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06 marzo 2016

Cinque regole per gestire i miei averi | 6 Marzo 2016 |


Esiste una maniera "biblica" per gestire i miei averi? L'esperto della Bibbia in quanto a ricchezze, Salomone, ci dice di si.
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Siamo all'ultimo dei quattro messaggi dedicati al dare. Nei precedenti avevamo visto come il Nuovo
Testamento, e in particolare le predicazioni di Gesù siano piene di riferimenti a i soldi e al dare. Abbiamo visto che essere sotto la grazia non significa smettere di dare  ma significa dare più generosamente secondo la prosperità concessa.

Ma, tu potresti dirmi: “OK Marco, mi hai convinto che devo dare all'opera di Dio e alla mia chiesa locale... Ma con quello che resta, che ci devi fare? Esiste una indicazione biblica su come devo gestire i miei soldi?”

La mia risposta è :”Si!” Ci sono cinque principi biblici che ci aiutano nel gestire i nostri averi

Perché dovrei gestire i miei averi in modo biblico?

Abbiamo già detto che i soldi sono tra le prime cinque cose che provocano maggiore stress nella vita.
Le statistiche dicono che il 74% delle famiglie litiga per esso;  il 54% di tutti i divorzi è causato da esso. Gesù è venuto per salvarci e darci un'altra vita, ma anche per aiutarci a vivere questa vita; e lo stress è uno dei maggiori problemi della vita moderna. E' per questo che vuole aiutarci ANCHE con lo stress economico

Abbiamo già detto che nel Nuovo Testamento Gesù e Paolo parlano moltissimo del denaro e degli averi; nell'Antico Testamento c'è un personaggio in particolare che è reputato l'uomo più ricco di tutti i tempi (non solo del suo) al cui cospetto Bill Gates sembrerebbe uno straccione; to parlando di Salomone.

Ma Salomone non era famoso solo per i suoi soldi,  ma anche (e soprattutto) per la sua saggezza; ed è una saggezza non umana ma una saggezza divina. E' per questo che vogliamo prendere consigli da un esperto come lui.

Regola 1. Scrivi ciò che hai e ciò che dai

In ragioneria si chiama “partita doppia:  dare e avere.

“Guarda di conoscere bene lo stato delle tue pecore, abbi gran cura delle tue mandrie;  perché le ricchezze non durano sempre, e neanche una corona dura di epoca in epoca.” (Proverbi 27:24)

A quel tempo in Israele ognuno era pastore;  i greggi erano  quello che ora sono il conto in banca e gli appartamenti

Al giorno d'oggi Salomone ti consiglierebbe di controllare più spesso il tuo estratto conto.

Una delle cose che spesso diciamo è questa: “Non riesco a capire dove finiscono tutti i soldi che porto a casa!” Salomone proprio di questo parla, e ammonisce: “Scrivi quello che hai e quello che esce”

Ci sono quattro cose che devi sapere:
  1. Quello che devi ---------> i tuoi debiti
  2. Quello che hai -----------> i tuoi averi
  3. Quello che guadagni ----> il tuo reddito
  4. Dove va -------------------> le tue spese
Mi potresti dire:  “Eh, Marco, io ho appena tempo per fare quello che già faccio nella vita, e tu mi chiedi di aggiungere pure questo? Non ho tempo!”

Io ti rispondo: hai tempo per preoccuparti della tua situazione finanziaria?  Se passassi più tempo a prendere nota delle tue finanze  passeresti meno tempo a preoccupartene!

Regola 2. Pianifica le tue spese

Nel commercio questo si chiama “preventivo”:  le persone che vengono al mio negozio per chiedere un preventivo lo vogliono non perché sono curiose di sapere quanto costa quella tale cosa,  ma perché  vogliono sapere se ci arrivano o no a pagarmi

“I disegni dell'uomo diligente conducono sicuramente all'abbondanza, ma chi troppo si affretta non fa che cadere nella miseria.” (Proverbi 24:5)

Salomone oggi ti direbbe: “Fatti due conti prima di spendere”.

Il problema è che spesso non acquistiamo per necessità, ma per impulso:  è stato dimostrato che se entri al supermercato con una lista della spesa scritta  acquisti la metà di quando entri con una lista mentale.

Esiste una vera e propria malattia mentale che va sotto il nome di “consumopatia ossessiva compulsiva”,  il resto di noi lo fa per una serie di motivi, tutti sbagliati, di cui questi che elenco sono solo alcuni che mi sono venuti in mente:

Riguardo noi stessi

"Perché io valgo!"

Quella cosa di valore dimostrerà che io sono una persona di valore, mica uno qualsiasi! La pubblicità sfrutta al massimo questo nostro desiderio represso di “apparire” ciò che non siamo.

"Me lo merito!"

"Io lavoro tutto il giorno (o tutto il mese, o tutto l'anno),  ho diritto di averlo, l'ho meritato!". Come credenti dovremmo sapere per chi e per cosa abbiamo valore:  non è un Rolex o un iPhone a modificare quanto valiamo agli occhi di Dio.

Riguardo i nostri figli

"Anche il mio (la mia) deve averlo!"

"Se lo hanno gli altri, perché non dovrebbe averlo anche il mio (o la mia)?"

"Alla sua età io non l'avevo!"

"Non voglio che mia figlia (o mio figlio) soffra quello che ho sofferto io non avendo le cose che gli altri avevano!"

Alla sua età io lo avevo!

"Che male c'è? Il mio papà me lo ha comperato quando avevo la sua  età!".

Pensiamo quale messaggio stiamo trasmettendo ai nostri figli e alle nostre figlie: “Tu vali quello che gli altri vedono”. Non è un principio “proprio proprio” biblico , eh!

E quando le “sirene” del “io valgo, io me lo merito, io non lo avevo, io lo avevo” ci hanno acchiappato, allora entrano in azione i “cattivi consiglieri” che si chiamano “piccole rate”, “costa solo”, “offerta speciale”, “solo per questa settimana”....

Salomone ti dice: “Apri li tuo portafoglio, ola app del tuo conto corrente; se non ci sono i soldi, non spendere soldi che non hai”.

Sw siete ammalati di “consumopatia ossessiva compulsiva”, ci sono metodi per prevenirla;  una signora teneva le carte di credito in una brocca di acqua in congelatore, così che quando sentiva l'impulso irrefrenabile di andare a spendere, per farlo doveva aspettare che si sciogliesse il ghiaccio.

Per tutti gli altri, che sono la maggioranza, il segreto sta ne pianificare accuratamente le proprie spese, e soprattutto, spendere i soldi che ho, non quelli che non ho.

Regola 3.  Risparmia per il futuro

Questo è il principio si  è da sempre basata l'agricoltura: raccolgo in estate, metto nel granaio, lo mangio in inverno.

“In casa del saggio ci sono tesori preziosi e olio” (Proverbi 21:20a)

Salomone direbbe oggi: “Metti da parte che non si sa mai”.

E' questo quello che ti dice la pubblicità? La pubblicità ti dice che quella “cosa” (il nuovo telefono, la nuova auto, ecc) la puoi, anzi la DEVI avere SUBITO! Perché aspettare? Bastano solamente 2750 rate da 5 Euro mensili”...  fanno 13750 Euro, ma sono soli 5 Euro al mese!

Cellulari, aspirapolvere, pentole, ferie, matrimoni! Tutto è comodamente rateizzabile!  Lo voglio ORA!

Un tempo solo alcune cose si acquistavano “a rate” o con un mutuo.  Erano i beni importanti e duraturi:  una macchina (che veniva fatta durare venti anni),  la casa.

Cosa ne pensa Salomone?

“La ricchezza male acquistata va diminuendo, ma chi accumula a poco a poco, l'aumenta.” (Proverbi 13:11)

Sarebbe saggio fissare tre traguardi economici:

  • Quanto posso spendere?
  • Quanto posso risparmiare?
  • Quanto posso dare?

Per il primo e il secondo, dipende tutto dalla tua situazione economica
per il terzo, dipende invece dalla tua situazione spirituale.
(lo vedremo alla fine)

Salomone fa un esempio molto pratico, e dice:

“Considera ciò che fa la formica e diventa saggio!” (Proverbi 6:6)

La formica è l'esempio del risparmio:  consuma per accumulare,  ma accumula per consumare. Non le interessa la cicala che passa col Rolex o con la BMW:  non si indebita per avere beni subito,  ma è paziente, accumula  oggi per avere domani.

Perché? Perché ha imparato ad applicare il quarto principio:

Regola 4.  Godi di ciò che hai

Questo principio è bene espresso nel detto popolare “Chi s''accontenta gode”, ma è basato su un principio scritto sulla Bibbia:

“Chi ama i piaceri resterà senza denaro, chi ama vino e profumi non diventerà ricco.  “ (Proverbi 21:17 TILC)

Se Salomone fosse un nostro contemporaneo forse direbbe “Se ceni a caviale e champane quando hai i soldi per salsicce e gazosa (ormai Sprite) tanto distante non vai.”.

Gli abitanti di questa città dove ci riuniamo appartengono per la stragrande maggioranza al ceto medio,  come pure gran parte della nostra provincia:  per cultura sono abituati a lavorare molto, e per questo possono permettersi molto.

Sono felici?  Forse.  Alcuni.  Non tutti.

So per esperienza che molti fanno le cose “per invidia”: “Comperiamo il trattore da 180 HP, perché il vicino ha appena comperato quello da 120 HP”. “Comperiamo l'auto nuova da 2500 cc perché il signore del terzo piano ha comperato quella da 1600 cc.”

A cosa stanno obbedendo queste persone? Alla bugia “sarò più felice se avrò di più.”   E cresceranno figlio che credono a quella bugia, a cui daranno “il di più”, invece di dargli il “meglio”

Si stima che un ragazzo che esce dalla maturità ha visto circa 350.000 spot...  tutti che enfatizzano il concetto “di più = più felice”.  E così sviluppano una mente che dice “Sarò felice QUANDO...” Quando avrò la macchina, la casa, la donna, ecc...

Paolo afferma questo:

“...io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo.   So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza” (Filippesi 4:11b-12)

Ed Ebrei rafforza questo concetto con un imperativo:

“Accontentatevi di ciò che avete” (Ebrei 13:5 VP)

Il problema è che  la nostra società ha dato un significato negativo alla parola “accontentarsi”: “Accontentati della pensione che avrai... forse” “Mi sono accontentato di prendere la macchina bianca, perché la rossa era finita”.

La parola “accontentarsi” significa “essere contenti”, provare felicità per cosa si ha. E' una cosa positiva.

La società l'ha trasformata in una sconfitta, dover ripiegare su qualcosa che non era esattamente quello che avremmo voluto. E' una cosa negativa.

Regola 5. Rendi generosamente a Dio

Questo principio nell'Antico Testamento (dove siamo in Proverbi) si chiama “decima”: ALMENO il 10% a Dio.

“Onora il SIGNORE con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita; i tuoi granai saranno ricolmi d'abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di mosto” (Proverbi 3:9-10)

Sai cosa erano le “primizie”? Erano i frutti più buoni, le bestie migliori, non ciò che restava dopo essersi sfamati e aver guadagnato vendendo.

Le tue “primizie” sono i soldi che hai, prima di comprare le cose che servono, prima di pagare le tasse non quello che resta una volta pagato tutto.

Ma noi non siamo più sotto la legge, ma sotto la Grazia. E Gesù non è venuto ad abbassare gli standard della legge, ma a completarli, a riempirli, ad innalzarli.

Il 10% può essere una buona base... a seconda di quello che ti ha detto il Signore.

“Ognuno dia ciò che ha deciso in cuor suo, ma non contro il proprio volere, o perché qualcuno lo costringe, in quanto Dio ama chi dona con gioia.” (2 Corinzi 9:7 PV)

Quando prendo i soldi dal negozio, la prima cosa che faccio arrivando a casa è di darli a mia moglie;
Janet li prende,  toglie il 30%, li mette nella mia Bibbia per darli la domenica in chiesa.  (A noi il Signore ha detto di dare questo: per te sarà differente, potrebbe essere di meno, o potrebbe essere di più “secondo la prosperità concessa”). Non abbiamo mai fatto conto di quei soldi; semplicemente non sono nostri.

“L'uomo dallo sguardo benevolo sarà benedetto, perché dà del suo pane al povero” (Proverbi 22:9)

A noi Dio ha chiesto il 30% ma posso testimoniare che questo versetto nella nostra vita è vero al 110%. Dio ci ha benedetto in una quantità di cose che  non riusciamo mai vincere; più noi diamo, più Dio ci da.

Ricapitolando:

  • Regola 1. Scrivi ciò che hai e ciò che dai
  • Regola 2. Pianifica le tue spese
  • Regola 3. Risparmia per il futuro
  • Regola 4. Godi di ciò che hai
  • Regola 5. Rendi generosamente a Dio
Su quale dei cinque principi di Dio deve lavorare di più?

1. Tieni nota delle tue finanze?  

La Bibbia che dice di farlo. Ti dice di controllare lo stato del tuo gregge; così come non viaggeresti al buio senza fari in una strada tutta curve, allo stesso modo devi conoscere le tue spese dei tuoi guadagni.

2. Sai pianificare le spese? 

Oppure spendi sull'emozione, sull'istinto?  Così come non partiresti senza una mappa o un GPS per un paese che non conosci, devi avere una mappa per poter giungere con sicurezza alla fine di ogni mese.

3. Stai risparmiando per il futuro?

Non dico che devi accumulare ricchezze, ma un poco, poco per volta.  Rammenta la formica!

4. Stai godendo di ciò che già hai? 

Oppure dici ancora “sarei felice se...”?  Sappi che i tuoi desideri non saranno mai sazi; sii contento di ciò che hai!

5. Stai dando generosamente al Signore? 

La Bibbia c'insegna che quel 10% minimo è la gratitudine che il Signore  ti richiede per poterti benedire.  Ricorda che è una primizia, non ciò che avanza.

Forse in questo momento della tua vita ti trovi in difficoltà; forse stai pensando “ io mi trovo così tanto nei debiti questo momento che non posso permettermi di dare nulla”.

Permettimi di dirti questo: tu non puoi non dare alla tua chiesa e a Dio!  Se tu vuoi che Dio ti aiuti a liberarti dei debiti, il punto d'inizio è proprio questo:  affida la tua vita completamente nelle sue mani.

Voglio farti vedere due ultimi versetti:

“Cercate prima il regno di Dio e tutte le altre cose che saranno aggiunte” (Matteo 5:6)

Dio ti ha creato con uno scopo: tu non sei un caso, non sei in “incidente” nella Creazione. Dio ha un piano per la tua vita. La soddisfazione e la libertà dallo stress (qualsiasi stress, finanziario compreso) arriva quando tu affidi la tua vita a Cristo, quando cominci a camminare sul percorso che Dio ha progettato per la tua vita.

Conosci Dio  e scopri il piano che ha per la tua vita, sia tu ventenne, quarantenne, o ottantenne.
Gesù ha detto:

“Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere?” (Luca 16:11)

Ricorda che i soldi sono la cartina di tornasole per vedere se ti fidi del mondo, o se ti fidi di Dio.

Affida a Gesù tua situazione economica,  segui le cinque regole che il Signore ti comanda,  perché devo dirti che Dio valuterà come tu usi il danaro, che tu sia nell'abbondanza o che tu sia nella ristrettezza per sapere quali benedizioni potrà affidarti.

Preghiamo.


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21 febbraio 2016

A cosa serve il mio dare? | 21 Febbraio 2016 |

Perché dovrei dare i miei soldi alla chiesa locale? E a cosa servono i miei soldi? Il Nuovo Testamento svela che i soldi che Dio ti ha concesso possono essere strumento per proclamare il Vangelo agli altri.
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Ci eravamo lasciati due settimane fa parlando dello stress che provocano i soldi, sia che non ci sono sia che ci sono.

E avevamo visto che Gesù ha parlato moltissimo dei soldi,  più di Paradiso e Inferno, e che ha una strategia economica per noi per liberaci da questo stress, investendo i nostri averi non solo su di noi, ma anche sull'opera di Dio - la chiesa -, riponendo la nostra sicurezza in Dio e non nei soldi, sviluppando un cuore disposto a dare anche se ho poco,  perché se testimonio Gesù con la mia vita Dio provvederà per me.

Fra due settimane vedremo di più sulla strategia da seguire; ci sono cinque metodi pratici per avere meno stress con le nostre finanze.

Ma questa volta voglio sfatare un altro “mito” che gira nelle chiese: l'altra volta era quello che dice che Gesù non parlava di soldi,  ma di cose più spirituali, più elevate; ma invece più della metà delle sue parabile parlano di soldi, di beni e di averi.

Il mito di questa settimana è il seguente:  “Non dobbiamo più dare soldi a Dio perché non siamo sotto la Legge ma sotto la Grazia.” Per cui: “Niente più decima, niente più offerte,  niente più collette, magari qualche piccolo “contributo spese” di tanto in tanto, ma fuori le mani delle chiese dal mio portafoglio!”.

Davvero Gesù ha detto questo? Davvero ha detto che la Legge - TUTTA LA LEGGE -  la “Torah”, ovvero i primi cinque Libri della Bibbia,  Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio,  non valgono più e possiamo farne a meno?

Vediamo quello che dice Gesù nel “sermone sul monte”:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento.” (Matteo 5:17)

Sottolineate la frase  “portare a compimento”: nell'originale greco è un'unica parola , “pleroo”, che significa si finire, completare, ma significa anche “riempire fino al bordo”, esattamente quello che facciamo noi  con una bottiglia  di acqua  quando la portiamo via per stare una giornata fuori: la “riempiamo fino al bordo.

Rileggiamo allora il versetto sostituendo “compimento”:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per riempirla fino al bordo.” (Matteo 5:17)

Gesù sta dicendo una cosa precisa: “Io non sono venuto a svuotare la Legge, ma sono venuto a riempirla fino al bordo, a renderla completa, a innalzare il livello da qua a qua.”

Gesù non è venuto a cambiare gli “standard della Legge, ma a innalzarli. Non è venuto a svuotare la bottiglia, ma riempirla fino al bordo.

E cosa succede quando tu “aggiungi” alla tua bottiglia altro liquido? Che i due liquidi si mescolano l'uno con l'altro, divenendo un tutt'uno.

Vediamo tre esempi, sempre tratti dal “sermone sul monte”.

“Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere; chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale”;  ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale.” (Matteo 5:21-22a)

Gesù cita il 6° comandamento, e ne innalza lo standard:


Livello della Legge
Livello della Grazia
“Non uccidere” “Non ti devi nemmeno adirare”

“Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Matteo 5:27-28)

Gesù fa lo stesso col 7°:

Livello della Legge
Livello della Grazia
“Non tradire il tuo coniuge” “Non devi guardare nemmeno altre/altri”

“Avete anche udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; da’ al Signore quello che gli hai promesso con giuramento”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio.” (Matteo 5:33-34)

Idem con il 9°:

Livello della Legge
Livello della Grazia
“Non giurare il falso” “Non giurare affatto”
Cosa dice, allora Gesù della decima?

“Voi date in offerta al Tempio la decima parte anche di piante aromatiche come la menta, l'aneto e il cumino; ma poi trascurate i punti più importanti della legge di Dio: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste sono le cose da fare, anche senza trascurare le altre.” (Matteo 23:23 TILC)

Applichiamo lo stesso metodo applicato prima:

Livello della Legge
Livello della Grazia
“Dai la decima” “Sii giusto, misericordioso e fedele senza dimenticare di dare la decima””

Gesù sta dicendo: “Non devi dare “solo” la decima”, anzi, non devi trascurare di darla, ma la decima “è poco” devi dare anche quelle cose che ti costano di più, quelle che ti richiedono impegno personale , quelle che non ti vengono per nulla naturali da dare.”

Davide un giorno voleva offrire qualcosa a Dio per far cessare una pestilenza: la persona che li possedeva li offrì gratis al suo re, ma Davide rispose questo:

“Non offrirò al SIGNORE, al mio Dio, olocausti che non mi costino nulla. Davide comprò l’aia e i buoi per cinquanta sicli d’argento.“ (2 Samuele 24:24)

Davide stava dicendo: “Il mio Dio vale più di ogni altra cosa, molto più dei miei denari. IO non troverò “scorciatoie”;  se c'è da investire ciò che ho per la gloria di Dio, io lo faccio...”

Ma tu potresti dirmi: “Eh, ma è scritto di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. I soldi sono del mondo, le opere buone, invece sono di Dio. Io do i miei soldi allo stato e il mio impegno alla chiesa.! Sono a posto.”

Vediamo un attimo questo famoso brano:

“Allora i farisei si ritirarono e tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nelle sue parole.  E gli mandarono i loro discepoli con gli erodiani a dirgli: «Maestro, noi sappiamo che sei sincero e insegni la via di Dio secondo verità, e non hai riguardi per nessuno perché non badi all’apparenza delle persone.  Dicci dunque: che te ne pare? È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?»  Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, disse: «Perché mi tentate, ipocriti? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli porsero un denaro.  Ed egli domandò loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?»  Gli risposero: «Di Cesare». E Gesù disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». “ (Matteo 22:15:21)

Questo passo è spesso usato per affermare che allo stato vanno pagate le tasse, a Dio va dato l'impegno personale, la fede, il venire in chiesa.

C'è una parola ripetuta due volte nel testo:  una volta detta dai farisei e ripetuta da Gesù:“tributo”. Questa parola indicava  ESCLUSIVAMENTE i soldi da dare agli invasori Romani.

Al tempo di Gesù in Israele coesistevano due monete: quelle Romane, usate solo per pagare i Romani
e quelle Ebree, usate tutti i giorni per comperare. Al tempio si poteva dare l'offerta e la decima solo con le monete Ebree difatti nei cortili del tempio c'erano i cambiavalute  (quelli a cui Gesù rovescerà i banchi) che si occupavano di convertire le monete Romane o quelle di altri paesi in monete Ebree.

Gesù stava parlando con ebrei, che usavano solamente monete ebree, se non per pagare gli odiati Romani; prende la moneta con su impresso il volto dell'Imperatore Romano e dice: “I soldi con questo qua sopra non sono di Dio; restituiteli pure a chi li ha coniati; ma gli altri soldi, quelli con cui pagate tutti i giorni il latte, il pane e le erbe, quelli li dovete dare a Dio, perché a lui appartengono.

Gesù fissa due principi importanti:

  • le tasse vanno pagate, anche se al governate c'è un dittatore,
  • il Tempio va pagato, perché i tuoi soldi non sono tuoi, ma sono di Dio.

Ma tu potresti dirmi :”Ma  a cosa servono i miei soldi, Marco, se io già  li do alla missione tale e all'orfanotrofio tal altro?”

Io ti risponderei “Certo, stai facendo una buona cosa...  ma ti voglio illustrate perché servono i tuoi soldi nella chiesa locale così come  è illustrato nel Nuovo Testamento.

1. I miei soldi servono perché sia predicato il Vangelo

“Con (Gesù) vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, l'amministratore di Erode; Susanna e molte altre che assistevano Gesù e i dodici con i loro beni. (Luca 8:2-3)

La parola “beni” è la stessa che Gesù ha usato in due parabole che trattavano di “soldi”,  quella del “tesoro in Cielo” di Matteo 19 e quella dei “talenti” di Matteo 25.

Le donne erano assieme a Gesù e ai discepoli; il nucleo della prima chiesa evangelistica e pagavano per sostentare Gesù e i dodici, la loro chiesa, e permettergli di continuare nell'insegnamento e nella predicazione del Vangelo.

I tuoi soldi servono affinché la tua chiesa possa continuare a nutrire spiritualmente te  e quelli che entreranno la porta di questa sala.

Nessuno dei responsabili di questa chiesa percepisce uno stipendio, ma le spese di tenere una struttura come questa aperta sono nondimeno enormi. Più tu dai, più la tua chiesa sarà capace di parlare agli altri di Gesù.

2. I miei soldi servono per le esigenze dentro la chiesa

“Tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.” (Atti 4:34b-35)

Sottolineate la parola “importo”: le vendite fruttavano “soldi”,  che venivano divisi all'interno della chiesa locale per le esigenze ,  anche “logistiche” all'interno della chiesa locale. Sappiamo che i credenti invitavano amici a mangiare nelle case per evangelizzarli, parte di quei soldi saranno stati spesi per i cibi, le stuoie, i lumi.

Alcune volte la chiesa ha aiutato membri in difficoltà con offerte di cibi o vestiti, altri hanno offerto di pagare per loro lavori; la nostra chiesa preferisce (tranne casi eccezionali) “fare” azioni d'amore con i soldi, piuttosto che dare semplicemente soldi.

Più dai, più la tua chiesa sarà capace di aiutare i membri in difficoltà e di raggiungere i non credenti con atti d'amore, come i soldi che abbiamo dato alle persone di Montefiascone per l'incendio delle loro case

3. I miei soldi servono per le esigenze di altre chiese

“Quanto poi alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. “ Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare” (1 Corinzi 16:1-2)

Qui abbiamo Paolo che raccomanda una colletta per i “santi”, e Paolo si riferiva alle persone povere nelle chiese della  Giudea. I soldi che i credenti avevano raccolto nella loro chiesa locale venivano utilizzati a favore di altri credenti di altre chiese nella necessità.

E Paolo introduce anche un concetto nuovo del dare: non si parla più di “dare la decima parte” ma di dare “secondo la prosperità concessa”. Paolo non dice che la decima è abolita, ma che sotto la Grazia devi dare anche di più, se puoi.

Più dai, più la tua chiesa sarà capace di sostenere missionari che operano in altre chiese, come Giuseppe e Annarita in Zimbabwe, o di sostenere organizzazioni che aiutano i poveri come Compassion, o di aiutare enti che difendano le chiese evangeliche in Italia, come l'AEI o l'Ucebi.


Conclusione

Gesù non è venuto a cancellare la Legge, ma ad innalzarne i parametri. Gesù ancora ti chiede di “dare”, perché i tuoi soldi , la tua prosperità poca o tanta che sia ti è stata “concessa” affinché tu la metta a disposizione dell'opera di Dio dentro e fuori la tua chiesa locale.

Forse Dio ti sta chiamando ad un atto di fede, di metterlo alla prova, dando alla sua opera  anche se ora sei nel bisogno, anche se pensi che i soldi non sono abbastanza neppure per te.


Io non posso convincerti,  ma Gesù può:

“Gesù si volse ai discepoli e rispose: 'Io vi assicuro che se qualcuno ha abbandonato casa, moglie, fratelli, genitori e figli... per il regno di Dio, costui riceverà molto di più già in questa vita, e nel mondo futuro riceverà la vita eterna.' “ (Luca 18:29-30 TILC)

Preghiamo

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14 febbraio 2016

Come gestire ciò che Dio mi da | 14 Febbraio 2016 |

I nostri soldi non sono "nostri", Come credenti dobbiamo gestire al meglio ciò che Dio ci provvede quotidianamente.
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Gesù ha parlato di più del danaro di quanto abbia parlato del Paradiso o dell'inferno
Perché? Perché passiamo più tempo a pensare al denaro di quanto ne passiamo a pensare al Paradiso o all'inferno. Più della metà delle parabole ha a che fare con beni materiali.

6 cose da comprendere circa il danaro

1. Il danaro è una momentanea assegnazione

I soldi che hai ora, sono “tuoi”? Li hai guadagnati, ma prima di essere stati tuoi, erano di un altro.
Quando te ne andrai, passeranno a qualcun altro. E' come la marea: l'acqua pare arrivare dal nulla, e pare sparire nel nulla, ma in realtà va semplicemente dall'altra parte della terra.

“Uscito nudo dal grembo di sua madre, quel possessore se ne va com'era venuto; di tutta la sua fatica non può prendere nulla da portare con sé.” (Ecclesiaste 5:14)

2. Il danaro appartiene al Signore

Se è una momentanea assegnazione, allora a chi appartiene il danaro?
Alle nazioni? Alle banche?

“Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.” (Salmo 24:1)

Dice il Signore:

“Sono mie infatti tutte le bestie della foresta, mio è il bestiame che sta sui monti a migliaia. Conosco tutti gli uccelli dei monti, e quel che si muove per la campagna è a mia disposizione.” (Salmo 50:10-11)

3. Il danaro è uno strumento del Signore

Quale è lo scopo per cui è stato “creato” il danaro? Avere conti in banca pingui?
Il danaro è lo strumento con cui il Signore più più facilmente trasferire le sue benedizioni in ogni parte del mondo. E' difficile spedire una mucca da latte in Nigeria, ma è semplicissimo inviare un bonifico.

“E Dio è capace di benedirvi, dandovi sempre tutto ciò di cui avete bisogno e anche di più, in modo che non ce ne sia soltanto a sufficienza per far fronte ai vostri bisogni, ma da poterne dare in abbondanza anche agli altri.” (2 Corinzi 9:8 PV)

4 Per utilizzare il suo strumento il Signore ha scelto me

In che modo Dio può fare “bonifici”? Usando la sua “banca personale”? SE ho creduto nel Figlio di Dio, sono anche uno strumento del Padre.

“I credenti vivevano insieme ed avevano tutto in comune. Vendevano i propri possedimenti per dividerne il ricavato con gli altri, secondo le necessità di ciascuno. “ (Atti 2:44-45)

Nota: il versetto spesso interpretato aggiungendo un “tutto”: “avevano tutto in comune e vendevano tutti i propri possedimenti”. Il Signore non ti chiede di diventare “povero, ma di gestire la momentanea assegnazione. Non ti chiede di diventare povero tu, altrimenti finiresti tra quelli a cui serve l'aiuto di altri credenti. Lo vedremo più avanti

Questa vita è la preparazione alla prossima. Qui sviluppiamo il carattere che ci porteremo nei cieli. Il danaro è il test che Dio usa per sapere se si può fidare di me.

5. Il tempo giusto per dare è sempre

Quanto debbo attendere prima di poter essere uno strumento economico del Signore verso gli altri? In altre parole, quanto grande deve essere il mio conto in banca prima di poter iniziare a dare?

1 Ora fratelli, voglio raccontarvi ciò che Dio, nella sua grazia, ha fatto per le chiese della Macedonia. 2 Nonostante la loro estrema povertà e le dure prove che hanno sostenuto, hanno conservato una grande serenità e, malgrado la loro profonda povertà, hanno donato generosamente. 3 Io stesso posso testimoniare che hanno offerto volentieri il loro aiuto, non soltanto secondo le loro capacità, ma anche di più. 4 Con molta insistenza ci hanno pregato di accettare del denaro, per poter partecipare anche loro alla gioia di aiutare i cristiani [di Gerusalemme]. (2 Corinzi 8:1-4 PV)

Cosa caratterizza l'offerta della chiesa di Macedonia ?

- è fatta nella tribolazione e nella povertà (2)
- è fatta volentieri (3)
- è considerata una gioia! (4)
- è fatta secondo e oltre le capacità (3)

Non devi aspettare che il tuo conto in banca raggiunga unna determinata quantità di zeri prima di dare, ma devi dare “a prescindere”.

6. Dare al Signore dimostra che appartengo al Signore

Dei tanti modi con cui posso dimostrare che appartengo al Signore, il danaro è uno dei più forti.
  • Perché dimostra che mi fido che Dio provvederà per meùPerché umilia la mia il mio egoismo
  • Perché mostra a Dio che si può fidare di me, e quindi mi può dare di più.
"Devo dire che sono andati oltre le nostre più rosee aspettative, perché hanno dato prima di tutto sé stessi al Signore e poi a noi secondo la volontà di Dio ." (2 Corinzi 8:5 PV)

Se affido la mia vita al Signore, tutto il resto viene da se. Il dare in termini di danaro è una dimostrazione che “mi fido” del Signore, e mi “affido” al Signore”. So che non mi mancherà mai nulla.

“E se Dio si cura tanto dell'erba, che oggi è nel campo, mentre domani è buttata nel fuoco, non avrà certamente più cura di voi, gente di poca fede? Perciò, non siate in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che vivono per queste cose, ma il Padre vostro che è nel cielo sa già tutto quello che vi è necessario. Cercate prima il Regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno aggiunte.” (Matteo 6:30-33 PV)

Come devo dare?

1. Devo dare con entusiasmo

Quale è lo spirito con il quale devo dare?

“Dopo aver cominciato con tanto entusiasmo, ora, con altrettanto entusiasmo, cercate di portare a termine questo progetto con i soldi che avete.”(2 Corinzi 8:11)

Dare “ob torto collo” non è dare; Dio non è un estorsore!

“Ognuno dia ciò che ha deciso in cuor suo, ma non contro il proprio volere, o perché qualcuno lo costringe, in quanto Dio ama chi dona con gioia. (2 Corinzi 9:7 PV)

Ogni qualvolta io do, sono simile a Dio, perché Dio è il dio del dare, Ti ha dato la vita, ti ha dato la salvezza dando suo Figlio. Dare ti rende più simile a Cristo che si è dato per te.

2. Devo dare quello che ho

“ Se ciò che offrite lo date volentieri, allora non importa quanto potete dare. Dio vuole che diate in proporzione a ciò che avete, non a ciò che non avete! “ (2 Corinzi 8:12)

Dio sa che anche tu devi vivere. Vuole che tu dia ciò che hai non ciò che non hai.
  • Non prendere soldi in prestito per fare beneficenza
  • Non spendere il tempo che devi dedicare alle tue priorità per altro.
  • Non pretende tu muoia di fame o finisca nell'indigenza, perché dovrebbe poi provvedere a te tramite qualcun altro
  • Non lo vuole anche perché sa che se stai male sarai meno dedicato alla sua opera
“Non si tratta di ridursi in miseria per dare sollievo agli altri, ma di seguire un principio di uguaglianza” (2 Corinzi 9:8 PV)

Dio vuole che tu sia un “canale di distribuzione” della sua benedizione, ma solo una parte (spesso è il superfluo, quello di cui posso fare a meno). Dio non vuole che vivi nel bisogno, ma neppure nell'eccesso.

Più ho, più do: “Secondo la prosperità concessagli” (1 Corinzi 16:2)

3. Devo dare regolarmente

Quante volte nella mia vita devo dare? E' “una botta e via”, magari grossa, così che mi levo il pensiero e non se ne parla più (es. le grandi donazioni dopo un'eredità, una vincita, una grazia)
Dio è il dio della costanza. Non cambia umore, non torna indietro, no funziona sull'emozione del momento. Vuole che anche tu segua il suo esempio.

"Ogni domenica, ciascuno di voi metta da parte quello che può di ciò che ha guadagnato durante la settimana, affinché quando verro non ci siano più altre collette da fare." (1 Corinzi 16:2 PV)
  • Non “una tantum”
  • Non “se faccio 6 al superenalotto”
  • Non di quello che “mi è piovuto dal cielo
Ma regolarmente, una parte di ciò che guadagno. Regolarmente significa “con regolarità”: decidi tu, basta che sia sempre la stessa cadenza.

Quanto devo dare?

1. Nell'Antioco Testamento era il 10% di tutti i redditi lordi

Veniva data nelle mani dei sacerdoti che controllavano (e ammonivano) chi dava e chi no
Dato il 10% il credente era “a posto”. Ma noi non siamo più sotto la Legge, ma sotto la Grazia
I comandamenti dell'AT non sono stati aboliti, ma sono stati completati da Gesù.

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge di Mosè e gli scritti dei profeti. No, non sono venuto per fare questo, ma per adempirli.” (Matteo 5:17 PV)

Gesù per nove volte dice “è stato detto” citando comandamenti: per nove volte dice “ma io vi dico”. Un esempio su tutti:

“Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici, [benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano,] e pregate per quelli [che vi maltrattano e] che vi perseguitano” (Matteo 5:43-44)

Ogni volta Gesù “alza lo standard”. Non c'è una sola volta che dica “E' stati detto questo, ma ora puoi farti anche uno sconto”. Per i credenti sotto la legge, bastava sacrificare animali, per i credenti sotto la grazia Gesù chiede di prendere la croce (= dare la propria vita) e seguirlo (Matteo 16:24).

“A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà.” (Luca 12:48)

Si, ma quanto, allora?

La "decima" viene chiamata così per “tradizione evangelica” (nella chiesa cattolica è chiamata elemosina, offerta, ecc.). Nel NT viene usato dieci volte, e mai per indicare il dare di chi ha creduto in Gesù.

Diciamo che il 10% "potrebbe" (per alcuni) essere una base teorica a cui attenersi (senza dover usare la bilancia , ma usando il buon senso), ma sotto la grazia non vige più, e l'anatema non v'è più per chi non la rispetta alla lettera. Sotto la grazia non c'è più controllo di ciò che il credente fa, in quanto non c'è più mediatore (= sacerdote) tra lui e Dio, ma l'unico mediatore è Gesù, e ogni credente è direttamente responsabile verso di lui. L''unica regola è di ascoltare quello che lui ci chiede di fare, dare o ricevere, ricordando sempre che vuole il meglio del meglio del meglio da noi, perché vuole che gli somigliamo ogni giorno di più.

2. Nel Nuovo Testamento Dio chiede la generosità

“Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli a venire da voi prima di me e preparare la vostra già promessa offerta, affinché essa sia pronta come offerta di generosità e non d'avarizia.” (2 Corinzi 9:5)
Nota: Paolo ripete la parola “generosità” ben quattro volte nei capitoli 8 e 9

Ma perché devo dare?

1. Devo dare perché io ho ricevuto

Devo ricordare che io ho ricevuto più di tutti. Solo ricordando questo posso realmente essere generoso.

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:16)

2. Devo dare per ricevere ancora

SE voglio continuare a ricevere, allora devo continuare a dare. Ed i soldi sono un test di quanto sono disposto a dare.

“Tuttavia, chi semina soltanto pochi semi, avrà un piccolo raccolto; mentre chi semina molto, mieterà molto. Ognuno dia ciò che ha deciso in cuor suo” (2 Corinzi 9:6-7 PV)

Se sto nella scarsità, quello è il momento di iniziare a dare con generosità. Il Signore è fedele, provvederà a far nascere i miei semi per avere un raccolto abbondante.
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07 febbraio 2016

La strategia di Cristo contro lo stress economico | 7 Febbraio 2016 |

Tra i tanti motivi di stress nella nostra vita, i soldi sono spesso uno dei maggiori. Ma, se lo affrontiamo con la strategia di Cristo, possiamo esserne indenni.
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Abbiamo terminato domenica scorsa la nostra serie “Essere come Dio vuole”. Abbiamo detto che il mondo vorrebbe fossimo “bruchi”, ma che Dio ci vuole “farfalle”. Abbiamo visto che c'è una battaglia di Satana per demolire noi e la nostra fede, ma che Dio ci ha dato armi potenti con cui combattere e essere “più che vincitori”. Abbiamo visto che dobbiamo essere parte attiva della nostra vita, perché Dio vuole che siamo i co-autori assieme a lui.

Sapete, se mettessimo in pratica tutto... o almeno una parte di quello che abbiamo imparato  sarebbe un gioco da ragazzi avere un 2016 (e un 2017, e un 2018, ecc.) pieno di successi... Ma c'è un problema...

Il problema è che, spesso, non riusciamo neppure ad affrontare le nostre grandi battaglie, perché, nel frattempo, siamo impegnati con battaglie più piccole, che ci distolgono dalla foto panoramica  e ci fanno concentrare sui dettagli della nostra vita.

A questi scontri a fuoco, a questa guerriglia urbana nella nostra vita, la società moderna ha dato un nome preciso: “stress”.

E quando siamo stressati, o anche quando lottiamo per non esserlo, semplicemente stiamo disperdendo energie  che dovrebbero essere investite nelle battaglie VERE della vita, quelle che ci portano ad essere chi sono negli occhi di Dio.

Che cosa è che ci stressa? Un po' tutto: si è stressati dal lavoro, e si è stressati dalla mancanza di lavoro, si è stressati dalla famiglia e dalla lontananza dalla famiglia, si è stressati dalla moglie (o dal marito) e dalla mancanza di una moglie (o di un marito).

Avete fatto caso? Sto dicendo che posso essere stressato da una cosa e dall'opposto di essa, dalla sua presenza (il lavoro) e dalla sua assenza (il non lavoro). Come è possibile questo? Come è possibile che una cosa e il suo contrario provochino lo stesso effetto?

La risposta è moto semplice: non è quella cosa che ha il potere di rendermi stressato, ma il mio atteggiamento verso di essa.

In una parola, sono io che creo il mio stesso stress... e Satana lo cavalca...  perché sa che sta distogliendomi dal proposito principale, quello di essere quello che vuole Dio.

Una tra le cinque maggiori cause di stress nella vita delle persone (secondo le statistiche) sono i soldi.
E, come buona regola, lo stress proviene sia dalla loro mancanza sia dalla loro presenza. Non sono i soldi a stressarci ma come noi ci rapportiamo a loro.

Vi ricordate i “cerchi” della settimana scorsa? “Desideri: cosa voglio?Chiamata: cosa faccio? Identità: chi sono?

Volete sapere quale è la persona meno stressata che sia mai esistita al mondo? Gesù! Poiché, come abbiamo visto la settimana scorsa, aveva risposto perfettamente a queste tre domande: sapeva perfettamente cosa voleva, cosa faceva e chi era.

Possiamo allora prendere “consigli” dal recordman antistress? Io penso proprio di si.

Ma, per fare questo, dobbiamo per prima cosa “sfatare” un mito che esiste  e resiste all'interno delle chiese evangeliche; quello che dice che Gesù non parlava di soldi,  ma di cose più spirituali, più elevate.

Gesù è un uomo “pratico”, che conosce bene come siamo fatti. In realtà, Gesù ha parlato più dei soldi che del Paradiso o dell'Inferno: oltre metà delle sue parabole hanno a che fare con i soldi.

Gesù non ha mai predicato la “povertà estrema”, non ha mai detto che essere poveri ci avvicina automaticamente al regno dei Cieli; nel Sermone sul monte ha detto

“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.” (Matteo 5:3)

Gesù ha sempre predicato il coraggio di affidare ciò che si ha a Dio.

E' difficile scegliere tra gli oltre 85 passaggi dei Vangeli in cui Gesù parla di soldi: dovendo scegliere, io ho scelto quattro passi dove Gesù da una chiara indicazione di quale deve essere il nostro rapporto con i soldi, e quale sia la funzione di essi:

1. Io devo contribuire alla mia chiesa con la mia vita e con i miei soldi 

“Guai a voi Farisei e a tutti voi capi religiosi! Ipocriti! Perché pagate la decima fino all'ultima foglia di menta del vostro giardino, ma poi trascurate le cose importanti della legge di Dio: la giustizia, la pietà e la fede! Certo, dovete pagare la decima, ma non dovete tralasciare le cose più importanti.” (Matteo 23:23 PV)

Quale era il problema che avevano i “capi religiosi” e i “Farisei" secondo Gesù? Che usavano i soldi come metodo per “sentirsi a posto”: “Io ho dato in chiesa, e tanto basta, posso fare a meno di fare altro.”

Gesù stava dicendo a loro: “Ricordati che ci sono cose PIU' IMPORTANTI da fare, essere giusti, dimostrare amore agli altri, avere fede in Dio, senza dimenticare di dare i tuoi soldi alla tua chiesa.”

Gesù sta dicendo a te:  "Se stai dando i soldi alla tua chiesa, va bene, ma ricordati che devi fare anche il resto come credente; essere giusto, dimostrare amore, avere fede. Se sei giusto, se dimostri amore, se hai fede, va bene, ma ricordati che devi dare i soldi alla tua chiesa.”

Non è un “o... o”, ma un “e...e”.

2. La mia sicurezza è in Dio, non nei miei soldi

“Uno dei capi lo interrogò, dicendo: «Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio; non uccidere; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre».  Ed egli rispose: «Tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia gioventù». Gesù, udito questo, gli disse: 

«Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, udite queste cose, ne fu afflitto, perché era molto ricco. Gesù, vedendolo così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che hanno delle ricchezze, entrare nel regno di Dio! Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio». (Matteo 18:18-25)

Quale era il problema del giovane, secondo Gesù? Non che era “troppo ricco”, ma che voleva continuare ad essere “troppo ricco”. Usava i soldi come “sostegno”, piuttosto che appoggiarsi a Dio.

Gesù stava dicendo al giovane: “Se stai obbedendo a Dio, non ti serve di essere sicuro attraverso i tuoi soldi, fidati di Dio, e lui provvederà per te."

Gesù sta dicendo a te: “Smettila di credere che saranno i tuoi (pochi o tanti) soldi a fare la differenza nella tua vita, la differenza la può fare solo il tuo Padre Celeste.”

Il giovane se ne va, e non ascolta neppure la spiegazione che dà Gesù a Pietro:

“Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato le nostre cose e ti abbiamo seguito».  Ed egli disse loro: «Vi dico in verità che non c'è nessuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amor del regno di Dio,  il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell'età futura la vita eterna».” (Luca 18:28-30)

Il giovane si è spaventato, pensando a un premio “nel futuro”, nella prossima vita; se avesse avuto un poco di pazienza (e un altro tipo di cuore) avrebbe scoperto che dare al Signore frutta “in questo tempo”.

A questo punto tu potresti dirmi: “Allora, Marco, per avere un premio da Dio, devo disfarmi ti TUTTI i miei averi, vero?" La risposta - non mia, di Gesù, è :”No”.

3. Dio vuole che il mio cuore sia disposto a dare

“Un tale di nome Zaccheo, un capo degli esattori delle tasse (naturalmente molto ricco),  cercava di vedere Gesù, ma non vi riusciva, perché c'era troppa gente e lui era troppo basso di statura. 4Allora corse avanti e salì su un albero di sicomòro lungo la strada dove Gesù doveva passare. Quando Gesù passò di lì, alzò gli occhi verso Zaccheo e gli disse: «Zaccheo, svelto, scendi, perché oggi mi fermerò a casa tua!» Zaccheo scese in fretta, e con grande gioia ed eccitazione accolse Gesù in casa sua. …

Nel frattempo, Zaccheo, in piedi davanti al Signore, diceva: «Signore, la metà delle mie ricchezze la do ai poveri e, se mi accorgo di aver imbrogliato qualcuno sulle tasse, gli renderò quattro volte tanto!» Allora Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è davvero entrata in questa casa!” (Luca 19:1-6, 8-9a)

Quale era il problema di Zaccheo di fronte a Gesù? Che Zaccheo era un ladro.

Qui Gesù non ha dovuto dire niente, perché lo Spirito Santo ha parlato direttamente al cuore di Zaccheo. Gesù non deve fare la “ramanzina” a Zaccheo, perché è lui stesso che decide cosa fare.

Quale è la reazione di Gesù? Gesù dice che “la salvezza è entrata nella casa (e nella vita) di Zaccheo.

Dio sta dicendo a te: “Non mi importa che tu mi dia TUTTO il tuo danaro, ma mi basta sapere che il tuo cuore è disposto a darmelo, se serve.”

Ma, ancora, tu potresti pensare : ”Eh, bisogna essere ricchi per essere graditi a Dio! I Farisei, il giovane, Zaccheo... Tutti erano ricchi.” Mica vero...

4. A Dio interessa la qualità del mio dare anche se ho poco

“Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai.  Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo.  Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri:  poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».” (Marco 12:41-44)

Gesù questa volta non “dice male” dei ricchi, ma si ferma a constatare che ce ne erano.

Ma la sua attenzione è per la vedova che mette “due spiccioli” = 2 lepton. Due lepton valeva circa dodici minuti di lavoro. Facciamo il raffronto con un salario attuale di una colf: secondo il contratto nazionale dovrebbe percepire circa 8 Euro all'ora, la vedova stava offrendo circa 1 Euro e 60 centesimi.

Cosa se ne fa la tua chiesa di 1 Euro e 60? Eppure Gesù la vanta, perché la vedova stava dando PER FEDE quello che non aveva. Avrebbe potuto dare la decima, 16 centesimi, e secondo la legge sarebbe stata a posto. Ma lei da col suo cuore, non con la calcolatrice. E, tramite il suo cuore, il suo nome è e sarà scritto in eterno nella Bibbia, la sua storia raccontata, il suo esempio ammirato.

Gesù sta dicendo a te: “Non mi importa se sei ricco o povero, a me non servono i soldi, li ho inventati io, ma a me serve il tuo cuore, e la tua volontà di affidarti per fede a me, qualsiasi sia il tuo stato economico."

Se quel cuore me lo affidi, se ti FIDI di darmi al di là di quello che matematicamente sarebbe sufficiente, allora il tuo nome  che è già nel libro della vita, io lo sottolineo in rosso, e tu diventerai un esempio per gli altri da seguire.

Ma tu potresti (ancora) dirmi: “Ma, Marco, sono SICURO che se affido i miei averi a Dio, poi riesco a mangiare?” Vorrei fari vedere un ultimo passo:

5. Se testimonio Gesù con la mia vita Dio provvederà per me

“Andate ora! E ricordate che vi mando come gli agnelli fra i lupi. Non prendete denaro con voi, né bisaccia e neppure un paio di sandali di ricambio. E non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.... Non andate di casa in casa, ma restate in un sol posto, mangiate e bevete tutto ciò che vi viene offerto, perché chi lavora ha diritto di essere pagato (Luca 10:3-4, 7 PV)

Nelle traduzioni che abbiamo (Riveduta, Diodati), c'è la parola “borsa”; nel testo originale in greco la parola usata è “portamonete”.

Gesù sta dicendo ai settantadue discepoli: "Visto che state facendo il lavoro per me di portare il Vangelo per le strade, vedrete che via via vi aprirò case dove potrete dormire e mangiare gratis: ho già prenotato io per voi.”

Gesù sta dicendo a te: “Se tu fai della tua vita una testimonianza vivente, se ti affidi a me così che gli altri vedano la differenza che faccio nella tua vita e ne siano attratti, e credano, e siano salvati, anche se non sei un pastore, o un diacono, o un profeta, o un apostolo, allora non ti mancherà mai di che mangiare e dormire.

Questo non significa che sarai ricco o agiato, che mangerai tutti i giorni al Riz e dormirai al Savoy, ma che Dio provvederà per te.



Conclusione


Gesù ti conosce, sa che lo stress economico è dannoso alla tua vita, sia come uomo o donna, sia come
credente, ed è per questo che ti ha un piano.


  • Se nella tua vita contribuisci economicamente e praticamente al Regno di Dio
  • Se non poni la tua fiducia nei tuoi soldi, ma in Dio
  • Se il tuo cuore è disposto a dare
  • Se dai anche quando hai poco
  • Se fai della tua vita una testimonianza

allora a te appartiene questa promessa:

“Non preoccupatevi di ciò che mangerete o berrete, e non state in ansia. 30 Tutta l'umanità si affanna per queste cose, ma vostro Padre sa che ne avete bisogno. 31 Cercate piuttosto il suo Regno ed egli vi darà anche queste cose. "Non temere, piccolo gregge, perché è stata una gioia per il Padre vostro darvi il Regno.” (Luca 12:29-32 PV)

Preghiamo.

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26 aprile 2015

Non rubare | 26 Aprile 2015 |


Il furto è così comune al giorno d'oggi che molta  parte delle nostre vite la passiamo a proteggere i nostri beni, e non riusciamo più a capire quanto sia assurdo tutto ciò.  Cosa ha da dire Dio circa la nostra naturale inclinazione al furto?
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Siamo all'ottavo passo della legge di Dio per l'uomo.

Se nei primi quatto Dio aveva stabilito il tipo di rapporto che voleva con i suoi figli

  • 1. non avrai altri dei
  • 2. non farti scultura né immagine alcuna
  • 3. non pronunciare il nome di Dio invano
  • 4. ricordati del giorno del riposo

se con i successivi successivi tre aveva stabilito il rapporto che dobbiamo avere con la famiglia personale e dei credenti

  • 5. onora tuo padre e tua madre
  • 6. non uccidere
  • 7. non commettere adulterio

con gli ultimi tre stabilisce il rapporto che dobbiamo avere con tutti gli altri, della famiglia e non, credenti e non.

Anche qui possiamo affermare che

I Comandamenti non rubano la nostra libertà
ma donano la libertà in Cristo

Vi è mai accaduto che vi abbiano rubato qualcosa? Come vi siete sentiti, come vi siete sentite? Violati, defraudati, tristi... o cosa altro?

Vi è mai accaduto di rubare qualcosa? Si, perché se abbiamo sperimentato la sensazione bruttissima di avere qualcosa di caro rubato, significa che qualcun altro “essere umano” ce lo ha rubato.  Come ti sei sentito, come ti sei sentita mentre stavi “dall'altra parte della barricata”?

Magari non era un “furto” eclatante,  non stavi svaligiando una banca,  o una gioielleria, magari era qualcosa di piccolo, di poco valore.

Vi voglio raccontare io come mi sono sentito quando, una volta, sono stato “dall'altra parte della barricata”.

Avrò avuto sei, sette anni, ed ero ospite a Roma dei miei zii. Ero attratto in maniera magnetica da questo: un taglia-unghie che avevano in bagno. Nei miei occhi di bambino sembrava un piccolo coltello a serramanico, una piccola spada lucente. Fatto sta, che quando dovevamo partire per Montefiascone, il taglia-unghie “scivolò” nella mia tasca.

Per tutto il viaggio di ritorno non feci che pensare a quello che avevo fatto, con un misto di soddisfazione (adesso era mio!) e di rimorso (adesso ero un ladro).

Per mesi lo tenni nascosto, poi un giorno mia madre lo trovò: “E questo, da dove esce?” Mi inventai la scusa di averlo trovato per terra sull'autobus tornando da Roma. Lei ci credette, e, confortato, cominciai a giocarci di fronte a tutti.

Sino a quando, un giorno, mio zio lo vide: il taglia-unghie aveva una particolarità:  la punta della limetta interna era stata modificata da mio zio per poter svitate delle minute viti del rasoio da barba.

“Che strano- fece lui prendendolo in mano e guardandolo- è proprio come quello che ho a Roma.”
A quel punto non ce la feci più: confessai che non era “come” quello.. ma che era “quello”, chiedendo scusa e dicendo che lo davo indietro.

Mio zio fece una gran risata... e mi disse: “Beh, non lo usavo da mesi, non mi serviva neppure più. Se me lo avesti chiesto te lo avrei dato io. Non rubare mai più... ma questo lo puoi tenere!"

Sapete già che io “non butto niente”;  ma questo in particolare non lo butto perché mi rammenta tre stati d'animo:

  • come mi sono sentito quando ho rubato,
  • come mi sono sentito quando ho confessato,
  • e come mi sono sentito quando sono stato perdonato.

Pare che il rubare sia una delle attività umane più frequenti, altrimenti non si spiegherebbero tutte le misure che adottiamo per impedire che ci rubino.

Pensate a tutti i soldi che spendiamo in cancelli, inferiate, serrature antiscasso, antifurti , cassette di sicurezza per impedire che quello che è nostro rimanga nostro.

Con l'avvento della tecnologia, abbiamo dovuto dotarci di software costosi e complicati per proteggere i nostri “dati sensibili”, sui nostri PC. Tablet, smartphone; le nostre foto, i nostri orari di uscita e di rientro a casa, le nostre carte di credito, i nostri conti correnti bancari.

Viviamo in un mondo popolato di telecamere per la videosorveglianza, guardie giurate di fronte a banche e gioiellerie.

Potreste pensare che tutto ciò accade solo nei posti “ricchi” dove ci sono “poveri”: non è affatto così.
Martin Lutero, che viveva in un mondo praticamente povero al 90%, dove il 10% della popolazione aveva tutte le risorse, affermava che se si fossero impiccate tutte le persone che rubavano non ci sarebbe stata sufficiente corda in Germania per soddisfare l'esigenza e  che avrebbero dovuto iniziare ad utilizzare le cinture dei pantaloni per sopperire alla necessità.

E non c'è differenza tra ricchi e poveri; qualche anno fa fece scalpore la notizia di Jennifer Capriati, campionessa del tennis degli anni Novanta, che fu arrestata per aver rubato un anello in una gioielleria.

Le persone, in qualsiasi era abbiamo vissuto, in qualsiasi strato sociale abbiano vissuto hanno rubato l'uno all'altro.

Non era così che aveva stabilito Dio all'inizio. E' per quello che Dio ha dovuto stabilire uno specifico comandamento: il popolo a cui era diretto era un popolo povero, in fuga dall'Egitto, in lotta per la propria sopravvivenza quotidiana...  ma che si rubavano la manna o le quaglie mandate da Do a vicenda!

Tutto questo serve a smentire l'idea di alcuni che dicono che l'uomo nasce buono, e che solo dopo è corrotto dalla società e diventa cattivo.

Non è vero! L'uomo nasce peccatore!  Deve imparare a comportarsi in maniera retta,  perché la sua propria natura peccaminosa lo spinge nella direzione opposta da quella che Dio vuole e che era all'inizio della creazione. Prova a lasciare le chiavi sulla porta di casa a Roma, andare via per una settimana e vedere quello che resta quando rientri!

Ti hanno mai rubato qualcosa?  Se si, sei in buona compagnia: persino a Gesù venivano “rubati” i soldi delle offerte da Giuda!

Ma, c'è un'altra domanda che voglio farti: che cosa hai rubato tu, nella tua vita?



Cosa è “rubare”?

Anche questa volta siamo di fronte a un comandamento “secco”:

“Non rubare.” (Esodo 20:15)

Poco o nulla da discutere su “non” ma moltissimo da discutere su casa si definisca “rubare”.

Tre aspetti che emergono subito dal versetto:

1. Dio crede nella proprietà privata

Molti hanno detto che Dio (e Gesù) sono stati i primi “socialisti” o i primi “comunisti” della storia;
questo non è assolutamente vero. Dio dice che tu hai il sacrosanto diritto di avere cose TUE che siano solo cose tue  e che se qualcuno di dice sono anche MIE tu hai il sacrosanto diritto di definirlo un ladro.

2. Dio ama il tuo prossimo

Se Dio amasse te, e solo te, chiuderebbe un occhio sui tuoi furti. Ma siccome ama te, ma ama anche il tuo prossimo, ti dice che ciò che è del tuo prossimo non è tuo ma è suo.

3. Noi abbiamo il diritto di impedire il furto

Laddove c'è una legge, c'è anche un diritto, sulla cui base si fondano i rapporti sociali e le eventuali sanzioni per chi lo viola.

L'universo del rubare

Nel rubare, nel furto, l'uomo ha dimostrato la sua enorme creatività (che gli proviene da Dio) utilizzata nella maniera sbagliata (che Dio non approva). Ne volete una prova?  Questo è un elenco “comprensivo e non esaustivo” come si dice nel gergo legale di cosa si intenda per “rubare”:

Appropriazione indebita, prestiti ad usura, scommesse clandestine, furto con destrezza,  violazione di domicilio,   intrusione nei sistemi informatici, tassazione ingiusta, scippo, furto in appartamento, rapimento, furto commerciale, estorsione, racket, evasione delle tasse,  evasione contributiva, falsa denuncia assicurativa, distrazione di denaro pubblico, uso inappropriato di danaro pubblico, eccessivo debito pubblico, falsa fatturazione, falso versamento di contributi, bancarotta fraudolenta,  abbandono del  posto di lavoro, doppio lavoro, lavoro a nero, mancato pagamento degli stipendi, furto di collettame, furto di prodotti immagazzinati, furto di proprietà intellettuale, falsa attribuzione di paternità per un'opera letteraria o musicale, plagio, scaricamento illegale da siti di materiale protetto, furto di identità...

Devo continuare? Dio dice: non rubare. Sarebbe interessante vedere come andrebbero le nostre economie e come sarebbe la situazione politica mondiale se obbedissimo tutti insieme a questo semplice comandamento.

Come applicarlo alla mia vita?

Cercherò di essere molto pratico.

Se sei un ladro d'appartamento, o uno scippatore, o un ladro d'auto, o se rubi al supermercato... insomma, se fai cose EVIDENTEMENTE in contrasto con questo comandamento, la ricetta è: smetti, chiedi perdono, restituisci.

Ma ci sono cose molto più sottili, aree più “grigie”, che sembrano andare bene o  quasi andare bene  nell'opinione generale,  e che invece sono in tutto e per tutto un “rubare” che Dio proibisce.

Per i datori di lavoro

Cominciamo con chi da lavoro ad altri: questo è quello che dice Giacomo:

“Voi non avete pagato gli operai che mietono nei vostri campi: questa paga rubata ora grida al cielo, e le proteste dei vostri contadini sono arrivate fino agli orecchi di Dio, il Signore Onnipotente. Voi avete vissuto quaggiù sulla terra in mezzo al lusso e ai piaceri sfrenati: vi siete ingrassati come bestie per il giorno del macello. “ (Giacomo 5:4-5 TILC)

Non pagare, o sottopagare, o pagare in nero una parte per risparmiare sui contributi è in tutto e per tutto rubare. L'unico motivo valido per non pagare i tuoi impiegati, è che non abbiano fatto il loro lavoro.

I datori di lavoro debbono comprendere che spesso i loro lavoratori hanno disperatamente bisogno di essere pagati; se li derubano del loro stipendio, non stanno derubando solo loro, ma la loro intera famiglia.

Gesù era molto sensibile per questo argomento:  lui stesso proveniva da una famiglia “povera” con un padre artigiano che doveva ricevere per poter dare alla famiglia. Sappiamo che erano poveri in quanto, quando sono andati a fare l'offerta al tempio, hanno usufruito di uno "sconto", e invece di offrire un agnello (che costava un botto), hanno offerto due tortore (che erano più economiche).

Qui Giacomo sta dicendo : “la ricchezza in cui ti stai rigirando con voluttà porcina ti proviene dal fatto che hai rubato i soldi ai tuoi lavoranti”

Se tu sei un datore di lavoro, e sei credente:  il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza negli affari.  Può essere la più grande arma per testimoniare chi è Gesù,
 se rispetti tutti i comandamenti, a partire dall'ottavo, ma può essere il più grande deterrente per avvicinarsi a Gesù  se li violi, a partire dall'ottavo.

Se non ruberai ai tuoi lavoratori, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se.
Se ruberai, Cristo verrà ripudiato da chi ti sta accanto

Nella mia carriera di imprenditore ho avuto per un paio di anni due impiegati, che gestivano un altro punto vendita qua a Montefiascone; mentre gli affari della nostra vecchi attività continuavano ad andare bene,  quelli della nuova erano più che insoddisfacenti, tanto è vero che dopo due anni abbiamo deciso di chiuderla. Erano così insoddisfacenti che per gran parte dei due anni abbiamo dovuto finanziare questa seconda attività con i soldi provenienti dalla prima attività. Molte volte i soldi guadagnati da essa non riuscivano a coprire neppure la metà degli stipendi dei dipendenti. In molti mesi né io né mio fratello abbiamo preso lo stipendio dal nostro negozio,  perché i soldi servivano a pagare lo stipendio dei dipendenti. Prima venivano le esigenze di coloro a cui avevamo PROMESSO lo stipendio, poi venivano le nostre esigenze.

Per i lavoratori

Ma, se da una parte i datori di lavoro debbono non “rubare” i loro lavoratori, dall'altra i lavoratori non devono “rubare” ai loro datori:

“Esorta i servi ad essere soggetti ai propri padroni in ogni modo e a far tutto il possibile per accontentarli. Non devono contraddirli, né derubarli, ma dimostrare di essere fedeli in tutto e per tutto. Così facendo, faranno l'insegnamento di Dio, nostro Salvatore attraente in ogni modo. “ (Tito 2:9-10 PV)

All'epoca non si parlava di “impiegati”, non c'erano sindacati, il servo era proprietà privata del padrone che aveva, spesso, potere di vita o di morte su di esso. Nondimeno Paolo dice: “Lavorate come vogliono i vostri padroni”. In altre parole: “Guadagnatevi il vostro stipendio facendo al vostro meglio il vostro lavoro”.

Attenzione, perché Paolo dice che dobbiamo fare il “possibile”,  ovvero tutte le cose dove onestamente riesco ad arrivare,  senza contraddire... e senza derubare.

Se tu sei un lavoratore, e sei credente:  il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza nel tuo modo di lavorare.

Se non ruberai, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se. Se ruberai, Cristo verrà ripudiato da chi ti sta accanto

In che modo derubo il mio datore di lavoro?

1. Quando non do il mio meglio

Paolo dice chiaramente che dobbiamo fare “tutto il possibile”. L'impiegato alla ASL che non da aiuto a compilare il modulo alla anziana, non sta dando il suo meglio. La commessa che non aiuta a cercare l'ennesima scatola di pisellini primavera alla massaia che li chiede, quando sa bene che sono nel terzo scaffale in alto a destra, non sta dando il suo meglio. Il magazziniere che non pensa a riordinare il filtro che è finito in magazzino, non sta dando il suo meglio... Io sto “rubando” al mio datore di lavoro”.

2. Quando rubo sul  tempo 

L'impiegato che timbra il cartellino e esce per il caffè, o per fare la spesa, il commesso che chiatta con lo smartphone tra un cliente e l'altro, l'infermiere che sullo schermo del computer in ufficio, su in alto a destra, ha l'iconcina di FB, tutti questi stanno rubando al proprio datore di lavoro.  Non rubano beni, ma rubano il tempo.

Molti uffici, sia pubblici che privati,  oltre a impedire i social sui pc (FB,  Twitter, Instagram)
sono stati costretti anche a “schermare” le strutture per impedire che le persone navigassero sullo smartphone.

3. Quando sono infedele e polemico/a

L'addetto alle vendite che fornisce il database clienti ad un concorrente della propria compagnia, l'impiegata che ogni volta entra in polemica sul modo di completare una pratica, il funzionario che sparla con i colleghi alle spalle del capo ufficio, tutti questi stanno rubando al proprio datore di lavoro.

Questo vale anche per gli studenti

Ma, se sei ancora studente, potresti pensare “a me mi riguarderà se e quando troverò un lavoro”. Mi spiace, già ti riguarda da un pezzi. I tuoi insegnanti, assieme ai tuoi genitori sono i tuoi datori di lavoro, sono le persone che stanno investendo forze e denaro perché tu nel futuro, possa dare frutto.

Quando a scuola non dai il meglio di te, quando a casa sai che devi studiare e fare compiti, e invece stai davanti alla PS3, quando polemizzi con i tuoi insegnanti, o con i tuoi genitori per il tempo che dedichi al tuo impegno scolastico, stai rubando. Stai infrangendo l'ottavo comandamento,
e, peggio, ti stai allenando a farlo anche nella tua futura vita lavorativa.

Se tu sei uno studente, o una studentessa, e sei credente:  il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza nel tuo modo di impegnarti a scuola.

Se non ruberai, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se.
Se ruberai, Cristo verrà ripudiato dai tuoi amici.

Questo vale anche per i politici

Ma, tu potresti dire: “Io non sono né un datore di lavoro, né un lavoratore, né uno studente:
io sono un politico.” Mi spiace dirtelo, Tito 2:9-10 si applica assolutamente e perfettamente a te.

Tu sei lì perché nella democrazia rappresentativa è richiesto che qualcuno venga eletto “in rappresentanza” dei molti;  in un certo senso noi, come collettività, siamo il tuo datore di lavoro.

Tu dovresti fare “tutto il possibile” per accontentare il popolo che ti ha eletto, dando il tuo meglio,
tu non dovresti contraddire mai le idee per cui sei stato eletto e tramite le cui idee hai ricevuto il mandato dal popolo,  tu non dovresti mai “rubare” i soldi che il popolo versa con le tasse per sperperarli, o peggio, per metterteli in tasca,

Se tu sei un politico, e sei credente: il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza nel tuo modo di governare.

Se non ruberai, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se.
Se ruberai, Cristo verrà ripudiato da chi stai governando.

L'uomo può forse derubare Dio?

Non vi stupite,  questa è la domanda (retorica) che Dio fa attraverso la voce di un profeta chiamato Malachia:

“L'uomo può forse derubare Dio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: "In che cosa ti abbiamo derubato?" Nelle decime e nelle offerte.” (Malachia 3:8)

Se fino ad adesso mi avete dato ragione,  è possibile che ora mi diate torto. Perché, sapete, finché parliamo di “rubare” agli altri, di “non prendere” qualche cosa che non è nostro... tutto ok. Ma quando parliamo di “dare indietro al Signore”... allora è tutto un altro “par di maniche”.

“Cosa c'entrano i MIEI soldi, Marco? Quando vengo qui voglio sentir parlare solo di cose spirituali. Non ti permetto di mettere le mani nelle mie tasche!”

Già, ma c'è un piccolo problema: che i tuoi soldi non soni i TUOI soldi, e che non è Marco a dirlo, ma è Dio a dirlo.

Partiamo da un presupposto: Dio non ha bisogno dei TUOI SOLDI... perché

  • a) non ha bisogno di soldi, 
  • b) è lui che ha inventato i soldi e 
  • c) i tuoi soldi sono quelli che lui ha inventato e ha dato a te.

Nei Vangeli i versetti in cui si parla di soldi sono tre volte tanto quelli di cui si parla di inferno e Paradiso.

Perché Dio è interessato ai miei soldi?

“Vendete ciò che possedete e date a quelli che ne hanno bisogno. Fatevi un capitale che non perderà il suo valore: un tesoro in cielo che non scomparirà, là nessun ladro potrà arrivare, né le tarme distruggere. Perché, dove è il vostro tesoro sarà anche il vostro cuore.”  (Luca 12:33-34 PV)

Dio sa come siamo fatti;  Dio non vuole che violiamo il Primo Comandamento ed il denaro divenga il nostro dio.

Il DARE CON REGOLARITA' il PRIMO 10% al Signore  (significa il 10% dei miei guadagni PRIMA delle tasse – la primizia) uccide il mio orgoglio,  uccide la mia voglia di essere “al sicuro” perché ho i soldi,  non perché sono amato da Dio.

Tu potresti dirmi: “Ma Marco, tu vaneggi! Non siamo più sotto la Legge, ma sotto la Grazia! La regola del 10% non vale più”! Io ti risponderei: “Hai assolutamente ragione: difatti Gesù ha detto che  non è venuto ad abolire la legge... ma a completarla. E ogni volta che Gesù completa qualcosa della Legge, alza di un paio di stalli la sbarra dell'ostacolo.”

“Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare.” (1 Corinzi 16:2)

Se nell'Antico Testamento “bastava” il 10%, nel Nuovo Testamento  non basta più. Più ti è stata concessa prosperità, più sei chiamato a dare... come decima! Poi ci sono le offerte! Diciamo che il 10% è una buona base su cui cominciare... da lì c'è poi da costruire.

A chi dare la decima?

Paolo lo dice:  la dai la domenica nella tua chiesa, quando si raccolgono le collette.

A cosa serve la decima?

“Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso...  Perché l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi, ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio.” (2 Corinzi 9:7,12)

Paolo ci dice due cose:

1. La decima non è una TASSA

Qualcosa che si da a denti stretti allo stato, ma una gioia nel sapere che Dio ci ha scelti per provvedere alla sposa di suo figlio.

2. La decima serve ai “bisogni dei santi”.

Chi sono i santi?

“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”  (1 Pietro 2:9)

Sta parlando della chiesa.  Sta parlando della chiesa locale.  Sta parlando di noi. Le decine servono alla chiesa locale a sopravvivere e a PROCLAMARE le virtù di Cristo al mondo.

Cosa sono le offerte?

Malachia parla non solo delle “decime”, ma anche delle “offerte”.

Nell'Antico Testamento la decima andava al tempio e ai sacerdoti: poi, quando c'erano delle occasioni speciali, quando c'era bisogno all'interno della comunità,  le persone davano qualcosa “extra” oltre la decima. Ad esempio, io do la decima in chiesa, e poi sostengo personalmente una bambina di Compassion. Molti di noi fanno cose simili.

Sapete cosa c'è di triste? Molti credenti NON danno NULLA. E non sono triste perché le chiese ne soffrono,  ma perché loro soffrono a causa della loro decisione. Paolo dice:

“Voglio che sia un dono sincero, e non una cosa forzata.  Tuttavia, chi semina soltanto pochi semi, avrà un piccolo raccolto; mentre chi semina molto, mieterà molto.” (1 Corinzi 9:5b-6 PV)

Chi poco da, poco riceve: in tempo di recessione, se tu vuoi mietere nel futuro, devi dare nel presente.

La teologia della povertà e la teologia della prosperità

Quando cito questo passo faccio sempre un a precisazione: attenti alla teologia della prosperità,  e attenti alla teologia della povertà.

La prima dice che se vuoi diventare ricco devi dare più soldi al Signore,  e che la quantità di soldi che hai è in funzione di quanto sei gradito a Dio.

La seconda dice che solo i poveri sono vicini al Signore, e che se sei un uomo o una donna di successo con tutta probabilità sei destinato all'inferno.

Ambedue sono sbagliate: soprattutto alla luce di quello che ha detto Gesù:

“Poi Gesù si mise a sedere di fronte alla cassetta delle offerte nel tempio, a guardare come la gente vi metteva il denaro, e notò che molti ricchi offrivano grosse somme. Venne anche una povera vedova che lasciò cadere nella cassetta solo due monetine. Gesù chiamo i discepoli, e osservò: "Quella poveretta ha dato di più di tutti gli altri, perché essi hanno dato una parte del loro superfluo, mentre la donna, nella sua povertà, ha offerto tutto quello che le serviva per vivere".” (Marco 12: 41-44)

Se fosse vera la teoria della prosperità, Gesù avrebbe dovuto disprezzare la donna perché aveva dato così poco, dicendo che la sua povertà mostrava il fatto che lui non la amava.

Se fosse vera la teologia della povertà,  Gesù avrebbe dovuto applaudire alla donna, senza compatirla per quella povertà che, in realtà, era un segno di elezione.

Gesù invece a preso ad esempio la povertà della donna per mostrare dove la vera fede in Dio risiede. Risiede in un Dio che saprà darti tutto quello di cui hai bisogno per vivere... se ti affidi a lui!

Gesù ha speso un quarto dei suoi insegnamenti su come essere saggi amministratori del denaro, su come non finire nei debiti fino al collo e su come gestire la ricchezza.

I soldi non sono né una dimostrazione di benedizione, né una dimostrazione di possessione. Sono semplicemente un “martello”: lo puoi usare per  costruire la tua casa, oppure o puoi usare per costruire la tua bara.

Cosa fare se ho rubato?

Nell'Antico Testamento la pena era stabilita così:

“Se uno ruba un bue o una pecora e li ammazza o li vende, restituirà cinque buoi per il bue e quattro pecore per la pecora... Il ladro dovrà risarcire il furto. Se non può farlo, sarà venduto per pagare ciò che ha rubato. ” (Esodo 22:1, 3)

Se hai rubato un iPhone, ne devi dare indietro cinque, altrimenti vendono te. E tutto l'iPhone... :) ! Ma noi siamo sotto la grazia:  io ero sotto la grazia confessando a mio zio il furto del taglia-unghie  e proponendomi di restituirlo.

Se tu hai rubato al tuo dipendente,  dai indietro ciò che hai trattenuto.

Se hai rubato al tuo datore di lavoro o ai tuoi insegnanti e genitori , non dando il tuo meglio non dando il tuo tempo,  essendo infedele decidi di tornare a lavorare al tuo meglio per tutto il tempo e fedelmente.

Se hai rubato allo stato, facendoti uno "sconto" sulle tasse, o chiedendo di non battere lo scontrino al negoziante per non pagare l'IVA, smetti, e inizia a testimoniare agli altri che Gesù ha detto "date a Cesare quel che è di Cesare."

Ma se hai rubato a Dio,  pentiti, prega e ritorna sui tuoi passi.

Se un uomo come mio zio è stato capace di sorridere per il mio pentimento, vedendo l'onestà del mio cuore, trasformando il corpo del reato in un dono, allora immagina cosa può un Padre perfetto, vedendo la fede del tuo cuore.

Il corpo del reato è stato appeso sulla croce assieme al corpo di Cristo, e il peccato che ti condannava è diventato l'amore che ti salva.

Preghiamo.

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16 novembre 2014

Sette passi per parlare con Dio - 3: "Dipendi dal Padre" | 16 Novembre 2014 |

Come posso smettere di preoccuparmi per il mio futuro? Gesù afferma che c'è un solo modo: dipendere dal Padre. 

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Ammettiamolo, il mondo non è messo bene negli ultimi anni: in Italia c'è recessione, difficoltà di trovare lavoro, nel mondo ci sono guerre, attentati...
Più o meno come è da qualche miliardo di anni a questa parte! Più o meno come Israele al tempo in cui Gesù vi viveva!

Non c'è mai stato un momento nella vita di questo pianeta dopo la cacciata dall'Eden dove i suoi abitanti si sono potuti “rilassare” e dire “Ah, le cose vanno bene, sotto ogni punto di vista”!

E' logico che le persone siano preoccupate! SE non conosci Dio, hai tutte le ragioni di essere preoccupato! E' proprio per questo che Gesù ci ha dato la preghiera perfetta da pregare.

Abbiamo analizzato nei due precedenti messaggi le frasi:
  • "Padre Nostro che sei nei Cieli, sia santificato il tuo nome"
Chiamalo Padre. Capisci chi è Dio: Dio è un Padre amorevole.
  • Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà in terra così come è fatta in Cielo.
Arrenditi al Padre: capisci quale è lo scopo della tua vita per eliminare lo stress .

Oggi vediamo come Gesù risolve completamente le nostre preoccupazioni circa la nostra vita su questo pianeta.

“Dacci oggi il nostro pane quotidiano.” (Matteo 6:11)

Gesù ci sta dicendo: “C'è una maniera per essere salvo dalla preoccupazione per il tuo futuro: dipendi dal Padre.”

E non sta parlando SOLO di pane: infatti nella Bibbia il pane rappresenta  quattro differenti necessità per la nostra vita.

1. Rappresenta le necessità della vita

“Ecco il mare, grande e immenso, dove si muovono creature innumerevoli, animali piccoli e grandi. ... Tutti quanti sperano in te perché tu dia loro il cibo a suo tempo. “(Salmo 104:25, 28)

Allora dobbiamo sederci e rimanere a bocca spalancata ed attendere  che Dio provveda senza fare nulla? No!

“In ogni fatica c'è profitto, ma il chiacchierare procura la miseria.” (Proverbi 14:23 )

2. Rappresenta la Parola di Dio

Gesù ha affermato che “non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”: stava citando Deuteronomio 8:3

“Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive  soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE. “(Deuteronomio 8:3)

Dio dice che oltre a mangiare pane, dobbiamo mangiare la sua Parola questo significa leggere la Bibbia costantemente.

3. Rappresenta la famiglia di Dio e la comunione fraterna

Dio ci ha creati come esseri relazionali. In Genesi dice “non è bene che l'uomo sia solo”. Per i suoi figli Dio ha creato una famiglia speciale, la “sua” famiglia, la chiesa. E' il luogo dove poi trovare comunione fraterna. Il pane è simbolo attorno al quale si riunisce questa famiglia in Cristo

“Il pane che noi rompiamo, non è forse la comunione con il corpo di Cristo?  Siccome vi è un unico pane, noi, che siamo molti, siamo un corpo unico, perché partecipiamo tutti a quell'unico pane.” (1 Corinzi 10:16b-17)

4. Rappresenta la salvezza

Lo dico ogni volta: Gesù ha scelto due elementi che erano presenti su tutte le tavole, almeno due volte al giorno, affinché, tutte le volte che mangiamo pane o beviamo vino assieme, ci ricordassimo che Egli era venuto a morire per  la nostra salvezza Sono dei “simboli” non il vero corpo e sangue quando li ha istituiti non era difatti ancora morto in croce

Dio vuole darci tutto questo; lui me lo vuole dare, ma sono io che devo decidere di prenderlo.

Come? “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”; devo DIPENDERE da Dio Cosa significa? Significa soprattutto tre cose:

1. Devo riconoscere che Dio è mia fonte

La parola “fonte” ha come sinonimo “sorgente”.  E' da Dio che tutto è sorto e tutto sorge! Lui ha creato atomi e molecole, acqua e terra, aria e sole.

I. Tutto è un dono, un dono da Dio

Non ce lo siamo “meritato” non ce lo siamo guadagnato. Non posso “guadagnami” l'aria che respiro, o il sole, o la stessa vita! Giacomo dice che:

“ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre” (Giacomo 1:17)

II. Non c'è nulla che mi necessiti che Dio non possa darmi.

La Bibbia dice in Filippesi 4:19:

“Il mio Dio provvederà splendidamente a ogni vostro bisogno secondo le sue ricchezze, in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:19)

Ce ne è per tutti, basta dividerlo equamente... Il problema è che noi viviamo con la mentalità del “non è abbastanza”, e ci “accaparriamo” di più del dovuto a scapito di altri.

III. Dio vuole dare

“Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Matteo 7:1)

Anche un padre imperfetto sa “dare” ai propri figli... Dio è un padre PERFETTO!

IV. Dio si aspetta che io chieda

“Voi...non avete, perché non domandate (a Dio)” (Giacomo 4:3b)

E' tanto bello quando uno dei miei figli mi chiede qualcosa che io so di potergli dare. Per più di venti volte nel Nuovo Testamento Dio dice “chiedimi!” Gesù ha detto specificatamente che SE chiediamo nel SUO nome, Dio ci esaudirà.

Quale è la tua fonte per la stabilità fisica, spirituale, emotiva, di relazione, economica... Lo Stato? La borsa? Il tuo lavoro? La tua famiglia? A chi ti rivolgi? Pietro affermò questo:

“ Simon Pietro gli rispose: "Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna”  (Giovanni 6:68)

Pietro affermava una verità: la mia sicurezza è in colui che mi ha creato. La mia sicurezza è in colui che ha parole di vita eterna. Mio padre diceva “se si chiude una porta si apre un portone”. Questo è possibile solo a Dio.

Dipendere da Dio significa vedere Dio come la fonte di tutto. Ma significa anche che ...

2. Devo avere fiducia in Dio giorno per giorno

La Bibbia dice “Dacci oggi il nostro pane quotidiano”.  Non il nostro pane settimanale. Non il nostro pane annuale. Ma un giorno dopo l'altro.

Dio ci dice: “Fidati di me per la tua vita, e fallo un giorno dopo l'altro, perché so che tu ti preoccupi del futuro, di ciò che ti accadrà tra una settimana, tra un mese o tra un anno. Per cui, FIDATI di me giorno per giorno.”

Come posso avere fiducia in Dio giorno per giorno? Ce lo spiega Paolo nella lettera ai Filippesi:

“Non state in ansia per alcuna cosa, rivolgetevi invece al Signore, chiedendogli tutto ciò di cui avete bisogno, e non dimenticate di ringraziarlo...Inoltre, fratelli, soffermatevi sulle cose che sono oneste, nobili, giuste e onorate” (Filippese 4:6,8 PV)

Primo passo: non stare in ansia per alcuna cosa

Facile a dire, difficile a fare! E' più facile obbedire a “non uccidere”, o “non commettere adulterio”.

Sapete quando mi capita più spesso di infrangerlo? Quando provo a risolvere i miei problemi da solo, quando non cedo a Dio il controllo della mia vita!

Gesù dice questo:

“Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6:34)

Attenzione, questo è un comandamento di Gesù! Infrangerlo è un peccato bello e buono. Perché sto dicendo  a Dio! “Dio, non mi fido di te! Dici che provvederai per me, ma io non ne sono convinto”.  Se i miei figli mi dicessero che sono preoccupati per quello che mangeranno o per la casa, mi sentirei insultato.

Quando ci preoccupiamo, agiamo non come se fossimo figli ma orfani! Senza un Padre spirituale in Cielo che ci ama e provvede per noi. Lo sapete cosa è la preoccupazione? E' l'espressione pratica dell'ateismo. Non credo alle promesse di Dio, non credo mi ami, non credo esita.

Ma, ogni volta che Dio ci dà un “negativo” (Non fare questo) immediatamente dopo aggiunge un “positivo” (Fai questo, invece):

Secondo passo: rivolgiti al Signore chiedendogli tutto

Paolo dice: “hai due possibilità: puoi preoccuparti, oppure puoi pregare!”

Vuoi sapere quando è che sono più preoccupato? Quando non sto pregando!

E Paolo mi dice anche che posso pregare su “tutto”: dal raffreddore al tumore, dall'interrogazione a scuola alla perdita del mio lavoro.

La preoccupazione è come la sedia a dondolo: molto movimento, ma non ti sposti di un millimetro.

Paolo dice:

“Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?” (Romani 8:32)

Dio ha risolto il problema più grande: farci accedere Cielo Tutto il resto sono bazzecole.

Terzo passo: non dimenticare di ringraziarlo.

Come ti senti quando tuo figlio ti dice “grazie”? Dio ti ama, non ha necessità del tuo “grazie”,
ma lo rende tanto felice! Ringrazialo “in tutto” non “per tutto” (Cfr: Paolo in Filippesi 4:11)

Quarto passo: soffermati sulle cose oneste

Questo si chiama “sostituzione”: il verbo usato da Paolo è “logizomai” = fare un inventario, fare una lista invece di preoccuparti (che ti fa sentire male), fai una lista di tutte le cose belle che conosci. Se ti trovi a corto di idee o di tempo, ti consiglio un posto dove trovare un elenco giù fatto: si chiama BIBBIA!

La Bibbia dice questo in Isaia:

“Alla mente che riposa in te (Dio) tu conservi una pace perfetta, perché confida in te.” (Isaia 26:3)

(Etim. riposa= si sdraia sopra, si abbandona)

Quanto spesso la tua mente riposa in Dio? Forse solo la domenica mattina? Dove riposa più spesso? Sul lavoro, sul sesso, sui soldi? A cosa pensi di più?

Dio dice che per avere pace perfetta devi pensare a lui, tramite la Sua Parola.

3. Devo  condividere tutto quello che Egli mi provvede.

Quello che ho , tutto quello che ho non è mio, è un dono del Signore che va condiviso con gli altri. La frase del Padre Nostro infatti non dice “dammi oggi il mio pane quotidiano” ma “dacci oggi il nostro pane quotidiano”: lo dobbiamo condividere.

Dio è generoso, e vuole avere dei figli generosi. Giovanni 3:16 dice che “Dio ha tanto amato il mondo che ha dato il suo unico figlio”. Puoi dare senza amare, ma non puoi amare senza dare. Dio ama, Dio dà. Dio vuole che tu gli assomigli. Si legge AMORE, ma si scrive DARE ; “Ho bisogno di te” non è una frase d'amore, ma una frase di libidine.

C'è un aspetto della vita di noi tutti dove il dare è più difficile: sono i soldi; ed è lì che  Dio mette alla prova la tua fede

Dio dice: “Cosa farai? Ti preoccuperai per i tuoi soldi, o ti fiderai di me?”

Il problema è che più soldi abbiamo, meno sentiamo di dipendere da Dio Ci  fidiamo più dei nostri soldi che di Dio E' per questo che Gesù ha detto che “è più facile per un cammello passare attraverso la cruna d'un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio” (Matteo 19:24)

Il denaro è un male dunque? No, tutto dipende da dove è il tuo cuore: se è con i soldi o con chi i soldi li ha provveduti, se è con l'effetto o con la causa della benedizione. Gesù lo dice: "è più facile avere vede quando sei povero perché quando non hai nulla, sai di dipendere da Dio per il tuo pane quotidiano, e lo ammetti!"

3 REGOLE PER CONDIVIDERE

Queste regole sono valide non solo per il danaro, ma anche per tutte le altre benedizioni concesse da Dio.

I. Dio vuole che ciò che da a me venga dato attraverso di me

Il progetto di Dio è di benedire il numero massimo di persone; per questo è alla ricerca di “cannucce” e non di “tazze”, persone che siano un canale dove le benedizioni possano essere condotte ad altri, piuttosto che un recipiente che accumuli le benedizioni.

Sarai una “tazza” o una “cannuccia”? Verrai riempito dalla grazia di Dio, e la terrai per te, oppure sarai il mezzo tramite cui la Grazia di Dio raggiungerà altri? Dio riempie le tazze, ma ama e benedice le cannucce!

Leggete quello che dice Paolo:

“Colui che fornisce al seminatore la semenza e il pane da mangiare, fornirà e moltiplicherà la semenza vostra e accrescerà i frutti della vostra giustizia.   Così, arricchiti in ogni cosa, potrete esercitare una larga generosità, la quale produrrà rendimento di grazie a Dio per mezzo di noi.  Perché l'adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio” (Corinzi 9:10-12)

Dio non dà solo il “pane quotidiano”, ma anche i “semi quotidiani”, in maniera abbondante così da poterla dar via ad altri. Tutto questo NON per il proprio utile, ma per la gloria di Dio.

Non pensare “io non ho abbastanza” (soldi, doni, talenti). Ricordati l'offerta della vedova.

"In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri:  poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere". (Marco 12:44)

Se stai in una crisi finanziari, se i tuoi soldi non bastano, è questo il momento di dare a Dio Perché? Perché...

2. Quando mi occupo dei bisogni di altri, Dio si occupa dei miei

“Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché ci sia cibo nella mia casa; poi mettetemi alla prova in questo», dice il Signore degli eserciti; «vedrete se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non vi sia più dove riporla. (Malachia 3:10)

Sapete quando Dio prova la nostra fiducia in lui? Quando aiutiamo gli altri nel suo nome!

Guarda quello che avviene quando condividi con altri  ciò che hai ricevuto da Dio!

“Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame, che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo, che quando vedi uno nudo tu lo copra e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?”  (Isaia 58:7)

"Non è forse questo: che tu divida il tuo pane con chi ha fame,

OK, Si può fare.

che tu conduca a casa tua gli infelici privi di riparo,

Si può fare anche questo.

che quando vedi uno nudo tu lo copra

Anche questo posso farlo.

e che tu non ti nasconda a colui che è carne della tua carne?

Eh, no! Non ci siamo più! Fino ad ora mi hai chiesto di aiutare persone veramente bisognose... ma quelli della mia famiglia! Quelli che mi prendono in giro!

Dio ti sprona a non nascondere in chi credi, e ad aiutare nel suo nome! Che lo meritino o meno! Ti ho detto che è una prova! SE lo farai, allora guarda cosa accadrà!

"Allora la tua luce spunterà come l'aurora, la tua guarigione germoglierà prontamente;  la tua giustizia ti precederà,  la gloria del SIGNORE sarà la tua retroguardia.  Allora chiamerai e il SIGNORE ti risponderà; griderai, ed egli dirà: Eccomi!” (Isaia 58:8-9)

Ma c'è di più! C'è un terzo effetto

3. Qualsiasi cosa io affido a Dio, Egli la moltiplica

Vi ricordate la moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci? Un ragazzo aveva affidato a Gesù la sua merenda, e invece di sfamare uno, vengono sfamati 5000... e ne rimangono 12 ceste!

Se affido a Dio i miei talenti, la mia energia, il mio tempo, i miei soldi, le mie amicizie, lui le moltiplicherà. Ci vuole vede a dare il proprio cibo, l'unico che ho, ma il risultato è la sovrabbondanza!

“C'è chi offre liberalmente e diventa più ricco, e c'è chi risparmia più del giusto e non fa che impoverire.” (Proverbi 11:24)

Se offri, avrai indietro, se trattieni, non avrai neppure ciò che hai trattenuto.

Conclusione

Se voglio essere salvo dalle preoccupazioni che reca il domani, devo pregare ogni giorno “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. Devo imparare a dipendere dal mio Abba, babbo, papà Dio. Da dove iniziare, dunque?

Comincia da dove sei nel tuo cammino di fede, comincia da oggi.

  • accettando Gesù nella tua vita
  • ritornando a lui se ti sei allontanato
  • accettando la sfida di pregare e mettere in pratica la preghiera di dipendenza ogni giorno se stai camminando assieme a lui.

Gesù ha detto:

“Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo".  Essi quindi gli dissero: "Signore, dacci sempre di codesto pane".  Gesù disse loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.” (Giovanni 6:33-35)

Non importa quanto o cosa mangi, se non è di Gesù che ti nutri, avrai fame di nuovo.

Ti sfido ad aprire il tuo cuore a Cristo e ad accettare questi tre passi guardando a Dio come tua fonte; non il governo, non il tuo lavoro, non la tua famiglia, non il tuo conto in banca, ma Dio, tuo Padre;
avendo fiducia in Lui giorno per giorno; non per il tuo pane mensile, o per il tuo pane annuale, ma per il tuo pane quotidiano; condividendo con gli altri tutto ciò che ti concede.
SE il tuo cuore è stato toccato oggi, prega con me queste parole:



Gesù, ho bisogno che tu sazi la fame del mio cuore vuoto. Io ho bisogno di te, ho bisogno che il pane della vita sfami il mio cuore, così da non avere mai più fame. Signore, io accetto la sfida, e voglio vederti come mia fonte, avendo fiducia in te giorno per giorno. Ti chiedo di aiutarmi a non preoccuparmi di nulla ma a pregare su tutto. Aiutami a ringraziarti in tutto e a riempire la mia mente della tua Parola, Aiutami a condividere con gli altri tutto ciò che tu mi concedi, affinché gli altri possano avere quelle tua benedizioni attraverso me. Fammi essere non una coppa, ma una cannuccia. Ed aiutami ad imparare che tutto ciò che io ti affido, tu lo moltiplicherai. Ti prego questo nel tuo santo nome. Amen

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