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05 dicembre 2021

L'essenziale a Natale - La Testimonianza è essenziale | 5 Dicembre 2021 |

Dio in quel primo Natale utilizza dei testimoni "improbabili" per proclamare al mondo che è arrivato il Salvatore. E, così come fece all'inizio, cerca ancora chi testimoni di lui non tra "i migliori", ma tra i "poveri in spirito", tra coloro che hanno compreso che la loro vita aveva ed ha ancora bisogno di quel Salvatore.
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Chi ha la mia età ed è italiano ricorderà di certo che i regali a Natale non li portava Babbo Natale la notte del 24 dicembre, ma la Befana la notte del 6 gennaio; così avevamo un solo giorno per poter giocare con tutti i nostri doni, perché il giorno successivo saremmo tornati a scuola.

Per cui le mie memorie di bambino per la notte di Natale non sono tanto legate ai regali, ma alla gioia di avere una famiglia unita.

Già, perché quello che accadeva a Natale quando ero bambino, è che tutti i parenti che abitavano a Roma tornavano a Montefiascone per festeggiare il Natale assieme.

Tornavano mio zio e mia zia, i miei tre cugini, qualche anno più avanti sarebbero tornati anche i rispettivi fidanzati e fidanzate. Mia madre approntava letti brande un po' dappertutto per dargli ospitalità,  e la casa era piena di voci di grandi che preparavano la cena di Natale, e di grida di noi cinque cugini che dopo tanto tempo  potevamo di nuovo giocare assieme.

Potevamo di nuovo rincorrerci nei corridoi o nel giardino, ridere, e festeggiare a modo nostro quello che non sapevamo ancora  fosse una festa nata per celebrare  chi era venuto per unire davvero ciascuna persona che lo avrebbe festeggiato in un'unica grande famiglia.

Come bambini eravamo desiderosi di provare di nuovo quella gioia, per cui sapevamo bene quando fosse la data della festa, e vivevamo un anno intero  desiderando che arrivasse.

Ma, immaginati per un momento se tu stessi aspettando il primissimo Natale senza conoscerne a data.

Questa era la situazione che stavano vivendo i giudei; da oltre quattrocento anni stavano attendendo che le profezie della Scrittura fossero adempiute, e arrivasse l'unto, il prescelto, il Messia.

E non lo stavano attendendo solo con impazienza, come noi bambini attendevamo il Natale per la gioia che portava il rincontrarsi, ma lo stavano attendendo con disperazione, aspettando di essere liberati dall'oppressione romano e di avere un proprio re.

Ma cosa sarebbe successo se quel re, quel Messia non fosse giunto nella maniera in cui tutti quanti lo stavano aspettando, magari su un cavallo bianco  e con al seguito un esercito?

Cosa sarebbe successo se il suo arrivo fosse rimasto sotto la “quota radar” della maggioranza delle persone e l'evento avesse avuto  appena un pugno di persone come testimoni? Come si sarebbero comportati  quei pochi testimoni?

La prima cosa che viene in mente è che quei pochi testimoni non avrebbero tenuto la notizia per se stessi, ma che l'avrebbero passata ad altri, testimoniando di quel primo Natale.

Stiamo cercando in questa serie di predicazioni di Avvento di scoprire cosa sia veramente essenziale a Natale. La scorsa settimana avevamo visto il primo  degli aspetti essenziali del Natale: l'Adorazione, ovvero focalizzarsi su Dio  e su ciò che ha fatto per noi e rispondere di conseguenza.

La seconda stella da mettere nel vostro elenco delle cose essenziali a Natale è questa:

Testimoniare

Testimoniare chi è quel Dio che viene a Natale  è una cosa che in Italia sembra quasi superflua, tanto sia scontata. Perché in Italia tutti sanno cosa si festeggia, ma pochi sanno chi festeggiare e per cosa festeggiare.

Perché il primo che ha cominciato a testimoniare il Natale è stato Dio stesso. Attraverso tutti i profeti che hanno profetizzato l'arrivo di Gesù. Attraverso una luce nel cielo... che non sappiamo cosa fosse ma che ha guidato i Sapienti, i Magi ad adorare.

Ma vediamo la storia di questi primi testimoni nel vangelo di Luca:

“In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e della famiglia di Davide, per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.” (Luca 2:1-8)

Giuseppe e Maria

 stanno viaggiando dal nord della Galilea dove vivono al sud della Galilea, dove Giuseppe è nato. Anche se Luca dice che Giuseppe è di stirpe reale, più avanti afferma che non era ricco: infatti quando porterà Gesù al tempio per la presentazione questo è ciò che Luca dice:

“In tale occasione i genitori di Gesù offrirono il sacrificio stabilito dalla legge, che poteva essere un paio di tortore o due piccioni.” (Luca 2:24 PV)

L'offerta al Tempio per la presentazione era un agnello, ma la legge diceva che se eri povero, allora sarebbe stata sufficiente un'offerta offerta “minima” 

“Se non ha mezzi per offrire un agnello, prenderà due tortore o due giovani piccioni.” (Levitico 12:8 a)

Allora, abbiamo un falegname povero, che sta viaggiando da nord a sud verso la città dove è nato  e dove aveva di sicuro parenti. Secondo voi, dove alloggerà? Cercherà un hotel,  oppure qualcuno tra i suoi parenti gli offrirà alloggio?

Certamente ci sarà qualcuno in città che farà esattamente quello che faceva mia madre per ospitare a Natale i miei zii e i miei cugini, soprattutto perché stai viaggiando con una donna incinta al nono mese, non vi pare? Vediamo se accade così:

“Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto;  ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” (Luca 2:6-7)

Permettetemi una piccola parentesi: io mi sono posto la domanda: perché nessuno dei parenti si offre di ospitare Maria e Giuseppe? Conoscendo la cultura del tempo in Giudea non si fa peccato a per pensare che la famiglia di Giuseppe abbia guardato a quella situazione, ed abbia giudicato Giuseppe e Maria come peccatori.

Giuseppe e Maria erano  freschi sposi all'epoca del viaggio, e Maria aspettava un bambino. Potete vedere il giudizio della famiglia qui? “Tu hai messo incinta Maria prima di sposarla! Ci spiace, ma noi non vogliamo peccatori in casa, vai a dormire con gli animali piuttosto.”

Gesù è stato rigettato dal mondo e dalla sua stessa famiglia ancor prima di nascere.

Torniamo alla storia di Luca: stiamo dicendo che l'essenziale a Natale è testimoniare: quali testimoni ebbe Gesù  in quel primo Natale?

“In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.”(Luca 2:8)

Chi erano quei testimoni testimoni? Erano pastori, ovvero persone povere;  il padrone delle pecore non dormiva assieme alle pecore, ma in casa, e pagava personale per vigilare il suo patrimonio.

Erano persone senza educazione: non ti serviva di andare all'università per diventare pastore.

Erano al fondo della scala sociale dell'epoca, e soprattutto, a causa del loro lavoro, erano reputate persone  sporche, “impure”, intoccabili,  a causa di ciò che toccavano, di dove vivevano e dormivano.

Gli ebrei erano quasi ossessionati dal concetto di “purezza”; c'era tutta una serie di abluzioni e di lavaggi da fare per entrare nel tempio ad esempio, ed i pastori non sarebbero mai stati ammessi in quanto impuri.

E se sei povero (i pastori non venivano pagati molto, spesso erano schiavi) se sei impuro, se non sei degno di andare ad adorare Dio nel tempio, allora non sei degno neppure di testimoniare in una causa davanti ad un tribunale.

I pastori sanno che sono gli ultimi, esclusi da tutto e che l'unica possibilità per loro di riscatto può passare solo da un intervento diretto da parte di Dio.

Gesù definirà più tardi questa situazione di persone che sanno non solo di non avere denaro ma nemmeno una posizione nella società e neppure la prospettiva di un riscatto, come “poveri in spirito”.

“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.” (Matteo 5:3)

Fermati un attimo a riflettere: hai compreso quello che i pastori avevano compreso? Che come essere umano hai bisogno dell'aiuto di Dio, non importa dove tu sia nel tuo spettro spirituale, se credente o meno, se fervente o meno?

La situazione più a rischio che puoi vivere è quando credi di potercela fare da solo o da sola. Tutto ciò che devi fare per ottenere quell'aiuto è essere come i pastori, poveri in spirito, e capire che hai bisogno del Gesù che sta nascendo.

Continuiamo a leggere la storia di Luca:

“E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”». “ (Luca 2:9-12)

Immaginate i poveri pastori, che stanno dormendo in mezzo alle pecore al freddo, magari coperti da un qualche straccio per stare più caldi, che all'improvviso vedono una luce che trasforma la notte in giorno e un “alieno” arrivare in mezzo a loro; hanno tutto il diritto di essere terrorizzati: il lo sarei stato!

Essi capiscono che si tratta di un messaggero divino, qualcosa di santo e di sacro che compare dinanzi a loro, miseri pastori e miseri peccatori. Ma guardate cosa dice l'angelo:

“Non temete,  perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà”. (v. 10)

Dice loro che non c'è nulla di cui temere, perché la Buona Novella,  è per TUTTI, non importa quanti o quanto grandi siano stati i tuoi peccati, l'evangelo è per ciascuno che ascolta.

Gli dice:

“Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore” (v. 11) 

E' nato per voi che siete gli ultimi, che siete emarginati,  che siete reietti, che siete al fondo della società. E il Salvatore è nato proprio per voi, non per i re nei palazzi, ma per dei pastori puzzolenti in mezzo ai campi  in una notte di inverno.

Continuiamo a leggere Luca 2:

E a un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!» ” (Luca 2:13-14)

Se le parole dell'angelo li avevano per un certo verso tranquillizzati ora sono completamente terrorizzati, perché sotto il cielo di una notte che è diventata giorno adesso non c'è più un solo angelo, ma una moltitudine.

Una moltitudine rumorosa, che canta, grida, acclama Dio... e che parla di loro, gli dice che Dio gradisce proprio loro, sporchi e puzzolenti come sono, ma soprattutto, peccatori come sono.

Per quanto possa sembrare loro strano, é Gesù stesso che affermerà di cercare i peccatori:

“Ora andate e imparate che cosa significhi: “Voglio misericordia e non sacrificio”; poiché io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori».” (Matteo 9:13)

E anche Paolo dirà:

“Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo.” (1 Timoteo 1:15)

Gesù è nato per salvare non i giusti (se mai esistessero), ma i peccatori, ovvero, tutta l'umanità.

Ed è così che, persino delle persone reiette, persino coloro che non possono entrare nel tempio, la cui testimonianza non interessa a nessuno perché sono gli ultimi, diventano i favoriti per Dio.

Non solo; ottengono pace: e non è una pace come la intendiamo noi:

“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà.” (Giovanni 14:27 a)

Gesù afferma che quando credi in lui, ed a lui ti affidi, allora riceverai quella pace speciale. Ed è per quello che è disceso in una notte di tanto tempo fa.

“Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere».  Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; ” (Luca 2:15-16)

Fino a quel momento i pastori erano stati testimoni passivi di svariati miracoli: la notte che diviene giorno,  l'angelo che annuncia l'arrivo del Salvatore, le schiere di angeli che cantano e lodano Dio.

E infine, quando si recano alla mangiatoia, sono testimoni della nascita di quel Salvatore.

Ma Dio stava chiedendo molto di più da loro; non di essere semplici testimoni passivi di quegli eventi ma di fare da testimoni, essere testimoni attivi, dare voce, raccontare tutto ciò che avevano visto e sentito; e qui c'è il versetto centrale, il più importante di tutto il racconto di Luca:

“...e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. ” (Luca 2:17-18)

Avresti mai pensato che  dei pastori puzzolenti delle persone reiette,  che non potevano entrare nel tempio né testimoniare in tribunale, potessero diventare i primi testimoni, i primi divulgatori della nascita di Gesù e dell'inizio degli ultimi tempi per il mondo?

Non so voi, ma io non ho trovato sempre facile  testimoniare la mia fede. Soprattuto all'inizio,  quando avrei voluto condividere col mondo intero che avevo ritrovato la mia fede in Gesù, io, nato cattolico, col desiderio di farmi prete, incamminato ad essere membro di Comunione e Liberazione, poi perso nel mondo... e ora ritrovato da Dio...

Non è sempre facile condividere l'evangelo, ma ecco, che il racconto di Luca mi dice cosa è essenziale a Natale: testimoniare è essenziale, dire agli altri che un Salvatore è nato... e dirlo non solo a Natale.

Fermati per un attimo e rifletti: cosa sarebbe accaduto se i pastori non avessero detto a nessuno ciò che avevano visto ed udito?

Cosa sarebbe accaduto se nessuno ti avesse detto che esiste un Dio compassionevole, ed un Gesù che è nato, morto e risorto, per perdonare i tuoi peccati? Dove saresti adesso? Cosa faresti adesso?

Ma i pastori non furono testimoni solo per una notte:

“E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:20)

Dove tornarono i pastori? Tornarono ai loro greggi nei campi, tornarono alle loro case, ma di certo continuarono a raccontare per anni ciò che avevano visto quella notte, glorificando e lodando Dio.

Cosa significa questo? Che non gli serviva un palcoscenico speciale per parlare delle cose di Dio, ma che il palcoscenico era la loro vita di ogni giorno.

Cosa significa per me e per te, oggi? Che possiamo testimoniare il Natale esattamente dove stiamo: non serve di venire in chiesa per farlo, ma possiamo, anzi dobbiamo farlo nelle nostre case, a lavoro, tra gli amici, per strada...

Dio non ha detto che devi essere un “professionista”, non devi essere un pastore, un predicatore, un diacono, qualcuno direttamente coinvolto nella chiesa per farlo!

Pensa a come puoi essere un “pastore”, un testimone, una testimone del Natale nella tua famiglia, tra i tuoi amici, nel tuo posto di lavoro.

Forse puoi condividere con loro  sui social gli studi  che la nostra chiesa ha preparato per questo Avvento, forse puoi invitarli la domenica, forse puoi dirgli di seguire le dirette, o inviargli i link ai messaggi.

Forse puoi semplicemente andare da loro, cercarli in questi due anni terribili di Covid dove ciascuno si è concentrato sul male, e ricordargli tutto il bene che Dio ci ha fatto: ci ha mandato un Salvatore, "che è Cristo il Signore”.

Forse vuoi chiedere loro come stanno “dentro”, e magari pregare per loro una preghiera di tre sole parole (quelle che io chiamo le “preghiere a microonde”): “Signore, aiuta Giovanni... Maria... Enrico...” Nulla di complicato.

Dio aveva benedetto i pastori facendoli testimoni,  ed i pastori avevano risposto diventando una benedizione per altri che non avevano visto cosa era stato rivelato ma che attraverso le parole dei pastori ricevevano quella stessa benedizione.

Conclusione

Chi lo avrebbe mai detto che queste persone improbabili  dovessero diventare i messaggeri di Gesù nei modi più inaspettati?  Anni dopo furono ancora una volta le persone più improbabili  ed ai margini della società  a dare la notizia che Gesù era risorto;  un gruppo di donne che, andate alla tomba,  divennero i primi araldi dei cieli nuovamente aperti  per chi avrebbe creduto. 

E' possibile che tu ti senta un improbabile candidato, o una improbabile candidata,   ma Dio può, e vuole usarti per testimoniare  che il Salvatore è realmente arrivato in questo Natale! 

Egli può utilizzare chiunque voglia, persino te,  per portare la luce che fenda il buio di un mondo stanco e oscuro,  e porti pace e speranza a chi ti sta attorno!

Preghiamo.

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28 novembre 2021

L'essenziale a Natale - L'adorazione è essenziale | 28 Novembre 2021 |

Tra tutte le cose che facciamo a Natale, quali sono le cose realmente "essenziali"? Quelle di cui come credenti non possiamo e non dobbiamo fare a meno? La prima cosa essenziale a Natale è l'adorazione, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.
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Oggi inizia l'Avvento, quel periodo di quatto settimane che ci porta verso il Natale, e come simbolo del ricordo della Luce che viene nel mondo abbiamo acceso la prima delle candele  della nostra Corona dell'Avvento, quella che simboleggia la Speranza.

Speranza! Che bella parola! Soprattutto in questo secondo Avvento passato assieme al Covid. Avete già iniziato con gli addobbi? Avete già fatto gli acquisti per i regali natalizi? Avete già in mente il menù per il cenone della Vigilia?

Essendo anche quest'anno un Natale “in emergenza” non potremo fare tutte le cose  che normalmente facevamo in quelli passati, oppure le faremo con accortezza, con distanziamento, magari concentrandoci su quelle “essenziali”.

Come vostro pastore vorrei, in questo periodo che ci porta al Natale, farvi concentrare sulle cose che, come credenti, sono realmente “essenziali” per Cristo.

Essenziale: tutti sappiamo cosa vuol dire, vero? Essenziali è qualcosa di cui non se ne può fare a meno,  che basta da sola senza necessità di tutto il resto.

Viene dalla parola “essenza”, che in origine individuava il liquido che si traeva spremendo un frutto, un fiore una bacca e poi traendone fuori la parte dell'olio profumato.

Attualmente l'estrazione dell'essenza si fa meccanicamente, attraverso una centrifuga, o reazioni chimiche, o shock termici che separano l'olio dall'acqua.

Nei tempi antichi per estrarre l'essenza profumata l'unico metodo era il “tempo”. Si spremeva il frutto, il fiore, la bacca, se ne traeva il liquido, e lo si metteva a riposare. Col tempo, molto, l'olio si separava dall'acqua,  affiorava, e veniva raccolto.

Essenza deriva dalla parola “essere”:  l'essenza è in forma concentrata ciò che quel frutto, quel fiore, quella bacca sono in realtà, escludendo tutto il resto; e per ottenerla, dobbiamo dare tempo per poterla avere.

Un Natale “essenziale”  significa cogliere del Natale ciò che è la sua parte estratta e concentrata, ciò che è davvero importante per noi come credenti e per il mondo per il quale Gesù è disceso in terra.

Non so se avete mai sentito  le parole “minimalismo” ed “essenzialismo”; se non le avete mai sentite cercherò di spiegarvelo brevemente

Sono due filosofie di vita che possiamo riassumere così: il “minimalismo” (da “minimo”) dice che nella vita  (nell'arte, nell'architettura, nella poesia) “meno è meglio” l'essenzialismo dice che  tra tutte le attività umane devo cercare il meglio.

Il minimalismo dice che un panettone a Natale è meglio. L'essenzialismo dice che basta solo il miglior panettone. Il minimalismo si concentra sul meno. L'essenzalismo si concentra sul meglio.

C'è un episodio nel Vangelo di Luca dove Gesù stesso ci sprona ad essere “essenzialisiti” ricercando per le nostre vite c'ò che è il meglio.

“Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:38-42)

Avrete sentito predicare molte volte su questo passo (di sicuro anche da me) sottolinenando la differenza tra Marta e Maria, dove Marta è l'iperattiva e Maria la contemplativa. Marta è quella intenta a fare fare fare nella vita, e Maria invece è quella che si ferma per ascoltare Gesù.

Questo bel dipinto del 1600 dell'artista olandese Jan Vermeer conservato alla National Scottish Gallery diEdimburgo mostra come ci immaginiamo noi la scena: Gesù comodamente seduto su una poltrona,  con Maria seduta fisicamente vicino ai suoi piedi su uno sgabellino e Marta che corre di qua e di là  e si lamenta della fannullona Maria.

Bello il dipinto,  peccato che purtroppo non c'entri nulla con la scena reale, e neppure con il concetto che Luca vuole trasmettere.

Dovete sapere che, ai tempi di Gesù,  le case degli ebrei, soprattutto se appartenevano al popolo, non avevano quasi nessun mobile, figuriamoci le poltrone, gli sgabelli e i tavoli. Le persone quando stavano assieme sedevano per terra su dei cuscini con le gambe incrociate e tutti erano più o meno alla medesima altezza.

E, tra le altre cose, nessuno avrebbe voluto stare "ai piedi" di un ebreo a quei tempi. Le persone camminavano per strada tra le "deiezioni umane" (non c'erano fogne) e i piedi non erano particolarmente "profumati" (Gesù userà questa immagine poco prima della crocifissione, quando laverà i piedi ai suoi discepoli).

La frase tradotta con “seduta ai piedi di Gesù” ai tempi in cui Luca scrive non esprimeva l'immagine di una scena, ma un concetto: “sedere ai piedi di qualcuno” significava essere un seguace, un discepolo di colui ai cui piedi si era seduti.

Per Maria essere “seduta ai piedi di Gesù “ era qualcosa di meraviglioso, ma anche qualcosa di assolutamente unico.

Perché dico questo? Bisogna capire la posizione delle donne nella società ebraica ai tempi di Gesù.

Ai giorni nostri  alcune cose le diamo per scontate: ad esempio, il diritto di voto. Ma fino al 1946, in Italia le donne non solo non potevano votare, non solo non potevano essere elette,  ma non avevano neppure pari diritti rispetto agli uomini. E' soltanto 75 anni fa, e molto c'è ancora da fare per una piena parità. In Germania  le donne poterono votare solo dal 1919, in Gran Bretagna dal 1928, negli Stati Uniti dal 1929,  in Svizzera dal 1971! Solo 50 anni fa.

Ai tempi di Gesù la posizione dei rabbini circa le donne e la possibilità per loro di diventare discepole ed apprendere da qualcuno la Bibbia era sintetizzata in questa frase: “Meglio che la Legge venga bruciata piuttosto che venga insegnata ad una donna.”

Marta e Maria avevano compreso l'enorme privilegio di poter essere discepolate da Gesù.

So cosa mi vuoi dire: “Marco, va bene per Maria, che sta ferma ed ascolta Gesù... ma Marta? Lei è quella distratta,  lei è quella che non si cura di Gesù, lei è quella troppo occupata dalle cose del mondo!”

Vedete, nella Bibbia  ci sono due sole affermazioni di fede assoluta fatte da discepoli di Gesù: la prima è famosa, e la fa Pietro al capitolo 16 di Matteo:

“ Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».” (Matteo 16:16)

Gesù risponderà a Pietro che su quella “pietra”,  intesa come “segno , limite, confine” ovvero sulle persone che avrebbero avuto una simile fede riconoscendo che Gesù è Dio lui avrebbe costruito la sua  chiesa  (dal greco ἐκκλησία ekklēsia,  “ek = chiamare + lego = fuori “persone chiamate fuori”).

Ma ce n'è un'altra,  parimenti assoluta,  e la troviamo nel vangelo di Giovanni al capitolo 11:

 "Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».".(Giovanni 11:27)

Sapete chi ha detto questo? E' stata Marta; la affaccendata Marta, la distratta Marta. Marta è per le donne credenti ciò che Pietro è per gli uomini; un esempio di cosa debba essere  e cosa debba dire una vera discepola.

Allora, cosa è successo a Marta? Come può una donna che confessa pubblicamente che Gesù è il Messia, l'Unto, il Salvatore, pensare che ascoltare colui che ha detto:

"Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli...” (Giovanni 8:31 b)

sia essere delle fannullone, e che ci siano cose più importanti da fare? Semplicemente, Marta è stata “distratta”.

Ora, vi prego di non condannare la povera Marta, pensando che voi avreste fatto in modo differente, ma di mettervi nei suoi panni.

Come reagiresti se oggi, uscendo da chiesa, qualcuno ti dicesse  “Guarda che oggi verrà a pranzo il Presidente della Repubblica, che vuole parlare con te”? Cosa faresti? Cosa prepareresti per pranzo?

Non penso proprio che apriresti le sottilette e un pacchetto di cracker, una bottiglia di acqua naturale, e le metteresti sul tavolo,  in attesa dell'ospite.

Sono sicuro che ti fionderesti nel primo supermercato aperto, per comprare un pollo  gigante da fare arrosto, andresti alla pasta all'uovo per comperare gli agnolotti, passeresti da Stefanoni per comprare lo spumante... e lasceresti siano gli altri  ad intrattenere l'ospite importante mentre prepari il pranzo.

Staresti facendo delle cose cattive? Assolutamente no... Ma sarebbero tutte cose che dt distrarrebbero dalla cosa principale: “Il Presidente Mattarella vuole parlare con te.”

Marta sa di avere in casa  ben più di un capo di stato; lei stessa ha affermato che Gesù è colui mandato da Dio per salvare il mondo. Sarà un argomento sufficiente per voler fare bella figura  preparando un pranzo “super” per Gesù? 

Cosa le dice Gesù?

“Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose” (v. 21a)

Mi faccio una domanda: con quale tono di voce  avrà Gesù detto queste parole?

Sarà stato “Oh, Marta! oh Marta!” con un tono come per dire: “Non so più cosa debba fare con te!”? O forse era “Oh, Marta Marta!” con un tono come per dire: “Che birichina che sei a parlare così!”

Io propendo per una terza ipotesi: mi figuro che Gesù abbia preso le mani di Marta, e guardandola profondamente negli occhi, gli abbia detto “Marta! Marta!” come per dire: “Marta, ascoltami! Poni attenzione a ciò che ti dirò!”.

Perché affermo questo? Perché ciò che segue ha nulla a che fare con un rimprovero e tutto a che fare con un insegnamento.

Gesù sta chiedendo a Marta la massima attenzione, perché sta per dagli un insegnamento che può cambiare la sua vita.

“...ma una cosa sola è necessaria.” (v.21b)

L'insegnamento che Gesù vuole dare a Marta (e a me, e a te), è che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”.

Gesù amava Marta, e Marta amava Gesù: ciò che stava facendo in casa in quel momento lo stava facendo “per Gesù”. Ma anche Maria stava facendo qualcosa “per Gesù”.

“Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”. (v. 22)

Gesù stava dicendo a Marta: “Vedi Marta, ci sono molte cose buone che puoi fare, ma solo alcune tra queste sono essenziali. Maria ha scelto quella che, in questo momento, è essenziale: ascoltare i miei insegnamenti.”

Sapete cosa farà Gesù nei versetti del vangelo di Luca successivi a quelli che abbiamo letto? Insegnerà il Padre Nostro. Probabilmente non nella stessa occasione della visita a Marta e a Maria, ma il fatto che la Bibbia accoppi il richiamo di Gesù ad essere attenti alle cose essenziali con la preghiera delle preghiere la dice lunga sulla sua volontà per me e per te.

Gesù non è un minimalista,  uno che dice “Meno fai, meglio è”, ma un essenzialista, uno che dice “Scegli tra tutte le buone cose da fare quelle che sono essenziali.”

Cosa c'entra tutto questo con l'Avvento e con il Natale? Abbiamo detto all'inizio che anche questo Natale sarà “in forma ridotta” a causa del Covid, ma rimane comunque pieno di cose da fare, addobbi da mettere su, regali da comperare,  menù da decidere, cibi da selezionare...

E abbiamo anche detto  che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”. Avete con voi un foglietto e vorrei darvi un “compito a casa”: scrivete tutte le cose che rendono il Natale  divertente, speciale e significativo per voi.

Se fossi un minimalista ti direi che di quella lista potrai fare solo tre cose... e tu saresti altamente frustrato. Ma voglio invece proporti l'approccio di Gesù, quello “essenzialista”.

Ciò che ti chiedo di fare è di scrivere la tua lista e poi mettere una “stella” accanto alle attività che sono realmente “essenziali affinché il tuo sia un Natale davvero significativo e speciale.

Sono sicuro che nella tua lista come nella mia, ci saranno molte cose; per me, ad esempio, è essenziale per entrare nello spirito del Natale, il giorno dell'otto dicembre quando assieme come famiglia addobbiamo la nostra casa.

Ma come discepolo di Gesù, so che devo cercare anche altre cose che siano davvero “essenziali” affinché questo Natale sia significativo e speciale.

In questo Avvento vorrei suggerirti quattro “stelle” da mettere sulla tua lista. Legate ad alcuni personaggi del racconto della Natività. Sono importanti, perché ci aiutano a capire  dove stiamo realmente andando e servono per alimentare la mostra speranza.

Permettetemi una parentesi; oggi abbiamo acceso la candela della Speranza.

Siamo a quasi due anni dall'inizio della pandemia, e questo è il secondo Natale vissuto al suo interno. Abbiamo sperato che tutto passasse, magari come succede con un brutto sogno, che tutto ritornasse al posto di prima. Così non è stato, e promette di non esserlo ancora per una quantità di mesi che nessuno sa, può, o vuole dire.

Dove riponiamo la Speranza, a Natale? La riponiamo nella scienza medica, nei nostri governanti, o nella capacità umana di auto-immunizzarsi dal virus (la famosa “immunità di gregge”)?

La candela della Speranza non la accendiamo così, tanto per fare un po' di luce in sala e abbellire la nostra corona dell'Avvento; ma la accendiamo in virtù di una promessa precisa. E' chiamata anche la Candela dei Profeti:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Dio con noi: se chi ti ha creato è qui adesso, se chi ha progettato tutto, da te al virus, se l'autore dell'intero piano sta scrivendo ancora il suo progetto, a chi affidi la tua speranza? A una fialetta, ad un politico, alla biologia... a una parte minuta del progetto,  o al progettista?

Torniamo alle nostre stelle. La prima stella che ti suggerisco di mettere nel tuo elenco è questa: 

L'Adorazione è essenziale

“Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».” (Matteo 2:1-2)

Nel racconto biblico, ci furono dei personaggi che noi chiamiamo “Magi”, o “Sapienti” che partirono da molto lontano in risposta ad un “segno”: forse una stella, improbabile una cometa,  possibile la congiunzione di due pianeti, ma che era una luce nel cielo che indicava la venuta di un re. E rispondendo a quel segno in cielo vennero per “adorare” chi era nato.

Ecco cosa è l'adorazione: non è né quello che c'è prima della predicazione la domenica in chiesa, né uno stato mentale che ci fa inginocchiare in estasi: ma è focalizzarsi su Dio,  si chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.

Cosa fa questo tipo di adorazione? Impedisce a chi è discepolo di Gesù di essere distratto.

Abbiamo visto con Marta che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”, ma che quando questo accade non è una cosa buona.

“Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:41-42)

Il mio desiderio per te in questo Natale è che tu possa non essere distratto, o distratta da tutte le cose buone del Natale, ma che questo possa essere un Natale Essenziale, dove puoi concentrarti sulla cosa necessaria, o essenziale, quella che non ti sarà mai tolta.

Per aiutarti a fare questo, ti posso suggerire due cose: la prima è: rileggi in famiglia la storia del Natale, prenditi tempo per aprire la Bibbia, magari a pranzo, o a cena, e leggi un paio di versetti assieme come famiglia.

La seconda è: abbiamo scelto una serie di piccoli studi (in gergo tecnico si chiamano “devozionali”); da qui a Natale, ogni giorno, li riceverai sul gruppo whatsapp se fai parte della chiesa, oppure li potrai leggere o scaricare sia dal sito che dalle pagine FB ed Instagram della chiesa.

Prendile come spunto quotidiano  per focalizzarti su Dio,  su chi è Lui, su cosa a fatto per te,  e  per questo adorarlo.

Come terza cosa, visto che il Natale è un periodo di “doni” pensa a cosa puoi donare agli altri.

Questa è la foto della bimba che la nostra chiesa ha in adozione a distanza tramite Compassion; è l'ultimo dono che la nostra sorella in Cristo Maria ci ha fatto, prima di volare al Padre a maggio di quest'anno. Ora la sua bimba è la nostra bimba. 

Durante questi quasi venti anni di vita sia come chiesa che individualmente sono decine i bambini che abbiamo sostenuto a distanza, dando loro sostegno,  facendogli capire quanto Dio li ama, portandoli fuori della povertà.

Molti di loro sono ormai adulti, alcuni si sono laureati, altri sono entrati a far parte di Compassion aiutando altri bimbi come loro ad affrancarsi dalla povertà e dall'analfabetismo.

Natale festeggia il compleanno di Gesù; hai pensato quale dono fargli?

“Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.” (Matteo 25:35-40)

Se questo Natale doni alla nostra bimba, o se doni a quello che hai già in adozione a distanza, o se decidi di accettare la sfida, e prendere un “minimo fratello”, come li chiama Gesù, in adozione a distanza starai donando al re che viene.

Conclusione

La nostra serie di messaggi si intitola “ L'essenziale a Natale” Cosa è essenziale a Natale?

L' Adorazione è essenziale a Natale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.

Preghiamo.

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21 novembre 2021

Guardando Gesù: il suo volto | 21 Novembre 2021 |

Come dipingeresti il volto di Dio? Rassicurante o inquietante? Amorevole o ostile? Se vuoi davvero sapere quale volto ha Dio, ti basta guardare quello di Gesù; non i dipinti di lui, ma ciò che ha fatto qui, quando è sceso in terra.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 29 minuti

 Scommetto che se tu chiedessi alle persone di descrivere l'aspetto di Gesù, sarebbero in grado di farlo. Dopo tutto, è la figura più dipinta dell'arte occidentale. È così riconoscibile che la gente sa persino che è lui quando appare sul loro toast. 

Vogliamo vedere se riusciamo a descriverlo? Capelli lunghi o corti? 

Con la barba o rasato? Magro o robusto?  E naturalmente molto sicuramente bianco! 

Per 2000 anni Gesù è stato oggetto di speculazioni artistiche. Il mio preferito è il Gesù palestrato di  questa pubblicità. 

Naturalmente non abbiamo idea di che aspetto avesse perché le prime icone erano basate sulle tradizioni del tempo ed avevano a che fare di più col simbolismo cristiano che con la realtà. 

Gli dei avevano i capelli lunghi e la barba per mostrare che erano proprio quello, dei; erano seduti su troni per dimostrare il potere; la loro postura simboleggiava il loro rapporto con gli esseri umani: e così Gesù ha la

barba, è seduto su un trono e la sua mano ha le due dita unite per mostrare la fusione del divino e dell'umano ed è alzata in segno di benedizione. Ciò che Gesù chiaramente non è l'essere un bianco, e che Dio perdoni noi cristiani occidentali per i danni che abbiamo causato nei secoli insistendo sul fatto che lo era e lo è. 

No, non possiamo sapere che aspetto avesse fisicamente Gesù

Anche se questa è una ricostruzione fatta attraverso il cranio di un uomo della Galilea dell'epoca di Gesù, ci dà un intrigante sguardo ciò che è possibile. Ma possiamo e sappiamo cosa vedeva la gente quando lo guardava. 

Immaginate una persona che sia così persa  e s’allontani così tanto da ciò che sa  essere il giusto e che finisca per vivere una vita totalmente dissoluta, partecipando a comportamenti lascivi e dannosi. Una mattina si ritrova ubriaco con il vomito addosso in un letto e non ha idea di come ci sia arrivato, o dove sia. Ha toccato il fondo.

Si vergogna completamente di quello che è diventato/a e decide di tornare a casa barcollando. Arrivato  a casa, sta cercando la chiave, quando la porta si apre e c'è Gesù. Cosa fa Gesù? Cosa vi immaginate che faccia?

Si arrabbia? Sembra deluso? Lo fa entrare, ma si gira e se ne va? Tyler Staton, la cui idea ho appena usato, dice che il modo in cui rispondiamo alla domanda rivela il Dio in cui crediamo veramente. Non quello in cui pensiamo di credere, o di cui abbiamo letto, o quello che ci hanno insegnato. Ma la nostra risposta istintiva è il Dio in cui crediamo veramente. 

A W. Tozer, pastore americano e pensatore cristiano del 20° secolo, disse questo: “Quello che ci viene in mente quando pensiamo a Dio è la cosa più importante di noi... Noi tendiamo per una legge segreta dell'anima a muoverci verso la nostra immagine mentale di Dio"  (da “The Knowledge of the Holy” - A.W. Tozer)

Come hai risposto alla domanda? Il tuo Dio è deluso da te? Ti mette paura? È sempre arrabbiato? È distante? 

Se per te è una o tutte queste cose, allora lascia che ti presenti Gesù. 

“Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato;  e chi vede me, vede colui che mi ha mandato.” (Giovanni 12:44-45)

Gesù sta dicendo: “Guardami, ecco com'è Dio”. Recentemente ho sentito qualcuno dire: “Se non lo vedi in Gesù, non è vero di Dio”. 

Allora perché alcuni di noi lottano per trovare una visione di Dio amorevole, gentile e compassionevole, e finiscono per averne una piena di ira, punizione e disapprovazione? Perché questo è importante. 

Vorrei suggerire che parte del problema è che spesso i cristiani non riescono a tenere in equilibrio le scritture. Se guardiamo all'Antico Testamento, vediamo esempi di quello che sembra essere Dio che pone condizioni alla sua misericordia e persino condona la violenza. 

Per esempio il Salmo 103:

“Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe. Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono.” (Salmo 103:12-13)

Parla dell'incessante amore  di Dio, il suo amore tenero e compassionevole, MA solo per coloro che lo temono. Nel Nuovo Testamento, con la nuova alleanza stabilita attraverso Gesù, troviamo che il suo amore è incondizionato 

“Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati).” (Efesini 2:4-5)

Un altro esempio è la lapidazione delle donne se si pensa abbiano commesso peccati sessuali:

“Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata vergine, allora si farà uscire quella giovane all’ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così toglierai via il male di mezzo a te. “ (Deuteronomio 22: 20-21)

Ma quando la donna sorpresa in adulterio fu portata da Gesù, cosa disse a quelli che chiedevano il suo sangue?  "Quello che fra voi è senza peccato, scagli la prima pietra!" (Giovanni 8:7 b)

L'Antico Testamento è ispirato da Dio, ma è pieno di impronte umane. È una rivelazione incompleta di Dio e, come dice Bruxy Cavey, "Gesù chiarisce la nostra visione e ci chiama a ripensare tutto ciò che pensavamo di sapere". La nuova alleanza sostituisce la vecchia. 

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:17-18)

Ancora una volta voglio ricordarvi che Gesù sta dicendo:”Guardatemi, ecco com'è Dio!”  Aggrapparsi all’idea di un Dio arrabbiato e vendicativo non ci fa bene. Ci sono prove che suggeriscono che una tale visione non giova al benessere e alla salute mentale di coloro che hanno tali opinioni. 

 Il Prof. Pargament ha anche scoperto che:”...  quando le persone credono che Dio le ha abbandonate, o quando mettono in dubbio l'amore di Dio per loro, tendono a sperimentare una maggiore angoscia emotiva, e persino ad affrontare un rischio maggiore di morte anticipata."

Né è un bene per coloro a cui siamo destinati ad essere testimoni. Non possiamo spaventare le persone per farle entrare nel Regno, e anche se ci riusciamo, la paura può dare loro una sorta di bussola morale, ma vi garantisco che non saranno credenti gioiosi e pieni di speranza. 

Sapete,  c'è una ragione per cui gli scrittori di thriller polizieschi hanno spesso come protagonista principale un fanatico religioso, perché è facile fare la connessione tra qualcuno che crede in un dio vendicativo e lo stesso che si vede come suo agente vendicatore. 

Il dott, Newberg ha detto: “Ad esempio, se invece di sostenere l'amore e la compassione, una religione  sostiene l'odio verso i non credenti, anche queste convinzioni negative diventerebbero parte del modo in cui il cervello funziona. In teoria, questo accenderebbe aree del cervello coinvolte nel pensiero dell'odio, e potrebbe aumentare lo stress e stimolare il rilascio di ormoni dello stress.”.

Ora non sto suggerendo che tutti noi conosciamo potenziali serial killer, ma scommetto che ci siamo tutti trovati in una stanza con un credente che si è permesso di giudicare un altro essere umano e lo ha giustificato con una scrittura, e una scrittura che non menziona la grazia. Quando la gente ci guarda, ha bisogno di vedere persone che indicano Gesù perché lui è la via, la verità e la vita. 

In Ebrei 1, versetto 3, dice

“Questo Figlio è lo splendore della gloria di Dio, l'impronta perfetta di ciò che Dio è. . (Ebrei 1:3 a)

E la parola  impronta nell'originale greco è  χαρακτήρ charaktēr, che significa "'espressione esatta (l'immagine) di qualsiasi persona o cosa, somiglianza marcata, riproduzione precisa in ogni aspetto."

Ovvero, un facsimile

Quando guardiamo Gesù vediamo veramente Dio. E cosa vediamo?  La sua compassione che ridà vita e speranza; ci sono infiniti esempi di come Gesù dimostri questo, ma uno dei preferiti è la storia della madre il cui figlio è morto:

“Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!» E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono ed egli disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!»  Il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. “(Luca 7:12-15)

Il suo profondo amore per gli infranti e gli emarginati 

“Una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni {e aveva speso tutti i suoi beni con i medici} senza poter essere guarita da nessuno, si avvicinò di dietro e gli toccò il lembo della veste; e in quell’istante il suo flusso di sangue cessò. E Gesù disse: «Chi mi ha toccato?» E siccome tutti negavano, Pietro e quelli che erano con lui dissero: «Maestro, la folla ti stringe e ti preme [e tu dici: Chi mi ha toccato?]».  Ma Gesù replicò: «Qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una potenza è uscita da me».  La donna, vedendo che non era rimasta inosservata, venne tutta tremante e, gettatasi ai suoi piedi, [gli] dichiarò, in presenza di tutto il popolo, per quale motivo lo aveva toccato e come era stata guarita in un istante.  Ma egli le disse: «Figliola, [coraggio,] la tua fede ti ha salvata; va’ in pace».” (Luca 8:43-48)

È stata evitata come impura per dodici anni, non ha conosciuto un tocco amorevole in tutto questo tempo e lui la chiama figlia (tra l'atro è l'unica volta che Gesù usa questo sostantivo); non solo è guarita, ma  viene anche riabilitata come persona.  Riuscite a immaginare cosa significasse per lei? 

Il suo amore incondizionato che  guarda sempre, e aspetta, e corre verso di noi. 

“Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.”(Luca 15:20)

I prodighi sono ritornati là dove erano partiti. La porta è aperta e siamo invitati ad entrare da un Dio amorevole, misericordioso e compassionevole che dice: "Benvenuti". 

Volgi il tuo sguardo su Gesù  Guarda a fondo nel suo meraviglioso volto. 

Amen.

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14 novembre 2021

Il perdono da forma alle tue azioni | 14 Novembre 2021 |

Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Ma quando qualcuno sbaglia e si ravvede, come credenti, siamo chiamati a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare chi ci ha ferito.
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Tempo di lettura: 15 minuti 
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Siamo all'ultimo appuntamento col il libro di Filemone e con il perdono.

Nelle due precedenti predicazioni abbiamo visto alcuni aspetti del perché dovrei perdonare: perdonare mi libera dal passato e dall'amarezza, chiude le porte al Maligno  ed apre quelle del mio rapporto con Dio modellando il mio carattere ad essere più simile a Colui che mi ha perdonato.

Sin qui abbiamo visto tutti casi in cui il perdono è più difficile, quelli dove siamo noi a dover fare il passo, perché dall'altra parte non c'è alcuna volontà  di chiedere scusa, di ravvedersi e di cambiare.

Ma cosa succede quando l'altro mi chiede scusa, si ravvede e ce la mette tutta per cambiare?

Beh, stranamente, una delle reazioni abbastanza comuni non è quella di abbracciare colui che si pente, ma di volergliela far pagare; di rendere “prezioso” il nostro perdono, di farlo desiderare e sudare  come contrappasso al male che abbiamo subito.

Vorrei rileggere assieme a voi la lettera di Paolo, dal versetto 8 sino al termine:

“Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù;  ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.  Avrei voluto tenerlo con me, perché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del vangelo; ma non ho voluto fare nulla senza il tuo consenso, perché la tua buona azione non fosse forzata, ma volontaria.  Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre; non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore!  Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso.  Se ti ha fatto qualche torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me. Io, Paolo, lo scrivo di mia propria mano: pagherò io; per non dirti che tu mi sei debitore perfino di te stesso. Sì, fratello, io vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; rasserena il mio cuore in Cristo.  Ti scrivo fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che farai anche più di quel che ti chiedo. Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito.  Epafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, ti saluta.  Così pure Marco, Aristarco, Dema, Luca, miei collaboratori.  La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.” (Filemone 8-25)

Paolo sta rispedendo Onesimo a Filemone, e giustamente si preoccupa di quale sarà l'accoglienza che gli sarà riservata.  Come risolverà il problema Paolo?

Permettetemi un ricordo personale. Trenta anni fa io facevo parte della chiesa di Monterosi: ne ero un semplice membro.

Anche se avevo fatto il pastore dei giovani per un paio di anni nella chiesa di Ronciglione e avevo portato qualche messaggio là, non avevo nessuna esperienza di predicare davanti a quasi un centinaio di persone.

Fu così che uno dei due conduttori di chiesa, Marvin Oxenham, alla fine di un culto mi disse: “Guarda, prepara qualcosa, perché tra qualche domenica  predicherai tu”.

Marvin era (ed è) uno dei predicatori più talentuosi che io abbia mai ascoltato: figuratevi come mi sentivo io nel doverlo sostituire.

La mattina che avrei dovuto predicare ero già teso di mio, quando entrando in sala, ascoltai le conversazioni di alcuni membri che si stavano informando di chi avrebbe portato il messaggio quella domenica.

Le conversazioni erano spesso simili a questa: “Ah, non predica Marvin? Chi predica? Marco?!? Se lo avessi saputo manco venivo!” Non era il massimo dell'incoraggiamento per chi doveva predicare per la prima volta.

Evidentemente la conversazione arrivò fino alle orecchie di Marvin, che, quando mi chiamò avanti per predicare, prima che iniziassi mi cinse un braccio attorno le spalle, poi, rivolgendosi alla sala, disse pressappoco così: “Marco oggi inizia il suo impegno come predicatore perché io glie lo ho chiesto; perciò, ascoltatelo con attenzione esattamente come se steste ascoltando me.”

Non è mai facile essere il “sostituto” di qualcuno, soprattutto se quel qualcuno è famoso, talentuoso noto a tutti e da tutti amato; l'accoglienza di chi avrebbe preferito avere l'altro oscilla tra l'indifferente e l'irritato, raramente è un “Wow! Che bello che ci sei te invece dell'altro!

Io, in fondo, ero in pace con la mia chiesa: non avevo conti aperti con nessuno, ed era più facile per Mavin dire “accoglietelo come se accoglieste me”. Ma come sarebbe stato  se io avessi combinato qualcosa di grosso in chiesa? Mi avrebbero accolto ed ascoltato, oppure mi avrebbero tutti girato le spalle?

Su scala enormemente maggiore è quello che prova Onesimo verso Filemone, ed è per quello che Paolo dice:

“Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.” (Filemone 12)

Filemone avrebbe di sicuro ben voglia di rivedere Paolo, colui che lo ha portato a Cristo, e farebbe salti di gioia accogliendolo... Ma sarebbe lo stresso per Onesimo?

Onesimo è uno schiavo in fuga.  Dovrebbe essere marchiato con una "F" sulla fronte.  È costato tempo e denaro a Filemone.  Filemone ha perso soldi e faccia attraverso la sua fuga.  Logico che non possa provare la stessa gioia nell'accoglierlo che proverebbe se arrivasse Paolo,

Ma guarda cosa dice Paolo a Filemone: 

“Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso. (Filemone 17)

Questo è il versetto chiave dell'intero libro. Mettiti per un momento nei panni di Filemone: vorresti farlo? Accetteresti che Paolo e Onesimo siano uguali?  È Onesimo davvero qualcuno con cui hai comunione...  un benvenuto?

Paolo sta chiedendo a Filemone  di riconoscere che il suo rapporto  con Onesimo è ora cambiato: non è più solo un rapporto “padrone-schiavo”. Si è formato un legame nuovo; un legame significativo che muta lo scenario e il futuro rapporto tra i due.

Allora come si è arrivati a questo punto? Inizia dal versetto 10-11.

“Ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo,  un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.”(Filemone 10-11)

Durante tutta la mia vita io ho vissuto solamente a Montefiascone, mentre mia moglie ha cambiato  almeno una trentina di posti durante la sua vita.

Ricordo che, quando andammo alla Questura a compilare i fogli per la richiesta di cittadinanza di mie moglie, c'era una sezione dove doveva elencare il luoghi dove aveva vissuto negli ultimi dieci anni: erano due righe sul foglio.  Janet cominciò a scrivere il più piccolo possibile per fa entrare dentro tutti i nomi, fino a quando il funzionario, con gli occhi sbarrati, le prese il foglio, dicendo: “Signora, basta, basta! Non servono altri oltre quelli che ha già scritto!” Meno male – fece Janet – non ero arrivata nemmeno a metà!”

Una delle cose belle di spostarsi  è il cambiare città, vederne di nuove, avere nuovi  amici. Una delle cose brutte è che, quando torniamo  nei luoghi dove avevamo vissuto è vedere che molto è cambiato, sia nei luoghi che nei vecchi amici, dobbiamo constatare che essi sono cambiati; per il luigi di sicuro in aspetto,  per gli amici sia l'aspetto ma anche la mentalità e le attitudini; non sembrano quasi più i vecchi amici di un tempo.

Le persone cambiano...  cambiano continuamente. E questo che Paolo sta sottolineando a Filemone: “Tu sei cambiato, sei diventato credente, stai testimoniando Gesù, hai una chiesa in casa... Ma anche  Onesimo è cambiato!”

Paolo vuole che Filemone riconosca che Onesimo è diverso.  Filemone potrebbe giustamente obiettare: “In che cosa è diverso?” In primo luogo, Onesimo è pentito. Perché lo dico e come faccio a saperlo? Come faccio a sapere che Onesimo  si sia pentito di essere fuggito da Filemone?

Lo dico, perché so come la pensava Paolo sul rapporto che doveva esserci tra servi e padroni. In Colossesi aveva detto:

“Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore.” (Colossesi 3:22)

E lo dico perché so cosa Paolo dice di Onesimo:

“...ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo.” (Filemone 10)

Una nota:  Paolo non benedice la schiavitù dei servi verso i padroni, ma sta  insegnando a neo credenti  come comportarsi nella situazione in cui stanno vivendo e da cui non hanno nessuna possibilità di affrancarsi al momento.

Paolo chiama Onesimo “figlio”; è un figlio generato attraverso la nuova vita in Cristo che è giunta tramite la sua conversone sincera e totale. Paolo non lo avrebbe mai chiamato figlio se non avesse avuto la certezza  del pentimento totale di Onesimo.

Ma Paolo fa molto di più. Come pensi che sia arrivata a Colosse  la lettera che Filemone sta leggendo? Non era inviata per faxo o per email: 

“Te lo rimando...” (Filemone 12 a)

Tutte le lettere di Paolo sono state consegnate a mano; e ora Onesimo, il fuggitivo, sta dinanzi a Filemone,  con una lettera a firma di Paolo, e forse scruta Filemone mentre legge veloce la lettera, col cuore in gola... perché non sa se Filemone lo marchierà con la F del fuggitivo o lo abbraccerà con la F di “fratello in Cristo”.

Onesimo sta rischiando la sua stessa vita portando quella lettera... Ma c'è ancora di più. Paolo dice che Onesimo è trasformato:

“...un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.” (Filemone 11)

Qui Paolo usa un piccolo gioco di parole: Onesimo (in greco Ὀνήσιμος Onēsimos), significa "utile". Era un nome comune che veniva dato agli  schiavi una volta acquistati.

Attenzione al gioco di parole di Paolo: “Ti mando Utile che ti era inutile, ma adesso è utile a me e a te” egli sta dicendo che Onesimo, “Utile” era “inutile” come schiavo” ma che ora come fratello in Cristo sarà “utile” sia a Paolo che a Filemone.

Di quale utilità sta parlando Paolo? Quale “business” hanno in comune lui e Filemone? Nessuno, tranne il proclamare Cristo al mondo. Paolo afferma: “ L'utile Onesimo come schiavo di Filemone è inutile, ma come schiavo di Cristo è utile a entrambi!

Possono davvero le persone cambiare così? La Bibbia afferma di si:

“Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita.  (Romani 6:4)

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17)

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.” (1 Pietro 1:3)

Quello che vedete in foto è Johnny Lee Clary. Ha imparato a odiare in tenera età,  essendo cresciuto in una famiglia piena di razzismo, rabbia e bigottismo.

A 14 anni fu sedotto dagli insegnamenti David Duke  il famigerato capo del Ku Klux Klan,  tanto da diventarne “Grand Wizard” un mago imperiale -  un leader di primo piano in un organizzazione  responsabile di attentati, omicidi e innumerevoli altri crimini, tutto in nome di odio e razzismo. Ma la sua vita non era facile.  La sua prima ragazza si rivelò essere un'informatrice dell'FBI.  Ebbe due divorzi; perse tutti i suoi amici. 

Una notte era sul punto di suicidarsi, quando gridò a Dio di liberarlo dalla sua esistenza da incubo. E Dio, incredibilmente per Johnny, rispose.

Da quel momento in poi, Johnny Lee ha usato la sua vita,  le sue esperienze e la sua quasi distruzione  per aiutare gli altri a lasciare lo stesso sentiero di male  che aveva percorso così a lungo.  Divenne pastore di una chiesa. Nel 1995 Johnny fu nominato dal Congresso Americano Direttore Nazionale per l'uguaglianza razziale.

Le persone cambiano. Quando entra Cristo nella loro vita.

Abbiamo visto nelle altre due predicazioni che il perdono non dipende da chi stiamo perdonando, e dal fatto che lui o lei si scusi con noi; il perdono è spesso una via che percorriamo da soli.

Ma qualche volta accade!  Accade che chi ha sbagliato verso di noi si penta, si ravveda, e cambi... senza magari venirci a chiedere scusa, lo so, ma il loro pentimento è reale e lo vediamo dal loro atteggiamento  sia verso gli altri che verso di noi.

Come reagiamo noi? Saremo disposti a  riconoscere che sono cambiati?  Continueremo ad identificare chi ci ha ferito con il male che hanno o ci hanno fatto, o li accoglieremo, come Paolo incoraggia Filemone a fare?

Il vero perdono  passa anche attraverso il fatto di riconoscere che le persone cambiano. Ma c'è anche un altro passaggio:

“Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre;  non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore! (Filemone: 15-16)

Cosa vuole Paolo?  Cosa sta chiedendo a Filemone?

Paolo vuole che Filemone RIABILITI Onesimo, gli renda la dignità,  lo faccia sentire di nuovo parte delle persone accettate.

Paolo vuole che Filemone guardi la situazione  da un'angolazione diversa: “Filemone, so che sei stato ferito. E non dico che Onesimo sia  innocente.  Ma forse Dio aveva uno scopo in tutto questo. Forse tutto serviva perché Onesimo potesse conoscere me, e attraverso me Cristo, e pentirsi, e tornare... non più come schiavo, ma più che uno schiavo, un fratello amato. Forse Dio stava usando questo male per produrre il bene....”

Sapete, succede.  Dio permette talvolta che accadano eventi in se brutti  in modo che le persone siano portate ad avere un rapporto con Lui. 

Ricordate la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe?  I fratelli di Giuseppe erano gelosi di lui e lo vendettero come schiavo. La vita di Giuseppe passò attraverso molti alti e bassi  e alla fine lui divenne il secondo uomo importante in Egitto  dopo  il Faraone.

Quando i fratelli ebbero bisogno di aiuto per il cibo  scoprirono che Giuseppe aveva tutto questo potere.  Allora si offrono a Giuseppe come schiavi. Questo è ciò Giuseppe disse loro:

“Giuseppe disse ai suoi fratelli: «Vi prego, avvicinatevi a me!» Quelli s’avvicinarono ed egli disse: «Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse portato in Egitto.  Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà raccolto né mietitura.  (Genesi 45:4-6)

O che dire di quello che è successo al figliol prodigo in Luca 15.  Il figlio chiede a suo padre tutta la sua eredità  e la sperpera.  Disperato torna a casa, e chiede di essere uno schiavo del padre.  Invece il padre dice;

"Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,  perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa." (Luca 15:22-24)

Qualche volta accade: non sappiamo come, ma Dio sfrutta una crisi un errore, uno sbaglio, un peccato per riaccendere il ricevitore dell'anima di chi lo commette ed entrare di nuovo in contatto con Lui.

Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Il piano ultimo di Dio nella vita  è che le persone arrivino a conoscerlo  come il loro Signore e Salvatore.

E noi, come credenti, siamo tenuti a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare. Questa è la strada che Paolo vuole che prenda Filemone. “Se mi consideri un partner, accoglilo come accoglieresti me.  Perché in Cristo, io Paolo e Onesimo siamo la stessa cosa.”

E' facile? No! Ma  perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra marito e moglie.

Perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra genitori-figli.

Perdono, riconoscimento e riabilitazione  risanano le relazioni interrotte tra credenti. 

Perdono, riconoscimento e riabilitazione: tutto ciò significa perdonare davvero.

Non è facile vero?  Ma quanto facile è stato  per Gesù perdonarci?  A lui è costatata la croce. L'amore che perdona non è mai gratis per colui che perdona.

Ma l'amore che perdona, riconosce e riabilita porta gloria a Dio, e pace tra il suo popolo.

Siamo alla fine di questa serie sul perdono, dove Paolo ci fa scoprire il vero perdono di chi crede.

Perdorare...

  • Per essere liberi dal passato e dall'amarezza,
  • per chiudere le porte al maligno ed aprirle a Cristo,
  • per modellare noi stessi ad immagine di chi ci ha perdonato
  • per dar forma all'amore con cui siamo stati amati.


Preghiamo.

Padre, siamo così colpiti da questa tremenda lezione di perdono.

Se c'è qualcosa, Signore, nel mio cuore o nei cuori del tuo popolo qui che potrebbe essere in qualsiasi senso visto come un atteggiamento spietato verso chiunque, per favore perdonaci e rimuovilo poiché sappiamo che tu vieti un cuore che non perdona.

Sappiamo di aver peccato contro di te, allo stesso tempo sappiamo che il tuo perdono per noi significa che possiamo perdonare quando le persone peccano contro di noi.

Sappiamo anche, Signore, che la mancanza di perdono ci fa perdere la comunione con gli altri e  la comunione con Te e lascia i nostri peccati non perdonati.

Confessiamo che la mancanza di perdono ci priva dell'amore di altri cristiani e scredita il tuo nome.

Signore, con il tuo aiuto possiamo non essere spietati ma possiamo essere come Paolo che perdonava come Cristo e cercava che gli altri facessero lo stesso, così da poter conoscere la Tua benedizione e la gioia che giunge ai credenti obbedienti per per amore del nostro Salvatore. 

Amen.

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07 novembre 2021

Il perdono modella il come sei | 7 Novembre 2021 |

Dio ti sta modellando affinché tu divenga il suo capolavoro. E il perdono fa parte di quel suo modellarti ad immagine di suo Figlio Gesù.
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Tempo di lettura: 14 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 35 minuti

Due settimane fa abbiamo iniziato a parlare del perdono attraverso la lettera di Paolo a Filemone.

Filemone era un ricco credente di Colosse (in Turchia) che aveva uno schiavo di nome Onesimo che era fuggito ed ora si trovava assieme a Paolo (forse in Grecia),  ed era divenuto credente. Nella lettera Paolo dice a Filemone cosa si aspetta che lui faccia: perdonare Onesimo e riabbracciarlo come fratello in Cristo, non più come uno schiavo fuggiasco.

Paolo lo fa, perché sa che il perdonare può modellare Filemone, renderlo diverso e migliore da quello che è attualmente; e questo vale anche per me e per te.

“Oh bella!- potresti dirmi – come può modellarmi in meglio il fatto di cancellare qualcosa di brutto subìto? Caso mai è il contrario! Le cose brutte mi modellano, mi cambiano, non il fatto di “passarci sopra!"

Partiamo dall'inizio: cosa intendiamo con la parola “modellare”? Questa è la definizione che ne da la  Enciclopedia Treccani:

modellare: v. tr. [der. di modello] (io modèllo, ecc.). – 1. a. Lavorare una sostanza plastica per darle una forma; in partic., nella scultura, plasmare in argilla o altra materia molle il bozzetto o l’opera in grandezza d’esecuzione per la successiva traduzione in marmo, bronzo, ecc.

Se da una parte l'argilla può essere modellata e diventare essa stessa un vaso, un piatto o altro, la definizione dell'enciclopedia ci dice che quando un artista vuole fare un'opera d'arte, prima la fa in argilla per poi farla in marmo o bronzo. Tenete in mente questa immagine.

Iniziamo dal principio: da Genesi:

“Dio il Signore formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente.” (Genesi 2:7)

Il verbo tradotto con “formò” è יָצַר yâṣar, che significa “modellare con le mani in una forma voluta”: esattamente ciò che fa l'artista per fare un modello. Isaia dirà:

“Tuttavia, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo l’argilla e tu colui che ci formi; noi siamo tutti opera delle tue mani.” (Isaia 64:8)

Isaia usa lo stesso verbo: יָצַר yâṣar, e lo usa con un tempo che in ebraico si chiama “participio attivo qal”che indica una azione che si sta già compiendo nel momento che Isaia la dice ma che continuerà nel futuro: non esiste niente di simile in italiano ma per gli amanti della grammatica inglese  sarebbe un “present continous tense”.

Isaia afferma una cosa molto importante: non dice “Ci hai formato, ci hai modellato”, al passato, ma “Ci hai modellato, ci modelli adesso e continuerai a modellarci in futuro”! Adesso, in questo esatto momento in questa sala che sembra il garage degli appartamenti ai piani di sopra, noi continuiamo ad essere argilla nelle mani dell'artista: Dio sta ancora modellando in un prodotto morbido quello che farà in marmo o bronzo.

Come lo fa? Talvolta con gentilezza; pian piano sposta l'argilla con i pollici, e la forma viene che quasi non ce ne accorgiamo. Altre volte non basta la delicatezza, bisogna andare giù di spatola, tagliare, sezionare, staccare, buttare, reimpastare...

Le esperienze potenti modellano il come siamo. Vi faccio un altro esempio. Questo è dal Vangelo di Luca: 

“State attenti a voi stessi! Se tuo fratello pecca, riprendilo; e se si ravvede, perdonalo.  Se ha peccato contro di te sette volte al giorno, e sette volte torna da te e ti dice: “Mi pento”, perdonalo». Allora gli apostoli dissero al Signore: «Aumentaci la fede!»  (Luca 17:3-5)

Tenete a mente quell'ultimo versetto: «Aumentaci la fede!»  Ne parleremo alla fine del messaggio.

Le esperienze potenti modellano chi diventiamo.  L'esperienza qui è il perdono di Gesù.

Gesù sta parlando ai suoi discepoli.  Lo seguono e lo ascoltano perché sanno che lui è la risposta.  Lo servono perché cercano scopo e significato per le loro vite.  Si fidano di lui perché hanno visto  come aveva liberato così tante persone dalle catene della malattia e del peccato.

Se leggete i Vangeli, vedrete che Gesù più e più volte prima fa, poi mette seduti i discepoli  e chiede loro:”Avete capito cosa ho fatto?”

Perché? Perché Gesù li sta plasmando. In questo caso il perdono di Gesù serve a plasmarli  per avere un carattere che perdoni.

Guardate cosa dice Gesù ai suoi! “C'è una persona che ti è vicina, a cui vuoi bene,  un fratello, che lo sia nella carne o nella fede è indifferente, che non passa giorno che non sbagli verso di te”.

Fermati un attimo e pensa: in una giornata dove stai sveglio 12 ore, quel tuo fratello ogni ora e tre quarti di ferisce, ti tradisce, pecca contro di te. Come questo modella la tua attitudine verso di lui? “La prossima volta che mi si avvicina gli do una badilata in testa!”, ecco come la modella!

E invece Gesù dice: “No, io voglio che tu sia diverso, sia diversa; io sono l'artista, ed io decido che l'argilla di cui ti ho fatto non deve prendere quella forma che si ritrae, e rifiuta, ma che si apre, ed accetta.”

Un attimo! Gesù mi sta dicendo che, se non perdono chi mi ferisce sono da condannare? Vediamo il contesto in cui stava parlando: la prima parte di questo capitolo di Luca:

“Gesù disse ai suoi discepoli: «È impossibile che non avvengano scandali, ma guai a colui per colpa del quale avvengono! Sarebbe meglio per lui che una macina da mulino gli fosse messa al collo e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli.” (Luca 17:1-2)

Gesù riconosce che coloro che causano ferite  devono assumersi la responsabilità  e che le loro azioni avranno conseguenze.  Ma sta dicendo che tu, da credente, devi fare la TUA parte. Loro avranno la loro punizione, e non sarà leggera (una macina al collo) ma... se si pentono e tornano e chiedono perdono dovranno trovare una porta aperta, non chiusa.

Il perdono per Gesù non è un'opzione, ma è un dovere.  E la mancanza di perdono è un atto di disobbedienza. Questa è esattamente l'aspettativa che Paolo ha  quando scrive a Filemone.

“Io ringrazio continuamente il mio Dio, ricordandomi di te nelle mie preghiere, perché sento parlare dell’amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi.  Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo.  Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. (Filemone 4-7 )

Notate che in una sola frase, Paolo richiama due volte alla fede in Gesù.

Siamo onesti: la nostra società è una società  che ci incoraggia a essere persone che non perdonano. I tribunali italiani sono “intasati” da cause di nessun conto, nate dal fatto che il vicino di casa ha l'abitudine di fare il barbeque sul terrazzo e l'odore invade il tuo appartamento. Anche il mondo di Filemone era così.

Filemone è chiamato a riaccogliere Onesimo... Ma c'è un problema pratico!

Di solito quando uno schiavo scappava, e poi veniva trovato, il proprietario lo marchiava con la lettera "F"  sulla fronte.  “F” che sta per il latino ”fugitivus”, fuggitivo. Sarà un segno che durerà per tutta la vita  che ti identificherà  non solo quando sei schiavo  ma anche quando e se tornerai libero: sei un “inaffidabile”, un fuggiasco, un traditore.

Ma ora Onesimo è un credente, salvato, al pari di Filemone Cosa farai ora Filemone? 

“Sento parlare della tua fede nel Signore Gesù e del tuo amore per tutti i santi.”(Filemone 5)

Notate la parola “fede” e la parola “santi”. Paolo sta dicendo a Filemone: “Che tipo di carattere hai?   In che modo l'artista Gesù sta modellando l'argilla di cui sei fatto per produrre una statua di te in bronzo o marmo?” 

Onesimo come credente in Cristo, è un “santo”, in greco “ἅγιος hagios. Vi continuo a ricordare che “santo” nella Bibbia non significa avere l'aureola in un dipinto, né essere stato proclamato dal Vaticano e nemmeno stare sul calendario, ma significa “messo da parte, separato, scelto”.

“Tu ami i santi, Filemone... Beh, sappi che anche Onesimo è un santo... Cosa ti ha detto di fare Gesù, Filemone?” La Scrittura dice che se qualcuno pecca contro di te, devi perdonarlo.  La Scrittura dice: perdona, proprio come in Cristo Dio ti ha perdonato.  La Scrittura dice: perdona e sarai perdonato.

A questo punto tu sei autorizzato a rispondermi: “OK, Marco, prometto di perdonare tutti gli altri credenti persino di farlo sette volte al giorno... ma per quanto riguarda gli altri... mazzate e male parole, vero?”

Tu ricordi l'immagine iniziale? Quella di un artista che sta modellando la creta di cui sei fatto, di cui sei fatta per poi trarne una statua in marmo o bronzo? Ti informo che Dio non vuole fare due statue, una da mostrare ai credenti ed una ai non credenti...

“Qualunque cosa facciate, in parole o in opere, fate ogni cosa nel nome del Signore Gesù, ringraziando Dio Padre per mezzo di lui.” (Colossesi 3:17)

In originale la parola “qualunque” è πᾶς pas   significa... “qualunque, tutto, qualsiasi”. Ammetti che speravi ti dicessi che significa “qualunque ma basta che siano credenti”! Se tutto deve essere fatto per Gesù, indistintamente, sia ai fratelli nella fede che agli altri, allora anche il perdono deve essere dato tutto; a qualsiasi persona, credente o meno.

Paolo dice di Filemone  che ha sentito parlare della tua fede nel Signore Gesù; era “famoso”, la gente in giro ne parlava... È questo che la gente sente quando parlano di me e di te?  Filemone ha una reputazione: “Quell'uomo, lui si che ama Gesù!”  La sua relazione d'amore con Gesù “fa rumore”... E la mia? E la tua?

Anche se può non sembrare a chi non vive con me io ho un carattere “esplosivo”; sono buono e caro per gran parte del tempo... ma quando mi si chiude la vena... beh, è bene non stare nei paraggi.

E, credetemi, adesso sono un “cioccolatino” rispetto a quaranta anni fa... Quale è la differenza? Che non “esplodo” più? Beh, capita ancora... certo, nulla in confronto a quando avevo venti anni! Non è buono e continuo a lavorarci su.

Ma la differenza fondamentale sta nel fatto che un tempo se io e te litigavamo, te per me eri morto... L'avevo visto fare da mio padre... Grande uomo, grande politico, amava la sua famiglia, gli piaceva ridere e scherzare... Ma non dovevi osare di tradire la sua fiducia:  non ti avrebbe più visto neppure se ti dipingevi di bianco su uno sfondo nero; tu, non esistevi più.

Io ero così; un giorno un mio amico credente mi confrontò su questo aspetto, ed io, per difendermi risposi: “Eh, lo so, ma che vuoi fare! Io sono fatto così!”.

Sapete quale fu la sua reazione? Si alzò, e quasi urlando mi disse: “NON TI PERMETTO DI OFFEDERE IL MIO CREATORE! Tu sei creta nelle sue mani, è lui che ti modella perché vuole fare di te un'opera d'arte! Ma sta a te lasciarlo fare, obbedendo ai suoi comandamenti!” Mi avrebbe fatto meno male un pugno in piena faccia.

L'amico mi stava dicendo: “Le persone perdonate non si comportano così. E se vuoi comportarti così,  prima togli l'adesivo col pesciolino dalla tua macchina, smetti di servire in chiesa, anzi, non dire neppure che ci vieni perché stai dando una cattiva fama a Cristo e al mio Creatore.”

Dio mi stava modellando attraverso le parole dell'amico, e non era un modellare lento e dolce, ma un colpo di spatola, qualcosa che “staccava pezzi”  che faceva male...

Ho dovuto allora fermarmi per un po' guardare bene il tuo cuore, capire chi era per me Gesù... e capire cosa significasse perdonare. Ed è la stessa cosa che Paolo sta chiedendo di fare a Filemone:

“Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo.(Filemone 6)

Terza volta che Paolo parla di fede. Filemone era un uomo capace, ed anche un uomo con una buona conoscenza di chi fosse Dio e Gesù: Paolo gli dice:  “Trasforma la tua conoscenza in esperienza. Trasformala in una azione.”.

Perché la conoscenza del perdono e della salvezza porta  brivido ed euforia, ma l'esperienza  di perdonare e salvare altri porta impegno, sudore, lacrime... Perdonare, per chi perdona, non è gratis... a Gesù è costato la croce!

Siamo argilla... Lasciatemi fare una piccola parentesi. Sapete la caratteristica dell'argilla, vero? Che dopo un po' si secca, e diventa dura, e non è più possibile modellarla. Per continuare a tenerla morbida bisogna costantemente aggiungere acqua, altrimenti l'artista non potrà fare il suo modello.

Di che consistenza sei diventato, sei diventata negli anni? Più diventiamo aridi, più il Signore avrà difficoltà a fare di noi il modello della statua di marmo o di bronzo.

Sapete, quando sono andato a fare la vaccinazione, l'infermiera che mi iniettava il vaccino, osservando la mia pelle mi ha detto: “Ma lei beve troppo poco! La sua pelle è disidratata! Torni a casa e beva almeno due litri di acqua al giorno per la prossima settimana! Se non beve abbastanza avrà tutti gli effetti indesiderati che vuole dal vaccino!”.

Debbo forse spiegarvi quale sia  l'acqua per chi crede in Gesù?

“Chi ha sete, venga da me e beva! Da chi crede in me, come dice la Scrittura, sgorgheranno fiumi d'acqua viva". (Giovanni 7:37-38)

Quante volte “bevi” l'acqua di Gesù a giorno... o a settimana... o al mese... o all'anno? Quante volte apri la fonte da cui sgorga? Quante volte apri la Bibbia e la leggi?

Torniamo a Filemone, che ora sa di essere costretto da Cristo a perdonare: Paolo gli dice ancora:

“Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. (Filemone 7)

Mettiti per un momento nei panni di Onesimo.  Sai di aver sbagliato.  Sai di aver causato dolore.  Sai che legalmente Filemone potrebbe farti marchiare con la "F".  Tu, Onesimo, sei alla mercé di Filemone. Vuoi solo il perdono.

Paolo sta dicendo a Filemone: “Tu, fin qua, hai agito bene,  e le persone sono state edificate dal tuo comportamento. Adesso viene la “prova del nove: Cosa farai, Filemone: marcherai con la F Onesimo, o lo perdonerai?”.

La parola tradotta qui con “confortato” in origine è ἀναπαύω anapauō, ed è un termine militare usato per un esercito  che fa una marcia, si ferma e si riposa.

“Filemone, fino ad ora tu hai dato ristoro all'anima dei tuoi compagni di battaglia in Cristo... Se perdoni questo tizio,  che per legge puoi marchiare a vita, se lo abbracci non come uno schiavo ma come un fratello, questo avrà un impatto enorme in chi lo vede. Filemone non pensare al caso specifico, guarda l'intera immagine dall'alto, guarda quanto bene può provocare il tuo perdono... e guarda come il perdono può modellare chi sei.”

E' una decisione dura da prendere:  perdonare incondizionatamente chi ti ha fatto del male. Vi ricordate cosa avevano i discepoli a Gesù quando gli aveva chiesto di perdonare in un simile modo?

«Aumentaci la fede!» (Luca 17: 5 b)

I discepoli stavano dicendo: “Gesù, quello che ci chiedi umanamente è troppo! Ci vorrà una fede speciale per farlo!  Perché quella che abbiamo adesso è sufficiente a perdonare un po', magari tre volte, massimo quattro, ma perdonare sette volte e tutti i giorni, beh, per quello ci vuole una fede “super”.” E sapete come risponderà Gesù, vero?

“Il Signore disse: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo sicomoro: “Sràdicati e trapiàntati nel mare”, e vi ubbidirebbe.” (Luca 17:6)

Gesù gli risponde che non serve una fede “super”, ma che, semplicemente, serve “fede”... Anche piccola come un seme di senape (che è minuscolo)... Ma una fede, una fiducia, una voglia di fare ciò che lui chiede di fare; una fede in colui che ti sta modellando affinché tu diventi il suo capolavoro.

Paolo, per tre volte in due versetti, a parlato a Filemone non di perdono, ma di fede!

modellare:.lavorare una sostanza plastica per darle una forma; in partic., nella scultura, plasmare in argilla o altra materia molle il bozzetto o l’opera in grandezza d’esecuzione per la successiva traduzione in marmo, bronzo, ecc.

Siamo di nuovo qua, dove abbiamo iniziato. Dio ti sta modellando: ciò che sei adesso, è il modello in argilla che durerà per un tempo breve di ciò che sarai in eterno,  molto più che in marmo o bronzo, quando sarai in Cielo assieme a Cristo e a tutti i suoi santi.

Che forma vuoi avere? La tua forma, o quella decisa dall'artista che è al lavoro per fare di te un capolavoro?

Non ti serve una fede super, ma semplicemente fede  in colui che ti modella.

Il perdonare è parte della sua opera di modellare te nella forma che Lui vuole.

Preghiamo.

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