Nella tua vita Dio mette davanti a te due monti: quello della maledizione, e quello della benedizione di Cristo. Egli ti chiama ad accettare il sacrificio del suo figlio con cui vuole benedirti in eterno. Sta a te essere fedele a quella benedizione.
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Predicatore: Mario Forieri CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/visione video: 32 min.
Brani utilizzati:
“Il Signore disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione.Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Abramo partì, come il Signore gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Caran. Abramo prese Sarai sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che possedevano e le persone che avevano acquistate in Caran, e partirono verso il paese di Canaan. Giunsero così nella terra di Canaan, e Abramo attraversò il paese fino alla località di Sichem, fino alla quercia di More. In quel tempo i Cananei erano nel paese. Il Signore apparve ad Abramo e disse: «Io darò questo paese alla tua discendenza». Lì Abramo costruì un altare al Signore che gli era apparso. “Quando avrete attraversato il Giordano, ecco quelli che staranno sul monte Gherizim per benedire il popolo: Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Giuseppe e Beniamino; ed ecco quelli che staranno sul monte Ebal, per pronunciare la maledizione: Ruben, Gad, Ascer, Zabulon, Dan e Neftali.” (Deuteronomio 27:12-13) “Quando avrete attraversato il Giordano per entrare nel paese che il Signore, il tuo Dio, vi dà, innalzerai delle grandi pietre e le imbiancherai con la calce. Poi vi scriverai sopra tutte le parole di questa legge, quando avrai attraversato il Giordano per entrare nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà: paese dove scorrono il latte e il miele, come il Signore, il Dio dei tuoi padri, ti ha detto. (Deuteronomio 27:2-3) “Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di metallo fuso, cosa abominevole per il Signore, opera di un artigiano, e la pone in luogo occulto!” – E tutto il popolo risponderà e dirà: “Amen”. Maledetto chi disprezza suo padre o sua madre!” – E tutto il popolo dirà: “Amen”.” (Deuteronomio 27:15-16) «Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce del Signore tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, il Signore, il tuo Dio, ti metterà al di sopra di tutte le nazioni della terra; e tutte queste benedizioni verranno su di te e si compiranno per te, se darai ascolto alla voce del Signore tuo Dio: sarai benedetto nella città e sarai benedetto nella campagna.(Deuteronomio 28:1-3) Allora Giosuè costruì un altare al Signore, Dio d’Israele, sul monte Ebal, come Mosè, servo del Signore, aveva ordinato ai figli d’Israele, e come sta scritto nel libro della legge di Mosè: un altare di pietre intatte sulle quali nessun ferro era passato; e i figli d’Israele offrirono su di esso olocausti al Signore e fecero sacrifici di riconoscenza. E là, su delle pietre, Giosuè scrisse una copia della legge che Mosè aveva scritta in presenza dei figli d’Israele. Tutto Israele, i suoi anziani, i suoi ufficiali e i suoi giudici stavano in piedi ai due lati dell’arca, di fronte ai sacerdoti levitici che portavano l’arca del patto del Signore: gli stranieri come gli Israeliti di nascita, metà dal lato del monte Gherizim, metà dal lato del monte Ebal, come Mosè, servo del Signore, aveva da prima ordinato che si benedicesse il popolo d’Israele. Dopo questo, Giosuè lesse tutte le parole della legge, le benedizioni e le maledizioni, secondo tutto ciò che è scritto nel libro della legge. Non vi fu parola, di tutto ciò che Mosè aveva comandato, che Giosuè non leggesse in presenza di tutta la comunità d’Israele, delle donne, dei bambini e degli stranieri che camminavano in mezzo a loro. (Giosuè 8:30-35) Ora doveva passare per la Samaria. Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; e là c’era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l’ora sesta. (Giovanni 4:4-6) “La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa».” (Giovanni 4:25) “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2 Corinzi 5:21) “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»” (Galati 3:13)
Quale è la cura al male che trovo nel mondo? E' fissare la croce dove Cristo a pagato, una volta e per sempre i peccati di chi si affida a lui.
(Messaggio di Mario Forieri)
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”Il re cananeo di Arad, che abitava nella regione meridionale, avendo udito che Israele veniva per la via di Atarim, combattè contro Israele e fece alcuni prigionieri. Allora Israele fece un voto al Signore e disse: «Se tu dai nelle mie mani questo popolo, le loro città saranno da me votate allo sterminio». Il Signore ascoltò la voce d’Israele e gli diede nelle mani i Cananei; Israele votò allo sterminio i Cananei e le loro città e a quel luogo fu messo il nome di Corma[a Poi gli Israeliti partirono dal monte Or, andarono verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; durante il viaggio il popolo si perse d’animo. Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». Allora il Signore mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e un gran numero d’Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita. Poi i figli d’Israele partirono e si accamparono a Obot; e, dopo essere partiti da Obot, si accamparono a Iie-Abarim nel deserto che è di fronte a Moab dal lato dove sorge il sole.” (Numeri 21:1-11) “Mosè fece allora un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, viveva.” (Numeri 21:9) “E come Mosé innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato, affinché chiunque crede in lui non perisca ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:14) “Ora, [tutte] queste cose avvennero loro per servire da esempio e sono state scritte per ammonire noi, che ci troviamo nella fase conclusiva delle epoche.” (1 Corinzi 10:11) “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2 Corinzi 5: 21) “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi poiché sta scritto: 'Maledetto chiunque è appeso al legno'.” (Galati 3: 13 “Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: ‘Il Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!’.” (Numeri 6 :23 26) “ (Re Ezekia) Rimosse gli alti luoghi, frantumò le colonne sacre, abbatté l'Ascerah e fece a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva fatto, perché fino a quel tempo i figli d'Israele gli avevano offerto incenso e lo chiamò Nehushtan. “ (2 Re 18:1-4 ) “Ed io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me." (Giovanni 12:32)
Quando preghi, e cerchi l'aiuto di Dio, sei pienamente sincero, sei pienamente sincera con Lui? Ma, soprattutto, preghi per ricevere per te, oppure perché Dio dimostri la sua potenza attraverso di te?
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La scorsa settimana abbiamo iniziato a vedere la preghiera di Jabes che si trova in 1 Cronache:
rivediamola assieme:
“Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: "L'ho partorito con dolore". Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!" E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.” (1° Cronache 4:9-10)
Abbiamo cercato di capire perché a causa di questa semplice preghiera Iabes fosse stato più benedetto dei suoi fratelli.
Abbiamo già visto che è dovuto sia al “come” Iabes si pone davanti al Signore (Iabes “cerca” deliberatamente il Signore, urla salta e alza le mani per farsi notare Iabes si inginocchia davanti al Signore, non fugge, offre il collo, la propria vita al Signore).
Ma è sicuramente dovuto anche al “cosa” Iabes ha pregato, cosa a chiesto a Dio, e che Dio ha gradito ed ha concesso.
1. Iabes ha pregato con ambizione
“Allarga i miei confini.”
Il primo motivo è che Jabees era un uomo di grandi ambizioni. Definiamo per prima cosa la parola “ambizione”. Cosa significa essere “ambiziosi”
Il verbo “ambire” viene dal latino, e letteralmente significa “andare” (ire)“intorno (amb) Vi leggo la spiegazione e che ne fa il dizionario etimologico
“In Roma Antica era costume, non dimenticato dai posteri, che coloro i quali desideravano ottenere un piccolo ufficio, (una carica pubblica), si facevano attorno con moine e promesse alle persone del popolo che andavano appositamente a cercare per guadagnarsi il loro suffragio (il loro voto). Da questo affaticarsi venne che ambire in breve tempo significò bramare e brigare (darsi da fare per) gli onori” (Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani.)
Il dizionario dice bene “non dimenticata dai posteri” perché i politici attuali continuano a farlo!
Tu potresti dirmi: “Ma Marco, Gesù non ci ha chiesto di essere gli ultimi se vogliamo essere i primi? Non ci ha chiesto di stimare l'altro più di noi stessi?”
Certamente, ma tutto dipende dove sta il centro della tua ambizione.
Se tu sei il centro delle tue ambizioni, se vuoi “allargare i tuoi confini” che significa avere più soldi, più fama, più influenza, più potere per tuo unico e solo utile, allora è giusto il richiamo di Gesù. E non aspettarti che il Signore accolga la tua preghiera.
Ma Gesù ci ha detto anche un'altra cosa:
“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:16)
Per chi lo stava chiedendo Iabes? Come faceva Dio a sapere che non lo stava chiedendo per ambizione personale, ma perché la sua fortuna dimostrasse la grandezza del Dio che la concedeva?
Dio ha letto bene due affermazioni di Iabes:
“Benedicimi... sia la tua mano con me”
Abbiamo visto la volta scorsa che chiedere benedizione significa inginocchiarsi dinanzi al Signore, non fuggire, ma mettere la propria vita a sua disposizione
Poi Iabes aggiunge qualcosa di altro: parla della “mano di Dio”. Quando gli ebrei parlavano della mano di Dio, quello che intendevano significare non era una mano “fisica”, ma la potenza di Dio.
Vi faccio vedere solo un esempio da Esodo: qui stavano parlando di tutto quello che Dio aveva fatto per farli uscire dalla schiavitù in Egitto.
“Quando, in avvenire, tuo figlio ti interrogherà, dicendo: “Che significa questo?”, tu gli risponderai: “Il Signore ci fece uscire dall’Egitto, dalla casa di schiavitù, con mano potente.” (Esodo 13:14)
Mentre tutti i suoi amici si accontentavano di essere nella media ... di essere “mediocri” (vedete come la parola che deriva da “media” abbia una connotazione assolutamente negativa), a Jabes non bastava.
Iabes vuole che la potenza del Signore sia “evidente” agli altri. Sta affermando: “Dio, io non fuggo da te, e metto la mia vita a tua disposizione: voglio qualcosa di grande, qualcosa che si veda da lontano che non è opera mia, ma Tua!”
Iabes aveva ambizione la sua vita aveva uno scopo, e non era “vivere per me stesso” ma essere uno strumento di Dio. Molte persone “scivolano” semplicemente, attraversando la loro vita, senza obiettivi, piani, scopi ed ambizioni; ed il risultato è che non combinano un gran che nella vita. Si accontentano semplicemente di “esistere”
Sei come Iabes? Mi auguro di si! Dio vuole che tu cresca, anche e soprattutto attraverso un sogno, una meta da raggiungere. Dio non se la prende se sei ambizioso per mostrare la sua potenza nella tua vita
Sai cosa ti frena molte volte dal chiedere come Iabes? La paura! E spesso confondiamo la paura con l'umiltà; “Oh, non sono capace di fare quella cosa” e così pensiamo di essere stati umili. Probabilmente è una mancanza di fede. Iabes sapeva di avere un Dio grande, un Dio potente... e chiedeva in grande!
Quale è la cosa che vorresti Dio facesse nella tua vita? Pensa” in grande, abbi fede, e prometti di dare il merito a Lui solo!
Altre volte quello che ci frena è la pigrizia: diciamo: “Io sto bene come sto!” Pensiamo a Paolo in Filippesi 11 che dice:” io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo.” e ci sentiamo a posto, anche spirituali!
Attenzione, perché Paolo non sta dicendo “Ho imparato a non avere nessun traguardo, ambizione o desiderio per il futuro”, ma sta dicendo che, anche se i suoi traguardi possono non essere ancora stati raggiunti, ha imparato a godere ogni giorno di quello ottenuto fino ad allora.
Il suo più alto desiderio era quello di portare il Vangelo a Roma; c'è voluto tempo, fede, sacrificio... ma alla fine c'è riuscito!
L'ultima cosa che ci viene in mente è quella di dire: “Io servo Dio in quel piccolo e in quel poco che so fare”. E così pensiamo di essere anche “spirituali”; la risposta è : “Impara più cose e più grandi! Lascia che Dio ti possa usare di più!”
Devo confessarvi di essere una persona ambiziosa: ho sognato di una chiesa nella mia città... e Dio mi ha usato per farla nascere. Ho sognato di avere una conferenza internazionale per i pastori in Italia... e Dio mi ha condotto ad organizzarla per tre anni ad Ostia.
Ma non è avvenuto tutto assieme: sono trascorsi i anni tra il sogno e la realizzazione; dodici anni per la chiesa e sei per la conferenza. Nel frattempo Dio mi ha preparato, forgiato, istruito, ammaestrato...
Hai mai provato a chiedere a Dio qualche cosa di veramente grande, enorme, una di quelle cose che pensi: “Ma seeee! Non avverrà mai!”
Iabes lo ha fatto, e lo ha anche ottenuto, perché sapeva che per lui era impossibile, ma non per la potenza di Dio. Sapeva che non sarebbe stato lui ad averne il merito, ma Dio.
2. Iabes ha cercato l'aiuto di Dio
“Preservami dal male”
I pochi versetti di Cronache ci danno alcune informazioni su Iabes, anche per quello che “NON” dicono. Le cose che non dicono è avesse qualche talento o dono speciale. E neppure che fosse benestante o istruito; era semplicemente un uomo comune con una fede fuori dal comune.
Non ti devi preoccupare di ciò che non hai se tu hai fede in Dio. Egli ti darà la potenza necessaria.
Per quanto il mondo possa ricercare il talento, o la ricchezza, sono cose passeggere. La fede in Dio no; quella resta.
Il Signore ama usare gente comune che crede in lui e che ha voglia di fidarsi di lui per vederli riuscire.
La seconda cosa che sappiamo è che Iabes aveva fatto così male a sua madre nascendo, che la madre lo aveva chiamato “doloroso” è anche probabile che fosse un figlio non desiderato e non amato.
Vi sarebbe piaciuto essere stati chiamati “doloroso” o “dolorosa”? “Oh, ecco che arriva Doloroso!” “Invitiamo anche Dolorosa alla festa?”
Ma Iabes era più forte del suo handicap; la sua fede lo sosteneva. Sapeva che l'unica fonte che poteva aiutarlo nella sua vita, non erano gli amici, la famiglia... neppure la chiesa.
Si certo, tutte cose buone, che aiutano, rendono una vita felice, sostengono nei momenti difficili... Ma l'aiuto, quello vero, quello che ti “preserva dal male” e perciò di guida verso il bene, quello che “non ti fa soffrire” (gli amici, la famiglia la chiesa lo fanno spesso) è solamente Dio!
Quale è il tuo handicap? La tuac ondizione dolorosa? E' fisica? E' spirituale? E' un'infanzia infelice? E' un lavoro frustrante o un matrimonio distrutto? Cerca l'aiuto di Dio, cercalo con fede, non “sperando”, ma credendo che lui può ogni cosa!
Gesù stesso ha detto questo:
“Ogni cosa è possibile per chi crede"(Marco 9:23).
3. Iabes ha pregato con sincerità
“In modo che io non debba soffrire!”
Iabes è stato spudoratamente sincero. “Signore, dammi fama, dammi soldi, proteggimi, così che non soffro”! Più sincero di così!
Qualche volta noi invece siamo “insinceri”, ovvero non siamo bugiardi, ma diciamo le cose che pensiamo siano giuste da dire anche se quello che pensiamo è diverso da quello che diciamo
“Oh, Signore! Non pensare a me, io posso anche soffrire, pensa agli altri!” Questa non è sincerità, è masochismo!
Pensiamo che chiedere di stare bene sia troppo egoista che Dio non risponda alle nostre preghiere se comprendono anche i dolori e gli acciacchi!
Conclusione
A quali tipo di preghiere risponde Dio? La vita di Iabes come e cosa pregare e a Dio aspettandoci di essere esauditi.
1. Iabes ha deliberatamente cercato il Signore, ha saltato, urlato alzato le mani per far sentire Dio come un padre desiderato e ricercato
2. Iabes si è inginocchiato davanti al Signore, non è fuggito ed ha messo la sua vita in mano sua.
3. Iabes ha pregato con ambizione volendo ottenere non per se ma per essere uno strumento di Dio.
4. Iabes ha pregato cercando l'aiuto di Dio, perché sapeva che era l'unico a cui poter affidare il compito di appianare il terreno.
5. Iabes ha pregato con sincerità, ha detto tutto quello che aveva nel cuore, non si è nascosto, non si è schermito
Ad un primo sguardo la preghiera di Iabes sembra molto egoistica, vero? Ma Dio la apprezza, e la esaudisce, perché in essa c'è un cuore che punta sempre verso di Lui, lo cerca, crede, si mette a disposizione, è sincero.
Cosa chiedi quando preghi? Dio ci incoraggia a chiedere: Giacomo afferma ” voi non avete, perché non domandate “ (Giacomo 4:2): Il Signore disse a Geremia: "Invocami, e io ti risponderò, ti annunzierò cose grandi e impenetrabili che tu non conosci". (Geremia 33:3)
Paolo dice : " Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo” (Efesini 3:23)
Dio può andare aldilà della tua immaginazione: Egli dice: “Fidati. Chiedimi. Scopri la tua grande ambizione. Provvedi una fede crescente. E dunque porta tutto a me in preghiera, perché io desidero esaudirti.”
Cosa vuoi che Dio faccia nella tua vita? Aiutarti al lavoro? Chiediglielo! Guidarti ad educare tuo figlio? Chiedi! Far crescere la tua chiesa? “Chiedi! Liberarti da un peccato ricorrente? Chiedi!
Dio non è come un grosso poliziotto che aspetta tu faccia un solo errore per dati un pugno in piena faccia. Dio vuole benedire la tua vita.
Come preghi al tuo Signore? Quale è il tuo modello di preghiera? Può egli sentire da essa che tu lo cerchi, lo ami, lo servi?
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Essere pronti per essere benedetti.
Oggi vorrei parlarvi della preghiera. Quando preghi, cosa preghi?
Quali sono i temi delle tue preghiere? Preghi per te, o preghi per gli altri?
Vorrei vedere assieme una tabella che ci mostra i maggiori motivi di preghiera in America (ho cercato una relativa all'Italia... ma non la ho trovata!).
Fonte LifeWay 2017
Non esiste una maniera “giusta” di pregare: mia nonna aveva il “libro delle preghiere”, noi preghiamo “a braccio”, quello che ci viene in mente.
Usi mai le preghiere che ci sono nella Bibbia? La Parola è infatti ricca di preghiere; tutti i Salmi lo sono. Poi ci sono preghiere in Deuteronomio, Esdra, Neemia, Isaia, e poi in Atti, 1 Tessalonicesi, Efesini, il Padre Nostro in Matteo...
Molte di queste saresti capace di citarle a memoria... ma cosa accadrebbe se ti chiedessi di recitarmi la preghiera di Iabes?
E' una preghiera piccolissima, di appena 24 parole detta da una persona che viene citata una sola volta nell'intera Bibbia.
E' una preghiera “strana” interpretata nelle più varie maniere. Si trova in 1° Cronache, al capitolo 4:9-10:
“Iabes fu più onorato dei suoi fratelli; sua madre lo aveva chiamato Iabes, perché diceva: "L'ho partorito con dolore". Iabes invocò il Dio d'Israele, dicendo: "Benedicimi, ti prego; allarga i miei confini; sia la tua mano con me e preservami dal male in modo che io non debba soffrire!" E Dio gli concesse quanto aveva chiesto.” ( 1° Cronache 4:9-10)
Una delle caratteristiche di molti credenti è quella di fare preghiere per tutti, ma non per se stessi (se non in casi “estremi”)!
Preghiamo per la moglie, i figli, i parenti, gli amici, la pace nel mondo... ma per noi... ci sembra un po' troppo... egoistico!
Iabes invece prega “dammi tutto, non mi far soffrire... amen!”e, incredibilmente, (secondo la nostra logica incredibilmente)Dio che fa? Gli dà tutto,e dice espressamente nella Bibbia che lo onora PIU' dei suoi fratelli!
Perché mai Dio avrebbe dovuto distinguere quest'uomo? Cos'ha fatto di così speciale da meritare di essere ricordato e con una menzione d'onore? Sembra quasi che il Signore
abbia dei “raccomandati” da favorire!
Che cosa è che fa si che Dio veda di buon occhio ed esaudisca la preghiera di Iabes piuttosto che quella dei suoi fratelli?
Ci sono almeno cinque buoni motivi per cui Dio ha risposto alla preghiera di Iabes, e noi possiamo trarre dei validi principi per le nostre vite.
Due riguardano il COME Iabes a chiesto e tre il COSA Iabes ha chiesto. Questa settimana vedremo il COME.
1. Iabes CERCA il Signore
“Iabes invocò il Dio d'Israele”
Non sappiamo cosa fecero i fratelli ma sappiamo certamente che Iabes cercava DELIBERATAMENTE un rapporto col Signore. Il verbo che è tradotto con “invocare” significa “avvicinarsi gridando”.
Iabes ricerca l'attenzione di Dio, un po' come i nostri figli facevano all'uscita delle elementari, quando saltavano, alzavano le braccia e urlavano, “Papà, sono qua!”
Gesù ha detto:
“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa.” (Matteo 7:7-8)
Sai una cosa? Quando andavo a prendere i miei figli alla scuola non mi sarebbero servite quelle mani alzate, quei salti, e quelle grida per convincermi a prenderli e a portarmeli a casa!
Li amavo, li amo, sono miei figli, è ovvio che li voglia vicino, li voglia proteggere, voglia dare loro il meglio....Ma mi facevano tanto piacere le mani alzate, i salti e le grida... perché mi facevano capire che loro ci tenevano a me! Che non avrebbero scelto un altro padre a caso, che loro volevano starmi vicino per il resto della giornata!
Lo fai tu? Alzi le mani al tuo Padre Celeste? Salti di gioia quando lo vedi? Gridi a lui? Dovresti! Il suo amore per te come padre è fuori discussione... ma è un padre con un cuore, e gioisce quando sa di essere amato, speciale, unico!
2. Iabes SI INGINOCCHIA dinanzi al Signore
"Benedicimi, ti prego”
Il verbo è “barak” (adesso sapete che Barak Obama è “Benedetto Obama!) ed è un verbo di movimento, sta a significare “inginocchiarsi di fronte a qualcuno”.
Iabes non solo ricerca Dio, ma si dispone in maniera di ricevere la sua approvazione in una posizione di potenziale vulnerabilità.
Inginocchiarsi era in antichità un gesto di coraggio degli schiavi davanti al proprio padrone; essere in ginocchio significa non avere possibilità di fuggire, ed offrire il collo.
Se uno schiavo lo faceva volontariamente, significava “Io ho fatto il mio dovere, non temo di essere punito”.
Come ti accosti al Signore? Sei “inginocchiato” in attesa di essere approvato? Non sto parlando esclusivamente della posizione “fisica” (quella può aiutare), ma della tua posizione “spirituale”? Puoi affermare di non temere nulla perché hai fatto il tuo dovere?
Nessuno di noi avrebbe mai potuto farlo, eravamo e siamo colpevoli, ma il sangue di Gesù ha coperto la nostra colpa. Tutto ciò che devi fare è seguirlo, obbedire ai suo comandamenti.
Quando chiedi a Dio di benedirti, puoi essere sicuro che non ti serve scappare? Puoi offrire il collo,
perché il tuo dovere di credente lo stai facendo?
Dio vuole benedirti, ma sei tu, sono io nelle condizioni di ricevere la sua benedizione? Giacomo dice:
“Avvicinatevi a Dio, ed egli si avvicinerà a voi. Pulite le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o doppi d’animo!” (Giacomo 4:8)
Giacomo dice una cosa importante: se voglio avvicinarmi a Dio non devo fare lo sforzo tutto da solo, perché Dio colmerà la distanza che mi manca per raggiungerlo.
L'ha fatto con Gesù, una volta e per sempre, e continua a farlo ogni qualvolta un suo figlio o una sua figlia vogliono avvicinarsi a lui, chiedere le sue benedizioni, avere la sua approvazione.
Ma dice anche che devo mettermi nelle condizioni giuste: lavare via il peccato, purificare il cuore, avendo un solo animo, non due: uno per le cose del mondo, e uno per Dio.
La prossima settimana parleremo di COSA ha chiesto Iabes, e vedremo che ha “mirato in alto”, e che è stato anche esaudito.
Ma tutto è partito dal gridare al Signore, dal fare salti, agitare le mani, per dire “Ehi, Padre, sono qua!”
Ma anche dall'inginocchiarsi sicuro di essere a posto, di essere obbediente, di essere lavato.
Ma anche da un cuore che non era diviso tra le cose del mondo e le cose di Dio, perché vedremo che Iabes ha chiesto si la prosperità del mondo, ma per la gloria di Dio, non per la propria.
Quanto dura la tua ira? Quanto sei pronto, quanto sei pronta ad usare la misericordia? Quanto sei capace di amare oltre il male che gli altri ti hanno fatto? Siamo figli di un Dio che non ama l'ira, ma la misericordia; anche quando applica l'ira contro coloro che lo negano, il suo cuore è pronto a benedire e ad usare misericordia verso tutti coloro che tornano a Lui. E noi, come figli, dobbiamo comportarci come Lui.
(Messaggio portato da Simone Giannicola)
--- "«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. " (Isaia 40:1) "Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. " (Salmo 103:9)
"Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia." (Michea 7:18)
"Allora Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dèi oltre a me. Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il Signore, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti." (Esodo 20:1-6) "Io sono il Signore; questo è il mio nome; io non darò la mia gloria a un altro, né la lode che mi spetta agli idoli. Ecco, le cose di prima sono avvenute e io ve ne annuncio delle nuove; prima che germoglino, ve le rendo note». " (Isaia 42:8-9)
"Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto. Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello. "( 1 Giovanni 4:19-21)
"Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira e non fate posto al diavolo." (Efesini 4:26-27)
Se ci allontaniamo da Dio ci allontaniamo dalla sua benedizione e dalla sua protezione: se ritorniamo a Lui, Egli ci accoglie a braccia aperte.
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Oggi iniziamo una serie di messaggi sul libro più lungo della Bibbia: il libro di Isaia.
Sessantasei capitoli 1247 versetti,una struttura simile all'intera della Bibbia; sessantasei capitoli, come sono sessantasei i suoi libri, divisibili in due parti, la prima di trentanove capitoli, come l’Antico Testamento, la seconda di ventisette, come il Nuovo Testamento.
Un libro che si apre con l’accusa di Dio verso l’uomo a motivo dei suoi peccati, così come si apre Genesi con il peccato originale, e che conclude la prima parte con la profezia della venuta del Principe di Giustizia, così come la predizione di Malachia chiude l’Antico Testamento.
Nella seconda parte troviamo Isaia che grida al popolo di Gerusalemme l’arrivo del Dio sceso in terra, così come il Battista aveva fatto nel Vangelo di Giovanni, e che si conclude con la visione di nuovi cieli e nuova terra così come il libro di Apocalisse narra al termine del Nuovo Testamento.
Tutti i libri della Bibbia sono importanti ma Isaia ha una enorme valore non tanto per la lunghezza ma per tutte le profezie fatte in esso, tra cui la deportazione in Babilionia, la distruzione del Tempio, e la nascita di Gesù, e che si sono tutte avverate.
Lo avete mai letto tutto d’un fiato? Oppure lo avete “studiato”, con l’ausilio di qualche commentario? O forse lo avete letto “qua e là”, soprattutto quando veniva citato in un altro passo e una nota sulla Bibbia vi rimandava ad Isaia?
Non vi preoccupate, non andremo a studiare in profondità il libro così come abbiamo fatto con Rut, ma sarà piuttosto un breve sguardo a volo d’uccello per darvi un panorama generale, e magari stimolarvi a leggere di più a casa. Oggi vedremo la prima parte.
Questa prima parte è quella che intitolerei “C’era una volta il popolo di Dio”, o più sinteticamente “GUAI”... e poi scopriremo perché.
Isaia scrive 739 anni prima della nascita di Gesù, e lo farà per una sessantina di anni.
Siamo circa a 400 anni dagli eventi narrati nel libro di Rut, il popolo di Dio aveva avuto grandi re come Davide e Salomone, ma poi si era diviso in due nazioni distinte, Israele a nord e Giuda a sud, siamo prima della deportazione in Babilonia e le cose non vanno molto bene secondo Dio!
“Udite, o cieli! E tu, terra, presta orecchio! Poiché il Signore parla: «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.” (Isaia 1:2)
Cosa era successo? Dio li aveva liberati dalla schiavitù in Egitto, gli aveva dato un posto fertile dove vivere, li aveva protetti dai popoli ostili che erano tutto attorno. Era successo quello che accade con dei figli che tecnicamente si definiscono “scostumati”.
Avete presente quei figli che non obbediscono mai, che vogliono tutto, che fanno il contrario di quello che gli dici. Questo erano diventati i figli di Dio.
L'adorazione era diventata solo una “tradizione”; si andava al tempio per “tradizione familiare”: “Siamo il popolo di Dio!”
E quello che è peggio, è che via via vengono aggiunti “obblighi” ai credenti che non erano compresi nella Legge:
“Poiché è un continuo dar precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là!".” (Isaia 28:10)
“Beh- potrete dirmi – ma almeno saranno state persone “virtuose”, avranno una vita moralmente corretta”... Non proprio!
“Il Signore dice ancora: «Poiché le figlie di Sion sono altere, camminano con il collo teso, lanciando sguardi provocanti, procedendo a piccoli passi e facendo tintinnare gli anelli dei loro piedi” (Isaia 3:16 )
“Ed ecco che tutto è gioia, tutto è festa! Si ammazzano buoi, si scannano pecore, si mangia carne, si beve vino. «Mangiamo e beviamo, poiché domani morremo!.” (Isaia 22:13)
“Ok, Marco, vanno al tempio per abitudine, aggiungono regole nuove alla Legge di Dio ,fanno il “sesso ricreativo” mangiano bevono e gozzovigliano... Ma almeno sanno che c'è un Dio che li ha salvati e protetti, vero?” Ma neanche a parlarne!
“Si tagliano dei cedri, si prendono degli elci, delle querce, si fa la scelta fra gli alberi della foresta, si piantano dei pini che la pioggia fa crescere. Poi tutto questo serve all’uomo per fare fuoco, ed egli ne prende per riscaldarsi, ne accende anche il forno per cuocere il pane; e ne fa pure un dio e lo adora, ne scolpisce un’immagine, davanti alla quale si inginocchia. Ne brucia la metà nel fuoco, con l’altra metà prepara la carne, la fa arrostire e si sazia. Poi si scalda e dice: «Ah! mi riscaldo, godo a vedere questa fiamma!» Con l’avanzo si fa un dio, il suo idolo, gli si prostra davanti, lo adora, lo prega e gli dice: «Salvami, perché tu sei il mio dio!»".” (Isaia 44:14-17)
Se vi suona familiare la situazione con l'attuale andamento italiano... beh, non siete i soli! Si va in chiesa per tradizioni, ogni giorno c'è una nuova legge, si mangia si beve e si fa sesso come se non ci fosse un domani, e ognuno si è fatto un proprio dio su misura.
In una situazione del genere, ognuno potrebbe pensare: “E Dio, che fa?, Non vede tutto questo? Perché non interviene?"
Cosa fai con un figlio ribelle? Lo “leghi” alla sedia? Lo incateni? Semplicemente, cerchi di riportarlo sulla “retta via”:
“Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l’oppresso, fate giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova! «Poi venite, e discutiamo», dice il Signore; «anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana. Se siete disposti a ubbidire, mangerete i frutti migliori del paese; ” (Isaia 1:16-19)
Ricordate che queste cose Dio le dice al capitolo 1, e Isaia ha scritto per circa sessanta anni,
per cui il popolo di Dio ha avuto tempo per cambiare rotta... ma niente!
Nel tempo ho visto più situazioni simili, e la maggior parte delle volte padre e figlio hanno diviso le loro strade.
Ma non per questo il padre ha smesso di amare il figlio, e anzi ha continuato a dirgli di ravvedersi dalla sua vita dissoluta.
Allo stesso modo, Dio ci ama, sempre, anche quando andiamo “fuori dal seminato, e ci avverte di cosa ci accadrà se continuiamo.
Aveva mandato nei due regni dei profeti a farlo, Osea in Israele e Isaia in Giuda,
per dire “questo è quello che meritate per come vi comportate, ma potete ancora tornare indietro”.
Se siete di quelli che conoscono Isaia solo per i “versetti famosi” (quelli che parlano della nascita di Gesù :”La vergine rimarrà incinta... lo chiamerà Emmanule”, oppure quelli che parlano del sacrificio di Gesù, dell'agnello sacrificale) potreste restare stupiti del linguaggio che Dio usa.
“Perciò farò tremare i cieli, e la terra sarà scossa dal suo luogo per l’indignazione del Signore degli eserciti, nel giorno della sua ira furente. Allora, come gazzella inseguita, o come pecora che nessuno raccoglie, ognuno si volgerà verso il suo popolo, ognuno fuggirà al proprio paese. Chiunque sarà trovato sarà trafitto, chiunque sarà preso cadrà di spada. I loro bimbi saranno schiacciati davanti ai loro occhi, le loro case saranno saccheggiate, le loro mogli saranno violentate. .” (Isaia 13:13-16)
E’ un Dio che non ti aspetti, duro, spietato persino col suo popolo.
“Per questo il Signore farà sorgere contro il popolo gli avversari di Resin ed ecciterà i suoi nemici: i Siri da oriente, i Filistei da occidente; essi divoreranno Israele a bocca spalancata. Con tutto ciò, la sua ira non si calma e la sua mano rimane distesa. Il popolo non torna a colui che lo colpisce e non cerca il Signore degli eserciti.” (Isaia 9:10-12 )
Nei primi 39 capitoli Dio inizia 21 volte una frase con la parola GUAI (in ebraico “owy” = ti meriti questo).
Dio non punisce direttamente, ma si ritrae dal benedire e proteggere il suo popolo, PERMETTENDO che altri popoli lo facciano. La mano che rimane distesa è come se dicesse “vai” ai popoli che invadono Israele e Giuda.
Nei primi trentanove capitoli Dio manda l’uno contro l’altro, dodici popoli, i quali divengono a turno conquistatori prima e conquistati poi , distruttori prima e distrutti poi.
Dio promette vendetta contro Babilonia, contro l’Assiria, Moab, Damasco, Etiopia, Egitto, Edom, Tiro, Kedar, e infine anche e soprattutto Israele, e Giuda.
E' la medesima reazione che avrebbe un padre vedendo quelli che fanno del male a un figlio: “So che mio figlio si merita tutto questo, ma odio chi gli sta facendo del male”.
Una piccola nota per noi: spesso siamo dei figli “scostumati”. siamo disobbedienti e alla fine paghiamo la nostra disobbedienza: non siamo benedetti e non siamo protetti, ma questo non significa che Dio ci odia o che gioisce per chi ci fa del male.
Lo stesso Isaia, di fronte a tanta devastazione, forse con gli occhi pieni di lacrime, chiede a Dio: "Fino a quando, Signore?".(Isaia 6:11) Se Isaia si aspettava dal Signore un “ancora per poco” si sbagliava di grosso!
"E io dissi: «Fino a quando, Signore?» Egli rispose: «Finché le città siano devastate, senza abitanti, non vi sia più nessuno nelle case, e il paese sia ridotto in desolazione; 12 finché il Signore abbia allontanato gli uomini, e la solitudine sia grande in mezzo al paese. 13 Se vi rimane ancora un decimo della popolazione, esso a sua volta sarà distrutto” (Isaia 6:11-13a)
Che succede? Io non riconosco questo Dio spietato!
Uno dei fondamenti della nostra fede, è la certezza che Dio è SANTO: essere santi significa non solo essere senza peccato, ma ODIARE il peccato.
Se c'è il peccato, Dio non ci può essere.
Dove Dio è presente, là c'è la sua benedizione e la sua protezione. Dove Dio non è presente benedizione e protezione vengono meno.
Dio aveva iniziato dicendo «Ho nutrito dei figli e li ho allevati, ma essi si sono ribellati a me.” I figli erano usciti dalla casa , Dio non era più al centro della vita
C'è un detto italiano che recita: “non si muove foglia che Dio non voglia” ovvero, “tutto quello che accade è perché Dio lo vuole.
Ed è ASSOLUTAMENTE SBAGLIATO! Dio conosce prima tutto quello che accade, ma non tutto quello che accade è approvato da Dio, (oserei dire che gran parte di quello che accade NON è approvato da Dio), ma siamo noi che ci mettiamo nelle condizioni di riceve il male, perché non siamo più alla presenza di Dio, non abbiamo più la sia benedizione, né la sua protezione.
L'abbiamo detto tante volte, che se se vivi la tua vita con Dio questo non significa che la tua vita sarà tutta rose e fiori, ma che nel momento del bisogno Dio sarà lì pronto ad aiutarti.
C’è il sorriso di Dio per chi lo segue, ma c’è anche l’ira di Dio per chi, avendolo conosciuto, si allontana da lui. Ma, sapete, Dio è il padre perfetto , e un padre perfetto non potrà mai odiare suo figlio; lascerà sempre la “porta aperta” per quel figlio casomai dovesse tornare. Leggiamo la seconda parte del versetto 13 al capitolo 6:
“ma, come al terebinto e alla quercia, quando sono abbattuti, rimane il ceppo, così rimarrà al popolo, come ceppo, una discendenza santa.” (Isaia 6:13 )
Cosa significa questo? Significa che, nonostante i figli se ne siano andati, nonostante siano stati distrutti perché lontani dalla benedizione e dalla protezione di Dio, proprio in mezzo a quei figli ribelli nascerà una generazione SANTA! Una discendenza differente da tutto il resto del mondo!
Dio fa dire ad Isaia: “Un residuo, il residuo di Giacobbe tornerà al Dio potente.” (Isaia 10:21)
C'era una volta un popolo, il popolo che Dio amava, che sarà sì distrutto, ma un piccolo residuo rimarrà, e tornerà da lui! E darà come frutto una discendenza... SANTA!
Qualcuno che tornerà al Signore ci sarà, qualcuno che guarderà oltre la propria vita, che non penserà solo al proprio comodo, come il re Ezechia il quale, nel sapere che la deportazione a Babilonia sarebbe avvenuta dopo il suo regno, esclamerà:
"La parola dell’Eterno che hai pronunciata è buona". Poi aggiunse: "Vi sarà almeno pace e sicurezza durante la mia vita".” (Isaia 39:8)
In pratica Ezechia dice: ”...che m’importa… tanto per quell’epoca sarò morto e sepolto!”
Siamo giunti al capitolo 39, e qui termina la sezione “GUAI” Infatti, dal capitolo 40 il linguaggio è completamente differente:
«Consolate, consolate il mio popolo», dice il vostro Dio. «Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele che il tempo della sua schiavitù è compiuto; che il debito della sua iniquità è pagato, che essa ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati» (Isaia 40:1-2)
L'ira di Dio non dura in eterno, ma dura per un tempo, e avendo visto che non eravamo proprio capaci di non peccare, avrebbe scelto uno solo da condannare a morte, perché noi potessimo vivere:
“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.” (Isaia 53:5 )
Per fare "reset" alle nostre vite di credenti dobbiamo capire cosa significa essere benedetti da Dio.
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Moltissime volte diciamo di essere stati benedetti quando ci accade qualcosa di positivo, quando le nostre vite scorrono tranquillamente, quando l'orizzonte è limpido. Ma, è davvero questo il significato di "essere benedetti? E le benedizioni sono realmente legate alle gratificazioni terrene? Ottenere da Dio in questa vita è realmente segno della sua benedizione?
Janet ci guida attraverso alcuni passi della scrittura per scoprire che la benedzione non ha a che fare con le gratificazioni terrene (che sono un premio aggiunto piuttosto che un segno), ma che ha più a che fare con il dove io mi trovi nel rapporto col mio Signore.
"Entrate nelle sue porte con ringraziamento, nei suoi cortili con lode; celebratelo, benedite il suo nome." (Salmo 100:4)
"Tutte le tue opere ti celebreranno, o Signore, e i tuoi fedeli ti benediranno." (Salmo 145:10)
"Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso." (Galati 3:13-14)
Nota: Nel famoso "Sermone sul Monte", è stata usata la parola "beati": in realtà questa parola si traduce molto più semplicemente con "benedetti": proviamo a sostituire la parola nel brano per capire meglio cosa significhi essere "benedetti":
"Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo:
Benedetti i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.
Benedetti quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.
Benedetti i mansueti, perché erediteranno la terra.
Benedetti quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.
Benedetti i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.
Benedetti i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Benedetti quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Benedetti i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.
Benedetti voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e {, mentendo,} diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi." (Matteo 5:1-11)
"Le osserverete (le Leggi) dunque e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!”" (Deuteronomio 4:6)
"Voi cercate di confondere le speranze del misero, perché il Signore è il suo rifugio." (Salmo 14:6)
"Va’, pigro, alla formica; considera il suo fare e diventa saggio! Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone; prepara il suo nutrimento nell’estate e immagazzina il suo cibo al tempo della mietitura. " (Proverbi 6:6-8)
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