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27 giugno 2021

Percepire Dio coi miei sensi - Annusare Dio: come posso essere l'odore soave di Cristo | 27 Giugno 2021 |

Per Dio non ci può essere odore più soave di una vita cambiata dallo Spirito Santo, offerta a Lui per portare nel mondo un odore di vita che porta a vita.
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Siamo al quinto ed ultimo messaggio sui nostri cinque sensi, li abbiamo presi come spunto per vedere come sia possibile utilizzarli per cercare un rapporto intimo e speciale con chi ce li ha dati in dono. Oggi parleremo dell'olfatto.

L'olfatto è un senso potente. E' capace di portare alla memoria  ricordi che neppure pensavi di avere nel cassetto.

Se siete come me, quando alcune molecole  che recano un profumo  arrivano a toccare il tessuto sensibile con il quale è tappezzato il mio naso (e Dio è stato così generoso da darmene uno che è il doppio di molti di voi!) è come aprire per me un cassetto pieno di foto ricordo.

Quali profumi ti fanno ricordare il passato? Posso dirti i miei.

L'odore del sugo col battuto! Fa aprire in me i ricordi di quando io ero bambino, con mia nonna che si alzava alle 6 del mattino per pregare (come faccio io adesso) e, nel frattempo, batteva il lardo, faceva il soffritto, e metteva la pentola di coccio sulla stufa a legna per preparare il sugo della domenica; sarebbe stato pronto quando lei tornava dalla messa.

Oppure quello di un profumo chiamato “Lucky days”, giorni fortunati! Non era un profumo famoso né costoso, ma era quello che mi regalò mio padre per il mio diciottesimo compleanno e che portai con me durante la gita del quinto liceo.

Nella bottiglia ormai vuota,  ancora persiste un po' dell'aroma e mi basta annusarlo per ritrovarmi a festeggiare felice la mia giovinezza assieme a tutta la mia famiglia, compresi, soprattuto, coloro che non ci sono più, oppure per rivedere le montagne del Trentino e la camera d'albergo dove trascorsi il periodo più felice della mia vita scolastica durante la gita dell'ultimo anno di liceo.

Non sono solo memorie, sono cose che diventano così reali che quasi le posso toccare.

Forse ti starai chiedendo cosa c'entri tutto questo con Dio. Come si fa a parlare di un Dio che “odora”?

Certo, non possiamo “annusare” Dio... Ma se leggo la Bibbia, scopro che la mia caratteristica di sentire un odore e di associarlo ad un ricordo gradevole non è “mia”, non è “umana”, ma è qualcosa che Dio al momento della Creazione ha messo nella sua creatura... perché è una sua caratteristica di associare un odore gradevole a dei ricordi.

Lo dice la Scrittura sin da Genesi:

“Noè uscì con i suoi figli, con sua moglie e con le mogli dei suoi figli. Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quello che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall’arca. Noè costruì un altare al Signore; prese animali puri di ogni specie e uccelli puri di ogni specie e offrì olocausti sull’altare. Il Signore sentì un odore soave; e il Signore disse in cuor suo: «Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, poiché il cuore dell’uomo concepisce disegni malvagi fin dall’adolescenza; non colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai».”( Genesi 8:18.22)

Dio sente letteralmente un profumo, non se lo immagina, e associa quell'odore (in questo caso era lo stesso di un buon arrosto) con il ricordo della sua creazione, di come tutto era stato creato perfetto ed in ordine, e tramite esso decide di non distruggerla mai più.

Oppure in Esodo, quando descrive come dovrà essere costruito il Tabernacolo:

“Il Signore disse ancora a Mosè: «Prenditi degli aromi, della resina, della conchiglia profumata, del galbano, degli aromi con incenso puro, in dosi uguali;  ne farai un profumo composto secondo l’arte del profumiere, salato, puro, santo; ne ridurrai una parte in minutissima polvere e ne porrai davanti alla testimonianza nella tenda di convegno, dove io mi incontrerò con te: esso sarà per voi cosa santissima.  Del profumo che farai, non ne farete altro della stessa composizione per uso vostro; sarà per te cosa santa, consacrata al Signore.  Chiunque ne farà di uguale per odorarlo, sarà eliminato dal suo popolo».” ( Esodo 30:34-38)

Dio indica precisamente la miscela di profumi che lui gradirà annusare quando incontrerà il Sommo Sacerdote.

Ora, parliamoci chiaro, c'è qualcuno che pensa che Dio sia davvero interessato a un po' di fumo prodotto da un arrosto misto o da un po' di resine mischiate assieme? A chi ed a cosa servono davvero quegli odori?

Il salmo 141 ci da una prima indicazione:

“Giunga la mia preghiera davanti a te come l'incenso, l'elevazione delle mie mani come il sacrificio della sera.”. (Salmo 141:2 ND)

La parola “giunga” in lingua ebraica è כּוּן - kûn  e significa “stare in perpendicolare”; la versione CEI traduce questo versetto così: “Come incenso salga a te la mia preghiera”

L'incenso che sale verso il cielo è una rappresentazione grafica delle nostre preghiere che salgono verso il Padre come un odore soave.

Ma soprattutto, per poter far arrivare gli odori a Dio che sia un arrosto, o un profumo,  c'è da “fare”, da predisporre cose per creare l'odore; e non sono cose di poco conto.

Se leggete Numeri, vedrete che le bestie da sacrificare non erano quelle “da scarto” ma erano le migliori, quelle più sane, quelle che, se vendute,  ti avrebbero fruttato un sacco di soldi. Allo stesso modo, la ricetta che Dio da in Esodo per confezionare il profumo da bruciare davanti al Tabernacolo è composta da elementi che non era facile trovare e che costavano molto.

Per far arrivare un buon odore alle “narici”di Dio, dunque devo “operare”, impegnarmi personalmente,  faticare per trovare le cose giuste con cui produrlo.

E, soprattutto, è qualcosa che mi deve “costare”, devo “spendere” del mio per poterlo avere da offrire in olocausto.

Sapete quale è il profumo migliore che Dio abbia mai “annusato? Ne parla Paolo in Efesini:

“Siate dunque imitatori di Dio, come figli amati; e camminate nell’amore come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi in offerta e sacrificio a Dio quale profumo di odore soave.” (Efesini 5:1-2)

Eccolo il profumo più soave al mondo, quello che ha richiesto maggior fatica per essere trovato quello che è costato di più: la fatica di abbandonare la propria natura divina per scendere sulla terra  e il costo di morire come un criminale sulla croce  pur essendo il figlio di Dio.

La parola che usa Paolo in greco per “imitatori” è μιμητής - mimētēs: vi dovrebbe essere familiare. Chi ha mai visto un “mimo”? Sono quelle persone che, senza parlare, costruiscono un mondo attorno a se, facendotelo in qualche modo “vedere”  nella tua immaginazione, semplicemente con i gesti e le azioni che fanno.

E' esattamente quello che Paolo ci chiede di fare; essere dei “mimi” per chi ci guarda, far vedere attraverso le nostre azioni ed i nostri gesti un mondo che non c'è adesso in terra, ma che c'è presso Dio: rendere visibile l'invisibile. In che modo? Ce lo spiega in Romani:

“Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Romani 12:1-2) 

Paolo parla di “sacrificio”:  ed abbiamo visto che ogni sacrificio  produce un aroma soave che arriva a Dio, e che provoca in Dio dei ricordi lieti.

E Paolo indica anche che tipo di sacrificio sarà se con i nostri corpi e la nostra vita mimiamo il mondo di Dio,  agendo come lui vuole.

Sarà un sacrificio “vivente”: ζάω - zaō in greco che significa si “vivo” ma anche “pieno di forza, efficiente, efficace”.

Sarà un sacrificio “santo”: ἅγιος - hagios, significa “messo da una parte, separato, distinto”.

Sarà un sacrificio “gradito”: εὐάρεστο ς- euarestos è una parola composta da arestos che significa “accettato” più il rafforzativo eu, per cui sarà un sacrificio “pienamente accettato”.

Quale è, dunque, il sacrificio che secondo Paolo crea il profumo tramite il quale il nostro sacrificio sarà “efficace, distinto, pienamente accettato”. da Dio?

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente...” (v 2a)

Paolo non ci chiede genericamente di “agire bene”,  e neppure di “non peccare”: lo farà altrove; ma qui chi chiede una trasformazione (in greco μεταμορφόω metamorphoō; composto fa morphoo = forma + meta = dopo, in seguito, successiva, ovvero abbiate una forma successiva) che passi attraverso un rinnovamento. (in greco ἀνακαίνωσις anakainōsis;). 

La parola anakainōsis/rinnovamento è usata solo due volte nella Bibbia, sempre da Paolo, ed è un concetto filosofico abbastanza complesso che cerco di spiegarvi con un esempio stupido.

Quando rinnovi il guardaroba tra una stagione e l'altra cosa fai? Prendi la roba che hai nei cassetti,  la lavi, e la rimetti là, magari cambiandogli di posto? Certamente no! Svuoti i cassetti degli abiti che c'erano e li riempi con abiti completamente differenti.

Li cambi non perché ti hanno annoiato ma perché stai vivendo una nuova stagione, e gli abiti che avevi nei cassetti mal si abbinano ad essa; non puoi andare in giro con la felpa di lana e i pantaloni di flanella  quando fanno 35 gradi all'ombra, ma ti servono indumenti diversi,

Anakainōsis / rinnovamento non significa cambiare posto alle cose per far sembrare che tutto è cambiato, e neppure lavarle o dargli una passata di tinta per farle sembrare nuove; significa buttare tutto fuori per fare spazio e mettere dentro tutta roba nuova adatta alla nuova stagione della tua vita.

E' questo che dice Paolo; il sacrificio che è pienamente accettato, il profumo che Dio vuole sentire non si crea lavando i tuoi vecchi abiti, e neppure cambiandogli di posto, ma usandone di nuovi.

E quando accetti questa sfida di cambiare quel “sacrificio” non è più tale,  ovvero non è un peso, qualcosa che fai ma che preferiresti non fare ma un modo di vita: Paolo dice ai Filippesi:

“Ora ho ricevuto ogni cosa e sono nell’abbondanza. Sono ricolmo di beni, avendo ricevuto da Epafròdito quello che mi avete mandato e che è un profumo di odore soave, un sacrificio accetto e gradito a Dio.” (Filippesi 4:18-19)

La chiesa di Filippi non era una chiesa ricca, ma aveva offerto di supportare Paolo con slancio, aldilà delle proprie capacità.

È potente pensare che le cose che facciamo l'uno per l'altro, il sostenersi a vicenda  diventa un profumo gradito a Dio.

Pensate alla nostra vita di chiesa mentre camminiamo insieme, testimoniamo, ci impegniamo con la comunità, serviamo... Tutto questo crea un odore soave che arriva a Dio.

Paolo chi chiede di indossare abiti nuovi per la nuova stagione della nostra vita per poter offrire un sacrificio che abbia un odore soave.

Ma come è possibile tutto questo? Ti avevo detto che la parola anakainōsis/rinnovamento è usata da Paolo solo due volte: vuoi sapere dove  usa la stessa parola la seconda volta? In Tito 3:5:

“... (Dio) ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna....” (Tito 3:5-7)

La rigenerazione  (in greco παλιγγενεσία paliggenesia = nuova nascita) che porta al rinnovamento avviene SOLO attraverso l'opera dello Spirito Santo, e non perché siamo bravi di nostro; è una GRAZIA, è AGGRATIS!  Non la puoi comperare ne guadagnare!

Solo attraverso Cristo puoi ottenerla, solo essendo suo discepolo puoi riceverla, solo seguendo Gesù puoi essere un profumo per Dio.

Ma quale è il fine ultimo dell'essere un buon profumo che giunge a Dio? Riempire il Paradiso di buoni aromi perché ne godano Dio e gli angeli? Assolutamente no!

“Ma grazie siano rese a Dio, che sempre ci fa trionfare in Cristo e che per mezzo nostro spande dappertutto il profumo della sua conoscenza. Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via della perdizione; per questi, un odore di morte, che conduce a morte; per quelli, un odore di vita, che conduce a vita. E chi è sufficiente a queste cose?” (2 Corinzi 2:14-16)

Il fine è che l'aroma soave delle nostre vite trasformate offerte in sacrificio a Dio riempia il mondo attraverso la conoscenza di Cristo e di ciò che ha fatto per tutti gli uomini; un aroma differente da quello a cui il mondo è abituato, “odore di morte, che conduce a morte” dice Paolo.

Se sei in Cristo, e hai lasciato che lo Spirito Santo entrasse in te, se gli hai permesso di trasformarti, se continui a lasciare  che ti metta nel cassetto abiti nuovi adatti alla stagione che attraversi di volta in volta nella vita, allora tu sei l'odore soave di Cristo, un sacrificio vivente, che arde, “un odore di vita, che conduce a vita.”

Se non sei ancora in Cristo, lascia che lo Spirito ti trasformi  per cambiare l'odore di morte del mondo in odore soave di Vita.

Noi siamo il profumo di Cristo.

Preghiamo.

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