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domenica, maggio 09, 2021

Percepire Dio coi miei sensi - Toccare Dio | 09 Maggio 2021 |

Dio è un dio che ama toccare ed essere toccato. Gesù è venuto per toccare ed essere toccato, ed attraverso quel tocco, confortare, incoraggiare, guarire. E vuole che tu tocchi gli altri che si trovano nel bisogno per mostrare il suo amore per loro.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 29 minuti

La settimana scorsa abbiamo iniziato a parlare di come i nostri cinque sensi - vista tatto, udito, gusto, olfatto - siano doni che Dio ci ha fatto, e che, come doni dal Padre, possono aiutarci a sperimentare e a crescere   nella nostra relazione con  il Signore.

Questa settimana vogliamo parlare del “tatto”. La prima cosa che possiamo dire, è una cosa ovvia: il tatto è tra tutti i sensi quello maggiormente esteso su di noi.

Mentre tutti gli altri sono posizionati in una porzione specifica del nostro corpo (occhi, orecchie, naso e lingua), il tatto è esteso a tutto il nostro corpo esterno e anche ad alcune parti interne.

Tra tutte le creature Dio ha deciso di donare proprio all'uomo la capacità di “sentire tattilmente” con tutto il corpo.  Non è una affermazione né scientifica né teologica, ma il mio parere è che Dio lo ha fatto perché voleva fossimo delle creature che potessero desiderare di avere contatto con quello che era il creato e con i propri simili.

Chi è tra noi che si ricorda la prima volta che abbiamo tenuto per mano la ragazzina o il ragazzino, il ragazzo o la ragazza che ci piaceva un sacco? Quali memorie vi fa sorgere in mente?

Personalmente non scorderò mai un viaggio in auto, fatto quando avevo 22 anni. Stavo tornando  dalle Terme di Saturnia, e sedevo nel sedile posteriore della BMW di mio fratello. A fianco avevo una ragazza di qualche anno più giovane (di cui non farò mai il nome!).

Non la conoscevo da molto, ma mi piaceva proprio tanto quella ragazza, e non sapevo se anche io piacevo a lei. Mi sembrava... ma non ne ero convito! Fu così che, pian piano, allungai prima un dito, poi due, poi tre, per sfiorare le sue dita... che mi risposero,  facendo esplodere di gioia il mio cuore!

Talvolta basta un tocco, piuttosto che mille parole, per esprimere un sentimento,  rispondere ad un richiamo, affermare un interesse: “Si, anche tu mi piaci.”

In un modo o nell'altro, tutti noi desideriamo il contatto; pensate ad un neonato che è appena uscito dal grembo come si attacchi alla madre per sentire pelle su pelle.

Gli italiani sono famosi per toccare ed abbracciare, a differenza di altri popoli che lo ritengono una intrusione nel proprio “spazio vitale”; ricordo che mia cognata Christine era terrorizzata dall'idea di avere per casa un italiano che avrebbe potuto abbracciarla in ogni momento! Mi voleva un mare di bene... ma a un metro di distanza... anche due!

Siamo stati progettati da Dio  per il tatto.  Siamo stati progettati per toccare e siamo stati progettati per essere toccati. Ma il fatto è che se vuoi ricevere il tocco  spesso devi correre dei rischi, e renderti vulnerabile, come avevo fatto io con la ragazza in auto.

L'abbraccio è il momento in cui tu esci dal tuo spazio, e invadi lo spazio di un altro, dove l'altro accetta che tu lo invada come dimostrazione di rispetto  (come quando si abbraccia un ospite) di vicinanza  (come quando abbracci qualcuno ad un funerale) o di amore  (come quando abbracci i tuoi figli, la tua sposa, il tuo sposo).

Ma in che modo Dio è un dio del tatto?

La scorsa settimana abbiamo visto che Gesù ha detto:

“Chi ha visto me ha visto il Padre" (Giovanni 14: 9)

Se vogliamo capire in che modo Dio è un dio del tatto,  dobbiamo perciò guardare a Gesù  e vedere come ha usato il tatto nel suo ministero per capire cosa sta facendo Dio con noi. Leggiamo Luca:

“Mentre egli si trovava in una di quelle città, ecco un uomo tutto coperto di lebbra, il quale, veduto Gesù, si gettò con la faccia a terra e lo pregò, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi». Ed egli, stesa la mano, lo toccò, dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E subito la lebbra sparì da lui.” (Luca 5: 12-13)

Cosa significava avere la lebbra  all'epoca di Gesù in Israele? Inventiamoci la storia di quest'uomo  che è andato da Gesù.

Trent'anni, moglie e quattro figli, una casa di proprietà, fa il falegname per mandare avanti la famiglia. Un giorno torna da lavoro e trova una macchiolina sul dorso della mano: non fa male, non prude, ma è lì. Il giorno seguente torna dal lavoro e mostra alla moglie una piaga sul palmo della mano: “Avrai usato troppo la pialla al lavoro, non ti preoccupare”  dice la moglie. Non gli fa male, va al lavoro, ma il giorno seguente le macchie sono sempre di più e anche le piaghe. La moglie li dice allora: “Vai da un esperto”.

Il quella società l'esperto non è un dottore, ma un sacerdote: alla fine del consulto il sacerdote sentenzia: “Hai la lebbra. Dovrai lasciare tua moglie e i tuoi figli, la tua terra, la tua casa, il tuo lavoro e andrai a vivere con gli altri lebbrosi  fuori dalle mura della città."

Non è una esagerazione; è quello che dice la legge di Mosè:

'Il lebbroso, affetto da questa piaga, porterà le vesti strappate e il capo scoperto; si coprirà la barba e griderà: “Impuro! Impuro!” Sarà impuro tutto il tempo che avrà la piaga; è impuro; se ne starà solo; abiterà fuori del campo.” (Levitico 13: 45-46)

Non solo avrebbe perso tutto; famiglia, lavoro, casa non solo avrebbe abitato tra altri lebbrosi, ma sarebbe stato scacciato da tutti. Un lebbroso era qualcuno a cui non avvicinarsi per nessun motivo, da tenere lontano persino dalla vista, un impuro.

Ma quello che c'era di peggio è che sarebbe stato additato come un “peccatore”; la lebbra, secondo gli ebrei, era un “segno” ed una “punizione” di Dio per qualche peccato che solo Dio sapeva e vedeva.

Solo, reietto, e giudicato.

Oggi sappiamo che la lebbra non fa “marcire” il corpo, ma è dovuta ad un batterio che manda in “tilt” i terminali nervosi deputati al tatto, e non ti fa sentire più nulla. Potresti tagliarti un dito preparando le zucchine e non sentiresti nulla. Potresti mettere i piedi  dentro il caminetto e bruciarli senza provare dolore. La lebbra in se non ti uccide,  è tutto ciò che ti circonda che diventa pericoloso.

Abbiamo detto che quando hai la lebbra tutti ti stanno distante. Quando hai la lebbra vieni giudicato peccatore. Quando hai la lebbra non senti nulla. Capisci adesso il coraggio e la disperazione dell'uomo nel chiedere a Gesù di avvicinarsi ad un impuro e ad un peccatore e l'estremo atto d'amore di Gesù nel farlo avvicinare?

Voglio che rivediate il versetto di Luca:

“Mentre egli si trovava in una di quelle città, ecco un uomo tutto coperto di lebbra, il quale, veduto Gesù, si gettò con la faccia a terra e lo pregò, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi». Ed egli, stesa la mano, lo toccò, (ἅπτομαι haptomai) dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E subito la lebbra sparì da lui.” (Luca 5: 12-13)

Il verbo che la vostra Bibbia (e tutte le altre bibbie nel mondo) traduce con “toccò” è ἅπτομαι- haptomai, che in realtà è molto di più di “toccare”, e significa “allacciarsi a”, “aderire a” qualcosa o qualcuno; è lo stesso verbo che si usa per descrivere in modo “garbato” e non volgare un rapporto sessuale tra marito e moglie.

Gesù non solo non si è fatto scrupolo di toccare un reietto, ma ci si è letteralmente “allacciato”, il suo corpo ha “aderito” a quello del lebbroso (che, ricordatevi, NON poteva sentire il corpo di Gesù con il tatto   per via della malattia).

Gesù lo ha abbracciato: ora vi chiedo: aveva bisogno il Creatore del mondo di toccare il lebbroso per guarirlo dalla sua malattia? In Matteo 8 il centurione che gli chiede di guarire il suo servo quando Gesù fa per andare a casa sua gli dice “

“Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito.” (Matteo 8:8)

E Gesù gli risponde:

“Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato una fede così grande!” (Matteo 8: 10)

Perché invece con il lebbroso lo ha fatto? Perché quella volta ha voluto abbracciare il lebbroso?

Ricordatevi che Gesù oltre ad aver detto 

“Chi ha visto me ha visto il Padre" (Giovanni 14: 9) 

ma ha anche detto 

“Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. (Giovanni 13:15)

Di questo versetto ne parliamo dopo.

Dio è un dio del tatto: un Dio che vuole toccare i suoi figli e le sue figlie per dire: “Sono qui con te. Ho compassione di te  quando nessun altro la ha. Io ti vedo peccare ma sto ancora cercando di raggiungerti. Porterò guarigione nella tua vita, sia nel fisico che nello spirito. Io diventerò impuro al posto tuo per il tuo bene , perché ti amo. "

Gesù è venuto in questo mondo per toccare e per essere toccato. Per coinvolgersi nella tua vita  e perché tu sia coinvolto o coinvolta nella sua. E  lo vediamo non solo in questo caso. Ci sono decine e decine di racconti nei Vangeli dove Gesù deliberatamente tocca la gente, anche quando non ne avrebbe avuto alcun bisogno per guarire, confortare, benedire.

Sarebbe bastata una sua sola parola, un pensiero, un batter di ciglio, a lui che è il Creatore del mondo. E invece no: ha voluto toccare:

“Ma vedendo il vento {forte} ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» (Matteo 14:31)

Gesù “tocca”, afferra Pietro i suoi dubbi e le sue paure.

«Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva». In quell’istante la sua emorragia ristagnò; ed ella sentì nel suo corpo di essere guarita da quella malattia. Subito Gesù, conscio della potenza che era emanata da lui, voltatosi indietro verso la folla, disse: «Chi mi ha toccato le vesti?» … Ma la donna paurosa e tremante, ben sapendo quello che le era accaduto, venne, gli si gettò ai piedi e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace e sii guarita dal tuo male». (Marco 5:28-34)

Gesù si fa toccare dalla donna  ammalata da 12 anni  impura per la perdita di sangue e la rende sana e pura.

“E, presala per mano, le disse: «Talità cum!», che tradotto vuol dire: «Ragazza, ti dico: àlzati!» Subito la ragazza si alzò e camminava, perché aveva dodici anni.” (Marco 5:41-42)

Gesù tocca, prende la mano della figlia di Iairo, e porta nuova vita in lei e gioia immensa nella sua famiglia

“ «Lasciate che i bambini vengano da me; non glielo vietate, perché il regno di Dio è di chi è come loro...».  E, presili in braccio, li benediceva ponendo le mani su di loro.” (Marco 10:14, 16)

Gesù “prende” i bambini,  li tiene sulle sue ginocchia, li TOCCA con le sue mani!  I bambini sono quelli a cui necessita di più  di sentire attraverso il tatto la presenza  e la potenza che li protegge.

“ «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente».  Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» “ (Giovanni 20:27-28)

Ancora una volta, Gesù si lascia toccare, CHIEDE di essere toccato: “Toccami e sappi che sono realmente risorto!”

Ci sono quei momenti nella vita  in cui stiamo attraversando  angoscia,  dolore  lutto e difficoltà, e il nostro mondo è sottosopra. Dove cerchi l'aiuto, quando sei così? Nella tua famiglia? Negli amici? Talvolta funziona.

Ma può arrivare un certo punto dove ti senti come l'uomo con la lebbra: isolato-isolata, reietto-reietta, giudicato-giudicata.

All'inizio ti ho detto che per ricevere il tocco bisogna rendersi vulnerabili, rischiare, avere il coraggio di allungare la mano... Avere il coraggio di cercare Gesù, gettarsi ai suoi piedi e dirgli :”Aiutami! Guariscimi! Purificami!”.

Te la senti di farlo entrare nel tuo spazio vitale? Se lo fai, scoprirai un Gesù che è lì pronto ad “allacciarsi” a te, sposare le tue battaglie, asciugare le tue lacrime.

Abbiamo tutti bisogno del tocco di Gesù, nessuno escluso. Perché non abbiamo la lebbra,  ma abbiamo un batterio che ci isola dal mondo, non ci fa sentire più nulla della vita vera, quella che Dio vuole per te e per me: si chiama peccato. E il peccato ci rende indegni, isolati, separati, impuri.

Gesù è venuto per uccidere quel batterio mortale, per togliere la separazione, per restaurare la purezza davanti agli occhi del Padre.

Ma in che modo arriveranno le braccia di Gesù ad allacciarsi alla vita di coloro che lo cercano? Perché Cristo ora è presente, ma come Spirito Santo, e, in quanto spirito, è privo di braccia.

Vorrei ripetere un versetto lasciato in sospeso ed aggiungerne uno

“Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io... In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre...” (Giovanni 12:15, 14:12)

Ho sbagliato (volutamente), nel dirvi che Cristo attualmente non ha braccia per allacciarsi a chi è nel bisogno.

“Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua.” (1 Corinzi 12:27)

Siamo noi, te ed io, le sue braccia;  la chiesa locale, fatta di membra che si muovono in mezzo a tante persone che hanno bisogno del tocco di Gesù

Siamo chiamati ad uscire e toccare il mondo  così  che le persone possano percepire il tocco di Dio attraverso il nostro tocco, per mostrare l'amore, la misericordia e l'abbraccio di Gesù.

Non sottovalutare mai il potere del tatto,  perché il Dio che si mostra attraverso Gesù è un Dio “tattile”. A volte abbracciare qualcuno che soffre è più efficace delle parole. A volte una mano sulla spalla o un caldo abbraccio  valgono più di mille messaggi con versetti della Bibbia.

Ti lascio con un ultimo versetto:

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione, il quale ci consola in ogni nostra afflizione affinché, mediante la consolazione con la quale siamo noi stessi da Dio consolati, possiamo consolare quelli che si trovano in qualunque afflizione...” (2 Corinzi 1:3-4)

Toccare Dio si può,  perché  è un dio del sentire con la pelle. In Gesù troverai sempre l'abbraccio che ti consola, se accetti di rischiare, e di chiederglielo. Questo significa essere connesso ad una comunità locale, una chiesa dove altri possano fisicamente abbracciarti, toccarti... ed accettare quell'abbraccio e quella consolazione.

E con quel medesimo abbraccio che ti consola e ti purifica vuole che tu consoli gli altri che incontrerai nel cammino della tua vita.

Preghiamo.

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domenica, maggio 02, 2021

Percepire Dio coi miei sensi - Vedere Dio | 02 Maggio 2021 |

E' possibile vedere Dio? E se si, a cosa mi servirebbe come credente vederlo? Gesù ci mostra come sia possibile vedere il Padre attraverso il Figlio, e come questo sia importante per poter crescere assomigliando a Lui e per sapere che Lui mi vede attraverso suo Figlio.
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Questa settimana iniziamo un ciclo di messaggi legati ai nostri “sensi”.

Viviamo in un mondo multisensoriale e i cinque sensi  - vedere, toccare, gustare, udire, odorare -  ci sono stati dati come doni di Dio fin dalle origini della creazione.  Visto che sono un dono da Dio possono aiutarci a sperimentare e a crescere  nella nostra relazione con  il Signore,

E' possibile vedere Dio? 

Giovanni afferma due volte:

“Nessuno ha mai visto Dio; ”. (Giovanni 1:18 – 1 Giovanni 4:12)

E' su questa base che la gente afferma spesso di non credere: “Non posso vederlo, e le cose che non si possono vedere, o dimostrare anche se minuscole che ci sono, non esistono.”

Spesso noi credenti risolviamo tutto dicendo: “E' un problema di fede: io so che esiste anche se non lo vedo, perché ho fede.”

Stiamo rispondendo bene? Si.. e no!

Si, perché la fede è un dono di Dio, come la nostra vista, e no, perché non tutto quello che esiste si vede.

Urbain Le Verrier, un matematico francese nel 1800, scoprì attraverso i suoi calcoli che esisteva un altro pianeta dopo Urano,  anche se nessuno lo poteva vedere: ci vollero oltre 100 anni per avere una foto di Nettuno.

Per cui mi serve la fede per sapere che Dio esiste, ma posso anche VEDERE che Dio esiste... se smetto di volerlo vedere con il mio metodo “umano”.

Un Dio a forma di uomo

Il problema è che noi ci aspettiamo di vedere Dio come fosse “un uomo molto grosso”, un “omone con superpoteri”, e ne cerchiamo le tracce come si fa con quelle dei dinosauri: le misuriamo, vediamo la profondità e stabiliamo quanto era alto e quanto pesava il T-Rex!

Che sia un metodo sbagliato ce lo dice proprio Dio  nel Salmo 50:

“...tu che detesti la disciplina e ti getti dietro alle spalle le mie parole? Se vedi un ladro, ti diletti della sua compagnia e ti fai compagno degli adùlteri. Abbandoni la tua bocca al male, e la tua lingua trama inganni. Ti siedi e parli contro tuo fratello, diffami il figlio di tua madre. Hai fatto queste cose, io ho taciuto, e tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò e ti metterò tutto davanti agli occhi. (Salmo 50: 17-21)

Pensavi che fossi come te

Guardate il versetto 21:

“...tu hai pensato che io fossi come te; ma io ti riprenderò e ti metterò tutto davanti agli occhi...” (v 21)

Il problema è che noi pensiamo a Dio anche inconsciamente (ne sono prova tutti i dipinti sacri) più o meno con la nostra forma sia fisica che morale; e cominciamo a dire: “Io crederei se...” “...se facesse cessare tutte le guerre....  “....se facesse guarire tutti dal Covid...  ma il Covid c'è, per cui Dio non esiste.”

Siamo onesti, se Dio facesse cessare il Covid in questo preciso istante, ci sarebbero migliaia di ore in TV con migliaia di esperti che spiegherebbero per filo e per segno che il virus è cessato per un certo motivo biologico, o fisico, o di radiazioni, senza pensare che è Dio che ha inventato la biologia, la fisica e le radiazioni ed è lui che le domina e le fa agire.

Un miracolo così grande non avrebbe alcun impatto, perché le persone non vogliono vedere Dio. Paolo dice:

“L’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità con l’ingiustizia; poiché quel che si può conoscere di Dio è manifesto in loro, avendolo Dio manifestato loro; infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo, essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, perché, pur avendo conosciuto Dio, non lo hanno glorificato come Dio, né lo hanno ringraziato; ma si sono dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato.” (Romani 1: 18-21)

Eppure Dio è facile da vedere

In che modo, e, soprattutto, in che forma posso vedere Dio, allora?

“Tommaso gli disse: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo sapere la via?» Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche mio Padre; e fin da ora lo conoscete, e l’avete visto». Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?” (Giovanni 14: 5-9)

Nella Bibbia i miei eroi sono Pietro Tommaso, Filippo... perché sono come loro  nelle parti “brutte” del loro carattere.

Sono “focoso”, esplodo come Pietro, e sono pieno di dubbi, come Tommaso...  e sono “ottuso” come Filippo... ma so che Gesù li amava,  e ha fatto grandi cose attraverso loro... E da questo so che mi ama e vuole fare grandi cose attraverso me... e te!

Gesù ama Tommaso, e non gli dice  “sei un cretino, che pensi a una strada, ad una via, magari vuoi una mappa per seguirmi” . Ma gli dice che è lui la strada,  e anche molto di più: lui è l'immagine di Dio.

Allo stesso modo ama Filippo, e non gli dice  “sei un ebete che dopo tre anni vissuti assieme a me ancora non hai capito che io sono Dio”. Ma gli dice che non serve vedere il Padre, perché già lo hanno di fronte, e da tre anni.

IO sono come Tommaso, che voglio una mappa di cosa fare dove andare, dove svoltare per fare bene la strada che mi porta a Dio.

IO sono come Filippo, che ho brama, muoio di curiosità per VEDERE braccia piedi e barba di Dio mentre mette a posto le cose che non vanno nel mondo, fisicamente, tirandosi su le maniche...

E, invece, Gesù, mi dice: “Marco, non troverai la strada, e non vedrai Dio  finché non  avrai sperimentato  una relazione costante con me!”

Che significa non “ho sentito parlare di Cristo” MA “ho visto Cristo”. Non “leggo la Bibbia “,  non “vengo in chiesa” ...  MA “Ho guardato Cristo e imparato da Cristo e ho capito che lui  è Emmanuele, Dio con noi?”

Dio nella carne

Se Gesù è l'immagine di Dio nella carne, allora quale è l'immagine che vedo? Non quella di un “omone”, e neppure quella di un supereroe... Quelle sono le immagini umane che mi sono fatto io...

“Ed ecco un lebbroso, avvicinatosi, gli si prostrò davanti, dicendo: «Signore, se vuoi, tu puoi purificarmi».Gesù, tesa la mano, lo toccò dicendo: «Lo voglio, sii purificato». E in quell’istante egli fu purificato dalla lebbra.” (Matteo 8:2-3)

“Più tardi, Gesù e i suoi discepoli andarono a pranzare in casa di Matteo e fra gli invitati c'erano molti truffatori, colleghi di Matteo, ed altra gente dalla cattiva reputazione.I Farisei erano indignati per questo fatto, e chiesero ai discepoli: "Perché il vostro maestro va a mangiare con tale gente?"» “ (Matteo 9:10-11)

L'immagine di Dio che mi restituisce guardare a Gesù, è quella di un Dio seduto tra i  “peccatori” che, invece di giudicarli, li ascolta, che conversa con loro, che “tocca gli ammalati” senza provarne schifo. Il cui programma principale  non è fermarsi e dimostrare che ha muscoli, ma orecchie per ascoltare,  e mani per toccare.

E' per quello che non è nato nel palazzo di un re, ma in una mangiatoia di una stalla, da una ragazza adolescente, e non da una principessa; da un artigiano, e non da un re.

Gesù sedeva tra persone ritenute indegne dalla società, ritenute “malate” e per quella malattia giudicate  come qualcuno che avesse fatto qualcosa  per il quale Dio li stava punendo.

Se davvero mi serve, se voglio un'immagine di Dio, eccola! Gesù che arriva tra gli ultimi e dà loro il valore  e si siede in mezzo a loro  e li incoraggia. 

Il Dio che ha fatto i cieli  che prova piacere a sedere con i peccatori. Il suo programma principale è ricordarci che vede ognuno di noi.  Ai suoi occhi siamo unici.  Noi siamo degni di attenzione e amore.  Ci ascolta quando andiamo a Lui in preghiera. 

L'immagine di Dio che vedo in Gesù è che quando pensiamo di non essere degni,  quando siamo trattati dagli altri come di seconda, terza, quarta classe,  ecco, lui è seduto esattamente al nostro fianco.

Sappiamo di essere importanti, amati e curati. Vediamo la grazia di Dio e l'amore di Dio in azione  quando vediamo Gesù.

Un Dio che prega per tutti

Tu potresti dirmi:  “Beh, è chiaro, lui si siede accanto a chi crede in lui, ed ama solo chi a lui si affida.”

“Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!” (Luca 13:34)

“Quando furono giunti al luogo detto «il Teschio», vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». (Luca 23:33-34 a)

E invece, troviamo Gesù che prega per coloro che lo hanno rifiutato, per coloro che lo stanno inchiodando ad una croce.

Vedere Dio non basta.  Sedersi sulla spiaggia e guardare il sole sorgere e dire:  "Wow! Guarda quello che ha fatto Dio!" . Questo lo può dire anche un mussulmano, o un Buddhista, o un Sik, o uno della New Age.

Bisogna vedere Dio non come un “omone con i superpoteri”, un Dio di sola “azione”, ma soprattutto come un Dio di “relazione”.

E' per quello che Gesù ci dice che, se vuoi vedere Dio, devi guardare a lui: non è venuto con “effetti speciali” ma con “affetti speciali”  verso gli uomini e le donne,  i bambini e gli anziani, i ricchi e i nullatenenti... Tutti!

Come colui che parla di perdono e di grazia; che entra nelle nelle vite dei peccatori e porta redenzione, connessione, relazione. 

Attenzione però al pericolo di far diventare Gesù e l'immagine di Dio come colui che tutto perdona e sempre perdona qualsiasi cosa facciamo.

“Trovò nel tempio quelli che vendevano buoi, pecore, colombi, e i cambiavalute seduti. Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio, pecore e buoi; sparpagliò il denaro dei cambiavalute, rovesciò le tavole, e a quelli che vendevano i colombi disse: «Portate via di qui queste cose; smettete di fare della casa del Padre mio una casa di mercato».” (Giovanni 2:14:16)

“Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!” (Matteo 7:22-23)

Se è vero che l'immagine di Dio, quella che vediamo attraverso Gesù, è amore, è anche vero che in essa c'è anche l'immagine della giustizia: e dove c'è giustizia,  ci deve essere anche giudizio. Se ti concentri solo sull'amore,  non hai un quadro completo di Dio. 

Il problema come uomini e donne è che vogliamo mettere Dio in una scatola, e tirarlo fuori quando ci fa comodo. Magari un paio di “Dio”: uno da tirare fuori quando ho sbagliato, ed ho bisogno di perdono e uno quando sbagliano gli altri e voglio vedere giustizia.

A cosa mi serve vedere Dio?

Perché dovrei voler vedere Dio? Cosa cambia nella mia vita di credente? Mi conforta per sapere  che Dio esiste davvero, o cos'altro? A cosa mi deve portare l'avere un'immagine spirituale  di come sia Dio?

Mi serve per almeno due motivi: il primo è questo.

1. Assomigliare a mio Padre

E' normale, se abbiamo avuto un buon genitore volergli assomigliare, fare quello che lui faceva, avere le stesse passioni; per rispetto, ma anche perché sappiamo per esperienza che quelle azioni e quelle passioni ci hanno fatto del bene forgiando la nostra mente.

Non vogliamo solo apparire come nostro padre o nostra madre, ma essere nel profondo come lui o lei. Non possiamo “clonarci” di fuori, e le persone vedranno che non siamo uguali ai nostri genitori, ma possiamo farlo “dentro”, avere la loro statura morale 

Lo stesso avviene come figli di Dio; non possiamo essere Dio (ed è una fortuna) ma possiamo cercare di riprodurre la sua immagine, quella che vediamo in Gesù, quella che tocca, si siede ed ascolta, perdona ed ama.

Che magari giudica in base a come giudica Cristo, ma che non odia nessuno ma anzi prega per chi ci fa del male.

Il secondo motivo è questo.

2. Dio mi vede attraverso Cristo

La settimana scorsa Jean ha citato questa frase: “Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia. " 

Il mondo guarda a come appari di fuori, Dio guarda a chi sei di dentro.

Quante volte ci siamo augurati  per i nostri figli, o per gli amici, o per un coniuge, o per noi una posizione sociale “rilevante”, un posto da dirigente,  qualcosa che spicchi e sia sopra gli altri?

Ma quante volte abbiamo detto o pensato  "Non importa quello che farai, voglio solo che tu sia credente." "Voglio che tu ami Gesù Cristo"."Voglio che ti definisce è la tua relazione con il Cristo."

Non si tratta di fare,  si tratta di essere.  Siamo così tentati, anche come cristiani,  di definirci in base al successo, ai risultati,  alle azioni e alle prestazioni . La buona notizia è che Dio non ci definisce  in base a ciò che vede,  ci definisce in base a ciò che siamo.  Lo abbiamo visto la settimana scorsa con la stupenda storia di Raab, per il mondo una prostituta, per Dio una figlia amata.

Quando ti vedi debole, sconfitto o sconfitta,  distrutto o distrutta  a causa di tutto ciò che hai fatto...  ricorda: Dio ti vede attraverso Cristo!

In Cristo possiamo essere santi,  possiamo essere redenti,  possiamo essere restaurati.  Dio si avvicina a coloro i cui occhi sono chiusi alla realtà  e fa vedere che non ci serve un'auto nuova, un lavoro di prestigio, un conto in banca, ma ci serve nient'altro che Gesù.

Quando vediamo chi è Dio  attraverso Gesù  comprendendo la Sua natura …  allora vediamo chi siamo realmente.

Vediamo le nostre cadute? Certamente si. Vediamo i nostri errori? Certamente si.  Ci vediamo peccatori? Sì, facciamo anche quello.  Ma Dio ci vede attraverso Cristo  e ci abbraccia. 

E' per questo che è importante per chi crede vedere Dio;  e quando vediamo Dio in Cristo  siamo trasformati, perché vediamo noi stessi  come Dio ci vede. Santi . Irreprensibili.  Amati . Perdonati . Benedetti per tutta l'eternità.

Preghiamo.

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domenica, aprile 25, 2021

Raab: una donna di carattere | 25 Aprile 2021 |

Cosa è che definisce una persona agli occhi di Dio? La sua reputazione o il suo carattere? Raab non aveva reputazione degna di nessuna rilevanza... Ma Dio ha guardato il suo cuore ed il suo carattere. Ed è così che anche se donna in una società patriarcale, anche se pagana in mezzo a credenti, anche se prostituta, il Signore l'ha scelta per essere una progenitrice di Suo Figlio Gesù.
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Predicatrice: Jean Guest
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“Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia. " 

Questa frase è stata detta da John Wooden: potresti non aver mai sentito parlare di lui, e per nessun motivo avresti dovuto. È stato uno degli allenatori di basket  di maggior successo negli Stati Uniti; la chiave del suo  successo era sì conoscere il suo sport, ma dello sport era anche un brillante psicologo. Sapeva cosa motivava le persone e sapeva come aiutarle a raggiungere il loro pieno potenziale, tanto da essere venerato anche nel mondo della politica e della leadership organizzativa; e lui ha “allenato” molti giocatori non di basket. Le sue concise citazioni sono passate alla storia.

Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è, semplicemente,  cosa gli altri pensano che tu sia. Questa affermazione  non può essere più vera del caso della donna straordinaria che studieremo questa mattina: Raab.

Preghiamo: Padre, oggi veniamo a cercare con impazienza il tuo volto attraverso la tua parola. Aiutaci a sentire e rispondere secondo il tuo volere. Preghiamo per la tua benedizione in questo momento. Amen.

Prima di leggere il racconto, lasciatemi mettere  al loro posto  un po' di informazioni nel contesto della storia ebraica.

Mosè è morto e Giosuè è ora a capo degli ebrei che sono accampati nella  Valle del Giordano, di fronte alla città di Gerico. Come popolo sono in procinto di entrare nella Terra Promessa, ma ci stanno di  mezzo i Cananei 

Possiamo vedere da questa ricostruzione che aspetto avesse la città che avevano di fronte. La città principale è racchiusa da  mura interne,  con i membri socialmente meno desiderabili  tra quelle e le mura  esterne. È in di questa cerchia esterna che vive Raab e la sua famiglia. Leggiamo la prima parte della sua storia.

“Or Giosuè, figlio di Nun, mandò segretamente da Sittim due spie e disse loro: «Andate, esaminate il paese e Gerico».  Quelle andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab, e vi alloggiarono. Ciò fu riferito al re di Gerico, e gli fu detto: «Ecco, alcuni uomini dei figli d’Israele sono venuti qui per esplorare il paese». Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa’ uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese». Ma la donna prese quei due uomini, li nascose e disse: «È vero, quegli uomini sono venuti in casa mia, ma io non sapevo di dove fossero; e quando si stava per chiudere la porta della città all’imbrunire, quegli uomini sono usciti; dove siano andati non so; rincorreteli senza perdere tempo, e li raggiungerete». Lei invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti sotto gli steli di lino che vi aveva ammucchiato. E la gente li rincorse per la via che porta ai guadi del Giordano; e, dopo che i loro inseguitori furono usciti, la porta della città fu chiusa. Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza, e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi. Poiché noi abbiamo udito come il Signore asciugò le acque del mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sicon e Og, che votaste allo sterminio. Appena lo abbiamo udito, il nostro cuore è venuto meno e non è più rimasto coraggio in alcuno per causa vostra; poiché il Signore,  il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra. Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». Quegli uomini risposero: «Siamo pronti a dare la nostra vita per voi, se non divulgate questo nostro affare; e quando il Signore ci avrà dato il paese,  noi ti tratteremo con bontà e lealtà». Allora lei li calò giù dalla finestra con una fune; infatti la sua casa era addossata alle mura della città, e lei stava di casa sulle mura. E disse loro: «Andate verso il monte, affinché non v’incontrino i vostri inseguitori,  e rimanetevi nascosti per tre giorni fino al ritorno di coloro che v’inseguono; poi andrete per la vostra strada». E quegli uomini le dissero: «Noi saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare, se tu non osservi quello che stiamo per dirti: quando entreremo nel paese, attaccherai alla finestra per la quale ci fai scendere, questa cordicella di filo rosso;  radunerai presso di te, in casa, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. Se qualcuno di questi uscirà in strada dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sul suo capo, e noi non ne avremo colpa;  ma il sangue di chiunque sarà con te in casa ricadrà sul nostro capo, se uno gli metterà le mani addosso. Se tu divulghi questo nostro affare, saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare». E lei disse: «Sia come dite!» Poi li congedò, e quelli se ne andarono. E lei attaccò la cordicella rossa alla finestra. Quelli dunque partirono e se ne andarono al monte, dove rimasero tre giorni, fino al ritorno di quelli che li rincorrevano,  i quali li cercarono per tutta la strada, ma non li trovarono. E quei due uomini ritornarono, scesero dal monte, oltrepassarono il Giordano, andarono da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quello che era loro successo.  Essi dissero a Giosuè: «Certo, il Signore ha dato in nostra mano tutto il paese; e già tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a noi».’ (Giosuè 2:1-24)

È una sceneggiatura degna di colossal: dove potrebbero mai finire due spie inviate dal loro focoso leader in una missione pericolosa? E' ovvio,  nella casa di un prostituta. Le parole per descrivere la  casa di lei qui sono quelle di un luogo polifunzionale: è una casa, una locanda e un bordello. 

E' un luogo dove passano molte persone per bere e per fare altre cose, è il posto perfetto per delle spie dove raccogliere informazioni. Tuttavia, le informazioni possono andare in entrambi i sensi e vediamo che il re di Gerico non solo viene a sapere che le spie sono nella sua città, ma esattamente dove sono, ovvero a casa di Raab. Il re manda i suoi uomini e le chiede di consegnarglieli. Ma lei non lo fa, mente agli uomini del suo re e nasconde i due israeliti. 

Perché fa questo? Perché, siamo chiari, queste sono le azioni di un traditore della sua stessa gente. La storia suggerisce due ragioni:  la prima è la paura. 

“Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza,  e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi.” (Giosuè 2:8-9)

La Bibbia è un racconto molto onesto dell'umanità, e non  evita mai di mostrarci gli abissi in  cui le persone possono  cadere. Raab  ha una famiglia da proteggere e farà tutto il possibile per questo.

La seconda è forse più rassicurante per noi in quanto è uno squarcio profetico più profondo su chi sia il popolo ebreo e il Dio che essi seguono.

“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.”  (Giosuè 2:11b)

E' una stupenda dichiarazione di fede circa l'universalità delle leggi di Dio.

Salva quindi le spie, ma prima di aiutarle a fuggire, da esperta donna di affari come è lei, tira fuori i termini dell'accordo;  non è disposta a rischiare la tortura e la morte sua e della sua famiglia qualora venisse scoperta senza una ricompensa. Quello che sta facendo ha un prezzo molto alto e lei cerca una ricompensa attraverso una promessa.

“Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». (Giosuè 2:12-13)

Le spie le promettono che si occuperanno personalmente  di salvare lei e la sua famiglia quando la città cadrà. La promessa è suggellata con un segno fisico,  com'era consuetudine nella loro cultura: lei avrebbe dovuto esporre una fune rossa alla sua finestra, Il colore è significativo: in quella cultura il rosso era il colore associato all'attività  di Raab, quindi nessuno avrebbe pensato che fosse strano se lo avesse visto, ma ancor di più  è il colore del sangue e  visto che le spie non potevano fare un patto di sangue con lei (dopotutto era una pagana): il colore simboleggiava la solennità con cui facevano la loro promessa.

Le spie fuggirono, gli israeliti iniziarono a marciare attorno alla la città...  e il resto,  come si suol dire, è storia.

Ma che ne fu di Raab? Gli israeliti mantennero la loro promessa:

“E Giosuè disse ai due uomini che avevano esplorato il paese: «Andate in casa di quella prostituta, fatela uscire con tutto ciò che le appartiene, come glielo avete giurato».  E quei giovani che avevano esplorato il paese entrarono nella casa, e ne fecero uscire Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto quello che le apparteneva; ne fecero uscire anche tutte le famiglie dei suoi e li sistemarono fuori dell’accampamento d’Israele.” (Giosuè 6:22-23)

È questa la fine della sua storia? Certamente no, lei apparirà come una di solo cinque donne menzionate nella genealogia di Gesù in Matteo 1:

“Salmon generò Boaz da Raab; Boaz generò Obed da Rut; Obed generò Isai…” (Matteo 1:5)

e altre due volte nel  Nuovo Testamento che vedremo tra poco. 

Allora cosa dovremmo farcene di questa storia e di questa  donna? Quali lezioni possiamo imparare e  quale significato ha per noi nell'Italia del XXI secolo?

Diamo uno sguardo più da vicino alla donna in se e dimentichiamoci la vicenda  d'azione intorno a lei.

Innanzitutto il suo nome Raab è un soprannome, è un gioco di parole;  significa "ampia". Molti studiosi dicono che questo non denoti nulla più che insinuazioni sulla sua occupazione. 

Ma c'è un'altra scuola di pensiero che dice che il nome è significativamente incluso non per "dare un po' di pepe alla storia", ma per spingerci direttamente verso il concetto di liberazione che è al centro delle scritture ebraiche. 

Dio è un dio che libera ripetutamente gli afflitti portandoli in una terra più ampia e allarga anche i loro cuori attraverso la Torah, che significa “insegnamenti”.

“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.” (Giosuè 2:11b)

Quando Raab dice questo alle spie, sta facendo eco a delle parole che i lettori ebrei avrebbero riconosciuto come quelle usate da Mosè per ricordare al popolo tutto  quello che  Dio aveva  fatto per loro. 

“Sappi dunque oggi e ritieni bene nel tuo cuore che il Signore è Dio, lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e che non ve n’è alcun altro.” (Deuteronomio 4:39)

Quella di Raab è una storia di liberazione. E lei appare nella genealogia di Gesù a sottolineare l''atto ultimo di liberazione e in particolare che è la  liberazione per tutte le genti.

Allora che dire della sua occupazione? Perché abbiamo bisogno di sapere questo dettaglio? Per gli israeliti è tre volte emarginata: è una cananea, è  una donna ed è una prostituta.  E' una sfida alla loro sensibilità.

Ricorda che il carattere è più importante della reputazione. Il suo carattere era quello di una persona che riconosceva Dio per chi fosse e su cosa stesse lavorando. Gli ebrei furono in in grado di entrare nella terra promessa grazie alla sua fede in azione. E' per questo che  deve essere onorata venendo accolta tra di loro. E lei è anche una sfida per noi.

Diamo un'occhiata a dove altro è menzionata nel Nuovo Testamento:

“Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie.” (Ebrei 11:31)

“E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un’altra strada?” (Giacomo 2:25)

Uno la loda per la sua fede, l'altro per le sue azioni. Viene descritta senza giudizio:  non lo fanno con disgusto, non cercano di  appiopparle un'etichetta, ma semplicemente la lodano  per il suo carattere. 

Raab ci ricorda che Dio sceglie di salvare coloro che hanno un passato, come ho già detto, ed ecco perché è lì in Matteo; perché Dio può usare chiunque abbia un passato; come madre dà forma al carattere, alla fede e ad un carattere a misura di Dio di suo figlio Boaz.

Dio  ridefinisce quelli con un passato; Raab  passò dall'essere  una donna perduta ad essere una donna prescelta, da una cattiva ragazza a una sposa, da un disastro a una madre e da una prostituta a una progenitrice del Messia .

Forse oggi ti identifichi con Raab, sai cosa significhi essere salvati e rinnovati e vuoi chiedere allo Spirito Santo di sviluppare il tuo carattere, per renderti più simile a Gesù. 

O forse ti senti di più come le spie, in missione per salvare e portare nel nostro accampamento gli oppressi, i perduti, gli affranti, gli inquieti, gli  emarginati.

Se stai, se stiamo  pensando questo,   allora dovremmo prestare attenzione a Giacomo e a Ebrei e farlo senza giudicare. 

Come si suol dire “È  difficile lanciare pietre quando stai lavando piedi ”.

Preghiamo.

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domenica, aprile 18, 2021

A che serve una nuova chiesa? | 18 Aprile 2021 |

La chiesa non è un edificio, ma una cosa vivente. E' una sposa, un gregge, una famiglia, un corpo... Qualcosa di unito e vivo che proclami la gloria di Gesù, e che non può essere un "optional" se realmente sei nato, se sei nata di nuovo in Cristo.
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Perché nasce una chiesa? E per  quale scopo nasce una chiesa? E, soprattutto, a che serve una nuova chiesa?

Chi non conosce la storia della nostra chiesa, e che ci ascolta, ci guarda, o legge le note sul sito potrebbe giustamente chiedermi: “Ma Marco, a che serviva diciassette anni fa piantare una nuova chiesa a Montefiascone? Non ce ne erano già abbastanza?”

A cosa pensi, quando senti o pronunci la parola “chiesa”? A un edificio, qualsiasi esso sia, da quelli stupendi che abbiamo anche qua nella nostra cittadina, fino a queste stanze che rassomigliano ad una sala d'attesa, oppure a qualcosa di altro?

L'Antico Testamento non parla mai di chiesa, ma di Tempio, di un luogo “fisico” dove c'era presenza di Dio.

E' nel Nuovo Testamento che è nata la parola “chiesa”, che non ha nulla a che fare con un edificio: Nel Nuovo Testamento  chi descrive la chiesa ne parla come di un corpo, di una sposa, di un gregge e di una famiglia. Tutti termini che hanno zero a che fare  con la bellezza delle strutture architettoniche e tutto a che fare con  qualcosa di vitale, qualcosa che è unito, vive assieme, e assieme si muove.

Giovanni in Apocalisse parla della chiesa come di una sposa:

“Rallegriamoci ed esultiamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata.” (Apocalisse 19:7)

Una sposa, è colei che si unisce,  e per sempre, al suo sposo, per vivere assieme. Una sposa è qualcosa di vivo, non un altare o una vetrata.

Paolo in Atti parla agli anziani di una chiesa descrivendola come un gregge:

"Badate a voi stessi e prendetevi cura di tutti i credenti: il gregge del Signore che egli ha comprato col proprio sangue. Lo Spirito Santo vi ha dato l'incarico di pastori per guidare la sua chiesa.” (Atti 20:28 PV)

Un gregge è qualcosa che si muove assieme, si nutre assieme, dorme assieme, che va vegliato e protetto.

Sempre Paolo parla in Galati  della chiesa come di una famiglia nella quale noi siamo stati adottati da Dio:

“Dio ha mandato suo Figlio, nato da una donna e sottoposto alla legge, per riscattare noi che eravamo soggetti alla legge e per adottarci come suoi figli.”(Galati 4:5 PV)

Dio non adotta monumenti, ma figli e figlie, uomini e donne.

Infine, sempre Paolo descrive la chiesa come un corpo:

"Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno una medesima funzione, così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l’uno dell’altro.” (Romani 12:4-5)

Può un edificio, per quanto bello sia unirsi in matrimonio, vivere e nutrisi assieme, essere adottato, e essere anatomicamente dipendente dalle altre parti  che compongono un corpo?

Non nego che alcuni luoghi costruiti da persone che avevano una fede reale possano ispirare, favorire l'adorazione e parlare della grandezza di Dio e dell'amore di Cristo, ma Dio non voleva che il suo messaggio e la salvezza che c'è in Gesù potesse arrivare solo a chi visitava un edificio, per quanto bello fosse.

Abbiamo detto che nell'Antico Testamento se volevi incontrare Dio dovevi andare al Tempio a Gerusalemme. Ma il Tempio è stato distrutto nel 70 DC dall'imperatore Tito: dov'è il tempio adesso?  Ne è stato edificato uno nuovo?

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1 Corinzi 3:16)

La risposta è: si, Eccolo il luogo dove Dio adesso  incontra la gente che popola il mondo: la incontra attraverso un'altro uomo, e in un'altra donna.

Qualsiasi luogo, bello o brutto che sia è una chiesa, se all'interno ci sono donne e uomini disposti ad accettare di essere  templi della gloria di Dio.

Perché è nata diciassette anni fa la Chiesa della Vera Vite? Per essere un gregge che vive e si nutre assieme e  che è collegato solidamente  come in un corpo, l'uno all'altro, e presentarsi come una sposa a Cristo.

Quello di cui non solo Montefiascone, ma qualsiasi posto in Italia,  e tutto il mondo ha bisogno non era e non è una nuova chiesa, un locale, un involucro nuovo. Ma una chiesa nuova, che per essere nuova deve tornare all'antico, alle origini della fede.

Questo, 17 anni fa, qua non c'era. Una chiesa dove tutti fossero accolti, dove tutti potessero essere nutriti, crescere ed essere equipaggiati proprio come si fa in una buona famiglia  con i propri figli, per poter esprimere i propri doni, servire e contribuire.

Cosa serve per una chiesa nuova? Un locale bello? Un impianto audo dolby surround?

Per una chiesa nuova servono persone realmente nuove dentro, che abbiano il coraggio di rompere la tradizione della “chiesa edificio” e vogliano riscoprire la vera chiesa biblica, la sposa, il gregge, la famiglia ed il corpo.

Perché purtroppo molti, di qualsiasi denominazione facciano parte, hanno perso l'importanza della chiesa locale. Vogliono un cristianesimo “fai da te” fatto solo di podcast, predicazioni streaming, e al massimo una scappata in chiesa la domenica.. magari a domeniche alterne... magari una la mese... magari a Pasqua e a Natale... e feste comandate.

Questo significa vivere un cristianesimo “secondo me” scegliendo  in base alle proprie esigenze e preferenze umane, quelle che la Bibbia chiama “desideri della carne”. Ma Cristo ci chiama a morire ai nostri desideri.

Siamo chiari. La chiesa locale è l'espressione locale  del corpo universale di Cristo.  È il corpo di Cristo presente dove tu vivi.  Se non partecipi al corpo di Cristo,  cosa ti fa pensare di essere parte del corpo di Cristo?  Per la chiesa cristiana, locale  la partecipazione non è un'opzione; è dimostrazione se sei davvero una persona nuova dentro.

Questo non significa  che serve la chiesa per essere salvi, ma il far parte della chiesa, l'essere coinvolti, collegati, appartenere  alla chiesa locale,  coinvolgerti con essa  è la dimostrazione che sei una nuova creatura e ti è indispensabile come credente per almeno tre motivi.

1. La chiesa locale è dove trovi protezione

Rifletti sull'immagine del gregge:  una pecora fuori da suo gregge, un'antilope lontana dal suo branco, una sardina  fuori dal suo banco.  Cosa sono? Sono tutti e tre lo snack perfetto! La pecora per il lupo, l'antilope per il leone e la sardina per lo squalo.

Non lo dico io, Marco, ma l'apostolo Pietro:

“Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare.” (I Pietro 5: 8)

Quando arriverà l'attacco, dove troverai l'a forza del gregge, del branco, del banco, se non ne sei parte? Senza una chiesa locale sarai lo snack perfetto per satana!

2. La chiesa locale è la tua palestra 

Essere credenti richiede allenamento; si accetta Gesù e si è salvati, ma percorrere la via che Gesù indica

richiede allenamento costante. Sapete qual'è la frase che meglio identifica un credente? In greco è una sola parola, in italiano quattro: ἀλλήλων allēlōn = gli uni gli altri.

Gesù ha detto:

«Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua...» (Luca 10:27). 

Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti». (Matteo 22:38-40)

Essere cristiani significa certamente  amare Dio credere ed accettare Gesù come unico e solo Salvatore, ma anche amare il prossimo come noi ci amiamo  e trattarlo come se stessimo trattando con una parte del nostro medesimo corpo.

La chiesa locale è la palestra  dove chi crede si allena. a trattare l'altro con amore. Nel Nuovo Testamento
per 59 volte  ci viene rammentato che dobbiamo: amarci gli uni gli altri,  portare i pesi gli uni degli altri,  perdonarci gli uni gli altri,  servirci gli uni gli altri,  e così via.

La stessa parola "l'un l'altro” in il greco   identifica qualcosa che non è diviso, ma uno.  Per definizione richiede un solo corpo. 

È difficile amare qualcuno con cui non passi tempo.  La chiesa locale è necessaria  per adempiere efficacemente  ai comandamenti della Scrittura.

3. La chiesa locale è il mezzo con cui di Dio parla al mondo.

Quando Gesù ci ha lasciati, ci ha consegnato il Grande Mandato, ovvero di testimoniare di lui  fino alle estremità della terra. Cosa significa questo? Che dobbiamo diventare tutti missionari? Vendere tutto e trasferirci in Africa o in Amazzonia?

Per alcuni sarà così... ma sarà solo per pochissimi. Quel mandato allora è solo per quei pochissimi? Certamente no: la missione di testimoniare del suo amore è per tutti; ed il mezzo sarà questo:

“Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri.” (Giovanni 12:35)

Come potrai dimostrare al mondo che sei un suo discepolo se non fai parte di una chiesa locale che dimostra nei fatti  che vivi nel reciproco amore?

Gli stessi missionari, secondo il Nuovo Testamento ricevono “mandato” da una chiesa locale; sono parte di un corpo di Cristo locale che continua  supportarli in preghiera e in aiuti; non c'è spazio per i “lupi solitari”.

Dio non ha affidato il compito di diffondere il Vangelo di Cristo ad un nucleo di specialisti, ma ogni credente è in realtà in missione, nel luogo dove abita; è per questo che ha bisogno di vivere assiema ad altri, per dimostrare al mondo come è l'amore vero tra fratelli e sorelle.

Diciassette anni fa, la nostra chiesa è nata per questo: ed è nata con nove membri.

In diciassette anni  ha discepolato, nutrito, sostenuto, amato oltre 121 persone.

Ripeto ancora un concetto che ho già espresso tante altre volte: la chiesa non è un lago, ma un fiume.

Le prime chiese erano proprio così,   raramente diventavano dei grandi “serbatoi” di credenti,   dei laghi che man mano si ingrandivano  e diventavano enormi (solo qualcuna era cosi).

Ma piuttosto erano come degli approdi su un  fiume,   dove la corrente della vita li portava  ad attraccare per un breve periodo.   Dove venivano “nutriti”   per poi riprendere la corrente    e continuare  seguendo la corrente della propria vita,   portando il nome di Gesù più a valle.

Diciassette anni dopo, e dopo oltre 120 persone passate per questa sala (contando solo quelle che sono state con noi almeno tre mesi) l'obiettivo della Chiesa della Vera Vite rimane lo stesso: essere una sposa,  essere un gregge,  essere una famiglia ed essere un corpo che testimoni l'amore di Cristo attraverso l'amore che abbiamo gli uni per gli altri.

Voi che siete fisicamente presenti oggi in sala lo sapete, ma forse tu che mi vedi o mi ascolti, forse tu non fai parte di nessuna chiesa locale; non ne frequenti più nessuna, o forse non ne hai frequentato una.

Quello che ti dirò ora non lo devi prendere come un ammonimento, ma come un incoraggiamento a dimostrare che sei una nuova creatura in Cristo.

Sono felice che tu mi ascolti, oggi, o che magari ogni domenica ti colleghi o che vedi le registrazioni quando puoi.

Ma non voglio illuderti: le parole dei nostri video o dei podcast,  come quelle di qualsiasi altro predicatore potranno edificarti, ammaestrarti, ammonirti e confortarti... ma... ma non è quello che Cristo ti chiede!

Cristo ti chiama a far parte di un “corpo locale”; non ad entrare in un edificio di tanto in tanto, ma a coinvolgerti nella vita di altri uomini ed altre donne come te.

Per trovare protezione, per esercitare l'amore e per proclamarlo al mondo che sia questa o qualsiasi altra chiesa  di qualsiasi altra denominazione cristiana, devi far parte di una chiesa locale ed essere connesso, essere connessa al gregge, alla famiglia, al corpo di Cristo per essere parte della sua sposa; quella sposa per cui è morto... ed è morto anche per te.

Preghiamo.

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domenica, aprile 11, 2021

Cinque sorelle per cambiare la legge - Storie di donne nella Bibbia | 11 Aprile 2021 |

Dio ha creato uomini e donne con la medesima dignità ed importanza. E mentre all'epoca in cui è stata scritta la Bibbia nessuno scriveva storie di e sulle donne, la Parola di Dio ne è ricca; e da essa traiamo esempi di coraggio, intelligenza e impegno che sono di monito e guida per ciascun credente. Come quello di cinque sorelle coraggiose, tramite cui Dio ha cambiato una legge ingiusta.
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Predicatrice: Jean Guest
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Oggi stiamo iniziando una nuova serie di messaggi che guarda alcune delle grandi storie di emancipazione delle donne in tutta la Bibbia. Sono grata a Marco per avermi dato questa opportunità di predicare a te e ai teologi NT Wright, Paula Gooder ed Elaine Storkey per aver modellato il mio pensiero.

Lasciatemi pregare per noi tutti: "Padre, prego che oggi  prenderai le mie parole e le userai per la tua gloria. Apri i nostri cuori e le nostre menti così da essere sfidati, cambiati e incoraggiati dalla tua parola, in modo che possiamo lasciare questo posto meglio attrezzati per essere testimoni della tua bontà, misericordia e grazia. Amen."

Prima di dare un'occhiata ad alcuni di queste donne degne di nota, voglio parlare un po' di genere e patriarcato. Ma quello che voglio dire per primo, più di tutto  e  sottolineato tre volte, è che credo assolutamente che la Bibbia è la parola di Dio ispirata da lui; ma comprendo anche che è stata scritta da esseri umani (principalmente uomini) e che è nata nel contesto di da una certa cultura.

Ogni volta che leggiamo la Bibbia ci sono tre domande che  dovremmo porci: la prima il primo è

1. Quale è il contesto storico in cui  gli autori stanno scrivendo, cosa fanno e perché?

La seconda è:

2. Cosa significa effettivamente quello che leggo?

Molto spesso ciò significa che dobbiamo esaminarne diverse traduzioni in modo da trovare ciò che la Bibbia sta veramente dicendo: ci sono molti casi in cui noi abbiamo traduzioni errate (parlerò di una brevemente tra poco). In inglese ci sono una quantità di differenti tradizioni da poter consultare; purtroppo questo non è  il caso della lingua italiana, ma alcune ci sono.

In terzo luogo dobbiamo chiederci:

3. Cosa posso prendere da  questo passaggio mentre lo leggo? 

Quali sono le mie aspettative, le mie speranze, le mie paure, i miei bagagli personali? Oppure:  in che modo influirà sul modo in cui leggo e capisco la Scrittura?

Torniamo subito all'inizio a Genesi capitolo 1:

"Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra»... Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra … le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie.... Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». ... Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio;  li creò maschio e femmina.." (Genesi 1: 11, 20, 21, 24, 26-27)

Qui vediamo Dio che porta ordine fuori dal caos attraverso la Creazione. Per prima cosa crea luce, acqua e terra e poi inizia a popolare il mondo; prima con piante di cui alcune ci dice portatrici di semi. Guarda ciò che ha creato e lo dichiara essere buono.

Quindi riempie le acque di pesci e altre creature marine e di nuovo le benedice e dice loro di essere feconde. Poi vengono gli animali della terra; di nuovo sono creati e benedetti e viene detto loro di essere fecondi. 

Ogni pianta e animale finora è maschio e femmina, l'ordine creato ha un sesso. E infine nel versetto 27 arriviamo alla gloria della Creazione: così Dio ha creato l'umanità a sua immagine: “a immagine di Dio li creò maschio e femmina li creò.”

Ora ecco il punto: se il nostro essere creati a immagine di Dio non riguarda altro che la distinzione tra generi (maschio e femmina),  allora l'intera Creazione è stata fatta a sua immagine... ma qui, la Bibbia, non dice questo!

Solo gli esseri umani lo sono e quindi la nostra immagine  è qualcosa di diverso dal semplice genere. E vediamo pure che non c'è separazione i due, ma  perfetta uguaglianza.

Diamo una rapida occhiata a Galati 3:28

Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero;  non c’è né maschio né femmina;  perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù." (Galati 8:28)

Questo è l'errore di traduzione di cui io ti parlavo: in realtà, in originale, Paolo afferma (vediamo un'altra traduzione più accurata):

"Non siete più Ebrei, né pagani, schiavi o liberi  e neppure uomo o donna,  perché siete tutti uniti in Cristo. (Galati 8:28 PV)

Paolo sta scrivendo a una chiesa nel contesto di un dibattito sulla circoncisione maschile che deve essere classificata come parte integrante della chiesa e nel contesto culturale dove nella sinagoga avresti potuto udire gli uomini pregare così: “Dio, ti ringrazio di non essere stato creato un gentile, uno schiavo o una donna ”.

È disperato per questi giovani cristiani non si rendano conto che sono persone della risurrezione, persone della nuova Creazione, ciò che era una volta è stato capovolto.

Il cristianesimo non è il giudaismo con una etichetta che dice “fede in Cristo”.  Paolo sta citando il verso di Genesi 1che parla di genere; è così che era in Paradiso, e lo dice in termini di appartenenza alla famiglia di Dio. L'essere uomini  non ha più il privilegio che ha
ha avuto nel corso dei millenni. Certamente questo era vero all'epoca, non credete?

Ovviamente, no (guardate la vignetta!).

Non significa che l'ideale sia senza genere, significa semplicemente che è irrilevante.Ma non significa neppure che all'interno del Regno siamo identici, o complementari.

Allora, perché abbiamo lottato con questo? Ciò è dovuto ad una struttura della società dell'epoca  chiamata patriarcato. Cosa intendo dire? Questa è una definizione:

"Il patriarcato è un sistema sociale in cui gli uomini detengono il potere in modo primario e predominano nei ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà."

E l'Antico Testamento è stato sicuramente scritto nel contesto di una società patriarcale. Sto dicendo che sia una cosa sbagliata? Certamente no; sto dicendo che è quello che è,  e dovremmo quindi leggerlo per quello che è . Se gli uomini erano più importanti e detenevano maggiore rilevanza  pubblica e le donne avevano valore esclusivamente tra le mura domestiche ovviamente troveremo  storie  di uomini che fanno cose da uomini.

Sto di nuovo dicendo che dovremmo leggerlo per quello che è e non per quello che non è. E prima inizi a urlarmi contro,   è proprio per questo motivo che ho nel mio cuore le Scritture; perché in un perido storico dove  tutte le altre narrazioni scritte negli altri stati, tipo quelle dei babilonesi, ignoravano completamente storie di donne, nelle pagine dell'Antico Testamento  ne troviamo alcune straordinarie e stimolanti;  Dio non lo ha permesso che fossero completamente cancellate. Più avanti nella serie incontreremo le donne del Nuovo Testamento che hanno cambiato il mondo.

Ma oggi lasciate che vi presenti le cinque figlie di Selofead, o per dare loro il proprio nome Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa. Queste cinque giovani donne hanno cambiato la storia delle donne ebree. Leggiamo la loro storia:

"Allora si fecero avanti le figlie di Selofead, figlio di Chefer, figlio di Galaad, figlio di Machir, figlio di Manasse, delle famiglie di Manasse, figlio di Giuseppe,  che si chiamavano Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa; esse si presentarono davanti a Mosè, davanti al sacerdote Eleazar,  davanti ai capi e a tutta la comunità all’ingresso della tenda di convegno, e dissero: «Nostro padre morì nel deserto, e non stava in mezzo a coloro che si adunarono contro il Signore, non era della gente di Core, ma morì a causa del suo peccato,  e non ebbe figli maschi. Perché il nome di nostro padre dovrebbe scomparire dalla sua famiglia? Infatti non ha avuto figli maschi. Dacci una proprietà in mezzo ai fratelli di nostro padre». Mosè portò la loro causa davanti al Signore. E il Signore disse a Mosè: «Le figlie di Selofead dicono bene. Sì, tu darai loro in eredità una proprietà in mezzo ai fratelli del loro padre, e farai passare ad esse l’eredità del loro padre. Parlerai pure ai figli d’Israele, e dirai: “Quando uno morirà senza lasciare figli maschi, farete passare la sua eredità a sua figlia." (Numeri 27:1-8)

Il popolo d'Israele aveva vagato nel deserto per 40 anni e ora erano nelle pianure di Moab e stavano per entrare nella Terra Promessa. Era importante sapere chi era ancora vivo dell'esodo originale e quanti fossero di seconda generazione, in modo che la terra potesse essere divisa  in base al numero di persone nel censimento (Numeri 26) con più terra data a tribù più grandi e meno terra a quelle più piccole.

Dio disse a Mosè di fare conta delle tribù, ma secondo l'usanza dell'epoca questo era solo per il nome degli avi e sul versante degli uomini. Era previsto che le donne sarebbero state incluse nella linea di eredità e successione dei maschi della loro famiglia.

Ma questo era un gran bel problema per le cinque sorelle. Il loro padre era morto, non aveva fratelli o altri parenti maschi;  sarebbero state lasciate senza terra e senza eredità.

Mi chiedo come donna cosa avremmo fatto al loro posto? Borbottare? Trovare un marito, qualsiasi fosse, e velocemente?

Questo è ciò che hanno fatto le sorelle. Sono andate al luogo di  riunione, un posto dove c'erano solo uomini di alto rango  e certamente le donne non avevano il permesso di entrare,  e si presentate davanti a Mosè e agli altri capi appellandosi contro la legge.

Notate che sono andate insieme. Hanno presentato le credenziali del padre, il quale era stato leale, non aveva fatto  parte dell'insurrezione ed era morto di mote naturale; sicuramente era degno di rispetto.

Se la legge fosse rimasta com'era, allora il nome e l'eredità del padre sarebbe stata dimenticata semplicemente perché non aveva figli maschi: ma ne ha cinque figlie: “Dacci delle proprietà tra quelle dei parenti d i nostro padre!” (versetto 4). 

Poiché la tradizione doveva collegare la proprietà della terra al  cognome maschile, era un valido argomento di discussione.

Dal modo in cui hanno plasmato la loro argomentazione vediamo che le sorelle  conoscevano la loro storia, la loro cultura, le  tradizioni e conoscevano la legge. 

Quello che volevano mettere in discussione non era la legge di Dio che era intrinsecamente giusta, ma come l'avevano interpretata gli uomini. Ecco perché erano pronte a confrontarsi con i loro leader e a sottolineare l'ingiustizia.

Debbono avere avuto anche fiducia che  Mosè le avrebbe ascoltate; non può essere sottovalutato il fatto che, quello che stavano facendo potrebbe avergli  causati enormi difficoltà.

Bisogna dar merito a Mosè, che non solo ascoltò, ma mostrò la sua vulnerabilità e intelligenza come  leader, ammettendo che aveva bisogno della saggezza di Dio, non volendo appoggiarsi semplicemente alla sua propria interpretazione della legge.

Dio stabilì a favore delle sorelle; dovevano essere date loro delle proprietà  tra quelle della loro tribù. Ancor di più,  la sentenza doveva essere universale: d'ora in poi, se un uomo fosse morto senza figli, le sue figlie dovevano riceverne l'eredità.

E in modo ancora più radicale vedremo nel capitolo 36 che le sorelle avrebbero potuto scegliere il proprio coniuge all'interno della tribù.

Sappiamo che Mosè non visse abbastanza da vedere le sorelle ereditare la loro terra.  Toccò a Giosuè  assicurarsi che la decisione di Dio fosse eseguita (possiamo leggerlo in Giosuè 17: 3-6).

Tutto ciò  ha cambiato il modo in cui le donne venivano trattate. Non lo sono non dovevano sposarsi più per avere riconosciuta la loro identità, ma le affermava come membri di valore nella tribù con diritti propri come donne non sposate.

Cosa possiamo imparare dalle sorelle?

1. È di fondamentale importanza vedere la nostra identità come donne davanti a Dio e non legata alle convenzioni umane.

2. La loro audacia si basava sulla loro conoscenza e comprensione, non ultima la loro conoscenza di Dio. Credevano che fosse giusto ed equo che  poteva essere invocato per venire in loro aiuto. Anche noi dovremmo conoscere  il nostro Dio in questo modo.

3. Hanno cercato giustizia, e noi dobbiamo essere in grado di  discernere ciò che è giusto e ciò che è ingiusto e avere la saggezza di saper rispondere. Come le sorelle non dovremmo esitare ad affrontare l'ingiustizia e sfidare le norme sociali, perché così facendo proprio come quelle sorelle, potremmo fare la differenza generazioni di ragazze.

4. Impariamo cosa sia essere delle guide. Le sorelle hanno mostrato di essere delle leader nella loro volontà di prendere una posizione.  Mosè mostrò di essere leader nell'essere disposto ad  ascoltare e a cambiare. Entrambi erano disposti a sottomettersi a Dio.

La leadership non è né solitaria né di genere, né autoritaria né roboante. La leadership è condivisa, percettiva e aperta. Se saremo disposti a vivere così assieme, allora il Regno di Dio potrà venire.

Amen.


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domenica, aprile 04, 2021

“Quanto sono profonde le tue radici?” Pasqua | 4 Aprile 2021|

Dove trovi il nutrimento per continuare a vivere quando tutto attorno è desolato ed arido? Quanto sono profonde le tue radici? Lo sono abbastanza da poter trarre nutrimento dall'unica fonte di acqua pura che è il Cristo che celebriamo a Pasqua?
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Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 25 minuti

Oggi è un giorno speciale per tutti i credenti in Cristo: in qualsiasi luogo essi si trovino, ricordano l'evento che ha cambiato la loro storia personale.

In Italia siamo abituati a pensare alla Pasqua un po' come un “secondo Natale”, dove tutti siamo più buoni, e ci sentiamo in dovere di fare auguri a tutti.

Anche la Pasqua è stata “inglobata” nella cultura italiana, assieme a Natale, Capodanno,   la Festa della Mamma, quella del Papà,  Ferragosto,  e, oramai (anche da noi) Halloween... Pian piano è divenuto un altro giorno per fare festa, un altro giorno per fare regali e pranzi.

Hai mai riflettuto cosa stai dicendo quando auguri a qualcuno “Buona Pasqua”? Forse già sai che viene dalla parola greca πάσχα – pascha-  che è il modo con cui nei vangeli (scritti in greco) viene tradotta la parola ebraica  פֶּסַח  p̱esaḥ, ovvero passaggio, in ricordo dell'angelo della morte che “passò oltre” le case degli ebrei in Egitto che erano state segnate col sangue di un agnello sacrificato.

Sappi che, quando dici a qualcuno “Buona Pasqua”, stai augurando un “buon passaggio”... di cosa? Di quell'angelo presso la casa sua!

Ovviamente, scherzo! Se vuoi, fai pure gli auguri... ma ti voglio far riflettere che in origine la Pasqua non era qualcosa da festeggiare, ma da celebrare, e da annunziare; e non potevi augurare  “Buona Pasqua" a qualcuno se non eri convinto che avesse creduto in Cristo!

Sapete, ogni credente delle prime chiese salutava il giorno di Pasqua dicendo “Cristo è risorto”; e se l'altro rispondeva “E' veramente risorto” allora sapeva che stava parlando con un altro credente.... e forse gli diceva “Buona Pasqua”! Questa tradizione è rimasta nella chiesa Ortodossa. La Pasqua non era una celebrazione “inclusiva”, per tutti, ma una celebrazione “esclusiva” per pochi.

Perché questo? Perché celebrare la Pasqua  ti rendeva eleggibile per il martirio.  I cristiani non erano amati molto dal mondo, perché dicevano cose “politicamente scorrette”; parlavano di un unico Signore, Dio e Creatore, parlavano di un unica salvezza in Cristo.

In molti luoghi nel mondo, è ancora così;  se dici che Cristo è veramente risorto, se testimoni della salvezza attraverso la croce, la tua vita (e quella della tua famiglia) è in pericolo.

Afganistan, Pakistan, Iran, Iraq, Siria, Nigeria, Corea, India, Eritrea Libia, Yemen, Cina, Colombia... e in molti altri posti ancora nel mondo, oggi persone celebrano la Pasqua rischiando la propria vita.

Incontrare Gesù, da sempre, è stato rischioso: lo era anche prima che fosse messo in croce  e che fosse risorto. Vi ricordate la storia di Nicodemo? Era un “fariseo”, uno studioso della Bibbia, aveva visto e sentito ciò che Gesù faceva e diceva... Ma era rischioso per lui “andare contro” tutta la tradizione, i sacerdoti, i suoi colleghi farisei che attendevano un messia condottiero, che mettesse al loro posto i Romani,  e gli restituisse ricchezza e potere.

E così, una notte, senza farsi vedere da nessuno, come farebbe un ladro, andò a bussare alla porta di Gesù:

C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da lui e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. (Giovanni 3:1-5)

Nicodemo era cresciuto leggendo la Bibbia, le sue radici affondavano nella parola di Dio... e per quello vedeva, e capiva che Gesù era stato mandato da Dio. Ma non se la sentiva di esporsi, aveva paura delle conseguenze, di essere giudicato, di non essere “politicamente corretto”.

Molti oggi sono come Nicodemo, festeggiano pure la Pasqua, ma se si tratta di“esporsi” oltre, di prendere posizione, di chiamare le cose che il mondo ama tanto e dice essere giuste col loro nome e cognome, peccato; adulterio, peccati sessuali, aborto, eutanasia, omosessualità, avarizia... Nessuno di questi maggiore o minore di altri come l'essere bugiardi o il bestemmiare, perché per Dio ogni peccato vale uno, ogni peccato è un mancare l'obiettivo che Dio ha stabilito per noi, e non c'è classifica tra il più grave e quello meno.  Per moti è difficile dire che Cristo è l'unica via... beh, allora … ”...preferisco farlo di notte, quando nessuno vede e sente non, si sa mai.” La Pasqua non fa una gran differenza per loro, una festa vale l'altra, e la vita rimane uguale a prima.

Non per Nicodemo; aveva iniziato con timore... ma l'incontro con Gesù avrebbe dato i suoi frutti:

“Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno»... Le guardie dunque tornarono dai capi dei sacerdoti e dai farisei, i quali dissero loro: «Perché non lo avete portato?»... Le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato così!»Perciò i farisei replicarono loro: «Siete stati sedotti anche voi? Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui? Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto!» Nicodemo (uno di loro, quello che prima era andato da lui) disse loro: «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?» “ (Giovanni 7:37-38, 45-51)

Gesù aveva parlato alla folla in un giorno di festa (la festa di Tabernacoli o Capanne) quando una moltitudine di gente lo ascoltava, affermando cose  che non erano piaciute ai sacerdoti.

Nicodemo, dice Giovanni, era “uno di loro”, un fariseo, uno che pensava e diceva le cose “politicamente corrette”, e proprio per quello Gesù li aveva chiamati, ipocriti, vipere, sepolcri imbiancati. Ma stavolta Nicodemo non cerca Gesù nel buio; stavolta si “espone”, prende le parti di Gesù. Le sue radici superficiali che trovavano nutrimento dalla conoscenza della Legge vanno un po' più un giù, e iniziano a attingerne dagli insegnamenti di Cristo.

Non tutti credono, e diventano subito super eroi, pronti a sfidare tutto e tutti per Gesù. Le radici di Nicodemo hanno iniziato a affondare nel terreno fertile che sono gli insegnamenti di Cristo, cominciando a dare dei frutti, ma non sono ancora maturi. Alcuni  si fermano a questo livello:  sono attratti da Gesù, gli piace quello che dice, ma sono titubanti nell'accettare di seguirlo.

La loro radice non va abbastanza a fondo, Gesù c'è, si... ma non fa la differenza... Per loro la Pasqua diventa quasi un”problema da gestire”: “Non posso far vedere troppo agli altri che ci tengo... magari, non vado in chiesa, ma faccio gli auguri a tutti!”

Nicodemo, invece, aveva continuato ad estendere in profondità la sua radice, ad affondare negli insegnamenti di Gesù; e a non aver più paura di esporsi come suo seguace.

“Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, quello che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre.” (Giovanni 19:38-39) 

Giuseppe era un membro del Sinedrio, il tribunale speciale che aveva condannato Gesù... e anche lui seguiva Gesù "di notte", di nascosto.

Le radici di Nicodemo erano radici profonde: non si vergognava più di dimostrare che seguiva Gesù. Non aveva più timore per la sua carriera, né per la sua vita: anzi, metteva a disposizione i suoi beni per coprire di profumi il corpo di Cristo, con quasi 36 chili di costosissima mirra ed aole (circa 360 denari romani, un anno di stipendio di un operaio ebreo).

La Bibbia non dice se Nicodemo abbia avuto timore che fosse tutto finito quel venerdì; ma di sicuro avrà gioito, come noi gioiamo oggi, per la tomba vuota.

La sorsa settimana  ho iniziato facendovi vedere una foto (questa) (FOTO) e citando una frase  dello scrittore americano Marthy Rubin: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”.

Ti ho chiesto quali tra i due alberi fosse il più vivo. L'albero che fiorisce al primo tepore in inverno, e il
gelo lo può danneggiare, o quello che attende che arrivi la primavera. Questa settimana ti chiedo: quanto sono profonde le tue radici?

Nella mia foto ci sono due alberi: quello fiorito è una mimosa. La mimosa ha delle radici estese ma superficiali, che non vanno in profondità; è per questo che ha necessità di stare vicino all'acqua. Se l'acqua si allontana, se il lago si abbassa, la mimosa può morire di sete.

L'altro albero, invece, è un fico. Le radici del fico sono molto profonde, e riesce a trovare nutrimento anche quando tutto attorno  è secco, bruciato, sterile. Anche se viene tagliato, il fico si rigenera, dando un nuovo albero, perché la parte importante non è il tronco, ma le radici che attingono in profondità il nutrimento e possono generare nuova vita.

Quanto sono profonde le tue radici in Cristo? Abbastanza da trarre da lui nutrimento anche nei momenti aridi, quando la vita sembra sterile, quando la stagione è torrida e secca? Sono abbastanza profonde da non aver paura di ciò che ti accade attorno o che accadrà a te, o ai tuoi cari in questa epoca di pandemia? Riesci a trarre nutrimento anche quando non c'è pioggia?

Hai letto le parole che Gesù ha pronunciato alle folle durante quella festa di Tabernacoli?

«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:37-38)

Se tu hai accettato il sacrificio di Gesù al venerdì come l'unico che può lavare i tuoi peccati, allora la potenza di Dio che trasforma una crocifissione in una resurrezione ti appartiene.

Se tu credi che Gesù è realmente risorto per vincere la morte al posto tuo allora le tue radici possono attingere a quel fiume profondo di cui parla il Salvatore, anche in questo periodo, il più arido dei nostri tempi.

Non festeggiare la Pasqua come una festa tra le altre; celebra la Pasqua, perché, se hai creduto che Gesù è realmente risorto, allora la tua è davvero una buona Pasqua.

Preghiamo.

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