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domenica, marzo 28, 2021

“Quale re stai acclamando”? Domenica delle Palme | 28 Marzo 2021 |

Quale re stai acclamando? Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora? Sei come l'albero che fiorisce al primo tepore, e soffre poi il gelo, o come quello che attende, e non dubita che la primavera verrà? Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro.
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Una delle cose che amo di più nel mio tempo libero, (davvero troppo poco, tra chiesa e lavoro secolare) quando i vari lockdown, zone rosse ed alto me lo permettono, è di camminare assieme a mia moglie  lungo la costa del lago di Bolsena.

C'è un tratto che mi piace particolarmente, perché è lontano dai rumori del mondo. Mi piace camminare lì verso il tramonto, così da poter prendere foto che siano ancora più suggestive.

Qualche settimana fa (era metà febbraio) ero assieme a mia moglie e a mio figlio Matteo e ci siamo fermati a fotografare una mimosa fiorita: era l'unica pianta fiorita tra tutte piante ancora spoglie: ve la faccio vedere:

Se conoscete un minimo di “tecnica fotografica” già sapete cosa è che mi ha colpito di più della scena.

Ovviamente la mimosa era stupenda, ma quello che mi ha colpito maggiormente era il contrasto tra l'albero completamente in fiore e l'altro completamente spoglio.

Era come se un albero avesse la smania di anticipare la primavera, di immaginarsi la bella stagione che era ancora di là da venire, mentre l'altro attendeva.

Generalmente pubblico i miei scatti migliori su Instagram e li accompagno con una frase, un motto, o un versetto che spieghi perché ho fatto quella foto.

Riflettendo sulla foto, mi è sembrato giusto di citare una frase di uno scrittore americano, Marthy Rubin, che dice così: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. 

Tu potresti chiedermi: “Marco, ma che c'entra questo con la domenica delle Palme?

C'entra, in quanto stiamo parlando di “attesa”. Le cinque domeniche di Quaresima, la Domenica delle Palme, e anche il Venerdì Santo ci parlano di “attesa”.

Così come l'Avvento ci parla dell'attesa di un Dio che si fa uomo  per venirci a trovare a Natale, la Quaresima ci parla dell'attesa che quel Dio in forma d'uomo manifesti la sua potenza per poterci salvare a Pasqua.

La potenza che trasforma una crocifissione in una resurrezione quella potenza che esploderà il giorno di Pasqua, aprendo la tomba,  accecando le guardie, ed aprendo per noi i Cieli.

Noi, che abbiamo creduto in Cristo, aspettiamo la Pasqua per ricordarci di quell'evento che ci ha affrancati, ci ha liberati dal peccato.

Ma 1988 anni fa (2021 – 33, gli anni di Gesù, anno più anno meno) sette giorni prima della Pasqua ebraica c'erano altri che attendevano e facevano festa. Chi , o cosa stavano festeggiando?

Vediamo la storia assieme di quella domenica:

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». 4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: 5 «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, sopra un asinello, puledro d’asina”». 6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.  8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che lo precedevano e quelle che seguivano gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!» 10 Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea». (Matteo 21:1-11)

Anche all'epoca stavano attendendo un Salvatore;  un Salvatore, si... ma più a misura d'uomo.

Siamo quasi all'ultimo atto  della storia di Gesù sulla terra durante la sua prima venuta. Gerusalemme è stracolma di gente, in quel periodo la popolazione passa da 30.000 a 150.000 di lì a sette giorni si festeggia la פֶּסַח  p̱esaḥ (pron. 'p'asàch), la Pasqua ebraica, e ogni buon ebreo vuole essere presente al sacrificio nel tempio che avrebbe lavato per un anno i peccati del popolo.

Gesù arriva,  e tutti lo acclamano, agitando rami di palma così come era tradizione all'epoca quando si accoglieva un re  al ritorno da una battaglia vittoriosa.

Viene accolto al grido di “Osanna”, che in ebraico suona “jesciùa hannach” e sono due parole, non una :  יָשַׁע- “yasha”(pron. jesciùa) = libera   e אָנּאָ – “anna” (pron. hannàch) - ti prego. Ognuno nella folla grida “Liberami ti prego!”

Da cosa doveva liberarli Gesù? Dio aveva promesso che avrebbe mandato   il מָשִׁיחַ - mâšiyaḥ (pron. mascìach), il messia, l'unto: Isaia, settecento anni prima, lo aveva annunciato così:

“Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio...” (Isaia 61:1-2)

Loro stavano attendendo un re; un re che avrebbe spazzato via  gli invasori Romani e riportato Israele ai fasti dell'epoca di Salomone.

Stavano “mettendo fuori fiori” come la mimosa della mia foto, credendo che la primavera fosse arrivata, che il peggio fosse passato, che di lì a poco avrebbero visto i frutti. La profezia invece volava più alto di quello che stavano aspettando quegli ebrei.

Gesù aveva letto quel brano di Isaia nella sinagoga a Nazareth ma l'aveva letto così:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha inviato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi, per proclamare l’anno accettevole del Signore.” (Luca 4:18-19)

Una riga: Gesù, è venuto per saltare una riga. Le persone che lo acclamavano non avevano capito, il perché Gesù fosse venuto.

Non per dare ricchezza, né per scacciare i nemici; di certo è venuto anche per proteggere i suoi, per dargli, se possibile buone cose durante questa vita; di curarli nel fisico e nell'animo, di ascoltarli e soccorrerli quando lo pregano... ma non certo per dargli un regno terreno.

E' venuto per qualcosa di diverso, di più duraturo, di più importante nel tempo. Per mettere unf rego, un casso, una linea che cancella sopra al termine “vendetta”, perché non ci fosse più la necessità  di sacrificare ogni anno,  nel tempio, e a Dio, per lavare i peccati, per invocare perdono, per fermare la mano dalla giusta vendetta verso coloro che disobbediscono  al volere di Dio, Padre e Creatore.

Gesù fu acclamato  come re di questo mondo quella domenica; ma lui non vuole esserlo: non lo voleva allora,  e così rispose a Pilato che gli chiedeva dove fosse il suo regno:

“Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma ora il mio regno non è di qui!” (Giovanni 18:36)

Quale re stai acclamando?

Oggi sei qui in questa chiesa, o forse davanti ad uno schermo di un pc,  di uno smartphone, o di un tablet,

oppure ascolti il podcast, o anche leggi queste righe e lo fai con devozione, perché è la Domenica delle Palme... ma quale re stai acclamando?

Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora?

Non vedi l'ora di fiorire a primavera, di vedere la bella stagione a te favorevole, e se la primavera tarda a venire ti preoccupi, dubiti, e, nel peggiore dei casi, rinneghi Cristo?

Paolo afferma che.

“Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19)

Quali radici avevano quelle persone che gli gridavano “jesciùa hannach, ti prego, salvami"  la domenica e il venerdì successivo avrebbero gridato “crocifiggilo”?

Gesù aveva parlato di loro, qualche tempo prima:

“E così quelli che ricevono il seme in luoghi rocciosi sono coloro che, quando odono la parola, la ricevono subito con gioia;  ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; poi, quando vengono tribolazione o persecuzione a causa della parola, sono subito sviati.” (Marco 4:16-17)

La Domenica delle Palme  è un momento di gioia, perché Gesù è acclamato come Re e Salvatore, ma anche un momento di riflessione  per ciascuno di noi che ha creduto in lui.

“Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. Chi è più vivo dei due alberi in questa foto? L'albero che fiorisce, e il gelo lo può danneggiare, o quello che attende?

Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro: L'arcangelo disse a Maria di Gesù:

“Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine”. (Luca 1:33)

Se invece non lo conosci oggi è il giorno di gridare “jesciùa hannach”, ti prego, salvami... Lui è venuto per risponderti.

Preghiamo.

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