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domenica, maggio 31, 2020

Pregare che lo Spirito ci cambi - Pentecoste | 31 Maggio 2020 |


Sei pronto sei pronta a pregare affinché quello stesso Spirito che cambiò la storia della chiesa ci cambi, per cambiare il mondo?
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Tempo di ascolto audio/visione video: 33 min.

Vorrei iniziare oggi  il nostro “primo culto” dopo la clausura per il Coronavirus guardando  un video di qualche anno fa: i più “anziani qua dentro forse lo ricordano, ma per molti di voi è assolutamente nuovo.

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La tecnologia ci mette a disposizione nuovi mezzi, per cui possiamo utilizzare nuovi modi di “fare chiesa”.

Grazie al web, ai computer, agli smartphone, ai tablet, io posso in questo momento essere connesso con voi anche se non sono “fisicamente” con voi, le mie parole vi giungeranno lo stesso, il messaggio di Cristo sarà allo stesso modo predicato. E tutto questo lo potrete ottenere da casa vostra, senza dove sprecare tempo per venire qui, per trovare parcheggio, al caldo al freddo o all'acqua.

Tutto ciò che dovrete fare sarà semplicemente collegarvi al sito della chiesa la domenica mattina, 
cantare assieme i canti (sul video ci saranno i sottotitoli),  ascoltare il messaggio, dare la vostra decima attraverso la carta di credito,  e prendere il pane e il vino che vi sarà recapitato ogni mese in quantità adeguata alle vostre esigenze.

Tutto questo ci permetterà di risparmiare su affitti, luce, acqua, riscaldamento... Sarà per voi più comodo, potrete, che so, seguire la mia predicazione mentre preparate le lasagne al forno o lo spezzatino, o cambiate il pannolino a vostro figlio.

In fondo, non cambierà nulla, saremo sempre una chiesa, saremo sempre un unico corpo... il corpo di Cristo... Siete contenti, vero?

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Questo video risale al 14 settembre 2014, quasi sei anni fa... e non ditemi che non sono stato profetico!

Perché quello che nel video dicevo come provocazione si è realmente verificato dall'8 marzo 2020 in poi a causa del Coronavirus.

Sono trascorsi esattamente 83 giorni dall'ultima volta che ci siamo incontrati in chiesa, e in questi quasi tre mesi  abbiamo imparato molte cose.

Alcuni di noi hanno imparato ad usare i mezzi “tecnologici” per la prima volta, ad usare il proprio smartphone  non solo per telefonare, ma anche per vedere video  e partecipare a collegamenti in diretta con gli altri.

Molti hanno scoperto nuovi software, Zoom e Skype su tutti, e ad utilizzarli non solo per vedere predicazioni ma anche per parlare con parenti ed amici distanti.

Questi mezzi “virtuali” non solo ci hanno permesso di mantenere “aperta” la nostra chiesa;  perché la chiesa non è un edificio ma il “corpo di Cristo.

Chiesa viene dal greco ἐκκλησία – ekklēsia, che deriva dal verbo ἐκκαλέω – ekkaleo, kaleo = chiamare + ek = fuori; la chiesa non sono sassi, ma persone, uomini e donne chiamate da Cristo a uscire fuori  da tutta la folla per seguirlo.

La tecnologia ci ha consentito di incontrarci anche se eravamo ognuno a casa propria. Siamo stati capaci di pregare assieme, di chiedere preghiere, di testimoniare cosa il Signore stava facendo nelle nostre vite di testimoniare cosa il Signore stava facendo nelle vite di altri.

Questi mezzi ci hanno permesso di raggiungere persone che non avremmo mai raggiunto; le dirette dei nostri messaggi domenicali  queste 11 domeniche trascorse a casa sono state viste 2090 volte, con una media di 190 spettatori a domenica; abbiamo moltiplicato per 10 la nostra normale audience sul web.

Tutte le chiese, di qualsiasi denominazione hanno offerto culti interi, messaggi, riflessioni, canti.

Mai come in questo 83 giorni  il Vangelo è stato predicato e mai come in questi 83 giorni il Vangelo ha raggiunto persone che non avremmo mai raggiunto.

Paolo afferma in Romani:

“Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno.” (Romani 8:28)

Dio è riuscito a trasformare un evento tragico come la pandemia nella più grande campagna di evangelizzazione mai messa in piedi da quando è nato Gesù!

Vedete che, allora la mia profezia di sei anni fa era giusta! Abbiamo fatto ESATTAMENTE
quello che avevo predetto: abbiamo ascoltato la Parola di Dio assieme, abbiamo pregato assieme, abbiamo cantato assieme, abbiamo anche preso la Cena del Signore assieme stando nelle nostre case... MA.... ma la chiesa è un'altra cosa!

Nulla può e potrà mai sostituirsi  a quello che è il “fare chiesa assieme. Se Gesù avesse voluto raggiungere il mondo attraverso i social, sarebbe venuto come telepredicatore, avrebbe scelto  un secolo differente da quello dove è nato.

Se Gesù avesse voluto raggiungere il mondo attraverso uno smartphone sarebbe venuto adesso, non duemila e venti anni fa.

Ma Gesù è venuto quando l'unico modo di parlare di lui al mondo era quello di incontrasi stare assieme, aiutare, parlare...

Cosa vi è mancato di più in questi 83 giorni?  Vi posso dire cosa è mancato a me: il contatto fisico. Il fatto di vedere ciascuno di voi, di passare con voi due ore assieme, scambiarci battute alla fine del culto, vedere i vostri occhi, per sapere se quel “come stai? “tutto bene” era solo una frase... oppure dovevamo metterci seduti, e parlare, e pregare...  qualche volta piangere assieme, altre volte ridere assieme.

Intendete, non dico che la tecnologia sia un nemico da combattere, la nostra piccola chiesa è stata tra le prime in Italia a sfruttare i mezzi elettronici, i “podcast” i video, le dirette,
perché, come dice Paolo:

“... con i Giudei mi sono fatto giudeo, per guadagnare i Giudei; con quelli che sono sotto la legge mi sono fatto come uno che è sotto la legge (benché io stesso non sia sottoposto alla legge), per guadagnare quelli che sono sotto la legge; con quelli che sono senza legge mi sono fatto come se fossi senza legge (pur non essendo senza la legge di Dio, ma essendo sotto la legge di Cristo), per guadagnare quelli che sono senza legge. Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni.  E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri.” (1 Corinzi 9:20-23)

Tutto quello che facciamo, con qualsiasi mezzo lo facciamo, lo facciamo per il Vangelo di Cristo, perché altri possano partecipare assieme a noi a questo... alla chiesa... a coloro che Cristo a chiamato fuori... MA...

Ma sapete che giorno è oggi? Ricordate cosa si celebra cinquanta giorni dopo Pasqua? Oggi si ricorda la Pentecoste.

Vi ricordate cosa è successo a Pentecoste, vero? Che un gruppo di discepoli spaventati che vivevano “isolati” dal resto del mondo, è divenuto un gruppo di evangelizzatori che sapevano parlare  in quasi tutte le lingue del mondo.

Che dallo stare sempre assieme  e anche un po' nascosti per proteggersi a vicenda, si sono sparsi nel mondo cercando in tutti i modi di essere visti.

Sapete, a mio avviso non è un caso che la nostra chiesa torni ad incontrasi proprio oggi. Per me oggi è un punto di svolta, una nuova nascita  della nostra piccola comunità.

Dio non fa niente per caso, e non fa accadere le cose per caso, ma ci da delle informazioni circa la sua volontà e quello che si aspetta da noi, attraverso dei messaggi, dei simboli, delle “coincidenze”... che poi coincidenze non sono.

Ma per spiegarvi perché  secondo me non è un caso, e perché secondo me siamo a un punto di svolta dobbiamo vedere  cosa è successo quel giorno...

Cosa è successo quel giorno?

Era il giorno dello “Shavout”, una delle tante feste ebraiche, cinquanta più due giorni dopo “Pascha” (infatti “Pentecoste, in greco, significa “50 giorni”), dove si ricordava il passaggio dell'angelo della morte in Egitto che aveva salvato le case degli ebrei attraverso il sangue di un agnello sparso sull'architrave delle porte. Per noi ora, si chiama Pasqua.

Si festeggiavano i raccolti ma anche il giorno in cui Mosè aveva ricevuto la Torah,  le tavole della Legge sul Sinai.

Dove stavano festeggiando i discepoli lo Shavout? Lo leggiamo in Atti 2:

Quando il giorno della Pentecoste giunse, tutti erano insieme nello stesso luogo.” (Atti 2:1)

Quale era questo “stesso luogo”? Bisogna che andiamo indietro ad Atti 1:12:

“Allora essi tornarono a Gerusalemme dal monte chiamato dell’Uliveto, che è vicino a Gerusalemme, non distandone che un cammin di sabato [1 chilometro].Quando furono entrati, salirono nella sala di sopra dove di consueto si trattenevano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo d’Alfeo e Simone lo Zelota, e Giuda di Giacomo.” (Atti 1:12-13)

Vi suona familiare? Una “stanza di sopra” ad appena un chilometro da un monte chiamato “Uliveto”.

Sarò più chiaro: torniamo indietro di 53 giorni:

“Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva sacrificare la Pasqua. Gesù mandò Pietro e Giovanni, dicendo: «Andate a prepararci la cena pasquale, affinché la mangiamo». Essi gli chiesero: «Dove vuoi che la prepariamo?»  Ed egli rispose loro: «Quando sarete entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa dove egli entrerà. E dite al padrone di casa: “Il Maestro ti manda a dire: ‘Dov’è la stanza nella quale mangerò la Pasqua con i miei discepoli?’”. Ed egli vi mostrerà, al piano di sopra, una grande sala ammobiliata; lì apparecchiate».” (Luca 22: 7-12)

Il “solito posto” è la stessa sala di sopra dove hanno preso per la prima volta la Santa Cena, e che era a meno di un chilometro da l'Orto degli ulivi, il Getzemani.

Tornavano sempre in quel luogo, dove tutto era iniziato... o finito. Forse sembrava un rifugio. In che stato d'animo erano? Non c'è scritto, ma possiamo immaginarcelo!

Avevano visto morire Gesù in croce (quasi tutti... chi ai piedi della croce,  chi nascosto tra i cespugli).

Lo avevano visto risorto entrare senza aprire le porte di quella stessa sala di sopra (pochi... e Tommaso non c'era).

Lo avevano visto preparare la colazione sul greto del lago una mattina aspettando che finissero di pescare (alcuni).

Lo avevano visto salire in cielo e scomparire tra le nubi (molti), prima di tornare alla solita sala di sopra.

Erano passati 10 giorni da quell'evento, dall'ultima volta che avevano visto Gesù... ed erano ancora tutti assieme...  nella stessa sala di sopra.

Cosa stavano aspettando? Non lo sapevano precisamente... ma Gesù l'aveva promesso:

“...io pregherò il Padre, ed egli vi darà un altro Consolatore perché sia con voi per sempre: lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.” (Giovanni 14:

“Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8)

Dieci giorni dopo, erano, dice Luca in Atti 2:1, “tutti assieme”... uomini e donne, giovani e vecchi... e, all'improvviso...

“Improvvisamente si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, e riempì tutta la casa dov’essi erano seduti.  Apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano e se ne posò una su ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di esprimersi.” (Atti 2:2-4)

E tutto cambiò: la paura scomparve, arrivò la potenza di Cristo in loro... e scesero in strada a proclamare il Vangelo al mondo!

“E si stupivano e si meravigliavano, dicendo: «Tutti questi che parlano non sono Galilei? Come mai li udiamo parlare ciascuno nella nostra propria lingua natìa? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia,  della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia cirenaica e pellegrini romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi e Arabi, li udiamo parlare delle grandi cose di Dio nelle nostre lingue». Tutti si stupivano ed erano perplessi, dicendo l’un l’altro: «Che cosa significa questo?»” (Atti 2:7-12)

Luca fa un elenco di 17 nazioni... che parlano 17 lingua diverse... E tutti lì a stupirsi... perché “li capiscono”!

Cosa c'entra la Pentecoste con noi, oggi?

I discepoli erano stati “in clausura” in lockdown per 50 giorni; noi 83... 33 in più.

I discepoli avevano avuto paura, paura di morire; alcuni di noi anche.

Nonostante questo,   discepoli avevano continuato a riunirsi e a pregare assieme; noi l'abbiamo fatto virtualmente, ma lo abbiamo fatto anche noi.

E il premio a tanta fedeltà da parte di Gesù era una cascata di potenza che li inondava, toglieva la paura, e dava loro capacità  di farsi capire da tutti.

La chiesa di Cristo  già esisteva prima della Pentecoste, ma è con la Pentecoste  che la storia della chiesa cambia, esce dalla stanza di sopra, scende in strada e va a parlare a tutti... e a parlare  in modo che tutti capissero!

Ci sono tanti segni, tante profezie, tanti altri pastori che sentono come me che stiamo ad un punto di svolta per le nostre chiese  in Italia e nel mondo.

Abbiamo due possibilità: far finta che non sia accaduto nulla, e cercare di ricostruire la nostra chiesa “ordinata” come era prima della pandemia.

Oppure possiamo aspettare nella sala di sopra che il Signore mantenga la promessa, premi la nostra fedeltà, e mandi il suo Spirito Santo, che penetri in noi, che tolga la paura, che ci dia potenza e saggezza e strumenti per uscire nelle strade e parlare a tutti in modo che possano capire chi è realmente Gesù.

Forse avremo una chiesa “meno ordinata”, meno perfetta, un po' più “pasticciata”... ma una chiesa capace di farsi capire da tutti e di portare altri a Cristo.

Cosa chiedi, oggi, allo Spirito Santo? Una chiesa “come me la ricordavo prima”, o una chiesa “come se la ricorderà Gesù" ?

Una chiesa dove tu sia comodo o comoda, o una chiesa che adempia al grande mandato  per il quale ti è stato dato lo Spirito Santo?

Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra.” (Atti 1:8)

Una chiesa che “faccia per me”... o una chiesa che obbedisca a Cristo?

Posso assicurarti che, se preghiamo assieme, uniti, come siamo stati uniti durante la clausura, il lockdown lo Spirito arriverà, e cambierà te... la tua chiesa... e altri là fuori!

Sei pronto, sei pronta, a chiedere che lo Spirito ci cambi?

Siamo pronti, a chiedere che lo Spirito ci cambi?

Preghiamo.

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domenica, maggio 24, 2020

Affida il timone a Dio | 24 Maggio 2020|

Ti serve un'àncora per dare direzione alla tua vita quando l'ansia cresce: quell'àncora è la Parola di Dio. Affida a Lui il timone della tua barca nella tempesta.
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Siamo giunti al terzo messaggio sull'argomento “ansia”.

Nel primo messaggi avevamo visto  che per combattere l'ansia la strategia generale è quella di rendere  “prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo.” (2 Corinzi 10:5)

  • sottomettendomi alla volontà del Padre,

anche quando le cose sembra volgere al peggio, fidandomi di lui,

  • continuando a  sottomettermi al Padre,

non solo una volta, ma durante tutta la mia vita,

  • chiedendo l'aiuto di Gesù,

visto che lui ci ha detto che faremo cose più grandi di lui se chiediamo il suo aiuto.

La scorsa settimana avevamo visto cosa fare, la  pratica per contrastare e vincere l'ansia:

  • devo concentrarmi sulle cose che piacciono a Dio

ovvero le cose giuste, vere, pure, amabili, da lodare,

  • devo imparare e ricevere

ovvero non devo solo conoscerle ma devono diventare una parte di me,

  • devo guardare ed ascoltare

ovvero devo vedere e sentire quello che altri credenti maturi fanno e dicono,

  • devo fare

non solo udire e vedere, quello che essi fanno.

C'è una cosa che, però in tutto questo “fare” io sto lasciando indietro un aspetto che forse, anzi, sicuramente, è quello principale: PREGARE!

Non sto pensando alla preghiera in generale, che ,ovviamente, è sempre buona e una parte fondamentale dell'essere discepoli di Cristo ma voglio riferirmi ad una preghiera “specifica”, mirata, non fatta  da soli, ma assieme ad altri credenti.

Per vincere l'ansia...

1. Chiedi Preghiera per l'Unzione

È importante comprendere una cosa:  l'ansia ci cambia.  Cambia la nostra percezione.  Sfida i nostri corpi fisici.  Talvolta sappiamo perché siamo in ansia,  altre volte sappiamo che non esiste una spiegazione logica  per l'adrenalina che scorre nelle nostre vene.

Sappiamo che dobbiamo pregare  per eliminare le nostre preoccupazioni.  Sappiamo che dobbiamo andare da Dio  e riporre i nostri pensieri su Cristo.  Sappiamo che esiste un campo di battaglia  nelle nostre menti e nei nostri corpi.

Sapete, chiediamo spesso preghiere quando la nostra ansia è legata a qualcosa di “fisico”, di reale:
una malattia, un problema di lavoro, un problema economico.

Ma quasi mai chiediamo preghiere quando la nostra ansia è ansia... e basta.

Giacomo afferma questo:

“C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno di animo lieto? Canti degli inni. C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà...” (Giacomo 5:13-14)

La parola che usa Giacomo e che è tradotta con“malato” è ἀσθενέω – astheneō: se avete pratica con un po' di linguaggio medico vi dovrebbe suonare familiare: “astenia” e “nevrastenia” provengono anche essi dal verbo greco ἀσθενής - asthenēs; verbo composto da σθένος - sthenos = forza più (alfa privativo) = senza. Per cui, senza forza.

Giacomo dice che chi è astheneō, “senza forza” deve chiamare gli anziani della chiesa e ricevere l'unzione.

Giacomo non aveva studiato medicina, e non poteva sapere che, quasi duemila anni dopo il medico statunitense G.M. Beard nel 1869  avrebbe usato il termine “nevrastenia” per indicare...

“facile esauribilità ed eccitabilità del sistema nervoso centrale. I sintomi sono numerosi e vaghi: cefalea gravativa, tensiva, a casco, prevalentemente nucale, senso di debolezza muscolare, ‘tirature’ in varie parti del corpo, astenopia (vista sfocata), cardiopalmo (battito cardiaco accelerato) allarme e timore generico, debolezza di memoria e di concentrazione, ipereccitabilità, senso di instabilità o di capogiro.”

Ho descritto bene i sintomi che hai quando ti assale l'ansia, sia che abbia un motivo o meno?

Se si, Giacomo ti dice che:

“la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà...” (v.14)

Pregare assieme ad altri, pregare assieme ai tuoi anziani di chiesa ai tuoi pastori, ricevere l'unzione con l'olio... anche quello serve per spezzare l'ansia  quando sembra volerti strangolare.

Ma per poter pregare assieme ad altri, per poter chiamare anziani e pastori, DEVI essere connesso o connessa al “corpo di Cristo”, ad una chiesa locale, a un gruppo di credenti, uomini e donne che condividano con te la stessa fede, e che possano fisicamente e spiritualmente essere vicini a te.

Il problema è che Giacomo sa come siamo fatti; sa che chiediamo preghiere per tutto, o quasi... quando pensiamo per gli altri: ci sembra tanto spirituale chiedere preghiere per Tizio o Caio, ma poco spirituale chiedere per noi stessi (soprattutto quando si tratta di ansia, aggiungo io).

Guarda il versetto 14:

"C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa "(v.14)

Il modo del verbo “chiami” usato nelle nostre bibbie è congiuntivo; in greco invece  è un modo (che non esiste in italiano) che si chiama “aoristo imperativo medio”, che indica qualcosa che devi fare per forza,  non se ti va:  “CHIAMA! DEVI CHIAMARE! DEVI ESSERE TU A CHIAMARE!"

L'ansia è una catena che può essere spezzata, ma spesso servono più persone per farlo.

Ma c'è un'altra cosa  che ho “dimenticato” di citare come soluzione all'ansia.

Per vincere l'ansia...

2. Usa l'àncora della Parola

Avete presente una barca a vela in una tempesta? Per quanto grande sia, se la tempesta è abbastanza grande, verrà sballottata in su e in giù, rischiando  di capovolgersi e di affondare.

Così fa l'ansia nella nostra vita: la sensazione di terrore e panico  manda i nostri cuori in gola e il nostro stomaco per terra.

Cosa fa un bravo velista nella tempesta? Prova a tenere la sua barca con la prua (la punta della barca) controvento, ovvero nella direzione contraria a quella del vento; le onde colpiranno la barca nella parte più piccola, più affusolata, quella che è nata per attraversare le onde.

Solo che non è facile  tenere una barca nella tempesta controvento, sfidare le onde che crescono, andare CONTRO quella forza enorme che vuole far ribaltare la barca.

Ogni velista sa che,  per tenete la barca controvento in una tempesta, non basta sforzarsi di dirigerla con il timone, ma bisogna gettare un'àncora.

Nelle tempeste della vita, quando l'ansia si infrange sulla nostra barca e rischia di farla ribaltare,
tu devi fare lo stesso: tenere la prua della tua vita controvento, attraversare l'ansia, impedire che spinga la tua vita di lato facendola ribaltare.

La tua àncora si chiama “La Parola di Dio”: In Isaia 23 è detto:

“A colui che è fermo nei suoi sentimenti tu conservi la pace, la pace, perché in te confida. Confidate per sempre nel Signore, perché il Signore, sì, il Signore, è la roccia dei secoli.” (Isaia 23:3-4)

L'immagine di una tempesta, di acqua che ci copre e ci sommerge, è quella che Dio fa usare ad Isaia per dirci che non ci abbandonerà mai:

“Non temere, perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome; tu sei mio! Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà, perché io sono il Signore, il tuo Dio, il Santo d’Israele, il tuo Salvatore; io ho dato l’Egitto come tuo riscatto, l’Etiopia e Seba al tuo posto. Perché tu sei prezioso ai miei occhi, sei stimato e io ti amo, io do degli uomini al tuo posto e dei popoli in cambio della tua vita.”  (Isaia 43:2-4)

Noi abbiamo un'àncora.  Mentre i nostri sentimenti  cercano di farci rompere gli ormeggi,  il Vangelo ci àncora in modo stabile.

Quando sei in ansia, guarda quello che dice di te Dio in Isaia 43: Dio ci ha scelto,  ci ha “chiamati per nome". Dio ci ha “adottati” ha detto “quell'uomo lì è mio, quella donna lì è mia” prima della creazione di questo mondo.

Dio non ti dice “SE dovrai attraversare le acque” ma “QUANDO le dovrai attraversare”; ti dice che viviamo in un mondo caduto, dove ci sarà acqua e fuoco, e tempeste che vorranno sommergerti.

Ma Dio inizia il versetto rassicurandoti che lui ti ha “riscattato”: in ebraico גָּאַל - g̱â’al,  che significa “pagare un prezzo”.

Il prezzo per te che mi ascolti, l'ha pagato Gesù.

Chi è stato in una tempesta in mare, sa che una delle cose più brutte è il buio, il non sapere dove  siamo e dove stiamo andando: Gesù è venuto per perforare il buio nelle tempeste: lui stesso ha detto:

“Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.” (Giovanni 12.46)

Però, se tu sei un appassionato di barche, so cosa stai pensando: “Ma che dici Marco? In una tempesta l'àncora fa solo danni! Anzi, per impedire che la barca si sfasci  spesso vengono tolti ormeggi e àncora! E poi la tempesta ti coglie in mezzo al mare, dove non è possibile gettare l'àncora per la profondità del fondale!”

Hai ragione; l'àncora di cui io sto parlando, non è quella cosa di metallo legata ad una catena,
pesante e che termina con degli uncini.

Raramente le tempeste ci colgono quando siamo in porto, dove il fondale è basso, ma ci colgono in mare aperto, quando il fondale è sotto di centinaia e centinaia di metri.

Sarebbe impossibile gettare l'àncora in mezzo all'oceano, e anzi sarebbe dannoso tenere ferma la barca in mezzo alle onde.

Quello che serve quando la tempesta ci coglie in mare aperto, è quella che vien definita una “àncora galleggiante”.

Quando la tempesta è talmente violenta che la barca non riesce a navigare controvento, allora si ammainano le vele, e si manovra gettando l'àncora galleggiante, con un capo della corda legato ad una boa e l'altro legato alla prua della nave.

L'àncora galleggiante è una specie di paracadute  che si riempie di acqua, e si svuota di quella in eccesso da un foro in cima, mantenendo la barca controvento e perpendicolare alle onde, che è la posizione migliore per affrontare le tempeste.

La Parola di Dio, la Bibbia, non è qualcosa che ti “lega” come una barca ormeggiata in un porto, qualcosa che limita il tuo movimento!

Ma è un'àncora galleggiante nell'oceano della vita, qualcosa che ti rallenta quando vai troppo veloce, che dà direzione alla tua vita, che la mette con la prua verso le onde dell'ansia e dei problemi che la generano, nella posizione migliore per affrontare la tempesta, dove le onde della vita colpiscono la tua barca ma non la fanno affondare.

E la Parola di Dio è un paracadute, che ti fa atterrare dolcemente, invece che farti schiantare al suolo.

Tuttavia, l'àncora galleggiante, non è qualcosa che puoi “costruire” durante la tempesta: devi averla già a bordo. Devi averla preparata quando il mare è calmo e nessuna nuvola si vede all'orizzonte, e tu hai tempo per cucirla, comporla, piegare, riporla.

E' per questo che l'àncora galleggiante per la tua anima che è la Parola di Dio devi averla preparata, cucita, ripiegata e riposta  dentro di te nei momenti in cui l'ansia non c'è, nei momenti dove tutto sembra filare liscio e le onde sono basse e piacevoli.

Questo significa leggere la Bibbia ogni giorno, farla entrare in te, cucirla dentro la tua mente, riporla dentro la tua memoria.

Una delle cose che i marinai sanno è che in una tempesta, la cosa migliore è stare fermi all'interno della barca: non c'è necessità di corre da un capo all'altro.

La stessa cosa accade quando sei nella tempesta dell'ansia.

Per vincere l'ansia...

3. Fermati e riconosci chi è in controllo

Il Salmo 46 al versetto 10 dice:

“Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio.” (Salmo 46:10)

L'ansia spesso arriva con cose reali, come una malattia o un problema serio a lavoro, ma può arrivare senza un apparente motivo, magari quando c'è poco da fare, e abbiamo tempo per pensare, oppure quanto abbiamo troppo da fare, e non sappiamo come venirne fuori.Non c'è una regola.

Dio non ci ha progettato né per non fare nulla né per fare troppo; Dio ci ha progettati per “fermarci” nelle tempeste, per smettere di correre da una parte all'altra della nostra barca e pensare che possiamo mantenerla a galla con le nostre corse su e giù per lo scafo, e dare a lui il timone, dare a lui le cose che non sappiamo portare, perché lui è Dio, non io.

Fermarsi, "essere fermi", significa riposare alla presenza di Dio.  Il salmista non aveva scritto questo dopo una bella giornata alle terme e dopo una sauna; .ma è stato scritto nel contesto di una guerra.

Il significato del Salmo è:  “Fermati!  Smetti di lottare!  Smetti di combattere da solo! Fermati! E pensa a chi sono io! Pensa a quello che ho fatto (il Creato) Pensa a quello che mio figlio ha fatto (la Salvezza). Pensa a quello che farò (giudicherò con giustizia ed equità). Non sei tu in controllo del mondo! Fermati! Sono io che lo controllo! Ti fidi di me?"

Chi non conosce il Salmo 23?

“Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca. Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme. Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza.” (Salmo 23:1-4)

La sensazione è che Davide lo abbia scritto in un momento di calma piatta, dove tutte le cose andavano alla grande, nessuna nuvola all'orizzonte...

Ne sei sicuro? Se hai una bibbia a portata di mano, guarda l'inizio del salmo precedente, il 22:

“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!” (Salmo 22:1)

Davide aveva capito che l'unico modo per affrontare la tempesta non era muoversi, ma fermarsi, e riconoscere che Dio è Dio.

Conclusione

L'ansia è qualcosa che puoi vincere, ma non da solo, non da sola: ti serve un gruppo di persone credenti che preghino assieme a te, che preghino per te, che ti ungano sia fisicamente che metaforicamente con l'olio della Parola di Dio; quell'àncora mobile  che tiene la tua vita controvento nella tempesta e non fa affondare la tua barca.

Fermati, riconosci chi è Dio e ciò che ha fatto per te, e affida a lui il timone e i tuoi pesi.

Preghiamo.

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domenica, maggio 17, 2020

Sconfiggi ogni giorno l'ansia della vita | 17 Maggio 2020 |


Come posso sconfiggere ogni giorno la mia ansia di vivere? Dio ti chiede di prevenirla concentrandoti sulle cose che rispecchiano il suo carattere. E di agire secondo quelle.
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La scorsa settimana abbiamo iniziato a parlare dell'ansia, ponendoci la domanda se, come credenti, fosse giusto essere preoccupati.

Avevamo detto che l'ansia è nata con l'uomo e che anche super eroi della fede come Paolo si preoccupavano, e che persino Gesù (nella sua parte umana) aveva subito l'ansia.

E vedendo come Gesù aveva agito per sconfiggere l'ansia, avevamo trovato una “ricetta” per rendere
 “prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo.” (2 Corinzi 10:5)

La ricetta era questa:

1. Sottomettiti alla volontà del Padre

Gesù  aveva obbedito al Padre anche a costo della propria vita e della propria sofferenza.

Per noi significa obbedire a Dio  ed avere fiducia anche nei momenti difficili,  dire:”Padre fa che questo momento passi... ma io mi fido di te, comunque!”

2. Continua a  sottomettersi al Padre

Gesù  aveva continuato a sottomettersi (per tre volte nell'orto degli Ulivi aveva chiesto “passi da me questo calice”  ma aveva subito dopo  detto “non la mia ma la tua volontà”(Matteo 26:39), e questo per spezzare la sua natura umana a favore di quella divina).

Per noi significa perseverare ad obbedire a ciò che ci chiede Gesù lungo tutta la nostra vita di credenti perché non siamo solo umani ma in noi vive la scintilla divina.

3. Chiedi l'aiuto di Gesù

Gesù ci ha detto che se crediamo in lui faremo cose anche più grandi di quelle che lui ha fatto: basta che glie lo chiediamo.

Come vincere ogni giorno l'ansia?

Oggi vorrei passare dal “generale” allo “specifico”; dal “grande panorama”  della nostra vita di credenti al “panorama del giorno”, quello che vediamo ogni mattina.

Insomma, le cose “pratiche” da fare ogni giorno per sconfiggere l'ansia.

Perché, sapete, è vero che Paolo ha detto:

“Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19)

ovvero che non dobbiamo aspettarci  una vita tutta rose e fiori, ma è anche vero che Davide dice:

“Ho cercato il Signore, ed egli m’ha risposto; m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore.” (Salmo 34:4)

E' vero che Gesù ha detto:

“Nel mondo avete tribolazione.” (Giovanni 16:33 b)

ma è anche vero che ha subito aggiunto:

“...fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33 c)

Dio non vuole che viviamo una vita fatta di ansia; l'ansia non è solo uno stato d'animo, ma una malattia in se e la fonte di molte altre malattie.

Le statistiche dicono che le persone con un disturbo d'ansia  hanno da tre a cinque volte in più  la probabilità di dover ricorrere al  medico  e sei volte in più probabilità  di essere ricoverate in ospedale  rispetto a coloro che non soffrono di disturbi d'ansia.

Dobbiamo affrontare l'ansia PRIMA che arrivi: come dicono i medici prevenire è meglio che curare... e costa anche di meno, sia in termini economici che spirituali!

Come prevenire l'ansia

Bisogna partire da un concetto: il nostro fisico e la nostra anima non sono due cose separate, sono interdipendenti l'uno con l'altra.

Non ci credi? Pensa ad una cosa: ti risulta più facile pregare quando sei stanco o stanca, oppure quando sei completamente riposato o riposata?

Rifletti: il pregare è una attività spirituale... ma che attinge al lato fisico,  il tuo cervello.

Se non capisco  che quello che faccio col mio fisico ha ricadute sulla mia anima allora vivrò una vita di frustrazioni.

Paolo lo spiega bene in Romani 7:

“Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:22-24)

Fisico e spirito sono interconnessi, e l'uno influisce sull'altro. Ma noi non viviamo in un mondo spirituale, ma fisico... e indovina chi tra i due avrà più naturalmente il sopravvento tra fisico e spirito? Quello che penso  influisce su quello che sento.

Se quello che penso influisce su quello che sento allora quello che sento può essere gestito attraverso quello che penso.

Te lo ripeto in un altro modo: se quello che penso  (penso che perderò il lavoro per via della recessione) influisce su quello che sento  (sono in ansia per come andrò avanti) allora quello non voglio sentire (essere in ansia per come andrò avanti) può essere gestito attraverso  quello che penso (è inutile preoccuparmi se perderò il lavoro).

E' nelle tue possibilità di controllare la recessione mondiale? La risposta, ovviamente è “no”. Che senso ha preoccuparmi, dunque?

Gesù ha detti in Matteo 6:

“E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita?” (Matteo 6:27)

(In alcune versioni è scritto “ aggiungere alla sua statura un sol cubito?” )

Billy Graham ha detto:

"Nel migliore dei casi, l'ansia ci distrae dal nostro rapporto con Dio e dalla verità che Egli è: il Signore dei cieli e della terra.  Nel peggiore dei casi, l'ansia è una malattia paralizzante, che prende il controllo delle nostre menti e fa precipitare i nostri pensieri nelle tenebre. "

Leggiamo assieme Filippesi 4:

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:8-9)

In questo versetto c'è la chiave per eliminare  gran parte dell'ansia quotidiana... ma non è una cosa automatica!

Paolo dice che posso avere  il “Dio della Pace” con me. La parola “pace” è εἰρήνη - eirēnē; è una parola che Gesù ha detto moltissime volte a moltissime persone differenti...  sapete quando? Quando venivano guarite!

Un solo esempio: quando la donna con l'emorragia viene guarita dall'aver toccato la veste di Gesù lui si volge a lei e le dice:

«Figliola, la tua fede ti ha salvata; va’ in pace (εἰρήνη - eirēnē) e sii guarita dal tuo male». (Marco 5:34)

La “pace di Dio” porta sempre guarigione: Gesù ha detto in Giovanni 14:

“Vi lascio pace (εἰρήνη - eirēnē); vi do la mia pace.(εἰρήνη - eirēnē)” (Giovanni 14:27 a)

Gesù può guarire la tua ansia... ma devi  APPLICARE OGNI SUA PARTE quello che chiede Paolo:

Perché il Dio della Pace sia con me...

1. Devo concentrarmi sulle cose che piacciono a Dio

Scorri assieme a me il versetto e rifletti su quello che afferma Paolo:

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (v.8)

Quali sono alcune caratteristiche di Dio? Te le elenco alcune: Dio è  un Dio vero, un Dio onorevole, un Dio giusto, un Dio puro, un Dio amabile, un Dio con una buona fama, un Dio che ha tutte le virtù, un Dio della lode.

Sono tutte caratteristiche che Paolo elenca in questo brano e che dice debbono essere al centro della tua attenzione.

Se tu vuoi essere guarito, essere guarita ogni giorno dalla tua ansia, ti devi concentrare sulle cose che nel mondo riflettono il carattere di Dio.

Pensa per un attimo al tuo programma preferito in TV (se hai la mia età) o al tuo canale YouTube preferito (se sei molto più giovane di me): quello che vedi lì... è giusto? E puro? E' amabile? Porta buona fama? Ha qualche le virtù? E' da lodare?

Penso che su questa base dovremmo eliminare un bel po' di programmi e canali, a partire dai TG!

Paolo ci  dice che se vogliamo che il Dio della pace sia con noi se vogliamo LA PACE di Dio che elimina l'ansia,  allora dobbiamo focalizzare la nostra mente solamente su una serie di cose che hanno un effetto positivo sulla nostra anima.

2. Devo imparare e ricevere

"Le cose che avete imparate, ricevute..." (v.9)

Imparate è μανθάνω - manthanō, che è lo stesso verbo che Gesù usa spesso  con i suoi discepoli dopo avergli spiegato qualcosa:  qui c'è un episodio in Matteo 24:

“Imparate (μανθάνω - manthanō) dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina.” (Matteo 24:32)

Ma non devo solo aver “imparato a pappagallo”, imparato a memoria la regola come molti di noi facevano a scuola, la devo anche aver “ricevuta”.

Avete presente quando due soldati  si parlano alla ricetrasmittente? Uno dà un ordine, e l'altro dice “ricevuto”; che significa  “ti ho sentito ed ho capito il comando”.

A baseball il “ricevitore”  è quello che fisicamente “prende” la palla, la tiene in mano, e la lancia di nuovo per far proseguire il gioco.

Paolo ci sta dicendo che,  per conoscere le cose su cui mi devo concentrare devo essere stato attento alla lezione e la regola deve essere passata  dal libro al mio cervello, la devo “tenere in mano” deve essere mia adesso.

Paolo dice che c'è da “imparare”, non ci viene naturale, così come non ci viene naturale saper risolvere una equazione di terzo grado.

3. Devo guardare ed ascoltare

“...udite da me e viste in me...” (v.9)

Se c'è una lezione c'è anche un insegnante; tu puoi anche studiare chirurgia sui testi, ma se non ascolti il chirurgo e vedi come opera sul cuore non riuscirai,  per quanto bravo o brava tu sia, a fare il bypass o il trapianto.

Il cristianesimo non è una disciplina da autodidatti, è un rapporto con altri credenti maturi che di dicono e ti mostrano su cosa ti devi concentrare.

Paolo dirà un Efesini 4:1

“E' Lui (Gesù) che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, fino a che tutti giungiamo all’unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all’altezza della statura perfetta di Cristo.” (4:11-13)

Questo significa che, se vuoi vincere l'ansia, devi avere una comunità di credenti, una chiesa,  e un piccolo gruppo  dove poter essere arricchito edificato, istruito fino “alla piena conoscenza del Figlio di Dio... all'altezza della statura perfetta di Cristo”

La pandemia ha moltiplicato i “predicatori online”,  che è un bene e un male allo stesso tempo; un bene (se il messaggio è buono) perché c'è più Parola di Cristo in circolazione un male perché illude molti che posso “fare chiesa” essere istruiti semplicemente stando a casa davanti a un pc, a un tablet, a uno smartphone.

I lupi solitari nella vita reale finiscono sbranati dall'ansia.

4. Devo fare

“...fatele...”(v.9)

Versetto secco, preciso; è un imperativo... FALLE!

Si accetta Gesù in un momento ma crescere come discepoli è un percorso: prima imparo la regola e la faccio mia, poi ascolto e vedo chi quella regola  già la pratica da tempo, e poi la metto in pratica nella mia vita.

Giacomo 1:22 dice:

“Ma siate facitori della Parola e non soltanto uditori, illudendo voi stessi.” (Giacomo 1:22)

Se ogni giorno mi concentro sulle cose che piacciono a Dio, imparo e faccio mie le istruzioni del Padre  attraverso la lettura della Bibbia guardo ed ascolto altri che le mettono in pratica e le faccio io stesso, allora sarà capace di sconfiggere la mia ansia.

Ma pensi che questo gioverà solo a te? Dio non fa mai nulla se il frutto è limitato, ma moltiplica gli effetti  dell'obbedire a lui.

A che pro tutto questo? Vincere la mia ansia? Sconfiggere le paure? Certamente, ma non solo: Proverbi 12:25 dice:

“La preoccupazione nel cuore dell'uomo l'abbatte, ma una buona parola lo rallegra.” (Proverbi 12:25 ND)

Se vincerai la tua battaglia (e lo puoi con Gesù a fianco) tu sarai chiamato, tu sarai chiamata a portare guarigione,  ad essere la cura, la guida, e la testimonianza, ad altri cuori nell'ansia.

Preghiamo.

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domenica, maggio 10, 2020

Poggia la tua ansia su Gesù | 10 Maggio 2020 |

L'ansia è una "valigia pesante" che spesso mi porto appresso. Gesù può portarla per me. Gesù vuole portarla per me.
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Che cosa è che vi fa stare in ansia nella vostra vita?  I figli?   Il lavoro?   Il vostro matrimonio?   La vostra salute?   La pandemia?

Nel 2018 si stimava che oltre 2 milioni e mezzo di italiani erano affetti da “ansia patologica” ovvero quell'ansia che porta a prendere farmaci, spendendo oltre 377 milioni di Euro.

Una persona ha recentemente “twittato”:”L’amore ti rende spensierato. L’amore ti rende leggero. L’amore ti rende felice. Ma lo Xanax (un farmaco antidepressivo) costa meno.”

L'attuale statistica dice che in Italia il 78 % delle persone vive una situazione di ansia dovuta al Covid o alle sue ricadute.

L'ansia non ha confini geografici e neppure nazionali. L'ansia non nasce ad una certa età della vita e non scompare a nessuna età della vita  come fanno i brufoli.

Cambia nel tempo e siamo in ansia per cose differenti. Da giovani sono le interrogazioni, da adulto sono i colloqui di lavoro da maturi sono gli esami dei figli da anziani sono gli esami del sangue... nostro!

Lo scrittore ROBERT ALBERT BLOCH ha detto:  “L'ansietà è un sottile rivolo di paura che si insinua nella mente. Se incoraggiata, scava un canale nel quale tutti gli altri pensieri vengono attirati.” 

La domanda che voglio porti stamattina è: come credente è giusto che io mi preoccupi? E' un segno di debolezza? Di mancanza di fede? O cosa? Come posso impedire che i miei pensieri come dice Bloch, vengano attirati e vi cadano dentro?

La preoccupazione è nata con l'uomo: lo leggiamo in Genesi 3: 7; subito dopo aver mangiato il frutto dell'albero che Dio aveva detto di non toccare:

“Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e si accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture.” (Genesi 3:7)

Perché mai avrebbero dovuto farne? Erano solo loro due... e Dio! Erano “preoccupati”  che Dio li vedesse!

Poco dopo, avendo sentito arrivare Dio, si nascosero perché erano “preoccupati” (e a ragione) della reazione di Dio.

Preoccuparsi è umano.  Era preoccupato chi ha scritto il salmo 94:

“Quando ero turbato da grandi preoccupazioni, il tuo conforto ha alleviato l’anima mia.” (Salmo 94:19)

Era preoccupato Salomone:

“Allora che profitto trae l’uomo da tutto il suo lavoro, dalle preoccupazioni del suo cuore, da tutto ciò che gli è costato tanta fatica sotto il sole?” (Ecclesiaste 2:22)

Era preoccupato Paolo:

"Oltre a tutto il resto, sono assillato ogni giorno dalle preoccupazioni che mi vengono da tutte le chiese." (2 Corinzi 11:28 PV)

La parola che è è tradotta con “ansia” è μέριμνα merimna ,che significa piuttosto "qualcosa che ti distrae da qualcos'altro più importante". Infatti il verbo μερίζω merizō, da cui deriva significa, “separare, disgiungere, dividere".

E' interessante che la parola “assillato” è ἐπίστασις epistasis;  qualcuno che ha fatto un po' di studi medici forse  la riconosce:  l'epistassi, in gergo medico è l'emorragia, la perdita di sangue dal naso.

L'ansia, secondo Paolo, ci divide, ci separa, ci distrae da qualcosa che è molto più importante, è come una “emorragia” che ci toglie forze e ci fa concentrare su altro differente da quello che stavamo facendo.

Per 47 volte nel Nuovo Testamento  viene trattato l'argomento  “paura, angoscia, ansia, preoccupazione”.

C'è una affermazione sulla quale mi trovo abbastanza d'accordo:  l'ansia, la preoccupazione,  sono un moderno segno di “ateismo”:  so di avere un Dio potente,  che ha cura di me...  ma non mi fido!

Infatti è Gesù stesso che dice in Matteo 6:

“Perciò, non siate in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che vivono per queste cose, ma il Padre vostro che è nel cielo sa già tutto quello che vi è necessario” (Matteo 6:31-32 PV)

Però poi lo stesso Gesù dirà:

“Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a essere spaventato e angosciato.” (Marco 14:33 PV)

Che strano! Colui che mi dice  di non preoccuparmi di nulla che è angosciato e spaventato!

Più volte vi ho detto che molte delle emozioni che proviamo, l'amore, la compassione, la gioia, la tristezza, le abbiamo perché siamo stati creati a immagine di Dio, e Dio nella sua creatura ha messo le emozioni che lui stesso ha.

E Dio mi ha dato anche emozioni  che lui non ha, tipo la “paura” che spesso mi serve per non fare cose stupide tipo camminare sul ciglio un burrone bendato.

“Allora, Marco, tu mi stai dicendo che, visto che provo ansia,  e che Dio mi ha dato le sue stesse emozioni, Dio è uno che va in ansia?”

Assolutamente no! Dio non è un “ansioso”! Può essere addolorato per come ci comportiamo come figli, ma non è mai in ansia.

 Ho detto che “molte delle emozioni” provengono da Dio... ma certamente non tutte! L'uomo e la donna
sono un misto di “essere vivente” e “essere spirituale”; metà naturale e metà spirituale

Paolo lo spiega molto meglio di me. In 1 Corinzi:

“Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente. L’uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.”  (1 Corinzi 2:14-15)

E in Romani:

“Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore, ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?” (Romani 7:22-24)

Paolo stesso dice che in noi vivono due nature  apparentemente opposte e che lottano spesso (se non sempre) l'una contro l'altra.

Da quale delle due nature viene l'ansia dunque? Da dove venivano i sentimenti di angoscia e di ansia che provava Gesù nel Getsemani, quanto poco prima ci aveva detto che non dobbiamo preoccuparci di nulla?

Ce lo spiega  Gesù stesso in Matteo 26:

"Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole»." (Matteo 26:41)

Mi piace la parafrasi di questo versetto che ne fa  la Bibbia della Gioia:

“State svegli e pregate! Altrimenti sarete sopraffatti dalla tentazione. Perché senza dubbio lo spirito è pronto, ma il corpo è tanto debole!” (Matteo 26:41 BDG)

Gesù dice che l'ansia è una “tentazione”... e, se cadiamo in tentazione,  ovviamente,  pecchiamo.

Per come la sto mettendo adesso, sembra che Gesù stesse peccando... perché si “preoccupava”; e se l'ansia e la preoccupazione sono una forma moderna di ateismo, Gesù stava peccando di ateismo!

Se non che, per fortuna, Pietro mi spiega:

(Gesù) ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce, affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure siete stati guariti.” (1 Pietro 2:24) 

Pietro sta citando Isaia 53:5, e mi ricorda che Gesù ha dovuto caricare su se  TUTTI i miei peccati... compreso quello dell'ansia... Perché lui ha vinto anche l'ansia.

Perché vi dico questo? Leggiamo assieme il racconto che fa Giovanni di quello che accadrà pochi minuti dopo  che Gesù aveva detto  “la carne è debole”:

“Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Egli disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi».” (Giovanni 18:4-8)

Erano arrivate le guardie assieme a Giuda per arrestare Gesù: non mi sembra il comportamento di qualcuno che sia in “ansia” di ciò che accadrà... sapendo bene  quello che sarebbe accaduto.

Fino a poco prima c'era un Gesù prostrato un Gesù che sudava sangue, che per tre volte ha chiesto al Padre “...passi da me questo calice...” (Matteo 26:39)

Cosa è successo? In che modo Gesù ha vinto  la parte “umana” che era in lui, quella che era in ansia, e a fatto emergere la parte spirituale  che era in lui?

1. Sottomettiti alla volontà del Padre

Gesù è Dio, ma Gesù è stato anche uomo, in quel momento  la parte umana che era in lui emergeva e sembrava avere il sopravvento.

Stava, come diceva Paolo, distraendolo da qualcosa di più importante, la croce, la salvezza per l'uomo;  era come una emorragia che gli portava via le energie (e, in realtà, Gesù l'emorragia l'ebbe per davvero, sudando sangue per la rottura dei capillari superficiali).

Come ha combattuto l'ansia Gesù? Come ha sottomesso il suo pensiero facendolo obbediente a se stesso?

In Matteo 26 leggiamo:

“Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.” (Matteo 26:39)

Gesù, Signore in terra, si è sottomesso alla volontà di Dio Signore in Cielo! La parte umana di Gesù era in ansia, la parte spirituale no!

Quando siamo nell'ansia, la prima cosa è sottomettersi alla volontà di Dio.

Paolo parlerà di questa lotta dicendo:

“In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo.” (2 Corinzi 10:3-5)

Sottomettersi a Dio  non significa non avere paura ma piegare la paura e sottometterla a Cristo.
Significa pregare:”Padre fa che questo momento passi... ma io mi fido di te, comunque!”

2. Continua a  sottomettersi al Padre

Gesù ha detto di noi, suoi discepoli:

“Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli.” (Giovanni 8:31)

Gesù ci conosce, e sa che ci “stanchiamo presto”; preghiamo, e se non vediamo l'effetto SUBITO ci stanchiamo, e smettiamo. E' per quello che ci dice di PERSEVERARE di continuare ad obbedire ai suoi insegnamenti per essere veri discepoli.

Cosa ha fatto Gesù? Gesù non ha pregato  una sola volta quella preghiera al Padre, ma la ha pregata tre volte:

“Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà».... andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole.” (Matteo 26:42, 44)

Dio ricerca l'obbedienza, non i buoni propositi. Non vuole che tu ti affidi a lui la mattina e poi ti disperi e ti senta abbandonato,  ti senta abbandonata la sera. Dio premia la costanza.

Lo so, quello che stai pensando: “Marco, quello era GESU'! Il Figlio di Dio!  Mica puoi aspettarti che io faccia le stesse cose!”. Infatti: io mi aspetto che tu faccia cose più grandi di lui: perché è lui stesso che lo ha detto.

3. Chiedi l'aiuto di Gesù

“In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; e quello che chiederete nel mio nome, lo farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome io la farò.” (Giovanni 14:12-14)

Se Gesù ha vinto l'ansia di una morte in croce attraverso l'obbedienza e la fiducia in Dio, cosa possiamo fare io e te di meglio, visto che Gesù stesso ci ha promesso il suo aiuto?

C'è una storia che ho sentito su una donna  che stava aspettando l'autobus portava una valigia molto pesante.  Era così felice quando vide arrivare l'autobus;  lei pagò la tariffa e poi si fermò nel corridoio  tenendo la valigia.  Qualcuno le disse:  "Perché non metti la valigia sul pavimento?"  a cui rispose:  "Sono così grata che l'autobus mi porti …  non posso aspettarmi che porti anche la mia valigia!"

Se hai creduto in Gesù  sei sull'autobus.  Dio ti sta portando lungo il cammino   Non c'è motivo per cui tu porti il peso delle tue ansie. Sono già nelle sue mani.  Devi posare la valigia.  Poggia la tua ansia su Gesù.

Se invece, non hai ancora creduto in Gesù, o se magari lo conosci, perché vivi in Italia e per tradizione familiare sai di lui, ma non lo hai realmente accettato come solo Signore e Salvatore per la tua vita, sappi che il suo autobus arriva ogni giorno alla fermata che sta dinanzi a casa tua, che sta dinanzi al tuo cuore.

Sali su quell'autobus, salici anche se non hai biglietto, anche se hai l' abbonamento scaduto, e non ci sei salito da tempo.

Lui è pronto a trasportare la tua valigia pesante e il prezzo del biglietto verso il Cielo è stato pagato da lui sulla croce per te!

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28)

Poggia la tua ansia su Gesù.

Preghiamo.


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domenica, maggio 03, 2020

Essere luce per Cristo | 3 Maggio 2020 |


Gesù ti chiama ad essere luce che illumina il cammino di coloro con cui trascorri la vita su questa terra. Devi risplendere per Cristo, e sventolare la sua bandiera al mondo.
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La scorsa settimana abbiamo riflettuto su un passo di Matteo 5 parlando di come Gesù ci chiami ad essere sale del mondo e luce della terra.

Abbiamo detto che in questo periodo di forzato contenimento abbiamo tanto tempo da “ammazzare a casa”, e una delle attività principali è quella di stare sui “social”.

Come dovrei parlare sui “social” per essere sale e luce come dice Gesù?

Abbiamo visto come essere “sale”; parlando  con “grazia” agli altri, decidendo che parole piantare e limitando la quantità delle tue parole

Rileggiamo assieme:

“13 Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.14 Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta,15 e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:13-16)

Gesù dice che dobbiamo essere “sale della terra”, alimento che aggiunga sapore alla vita di chi ci circonda.

Ma, allo stesso tempo, dobbiamo essere “luce del mondo” radiazione luminosa che agevoli il cammino di coloro con cui viviamo assieme

Nella vita, ma anche  attraverso i social, Gesù ti chiama ad essere “luce”.

Cosa fa una luce? La giusta quantità di luce illumina attorno,  fa vedere meglio il panorama, rende più facile il cammino, impedisce agli altri di inciampare.

Il problema è che sui social, ma anche nel mondo reale, le persone vogliono essere “luce” si, ma una luce accecante, quella che non ti fa vedere intorno, quella che domina il panorama, non lo illumina; tu vedi una luce, ma non puoi vedere altro attorno.

Come posso “risplendere” per Cristo? 

Ecco cinque passi da fare.

Se per essere sale della terra dovevo essere attento al tipo di “condimento” che aggiungevo, per essere “luce del mondo” devo essere attento al tipo di energia  con la quale andrò ad alimentare la mia lampada affinché illumini chi mi incontra... anche sul web!

Il primo passo è...

1) Devo PASSARE TEMPO con Dio

“Poi Mosè scese dal monte Sinai. Egli aveva in mano le due tavole della testimonianza quando scese dal monte. Mosè non sapeva che la pelle del suo viso era diventata tutta raggiante mentre egli parlava con il Signore”. (Esodo 34:29)

Cosa era successo alla faccia di Mosè? Cosa aveva “visto” perché il suo volto emanasse luce? Quale radiazione cosmica l'aveva colpita?

Nessuna! Mosè sapeva che non poteva vedere Dio, altrimenti sarebbe morto! Infatti nel capitolo prima di Esodo, il 33 Mosè aveva chiesto a Dio:

“Ti prego, fammi vedere la tua gloria!” (Esodo 33:18)

Gloria = "כָּבוֹד"  -  “ḵâḇôḏ” (pron. kavòd) significa “peso, sostanza, splendore, abbondanza”. In pratica gli aveva chiesto di vederlo. E Dio aveva risposto:

“Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere....Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere».” (Esodo 33:20, 22-23)

Il viso di Mosè risplendeva  non perché aveva visto Dio, ma semplicemente perché aveva passato tempo con Dio: era bastata la Sua vicinanza, ascoltare le Sue parole, apprendere i suoi insegnamenti perché il suo volto divenisse una sorta di tabellone luminoso!

Giovanni afferma nella sua prima lettera:

“Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre.” (1 Giovanni 1: 5 b)

La luce di Dio è “contagiosa” Più tempo passo con Lui,  più accumulo la sua luce su di me, e gli altri vedranno quella luce.

Tu puoi dirmi: “Si, va bene Marco, ma mica posso andare sul Sinai... e poi non sono Mosè... Come faccio a passare tempo con Dio per accumulare questa luce”?

Io ti rispondo: tu sei molto più di Mosè, perché quello che è stato negato a Mosè, vedere il volto di Dio, a te è stato concesso.

Ti leggo due passi  dal Vangelo di Giovanni:

“La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo.” (Giovanni 1:9)

“Filippo gli disse: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù gli disse: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?” (Giovanni 14:8-9)

Se hai visto Gesù, tu hai visto quello che a Mosè è stato negato: tu hai visto il Padre, tu hai visto Dio,
Dio E' come GESU' Dio E' GESU' è pieno di amore, compassione, perdono, potenza, giudizio, saggezza...

Se a Mosè bastava ascoltare il Padre perché emanasse luce, quanto più te ed io,  che lo abbiamo visto, che viviamo nell'era in cui Dio si è fatto uomo “...e ha abitato per un tempo fra di noi, piena di grazia e di verità...” (Giovanni 1:14 b) quanto più il nostro volto, le nostre azioni, le nostre parole, dette o scritte dovrebbero... anzi DEVONO emanare luce, non una luce che acceca, ma una luce che indica la strada?

Passa tempo con Dio, passa tempo assieme a Gesù: leggi la Bibbia, prega, avendo l'accortezza non solo di parlare,  ma anche di attendere perché lui ti parli.

Il secondo passo per essere “Luce del mondo” è...

2) Devo VEGLIARE sulla mia mente

“Infine, fratelli, prendete in considerazione tutto quel che è vero, buono, giusto, puro, degno di essere amato e onorato; quel che viene dalla virtù ed è degno di lode. ” (Filippesi 4:8 TILC)

Mi piace questa versione della bibbia TILC perché è quella che rassomiglia di più all'originale greco.

In gran parte delle versioni dopo la lista “tutto quello che” di Paolo sta scritto “pensate”.

In realtà il verbo che ha usato Paolo è “λογίζομαι” - “logizomai” che significa “fare un inventario – fare una stima (economica)”

Sapete come si fa un inventario, vero? Nel mio negozio è tanto che non lo facciamo, perché è una cosa noiosa, e ci vuole tento tempo.

In pratica, conti TUTTO quello che hai nel tuo magazzino,  lo moltiplichi per il valore a cui lo hai acquistato e alla fine vedi la somma che ne esce.

Alla fine avrai la “stima” economica” di quello che hai a magazzino. Facendo questo saprai anche quanto puoi ricavare da quello che hai, perché basterà che aggiungi  la percentuale di ricarico. che intendi ottenere, e saprai quale valore puoi ricavare.

Te lo spiego con un esempio  che è più semplice. Se fai un inventario e trovi che hai 100 bulloni
che ti sono costati 1 euro ciascuno, significa che il valore complessivo del tuo inventario è 100 Euro: hai un valore di 100 Euro.

Supponiamo che tu voglia guadagnare il 30% da quei 100 bulloni. Quando li avrai venduti tutti avrai 130 Euro: avrai guadagnato 30 Euro.

Ma se il valore dei bulloni che hai a magazzino invece di 1 Euro fossero stato 2 Euro, avresti avuto 200 Euro di inventario. E volendo guadagnare il 30% una volta venduti tutti avresti avuto 260 Euro, e avresti guadagnato 60 Euro... il doppio.

Paolo ti chiede di fare la stessa cosa: ti dice: “Fai l'inventario di  tutti i pensieri che hai a disposizione e concentrati esclusivamente quelli che hanno più valore, perché saranno quelli
che ti faranno guadagnare di più!”

Paolo ci dà una “checking list”,  una “lista della spesa” dei tuoi  pensieri  che puoi utilizzare ogni giorno: sottoponi quello che pensi a questa lista e metti un segno + se va bene  e un segno – se non va bene:

  • E' onesto?
  • E' nobile?
  • E' giusto?
  • E' puro?
  • E' degno di amore?
  • E' degno di onore?
  • E' virtuoso?
  • E' da lodare?

Sapete quali sono i pensieri e le azioni che hanno maggior valore? Non quelli che hanno la metà sei segni +  quattro su otto, e nemmeno quelli che hanno la maggioranza, cinque su otto... ma quelli che hanno otto segni + su otto!

Sapete perché Paolo ci dice con tanta enfasi questo? Perché è' importante quello che penso,  perché quello che penso condiziona quello dico quello che dico condiziona quello che che faccio quello che faccio condiziona  la mia testimonianza di Cristo

Se vogliamo semplificare l'equazione: quello che penso  condiziona la mia testimonianza di Cristo Paolo direbbe che dobbiamo pensare...

 “Facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo” (2 Corinzi 10:5 b)

Il terzo passo per essere “Luce del mondo” è...

3) Devo FARE come Gesù

“Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io.  In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. Se sapete queste cose, siete beati se le fate.” (Giovanni 13:15-17)

Paolo metterà questo concetto di Gesù in un modo differente parlando ai Corinzi:

“La conoscenza gonfia, ma l’amore edifica.” (1 Corinzi 8:1)

Sapere non solo non mi è utile a NULLA! Ma anzi, mi fa GONFIARE, mi rende pieno di orgoglio, “Io so la verità, io so le regole, io so la via...” ...ma poi non seguo la verità,  non obbedisco alle regole,  e prendo una via diversa

Non basta passare tempo con Dio, non basta vegliare sui miei pensieri, ma la cartina di tornasole del vero credente  è FARE come Gesù ha fatto.

Questo è il mezzo più potente per il 4° passo.

4) Devo DICHIARARE che sono di Gesù

“Ma ora, tu hai dato a quelli che ti temono una bandiera, perché si alzino in favore della verità” (Salmo 60:4)

Davide parla di “una bandiera”. Sapete da quanto esistono le bandiere? L’origine della bandiera è antichissima.  I primi esempi risalgono addirittura al 1000 a. C.  La Bibbia dice che le 12 tribù di Israele avevano delle “insegne”... delle bandiere.

Forse questo non lo sapevate, vi faccio una domanda più facile: sapete PERCHE esistono le bandiere? Quale funzione assolvevano?

Le battaglie un tempo, avvenivano su un campo, che era diviso in due: da una parte un esercito,
dall'atra l'altro esercito. Le bandiere erano messe in testa, in prima linea: spesso ce ne erano più di una.

Quando i due eserciti venivano a contatto tutto si “mischiava”, e le bandiere servivano a far vedere a tutti i soldati dove fosse arrivata la  prima linea del propri esercito, se era avanzante, o se era in ritirata, per andare ad avanzare ancora o per tornare indietro.

Essere portabandiera era un compito molto rischioso, perché uccidere il portabandiera faceva perdere l'orientamento all'esercito che non sapeva più dove era arrivata la prima linea.

E' per questo che appena un portabandiera veniva ucciso subito un altro soldato prendeva  la bandiera e la innalzava.

Una bandiera deve essere “sventolata” è il simbolo di un battaglione, sta a significare “il mio esercito è arrivato qui. Da cuore agli altri come noi vederla. Spinge altri a raggiungere la prima linea
anche a costo della propria vita.

La tua, e la mia bandiera si chiama “testimonianza”, mostrare agli altri che noi siamo di Gesù. E mostrare chi Lui è, perché quello che noi facciamo  lo ha fatto prima lui.

ATTENZIONE!  Perché le persone valuteranno Gesù  da quello che vedono in noi

Il quinto passo per essere “Luce del mondo” è...

5) Devo continuare ad ALLENARMI

"E sapete bene che gli atleti si sottopongono ad una rigida disciplina: lo fanno soltanto per ottenere in premio una corona che presto appassisce! Noi, invece, lo facciamo per una corona che non appassirà mai. Perciò, io corro dritto al traguardo, mettendocela tutta; lotto come un pugile che vuol vincere, e non tiro colpi a vuoto. Mi sottopongo a dei sacrifici, come un atleta, e tengo il mio corpo a disciplina, per paura di essere squalificato e ripreso, proprio io che ho predicato agli altri!" (1 Corinzi 9:25-27 PV).

Sapete, una delle cose che mi manca di più dopo aver smesso di giocare a rugby è di non potermi più allenare con la mia squadra.

Era un sacrificio andare due, spesso tre volte a settimana a Viterbo con qualsiasi tipo di tempo... ma lo facevo per passione, perché sapevo che, se non mi allenavo non sarei stato di nessuna utilità  durante la partita.

Per non correre il rischio di essere "squalificato e ripreso"  dal mio allenatore sopportavo le botte dei miei compagni che mi placcavano pesando da due a tre volte più di me.

Non era importante indossare il kit da gara, ma giocare come il mio capitano mi chiedeva: avanzare se c'era da attaccare, arretrare se c'era da difendere placcare se c'era da evitare la meta.

Non è importante che tu “indossi” il kit da gara di Gesù ma che tu sappia fare quello che il tuo capitano il Cristo, ti chiede di fare.

Conclusione

I passi che devi fare sono molti: passare tempo con Dio, vegliare sulla tua mente facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo obbediente a Cristo, fare come Gesù ti ha chiesto di fare, dichiarare che tu sei di Gesù e sventolare la sua bandiera, e continuare ad allenarti in tutto questo.

Se farai questo sarai realmente la luce del mondo, illuminare lo scenario per le persone attorno a te, essere una testimonianza vivente e una luce che va oltre un post su un social.

Preghiamo.

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domenica, aprile 26, 2020

Essere sale per Cristo | 26 Aprile 2020 |


Come posso testimoniare Cristo anche attraverso una chat o un post sul web? Posso, se applico le regole che Dio mi ha dato per parlare al mio prossimo.
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In questo periodo di forzato contenimento abbiamo tanto tempo da “ammazzare a casa”.

Oltre ai vari “lavoretti” su serrande e infissi, oltre alle varie “sedute” sul divano per guardare l'ennesimo film o l'ennesima serie tv, la nostra attività principale è quella di stare sui “social”: FaceBook, Instagram, WhatsApp, e altro.

E ci stiamo in due maniere differenti: o come “uditori”, ovvero “ascoltiamo”, leggiamo tutto quello che viene pubblicato.

Oppure come “insegnanti” ovvero “parliamo” diciamo la nostra, ribattiamo o assecondiamo i vari post che leggiamo.

Volendo sintetizzare all'estremo le opinioni, sui social ci sono due partiti contrapposti: quelli del “tutti a casa e si riparte prima” e quelli del “tutti fuori perché bisogna ripartire subito”.

Quelli del “è tutto vero e bene fanno i governi” e quelli del “è tutto falso e siamo vittime di un complotto”.

In questo breve messaggio non è assolutamente mia intenzione schierarmi dall'una o dall'altra parte; quello che mi interessa è, esclusivamente, concentrarmi su “come siamo noi” sia come uditori che come insegnanti, a cosa diamo più retta o cosa vogliamo affermare di più.

In sintesi, come ci stiamo comportando sui social? Quale messaggio stiamo ascoltando oppure quale messaggio stiamo insegnando?

Questo riguarda tutti; il mondo che troveremo dopo la bufera Covid-19 sarà di sicuro un mondo diverso e la necessità di ripartire si scontrerà con queste due differenti visioni “era tutto vero” e “era tutta una balla”.

Sarà indispensabile trovare un punto di equilibrio per poter ricominciare al più presto. Ma soprattutto riguarda i credenti; vorrei leggere assieme a voi dal vangelo di Matteo:

“13 Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.14 Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può essere nascosta,15 e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.” (Matteo 5:13-16)

Come credenti, siamo coloro che da Gesù sono chiamati ad essere “sale della terra” e “luce del mondo”  ad essere sia “alimento”, qualcosa di materiale che si aggiunge al cibo di chi ci sta attorno sia “radiazione luminosa” qualcosa di immateriale che trasforma la realtà della vita  di chi quelli con cui viviamo assieme.

Oggi vedremo come essere “sale”.

Paolo ci dice:

“ma esaminate ogni cosa e ritenete il bene” (1 Tessalonicesi 5:21)

Anche da casa Gesù ti chiama ad essere “sale”.

Cosa fa il sale? La giusta quantità di sale esalta il sapore degli altri ingredienti fornisce sali minerali all'organismo. Il sale è un conservante naturale, impedisce a cose buone e preziose come i cibi di andare a male ed essere gettati via.

Il problema è che sui social ma anche nel mondo reale, le persone vogliono essere si “sale”,
ma in una quantità tale  che copra tutti gli altri sapori attorno; tu mangi la loro pietanza, e avrai arsura per tutta la giornata, la tua pressione arteriosa schizzerà alle stelle. Come credenti “uditori” non vogliamo provare arsura mortale per quello che leggiamo e ascoltiamo.

Come credenti “insegnanti” vogliamo esaltare il sapore  della vita del nostro prossimo... Ma come faccio a salare  la terra  se sono chiuso in casa?

Qui di seguito ci sono alcuni “accorgimenti” che ti possono aiutare sia quando ascolti altri (sui social ma non solo) sia quando rispondi agli altri (sui social ma non solo)

Come posso esser “sale” per Cristo?

1. Parla con “grazia” agli altri

“Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito con sale, per sapere come dovete rispondere a ciascuno.” (Colossesi 4:6)

Anche se io posso sembrare calmo e rilassato a molti, chi mi conosce davvero sa che questo è uno degli aspetti con cui lotto come credente da sempre. Col tempo ho imparato  a vincere molte battaglie... ma la guerra continua.

Ed è una cosa che, purtroppo, è comune a molti di noi,  sia credenti sia non. Non “parliamo CON gli altri”  ma parliamo AGLI altri, (e, parlando di social, scriviamo AGLI alti). Noi spesso URLIAMO le nostre opinioni, le nostre verità, e non ci interessa neppure  di ascoltare l'altro.

Paolo scrive “il vostro parlare sia sempre con grazia: “con grazia” in greco è  ἐν χάριτι- “en chariti”: “en” significa “dentro, all'interno”  e “chariti” viene da  χάρις – "charis” = “gioia” il cui significato è  “essere gioioso e accogliente”.

Per cui Paolo ci chiede di parlare agli altri  (e anche di scrivere agli altri) “all'interno di un atteggiamento gioioso e accogliente”.

Ma non si tratta solo di parlare, ma anche di ascoltare all'interno di un atteggiamento gioioso e accogliente”. Infatti Paolo nel versetto  ci dice che parlare con rispetto serve a sapere come dovete rispondere a ciascuno.

Per essere sale della terra anche se non sei d'accordo con l'altro, devi “accogliere” le sue opinioni, fargliele esprimere, non esserne arrabbiato,  ma gioioso.

Una delle persone più sagge mai vissute al mondo è stato il Re Salomone: all'epoca c'erano persone che attraversavano i deserti pur di andare a conoscerlo e proporgli delle situazioni  e ascoltare i suoi giudizi,  compresa la regina di Seba (l'attuale Etiopia).

Sapete perché Salomone era saggio? Perché ascoltava prima di esprimere giudizi. Ed era un dono che non gli era venuto così per caso, ma era un dono che lui aveva espressamente chiesto a Dio:

“Dà dunque al tuo servo un cuore intelligente perché io possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male.” (1 Re 3:9 a)

Tutte le versioni italiane dicono che Salomone aveva chiesto un “cuore intelligente”, o “docile”: in realtà Salomone aveva chiesto a Dio " שֹׁמֵ֙עַ֙ לֵ֤ב “ - “šō·mê·a‘ lêḇ”; lêḇ cuore +  šō·mê·a = che ascolti con intelligenza. Ricordo sempre che per gli ebrei  la sede del ragionamento era il cuore mentre le emozioni erano nelle viscere.

Per Salomone era importante  non avere una mente intelligente, qualcosa di cui vantarsi con gli altri ma avere una mente che ascoltasse con intelligenza per capire gli altri.

La stessa parola italiana “intelligenza” viene dal latino “intelligere” ed è la contrazione, l'unione  del verbo “legĕre” = "leggere" + l'avverbio “intŭs”,  perciò “leggere dentro”.

Se vuoi essere “sale della terra”, se vuoi che ciò che dici, o che scrivi agli altri esalti il sapore delle loro vite e non lo copra, devi ascoltare  e “leggere dentro” l'altro.

Secondo modo per essere “sale di Cristo

2. Decidi che parole piantare

Salomone afferma in Proverbi:

“Morte e vita sono in potere della lingua; chi l’ama ne mangerà i frutti.” (Proverbi 18:21)

Salomone è stato saggio... ma non per tutta la sua vita. Ha cominciato bene, Dio lo ha premiato  dandogli addirittura l'onore di costruire il suo Tempio.

Ma poi la sua vita ha preso una curva sbagliata, sposando donne che lo hanno portato lontano da Dio... sino “quasi” alla fine,  quando da vecchio si è trovato da solo a riflettere nel libro di Ecclesiaste sulla sua lunga vita di successi e di sconfitte, e a capire che il tutto per l'uomo è temere Dio e obbedire ai suoi comandamenti.

In questo proverbio Salomone non esprime giudizi: afferma semplicemente una verità. Sei tu che decidi  l'albero da piantare con le tue parole: se pianti parole  di morte,  a stagione avrai frutti di morte. Se pianti parole di vita, a stagione avrai frutti di vita.

Pietro sapeva quali parole piantare:

“Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna!” (Giovanni 6:68)

Se vuoi essere “sale della terra”, se vuoi che ciò che dici, o che scrivi agli altri fornisca sali minerali
per migliorare le loro vite e non lo copra, devi piantare  parole di vita eterna nell'altro.

Terzo modo per essere “sale di Cristo

3.  Limita le la quantità delle tue parole

Salomone aggiunge:

“Nelle molte parole non manca la colpa, ma chi frena le sue labbra è saggio.” (Proverbi 10:19 ND)

Una delle caratteristiche principali dei cosiddetti “leoni da tastiera” sono la “quantità di parole che usano e la rapidità di frequenza nella risposta. Ogni cosa pur di prevalere sull'altro a livello dialettico.

Quale è il consiglio di Salomone, allora? Nel proverbio ce ne sono due.

Il primo riguarda la quantità di parole da usare: Salomone non dice di NON parlare, ma, semplicemente di usare POCHE parole.

Cosa significa questo? Ve lo dico citando un “aforisma”, (ovvero una “frase di una persona famosa”
singolare per la sua intelligenza o per la sua comicità):  Questa è del matematico e filosofo francese Blaise Pascal:

“Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una più breve”.

Può sembrare un controsenso, ma Pascal stava affermando  una cosa assolutamente vera: per scrivere cose brevi  ci serve più tempo.

Ci serve più tempo perché  devi scegliere bene le parole, utilizzare bene gli esempi, pensare a quello che vuoi che capisca l'altro,  e senza che i concetti importanti  affoghino in un oceano di parole intorno. E questo richiede tempo

Io sono una persona notoriamente “prolissa”; se non mi tengo a freno  posso farti realmente “affogare” in un mare di parole e di ripetizioni. Ho dovuto imparare a sintetizzare scrivendo i miei messaggi, facendoli diventare da 12 pagine a meno di 5!

Sapete quando ho cominciato a  a sentire il bisogno di “sintetizzare” quello che scrivevo? Quando è nato Twitter. Il “primo” Twitter accettava solo 140  caratteri  (adesso è raddoppiato a 280) compresi spazi, accenti, apostrofi e punteggiatura. Per gli italiani e per me  una vera “tortura”!

Ma mi ha insegnato a cercare le parole giuste, quelle che colpiscono l'altro, che lo fanno riflettere.

Salomone suggeriva ai credenti ben prima di Twitter di usare meno caratteri possibili,  e di pensare bene a quelli importanti.

Se il primo consiglio riguardava  la quantità di parole da usare: il secondo riguarda la rapidità nel rispondere.

Salomone non dice di NON rispondere, ma, semplicemente, dice di PRENDERE TEMPO. Se Salomone fosse vissuto ai giorni nostri, avrebbe detto “ma chi si frena dal premere ''ENTER' - invia' è saggio".

Mio padre era un politico di professione, e di certo non aveva un carattere “morbido” e di certo non conosceva i proverbi di Salomone, ma possedeva una saggezza popolare che molti gli invidiavano. Ricordo sempre il suo consiglio su cosa scrivere  quando eri arrabbiato.

Il consiglio era questo:

“Quando hai un contenzioso con qualcuno, scrivigli una lettera, e mettici dentro tutte le cose che non ti stanno bene nella maniera più forte possibile; poi prendi la lettera, mettila in un cassetto, e lasciala lì per un paio di giorni.

Dopo questo tempo, riapri il cassetto, rileggi la lettera e togli tutte le frasi che adesso pensi siano troppo forti, e scrivila di nuovo. Rimettila nello stesso cassetto per altri due o tre giorni e lascialo “marinare”.
Passati questi, riapri il cassetto e fai con seconda lettera la stessa cosa che hai fatto con la prima... e rimettila nel cassetto per altrettanto

Se continui cosi per un per tutta la settimana , è probabile che non spedirai per niente la lettera; o se la spedirai sarà qualcosa che l'altro sarà in grado di accettare meglio, e forse capire le tue ragioni.”

Salomone non dice che non devi parlare, ma che dei “frenare” le parole, non devi farle uscire di corsa, non devi affrettarti a premere ENTER – o “invia” prima che lo faccia l'altro.

Se vuoi essere “sale della terra”, se vuoi essere il “conservante naturale” impedisce a cose buone e preziose  come la vita del prossimo con cui parli di andare a male ed essere gettata via, devi scegliere cosa dire e non avere fretta di dire.

Conclusione

Steve Jobs diceva che: “La creatività è semplicemente connettere le cose.”

Molti in questo confinamento  cercano di essere “creativi” sul web. Tu come credente sei chiamato, sei chiamata a “connetterti alla Parola di Dio” per essere sale della terra.

Preghiamo.

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