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18 settembre 2022

La chiesa: ai vostri posti, pronti, via! Prima parte: ai vostri posti...ovvero incontrarsi | 18 Settembre 2022|

La prima volta che Dio dice: "Non è buono" di qualcosa non è per un peccato... ma per la solitudine. Siamo stati creati con il bisogno di essere in contatto con altri. Se questo bisogno scompare,  mancherà qualcosa nella vita. La chiesa esiste affinché le persone possano incontrarsi e vivere in supporto l'uno dell'alto.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 34 minuti

All'inizio di quest'anno mio figlio minore e la sua compagna sono andati in vacanza a fare escursionismo nel parco nazionale di Yosemite, negli Stati Uniti. Mentre erano lì, continuavo a ricevere messaggi da parte loro di quanto fosse meraviglioso il paesaggio, del fatto che il tempo fosse bello, ma non troppo caldo, e un messaggio su quanto fossero simpatiche le persone con cui si erano ritrovati al campeggio. 

Dopo una dura giornata di cammino, loro e gli altri giovani si riunivano intorno al falò, condividevano il cibo e i racconti delle loro vite - Tom dice che è stato incredibile incontrare così tante persone interessanti provenienti da tutto il mondo, che ti hanno fatto "sentire parte di qualcosa di più grande". 

C'era però una tenda in cui le persone non partecipavano e non parlavano mai. All'inizio tutti pensavano che forse non parlassero inglese o che fossero timidi, ma quando la coppia ha continuato a respingere tutte le avances, alla fine si è trasformato in un piccolo gioco su chi potesse spiegare la freddezza della coppia, perché sembrava davvero strano. Credo che la supposizione favorita sia stata  che fossero in fuga dall'FBI. 

Quando gli esseri umani non cercano la compagnia di altri esseri umani sembra un po' strano. Nella nostra cultura pop il serial killer sembra sempre essere un solitario; il nostro linguaggio quotidiano è pieno di modi di dire per descrivere le persone che non si uniscono; "il lupo solitario"; i solitari spirituali sono eremiti. 

Non unirsi non sembra essere "normale". Non parlo di coloro che sono timidi per natura o degli introversi tra noi, siamo quello che siamo, ma parlo del caso estremo quando le persone si allontanano attivamente dagli altri e rifiutano di far parte di una comunità.  E c'è una ragione per cui sembriamo avere questa reazione. 

Ricordate la prima volta che Dio dice: "Non è buono"? Non parla di peccato, ma di solitudine.

“Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».” (Genesi 2:18)

È il momento di una piccola tangente e di un altro dei rapidi smontaggi del patriarcato da parte di Jean.

La prima cosa in tutta la creazione che Dio definisce "non buona" è il bisogno disperato di donne. Questo è il primo accenno al fatto che l'"aiutante adatto" che Dio crea non è subordinato, ma assolutamente necessario. Prima che il peccato corrompesse il rapporto tra i sessi, Dio sembra considerare la donna necessaria quanto l'uomo.

L'espressione ebraica per "aiutante adatto" è "ezer knegdow". La parola "knegdow" viene tradotta per lo più come "adatto" e si riferisce a una controparte esattamente corrispondente. 

Letteralmente, si riferisce a "stare di fronte a". Qui sembra implicare che entrambi i generi sono incompleti senza l'altro. 

Ognuno di essi ha qualità e caratteristiche generali intrinseche che mancano all'altro e dipende dal contributo dell'altro.

La parola "ezer" viene spesso tradotta con "aiuto" o "aiutante". Quando vediamo la parola "aiutante", spesso pensiamo a una persona inferiore che potrebbe rendere più facile un compito, ma non è assolutamente necessaria per la sua realizzazione. Ma ovunque nella Bibbia, al di fuori di questo secondo capitolo della Genesi, questa frase descrive esclusivamente il modo in cui Dio stesso aiuta il suo popolo. Non si tratta di un aiuto a caso. È il tipo di aiuto senza il quale non si può funzionare.

Torniamo al motivo per cui è umano avere bisogno di legami con gli altri.


Vi ho già mostrato questa icona in passato. Ma non mi scuso per mostrarvela di nuovo, perché dimostra in modo eccellente che Dio è tre persone in una e che noi siamo fatti a sua immagine e somiglianza.  Se Dio ha bisogno di comunità, allora noi portiamo questa caratteristica nel nostro DNA. E pensateci: perché Dio ci ha creati? 

“Camminerò tra di voi, sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo” (Levitico 26:12)

Siamo stati creati per essere in comunità con Dio. Quanto è bello questo? E da quando abbiamo scelto diversamente, Dio sta lavorando nella storia perché questo sia di nuovo vero.

Dio e gli esseri umani sono fatti l'uno per l'altro e gli esseri umani per funzionare bene hanno bisogno di altri esseri umani. Cosa canta Barbara Streisand nella canzone "Peolple"?  "Le persone…. le persone che hanno bisogno delle persone sono le persone più fortunate del mondo".

Ed ecco un'altra cosa incredibile su come siamo stati creati. Le lacrime emotive hanno un contenuto proteico più elevato rispetto alle lacrime dovute ad una situazione frustrante, il che fa sì che cadano più lentamente lungo le nostre guance, aumentando così la possibilità di essere notate e di ricevere conforto e cure.  In modi fisiche e letterali, il nostro corpo è costruito per incoraggiare l’essere in comunità.

Ecco cosa dice l'ultima relazione scientifica dell'Unione Europea sugli effetti della solitudine:

Le ricerche dimostrano che la solitudine e l'isolamento sociale hanno ripercussioni dannose sulla salute mentale e fisica, nonché conseguenze significative sulla coesione sociale e sulla fiducia nella comunità. Sia la solitudine che l'isolamento sociale sono quindi sempre più riconosciuti come problemi critici di salute pubblica che meritano attenzione e devono essere affrontati con strategie di intervento efficaci.

Negli Stati Uniti il 45% degli adulti si sente solo e isolato.  Nel Regno Unito i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 24 anni sono il gruppo che dichiara di sentirsi solo "spesso o quasi sempre".  L'Italia, e forse vi sorprenderà saperlo, registra una delle più alte percentuali di persone che si sentono sole in tutto il mondo - l'Italia è al 5° posto nel mondo per quanto riguarda la solitudine autoriferita.

"L'idea che l'italia abbia una "cultura comunitaria" è un mito", ha dichiarato Marco Trabucchi al giornale The European. "Forse esisteva 20 o 25 anni fa, ma certamente non oggi". 

La solitudine è un fenomeno globale. Mi spingerei oltre e lo definirei quello che la fondazione Jo Cox ha etichettato come "il male gigante".

Ma perché è importante e cosa ha a che fare con la Chiesa?  Penso che sia importante per due motivi, ma oggi ne tratterò solo uno; il secondo motivo verrà presentato nella terza parte, quando esamineremo il ministero ecclesiastico.

Penso che sia importante perché non è da Dio. Abbiamo già visto che non è così che siamo stati creati, né rispecchia il Creatore e questo lo addolora.

Dobbiamo anche stare attenti, come cristiani, a non cadere nell'individualismo che può portare all'isolamento. Ho sentito persone dire: "Posso essere cristiano senza andare in chiesa". Tecnicamente è vero. Per molte delle nostre sorelle e dei nostri fratelli nel mondo non possono letteralmente andare in chiesa perché è contro la legge, non hanno altra scelta che essere cristiani che non vanno in chiesa. Ma pensate davvero che quegli stessi cristiani, se ne avessero la possibilità, resterebbero nella loro cella di prigione, o a casa, piuttosto che andare in chiesa? 

Ecco cosa ha detto Iktimal, un cristiano iraniano, dopo essere stato rilasciato, all'organizzazione cristiana Porre Aperte:

"Hanno pregato con noi, hanno ascoltato la nostra storia, sono stati al nostro fianco", dice Iktimal. "Dio era con noi. Ha mandato quelle persone a starci accanto, erano come angeli. Il loro amore ci ha avvicinato a Gesù; ci hanno dimostrato l'amore di Dio".

E ascoltate cosa intende fare Paolo nel momento in cui viene rilasciato dalla prigione di Efeso.

“Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito.” (Filemone  22)

Si incontrerà con questa cosa meravigliosa chiamata chiesa di Colosse che si riunisce nella casa di Filemone; di lui e di loro si parlerà ancora la prossima settimana.

So che Marco l'ha già detto, ma lo ripeterò: non possiamo fare chiesa in modo isolato. Ed ecco perché.

L'istruzione che Gesù diede ai primi discepoli al momento dell'incontro non fu "credi in me", e nemmeno "ascoltami", ma "seguimi!". Ed essere seguaci di Gesù significa stare con Gesù. Diamo uno sguardo a Marco capitolo 3

“Poi Gesù salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui. Ne costituì dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli, perché stessero con lui, per mandarli a predicare e perché avessero il potere di [guarire le malattie e di] scacciare i demòni.” (Marco 3:13-15)

Chiamò quelli che voleva andassero con lui, dovevano accompagnarlo. Prima che a loro, o a noi, venga affidato un ministero, dobbiamo prima essere con Gesù, dobbiamo accettare l'invito a entrare in relazione con lui.

E guardate lo schema: chiamò i dodici da un gruppo più grande. Sappiamo che mandò i settantadue (Luca 10) e gli scrittori del Vangelo parlano spesso delle folle che lo seguivano.  Non si trattava di persone che si presentavano solo per ascoltare il nuovo rabbino; lo seguivano. 

Se ripensiamo alla serie sulle parabole, il punto della moneta perduta e della pecora smarrita non è semplicemente che sono state trovate, ma che sono state trovate e restituite alla cassa e al gregge. Essere ritrovati significava entrare a far parte di qualcosa di più grande.

Essere con Gesù significa essere con gli altri, che ci piaccia o no. Sapete che Gesù poteva avere molto da ridire su ciò che accadeva nel tempio e con i responsabili del tempio, ma ci andò lo stesso. Si presentava comunque nella sinagoga.

“Si recò a Nazaret, dov’era stato allevato e, com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga e si alzò per leggere.” (Luca 4:16)

Andava “come era solito", era un habitué. 

Come al solito, ci sono le dovute eccezioni a tutto ciò, perché nulla è mai solo bianco o nero. La pandemia ha lasciato alcune persone fragili che hanno  timore di mescolarsi alla folla; dobbiamo dare loro il permesso di elaborare il trauma; un giorno saranno di nuovo pronte a partecipare. 

Molte persone che lottano con la salute mentale non riescono ad affrontare l'allegro e propositivo "Alleluia! Amen!" della chiesa; dobbiamo sostenerle, facendo loro sapere che a volte va bene non sentire che tutto va bene. 

Nella mia chiesa nel Regno Unito, c'era una donna stupenda che conviveva con la più angosciante delle malattie mentali. Quando la sua vita era al massimo della disperazione, aveva l'abitudine di venire a sedersi in fondo alla chiesa, senza partecipare, spesso con la testa china come se non potesse sopportare la luce. In quei momenti della sua vita diceva: "Non riesco a lodare Dio, ma gli altri che lo fanno mi tolgono un po' di oscurità". 

La chiesa dovrebbe essere il luogo più sicuro sulla terra dove le persone possono venire così come sono. Ci riuniamo come chiesa non perché è un dovere, e nemmeno perché ci fa bene, ma perché è l'unico modo per crescere bene ed essere il movimento per l'amore e la giustizia che Gesù ci chiama ad essere è riunirci.

“È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori,  per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, (...)  ma, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore.” (Efesini 4:11-12, 15-16)

Gli occhi hanno bisogno delle mani e dei piedi, altrimenti stanno solo a guardare; le mani e i piedi hanno bisogno degli occhi, altrimenti non sanno dove andare. Ci riuniamo perché per essere Chiesa abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Amen.

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27 giugno 2021

Percepire Dio coi miei sensi - Annusare Dio: come posso essere l'odore soave di Cristo | 27 Giugno 2021 |

Per Dio non ci può essere odore più soave di una vita cambiata dallo Spirito Santo, offerta a Lui per portare nel mondo un odore di vita che porta a vita.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti

Siamo al quinto ed ultimo messaggio sui nostri cinque sensi, li abbiamo presi come spunto per vedere come sia possibile utilizzarli per cercare un rapporto intimo e speciale con chi ce li ha dati in dono. Oggi parleremo dell'olfatto.

L'olfatto è un senso potente. E' capace di portare alla memoria  ricordi che neppure pensavi di avere nel cassetto.

Se siete come me, quando alcune molecole  che recano un profumo  arrivano a toccare il tessuto sensibile con il quale è tappezzato il mio naso (e Dio è stato così generoso da darmene uno che è il doppio di molti di voi!) è come aprire per me un cassetto pieno di foto ricordo.

Quali profumi ti fanno ricordare il passato? Posso dirti i miei.

L'odore del sugo col battuto! Fa aprire in me i ricordi di quando io ero bambino, con mia nonna che si alzava alle 6 del mattino per pregare (come faccio io adesso) e, nel frattempo, batteva il lardo, faceva il soffritto, e metteva la pentola di coccio sulla stufa a legna per preparare il sugo della domenica; sarebbe stato pronto quando lei tornava dalla messa.

Oppure quello di un profumo chiamato “Lucky days”, giorni fortunati! Non era un profumo famoso né costoso, ma era quello che mi regalò mio padre per il mio diciottesimo compleanno e che portai con me durante la gita del quinto liceo.

Nella bottiglia ormai vuota,  ancora persiste un po' dell'aroma e mi basta annusarlo per ritrovarmi a festeggiare felice la mia giovinezza assieme a tutta la mia famiglia, compresi, soprattuto, coloro che non ci sono più, oppure per rivedere le montagne del Trentino e la camera d'albergo dove trascorsi il periodo più felice della mia vita scolastica durante la gita dell'ultimo anno di liceo.

Non sono solo memorie, sono cose che diventano così reali che quasi le posso toccare.

Forse ti starai chiedendo cosa c'entri tutto questo con Dio. Come si fa a parlare di un Dio che “odora”?

Certo, non possiamo “annusare” Dio... Ma se leggo la Bibbia, scopro che la mia caratteristica di sentire un odore e di associarlo ad un ricordo gradevole non è “mia”, non è “umana”, ma è qualcosa che Dio al momento della Creazione ha messo nella sua creatura... perché è una sua caratteristica di associare un odore gradevole a dei ricordi.

Lo dice la Scrittura sin da Genesi:

“Noè uscì con i suoi figli, con sua moglie e con le mogli dei suoi figli. Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quello che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall’arca. Noè costruì un altare al Signore; prese animali puri di ogni specie e uccelli puri di ogni specie e offrì olocausti sull’altare. Il Signore sentì un odore soave; e il Signore disse in cuor suo: «Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, poiché il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza; non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai».”( Genesi 8:18.22)

Dio sente letteralmente un profumo, non se lo immagina, e associa quell'odore (in questo caso era lo stesso di un buon arrosto) con il ricordo della sua creazione, di come tutto era stato creato perfetto ed in ordine, e tramite esso decide di non distruggerla mai più.

Oppure in Esodo, quando descrive come dovrà essere costruito il Tabernacolo:

“Il Signore disse ancora a Mosè: «Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia profumata, del galbano, degli aromi con incenso puro, in dosi uguali;  ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io mi incontrerò con te: esso sarà per voi cosa santissima.  Del profumo che farai, non ne farete altro della stessa composizione per uso vostro; sarà per te cosa santa, consacrata al Signore.  Chiunque ne farà di uguale per odorarlo, sarà eliminato dal suo popolo».” ( Esodo 30:34-38)

Dio indica precisamente la miscela di profumi che lui gradirà annusare quando incontrerà il Sommo Sacerdote.

Ora, parliamoci chiaro, c'è qualcuno che pensa che Dio sia davvero interessato a un po' di fumo prodotto da un arrosto misto o da un po' di resine mischiate assieme? A chi ed a cosa servono davvero quegli odori?

Il salmo 141 ci da una prima indicazione:

“Giunga la mia preghiera davanti a te come l'incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera.”. (Salmo 141:2 ND)

La parola “giunga” in lingua ebraica è כּוּן - kûn  e significa “stare in perpendicolare”; la versione CEI traduce questo versetto così: “Come incenso salga a te la mia preghiera”

L'incenso che sale verso il cielo è una rappresentazione grafica delle nostre preghiere che salgono verso il Padre come un odore soave.

Ma soprattutto, per poter far arrivare gli odori a Dio che sia un arrosto, o un profumo,  c'è da “fare”, da predisporre cose per creare l'odore; e non sono cose di poco conto.

Se leggete Numeri, vedrete che le bestie da sacrificare non erano quelle “da scarto” ma erano le migliori, quelle più sane, quelle che, se vendute,  ti avrebbero fruttato un sacco di soldi. Allo stesso modo, la ricetta che Dio da in Esodo per confezionare il profumo da bruciare davanti al Tabernacolo è composta da elementi che non era facile trovare e che costavano molto.

Per far arrivare un buon odore alle “narici”di Dio, dunque devo “operare”, impegnarmi personalmente,  faticare per trovare le cose giuste con cui produrlo.

E, soprattutto, è qualcosa che mi deve “costare”, devo “spendere” del mio per poterlo avere da offrire in olocausto.

Sapete quale è il profumo migliore che Dio abbia mai “annusato? Ne parla Paolo in Efesini:

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.” (Efesini 5:1-2)

Eccolo il profumo più soave al mondo, quello che ha richiesto maggior fatica per essere trovato quello che è costato di più: la fatica di abbandonare la propria natura divina per scendere sulla terra  e il costo di morire come un criminale sulla croce  pur essendo il figlio di Dio.

La parola che usa Paolo in greco per “imitatori” è μιμητής - mimētēs: vi dovrebbe essere familiare. Chi ha mai visto un “mimo”? Sono quelle persone che, senza parlare, costruiscono un mondo attorno a se, facendotelo in qualche modo “vedere”  nella tua immaginazione, semplicemente con i gesti e le azioni che fanno.

E' esattamente quello che Paolo ci chiede di fare; essere dei “mimi” per chi ci guarda, far vedere attraverso le nostre azioni ed i nostri gesti un mondo che non c'è adesso in terra, ma che c'è presso Dio: rendere visibile l'invisibile. In che modo? Ce lo spiega in Romani:

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Romani 12:1-2) 

Paolo parla di “sacrificio”:  ed abbiamo visto che ogni sacrificio  produce un aroma soave che arriva a Dio, e che provoca in Dio dei ricordi lieti.

E Paolo indica anche che tipo di sacrificio sarà se con i nostri corpi e la nostra vita mimiamo il mondo di Dio,  agendo come lui vuole.

Sarà un sacrificio “vivente”: ζάω - zaō in greco che significa si “vivo” ma anche “pieno di forza, efficiente, efficace”.

Sarà un sacrificio “santo”: ἅγιος - hagios, significa “messo da una parte, separato, distinto”.

Sarà un sacrificio “gradito”: εὐάρεστο ς- euarestos è una parola composta da arestos che significa “accettato” più il rafforzativo eu, per cui sarà un sacrificio “pienamente accettato”.

Quale è, dunque, il sacrificio che secondo Paolo crea il profumo tramite il quale il nostro sacrificio sarà “efficace, distinto, pienamente accettato”. da Dio?

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente...” (v 2a)

Paolo non ci chiede genericamente di “agire bene”,  e neppure di “non peccare”: lo farà altrove; ma qui chi chiede una trasformazione (in greco μεταμορφόω metamorphoō; composto fa morphoo = forma + meta = dopo, in seguito, successiva, ovvero abbiate una forma successiva) che passi attraverso un rinnovamento. (in greco ἀνακαίνωσις anakainōsis;). 

La parola anakainōsis/rinnovamento è usata solo due volte nella Bibbia, sempre da Paolo, ed è un concetto filosofico abbastanza complesso che cerco di spiegarvi con un esempio stupido.

Quando rinnovi il guardaroba tra una stagione e l'altra cosa fai? Prendi la roba che hai nei cassetti,  la lavi, e la rimetti là, magari cambiandogli di posto? Certamente no! Svuoti i cassetti degli abiti che c'erano e li riempi con abiti completamente differenti.

Li cambi non perché ti hanno annoiato ma perché stai vivendo una nuova stagione, e gli abiti che avevi nei cassetti mal si abbinano ad essa; non puoi andare in giro con la felpa di lana e i pantaloni di flanella  quando fanno 35 gradi all'ombra, ma ti servono indumenti diversi,

Anakainōsis / rinnovamento non significa cambiare posto alle cose per far sembrare che tutto è cambiato, e neppure lavarle o dargli una passata di tinta per farle sembrare nuove; significa buttare tutto fuori per fare spazio e mettere dentro tutta roba nuova adatta alla nuova stagione della tua vita.

E' questo che dice Paolo; il sacrificio che è pienamente accettato, il profumo che Dio vuole sentire non si crea lavando i tuoi vecchi abiti, e neppure cambiandogli di posto, ma usandone di nuovi.

E quando accetti questa sfida di cambiare quel “sacrificio” non è più tale,  ovvero non è un peso, qualcosa che fai ma che preferiresti non fare ma un modo di vita: Paolo dice ai Filippesi:

“Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio.” (Filippesi 4:18-19)

La chiesa di Filippi non era una chiesa ricca, ma aveva offerto di supportare Paolo con slancio, aldilà delle proprie capacità.

È potente pensare che le cose che facciamo l'uno per l'altro, il sostenersi a vicenda  diventa un profumo gradito a Dio.

Pensate alla nostra vita di chiesa mentre camminiamo insieme, testimoniamo, ci impegniamo con la comunità, serviamo... Tutto questo crea un odore soave che arriva a Dio.

Paolo chi chiede di indossare abiti nuovi per la nuova stagione della nostra vita per poter offrire un sacrificio che abbia un odore soave.

Ma come è possibile tutto questo? Ti avevo detto che la parola anakainōsis/rinnovamento è usata da Paolo solo due volte: vuoi sapere dove  usa la stessa parola la seconda volta? In Tito 3:5:

“... (Dio) ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna....” (Tito 3:5-7)

La rigenerazione  (in greco παλιγγενεσία paliggenesia = nuova nascita) che porta al rinnovamento avviene SOLO attraverso l'opera dello Spirito Santo, e non perché siamo bravi di nostro; è una GRAZIA, è AGGRATIS!  Non la puoi comperare ne guadagnare!

Solo attraverso Cristo puoi ottenerla, solo essendo suo discepolo puoi riceverla, solo seguendo Gesù puoi essere un profumo per Dio.

Ma quale è il fine ultimo dell'essere un buon profumo che giunge a Dio? Riempire il Paradiso di buoni aromi perché ne godano Dio e gli angeli? Assolutamente no!

“Ma grazie siano rese a Dio, che sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; per questi, un odore di morte, che conduce a morte; per quelli, un odore di vita, che conduce a vita. E chi è sufficiente a queste cose?” (2 Corinzi 2:14-16)

Il fine è che l'aroma soave delle nostre vite trasformate offerte in sacrificio a Dio riempia il mondo attraverso la conoscenza di Cristo e di ciò che ha fatto per tutti gli uomini; un aroma differente da quello a cui il mondo è abituato, “odore di morte, che conduce a morte” dice Paolo.

Se sei in Cristo, e hai lasciato che lo Spirito Santo entrasse in te, se gli hai permesso di trasformarti, se continui a lasciare  che ti metta nel cassetto abiti nuovi adatti alla stagione che attraversi di volta in volta nella vita, allora tu sei l'odore soave di Cristo, un sacrificio vivente, che arde, “un odore di vita, che conduce a vita.”

Se non sei ancora in Cristo, lascia che lo Spirito ti trasformi  per cambiare l'odore di morte del mondo in odore soave di Vita.

Noi siamo il profumo di Cristo.

Preghiamo.

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22 novembre 2020

Essere piantati per portare frutto | 22 Novembre 2020 |

Lo scopo di ogni credente è di portare frutto a Gesù; come semi dobbiamo essere piantati nella chiesa locale, il Corpo di Cristo, dove mettere a disposizione i nostri doni per il bene degli altri.
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Oggi ho deciso di iniziare il mio messaggio facendovi vedere una pianta, un albero per la precisione.

E' un albero che può crescere fino a trenta metri di altezza e il cui fusto può raggiungere un  diametro di dieci metri, e può vivere più di mille anni.

 E, sapete, la cosa singolare, è che oggi lo ho portato qua con me e lo ho messo nella mia tasca... eccolo! 

(Tira fuori la castagna dalla tua tasca)

Siete autorizzati a chiamare la Croce Verde per un ricovero d'urgenza al Centro Igiene Mentale... ma aspettate un attimo!

Voglio prima leggere con voi un paio di versetti e poi decidete se chiamare, va bene?

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)

Guardate le parole che ho evidenziato in azzurro:  “potentemente” e “fortificati”.

La prima, “potentemente”, è una parola a cui dovreste essere abituati se seguite i miei messaggi da qualche tempo: δύναμις - dynamis, : dinamite!

La seconda, “fortificati”, in greco è κραταιόω -  krataioō, significa “potenza in aumento”, e da cui deriva la nostra parola “cratere”.

Sapete cosa è un cratere, vero? E' un buco sulla superficie terrestre originato da una potenza (dynamis) dentro la terra che aumenta così tanto ( krataioō) che spacca la superficie per trovare sfogo in una eruzione.

Paolo sta pregando esattamente questo per te e per me; che noi come credenti  possiamo avere una potenza così grande da esplodere al mondo in una eruzione di fede e di segni che sia visibile a tutti.

Sarò mai capace di fare questo da solo? Certamente no! E Dio lo sa bene!

E' per questo che esiste un mezzo; Paolo dice,  “mediante”, che significa “attraverso il quale” , “grazie al quale” tutto ciò è possibile; lo “Spirito” (“suo”, specifica Paolo, ovvero lo Spirito di Dio); e sotto spiega cosa è quello Spirito, ovvero “tutta la pienezza di Dio”.

Lo Spirito Santo è POTENZA che AUMENTA, perché è DIO IN TE!

Guardate questa castagna: perché il castagno l'ha prodotta? Quale è lo scopo? Moltiplicarsi, far nascere altre piante di castagno, fare una foresta di castagni.

La castagna, come gran parte dei semi, è una riserva di nutrimento che servirà quando dovrà germogliare per dar vita ad un nuovo albero.

Quello che farà si che nasca un nuovo castagno non è la polpa (la parte buona che noi mangiamo) ma quella piccolissima frazione disegnata in verde,  il “germe”.

Tu potresti dirmi: “Ok. Marco, grazie per la lezione di botanica... ma che c'entro io con le castagne?”

C'entri, perché te ed io siamo esattamente la stessa cosa delle castagne sull'albero di Dio: guarda questi versetti:

“Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga...  In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto...” (Giovanni 15:16a, 18a)

Come possiamo, allora, portare frutto a Gesù? Ci sono due cose che devo fare, esattamente come la castagna:

Per portare frutto devo...

1. Far abitare Cristo nel mio cuore.

Devo avere quel “germe” che nella castagna provoca la nascita di un nuovo albero.

Riprendiamo il brano di Paolo:

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)

(Guardate le parole in verde

Cristo, dice Paolo, deve “abitare”,  κατοικέω - katoikeō; che in in greco significa  “avere casa assieme”. Una domanda per me e per te:  E' Cristo colui con il quale abiti assieme? E quello con cui parli quotidianamente, a cui dici “buongiorno” ed a cui auguri la buonanotte”?

Cristo è quel “germe” che risiede dentro il frutto che rende possibile utilizzare tutta la potenza, “dynamis” contenuta nella polpa per far nascere altri alberi, che ci rende fortificati, che aumenta la forza, che la rende "krataioō", un cratere che erutta  e si mostra al mondo per attirarlo a se.

Molte persone cercano di fare del bene, di aiutare il prossimo... ma senza quel germe, senza far abitare assieme a lui o a lei Cristo che è colui che da la potenza per agire.

Molti faranno buone opere, ma lo faranno faticando... e per Gesù, quello non è portare frutto; spesso, quando muore un fondatore, una persona carismatica di una qualche organizzazione benefica, l'organizzazione entra in crisi, talvolta si dissolve.

L'altra cosa  che mi fa assomigliare ad una castagna è che...

Per portare frutto devo...

2. Essere piantato 

La castagna ha dentro di se  la potenzialità di far nascere una pianta; ma anche se ha dentro di se il “germe” non potrà mai farlo, se non viene piantata.

Torniamo al versetto di Efesini:

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)

(Guardate le parole in giallo)

Paolo usa due parole per descrivere  quello che ogni credente deve fare: la prima è “radicati”: ῥιζόω -rhizoō; che in greco si usava per le piante che venivano appunto “piantate”, ma anche per le cose che venivano “piantate” perché diventassero ferme e solide, come un palo.

L'altra è “fondati”: θεμελιόω - themelioō,  che significa non solo "essere piantati", ma "spuntare dal terreno in modo da essere ben visibile".

Paolo ci sta dicendo che, per portare frutto, non solo dobbiamo essere piantati come un seme, che nessuno vedrebbe, perché è sotto terra, ma che dobbiamo avere un segnale, un palo, qualcosa che individui che noi siamo lì perché gli altri lo vedano.

E' proprio questo che si fa quando semini qualcosa e vuoi che si veda che è seminato lì: ci metti una canna sopra, abbastanza profonda che non cada, resti su, e si veda.

Non basta che noi siamo seminati nell'amore, ma gli altri devono vedere che lo siamo, devono vedere quell'amore in azione!

Quale terreno?

Ogni credente è come un seme: ha in se la potenzialità di far nascere una pianta  che nasca, cresca e si riproduca. Ma abbiamo bisogno di essere “piantati” in un terreno  per poter crescere,  un terreno speciale che ci dia  tutte le sostanze nutrienti giuste e buone. 

Sapete come si chiama questo terreno speciale?  Si chiama “CHIESA LOCALE”! Perché dico questo? Per quello che Gesù ha detto:

“Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. ” (Giovanni 15:4)

Gesù ci dice che, per portare frutto dobbiamo essere “piantati” in lui: (un altro modo per dire “piantate” è “mettere a dimora”).

Ma come faccio “fisicamente” ad essere piantato in Gesù? Gesù è spirito! Paolo ci aiuta a capire in quale luogo “fisico” dobbiamo essere piantati:

“Ora voi siete il corpo di Cristo, e membra di esso, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27)

Eccolo il luogo! Eccolo il Gesù “fisico” dove essere piantati per portare frutto! Il Corpo di Cristo, la chiesa locale... quella dove altre persone proprio come te si riuniscono per adorare Dio, ascoltare la sua Parola, supportarsi (e talvolta sopportarsi!) a vicenda, e testimoniare l'amore di Cristo attraverso non sentimenti, ma azioni.

Un seme fuori dal terreno o si muffa, o si secca.. e non è più buono a nulla.

Un credente fuori da una chiesa o si muffa, e diventa acido o si secca, e diventa arido. Gesù userà un 'altra illustrazione, e dirà : 

«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. (Matteo 5:13)

In che modo posso “portare frutti” in una chiesa locale?

“Allora, per dare frutto basta che venga la domenica in chiesa, vero Marco?” Mi spiace, no!

Secondo te che mi ascolti, perché stiamo facendo una serie sui “doni”? Non mi rispondere: ti faccio rispondere da Pietro:

"Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri." (1 Pietro 4:10) 

Pietro NON dice “quello che ha ricevuto un dono lo metta al servizio degli altri” ma “secondo il dono che ha ricevuto lo metta al servizio degli altri”.

Questo significa che Pietro (non il tuo pastore, non Marco) ti sta dicendo  che tu HAI ricevuto doni da mettere al servizio degli altri.

Il verbo che usa Pietro, tradotto con  “mettere a disposizione degli altri”  è διακονέω -  diakoneō;  da cui deriva “diacono”: vi ricordate cosa facevano i primi “diaconi”?

In Atti al capitolo 6, ad un certo punto gli apostoli dissero: “Se noi dobbiamo continuare a servire tutti quanti compresi i pasti alle vedove,  finisce che non riusciamo più ad insegnare nulla.” E istituirono i “diaconi”, ovvero “dei servitori”.

Noi in chiesa abbiamo due diaconesse riconosciute ufficialmente, ma TUTTI in chiesa posso e DEBBONO essere diaconi, servire, attraverso i dono individuali.

Pietro dice:  “Hai uno o più doni,  non ne sei proprietario tu  ma appartengono a Dio,  riboccati le maniche  SERVILI agli altri!"


Vorrei farti vedere una tabella:

Questa è una tabella che fa parte del nostro Statuto di chiesa. E' stato già insegnato che esistono 9 tipi di doni;  all'interno di quella suddivisione ci sono chiaramente mostrate nel Nuovo Testamento almeno 26 possibilità di utilizzare quei doni;  campi dove puoi utilizzarli.  Non hai che l'imbarazzo della scelta.

La chiesa non è il pastore,  o i diaconi e le  diaconesse, e neppure il predicatore... tu sei la chiesa, il Corpo di Cristo ed il corpo ha necessità dei tuoi doni per poter vivere, crescere, moltiplicarsi.

Conclusione

Avevo detto di avere nella mia tasca un albero millenario alto trenta metri e largo dieci; eccolo! Quell'albero è qua dentro... se lo “metto a dimora”, se lo pianto in un terreno.

Allo stesso modo posso farti vedere la chiesa che sarà: eccola, guardati attorno, sei tu, assieme a chi ti siede a fianco, distante di un metro, se il tuo cuore dimora in Cristo,  e i doni che ti ha dato tu li semini nella tua chiesa locale mettendoli a disposizione degli altri.

Nascerà così una foresta di persone che credono in Cristo  e dimorano il lui...

Sei pronto, sei pronta a scoprire i tuoi doni e ad usarli per la gloria di Cristo?

Preghiamo. 

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15 maggio 2016

Godere la famiglia di Cristo | 15 Maggio 2016 |

Se siamo credenti abbiamo il privilegio di far parte di una famiglia speciale in cui il nostro fratello maggiore è Gesù.

Michele Carlson ci guida, attraverso il vangelo di Marco, a scoprire di quale meravigliosa famiglia facciamo parte; quella famiglia in cui un giorno in cui abbiamo creduto, Gesù ci ha presi per mano e ci ha condotti, alla presenza del Padre e dicendo: "Guarda! Ne ho portato ancora uno!"

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"Poi entrò in una casa e la folla si radunò di nuovo, così che egli e i suoi non potevano neppure mangiare.  I suoi parenti, udito ciò, vennero per prenderlo, perché dicevano: «È fuori di sé»." (Marco 3:20-21)

"Giunsero sua madre e i suoi fratelli; e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. Una folla gli stava seduta intorno e gli dissero: «Ecco tua madre e i tuoi fratelli {e le tue sorelle} là fuori che ti cercano».  Egli rispose loro: «Chi sono mia madre e i miei fratelli?»  Girando lo sguardo su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Chiunque avrà fatto la volontà di Dio, mi è fratello, sorella e madre»." (Marco 3:31-35)


"Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno»." (Genesi 3:15)

"Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio2, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna." (Giovanni 3:16)

"Poiché chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre" (Marco 3:35 Nuova Diodati - ND)




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