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17 maggio 2020

Sconfiggi ogni giorno l'ansia della vita | 17 Maggio 2020 |


Come posso sconfiggere ogni giorno la mia ansia di vivere? Dio ti chiede di prevenirla concentrandoti sulle cose che rispecchiano il suo carattere. E di agire secondo quelle.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 28 min.


La scorsa settimana abbiamo iniziato a parlare dell'ansia, ponendoci la domanda se, come credenti, fosse giusto essere preoccupati.

Avevamo detto che l'ansia è nata con l'uomo e che anche super eroi della fede come Paolo si preoccupavano, e che persino Gesù (nella sua parte umana) aveva subito l'ansia.

E vedendo come Gesù aveva agito per sconfiggere l'ansia, avevamo trovato una “ricetta” per rendere
 “prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo.” (2 Corinzi 10:5)

La ricetta era questa:

1. Sottomettiti alla volontà del Padre

Gesù  aveva obbedito al Padre anche a costo della propria vita e della propria sofferenza.

Per noi significa obbedire a Dio  ed avere fiducia anche nei momenti difficili,  dire:”Padre fa che questo momento passi... ma io mi fido di te, comunque!”

2. Continua a  sottomettersi al Padre

Gesù  aveva continuato a sottomettersi (per tre volte nell'orto degli Ulivi aveva chiesto “passi da me questo calice”  ma aveva subito dopo  detto “non la mia ma la tua volontà”(Matteo 26:39), e questo per spezzare la sua natura umana a favore di quella divina).

Per noi significa perseverare ad obbedire a ciò che ci chiede Gesù lungo tutta la nostra vita di credenti perché non siamo solo umani ma in noi vive la scintilla divina.

3. Chiedi l'aiuto di Gesù

Gesù ci ha detto che se crediamo in lui faremo cose anche più grandi di quelle che lui ha fatto: basta che glie lo chiediamo.

Come vincere ogni giorno l'ansia?

Oggi vorrei passare dal “generale” allo “specifico”; dal “grande panorama”  della nostra vita di credenti al “panorama del giorno”, quello che vediamo ogni mattina.

Insomma, le cose “pratiche” da fare ogni giorno per sconfiggere l'ansia.

Perché, sapete, è vero che Paolo ha detto:

“Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19)

ovvero che non dobbiamo aspettarci  una vita tutta rose e fiori, ma è anche vero che Davide dice:

“Ho cercato il Signore, ed egli m’ha risposto; m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore.” (Salmo 34:4)

E' vero che Gesù ha detto:

“Nel mondo avete tribolazione.” (Giovanni 16:33 b)

ma è anche vero che ha subito aggiunto:

“...fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33 c)

Dio non vuole che viviamo una vita fatta di ansia; l'ansia non è solo uno stato d'animo, ma una malattia in se e la fonte di molte altre malattie.

Le statistiche dicono che le persone con un disturbo d'ansia  hanno da tre a cinque volte in più  la probabilità di dover ricorrere al  medico  e sei volte in più probabilità  di essere ricoverate in ospedale  rispetto a coloro che non soffrono di disturbi d'ansia.

Dobbiamo affrontare l'ansia PRIMA che arrivi: come dicono i medici prevenire è meglio che curare... e costa anche di meno, sia in termini economici che spirituali!

Come prevenire l'ansia

Bisogna partire da un concetto: il nostro fisico e la nostra anima non sono due cose separate, sono interdipendenti l'uno con l'altra.

Non ci credi? Pensa ad una cosa: ti risulta più facile pregare quando sei stanco o stanca, oppure quando sei completamente riposato o riposata?

Rifletti: il pregare è una attività spirituale... ma che attinge al lato fisico,  il tuo cervello.

Se non capisco  che quello che faccio col mio fisico ha ricadute sulla mia anima allora vivrò una vita di frustrazioni.

Paolo lo spiega bene in Romani 7:

“Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:22-24)

Fisico e spirito sono interconnessi, e l'uno influisce sull'altro. Ma noi non viviamo in un mondo spirituale, ma fisico... e indovina chi tra i due avrà più naturalmente il sopravvento tra fisico e spirito? Quello che penso  influisce su quello che sento.

Se quello che penso influisce su quello che sento allora quello che sento può essere gestito attraverso quello che penso.

Te lo ripeto in un altro modo: se quello che penso  (penso che perderò il lavoro per via della recessione) influisce su quello che sento  (sono in ansia per come andrò avanti) allora quello non voglio sentire (essere in ansia per come andrò avanti) può essere gestito attraverso  quello che penso (è inutile preoccuparmi se perderò il lavoro).

E' nelle tue possibilità di controllare la recessione mondiale? La risposta, ovviamente è “no”. Che senso ha preoccuparmi, dunque?

Gesù ha detti in Matteo 6:

“E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita?” (Matteo 6:27)

(In alcune versioni è scritto “ aggiungere alla sua statura un sol cubito?” )

Billy Graham ha detto:

"Nel migliore dei casi, l'ansia ci distrae dal nostro rapporto con Dio e dalla verità che Egli è: il Signore dei cieli e della terra.  Nel peggiore dei casi, l'ansia è una malattia paralizzante, che prende il controllo delle nostre menti e fa precipitare i nostri pensieri nelle tenebre. "

Leggiamo assieme Filippesi 4:

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:8-9)

In questo versetto c'è la chiave per eliminare  gran parte dell'ansia quotidiana... ma non è una cosa automatica!

Paolo dice che posso avere  il “Dio della Pace” con me. La parola “pace” è εἰρήνη - eirēnē; è una parola che Gesù ha detto moltissime volte a moltissime persone differenti...  sapete quando? Quando venivano guarite!

Un solo esempio: quando la donna con l'emorragia viene guarita dall'aver toccato la veste di Gesù lui si volge a lei e le dice:

«Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace (εἰρήνη - eirēnē) e sii guarita dal tuo male». (Marco 5:34)

La “pace di Dio” porta sempre guarigione: Gesù ha detto in Giovanni 14:

“Vi lascio pace (εἰρήνη - eirēnē); vi do la mia pace.(εἰρήνη - eirēnē)” (Giovanni 14:27 a)

Gesù può guarire la tua ansia... ma devi  APPLICARE OGNI SUA PARTE quello che chiede Paolo:

Perché il Dio della Pace sia con me...

1. Devo concentrarmi sulle cose che piacciono a Dio

Scorri assieme a me il versetto e rifletti su quello che afferma Paolo:

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (v.8)

Quali sono alcune caratteristiche di Dio? Te le elenco alcune: Dio è  un Dio vero, un Dio onorevole, un Dio giusto, un Dio puro, un Dio amabile, un Dio con una buona fama, un Dio che ha tutte le virtù, un Dio della lode.

Sono tutte caratteristiche che Paolo elenca in questo brano e che dice debbono essere al centro della tua attenzione.

Se tu vuoi essere guarito, essere guarita ogni giorno dalla tua ansia, ti devi concentrare sulle cose che nel mondo riflettono il carattere di Dio.

Pensa per un attimo al tuo programma preferito in TV (se hai la mia età) o al tuo canale YouTube preferito (se sei molto più giovane di me): quello che vedi lì... è giusto? E puro? E' amabile? Porta buona fama? Ha qualche le virtù? E' da lodare?

Penso che su questa base dovremmo eliminare un bel po' di programmi e canali, a partire dai TG!

Paolo ci  dice che se vogliamo che il Dio della pace sia con noi se vogliamo LA PACE di Dio che elimina l'ansia,  allora dobbiamo focalizzare la nostra mente solamente su una serie di cose che hanno un effetto positivo sulla nostra anima.

2. Devo imparare e ricevere

"Le cose che avete imparate, ricevute..." (v.9)

Imparate è μανθάνω - manthanō, che è lo stesso verbo che Gesù usa spesso  con i suoi discepoli dopo avergli spiegato qualcosa:  qui c'è un episodio in Matteo 24:

“Imparate (μανθάνω - manthanō) dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina.” (Matteo 24:32)

Ma non devo solo aver “imparato a pappagallo”, imparato a memoria la regola come molti di noi facevano a scuola, la devo anche aver “ricevuta”.

Avete presente quando due soldati  si parlano alla ricetrasmittente? Uno dà un ordine, e l'altro dice “ricevuto”; che significa  “ti ho sentito ed ho capito il comando”.

A baseball il “ricevitore”  è quello che fisicamente “prende” la palla, la tiene in mano, e la lancia di nuovo per far proseguire il gioco.

Paolo ci sta dicendo che,  per conoscere le cose su cui mi devo concentrare devo essere stato attento alla lezione e la regola deve essere passata  dal libro al mio cervello, la devo “tenere in mano” deve essere mia adesso.

Paolo dice che c'è da “imparare”, non ci viene naturale, così come non ci viene naturale saper risolvere una equazione di terzo grado.

3. Devo guardare ed ascoltare

“...udite da me e viste in me...” (v.9)

Se c'è una lezione c'è anche un insegnante; tu puoi anche studiare chirurgia sui testi, ma se non ascolti il chirurgo e vedi come opera sul cuore non riuscirai,  per quanto bravo o brava tu sia, a fare il bypass o il trapianto.

Il cristianesimo non è una disciplina da autodidatti, è un rapporto con altri credenti maturi che di dicono e ti mostrano su cosa ti devi concentrare.

Paolo dirà un Efesini 4:1

“E' Lui (Gesù) che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo.” (4:11-13)

Questo significa che, se vuoi vincere l'ansia, devi avere una comunità di credenti, una chiesa,  e un piccolo gruppo  dove poter essere arricchito edificato, istruito fino “alla piena conoscenza del Figlio di Dio... all'altezza della statura perfetta di Cristo”

La pandemia ha moltiplicato i “predicatori online”,  che è un bene e un male allo stesso tempo; un bene (se il messaggio è buono) perché c'è più Parola di Cristo in circolazione un male perché illude molti che posso “fare chiesa” essere istruiti semplicemente stando a casa davanti a un pc, a un tablet, a uno smartphone.

I lupi solitari nella vita reale finiscono sbranati dall'ansia.

4. Devo fare

“...fatele...”(v.9)

Versetto secco, preciso; è un imperativo... FALLE!

Si accetta Gesù in un momento ma crescere come discepoli è un percorso: prima imparo la regola e la faccio mia, poi ascolto e vedo chi quella regola  già la pratica da tempo, e poi la metto in pratica nella mia vita.

Giacomo 1:22 dice:

“Ma siate facitori della Parola e non soltanto uditori, illudendo voi stessi.” (Giacomo 1:22)

Se ogni giorno mi concentro sulle cose che piacciono a Dio, imparo e faccio mie le istruzioni del Padre  attraverso la lettura della Bibbia guardo ed ascolto altri che le mettono in pratica e le faccio io stesso, allora sarà capace di sconfiggere la mia ansia.

Ma pensi che questo gioverà solo a te? Dio non fa mai nulla se il frutto è limitato, ma moltiplica gli effetti  dell'obbedire a lui.

A che pro tutto questo? Vincere la mia ansia? Sconfiggere le paure? Certamente, ma non solo: Proverbi 12:25 dice:

“La preoccupazione nel cuore dell'uomo l'abbatte, ma una buona parola lo rallegra.” (Proverbi 12:25 ND)

Se vincerai la tua battaglia (e lo puoi con Gesù a fianco) tu sarai chiamato, tu sarai chiamata a portare guarigione,  ad essere la cura, la guida, e la testimonianza, ad altri cuori nell'ansia.

Preghiamo.

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02 dicembre 2018

Guardare con gli occhi della fede - Saper gestire lo scoraggiamento 3° parte | 2 Dicembre 2018 |

Spesso siamo scoraggiati da ciò  che i nostri occhi vedono. Questo perché guardiamo il mondo e le situazioni della nostra vita con i nostri occhi umani. E invece, come credenti, dobbiamo imparare a guardarli con gli occhi della fede in Cristo.

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Siamo all'ultimo messaggio della serie sullo scoraggiamento: nei precedenti due messaggi abbiamo detto che:
  • è un male universale (tutti lo provano prima o poi)
  • è un male ricorrente (non è possibile diventarne immuni)
  • è un male contagioso (persone scoraggiate fanno scoraggiare altre persone)
  • ed è un male subdolo (comincia così lentamente che non riconosciamo di esserlo).
Il libro di di Neemia ci mostra che lo scoraggiamento arriva  principalmente per quattro cause;
  • la fatica,
la cura è : RIPOSA!
  • la frustrazione
la cura è: BUTTA VIA L'IMMONDIZIA SPIRITUALE!
  • i fallimenti
la cura è: NON MOLLARE DOPO UNA SCONFITTA!
  • e la fifa, 
la cura è : NON ASCOLTARE LA VOCE DI CHI TI ODIA

Abbiamo poi visto che  non dobbiamo solo curare lo scoraggiamento, ma che lo dobbiamo superare
  •  avvicinandoci a Dio
digiuno e preghiera sono un buon metodo
  • ricordando chi è Dio
farlo a voce alta è un buon metodo
  • riorganizzando la nostra vita
cambiare ciò che fai, oppure trovare un modo migliore di farlo.
  • combattendo il pessimismo
non abbandonandoci allo scoraggiamento senza lottare.

Sapete, il libro di Neemia  è uno di quei libri della Bibbia, che ci presenta un Dio “silenzioso”: in tutto il libro non c'è un solo versetto dove si dice che Dio ha apertamente parlato, a chiesto,  ha ammonito,  ha domandato  o a comandato  qualcosa a Neemia o ad altri.

Tutto sembra avvenire per volontà di Neemia... Siamo sicuri? Questo è quello che dice Neemia al capitolo 1,  quando era ancora in Babilonia, e tutto doveva ancora avere inizio:

“Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunciare: ‘Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome’.” (Neemia 1:8-9)

Qualche volta siamo scoraggiati perché pare che Dio si sia dimenticato di noi. Che non si curi più delle nostre pene, che ci abbia abbandonato a noi stessi, a noi stesse, che sia silenzioso...e non voglia più parlarci...

Quello che afferma Neemia in questo versetto, attraverso un “imperativo retorico”, (“Ricordati”... come se Dio potesse dimenticare...) è che ciò che ha detto Dio quello avverrà... se...

Dio non cambia; Dio ha promesso di non abbandonarci mai se... e fra un po' vedremo quel se.

Neemia ricorda che è scritto:

“Ma di là (dalle deportazione in Babilonia) cercherai il Signore, il tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il tuo cuore e con tutta l’anima tua. Nella tua angoscia, quando tutte queste cose ti saranno accadute, negli ultimi tempi, tornerai al Signore, al tuo Dio, e darai ascolto alla sua voce; poiché il Signore, il tuo Dio, è un Dio misericordioso; egli non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà il patto che giurò ai tuoi padri.” (Deuteronomio 4:29-30)

Neemia ha lottato contro lo scoraggiamento, e lo ha vinto, perché si ricordava che Dio  è un dio fedele, che non cambia le sue decisioni  se.. Se tu lo cerchi  e gli obbedisci.

Nel precedente messaggio  avevamo appena accennato dell'episodio degli esploratori mandati da Mosè nella terra promessa per vedere se sarebbe stato facile entrare. Oggi lo vediamo meglio, perché ci è di aiuto nel capire che lo scoraggiamento spesso nasce  da cosa vediamo con gli occhi.

Il Signore aveva detto questo a Mosè:

“Il SIGNORE disse a Mosè... 'Vi farò entrare nel paese che giurai di dare ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe. Io ve lo darò in possesso; io sono il SIGNORE' "(Esodo 6:1, 8)

(Contesto: il popolo di Dio è arrivato alla Terra Promessa. Durante il viaggio Dio li ha guidati, nutriti e fatti consapevoli della sua presenza in centinaia di occasioni - Mar Rosso, manna, quaglie, tavole delle legge ecc.-. Mosè manda 12 esploratori a vedere com'è questa terra che ha dato loro il Signore.)

Al rientro degli esploratori, il 16,6% di essi (ovvero 2) dissero “se po fa”,  mentre l'83,3% (cioè 10)  dissero “nun è cosa”.

Qual'è la causa di questa maggioranza schiacciante? Che l'83% guardava il futuro con gli occhi della paura. Cosa succede quando faccio questo?

1. Amplifico gli aspetti negativi  

“Fecero il loro racconto, e dissero: "Noi arrivammo nel paese dove tu ci mandasti, ed è davvero un paese dove scorre il latte e il miele, ed ecco alcuni suoi frutti. PERO', il popolo che abita il paese è potente, le città sono fortificate e grandissime, e vi abbiamo ANCHE VISTO dei figli di Anac. (Numeri 13:27-28)

Vedono gli aspetti positivi: scorre latte e miele,  frutta gigante. Ma vedono soprattutto gli aspetti negativi: popolo potente,  città fortificate e grandissime,  popolazione di giganti! Se guardo con gli occhi della paura,  vedrò solo gli aspetti negativi, dimenticando completamente quelli positivi che spesso sono uguali o più grandi.

2. Sviluppo una mentalità perdente

"Gli Amalechiti abitano la parte meridionale del paese; gli Ittiti, i Gebusei e gli Amorei, la regione montuosa; e i Cananei abitano presso il mare e lungo il Giordano". (Numeri 13:29)

I dieci esploratori  si mettono a fare il conto di tutte le popolazioni, se avessero avuto Google  avrebbero cercato i dati della popolazione.

Contano e ricontano... e alla fine stabiliscono: “siamo più deboli non abbiamo sufficiente forza non ce la faremo mai non proviamo nemmeno”.

Se guardo con gli occhi della paura tutto intorno diventa più alto di due metri, più pesante di cento chili, più distante di dieci chilometri.

3. Accetto la sconfitta a tavolino

“Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: "Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi".” (Numeri 13:31)

Avete presente quando una squadra di calcio non si presenta in campo? L'arbitro fischia la fine  di un incontro mai iniziato, e alla squadra che c'era  viene assegnato il 3 a 0 a tavolino.

4. Influenzo negativamente altri 

“E screditarono presso i figli d'Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: "Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura,  e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro” (Numeri 13:32-33)

Se io, che ho visto il paese con i miei occhi dico ad altri che non lo hanno visto  che non si può entrare, nessuno più penserà che si possa entrare. Facendo questo sto dicendo:
  • a) non penso che io sia capace, 
e sono depresso;
  • b) non penso che nessuno ne sia capace,
e sono depresso;
  • c) neanche tu dovresti sentirti capace: 
sentiti depresso assieme a me!

5. Mi sento un  fallito/una fallita

“Allora tutta la comunità gridò di sgomento e alzò la voce; e il popolo pianse tutta quella notte. Tutti i figli d'Israele mormorarono contro Mosè e contro Aaronne, e tutta la comunità disse loro: "Fossimo pur morti nel paese d'Egitto! O fossimo pur morti in questo deserto!” (Numeri 14:1-2)

Comincio a piangermi addosso,  accuso gli altri di ciò che mi accade, penso che anche le mie azioni passate  sono state un  fallimento,  o comunque errate

Sapete quale è l'origine di TUTTI questi cinque punti? È un unico punto: quando guardo con gli occhi della paura...

# Dimentico le promesse di Dio

Neemia aveva detto a Dio, (ma piuttosto a se stesso) “Ricordati che hai promesso di raccoglierci e di darci una nazione dove vivere in pace” .

E l'effetto del mio dimenticare le promesse è che comincio a fare piani da solo, per cercare di cavarmela senza Dio.

“Perché il Signore ci conduce in quel paese dove cadremo per la spada? Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico. Non sarebbe meglio per noi tornare in Egitto?» 4 E si dissero l’un l’altro: «Nominiamoci un capo, torniamo in Egitto!” (Numeri 14:3-4)

Siamo arrivati al capolinea della nostra fede:
  • c'è il terrore - "Là le nostre mogli e i nostri bambini diventeranno preda del nemico." (v.3)
  • la disobbedienza - "E si dissero l'un l'altro: "Nominiamoci un capo" (v.4a)
  • che ci fa prendere cattive decisioni - "Torniamo in Egitto!" (v.4b)
All'inizio della predicazione avevamo detto che Dio non cambia idea, mantiene le promesse, se...

Sapete,vero, cosa c'è dopo quel se? “Se ti fidi di me, se mi obbedisci, se segui le mie regole, se cerchi il mio volto ogni giorno.”

Ma se tu non ti fidi, non obbedisci, non lo segui non lo cerchi,  le conseguenze sono inevitabili:

“Tutti gli uomini che hanno visto la mia gloria e i miracoli che ho fatto in Egitto e nel deserto, quelli che mi hanno tentato già dieci volte e non hanno ubbidito alla mia voce, certo non vedranno il paese che promisi con giuramento ai loro padri. Nessuno di quelli che mi hanno disprezzato lo vedrà; (Numeri 14:22-23)

L'antitodo 

Quale è l'antidoto  che mi impedisce di guardare la realtà con gli occhi della paura?

Impara a guardare con fede!

“Caleb calmò il popolo che mormorava contro Mosè, e disse: "Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo".  (Numeri 13:30 ND)

Non si sconfiggono le paure rintanandosi in un buco. Non riprenderai sonno se prima non sarai sceso a vedere cosa ha causato quel gran rumore in cucina.

Devo affrontare le mie paure e sconfiggerle muovendomi versi di loro, non lontano da loro.

Muoviti contro le tue paure. Credi di poter avere ciò che Dio ti ha promesso; Gesù stesso ha detto in Giovanni 11:40:  «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?»  Smettila di nutrire le tue paure!

Come posso avere gli occhi della fede? Ci sono due passi da fare.

1. Invito Gesù in ogni stanza della mia vita

"Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove." (2 Corinzi 5:17)

Quali “stanze” non hai fatto ancora entrare Gesù? Quale deve essere ancora “rinnovata? La sala da pranzo,  dove nutri la tua vita con le cose che possiedi e che mangi oppure la camera da letto,  dove vivi la tua vita col tuo sposo o con la tua sposa oppure lo studio,  dove svolgi il tuo lavoro o forse il il ripostiglio quel luogo oscuro dove si nascondono tutte le cose che non vogliamo che mai nessuno veda?

Se voglio gli occhi della fede  non mi basta SAPERE che Gesù può cambiare OGNI stanza...  ma sono IO che devo aprire la porta!

2. Faccio tutto quello che Dio mi dice di fare

“Giosuè ... e Caleb.... dissero al popolo: "Il territorio percorso in lungo e in largo durante la nostra esplorazione è davvero una bella terra. È una terra dove scorre latte e miele. Basta che il Signore sia a noi favorevole: ci condurrà in essa e ce la darà in possesso. Non ribellatevi al Signore! Non dovete aver paura degli abitanti di quel territorio: li mangeremo vivi! Gli dèi che li proteggono, li hanno abbandonati; invece il Signore è con noi. Non devono farvi paura!". (Numeri 14:6-9 TILC)

Conlusione

Con quali occhi vuoi guardare l'anno che viene,  e il decennio che viene?  Con quelli della paura, o con quelli della fede?

Neemia, Caleb, Giosuè non solo ricordavano le promesse di Dio ma AGIVANO perché sapevano che Dio avrebbe mantenuto quelle promesse.

La fede è movimento;  farai quei  passi? Inviterai Gesù in OGNI stanza,   farai tutto quello che Dio ti dice di fare?

Neemia chiude il suo libro così:

“Ricòrdati di me, mio Dio, per farmi del bene!” (Neemia 14:31b)

Cosa vuoi che ricordi di te Gesù? Il tuo sguardo di paura, oppure gli occhi della tua fede in lui.

Paolo afferma:

“io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13)

Dio non dimentica le promesse. Dio non cambia. Dio usa te per il suo regno...se hai fede in quelle promesse.

Preghiamo.


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29 luglio 2018

Per cosa stai vivendo? Il libro di Ecclesiaste | 29 Luglio 2018 |

Per cosa stai vivendo? Per la fama, per il danaro, per il desiderio di apprendere, per il sesso... o per cosa altro?  E, soprattutto, quale è il fine di tutto questo affaticarsi? E' la nostra vita una barca spiaggiata? Un uomo, e un libro nella Bibbia, parla di tutto ciò: l'uomo è Salomone, e il libro Ecclesiaste.
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I filosofi di ogni epoca si sono affaticati su queste semplici ma terribili domande, senza sapere (o facendo finta di non sapere) che esse erano state scritte da Dio sulla Bibbia per mezzo di un uomo al cui confronto le ricchezze dei più ricchi attuali sembrerebbero pochi, insignificanti spiccioli.

Un uomo al cui confronto la saggezza di Ghandi sembra il ragionamento d'un folle; e al cui cospetto Don Giovanni, Casanova e Rodolfo Valentino sembrano imbranati in materia di conquiste femminili.

Un multimiliardario, un saggio, un grande seduttore, un uomo di legge, un ingegnere civile, un amante dell'arte, un poeta, ma soprattutto un uomo di Dio.

L'uomo di cui parliamo è Salomone, ed il libro in cui ha scritto quelle domande è il libro di Ecclesiaste.

Ma lungi dallo scoprire il grande uomo di Dio o del mondo, quello che Ecclesiaste disegna è un Salomone vecchio, stanco, piegato e quasi vinto dalla vita che dice:

"Vanità delle vanità; tutto è vanità. Io applicai il mio cuore a trovare un senso alla vita dell'uomo, e questo o scoperto; ogni cosa è vana, è un correre dietro al vento. Il saggio è pari allo stolto, ed il ricco accumula ricchezze che altri godranno; fama, potere e dominio passano; persino l'amore di una donna, ed il sesso col tempo sbiadiscono lasciandoci soli." (Parafrasi)

E' come se Salomone, distrutto ogni mito che nel mondo è simbolo di durata, chiudesse il cancello del suo palazzo ormai deserto, ritrovandosi solo, disperato e vecchio.

La vita l'ha vinto.

Ma proprio alla fine, proprio negli ultimo due versetti egli scopre l'unica cosa che non sia vana o un correre dietro al vento:

"Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l'uomo"
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28 gennaio 2018

Cosa fa crescere la gioia (e cosa la uccide) 2° parte | 28 Gennaio 2018 |

Come posso aumentare la mia gioia anche quando la felicità è lontana dalla mia vita? E quale è la fonte vera della gioia?
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La scorsa volta avevano visto le prime cinque istruzioni per sapere come vanno assieme  tutti i pezzi del nostro mobile Ikea che è la nostra gioia.

Oggi vediamo le rimanenti cinque istruzioni del foglietto


6. La gioia è negli altri: l'egoismo uccide la gioia

“Ma anche se dovrò aggiungere il sacrificio della mia vita a quello che la vostra fede offre a Dio, ne sarò contento e mi rallegrerò insieme con tutti voi.  E anche voi dovete esserne felici e gioire con me.” (Filippesi 2:17-18 PV)

La volta scorsa abbiamo già parlato un po' di questo, quando abbiamo parlato dell'unità tra credenti basata sull'annunciare il Vangelo di Gesù al mondo.

Qui Paolo espande questo concetto: non è sufficiente per avere gioia essere uniti, ma bisogna lavorare affinché l'altro trovi la gioia.

In pratica Paolo dice che se io mi adopero perché tu abbia gioia, allora la tua gioia diventerà la mia gioia.

Questo è il principio su cui si basa il servizio cristiano: faccio del tutto perché tu possa provare gioia, spendo tutto me stesso perché so che  quando ti vedrò sorridere, quando ti vedrò consolato, quando ti vedrò libero, quando ti vedrò salvo, quando ti vedrò nella gioia, allora io sarò nella gioia.

Permettetemi di aprire una "parentesi. E' questo il principio su cui vivono  (o dovrebbero vivere) i pastori: Paolo lo dice bene anche in questa lettera:

“Per me infatti, vivere è Cristo e morire sarebbe un guadagno!... da una parte desidero partire per essere con Cristo: per me sarebbe senz'altro meglio, ma capisco che per voi è più utile che rimanga in vita. “( Filippesi 1:21-24 PV)

Paolo avrebbe potuto a ragione essere felice di morire: sarebbe cessata la sua prigionia, i viaggi, la paura, il freddo la fame, e sarebbe stato con Gesù per l'eternità. Ma qui sta dicendo: “La mia vita vera è stare con Cristo...  ma rimango per istruirvi su Cristo,  e portarvi alla gioia. E questa sarà la mia gioia.”

Come deve essere un pastore secondo Paolo? In 2 Corinzi dice:

“Non che noi vogliamo dirigere la vostra fede, ma desideriamo collaborare alla vostra gioia, perché è per fede che voi rimanete saldi.” (1 Corinzi 1:24 PV)

Lui afferma: "lavoriamo con voi per la vostra gioia" Pastore, dice Paolo,  non è chi ti impone di quello che devi fare, pensare e pregare, ma chi fa del tutto perché tu  possa provare gioia nella tua vita di credente.

Una piccola nota per coloro che, come me sono pastori, ma che è estesa a tutti e a tutte coloro  che stanno insegnando il Vangelo a qualche titolo: stai collaborando ala gioia di coloro  che il Signore ti ha dato da far crescere? Oppure stai soltanto cercando di imporgli  ciò che va bene e te?

Un esempio pratico:  sei pronto, o sei pronta a suonare in chiesa invece dell'inno che ti fa scendere sempre le lacrime, musica rap cristiana per la gioia dei giovani?

Una nota anche per coloro che sono discepoli: se il tuo insegnante non aumenta la tua gioia, ma invece aumenta il tuo stress,  se ti impone di seguire regole, invece di insegnarti a seguire Gesù, forse è il caso che cambi insegnante.

Sapete a chi si stava ispirando Paolo dicendo questo? Si ispirava a quell'uomo che sulla via di Damasco gli aveva chiesto.:“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?” (Atti 9:4)

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli (Gesù) sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. “ (Ebrei 12:2b)

Sai cosa ha portato Gesù sulla croce? L'immagine della gioia  che tu ed io avremmo potuto provare.

La gioia di Gesù non risiedeva  solo nell'aver compiuto l'impresa di sconfiggere la morte; anche,  ma nell'aver trasmesso la sua gioia  a coloro che avrebbero creduto in lui.

“Vi ho detto questo perché siete pieni della mia gioia e la vostra felicità sia completa!” (Giovanni 15:11 PV)

Se siamo discepoli di Gesù, allora abbiamo la possibilità di provare la gioia, ma dobbiamo anche adoperarci  perché gli altri la provino, perché è così  che ha fatto Gesù!

Ma attenzione, se vivi solo per la tua gioia, se non ti interessa che altri la provino, allora stai uccidendo la tua gioia.

Cosa significa in pratica questo? Significa due cose precise:

1. Non puoi fare a meno di una chiesa locale.

Alla gioia di chi collaborerai, se rimani un “credente isolato”?

2. Non puoi solo sedere e ascoltare in chiesa

Devi essere coinvolto. Come collaborerai alla gioia di chi ti siede a fianco se lo incontri per un paio di orette alla settimana e l'unica cosa che condividi con lui  è lo spazio fisico dentro un  locale?

Collaborare alla gioia significa  scegliere una chiesa da frequentare e significa coinvolgersi nella vita dei suoi membri, coinvolgersi nelle attività di chiesa,  come pure nella vita degli altri membri di chiesa.

Sesta istruzione del foglietto: 

  • sforzati di portare gioia agli altri

7. La gioia è nella riunione - la separazione uccide la gioia

“Perciò ci tengo molto che (Timoteo)  ritorni da voi, perché so quanto vi farà piacere rivederlo, e questo alleggerirà anche le mie preoccupazioni. Accoglietelo dunque con grande gioia per piacere al Signore, ed abbiate stima di uomini così.” (Filippesi 2:28-29 PV)

Paolo stava mandando Timoteo a Filippi; se leggete pochi versi sotto vedrete che Paolo specifica
che Timoteo è stato molto vicino alla morte  per via della sua fede,  e che la gioia per i Filippesi sarà amplificata dal ritrovare un amico credente  che è stato per molto lontano e in percolo di vita per Cristo.

Ora, non bisogna necessariamente aspettare di avere uno  che è quasi morto per aver testimoniato Gesù. La gioia sta nel rincontrarsi con vecchi amici credenti, persone con cui abbiamo condiviso  una parte della nostra vita nella fede.

All'epoca di Paolo non c'era altro modo  che andare a piedi a trovarle, e resta ancora il sistema migliore. Ma la tecnologia ci ha dato degli strumenti che possono abbattere le distanze: il telefono, WhatsApp, Face Time... e altro.

Ci sono persone che sono state importanti  nella tua vita di credente? Alcune sono ancora lì a fianco,
altre, no. Alcune sono andate col Signore... ma le altre? Da quanto non le senti?

Ti do un suggerimento (e lo do a me stesso): fai una lista di almeno cinque persone  (se sono di più, meglio) che hanno avuto un impatto sulla tua vita di credente e pianifica di incontrarle (in qualsiasi modo... fisico, telefono, WZP, MSG, FT...) durante il 2018.

E ti dirò di più: fanne un'abitudine, Charles Spurgeon (predicatore battista inglese dell'800)
una volta disse  “Quando incontro qualche vecchio amico nella fede è come essere in vacanza di una settimana.”

Hai bisogno di una vacanza spirituale di tanto in tanto. Ridere assieme ad altri credenti  è una gran medicina per l'anima.

Attenzione, se resti da solo, tenderai a piangerti addosso, e ucciderai la tua gioia. Proverbi dice:

“Tutti i giorni sono brutti per l’afflitto, ma per il cuore contento è sempre allegria.” (Proverbi 15:15)

Settima istruzione:

  • pianifica di incontrarti con altri credenti

8. La gioia è avere piani per il futuro -  la mancanza di uno scopo uccide la gioia

“Perciò, restate fermamente uniti al Signore! Ho tanta voglia di rivedervi, cari fratelli! Voi siete la mia gioia e la ricompensa del mio lavoro.” (Filippesi 4:1 PV)

Paolo stava pianificando il futuro senza preoccuparsi del presente (non dimenticando! Lo conosceva bene ! Era incatenato a un soldato!)

Tu potresti chiedermi: “Fino a che grado di problema non devo preoccuparmi? Che so, dal tumore in su va bene preoccuparsi? Ti faccio rispondere da Gesù:

" E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? …  Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6:27, 34)

Paolo sapeva che avrebbe potuto morire domani... ma non si concentrava sull'oggi, pianificava il futuro... e non si preoccupava!

Vi ricordate cosa dice il Padre Nostro? “Dacci OGGI” il nostro pane QUOTIDIANO” (Matteo 6:11) Gesù dice: “Occupati, non preoccupati dell'oggi,  perché all'oggi ci penso io. qualsiasi cosa sia,
 dal raffreddore in su, perché voglio che tu sia concentrato sul futuro... così che tu possa occuparti dell'oggi, pianificare il domani, e avere gioia."

Ma, attenzione, Se ti preoccupi  oggi  non conoscerai mai la gioia. Perché non avrai tempo nel pianificare il domani.

La mancanza di scopo  rende la vita e tutti i suoi problemi  più difficili da sopportare.

Ottava istruzione:

  • occupati di oggi e fai piani per domani


9. La gioia  è  apprezzare ogni momento - gli avvenimenti della vita proveranno a uccidere la gioia

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Ho fatto uno studio sulla parola che originale che Paolo usa e che qui è tradotta con “sempre”, e ho scoperto che quando Paolo dice sempre vuole significare... SEMPRE ! Non è escluso nulla!

Questo significa avere gioia quando hai un familiare ammalato? Si! Questo significa avere gioia quando i soldi non bastano per arrivare a fine mese? Si! Questo significa avere gioia quando siamo stati licenziati? Si.

Vi ricordo la differenza tra gioia e felicità  che abbiamo spiegato la settimana scorsa:

La felicità è legata al cosa mi accade, (cose belle, cose brutte); la gioia è legata al cosa è accaduto
(sono stato salvato da Gesù). La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere); la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio). La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero); la gioia è legata a quello che avrò (una eredità in cielo).

Ve lo metto in un modo differente. Una delle cose che mi dà  gioia la mattina, è svegliarmi e vedere il sole che spunta dietro al Monte Cimino. Per cui la mia gioia risiede nei mille colori che il sole proietta nel cielo e sulle nuvole.

Supponiamo che una mattina mi svegli col mal di denti: sarò felice? Di sicuro no! Questo significa che il sole non sorge dietro al Cimino, che i suoi raggi non colorano le nuvole di rosa? Assolutamente no! Detto volgarmente, al sole, alle nuvole e al Monte Cimino, non glie ne può importare di meno del mio mal di denti!

L'alba non è legata al come mi sento quella mattina, ma è legata al fatto di essermi alzato quella mattina.

Ve la metto ancora in un'altra maniera... anzi, lascio che sia Gesù a mettervela in un'altra maniera:

"Beati voi, quando gli altri vi odiano, vi escludono, v'insultano e vi disprezzano perché avete seguito il Figlio dell'uomo! Quando vi accadono queste cose, siate felici e saltate di gioia! Perché Dio vi darà una grande ricompensa in cielo. Infatti, sarete in buona compagnia con gli antichi profeti, che furono trattati allo stesso modo dagli antenati di quelli che hanno maltrattato voi. “ (Luca 6:22-23 PV)

Attenzione, perché se non apprezzi in ogni momento chi sei in Cristo allora finirai a concentrarti
sugli avvenimenti della vita, che faranno del tutto  per uccidere la tua gioia.

Nona istruzione:

  • impara ad avere gioia per chi sei non per come stai

10. La gioia è nel dare - L'avarizia uccide la gioia.

“Mi ha fatto immenso piacere che avete pensato di nuovo a me, e ringrazio per questo il Signore. So che mi avete ricordato sempre, ma vi era mancata l'opportunità di dimostrarmelo.” (Filippesi 4:10 PV)

Come si ricordavano d Paolo i Filippesi? Non era solo un “pensiero nella mente”, ma erano preghiere,  erano soldi,  erano cibi,  erano vestiti, erano persone che da Filippi andavano a piedi
fino a dove Paolo era in carcere per stare assieme a lui.

I Filippesi DAVANO,  e Paolo provava gioia nel fatto di vedere, che non si erano dimenticati, ma che erano generosi, erano pronti a dare, forse ben al di sopra delle loro possibilità

Da chi avevano appreso questo? Lo avevano sentito dire più e più volte  proprio da Paolo:

“In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”».” (Atti 20:35)

Paolo (e Gesù) qui dice due cose : chi riceve ha gioia, ma chi da  ha PIU' gioia.

Se vuoi provare gioia, allora devi passare più tempo con credenti veri, che siano disposti a dare. ovvero, devi frequentare una chiesa locale sana.

Ma se quella che cerchi è PIU' gioia, allora sei tu quello che deve dare, quello che deve far parte di una chiesa locale, che deve impegnarsi a renderla sana,  osservando i comandamenti di Gesù.

Attenzione,  se tu hai il “braccino corto” se sei avaro nel dare, allora stai impedendoti anche di ricevere. Non avrai gioia, e non avrai più gioia.

Decima istruzione:

  • dai più di quello che ricevi

Paolo ci ha dato il nostro foglietto di istruzioni: tramite questo  possiamo costruite il mobile della nostra gioia.

Ma, attenzione, queste istruzioni fanno parte di una strategia  per AUMENTARE la nostra gioia, non sono la fonte VERA della gioia.

Senza la VERA fonte della gioia, tutte queste istruzioni sono assolutamente inutili. E' come se avessimo il foglietto, ma non le parti del mobile.

Quale è la VERA fonte della gioia? E' seguire la Legge? Conoscere a menadito  tutte le regole per essere cristiano?

Sapete, se vi predicassi  SOLO la Legge, se vi insegnassi SOLO  i buoni principi contenuti nella Bibbia  è come se vi dicessi: “vai al piano di sopra, buttati dal balcone, e VOLA!

NON PUOI FARLO!  Ci vuole qualcosa, o qualcuno  che mi dia le ali.

Qualcuno che conosca chi ha scritto la Legge, e che lo faccia conoscere anche a te, e che è la fonte VERA della gioia.

LO CONOSCI?

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.  Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:17.18)

LUI è il donatore di gioia. GESÙ era ed è tuttora  colui che è unto con l'olio della gioia, più di
chiunque altro

Egli ci dona gioia  attraverso lo Spirito Santo, Egli prega in Giovanni 15: 11 -

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:11)

Lo conosci? Se la risposta è si, bene! Sai dove puoi trovare la fonte della gioia per il 2018 e per tutti gli anni a venire. Vai a lui,  e usa il foglietto di istruzioni di Paolo.

Ma se non lo conosci ancora, se lo frequenti solo per abitudine, e cerchi la gioia nella tua vita, cosa aspetti?

Come dice il salmista:

“Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.” (Salmo 16:11)

Preghiamo.

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21 gennaio 2018

Cosa fa crescere la gioia (e cosa la uccide) 1° parte | 21 Gennaio 2018 |

Come posso far crescere la mia gioia così che il mondo la veda? E come posso provare gioia anche nei momenti bui della mia vita?
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Vorrei leggervi una mail che ho ricevuto da un credente che segue il podcast:

“Caro pastore Marco, ti ringrazio per avermi spiegato perché devo avere gioia, e anche gli strumenti per avere gioia. Ma sai una cosa?  Io ho già provato tutto quello che mi hai detto, ma non funziona! Come credente  vorrei  costruire la mia gioia,  ma ogni giorno c'è qualcosa che sembra fare del tutto per distruggerla! Inizio bene, leggo la Bibbia, prego,  ringrazio e cerco di vedere il mondo con gli occhi di Gesù... ma alla fine della giornata mi sento vuoto, e depresso, e non c'è gioia in me.” E quello che c'è di peggio è che ogni inizio di anno penso ' quest'anno andrà meglio' e verso la metà dell'anno mi trovo a temere invece  che non sarà meglio di quello passato. Come posso rompere questo circolo vizioso  che percorro da troppo tempo?"

L'inizio dell'anno  portare due tipi di sentimenti contrastanti: da una parte la gioia di iniziare qualcosa di nuovo, di ricominciare, talvolta la sensazione o la certezza che quest'anno sarà meglio. Dall'altra la fatica di un altro anno da affrontare, la paura per quello che dovremo fronteggiare, la paura o la certezza che non sarà meglio di quello passato.

Ci sono statistiche che indicano come l'inizio dell'anno porti a una sorta di epidemie di depressione.

La gioia è qualcosa da cui non possiamo prescindere. Non si può vivere senza gioia; chi decide ti togliersi la vita  lo fa spesso perché non ha gioia.

La persona che ha scritto la nota è un credente, che mi dice in fondo;  “Ok, io so perché devo avere gioia, e so che ho degli strumenti... Ma è come avere un mobile dell'Ikea senza il foglietto con le istruzioni: so come deve venire alla fine, ho il cacciavite, le tavole e le viti... ma non so come vanno assieme.”

E così, anche se abbiamo tutto,  non riusciamo a costruire la nostra vita sulla gioia. Ora, la risposta standard che riceviamo dai credenti quando diciamo che vorremmo trovare la gioia è la seguente: “Trova la gioia nel Signore”! Che in pratica equivale a dire, “Lo so, la vita fa schifo... ma tanto c'è Gesù!”

Ho avuto la tentazione di intitolare questo messaggio “Come divertirsi e seguire Gesù”.

Perché è questo il concetto! Non devo avere una vita che fa schifo e avere gioia solo in Gesù, ma devo vivere una vita dove Gesù, la vita e la gioia facciano parte dello stesso menù, dove non sia costretto a tornare a casa per rifarmi la bocca con Gesù dopo aver mangiato una schifezza alla mensa della vita!

Il problema è che spesso il posto meno “gioioso” che conosciamo è proprio la “chiesa” e qui non intendo la sala, ma la comunità di credenti che la compongono.

Non è una cosa nuova,  se è vero che già nel 1950 di Martyn Lloyd Jones, un pastore gallese,
scriveva questo:

"Stavo predicando una serie di messaggi su Romani. Ero a Romani 14:17. Avevo avuto a che fare con i concetti di  "giustizia", ​poi di pace"pace" ..., e lì ho dovuto fermarmi. Non ho potuto parlare della  "la gioia nello Spirito Santo". Ho la sensazione che questo non sia stato casuale. Dio è intervenuto e posso anche dirvi che c'era una ragione. Ero stato in grado di affrontare la giustizia e la pace (di cui avevo avuto brevi esperienze), ma la terza cosa è la più profonda di tutte. Perché non mi è stato permesso di occuparmene? Perché sapevo qualcosa della gioia, ma non abbastanza. «Voglio che tu parli con maggiore autorità su questo», mi disse Dio. . . Vi racconto come.

Per sei mesi, fino a settembre, non ho predicato affatto. Per quattro mesi ho avuto la più preziosa esperienza  di essere un ascoltatore. La mia impressione generale è che la maggior parte dei nostri servizi è terribilmente deprimente! Sono stupito che le persone vadano ancora in chiesa; la maggior parte di quelli che vanno sono donne e hanno più di quarant'anni. La nota mancante è "gioia nello Spirito Santo". Non c'è nulla in questi servizi per far sentire a un estraneo che si perda qualcosa se non viene in chiesa.”

Ho riflettuto: in che modo come credente dimostro agli altri che nella mia vita c'è gioia nel Signore?

Ho pensato: ”Sono stato allo stadio a Londra con mio cognato, mio nipote e mio figlio, ho visto una squadra per cui non faccio il tifo, mi sono esaltato, ho gioito ad ogni gol,  sono saltato sui seggiolini... Cosa faccio nella mia vita? La mia è una gioia che si può vedere come si vedeva allo stadio  per una partita di calcio di cui non mi importava nulla? Mio cognato ha visto la mia gioia per i gol della sua squadra, ma ha visto la mia gioia di essere credente? E se non la vede, perché non  la vede?”

Pietro dice ai credenti:

“Godete di una gioia gloriosa, troppo grande da esprimere a parole” (1 Pietro 1:8b PV)

E' questa la realtà della mia vita, oppure devo aspettare un gol, un concerto, un programma TV per provarla?

La chiesa (non la sala, ma la famiglia che la popola) dovrebbe essere il posto più felice sulla terra.

E' sempre così? Purtroppo no. Spesso non siamo capaci di trasmettere quella gioia agli altri.

Tutto dipende da due fattori: come ci vediamo come credenti e come ci comportiamo come credenti.

1. Come ci vediamo

C'è spesso l'abitudine a pensare che se siamo credenti, allora è ovvio che soffriremo  (teologia della povertà), che saremo MENO felici degli altri  (es. persecuzione cristiani, limitazioni morali, ecc). Sapete perché? Perché non comprendiamo la differenza  tra felicità e gioia.

La felicità è legata al cosa mi accade, (cose belle, cose brutte)  la gioia è legata al cosa è accaduto (sono stato salvato da Gesù).

La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere) la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio).

La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero) la gioia è legata a quello che avrò (una eredità in cielo).

E' per questo che, come credente posso soffrire e essere nella gioia allo stesso tempo.

Come giocatore di rugby posso dirvi che provavo gioia nel giocare (e nel vincere) anche se questo comportava andare a sbattere contro avversari tre volte il mio peso... Non ero felice di essere placcato e sbattuto a terra (faceva male) ma questo non mi impediva di provare gioia.

Paolo scrive la sua più bella lettera sulla gioia (Filippesi) in uno dei vari momenti di “non felicità” mentre era incatenato ad un soldato aspettando di morire eppure aveva gioia.

La Bibbia non solo ci dà permesso di essere pieni di gioia,   ma più di questo, ci comanda di essere pieni di gioia. Paolo scrive in Filippesi:

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Non nasconderti dietro il carattere: Non dire “Eh, che voi, io sono così! Sono pessimista di natura”. Gesù è venuto per cambiarti, per farti un uomo o una donna  nuova. Non solo salvo/salva, ma anche santo/santa  (separato, distinto, diverso).

Come faccio ad avere gioia nella sofferenza, allora? Esiste un “foglietto di istruzioni”?

Il tuo foglietto di istruzioni

Allora, hai ricevuto il tuo mobile Ikea  hai le tavole e le viti,  (la tua vita nuova) hai la chiave e il cacciavite  (i tuoi strumenti: la Bibbia, la preghiera, la memorizzazione), sai che forma dovrà avere  (somigliare sempre più a Cristo), ma ti manca qualche istruzione per COME fare per avere gioia.

Paolo nella lettera ai Filippesi ci fornisce il foglietto di istruzioni contenente dieci passi per costruire bene il mobile e avere gioia.

Ma fai attenzione! Perché i dieci passi che,  se fatti, ti aiutano a costruire il mobile della gioia se non fatti lo distruggono.

Oggi vedremo i primi cinque

1. La gioia è nel lavorare assieme - La solitudine uccide la gioia

”Quando prego per voi, il mio cuore si riempie sempre di gioia per tutto l'aiuto che mi avete dato nel diffondere il Vangelo dal giorno in cui l'avete conosciuto fino ad ora.” (Filippesi 1:4-5)

La gioia si costruisce lavorando assieme, su una  missione e uno scopo condivisi.

Cosa significa questo?  Significa lavorare assieme ai tuoi fratelli e alle tue sorelle, prima nella chiesa locale, e poi nella chiesa universale.

Paolo avrebbe avuto tutto il diritto di vantarsi di ciò che aveva fatto... e invece loda i Filippesi per l'impegno costante. Più avanti dirà loro così:

“Non fate niente per motivi egoistici, non fate niente per esaltare voi stessi. Siate invece umili, considerando gli altri con riguardo, come se fossero migliori di voi.” (Filippesi 2:3 PV)

La vera gioia è quando la squadra ha successo, non il singolo.

Ma attenzione,  se lavori da solo, se credi di poter fare a meno di una chiesa locale, se affermi (come molti fanno)  che non ti serve una chiesa per adorare e servire Gesù, allora stai distruggendo la tua gioia.

Prima istruzione del tuo foglietto:

  • frequenta una sola chiesa locale, e impegnati a lavorare nei suoi ministeri, NON SOLO A FREQUENTARE!

2. La gioia è annunciare il Vangelo -  Il peccato uccide la gioia

“Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora.” (Filippesi 1:18)

Cosa significa annunciare il Vangelo? Significa annunciare che i peccati sono perdonati per coloro che credono in Cristo. La vera gioia è annunciare tutto questo al mondo. Se capiamo e apprezziamo pienamente ciò che Dio ha fatto per noi, saremo nella gioia!

Ma, attenzione, il peccato  è un guastafeste, e uccide la gioia.

Davide, dopo aver peccato con Bat-Sheeba, scrive nel Salmo 51 queste parole:

“Rendimi la gioia della tua salvezza, e uno spirito volenteroso mi sostenga” (Salmo 51:12).

Se pecchi costantemente, se fai finta che il tuo è un peccato piccolo, se ti giustifichi dicendo che tutti lo fanno, sta uccidendo la tua gioia.

Seconda istruzione sul tuo foglietto:

  • impegnati ad evitare il peccato per quanto possibile

(siamo peccatori perdonati... ma peccatori!).

3. La gioia è nella speranza - La disperazione uccide la gioia

“So infatti che come risultato io sarò liberato, perché voi pregate per me e lo Spirito di Gesù Cristo mi aiuta.” (Filippesi 1:19a)

Paolo fu liberato (probabilmente era prigioniero a Efeso o a Cesarea) ma la sua speranza era legata a un compito specifico  a cui Paolo si sentiva chiamato da Dio: giungere fino a Nerone per testimoniare dinanzi a lui di Cristo  (ricordate, Dio vuole che TUTTI ascoltino almeno una volta il Vangelo, anche Nerone, anche Hitler, anche Kim Jong Hun).

La gioia risiede in due realtà per Paolo: nella certezza che lo Spirito Santo è al suo fianco,  e nella certezza di avere altri credenti che pregano per te.

Ma, attento, perché se non c'è la speranza (che per il credente è la certezza)  che lo Spirito Santo aiuta chi crede, e che le preghiere di altri sono efficaci allora c'è delusione, insicurezza, paura, e questo  uccide la gioia.

Terza istruzione sul tuo foglietto:

  • affida i tuoi problemi a Dio e chiedi ad altri credenti di pregare per te.

E, anche qui, è ovvio che devi avere una chiesa per farlo.

4. La gioia è nella fede - L'immaturità uccide la gioia

“Perciò sono certo che resterò sulla terra ancora per aiutarvi a progredire e perché abbiate gioia nella vostra fede.” (Filippesi 1:25 PV)

Paolo  sapeva che i Filippesi  dovevano crescere nella loro conoscenza perché la fede portasse loro gioia.

Sapeva che, se fossero rimasti immaturi, non avrebbero sperimentato la gioia.

Paolo lega la crescita alla gioia: più conosci di Gesù, più la tua fede diventa forte,più gioia avrai.

Ma, attenzione, se ti fermi a quando hai creduto, se non ti interessa conoscere di più di Gesù, se ritieni che un'oretta qua dentro basti a farti crescere, la tua fede rimarrà quella di un bambino, e anche questo ucciderà la tua gioia.

Quarta istruzione sul tuo foglietto:

  • studia la Parola di Dio  e ascolta  gli insegnamenti dei tuoi leader.

5. La gioia è nell'unità – La divisione uccide la gioia

“Rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. (Filippesi 2:2)

La gioia per Paolo nasce e cresce  attraverso l'unità dei credenti.

Paolo vuole dunque che tutti la pensino allo stesso modo? Certamente no! Cosa intende allora? Lo spiega più sotto:

“Affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,  e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2:10-11)

Paolo sta dicendo: “Qualsiasi siano le vostre opinioni, ricordatevi che il progettioè quello di far conoscere Gesù a più persone possibili.”

Se vogliamo essere efficaci, allora dobbiamo abituarci a lavorare assieme, a mettere da parte qualche volta le nostre idee  e accettare quelle degli altri... come?

“Cercando ciascuno non il proprio interesse, ma {anche} quello degli altri. “ (Filippesi 2:4)

Ma, attenzione, se  invece di coltivare l'unità, se invece di far spazio a vicenda alle idee dell'altro, ci comportiamo con intransigenza, la vogliamo sempre vinta noi, e non arretriamo di un millimetro, anche in quel modo stiamo uccidendo la gioia.

Quinta istruzione sul nostro foglietto:

  • abituati a discutere ascoltando l'altro, piuttosto che ascoltare te stesso.

Conclusione

Eravamo partiti dalle lettera del credente che non trovava gioia. Quale soluzione allora gli possiamo dare?

La soluzione non è solo nell'avere gli strumenti e i materiali per costruire il mobile della nostra gioia,  ma soprattutto nel seguire le istruzioni.

Nella tua vita avrai momenti felici e momenti infelici, ma la tua gioia non dipende da come sei ma da chi sei in Cristo e da quello che fai per far crescere la tua gioia in Cristo.

Preghiamo.
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02 ottobre 2016

Tra cedere e credere... credi solamente. | 2 Ottobre 2016 |

Cosa fai di fronte ai problemi della vita? Credi, o cedi? Gesù ti dice: "Non temere. Credi solamente."
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Oggi vorrei riflettere assieme a voi sul significato della parola “problema”. Questa è la definizione che ho trovato sul dizionario italiano Olivetti:

“Problema: dal greco pro (davanti) e blema (gettare): qualcosa gettato avanti: questione in base alla quale si devono trovare uno, o più elementi ignoti partendo dagli elementi noti contenuti nell'enunciato della questione stessa; per estensione, situazione difficile che deve essere superata; cosa o persona che genera preoccupazione.”

La vita è abilissima nel ceraci “problemi, a gettarci avanti situazioni dove ci sono uno, ma sovente più elementi ignoti:“Ho perso il lavoro! Dove troverò i soldi per la mia famiglia?”“La mia vita matrimoniale è un inferno! Chi mi darà la pace?”“Ho una malattia grave? Chi si occuperà dei miei figli dopo di me?

L'enunciato è chiaro: le parole che descrivono la situazione le abbiamo...ma gli elementi ignoti, il “come” ne usciremo, rimangono incogniti, sconosciuti.

Ogni problema nella nostra vita è null'altro che un'occasione per credere...o per cedere.Nella prova abbiamo due opzioni: credere, e avvicinarci a Dio, o cedere e fuggire lontano da Lui

In quali campi della nostra vita siamo provati? Famiglia, lavoro, salute, ecc.

La Bibbia è un libro costruito sulla storia di persone messe alla prova; Abraamo fu  su sul punto di sacrificare suo figlio, Mosè perse la sua posizione in Egitto per aver ucciso, Giobbe perse ogni suo bene ed ogni suo caro Davide fu inseguito da Saul per essere ucciso...

Ma ci sono altre figure, meno di spicco, meno centrali, che sono state provate: Marta e Maria, alla morte di Lazzaro, la vedova che aveva messo i due spiccioli nell'offerta al tempio,  il paralitico presso la fonte di Betesda che attendeva da tempo il miracolo...

La Bibbia ci dimostra due verità importanti: non devi essere il miglior amico di Gesù per credere in lui non devi essere il suo migliore amico per vedere esaudite le sue preghiere da lui.
Perché dico questo? Nel Nuovo Testamento vengono narrate 23 guarigioni: di queste solo 2 erano su persone “credenti”, o almeno che sapevano perfettamente che Gesù era il Figlio di Dio.
Ma, soprattutto, Gesù non aveva programmato NESSUNA di esse: ogni guarigione nasceva da una “interruzione” ai piani di Gesù.

La storia che racconteremo oggi è la storia di due “interruzioni” da parte di due diverse persone, la prima che aera stato nella gioia per dodici anni, la seconda nella sofferenza per dodici anni.

Dodici anni sono molti! Cosa facevate 12 anni fa?  Cosa può accadere nella vita in dodici anni?
Cose belle, cose meno belle...
Dodici anni fa, ad esempio, io stavo per fondare questa chiesa...  in 12 anni possono accadere molte cose, le più inaspettate talvolta... anche nella vita delle persone attorno a Gesù dodici anni significavano molto.

Leggiamo assieme Luca 5:

21 E, quando Gesù passò nuovamente all'altra riva in barca, una grande folla si radunò intorno a lui; ed egli se ne stava in riva al mare. 22 Allora venne uno dei capi della sinagoga, di nome Iairo, il quale vedutolo, gli si gettò ai piedi, 23 e lo pregò con molta insistenza, dicendo: «La mia figliola è agli estremi; vieni a imporle le mani, affinché sia guarita e viva». 24 Ed egli se ne andò con lui. Una grande folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. 25 Ora una donna che aveva un flusso di sangue già da dodici anni 26 e aveva molto sofferto da parte di parecchi medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun giovamento, anzi piuttosto peggiorando, 27 avendo sentito parlare di Gesù, venne tra la folla alle sue spalle e toccò il suo vestito, 28 poiché diceva: «Se solo tocco le sue vesti sarò guarita». 29 E immediatamente il flusso del suo sangue si stagnò, ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quel male. 30 Ma subito Gesù, avvertendo in se stesso che una potenza era uscita da lui, voltatosi nella folla, disse: «Chi mi ha toccato i vestiti?». 31 E i suoi discepoli gli dissero: «Non vedi che la folla ti stringe da ogni parte e tu dici: "Chi mi ha toccato?"». 32 Ma egli guardava intorno per vedere colei che aveva fatto ciò. 33 Allora la donna, paurosa e tremante, sapendo quanto era avvenuto in lei, venne e gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. 34 Ma egli le disse: «Figliola, la tua fede ti ha guarita; va' in pace e sii guarita dal tuo male».35 Mentre egli stava ancora parlando, vennero alcuni dalla casa del capo della sinagoga, dicendo: «La tua figlia è morta; perché importuni ancora il Maestro?». 36 Ma Gesù, appena intese ciò che si diceva, disse al capo della sinagoga: «Non temere, credi solamente!». 37 E non permise che alcuno lo seguisse, all'infuori di Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. 38 E, giunto a casa del capo della sinagoga, vide un gran trambusto e gente che piangeva e urlava forte. 39 Ed entrato, disse loro: «Perché fate tanto chiasso e piangete? La fanciulla non è morta, ma dorme». 40 E quelli lo deridevano; ma egli, messili tutti fuori, prese con sé il padre, la madre della fanciulla e coloro che erano con lui, ed entrò là dove giaceva la fanciulla. 41 Quindi presa la fanciulla per mano, le disse: «Talitha cumi»; che tradotto vuol dire: «Fanciulla, ti dico: Alzati!». 42 E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare; ella aveva infatti dodici anni. Ed essi furono presi da un grande stupore. 43 Ma egli comandò loro con fermezza che nessuno lo venisse a sapere; poi ordinò che si desse da mangiare alla fanciulla.  (Marco 5:21-43 ND)

2 differenti situazioni

Qui ci troviamo di fronte a due differenti situazioni: situazione a) e situazione b)

a) Iairo aveva una figlia.

Per 12 anni l'aveva amata, coccolata, vista crescere; ora la sua vita cambiava radicalmente e un grande dolore era alle porte.

b) La donna aveva vissuto per 12 anni con un male che la rendeva “impura”. 

Aveva perso tutto; famiglia, amici, lavoro.

a) Iairo era una persona importantissima

 Era influente, stimato, e rispettato:, conosceva le Scritture a memoria, e forse già sapeva che Gesù era il Messia.

b) La donna era una persona che nessuno voleva vicino

Era impura, giudicata, condannata. Non poteva neppure avvicinarsi al tempio, per questo non conosceva le scritture; ma sapeva che in Gesù c'era una potenza che guariva.

a) Iairo viene a “supplicare” per una guarigione

b) la donna viene a “rubare” una guarigione

Ma la donna e il capo della sinagoga avevano due cose in comune:

1. Entrambi chiedono a Gesù di fare un'azione che, per un ebreo, era “impossibile”:


  • Toccare un cadavere (la figlia di Iairo); difatti Levitico diceva:

“Quando uno, anche senza saperlo, avrà toccato qualcosa di impuro, come il cadavere di una bestia selvatica impura, di un animale domestico impuro o di un rettile impuro, rimarrà egli stesso impuro e colpevole.” (Levitico 5:2)


  • Toccare una persona impura (la donna): sempre Levitico dice:

“La donna che avrà un flusso di sangue per parecchi giorni, fuori del tempo delle sue mestruazioni, o che avrà questo flusso oltre il tempo delle sue mestruazioni, sarà impura per tutto il tempo del flusso, come durante le sue mestruazioni....Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; si laverà le vesti, laverà se stesso nell’acqua e sarà impuro fino a sera.(Levitico 15:25, 26)

2. Entrambi non erano “discepoli” di Gesù

Una prima applicazione per noi:  non devi conoscere “tutto” di Gesù per potergli chiedere qualcosa. Se c'era qualcuno che ne sapeva di Bibbia, beh, quello era Iairo, non la donna. Eppure lei riceve lo stesso... anzi, prima di Iairo il miracolo.

Il peso non è quanta conoscenza hai di Gesù...ma quanta fede hai in Gesù. Se bastasse conoscere molto di Gesù Satana sarebbe salvo! Satana conosce tutto di Gesù, ma non penso abbia fede in Gesù!

4 riflessioni per la mia vita di credente

1) La fede trionfa sulla vergogna e sulla paura

Di quale vergogna e di quale paura stiamo parlando? Della vergogna e la paura della donna.

La donna oltrepassa la vergogna del suo stato, l'essere impura, l'essere additata, l'essere reietta, oltrepassa la paura di confessare che l'ha toccato, di aver reso impuro a lui, al Maestro!

Come fa a superare vergogna e paura? Come fa a trovare l'elemento “ignoto” del problema :”Sarò guarita?”

Lo trova solo attraverso una ferma e netta determinazione: lei è determinata a toccare Gesù intenzionalmente. Tutti stavano toccando Gesù, (i discepoli quasi si spazientiscono alla domanda, per loro assurda di Gesù: “Chi mi ha toccato?” “Tutti ti toccano!”), ma lei era lì per toccarlo e ricevere la guarigione.

Più avanti Gesù darà un nome a questa sua determinazione.

Ma Gesù non vuole che se ne vada senza aver raccontato quello che le è successo. Le chiede di testimoniare del miracolo ricevuto. Lei, tra le lacrime (di gioia, stavolta), da testimonianza pubblica che Gesù salva. Per questo:


  • Gesù le dà dignità : la chiama “Figliola
  • Gesù da un nome a quella determinazione; “la tua fede ti ha guarita
  • Gesù la benedice: “va in pace e sii guarita dal tuo male


Ebrei definisce così determinazione della donna:

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.” (Ebrei 11:1)

La donna era CERTA della sua SPERANZA, VEDEVA ciò che SAREBBE STATO! La donna aveva FEDE in Gesù,  e questo era sufficiente a superare la paura e la vergogna.

Ti faccio una domanda: di cosa ti vergogni davanti a Dio? Errori del passato? Peccati presenti? Decisioni sbagliate? Non permettere che questo ti tenga lontano o lontana da Dio E' esattamente quello che vuole Satana!

2) La fede ispira coraggio, ma richiede umiltà

Iairo era un “capo” della sinagoga, Gesù era un suo “potenziale nemico”. Ma ha dovuto metter da parte la sua “posizione”, essere “coraggioso” ed andare da un suo “nemico”;  non come gesto di “sfida”,  ma “gettandosi ai piedi”,  “domandando con insistenza”.

Ancora una domanda per te:  a quale “posizione autorevole” devi rinunciare per essere umile da chiedere l'aiuto di Gesù?

3) La fede riguarda chi, non cosa

Dicevo all'inizio che i miracoli di Gesù non sono mai pianificati, ma sono risposte alle “interruzioni” della sua vita e del suo ministero in terra. Seguite un attimo con me l'evoluzione dell'episodio come fosse un telefilm poliziesco.

Gesù stava per insegnare alla folla, quando Iairo “interrompe” i suoi piani: “Vieni, mia figlia sta morendo”. Gesù fa per seguirlo. Nel frattempo arriva la donna che tocca la veste di Gesù, e l'interruzione di Iairo viene interrotta dalla interruzione della donna.

Gesù non dice: “Eh, no, prima c'era lui!”, ma si ferma, cerca la donna... chiama la donna “figlia”.... esattamente come la figlia di Iairo!

Gesù sta dicendo una cosa molto importante a Iairo (e a noi): per lui tutti quelli che hanno fede sono figli; non c'è qualcuno più o meno importante, e le esigenze non son più o meno importanti a seconda della gravità del caso (una malattia cronica o una malattia terminale).

A questo punto la figlia di Iairo muore! E' ormai troppo tardi! Gesù si volge a Iairo, un padre distrutto, forse paralizzato dal dolore o forse in un pianto disperato perché la sua figlia dodicenne è morta!

“Non temere, credi solamente”!

Gesù dice a Iairo: “Se io ti sono a fianco, non ci sarà nulla che possa spaventarti.

Anche questa volta la donna e Iairo condividono la stessa soluzione  per due problemi nettamente differenti. La donna e Iairo ricevono non per il COSA hanno chiesto,  ma per il a CHI stanno chiedendo. Perché hanno fede in Gesù,  non nel miracolo; la loro fede non è legata al miracolo (hanno fede PRIMA di riceverlo).

Paolo parla della fede in questi termini:

“perché io so in chi ho riposto la mia fiducia e sono certo che egli ha la potenza di custodire tutto ciò che mi ha affidato, fino a quel giorno.” (2 Timoteo 1:12 PV)

La fede della Bibbia è credere che qualcosa accadrà  perché non una “forza, ma una persona (Gesù) è capace di farla.

Ancora una domanda:  se stai chiedendo qualcosa, dove è la tua fede?  Credi che quello che chiedi possa accadere,  oppure credi che colui a cui stai chiedendolo lo sappia fare?

4) la fede è una certezza che porta ad agire

La donna e Iairo sono certi che Gesù può fare quello per loro; ma non si aspettano Gesù lo faccia di ”Ehi, serve nulla?” Non aspettano che Gesù “indovini” il loro problema (che, tra l'atro, Gesù conosce perfettamente). Agiscono!
sua spontanea volontà. Non aspettano che sia lui a dirgli :

La fede porta sempre ad una azione: toccare la veste, gettare il bastone per camminare senza, uscire dalla barca e camminare sull'acqua, gettare le reti dalla parte opposta della barca, riempire d'acqua le giare...

Un'altra domanda:  quali azioni devi prendere per testimoniare la tua fede certa a Gesù?

“Non temere, credi solamente”



Una ultima domanda:  hai lasciato che la paura, la vergogna, o l'orgoglio ti impedissero di muoverti?

“Non temere, Credi solamente”.

Vi ricordate la definizione di problema che abbiamo visto all'inizio?

“Problema: dal greco pro (davanti) e blema (gettare): qualcosa gettato avanti."


La soluzione a ciò che la vita ti getta davanti è:

“Non temere. Credi solamente”

Preghiamo.
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10 marzo 2013

Perché "Insieme è meglio"? | 10 Marzo 2013 |

Dio non ci ha creato per affrontare la vita da soli, ma ha provveduto una "famiglia spirituale" con la quale affrontare il mondo, la "chiesa locale". Nonostrante quello che dice il mondo, Insieme è meglio! 
---

Quella che comincia oggi nella nostra chiesa è una vera e propria “rivoluzione”: e non potrebbe iniziare se non con un messaggio che va contro la cultura dominante, ma Dio ha promesso che SE viviamo a modo SUO, allora potremo superare la solitudine, la stanchezza, la depressione, la disperazione e la paura.

Tra tre settimane inizieremo la nostra terza campagna di 40 Giorni in nove anni di vita:
  • 40 Giorni con Propositi (Vita con uno scopo) – 6 anni fa
  • 40 Giorni nella Parola (Lo scorso anno)
  • La campagna di quest'anno porta con se un messaggio radicalmente opposto a tutto quello che la cultura dominante insegna.

Cosa dice la “cultura dominante?

La cultura dominante dice che:" io valgo, chi fa da se fa per tre meglio solo che mal accompagnato"...in sintesi: se vuoi che venga bene è meglio farlo da te.

Dio, nostro padre, dice invece l'esatto opposto: dice che “Insieme è meglio”. E' questo il titolo della nostra campagna di 40 Giorni. Il mondo ci dice che la felicità viene dall'indipendenza;
Dio ci dice invece che la felicità viene dalla inter-dipendenza.

“Quindi apparteniamo gli uni agli altri, e ognuno ha bisogno di tutti gli altri.” (Romani 12:5b)

Nel Nuovo Testamento 58 volte  è presente l'espressione “gli uni gli altri” preceduta da un verbo che ci indica un'azione da FARE: incoraggiatevi, esortatevi, aiutatevi, soccorretevi... ed è difficile adempiere a quei comandamenti se siamo da soli!

Dio non ci ha creato per essere da soli; lui sapeva che non sarebbe stato buono per l'uomo stare da solo

“Poi Dio il SIGNORE disse: «Non è bene che l'uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Genesi 2:18)

Perché "Insieme è meglio?"

Perché questa campagna? Perché noi dobbiamo migliorare nella nostra conoscenza di cosa vuole Dio da noi, dobbiamo capire che Dio vuole provvedere a noi tramite “altri noi”, la chiesa locale, affinché possiamo ricevere tutti i “l'un l'altro” che Egli comanda, possiamo essere noi l'altro per chi ha bisogno. Ma soprattutto perché il mondo è pieno di “uomini (e donne) soli”, circondati da altri “uomini soli”;questi uomini e queste donne sole sono le persone che ci vivono a fianco,
i nostri familiari, gli amici, i colleghi.

C'è una canzone che mi piace molto di più di venti anni fa che parla di queste persone: vorrei ascoltassimo assieme la prima strofa:

L'autore del testo, Valerio Negrini, lo descrive perfettamente:

"Li incontri dove la gente viaggia, e va a telefonare,
col dopobarba che sa di pioggia, e la ventiquattro ore,
perduti nel corriere della sera,
nel va e vieni di una cameriera,
ma perché ogni giorno viene sera?"

Le persone vivono “sole” in mezzo agli altri, senza avere la forza o la voglia di reagire a ciò che gli accade attorno. Vivono nell'illusione che “da solo ce la faccio”, nel mito del “lupo solitario”.

L'Italia, come gran parte del mondo, sta attraversando un periodo di enorme recessione; in Italia il numero più di 4000 persone all'anno si suicidano, molti di questi sono giovani sotto i trenta anni;
almeno 1.5 milioni di persone soffrono di depressione, ed è in costante aumento, specie tra i giovani.

Non è questa la vita che Dio vuole per  le sue creature; noi vogliamo mostrargli che SI PUO' uscire dalla crisi, SI PUO' uscire dalla depressione, SI PUO' guardare con gioia la futuro.. ma che tutto questo non lo si può fare stando da soli. La soluzione non sta nell'indipendenza, ma nel vivere come Dio ha studiato sia la vita; noi vogliamo mostragli che “insieme è meglio”, che hanno bisogno di una famiglia che non sia governata dalle logiche del mondo, ma da Cristo stesso.

"Sotto la guida di Gesù, tutto il corpo, ben collegato e tenuto unito dalle giunture, grazie al contributo di ogni singola parte, crescerà nell'amore." (Efesini 4:16 PV)

Questo “corpo” si chiama chiesa locale.

Come fa la chiesa ad aiutarmi?

Quando può aiutare la chiesa? La domenica? No! Per tre ragioni

1) La domenica è una “celebrazione”;
ci incontriamo per adorare con i canti, per passare il pane e il vino, per dare le nostre decime, per ascoltare gli insegnamenti della Bibbia...
non c'è tempo per molto altro!
2) La domenica siamo in tanti, ma stiamo insieme poco;
veniamo da posti lontani, e dobbiamo tornare alle nostre case, stare assieme alle nostre famiglie e ai nostri amici a cui testimoniare.
3) La domenica non è l'ambiente più “intimo” dove le persone vogliono condividere i propri problemi;non c'è abbastanza intimità,le persone si aprono con maggiore difficoltà di fronte ad una “folla”.

Dove, allora?

La forza della chiesa sta nel “piccolo gruppo”; è stato così sin dall'inizio,
non è una “struttura che abbiamo inventato noi a Montefiascone, ma è come Dio ha fatto crescere le prime chiese:

Ogni giorno, tutti insieme, andavano al tempio, poi, per spezzare il pane, s’incontravano nelle case a piccoli gruppi e mangiavano insieme, con grande gioia e gratitudine, lodando Dio. Tutta la città li guardava di buon occhio e, ogni giorno, Dio aggiungeva al loro gruppo tutti quelli che erano sulla via della salvezza.” (Atti 2:46-47 PV)

“E ogni giorno, nel tempio e per le case, continuavano ad insegnare e a predicare che Gesù è il Messia.” (Atti 5:42 PV)

Il posto dove la chiesa può aiutare, il posto che dimostra agli altri che “insieme è meglio”, non è la domenica in chiesa (il Tempio), ma durante la settimana nella tua casa, nel piccolo gruppo, nella tua famiglia spirituale a cui essere legato da sentimenti di affetto, di stima e di supporto.

Perché ho bisogno di una famiglia spirituale?

1) Ho bisogno di altri con cui camminare

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui” (Colossesi 2:6)

La Bibbia paragona spesso la vita spirituale ad un cammino: 2 benefici:
  • è più sicuro. Hai mai provato a camminare al buio in una notte senza luna?
  • c'è più supporto: “Quando corri da solo corri più veloce, quando corri assieme ad altri corri più a lungo” (prov. Zambia).

“Non trascuriamo le nostre riunioni di chiesa, come fanno certuni regolarmente; incoraggiamole invece, esortandoci a vicenda” (Ebrei 10:25 PV)

In un piccolo gruppo si impara la fedeltà; perché ognuno è una parte indispensabile. Pensate a un piccolo gruppo di due dove uno manca! In un piccolo gruppo ci si incoraggia a vicenda; è la conseguenza naturale del rapporto che si crea.

Con chi cammini insieme? Sei da solo, oppure hai una famiglia che cammina con te?

2) Ho bisogno di altri con cui lavorare

Amore non è un sentimento, amore è un'azione; ho bisogno di altri per adempiere ai comandamenti di Gesù:

“È Dio stesso che ci ha fatto così e ci ha dato nuova vita in Gesù Cristo, per farci compiere quelle buone opere che egli aveva preparato per noi fin da principio.” (Efesini 2:10 PV)

Dio ha dato a ciascuno di noi doni e talenti particolari, ma molti di questi posso utilizzarli solo se ho relazioni con gli altri; doni di incoraggiamento, doni di discernimento, ecc.

Lavorare (anche se per il Signore) è stancante: se lo faccio da solo sarò esausto:

“Due valgono più di uno solo, perché sono ben ricompensati della loro fatica.” (Ecclesiaste 4:9)

Gesù non mandava i suoi discepoli da soli:

“Quindi riunì i dodici discepoli e li mandò fuori a due a due” (Marco 6:7a PV)

Molti, sia tra i credenti che tra i non credenti, vengono colti dalla sindrome “faso todo mi”, faccio tutto io. Così facendo in breve tempo sarai bruciato (o bruciata), andrai in depressione, e non riuscirai a fare neppure la metà di quello che avresti fatto assieme ad altri. Neppure Madre Teresa faceva tutto da sola, ma aveva centinaia se non migliaia di persone che la aiutavano.

Tutto questo non può avvenire la domenica in chiesa, e neppure in “gruppone” durante la settimana,
ma servono piccoli gruppi dove le persone imparino a lavorare assieme e a fare ognuno un poco.

Con chi stai lavorando insieme? Sei nella fase “faso todo mi”, oppure hai una famiglia che ti aiuta? La chiesa è la famiglia che Dio ha creato per i suoi figli

3) Ho bisogno di altri che veglino su me

Quando parti per le vacanze, chiedi ai vicini se danno una controllata alla tua casa? Dovresti chiederlo anche per la tua anima Ma visto che non lo puoi chiedere a uno qualsiasi, ti serve un piccolo gruppo dove sei amato/amata.

“Non pensate soltanto al vostro interesse, ma preoccupatevi piuttosto di quello degli altri.” (Filippesi 2:4)

Spesso esco da casa senza essermi pettinato; mi serve mia moglie che mi dica “Caro, ti sei pettinato?”. Perché lo fa? Perché mi vuole bene, perché non vuole che appaia come uno sciocco agli altri. Non ne trae nessun vantaggio, non c'è un beneficio imminente o futuro. E' un semplice atto d'amore (“hai la zip lasciata giù...”  mi toglie dall'imbarazzo).

Spesso nella mia vita di credente ci sono cose che non ho “pettinato”, e non ci faccio nemmeno più caso, ma che mi farebbero apparire sciocco (o peggio) davanti alle persone e a Dio; un peccato ricorrente ed evidente, una decisione sbagliata, un comportamento da correggere. Ma uno che mi vuole bene e non lo fa per vantaggio personale può salvarmi dall'imbarazzo verso Dio e gli uomini.

Sei sicuro da solo di uscire la mattina pettinato e con la zip alzata? Dio ha previsto un posto sicuro dove altri possano dirtelo prima che sarai di fronte ad un grande imbarazzo, e quel posto è la chiesa.

Insieme è meglio

Insieme è meglio per i credenti: nel piccolo gruppo imparano a camminare assieme, a lavorare assieme, a vegliare sull'altro assieme.

Insieme è meglio per coloro che vivono attorno ai credenti, che camminano da soli, lavorano da soli, e non hanno nessuno che vegli su di loro: è queste persone che Gesù sta cercando attraverso la nostra chiesa.

E' per questo che, se sei credente, non puoi non invitare le persone a cui vuoi bene;
puoi mettere in conto un rifiuto, ma ne vale la pena.

Cosa faremo?

Inizieremo il giorno di Pasqua: per le seguenti 6 settimane. Ci saranno piccoli gruppi nelle case (manuale, video, sito).

Cosa ti chiedo di fare?

  • Se fai parte della chiesa

  • Dare l'invito per pasqua e l'invito per la campagna
  • mettere l'adesivo sulla macchina
  • Aprire la tua casa
  • pregare

  • Se non fai parte della chiesa 
    • Accetta l'invito per la campagna
    • connettiti con un piccolo gruppo
    • sii consistente nella tua decisione (sono solo 6 incontri)

Cosa farai?

Continuerai a credere nella bugia del mondo che che “da solo ce la faccio”, oppure accetterai il consiglio di tuo padre che ti dice che “Insieme è meglio?
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