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domenica, aprile 11, 2021

Cinque sorelle per cambiare la legge - Storie di donne nella Bibbia | 11 Aprile 2021 |

Dio ha creato uomini e donne con la medesima dignità ed importanza. E mentre all'epoca in cui è stata scritta la Bibbia nessuno scriveva storie di e sulle donne, la Parola di Dio ne è ricca; e da essa traiamo esempi di coraggio, intelligenza e impegno che sono di monito e guida per ciascun credente. Come quello di cinque sorelle coraggiose, tramite cui Dio ha cambiato una legge ingiusta.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 10 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti

Oggi stiamo iniziando una nuova serie di messaggi che guarda alcune delle grandi storie di emancipazione delle donne in tutta la Bibbia. Sono grata a Marco per avermi dato questa opportunità di predicare a te e ai teologi NT Wright, Paula Gooder ed Elaine Storkey per aver modellato il mio pensiero.

Lasciatemi pregare per noi tutti: "Padre, prego che oggi  prenderai le mie parole e le userai per la tua gloria. Apri i nostri cuori e le nostre menti così da essere sfidati, cambiati e incoraggiati dalla tua parola, in modo che possiamo lasciare questo posto meglio attrezzati per essere testimoni della tua bontà, misericordia e grazia. Amen."

Prima di dare un'occhiata ad alcuni di queste donne degne di nota, voglio parlare un po' di genere e patriarcato. Ma quello che voglio dire per primo, più di tutto  e  sottolineato tre volte, è che credo assolutamente che la Bibbia è la parola di Dio ispirata da lui; ma comprendo anche che è stata scritta da esseri umani (principalmente uomini) e che è nata nel contesto di da una certa cultura.

Ogni volta che leggiamo la Bibbia ci sono tre domande che  dovremmo porci: la prima il primo è

1. Quale è il contesto storico in cui  gli autori stanno scrivendo, cosa fanno e perché?

La seconda è:

2. Cosa significa effettivamente quello che leggo?

Molto spesso ciò significa che dobbiamo esaminarne diverse traduzioni in modo da trovare ciò che la Bibbia sta veramente dicendo: ci sono molti casi in cui noi abbiamo traduzioni errate (parlerò di una brevemente tra poco). In inglese ci sono una quantità di differenti tradizioni da poter consultare; purtroppo questo non è  il caso della lingua italiana, ma alcune ci sono.

In terzo luogo dobbiamo chiederci:

3. Cosa posso prendere da  questo passaggio mentre lo leggo? 

Quali sono le mie aspettative, le mie speranze, le mie paure, i miei bagagli personali? Oppure:  in che modo influirà sul modo in cui leggo e capisco la Scrittura?

Torniamo subito all'inizio a Genesi capitolo 1:

"Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra»... Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra … le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie.... Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». ... Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio;  li creò maschio e femmina.." (Genesi 1: 11, 20, 21, 24, 26-27)

Qui vediamo Dio che porta ordine fuori dal caos attraverso la Creazione. Per prima cosa crea luce, acqua e terra e poi inizia a popolare il mondo; prima con piante di cui alcune ci dice portatrici di semi. Guarda ciò che ha creato e lo dichiara essere buono.

Quindi riempie le acque di pesci e altre creature marine e di nuovo le benedice e dice loro di essere feconde. Poi vengono gli animali della terra; di nuovo sono creati e benedetti e viene detto loro di essere fecondi. 

Ogni pianta e animale finora è maschio e femmina, l'ordine creato ha un sesso. E infine nel versetto 27 arriviamo alla gloria della Creazione: così Dio ha creato l'umanità a sua immagine: “a immagine di Dio li creò maschio e femmina li creò.”

Ora ecco il punto: se il nostro essere creati a immagine di Dio non riguarda altro che la distinzione tra generi (maschio e femmina),  allora l'intera Creazione è stata fatta a sua immagine... ma qui, la Bibbia, non dice questo!

Solo gli esseri umani lo sono e quindi la nostra immagine  è qualcosa di diverso dal semplice genere. E vediamo pure che non c'è separazione i due, ma  perfetta uguaglianza.

Diamo una rapida occhiata a Galati 3:28

Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero;  non c’è né maschio né femmina;  perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù." (Galati 8:28)

Questo è l'errore di traduzione di cui io ti parlavo: in realtà, in originale, Paolo afferma (vediamo un'altra traduzione più accurata):

"Non siete più Ebrei, né pagani, schiavi o liberi  e neppure uomo o donna,  perché siete tutti uniti in Cristo. (Galati 8:28 PV)

Paolo sta scrivendo a una chiesa nel contesto di un dibattito sulla circoncisione maschile che deve essere classificata come parte integrante della chiesa e nel contesto culturale dove nella sinagoga avresti potuto udire gli uomini pregare così: “Dio, ti ringrazio di non essere stato creato un gentile, uno schiavo o una donna ”.

È disperato per questi giovani cristiani non si rendano conto che sono persone della risurrezione, persone della nuova Creazione, ciò che era una volta è stato capovolto.

Il cristianesimo non è il giudaismo con una etichetta che dice “fede in Cristo”.  Paolo sta citando il verso di Genesi 1che parla di genere; è così che era in Paradiso, e lo dice in termini di appartenenza alla famiglia di Dio. L'essere uomini  non ha più il privilegio che ha
ha avuto nel corso dei millenni. Certamente questo era vero all'epoca, non credete?

Ovviamente, no (guardate la vignetta!).

Non significa che l'ideale sia senza genere, significa semplicemente che è irrilevante.Ma non significa neppure che all'interno del Regno siamo identici, o complementari.

Allora, perché abbiamo lottato con questo? Ciò è dovuto ad una struttura della società dell'epoca  chiamata patriarcato. Cosa intendo dire? Questa è una definizione:

"Il patriarcato è un sistema sociale in cui gli uomini detengono il potere in modo primario e predominano nei ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà."

E l'Antico Testamento è stato sicuramente scritto nel contesto di una società patriarcale. Sto dicendo che sia una cosa sbagliata? Certamente no; sto dicendo che è quello che è,  e dovremmo quindi leggerlo per quello che è . Se gli uomini erano più importanti e detenevano maggiore rilevanza  pubblica e le donne avevano valore esclusivamente tra le mura domestiche ovviamente troveremo  storie  di uomini che fanno cose da uomini.

Sto di nuovo dicendo che dovremmo leggerlo per quello che è e non per quello che non è. E prima inizi a urlarmi contro,   è proprio per questo motivo che ho nel mio cuore le Scritture; perché in un perido storico dove  tutte le altre narrazioni scritte negli altri stati, tipo quelle dei babilonesi, ignoravano completamente storie di donne, nelle pagine dell'Antico Testamento  ne troviamo alcune straordinarie e stimolanti;  Dio non lo ha permesso che fossero completamente cancellate. Più avanti nella serie incontreremo le donne del Nuovo Testamento che hanno cambiato il mondo.

Ma oggi lasciate che vi presenti le cinque figlie di Selofead, o per dare loro il proprio nome Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa. Queste cinque giovani donne hanno cambiato la storia delle donne ebree. Leggiamo la loro storia:

"Allora si fecero avanti le figlie di Selofead, figlio di Chefer, figlio di Galaad, figlio di Machir, figlio di Manasse, delle famiglie di Manasse, figlio di Giuseppe,  che si chiamavano Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa; esse si presentarono davanti a Mosè, davanti al sacerdote Eleazar,  davanti ai capi e a tutta la comunità all’ingresso della tenda di convegno, e dissero: «Nostro padre morì nel deserto, e non stava in mezzo a coloro che si adunarono contro il Signore, non era della gente di Core, ma morì a causa del suo peccato,  e non ebbe figli maschi. Perché il nome di nostro padre dovrebbe scomparire dalla sua famiglia? Infatti non ha avuto figli maschi. Dacci una proprietà in mezzo ai fratelli di nostro padre». Mosè portò la loro causa davanti al Signore. E il Signore disse a Mosè: «Le figlie di Selofead dicono bene. Sì, tu darai loro in eredità una proprietà in mezzo ai fratelli del loro padre, e farai passare ad esse l’eredità del loro padre. Parlerai pure ai figli d’Israele, e dirai: “Quando uno morirà senza lasciare figli maschi, farete passare la sua eredità a sua figlia." (Numeri 27:1-8)

Il popolo d'Israele aveva vagato nel deserto per 40 anni e ora erano nelle pianure di Moab e stavano per entrare nella Terra Promessa. Era importante sapere chi era ancora vivo dell'esodo originale e quanti fossero di seconda generazione, in modo che la terra potesse essere divisa  in base al numero di persone nel censimento (Numeri 26) con più terra data a tribù più grandi e meno terra a quelle più piccole.

Dio disse a Mosè di fare conta delle tribù, ma secondo l'usanza dell'epoca questo era solo per il nome degli avi e sul versante degli uomini. Era previsto che le donne sarebbero state incluse nella linea di eredità e successione dei maschi della loro famiglia.

Ma questo era un gran bel problema per le cinque sorelle. Il loro padre era morto, non aveva fratelli o altri parenti maschi;  sarebbero state lasciate senza terra e senza eredità.

Mi chiedo come donna cosa avremmo fatto al loro posto? Borbottare? Trovare un marito, qualsiasi fosse, e velocemente?

Questo è ciò che hanno fatto le sorelle. Sono andate al luogo di  riunione, un posto dove c'erano solo uomini di alto rango  e certamente le donne non avevano il permesso di entrare,  e si presentate davanti a Mosè e agli altri capi appellandosi contro la legge.

Notate che sono andate insieme. Hanno presentato le credenziali del padre, il quale era stato leale, non aveva fatto  parte dell'insurrezione ed era morto di mote naturale; sicuramente era degno di rispetto.

Se la legge fosse rimasta com'era, allora il nome e l'eredità del padre sarebbe stata dimenticata semplicemente perché non aveva figli maschi: ma ne ha cinque figlie: “Dacci delle proprietà tra quelle dei parenti d i nostro padre!” (versetto 4). 

Poiché la tradizione doveva collegare la proprietà della terra al  cognome maschile, era un valido argomento di discussione.

Dal modo in cui hanno plasmato la loro argomentazione vediamo che le sorelle  conoscevano la loro storia, la loro cultura, le  tradizioni e conoscevano la legge. 

Quello che volevano mettere in discussione non era la legge di Dio che era intrinsecamente giusta, ma come l'avevano interpretata gli uomini. Ecco perché erano pronte a confrontarsi con i loro leader e a sottolineare l'ingiustizia.

Debbono avere avuto anche fiducia che  Mosè le avrebbe ascoltate; non può essere sottovalutato il fatto che, quello che stavano facendo potrebbe avergli  causati enormi difficoltà.

Bisogna dar merito a Mosè, che non solo ascoltò, ma mostrò la sua vulnerabilità e intelligenza come  leader, ammettendo che aveva bisogno della saggezza di Dio, non volendo appoggiarsi semplicemente alla sua propria interpretazione della legge.

Dio stabilì a favore delle sorelle; dovevano essere date loro delle proprietà  tra quelle della loro tribù. Ancor di più,  la sentenza doveva essere universale: d'ora in poi, se un uomo fosse morto senza figli, le sue figlie dovevano riceverne l'eredità.

E in modo ancora più radicale vedremo nel capitolo 36 che le sorelle avrebbero potuto scegliere il proprio coniuge all'interno della tribù.

Sappiamo che Mosè non visse abbastanza da vedere le sorelle ereditare la loro terra.  Toccò a Giosuè  assicurarsi che la decisione di Dio fosse eseguita (possiamo leggerlo in Giosuè 17: 3-6).

Tutto ciò  ha cambiato il modo in cui le donne venivano trattate. Non lo sono non dovevano sposarsi più per avere riconosciuta la loro identità, ma le affermava come membri di valore nella tribù con diritti propri come donne non sposate.

Cosa possiamo imparare dalle sorelle?

1. È di fondamentale importanza vedere la nostra identità come donne davanti a Dio e non legata alle convenzioni umane.

2. La loro audacia si basava sulla loro conoscenza e comprensione, non ultima la loro conoscenza di Dio. Credevano che fosse giusto ed equo che  poteva essere invocato per venire in loro aiuto. Anche noi dovremmo conoscere  il nostro Dio in questo modo.

3. Hanno cercato giustizia, e noi dobbiamo essere in grado di  discernere ciò che è giusto e ciò che è ingiusto e avere la saggezza di saper rispondere. Come le sorelle non dovremmo esitare ad affrontare l'ingiustizia e sfidare le norme sociali, perché così facendo proprio come quelle sorelle, potremmo fare la differenza generazioni di ragazze.

4. Impariamo cosa sia essere delle guide. Le sorelle hanno mostrato di essere delle leader nella loro volontà di prendere una posizione.  Mosè mostrò di essere leader nell'essere disposto ad  ascoltare e a cambiare. Entrambi erano disposti a sottomettersi a Dio.

La leadership non è né solitaria né di genere, né autoritaria né roboante. La leadership è condivisa, percettiva e aperta. Se saremo disposti a vivere così assieme, allora il Regno di Dio potrà venire.

Amen.


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domenica, aprile 04, 2021

“Quanto sono profonde le tue radici?” Pasqua | 4 Aprile 2021|

Dove trovi il nutrimento per continuare a vivere quando tutto attorno è desolato ed arido? Quanto sono profonde le tue radici? Lo sono abbastanza da poter trarre nutrimento dall'unica fonte di acqua pura che è il Cristo che celebriamo a Pasqua?
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Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 25 minuti

Oggi è un giorno speciale per tutti i credenti in Cristo: in qualsiasi luogo essi si trovino, ricordano l'evento che ha cambiato la loro storia personale.

In Italia siamo abituati a pensare alla Pasqua un po' come un “secondo Natale”, dove tutti siamo più buoni, e ci sentiamo in dovere di fare auguri a tutti.

Anche la Pasqua è stata “inglobata” nella cultura italiana, assieme a Natale, Capodanno,   la Festa della Mamma, quella del Papà,  Ferragosto,  e, oramai (anche da noi) Halloween... Pian piano è divenuto un altro giorno per fare festa, un altro giorno per fare regali e pranzi.

Hai mai riflettuto cosa stai dicendo quando auguri a qualcuno “Buona Pasqua”? Forse già sai che viene dalla parola greca πάσχα – pascha-  che è il modo con cui nei vangeli (scritti in greco) viene tradotta la parola ebraica  פֶּסַח  p̱esaḥ, ovvero passaggio, in ricordo dell'angelo della morte che “passò oltre” le case degli ebrei in Egitto che erano state segnate col sangue di un agnello sacrificato.

Sappi che, quando dici a qualcuno “Buona Pasqua”, stai augurando un “buon passaggio”... di cosa? Di quell'angelo presso la casa sua!

Ovviamente, scherzo! Se vuoi, fai pure gli auguri... ma ti voglio far riflettere che in origine la Pasqua non era qualcosa da festeggiare, ma da celebrare, e da annunziare; e non potevi augurare  “Buona Pasqua" a qualcuno se non eri convinto che avesse creduto in Cristo!

Sapete, ogni credente delle prime chiese salutava il giorno di Pasqua dicendo “Cristo è risorto”; e se l'altro rispondeva “E' veramente risorto” allora sapeva che stava parlando con un altro credente.... e forse gli diceva “Buona Pasqua”! Questa tradizione è rimasta nella chiesa Ortodossa. La Pasqua non era una celebrazione “inclusiva”, per tutti, ma una celebrazione “esclusiva” per pochi.

Perché questo? Perché celebrare la Pasqua  ti rendeva eleggibile per il martirio.  I cristiani non erano amati molto dal mondo, perché dicevano cose “politicamente scorrette”; parlavano di un unico Signore, Dio e Creatore, parlavano di un unica salvezza in Cristo.

In molti luoghi nel mondo, è ancora così;  se dici che Cristo è veramente risorto, se testimoni della salvezza attraverso la croce, la tua vita (e quella della tua famiglia) è in pericolo.

Afganistan, Pakistan, Iran, Iraq, Siria, Nigeria, Corea, India, Eritrea Libia, Yemen, Cina, Colombia... e in molti altri posti ancora nel mondo, oggi persone celebrano la Pasqua rischiando la propria vita.

Incontrare Gesù, da sempre, è stato rischioso: lo era anche prima che fosse messo in croce  e che fosse risorto. Vi ricordate la storia di Nicodemo? Era un “fariseo”, uno studioso della Bibbia, aveva visto e sentito ciò che Gesù faceva e diceva... Ma era rischioso per lui “andare contro” tutta la tradizione, i sacerdoti, i suoi colleghi farisei che attendevano un messia condottiero, che mettesse al loro posto i Romani,  e gli restituisse ricchezza e potere.

E così, una notte, senza farsi vedere da nessuno, come farebbe un ladro, andò a bussare alla porta di Gesù:

C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da lui e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. (Giovanni 3:1-5)

Nicodemo era cresciuto leggendo la Bibbia, le sue radici affondavano nella parola di Dio... e per quello vedeva, e capiva che Gesù era stato mandato da Dio. Ma non se la sentiva di esporsi, aveva paura delle conseguenze, di essere giudicato, di non essere “politicamente corretto”.

Molti oggi sono come Nicodemo, festeggiano pure la Pasqua, ma se si tratta di“esporsi” oltre, di prendere posizione, di chiamare le cose che il mondo ama tanto e dice essere giuste col loro nome e cognome, peccato; adulterio, peccati sessuali, aborto, eutanasia, omosessualità, avarizia... Nessuno di questi maggiore o minore di altri come l'essere bugiardi o il bestemmiare, perché per Dio ogni peccato vale uno, ogni peccato è un mancare l'obiettivo che Dio ha stabilito per noi, e non c'è classifica tra il più grave e quello meno.  Per moti è difficile dire che Cristo è l'unica via... beh, allora … ”...preferisco farlo di notte, quando nessuno vede e sente non, si sa mai.” La Pasqua non fa una gran differenza per loro, una festa vale l'altra, e la vita rimane uguale a prima.

Non per Nicodemo; aveva iniziato con timore... ma l'incontro con Gesù avrebbe dato i suoi frutti:

“Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno»... Le guardie dunque tornarono dai capi dei sacerdoti e dai farisei, i quali dissero loro: «Perché non lo avete portato?»... Le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato così!»Perciò i farisei replicarono loro: «Siete stati sedotti anche voi? Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui? Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto!» Nicodemo (uno di loro, quello che prima era andato da lui) disse loro: «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?» “ (Giovanni 7:37-38, 45-51)

Gesù aveva parlato alla folla in un giorno di festa (la festa di Tabernacoli o Capanne) quando una moltitudine di gente lo ascoltava, affermando cose  che non erano piaciute ai sacerdoti.

Nicodemo, dice Giovanni, era “uno di loro”, un fariseo, uno che pensava e diceva le cose “politicamente corrette”, e proprio per quello Gesù li aveva chiamati, ipocriti, vipere, sepolcri imbiancati. Ma stavolta Nicodemo non cerca Gesù nel buio; stavolta si “espone”, prende le parti di Gesù. Le sue radici superficiali che trovavano nutrimento dalla conoscenza della Legge vanno un po' più un giù, e iniziano a attingerne dagli insegnamenti di Cristo.

Non tutti credono, e diventano subito super eroi, pronti a sfidare tutto e tutti per Gesù. Le radici di Nicodemo hanno iniziato a affondare nel terreno fertile che sono gli insegnamenti di Cristo, cominciando a dare dei frutti, ma non sono ancora maturi. Alcuni  si fermano a questo livello:  sono attratti da Gesù, gli piace quello che dice, ma sono titubanti nell'accettare di seguirlo.

La loro radice non va abbastanza a fondo, Gesù c'è, si... ma non fa la differenza... Per loro la Pasqua diventa quasi un”problema da gestire”: “Non posso far vedere troppo agli altri che ci tengo... magari, non vado in chiesa, ma faccio gli auguri a tutti!”

Nicodemo, invece, aveva continuato ad estendere in profondità la sua radice, ad affondare negli insegnamenti di Gesù; e a non aver più paura di esporsi come suo seguace.

“Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, quello che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre.” (Giovanni 19:38-39) 

Giuseppe era un membro del Sinedrio, il tribunale speciale che aveva condannato Gesù... e anche lui seguiva Gesù "di notte", di nascosto.

Le radici di Nicodemo erano radici profonde: non si vergognava più di dimostrare che seguiva Gesù. Non aveva più timore per la sua carriera, né per la sua vita: anzi, metteva a disposizione i suoi beni per coprire di profumi il corpo di Cristo, con quasi 36 chili di costosissima mirra ed aole (circa 360 denari romani, un anno di stipendio di un operaio ebreo).

La Bibbia non dice se Nicodemo abbia avuto timore che fosse tutto finito quel venerdì; ma di sicuro avrà gioito, come noi gioiamo oggi, per la tomba vuota.

La sorsa settimana  ho iniziato facendovi vedere una foto (questa) (FOTO) e citando una frase  dello scrittore americano Marthy Rubin: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”.

Ti ho chiesto quali tra i due alberi fosse il più vivo. L'albero che fiorisce al primo tepore in inverno, e il
gelo lo può danneggiare, o quello che attende che arrivi la primavera. Questa settimana ti chiedo: quanto sono profonde le tue radici?

Nella mia foto ci sono due alberi: quello fiorito è una mimosa. La mimosa ha delle radici estese ma superficiali, che non vanno in profondità; è per questo che ha necessità di stare vicino all'acqua. Se l'acqua si allontana, se il lago si abbassa, la mimosa può morire di sete.

L'altro albero, invece, è un fico. Le radici del fico sono molto profonde, e riesce a trovare nutrimento anche quando tutto attorno  è secco, bruciato, sterile. Anche se viene tagliato, il fico si rigenera, dando un nuovo albero, perché la parte importante non è il tronco, ma le radici che attingono in profondità il nutrimento e possono generare nuova vita.

Quanto sono profonde le tue radici in Cristo? Abbastanza da trarre da lui nutrimento anche nei momenti aridi, quando la vita sembra sterile, quando la stagione è torrida e secca? Sono abbastanza profonde da non aver paura di ciò che ti accade attorno o che accadrà a te, o ai tuoi cari in questa epoca di pandemia? Riesci a trarre nutrimento anche quando non c'è pioggia?

Hai letto le parole che Gesù ha pronunciato alle folle durante quella festa di Tabernacoli?

«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:37-38)

Se tu hai accettato il sacrificio di Gesù al venerdì come l'unico che può lavare i tuoi peccati, allora la potenza di Dio che trasforma una crocifissione in una resurrezione ti appartiene.

Se tu credi che Gesù è realmente risorto per vincere la morte al posto tuo allora le tue radici possono attingere a quel fiume profondo di cui parla il Salvatore, anche in questo periodo, il più arido dei nostri tempi.

Non festeggiare la Pasqua come una festa tra le altre; celebra la Pasqua, perché, se hai creduto che Gesù è realmente risorto, allora la tua è davvero una buona Pasqua.

Preghiamo.

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venerdì, aprile 02, 2021

Quel venerdì che cambia la mia storia | 2 Aprile 2021 |

 Riflessioni del Venerdì Santo 
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Tempo di ascolto audio: 19 minuti

Il processo -  Matteo 27:11-14

Gesù comparve davanti al governatore e il governatore lo interrogò, dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli disse: «Tu lo dici». E, accusato dai capi dei sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla.Allora Pilato gli disse: «Non senti quante cose testimoniano contro di te?»  Ma egli non gli rispose neppure una parola; e il governatore se ne meravigliava molto. …

Gesù, Pilato, i sacerdoti, le guardie. E' un tribunale atipico... ma è un tribunale. Ma Gesù non parla. Perché? Non è forse il Figlio di Dio? Non potrebbe chiamare angeli a liberarlo? 

Ma forse è perché aspetta che siano i lebbrosi, i ciechi, gli storpi guariti a proclamare chi lui sia...

Lasciamo siano loro a dire a Pilato chi è e cosa fa. Lasciamo che Pilato mostri Gesù dalla terrazza del suo appartamento a popolo: chi ha tanto ricevuto, saprà dire da chi lo ha ricevuto!

Gesù è condannato - Matteo 27:22-26

 E Pilato a loro: «Che farò dunque di Gesù detto Cristo?» Tutti risposero: «Sia crocifisso».  Ma egli riprese: «Che male ha fatto?» Ma quelli sempre più gridavano: «Sia crocifisso!»  Pilato, vedendo che non otteneva nulla ma che si sollevava un tumulto, prese dell’acqua e si lavò le mani in presenza della folla, dicendo: «Io sono innocente di questo sangue; pensateci voi». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora egli liberò loro Barabba; e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Ma come? Nessuno lo difende? Nessuno prova a spiegare tutto il bene che ha fatto?  Dove sono i lebbrosi che furono guariti? Dove i ciechi che ora possono vedere? Dove  tutte le persone che hanno mangiato il pane e il pesce sulla collina? Dove sono quelli che hanno seguito Gesù così facilmente quando  pensavano che sarebbe diventato il re degli ebrei? Eppure nessuno parla. Nessuna voce nella folla viene in difesa di Gesù. Gesù è solo.

Dove sarei stato io? Averi avuto il coraggio di parlare del bene che mi ha fatto? Avrei taciuto? O averi gridato “Crocifiggilo”?

Gesù è coronato di spine e deriso - Matteo 27:27-31

Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte.  E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, inginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: «Salve, re dei Giudei!» E gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percuotevano il capo. E, dopo averlo schernito, lo spogliarono del manto e lo rivestirono dei suoi abiti; poi lo condussero via per crocifiggerlo.

Ed eccolo, il figlio di Dio, coronato di spine, percosso, sputato. Quale sia stato per Gesù più grande tra il dolore fisico e quello spirituale non saprei. Chi lo sta maltrattando potrebbe aver ricevuti da lui salvezza eterna:  Isaia aveva detto:

“Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca.” (Isaia 53:7)

Gesù ha “lasciato”; ha permesso che lo umiliassero... Era nei piani. Era disposto sin dall'inizio a sopportare qualsiasi cosa, senza nessuna lamentela, per raggiungere uno scopo maggiore, più alto, eterno.  Questo è il “servire sino in fondo”. 

Io sono abituato a servire “fino a quando non fa male”, fintanto che so che c'è una via di ritorno, un'uscita... e tutto tornerà a come era prima.  Ma sarei disposto a fare un passo più in là,  a servire gli altri, anche anche se potrebbe non essere sempre facile o conveniente? Anche se potrebbe essere il mio ultimo atto?

La mia risposta fa la differenza tra un buon lavoratore, e un servitore: tra chi adempie ad un lavoro, e chi adempie ad una missione. 

Là nel cortile di Pilato vediamo un vero servitore.

Simone porta la croce - Luca 23:26

Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù.

Simone non era un discepolo: passava solo lì, era uno spettatore, e si trova a portare un peso non suo. Cosa avrei fatto io? Avrei tirato dritto, fatto finta di non capire i soldati, oppure avrei aiutato un uomo distrutto, a portare il suo peso?

È facile fingere di non vedere i bisogni, il dolore e la sofferenza intorno a me ogni giorno. È facile fingere di non sentire le grida di aiuto che provengono in molte forme da coloro tra i quali cammino ogni giorno.

È facile convincermi che sono troppo occupato, o troppo stanco, o ne ho già troppe nel piatto per essere coinvolti nella vita degli altri.

Gesù ha servito molti nella sua vita terrena... Simone è l'unico che serve Gesù nel momento del bisogno... anche senza essere un campione della fede.

Cosa farò io? Aspetterò di essere perfetto, o metterò a disposizione il mio tempo, la mia mente, i mie muscoli, quando sentirò un grido d'aiuto, quando vedrò un peso troppo grande da portare?

Gesù è inchiodato sulla croce - Marco 15:25-32

Era l’ora terza (le nove del mattino) quando lo crocifissero. L’iscrizione indicante il motivo della condanna diceva: «Il re dei Giudei».  Con lui crocifissero due ladroni, uno alla sua destra e l’altro alla sua sinistra.  E si adempì la Scrittura che dice: «Egli è stato contato fra i malfattori». Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Eh, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso e scendi giù dalla croce!». Allo stesso modo anche i capi dei sacerdoti con gli scribi, beffandosi, dicevano l’uno all’altro: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso. Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» Anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

La croce non serviva solo a punire il colpevole; per quanto atroce fosse, i Romani avevano altri modi per finirla in più breve tempo. 

Ma serviva a scoraggiare chi guardava la morte in croce. Non c'era solo il dolore, ma anche lo scherno di chi passava e guardava. Tu morivi lentamente, mentre altri ti ridevano attorno.

Eppure quella croce era differente. Pian piano che Gesù moriva al mondo, io cominciavo a vivere! Quell'unica morte avrebbe generato miliardi di nuove vite per chi avrebbe scelto la croce come simbolo della propria vita.

Isaia aveva detto :

“Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.” (Isaia 53:5)

Gesù muore - Marco 15:33-34, 37-39

All’ora nona (le tre del pomeriggio)Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lamà sabactàni?», che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»...Gesù, emesso un gran grido, rese lo spirito. E la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. E il centurione che era lì presente di fronte a Gesù, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!»

All'improvviso la notte, il terremoto, la cortina del Tempio che si squarcia in due... 

Cosa significa?

Significa che nell'ora più buia della terra, Dio è di nuovo accessibile. C'è persino un romano che riconosce in Gesù qualcosa di molto più alto di un uomo: «Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!»

Il peccato sembra trionfare per sempre.... e invece è sconfitto per sempre. L'ultima parola non spetterà più a satana, ma a Dio. Quando guarderò la croce, quando capirò che su di essa non ci sono io, ma Suo figlio al mio posto, allora Egli si ricorderà del nuovo patto... ed io sarò salvo.

Sono vivo, a motivo dell'obbedienza di Gesù al Padre.

Paolo dice: “...trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.” (Filip. 2: 8b)

Gesù è sepolto - Matteo 27:57-60

Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che gli fosse dato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose nella propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia. Poi, dopo aver rotolato una grande pietra contro l’apertura del sepolcro, se ne andò.

Cosa sta trasportando Giuseppe nella sua tomba? Il simbolo di una sconfitta, o quello di una vittoria? Gesù è solo un corpo martoriato da seppellire, oppure uno spirito libero che produrrà benedizioni su benedizioni da allora in poi?

Giuseppe non comprende che quel corpo straziato rappresenta il trionfo sulla morte. 

“Tetelestai .Tutto è compiuto Tutto è pagato” . Gesù non ha più bisogno di quell'involucro mortale; può tornare a Padre e sedere alla Sua destra ed intercedere per Giuseppe, per Simone, per le pie donne che stavano ai piedi della croce...  Per l'umanità intera che guarderà d'ora innanzi alla croce come simbolo non di morte, ma di vita eterna.

“Perciò il mio cuore si rallegra e l’anima mia esulta; anche la mia carne dimorerà al sicuro; poiché tu non abbandonerai l’anima mia in potere della morte, né permetterai che il tuo santo subisca la decomposizione.” (Salmo 16:9-10)

Fate questo in memoria di me – Luca 22:19-20

 Poi prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi.

Tutto questo è accaduto per firmare un patto, un nuovo accordo con Dio che nessun uomo avrebbe mai potuto firmare; un corpo spezzato ed un sangue versato che diventano ricordo indelebile di quel venerdì che ha trasformato la storia del mondo.

Accostiamoci agli elementi con riverenza, ricordando che Gesù è morto per sconfiggere la morte al posto nostro.

La gioia che verrà – Giovanni 16:19-22

Per tre giorni il mondo fu senza Gesù. Furono le pie donne a scoprire che Gesù non era più là. A loro fu riservato l'onore di essere le prime testimoni della potenza della resurrezione. Attendiamo questi tre giorni che ci dividono dalla Pasqua avendo fede nelle parole che Gesù ci ha consegnato prima di lasciarci:

“Gesù comprese che volevano interrogarlo e disse loro: «Voi vi domandate l’un l’altro che cosa significano quelle mie parole: “Tra poco non mi vedrete più” e: “Tra un altro poco mi vedrete”? In verità, in verità vi dico che voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà. Sarete rattristati, ma la vostra tristezza sarà cambiata in gioia. La donna, quando partorisce, prova dolore perché è venuta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia, per la gioia che sia venuta al mondo una creatura umana. Così anche voi siete ora nel dolore; ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi toglierà la vostra gioia...».”

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domenica, marzo 28, 2021

“Quale re stai acclamando”? Domenica delle Palme | 28 Marzo 2021 |

Quale re stai acclamando? Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora? Sei come l'albero che fiorisce al primo tepore, e soffre poi il gelo, o come quello che attende, e non dubita che la primavera verrà? Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro.
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Una delle cose che amo di più nel mio tempo libero, (davvero troppo poco, tra chiesa e lavoro secolare) quando i vari lockdown, zone rosse ed alto me lo permettono, è di camminare assieme a mia moglie  lungo la costa del lago di Bolsena.

C'è un tratto che mi piace particolarmente, perché è lontano dai rumori del mondo. Mi piace camminare lì verso il tramonto, così da poter prendere foto che siano ancora più suggestive.

Qualche settimana fa (era metà febbraio) ero assieme a mia moglie e a mio figlio Matteo e ci siamo fermati a fotografare una mimosa fiorita: era l'unica pianta fiorita tra tutte piante ancora spoglie: ve la faccio vedere:

Se conoscete un minimo di “tecnica fotografica” già sapete cosa è che mi ha colpito di più della scena.

Ovviamente la mimosa era stupenda, ma quello che mi ha colpito maggiormente era il contrasto tra l'albero completamente in fiore e l'altro completamente spoglio.

Era come se un albero avesse la smania di anticipare la primavera, di immaginarsi la bella stagione che era ancora di là da venire, mentre l'altro attendeva.

Generalmente pubblico i miei scatti migliori su Instagram e li accompagno con una frase, un motto, o un versetto che spieghi perché ho fatto quella foto.

Riflettendo sulla foto, mi è sembrato giusto di citare una frase di uno scrittore americano, Marthy Rubin, che dice così: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. 

Tu potresti chiedermi: “Marco, ma che c'entra questo con la domenica delle Palme?

C'entra, in quanto stiamo parlando di “attesa”. Le cinque domeniche di Quaresima, la Domenica delle Palme, e anche il Venerdì Santo ci parlano di “attesa”.

Così come l'Avvento ci parla dell'attesa di un Dio che si fa uomo  per venirci a trovare a Natale, la Quaresima ci parla dell'attesa che quel Dio in forma d'uomo manifesti la sua potenza per poterci salvare a Pasqua.

La potenza che trasforma una crocifissione in una resurrezione quella potenza che esploderà il giorno di Pasqua, aprendo la tomba,  accecando le guardie, ed aprendo per noi i Cieli.

Noi, che abbiamo creduto in Cristo, aspettiamo la Pasqua per ricordarci di quell'evento che ci ha affrancati, ci ha liberati dal peccato.

Ma 1988 anni fa (2021 – 33, gli anni di Gesù, anno più anno meno) sette giorni prima della Pasqua ebraica c'erano altri che attendevano e facevano festa. Chi , o cosa stavano festeggiando?

Vediamo la storia assieme di quella domenica:

1 Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2 dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; subito troverete un’asina legata e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. 3 Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». 4 Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: 5 «Dite alla figlia di Sion: “Ecco, il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un’asina, sopra un asinello, puledro d’asina”». 6 I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; 7 condussero l’asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere.  8 La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. 9 Le folle che lo precedevano e quelle che seguivano gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!» 10 Quando fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» 11 E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea». (Matteo 21:1-11)

Anche all'epoca stavano attendendo un Salvatore;  un Salvatore, si... ma più a misura d'uomo.

Siamo quasi all'ultimo atto  della storia di Gesù sulla terra durante la sua prima venuta. Gerusalemme è stracolma di gente, in quel periodo la popolazione passa da 30.000 a 150.000 di lì a sette giorni si festeggia la פֶּסַח  p̱esaḥ (pron. 'p'asàch), la Pasqua ebraica, e ogni buon ebreo vuole essere presente al sacrificio nel tempio che avrebbe lavato per un anno i peccati del popolo.

Gesù arriva,  e tutti lo acclamano, agitando rami di palma così come era tradizione all'epoca quando si accoglieva un re  al ritorno da una battaglia vittoriosa.

Viene accolto al grido di “Osanna”, che in ebraico suona “jesciùa hannach” e sono due parole, non una :  יָשַׁע- “yasha”(pron. jesciùa) = libera   e אָנּאָ – “anna” (pron. hannàch) - ti prego. Ognuno nella folla grida “Liberami ti prego!”

Da cosa doveva liberarli Gesù? Dio aveva promesso che avrebbe mandato   il מָשִׁיחַ - mâšiyaḥ (pron. mascìach), il messia, l'unto: Isaia, settecento anni prima, lo aveva annunciato così:

“Lo Spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l’apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l’anno di grazia del Signore, il giorno di vendetta del nostro Dio...” (Isaia 61:1-2)

Loro stavano attendendo un re; un re che avrebbe spazzato via  gli invasori Romani e riportato Israele ai fasti dell'epoca di Salomone.

Stavano “mettendo fuori fiori” come la mimosa della mia foto, credendo che la primavera fosse arrivata, che il peggio fosse passato, che di lì a poco avrebbero visto i frutti. La profezia invece volava più alto di quello che stavano aspettando quegli ebrei.

Gesù aveva letto quel brano di Isaia nella sinagoga a Nazareth ma l'aveva letto così:

“Lo Spirito del Signore è sopra di me, perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha inviato per annunciare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi; per rimettere in libertà gli oppressi, per proclamare l’anno accettevole del Signore.” (Luca 4:18-19)

Una riga: Gesù, è venuto per saltare una riga. Le persone che lo acclamavano non avevano capito, il perché Gesù fosse venuto.

Non per dare ricchezza, né per scacciare i nemici; di certo è venuto anche per proteggere i suoi, per dargli, se possibile buone cose durante questa vita; di curarli nel fisico e nell'animo, di ascoltarli e soccorrerli quando lo pregano... ma non certo per dargli un regno terreno.

E' venuto per qualcosa di diverso, di più duraturo, di più importante nel tempo. Per mettere unf rego, un casso, una linea che cancella sopra al termine “vendetta”, perché non ci fosse più la necessità  di sacrificare ogni anno,  nel tempio, e a Dio, per lavare i peccati, per invocare perdono, per fermare la mano dalla giusta vendetta verso coloro che disobbediscono  al volere di Dio, Padre e Creatore.

Gesù fu acclamato  come re di questo mondo quella domenica; ma lui non vuole esserlo: non lo voleva allora,  e così rispose a Pilato che gli chiedeva dove fosse il suo regno:

“Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi consegnato ai Giudei; ma ora il mio regno non è di qui!” (Giovanni 18:36)

Quale re stai acclamando?

Oggi sei qui in questa chiesa, o forse davanti ad uno schermo di un pc,  di uno smartphone, o di un tablet,

oppure ascolti il podcast, o anche leggi queste righe e lo fai con devozione, perché è la Domenica delle Palme... ma quale re stai acclamando?

Stai acclamando un re per il qui e l' adesso, o il re di un regno che ci sarà, ma non ora?

Non vedi l'ora di fiorire a primavera, di vedere la bella stagione a te favorevole, e se la primavera tarda a venire ti preoccupi, dubiti, e, nel peggiore dei casi, rinneghi Cristo?

Paolo afferma che.

“Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19)

Quali radici avevano quelle persone che gli gridavano “jesciùa hannach, ti prego, salvami"  la domenica e il venerdì successivo avrebbero gridato “crocifiggilo”?

Gesù aveva parlato di loro, qualche tempo prima:

“E così quelli che ricevono il seme in luoghi rocciosi sono coloro che, quando odono la parola, la ricevono subito con gioia;  ma non hanno in sé radice e sono di corta durata; poi, quando vengono tribolazione o persecuzione a causa della parola, sono subito sviati.” (Marco 4:16-17)

La Domenica delle Palme  è un momento di gioia, perché Gesù è acclamato come Re e Salvatore, ma anche un momento di riflessione  per ciascuno di noi che ha creduto in lui.

“Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”. Chi è più vivo dei due alberi in questa foto? L'albero che fiorisce, e il gelo lo può danneggiare, o quello che attende?

Se conosci Gesù, e aspetti ancora la primavera nella tua vita, sappi che arriverà; abbi fede.  Abbi la fede dell'albero che sa attendere, perché il Re è al lavoro: L'arcangelo disse a Maria di Gesù:

“Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno e il suo regno non avrà mai fine”. (Luca 1:33)

Se invece non lo conosci oggi è il giorno di gridare “jesciùa hannach”, ti prego, salvami... Lui è venuto per risponderti.

Preghiamo.

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domenica, marzo 21, 2021

"...ma il giusto per la sua fede vivrà." Il libro di Abacuc | 21 Marzo 2021 |

Spesso, quando preghiamo, e le risposte non arrivano, possiamo pensare che Dio non sia in controllo. Spesso crediamo che Dio non veda, o che il suo piano non vada come dovrebbe. Ma Dio ha un piano: il SUO piano. E non importa se ci vorrà un giorno, un anno, un secolo. Ma la sua volontà è quella che prevale. A noi spetta di avere fiducia nei suoi piani... anche quando non li vediamo.
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Predicatore: Mario Forieri
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“Il Caldeo li tira tutti su con l'amo, li piglia nella sua rete, li raccoglie nel suo giacchio; perciò si rallegra ed esulta.  Per questo fa sacrifici alla sua rete e offre profumi al suo giacchio; perché gli provvedono una ricca porzione e un cibo succulento.” (Abacuc 1:15)

“Il SIGNORE mi rispose e disse: "Scrivi la visione, incidila su tavole, perché si possa leggere con facilità...” (Abacuc 2:2)

“Nell'ira, ricòrdati d'aver pietà”!” (Abacuc 3:2  ).

“Non è forse volere del SIGNORE che i popoli si affatichino per il fuoco e le nazioni si stanchino per nulla?  Poiché la conoscenza della gloria del SIGNORE riempirà la terra come le acque coprono il fondo del mare.” (Abacuc 2:13 -14) 

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domenica, marzo 14, 2021

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 5° Parte: amare il prossimo tuo come te stesso | 14 Marzo 2021 |

Gesù ti chiede di amare il tuo prossimo anche quando è difficile farlo, senza distinguere tra quelli che gradisci o meno, perché lui ti ha affidato il compito di essere colui o colei che porta l'olio della Parola che lenisce il dolore, il vino che disinfetta le ferite del mondo, le braccia che curano  e il sostegno pratico per chi soffre  assieme a te lungo la via della vita.
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Siamo all'ultimo passo della nostra partita  per dare tutto a Dio,  “all in”; abbiamo messo sul piatto  “tutto il cuore”, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita,  la mente attiva e le azioni e  ci siamo ripromessi di fare tutto ciò con una maggiore intensità, un livello di qualità superiore, e un'abbondanza superiore.

A molti può venire pensato: “ E beh, adesso si che sono un vero discepolo!” Ma per Gesù non basta.

La scorsa settimana, parlando della forza, vi avevo detto che tutta quella potenza, la potenza che trasforma una crocifissione in una resurrezione che ha aperto la tomba e fatto risorgere Cristo, non mi occorre per la MIA resurrezione; se ho creduto in Cristo io sono già salvo e quella resurrezione mi appartiene.

Ma mi serve per testimoniare di Cristo agli altri, affinché  credano e partecipino insieme a me alla stessa resurrezione di gloria. Gesù vuole che lo faccia per tramutare la teoria nella pratica, il pensiero in un gesto, l'amore in una azione.

Gesù ci conosce,  e sa che abbiamo bisogno di ordini esatti,  dettagliati e precisi... e che anche in presenza di quelli, cercheremo delle “scappatoie”.

Che cosa è una “scappatoia?

Il vocabolario Treccani la definisce così:

Scappatóia s. f. [der. di scappare]. – Espediente, sistema astuto o ingegnoso, o anche solo provvisorio, per sottrarsi a un pericolo, per uscire da una situazione difficile o per non eseguire ordini o compiti sgraditi o gravosi.

Noi italiani siamo maestri nell'arte di trovare scappatoie, soprattutto quando si tratta di pagare le tasse: società con sede operativa a Lubriano ma sede legale in Lussemburgo; pagamento di consulenze fatte da un conto alle isole Kaiman verso un altro conto a San Marino; pranzi natalizi al ristorante con tutta la famiglia fatturati alla ditta come pranzo di rappresentanza... e così via.

Guardate la parte della definizione evidenziata: per non eseguire ordini o compiti sgraditi o gravosi.

Vi ricordate che Gesù stava rispondendo ad un dottore della legge che gli aveva chiesto quale fosse il più grande comandamento, vero?

Gesù gli aveva risposto non con uno, ma con due comandamenti:

“«Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua.  Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. Non c’è nessun altro comandamento maggiore di questi»...” (Marco 12:30-31).

Quali compiti  ci da Gesù? Il primo è quello di avere un rapporto verticale,  da basso verso l'alto; da creatura a creatore;  amare Dio;  e quello, per quanto possiamo  provare non prevede scappatoie possibili.

Non posso  inventarmi qualcosa tipo : ”Posso sostituire Dio con la mia macchina? O col mio lavoro? O con la mia squadra di calcio?” Qualcuno ci prova, a optare per queste “fedi alternative” ma se sono credente, non c'è nulla che possa sostituire Dio.

Il secondo è quello di avere un rapporto orizzontale, da uomo ad altro uomo.  Ma su questo posso trovare un bel po' di “scappatoie”: la prima che viene in mente, la più semplice quella che venne in mente anche al dottore della legge è la seguente: “OK. Ma chi è il mio prossimo lo stabilisco io! Tutti quelli simpatici, tutti quelli amabili, tutti quelli della mia chiesa, tutti quelli della mia squadra, tutti quelli che votano come me... Ecco, quelli sono il mio prossimo... Va bene Gesù?”

Mi spiace per il dottore, ma la risposta, ovviamente, è NO! Vediamo perché.

Anche questa volta Gesù stava citando  un passo della Torah, la Legge mosaica, e precisamente Levitico:

“Non andrai qua e là facendo il diffamatore in mezzo al tuo popolo, né ti presenterai ad attestare il falso a danno della vita del tuo prossimo. Io sono il Signore. Non odierai tuo fratello nel tuo cuore; rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua.  Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il prossimo tuo come te stesso. Io sono il Signore.” (Levitico 19: 16-18)

Qui Dio fa usare a Mosè (che ha scritto Levitico)  vari termini  per indicare le persone che ciascun ebreo doveva rispettare ed amare: popolo, fratello, figli e prossimo.

La parola “prossimo” in ebraico è רֵיעַ reya‘ che deriva dal verbo רָעָה râ‘â ed era una parola a cui gli ebrei (popolo di allevatori) erano familiari  perché significa “avere cura di un gregge”.

Dio stava dicendo a ciascuno nel suo popolo che avrebbero dovuto avere cura di coloro  che incontravano lungo la strada  della vita esattamente come avrebbero avuto cura di un gregge che gli era stato dato  da portare al pascolo.

E, in un gregge, non puoi scegliere quale pecora proteggere, quale amare e quale prendere a bastonate: il gregge ti è stato affidato, devi proteggerle tutte. Nella mente degli ebrei quel versetto doveva suonare un po' così: “Amerai colui che ti è stato affidato in cura come un gregge come te stesso”.

Questo era quello che Dio aveva detto al suo popolo nei quaranta anni passati nel deserto. Ma, dall'epoca, erano passati diversi secoli, il popolo si era stabilito nella terra di Canaan, e dopo alti e bassi, regni divisi, ed altro, gli ebrei erano da secoli un popolo  dominato da altre nazioni; prima dai Babilonesi, poi dai Persiani, poi dai Greci; all'epoca di Gesù dai Romani.

Quale era la “scappatoia” studiata dagli ebrei? Decidere QUALE fosse il loro prossimo; se fossimo entrati in una sinagoga dell'epoca avremmo potuto forse ascoltare  qualche rabbino, o fariseo, o scriba dare un insegnamento tipo questo:

“La Parola di Dio dice: ama il tuo prossimo. Ma chi è il tuo prossimo? Levitico 19 ci dice di non diffondere calunnie in mezzo al tuo popolo … ma  non dice niente sul diffondere calunnie dei gentili. La Torah dice di non odiare i tuoi fratelli israeliti ... ma niente sul non odiare i Romani. La Scrittura è chiara: non puoi portare rancore contro il tuo popolo ... ma puoi portare  rancore quanto vuoi contro i Samaritani. Per cui, se il tuo prossimo è il tuo popolo, e devi amare il tuo prossimo per obbedire alla Legge, allora puoi benissimo odiare (anzi DEVI) chi non è del tuo popolo. Chiunque non sia ebreo può essere considerato un nemico”. 

Gesù conosceva bene questi insegnamenti, ed è per quello che aveva detto in Matteo:

“Voi avete udito che fu detto: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano...” (Matteo 5: 43-44)

Ecco trovata la scappatoia: aggiungere alla legge di Dio (ama il tuo prossimo) la legge di “io” (odia il tuo nemico)  che non era scritta nella Torah, ma era stata aggiunta dal cuore del popolo (e dai Sacerdoti).

Amare si, ma chi dico io: infatti, se leggiamo l'episodio nel vangelo di Luca vediamo che il dottore della legge, per mettere in difficoltà Gesù gli fa una domanda “trabocchetto”:

“Ma egli (il dottore della legge), volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?» (Luca 10: 29)

Perché è un “trabocchetto”? Il dottore voleva che Gesù dicesse o che i rabbini avevano ragione e si poteva odiare il proprio nemico e così avrebbe smentito in pubblico un comandamento della Legge  (era una bestemmia, punita con la morte per lapidazione), oppure voleva che dicesse di amare i Romani  mettendosi contro tutto il popolo.

Vi ricordate la definizione di “scappatoia”? “Espediente per non eseguire ordini o compiti sgraditi o gravosi”; è quello che tenta il dottore della legge. Gesù sa leggere nel cuore e nella mente, e sapeva perché il dottore faceva quella domanda; come reagisce alla  provocazione, al tentativo di “scappatoia” del dottore della legge?

Avrebbe potuto dirgli: “Il tuo cuore è duro, pentiti!” “Vattene da me, tu sei qui non per capire ma per giudicare” o qualcosa del genere.

E, invece, come sempre,  Gesù sceglie un'altra strada: una strada che è la meno scontata, la strade di non rispondere lui al dottore, ma di far scoprire, e far dire al dottore della legge la risposta. Vediamo come:

“Gesù rispose: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e s’imbatté nei briganti, che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada, ma quando lo vide, passò oltre dal lato opposto. Così pure un Levita, quando giunse in quel luogo e lo vide, passò oltre dal lato opposto. Ma un Samaritano, che era in viaggio, giunse presso di lui e, vedendolo, ne ebbe pietà; avvicinatosi, fasciò le sue piaghe versandovi sopra olio e vino, poi lo mise sulla propria cavalcatura, lo condusse a una locanda e si prese cura di lui.  Il giorno dopo, presi due denari, li diede all’oste e gli disse: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”. Quale di questi tre ti pare essere stato il prossimo di colui che s’imbatté nei ladroni?» Quegli rispose: «Colui che gli usò misericordia». Gesù gli disse: «Va’, e fa’ anche tu la stessa cosa».” (Luca 10:32-37)

Avete visto cosa ha fatto Gesù? Ha “ribaltato” la situazione: abbiamo detto che per gli ebrei il “prossimo” erano quelli del proprio popolo, per cui “altri ebrei”. Gli “stranieri”, invece, erano tutti gli altri popoli, Romani, Gentili, Samaritani, e potevano essere odiati (secondo la legge di “io”).

Se fossi stato io ad inventare la storia, avrei preso come protagonista buono un ebreo che aiuta un samaritano nonostante sia uno straniero, e avrei detto al dottore: “ E' così che ti devi comportare come ebreo”.

E, invece, Gesù fa l'esatto contrario,  creando un esempio devastante per un ebreo, ma che spiega come sia il cuore del Padre, Inventa una storia dove c'è un “uomo”:  non dice se è ebreo, o no, è semplicemente un UOMO, un essere umano bisognoso. Dove ci sono dei cattivi, e dove c'è un eroe (con il dovuto rispetto sembra quasi un western!).

L'eroe della storia non è il sacerdote, e neppure il levita; non è ebreo l'eroe,  che  invece sono i cattivi, quelli che non dimostrano di amare il prossimo secondo il comandamento della Torah. Ma l'eroe è il samaritano, lo straniero, quello che gli ebrei odiano, scacciano, discriminano; è lui che obbedisce al comandamento di Dio!

Una storia dove il samaritano ha tutto da perdere, pur di aiutare il suo prossimo  che non conosce nemmeno:

perde il suo pranzo:  olio e vino diventano balsamo e disinfettante; perde la sua giornata di lavoro,  rimanendo il giorno e la notte a curarlo; perde il suo danaro, pagando la stanza e gli extra al suo prossimo.

Cosa sta comunicando Gesù al dottore? Gesù gli sta dicendo: “

“Esiste una umanità, fatta di uomini e donne in disperato bisogno di aiuto, non importa se del tuo popolo o meno;  tu che passi per strada  sei tenuto ad essere  “reya”, custode di un gregge non tuo, verso chi sta nel bisogno. Sarai giusto davanti al Padre mio, non se sei ebreo, ma se obbedisci al comandamento del Padre di amare il prossimo tuo come te stesso. Allora sarai il mio popolo.”

Amare il prossimo, tutto il prossimo, qualsiasi prossimo,  non solo quello che mi piace, che è amabile, ma anche quello che non mi piace, che mi ha fatto male. E'un compito sgradito,  un compito gravoso.

Gesù lo sa,  e ce lo dice chiaramente:

“Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani?E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto?”  (Matteo 5: 46-47)

Gesù ti chiede di essere  רֵיעַ reya , di essere custode di un gregge non tuo, ma che il tuo Signore ti ha affidato.

Gesù ti dice che non puoi scegliere  la pecora da amare e quella da odiare, ma che le devi amare tutte,

nessuna esclusa, anche quelle che ti hanno fatto male, anche quelle che non rispondono, anche quelle che fuggono  e ti fanno faticare per riprenderle, perché il gregge non è tuo, ma appartiene al Tuo Signore!

Nel vangelo di Matteo è riportata una frase che Gesù ha detto nell'incontro con il dottore della legge:

“Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».” (Matteo 22: 39-40)

Gesù dice:

“Prendi qualsiasi  parte dell'Antico Testamento;  puoi appendere ogni comandamento pronunciato nella Legge su uno di questi due comandamenti. Qualsiasi cosa che riguardi il tuo carattere, la tua vita, la tua adorazione,il tuo rapporto con Dio e ul tuo rapporto con gli altri debbono ricadere sotto questi due comandamenti. Se ne pratichi uno solo: “Amo Dio”, ma non l'alto “Amo il mio prossimo come me stesso”, non stai obbedendo  né a mio Padre né a me!”

Paolo lo dirà in questo modo in Romani:

“Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti il «non commettere adulterio», «non uccidere», «non rubare», «non concupire» e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: «Ama il tuo prossimo come te stesso»L’amore non fa nessun male al prossimo; l’amore quindi è l’adempimento della legge.” (Romani 13:8-10)

Gesù ti chiede di essere רֵיעַ reya, custode del suo gregge.

La Bibbia afferma che, se credi in Gesù, sei straniero alla terra; il Salmo 119 dice :”Io sono straniero sulla terra” (Salmo 119;19 a) Non appartieni a questo mondo; Paolo dice in Filippesi:  “Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli” (Filippesi 3:20 a) La tua cittadinanza è nei Cieli; e da cittadino dei cieli devi agire.

Gesù ti chiede di essere lo straniero al mondo, il samaritano che tutti guardano con sospetto, che talvolta odiano, ma che porta l'olio della Parola che lenisce il dolore, il vino che disinfetta le ferite del mondo, le braccia che curano  e il sostegno pratico per chi soffre  assieme a te lungo la via della vita.

«Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la forza tua, con tutta la mente tua, e il tuo prossimo come te stesso... fa’ questo e vivrai». (Luca 10:27-28)

Preghiamo.

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domenica, marzo 07, 2021

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 4° Parte: tutta la forza | 7 Marzo 2021 |

La nostra forza deriva dall'essere collegati alla forza di Dio. Amare Dio con tutte le nostre forze significa assicurarci di indossare la piena armatura di Dio in modo da poterlo amare con una maggiore intensità e un livello di qualità e abbondanza incommensurabili.
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Tempo di lettura:  10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 36 minuti

Siamo al quarto passo della nostra puntata “all in”,quella dove noi mettiamo sul piatto delle vita tutto ciò che abbiamo per donarlo al Padre così come ci ha chiesto Gesù.

Fino ad ora abbiamo visto che dobbiamo puntare “tutto il cuore”, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita, la mente attiva e le azioni e  metterle a disposizione di Dio.

Ma in che modo dobbiamo farlo? Lo dobbiamo fare come un obbligo, qualcosa che è un dovere perché siamo credenti e salvati, un pegno di riconoscenza per aver mandato Gesù?

Gesù ci spiega il “come” dobbiamo fare tutto ciò:

«Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua”..» (Marco 12:30).

Oggi parleremo  del fatto che dobbiamo fare tutto ciò con “forza”.

Sappiamo ormai che Gesù stava citando un versetto da Deuteronomio, vero?

“Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.” (Deuteronomio 6:5)

La parola ebraica utilizzata in Deuteronomio per “forza è מְאֹד – me‘ôḏ ( pron: m'hòd) può essere usata sia come sostantivo ovvero un nome, un oggetto o un'azione, per esempio: “la forza”, oppure come un aggettivo ovvero qualcosa che aggiunge, definisce, spiega il nome, l'oggetto o l'azione che che viene prima: per esempio: "un rumore (sostantivo) forte (aggettivo)".

In tutto l'Antico Testamento me‘ôḏ  è usato per 265 volte come aggettivo e solo 2 volte come sostantivo. Vediamo alcune delle volte in cui è usato come aggettivo:

“Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto (me‘ôḏ) buono.” (Genesi 1:31)

“In una visione divina mi trasportò là e mi posò sopra un monte altissimo (me‘ôḏ) sul quale stava, dal lato di mezzogiorno, come la costruzione di una città.” (Ezechiele 40:2)

“Salomone lasciò tutti questi utensili senza verificare il peso del bronzo, perché erano in grandissima (me‘ôḏ me‘ôḏ) quantità.” (1 Re 7:47)

Per cui me‘ôḏ è qualcosa che “aumenta di molto” la cosa che lo precede: non solo buono ... ma molto buono. Non solo alto ... ma altissimo. Non solo una quantità… ma una grandissima quantità.

Quindi me‘ôḏ non ci dice che una cosa è buona che una montagna è alta, che una quantità è grande, ma ci dice quanto la bontà, l'altezza o la quantità sia enormemente più grande di qualsiasi altra che si è mai vista.

Me‘ôḏ  si concentra sull'intensificazione;  sul livello di qualità più elevato;  sull'andare oltre.

Questo per 265 volte nella Bibbia... tranne 2 volte, quando me‘ôḏ è usato come sostantivo.

La prima volta è nel versetto di Deuteronomio che Gesù stava citando, la seconda volta in 2 Re:

“Prima di Giosia non c’è stato re che come lui si sia convertito al Signore con tutto il suo cuore, con tutta l’anima sua e con tutta la sua forza (me‘ôḏ), seguendo in tutto la legge di Mosè; e, dopo di lui, non ne è sorto uno simile.” (2 Re 23:25)

Cosa aveva fatto Giosia per meritarsi un apprezzamento tale da parte di Dio che stava ispirando lo scrittore di 2 Re? Leggiamo 2 Re 22:

“Allora il sommo sacerdote Chilchia disse a Safan, il segretario: «Ho trovato nella casa del Signore il libro della legge». E Chilchia diede il libro a Safan, che lo lesse.... E Safan lo lesse in presenza del re. Quando il re udì le parole del libro della legge, si stracciò le vesti...Poi il re diede quest’ordine...«Andate a consultare il Signore per me, per il popolo e per tutto il regno di Giuda, riguardo alle parole di questo libro che si è trovato; poiché grande è l’ira del Signore che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ubbidito alle parole di questo libro e non hanno messo in pratica tutto quello che in esso ci è prescritto».” (2 Re 22:8-13)

Giosia aveva abbattuto gli altari dedicati ad altri dei, aveva scacciato i falsi sacerdoti, aveva restaurato il tempio del vero Dio, e aveva fatto un patto con Lui di rispettare le Sue leggi!

Da cosa era venuto tutto questo? Dall'aver ascoltato la Parola di Dio, dall'aver letto la Legge, ovvero la parte della Bibbia che in quel momento era a disposizione!

L'amore di Giosia per Dio aveva un'intensità  e un livello me‘ôḏ , di qualità superiore e  un'abbondanza tale  che Dio dice non ve furono  e non ve ne saranno mai di uguali... neppure Davide!

Ecco cosa stava chiedendo Gesù: di amare Dio con tutto il cuore, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita,  la  mente attiva e le azioni in una maniera incommensurabilmente più grande; così grande che è difficile da misurare.

Amarlo con tutti noi stessi fino ad andare oltre  la quantità di amore che abbiamo.

Ma... l'evangelista Marco non scriveva in ebraico,  ma in greco... Che parola avrà usato per tradurre  me‘ôḏ ?

Mi avete sentito più volte predicare sulla parola greca “dunamys”= forza, vero? Ecco, questa volta non lo farò... perché Luca non usa quella parola là!

Luca usa una parola greca poco usata in greco, e che troviamo nella Bibbia solo 7 volte: ἰσχύς ischys .

Per capire meglio cosa voglia Gesù da noi, di quale forza stia parlando, voglio vedere  assieme un brano di Efesini dove Paolo usa  quasi tutte le parole che si traducono in italiano con “potenza” compresi  dunamys ed ischis:

“... egli illumini gli occhi del {vostro} cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, e qual è verso di noi che crediamo l’immensità della sua potenza (ischis). Questa potente (kratos) efficacia della sua forza (energeō) egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato, autorità, potenza (dunamys)  , signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro.” (Efesini 1:18-21)

La forza ischis, dice Paolo è la medesima che  ha Gesù risuscitato dalla tomba... e non è una forza che può avere nessun uomo, ma (dice sempre Paolo), è “sua”, proviene da Dio.

Esattamente come per Giosia la forza era provenuta non da lui stesso, ma dalla riscoperta della Parola di Dio, la forza per poter dare  tutto il cuore, tutta l'anima e tutta la mente a Dio non la posso in me stesso, ma deve provenire da colui che mi chiede di affidargli tutto me stesso.

E, attenzione, qui non sto parlando di ottenere la potenza per la mia risurrezione; quella oramai è sicura, è scritta nei Cieli e nel Libro della Vita.

Ma quella potenza mi occorre per testimoniare di Cristo agli altri affinché altri credano e partecipino insieme a noi alla stessa resurrezione di gloria. (Lo vedremo la prossima settimana quando parleremo dell'altro “gran Comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso)

Dio è pronto a darci questa potenza... e in realtà ce la da,  se noi gliela chiediamo... ma sta a noi saperla conservare.

Come fare per ottenerla?

C'è un altro brano dove Paolo  parla di “forza”, e dove spiega come riceverla e soprattutto come “tenerla dentro”: si trova sempre nel libro di Efesini:

“Del resto, fortificatevi (endynamoō) nel Signore e nella forza della sua potenza (ischis).” (Efesini 6:10)

Stiamo parlando sempre della stessa forza, quella capace di trasformare una crocifissione  in una resurrezione. Paolo ci sta dicendo: “La potenza, se la chiedi a Dio,  è lì, dentro di te: usala!

Tu potresti dirmi:  “ Ma Marco, io sono credente, cerco di dare a Dio tutto il mio cuore, la mia anima, la mia mente, chiedo continuamente quella forza... ma non la ricevo! Come mai? Sto sbagliando qualcosa? L'indirizzo del sito che sto tentando di aprire da dove scaricare la potenza è sbagliato? Perché non riesco ad accenderla in me? Sto sbagliando? E dove?”

La risposta è: no. Non stai sbagliando sito: il tuo non è un problema di indirizzo, ma sia di connessione, sia di istruzione.

Qualche tempo fa abbiamo venduto al negozio due caricabatterie identici a due diversi clienti.

Dopo qualche giorno il secondo cliente è venuto apposta al negozio per ringraziarci del prodotto dicendo: “Grazie al vostro caricabatterie sono stato in grado di utilizzare di nuovo  almeno tre batterie che credevo fossero rotte!”

Del primo nessuna notizia. Qualche giorno fa un altro cliente ci ha chiesto un caricabatterie: forti di quello che ci aveva detto il secondo cliente gli abbiamo consigliato quel modello specifico.

“No, quello non lo voglio – ha replicato il cliente- perché Tizio (il primo cliente a cui lo avevamo venduto) mi ha detto che non è riuscito a caricarci nemmeno la batteria dello scooter. Non gli si accende nemmeno la spia dell'interruttore!”

Il caricabatterie in questione è elettronico, in pratica è un piccolo computer, e, dopo averlo ”connesso” alla rete elettrica”  bisogna seguire una procedura esatta per poterlo accendere e farlo funzionare... se non è connesso alla rete elettrica  e non fai quella procedura... non funziona!

Per molti credenti vale la stessa cosa: hanno lo strumento (il caricabatterie della loro anima) hanno tutta la potenza disponibile (la rete di energia fornita da Dio) ma non connettono alla rete e non sanno “accendere” lo strumento!

Sapete quale è la differenza tra il primo e il secondo cliente? Che il secondo cliente ha letto le istruzioni!

Sei convinto di aver connesso alla rete “  ed acceso” lo strumento che Dio ti ha fornito? Hai letto le istruzioni per ricevere  la potenza incommensurabile ( me‘ôḏ) presente nella  resurrezione (ischis) che Dio vuole darti?

Queste sono le istruzioni che, attraverso Paolo tuo Padre ti ha dato:

“Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi...”(Efesini 6:11-14 a)

E qui Paolo ci dà la precisa sequenza con cui dobbiamo connettere ed accendere il caricabatterie per poter caricare la nostra anima della potenza di Dio:

“...prendete la verità per cintura dei vostri fianchi...” (Efesini 6:14 b)

Gesù è la verità (“Io sono la Via la Verità e la Vita” Giovanni14:6) e la verità ci rende liberi ( “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” Giovanni 8:32); permettere alla verità di convincerti ogni giorno  che vale la pena obbedire a Cristo è il modo in cui ti metti la cintura.  

Questo significa mettere in pratica  non solamente le parti facili della verità,  ma anche quelle parti che richiedono una trasformazione  e un pentimento serio. 

“...rivestitevi della corazza della giustizia...”(Efesini 6:14 c)

Il centurione disse di Gesù «Veramente quest’uomo era giusto». (Luca 23:47): l'unico giusto al mondo.  Se lo indossi ogni giorno,  se fai quello che lui ti chiede se lui ti copre con la sua giustizia sarai giusto, sarai giusta anche tu. 

 “... mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace...”  (Efesini 6:15)

La pace di cui parla Paolo è "shalom" la pace di Dio. Non è l'assenza di guerra, ma una pace che arriva in tutte le circostanze e in ogni momento,  indipendentemente da ciò che sta accadendo intorno a te, anche fosse una guerra.

Una pace che sgorga dalla realtà  che Dio ha un piano  e che realizzerà i suoi propositi. 

"...prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.”  (Efesini 6:16)

La fede è il cuore della nostra relazione con Gesù.  Attraverso fede crediamo a tutte le promesse di Dio.  Quando il mondo cerca di farci dubitare, la fede blocca i dubbi, e li spegne,  rendendoli innocui.

 “Prendete anche l’elmo della salvezza...” (Efesini 6:17 a)

La salvezza arriva nel momento in cui riponiamo la nostra fiducia nella morte e risurrezione di Gesù.  E' qualcosa che non puoi perdere, ma è  anche il viaggio che dura tutta la vita.  Il più grande campo di battaglia in questo viaggio  è la tua mente.  È quello il luogo che devi proteggere, perché cercheranno di farti pensate che non sei salvo, che non sei salva.

 “...  e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio...” (Efesini 6:17 b)

Gesù nel deserto ha usato la Parola di Dio per respingere la tentazione di Satana. Gesù nel suo ministero ha usato la Parola di Dio per difendersi da scribi e farisei che lo volevano sminuire attaccare, ridicolizzare.

Può sembrare al mondo un'arma innocua, ma è una spada tagliente, una spada a tue tagli (come dice Apocalisse 1:16 b: "...dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata.." ) che separa il bene dal male,  il giusto dallo sbagliato il vero dal falso.

Ami Dio con tutte le tue forze? 

Il tuo amore per Dio ha un'intensità  e un livello me‘ôḏ , una qualità superiore e  un'abbondanza non misurabile?

Il tuo amore per Cristo ha una potenza ischis, una potenza che risuscita i morti?

Ti sei assicurato di aver connesso la tua vita all'energia di Dio e di aver letto le istruzioni, la Bibbia per saper accendere il “caricabatterie” della tua anima, e accumulare quella potenza? 

Hai messo l'armatura? Non solo per mera obbedienza,   ma perché ti impegni a vivere  una vita d'amore per Dio che abbia  una maggiore intensità, un livello di qualità superiore, e un'abbondanza superiore? Un amore che non è solo mera forza fisica…  ma è “oltre la forza”.

Gesù ti chiede di farlo, di puntare tutto su Dio, di dargli il tuo cuore, la tua anima la tua mente non come un obbligo, non come un pegno di riconoscenza, ma come un'atto d'amore.

Preghiamo.

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domenica, febbraio 28, 2021

Il dono di operare miracoli | 28 Febbraio 2021 |

I miracoli sono eventi che vanno oltre le leggi naturali, sovvertendole.  La Bibbia ci dice chiaramente che i miracoli accadono... ma che non tutti provengono da Dio. Solo quelli che portano testimonianza a Cristo e che spingono ad affidarsi a lui per essere salvi lo sono.
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti

“Quando sorgerà in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti annunzia un segno o un prodigio,  e il segno o il prodigio di cui ti avrà parlato si compie, ed egli ti dice: "Andiamo dietro a dèi stranieri, che tu non hai mai conosciuto, e serviamoli",   tu non darai retta alle parole di quel profeta o di quel sognatore, perché il SIGNORE, il vostro Dio, vi mette alla prova per sapere se amate il SIGNORE, il vostro Dio, con tutto il vostro cuore e con tutta l'anima vostra.” (Deuteronomio 13:1-3) 

“Allora, se qualcuno vi dice: "Il Cristo è qui", oppure: "È là", non lo credete;  perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti.” (Matteo 24:23.24)

“La venuta di quell'empio avrà luogo, per l'azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi,  con ogni tipo d'inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati. Perciò Dio manda loro una potenza d'errore perché credano alla menzogna...” (2Timoteo 2:9 -11)

“E operava grandi prodigi sino a far scendere fuoco dal cielo sulla terra in presenza degli uomini.   E seduceva gli abitanti della terra con i prodigi che le fu concesso di fare in presenza della bestia, dicendo agli abitanti della terra di erigere un'immagine della bestia che aveva ricevuto la ferita della spada ed era tornata in vita.” (Apocalisse 13:13-15)

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