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31 ottobre 2021

Lavorare, riposare e giocare | 31 Ottobre 2021 |

Dio vuole per te che esista un equilibrio nella tua vita, dove il lavoro, il riposo ed il gioco abbiano ciascuno il suo spazio affinché tu riesca ad apprezzare pienamente la tua vita e la Sua Creazione.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 13 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 42 minuti

Mi chiedo se per te ci sia un lavoro che non ti piace fare. Non so dirti quanto detesti i lavori domestici. Se non fosse dannoso per la mia salute e socialmente inaccettabile, probabilmente vivrei in una situazione di assoluto abbandono della mia casa.

Naturalmente esagero, ma onestamente odio davvero tutto ciò che ha a che fare con lo spolverare, l'aspirapolvere, il lucidare, il lavare, soprattutto perché ora vivo da sola e devo fare tutto io. Quando stavo cambiando casa ho fatto in modo che una ditta venisse a pulire il mio forno. A un certo punto mi ha detto: "Questo è il peggiore che abbia mai visto". Lo porto come un distintivo d'onore. 

Non è necessariamente il lavoro in sé che non mi piace, è piuttosto il fatto che non finisce mai, non è mai finito. E ci sono così tante cose più piacevoli che potrei fare invece.

Ma cosa succede se ci sentiamo così per il nostro vero lavoro, il lavoro per cui dobbiamo alzarci dal letto e usciere ogni giorno?  Diamo un'occhiata a due prospettive bibliche, la natura del lavoro e il carattere del lavoratore.

Lavorare

La prima cosa che dobbiamo capire è che il lavoro esisteva prima della caduta e non è una conseguenza di essa.

“Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.” (Genesi 1:28-30)

Siate fecondi, riempite la terra, rendetevela soggettaè il lavoro che ci aiuta a prosperare. Abbiamo dei bisogni fisici temporali - non ultimo, abbiamo bisogno di mangiare. Come potremmo farlo se noi, o altri, non lavorassimo? Dio equipaggia le persone con le capacità di soddisfare i bisogni della sua creazione. Il lavoro legittimo è il modo in cui Dio provvede, o come diceva Martin Lutero 

"Egli dà loro cibo attraverso il mungitore che munge la mucca". (Martin Lutero) 

Paolo ci fa anche notare che è attraverso il nostro lavoro che siamo in grado di soddisfare i bisogni di coloro che sono vulnerabili nelle nostre comunità.

“Non ho desiderato né l’argento, né l’oro, né i vestiti di nessuno. Voi stessi sapete che queste mani hanno provveduto ai bisogni miei e di coloro che erano con me. In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”».” (Atti 20:33-35)

Il lavoro è anche un dono. Il Versetto 29 di Genesi dice “Ecco, io vi do…”  Dio dice: “Ecco, questa meravigliosa creazione che soddisferà tutti i vostri bisogni, è tutta vostra da condividere tra di voi e con me”. Il lavoro è il buon regalo di Dio per noi. 

“Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.” (Genesi 1:29-30)

Ma potrebbe non essere così se il nostro lavoro è umile, o sembra non avere valore. A volte dobbiamo accettare che il lavoro che facciamo non  sarà la cosa più entusiasmante per noi ma ci troveremo comunque a farlo nella migliore maniera possibile. Il nostro lavoro non è il nostro scopo.

“Dopo aver visto come stanno le cose su questa terra, ecco cosa ho deciso sia modo migliore di vivere: Prenditi cura di te stesso, divertiti, e sfrutta al massimo qualsiasi lavoro tu abbia per tutto il tempo che Dio ti concede in vita. E questo è tutto. Questo è il destino dell'uomo. Sì, dovremmo trarre il massimo da ciò che Dio dà, sia la generosità che la capacità di goderne, accettando ciò checi  è dato e deliziandoci del lavoro. È il dono di Dio! Dio distribuisce la gioia nel presente, nell'adesso. È inutile rimuginare su quanto tempo potremmo vivere.” ( Ecclesiaste 5:18-20 Trad. Bibbia “The Message”)

Mi piace come la versione della Bibbia “the Message” rende questo. Il lavoro è necessario, alcuni di noi faranno la cosa che amano di più al mondo, altri lo faranno perché hanno bollette da pagare. Un tipo di lavoro non è più importante dell'altro, né il primo è più pio del secondo. Ciò che rende entrambi divini è il modo in cui affrontano il loro lavoro. 

C'è un detto: "Se segui la tua passione non lavorerai  neppure un giorno nella tua vita".  Sbagliato! Sbagliato due volte! Si può essere molto appassionati di qualcosa, ma non molto bravi a farlo. Abbiamo tutti assistito a quei programmi con le  audizioni per essere pop star in cui il concorrente è appassionato del canto, ma l'unico problema è che non sa cantare bene. 

Il detto è anche sbagliato in quanto implica che il lavoro è qualcosa che dovremmo cercare di evitare soprattutto se lo troviamo noioso o difficile. 

Ma Paolo in Efesini 6 dice che dovremmo lavorare con entusiasmo, come se lavorassimo per il Signore piuttosto che per le persone.

“... servendo con benevolenza, come se serviste il Signore e non gli uomini,...” (Efesini 6:7)

Sento di dover fare qui una breve  parentesi perché il versetto che ho appena citato viene nel mezzo di Paolo che si sta rivolgendo a coloro che sono schiavi. Purtroppo in tempi passati questo è stato usato per giustificare la schiavitù.

Solo per dare un po' di contesto, Paolo sta scrivendo ad una chiesa che si riuniva come famiglie riunite; mariti e mogli, genitori e figli, schiavi e padroni. Non sta affrontando l'istituzione della schiavitù, ma sta insegnando come queste persone dovrebbero vivere insieme. La schiavitù a quel tempo non era basata sulla razza, né permanente, o imposta attraverso il rapimento; non è la schiavitù come l'abbiamo conosciuta noi. Non è comunque una cosa buona perché era certamente crudele e disumanizzante;  purtroppo non abbiamo tempo per guardare più a fondo, ma voglio condividere questo pensiero del teologo F.F. Bruce.

"Nel muovere le persone verso un rapporto padrone-schiavo dove il padrone non minaccia gli schiavi e li vede come sorelle e fratelli, Paolo stava creando un'atmosfera in cui l'istituzione della schiavitù poteva solo appassire e morire".  (F.F. Bruce)

Tornando al carattere del lavoratore, quello pio è colui che, come dice la bibbia, the Message, sfrutta al massimo l'opportunità, si presenta con un sorriso sul volto e, come dice Paolo, lavora con entusiasmo a causa di colui per il quale alla fine lavoriamo. Rick Warren in "La vita con uno Scopo"  lo mette in questo modo.

"Il lavoro diventa adorazione quando lo dedichi a Dio e lo compi con la consapevolezza della sua presenza". (Rick Warren in "La vita con uno Scopo")

Per riassumere, il lavoro è un dono, è necessario, ma non è più importante del lavoratore e il modo in cui ci avviciniamo al nostro lavoro è come dimostriamo la nostra nuova vita in Cristo.

Riposare

Il lavoro è anche limitato nel tempo. Cosa voglio dire con questo? Beh, ha tutto a che fare con questo:

“Così furono compiuti i cieli e la terra e tutto l’esercito loro. Il settimo giorno Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta. Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta. (Genesi 2:1-3)

Le parole chiave del brano sono “compiuti”, “compì”, e “si riposò”.

Arrivò un punto in cui, dopo 6 periodi di tempo, l'opera della creazione fu compiuta e Dio aveva finito la sua opera di creazione. E così si riposò. Questo non significa che fosse veramente stanco e che si sia fatto un pisolino. No, significa che il lavoro era finito e così smise di farlo. 

Una parola opportuna forse per coloro che sono stacanovisti, o perfezionisti:  arriva un punto in cui il lavoro è finito e dovremmo allontanarci. 

Ora, per essere chiari, non sto dicendo che Dio ha smesso di lavorare del tutto, ha smesso di lavorare alla Creazione, ma continua a lavorare in un modo diverso. Sta lavorando tutto il tempo  - Giovanni 5:17 dice: 

 “Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero». (Giovanni 5:17)

E questo è scioccante, perché Gesù sta dicendo queste parole nel giorno del sabbath, che è il giorno di riposo per gli ebrei, come per noi lo è la domenica. L'implicazione è quindi che questo lavoro non è finito e quindi (lui e i i discepoli) non si stanno riposando.

Questo significa che possiamo lavorare nel giorno di riposo? Direi tecnicamente sì, perché lo “sabbath” è un concetto da vivere, non una regola da seguire.

Cos'è dunque il sabbath?  È un giorno, (per noi culturalmente la domenica), o un periodo di tempo in cui lasciamo intenzionalmente il nostro lavoro e rivolgiamo la nostra attenzione direttamente a Dio. Questo riposo non riguarda il non fare nulla, ma il non fare ciò che o chi tiene la nostra attenzione nel resto del tempo lavorativo.

“Se tu trattieni il piede dal violare il sabato, facendo i tuoi affari nel mio santo giorno, se chiami il sabato una delizia e venerabile ciò che è sacro al Signore, se onori quel giorno anziché seguire le tue vie e fare i tuoi affari e discutere le tue cause...” (Isaia 58:13)

Ora, ecco il punto: anche se siamo assolutamente devoti nell'osservare il principio del sabbath, la scienza ci dirà che abbiamo ancora bisogno di fare vacanze. E lo stesso fa Gesù. In Luca 9 manda i discepoli per città e  villaggi a predicare la buona novella. Era la prima volta che uscivano senza di lui e immagino che fosse eccitante, esaltante e faticoso. 

È un momento meravigliosamente umano registrato nel vangelo quando dice che gli raccontarono tutto quello che avevano fatto;  potete immaginarli come si accalcano intorno a lui,  provando a farsi spazio nei discorsi: "Avreste dovuto vedere Pietro, era infuocato..."; e ancora  "Andrea andò e guarì da solo l'uomo"...

E dunque, cosa fece Gesù? 

"Gli apostoli ritornarono e raccontarono a Gesù tutte le cose che avevano fatte; ed egli li prese con sé e si ritirò in disparte verso [un luogo deserto di] una città chiamata Betsàida." (Luca 9:10)

Si allontanarono per una breve pausa. I discepoli avevano bisogno di “rilassarsi”, così Gesù saggiamente li fece "scivolare via in silenzio". Purtroppo la folla li scoprì, quindi fu una pausa molto breve. 

Sono qui per dirvi che il sabbath non è vacanza, la vacanza è vacanza ed è vitale per la nostra salute e il nostro benessere. Questo è quello che ha mostrato uno studio di Harvard osservando la produttività di coloro che hanno preso le vacanze, rispetto a quelli che non l'hanno fatto Un tempo lontano dai fattori di stress e l'immersione nel divertimento ci "rigenera". 

C'è un altro tipo di riposo di cui parla Gesù. Date un'occhiata a Matteo 11:28-30

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero." (Matteo 11:28-30)

Non si tratta di essere esausti del nostro lavoro, né lo è  Gesù, lo specialista principe del relax. Il tipo di fardelli che Gesù ha in mente qui sono principalmente fardelli religiosi. Gesù sta dicendo ai suoi ascoltatori: “Il tipo di religione che avete imparato dagli esperti non vi toglie il carico dalle spalle, anzi, lo aumenta”. Osservare le regole e le leggi religiose è faticoso, e ciò che c'è di peggio, non è risolutivo per la salvezza. Ti lascia facendoti chiedere se hai fatto abbastanza.

Nell'invito di Gesù c'è ancora un giogo, c'è ancora quella cosa che dovrai coscientemente indossare, ma questo giogo è una relazione, una relazione con Dio ed è definitivo. Non c'è più bisogno di provare, non c'è più bisogno di chiedersi se hai fatto abbastanza. In lui puoi riposare perché sei tornato a casa.

Questa è la scultura del Figliol Prodigo di Charlie Macksey e ogni volta che la guardo mi commuovo per
la assoluta stanchezza in quelle braccia del figlio e la forza dell'abbraccio del Padre. 

Ho trovato nel mio diario questa nota, scritta nel 2016:

"Dio è sempre all'opera: incessantemente, instancabilmente.

  • Dietro le quinte
  • Sopra la mischia
  • Dentro la furia
  • Oltre la paura

Pellegrino abbi pace.
Lui è sul trono, quindi smetti di aggrapparti,
e lasciati semplicemente sorreggere"

Giocare

Ecco cosa dice il mondo medico, educativo e scientifico sull'importanza del gioco.

Il gioco è essenziale per lo sviluppo perché contribuisce al benessere cognitivo, fisico, sociale ed emotivo dei bambini e dei giovani. Il gioco offre anche un'opportunità ideale per i genitori di impegnarsi pienamente con i loro figli.

Se vogliamo bambini felici e ben sviluppati, allora permettiamo loro di giocare. Se vogliamo famiglie felici, allora impariamo a giocare insieme. Se questo è vero, allora deve essere perché Dio è giocoso, dopo tutto siamo creati a sua immagine. Questo è ciò che il teologo tedesco Jurgen Moltmann dice del gioco:

"Nel gioco emuliamo le azioni di Dio che non ha creato l'Universo perché era una necessità. Dio è giocoso. Gli piace creare e giocare.  Il gioco ci riempie di uno spirito di gioia e delizia che si trasmette a tutti gli aspetti della nostra esistenza.  Il gioco non è una pausa dal lavoro, e non è nemmeno tempo di riposo. È la prefigurazione del regno. È una fuga momentanea nella realtà futura che Dio ha pensato per tutti noi. " (Jurgen Moltmann)

Il gioco, in definitiva, riguarda la liberazione - è lo spazio che usiamo per esplorare. Penso che Moltmann stia dicendo che questo è ciò che era l'Eden e che un giorno torneremo in un luogo dove la gioia e il piacere sono costanti della nostra esistenza.

 Dio è giocoso, fa parte del suo carattere, e ci sono numerosi riferimenti che indicano che il gioco era parte della sua intenzione per la creazione - salmo 104:26 ci dice che Dio ha creato gli animali perché si divertano: 

“ Ecco il mare, grande e immenso, dove si muovono creature innumerevoli, animali piccoli e grandi. Là viaggiano le navi e là nuota il leviatano, che hai creato perché vi si diverta.”  (Salmo 104:26)

Michael Yaconelli ha scritto nel suo libro, Dangerous Wonder (Stupore pericoloso), queste parole:

"Il gioco è un'espressione della presenza di Dio nel mondo; un chiaro segno dell'assenza di Dio nella società è l'assenza di giocosità e risate". (da “Dangerous Wonder” di Michael Yaconelli)

Abbiamo un Dio che si diletta e prova piacere nelle cose che ha fatto. Abbiamo un Dio che canta canzoni su di noi (Sofonia 3:17), un Dio che si dilettava con Davide che ballava (2 Samuele 6:14-22), un Dio che ti ha fatto.

Eric Liddel, l'atleta olimpico di cui parla il film “Momenti di Gloria”, fu chiamato come missionario in Cina, ma ritardò ad andare perché voleva correre nei giochi di Parigi del 1924. La sua famiglia e la sua chiesa erano inorriditi, ma lui disse questo: "So che Dio mi ha fatto per la Cina, ma mi ha anche fatto veloce e quando corro sento il suo piacere".

Tu come giochi? Dove e quando senti il piacere e la gioia di Dio in te? Perché sappi che Lui ama vederti giocare.

Amen.

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22 marzo 2015

Ricordati del giorno del riposo | 22 Marzo 2015 |


Dio ci ha donato il giorno di riposo affinché possiamo rispettare il ritmo con cui siamo stati creati e possiamo ricordare quello che Gesù ha fatto per noi.
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Siamo al 4° comandamento, e siamo ancora in quella sezione della legge che Dio dedica per illustrare
dove si parla del Sabato, o meglio del “Sabàt”, del giorno di riposo dal lavorare.

Abbiamo già detto che i comandamenti  non sono una prigione, ma un recinto, non sono una “nota del preside” a un alunno/a ma una lettera d'amore del Padre ai suoi figli, non sono  un limite alla nostra libertà ma una mappa di come usare la libertà che Dio ci ha concesso.

Con il quarto comandamento possiamo dire che i Comandamenti non sono una caccia al tesoro da seguire con affanno  ma una mappa certa su cui possiamo riposare.

Per migliaia di anni il Sabàt è stato celebrato in una maniera assolutamente devota. Ormai sembra che il Sabàt celebrato in quella maniera così rigida sia solo appannaggio di chi abita in Israele.

In Israele il sabato è tutto, tutto, tutto completamente fermo; negozi chiusi, banche chiuse, uffici chiusi, trasporto pubblico fermo. Esistono addirittura degli "ascensori sabbatici" che si fermano ad ogni piano senza dover schiacciare alcun tasto”, perché quello costituisce lavoro, e gli ebrei non vogliono violare il quarto comandamento.


Dovremmo celebrare anche noi il sabato? Se si, dovremmo celebrarlo in questo modo? E quale giorno deve essere il giorno di riposo?  Il sabato o la domenica? O qualche altro giorno?

Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro,  ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città;  poiché in sei giorni il Signore fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il Signore ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato.” (Esodo 20:8:11)

Ci sono tre parole chiave che  vanno spiegate:

Ricordati. Il modo, la declinazione usata per il verbo “ricordati”, nella lingua ebraica non ha a che fare con il passato solamente,
ma esprime qualcosa che accadeva nel passato, sta accadendo adesso e accadrò nel futuro.
In italiano potremmo dire: “poni mente” “annotati”, “metti sul calendario”.

Riposo. La frase “giorno del riposo” è in origine una sola parola, per l''appunto “Sabàt”.
Sabàt non significa tanto “riposo”, ma “cessazione del lavoro”.

Santificarlo. La parola “santificarlo”, proviene da “santo”: più di una volta abbiamo visto che “santo” è l'attributo principale di Dio.

“Tu considererai dunque il sacerdote come santo, perché egli offre il pane del tuo Dio: egli ti sarà santo, poiché io, il Signore, che vi santifico, sono santo.” (Levitico 21:8)

Santo significa “differente, separato tutto il  resto, messo da una parte”. L'unico che può rendere “santo, differente, separato da tutto il resto, messo da una parte” qualcosa è Dio in quanto lui è l'unico che è ”santo, differente, separato da tutto il resto, messo da una parte”.

Torniamo ad Esodo: Dio sta chiedendo al suo popolo di cessare di lavorare l'ultimo giorno della settimana e di renderlo “santo, differente, separato da tutto il resto, messo da una parte” attraverso il Suo intervento.

Un primo effetto del “Sabàt” è questo

1. Mi impedisce di adorare il lavoro

Io sono quello che in gergo inglese si chiama “workaolic”: chi è dipendente e vive per l'alcool è un “alcolic”, alcolista, alcool dipendente, chi dipende e vive per il lavoro è un “worckaolic”, lavorista, lavoro dipendente.

Io non so stare fermo un attimo, devo lavorare per sentirmi vivo, devo progettare, pianificare, fare e portare a termine per essere felice.

La società moderna esalta le persone come me, che lavorano sempre, le osanna, gli assegna premo su premi.

Ma io sono credente, e se su un piatto della bilancia c'è il mondo che mi dice “ben fatto”, sull'altro piatto c'è Dio che mi dice:  “Una volta a settimana DEVI smettere di lavorare, perché se lavori lavori lavori sempre, i tuoi pensieri saranno sempre diretti verso il lavoro”

A chi dovrebbero essere sempre diretti i miei pensieri, invece? A Dio! Se lavoro lavoro lavoro sempre, io sto adorando il mio lavoro. Secondo comandamento: tutto ciò che io adoro al di fuori di Dio è un idolo. Io sto sono un idolatra. Il mio Dio è il lavoro.

2. Mi impedisce di essere pigro

Ci sono persone che sono all'opposto di me, la cui attività principale è stare sdraiata di fronte alla tv, seduta davanti a un pc o a un tablet, o al bar con gli amici,  oppure che sono attivissimi,  presi dalle sedute di pilates, dalla palestra, dal fitness club.

Qui c'è un altro tipo di dipendenza: quella dal mio ego,  i cui pensieri sono sempre diretti verso le cose che mi fanno divertire o che mi rendono affascinante e attraente fuori.

A chi dovrebbero essere sempre diretti i miei pensieri, invece? A Dio! Se penso solo a divertirmi o al  mio aspetto, io sto adorando me stesso. Secondo comandamento: tutto ciò che io adoro al di fuori di Dio è un idolo. Io sto sono un idolatra. Il mio Dio è il mio piacere.

Cosa posso fare, allora?

Andiamo a vedere i versetto:

“Non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città.”

Dio sta dicendo : ”Non fare il lavoro che fai sempre. Smetti di lavorare per un giorno.” E dà come riferimento Genesi 2:2,

“poiché in sei giorni il Signore fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno”

Secondo voi, aveva bisogno Dio di fermarsi il settimo giorno? Si era affaticato? Gli facevano male i muscoli? Dio stava dando un esempio. Stava modellando per noi un concetto: “Sei giorni di lavoro, uno di non lavoro, differente dagli altri, dove ti concentrerai in maniera particolare sul rapporto tra me e te.”

Sabato o Domenica?

Se avete un amico ebreo, oppure un amico avventista, non invitatelo a pesca il sabato, perché vi dirà di no. Lo troverai alla sinagoga, oppure in chiesa,  perché continuano a pensare che il “Sabàt” sia il sabato, e che chi lo osserva di domenica sta sbagliando. Chi ha ragione?

“Il settimo giorno Dio compì l’opera che aveva fatta, e si riposò il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatta” (Genesi 2:2)

Il settimo giorno è il “Sabàt”, da cui deriva il nostro sabato. Poi arriva Gesù, e tutto cambia. Gesù muore il venerdì, e risuscita dopo tre giorni:  venerdì, sabato... domenica!

Tutti e quattro gli evangelisti sono concordi nel dire che Gesù risuscita “il primo giorno della settimana”... ebraica! = Domenica!. Giovanni in Apocalisse chiama la domenica “Il giorno del Signore”. Atti racconta questo:

“Il primo giorno della settimana, mentre eravamo riuniti per spezzare il pane” (Atti 20:7a)

Primo giorno della settimana ebraica = domenica.Pensate che sacrificio era per loro andare alla sinagoga il sabato, lavorare la domenica e riunirsi per celebrare Gesù la domenica!

Tutto questo è stato vero fino al 321 DC, quando Costantino (per motivi politici) decide di far diventare il cristianesimo religione di stato,e trasforma il primo giorno della settimana (domenica) nell'ultimo della settimana e in quello dedicato al Signore Gesù.

Dopo la scoperta dell'America, essa viene popolata da immigrati sia ebrei che britannici, italiani, spagnoli, ecc, e non potendosi mettere d'accordo su quale fosse l'ultimo giorno della settimana,
decisero che entrambi sarebbero stati festivi. Questo è il motivo perché esiste la settimana corta in occidente.

Il ”Sabàt" è vincolante per i credenti?

Noi, come credenti cristiani, possiamo leggere non solo l'Antico, ma anche il Nuovo Testamento.
Nel Nuovo Testamento vengono citati tutti i dieci comandamenti, tranne uno: quello del Sabàt. Paolo in Romani dice questo:

“Uno considera un giorno più importante di un altro, mentre l'altro dice che tutti i giorni sono uguali. Per questioni del genere ognuno agisca secondo le proprie convinzioni.  Chi rispetta un giorno particolare lo fa cercando di onorare il Signore, e lo stesso vale per chi mangia di tutto, perché per quel cibo ringrazia Dio.” (Romani 14:5-6a)

Paolo sta dicendo:  “Sabato va bene, domenica va bene... ma potrebbe essere anche un altro giorno, ma l'importante è che tu onori il Signore.”

Gesù ha detto che non è venuto per abolire la legge, ma per portarla a compimento. Non abbiamo più bisogno della legge per essere salvi, perché come dice Paolo

“Infatti, la fine della legge è Cristo che fa diventare giusti davanti a Dio tutti quelli che credono.” (Romani 10:4)

Non abbiamo più bisogno della legge dunque, anche il Sabàt non mi serve: ma Gesù ha detto:

"Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato!” (Marco 2:27)

Gesù afferma che il Sabàt è qualcosa che è stato fatto da Dio a favore, per aiutare, per rendere felice, per dare equilibro all'uomo.
Per cui, che sia di sabato, che sia di domenica, che sia di qualsiasi altro giorno,
 Dio ti chiede di rispettare il Sabàt, il riposo che Dio ha creato a tuo favore.

Voglio vedere assieme a voi sei ragioni per rispettare il Sabàt e sei modi per distruggerlo.

Sei ragioni per il Sabàt

1. Per ricordare l'opera di Gesù

E' vero o è falso  che possiamo essere salvati attraverso le opere? Vero! Attraverso le opere di Gesù!

E' vero che, come dice Paolo in Efesini 2:8, siamo salvati per grazia, ma la grazia è stata possibile solo attraverso l'opera salvifica di Cristo. E l'opera di Cristo è stata quella presentare un uomo che avesse rispettato tutta la legge di Dio affinché ciascun altro uomo che avesse creduto in lui potesse un giorno presentare a Dio non la propria carta di identità, ma quella di Cristo.

Quello che facciamo nel giorno del Sabàt è qualcosa completamente differente da quello che tutte le altre religioni fanno. Le altre religioni dicono che devi “fare” per essere salvo: ti devi reincarnare, purificare il tuo karma, andare alla Mecca, andare in Tibet, non rasarti alcun pelo per rispettare la Madre Natura, ecc.

A chi crede in Gesù invece Dio chiede di fermarsi: fermati, e ricorda che non devi fare nulla, ma che Gesù ha detto in Giovanni 19: 30 morendo sulla croce “tutto è compiuto”, “tutto è pagato”.

2. Per connettersi a Gesù e al suo popolo

Il Sabàt ci forza a passare tempo con Dio e con il suo popolo attraverso la preghiera comunitaria, l'adorare assieme, l'ascoltare la Parola assieme. Tutte cose che non possiamo fare durante le nostre vite super occupate.

3. Per prepararsi al riposo eterno

Ebrei dice questo:

“Chiunque è entrato nel riposo di Dio si è riposato anche lui dalle opere sue, come ha fatto Dio.  Facciamo dunque del nostro meglio per entrare anche noi in quel luogo di riposo, badando di non disubbidire a Dio, come fecero gli Israeliti.” (Ebrei 4:10-11 PV)

Ebrei sta parlando del riposo eterno. Cosa significa questo?  Che non faremo un tubo in eterno, svolazzando da una nuvoletta all'altra suonando l'arpa vestiti di tuniche azzurrine? Niente di più falso!

Gesù ha detto che più saremo stati fedeli, più ci saremo impegnati, più avremo appreso in questa vita, più alto sarà il nostro incarico in quella a venire. Lavoreremo, ma il nostro lavoro non ci produrrà alcuno sforzo. Il lavoro è stato maledetto a causa del nostro peccato:

“Il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno tutti i giorni della tua vita. Esso ti produrrà spine e rovi.” (Genesi 3:17b-18a)

Nel riposo di Dio lavorare sarà come respirare,  sarà come il battito del nostro cuore,  non ce ne accorgeremo neppure, non dovremo pensare e sforzarci,  sarà nuovamente benedetto.

4. Per rispecchiare il ritmo di Dio

Più volte nella storia l'uomo ha provato a sovvertire l'ordine della settimana: è successo in Francia dopo la rivoluzione di Robespierre, è successo in Russia dopo la rivoluzione bolscevica, per ultimo è successo in Cina a causa della rivoluzione industriale (tutto ormai è “made in China).

Hanno provato a fare una settimana più lunga, dieci giorni invece di sette, recuperando così sedici giorni lavorativi. L'effetto è stato che le persone impazzivano.

Dio non aveva bisogno di riposarsi, ma ci ha dato un modello: sa come siamo fatti e sa che abbiamo bisogno ogni sei giorni di una pausa per andare ad incontrarlo.

5. Per salvarci da noi stessi

Il peggior nemico di me stesso sono io, io sono  un “lavoro-dipendente”, se non c'è qualcosa o qualcuno che mi mette volontariamente a sedere, io continuo come l'orsetto delle Duracell!

Un paio di anni fa c'è stata una persona che mi ama che mi ha obbligato a prendermi un lungo periodo senza fare nulla per la chiesa, perché sapeva che a quel passo sarei presto scoppiato,
 e voi ne avreste pagato le conseguenze.

6. Per divertirci e per creare ricordi

Così come a me piace di vedere i miei figli che si divertono, così come a me piace di andare in vacanza (fosse pure di un solo giorno) per fare cose di cui parleremo attorno al fuoco anni dopo, allo stesso modo il nostro Padre Dio vuole che ci divertiamo e che creiamo memorie diverse dal nostro lavoro, e persino dalla chiesa.

Personalmente non amo quelli che  che parlano solo del loro lavoro,  e neppure quelle che mi parlano solo di Gesù,  le trovo altamente noiose!

Gesù era divertente!  Tutti lo volevano a pranzo!  I bambini correvano da lui!  Sono persuaso che raccontasse delle barzellette stupende! Dio vuole che noi siamo divertenti al pari di Suo figlio.

Sei modi per "ammazzare" il Sabàt

1 Essere disorganizzati

Se non lavori organizzato durante i sei giorni prima,  finirai per fare parte del tuo lavoro nel giorno di riposo.

2. Le regole religiose

E' esattamente quello che fanno gli ebrei con l'ascensore sabbatico: diventa una “regola” invece di essere un dono.

"Il sabato è stato fatto per l'uomo, e non l'uomo per il sabato!” (Marco 2:27)

3. Fare in Sabàt senza avere un cuore per esso

Molti prendono il giorno del riposo come una punizione: “E mò che fo? Non vedo l'ora che venga lunedì e vado al lavoro!” Ricorda che il giorno del riposo deve essere “santo” = separato, differente, messo da una parte. Se lavori con il fisico dovresti fare qualcosa in cui usi la tua mente,  se lavori con la mente dovresti fare qualcosa di fisico (io gioco a rugby).

4 Avere un “faraone”

Il faraone imponeva agli ebrei cosa fare e come pensare, nel giorno del Sabàt spesso hai un “faraone” anche tu, qualcosa che ti domina e che ti impone cosa fare: spesso ha le dimensioni 10 x 6, uno schermo touch e dei pulsanti,  il tuo smartphone.

Qualche tempo fa siamo stati al ristorante e nel tavolo di fronte c'erano due giovani che per tutto il tempo della cena si saranno scambiati dieci parole, ma hanno ininterrottamente messaggiato, facebookato, twitterato e quant'altro. Il “faraone” gli ha imposto cosa fare.. quale è il tuo faraone?

5. Non aver pianificato nulla

E' un po' la stessa cosa che diciamo ai nostri giovani che escono le prime volte con una ragazza o con un ragazzo da soli: pianifica ciò che farai per rimanere puro, altrimenti se non pianifichi nulla finirai coi sedili reclinati dietro a una siepe. Allo stesso modo, se non pianifichi il giorno del riposo non avrai nulla...  e tornerai al lavoro!

6. Non rispettare il giorno di Dio

Noi pensiamo che un giorno vada dalla mezzanotte e un minuto alla mezzanotte del successivo Dio la vede in un modo differente. In Genesi, ogni giorno dei sei giorni della creazione si chiude con questa frase:

“Fu sera, poi fu mattina:secondo giorno” (Genesi 1:8b) 

E poi terzo, quarto, quinto e sesto: Dio ci indica che l'inizio del giorno non è la mattina, ma la sera.
Questo significa che il giorno del riposo non è un intero giorno, ma è a cavallo tra  due giorni dell'uomo: ve lo illustro con un diagramma:



Questo significa che, se il mio Sabàt è domenica, NON devo lavorare come un matto fino alla mezzanotte del sabato... e poi riposare, ma che, alle 8, 8 e mezza del sabato è già iniziato il giorno del riposo, e che alle otto, otto e mezza della domenica è già il mio giorno di lavoro.

Questo significa: andate a letto con le vostre mogli e coi vostri mariti a un'ora degna non fate le tre di notte con gli amici.
E per chi non ha un giorno fisso?

Come commerciante il mio Sabàt è la domenica, ma poi sono anche pastore, e la domenica lavoro.

Il mio Sabàt è un Sabàt “creativo”: sono le due sere che vado a rugby, le uscite che faccio la domenica dopo chiesa con la famiglia, le domeniche che non c'è chiesa.

Paolo ha detto che non è il giorno importante, ma che deve esserci un tempo, quale esso sia.

Il fine ultimo del Sabàt

Dio è un pianificatore, non fa nulla a caso. Se ha stabilito che l'uomo deve riposare, ha stabilito anche un premio per chi rispetta il quarto comandamento

“Perciò il Signore ha benedetto il giorno del riposo”

Dio è un padre che ti ama e ha cura di te, e vuole benedire quel giorno, riempiendolo della Sua presenza.

Preghiamo.

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