Gesù.

Se invece, non hai ancora creduto in Gesù, o se magari lo conosci, perché vivi in Italia e per tradizione familiare sai di lui, ma non lo hai realmente accettato come solo Signore e Salvatore per la tua vita, sappi che il suo autobus arriva ogni giorno alla fermata che sta dinanzi a casa tua, che sta dinanzi al tuo cuore.

Sali su quell'autobus, salici anche se non hai biglietto, anche se hai l' abbonamento scaduto, e non ci sei salito da tempo.

Lui è pronto a trasportare la tua valigia pesante e il prezzo del biglietto verso il Cielo è stato pagato da lui sulla croce per te!

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28)

Poggia la tua ansia su Gesù.

Preghiamo.


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08 dicembre 2019

Aspettare cercando la Speranza - II° di Avvento | 8 Dicembre 2019 |


Come stai aspettando di ricordare l'arrivo di Gesù a Natale? Con il cuore freddo di uno scienziato, con quello impaurito di colui che non lo segue... o con quello umile ed aperto di chi ha fede e spera?
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Abbiamo introdotto la scorsa settimana il tema dell'Avvento, ed abbiamo acceso la prima candela,
quella che rappresenta la speranza.

Cosa significa “sperare”? Il dizionario Devoto lo definisce cosi:

“Attesa fiduciosa di un evento desiderato perché ritenuto gradito o vantaggioso”

Secondo il dizionario le caratteristiche di chi spera sono:

a) l'attesa;
b) a fiducia;
 c) il desiderio.

Non so se ci avete fatto caso, attesa, fiducia, desiderio, sono tutte cose che prevedono... che cosa? Stare ASSOLUTAMENTE FERMI! Sono azioni-non-azioni, dove l'importante è non muoversi.

E per noi credenti? Abbiamo detto che l'Avvento parla della speranza. Valgono le stesse categorie quando parliamo di Gesù?

Sappiamo che per noi l'attesa è terminata circa 2019 anni fa, anno più, anno meno, e che ogni anno in questo periodo festeggiamo appunto la fine dell'attesa.

Ma invece cosa significava la parola speranza,  per le persone di 2019 anni fa, in Israele? Leggiamo il Salmo 25:

“Fammi conoscere le tue vie, Signore; insegnami il cammino da seguire. Guidami con la tua verità, istruiscimi:sei tu il Dio che mi salva, ogni giorno sei la mia speranza.” (Salmo 25:4-5 TILC)

E poi nel Salmo 37:

“Spera nel SIGNORE e segui la sua via.” (Salmo 37:34a)

Per gli ebrei il concetto di speranza era spessissimo associato a quello di un cammino,  una strada,  una via da percorrere e che Dio ha già stabilito.

Facciamo un gioco; fondiamo le due definizioni di speranza, quella del mondo e quella della Bibbia e vediamo cosa ne esce:

“Attesa fiduciosa di percorrere un cammino desiderato che Dio  ha stabilito.”

Ora tu potresti giustamente chiedermi: “Ma Marco, che c'entra tutto questo con l'Avvento, col Natale, con la speranza, con l'attesa, e la fede?”

Vorrei leggere assieme a voi un brano dal Vangelo di Matteo:

"Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere. Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:"E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele"». Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; e, mandandoli a Betlemme, disse loro:  «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo».Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra via. "(Matteo 2:1-7, 9-11)


I Magi , che in alcune versioni  vengono chiamati “Uomini Sapienti”., erano una sorta di astronomi/astrologhi e provenivano probabilmente da Aleppo, in Siria,  dove c'era una famosa scuola di astrologia. Al giorno d'oggi Aleppo dista  circa 700 chilometri da Gerusalemme. Google Maps dice che una persona  impiega a piedi 136 ore:  calcolando di camminare 8 ore al giorno,  attualmente, con le strade moderne,  ci vogliono più di 17 giorni per arrivare...

All'epoca  non c'erano le strade che ci sono ora,  né il Tom Tom o il Garmin.  Bisognava attraversare più stati,  e bisognava ottenere il passaggio dalle autorità  e stare attenti dai predoni.

Probabilmente ci volevano circa tre mesi  per raggiungere Gerusalemme da Aleppo “in sicurezza”. (Ricordate che tipo di regali portavano e come erano vestiti!  Non passavano di certo inosservati!  Avrebbe fatto gola a chiunque  assalirli e derubarli!)

Ora … chi glie lo fa fare? Perché lo fanno?

Se tu sei un astronomo, cosa fai la notte invece di dormire? Guardi il cielo! Immaginatevi ora di essere astronomi e di guardare il cielo in direzione di questa costellazione.

Sapete di cosa si tratta vero? E' il Gran Carro,  che si trova all'interno della Costellazione con l'Orsa Maggiore  (poco più a destra in alto c'è la Stella Polare).




Immaginatevi che i Magi,  abituati a stare sempre con il naso all'insù una notte vedono questo:

Molti di noi, ammesso che si sarebbero accorti, avrebbero detto: “E beh? Chissene...”

I Magi invece erano “Uomini Sapienti” ovvero erano non solo astronomi ma erano anche studiosi. Di certo avevano letto la Torah (l'Antico Testamento) e queste profezie:

“Lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro si eleva da Israele.” (Numeri 24:17a)

I Magi non erano Ebrei, e non erano neppure credenti; erano scienziati (dell'epoca)  che stavano aspettando un segno e che quando lo vedono, ragionano, agiscono, si muovono, cercano... sperano, in un certo senso, che il loro ragionamento sia giusto: “Questa è  la profezia, adesso c'è una stella nuova... ecco il segno!  Andiamo! Troviamolo!”

«Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo» (v.2)

I Magi hanno aspettato  il momento giusto per muoversi, hanno cercato, hanno sperato hanno trovato. E lo facevano con gioia

“(la stella) giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.” (v. 10)

Ma, nello stesso momento dei Magi, c'erano altri  che stavano cercando un segno, e non erano di certo gioiosi:

“Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere.” (v. 3)

Il versetto dice  che  Erode era turbato. Lui aveva tutto il diritto di esserlo: era un re fantoccio, messo lì dai Romani. Contava meno di niente... ma era re!

Ma Erode non era il solo ad essere turbato. Guardate il versetto: dice che “tutta Gerusalemme” era turbata.

Gerusalemme era la capitale della Giudea, dove viveva gran parte delle persone “importanti”: i ricchi,  i sacerdoti,  gli scribi e i farisei.

Era governata dai Romani, che, da buoni politici, si erano ingraziati  facendogli favori  e dandogli cariche di prestigio  agli occhi del popolo ma inutili politicamente ricchi, sacerdoti scribi e farisei.

Capite bene che un “nuovo re” invece di Erode  avrebbe potuto “cambiare le carte in tavola”... c'era troppo da perdere, bisognava mantenere lo “status quo”, la situazione così come era.

Anche a Gerusalemme c'erano degli “scienziati”, degli studiosi, stavolta non del cielo, ma della Bibbia: erano i capi sacerdoti e gli scribi.

Anche loro “cercano” e trovano le profezie che si legano a quella stella nel cielo... che loro non hanno visto,  e neppure cercato... ma i Magi si:

“Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:"E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele"»” (vv. 5-6)

Anche i sacerdoti e gli scribi hanno cercato, e hanno trovato... ma l'effetto non è stato “grandissima gioia”... ma piuttosto  paura per il futuro.

I Magi hanno fatto un lungo cammino... sacerdoti e farisei... nemmeno un passo.

Ma quella stessa sera c'erano anche altre persone che stavano aspettando e cercando: leggiamo Luca 2:

“In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.  E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore.  L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà:  Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.  E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».... Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere».  Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; … E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:8-12, 14-16, 20)

Essere pastore  era il lavoro più comune per un ebreo, e se erano ebrei  credevano in Dio  e stavano aspettando il Messia che significa “l'Unto del Signore” colui che il Signore ha scelto.

La parola “messia” in greco  (la lingua in cui è scritto il vangelo di Luca) si traduce con “Cristo”.

Gli angeli annunciano ai pastori ebrei che il Cristo, il Messia  il re promesso, il Salvatore, è arrivato! Che non avevano sperato invano!

Cosa fanno i pastori? Dicono “Eh beh... ciccia, noi dobbiamo badare alle pecore.”? Assolutamente no: i pastori si muovono, agiscono, rispondono. Si incamminano, vanno, cercano... trovano.

E quale è l'effetto del loro muoversi del loro cercare la stalla col bimbo?

“E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto.” (v. 20)

Non so se avete fatto caso: avevamo detto che la speranza per la Bibbia è un cammino con Dio che porta a lodare Dio. Cosa avevano fatto i Magi dopo aver cercato Gesù, dopo aver trovato Gesù?

“(i Magi) Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono” (v. 11)

Hanno adorato Gesù! Cosa hanno fatto i pastori, dopo aver cercato la stalla, dopo aver trovato Gesù? Hanno glorificato Dio!

Cosa hanno fatto i sacerdoti e gli scribi dopo aver trovato il luogo dove sarebbe nato Gesù attraverso le profezie della Bibbia? Assolutamente nulla!

Secondo voi, chi ha apprezzato di più Dio di queste tre categorie di persone? Forse chi si è prostrato e ha adorato Gesù? I Magi, gli “uomini sapienti” gli scienziati che, attraverso lo studio del cielo si erano mossi,  avevano cercato,  avevano trovato?

Può essere... in fondo Dio in un certo senso li ha “usati”, si è servito di loro per rivelare suo figlio al mondo... ma...

Oggi abbiamo acceso la seconda candela dell'Avvento, quella relativa alla fede. Perché si erano mossi? Cosa stavano aspettando davvero? Avevano realmente capito chi avevano trovato? C'era fede in quello che avevano fatto?

Erano arrivati a Gesù attraverso l'intelligenza... ma questo non li aveva cambiati. Non erano divenuti credenti in Dio: infatti, se ne ritornano ad Aleppo in Siria e di loro non sapremo più nulla.

Quanti, al giorno d'oggi, credono che Gesù è realmente esistito è realmente il Figlio di Dio è realmente risorto... ma questa rivelazione non fa alcuna differenza nella loro fede?

Allora forse Dio ha gradito chi aveva capito studiando la Bibbia dove sarebbe nato Gesù, i sacerdoti e gli scribi?

Avevano capito... ma non si erano mossi da Gerusalemme. Erano arrivati a capire  che Gesù era nato attraverso la lettura della Parola... ma questo non li aveva cambiati, anzi; li aveva turbati,  spaventati per quello che avrebbe significato per loro. Erano credenti, ma che razza di fede avevano?

Ebrei dice:

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.” (Ebrei 11:1)

Speranza e fede sono legate assieme, e la fede vera porta a sperare, non ad avere paura.

Molti al giorno d'oggi vivono la stessa situazione. Sanno che Dio esiste,  che Gesù è venuto ma vivono la loro fede non con speranza, ma con la paura.

Temono il giudizio, e la punizione, perché la loro fede è solo nella conoscenza di Gesù, non nell'affidarsi a lui e seguirlo.

Chi ha gradito Dio, allora?

I pastori si erano mossi dalle proprie greggi per andare ad incontrarlo, seguendo la speranza  nella promessa di Dio  di mandargli il Messia,  l'Unto, il Cristo. Non li aveva guidati la loro intelligenza e neppure la loro conoscenza della Bibbia ma la fiducia, la fede che se Dio promette qualcosa, quello avverrà.

Dove sei tu,  in questo Natale? Cosa  stai aspettando?

Stai aspettando di sapere tutto su Gesù sfrutti la tua intelligenza, la scienza., i libri ome hanno fatto i Magi (intendi, tutte cose più che lecite, anzi ottime) ma non sei disposto, non sei disposta a seguirlo... e te ne torni ad Aleppo...  come i Magi?

Oppure stai aspettando il Natale  con paura, come i sacerdoti e gli scribi, perché sai che la conoscenza della Bibbia non ti mette al riparo dal giudizio, se la leggi e basta, e non la metti in pratica?

Luca dice:

“E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto.” (v. 20)

Gli unici che stavano davvero aspettando, gli unici che avevano davvero sperato erano i più poveri,  i più semplici,  i più umili di tutti.

Cosa stai aspettando a Natale? Sappi che Dio sta cercando cuori poveri cuori semplici cuori umili, a cui rivelarsi, e offrire “ un Salvatore, che è Cristo, il Signore”

Gesù dice:

“Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. ...Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:25, 28)

Se lo hai già trovato, ritorna a lodare  e glorificare Dio  per tutto quello che hai visto e udito.

Se non lo hai ancora trovato, cosa stai aspettando? Lui aspetta te, questo Natale.... e sempre!

Preghiamo.

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