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11 dicembre 2022

Non estinguere la Gioia di un Dio misericordioso - Giona 5 | 11 Dicembre 2022 |

Gesù è disceso a Natale per portare la Gioia a tutti: non solo ai "giusti", ma soprattutto a coloro che non conoscono un Dio "lento all'ira e di gran bontà". Scendiamo in strada, e festeggiamo assieme a loro la Gioia che viene.
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Oggi è la terza domenica di Avvento,  e  quella che ci rammenta la Gioia. L'angelo aveva detto ai pastori:

"Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 2 10:11)

Da dove proviene la gioia nella nostra vita?  Quali eventi ci recano gioia, e quali ce la tolgono?

Parlando di Giona, penso che vedere una intera città di centoventimila persone  convertirsi a Dio dovrebbe portare gioia, non è vero?  Sotto ogni aspetto si tratta di una campagna evangelistica di successo;  tutta la città ha risposto.

Se avessi la possibilità di predicare a 120.000 persone  e dieci di queste venissero alla fede,  proverei gioia.  Lo faremmo tutti.   Sarà cos' anche per Giona? Vediamo:

“Giona ne provò gran dispiacere e ne fu irritato. Allora pregò e disse: «O Signore, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato. Perciò, Signore, ti prego, riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere». Il Signore gli disse: «Fai bene a irritarti così?»” (Giona 4:1-4)

Giona non prova gioia, ma rabbia.  Che strano profeta è lui! Giona è un profeta che conosce bene come Dio sia incline  dal recedere dalle punizioni promesse:  basta leggere il libro di 'Esodo e quello di Numeri;  Dio è tornato  costantemente indietro dalle sue decisioni   anche se il popolo si è dimostrato "un popolo dal collo duro"  che non è mai stato grato per ciò che Dio stava facendo.

Giona sembra dimenticare che, anche verso di lui,  Dio ha cambiato idea,  altrimenti  sarebbe morto in fondo al mare!  Dio è coerente con il suo carattere...  ma questo non porta gioia a Giona.

“Anche quando ero a casa, a Gat-Efer sapevo che sarebbe successo. Sapevo che sarei andato a Ninive a predicare e che la gente si sarebbe pentita e che tu avresti perdonato. Lo sapevo. Tu sei un Dio lento all'ira e e di gran bontà, un Dio che recede dal mandare calamità. È sbagliato che tu sia così. E' sbagliato che tu perdono quella schifezza di gente dei Niniviti! Loro si MERITANO la tua punizione, Dio!””

"Lento all'ira e di gran bontà": troverete questa frase 9 volte nella Bibbia;  solo che le altre volte era per vantare la bontà di Dio.  Questa volta invece e per fare una ramanzina a Dio:  “Dio, non si fa! Non puoi e non devi cambiare idea con quelle persone! Anzi, lo sai che c'è? La tua decisione è così sbagliata che, piuttosto di vedere i Niniviti salvi, preferisco morire. Ammazzami e facciamola finita!”

Giona ha vinto il premio per l'evangelista di successo più ingrato di sempre.  Pensate quando torna a casa dalla moglie:  "Com'è andato il viaggio, caro?". "Beh, ho avuto una piccola deviazione, ma quando sono arrivato lì 120.000 persone si sono pentite in meno di tre giorni". "WOW! Stupendo!".  "Ma che dici! E' stata la mia peggiore crociata evangelistica da sempre".

Persone come Giona ce ne sono a bizzeffe;  sono quelli che chiamo gli  "estintori della gioia",  ovvero quelli che vogliono spegnere la gioia  di scoprire un Dio che ha misericordia di noi, nonostante tutto.  Quelli che vogliono un Dio clemente con me,  che sono bravo e prego, e vado in chiesa, e do la decima,  e spietato con l'altro,  che bestemmia, ruba e non crede in Dio, figuriamoci andare in chiesa.

Vi ricordate la parabola del figliuol prodigo?   Il figlio minore prende la sua eredità e la sperpera.  Il padre aspetta e, quando il figlio ritorna, corre da lui e lo tratta con il meglio.  L'estintore della gioia è il figlio maggiore:

"Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici.  Ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato”." (Luca 15:29-30)

Non c'è gioia per il ritorno del fratello perduto,  o  per una famiglia riunita.  Tutto ciò che prova è la sensazione di essere rimasto “fregato”:  “Io sono quello bravo, io sono quello che merita misericordia, non lui!” .  La misericordia del padre gli sembra mal riposta, eccessiva, sbagliata.  E la gioia, in questo modo, si estingue

Oppure nella parabola degli operai della vigna.  Gli operai che erano riusciti a lavorare alle 6 del mattino, all'inizio della giornata,  per tutto il giorno hanno assistito all'arrivo di un numero sempre maggiore di operai;   alle 9, a mezzogiorno, alle tre del pomeriggio  e un gruppo persino alle cinque del pomeriggio. In pratica all'ultimo gruppo assunto   non era rimasto che mettere a posto gli attrezzi e  innaffiare le viti.   Ma quando arriva l'ora della paga,  tutti ricevono la stessa somma:   un denaro per un giorno di lavoro, come era stato concordato tra tutti.

“Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”.” (Matteo 20:11-12)

E così, negli operai delle sei di mattina,  scatta il giudizio verso Dio e verso gli operai delle cinque di pomeriggio:  “Non è giusto che il padrone abbia misericordia e dia a tutti la stessa paga! Noi abbiamo lavorato. Noi abbiamo sudato, noi meritiamo tutti i soldi!”  E la gioia di avere una paga abbondante (pensate che con due denari il Buon Samaritano aveva offerto tre giorni di vitto e alloggio gratis al malcapitato picchiato per strada e derubato)  se ne va...  E non c'è gioia nel vedere che tutti hanno ricevuto un premio,  anche se sono arrivati tardi.

Mostrare misericordia è sbagliato.  La gioia non deve essere per tutti.  La gioia deve essere riservata a pochi. 

La gioia deve essere meritata, sudata , faticata...  Dio non deve portare gioia a tutti,  ma solo a quelli che sono giusti davanti a lui:  quelli che si comportano bene,  che vanno nella chiesa giusta,  che pregano le preghiere giuste...

E invece, scopriamo che la misericordia,  inaspettata ma promessa di Dio,  ha un piano differente.  Ricordate? In quel primo Natale gli angeli avevano detto:

“Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà...” (Luca 2:10)

In quel primo Natale Dio ha mostrato che egli vuole la gioia per “tutto il popolo”;   per tutti quelli che ascolteranno, vedranno, capiranno,  e accetteranno il dono del Natale che è in Gesù.  Non per i giusti, 

ma per coloro che possono divenire giusti attraverso l'accettazione del Natale,  l'accettazione di un Dio che scende per salvarci. Isaia l'aveva detto:

“...per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità.” (Isaia 53:11)

Non siate estintori di gioia

Sapete, anche senza volerlo, ognuno di noi può divenire un “estintore di gioia”,  Sappiamo di aver un Dio “lento all'ira e di gran bontà".  Ma poi, quando lo vediamo in azione,  e quell'azione non è come ce la aspettiamo,  e non è verso chi diciamo noi...  diventiamo tutti un po' Giona.

“Sapevo che tu sei un Dio benevolo e compassionevole, lento all'ira e ricco d'amore, un Dio che si trattiene dal mandare calamità. Ma quella famiglia che abita in fondo alla via, che lascia sempre la macchina in mezzo alla strada, che alza la voce quando glie lo fai notare, che tiene a tutto volume la TV alle tre di notte... Quelli che non vanno mai in chiesa.. Quelli non meritano nulla! E' bene che nessuno parli loro di Gesù. E' bene che non siano salvati. Non per loro deve arrivare il Natale!

E lo stesso vale per tutte le varie gradazioni di “male”:  da chi non rispetta lo stop,  a chi scatena una guerra tra nazioni:  non per loro deve giungere la gioia!  Per loro ci deve essere solo giudizio!

Talvolta siamo un po' come Gobbe;  Giobbe odiava i Niniviti.  Li odiava a ragione.  Non conoscevano Dio, il dio vero;  si prostravano davanti agli idoli;  uccidevano, e stupravano...  La loro punizione era giusta, dovuta, richiesta.  E invece, Dio li vedeva...  ed aveva compassione di loro. 

Tutto questo ha un solo nome: egoismo,  Quando pensiamo a noi stessi come i migliori,  quando reputiamo gli altri inferiori di molto a noi,  siamo “estintori di gioia”, siamo egoisti.  Paolo invece ha detto:

“Non fate niente per motivi egoistici, non fate niente per esaltare voi stessi. Siate invece umili, considerando gli altri con riguardo, come se fossero migliori di voi.” (Filippesi 2:3 PV)

Dio aveva continuato a vedere;  Dio vede ancora quel po' o quel tanto di Ninive nel mondo,  in chi governa, in chi agisce contro il prossimo,  (che equivale ad agire contro di lui).  Dio vede quel po' di Ninive che c'è in ciascuno di noi...  e, nonostante tutto,  manda la sua soluzione finale...  e si pente del male che avrebbe a ragione potuto farci, se lo accettiamo. 

La manda tra i peccatori,  non tra i santi,  perché i santi non hanno bisogno della misericordia inaspettata di Dio,  ma i peccatori si!  E chi più pecca, di più misericordia ha bisogno,  affinché possa provare la gioia di essere compreso accettato, salvato. Gesù stesso ha detto:

“Vi dico che, allo stesso modo, ci sarà più gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede che per novantanove giusti che non hanno bisogno di ravvedimento.”  (Luca 15:7)

Non dobbiamo essere “estintori di gioia”,  se  vediamo Dio all'opera:  Dio è alla ricerca di coloro che vivono a Ninive,  perché vuole portarli dalla morte alla vita,  dalla tristezza alla gioia. 

Giona pensava di averne il diritto;  Dio gli chiede: "Hai il diritto di esserlo?". Ma Giona che fa?

“Poi Giona uscì dalla città e si mise seduto a oriente della città; là si fece una capanna e si riparò alla sua ombra, per poter vedere quello che sarebbe successo alla città.” (Giona 4:5).

Giona si siede per controllare cosa sarebbe successo alla città;  in cuor suo forse si attendeva scendesse il fuoco dal cielo a bruciare Ninive...  E invece...

Invece tutti in città festeggiano;  la gioia del Signore è la loro forza.  Festeggiano il perdono e la meraviglia di conoscere un Dio  che manda la salvezza, che cambia idea.  Celebrano il Dio Il Dio benevolo e compassionevole,  ”lento all’ira e di gran bontà e che si pente del male minacciato.”

Questo Dio è venuto a loro  nel bel mezzo del loro male e della loro violenza,  della discordia, della paura  e del dubbio  e di tutto ciò che sono stati.  Questo Dio è venuto da loro!  Giona avrebbe dovuto essere lì, nella città, a festeggiare con loro!  Invece è fuori dalla città  a spegnere la gioia e la misericordia di Dio, arrabbiandosi sempre di più.  E, incredibilmente, Dio non punisce neanche Giona  per quella sua durezza di cuore,  ma lo fa riflettere:  “Hai il diritto di arrabbiarti, Giona? Pensaci su!”

Abbiamo il diritto di spegnere la gioia di Dio  che deriva dalla sua misericordia?  A volte pensiamo che Dio dovrebbe punire,  e basta.  Punire chi scatena una guerra,  chi uccide,  chi opprime...  chi sta nel buio.

Ma è Dio che decide,  e talvolta decide di non farlo;  non lo ha fatto con Ninive...  e ha deciso di non farlo mai più,  scendendo una notte di tanto tempo fa.

Dio è venuto nel mezzo del male del mondo,  nel mezzo della violenza di un mondo che lo negava,  della discordia tra uomo e uomo,  tra popolo e popolo  tra nazione e nazione.  La luce è giunta, come afferma Isaia:

Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende.” (Isaia 9:1)

E' questo che ci rammenta il Natale:  della Gioia discesa dal Cielo grazie a un Padre  “misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che si pente del male minacciato.”

Non estinguiamo la gioia di essere perdonati,  di avere un Padre così,  che vuole mostrare  misericordia a tutti,  non solo a quelli del “suo partito”.  Non sediamoci mai su una collina  aspettando di vedere il il giudizio, ma piuttosto scendiamo in città e festeggiamo la misericordia sul mondo.

“Il Signore ha revocato la tua condanna e ha disperso i tuoi nemici. Il Signore, re d'Israele, è con te: non devi temere più nulla di male. Viene il momento quando si dirà a Gerusalemme: 'Non aver paura, città di Sion, non ti scoraggiare!  Il Signore tuo Dio è con te; è forte e ti salva! Esulta di gioia per te, nel suo amore ti dà nuova vita. Egli si rallegra per te con canti di gioia..” (Sofonia 3:15-17 TILC)

Il Natale ci porta la Gioia; scendi in città esulta assieme al resto del mondo  per un Padre che si rallegra di te,  con canti di Gioia.

Preghiamo.

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16 gennaio 2022

In Cristo puoi... avere gioia | 16 Gennaio 2022 |

Le circostanze e gli eventi del mondo rubano la tua gioia: Gesù la protegge e la contiene. Non permettere alle circostanze della vita  di dettare la tua risposta. La tua gioia non sarà mai in funzione di ciò che hai, ma di ciò che sei IN Cristo.
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Non so voi, ma dopo più di due anni sono stufo di sentirmi dire ogni giorno di tutte le cose che NON posso fare. Vivo la mia vita con dei limiti che so sono per il mio bene... ma non per questo non ne soffro. La gioia in questi anni  sembra essere quasi sparita.

E' per questo che la serie di messaggi  che comincio questa settimana si intitola “In Cristo puoi”. Vogliamo conoscere assieme tutte le cose che possiamo fare e che nessuno può impedirci dal praticare.

La prima cosa che nessuno può impedirci di avere è la gioia. E per parlare di gioia in Cristo non possiamo fare a meno del libro dove la gioia è il motivo conduttore di tutta la narrazione: sto parlando della lettera di Paolo ai Filippesi.

A metà dello scorso anno abbiamo già visto con i messaggi di Celeste, di  Jean e miei, molto di questo libro per ciò che riguarda  le varie teologie contenute in esso, gioia, unità, gloria e pace.

Questa volta vorrei parlarvi di tutto ciò che attraverso Cristo possiamo fare non quando stiamo bene, non quando le situazioni sono a nostro favore, ma sempre, e soprattutto quando stiamo male  e le situazioni sono avverse.

“...e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. (Filippesi 1:4-5)

Quando Paolo scriveva queste parole era in prigione, incatenato ad un soldato romano h 24, senza libertà neppure per le cose intime.

Ma Paolo parla di gioia; la gioia del Vangelo  e non significa che tutto sia facile, anzi:

“Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per rivalità; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incaricato della difesa del vangelo; ma quelli annunciano Cristo con spirito di rivalità, non sinceramente, pensando di provocarmi qualche afflizione nelle mie catene. ” (Filippesi 1:15-17)

“Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno mutilare...”(Filippesi 3:12)

C'è invidia e c'è rivalità ci sono cattivi insegnati che cercano di minare il ministero di Paolo facendolo apparire come un bugiardo. Ma un Paolo in catene, un Paolo attaccato sul piano personale, afferma:

“Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

E la cosa più stupefacente non è tanto l'affermazione, ma il contesto in cui Paolo la dice:

“Esorto Evodia ed esorto Sintìche a essere concordi nel Signore.  Sì, prego pure te, mio fedele collaboratore, vieni in aiuto a queste donne, che hanno lottato per il vangelo insieme a me, a Clemente e agli altri miei collaboratori i cui nomi sono nel libro della vita. Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi” (Filippesi 4:2-4)

Il contesto non è quello di una chiesa unita, ma di una chiesa con delle discussioni e delle divisioni tra le persone che avevano lottato assieme a Paolo per piantare la chiesa Filippi.

E in un contesto del genere, la soluzione di Paolo  “rallegratevi!" sembra davvero un controsenso, al limite una battuta sarcastica. Ma Paolo non sta scherzando; sta piuttosto indicando una realtà: si può essere gioiosi ...  nonostante le circostanze della vita.

Vorrei darti oggi tre motivi e un “luogo” dove trovare gioia anche nei periodi bui, e conservala protetta dal mondo.

1. Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti in cielo.

In Luca 10 Gesù mandò 70 dei suoi discepoli per strade e campagne ad operare miracoli. I risultati furono fantastici.  Essi tornarono al Signore pieni di gioia,  parlando delle guarigioni  e delle liberazioni che erano avvenute.

Ma Gesù li portò subito con i piedi per terra: non dovevano gioire per quella potenza   che avevano visto in azione, ma per altro:

“Tuttavia, non vi rallegrate perché gli spiriti vi sono sottoposti, ma rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.” (Luca 10:20)

Gesù gli sta dicendo:  “Se la vostra gioia è in funzione di ciò che fate, allora siete messi male, perché la gioia vera non è in funzione di quello che fate, ma di quello che siete.  I miracoli, un giorno, potrebbero non avvenire più, ma una cosa rimarrà certa, ora e sempre: voi siete nell'elenco che è presso il Padre mio. Eravate a un passo dalla morte eterna, e ora avete  la vita eterna. Trovate lì la vostra  gioia!”. E' per quello che Paolo ci dice di rallegrarci.

2. Rallegratevi perché Dio provvede ogni giorno

Vi ricordate cosa ci ha detto di pregare Gesù?

"Dacci oggi il nostro pane quotidiano" (Matteo 6:11)

Non un pane annuale, o mensile o settimanale, ma è un pane che va richiesto OGNI giorno, e che OGNI giorno Dio provvede.

Il Salmo 103 inizia così:

“Benedici, anima mia, il Signore; e tutto quello che è in me, benedica il suo santo nome. Benedici, anima mia, il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. (Salmo 103:1-2)

Sai quale è il mio più grande difetto? Che mi dimentico, o dò per scontate  le cose buone che Lui ha fatto, fa e farà per me. Ogni volta che prendo un respiro,  ho un buon motivo per essere grato.  Dio ha fornito quell'ossigeno. Dio ha ha fornito il sole, le stagioni, il cibo... tutto ciò che mi circonda.. ma soprattutto...

“Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità; salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e compassioni...” (Salmo 103:3-4)

Dio mi ha, ti ha perdonato,  e ci ha coronato di bontà. Quante volte in un anno, aprendo gli occhi la mattina mi rammento di questo? Quante volte la mia prima preghiera del mattino è: “Sono perdonato! Sono coronato di compassione e di bontà da mio Padre! Grazie Signore!”

E non basta: Dio non solo mi ha perdonato, ma agisce e continua ad agire in mio favore:

“...egli sazia di beni la tua esistenza e ti fa ringiovanire come l’aquila. Il Signore agisce con giustizia e difende tutti gli oppressi.” (Salmo 103:5-6)

Il salmista non stava parlando “in generale”, “Beh, si, so che Dio è dalla mia parte, per cui se mi accade qualcosa di buono significa che è stato lui.” ma di azioni precise, di interventi miracolosi che il popolo di Dio aveva realmente visto accadere.

Quando Israele era in schiavitù in Egitto, Dio lo aveva liberato, il mare si era aperto davvero davanti a loro. Aveva agito con giustizia ed aveva difeso chi era oppresso,  liberandolo attraverso più e più miracoli.

Quando Israele aveva avuto bisogno di cibo nel deserto, Egli mandò la manna dal cielo e poi le quaglie....  vere quaglie e vera manna! Dio aveva letteralmente saziato il suo popolo.

Gesù era stato mandato per completare quelle azioni: e quando i 5.000 avevano fame, moltiplicò veri pesci e veri pani. Niente fu mai più vero e reale del salire la croce per pagare i nostri peccati.

Proprio Paolo dice in Filippesi:

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti” (Filippesi 4:6)

Paolo sta dicendo:  “Se vuoi avere gioia devi sviluppare una attitudine alla gratitudine Trova lì la tua gioia!”.

3. Rallegratevi perché siete testimoni di Cristo

Gesù ha detto:

“Il servo non è più grande del suo signore”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra." (Giovanni 15:20)

Essere testimoni di Cristo non è gratis, le persone non saranno lì ad applaudirti, ma Gesù anche detto:

“Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e {, mentendo,} diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.  Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli...” (Matteo 5:10-12).

“Beati”, come abbiamo visto più volte, è la parola che la Bibbia usa per indicare la gioia ai suoi massimi livelli, la felicità assoluta. E qui tu, onestamente, potresti chiedere a me (e a Gesù... visto che è lui che parla) “E dov'è la gioia nell'essere perseguitati?”

Gesù la indica: la gioia sta nella ricompensa: egli stesso, dice Ebrei 12

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia.” (Ebrei 12:2)

Mosè dovette fare una scelta tra la comodità terrena  e la ricompensa  nel cielo". 

“Per fede Mosè, fattosi grande, rifiutò di essere chiamato figlio della figlia del faraone,  preferendo essere maltrattato con il popolo di Dio che godere per breve tempo i piaceri del peccato,  stimando gli oltraggi di Cristo ricchezza maggiore dei tesori d’Egitto, perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. (Ebrei 11:24-26)

"...perché aveva lo sguardo rivolto alla ricompensa. ".  Ho bisogno di avere gli occhi puntati su quella ricompensa e non sulle difficoltà che ho attorno. Ho bisogno di fare quello che fece Mosè, concentrarmi su Cristo (e lui non lo aveva mai visto, noi si!) per vedere la gioia che mi spetta.

Paolo scriverà:

“Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che deve essere manifestata a nostro riguardo.” (Romani 8:18)

Il luogo dove trovi la gioia

Però ad essere onesti, tu sei autorizzato a dirmi: “Marco, tutto quello che mi hai indicato che dovrebbe portare gioia, diciamocelo francamente, nella vita normale porta problemi e basta. Si è vero, il mio nome è scritto in Cielo, ma qua, in terra, il mio nome  sembra non essere scritto in nessuna parte, ed io mi sento di essere tra gli ultimi. Si, è vero, Dio provvede ogni giorno, ma io riesco a malapena a  a sopravvivere. Si è vero, sono testimone di Cristo ma questo rende la mia vita ancora più difficile.”

Il viaggio della vita è un viaggio  che cerca costantemente di derubarci della nostra gioia.

Ed è per quello che Paolo non dice “rallegratevi"... e basta, ma indica un luogo dove riporre, conservare e trovare la gioia.

Dice “rallegratevi NEL Signore” In greco NEL è la preposizione ἐν-en, che significa “all'interno, dentro, in mezzo, circondato da. L'unico luogo dove potrai avere gioia è se sarai all'interno, dentro, in mezzo al Signore.

Nella vita affrontiamo  un sacco di momenti "ladri di gioia: la morte di un caro, la perdita di un lavoro, un reddito da fame, essere evitati della gente, essere giudicati...

Salomone sintetizzerà tutto questo dicendo in Lamentazioni:

“Io ho detto:«È sparita la mia fiducia, non ho più speranza nel Signore!»” (Lamentazioni 3:18)

Quando tutto sembra andare per il verso storto è tanto semplice aprire la bocca e bestemmiare...

“Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” Paolo non dice  “rallegratevi nel Signore... a meno che....” (qualcuno non vi corra dietro con la mazza ferrata). Paolo non dice  “rallegratevi nel Signore... finché...” (avete soldi, una famiglia unita, un bel lavoro). Ma dice che, indipendentemente dalle circostanze  il luogo dove puoi avere gioia è all'interno, dentro, nel mezzo del Signore.

Le circostanze rubano la gioia: Gesù la protegge e la contiene. Non permettere alle circostanze della vita  di dettare la tua risposta.

Questo non significa che non possiamo esprimere emozioni per le circostanze della vita: Gesù ha pianto. Gesù si  è infuriato. Gesù è stato frustrato. Gesù è stato turbato. Gesù è stato addolorato.

La chiamata a gioire sempre nel Signore  non riguarda lo schiacciare le emozioni, ma nel mantenere la giusta prospettiva, nel distogliere gli occhi  da ciò che succede intorno a noi...  e nel guardare altrove. Dove?

“Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?  Com’è scritto: «Per amor di te siamo messi a morte tutto il giorno; siamo stati considerati come pecore da macello». Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.” (Romani 8:35-39)

Ecco dove volgere lo sguardo, ecco dove cercare la gioia, perché puoi gioire ... sempre, all'intero, dentro,  IN Cristo.

Il Covid, negli ultimi due anni ci ha rubato la gioia, quella terrena, negandoci abbracci, incontri, cene assieme,  agapi in chiesa, piccoli gruppi nelle case... ma la nostra gioia quella vera, è intoccabile e protetta.

“Sono sicuro: il Signore è il mio tesoro, per questo io spero in lui.” (Lamentazioni 3:24 TILC)

Posso avere gioia, perché la mia gioia è IN Cristo.

Preghiamo.

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08 agosto 2021

Costruire la gioia su Cristo 2° parte - Il Libro di Filippesi | 8 Agosto 2021 |

Dove stai cercando la gioia? Nella Legge, o nella Luce? Nelle regole o nelle ruote che servono per portarle? Le indicazioni di Paolo servono a aumentare la gioia, ma la gioia, quella vera, proviene solo da Cristo.
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Stiamo parlando da un po' del libro di Filippesi, che è uno dei libri più “gioisi nella Bibbia”

Come definiresti la gioia? Ho trovato incoraggiante una etimologia che fa derivare la parola “gioia” non dal latino “gaudium”, godimento (soprattutto fisico), ma dal sanscrito  "gai, gāyati ", ovvero "cantare",  nonché la radice indoeuropea "gaud" (formata da gā = alto + ud = canto). 

Da questa ricostruzione etimologica,  la parola gioia ha in se  l'idea di elevare un alto canto (di gioia, appunto)  come  reazione ad una forte emozione positiva di esultanza,  di benessere, di appagamento, di felicità...

Quando proviamo gioia perciò stiamo cantando con tutta la nostra voce verso ciò che ce la fa provare.

Tre settimane fa abbiamo visto  i primi  cinque motivi per cui cantare (che potete leggere / ascoltare / vedere QUI) oggi vediamo gli altri cinque.

6. La gioia è negli altri: l'egoismo uccide la gioia

“Ma anche se dovrò aggiungere il sacrificio della mia vita a quello che la vostra fede offre a Dio, ne sarò contento e mi rallegrerò insieme con tutti voi.  E anche voi dovete esserne felici e gioire con me.” (Filippesi 2:17-18 PV)

Paolo ne aveva già parlato in precedenza quando richiamava i credenti all'unità per annunciare il Vangelo di Gesù al mondo. Ma qui Paolo dice che non basta essere uniti per avere gioia  ma che la mia gioia arriva quando tu provi gioia.

In pratica Paolo dice che se io mi adopero perché tu abbia gioia, allora la tua gioia diventerà la mia gioia. Questo è uno dei principi fondamentali per essere veri servitori in una comunità di credenti.

Essere un buon servitore, essere una buona servitrice, non è aver ricevuto un incarico nella chiesa,  una sorta di promozione, uno status simbol: “io sono un responsabile di chiesa”. Ma è capire che il mio servire, sarà efficace quando quello che faccio farà sorridere, darà consolazione libererà, salverà qualcuno; allora io sarò nella gioia.

Sapete, molti “pastori” si sentono a posto solo perché guidano, predicano, battezzano, fanno matrimoni e funerali; Paolo  dice in 1 Corinzi:

“Non che noi vogliamo dirigere la vostra fede, ma desideriamo collaborare alla vostra gioia, perché è per fede che voi rimanete saldi.” (1 Corinzi 1:24 PV)

Un vero pastore, dice Paolo,  non dirige, ma collabora; non ti impone di quello che devi fare, pensare e pregare, non ti da delle regole e basta, me ti aiuta ad applicarle  affinché tu possa cantare di gioia nella tua vita di credente.

Ah... dimenticavo... questo non vale SOLO per i pastori, o per i diaconi, o per i responsabili di qualche cosa in chiesa, ma per tutti coloro che hanno creduto! Pietro dice nella sua lettera che i credenti sono “... un sacerdozio regale...” ( 1 Pietro 2:9). Questo è ciò che chiamiamo “il sacerdozio universale dei credenti”.

Come sacerdote di Cristo sei tenuto, sei tenuta non solo a desiderare la gioia degli altri, ma anche a collaborare affinché gli altri abbiano gioia. Se pecchi di egoismo, stai uccidendo la tua gioia.

Ora, puoi essere di aiuto ad altri credenti se te ne stai a casa, magari guardi i culti online, preghi da solo, da sola e vivi la tua vita di credente in perfetto isolamento?

La risposta, ovviamente, è: “No!”: ti serve una chiesa dove aiutare altri ed altre ad avere gioia.

Sesta istruzione del foglietto Ikea:  sforzati di portare gioia agli altri.

7. La gioia è nella riunione - la separazione uccide la gioia

“Perciò ci tengo molto che (Epafròdito)  ritorni da voi, perché so quanto vi farà piacere rivederlo, e questo alleggerirà anche le mie preoccupazioni. Accoglietelo dunque con grande gioia per piacere al Signore, ed abbiate stima di uomini così.” (Filippesi 2:28-29 PV)

Se avete letto la lettera di Filippesi, saprete che Eparfòdito era stato lì lì per morire; ora Paolo lo rimanda da loro per gioire assieme.

Certo, non è che dobbiamo per forza avere un fratello o una sorella che sono stati vicini alla morte per gioire. Ma il concetto è questo: rincontrarsi con vecchi amici credenti, persone con cui abbiamo condiviso  una parte della nostra vita nella fede, ci reca gioia.

All'epoca di Paolo l'unica maniera per incontrasi era andare a piedi. Se c'è una sola cosa buona che ci ha insegnato il lockdown è che abbiamo la tecnologia per incontrarci stando a casa propria.

Chi sono le persone che sono state importanti  nella tua vita di credente? Ci sono ancora? Se si, da quanto non le vedi e non le senti? Fai una lista di tre o quattro persone (se sono di più, meglio) e programma di “incontrarle”, sia di persona (meglio) che in modo virtuale.

Se pensi di non andare in vacanza quest'anno, sappi che Charles Spurgeon (predicatore battista inglese dell'800) una volta disse  “Quando incontro qualche vecchio amico nella fede è come essere in vacanza di una settimana.”

Può essere una gran vacanza spirituale e una gran medicina per l'anima cantare di gioia assieme ad altri credenti  Se invece decidi di fare l'eremita, l'asociale, quello o quella che tiene il muso guarda quello che dice Proverbi:

“Tutti i giorni sono brutti per l’afflitto, ma per il cuore contento è sempre allegria.” (Proverbi 15:15)

Non ti conviene; starai uccidendo la tua gioia.

Settima istruzione: pianifica di incontrarti con altri credenti.

8. La gioia è avere piani per il futuro -  la mancanza di uno scopo uccide la gioia

“Perciò, restate fermamente uniti al Signore! Ho tanta voglia di rivedervi, cari fratelli! Voi siete la mia gioia e la ricompensa del mio lavoro.” (Filippesi 4:1 PV)

Paolo, incatenato ad un soldato romano, sapendo che Nerone lo avrebbe mandato a morte... faceva ancora piani!

Una delle cose per cui mia madre Maria è vissuta quasi novanta anni è che non aveva mai smesso di fare piani per il futuro, e questo le dava gioia... fino a quando non ha incominciato a preoccuparsi per la sua salute che era sempre più malmessa!

Era credente,  e conosceva bene questo passo, ma...

"E chi di voi può, con la propria ansietà, aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? …  Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.” (Matteo 6:27, 34)

Ma spesso noi ci crediamo qui (nella testa) ma non ci crediamo qui (nel cuore)... e smettiamo di cantare di gioia. Paolo ci credeva...e basta! Non si preoccupava, e continuava a cantare!

Gesù a detto “Dacci OGGI” il nostro pane QUOTIDIANO” (Matteo 6:11) ovvero:“Occupati, non preoccupati dell'oggi,  perché all'oggi ci penso io.Qualsiasi cosa sia il tuo oggi,  dal raffreddore in su, dallo a me perché voglio che tu sia concentrato sul futuro... così che tu possa occuparti, non preoccuparti dell'oggi, mentre pianifichi il domani, per avere gioia.”

Mia madre Maria ha vissuto nella gioia  gran parte della sua vita... poi ha smesso di fare piani.. e si è preoccupata, e la gioia negli ultimi tempi è svanita, e lo sapeva; è per quello che diceva che era ora che Dio la chiamasse a se.

La mancanza di scopo  rende la vita e tutti i suoi problemi  più difficili da sopportare.

Ottava istruzione: occupati di oggi e fai piani per domani.

9. La gioia  è  apprezzare ogni momento - gli avvenimenti della vita proveranno a uccidere la gioia

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Paolo non  specifica quando dobbiamo rallegrarci né per cosa dobbiamo rallegrarci... tanto dobbiamo SEMPRE rallegrarci. E lo ripete due volte... perché di solito lo dimentichiamo!

“Anche se ho un familiare ammalato?" Si! “Anche se i soldi non bastano per arrivare a fine mese?” Si! “Anche se sono stato licenziato?” Si!

Vi ricordate la differenza tra felicità e gioia che abbiamo visto nel primo di questi due messaggi?

La a felicità è legata all'adesso, a cosa mi accade, (cose belle, cose brutte); la gioia è legata al passato cosa è accaduto (sono stato salvato da Gesù).

La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere), la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio, sono perdonato/perdonata).

La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero), la gioia è legata a quello che avrò (sono erede del cielo).

Ve lo metto in un modo differente. Una delle cose che mi dà gioia la mattina, è svegliarmi e vedere il sole che spunta dietro al Monte Cimino. Per cui la mia gioia risiede nei mille colori che il sole proietta nel cielo e sulle nuvole.

Supponiamo che una mattina mi svegli col mal di  schiena: (capita spesso da un po' a questa parte): sarò felice del mal di schiena? Di sicuro no!

Questo significa che, poiché ho il mal di schiena, l'alba è sospesa a data da destinarsi, vero? Detto volgarmente, al sole, al monte, alle nuvole e all'atmosfera, del mio mal di schiena non glie ne importa un fico secco!

I colori dell'alba non  sono legati al come mi sento quella mattina, e neppure la gioia di vederli lo è, anche se non sono felice col mio mal di schiena!

Ve la metto ancora in un'altra maniera... anzi, lascio che sia Gesù a mettervela in un'altra maniera:

"Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, e quando vi scacceranno, vi insulteranno e metteranno al bando il vostro nome come malvagio, a motivo del Figlio dell’uomo. Rallegratevi(= chairo – la stessa parola che usa Paolo) in quel giorno e saltate di gioia, perché, ecco, il vostro premio è grande in cielo; perché i loro padri facevano lo stesso ai profeti.“ (Luca 6:22-23)

Gesù afferma che, i colori stupendi dell'alba ci sono anche quando stai dentro ad un pozzo profondo; e che nessuno potrà mai portarteli via, che puoi continuare a cantare a tutta voce!

Attenzione,  perché se non riesci a vedere i colori stupendi che hanno dipinto la tua vita da quando hai creduto in Cristo, allora finirai per concentrarti  sui mal di schiena, sugli intoppi, sulle pareti del pozzo dove stai ora,  finiranno per uccidere la tua gioia e per spegnere il tuo canto.

Nona istruzione: impara ad avere gioia per chi sei non per come stai.

10. La gioia è nel dare - L'avarizia uccide la gioia

“Mi ha fatto immenso piacere che avete pensato di nuovo a me, e ringrazio per questo il Signore. So che mi avete ricordato sempre, ma vi era mancata l'opportunità di dimostrarmelo.” (Filippesi 4:10 PV)

Vi ricordate cosa avevano fatto i Filippesi per Paolo come pensiero? Una cartolina? Una e.card? Un “GIF” animato? Certo che no! I pensieri per Paolo dei Filippesi erano: preghiere,  soldi,  cibi,  vestiti, erano persone che da Filippi andavano a piedi fino a dove Paolo era in carcere  per stare assieme a lui.

I Filippesi non erano ricchi, anzi, tutt'altro, ma DAVANO abbondantemente, e con gioia. E quella gioia nel dare provocava in Paolo la gioia nel ricevere; gioia vedere che non si erano dimenticati, che erano generosi, che erano pronti a dare, anche se non avrebbero potuto permetterselo.

Da chi avevano appreso questo? Lo avevano sentito dire più e più volte  proprio da Paolo:

“In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”».” (Atti 20:35)

Paolo descrive due gioie : quella di chi riceve, ed è una gioia “standard”, “S” e quella di chi da che è una gioia “maxi”,  “XXL”

Per provare la gioia standard, “S” basta che tu sia connesso ad una chiesa sana dove i membri prendono sul serio quello che dice Paolo, e sono generosi, e ti danno.

Ma se  cerchi la gioia “XXL” allora sei tu quello che deve dare, che deve impegnarsi a renderla sana,  osservando i comandamenti di Gesù.

Attenzione,  se tu hai il “braccino corto” se sei avaro nel dare, allora stai impedendoti anche di ricevere. Non avrai gioia, “S” e non avrai più gioia “XXL”

Decima istruzione: dai più di quello che ricevi.

Abbiamo concluso le dieci istruzioni del foglietto Ikea, e tu potresti dirmi: “OK Marco, ho capito, farò come dice Paolo per avere gioia nella vita”.

Se ti ho portato a pensare questo sin qui significa che ti devo chiedere scusa perché non sono un buon predicatore.

Queste due predicazioni si intitolano “Come costruire la mia gioia SU CRISTO” non “su quello che dice Paolo”! Queste istruzioni fanno parte di una strategia  per AUMENTARE la nostra gioia, non sono la fonte VERA della gioia.

Senza la VERA fonte della gioia, tutte queste istruzioni sono assolutamente inutili. E' come se avessimo il foglietto, ma non le parti del mobile.

Quale è la VERA fonte della gioia? E' seguire la Legge? Conoscere a menadito  tutte le regole per essere cristiano?

Sapete, se vi predicassi  SOLO la Legge, se vi insegnassi SOLO  i buoni principi contenuti nella Bibbia è come se vi dicessi: “vai al piano di sopra, buttati dal balcone, e VOLA!

NON PUOI FARLO!  Ci vuole qualcosa, o qualcuno  che mi dia le ali ...

Qualcuno che conosca chi ha scritto la Legge, e che lo faccia conoscere anche a te, e che è la fonte VERA della gioia.

LO CONOSCI?

“In lei (nella Parola) era la vita, e la vita era la luce degli uomini... Poiché la Legge è stata data per mezzo di Mosè; la Grazia e la Verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo..” (Giovanni 1:4,17)

La Legge era un sasso, la Grazia e la Verità sono una luce. La Legge era un peso, la Grazia e della Verità sono le ruote con cui trasportarla: e il non avere più pesi da portare è questo che produce la gioia.

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa.” (Giovanni 15:11)

Dove stai cercando la gioia? Nella Legge, o nella Luce? Nelle regole o nelle ruote che servono per portarle?

A chi stai cantando con tutta la tua voce?

Costruisci la tua gioia su Cristo, perché...

“Tu m’insegni la via della vita; ci sono gioie a sazietà in tua presenza; alla tua destra vi sono delizie in eterno.” (Salmo 16:11)

Preghiamo.

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18 luglio 2021

Costruire la gioia su Cristo 1° parte - Il Libro di Filippesi | 18 Luglio 2021|

C'è differenza tra felicità e gioia.  La felicità è legata al come sono, la gioia è legata al chi sono. La felicità è legata a quello che ho, la gioia è legata a quello che avrò. Se ho creduto in Gesù sono salvo, erede di Cristo, figlio di Dio. E posso avere gioia anche quando la felicità non c'è nella mia vita.
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Mentre Jean e Celeste continuano ad illustraci  la teologia della gioia e dell'unità presente nel libro di Filippesi, vorrei parlare con voi stasera di un versetto che spesso ci sentiamo ripetere, e che anche noi talvolta ripetiamo agli altri: il versetto è questo:

“Trova la tua gioia nel Signore, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore.” (Salmo 37:4)

Davide sembra quasi dire che l'unica gioia possibile la puoi trovare nel Signore... Per cui, inutile cercarla in altri posti e in questa vita.

Spesso, se siamo davvero in vena di dare consigli biblici, aggiungiamo a questo versetto anche un altro: questo:

“Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo” (Giovanni 16:33 b)

In pratica stiamo affermando anche noi “Lo so, la vita fa schifo... ma tanto c'è Gesù!”

Come si accoppia allora il Libro di Filippesi e la teologia della gioia di Paolo con quello che spesso affermiamo (prove bibliche alla mano) che la terra è un posto per patire e il Paradiso quello dove gioire?

Vi voglio rassicurare innanzi tutto; non sono qui stasera per insegnare la “teologia della depressione”; perché, vedete, molte volte noi credenti veniamo visti come brave persone, ma  fondamentalmente depressi e pessimisti rispetto alla vita. Persone un po' tristi che aspettano di morire per godere.

Il cristianesimo non è assolutamente questo; è anzi tutt'altro, è un modo di vivere attivo e pro-attivo.

Gesù non era depresso, viveva nel mondo, a contatto con le persone, lo invitavano a pranzo e a cena perché era un maestro ma era anche divertente, e sapeva stare bene assieme agli altri.

Se il nostro modello era così,  allora perché gira questa “favola”  che i credenti sono depressi e noiosi e che gli è vietato vivere godendosi anche questa vita?

Questo si deve ad un “corto circuito”  nell'esposizione del Vangelo che, nei secoli ha creato una teologia differente da quella che descrive Paolo, che va sotto il nome di “teologia della povertà”, che afferma che, se siamo credenti, allora è ovvio che soffriremo  che saremo MENO felici degli altri, saremo perseguitati, avremo limitazioni morali che altri non avranno, eccetera. 

Sapete perché è successo? Perché molti bravi teologi non hanno compreso la differenza che c'è tra felicità e gioia; Paolo parla proprio di questo in Filippesi.

La prima (la felicità) è legata all'adesso, a cosa mi accade, (cose belle, cose brutte); la seconda (la gioia) è legata al passato cosa è accaduto (sono stato salvato da Gesù).

La felicità è legata al come sono (sano, malato, libero, in carcere), la gioia è legata al chi sono (sono un figlio/figlia di Dio, sono perdonato/perdonata). La felicità è legata a quello che ho (sono ricco, sono povero), la gioia è legata a quello che avrò (sono erede del cielo).

E' per questo che, come credente posso soffrire e essere nella gioia allo stesso tempo.

Come molti sanno ho giocato a rugby per una decina di anni; Fare una partita comporta sempre  provare una certa quantità di dolore soprattutto per uno come me che pesava all'epoca  68 chili contro i miei avversari che ne pesavano oltre 100.

Ero felice di essere placcato e sbattuto a terra? Certamente no! Faceva male? Si! Ma  provavo gioia quando la mia squadra vinceva!

Era felice Paolo, scrivendo Filippesi, incatenato come era ad un soldato Romano aspettando di morire? Penso di no. Eppure aveva gioia,  tanto da dire:  

“Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.” (Filippesi 1:21)

La Bibbia non solo ci dà permesso di essere pieni di gioia,   ma più di questo, ci comanda di essere pieni di gioia. Paolo scrive in Filippesi:

"Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Lo ripete due volte: questo significa che Paolo era cosciente che, come credenti, i Filippesi (e noi) abbiamo spesso difficoltà a vivere nella gioia.

I credenti della chiesa di Filippi  non avevano vita facile: la città dove vivevano era la stessa dove Paolo e Sila  erano stati messi in carcere per aver guarito una donna scacciando un demone.

Paolo gli rammenta (a loro come a noi) che possiamo avere gioia nel bel mezzo delle prove, e quando non siamo felici.

Come faccio ad avere gioia nella sofferenza, allora? Esiste un “foglietto di istruzioni”?

Il tuo foglietto di istruzioni

Come fai, quando hai comperato un tavolo all'Ikea per costruirlo? Io normalmente faccio “a tentativi”: di solito mi riesce, ma non sempre, e spreco un bel po' di tempo.

Mia moglie, invece, non muove vite se prima non ha letto le istruzioni... tutte, da cima a fondo.

Come credenti ci comportiamo più spesso come faccio io: andiamo “a tentativi”; e qualche rara volta riusciamo a provare gioia nella nostra vita piena di problemi.

Ma è molto più semplice fare come fa mia moglie Janet: e il “foglietto di istruzioni” ce lo ha provveduto Paolo 

nella lettera ai Filippesi, contenente dieci passi per costruire bene il mobile e avere gioia.

Ma, attenzione! Devi seguire TUTTE le dieci istruzioni; per avere il “tavolo” della gioia  correttamente assemblato, altrimenti, se qualche passaggio lo eviti, tutto si monta e invece di aiutarti a costruirlo finisce che tutto cade a terra, anche i pezzi ben montati.

Oggi vedremo i primi cinque, fra due settimane gli altri cinque.

1. La gioia è nel lavorare assieme - La solitudine uccide la gioia

”Quando prego per voi, il mio cuore si riempie sempre di gioia per tutto l'aiuto che mi avete dato nel diffondere il Vangelo dal giorno in cui l'avete conosciuto fino ad ora.” (Filippesi 1:4-5)

L'abbiamo visto la scorsa settimana con Celeste: La gioia si costruisce lavorando assieme, attraverso l'unità su una  missione e uno scopo condivisi. 

Paolo avrebbe avuto tutto il diritto di vantarsi di ciò che aveva fatto... e invece loda i Filippesi per l'impegno costante. Dice che una piccola chiesa, popolata da neo credenti  (non studiosi della Bibbia , non dottori della Legge, non predicatori) erano il SUO aiuto nel diffondere il Vangelo!

Più avanti dirà loro così:

“Non fate niente per motivi egoistici, non fate niente per esaltare voi stessi. Siate invece umili, considerando gli altri con riguardo, come se fossero migliori di voi.” (Filippesi 2:3 PV)

La vera gioia è quando la squadra, tutta la squadra ha successo, non quando uno solo della squadra ha successo. E il successo della squadri ti Cristo che è la chiesa sta nella capacità di testimoniare il suo amore agli altri.

Ma attenzione,  se lavori da solo, se fai il lupo solitario, se nessuna chiesa ti soddisfa e pensi di poterne fare a meno se affermi (come molti fanno)  che non ti serve una chiesa per adorare e servire Gesù, allora stai distruggendo la tua gioia.


Prima istruzione del tuo foglietto: frequenta una sola chiesa locale, e impegnati a lavorare nei suoi ministeri assieme ad altri con cui stai assieme regolarmente. NON SOLO A “FREQUENTARE”!

2. La gioia è annunciare il Vangelo -  Il peccato uccide la gioia

“Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora.” (Filippesi 1:18)

Cosa significa annunciare il Vangelo? Significa proclamare la “buona novella” ovvero “una bella notizia”: quale? “ I tuoi peccati sono stati perdonati se hai creduto in Cristo.”

E' questo che reca gioia a Paolo, il sapere che, in un modo o nell'altro, in molti hanno ricevuto il Vangelo del perdono di Cristo.

La gioia nasce non dal come sei adesso, oggi ma dal come sei in eterno: salvato, perdonato; e non puoi tenerlo per te solo, per te sola!

Ma è difficile annunciarlo se il peccato ancora ti domina: il peccato  è un guastafeste, e uccide la gioia.

Davide, dopo aver peccato,  facendo sesso fuori dal matrimonio con Bat-Seeba, scrive nel Salmo 51 queste parole:

Rendimi la gioia della tua salvezza, e uno spirito volenteroso mi sostenga” (Salmo 51:12).

Davide afferma che la gioia prima c'era... e adesso Dio se la è presa indietro... “Ridammela! La voglio di nuovo!”

La riavrai, se confessi, come Davide... Ma se ti giustifichi dicendo che tutti lo fanno, se minimizzi :”non è un gran peccato”... e non chiedi scusa, tu stai uccidendo da solo la tua gioia.

Seconda istruzione sul tuo foglietto: impegnati ad evitare il peccato per quanto possibile (siamo peccatori perdonati... ma peccatori!).

3. La gioia è nella speranza - La disperazione uccide la gioia

“So infatti che come risultato io sarò liberato, perché voi pregate per me e lo Spirito di Gesù Cristo mi aiuta.” (Filippesi 1:19a)

Paolo fu liberato (probabilmente era prigioniero a Efeso o a Cesarea o a Roma) ma la sua speranza era legata a un compito specifico  a cui Paolo si sentiva chiamato da Dio: giungere fino a Nerone

per testimoniare dinanzi a lui di Cristo. (ricordate, Dio vuole che TUTTI ascoltino almeno una volta il Vangelo, anche Nerone, anche Hitler, anche Kim Jong Hun).

Per Paolo la speranza si estrinseca in tre certezze:  “Io sarò liberato.  Io so che voi pregate.  Io so che lo Spirito Santo è al mio fianco”:

Ma, attenti, perché per avere gioia  ti serve la certezza e perciò ti serve chi prega per te e ti serve lo Spirito Santo... Tu solo, e le tue certezze non bastano per avere la gioia.

Terza istruzione sul tuo foglietto: chiedi lo Spirito Santo e chiedi ad altri credenti di pregare per te. E, anche qui, è ovvio che devi avere una chiesa per farlo.

4. La gioia è nella fede - L'immaturità uccide la gioia

“Perciò sono certo che resterò sulla terra ancora per aiutarvi a progredire e perché abbiate gioia nella vostra fede.” (Filippesi 1:25 PV)

Paolo lega la gioia alla crescita della conoscenza di Cristo; più progredisci nella conoscenza più gioia troverai nella fede.

In sostanza afferma che se la tua fede rimane ai blocchi di partenza, se resta la stessa di quando hai accettato Gesù la tua gioia sarà limitata. più conosci di Gesù, più la tua fede diventa forte, più gioia avrai.

Ma, attenzione, se per te un'oretta qua dentro la chiesa ti basta … e non fai nulla di altro, la tua fede rimarrà quella di un bambino, e anche questo ucciderà la tua gioia.

Quarta istruzione sul tuo foglietto: studia la Parola di Dio  e ascolta  gli insegnamenti dei tuoi leader.

5. La gioia è nell'unità – La divisione uccide la gioia

“Rendete perfetta la mia gioia, avendo un medesimo pensare, un medesimo amore, essendo di un animo solo e di un unico sentimento. (Filippesi 2:2)

Anche questo lo abbiamo ascoltato una settimana fa: la gioia per Paolo nasce e cresce  attraverso l'unità dei credenti.

Questo non significa che dobbiamo pensare tutti allo stesso modo, che ci debbono piacere le medesime cose e che dobbiamo avere tutti gli stessi gusti.

Paolo non dice questo: e infatti spiega più sotto:

“Affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra,  e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.” (Filippesi 2:10-11)

Paolo sta dicendo:  “Qualsiasi siano le vostre opinioni, ricordatevi che il progetto è quello di far conoscere Gesù a più persone possibili.”

Se vogliamo essere efficaci, allora dobbiamo abituarci a lavorare assieme, a mettere da parte qualche volta le nostre idee  e accettare quelle degli altri... come? Essendo “altruisti”:

“Cercando ciascuno non il proprio interesse, ma {anche} quello degli altri. “ (Filippesi 2:4)

Ma, attenzione, se  invece di coltivare l'unità, coltiviamo l'egoismo che genera la divisione se la vogliamo sempre vinta noi, se non arretriamo di un millimetro, stiamo uccidendo la gioia.

Quinta istruzione sul nostro foglietto: abituati a discutere ascoltando l'altro, piuttosto che ascoltare te stesso.

Conclusione

Cosa stai cercando nella tua vita? La felicità che è legata al come sono, o la gioia che è legata al chi sono in Cristo?

La felicità legata al cosa posso ottenere, o la gioia legata a cosa ho già ottenuto in Cristo?

La soluzione non è solo nell'avere gli strumenti e i materiali per costruire il mobile della nostra gioia,  ma soprattutto nel seguire le istruzioni.

Nella tua vita avrai momenti felici e momenti infelici, ma la tua gioia non dipende da come sei ma da chi sei in Cristo e da quello che fai per far crescere la tua gioia in Cristo.

Preghiamo.

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04 luglio 2021

La Teologia della Gioia - Filippesi 1 | 4 Luglio 2021 |

Siamo l'opera d'arte di Dio, amati da Dio, salvati da Dio attraverso Cristo: viviamo per questo una vita nella gioia.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
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È un piacere e un privilegio condividere di nuovo con voi e oggi stiamo iniziando una nuova serie sulla lettera ai Filippesi e, naturalmente, sto iniziando con il capitolo 1.

Vi leggo un profilo di una persona su Twitter:

"Un'anima appagata con una passione per i libri, il teatro e la musica: appassionata  circa: il cricket, organizzatrice di comunità, eternamente curiosa, amante di Gesù."

Chissà se sai a chi appartiene dalla descrizione? Certo, è il mio! Cosa mi ha tradito? Forse il cricket? Penso che se Paolo avesse un profilo Twitter sceglierebbe: qualcosa del genere

Paolo, un servo of Cristo Gesù. Grazia e pace a voi

Vedete, a parte Romani, Paolo inizia ogni sua lettera con quelle parole. È il lavoro della sua vita servire Gesù e la chiesa e impartire su di essa la benedizione della grazia e della pace.

Grazia è la parola greca charo e la parola standard sarebbe chairien, 'saluti', ma Paolo usa una sottile variazione charis, grazia. La grazia, l'amore incondizionato e sconfinato che Dio ha per chi non lo merita. 

Grazia e pace a te. 

Pace è la parola greca eiríni e letteralmente significa "ogni tipo di bene". C'è un uso nel Nuovo Testamento di esso al futuro, ma ogni altro uso nel Nuovo Testamento è al presente. "Ogni tipo di bene" qui e ora. Grazia e pace a te.

Preghiamo: Padre, oggi vogliamo riposare nella benedizione della tua grazia e della tua pace. Abita questo spazio con la tua Parola e attraverso tuo Figlio. Chiediamo al tuo Spirito di confermare in noi tutto ciò che vuoi che ascoltiamo. Amen.

Grazia e pace a te. 

Ciò che è ancora più notevole del saluto usato per i Filippesi è che Paolo al momento della scrittura era in prigione.

Paolo fu imprigionato più volte, una volta a Efeso, una volta a Cesarea e due volte a Roma. Se sta scrivendo da Efeso questo fa datare la lettera all'inizio degli anni 50 dopo Cristo, se a Cesarea è alla fine degli anni 50 e se da Roma allora sono i primi anni 60. A questo punto non è molto importante,  ciò che importa è conoscere la natura e il carattere di questa giovane chiesa. La chiesa di Filippi fu la prima ad essere fondata nell'Europa continentale da Paolo e vediamo la narrazione di ciò in Atti 16.

Paolo, mentre si trova a Troas nel suo secondo viaggio missionario, ha la visione di un uomo che gli chiede di venire in Macedonia. Lui e Sila si recano a Filippi e in cerca di ebrei credenti trovano Lidia e altre donne che pregano vicino al fiume fuori città. Paolo predica loro e Lidia diventa cristiana. E sì, lo dirò: 'Che meraviglia che il primo convertito europeo ad essere battezzato fosse una donna e che la chiesa in Europa abbia visto anche donne coinvolte nella fondazione.

La stessa Filippi era una città importante e ricca fondata da Filippo di Macedonia (padre di Alessandro Magno) sui ricchi giacimenti d'oro che dovevano essere estratti lì. Era su una rotta commerciale chiave e un'importante colonia romana. È un ottimo posto per iniziare una chiesa - con così tanti di passaggio, da qui il Vangelo si diffonderà.

Gli indizi che abbiamo sulla natura della chiesa provengono principalmente dal tono della lettera. Di solito quando Paolo scrive a una chiesa è perché lo hanno fatto arrabbiare, o sono arrivati ​​a credere a qualcosa di sbagliato - come i Galati, gli Efesini o i Corinzi; ma con i cristiani di Filippi Paolo scrive a persone che ama e con cui desidera ardentemente stare e di cui è orgoglioso. È un rapporto particolarmente personale e questo conferisce alla lettera il suo carattere.

La chiesa di Filippi ha saputo che Paolo è in prigione e così gli ha inviato Epafròdito con un dono: è una comunità generosa e premurosa, ma è stata scossa dalla prigionia di Paolo.

“Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio.” (Filippesi 4:18)

Così Paolo scrive loro con gratitudine per la loro generosità e anche per ricordare loro chi sono in Cristo e che Lui solo è la loro sicurezza. I temi della lettera sono la gioia, l'unità e la centralità di Cristo .

Ma oggi nel capitolo 1 ci occupiamo della Teologia della Gioia. Ci sono 15 riferimenti alla gioia in Filippesi, ma Paolo non sta parlando di felicità, la parola che usa per gioia ha la stessa radice di quella che usa per grazia. La gioia cristiana è conoscere la sorgente della grazia e della pace. Come qualcuno ha detto su Internet, la gioia è:

“ uno stato d'animo e un orientamento del cuore. È uno stato stabile di contentezza, fiducia e speranza”.

Le mie scuse a quel "qualcuno"; non ho preso nota del suo nome e non sono riuscita a trovarlo di nuovo.

Quindi, come ci alleniamo ad abitare in modo naturale e manifestare gioia? Ci sono tre modi indica come Paolo fondamentali.

1. Un'opera d'arte di Dio

Paolo parla nel capitolo 1 di “Un'opera di Dio per tutto il popolo santo di Dio."

 Mi chiedo se come me ti preoccupi di parlare della chiesa come di persone sante? Ammettiamolo, se sei come me, o io sono in qualcosa simile a te, allora spesso la santità non è come ci descriveremmo: probabilmente ci definiremmo abituati a criticare, arrabbiati, egoisti,  litigiosi... ma santi?

Ma la santità non è uguale alla perfezione, non è nemmeno uguale all'essere buoni. Sì, certo, prendiamo sul serio il bisogno di essere riconosciuti per il nostro amore verso gli altri, dal nostro manifestare il frutto dello Spirito e, come ci ha ricordato Marco la scorsa settimana, dal modo in cui viaggiamo in questo mondo essendo l'aroma di Cristo. 

Queste caratteristiche non vengono dal nostro tentativo di essere buoni, vengono perché chiediamo allo Spirito di aiutarci e di cambiarci, e anche attraverso la disciplina del discepolato. Ma anche tutto questo non ci renderà un popolo santo perché garantisco che nel tentativo falliremo: siamo umani e gli umani sono fallibili. Lo dice il teologo Rowan Williams:

"Un essere umano è santo non perché trionfa con la forza di volontà sul caos e sulla colpa e conduce una vita impeccabile, ma perché quella sua vita mostra la vittoria della fedeltà di Dio in mezzo al disordine e all'imperfezione". 

Grazia e pace a te. 

La nostra identità poggia sull'amore incondizionato e sconfinato che Dio ha per coloro che non lo meritano e ai quali elargisce ogni genere di bene.

La buona notizia è che riconosciamo che le nostre identità sono cantieri con lavori in corso:

“E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù.” (Filippesi 1:6)

Non solo Dio è all'opera attraverso di noi, ma in noi, sia collettivamente che individualmente, e la promessa è che ci sarà completamento. Qui, ma in particolare in Efesini 2, quando Paolo parla di noi che siamo opera di Dio, la parola che usa è poema.. In te e in me Dio sta creando un'opera d'arte.

Grazia e pace a te. 

2. Amati da Dio

Ho detto prima che Paolo ama questa giovane chiesa e lo possiamo vedere dal modo in cui si rivolge a loro e dal rapporto che ha con loro.

v.3 Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi

v.7 Ed è giusto che io senta così di tutti voi, perché io vi ho nel cuore

v. 12  Desidero che voi sappiate, miei cari (ND) 

Di tutti i versetti di questo capitolo, penso che questi siano forse i più impegnativi. Quanti di noi possono onestamente dire che ringraziamo Dio per la nostra famiglia di chiesa, e con questo non intendo solo di questa dove siamo, ma in tutta la chiesa. Chiamiamo "amati" i nostri fratelli e sorelle? Li teniamo nel nostro cuore? O siamo più come quelli menzionati nei versetti 15 e 17 che predicano Cristo, ma senza amore? Nicky Gumble, il fondatore del Corso Alpha, dice questo:

“Sono stato sfidato da Dio di smettere di chiedere dei miei compagni cristiani: 'Cosa hanno che non va?' e iniziare a chiedere: 'Cosa hanno che devo imparare?'”

È davvero importante  per noi che alcuni abbiano tradizioni o enfasi diverse? Paolo afferma:

“Che importa? Comunque sia, con ipocrisia o con sincerità, Cristo è annunciato; di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora” (Filippesi 1:18)

Cosa è meglio: essere corretti o amare?

Mi piace come la a Bibbia inglese “The Message” traduce i versetti 9-10

“Quindi questa è la mia preghiera: che il tuo amore fiorisca e che non solo amerai molto, ma bene.”

Certamente la radice e la fonte di questo amore è Gesù. In questi 30 versetti del capitolo 1, Paolo fa riferimento a Cristo 20 volte. Una vita inquadrata nella conoscenza di tutto ciò che Cristo ha fatto per noi ci spinge verso l'esterno, proprio come i Filippesi fanno:“Condividiamo il Vangelo”; non possiamo farne a meno: sappiamo cosa significa essere amati e vogliamo che lo sappiate anche voi.” Un cuore grato è un cuore generoso.

Grazia e pace a te.

3. Salvati da Dio

Infine, la terza chiave per una teologia della gioia è la speranza, perché siamo salvati da Dio.

“...di questo mi rallegro, e mi rallegrerò ancora; so infatti che ciò tornerà a mia salvezza, mediante le vostre suppliche e l’assistenza dello Spirito di Gesù Cristo, secondo la mia viva attesa e la mia speranza di non aver da vergognarmi di nulla; ma che con ogni franchezza, ora come sempre, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia con la vita, sia con la morte. Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.” (Filippesi 1:18b-21)

Le preghiere dei fedeli e la provvidenza dello Spirito gli danno speranza. Che notevole testimonianza dell'autorità di questa giovane chiesa, le loro preghiere portano speranza.

Attraverso di loro Paolo ha speranza a breve termine per la liberazione e anche per la forza per affrontare i suoi persecutori. A lungo termine la sua speranza è sicura in Gesù. Paolo non perde mai di vista l'immagine eterna: “Perché per me vivere è Cristo e morire è guadagno.”

La vita è bella, vuole continuare a vivere, vuole rivedere i suoi amici per incoraggiarli e condividere ancora una volta con loro l'opera evangelica. Ma se così non fosse, allora c'è qualcosa di ancora meglio ed è che lui sarà con Cristo.

In conclusione voglio condividere il messaggio finale del Rev Joel Edwards, un titano della chiesa nel Regno Unito che è morto questa settimana.

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Cari amici

Vi scrivo questo per darvi un ultimo addio. Innanzitutto, i miei più smisurati ringraziamenti per le vostre
preghiere, il vostro amore e per avermi tenuto stretto a quel miracolo con le unghie.

Le parole non possono esprimere  la profondità, l'ampiezza e l'altezza  della mia gratitudine, ma sono tornato a casa.

La mia fervida preghiera è che la vostra fede  e tenacia nei miei confronti non sia considerata  un inutile esercizio religioso, ma che abbia  rafforzato la vostra fede in un Dio  che è meraviglioso, misterioso e maestoso  in tutto ciò che fa: Colui che è Fedele.

Vi raccomando la mia famiglia.  So che veglierete su di loro nei mesi  e negli anni a venire.

E vi affido a Dio e alla parola della sua grazia che può edificarci e darci un’ eredità tra coloro che sono stati salvati.

Vi aspetto per accogliervi...

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Joel in questo suo ultimo messaggio prima di tornare a casa ha riassunto il capitolo 1 di Filippesi; ma la cosa più notevole è  che ogni leader di qualsiasi denominazione della chiesa di Cristo, sapendo della notizia della sua morte hanno affermato quale gioia fosse stata lavorare con Joel.

La chiesa unita, messe da parte le differenze, incarna la teologia della gioia; un'opera d'arte di Dio, amata da Dio, salvata da Dio.

Grazia e pace a te. 

Amen.

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13 dicembre 2020

La Gioia oltre le luci - 3° Domenica di Avvento | 13 Dicembre 2020 |

La gioia può dipendere da come stai, ma la Gioia, quella con la G maiuscola, dipende da chi hai incontrato nella tua vita e da come quell'incontro la ha cambiata.
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Siamo alla terza Domenica di Avvento: nelle due precedenti domeniche abbiamo acceso le candele della Speranza e della Fede. Quest'oggi accendiamo la terza, quella della Gioia.

La Gioia: che cosa è la gioia? Come la definiresti? Cosa è che ti fa “essere gioioso?” Cosa ti muove il riso?

Oppure facciamo il contrario; cosa è che ti abbatte e ti affanna? Che ti affligge e ti rende amaro o amara? Che ti angoscia, che ti avvilisce... eccetera?

Se riuscissimo ad individuare cosa è che ci priva della gioia, allora sapremmo cosa fare per averla. Basterebbe solo “evitare” quelle cose, vero?

Fosse facile! Viviamo in un mondo che ci stressa, che sembra fatto apposta per toglierci la gioia. Spesso ci svegliamo la mattina  e il primo pensiero è:  Oh, mio Dio! Un altro giorno!”

E poi, a Natale, senti il tuo Pastore che ti parla di “gioia”! Che ti dice che dovresti avere “gioia”!

Quando sei senza lavoro, o con un matrimonio in bilico, o con dei figli problematici, o con una malattia che “chissà se la sfango?” Quando hai perso una persona cara... Perché il Natale  dovrebbe essere  un periodo di maggiore gioia?

Voglio vedere assieme a voi tre protagonisti del racconto biblico della nascita di Gesù, e cercare i motivi della loro gioia  in quel Natale di 2020 anni fa anno più, anno meno.

Maria

Maria era una poco più che adolescente quando un angelo le annunzia che rimarrà incinta, ma non del suo sposo...  anzi, prima che il suo sposo  l'avrebbe “conosciuta” in senso biblico.

Normalmente la prima parte del concepimento prevede anche il piacere fisico; è un premio che il Creatore a aggiunto per incoraggiarci a moltiplicarci.

Allora, ricapitoliamo: Maria, non sposata, ma promessa sposa, vergine, rimarrà incinta di nessun uomo prima di sposarsi, senza provare alcun piacere fisico...

Beh, certo, se sono alla ricerca di cose che mi portino via la gioia, qui ne ho un campionario completo!

Ma, incredibilmente, Maria non reagisce cominciando ad imprecare, a dire :”Me tapina, me meschina,  tutte a me le cose devono succedere!".

Tutt'altro: leggiamo in Luca 1 la sua reazione:

“E Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, perché egli ha guardato alla bassezza della sua serva. Da ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose mi ha fatte il Potente.” (Luca 1: 46-49) 

La parola tradotta con “esulta” nell'originale greco è ἀγαλλιάω agalliaō,  che è composto da agan  = tanto più hallomai = saltare.

Avete presente quando il centravanti della Nazionale fa gol ai mondiali? Cosa fanno i tifosi? Saltano! Saltano di gioia! La loro gioia è così incontenibile che deve in qualche modo avere uno sfogo fisico.

Maria, sapendo che rimarrà incinta, da vergine, non del suo sposo, invece di disperarsi... salta di gioia!

Cosa ha fatto, allora, Maria per avere una gioia così grande?

Per avere gioia... Non concentrarti sul problema ma affidalo a Dio

La prima cosa che toglie la gioia nella tua vita  è il guardare la realtà come una montagna insormontabile o come un abisso profondo.

Maria non menziona neppure il problema, è solamente curiosa di sapere  come avverrà il concepimento senza avere contatto con un uomo:

“Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?” (Luca 1:34b)

Lascia che l'angelo le spieghi che avverrà attraverso lo Spirito Santo, e poi afferma:

“Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola.” (Luca 1:38)

La parola che usa Maria è δούλη doulē; nella traduzione hanno “ingentilito” il termine, che non è “serva”,  ma “schiava”.

Uno schiavo non è un “collaboratore”, ma una proprietà personale del padrone,  sulla quale il padrone  ha potere di vita o di morte.

Maria trova la gioia nella sua situazione perché ammette di essere proprietà di Dio, e che lui ha potere di vita... non di morte, di sola vita! Dio non contempla la morte  per le sue figlie ed i suoi figli.

Quando hai un problema, cosa fai?  Ti concentri su di esso,  pensi solamente a quello? E' così che diventa  l'Everest  o l'abisso della fossa delle Marianne.

Maria trova la gioia affidando la sua vita  completamente nelle mani del suo Signore... ma non solo per quello...

Per avere gioia... Ricorda ciò che Dio ha già fatto per te

Maria dice:

“...perché grandi cose mi ha fatte il Potente.” (Luca 1:49) 

Il tempo usato in greco per “mi ha fatte”, è un tempo che non esiste in italiano, (se siete amanti di linguistica si chiama  “aoristo indicativo attivo”) che indica una azione  avvenuta in passato che si è completamente conclusa.

Mi spiego meglio: Maria non dice: “Beh, certo, in passato mi hai fatto dei favori, ma adesso si vede che ti sei dimenticato  di guardare giù per aiutarmi, eh!” ma dice:  “Il Signore mi ha già fatto in passato tutto le cose più grandi che mi poteva fare,  io sono ampiamente soddisfatta già così.”

Cosa fai, quando arrivano i problemi? Ti ricordi, o ti scordi? Tutto quello che Dio ha fatto per te, passa in sottordine, oppure è una solida base  con cui affrontare il futuro?

Maria trova la gioia perché sa che quello che il Signore ha già fatto per lei, nessuno potrà mai toglierglielo.

Il secondo protagonista che vogliamo vedere e che trova la gioia nel Natale non è un singolo, ma un gruppo di persone: sono i pastori.

I Pastori

Se Maria avrebbe avuto da recriminare  sulla sua situazione, anche i pastori  non è che se passassero molto bene.

I pastori non erano i padroni delle greggi; avere un gregge in Israele significava essere molto ricco... Ed un ricco non si sarebbe mai abbassato a stare in mezzo a bestie puzzolenti, dormendo all'aperto con ogni tipo di tempo.

Erano quasi sempre schiavi, costretti a dormire all'addiaccio... anzi, a non dormire affatto, perché dovevano vigilare che dalle greggi dei padroni non venisse rubato qualche capo, o che qualche animale le attaccasse.

Luca racconta così cosa successe a quei pastori  quella notte  di 2020 anni fa:

“In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge..  E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».” (Luca 2:8-12)

Ora, capiamoci bene, dire a degli schiavi, che dormono,  anzi non dormono,  in mezzo a bestie puzzolenti che se perdono una di quelle bestie saranno frustati, che stanno al freddo al vento e all'acqua e al gelo ,  di andare a cercare un bimbo in una stalla  (altro luogo puzzolente) e di provare gioia quando lo troveranno,  mi pare un po' esagerato!

E invece, miracolosamente, i pastori si dicono l'un l'altro:

“Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia... E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:15-17a, 20)

Non posso pensare che chi esce da una stalla glorificando e lodando non stia provando gioia... Ma che tipo di gioia è? E' la stessa di Maria, che fa saltare?

La parola degli angeli tradotta con “gioia” nel versetto di Luca 2:10 nell'originale è una parola differente da quella che ha usato Maria: non  è ἀγαλλιάω agalliaō,  ma è χαρά chara, che significa “avere una calma contentezza”. Non è la gioia che ti fa saltare  ma è una gioia che ti rende calmo, che ti fa pensare che tutto sta andando bene, tutto sta andando secondo i piani. 

Perché i pastori trovano la gioia? Quei pastori, quegli schiavi, erano ebrei, e gli angeli hanno usato una parola che loro conoscevano bene: in greco è Χριστός Christos ma io ebraico è מָשִׁיחַ mâšiyah, il Messia, l'Unto del Signore, il Prescelto da Dio per portare un regno di pace,  amore  e giustizia.

Per avere gioia... Ricorda che Dio ha un piano benevolo per te

I pastori avrebbero trovato gioia  perché avrebbero visto che il piano  che Dio aveva promesso stava funzionando, non era una illusione scritta su un libro, ma potenza che scendeva dal Cielo.

In qualsiasi situazione tu ti stia trovando puoi trovare gioia se ricordi che Dio  ha detto queste parole:

Infatti io so i pensieri che medito per voi”, dice il Signore, “pensieri di pace e non di male, per darvi un avvenire e una speranza.” (Geremia 29:11)

Anche il terzo protagonista è un gruppo e non un singolo: un gruppo di persone sapienti, scienziati, non credenti.

I Magi

Anche i Magi avrebbero avuto di che non essere felici; erano partiti probabilmente da Aleppo, in Siria,  dove c'era una famosa scuola di astrologia,  700 chilometri da Gerusalemme.

Avevano viaggiato  attraversando il deserto, dove non ci sono autogrill  o stazioni di servizio per rifocillarsi.

Visto che portavano doni preziosi (oro, incenso e mirra) avevano dovuto fare turni di guardia notturni per evitare che i predoni  li uccidessero per derubarli.

Non c'era un gran che da essere gioiosi! Eppure Matteo racconta che...

“Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra.” (Matteo 2:10-11)

La gioia che provano, dice il testo è la stessa dei pastori, χαρά chara, una “contentezza calma e rilassata”... ma stavolta Matteo aggiunge davanti a chara la parola μέγας megas = grandissima, una “grandissima e calma contentezza”.

Da dove proveniva questo tipo di gioia? Ce lo spiegano loro al versetto 9 di Matteo 2:

“Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo” (Matteo 2:9)

La gioia dei Sapienti deriva dal fatto di aver visto i segni di averli studiati di averli seguiti, e di aver trovato il vero tesoro.

Per avere gioia... Studia, cerca e trova la tua gioia nella Parola di Dio

I Magi avevano trovato la gioia nel constatare che tutti i pezzi del puzzle andavano assieme e formavano l'immagine di bambino che era un re!

 Tu sei più fortunato, tu sei più fortunata dei Magi; non devi affidarti a segni nel cielo, né a sogni, né a profezie per poter trovare il Cristo,  il Messia,  il Prescelto, il Salvatore.

Ti basta aprire un libro, e trovarlo in ogni piega dei fogli che lo compongono che quel Salvatore a scritto per farsi trovare da te in qualsiasi momento tu lo cerchi... è anche in questo Natale anomalo, per portarti la vera Gioia di Cristo. 

Quel libro dice:

 “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.” (Salmo 119:105)

Se usi quella lampada, se segui quella luce, troverai la vera Gioia  che porta il Natale.

Preghiamo.

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