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domenica, agosto 09, 2020

Caos per il nome di Gesù | 9 Agosto 2020 |


Il nome di Gesù crea sempre "caos": lo creava agli apostoli, che nel suo nome guarivano e per questo venivano scacciati. Lo creava ai primi credenti, che per il nome di Gesù venivano perseguitati. Lo creerà anche a te oggi, perché il suo nome non è "politicamente corretto"... Ma quando vivi e preghi nel nome di Gesù, è come se lui stesso di desse una procura dinanzi al Padre per ottenere ciò che stai chiedendo.
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 37 min.


Brani utilizzati:

“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati». Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù e, vedendo l’uomo che era stato guarito, lì presente con loro, non potevano dire niente in contrario. Ma, dopo aver ordinato loro di uscire dal sinedrio, si consultarono gli uni gli altri dicendo: «Che faremo a questi uomini? Che un evidente segno miracoloso sia stato fatto per mezzo di loro è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non possiamo negarlo. Ma, affinché ciò non si diffonda maggiormente tra il popolo, ordiniamo loro con minacce di non parlare più a nessuno nel nome di costui». E, avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. (Atti 4:12-18)

“In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà.” (Giovanni 16:23)

 “Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto. Gesú allora alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. lo sapevo bene che tu mi esaudisci sempre...” (Giovanni 11: 41 -42)

“In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di piú grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio.” (Giovanni 14:12-13)


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domenica, agosto 02, 2020

Togliti i calzari - 2° parte | 2 Agosto 2020 |

Togliersi i calzari significa essere disposti a non fuggire davanti a ciò che Dio ci chiede di fare, chiarire lo scopo che Egli ha per la nostra vita e definire chi siamo difronte a Cristo.
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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 29 min.


La scorsa settimana  abbiamo iniziato a parlare di “calzari”, in particolare di quello tolti
in segno di rispetto per il suolo che si calpesta quando sei alla presenza di Dio.

Scrivendo questi due messaggi ho fatto una ricerca sui vari usi  che gli ebrei avevano dei calzari (o sandali).

Ad esempio: un acquisto diventa legale quando il venditore  si toglie il sandalo e la consegna all'acquirente.  Questa cerimonia indica  il trasferimento del possesso al nuovo possessore.

Oppure: il sandalo viene rimosso da una persona  per indicare che ha perso la sua autorità  su un membro della sua famiglia.

Quando un uomo muore,   sua moglie si toglie il sandalo dai piedi del fratello di suo marito, per dimostrare che d'ora in poi  non avrà alcun diritto a sposarla cognata.

L'uomo senza un sandalo  è il simbolo di lui che è inabile al matrimonio,  mentre il sandalo nuovo contraddistingue invece l'aspirante al matrimonio. "

Una donna poteva  annullare un matrimonio   se scopriva che suo marito occupava  una posizione sociale più alti di quello in cui gli credeva in origine dicendo: "Non ho alcuna utilità per una sandalo troppo grande per il mio piede”.

L'uomo che si lascia dominare dalla moglie è soprannominato  "uomo della pantofola",  e la moglie che domina “la donna con i sandali”.

Ma, tra tutti questi vari significati ce n'è uno che riguarda specificatamente Dio e il suo popolo: ve lo faccio vedere con una foto:



Cosa c'entra questa immagine di un prigioniero scalzo con Dio, la Bibbia, e il levarsi i calzari?

Al profeta Isaia  Dio ordinò di andare a piedi nudi  come simbolo della cattura dell'Egitto e di Cush da parte dell'Assiria

“In quel tempo, il Signore parlò per mezzo d’Isaia, figlio di Amots, e gli disse: «Va’, sciogliti il sacco dai fianchi e togliti i calzari dai piedi». Questi fece così e camminò seminudo e scalzo.Il Signore disse: «Come il mio servo Isaia è andato seminudo e scalzo, segno e presagio, per tre anni, contro l’Egitto e contro l’Etiopia, così il re d’Assiria condurrà via i prigionieri dall’Egitto e i deportati dall’Etiopia, giovani e vecchi, seminudi e scalzi, con le natiche scoperte, a vergogna dell’Egitto.» “ (Isaia 20:2-4)

Per Dio l'essere a piedi nudi è un segno di “dipendenza”. Se sei senza calzari, la tua vita dipende da qualcun altro: non puoi fuggire, non puoi correre, l'autorità non è più la tua ma c'è un altro da cui ti devi dipendere.

Vi ricordate cosa disse Dio a Mosè al roveto ardente, vero?

“Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». (Esodo 3:5)

Mosè tenterà in tutti i modi di “scappare” da ciò che Dio gli stava chiedendo: ma era “a piedi nudi”, perché la sua presenza rende sacro il suolo che calpesti... ma anche perché non possa fuggire dalla sua presenza e da ciò che ti sta chiedendo di fare.

Mosè si rimise i calzari, obbedì al Signore, e attraverso la potenza di Dio liberò un'intera nazione dalla schiavitù... ma non entrò la terra promessa, perché aveva dubitato della potenza di Dio, che gli aveva detto: “Parla alla roccia, e da essa sgorgherà l'acqua”.

Lui volle fare di testa sua, e invece di parlare alla roccia, la percosse due volte.

L'acqua sgorgò lo stesso  (perché Dio è fedele e mantiene quello che ha promesso anche se noi non gli obbediamo) ma Dio capì che Mosè non era più “schiavo” del Signore, non era più, “a piedi nudi”...

Dopo Mosè Giosuè divenne il capo degli israeliti:

“Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse:«Mosè, mio servo, è morto. Àlzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d’Israele. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè...” (Giosuè 1:1- 3)

Tre giorni dopo queste promesse Dio prosciugò il Giordano  per far attraversare il suo popolo.

Da lì in poi, fu tutto un trionfo; le città e i popoli si arrendevano prima di combattere, perché vedevano che qualcosa di potentissimo stava aiutando gli israeliti.

Tutto un trionfo... fino a Gerico.

Gerico era fortificata con enormi mura in tutta la città.  Dio aveva promesso o che la terra era la loro, ma davanti a quella città così protetta, con un esercito ben addestrato... beh... anche a Giosuè è probabile  che venne qualche dubbio, anche perché gli abitanti  scelsero di mantenere la propria posizione  all'interno di quella che credevano  fosse una fortezza impenetrabile.

Era quella che si chiama una situazione di “stallo”... In questa situazione Dio decise di agire:

“Mentre Giosuè era presso Gerico, egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo in piedi che gli stava davanti, tenendo in mano la spada sguainata. Giosuè andò verso di lui e gli disse: «Sei tu dei nostri o dei nostri nemici?»E quello rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore; arrivo adesso». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?» Il capo dell’esercito del Signore disse a Giosuè: «Togliti i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è santo». E Giosuè fece così." (Giosuè 5: 13-15)

Fu proprio dopo questo che Dio  diede a Giosuè il piano per sconfiggere Gerico.  Il piano era questo:
la gente avrebbe dovuto marciare attorno alla  città  - un giro al giorno per sei giorni.   il settimo giorno, avrebbero fatto sette giri  con i sacerdoti che suonavano le trombe. Alla fine del settimo giro,  tutte le trombe avrebbero suonato assieme la nota più alta possibile ed tutto il popolo avrebbe dovuto gridare. Quindi le mura di Gerico sarebbero crollate.

M'immagino la faccia di Giosuè:  Se io fossi stato lui avrei risposto: “Che razza di piano è? Io sono un soldato, non un ballerino, e neppure un musicista... E poi, come possono crollare le mura con le trombe e le grida?”

Dal punto di vista militare non aveva senso. Ma era il piano di Dio  e Giosuè lo sapeva. Giosuè si tolse letteralmente le scarpe quel giorno. Era scalzo. Era prigioniero di Dio.  Era dipendente da lui in maniera totale.  Dio era per lui.

Togliendosi le scarpe, Giosuè stava dicendo: "Se questa battaglia sarà vinta, non sarà determinato da quante armi abbiamo, per quanto buone possano essere.  Non sarà determinato dalla nostra strategia e competenza militare, per quanto intelligente possa essere.  Se questa battaglia sarà vinta,  non sarà determinato dalla nostra forza, dalla nostra resistenza o dai nostri numeri.  Se questa battaglia sarà vinta, sarà vinta dalla potenza di Dio! Dalla sua forza, dal suo Spirito!”

Dobbiamo toglierci i calzari

Togliersi i calzari significa accettare che dipendiamo da qualcuno che è immensamente più capace do noi. È solo allora che possiamo vedere le cose  dalla prospettiva di Dio  e riconoscere i Suoi piani.

Si tratta di morire per te stessi.  Si tratta di abbandonare il controllo  e accettare il fatto che non sei Dio  e che non lo sarai mai.

Togliersi i calzari significa  sintonizzarsi con la voce di Dio. Riguarda l'umiltà e la vulnerabilità  davanti a Dio e davanti agli altri.

A volte tutti i nostri successi  possono impedirci di avere davvero successo  nelle cose che contano di più.

Se Giosuè avesse fatto conto su tutte le vittorie avute in precedenza non avrebbe ascoltato il pazzo piano di Dio. Non si sarebbe tolto i calzari, non sarebbe stato schiavo della volontà di Dio.

Spesso, quando ci troviamo di fronte ad un “muro invalicabile” come quello che circondava Gerico
che ci divide da un progetto,   invece di toglierci i calzari  li allacciamo ancora più stretti
e proviamo a saltare o ad arrampicarci per scavalcarlo. Ma il muri sono troppo spesso e troppo alto, e finiamo per provare e infliggere più dolore.

Dobbiamo toglierci i calzari davanti a Cristo

Ritorniamo per un attimo all'incontro che Giosuè ha fatto con  quell'uomo con una spada in mano: lui chiede:

“Giosuè andò verso di lui e gli disse: «Sei tu dei nostri o dei nostri nemici?» “ (v. 13)

In pratica gli sta chiedendo :” Identificati! Da che parte stai? Sei un aiuto, o una minaccia””

L'uomo rispose:

«No, io sono il capo dell’esercito del Signore; arrivo adesso». (v. 14)

A queste parole Giosuè reagì così:

Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò (v.14): 

Cho era quell'uomo? Un “inviato da Dio... Quindi, un angelo? Siamo sicuri si trattasse di un angelo? Perché, se si fosse trattato di un angelo, avrebbe dovuto dira a Giosuè: “Che fai! Alzati! Non la conosci la Legge che dice che devi prostrarti SOLAMENTE davanti a Dio?”

Cosa aveva in mano l'uomo? Una spada! Vi faccio vedere solo tre versetti che parlano di “spade” nel Nuovi Testamento:

“Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio.” (Efesini 6:17)

“Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore.” (Ebrei 4:12)

“All’angelo della chiesa di Pergamo scrivi: queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli” (Apocalisse 2:12)

Molti studiosi della Bibbia credono che quell'uomo fosse Gesù. La Bibbia ci insegna che Gesù è sempre esistito  Giovanni  dice:

“Nel principio era la Parola], la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.  Essa era nel principio con Dio. (Giovanni 1:2)

Gesù e il capo dell'esercito di Dio in terra, la sua chiesa... noi.

Secondo me il motivo per cui Gerico cadde davanti a Giosuè  è perché Giosuè cadde davanti a Gesù.

Ma questa è una mia opinione,  e non è davvero importante  che tu creda che l'uomo  che stava di fronte a Giosuè quel giorno  fosse in realtà Gesù. Non farti distrarre da quello.

Il punto è che la prospettiva di Giosuè  che ha deciso di “togliersi i calzari” lui c he era un condottiero di fama lui che era il capo di una nazione, lui che era stato scelto da Dio ad esserlo...

Lui, che a ragione poteva sentirsi una “autorità” decide di “togliersi i calzari” di continuare o ritornare ad essere schiavo del volere di Dio. A non fuggire davanti al piano di Dio, a seguire come fanno i prigionieri colui che li conduce da un luogo a un altro.

Giosuè aveva compreso chi fosse Dio  e la sua comprensione dell'autorità di Dio  è il motivo per cui ha riconosciuto  che  era necessaria una  totale resa e sottomissione al suo Signore.

A differenza di Mosè,  che tentò di scappare presso il roveto ardente mettendo scuse che decise di “avere un piano diverso” per far sgorgare l'acqua, colpire la roccia anziché parlare alla roccia, Giosuè chiese all'uomo:

«Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?» (v.14)

E tu? Dove sei tu? Quale miro hai davanti e quale piano strampalato  ti sta chiedendo Dio di obbedire non per scavalcarlo, ma per abbatterlo?

Ti lascio un ultimo versetto su cui meditare stasera:

“Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del Signore è quello che sussiste.” (Proverbi 19:21)

Togliti i calzari e cadi davanti a Gesù. Chiarirà lo scopo di Dio per la tua vita  e definirà chi sei difronte a Cristo.

Preghiamo.


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domenica, luglio 26, 2020

Togliti i calzari - 1° parte | 26 Luglio 2020 |

In questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Se la risposta è si sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini? Cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo?
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Tempo di lettura: 3 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 28 min.


Quella di stasera non è una vera e propria predicazione, ma qualcosa di più “interattivo”.

Quello che vorrei fare assieme a voi è ascoltare un canto (io lo adoro, perché sono vecchio, sono sicuro piacerà a quello che anno la mia età, mentre ai più giovani sembrerà un canto gregoriano per quanto suona vecchio).

Aldilà della musica vorrei che vi concentraste sule parole della canzone, e che “sceglieste” una parola, o una frase che più vi attrae, vi suscita qualcosa, vi incuriosisce vi fa riflettere .

Avete anche un foglio con il testo della canzone per aiutarvi se non capite dal canto qualche parola; se prendete una penna potrete sottolineare qualche parola.


Quali sono le parole o le frasi che vi hanno colpito di più?

Sei qui davanti a me, o mio Signore
Sei in questa brezza che ristora il cuore.
Roveto che mai si consumerà,
Presenza che riempie l'anima
Adoro te, fonte della vita,
Adoro te, trinità infinita.
I miei calzari leverò su questo santo suolo,
Alla presenza tua mi prostrerò.
Sei qui davanti a me, o mio Signore,
Nella tua grazia trovo la mia gioia.
Io lodo, ringrazio e prego perché

Il mondo ritorni a vivere in te

Il video è iniziato con un versetto di Esodo: questo:

“L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava...Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». (Esodo 3:2,5)

Vi ricordate in quale momento della vita di Mosè accade questo episodio?

Questa è la chiamata di Mosè da parte di Dio  a servire lui e il suo popolo.

Vi ricordate quale è stata la risposta di Mosè? Come reagì? Con entusiasmo... o con paura?

“Mosè rispose e disse: «Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: “Il Signore non ti è apparso”... Mosè disse al Signore: «Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua»... Mosè disse: «Ti prego, Signore, manda il tuo messaggio per mezzo di chi vorrai!»” (Esodo 4:1,10,13)

La prossima settimana vedremo più in dettaglio cosa significhi “levare i calzari”.

Per questa sera voglio lasciarti solo tre domande: la prima è questa: in questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Lo senti che agisce nella tua vita, che è presente?

Se la risposta è si, la seconda domanda è: sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini  (la tua famiglia,  le tue amicizie,  il tuo posto di lavoro)?

Ultima domanda: cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo? Vorrei risentire e cantare assieme la canzone con cui abbiamo iniziato cantala come fosse una preghiera... E' una preghiera!

E infine vorrei fermarmi  a pregare tutti assieme per i temi che sono usciti fuori stasera.



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domenica, luglio 19, 2020

I due monti | 19 Luglio 2020 |

Nella tua vita Dio mette davanti a te due monti: quello della maledizione, e quello della benedizione di Cristo. Egli ti chiama ad accettare il sacrificio del suo figlio con cui vuole benedirti in eterno. Sta a te essere fedele a quella benedizione.
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 32 min.

Brani utilizzati:

“Il Signore disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione.Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Abramo partì, come il Signore gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Caran. Abramo prese Sarai sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che possedevano e le persone che avevano acquistate in Caran, e partirono verso il paese di Canaan. Giunsero così nella terra di Canaan, e Abramo attraversò il paese fino alla località di Sichem, fino alla quercia di More. In quel tempo i Cananei erano nel paese. Il Signore apparve ad Abramo e disse: «Io darò questo paese alla tua discendenza». Lì Abramo costruì un altare al Signore che gli era apparso.

“Quando avrete attraversato il Giordano, ecco quelli che staranno sul monte Gherizim per benedire il popolo: Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Giuseppe e Beniamino; ed ecco quelli che staranno sul monte Ebal, per pronunciare la maledizione: Ruben, Gad, Ascer, Zabulon, Dan e Neftali.” (Deuteronomio 27:12-13)

“Quando avrete attraversato il Giordano per entrare nel paese che il Signore, il tuo Dio, vi dà, innalzerai delle grandi pietre e le imbiancherai con la calce. Poi vi scriverai sopra tutte le parole di questa legge, quando avrai attraversato il Giordano per entrare nel paese che il Signore, il tuo Dio, ti dà: paese dove scorrono il latte e il miele, come il Signore, il Dio dei tuoi padri, ti ha detto. (Deuteronomio 27:2-3)

“Maledetto l’uomo che fa un’immagine scolpita o di metallo fuso, cosa abominevole per il Signore, opera di un artigiano, e la pone in luogo occulto!” – E tutto il popolo risponderà e dirà: “Amen”. Maledetto chi disprezza suo padre o sua madre!” – E tutto il popolo dirà: “Amen”.” (Deuteronomio 27:15-16)

«Ora, se tu ubbidisci diligentemente alla voce del Signore tuo Dio, avendo cura di mettere in pratica tutti i suoi comandamenti che oggi ti do, il Signore, il tuo Dio, ti metterà al di sopra di tutte le nazioni della terra; e tutte queste benedizioni verranno su di te e si compiranno per te, se darai ascolto alla voce del Signore tuo Dio:  sarai benedetto nella città e sarai benedetto nella campagna.(Deuteronomio 28:1-3)

Allora Giosuè costruì un altare al Signore, Dio d’Israele, sul monte Ebal, come Mosè, servo del Signore, aveva ordinato ai figli d’Israele, e come sta scritto nel libro della legge di Mosè: un altare di pietre intatte sulle quali nessun ferro era passato; e i figli d’Israele offrirono su di esso olocausti al Signore e fecero sacrifici di riconoscenza. E là, su delle pietre, Giosuè scrisse una copia della legge che Mosè aveva scritta in presenza dei figli d’Israele. Tutto Israele, i suoi anziani, i suoi ufficiali e i suoi giudici stavano in piedi ai due lati dell’arca, di fronte ai sacerdoti levitici che portavano l’arca del patto del Signore: gli stranieri come gli Israeliti di nascita, metà dal lato del monte Gherizim, metà dal lato del monte Ebal, come Mosè, servo del Signore, aveva da prima ordinato che si benedicesse il popolo d’Israele.  Dopo questo, Giosuè lesse tutte le parole della legge, le benedizioni e le maledizioni, secondo tutto ciò che è scritto nel libro della legge. Non vi fu parola, di tutto ciò che Mosè aveva comandato, che Giosuè non leggesse in presenza di tutta la comunità d’Israele, delle donne, dei bambini e degli stranieri che camminavano in mezzo a loro. (Giosuè 8:30-35)

Ora doveva passare per la Samaria. Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; e là c’era la fonte di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso la fonte. Era circa l’ora sesta. (Giovanni 4:4-6)

“La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa».” (Giovanni 4:25)

“Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2 Corinzi 5:21)

“Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»” (Galati 3:13)



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domenica, luglio 12, 2020

Legami di sangue | 12 Luglio 2020 |

Gesù ha firmato per te un patto con Dio tramite il quale non copre il tuo peccato, ma lo cancella per sempre, attraverso un legame di sangue che ha con te, se tu lo accetti nella tua vita. 
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Predicatore: Mario Forieri
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Brani utilizzati:

"Infatti Dio, biasimando il popolo, dice: «Ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto; non come il patto che feci con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano #per farli uscire dal paese d’Egitto; perché essi non hanno perseverato nel mio patto, e io, a mia volta, non mi sono curato di loro», dice il Signore. Questo è il patto che farò con la casa d’Israele #dopo quei giorni», dice il Signore: «io metterò le mie leggi nelle loro menti, le scriverò sui loro cuori, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Nessuno istruirà più il proprio concittadino e nessuno il proprio fratello, dicendo: “Conosci il Signore!” Perché tutti mi conosceranno, #dal più piccolo al più grande di loro. Perché avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati». Dicendo «un nuovo patto», egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire” (Ebrei 8:6-13)

“Il Signore disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione.  Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».” (Genesi 12:1-3)

“Tutto il paese che vedi lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre.” (Genesi 13:15)

“Allora la parola del Signore gli fu rivolta, dicendo: «Questi non sarà tuo erede; ma colui che nascerà da te sarà tuo erede». …  Il Signore gli rispose: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione».” (Genesi 15:4,9)

“Questo è il mio patto che voi osserverete, patto fra me e voi e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio tra di voi sia circonciso.” (Genesi 17:10)

“... e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi. Poiché noi abbiamo udito come il Signore asciugò le acque del mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sicon e Og, che votaste allo sterminio” (Giusuè 2:9-10)

“Questi sono i nomi dei valorosi guerrieri che furono al servizio di Davide: Ioseb-Basebet, il Tachemonita, capo dei principali ufficiali. Egli era Adino l’Eznita, che in un solo scontro sconfisse ottocento uomini.” (2 Samuele 23:8)

“Abisai, fratello di Ioab, figlio di Seruia, fu il capo di altri tre. Egli impugnò la lancia contro trecento uomini, li uccise e si acquistò fama fra i tre.” (2 Samuele 23:18)

“Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Ed egli disse loro: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti...” (Marco 14:23-24)




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domenica, luglio 05, 2020

Cosa custodisci nel tuo cuore? | 5 Luglio 2020 |

Chi determina il modo in cui io mi comporto? La famiglia, la società, oppure quello che scorre nel mio cuore? Dio mi dice che debbo custodire il mio cuore e i miei pensieri, perché quello che penso influenzerà quello che sento e quello che sento guiderà quello che faccio.
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La scorsa settimana abbiamo parlato di “pelle”: di quella che il mondo e noi stessi ci siamo cuciti sopra quella vera quella di creature di Dio, e che si “irrita” a contatto con la sua Parola, la Bibbia,

La nostra pelle nuova si chiama Cristo Gesù, tramite cui possiamo ricevere il balsamo che la guarisce
piuttosto che l'acido che la irrita se ci comportiamo da digli obbedienti.

Infatti l'ultimo versetto che avevamo visto era quello di 1 Pietro:

“Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza.” (1 Pietro 1:14)

Voglio farvi un altro esempio, sempre tratto da Proverbi, di come la pelle che indosso ora
si “irriti” a contatto con la verità della Bibbia

“Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita.(Proverbi 4:23)

Perché trovo questo versetto “irritante”? Perché va contro la pelle che indosso ogni giorno? Vorrei che leggeste la tradizione di questo versetto  che ne fa la Bibbia TILC:

Vigila sui tuoi pensieri: la tua vita dipende da come pensi.” (Proverbi 4:23 TILC)

Il versetto mi dice che quello che penso, influenzerà quello che faccio.

La psicologia moderna   si  è chiesta se il comportamento umano  sia determinato da dentro, ovvero sono io a stabilire cosa voglio fare, oppure da fuori, ovvero il mondo, la società la famiglia dove vivo influenza il mio comportamento e stabilisce per me cosa devo fare.

Insomma, la colpa è mia, (se c'è una colpa) o la colpa è degli altri?

Gran parte degli psicologi affermano che è più probabile il secondo caso, ovvero che come agiamo è determinato da quello che ci accade attorno, e che la responsabilità per le nostre azioni deve essere ricercata  nella società in cui viviamo.

In pratica, se vivo in una famiglia di ladri, ed io divento ladro, la colpa non sarà mia, ma della mia famiglia.

Moltissimi processi terminano con pene minime perché i giudici vedono come attenuanti la situazione in cui io ho vissuto.

Leonardo Vitale era un mafioso, figlio di mafiosi, che aveva commesso già molti delitti prima di finire in carcere; descriveva così la sua vita:

“La mia colpa è di essere nato, di essere vissuto in una famiglia di tradizioni mafiose e di essere vissuto in una società dove tutti sono mafiosi e per questo rispettati, mentre quelli che non lo sono vengono disprezzati; [...] bisogna essere mafiosi per avere successo. Questo mi hanno insegnato ed io ho obbedito”.  (Leonardo Vitale - condannato per associazione mafiosa ed omicidio=

La pelle che il mondo mi ha cucito addosso è quella che dice che “non è colpa mia” che la famiglia, la società, il mondo intorno è il vero responsabile se io agisco male.

E poi arriva Proverbi 4 che mi dice:

“Custodisci il tuo cuore perché esso determina il corso della tua vita” (Proverbi 4:23 NLT)

Dio mi dice che non è vero che io sono diventato così come sono a causa del mondo che ho attorno, ma che c'è qualcosa dentro di me che mi ha fatto diventare  così' come sono.
Gesù dirà:

“Poiché dal cuore vengono pensieri malvagi, omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni.” (Matteo 15:18)

Ma, un attimo! Dio mi dice che devo custodire il mio cuore, perché in esso c'è una fonte,  qualcosa che sgorga acqua pura, e invece Gesù mi dice che nel mio cuore ci sono tutte le peggiori schifezze del mondo! Chi dei due ha ragione? A chi devo credere?

Vogliamo anche questa settimana andare un po' più in profondità nel versetto di Proverbi, vedere cosa c'è sotto la superficie letteraria.

Per cominciare, rivediamo il versetto, e soprattutto i suoi “verbi”:

Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita.(Proverbi 4:23)

Nel versetto c'è un verbo  “statico”: custodisci (è all'imperativo, è un ordine”); per custodire non devo fare nessun movimento, la chioccia per custodire i pulcini sotto le sue ali
 rimane completamente ferma. In ebraico è נָצַר  - nâṣar, che significa “proteggere, mantenere”.

Forse starete pensando che ho sbagliato la diapositiva, perché non ho evidenziato l'altro verbo, “provengono”.

Di questo verbo poco vi posso dire: non posso dirvi il significato in ebraico... semplicemente perché nel testo originale non c'è! E' stato aggiunto  nelle nostre traduzioni per dare più senso alla frase ma nell'originale c'è un solo verbo, e la frase è costruita in un modo differente, e suona così:

"più di ogni altra cosa il tuo cuore Custodisci poiché da esso le sorgenti della vita"

Questa è una struttura tipicamente ebraica che serve a focalizzare l'attenzione di chi legge su un solo verbo, una unica azione, una sola cosa da fare che viene messa al centro della frase.

L'imperativo centrale che Dio  attraverso Salomone che ha scritto questo proverbio, mi vuole indicare è di “custodire, proteggere, mantenere”:

Immagina questo versetto come fosse una persona, quale è la parte centrale di una persona? La testa! La testa del versetto è

Custodisci

La testa è il centro tra due braccia; su un braccio Dio ha messo il “cosa custodire” e sull'altro il “perché custodire”.

A sinistra c'è il cosa:

 il tuo cuore Custodisci 

In ebraico לֵב  - lêḇ. Cuore in realtà si dice  לֵבָ  lêḇâḇ,  che indica quello che il cuore è una parte del corpo, mentre   לֵב  - lêḇ, indica quello che il cuore fa e che non era solo pompare sangue.

Per chi segue le mie predicazioni da tempo, sa che più volte ho detto che gli ebrei intelligenza e emozioni risiedevano  in parti differenti del corpo  rispetto a noi occidentali.

Nella nostra cultura greco/romana  noi abbiamo diviso l'intelligenza dalle emozioni, mettendole in due parti diverse: la parte emotiva nel cuore, (che, secondo la cultura greca è negativa e va limitata) e l'intelligenza nella testa (che, invece, sempre secondo la cultura greca è positiva e va incoraggiata).

Gli ebrei non avevano questa divisione tra intelligenza ed emozioni, emozioni ed intelligenza avevano lo stesso valore e tutto era messo nel cuore (altre emozioni erano situate nelle visceri e nei reni).

Per cui quando Dio fa dire a Salomone di custodire il cuore, non ti sta chiedendo di vigilare solo sulle tue emozioni, ma anche sul tuo intelletto, intelligenza, cervello.

Ciò che devi proteggere, custodire, mantenere non è solo la parte irrazionale di te, ma parte razionale, la logica, la tua intelligenza.

Dio vuole avere possesso sia delle tue emozioni che dei tuoi pensieri, perché quello che pensi  influenzerà quello che senti e quello che senti guiderà quello che fai.

Non a caso Paolo scrive così ai Corinzi, che avevano più di un problema con tutto quello che la cultura dell'epoca gli stava mettendo nel cuore (ovvero in testa):

“In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo...” (2 Corinzi 10:3-5)

Ciò  che sento e ciò che penso, dice Paolo, io lo αἰχμαλωτίζω -  aichmalōtizō, letteralmente lo accompagno dentro una prigione. Una prigione  che  in qualche modo, custodisca i miei pensieri.

Vediamo sul braccio a destra  cosa ci porta Dio:

Custodisci  le sorgenti della vita

Cosa vi viene in mente quando pensate ad una sorgente? A dell'acqua che sgorga...  ovvero a qualcosa liquido, a qualcosa di dinamico, qualcosa che fluisce, si muove  non sta mai fermo,

Ma da un cuore, secondo voi, cosa può sgorgare di “liquido” che da la vita? Il sangue!

Gli ebrei individuavano nel sangue  la fonte della vita, non perché fossero laureati in medicina, ma perché Dio glielo aveva detto:

“...perché la vita di ogni carne è il sangue; nel suo sangue sta la vita...” (Levitico 17:14 a)

E' per questo che il Sommo Sacerdote durante i sacrifici spargeva il sangue dell'animale ucciso, perché rappresentava una vita sacrificata per purificare i peccati, secondo la Legge di Mosè.

Ma noi non siamo più sotto la Legge, ma sotto la Grazia, poiché abbiamo avuto qualcuno che ha versato il suo sangue una volta, e per sempre!

“In Cristo, attraverso il suo sangue versato per noi, abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati, secondo la ricchezza della grazia di Dio...” (Efesini 1:7 PV)

Gesù è la sorgente della vita, che scorre in me attraverso la sua Parola.

Mettiamo assieme le due braccia e la testa del versetto:

il tuo cuore Custodisci le sorgenti della vita

Io devo custodire, proteggere, mantenere sia nella parte logica di me quello che penso, sia nella parte emotiva di me quello che sento, la vita che scorre attraverso il sangue di Cristo,  attraverso la sua Parola perché quello che penso  influenzerà quello che sento e quello che sento guiderà quello che faccio.

Gesù  stesso ci ha detto:

“In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi.” (Giovanni 6:53)

Vedete perché ancora una volta, la Parola di Dio è “irritante” su una pelle non mia che il mondo o me stesso mi sono cucito addosso?

La psicologia mi dice che io sono un frutto dell'ambiente dove sono cresciuto. Dio mi dice che io sono il frutto di quello che scorre in me.

Forse ti oggi stai pensando “Dici bene tu, Marco, che sei nato in una famiglia “normale” che sei vissuto in una città “normale”,  che ha avuto un lavoro “normale... Ma io...”.

Qualsiasi sia la tua storia familiare, qualsiasi sia la città e la società  in cui sei cresciuto o cresciuta, qualsiasi sia quello che hai fatto per vivere, io ti dico:

“Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita. (Proverbi 4:23)

Gesù è venuto per iniettare in te  una fonte inesauribile di vita, per cambiare il tuo sangue, per darti una nuova pelle.

All'inizio vi ho parlato di Leonardo Vitale, un mafioso, un assassino, condannato al carcere per vari omicidi, che affermava che “non era colpa sua” se era cresciuto così.

Leonardo aveva riempito le sue vene
con tutto quello che Gesù aveva detto in Matteo 15:18:  “omicidi, adultèri, fornicazioni, furti, false testimonianze, diffamazioni.”

Era lui,  come molti fanno ogni giorno nel mondo, che aveva scelto quella vita.

Dopo più di dieci anni in un manicomio giudiziario dove si era fatto trasferire fingendosi pazzo sperando forse di evadere, qualcuno regalò a Leonardo una Bibbia... e la sorgente di vita che stava in quella Bibbia cambiò il cuore, lo fece pentire, e accettare Cristo.

Vitale divenne il primo VERO pentito di mafia, e pagò quel suo pentimento con la morte, venendo ucciso una domenica  sui gradini di una chiesa.

Ma il suo cuore era al sicuro, la vita scorreva ormai per sempre  nelle sue vene,

Custodire il proprio cuore significa   imparare a controllare i propri pensieri,  le proprie parole, la propria disposizione  ma significa soprattutto far si che nelle tue vene scorra la vita della Parola di Dio.

Non è mai troppo tardi  per cambiare ciò che scorre in te, non è mai troppo presto  per iniziare a custodire il tuo cuore.

Custodire il tuo cuore significa strappare via la pelle falsa che copre la tua vera, riempire costantemente, ogni giorno il tuo cuore con la vita che è nella Parola di Dio perché possa cambiare quello che pensi  influenzare quello che senti e guidare quello che fai.

Preghiamo.


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domenica, giugno 28, 2020

Quale pelle stai indossando? | 28 Giugno 2020 |

La pelle che indossi non è la tua vera pelle, ma quella che la società, il mondo, te stesso ti sei cucito sopra quella che Dio aveva progettato per te. Gesù è venuto per dartene una nuova, se lo accetti nella tua vita.
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Quale è il vostro libro preferito nella Bibbia? Ognuno di noi ha un libro preferito nella Bibbia,
ed io non faccio eccezione.

Certo, mi piace tutto il “consiglio di Dio”, so che in ogni parte,  anche in quelle che “per me” (e solo per me, uomo limitato)  non hanno senso...Dio ha messo il suo “tocco.

Ma certi passi, come l'elenco delle bestie pure e di quelle impure in Deuteronomio o il conteggio dei censimenti delle tribù in Numeri... beh, ne farei volentieri a meno!

Ma ci sono libri che più di altri mi emozionano, come il libro di Neemia, e la storia della ricostruzione di Gerusalemme o Giovanni con il lungo discorso di Gesù ai discepoli.

Libri che non mi piacciono,  libri che mi piacciono...

Poi ci sono libri che sinceramente, li trovo “irritanti”...

A questo punto starete pensando:“Che dici Marco? La Bibbia è tutta ispirata, tutta bella, tutta santa..Stai bestemmiando!”, vero? Lasciatemi spiegare...

La definizione medica di “irritazione” è :

Irritazione: reazione di un tessuto eccitabile a uno stimolo.”

C'è un tessuto, una parte del mio corpo che è “eccitabile” = sensibile che reagisce, si muove, di arrossa quando incontra qualcosa di che va contro la sua natura.

Una doccia di acido sulla mia pelle va contro la natura della mia pelle... che si irrita...

Uno dei libri che trovo “irritante” è il libro di Proverbi.

Attenzione a quello che ho detto prima: la mia irritazione viene dal fatto che qualcosa che mi tocca va contro la mia natura, il come sono fatto il come funziono normalmente.

Vi faccio un esempio:

“Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri.” (Proverbi 3:5-6)

Questo versetto, personalmente, mi “irrita”... va contro la mia natura, il come sono fatto il come funziono normalmente.

La mia natura, la società, spesso la mia famiglia, la scuola, il governo, mi hanno sempre detto che devo appoggiarmi su quello che capisco! La mia intelligenza, i miei studi... far funzionare i miei neuroni!

La Parola di Dio attraverso Proverbi  sta mettendo sulla mia pelle qualcosa che va contro la mia “natura”.

La mia natura è quella di fare da me, di essere il “capitano del mio cuore” “chi fa da se fa per tre” ecc.

Ma, un attimo... Dio mi ama... non può volere il mio male... quelle parole che sono così distanti
 dalla mia natura debbono contenere un balsamo... non un acido...

Quando leggiamo la parola di Dio in fretta e non comprendiamo l'immenso amore con cui è stata scritta, allora il balsamo che dovrebbe essere quella parola diventa un acido che mi irrita...  se non la leggo bene e la leggo in fretta.

Oggi  più che una predicazione è uno strumento che cerco di darti: rallenta, e cerca per trovare il balsamo che lenisce le tue ferite.

Quello che sentirai oggi sono tutte cose che puoi trovare anche tu sia online, sia su un buon commentario di carta (come si faceva una volta) sia chiedendo allo Spirito Santo  di farti capire la Parola di Dio.

Spesso la Parola di Dio  è un balsamo già alla prima lettura, ma  rallentando,  andando oltre quello che semplicemente leggi, tu farà scoprire ancora di più la sua ricchezza e il suo balsamo sarà più efficace.

Rileggiamo il versetto:

Confida nel Signore con tutto il cuore e non ti appoggiare sul tuo discernimento. Riconoscilo in tutte le tue vie ed egli appianerà i tuoi sentieri.” (Proverbi 3:5-6)

Nel versetto ci sono tre verbi principali, che sono usati all'imperativo e stanno ad indicare tre azioni che dobbiamo fare noi.

1. CONFIDA 

Il verbo in ebraico è בָּטַח – ḇâṭaḥ che significa “affrettarsi verso un rifugio”.

Il versetto si apre con una nota positiva: Dio è un rifugio, che devo affrettarmi a trovare.

Nella Bibbia sono moltissime le volte che Dio è illustrato come un rifugio.

Davide descriveva così Dio

"Il Signore è la mia rocca, la mia fortezza, il mio liberatore; il mio Dio, la mia rupe in cui mi rifugio, il mio scudo, il mio potente salvatore, il mio alto rifugio, il mio asilo." (2 Samuele 22:2-3)

In chi, o in cosa stai confidando per la tua vita? Dove trovi la rocca la fortezza, il rifugio,  lo scudo per vivere la tua vita tutti i giorni?

Capite perché Proverbi è un libro “irritante”? Perché in poche parole sovverte l'ordine della mia vita quotidiana. Perché mi chiede di non confidare in me, o nel mio lavoro, o nei miei amici, ma nel Signore.

Sulla mia pelle si poggia qualcosa che è differente dalla natura della mia pelle che invece confida in tutto prima di confidare in Dio.

Ciò che ci chiede il Signore non è semplicemente di pregarlo, o di obbedirgli, o di parlare di lui agli altri. Anche tutto questo,  ma la prima cosa che vuole da me... e da te è essere il primo rifugio, la prima scelta, la prima persona a cui mi rivolgo.

Vederlo come il solo rifugio, l'unica cosa a cui rivolgersi per qualsiasi problema, dal più piccolo al più grande.

Un buon rifugio è' nascosto, è sicuro, è lontano Se mi rifugio nel Signore  gli altri non potranno trovarmi  e portarmi via dalla sua protezione

2. NON TI APPOGGIARE

Il verbo in ebraico è שָׁעַן – šâ‘an che significa “supportarsi da solo”.

La nostra società occidentale ha fatto del “self made man” “l uomo che si è fatto da se” il pilastro della società.

Se guardate la programmazione annuale dei film sulle varie piattaforme un 80% saranno di storie dove c'è uno contro tutti, l'eroe che sconfigge le potenze mondiali a mani nude.

Cresciamo così, e come uomini tendiamo costantemente  ad appoggiarci su noi stessi, a pensare che l'impegno  porti sempre alla vittoria.

Molte volte è cosi, ma altre volte la situazione non cambia  sia che ci impegniamo o meno.

L'immagine è quella di cercare di appoggiarci su noi stessi; così, invece di riposarci, ci affatichiamo ancora di più

Quello che invece ci chiede Dio è ciò che ha scritto Pietro:

“Affidate a lui tutte le vostre preoccupazioni ed ansietà, perché siete importanti per lui.” (1 Pietro 5:7 PV)

3. RICONOSCILO

In ebraico è יָדַע yâḏa‘; che è, molto semplicemente, “sapere”.

La Bibbia dice che devo sapere che tutto quello che accade accade perché Dio lo vuole  oppure perché Dio lo permette.

Ma non mi basta saperlo qua, nel cuore, non devo necessariamente buttare tutta la mia intelligenza che Dio stesso mi ha dato, ma la devo sfruttare per VEDERE ciò che Dio fa e ciò che Dio vuole. Devo “sperimentare”, non solo intuire la grandezza di Dio.

Paolo infatti dice:

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Romani 12:2)

Il versetto di Proverbi dice che: se confidiamo,  se non ci appoggiamo,  se riconosciamo, allora Dio farà una cosa stupenda.

Se facciamo tutto questo, se obbediamo ai tre verbi all'imperativo, il versetto dice che Dio  non sarà genericamente contento, ma che agirà in nostro favore

Qui viene usato un verbo al futuro, ci mostra cosa accadrà  SE noi rispettiamo il suo volere.

4. APPIANERA'

In alcune Bibbie è scritto “dirigerà”.

L'ebraico è “יָשַׁר - yâšar; che significa “rendere qualcosa diritto o liscio”-

Allora, se obbedisco a quello che mi dice Dio la mia vita sarà un'autostrada, vero?

Assolutamente no! Il versetto non dice che i nostri sentieri saranno lisci; i sentieri sono sentieri, pieni di buche, di salite, discese e curve.

Il versetto non dice è che DIO  userà la “pialla”, che renderà ciò che è ruvido liscio, ciò che è scosceso piano... ma che  farà si che noi li affrontiamo  COME SE fossero dritti e lisci.

Pensate ad una macchina: attualmente la mia ha gli ammortizzatori finiti ed ogni piccola buca risulta in un botto tremendo all'interno dell'abitacolo.

Gli ammortizzatori quello fanno, le strade continuano ad avere buche, ma se abbiamo dei buoni ammortizzatori  sembrano lisce.

E Dio ha mandato un “ammortizzatore” speciale per percorrere le strade del mondo:

“Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)

Capite adesso perché Proverbi è un libro “irritante”? Perché espone al mia pelle di uomo ad una realtà che c'entra poco o niente con la vita che vivo.

Perché mi mette davanti ad una sfida: continuare a cercare la via del mondo, oppure fermarmi a cercare la via di Dio.

Ma sapete? Tutta la Bibbia è “irritante” fintanto che non decido  di togliere da me la “pelle” che mi sono costruito negli anni, che il mondo, la società, la famiglia, la scuola mi hanno cucito addosso.

Quando la tolgo, scopro la vera pelle, quella vera, quella con cui sono stato creato  sono stata creata da Dio, quella dove la sua Parola non è qualcosa che irrita, ma un balsamo  che guarisce.

Pietro dice:

“Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza.” (1 Pietro 1:14)

Quale pelle stai indossando oggi? Quella del tempo passato, o quella del figlio, della figlia obbediente?

Se cerchi il balsamo per le tue ferite e trovi invece che la Parola non le guarisca è probabile che tu abbia su ancora la pelle che ti ha cucito sopra il mondo.

Dio ti ha dato una nuova pelle attraverso Cristo Gesù; continua, o torna ad essere un figlio, una figlia obbediente per avere il balsamo che guarisce.

Preghiamo.





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domenica, giugno 21, 2020

Non screditare ciò che Dio ti ha promesso | 21 Giugno 2020 |

Dio non ama racconti negativi circa quello che ha promesso di darti, ma ama la fede di chi ha il coraggio di impegnarsi per ottenere e vivere quelle promesse.
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 35 min.


Brani utilizzati:

“Sí, le nazioni temeranno il nome dell'Eterno e tutti i re della terra la tua gloria, quando l'Eterno ricostruirà Sion e apparirà nella sua gloria. Egli ascolterà la preghiera dei derelitti e non disprezzerà la loro supplica. Questo sarà scritto per la generazione futura, e il popolo che sarà creato loderà l'Eterno, perché egli guarda dall'alto del suo santuario; dal cielo l'Eterno osserva la terra,per udire il gemito dei prigionieri, per liberare i condannati a morte; affinché proclamino in Sion il nome dell'Eterno e la sua lode in Gerusalemme, quando i popoli e i regni si raduneranno insieme per servire l'Eterno” (Salmo 102:13-22)

“E ci fece uscire di là per condurci nel paese che aveva giurato di dar ai nostri padri.” (Deuteronomio 6:23)

“Infatti il Signore percorre con lo sguardo tutta la terra per mostrare la sua forza in favore di quelli che hanno il cuore integro verso di lui.” (2 Cronache 16:9)

“Il Signore disse a Mosè:  «Manda degli uomini a esplorare il paese di Canaan che io do ai figli d’Israele.” (Numeri 13:2) 

“Ma gli uomini che vi erano andati con lui dissero: «Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi».  E screditarono presso i figli d’Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista è gente di alta statura;  e vi abbiamo visto i giganti, figli di Anac, della razza dei giganti. Di fronte a loro ci pareva di essere cavallette; e tali sembravamo a loro».” (Numeri 13: 31 -33)

“...parlarono così a tutta la comunità dei figli d’Israele: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese buono, molto buono.” (Numeri 14:7)

“Caleb allora calmò il popolo che mormorava contro Mosè e disse: «Saliamo subito e conquistiamo il paese, perché possiamo certamente farlo»” (Numeri 14:7 ND)


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domenica, giugno 14, 2020

Aprire il sipario sulla tua nuova vita | 14 Giugno 2020 |

La fede in Cristo fa aprire un sipario sulla tua nuova identità, dove la tua vecchia natura è stata resa completamente nuova e migliore grazie al prezzo pagato per te da Gesù sulla croce.
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 29 min.


BRANI UTILIZZATI:

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, tutte le cose sono diventate nuove.”( 2 Corinzi 2 :5-17)

“...e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nei luoghi celesti in Cristo Gesù...”  (Efesini 2:6)

“Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” (2 Corinzi 5 :21) 

“...poiché, come pensa nel suo cuore, così egli è” (Proverbi 23:7)

“...ma voi avete l’unzione dal Santo e conoscete ogni cosa.” (1 Giovanni2:20)

“...infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo.” (2 Corinzi10:4)


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domenica, giugno 07, 2020

La tua identità in Cristo | 7 Giugno 2020 |

Se hai creduto in Gesù, tu sei una persona nuova: ma quale è la tua vera identità in Cristo? Lo Spirito Santo che hai ricevuto è il medesimo di quello di ciascun altro credente, e ti è stato dato nella stessa quantità di tutti gli altri: spetta a te impegnarti a scoprire cosa vuole Gesù che tu faccia attraverso di lui.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 23 min.
(Predicatore: Mario Forieri)

BRANI UTILIZZATI:

"Benedici, anima mia, il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità” (Salmo 103:2-3)

“Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio  per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.”  (Romani 5:1)

“Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono per ora alla vostra portata;  quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.”   (Giovanni 16:12-14)

"Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò.  (Giovanni 16: 7)

“Mentre sono nel mondo, io sono la luce del mondo.”  (Giovanni 9:5)

“Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta.”   (Matteo 5:14)

“Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.”  (Matteo 5 : 16)

"Colui che è disceso, è lo stesso che è salito al di sopra di tutti i cieli, affinché riempisse ogni cosa.  È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori,  per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo,  fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo.”  (Efesini 4:10-13) 

“Poiché la creazione aspetta con impazienza la manifestazione dei figli di Dio.”  (Romani 8:19)

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domenica, maggio 31, 2020

Pregare che lo Spirito ci cambi - Pentecoste | 31 Maggio 2020 |


Sei pronto sei pronta a pregare affinché quello stesso Spirito che cambiò la storia della chiesa ci cambi, per cambiare il mondo?
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Tempo di ascolto audio/visione video: 33 min.

Vorrei iniziare oggi  il nostro “primo culto” dopo la clausura per il Coronavirus guardando  un video di qualche anno fa: i più “anziani qua dentro forse lo ricordano, ma per molti di voi è assolutamente nuovo.

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La tecnologia ci mette a disposizione nuovi mezzi, per cui possiamo utilizzare nuovi modi di “fare chiesa”.

Grazie al web, ai computer, agli smartphone, ai tablet, io posso in questo momento essere connesso con voi anche se non sono “fisicamente” con voi, le mie parole vi giungeranno lo stesso, il messaggio di Cristo sarà allo stesso modo predicato. E tutto questo lo potrete ottenere da casa vostra, senza dove sprecare tempo per venire qui, per trovare parcheggio, al caldo al freddo o all'acqua.

Tutto ciò che dovrete fare sarà semplicemente collegarvi al sito della chiesa la domenica mattina, 
cantare assieme i canti (sul video ci saranno i sottotitoli),  ascoltare il messaggio, dare la vostra decima attraverso la carta di credito,  e prendere il pane e il vino che vi sarà recapitato ogni mese in quantità adeguata alle vostre esigenze.

Tutto questo ci permetterà di risparmiare su affitti, luce, acqua, riscaldamento... Sarà per voi più comodo, potrete, che so, seguire la mia predicazione mentre preparate le lasagne al forno o lo spezzatino, o cambiate il pannolino a vostro figlio.

In fondo, non cambierà nulla, saremo sempre una chiesa, saremo sempre un unico corpo... il corpo di Cristo... Siete contenti, vero?

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Questo video risale al 14 settembre 2014, quasi sei anni fa... e non ditemi che non sono stato profetico!

Perché quello che nel video dicevo come provocazione si è realmente verificato dall'8 marzo 2020 in poi a causa del Coronavirus.

Sono trascorsi esattamente 83 giorni dall'ultima volta che ci siamo incontrati in chiesa, e in questi quasi tre mesi  abbiamo imparato molte cose.

Alcuni di noi hanno imparato ad usare i mezzi “tecnologici” per la prima volta, ad usare il proprio smartphone  non solo per telefonare, ma anche per vedere video  e partecipare a collegamenti in diretta con gli altri.

Molti hanno scoperto nuovi software, Zoom e Skype su tutti, e ad utilizzarli non solo per vedere predicazioni ma anche per parlare con parenti ed amici distanti.

Questi mezzi “virtuali” non solo ci hanno permesso di mantenere “aperta” la nostra chiesa;  perché la chiesa non è un edificio ma il “corpo di Cristo.

Chiesa viene dal greco ἐκκλησία – ekklēsia, che deriva dal verbo ἐκκαλέω – ekkaleo, kaleo = chiamare + ek = fuori; la chiesa non sono sassi, ma persone, uomini e donne chiamate da Cristo a uscire fuori  da tutta la folla per seguirlo.

La tecnologia ci ha consentito di incontrarci anche se eravamo ognuno a casa propria. Siamo stati capaci di pregare assieme, di chiedere preghiere, di testimoniare cosa il Signore stava facendo nelle nostre vite di testimoniare cosa il Signore stava facendo nelle vite di altri.

Questi mezzi ci hanno permesso di raggiungere persone che non avremmo mai raggiunto; le dirette dei nostri messaggi domenicali  queste 11 domeniche trascorse a casa sono state viste 2090 volte, con una media di 190 spettatori a domenica; abbiamo moltiplicato per 10 la nostra normale audience sul web.

Tutte le chiese, di qualsiasi denominazione hanno offerto culti interi, messaggi, riflessioni, canti.

Mai come in questo 83 giorni  il Vangelo è stato predicato e mai come in questi 83 giorni il Vangelo ha raggiunto persone che non avremmo mai raggiunto.

Paolo afferma in Romani:

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28)

Dio è riuscito a trasformare un evento tragico come la pandemia nella più grande campagna di evangelizzazione mai messa in piedi da quando è nato Gesù!

Vedete che, allora la mia profezia di sei anni fa era giusta! Abbiamo fatto ESATTAMENTE
quello che avevo predetto: abbiamo ascoltato la Parola di Dio assieme, abbiamo pregato assieme, abbiamo cantato assieme, abbiamo anche preso la Cena del Signore assieme stando nelle nostre case... MA.... ma la chiesa è un'altra cosa!

Nulla può e potrà mai sostituirsi  a quello che è il “fare chiesa assieme. Se Gesù avesse voluto raggiungere il mondo attraverso i social, sarebbe venuto come telepredicatore, avrebbe scelto  un secolo differente da quello dove è nato.

Se Gesù avesse voluto raggiungere il mondo attraverso uno smartphone sarebbe venuto adesso, non duemila e venti anni fa.

Ma Gesù è venuto quando l'unico modo di parlare di lui al mondo era quello di incontrasi stare assieme, aiutare, parlare...

Cosa vi è mancato di più in questi 83 giorni?  Vi posso dire cosa è mancato a me: il contatto fisico. Il fatto di vedere ciascuno di voi, di passare con voi due ore assieme, scambiarci battute alla fine del culto, vedere i vostri occhi, per sapere se quel “come stai? “tutto bene” era solo una frase... oppure dovevamo metterci seduti, e parlare, e pregare...  qualche volta piangere assieme, altre volte ridere assieme.

Intendete, non dico che la tecnologia sia un nemico da combattere, la nostra piccola chiesa è stata tra le prime in Italia a sfruttare i mezzi elettronici, i “podcast” i video, le dirette,
perché, come dice Paolo:

“... con i Giudei mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni.  E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri.” (1 Corinzi 9:20-23)

Tutto quello che facciamo, con qualsiasi mezzo lo facciamo, lo facciamo per il Vangelo di Cristo, perché altri possano partecipare assieme a noi a questo... alla chiesa... a coloro che Cristo a chiamato fuori... MA...

Ma sapete che giorno è oggi? Ricordate cosa si celebra cinquanta giorni dopo Pasqua? Oggi si ricorda la Pentecoste.

Vi ricordate cosa è successo a Pentecoste, vero? Che un gruppo di discepoli spaventati che vivevano “isolati” dal resto del mondo, è divenuto un gruppo di evangelizzatori che sapevano parlare  in quasi tutte le lingue del mondo.

Che dallo stare sempre assieme  e anche un po' nascosti per proteggersi a vicenda, si sono sparsi nel mondo cercando in tutti i modi di essere visti.

Sapete, a mio avviso non è un caso che la nostra chiesa torni ad incontrasi proprio oggi. Per me oggi è un punto di svolta, una nuova nascita  della nostra piccola comunità.

Dio non fa niente per caso, e non fa accadere le cose per caso, ma ci da delle informazioni circa la sua volontà e quello che si aspetta da noi, attraverso dei messaggi, dei simboli, delle “coincidenze”... che poi coincidenze non sono.

Ma per spiegarvi perché  secondo me non è un caso, e perché secondo me siamo a un punto di svolta dobbiamo vedere  cosa è successo quel giorno...

Cosa è successo quel giorno?

Era il giorno dello “Shavout”, una delle tante feste ebraiche, cinquanta più due giorni dopo “Pascha” (infatti “Pentecoste, in greco, significa “50 giorni”), dove si ricordava il passaggio dell'angelo della morte in Egitto che aveva salvato le case degli ebrei attraverso il sangue di un agnello sparso sull'architrave delle porte. Per noi ora, si chiama Pasqua.

Si festeggiavano i raccolti ma anche il giorno in cui Mosè aveva ricevuto la Torah,  le tavole della Legge sul Sinai.

Dove stavano festeggiando i discepoli lo Shavout? Lo leggiamo in Atti 2:

Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo.” (Atti 2:1)

Quale era questo “stesso luogo”? Bisogna che andiamo indietro ad Atti 1:12:

“Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, che è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato [1 chilometro].Quando furono entrati, salirono nella sala di sopra dove di consueto si trattenevano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo.” (Atti 1:12-13)

Vi suona familiare? Una “stanza di sopra” ad appena un chilometro da un monte chiamato “Uliveto”.

Sarò più chiaro: torniamo indietro di 53 giorni:

“Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva sacrificare la Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: «Andate a prepararci la cena pasquale, affinché la mangiamo». Essi gli chiesero: «Dove vuoi che la prepariamo?»  Ed egli rispose loro: «Quando sarete entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa dove egli entrerà. E dite al padrone di casa: “Il Maestro ti manda a dire: ‘Dov’è la stanza nella quale mangerò la Pasqua con i miei discepoli?’”. Ed egli vi mostrerà, al piano di sopra, una grande sala ammobiliata; lì apparecchiate».” (Luca 22: 7-12)

Il “solito posto” è la stessa sala di sopra dove hanno preso per la prima volta la Santa Cena, e che era a meno di un chilometro da l'Orto degli ulivi, il Getzemani.

Tornavano sempre in quel luogo, dove tutto era iniziato... o finito. Forse sembrava un rifugio. In che stato d'animo erano? Non c'è scritto, ma possiamo immaginarcelo!

Avevano visto morire Gesù in croce (quasi tutti... chi ai piedi della croce,  chi nascosto tra i cespugli).

Lo avevano visto risorto entrare senza aprire le porte di quella stessa sala di sopra (pochi... e Tommaso non c'era).

Lo avevano visto preparare la colazione sul greto del lago una mattina aspettando che finissero di pescare (alcuni).

Lo avevano visto salire in cielo e scomparire tra le nubi (molti), prima di tornare alla solita sala di sopra.

Erano passati 10 giorni da quell'evento, dall'ultima volta che avevano visto Gesù... ed erano ancora tutti assieme...  nella stessa sala di sopra.

Cosa stavano aspettando? Non lo sapevano precisamente... ma Gesù l'aveva promesso:

“...io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.” (Giovanni 14:

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8)

Dieci giorni dopo, erano, dice Luca in Atti 2:1, “tutti assieme”... uomini e donne, giovani e vecchi... e, all'improvviso...

“Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti.  Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.” (Atti 2:2-4)

E tutto cambiò: la paura scomparve, arrivò la potenza di Cristo in loro... e scesero in strada a proclamare il Vangelo al mondo!

“E si stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia,  della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». Tutti si stupivano ed erano perplessi, dicendo l’un l’altro: «Che cosa significa questo?»” (Atti 2:7-12)

Luca fa un elenco di 17 nazioni... che parlano 17 lingua diverse... E tutti lì a stupirsi... perché “li capiscono”!

Cosa c'entra la Pentecoste con noi, oggi?

I discepoli erano stati “in clausura” in lockdown per 50 giorni; noi 83... 33 in più.

I discepoli avevano avuto paura, paura di morire; alcuni di noi anche.

Nonostante questo,   discepoli avevano continuato a riunirsi e a pregare assieme; noi l'abbiamo fatto virtualmente, ma lo abbiamo fatto anche noi.

E il premio a tanta fedeltà da parte di Gesù era una cascata di potenza che li inondava, toglieva la paura, e dava loro capacità  di farsi capire da tutti.

La chiesa di Cristo  già esisteva prima della Pentecoste, ma è con la Pentecoste  che la storia della chiesa cambia, esce dalla stanza di sopra, scende in strada e va a parlare a tutti... e a parlare  in modo che tutti capissero!

Ci sono tanti segni, tante profezie, tanti altri pastori che sentono come me che stiamo ad un punto di svolta per le nostre chiese  in Italia e nel mondo.

Abbiamo due possibilità: far finta che non sia accaduto nulla, e cercare di ricostruire la nostra chiesa “ordinata” come era prima della pandemia.

Oppure possiamo aspettare nella sala di sopra che il Signore mantenga la promessa, premi la nostra fedeltà, e mandi il suo Spirito Santo, che penetri in noi, che tolga la paura, che ci dia potenza e saggezza e strumenti per uscire nelle strade e parlare a tutti in modo che possano capire chi è realmente Gesù.

Forse avremo una chiesa “meno ordinata”, meno perfetta, un po' più “pasticciata”... ma una chiesa capace di farsi capire da tutti e di portare altri a Cristo.

Cosa chiedi, oggi, allo Spirito Santo? Una chiesa “come me la ricordavo prima”, o una chiesa “come se la ricorderà Gesù" ?

Una chiesa dove tu sia comodo o comoda, o una chiesa che adempia al grande mandato  per il quale ti è stato dato lo Spirito Santo?

Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8)

Una chiesa che “faccia per me”... o una chiesa che obbedisca a Cristo?

Posso assicurarti che, se preghiamo assieme, uniti, come siamo stati uniti durante la clausura, il lockdown lo Spirito arriverà, e cambierà te... la tua chiesa... e altri là fuori!

Sei pronto, sei pronta, a chiedere che lo Spirito ci cambi?

Siamo pronti, a chiedere che lo Spirito ci cambi?

Preghiamo.

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