PER ASCOLTARE L'AUDIO DEI MESSAGGI CLICCA SUI LORO TITOLI
Visualizzazione post con etichetta Rabbia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rabbia. Mostra tutti i post

30 gennaio 2022

In Cristo puoi... essere gentile | 30 Gennaio 2022 |

Viviamo in un mondo in cui ci sono molte situazioni ed eventi che ci irritano. Paolo ci chiama ad essere gentili,  perché "Il Signore è vicino", tornerà a mettere le cose al loro posto e cammina con noi momento per momento verso quel futuro. 
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 13 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 36 minuti

Siamo alla seconda parte della nostra passeggiata in Filippesi 4, dove Paolo ci indica tutte le cose (e sono molte) che possiamo fare, se siamo “in Cristo”.

Abbiamo parlato due settimane fa che in Cristo possiamo avere gioia indipendentemente da tutto ciò che ci circonda, che le cose girino per noi bene o meno. Questa settimana vedremo che in Cristo possiamo essere gentili.

Immagina di essere al supermercato,  e di avere un carrello con poca roba da comperare; sei alla cassa e sta per arrivare il tuo turno, quando dietro te arriva una signora anziana, che ha un carrello più pieno del tuo; ha un bastone e cammina male. Cosa fai?

Puoi decidere di non fare nulla, attendere il tuo turno, pagare e andare via... Oppure puoi farla passare avanti, aiutarla a mettere i prodotti sulla cassa, a imbustarli, e accompagnarla alla macchina con le buste della spesa.

Cosa penseranno le persone che vedono la tua azione? Alcuni penseranno che sei stato “fesso", ma per la stragrande maggioranza di chi ti ha visto sarà che sei stato, sei stata “gentile”.

Cosa vuol dire “essere gentili”? Quali azioni lo dimostrano? Far passare davanti a te una persona anziana al supermercato? Trattare bene gli animali e la natura? Non arrabbiarti con nessuno? Cosa altro?

La parola “gentile” in italiano deriva dalla cultura romana,  dove significava “ciò che appartiene ad una “gens-gentis”;“gente” inteso come “famiglia". Una famiglia di cui si potesse tracciare la storia, le origini, da chi discendeva, le gesta nobili o i poteri che avevano avuto in passato. 

A Roma antica solo la nobiltà aveva il privilegio  di conoscere il proprio passato  e di essere discendenti di  persone importanti: tutti gli altri erano il “vulgus” il “popolo”,  senza una storia, senza nobiltà.

Per questo ciò che apparteneva al “vulgus”, al popolo, era “volgare” e quello che apparteneva alle “gentis” era “gentile”. Col tempo “volgare” divenne sinonimo di qualcosa brutto e rozzo,  “gentile” di qualcosa di bello e delicato.

Ma dove troviamo la parola "gentile" nella Bibbia? Il Nuovo Testamento non usa mai la parola “gentile” se non per indicare le popolazioni pagane. Ma usa altre due parole simili: la prima è  questa:

“L’amore è paziente, è benevolo...” (1 Corinzi 13:4 a)

Benevolo in greco è χρηστευομαι chrēsteuomai; che significa “dimostrarsi utile”.

L'altra parola è questa:

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

La parola greca ἐπιεικής epieikēs   a seconda della Bibbia usata e del versetto, è tradotta in italiano in molti modi diversi: mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità.

In realtà la parola è composta da due parole: ἐπί epi, che significa "sopra, davanti, prima" ed εἴκω eikō, che significa "dare la precedenza, lasciare il posto".

Ti ricordi dell'esempio del supermercato, vero? Paolo direbbe di te che sei stato, sei stata epieikēs  lasciando il tuo posto all'altro, facendo passare davanti la signora anziana.

Lo scopo dell'essere gentili  è sia rendersi utili agli altri (chrēsteuomai) sia lasciare il posto a qualcun altro (epieikēs). Ma la gentilezza è più di questo. 

Hai visto di recente uno qualsiasi dei talk show in tv? Oppure un dibattito tra due politici? Diresti che le persone erano gentili l'un l'altro? La realtà dei fatti dice  che è molto più facile irritarsi ed essere irritanti che essere gentili l'un l'altro. E gran parte dei programmi televisivi gioca proprio su questo, e invita al conflitto... perché fa “audience”...

A seconda del carattere che abbiamo e a seconda della vita che abbiamo avuto, saremo più o meno propensi o propense ad essere gentili invece che scontrosi o irascibili.

Indipendentemente dal nostro carattere più o meno “morbido”, come credenti dovremmo renderci utili agli altri e dovremmo cedere il nostro posto agli altri.

E non lo dice Marco, ma la Parola di Dio; così dice Paolo ai Filippesi.

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

Paolo dice che tutti dovrebbero sapere che siamo di quelli che cedono il passo agli altri, che si dimostrano utili, che agiscono a favore di chi incontriamo nella vita.

Esiste una Bibbia in inglese, chiamata “Amplified” che, quando una parola può avere più significati, li mostra tutti: se esistesse la stessa cosa in italiano questo versetto suonerebbe così:

“Che la vostra mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità. sia evidente a tutti.  Il Signore sta per tornare!” (Filippesi 4:5 parafrasi)

Vi ricordate il contesto in cui queste parole vengono dette, vero? Per prima cosa, Paolo  è in prigione; non è specificamente in prigione per la predicazione del Vangelo  ma perché persone del suo stesso popolo, i suoi nemici ebrei, lo accusano falsamente  e lo incolpano di creare dissenso contro il governo di Roma. Paolo è un traditore.  Paolo è stato incarcerato per mano della sua stessa gente.

Ma anche la chiesa di Filippi sta attraversando un periodo turbolento; ci sono persone nella congregazione che stanno cercando di creare divisione, e dicono apertamente che gli insegnamenti di Paolo sono sbagliati. Persone della chiesa che lui stesso ha piantato e che lui stesso ha posto come guide sono ora contro di lui.

Quanti di noi sarebbero stati impazienti, scontrosi o irascibili verso le persone che avevano provocato tutto questo? Paolo avrebbe avuto tutte le ragioni per esserlo!

E invece no: Paolo ordina ai Filippesi  di far si che la loro gentilezza sia vista da tutti.  Non solo dagli altri cristiani,  ma da tutti coloro con cui vengono in contatto.

Ma cosa sta chiedendo Paolo chiedendogli di essere “mansueti”?  Il modo migliore per sapere cos'è la mansuetudine è vedere come viene applicata nella Bibbia. Cominciamo con Gesù.

All'inizio del suo ministero Gesù andò nel deserto e fu tentato. Ricordiamoci bene che questo Gesù Cristo è Dio.  Quando furono stesi i cieli e la terra, Gesù era lì.  Quando Satana fu cacciato dal Cielo, Gesù era lì.  Tutto il potere era nelle Sue mani. 

E Satana a questo Gesù, a colui che ha creato il mondo, a colui che lo ha buttato dalla finestra del Paradiso, adesso arriva e gli dice: "Se ti prostri e mi adori ti darò tutte le nazioni". Non trovate sia un po' irritante?

Riuscite ad immaginare cosa gli avremmo “consegnato” a Satana se fossimo stati al posto di Gesù? Volete che vi faccia qualche esempio? Meglio di no!

Come reagì Gesù? Leggiamolo in Luca:

“Il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane».  Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un attimo tutti i regni del mondo e gli disse:  «Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni; perché essa mi è stata data e la do a chi voglio.  Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, sarà tutta tua». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Adora il Signore, il tuo Dio, e a lui solo rendi il tuo culto”». Allora lo portò a Gerusalemme e lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui,  perché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, di proteggerti” e “Essi ti porteranno sulle mani, perché tu non urti col piede contro una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non tentare il Signore Dio tuo”». Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento opportuno. (Luca 4:3-13)

Gesù nella sua avventura terrena era uno di quelli che "usava" la sua voce; non aveva un tono monocromo e placido. Gesù aveva urlato ai mercanti nel tempio, e più volte nei vangeli si dice che Gesù ha gridato. Ma qui, Gesù non alzò mai la voce; ma rispose citando ogni volta la parola di Dio :”Sta scritto … E' stato detto...

Cosa è la gentilezza secondo Gesù? E' non “reagire a molla” anche quando sappiamo al 100% di essere nel giusto. E' pensare biblicamente, ricordando all'altro la verità della parola di Dio, ma senza aggredire.

Gesù era mansueto, ma questo non significava che fosse “debole”. L'immagine che normalmente si usa per descrivere la mansuetudine è quella dei bovini; le mucche sono esseri “mansueti”... ma non per questo sono “deboli”. Esse sanno di avere tutta la potenza necessaria per farci del male... ma decidono di non farlo (a meno che noi non facciamo qualcosa contro di loro); pascolano al nostro fianco, si fanno accarezzare. Questo significa essere mansueti: avere “potenza in controllo”.

Gesù era fermo sulla Parola di Dio. Gesù possedeva tutta la potenza della Parola di Dio... esattamente come tu ed io. Ma dobbiamo conoscere la Parola; la dobbiamo leggere e studiare per averla a fianco nel momento del bisogno.

Un altro esempio. Questa volta vediamo Barnaba.  Barnaba insieme a Paolo fu il leader del primo viaggio missionario negli Atti.  Assieme a loro c'era un uomo abbastanza giovane  di nome Giovanni, ma detto Marco. Dopo un po' che stava con loro, Giovanni detto Marco si stufò del lavoro di missionario e di punto in bianco li lasciò da soli.

Più tardi Paolo e Barnaba pianificarono un secondo viaggio missionario.  Ecco come si svolse il viaggio:

“Dopo diversi giorni Paolo disse a Barnaba: «Ritorniamo ora a visitare i fratelli di tutte le città in cui abbiamo annunciato la Parola del Signore, per vedere come stanno».  Barnaba voleva prendere con loro anche Giovanni detto Marco. Ma Paolo riteneva che non dovessero prendere uno che si era separato da loro già in Panfilia e che non li aveva accompagnati nella loro opera. Nacque un aspro dissenso, al punto che si separarono; Barnaba prese con sé Marco e s’imbarcò per Cipro. Paolo, invece, scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore. E percorse la Siria e la Cilicia, rafforzando le chiese.” (Atti 15:36-41)

Ora, forse Paolo e Barnaba non sono stati gentili, o amorevoli, o mansueti l'uno con l'altro.  Ma il trattamento gentile di Barnaba verso Marco  diede a Marco un'altra possibilità.

Sapete cosa fruttò la mansuetudine di Barnaba? Fruttò un vangelo, perché Giovanni detto Marco in realtà è il Marco che ha scritto il secondo vangelo nella tua Bibbia.

Più tardi Paolo si pentì di essere stato non gentile ed non amorevole con Barnaba e Marco; e quel Paolo, che lo voleva cacciare, scrisse di Marco a Timoteo:

“Prendi Marco e conducilo con te, poiché mi è molto utile per il ministero.” (2 Timoteo 4:11 b)

Marco era una persona  che avrebbe potuto essere allontanata dal ministero  a causa dei suoi fallimenti e a causa dell'impazienza di Paolo.  Fu la gentilezza di Barnaba che portò ad un risultato molto diverso.

L'essere gentile di Barnaba significava essere disposto ad accettare  che non possiamo sempre avere tutto sotto controllo e che ci saranno momenti in cui le persone  non soddisfano le nostre aspettative.

Significa che dobbiamo essere disposti  a mettere via lo spirito critico e giudicante  e sostituirlo con uno spirito che vuole incoraggiare  anche di fronte a  un fallimento.

Significa che dobbiamo essere disposti  a mostrare il nostro apprezzamento per i doni e i contributi degli altri anche quando questi doni e contributi sono diversi dai nostri.

Significa che dobbiamo essere disposti a riconoscere  che il nostro modo e il nostri piani  possono non essere sempre quelli migliori; e anche se sarebbero il modo migliore,  dobbiamo dare alle persone  l'opportunità di imparare nuove tecniche  senza essere condannati prima di iniziare.

Significa che dobbiamo essere disposti  a permetterci l'un l'altro di fare errori.  E, quando diamo un incarico o un compito, riconoscere che la perfezione non arriverà  e le persone ci deluderanno, e ricordare che anche noi abbiamo deluso talvolta altri.

Essere mansueti, essere gentili non significa essere sempre fermi o sempre morbidi; Gesù davanti al padre dell'errore, il diavolo, era stato fermo. Barnaba davanti all'errore di Marco era stato morbido.

Essere gentili  significa essere  fermi o  morbidi a seconda della grazia necessaria alla situazione e al momento; la gentilezza è la grazia in azione.

Dio è stato gentile con te e con me, e lo he tutt'ora nonostante  tu ed io lo irritiamo su base quotidiana. Infatti Dio ci permette di sbagliare... di peccare...  e poi ci aiuta dolcemente ad andare avanti.

Dio avrebbe potuto giustamente prendere la via della giustizia immediata, punirci per il nostro peccato.  Ma sapeva che questo ci avrebbe schiacciato e ci avrebbe resi per sempre timorosi di avvicinarci a Lui.  Così Dio ha scelto una via diversa:

“Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni; ma è paziente verso di voi, non volendo che qualcuno perisca, ma che tutti giungano al ravvedimento.” (2 Pietro 3:9)

La scorsa settimana Jean ha parlato del cuore di Gesù; un cuore aperto, che concede un'altra opportunità all'esattore corrotto Zaccheo. Un Gesù che lo incoraggia, nonostante Zaccheo non sia perfetto, e gli dice che anche lui, imperfetto come è, è figlio di Abraamo, fa parte del popolo di Dio.

Quando doveva essere irritato Gesù  conoscendo che Zaccheo rubava, vessava  e faceva andare in  carcere le persone povere? Ma entrando in casa sua,  parlando con mansuetudine, sta dicendo a Zaccheo e a tutti quelli che erano lì … e anche a noi: “Vedete? Voi che siete in Cristo, dovete essere gentili con gli altri, nonostante quanto siate irritanti."

Facile, vero? No... non lo è per nessuno, e nemmeno per Gesù lo era, credetemi!

Paolo sottolinea nel versetto di Filippesi che l'essere mansueti ha un motivo e uno scopo:

“La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino.” (Filippesi 4:5)

Sulla frase “Il Signore è vicino” ci sono due possibili significati.

Il primo (ed è il più “gettonato” nei commentari) è che Il Signore è vicino nel senso che la sua venuta  potrebbe avvenire in qualsiasi momento. Gesù sta per tornare,  e noi lo vedremo faccia a faccia.

Perché mai questo ci dovrebbe rendere mansueti? Beh, sappiamo che quando Gesù verrà,  tutte le cose saranno messe a posto: il male sarà punito e il giudizio sarà giusto. La fedeltà sarà premiata e Dio loderà i suoi santi.

Paolo allora dice che non dobbiamo stressarci troppo  perché Dio porterà equità alla fine. Il Signore è vicino.; tutto ciò che nella vita provoca rabbia  e irritazione verrà spazzato via.

Non solo: molti di noi che si irritano a vicenda  saranno in cielo insieme; quindi cominciamo da subito ad usare gentilezza con quelli con cui dovremo trascorrere l'eternità.

E dobbiamo mostrare gentilezza anche agli altri  che non sono ancora sulla via dell'eternità, perché vogliamo che anche loro siano con noi.

Ma c'è un altro significato possibile e non è meno importante  (ed è quello che preferisco): il Signore è vicino nel senso che sta camminando con noi, è al nostro fianco ad ogni passo del cammino.

Gesù è consapevole di come siamo,  di come pensiamo e di come agiamo, ed è interessato al fatto che,  come suoi ambasciatori nel mondo dimostriamo agli altri quale sia il suo cuore.

“Il Signore è vicino” significa  che vede come viviamo il nostro cammino di fede. "“Il Signore è vicino”significa che  al nostro fianco vive il suo Spirito, il Consolatore, lo Spirito di Verità.

Come puoi, tu  che sei stato, sei stata oggetto di tanta pazienza e dolcezza,  come puoi non mostrare agli altri  la stessa grazia che è stata usata verso di te?

Come puoi tu, tu che sai che Dio aveva tutto il diritto di essere irritato,  e impaziente, e brusco con te  (ma non l'ha fatto) ,come puoi ora non estendere quella stessa grazia agli altri?

Che la tua  mansuetudine, mitezza, ragionevolezza, affabilità, modestia, bontà, amabilità  sia evidente a tutti; sia ai credenti, ma anche (e forse soprattutto) a chi ancora non crede perché Gesù quelli sta cercando.

In Cristo puoi essere una persona  che ha un approccio così gentile alla vita  che tutti intorno a te possono vedere la differenza che Cristo fa nella vita tua vita, nella vita di chi crede.

“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.” (Giovanni 13:35)

“Il Signore è vicino”: quale significato preferisci? Che Gesù sta per tornare, o che Gesù è al tuo fianco? Il significato può variare: l'obiettivo no.

Il fine della mansuetudine, dell'essere gentili, è testimoniare di un Dio così grande, così innamorato,  così pieno di grazia e di compassione...

“...che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Vivi così  e sarai un testimone, una testimone potente per il Signore Gesù Cristo. Vivi così e brillerai come come un faro,  in un mondo dove l'irritazione, l'impazienza,  l'insofferenza e la vendetta sono diventate la norma.

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)

Preghiamo.

GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU FACEBOOK

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN BASSA RISOLUZIONE SU INSTAGRAM 

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO IN HD



Share:

22 settembre 2019

Dove trovi la speranza che serve? | 22 Settembre 2019 |

Esiste uno strumento  con cui Dio agisce nel mondo per venire in mio soccorso quando la vita fa male? La risposta è: si. E si chiama "Grazia".
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 27 min.

Stiamo affrontando da cinque settimane uno dei problemi più duri da accettare per ogni uomo e forse più difficile per coloro che credono in un Dio che è amore e che promette il bene, non il male; perché, e cosa fare quando la vita fa male.

Gesù lo ha detto chiaramente: non aspettatevi che la vita sia rose e fiori, anzi, tutt'altro:

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Indipendentemente da chi tu sia dalla tua età, posizione, ceto, in questo preciso memento tu sei in uno di questi tre periodi nella propria vita:

1) Puoi uscire da un periodo doloroso.
2) Puoi attraversare un periodo doloroso
3) Puoi avvicinarti ad un periodo doloroso

Salomone afferma:

“L'uomo infatti non conosce la sua ora; come i pesci che sono presi nella rete fatale e come gli uccelli che sono colti nel laccio, così i figli degli uomini sono presi nel laccio al tempo dell'avversità, quando essa piomba su di loro improvvisa.” (Ecclesiaste 9:12)

Abbiamo detto nelle passate predicazioni, che, quando attraversiamo questi periodi, brevi o lunghi che siano, tutti, nessuno escluso.
  • VOGLIAMO QUALCOSA ----- > SPERANZA
  • ABBIAMO BISOGNO DI QUALCOSA ----- >  AIUTO
Dio è la nostra speranza, Pietro dice:

“E sempre per mezzo della sua straordinaria potenza, egli ci ha dato tutte quelle cose grandi e preziose che ci ha promesso.” (2 Pietro 1:4a)

La potenza di cui parla Pietro è speranza che mi occorre, e la trovo nelle parola di Dio. Vi ricordate in che modo Gesù, confortò Marta e Maria dopo la morte del fratello Lazzaro? Ricordando loro quello che è scritto nella Parola di Dio.

Nel brano di Giovanni non c'è scritto che Gesù citò un versetto specifico, ma nella Parola c'è questa promessa:  vi mostro un solo esempio delle migliaia presenti

“Il Signore mi rispose e disse: «Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con facilità; perché è una visione per un tempo già fissato. Essa si affretta verso il suo termine e non mentirà; se tarda, aspettala, poiché certamente verrà, e non tarderà». Ecco, egli si è inorgoglito, non agisce rettamente; ma il giusto per la sua fede vivrà.” (Abacuc 2:2-4)

Nella Bibbia ci sono più di 6000 promesse che Dio ha fatto al suo popolo. Se ti serve la speranza, non hai che da aprire la Parola di Dio.

L'altra cosa di cui abbiamo bisogno, è l'aiuto; vi ricordate che avevamo parlato della parola “parakaleo” e "paraklētos" la consolazione e il consolatore e avevamo detto che significava qualche cosa che sta a fianco qualcuno che mi sorregge, qualcuno che affronta le difficoltà al mio fianco.

Si... ma come?  Perché lo Spirito di Dio, il  paraklētos il Consolatore,  mica lo posso vedere! Lo posso “intuire”... ma è “spirito”... ed io sono un essere si spirituale ma che vive in un monto fisico e io ho un bisogno “fisico”, qualcosa che veda agire nella mia vita.

Esiste uno strumento  con cui agisce nel mondo il Consolatore lo Spirito Santo, lo Spirito di Dio?

La risposta è “si”. lo strumento VISIBILE  con cui agisce lo Spirito di Dio si chiama Grazia.

La Parola di Dio, la Bibbia, dice che l'aiuto di cui ho bisogno la trovo attraverso lo Spirito nella Grazia di Dio.

Cosa è la Grazia di Dio?

Per poter capire cosa sia la Grazia dobbiamo capire innanzitutto dove la trovo, perché come uomo  mi è difficile capire cosa è qualcosa se non la vedo.

Ci sono moltissimi versetti nella Bibbia che parlano di Grazia ma ce n'è uno  specifico nella Bibbia che mostra il suo potenziale:  si trova in 2 Corinzi al capitolo 12 versetto 9, la prima parte

“Ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a)

Due cose da notare in questo versetto:
  1. non sono una conclusione a cui Paolo è giunto, ma le ESATTE parole che Gesù,  il Signore ha detto a Paolo;
  2.  il tempo del verbo “bastare”: non lo hanno tradotto con il congiuntivo “ti basti”, non è un ammonimento, guardo quello che c'è nel serbatoio e vedo quello che c'è...   te la devi far bastare, ma lo hanno correttamente tradotto come nell'originale in greco col  presente indicativo  “ti basta”. E' una constatazione guardo e vedo che realmente ti basta,  adesso, in questo momento, il serbatoio è pieno, perché sono io che lo riempio.
Anzi, molto di più: il verbo per “ti basta” è “arkeō”, e ha due significati: il primo è essere “più che abbondante”. Il secondo significato è “innalzare una barriera”.

Rileggiamo il versetto sostituendo queste parole:

“Ed egli mi ha detto: «La mia grazia è più che abbondante , è una barriera, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza».” (2 Corinzi 12:9a parafrasi)

Tu potresti dirmi: “Marco, tu non hai idea  di quello che ho attraversato sto attraversando o attraverserò io.”

Ti ricordi cosa aveva chiesto Paolo? Rileggiamo assieme l'intero brano di 2 Corinzi 12:

“E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amore di Cristo; perché quando sono debole, allora sono forte. (2 Corinzi 12:7-10)

Hai mai avuto una spina nella carne? Sei mai caduto tra i rovi? Le spine, spesso, non solo fanno male per perforazione, ma contengono sostanze irritanti che provocano bruciore, infiammazione, talvolta avvelenano. Quando ne hai una, l'unica cosa che vuoi,  è che qualcuno la tolga via per te.

Paolo stava vivendo la sua vita già non facile di per se, (lapidato, scacciato, arrestato,  contestato dalle chiese che lui stesso aveva piantato  come quella di Corinto con una spina perenne nella carne;  la parola in greco “sarx”,  significa “carne, muscolo” non è piantata sulla pelle o qualche strato di pelle, ma dentro al muscolo,  in profondità .

E Paolo sa bene che non è per caso, non è per colpa sua, ma è Satana che sta operando contro di lui e contro quello che fa.

E per questo chiede a Dio una cosa che trova ovvia : “Ti prego liberami da essa!  Pensa quello che potrò fare per te se tu me la togli!”

La risposta, per tre volte, non è stata “no” ma è stata “Paolo, ho già fatto molto di più: ti ho dato la mia Grazia, ti ho riempito fino a traboccare, ti ho dato la mia protezione”.

Non sappiamo di cosa si trattasse, e sono persuaso che il Signore ha volutamente impedito a Paolo di descrivere la spina, così che nessuno potesse paragonarla con la sua spina. Noi siamo abilissimi a comparare il nostro male con quello degli altri e dire “il mio è peggio”.

Ma sappiamo che Paolo, il grande Paolo, colui che aveva parlato direttamente con Gesù sulla via di Damasco doveva convivere con  qualcosa che gli faceva male lo ostacolava perennemente e che era deliberatamente opera di Satana.

Come avresti reagito? Come reagisci quando preghi, per qualcosa che sai di poter pregare qualcosa che è perfettamente nella volontà di Dio guarire una malattia salvare un matrimonio, far cessare una persecuzione e Dio sembra dirti “no”?

E' tanto umano  credere che Dio non veda, oppure che Dio ci sia contro.

La Bibbia è un libro onesto, dove Dio non ci mostra superuomini e superdonne ma uomini e donne proprio come me e te che reagiscono come me e te, e danno la colpa a Dio per il male della loro vita.

“Ora, purtroppo, Dio mi ha ridotto senza forze, ha desolato tutta la mia casa; mi ha coperto di grinze e questo testimonia contro di me, la mia magrezza si leva ad accusarmi apertamente. La sua ira mi lacera, mi perseguita, digrigna i denti contro di me, il mio nemico aguzza gli occhi su di me (…) Dio mi dà in balìa degli empi, mi getta in mano ai malvagi (…) Eppure le mie mani non commisero mai violenza, e la mia preghiera fu sempre pura (Giobbe 16:6-9, 11, 17)

Ti sei mai trovato lì? A contestare a Dio “ “Perché non intervieni? Perché non mi ascolti? Perché mi dici no? Perché... Perché... Perché...”

Cosa avresti fatto se tu fosti stato, se tu fosti stata Paolo? Avresti alzato il pugno al Cielo, come aveva fatto Giobbe, e gridato “Perché? Non è giusto!

Sorprendentemente, Paolo, pur essendo uomo, non reagisce così ma ascolta, e capisce le parole di Gesù “Paolo, la mia Grazia è meglio della guarigione! Paolo, la mia Grazia è di più della guarigione”.

La realtà del mondo è che Satana  porterà SEMPRE il dolore nella tua vita per allontanarti da Dio.

Ma la realtà del mondo di Dio è che Lui ti fornirà SEMPRE una Grazia sovrabbondante che formi una barriera per proteggerti e tenerti vicino a Lui!

Paolo ha ascoltato,  e invece di contestare a Dio la “non- decisione” di aiutarlo a togliere la sua spina,  ha “costruito” sulla Grazia di Dio. Come?

Possiamo prendere ad esempio il suo comportamento per costruire sulla Grazia nei momenti difficili delle nostre vite

1) Il dolore mi rende umile

“E perché io non avessi a insuperbire... per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca”

Se tutto ci va bene nella vita, è possibile che cominciamo a vantarci  di quanto siamo bravi gajardi, esperti.

Il dolore non è voluto da Dio, ma da Satana, ma ci riporta con i piedi per terra, è una cura drastica al nostro materialismo ci fa mettere in prospettiva  cosa è davvero importante nella vita.

2) Il dolore mi ricorda che non sono un super eroe

“Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze”

Il dolore ci rende deboli, bisognosi di aiuto, ricorda che i lupi solitari nella vita,  finiscono sbranati.

Abbiamo bisogno di aiuto, sempre, e lo troviamo disponibile in maniera più che abbondante nella Grazia di Dio.

3) Il dolore restituisce a Gesù il volante della mia vita

“Affinché la potenza di Cristo riposi su di me”

Nel dolore Gesù è al comando della mia vita, la sua potenza, dice Paolo si “riposa”,  si posa, rimane, pesa sulle mie spalle soprattutto quando la vita fa male, soprattutto quando non vedo la via d'uscita.

4) Il dolore mi fortifica

 “perché quando sono debole, allora sono forte.”

La mia forza è ne lasciare che Dio usi la mia debolezza, per mostrare la sua potenza... allora sono realmente forte.

Pensi che sia più forte Dio o il male? Se Dio afferma che la Grazia è meglio della guarigione, se Dio afferma che la Grazia è di più della soluzione, se Dio afferma che la Grazia è la barriera che ti salva... cosa dovrei temere?.

Tutto questo è disponibile a tutti, la potenza di Cristo è disponibile a tutti, la Grazia che riempie ed è barriera è disponibile a tutti... ma...

Ma devi aver riposto la tua fede in Cristo. Lo hai fatto? Se no, scegli oggi di accettare quella Grazia. Se si, vivi nella fiducia della promessa di Gesù.

“Non aver paura, piccolo gregge, perché il Padre vostro ha voluto darvi il suo regno.” (Luca 12:32 TILC).

Preghiamo.
GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO


Share:

15 settembre 2019

Cosa pensi quando vedi l'empio che prospera? | 15 Settembre 2019 |

Cosa pensi quando paragoni la tua vita a quella dei vari "influencer" che ci propongono come ideali degli stili di vita fatti di ricchezza, di beni, di lusso? Li invidi? Ti arrabbi con Dio perché tu non li hai? Li insegui? Oppure ti fermi a riflettere che ciò che piace a Dio, e ciò che durerà in eterno, non sono le ricchezze? Che tutti i piaceri del mondo non possono dare la felicità? 
---

PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO CLICCA SUL TITOLO

(Messaggio portato da Mario Forieri)


“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.”  (Giovanni 16:33)

“Ma quasi inciamparono i miei piedi; poco mancò che i miei passi non scivolassero. Poiché invidiavo i prepotenti,vedendo la prosperità dei malvagi.Poiché per loro non vi sono dolori,il loro corpo è sano e ben nutrito. Non sono tribolati come gli altri mortali,né sono colpiti come gli altri uomini. Perciò la superbia li adorna come una collana,la violenza li avvolge come un manto. Gli occhi escono loro fuori dalle orbite per il grasso;dal cuor loro traboccano i cattivi pensieri.  Sbeffeggiano e malvagiamente progettano di opprimere;parlano dall’alto in basso con arroganza.Alzano la loro bocca fino al cielo,e la loro lingua percorre la terra.Perciò il popolo si volge dalla loro parte,beve abbondantemente alla loro sorgente e dice: «Com’è possibile che Dio sappia ogni cosa,che vi sia conoscenza nell’Altissimo?»” (Salmo 73:2-11)

"Non adirarti a causa dei malvagi;non avere invidia di quelli che agiscono perversamente; perché presto saranno falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde. Confida nel Signore e fa’ il bene; abita il paese e pratica la fedeltà.Trova la tua gioia nel Signore ed egli appagherà i desideri del tuo cuore.  Riponi la tua sorte nel Signore; confida in lui, ed egli agirà. Egli farà risplendere la tua giustizia come la luce e il tuo diritto come il sole di mezzogiorno. Sta’ in silenzio davanti al Signore, e aspettalo; non adirarti per chi prospera nelle sue imprese, per l’uomo che ha successo nei suoi malvagi progetti. Cessa dall’ira e lascia lo sdegno; non adirarti, ciò spingerebbe anche te a fare il male. Poiché i malvagi saranno sterminati; ma quelli che sperano nel Signore possederanno la terra.Ancora un po’ e l’empio scomparirà;u osserverai il luogo dove si trovava, ed egli non ci sarà più.Ma gli umili erediteranno la terra e godranno di una gran pace.” (Salmo 37 1:11)

“Di' loro: Com'è vero che io vivo», dice il Signore, l'Eterno, «io non mi compiaccio della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie. “ (Ezechiele 33:11)

GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO



Share:

08 settembre 2019

Cosa impari quando la vita fa male? | 8 Settembre 2019 |


Posso imparare qualcosa dai momenti di sofferenza della mia vita? Il dolore ci cambia, sta a noi decidere se in meglio o in peggio. Sta a noi decidere di accettare di essere consolati da Dio e da altri che come noi hanno sofferto, per imparare ad essere uomini e donne più simili a Cristo.
---
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di lettura: 10 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 38 min.

La settimana scorra ci siamo lasciati dicendo che la vita, qualsiasi vita prima o poi incontrerà il male, il dolore la sofferenza.

Vi ricordate questa immagine? È quella che molti medici usano per stabilire quanto male abbiamo.

Nel dolore della vita, abbiamo detto non c'è una “gradazione”, una classifica, non possiamo dire “sto meno male adesso di quella volta là” oppure dire ad altri “questo male è meno grave di quello là”. Comparare male con male non aiuta affatto. Il male fa male. Punto.

E che quando attraversiamo questi periodi, brevi o lunghi che siano, tutti, nessuno escluso.

quando proviamo male...

VOGLIAMO QUALCOSA ---------------> SPERANZA
ABBIAMO BISOGNO DI QUALCOSA ----------------> AIUTO

L'unico posto dove troviamo speranza, è in Gesù, che ci fa vedere le cose della nostra vita non dalla prospettiva terrena e finita, ma da quella del Cielo e infinita.

La prima cosa che Gesù aveva detto a Marta e Maria, che avevano perso il fratello Lazzaro è che la vita non è tutta qui, anzi qua c'è poco rispetto all'eternità.

Gesù non ci aiuterà sempre come vogliamo noi, rimuovendo il male, talvolta lo fa... altre volte no...
e non sta a me sapere perché ma posso essere sicuro che  sarà SEMPRE al nostro fianco, quando sto attraversando il male.

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

E nel frattempo? Cosa devo fare nel frattempo?

Devo solo chiudere gli occhi... aspettare che passi... oppure posso prendere qualcosa dal mio dolore? Imparare qualcosa che mi dia speranza che sia di aiuto?

Leggiamo assieme 2 Corinzi 1:

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione; perché, come abbondano in noi le sofferenze di Cristo, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. Perciò se siamo afflitti, è per la vostra consolazione e salvezza; se siamo consolati, è per la vostra consolazione, la quale opera efficacemente nel farvi capaci di sopportare le stesse sofferenze che anche noi sopportiamo. La nostra speranza nei vostri riguardi è salda, sapendo che, come siete partecipi delle sofferenze, siete anche partecipi della consolazione.” (2 Corinzi 1:3-7)

Contesto: Paolo scrive ad una chiesa  che  ha fondato, che ama, ma dove ci sono tanti problemi e tanto dolore. Paolo parla a dei neo credenti, forse teme che i problemi, il dolore e il male che sta attraversando tutta la comunità possa scoraggiare molti, farli dubitare della loro nuova fede, persino fargli pensare che se c'è il male, allora Cristo non è la risposta.

Avete notato qualche parola che si ripete? Certamente!

Vediamo al prima (in realtà sono due, molto simili):

afflizione : 3 volte  (greco thlipsis = schiacciare, pressare)
sofferenze :  3 volte (greco pathēma = provare una sensazione dolorosa fisica/psichica).

Paolo dice che il male della vita è qualcosa che ti schiaccia verso terra che vuole farti male sia nel fisico sia nell'animo. Vediamo la seconda parola:

Consolazione:  9 volte :  (greco paraklēsis; : composto da para = a fianco + kaleo = chiamare).

Ma Paolo dice anche che quando il male della vita ti schiaccia verso terra e ti fa male, ci sarà qualcuno che sarà lì, al tuo fianco.

Dei tanti posti dove questa parola è stata usata, te ne voglio mostrare due:

“Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati (parakaleō) (Matteo 5:4)

“Se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore (paraklētos) perché sia con voi per sempre ” (Giovanni 14:15-16)

Vorrei che seguiste assieme a me il ragionamento che Paolo sta facendo, perché è vitale per il credente:


Guardate la parte a sinistra della diapositiva: in Dio c'è consolazione “parakaleo” , qualcosa che è chiamato ad essere al tuo fianco

Guardate a destra della diapositiva: in me c'è afflizione come anche negli altri c'è afflizione... non sono l'unico io ad essere afflitto.

Come si mettono assieme queste due realtà, dove c'è un Dio che da consolazione e il mondo dove c'è afflizione?

Tutto viene tenuto assieme da un “affinché”... (al fine di... per rendere possibile che...) Paolo afferma che   ANCHE nel male della vita c'è un piano di Dio. Anche quando sembra che tutto sia inutile vano, dannoso doloroso Dio è IN CONTROLLO (“Il Dio di ogni consolazione”  è lui l'origine e il fine di qualsiasi cosa che possa consolare) Dio AGISCE IN TUTTI (“mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati”  é lui che agisce in Paolo, come pure nei Corinzi... e in te... e in me...) Dio VIENE IN AIUTO (“il quale ci consola in ogni nostra afflizione” è lui che è pronto a sostenermi) AFFINCHE'... AL FINE DI... PER RENDERE POSSIBILE CHE... (“possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione” siamo noi che diventiamo la consolazione per altri).

Un piano che è per noi, ma che va oltre noi... e comprende quelli che ci circondano.

Tu potresti dirmi: “Allora, Marco, il piano di Dio è di farmi soffrire  così che io possa imparare a consolare altri? Sto insomma andando a scuola,  Dio mi manda a scuola... ma a che prezzo!”

Ti posso rispondere:  “ Un Dio così, io non lo voglio...non ci credo... non lo seguo...” E, infatti, Dio non è così.

Nei piani di Dio il male era lontano,  relegato in un posto inaccessibile... Ma con la caduta, quel posto è stato aperto, e le sofferenze sono entrate nel mondo

Paolo dice:

“Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte.” (1 Corinzi 15:21a)

Dio non pianifica il male, MAI! Dio vede il tuo male, e ne soffre...

Ma il Dio che conosco  e di cui Paolo mi parla, è quello che trasforma una crocifissione in una resurrezione, e aggiunge infatti.

“Così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti.” (1 Corinzi 15:21b)

Il Dio che conosco è capace di trarre da un immenso male, la morte di un giusto un immenso bene, la giustificazione (la salvezza) degli ingiusti...AFFINCHE': il piano di Dio è quello di dare consolazione.  Come fa Dio a trarre il bene dal male, dunque?

1. DIO E' IL DIO DELLA CONSOLAZIONE

Dio è “parakaleo”, colui che ti sta a fianco che è pronto a sollevarti, a sorreggerti in ogni momento. Era a fianco di Adamo ed Eva nella Creazione, ha deciso di scendere in Cristo per esserlo ancora, e ha mandato … vi ricordate? (fai andare due slide indietro) ma ha mandato il “paraklētos”, il Consolatore, lo Spirito Santo.

2. IO SONO CHIAMATO/A A CONSOLARE COSI' COME DIO MI CONSOLA 

Dio è il Consolatore, Dio può consolare da solo, senza che ci siano altri interventi. Ma spesso Dio decide  di usare me e te per consolare così come noi siamo stati consolati.

Perché? Perché come uomini e donne siamo portati a credere  ai racconti di altri uomini e donne.

Questo significa  che dovrò vivere una vita  da “crocerossina”, alla costante ricerca di chi soffre  per consolarlo?

Non necessariamente. Alcuni saranno chiamati a farlo. Alcuni di voi hanno questo dono specifico
citato da Paolo in Romani 12:8  (misericordia o compassione) ma molti hanno altri doni.

Doni di ospitalità, di assistenza, di intercessione, di cura pastorale, di incoraggiamento, di guarigione, di servizio. E se li usi verso coloro afflitti, cosa sono se non uno “stare a fianco” risollevare, sorreggere?

Quando morì mio padre, così, all'improvviso, Janet stava aspettando il nostro secondo figlio, con un figlio di un anno e mezzo da accudire. C'erano mille cose da fare, organizzare, il rientro della salma da Roma, il funerale a Viterbo l'omaggio pubblico nella sala consiliare a Montefiascone... era davvero troppo.

Uomini e donne vennero dalla nostra chiesa  per dare una mano, per dare conforto, magari solo per prendere  il nostro figlio piccolo per una mezza giornata... o per stare dieci minuti assieme a noi, come dice Paolo

“Rallegratevi con quelli che sono allegri; piangete con quelli che piangono.” (Romani 12:5)

E noi sapevamo che, nelle loro vite c'erano stati dolori grandi, alcuni ancora presenti quando successe.

Dio stava usando persone che lui aveva consolato in passato, o che stava consolando in quel momento, per consolare me e mia moglie.

Cosa imparo quando la vita fa male?

Se Dio non provoca il male intenzionalmente, se lui ne è testimone, se lui  usa anche il male per per trasformarlo  non in qualcosa che mi distrugga ma  in qualcosa che mi edifichi, cosa  posso imparare nei periodi lunghi o brevi  in cui sono afflitto?

1. Devo accettare di essere consolato/consolata

C.S Lewis ha detto:

“Dio sussurra nei nostri piaceri, parla nella nostra coscienza, ma urla nelle nostre pene: è il suo megafono per risvegliare un mondo sordo."

Il male ci cambia; io non sono la stessa persona che ero dopo aver attraversato la  sofferenza.

Il dubbio è: “Sarò una persona migliore, o una persona peggiore?” “Il male mi cambierà in meglio, o in peggio?"

Tutto dipende da me: Dio sussurra nel vento  ma urla nella tempesta;  come reagisco al male? Sono pronto ad accettare di essere consolato?

Se la risposta è “no”, se voglio tenermi il mio male, se voglio incolpare Dio di esso, se rifiuto altri che vogliono confortarmi e rispondo  “no grazie, sto bene” allora mi muoverò lontano da Dio, mi muoverò lontano da “ogni consolazione”.

Oppure posso decidere di “rimuovere” dall'orizzonte la mia sofferenza, di nasconderla sia a me che a Dio, di dire “sono cose che capitano, ce la faccio da solo/a”, di far finta che il male non mi ha cambiato.

Decidere insomma,  di rimanere alla stessa distanza da Dio di prima che entrasse il male nella mia vita; vedrò la consolazione,  “si, lo so che è lì... ma non è mia...” ma la vedrò solamente a distanza.

Oppure posso accettare di essere consolato, mettere via i miei “perché”, continuare a crescere  nella conoscenza di Dio.

Questo significa  diventare più come Gesù crescere in lui. Decidere di avere più autocontrollo, o più amore, o più pazienza, o più compassione.

Se decido di essere consolato, il Consolatore, lo Spirito Santo potrà agire in me, trasformandomi.

2. Devo passare la mia consolazione ad altri

Paolo afferma che sono stato confortato AFFINCHE', . AL FINE DI... PER RENDERE POSSIBILE CHE altri come me vengano confortati.

---

Voglio lasciarti con un ultimo versetto:

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28)

Paolo non dice che “tutte le cose nella tua vita andranno bene”, che Dio ti metterà un “ombrello sopra”, che istallerà un parafulmine (talvolta lo farà... ma tu vivi in un mondo caduto, ricorda!)
ma che “tutte le cose cooperano” (la parola cooperano in greco è synergeō = avere un compagno di lavoro) quelle belle...  ma anche quelle brutte  anche le afflizioni e le sofferenze: rileggiamolo in questo senso il versetto.

Or sappiamo che tutte le gioie, tutte le cose piacevoli tutte le cose che amiamo cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno....

Questo è come vorremmo leggere il versetto: ma Paolo dice anche:

Or sappiamo che tutte le afflizioni e le sofferenze cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno....

Essere consolato, essere consolata è una scelta Sarà come dice Paolo ...se decidi di essere consolato e se decidi di essere un compagno di lavoro per Cristo.

Preghiamo.

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO


Share:

01 settembre 2019

Dove vai quando la vita fa male? | 1 Settembre 2019 |

Dove vai quando qualcosa, o qualcuno "placca" i tuoi sogni, butta a terra la tua vita, ti fa male e interrompe la corsa? Dove troverai la forza per rialzarti, la speranza per proseguire, e l'aiuto per vivere? Gesù è il solo che può darti tutto questo.
---

PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO CLICCA SUL TITOLO

La nostra natura profonda, quella con cui siamo stati creati ad immagine di Dio, è di vivere eternamente felici alla presenza del nostro Creatore.

Questa era la vita che Dio  aveva progettato per noi nell'Eden. Ma per nostra scelta abbiamo deciso di rinunciare a tutto ciò.

E' quello che spesso chiamiamo “la caduta”: non siamo più nel Paradiso terrestre, Dio continua ad amarci, ma viviamo in un mondo caduto dove la vita talvolta fa male.

Abbiamo detto la scorsa settimana che ci sono almeno due cose che accomunano  tutte le persone nate nel mondo: il fatto che moriremo, e il fatto che soffriremo.

Certo, mi metto un po' nei vostri panni: siete tornati (più o meno) dalle vostre vacanze, vi siete rilassati, vi siete divertiti... siete tornati in chiesa dopo un po' di tempo per provare gioia, sollievo e... perché no, ridere... e trovate Mario e Marco che predicano sul male del vivere!

Sapete che sono stato un rugbista... anche se mediocre... e posso dirvi che di botte ne ho prese tante; ero il più leggero, e uno tra i più veloci, e per questo mi mettevano all' ala  (che è la posizione più esterna sul campo)... ero quello che partiva da più dietro nel campo  per prendere la massima velocità e bucare la difesa, e fare meta.


Ma tra me, e la linea di meta, c'era il “pacchetto di mischia” tutti gli uomini più muscolosi e pesanti che per fermarmi mi venivano addosso. Vorrei vedere assieme a voi un minuto del mio sport.



Come si “sopravvive” ad un “placcaggio”? Come sopravvivere  qualcuno  che ci viene addosso con tutta la forza per farci del male, fermarci, eliminarci?

Semplicemente, non puoi sopravvivere, e vincere il placcaggio rialzandoti,  se non ti sei allenato a riceverlo, se hai atteso facendo altre cose in allenamento pensando “tanto non mi butteranno giù”.

Ci sono strategie che non impari durante la partita, durante la battaglia, quando hai davanti avversari  che vogliono farti “sportivamente” del male.

Ma le apprendi durante gli allenamenti, quando a placcarti è un compagno della tua squadra, quando non c'è qualcosa da vincere perché stai solo provando, e alla fine ci si scherza su davanti ad una birra.

Nella tua vita ci sono stati e ci saranno innumerevoli placcaggi: forse anche oggi.

Innumerevoli volte la vita, e qualche volta il maligno, proveranno a buttarti giù.

Meglio apprendere prima come rialzarsi, meglio apprenderlo da compagni di squadra, per poi essere pronti quando sarà l'avversario a placcarti.

A cosa pensi quando senti la parola “male” riferito alla tua vita? Vi ho dato dei fogli bianchi che dovete portare a casa, e scrivere tutto ciò che vi viene in mente  quando pensate alla parola “male” riferito alla vostra vita.

Cosa è andato “male”? La scuola? Un fidanzamento? Un matrimonio? Qualche caro ammalato o morto prematuramente? La perdita di un lavoro? Una attività che avete dovuto chiudere? Un rapporto con uno della famiglia che ti fa soffrire? Una malattia?

Scrivete una sola parola, senza spiegare: aborto, morte, divorzio, fallimento ….e non mettete il nome.

Portateli, per chi ci ascolta online spediteli via mail  a laveravite@gmail.com, ma mettete su carta ciò che vi fa ,  vi ha fatto male, o che temete vi farà male.

Portateli la prossima settimana, e ci serviranno durante la serie di messaggi.

Cosa ne faremo? Quello che abbiamo intenzione di fare non è darvi uno studio biblico sul “male”, ma di cercare di darvi qualche cosa di pratico, qualche nozione tecnica  di come affrontare un placcaggio dalla vita, e di come rialzarsi.

Vedremo che quello che Dio vuole  quando stai affrontando un male è di darti speranza ed aiuto, e quello che cercheremo di fare è di aiutarti  e di allenati a scoprire la speranza e l'aiuto che c'è in Cristo. Non so se il vostro dottore  ha mai usato questa immagine:


E' la “scala del dolore”, perché il dolore può variare di intensità

Sapete, molte volte io ho pensato  di essere nella zona “peggior dolore possibile” pensando “non potrò aver mai più dolore di così”  (la morte di mio padre) ma poi la volta successiva,  magari per qualcosa di completamente differente, che in teoria era meno “doloroso”  (una famiglia che ha lasciato la chiesa) mi sono trovato a dove indicare la stessa zona di dolore.

Dobbiamo stare attenti a due “trappole”  quando parliamo di dolore.

1° Trappola: la comparazione

Certo, essere lasciati dal fidanzato non è la stessa cosa di un divorzio... ma non per questo significa che non fa male. Non per questo significa  che non ho bisogno di  speranza e di aiuto, non per questo non ho bisogno  che Gesù intervenga.

Quello che inconsapevolmente facciamo anche come credenti, è di comparare il nostro male, o peggio,  quello di qualcuno che ci chiede aiuto con un male diverso.

Non voglio dire che perdere un figlio sia uguale a perdere un posto di lavoro... ma non mi aiuta,  e non aiuta chi ho difronte sapere che altri soffrono... perché non diminuisce il mio male.

Piuttosto che minimizzare il tuo male dicendo: “Eh, il tuo male è niente, senti qua il mio... senti qua quello di tizio...!” dovremmo simpatizzare con chi prova male... perché il male fa male.

2° Trappola: inseguire il “perché”

Noi viviamo con questa illusione che se sapessimo il perché allora il mare scomparirebbe o si attenuerebbe. Alzi la mano chi non ha mai alzato il pugno verso il Cielo gridando “Dio perché?”.

Sapere la causa del mio male non lo fa  scomparire, e nemmeno diminuire, anzi, tutt'altro: quando so che il mio tumore è provocato dall'arsenico  che ho bevuto per anni con l'acqua dell'acquedotto il male non scompare, ma c'è anche la rabbia  contro chi mi ha dato acqua inquinata.

Ci sono due cose che accomunano qualsiasi  male che stiamo provando;


… quando proviamo male...
VOGLIAMO QUALCOSA
ABBIAMO BISOGNO DI QUALCOSA

Quando ho un mal di denti voglio qualcosa: che smetta... ma per far si che smetta  ho bisogno di  due cose principalmente:

SPERANZA
AIUTO

Prima cosa, ho bisogno sperare, credendo  che potrà passare, attraverso la cura, il trapano, l'eugenolo... Ma soprattutto ho bisogno di aiuto, il dentista.

Dove troviamo la speranza quando la vita fa male, dove troviamo aiuto quando la vita fa male? Leggiamo assieme Giovanni 11

“Come Marta ebbe udito che Gesù veniva, gli andò incontro; ma Maria stava seduta in casa.  Marta dunque disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto; {ma} anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». Marta gli disse: «Lo so che risusciterà, nella risurrezione, nell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?»” (Giovanni 11:21-26)

Gesù “arriva tardi”, secondo Marta e Maria, a salvare l'amico Lazzaro, loro fratello; non c'è solo il dolore della morte del fratello ma c'è anche la delusione  che Gesù non avesse fatto in tempo.

Di cosa hanno bisogno Marta e Maria? Di speranza! Gesù non gli dice  “su su.. che non è niente... tutti ci passiamo prima o poi”.

Gesù non minimizza il dolore di Marta e di Maria; lui che conosceva già il dolore che avrebbe patito sulla croce  non dice a Marta :”questo è niente rispetto alla mia morte”!

Lui che conosceva le persecuzioni  a cui sarebbero stati sottoposti  i suoi discepoli dopo la sua ascensione, non gli dice “beh, meglio che è morto adesso, cosi ha sofferto di meno”.

“chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà mai. Credi tu questo?”

La prima cosa che Gesù da a Marta e Maria  è la speranza! La prospettiva eterna il “non è tutto qua, anzi è poco qua”.

Ma, abbiamo detto,  che abbiamo bisogno si di speranza, ma anche di aiuto. E qui Gesù decide un tipo di aiuto... che non sarà sempre quello per tutti:

“Detto questo, gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!»  Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare»” (Giovanni 11:43-44)

Gesù spesso decide di operare  rimuovendo direttamente il male... ma, attenzione, non è una regola!
Gesù può...  noi ci aspettiamo questo quando soffriamo, lo chiediamo in preghiera altri lo chiedono per noi... ma non sempre opera come noi ci aspettiamo.

Perché?

La risposta è: non lo so! E sono in buona compagnia! Mosè la pensa come me!

“Solo il Signore, nostro Dio, può conoscere le cose nascoste; per noi e per i nostri figli vale per sempre quel che è stato rivelato.” (Deuteronomio 29:29 TILC)

Non voglio predicarvi un vangelo “a metà” solo quello che dice “credi e sarai guarito“prega e fai pregare e il tuo matrimonio sarà salvo” “sii fedele e tuo figlio accetterà Cristo”. Questo è un vangelo parziale, che ci piace ascoltare, ma che è solo parte della verità.

Ma non voglio neppure predicarti solo l'altra metà quella che dice “il mondo è solo dolore” “di qua patisci perché di là gioisci” “se soffri adesso è perché Dio ti premierà dopo” “tuo figlio è morto perché era così buono che Dio lo ha voluto con se”.

In questo libro (la Bibbia)  ci sono migliaia di storie di uomini e donne: nessuno di questi ha vissuto una vita perfetta e felice.

Tutti hanno provato il male di vivere: alcuni lo hanno sconfitto qua altri no. E' la realtà della vita sulla terra dopo la caduta.

La Bibbia non è un romanzo, ma è la vera vita di veri uomini e donne, accomunate tutte da una sola grande verità: l'amore di Dio verso i suo figli e le sue figlie.

“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio!  Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno;  quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà,  perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore.” (Isaia 43:1b-3)

Forse ho preso una versione tradotta male di Bibbia... perché ho appena letto “Se dovrai attraversare le acque”, “Se dovrai camminare nel fuoco”... o forse mo sono sbagliato io a leggere!

Dio è il tuo Dio non SE attraverserai le acque... ma quando. Non SE attraverserai i fiumi... ma quando. Non SE camminerai nel fuoco... ma quando.

“Accadrà, stanne certo” dice Dio, ma “nonostante tutto TU SEI MIO, TU SEI MIA! " Ecco la speranza, ecco la prospettiva eterna  che oscura il male di oggi.

“Accadrà, stanne certo” dice Dio, ma “IO SARO' ASSIEME A TE DENTRO LE ACQUE E DENTROI IL FUOCO mi bagnerò insieme a te, affogherò insieme a te, brucerò insieme a te!” Eccolo l'aiuto, eccolo il non affrontare da solo nulla, perché saremo sempre assieme in ogni cosa.

“Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te.” (Isaia 49:15)

E' un paragone assurdo:  è matematicamente sicuro al 100% che una madre non può dimenticarsi  di un figlio che sta allattando.

“Bene” dice Dio “E' più probabile che ciò accada  del fatto che io mi possa dimenticare di te!”

Dove trovo speranza ed aiuto?

“Ciao Marco, io sento di aver affidato la mia vita a Gesù, ma non voglio parlarne troppo, è qualcosa che riguarda la mia vita intima. Spero che tu comprenda”.

Questa frase fa parte di una breve lettera,  e non è di un credente di questa chiesa,  né di qualcuno che mi ha scritto  dopo aver ascoltato un messaggio sul sito.

E' la lettera di una persona sofferente da tempo, a cui sono legato e a cui voglio molto bene. E' una lettera scritta alla fine dei suoi giorni terreni dopo mille sofferenze, dopo speranze e delusioni da una persona che tra poco mi lascerà... ma che sono certo rivedrò  a motivo di quelle poche parole.

La vita l'ha placcata, quando c'erano ancora molte mete da fare, ma ha trovato il motivo, il modo e la forza di rialzarsi. Sembra abbia perso, e invece è vittoriosa!

Dove ha trovato tutta la speranza?  Dove ha trovato tutto l'aiuto?

Gesù ha detto:

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Tutto è dipeso da dove li ha cercati.

Se cerchi speranza ed aiuto, cercali nel posto giusto.

Preghiamo.

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO



Share:

05 maggio 2019

Perché ci tiriamo indietro da Cristo | 5 Maggio 2019 |

Così come vediamo solo il dieci per cento di un iceberg,  i veri motivi perché i credenti si tirano indietro dal seguire Cristo sono spesso nascosti nel buio delle nostre vite. Sta a noi curare quelle cause prima che diventino malattia.

Mario Forieri ci mostra otto motivi del perché ci si tira indietro dal seguire Cristo.
---

PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO CLICCA SUL TITOLO


“Allora la parola dell'Eterno fu rivolta a Samuele, dicendo: «Io mi pento di aver costituito Saul re, perché si è allontanato da me e non ha eseguito i miei ordini». Samuele ne fu rattristato e gridò all'Eterno tutta la notte.” (1 Samuele 15:10-11 ND)

“Saul rispose: «Questi sono animali presi dagli Amalekiti, perché il popolo ha risparmiato il meglio delle pecore e dei buoi per farne dei sacrifici all'Eterno, il tuo DIO; il resto però l'abbiamo votato allo sterminio».” (1 Samuele 15:15 ND)

“Allora Saul disse a Samuele: «Ho peccato per aver trasgredito il comando dell'Eterno e le tue parole, perché ho avuto paura del popolo e ho dato ascolto alla sua voce.” (1 Samuele 15:24 ND)


“Non vi ingannate; le cattive compagnie corrompono i buoni costumi.”  (1 Corinzi 15:33 ND)

“Il popolo però ha preso le cose migliori che avrebbero dovuto essere sterminate, per farne sacrifici all'Eterno, il tuo DIO, a Ghilgal».” (1 Samuele 15:21 ND)

“Prima della rovina viene l'orgoglio, e prima della caduta lo spirito altero.” (Proverbi 16:18 ND)


“DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità.” (Salmo 46:1 ND)

“Ma un cattivo spirito da parte dell'Eterno, s'impossessò di Saul, mentre stava in casa sua con la sua lancia in mano, e Davide stava suonando l'arpa con la mano.” (1 Samuele 19:9 ND)



---

VIDEO DEL MESSAGGIO A BREVE


Share:

19 novembre 2017

Il Signore non serba la sua ira per sempre - Il libro di Isaia 2° parte | 19 Novembre 2017 |

Quanto dura la tua ira? Quanto sei pronto, quanto sei pronta ad usare la misericordia? Quanto sei capace di amare oltre il male che gli altri ti hanno fatto? Siamo figli di un Dio che non ama l'ira, ma la misericordia; anche quando applica l'ira contro coloro che lo negano, il suo cuore è pronto a benedire e ad usare misericordia verso tutti coloro che tornano a Lui. E noi, come figli, dobbiamo comportarci come Lui.

(Messaggio portato da Simone Giannicola)

---

"«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. " (Isaia 40:1)

"Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. " (Salmo 103:9)

"Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia." (Michea 7:18)

"Allora Dio pronunciò tutte queste parole:  «Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.  Non avere altri dèi oltre a me. Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.  Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano,  e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti." (Esodo 20:1-6)

"Io sono il Signore; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli. Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove; prima che germoglino, ve le rendo note». " (Isaia 42:8-9)

"Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello. "( 1 Giovanni 4:19-21)

"Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira  e non fate posto al diavolo." (Efesini 4:26-27)

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO





Share:

29 ottobre 2017

La mia eredità come credente - Il Libro di Rut 6° parte | 29 Ottobre 2017 |

La tua fedeltà a Cristo di oggi  può avere ricadute enormi nel futuro della tua famiglia e portare benedizione a Dio nei secoli.
---


Siamo all'ultima puntata della storia d'amore tra Rut e Boaz. E come nelle migliori storie d'amore, c'è
anche qui il “E tutti vissero felici e contenti”.

Il Libro di Rut inizia con la tragedia  e termina con un matrimonio  e con la nascita di un nuovo bambino.

Siamo partiti sei settimane fa (per la verità otto)  con la fame, il fallimento, i funerali e la fine, ma la morte e la fine conducono Naomi e Rut verso un processo che le porterà a un nuovo inizio.

La mano che invisibile le ha guidate, ora produce qualcosa di visibile: due persone divengono una sola cosa nel matrimonio, il cui frutto è un figlio.

Leggiamo Rut 4:13.22

"13 Così Boaz prese Rut, che divenne sua moglie. Egli entrò da lei e il Signore le diede la grazia di concepire; e quella partorì un figlio. 14 E le donne dicevano a Naomi: «Benedetto il Signore, il quale non ha permesso che oggi ti mancasse uno con il diritto di riscatto! Il suo nome sia celebrato in Israele! 15 Egli consolerà l’anima tua e sarà il sostegno della tua vecchiaia; l’ha partorito tua nuora che ti ama e che vale per te più di sette figli». 16 E Naomi prese il bambino, se lo strinse al seno e gli fece da nutrice."

Siamo alla fine di questo meraviglioso libro della Bibbia (tutti sono meravigliosi!), e vogliamo trarre qualche indicazione per la nostra vita.

L'abbiamo fatto durante tutte le altre cinque predicazioni, abbiamo visto passo passo varie applicazioni per noi, ma oggi vogliamo terminare cercando di guardare al panorama generale, a cosa ci insegna alla fine questo libro.

La prima cosa che ci insegna il libro di Rut è questa:

1) L'amore trasforma le persone

Naomi non era la migliore suocera da avere a fianco: aveva cercato di rispedire Rut ai suoi dei pagani, voleva la chiamassero “amara”, consigliava di andare a letto con il principale. Ma l'amore di Rut l'aveva trasformata. Aveva trasformato quello che poteva essere una vecchiaia amara e sterile, in una vecchiaia da nonna felice.

Rut era una vedova moabita, povera, lontana da casa e con una suocera acida.

Ma l'amore di Boaz l'aveva trasformata. Aveva trasformato una vita di stenti e di solitudine, in una vita ricca  e felice.

Boaz era un uomo ricco, ma “single”. Dal testo pare fosse nella sua maturità, ed era strano in Giuda non essere sposato e non avere figli quando si è maturi.

Ma l'amore di Rut l'aveva trasformato. Da una vita ricca, piena di agio, ma solitaria e senza un fine preciso a una vita dove la ricchezza aveva un fine, crescere una famiglia e una discendenza.

L'amore nel libro di Rut ha un nome preciso: è la mano “invisibile” di Dio che lega e scioglie, che indirizza, che devia, che sceglie per te.

Ma tutto è accaduto perché Rut ha deciso di amare Naomi  nonostante le avesse chiesto di lasciarla, nonostante fosse amara. Senza l'amore primo di Rut per Naomi nulla sarebbe avvenuto, e nessuna vita sarebbe stata trasformata.

Rut ci insegna una grande verità di Dio: non smettere di amare le persone, anche quando ti rifiutano, anche quando sono amare.

2) La preghiera trasforma la vita delle persone

Tutto nel libro di Rut è accaduto attraverso la preghiera: Naomi prega che Rut trovi un marito ed abbia figli; Rut prega che Boaz possa essere benedetto; Boaz prega che Rut possa essere benedetta ed eccola la benedizione eccolo il matrimonio,  eccolo il figlio!

Nel capitolo 1 Naomi aveva detto che Dio le aveva tolto tutto, che tornava a Betlemme a mani vuote. Ed ora il Signore riempie le sue mani con un nipote, di cui sarà nutrice.

L'insegnamento del libro è : anche quando sei amaro, sei amara ,  non smettere di pregare! Anche quando la vita ti ha tolto molto (un familiare, un lavoro, un amico) non smettere di pregare! Anche quando le prospettive future non sono rassicuranti,  e sei solo, sei sola, non smettere di pregare!

Prega per te, ma prega anche per gli altri! Naomi ha pregato per Rut quando era amara, e ora la sua preghiera  torna su di lei come fa un boomerang, e le dà benedizione!

3) Dio ti benedice se ti astieni dal peccare

Boaz era un uomo di successo, e Rut era disponibile... ma Boaz fa la cosa giusta dinanzi a Dio: dice a Rut : “non ora”.

4) Dio ti benedice tutti i matrimoni fatti secondo il suo ordine

...anche se non è il primo!

L'ordine di Dio di Genesi 1:27-28

“Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina (l'incontro - il “fidanzamento”).  Dio li benedisse (il patto - il “matrimonio”); e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi. (la consumazione - i “rapporti matrimoniali”)(Genesi 1:27-28a)

Il primo matrimonio di Rut era stato un fallimento: lontani dal tempio, dai credenti da Dio, senza figli.

Ma il secondo avviene per la sua mano invisibile, e viene benedetto.

Se sei stato sposato e il tuo matrimonio è fallito, non pensare che Dio ce l'abbia con te. Dio non giudica per il passato delle persone, ma per il cuore che hanno verso il futuro.

Se accadrà nella tua vita di incontrare un nuovo compagno, una nuova compagna, se tu lo sposerai in nome di Dio, Dio sarà dalla tua parte e sarà pronto a benedire la tua unione.

Questo è ciò che possiamo trarre dal libro in generale Ma, ovviamente, c'è molto di più, se guardiamo alle vite dei tre personaggi.

Naomi

All'inizio della storia Naomi era una donna distrutta: senza marito, senza figli, lontana dalla sua gente. Per questo era divenuta amara.

Naomi pagava la decisione sbagliata del marito Elimelec di trasferirsi in una nazione che Dio non approvava.

Ma Naomi, amara,  fa due cose giuste dopo la morte del marito e dei figli:

1) E' onesta con Dio

Non fa finta che tutto vada bene, ma alza il pugno verso Dio e gli dice: “Tu mi hai fatto male!

Ma Dio non la giudica secondo le sue parole, ma secondo la sua fede.

Quando le cose nella vita non vanno per il verso giusto, di solito, abbiamo due tipi di reazione:

a) Condanniamo Dio

“Dio non esiste! E anche se esiste non è un Dio buono”. E ci allontaniamo da Dio; non ne vogliamo più sapere. Smettiamo di pregare,  smettiamo di frequentare la chiesa,  smettiamo di incontrare i fratelli e le sorelle in Cristo. In una parola:  scappiamo da Dio.

Oppure:

b) Condanniamo noi stessi

“La colpa è mia! Non sono abbastanza buono/fedele/devoto, e Dio mi punisce.” Rimaniamo pure con Dio,  ma  sentendoci “figliastri” e non figli amati. E anche questo è fuggire da Dio, da quello vero.

Naomi era amara, e lo ha detto a Dio :”Mi hai fatto male!” Pensi che un padre possa odiare suo figlio, solo perché parla con amarezza?

Dio ha spalle abbastanza grandi da sopportare  le parole di un figlio o di una figlia addolorata,  e ti ama: ti ama anche quando dici cose sbagliate. E' capace di accettare anche quando te la prendi con lui;lui ci ha creati, lui sa come siamo fatti.

Ma nulla sarebbe accaduto di bello a Naomi, se non avesse fatto la seconda cosa giusta:

2) Ritorna al suo popolo, tra credenti

Tutto il libro ci mostra il processo di guarigione di Naomi: da “amara” a “benedetta”,  attraverso una nuora che si converte e decide di amarla, un parente che “per caso” compare all'orizzonte, e l'amore che nasce tra questi e sua nuora.

Tutto ciò non sarebbe mai accaduto se Naomi fosse rimasta a Moab,  lontana dal Signore, tra non credenti.

Voglio farvi una domanda: Dove è Dio, adesso? La Bibbia ci dice che è onnipresente, vero?

Siete sicuri? Leggiamo assieme Romani 1:22-24

Il contesto della passo è che  Paolo sta parlando delle persone che non riconoscono il Dio di Israele.

“Benché si dichiarino sapienti, sono diventati stolti,  e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi”. (Romani 1:22-24)

Dio è onnipresente,  ma ci sono posti dove Dio non può essere: nel cuore di coloro che lo negano e seguono altri dei. Moab era un posto simile; brillava per l'assenza di Dio nel cuore delle persone e la presenza dei falsi dei al suo posto.

Al contrario Gesù dice:

“Poiché dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro.” (Matteo 18:20)

Se sei amaro, se sei amara, quello che ti serve, è di essere guarito, di essere guarita.

Dio può guarirti, ma quello che ti serve è di stare assieme al popolo di Dio, perché Dio è presente in mezzo ad esso.

Rut

All'inizio della storia Rut è in rovina: una vedova pagana senza figli, odiata dalla sua gente perché ha accettato il Dio di Israele e non accettata in Giuda perché è moabita. Anche lei deve essere guarita.

Per Rut la guarigione arriva attraverso la sua determinazione. Rut è una donna forte, è una donna determinata e fa tre cose sagge:

1) Decide di amare la suocera andando assieme a lei
2) Decide di abbandonare la sua terra e i suoi dei
3) Decide di credere in Dio

Arriva a Betlemme ed è povera, tanto povera che decide di andare a spigolare. Anche se non vede la mano “visibile” di Dio (il miracolo), crede che troverà qualcuno che la aiuterà, e alla fine crede che avrà un “redentore”, colui che farà valere il riscatto suo e di Naomi.

Al capitolo 2 aveva detto così a Naomi:

“Fammi andare nei campi a raccogliere le spighe che i mietitori lasciano cadere. Sono sicura di trovare qualcuno che me lo permetterà.” (Rut 2:2 TILC)

E, pian piano, la mano invisibile di Dio,  la Provvidenza, inizia a guarirla.

Se anche la tua vita è in rovina, qui trovi un principio per essere guarito.

 # Decidi di credere

Anche quando non vedi il miracolo, anche se le prospettive sono scarse o inesistenti, decidi di credere, sappi che per te c'è un Redentore, colui che ti ha riscattato.

Rut ha deciso di credere:  “Il tuo Dio sarà il mio Dio”(Rut 1:16b) forse non ci arrivi ancora col cuore a dirlo, ma puoi arrivarci col la tua volontà, con la stessa volontà che ha guidato Rut e per la quale è stata benedetta.

Come Boaz fu il “redentore” di Rut, che divenne sua sposa, e visse per sempre assieme a lei allo stesso modo Gesù è il Redentore, Gesù è lo sposo, e se tu credi e rimani nella sua chiesa allora virai in eterno assieme a lui. In Apocalisse è scritto;

“Rallegriamoci, esultiamo e diamogli onore, perché è giunto il momento delle nozze dell'Agnello, e la sua sposa si è preparata.” (Apocalisse 19:7)

Boaz

Boaz tra i protagonisti è quello che ha la vita più “normale”, anzi, ha un avita “agiata”.

Ma Boaz è si rammenta che tutto ciò che ha è frutto della sua obbedienza alle leggi di Dio.

Boaz benedice i suoi operai quando arriva al lavoro, Boaz da più di ciò che Dio ha prescritto ai poveri, Boaz non pecca con Rut, ma attende perché sia sua sposa, E in più,  Boaz studia piani per una causa nobile,  dare un tetto a due vedove e una discendenza alla famiglia di Naomi.

Se in questo momento vivi nella tranquillità e ami il Signore, sappi che è lui il regista della tua vita; lui vede e provvede sia al povero che al ricco. Scegli di vivere come Boaz.

# Scegli di obbedire

Obbedisci a Dio vedendo il tuo lavoro, i tuoi averi come un ministero attraverso cui Dio  può  provvedere al povero.

Siamo quasi alla fine del libro, ci mancano da leggere appena cinque versetti.

Sono cinque versetti che potrebbero sembrare i più noiosi della storia,ù ma che invece sono forse i più importanti per me e per te:

“17 Le vicine gli diedero il nome e dicevano: «È nato un figlio a Naomi!» Lo chiamarono Obed. Egli fu il padre d’Isai, padre di Davide. 18 Ecco la posterità di Perez: Perez generò Chesron; 19 Chesron generò Ram; Ram generò Amminadab; 20 Amminadab generò Nason; Nason generò Salmon; 21 Salmon generò Boaz; Boaz generò Obed; 22 Obed generò Isai e Isai generò Davide.” (Rut 4:17-22)

Non so se ricordate un messaggio che abbiamo fatto a maggio e che riguardava la genealogia di Gesù. E che vi avevo detto che le genealogie normalmente  servono a dimostrare la grandezza di una famiglia.

Nella Bibbia invece servono a mostrare  che non importa da che famiglia vieni, perché Dio ti benedice comunque se tu hai un cuore per lui.

Anche questa genealogia non si smentisce, perché mostra che il grande re Davide proveniva da una famiglia imperfetta.

Salmon, padre di Boaz, era sposato a Raab, una prostituta non ebrea, e Boaz aveva sposato una vedova pagana moabita.

Dio sta dicendo: “non importa la tua vita passata, ma se tu affidi la tua vita a me, la tua stirpe sarà benedetta fino alla millesima generazione dice Esodo 20:6.

Raab era una prostituta, ma aveva creduto ed era stata adottata nel popolo di Dio; e suo figlio Boaz ora aveva ereditato la sua benedizione.

Rut era una vedova pagana, ma aveva creduto, e suo figlio Obed avrebbe ereditato la sua benedizione.

Non penso che Rut e Boaz avessero pianificato tutto questo, ma il loro amore per gli altri,
la loro preghiera, la loro fede, il loro astenersi dal peccare, la loro obbedienza, avrebbe avuto una ricaduta ENORME sui loro discendenti,  tanto che i loro nomi  non sarebbero comparsi solo in questo libro.

In 1 Re 7:21 si dice che Salomone, volle dare un nome alle due colonne del vestibolo, (la parte da cui si accedeva al “Luogo Santissimo”, dove era conservata l'Arca del Patto) ed una la chiamò Boaz (forte).

In Matteo 1:6 si legge che una delle antenate della famiglia dove sarebbe stato cresciuto Gesù, era Rut.

Rut e Boaz non avevano pianificato, ma avevano obbedito. E Dio aveva risposto benedicendo la loro stirpe.

Il tuo amore attuale la tua fede attuale, la tua preghiera attuale, la tua obbedienza attuale, possono avere una ricaduta sulla tua famiglia futura che tu neppure riesci ad immaginare.

La tua famiglia futura potrà essere molto più grande, molto più importante, molto più efficace, molto più determinante  di quello che immagini.

Il più delle volte non vedrai neppure un minimo  di questa futura benedizione.

Un importante teologo di nome Jonathan Edwards era solito pregare per le sue prossime sei generazioni.

Nella sua famiglia ci sarebbero stati: 13 presidi di collegi, 69 professori, 13 giudici, 100 avvocati, 60 dottori, 75 ufficiali militari, 3 senatori, 80 sindaci, un vice presidente USA e 100 pastori. Sarà un caso?

Tu non immagini quello che Dio farà attraverso di te.

Tutto il libro di Rut si svolge attorno ad una eredità e a un redentore.

L'eredità era ciò che Rut e Naomi avrebbero potuto avere, ma serviva un redentore che liberasse l'eredità permettendogli di viverla.

La tua eredità è immensa se hai accettato colui che la ha liberata per te, il tuo Redentore, Gesù.

E la tua fedeltà di oggi  può avere ricadute enormi nel futuro della tua famiglia.

La tua fedeltà di oggi che a te pare poca cosa può portare al tuo Redentore una messe enorme, se ami e preghi per le persone se ti astieni dal peccare, se vivi in mezzo al popolo di Dio, la chiesa, e se affidi la tua vitae i tuoi beni  a Dio come si trattasse di un ministero

Ma soprattutto se decidi di credere in Gesù, tuo Redentore.

Preghiamo.
GUARDA LE DIAPOSITIVE DEL MESSAGGIO

---

GUARDA IL VIDEO DEL MESSAGGIO


Share:
Per ascoltare l'audio dei messaggi
cliccare sul titolo per aprire il file audio

Per una migliore resa audio raccomandiamo di scaricare i messaggi tramite
iTunes iscrivendosi al podcast.
Per tutte le opzioni di ascolto cliccare qua sotto.

Come ascoltare i messaggi

NOTA IMPORTANTE

Avviso: questo sito non è affiliato con la chiesa che è stata chiusa definitivamente il 1 Ottobre 2023, ed è pubblicato al solo scopo di insegnamento e come archivio dei 26 anni di storia della chiesa stessa.
Archivio gestito a cura della Associazione Culturale "I Tralci" - Montefiascone (VT)

Perché il sito non viene più aggiornato tutte le domeniche?

Perché il sito non viene più aggiornato tutte le domeniche?
L'evoluzione della nostra chiesa

Ricerca frase nel sito



Tutti i messaggi per data

Cerchi una chiesa Evangelica?

_________________________

Labels

 
Leggi le informazioni sull'uso dei cookies