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26 marzo 2023

Cosa fai quando cadi? | 26 Marzo 2023 |

Sarebbe bello non cadere mai... Perché non è tanto la prima caduta che fa male, ma l'ennesima caduta dopo cento cadute. Cosa fai quando cadi? Quando cadi hai tre sostegni potenti: la fede, la Parola e le preghiera. Perché sarebbe bello non cadere mai, ma quanto è più bello rialzarsi, e vincere, dopo essere caduti tante volte!
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Predicatrice: Lucia Pedoto
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 24 minuti

Oggi vorrei cominciare guardando un video insieme:


Era la prima, o forse la seconda, lottava proprio per il podio, ma è caduta. Chissà quante ore,  quanti giorni, quanti mesi,  quanto si sarà preparata quell'atleta per poter arrivare a correre cos,  a questo livello. Chissà quante volte in allenamento o durante altre gare sarà già caduta, perché gli atleti corrono e perciò cadono, Chissà quante volte avrà provato ad evitare quell'appoggio difettoso che fa sempre. 

Caspita corri veloce,  però poi quando metti  giù piede d'appoggio male perdi equilibrio; quanto ci avrà lavorato col suo allenatore su questo? Era pronta però, aveva raccolto tutte le energie in suo possesso,  stava dando il 100%... Era lì,   o prima o seconda... 

Ma niente è ricaduta sempre su quel piccolo dettaglio: un piede messo male. Pensate,  il corpo la grandezza del corpo, e un piede appoggiato male in velocità. Si sarà sentita sconfortata, si sarà sentita spaventata stava, mandando all'aria tutto il lavoro di mesi per un semplice errore; aveva pochi secondi pochi centesimi di secondo per capire cosa fare 

Ormai era per terra; aveva solo due scelte: tante da prendere per i pochi millesimi di secondo che le restavano. Poteva smettere di gareggiare; certo avrebbe dovuto alzarsi, non poteva certo rimanere lì sdraiata per terra a fare un pisolino. Comunque doveva alzarsi  e magari riprendere la corsa giusto per salvare un po' l'orgoglio, ormai l'avevano distaccata di metri e metri, e in questo sport sono molti. Avrebbe comunque perso. Però poteva rialzarsi, correre un po' lentamente,  così,  almeno da arrivare alla fine del traguardo; come si dice ”The Show Must Go On”, fino alla fine; ti rialzi e vai.

Oppure l'altra scelta era:”Sì, sono caduta di nuovo! Sì,  sempre su questo errore! Sì, di nuovo,  ma non mi importa, non mi frega stavolta! Quale sarà il risultato,  mi rialzo e corro di nuovo al 100%, come prima. E non penso al fatto che sono sconfortata, al fatto che ho fatto una figuraccia,  al fatto che il mio allenatore, che credeva in me, potrebbe esserci rimasto male, alle mie le mie colleghe avversarie che stavo battendo, ma che mi sono camminiate sopra per un mio errore.  Non mi interessa: io mi rialzo  corro come si fa,  con onestà e con forza.” 

Secondo voi cosa avrà fatto questa atleta: si è ridata da fare al massimo o ha ripreso una corsa in base a quello che poteva fare? Ormai era rimasta ultima! Lo vogliamo vedere quello che ha fatto?


Sarebbe bello non cadere mai. Ma pensate che bello vincere dopo essere caduti tante volte! Ci siamo mai sentiti così come questa atleta? Sconfortati, sconfortate anche dopo tanto impegno a  programmare qualcosa per poi ritrovarsi con la paura di non sapere come andrà a finire? Io no mai, assolutamente! Ovviamente, sto scherzando!

Quali sono le buche su cui cadiamo? 

“Caspita, mi ero ripromesso che non avrei più dato uno schiaffo a mia moglie, e glielo ho dato un'altra volta!”

“Ho promesso che non avrei mai più aperto il mobiletto degli alcolici, e invece  sono di qua di nuovo con questo bicchiere in mano.”

“Eccomi davanti l'ennesima volta a questo sito che mi ero ripromessa che non avrei più aperto. 

No!  Di nuovo ho lasciato a metà qualcosa che a evo cominciato... come per sempre!” 

“La malattia è tornata! Eppure ho fatto tutto quello che mi dicevano i dottori... ma è tornata di nuovo! E adesso?”

“E questo lutto, questa perdita del mio caro mi fa così male ancora dopo tutto questo tempo! E adesso?”

Sconforto, depressione, preoccupazione... Sappiate che, se vi è successo,  siete in ottima compagnia! Non siete soli, non siete sole! Ricordiamocelo, quando siamo proprio  in quel momento del buio, quando siamo proprio in quello sconforto che non ti fa vedere nient'altro se non la caduta.  

E poi, ragazzi, non so per voi come sia,  ma non è la prima caduta che fa male, e neanche la seconda e la terza, perché sei fresco e ti puoi alzare; è la centesima caduta che è faticosa! Devi prenderti e  rialzarti...La centunesima...  Quando invece dovremmo essere già abituati a cadere a rialzarc, E invece no,  sono quelle lì quelle difficili, quando cadi di nuovo, quando di muovo quel piede, mentre sei in velocità, lo appoggi male, e  perdi l'equilibrio.

Perciò, in quel momento, quando vedi solo nero e pensi che sei caduto, che sei caduta  per la centesima volta, non sei solo, no sei sola;  e la Bibbia ce lo dimostra.  

Giobbe aveva perso tutti i figli, il bestiame le ricchezze,  e in ultimo la salute.  Quante volte ci facciamo un taglietto sulla mano e ci brucia da morire quando condiamo l'insalata? Lui aveva dalla pianta del piede fino alla sommità del capo un'ulcera; nudo sulla cenere si trattava com un coccio...

Sarà stato sconfortato?

“Tanto che preferirei soffocare, preferirei morire piuttosto che vivere in queste mie ossa” (Giobbe 7:15)

“Ora mi consumo, mi hanno colto i giorni dell’afflizione. (Giobbe 29:16)

E Davide? Quanti bei versetti ci ha regalato Davide di inno al Signore,  di adorazione, di ringraziamento?  Ma quanto è stato sconfortato e afflitto Davide? 

Davide era un pastorello,  viveva felice con il suo gregge quando un giorno Dio ha pensato bene di mandare Samuele, di ungerlo e di dire a questo ragazzino che aveva  quindici anni che sarà il nuovo re d'Israele.  E da lì una schiera di persone che vorrebbe ucciderlo... Guai su guai: era sconfortato:

“Io grido con la mia voce al Signore; con la mia voce supplico il Signore. Sfogo il mio pianto davanti a lui, espongo davanti a lui la mia tribolazione.” (Salmo 142: 1-2)

E ancora Mosè. Era cresciuto in casa del faraone; un posto di privilegi, fino a quando   uccide un egiziano perché questo egiziano bastonavano ebreo. Fugge nel deserto e va a fare il pastore. Ma che fa Dio? Lo richiama, perché era un grande corridore Mosè e non voleva interrompere la sua corsa appena dopo la caduta non poteva perché avrebbe fatto comodo a tanti. E allora Dio lo richiama e gli dice: “Ho un lavoretto facile per te: vai dal faraone e digli di  liberare il mio popolo.  E tu lo condurrai nella terra dove vivranno felici e beati, dove scorre latte e miele.” 

“Mosè rispose e disse:”Ma ecco essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: Il Signore non ti è apparso” (Esodo4:1)

”Mosè disse al Signore:”Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua” (Esodo 4:10)

Mosè ha provato per un attimo a rimanere lì per terra,  sdraiato dopo la sua caduta;  ma poi sappiamo  quello che ha fatto quando  ha obbedito al Signore.

E, ancora , Paolo! Paolo  se fosse vissuto nella nostra epoca sarebbe il “life coach” per eccellenza! Paolo è il motivatore dei motivatori: “Correte la vostra gara! Riceverete la corona! Non vi scoraggiate! Edificatevi! State sempre aggrappati a Dio!”

Ma anche lui si è sconfortato perché era di carne:

“Mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. Per questo mi compiaccio in debolezze, ingiurie, in persecuzioni, in angustie per amore di Cristo; perché quando sono debole sono forte, allora sono forte.” (2 Corinzi 12:7-10)

Non si sa bene cosa fosse questa spina di cui parla Paolo;   potrebbe essere  una metafora spirituale,  o che avesse qualcosa all'orecchio o all'occhio o un altro tipo di malattia.  Però aveva qualcosa che lo faceva soffrire; la sua carne umana stava soffrendo,  e ha chiesto a Dio di liberarlo da quel dolore. Dopo tutto quello che stava facendo per Dio, pure questa spina! Beh,  avrà avuto tutto diritto di sconfortarsi ma non è rimasto nello' sconforto; tutti sappiamo quello che ha fatto Paolo.

E basta! Poi nella Bibbia non ci sono altri sconfortati:  siamo io, Giobbe, Davide, Paolo... C'è qualcun altro che era sconfortato?  Qualcuno di leggermente importante,  citato proprio al volo della Bibbia? 

“Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato. Allora disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me». E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».” (Matteo 26:36-39)

 Ho letto molte volte questa parte nella Bibbia scritta dai vari Apostoli, ma non  avevo mai fatto caso che Gesù lo chiede tre volte, come Paolo; tre volte Gesù fa questa preghiera al Padre.

Lo sconforto è umano, e Gesù il corridore per eccellenza, il vincitore tra i vincitori, anche lui è stato sconfortato, angosciato. E chissà Satana quanto ha gioito in quel momento dicendo : “E vai adesso se non si rialza,  ce la battiamo io e te, Dio!” 

Invece no: si è alzato più forte di prima. Ha abbracciato la sua croce, la nostra croce e ha vinto la sua gara.

Adesso direte : “E vabbè, sì Lucia.  Sì, ci hai dimostrato che lo sconforto è normale;  ce l'abbiamo tutti, pure Gesù.  Ma a me  non  cambia niente, perché il mio cuore comunque è sconfortato, perché comunque i miei problemi rimangono. Io vedo solo buio!”

Ma abbiamo tre alleati, tre antidoti, tre armi,  chiamatele come volete; tre doni preziosi che possiamo usare quando siamo sconfortati,  che sono un po' come la base del soffritto quando cucinate.  Qui la maggior parte siamo donne,  non so se vi piace cucinare, ma piace anche maschietti adesso cucinare; sedano, carote e cipolla,  la base con cui  puoi fare tutto. 

Il cuore sono questi tre ingredienti fondamentali del regno cristiano: Fede,  Bibbia e Preghiera.

Non ci serve nient'altro; la cosa che ho fatto maggiormente stanotte e  nell'ultima settimana era pregare pregare pregare pregare, e  dire: “Ci sei tu lassù che controlli tutto. Non lo so dove andiamo,  ma va bene così:  io ci sono. Io sto qui, aspetto che tu mi faccia vedere cosa dire.” Fede,  Bibbia e Preghiera.

Fede

Giobbe, il nostro amico Giobbe,  l'abbiamo lasciato che era afflitto e sofferente:

“Io riconosco che tu puoi tutto e che nulla può impedirti di eseguire un tuo disegno … Sì ne ho parlato; ma non lo capivo; …Ti prego, ascoltami e io parlerò; ti farò delle domande e tu insegnami! … Perciò mi ravvedo, mi pento sulla polvere e sulla cenere.” (Giobbe 42:2-6)

"Io, infatti, conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo – dice il Signore – progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza.“ (Geremia 29;11)

E' come quando si va in una città che non si conosce: si mette il navigatore e ci si affida, perché il navigatore sicuramente  sa più di noi. Dio è il navigatore della nostra vitan; non sappiamo i nostri passi dove ci condurranno,  non sappiamo neanche cosa succederà fra due minuti... Affidiamoci a lui nel buio più profondo; ovunque ci troviamo, fermiamoci e diciamo: “Signore io vengo dove vai tu!”

Fidatevi,  fidiamoci.  La Fede è la prima cosa; senza di quella non si va da nessuna parte.

Parola

L'importanza della parola. Ora è facile comunicare;  abbiamo WhatsApp, Messenger,  prima c'era Twitter e ora i ragazzi più giovani hanno Tik Tok.  Ma all'epoca in cui pochi sapevano scrivere a malapena il nostro padre Celeste ci ha lasciato la Parola; ci ha lasciato tutto scritto. E' tutto lì: dobbiamo soltanto avere la costanza  di aprire quel libro e leggere:

“Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore.” (Ebrei 4:12)

”Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.”  (2 Timoteo 3:16)

Preghiera

eE, per terza la preghiera. La preghiera è il filo diretto con Dio.  Non dovete neanche aspettare di avere campo, di avere il cellulare carico, di aver pagato il vostro abbonamento telefonico; e wireless, ma proprio la forma top,  la forma 2.2 del wireless!

La preghiera; fermiamoci e preghiamo sempre,  perché è l'unico modo per metterci in contatto con il nostro Dio,  e per sapere questo suo navigatore dove ci vuole condurre:

“Non angustiatevi per nulla, ma in ogni necessità esponete a Dio le vostre richieste, con preghiere, suppliche e ringraziamenti; e la pace di Dio, che sorpassa ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.”  (Filippesi 4:6-7)

”Siate lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera.” (Romani 12:12)

Siamo in questa gara,  la dobbiamo correre, ragazzi! Lavoreremo comunque perché i nostri giorni li decide il Signore, ma a noi ci  aspettala  decisione di quei piccoli millesimi di secondi;  i secondi in cui siamo per terra, dove non vediamo più nulla, dove sentiamo soltanto la nostra testa che ci dice che è finita,  che non ce la possiamo fare ad andare avanti,  non possiamo ricominciare... E' lì entriamo in gioco noi con la nostra volontà. E' lì che allora, sì, bisogna alzarsi su. 

Fede, Bibbia e Preghiera... e il nostro Signore non ci abbandona! 

Perciò,  ricordiamoci: Dio è in controllo, la Parola mi conforta e mi fortifica, la Preghiera mi tiene in costante contatto con Dio. Eccoli i tre antidoti contro lo sconforto. Non perché le cose da lì in poi andranno meravigliosamente e voi salterete per i campi fischiettando;  no. Ma perché avrete qualcuno potente all'ennesima potenza che andrà davanti a voi e se vuoi tribolate lui vi farà da scudo.


Preghiamo.

 

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11 aprile 2022

Il Re che piange - Domenica delle Palme | 10 Aprile 2022 |

Il pianto di Gesù, in un giorno di festa per lui, dove tutti lo acclamano, deve farci riflettere: quanto sono disposto io a modificare il Gesù che ho in mente, e seguire quello vero, non la proiezione di ciò che voglio, di ciò che più mi aggrada?
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Immaginatevi che, per qualche strano motivo, foste chiamati ad essere coinvolti in qualcosa di enormemente grande, qualcosa che cambi la storia del mondo, riportando pace, prosperità, sicurezza.

Essendo di attualità, supponiamo foste chiamati  al tavolo con i capi di stato di Ucraina e Russia, e che un vostro intervento riuscisse a far cessare la guerra tra loro e che, tornati a casa, mentre passeggiate per la via principale della vostra città la gente iniziasse a battervi le mani, a gridare il vostro nome, a volersi fare “selfie” con voi. Quale reazione susciterebbe in voi? Paura? Gioia? Eccitazione? Certamente non sareste tristi,  almeno penso.

La Bibbia è la lunga storia di un tavolo negoziale tra l'uomo e Dio, dove Dio, di sua spontanea volontà decide di sedersi ad un tavolo per far cessare la guerra, anche se l'uomo non ha fatto nulla per meritaselo; e lo fa mandando un “inviato speciale”.

Le presone sapevano che Dio avrebbe mandato, prima o poi, il Cristo, il Messia, il Salvatore; e ad un certo punto accade che le folle lo acclamino tale...

Dette queste cose, Gesù andava avanti, salendo a Gerusalemme... Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla via. Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste, dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!» … Quando fu vicino, vedendo la città, pianse su di essa, dicendo: «Oh se tu sapessi, almeno oggi, ciò che occorre per la tua pace! Ma ora è nascosto ai tuoi occhi.  Poiché verranno su di te dei giorni nei quali i tuoi nemici ti faranno attorno delle trincee, ti accerchieranno e ti stringeranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché tu non hai conosciuto il tempo nel quale sei stata visitata».  (Luca 19:28, 36-38, 41-44)

Era la prima volta che andava a Gerusalemme dopo che la aveva visitata a 12 anni. Che strana reazione, per  un mediatore che sta salvando il mondo! Gesù dovrebbe essere felice... e invece... piange! Le persone lo riconoscono come re, gli dicono che è mandato da Dio, stendono rami di palma e persino i loro mantelli affinché i suoi piedi non tocchino il suolo! Non ci dovrebbe essere motivo di piangere,  ma piuttosto di gioire!

Gerusalemme sarebbe stato il luogo dove Gesù avrebbe riappacificato l'uomo con Dio, attraverso la croce, sconfiggendo la morte. Perché il pianto, allora?

Ho detto già che la gente si aspettava che Dio mandasse il Messia, il Salvatore, e Gesù aveva fatto del tutto per farsi riconoscere come tale: leggiamo cosa era accaduto prima nel vangelo di Matteo:

“Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà».  (Matteo 21:1-4)

Oggi appare quasi comico un re su un'asino, ma all'epoca gli asini erano un bene preziosissimo; erano usati per lavorare e per spostarsi, erano (e sono) animali intelligentissimi, stabili come carattere, estremamente affettuosi, resistenti...

Non solo l'asino era prezioso, ma era anche una sorta di "status symbol";.  re, principi e giudici ,tutti cavalcavano gli asini.  Chi possedeva un asino all'epoca era come chi ai giorni d'oggi possegga una Ferrari

Ora, figuratevi il padrone degli asini  (perché Matteo ci dice che erano due, un'asina e il suo puledro) quando ii discepoli mandati da Gesù vanno da lui, slegano i due asini, e fanno per incamminarsi verso Gesù.

E come se qualcuno assieme a un suo amico entrasse nel tuo garage dove tieni una Ferrari e una Lamborghini, le mettessero in moto e facessero per andarsene! “Scusate... dove credete di andare?” “Ah, salve... è che al nostro Signore gli servono!” “Tutte e due? Mica male! E che se ne fa?”

Ma non c'è traccia delle rimostranze del padrone degli asini.  Perché? Perché era ebreo, e perché conosceva la Bibbia, e conosceva l profezia fatta dal profeta Zaccaria:

“Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia, o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina. Io farò sparire i carri da Efraim, i cavalli da Gerusalemme e gli archi di guerra saranno distrutti. Egli parlerà di pace alle nazioni, il suo dominio si estenderà da un mare all’altro e dal fiume sino alle estremità della terra.” (Zaccaria 9:9-10)

Questo passaggio è stato scritto 500 anni prima che Gesù entrasse a Gerusalemme, per 500 anni la gente aveva aspettato...  perché nella loro mente l'equazione era semplice: quando una figura simile a un re entra in città cavalcando  un asino,  significa che la pace sta finalmente per arrivare in Israele. Niente più inchini ai romani. Niente più cittadinanza di seconda classe. Niente più aver a che fare con "dei" stranieri. Niente più povertà, niente più intolleranza, niente più guerra. Solo pace. 

Sembra tutto così perfetto, ma non lo è; perché la gente si aspetta che Gesù il Re-Messia tanto atteso, vada al palazzo dove si trova Erode,  cacci Erode e regni a Gerusalemme al suo posto, cacci i Romani, sottometta le popolazioni vicine, mettendogli tasse da pagare  così che gli ebrei diventino ricchi.

Niente di più sbagliato Gesù non entrerà nel palazzo per prendere il suo posto sul trono. Gesù non chiamerà i capi spirituali della città per organizzare una ribellione. Gesù non è venuto a Gerusalemme per fare campagna elettorale.  È venuto perché l'umanità abbia una via di salvezza.

E visto che Gesù non soddisfa le aspettative  in pochissimo tempo tutto cambia. Tra cinque giorni le folle si rivolteranno contro di Lui. “Crocifiggilo! Crocifiggilo!,  Crocifiggilo!” grideranno.  E si allineeranno di nuovo per le strade della città,  questa volta non per gridare “osanna”, ma per maledire, deridere e sputare su di lui, mentre lo guarderanno portare la sua croce sul Golgota.

Tra cinque giorni i più vicini a Lui, gli amici, lo abbandoneranno: Giuda lo tradirà per 30 pezzi d'argento, Pietro lo rinnegherà, gli altri fuggiranno persino nudi ai quattro venti.

Tra cinque giorni i romani saranno ancora in carica; Pilato giudicherà Gesù colpevole  anche se  sa che Gesù è innocente.  Gesù sarà condannato ad essere crocifisso,  una morte crudele riservata ai criminali famosi.  Per Pilato sarà normale amministrazione,  mentre cercherà di mantenere la pace nella capitale ebraica.

Tra cinque giorni i capi religiosi festeggeranno; ai loro occhi Gesù non è altro che un altro eretico,  un falso re da smascherare e deridere. E poi non si sentirà mai più parlare di Lui.

Tra cinque giorni non ci saranno più folle che approvino, e non ci sarà più passione per il Nazareno, per Colui che è arrivato in città su un asino.

Ecco perché Gesù piange.

Nella lingua ebraico la parola “pianto” ed il verbo “piangere” non era unica; c'era una specificità del tipo di pianto e del motivo del pianto. C'era una "il pianto" per quando la gente moriva, il pianto" per un dolore fisico  il pianto" dato da una emozione. E c'era una parola specifica per quando il pianto era rivolto a Dio come supplica

La parola pianto usata da Luca, in greco è la parola κλαίω klaiō un pianto a voce alta, non silente, di quando la gente è in angoscia.  È il pianto di un profondo dolore emotivo.  Sta piangendo per coloro che lo rifiuteranno.

Non sta piangendo perché è preoccupato per se stesso; sta piangendo a causa del suo intenso amore verso quello che lo processeranno, verso quelli che lo flagelleranno, verso quelli che lo accuseranno falsamente, verso quelli che ne reclameranno la morte...

Piange, perché , per quelli, il suo sangue sarà sparso invano, e non riuscirà a portarli assieme a lui.

In tutta la Bibbia non troverete mai un Gesù che gioisce della condanna dei peccatori, anche quando lo meritano. Non lo troverete mai dire: "Ve l'avevo detto".

Gesù vede le folle che lo acclamano, ma  piange perché preferirebbe vedere un risultato diverso,  vorrebbe cuori che siano aperti,  non duri e chiusi, e questo, anche per lui che è Dio,  significa che ha le mani legate.

Gesù sta piangendo perché sa che egli è l'unico che può dare la vita. Molti di quello che prima lo avevano acclamato e poi avevano gridato “ Crocifiggilo” avranno pensato: “Beh, Dio troverà un altro modo per salvarmi.”

Non c'è un'altra via. Se ci fosse un'altra via, Gesù non sarebbe in tale angoscia  per le anime perse di queste persone.

Dio ha fatto di Gesù la via per la vita eterna.  Rifiutando Gesù, la città di Gerusalemme  ha rifiutato l'unica via che darà loro il vero accesso a Dio. Il pianto di Gesù, in un giorno di relativa gioia per lui, dove tutti lo acclamano, deve farci riflettere: quanto sono disposto io a modificare il Gesù che ho in mente, e seguire quello vero, non la proiezione di ciò che voglio, di ciò che più mi aggrada?

Perché spesso noi abbiamo in mente un Gesù “a modo mio”. Quello che mi preservi da ogni difficoltà, quello che mi rende benestante, quello che mi guarisce quando sono ammalato io o un mio caro. Quello che protegge la mia casa e la mia terra...

E non vogliamo un Gesù che mi aiuti nelle difficoltà, o nella mia povertà o nella malattia mia o di miei cari... o quando la mia casa è distrutta e il mio paese sotto le bombe...

Gesù certamente non gioisce delle mie difficoltà ma il suo obiettivo non è darmi una bacchetta magica... ma affrontare la vita sapendo che questa è la breve preparazione alla prossima:

“Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria, mentre abbiamo lo sguardo intento non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono; poiché le cose che si vedono sono per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.” (2 Corinzi 4:17-18)

Vedete, se Gesù piange con angoscia  per coloro che non sono salvati...  quanto più ha pianto per coloro che sono salvati?

Se Gesù si preoccupa così profondamente  per coloro che sono Suoi nemici...  quanto più si preoccupa per coloro  i cui nomi sono nel libro della vita? Ci saranno momenti in cui ci sentiamo soli. Ci saranno giorni in cui ci interrogheremo sulla cura di Dio. A volte arriveremo al punto di alzare il pugno contro Dio, come fece Giobbe.

Ma Gesù, Dio ha pianto.  Non solo piangendo per i suoi nemici,  ma anche piangendo per coloro  che sono incisi sul palmo della sua mano. 

Gesù ama Gesù si dispera per le anime perdute. Gesù è l'unica via. Gesù è venuto a salvare Gesù vuole che facciamo parte della Sua famiglia.

Sappiamo che è così perché 2000 anni fa Gesù guardò Gerusalemme...  e nel mezzo di una festa sfrenata... pianse.

Preghiamo.

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02 aprile 2021

Quel venerdì che cambia la mia storia | 2 Aprile 2021 |

 Riflessioni del Venerdì Santo 
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Il processo -  Matteo 27:11-14

Gesù comparve davanti al governatore e il governatore lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli disse: «Tu lo dici». E, accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla.Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose testimoniano contro di te?»  Ma egli non gli rispose neppure una parola; e il governatore se ne meravigliava molto. …

Gesù, Pilato, i sacerdoti, le guardie. E' un tribunale atipico... ma è un tribunale. Ma Gesù non parla. Perché? Non è forse il Figlio di Dio? Non potrebbe chiamare angeli a liberarlo? 

Ma forse è perché aspetta che siano i lebbrosi, i ciechi, gli storpi guariti a proclamare chi lui sia...

Lasciamo siano loro a dire a Pilato chi è e cosa fa. Lasciamo che Pilato mostri Gesù dalla terrazza del suo appartamento a popolo: chi ha tanto ricevuto, saprà dire da chi lo ha ricevuto!

Gesù è condannato - Matteo 27:22-26

 E Pilato a loro: «Che farò dunque di Gesù detto Cristo?» Tutti risposero: «Sia crocifisso».  Ma egli riprese: «Che male ha fatto?» Ma quelli sempre più gridavano: «Sia crocifisso!»  Pilato, vedendo che non otteneva nulla ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente di questo sangue; pensateci voi». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora egli liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Ma come? Nessuno lo difende? Nessuno prova a spiegare tutto il bene che ha fatto?  Dove sono i lebbrosi che furono guariti? Dove i ciechi che ora possono vedere? Dove  tutte le persone che hanno mangiato il pane e il pesce sulla collina? Dove sono quelli che hanno seguito Gesù così facilmente quando  pensavano che sarebbe diventato il re degli ebrei? Eppure nessuno parla. Nessuna voce nella folla viene in difesa di Gesù. Gesù è solo.

Dove sarei stato io? Averi avuto il coraggio di parlare del bene che mi ha fatto? Avrei taciuto? O averi gridato “Crocifiggilo”?

Gesù è coronato di spine e deriso - Matteo 27:27-31

Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte.  E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: «Salve, re dei Giudei!» E gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percuotevano il capo. E, dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono dei suoi abiti; poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Ed eccolo, il figlio di Dio, coronato di spine, percosso, sputato. Quale sia stato per Gesù più grande tra il dolore fisico e quello spirituale non saprei. Chi lo sta maltrattando potrebbe aver ricevuti da lui salvezza eterna:  Isaia aveva detto:

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7)

Gesù ha “lasciato”; ha permesso che lo umiliassero... Era nei piani. Era disposto sin dall'inizio a sopportare qualsiasi cosa, senza nessuna lamentela, per raggiungere uno scopo maggiore, più alto, eterno.  Questo è il “servire sino in fondo”. 

Io sono abituato a servire “fino a quando non fa male”, fintanto che so che c'è una via di ritorno, un'uscita... e tutto tornerà a come era prima.  Ma sarei disposto a fare un passo più in là,  a servire gli altri, anche anche se potrebbe non essere sempre facile o conveniente? Anche se potrebbe essere il mio ultimo atto?

La mia risposta fa la differenza tra un buon lavoratore, e un servitore: tra chi adempie ad un lavoro, e chi adempie ad una missione. 

Là nel cortile di Pilato vediamo un vero servitore.

Simone porta la croce - Luca 23:26

Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù.

Simone non era un discepolo: passava solo lì, era uno spettatore, e si trova a portare un peso non suo. Cosa avrei fatto io? Avrei tirato dritto, fatto finta di non capire i soldati, oppure avrei aiutato un uomo distrutto, a portare il suo peso?

È facile fingere di non vedere i bisogni, il dolore e la sofferenza intorno a me ogni giorno. È facile fingere di non sentire le grida di aiuto che provengono in molte forme da coloro tra i quali cammino ogni giorno.

È facile convincermi che sono troppo occupato, o troppo stanco, o ne ho già troppe nel piatto per essere coinvolti nella vita degli altri.

Gesù ha servito molti nella sua vita terrena... Simone è l'unico che serve Gesù nel momento del bisogno... anche senza essere un campione della fede.

Cosa farò io? Aspetterò di essere perfetto, o metterò a disposizione il mio tempo, la mia mente, i mie muscoli, quando sentirò un grido d'aiuto, quando vedrò un peso troppo grande da portare?

Gesù è inchiodato sulla croce - Marco 15:25-32

Era l’ora terza (le nove del mattino) quando lo crocifissero. L’iscrizione indicante il motivo della condanna diceva: «Il re dei Giudei».  Con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.  E si adempì la Scrittura che dice: «Egli è stato contato fra i malfattori». Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Eh, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso e scendi giù dalla croce!». Allo stesso modo anche i capi dei sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso. Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

La croce non serviva solo a punire il colpevole; per quanto atroce fosse, i Romani avevano altri modi per finirla in più breve tempo. 

Ma serviva a scoraggiare chi guardava la morte in croce. Non c'era solo il dolore, ma anche lo scherno di chi passava e guardava. Tu morivi lentamente, mentre altri ti ridevano attorno.

Eppure quella croce era differente. Pian piano che Gesù moriva al mondo, io cominciavo a vivere! Quell'unica morte avrebbe generato miliardi di nuove vite per chi avrebbe scelto la croce come simbolo della propria vita.

Isaia aveva detto :

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.” (Isaia 53:5)

Gesù muore - Marco 15:33-34, 37-39

All’ora nona (le tre del pomeriggio)Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lamà sabactàni?», che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»...Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito. E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!»

All'improvviso la notte, il terremoto, la cortina del Tempio che si squarcia in due... 

Cosa significa?

Significa che nell'ora più buia della terra, Dio è di nuovo accessibile. C'è persino un romano che riconosce in Gesù qualcosa di molto più alto di un uomo: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!»

Il peccato sembra trionfare per sempre.... e invece è sconfitto per sempre. L'ultima parola non spetterà più a satana, ma a Dio. Quando guarderò la croce, quando capirò che su di essa non ci sono io, ma Suo figlio al mio posto, allora Egli si ricorderà del nuovo patto... ed io sarò salvo.

Sono vivo, a motivo dell'obbedienza di Gesù al Padre.

Paolo dice: “...trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.” (Filip. 2: 8b)

Gesù è sepolto - Matteo 27:57-60

Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che gli fosse dato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nella propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia. Poi, dopo aver rotolato una grande pietra contro l’apertura del sepolcro, se ne andò.

Cosa sta trasportando Giuseppe nella sua tomba? Il simbolo di una sconfitta, o quello di una vittoria? Gesù è solo un corpo martoriato da seppellire, oppure uno spirito libero che produrrà benedizioni su benedizioni da allora in poi?

Giuseppe non comprende che quel corpo straziato rappresenta il trionfo sulla morte. 

“Tetelestai .Tutto è compiuto Tutto è pagato” . Gesù non ha più bisogno di quell'involucro mortale; può tornare a Padre e sedere alla Sua destra ed intercedere per Giuseppe, per Simone, per le pie donne che stavano ai piedi della croce...  Per l'umanità intera che guarderà d'ora innanzi alla croce come simbolo non di morte, ma di vita eterna.

“Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia esulta; anche la mia carne dimorerà al sicuro; poiché tu non abbandonerai l’anima mia in potere della morte, né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione.” (Salmo 16:9-10)

Fate questo in memoria di me – Luca 22:19-20

 Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.

Tutto questo è accaduto per firmare un patto, un nuovo accordo con Dio che nessun uomo avrebbe mai potuto firmare; un corpo spezzato ed un sangue versato che diventano ricordo indelebile di quel venerdì che ha trasformato la storia del mondo.

Accostiamoci agli elementi con riverenza, ricordando che Gesù è morto per sconfiggere la morte al posto nostro.

La gioia che verrà – Giovanni 16:19-22

Per tre giorni il mondo fu senza Gesù. Furono le pie donne a scoprire che Gesù non era più là. A loro fu riservato l'onore di essere le prime testimoni della potenza della resurrezione. Attendiamo questi tre giorni che ci dividono dalla Pasqua avendo fede nelle parole che Gesù ci ha consegnato prima di lasciarci:

“Gesù comprese che volevano interrogarlo e disse loro: «Voi vi domandate l’un l’altro che cosa significano quelle mie parole: “Tra poco non mi vedrete più” e: “Tra un altro poco mi vedrete”? In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà. Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia. La donna, quando partorisce, prova dolore perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana. Così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi toglierà la vostra gioia...».”

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10 aprile 2020

Se non ci fosse stato quel Venerdì Santo... | 10 Aprile 2020 |

Cosa sarebbe accaduto se quel famoso venerdì che tutto il mondo cristiano e non solo ricorda, Gesù avesse scampato miracolosamente alla morte? Quale impatto avrebbe avuto sulla vita del mondo, sulla tua e sulla mia?
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E se quel venerdì non fosse mai arrivato? E se quel venerdì, in qualche maniera miracolosa, Gesù avesse scampato la morte, avesse attraversato indenne la croce, cosa sarebbe successo?

Leggiamo assieme Matteo 27:

"50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. 51 Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, 52 le tombe si aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; 53 e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 54 Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: «Veramente costui era Figlio di Dio»."  (Matteo 27:50-54)



Se non ci fosse stato quel venerdì non sarebbe successo quello che viene detto al versetto 51: "... la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo...".  La cortina del tempio sarebbe rimasta sana e noi saremmo rimasti separati da Dio.

La cortina del tempio era la tenda spessissima che separava il luogo santissimo, il posto dove soltanto una volta all'anno entrava il sacerdote e dove Dio manifestava la sua presenza, che veniva riempito la presenza di Dio e dove era conservata l’Arca del Patto dove erano conservate le tavole con i Dieci Comandamenti dati a Mosè.

Se non ci fosse stato quel venerdì quel patto sarebbe rimasto per sempre nelle mani di un sacerdote che doveva fare sacrifici che doveva operare in nostra vece.

E invece no, quel venerdì (ringraziando Dio) è venuto, la cortina del tempio è lacerata in due, il tempio non ha più una porta d'ingresso perché l'unica porta d'ingresso è Gesù, e il suo sangue, e quella croce.

Se non ci fosse stato quel venerdì, per sempre saremmo stati separati della presenza di Dio; e invece Dio aveva proprio strutturato gli eventi perché ci fosse quel venerdì, perché quella morte violenta del suo figlio in croce potesse far sparire la separazione che c'era tra lui e noi.

Se non ci fosse stato quel venerdì non sarebbe successo quello che leggiamo al versetto 55 “... le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che dormivano risuscitarono”.

Se non ci fosse stato non ci sarebbe stata la resurrezione; se non ci fosse stato quel venerdì una volta morti sarebbe finito tutto. E invece no, proprio quando è morto Gesù, Dio ha previsto delle resurrezioni come dimostrazione della potenza che stava per sprigionare quella croce, anticipando i tempi  e facendo rivivere alcune persone che avevano sperato in Gesù  come te e me. Per dimostrare la potenza che c'era in quella croce.

Se non ci fosse stato quel venerdì Santo non avremmo la resurrezione, e non avremmo la certezza di vivere in eterno assieme con Gesù se crediamo in lui.

 Se non ci fosse stato quel venerdì non sarebbe successo quello che è scritto al versetto 54: “... il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero ‘veramente costui è il figlio di Dio.’ “

Se non ci fosse stato quel venerdì le persone non avrebbero capito che quello realmente era il Figlio di Dio, che la potenza del prodigio di quella croce era dovuta alla potenza che Dio aveva messo in Gesù.


Leggiamo anche Atti:

"14 Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e ascoltate attentamente le mie parole. 15 Questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è soltanto la terza ora del giorno; 16 ma questo è quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele: 17 Avverrà negli ultimi giorni”, dice Dio, “che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, #i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. 18 Anche sui miei servi e sulle mie serve, in quei giorni, spanderò il mio Spirito e profetizzeranno. 19 Farò prodigi su nel cielo e segni giù sulla terra, sangue e fuoco, e vapore di fumo. 20 Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. 21 E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.” (Atti 2:14-21) 


Qui è Pietro che parla quando lo Spirito Santo è arrivato nei discepoli e li ha riempiti e cominciano a parlare in tutte quante le lingue e  tutti quanti li capiscono nella propria lingua madre.

Se non ci fosse stato quel venerdì, non sarebbe arrivato lo Spirito Santo,  quello spirito che aveva riempito Pietro e gli Apostoli, mandandoli ad evangelizzare tutte le persone in quella città;  e in quella stessa giornata più di tremila persone credettero al vangelo.

Gesù ha detto più di una volta “se non vado via io, se non vado via questo venerdì, non potrò mandarvi chi mi sostituisce, chi vi riempie, perché fisicamente io non posso riempirvi come uomo, ma posso riempirvi quando tornerò sotto forma di Spirito Santo, e che sarà disponibile a tutti quelli che credono in me.”.

Se non ci fosse stato quel venerdì non avremmo lo Spirito Santo, e se non avessimo lo Spirito Santo non potremmo proclamare il vangelo del Signore.

No so se avete fatto caso alla similitudine della situazione che c'è tra la morte di Gesù e gli ultimi tempi citati da Pietro; alla morte di Gesù il cielo si è oscurato la cortina del tempio si è è spaccata, ci sono stati terremoti e la terra è scesa nell'oscurità. 

Nel versetto 20 di atti 2 Pietro descrive una situazione simile; dice che “...il sole sarà mutato in tenebre e la luna di sangue prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore.”.

Non aspettiamoci che le cose vadano meglio, non aspettiamoci che, improvvisamente, tutto quanto diventerà facile; quello che dice Pietro, qui ispirato dallo Spirito Santo,  è che le cose andranno di male in peggio,  è che noi sperimenteremo la stessa paura che avranno sperimentato le persone alla morte di Gesù; ma c'è in arrivo qualche cosa di più grande, che c'è un giorno che sarà grande, e sarà glorioso, dove  “... chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.”.

Se non ci fosse stato quel venerdì noi non avremmo potuto invocare il nome del Signore,  se non ci fosse stato quel venerdì noi non avremmo potuto essere salvati tramite la croce.

Ma venerdì c'è stato, quel venerdì c'è stato, Gesù è realmente morto, è stato crocifisso ed è morto per noi... ma il terzo giorno è resuscitato per dare a noi la sua potenza sotto forma di Spirito Santo, e riempirci.

Che Dio sia benedetto  per il venerdì che ha mandato a noi per poter essere liberi, per poter veder risolti i problemi del nostro  peccare,  per poter entrare nel tempio senza avere più una cortina che ci separa dal Padre,  per poter accedere direttamente al Padre attraverso il Figlio.

“... e avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”.



Che Dio benedica il tuo Venerdì Santo.


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26 marzo 2016

Colui che offre se stesso: la Passione | 25 Marzo 2016 |

Leggiamo assieme nel Vangelo di Luca cosa accadde quel venerdì che ha cambiato la storia del mondo:
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"Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita, e che quel giorno non vi venga addosso all'improvviso come un laccio; perché verrà sopra tutti quelli che abitano su tutta la terra. Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell'uomo».
 Di giorno Gesù insegnava nel tempio; poi usciva e passava la notte sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo, la mattina presto, andava da lui nel tempio per ascoltarlo.

La Passione: Giuda decide di tradire Gesù

 La festa degli Azzimi, detta la Pasqua, si avvicinava; e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di farlo morire, poiché temevano il popolo.
Satana entrò in Giuda, chiamato Iscariota, che era nel numero dei dodici. Egli andò a conferire con i capi dei sacerdoti e i capitani sul modo di consegnarlo nelle loro mani. Essi si rallegrarono e pattuirono di dargli del denaro. Egli fu d'accordo e cercava l'occasione buona per consegnare loro Gesù di nascosto alla folla.

Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva sacrificare la Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo:«Andate a prepararci la cena pasquale, affinché la mangiamo». Essi gli chiesero:«Dove vuoi che la prepariamo? » Ed egli rispose loro:«Quando sarete entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d'acqua; seguitelo nella casa dove egli entrerà. E dite al padrone di casa:"Il Maestro ti manda a dire:'Dov'è la stanza nella quale mangerò la Pasqua con i miei discepoli?'". Ed egli vi mostrerà, al piano di sopra, una grande sala ammobiliata; lì apparecchiate». Essi andarono e trovarono come egli aveva detto loro, e prepararono la Pasqua.

 Quando giunse l'ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Egli disse loro:«Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire; poiché io vi dico che non la mangerò più, finché sia compiuta nel regno di Dio». Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, disse:«Prendete questo e distribuitelo fra di voi; perché io vi dico che da ora in poi non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio».

 Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo:«Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo:«Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.

 «Del resto, ecco, la mano di colui che mi tradisce è con me sulla tavola. Perché il Figlio dell'uomo, certo, se ne va, come è stabilito; ma guai a quell'uomo per mezzo del quale egli è tradito! » Ed essi cominciarono a domandarsi gli uni gli altri chi mai, tra di loro, sarebbe stato a fare questo.

 Fra di loro nacque anche una contesa:chi di essi fosse considerato il più grande. Ma egli disse loro:«I re delle nazioni le signoreggiano, e quelli che le sottomettono al loro dominio sono chiamati benefattori. Ma per voi non deve essere così; anzi, il più grande tra di voi sia come il più piccolo, e chi governa come colui che serve. Perché, chi è più grande:colui che è a tavola oppure colui che serve? Non è forse colui che è a tavola? Ma io sono in mezzo a voi come colui che serve. Or voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove; e io dispongo che vi sia dato un regno, come il Padre mio ha disposto che fosse dato a me, affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno, e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d'Israele.

 «Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano, ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli ». Ma lui gli disse:«Signore, sono pronto ad andare con te in prigione e alla morte». E Gesù:«Pietro, io ti dico che oggi il gallo non canterà, prima che tu abbia negato tre volte di conoscermi».

 Poi disse loro:«Quando vi mandai senza borsa, senza sacca da viaggio e senza calzari, vi è forse mancato qualcosa? » Essi risposero:«Niente». Ed egli disse loro: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, così pure una sacca; e chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché io vi dico che in me deve essere adempiuto ciò che è scritto:"Egli è stato contato tra i malfattori". Infatti, le cose che si riferiscono a me stanno per compiersi». Ed essi dissero:«Signore, ecco qui due spade! » Ma egli disse loro:«Basta! »

 Poi, uscito, andò come al solito al monte degli Ulivi; e anche i discepoli lo seguirono.
 Giunto sul luogo, disse loro:«Pregate di non entrare in tentazione». Egli si staccò da loro circa un tiro di sasso e, postosi in ginocchio, pregava, dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Però non la mia volontà, ma la tua sia fatta».

 {Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo. Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra. } E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza, e disse loro:«Perché dormite? Alzatevi e pregate, affinché non entriate in tentazione».

Mentre parlava ancora, ecco una folla; e colui che si chiamava Giuda, uno dei dodici, la precedeva e si avvicinò a Gesù per baciarlo. Ma Gesù gli disse:«Giuda, tradisci il Figlio dell'uomo con un bacio?»

Quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per succedere, dissero:«Signore, dobbiamo colpire con la spada? » E uno di loro percosse il servo del sommo sacerdote e gli recise l'orecchio destro. Ma Gesù intervenne e disse:«Lasciate, basta! » E, toccato l'orecchio di quell'uomo, lo guarì.

 Gesù disse ai capi dei sacerdoti, ai capitani del tempio e agli anziani che erano venuti contro di lui:«Siete usciti con spade e bastoni, come contro un brigante! Mentre ero ogni giorno con voi nel tempio, non mi avete mai messo le mani addosso; ma questa è l'ora vostra e la potestà delle tenebre».

Arresto di Gesù; il Signore rinnegato tre volte da Pietro

 Dopo averlo arrestato, lo portarono via e lo condussero nella casa del sommo sacerdote; e Pietro seguiva da lontano.

Essi accesero un fuoco in mezzo al cortile, sedendovi intorno. Pietro si sedette in mezzo a loro. Una serva, vedendolo seduto presso il fuoco, lo guardò fisso e disse:«Anche costui era con lui». Ma egli negò, dicendo:«Donna, non lo conosco». E poco dopo, un altro lo vide e disse:«Anche tu sei di quelli». Ma Pietro rispose:«No, uomo, non lo sono». Trascorsa circa un'ora, un altro insisteva, dicendo:«Certo, anche questi era con lui, poiché è Galileo». Ma Pietro disse:«Uomo, io non so quello che dici». E subito, mentre parlava ancora, un gallo cantò. E il Signore, voltatosi, guardò Pietro; e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detta:«Oggi, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, andato fuori, pianse amaramente.

Gli uomini che tenevano Gesù lo schernivano percuotendolo; poi lo bendarono e gli domandavano:«Indovina! Chi ti ha percosso? » E dicevano molte altre cose contro di lui, bestemmiando.

Appena fu giorno, gli anziani del popolo, i capi dei sacerdoti e gli scribi si riunirono e lo condussero nel loro sinedrio, dicendo: «Se tu sei il Cristo, diccelo». Ma egli disse loro:«Anche se ve lo dicessi, non credereste; e se io vi facessi delle domande, non rispondereste. Ma da ora in avanti il Figlio dell'uomo sarà seduto alla destra della potenza di Dio ». E tutti dissero:«Sei tu, dunque, il Figlio di Dio? » Ed egli rispose loro:«Voi lo dite; io sono ». E quelli dissero:«Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? Lo abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca».

Poi tutta l'assemblea si alzò e lo condussero da Pilato. E cominciarono ad accusarlo, dicendo:«Abbiamo trovato quest'uomo che sovvertiva la nostra nazione, vietava di pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re». Pilato lo interrogò, dicendo:«Sei tu il re dei Giudei? » E Gesù gli rispose:«Tu lo dici».

Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla:«Non trovo nessuna colpa in quest'uomo». Ma essi insistevano, dicendo:«Egli sobilla il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui».

Quando Pilato udì questo, domandò se quell'uomo fosse Galileo. Saputo che egli era della giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode, che si trovava anch'egli a Gerusalemme in quei giorni.

Quando vide Gesù, Erode se ne rallegrò molto, perché da lungo tempo desiderava vederlo, avendo sentito parlare di lui; e sperava di vedergli fare qualche segno miracoloso. Gli rivolse molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. Or i capi dei sacerdoti e gli scribi stavano là, accusandolo con veemenza. Erode, con i suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido e lo rimandò da Pilato. In quel giorno, Erode e Pilato divennero amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro.

Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo, disse loro: «Mi avete condotto quest'uomo come sobillatore del popolo; ed ecco, dopo averlo esaminato in presenza vostra, non ho trovato in lui nessuna delle colpe di cui lo accusate, e neppure Erode, poiché egli lo ha rimandato da noi. Ecco, egli non ha fatto nulla che sia degno di morte. Perciò, dopo averlo castigato, lo libererò».

 [Ora egli aveva l'obbligo di liberare loro un carcerato in occasione della festa;] ma essi gridarono tutti insieme:«Fa 'morire costui e liberaci Barabba! » Barabba era stato messo in prigione a motivo di una sommossa avvenuta in città e di un omicidio. E Pilato parlò loro di nuovo perché desiderava liberare Gesù; ma essi gridavano:«Crocifiggilo, crocifiggilo! » Per la terza volta egli disse loro:«Ma che male ha fatto? Io non ho trovato nulla in lui, che meriti la morte. Perciò, dopo averlo castigato, lo libererò». Ma essi insistevano a gran voce, chiedendo che fosse crocifisso; e le loro grida finirono per avere il sopravvento.

Pilato decise che fosse fatto quello che domandavano: liberò colui che era stato messo in prigione per sommossa e omicidio, e che essi avevano richiesto, ma abbandonò Gesù alla loro volontà.

Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù.

Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui. Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse:«Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli. Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà:"Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato". Allora cominceranno a dire ai monti:"Cadeteci addosso!" e ai colli:"Copriteci!". Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco? »

Ora altri due, malfattori, erano condotti per essere messi a morte insieme a lui.
 Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio », vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra.

 {Gesù diceva:«Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». }Poi divisero le sue vesti, tirandole a sorte.

Il popolo stava a guardare. E anche i magistrati si beffavano di lui, dicendo:«Ha salvato altri, salvi se stesso, se è il Cristo, l'Eletto di Dio! » Pure i soldati lo schernirono, accostandosi, presentandogli dell'aceto e dicendo: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso! »

Vi era anche questa iscrizione sopra il suo capo:«Questo è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi lo insultava, dicendo:«Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi! » Ma l'altro lo rimproverava, dicendo:«Non hai nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio? Per noi è giusto, perché riceviamo la pena che ci meritiamo per le nostre azioni, ma questi non ha fatto nulla di male». E diceva:«Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno! » Ed egli gli disse:«Io ti dico in verità, oggi tu sarai con me in paradiso».

Era circa l'ora sesta, e si fecero tenebre su tutto il paese fino all'ora nona; il sole si oscurò e la cortina del tempio si squarciò nel mezzo.

E Gesù, gridando a gran voce, disse:«Padre, nelle tue mani rimetto lo spirito mio ». Detto questo, spirò.

 Il centurione, veduto ciò che era accaduto, glorificava Dio, dicendo:«Veramente quest'uomo era giusto».

 E tutta la folla che assisteva a questo spettacolo, vedute le cose che erano accadute, se ne tornava battendosi il petto. Ma tutti i suoi conoscenti e le donne che lo avevano accompagnato dalla Galilea stavano a guardare queste cose da lontano. (Luca 21:32-23:49)
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