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26 settembre 2021

Sale e Luce: come camminare saggiamente in questo mondo | 26 Settembre 2021 |

Cosa è sacro e cosa no? E davvero i credenti dovrebbero evitare qualsiasi contatto con il mondo "secolare"? Dio ci ha messi su questa Terra per essere "sale e luce" del mondo. Non per evitare di parteciparvi, ma per esaltarne i suoi sapori.
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Predicatrice: Jean Guest
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Il 28 giugno 2019 un uomo salì su un palco di fronte a un folla di 200.000 persone  dando un messaggio del Vangelo. 

Vediamo come:


Per chi non lo conoscesse, questo è  la star britannica  della musica "grime" (non ti aspettare  spieghi cosa sia, non ne sono capace) Stormzy mentre si esibisce al più grande festival musicale del mondo preso Glastonbury, cantando una canzone chiamata ” Blinded by your Grace” “Accecato dalla tua Grazia”. Il ritornello dice: 

" Signore, sono stato a pezzi. Anche se non sono degno mi hai aggiustato, Sono accecato dalla tua grazia Sei venuto e mi hai salvato ”.

E' divenuto famoso nell'essere l'attrazione principale del festival come primo solista nero. Ecco come un giornale nazionale  ha riportato la sua esibizione “Non sarà dimenticato nella storia di Glastonbury - passerà nella storia  culturale del nostro paese”.

Stormzy è credente: la sua musica è provocatoria, politica, parla di questioni di giustizia a volte con un  linguaggio che potrebbe scioccarci, è radicato in una sottocultura che può a volte sembrare contraria a tutto ciò che diremmo sia cristiano. 

Mentre la stampa mondiale lo applaudiva,  la stampa cristiana si chiedeva: "E' corretto per un musicista che si definisce cristiano dire parolacce in musica?”

E tu, cosa ne pensi? Trovi che questo onori o disonori Dio ? Vedi, io ho pianto la prima volta che l'ho visto, e spesso mi capita ancora, perché non è solo splendida musica... ma, guarda a tutti quei giovani  tra la folla che cantano di Gesù!  Pochissimi lo conoscono, ma stanno cantando le sue lodi.

La chiesa, i credenti possono reagire in modo eccessivo per cose del genere quando credono che esistano cose sacre e cose profane e che i due livelli non possano mai incontrarsi; è un modo di pensare noto come "dualismo". 

Il "dualismo" è in realtà un'opzione facile; una sorta di scappatoia religiosa. È sempre più facile etichettare le cose che capirle smistando le scatole della nostra vita in “sante”  e “empie” come  proprietari di casa che si preparano a traslocare.

La divisione sacro/profano non è un concetto biblico; è comparso durante il periodo dell'Illuminismo da non credenti che volevano mettere da parte Dio. Per molti aspetti l'Illuminismo è stata una buona cosa e ne sono derivati alcuni dei nostri ideali moderni , ma separava la chiesa dallo stato, il  che portava a una visione di un Dio che non ha nulla da fare con la vita di tutti i giorni, perché è "laica". 

Questo è un pensiero che Paolo, Pietro, Giacomo, Lidia o Febe non riconoscerebbero., ma direbbero invece:

“È in lui (Dio), infatti, che noi viviamo, che ci muoviamo, che esistiamo!” (Atti 17:28 PV)

Forse stai pensando: “I credenti sono nel mondo, ma non del mondo”. OK, scaviamo un po' più a fondo in questa scrittura che ho sentito usare la maggior parte delle volte  per  dividere "sacro" da "profano".

“Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno.  Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.  Santificali nella verità: la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho mandato loro nel mondo.” ( Giovanni 17:14-18)

È verissimo che Gesù dica chiaramente “non appartengono al mondo”; infatti lo dice due volte al versetto 14 e di nuovo nel versetto 16. Ma questo è il punto di partenza, non la destinazione. Siamo diversi, siamo un popolo eletto, un popolo santo, noi apparteniamo a Dio e non al mondo. Ma, guarda che Gesù non dice “in tal caso toglieteli dal mondo”; al contrario, dice al versetto 18 “io ho mandato loro nel mondo.”. 

In qualche modo abbiamo trasformato l'essere mandati in un peso che dobbiamo sopportare. “Oh...  siamo dentro il mondo” (sospirando), “E' pieno di cose che disapproviamo”(sospirando), “Dovremmo evitarlo a tutti i costi”. Ma niente di tutto questo è implicito in questi versetti; Gesù ci invia come “persone di verità” e sotto la protezione di Dio (versetti 17 e 15).

I pastore sudafricano Trevor Hudson, leader nella formazione spirituale ha detto: 

“Comprendere la relazione di Dio con il mondo ha cambiato  profondamente la mia comprensione di una vita seguendo Cristo. Non è più incontrare Colui che è Santo solo in  particolari  luoghi, in tempi speciali e in certi stati d'animo. La sua presenza viva pervade tutte le cose e ogni esperienza, e aspetta solo di essere invocata. Ovunque ci troviamo, è terreno sacro.”

Se la nostra posizione quando affrontiamo le questioni del mondo è  di paura e di difesa,  direi che non abbiamo capito due cose.

Uno: non abbiamo capito che tutti sono fatti nel immagine di Dio e che ogni singolo essere umano ha in se  qualcosa del divino.

“Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra».” (Genesi 1:26-28)

Cosa significa essere fatti a immagine di Dio? Il Pastore Bruxy Cavey, insegnante presso The Meeting House in Canada dice che dobbiamo pensare a quattro R per capire in quale modo siamo portatori della sua immagine:

Ricreare - Regolare - Rivelare - Relazionare

La R numero uno è che abbiamo la capacità di ricreare, non solo  noi stessi attraverso i bambini, ma abbiamo la  capacità di ricreare la bellezza che essenzialmente vediamo e ascoltiamo nella Creazione. Non sono solo dipinti di paesaggi, ma colore, forma, espressione, emozione. E l'estetica importa a Dio.  Dai un'occhiata alle sue istruzioni per la realizzazione del Tabernacolo in Esodo 26;  doveva essere realizzato da maestri artigiani utilizzando il legno, il metallo e la stoffa più pregiata.

Seconda R: regolare. Ne ho parlato qualche settimana fa  spiegando che Dio ha dato autorità sulla Creazione governando su di essa: noi siamo (o dovremmo essere) coloro che “regolano” la Creazione.

Terza R; riveliamo il Creatore, portiamo la sua immagine. Il racconto  di Gesù in Marco 12 sul pagare a Cesare ciò che è di Cesare ha senso solo se,  quando guardiamo agli esseri umani,  noi vediamo qualcosa di Dio:

“Gli mandarono alcuni farisei ed erodiani per coglierlo in fallo nel parlare. Arrivati, gli dissero: «Maestro, noi sappiamo che tu sei sincero e che non hai riguardi per nessuno, perché non badi all’apparenza delle persone, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare? Dobbiamo pagare o non dobbiamo pagare?» Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché mi tentate? Portatemi un denaro, ché io lo veda». Essi glielo portarono ed egli disse loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?» Essi gli dissero: «Di Cesare».Allora Gesù disse loro: «Rendete a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio». Ed essi rimasero completamente meravigliati di lui.” (Marco 12:13-17)

"Di chi è questa immagine?" chiede guardando la moneta: "Di Cesare". "Quindi dai a Cesare ciò che è suo. ". Per dare a Dio ciò che gli appartiene allo stesso modo noi dobbiamo dare a lui le cose che recano la sua immagine: tu, io, loro.

R finale: siamo essere relazionali. Uno dei miei poeti preferiti disse: "Nessun uomo è un'isola". Siamo creati da un essere che è in una relazione di 3 in 1. Non solo abbiamo bisogno di lui, ma noi abbiamo bisogno l'uno dell'altro.

La seconda cosa che non abbiamo capito è che...

“...egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell’eternità...” ( Ecclesiaste 3:11) 

C'è qualcosa nell'essere umano che ha al suo centro la ricerca del divino. Vorrei leggere assieme a voi una preghiera:

Preghiera del fuoco

Possa il fuoco essere nei nostri pensieri rendendoli veri, buoni e giusti, ci protegga dal maligno. 

Possa il fuoco essere nei nostri occhi; possa aprire i nostri occhi per condividere ciò che è buono nella vita. Chiediamo che il fuoco ci protegga da cosa non è nostro di diritto. 

Possa il fuoco essere sulle nostre labbra, così che possiamo dire la verità con gentilezza; che possiamo servire e incoraggiare gli altri.

Possa proteggerci dal parlare male.

Possa il fuoco essere nelle nostre orecchie.

Preghiamo per poter ascoltare con un ascolto profondo e profondo affinché possiamo udire il flusso dell'acqua e di tutta la creazione. E il sogno.

Che possiamo essere protetti dai pettegolezzi e dalle cose che danneggiano e distruggono la nostra famiglia.

Possa il fuoco essere nelle nostre braccia e nelle nostre mani affinché possiamo essere di servizio e costruire l'amore.

Possa il fuoco proteggerci da ogni violenza. Possa il fuoco essere in tutto il nostro essere - nelle nostre gambe e nei nostri piedi, permettici di camminare sulla terra con riverenza e cura.

Perché possiamo camminare nelle vie del bene e della verità ed essere protetti dall'allontanarsi da ciò che è verità.

Questa preghiera dei Primi Popoli dell'Australia è di 40.000 Anni. Esisteva 25.000 anni prima che Abramo fosse chiamato a camminare con Yahweh. Non fraintendermi, io  non sto sostenendo il pluralismo religioso, sto sottolineando la verità del versetto di Ecclesiaste. 

Prima dell'inizio della nostra fede gli esseri umani erano già fatti a immagine di Dio;  JRR Tolkien ha detto:

“Siamo venuti da Dio, e inevitabilmente i miti intessuti da noi, anche se errati, rifletteranno anche un frammento scheggiato della vera luce, la verità eterna, che  è con Dio.” 

Una volta sapevamo cosa significasse vivere in sua presenza, ma abbiamo fatto un casino e la conseguenza di ciò è che noi siamo incasinati. Gli esseri umani sono sia  “gloriosi" che  "sanguinosi”.

Abbiamo la capacità di creare grandi opere d'arte, costruire architetture incredibili, raggiungere stelle ... ma anche  trovare nuovi  modi per torturare altri esseri umani. Viviamo  una vita "dopo l'Eden".

Penso quindi che le cose di questo mondo riflettano sia il glorioso che il sanguinoso della nostra umanità. E come credenti dobbiamo trovare un modo per navigare attraverso il chi e il cosa usando il discernimento (sto usando la definizione più elementare, e qui significa la capacità di discernere la verità dall'errore) e per capire che tutti abbiamo diverse vulnerabilità. 

Ho un'amica che ha la tendenza ad ubriacarsi pesantemente, e quindi non beve;  non mangia neppure un dolce se c'è dell'alcool in esso. Io posso vivere con un armadio pieno di liquori senza pensarci per mesi. D'altro canto io sono una donna single che deve vivere contenta come una donna single, e quindi non guardo programmi tv come "Sex in the City" o "Sex Education"; programmi del genere mi fanno sentire insoddisfatta, facendomi chiedere se forse non dovrei mettere da parte la mia bussola morale. 1 Corinzi 10:23 ci dice:

“Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è utile; ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa edifica.” ( 1 Corinzi 10:23)

Ognuno di noi ha una vulnerabilità diversa. Se qualcosa è un ostacolo al nostro cammino cristiano, allora dovremmo abbandonarlo, accettando però che potrebbe non essere necessario per gli altri.

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

Queste caratteristiche non sono esclusivamente cristiane. Come abbiamo visto prima, se crediamo che le persone siano fatte ad immagine di Dio allora almeno qualcosa, sia che sia fatta nel suo nome o no, rifletterà quella verità.

Tra le persone eccellenti e degne di lode io includo Bruce Springsteen; forse tu no. Per me di sicuro è incluso Shakespeare; forse non per te. A me piace il programma televisivo "The West Wing"; forse a te no. Solo perché qualcosa non menziona Gesù, o Dio, non lo fa automaticamente provenire dal diavolo, questo sarebbe dargli troppe capacità. 

Questi versetti  che ho citato si trovano nel mezzo di un discorso dove Paolo  parla di vivere in pace. Viviamo in pace quando siamo sicuri di chi seguiamo e possiamo discernere la differenza tra il glorioso e il sanguinoso.

Ora faremo un esperimento (per quelli guardando a casa possono provalo più tardi); voglio che qualcuno assaggi  questa banana. Bene? Ora assaggia questo altro pezzo di banana. Ha un sapore ancora più intenso di  banana, non è vero. Sai perché? Perché ci ho messo su del sale. 

Quando pensiamo a Gesù che dice “voi siete il sale del terra” spesso pensiamo che riguardi noi che ci impegniamo a mettere  una pietanza "dentro" al piatto, non "sopra" ad altre pietanze. Ma il fatto è che il sale esalta gli  altri sapori;  rende la banana più banana. Questo è come la bibbia “The Message” traduce Matteo 5:13

“Lascia che ti dica perché sei qui. Sei qui per essere il condimento il sale che esalta i sapori di Dio di questa terra. Se perdi la tua sapidità, come farà la gente ad assaporare la fragranza divina? (Matteo 5:13 MSG)

Come possiamo tirare fuori i sapori di Dio se evitiamo di essere nel mondo e nelle sue cose? I miei ringraziamenti al poeta Gerard Kelly per averlo sottolineato:

"Se il teatro e  il giocare a carte sono al di fuori dell'ambito del Regno, allora non affronteremo mai il duro lavoro di scoprire cosa significhi essere obbedienti a Dio in queste attività. Se la nostra la 'vita lavorativa' non fa parte della nostra 'vita di chiesa' allora non avremo mai bisogno di lottare con le questioni di etica, giustizia  che si dispiega intorno a noi ogni giorno. Al contrario, la decisione di cercare il Regno in tutti questi ambiti comporterà   il duro compito di svelare le loro complessità e capire cosa richieda da noi la regola di Dio. Cercare il Regno in ogni ambito non ci libera dal gancio dell'obbedienza; ci trafigge proprio su di esso. Il sale della gente del regno stilla (esce) da loro in mezzo a situazioni complesse, pressanti e difficili”.

Come dice il pensatore cristiano Philip Yancy, 

"Quando guardiamo oltre l'ovvio possiamo trovare scorci dell'eterno - tracce di dove è Dio, in un certo senso le sue impronte .”

Cammina saggiamente e seguilo. 

Amen.

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19 settembre 2021

Cosa stai misurando? | 19 Luglio 2021 |

Cosa stai misurando per sapere se la tua vita è felice? Le tue sofferenze comparate con quelle degli altri, le cose che hai o non hai rispetto agli altri, o il rapporto che hai con il tuo Creatore, e le benedizioni del Regno che Dio ti assicura attraverso Gesù?
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Oggi vorrei parlarvi di “misure”? Come fai a misurare una cosa? Di solito, prendi un metro! E se non hai un metro?

Al negozio dove lavoro spesso mi capita di dimenticare il metro quando vado a tagliare qualcosa, tipo un tubo per l'acqua. Piuttosto che tornare indietro a prenderlo poggio il tubo da tagliare contro un'altra cosa di cui conosco la lunghezza, tipo un ripiano di uno scaffale che so essere lungo un metro.

Cosa ho fatto? Ho usato una cosa per misurare un'altra cosa. Tenete a mente questo esempio, e ci ritorneremo tra un attimo.

La scorsa settimana abbiamo visto  come Adamo ed Eva  hanno scoperto di essere nudi. C'è un altro libro dove il protagonista a un certo punto della sua vita si accorge di essere nudo.

“Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra...”. (Giobbe 1:21)

Il libro di Giobbe pare sia il più antico della Bibbia, ovvero il primo libro (non Genesi), e ci parla di un uomo ricco, che, ad un certo punto della sua vita, si trova a perdere tutto quello che ha:

“C’era nel paese di Uz un uomo che si chiamava Giobbe. Quest’uomo era integro e retto; temeva Dio e fuggiva il male. Gli erano nati sette figli e tre figlie;  possedeva settemila pecore, tremila cammelli, cinquecento paia di buoi, cinquecento asine e una servitù molto numerosa. Quest’uomo era il più grande di tutti gli Orientali.” (Giobbe 1:1-3)

Giobbe era ricco sfondato: tutti lo conoscevano Non solo per i suoi soldi,  ma anche per il tipo di persona che era.

“L’orecchio che mi udiva mi diceva beato; l’occhio che mi vedeva mi rendeva testimonianza, perché salvavo il misero che gridava aiuto e l’orfano che non aveva chi lo soccorresse. Scendeva su di me la benedizione di chi stava per perire, facevo esultare il cuore della vedova. La giustizia era il mio vestito e io il suo; la rettitudine era come il mio mantello e il mio turbante. Ero l’occhio del cieco, il piede dello zoppo; ero il padre dei poveri, studiavo a fondo la causa dello sconosciuto.  Spezzavo la ganascia al malfattore, gli facevo lasciare la preda che aveva fra i denti.” (Giobbe 29:11-17)

Era ricco, ma era anche giusto; ma soprattutto era un uomo di Dio, che faceva del benessere spirituale suo e della sua famiglia una priorità.

“I suoi figli erano soliti andare gli uni dagli altri e a turno organizzavano una festa; e mandavano a chiamare le loro tre sorelle perché venissero a mangiare e a bere con loro. Quando i giorni della festa terminavano, Giobbe li faceva venire per purificarli; si alzava di buon mattino e offriva un olocausto per ciascuno di essi, perché diceva: «Può darsi che i miei figli abbiano peccato e abbiano rinnegato Dio in cuor loro». Giobbe faceva sempre così.” (Giobbe 1:4-5)

Ma, un brutto giorno, tutto questo, in una sola mattina, crolla:

“I buoi stavano arando e le asine pascolavano là vicino,  quand’ecco i Sabei sono piombati loro addosso e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servi; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire. Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «Il fuoco di Dio è caduto dal cielo, ha colpito le pecore e i servi e li ha divorati; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire». Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «I Caldei hanno formato tre bande, si sono gettati sui cammelli e li hanno portati via; hanno passato a fil di spada i servi; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire».  Quello parlava ancora, quando ne giunse un altro a dire: «I tuoi figli e le tue figlie mangiavano e bevevano vino in casa del loro fratello maggiore; ed ecco che un gran vento, venuto dall’altra parte del deserto, ha investito i quattro canti della casa, che è caduta sui giovani; essi sono morti; io solo sono potuto scampare per venirtelo a dire».” (Giobbe 1:14-19)

Cosa avresti fatto tu, come credente, davanti alla completa rovina della tua vita? Magari hai vissuto, o stai vivendo qualcosa di molto più piccolo, ma ugualmente penoso, e difficile da accettare.

Un posto di lavoro perso.  Il non avere abbastanza soldi per vivere.   Una malattia tua o di un tuo caro.  Una unione che si dissolve.   Un lavoro perso o che non arriva.  La solitudine. L'incomprensione. Cosa fai?

Tutti noi abbiamo una nostra lista, vero? E se ce le raccontiamo, vedrete che prima o poi, saremo tentati di “misurare” le nostre liste di dolori con quelle degli altri, per scoprire o che il male altrui è più grande ed esserne confortati, o è più piccolo, e aspettare che siano gli altri a confortarci.

Circa dieci anni fa stavo rientrando a casa dall'allenamento di rugby,  tutto allegro e pimpante,  e, nel tragitto verso casa, provai a telefonare  a mia moglie Janet  per chiedergli qualcosa,  ma trovavo costantemente occupato. 

Arrivai a casa, dimostrandomi irritato  dal fatto che lei fosse rimasta al telefono per tutto quel tempo, impedendomi di parlagli.  “Marco – mi disse – ero al telefono con mia sorella Chris... Ha un tumore... aggressivo... terzo stadio... incurabile.”

Sapete, la tentazione in questi casi è quella di dire: ”Perché a lei?"

Qualche sera prima a rugby,  avevo ascoltato lo sfogo di un amico  il cui matrimonio era in crisi;  temeva di essere abbandonato dalla moglie  e forse  temeva ci fosse un altro uomo di mezzo:  “Marco, la mia vita finisce, se mia moglie mi lascia:  perché doveva capitare a me?” 

Il problema del mio amico,  con un matrimonio sull'orlo del baratro,  diventava NULLA in confronto al tumore terminale di Chris.

Vi ricordate l'esempio dell'inizio, vero? Quando al negozio non ho un metro con me uso qualcosa di cui conosco la misura per misurare l'altra cosa che ho in mano. Anche col dolore succede lo stesso.

Per misurare quello degli altri, prendo come riferimento il mio, lo avvicino, lo sovrappongo per scoprire se è più o meno grande del mio. “Vediamo chi ha la sofferenza peggiore.  Chi vince può lamentarsi.  Chi perde sopporti e stia zitto perché se la cava più facilmente dell'altro” Questa si chiama “teologia del dolore comparato”.

All'amico col matrimonio in crisi avrei voluto dire: “Vieni un momento con me e guarda cosa sta passando mia cognata.  Lascia che ti mostri com'è la vera sofferenza". Ma l'amico  aveva una sua prospettiva,  io la mia, e nessuno dei due sarebbe stato meglio misurando un dolore sull'altro.

Ma qualche giorno dopo, sempre all'allenamento di rugby,  seppi che uno dei giocatori della prima squadra aveva perso il bambino tanto atteso per una leucemia fulminante.  Lo cercai per dargli un abbraccio e dirgli... cosa?    Cosa avrei potuto o dovuto dire in quel momento?

Comparare la mia situazione di fronte alla sua sofferenza?  “Il tuo dolore è più grande del mio, che perdo SOLO la cognata.”?  Non lo dissi, ma lo pensai. “Marco – mi disse piangendo – tu sei pastore... Perché a me?”

Se avvicinavo i tre dolori, quello di una cognata terminale, di un matrimonio finito, e di un figlio nato da poco e morto, chi avrebbe vinto tra noi? Chi avrebbe avuto ragione di lamentarsi di più e chi di essere consolato per aver “vinto la gara” rispetto agli altri?

Il problema è che,  la teologia del dolore comparato, non funziona. Questo Giobbe lo sapeva, e, da uomo di Dio, saggio, ce lo mostra:

“Allora Giobbe si alzò, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò a terra e adorò dicendo:  «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo tornerò in grembo alla terra; il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore».  In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nessuna colpa.” (Giobbe 1:20-22)

La frase che ricorre de volte nel libro è “Non peccò” Giobbe non pecca, non addebita il male a Dio e “compara” il suo male a nessun altro, ma dice una cosa ben più saggia:

“Io sono nato nudo, senza nulla, e quando morirò sarò nudo ancora, senza nulla. Tutto quello che c'è in mezzo non è mio, ma mi è dato. E se non è mio, è di chi lo ha creato, e me lo ha concesso in comodato d'uso gratuito, non perché sono “più fico di altri”, ma perché così è. Qualunque cosa accada, confido nel Signore per la mia vita.”.

Non lo sfiora l'idea di un Dio malvagio che lo sta punendo, e neppure la teologia del dolore comparato: 

“Sua moglie gli disse: «Ancora stai saldo nella tua integrità?  Ma lascia stare Dio e muori!»  Giobbe le rispose: «Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalla mano di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male?» In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.” (Giobbe 2:8-10)

La parola tradotta con “lascia stare”  (in altre versioni è tradotta con “maledici Dio, benedici Dio, bestemmi Dio, rinuncia a Dio) è  ְבָָרַך  ḇaraḵ, il cui primo significato è “inginocchiarsi”. Giobbe è arrabbiato, e la chiama “stolta”  e non capisce che la moglie gli sta suggerendo  la giusta visione del problema: “Giobbe, inginocchiati a Dio,  perché con tutto quello che ti è accaduto Dio c'entra poco o niente”.

Ritorniamo alla nostra “misurazione”: se nulla è mio su questa terra, se tutto mi è stato dato “in comodato d'uso gratuito”, se non mi sono “meritato” niente, ma tutto è un dono, cosa sto a misurare cose non mie? Se fosse mio potrei dolermene e bestemmiare per quel che m'è stato tolto ma siccome non è mio, debbo solo accettare che la vita è così. Non ci sono dolori “comparabili”, e comparare i dolori non mi aiuta per nulla ad affrontarli.

Questo significa che non devo chiedere a Dio che intervenga? Assolutamente no: Gesù stesso dice:

“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto;  perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa. Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure, se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!” (Matteo 7:7-11)

Allora, se siamo retti, e non rinneghiamo il Signore non ci accadrà nulla di brutto, vero? Se leggete il libro vedrete che, ad un certo punto Dio risponderà proprio a Giobbe dicendogli che l'uomo non potrà mai capire perché succedono le cose La natura del mondo è una natura caduta, il male accade; fa parte del gioco.

Tutto dipende se viviamo per quello che abbiamo credendolo “nostro” o se viviamo utilizzando quello che abbiamo sapendo che eravamo nudi e nudi torneremo al Padre.

Dipende, anche qui,  da cosa stiamo misurando,  oltre al male.

Come misuriamo la nostra vita? Misuriamo la nostra ricchezza o la mancanza di essa. La nostra salute, o la mancanza di essa.  Misuriamo chi siamo e chi non siamo.

Paolo stesso, ad un certo punto della sua vita si mise a misurarla e vide che sarebbe stata meglio senza un determinato problema, una “spina nella carne”... e chiese gli fosse tolta. Conoscete la risposta di Dio, vero?

“E perché io non avessi a insuperbire per l’eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. Tre volte ho pregato il Signore perché l’allontanasse da me; ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me.” (2 Corinzi 12:7-9)

La risposta non è “No”. La risposta è: “Non misurare ciò che hai o che non hai, misura la quantità di grazia che ti sto dando, e, credimi, quella è più che sufficiente.”

Giobbe e Paolo si fidavano, nonostante i dolori, le sofferenze e i “perché proprio a me?”. . Si fidano perché non misuravano la loro vita  in base a ciò che avevano.

Non sono caduti nella trappola della teologia  della sofferenza comparata.  Una sofferenza comparata in cui misuriamo la vita  in base a ciò che abbiamo  o che che ci è stato tolto rispetto ad altri.

Jonnie Erickson Tada è tetraplegica e lo è da quando aveva 18 anni  quando si è tuffata in mare e si è rotta il collo in acque poco profonde.  Ora ha 70 anni. Una volta le è stato chiesto:  "Cosa dirai a Dio quando lo vedrai?" La sua risposta è stata:  "Ripiegherò la mia sedia a rotelle, la consegnerò a Gesù e dirò: 'Grazie, ne avevo proprio bisogno'". 

Perché misuriamo “male”? Nello sbagliare misurazione, molto ci mettiamo del nostro, ma il libro di Giobbe ci dice che c'è qualcuno che ci aiuta in questo:

“Il Signore disse a Satana: «Hai notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male». Satana rispose al Signore: «È forse per nulla che Giobbe teme Dio? Non lo hai forse circondato di un riparo, lui, la sua casa e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani e il suo bestiame ricopre tutto il paese. Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia».” (Giobbe 1:8-11)

Fondamentalmente Satana sta dicendo: “Toccagli quello che ha, e lui misurerà la sua vita su ciò che gli manca non sul suo rapporto con te.”

Il nemico è sempre l'autore del male?  No. Talvolta lo è, molto meno di quanto si pensi. Ma è SEMPRE una cattiva voce che, quando il male arriva, e lui magari quella volta non c'entra niente, ti fa prendere le misure sbagliate; ti sussurra “Dio non ti ama”, “Dio ce l'ha con te”, “Dio non esiste”.

Capiamoci, Satana non è interessato a ciò che abbiamo o non abbiamo.  Non gli importa se abbiamo una macchina nuova di zecca o una vecchia carriola.  Non gli importa se siamo sani o malati.  Non gli importa se siamo poveri o ricchi. Anche lui sa che tutto questo è temporaneo, ed è per un breve tempo.

A Satana interessa il lungo termine; l'eternità. Per questo. vuole che tu distolga gli occhi da  Dio  e vuole che ti concentri solo su te stesso, su ciò che hai o che non hai, per portarti lontano dal Padre.

Satana  vuole che tu dimentichi il quadro generale  e ti metta a guardare ciò che è insignificante. Il quadro generale è questo: 

“Cercate prima il regno {di Dio} e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più.” (Matteo 6:33)

Cosa stai misurando, nella tua vita, adesso? Stai cercando di vedere se i tuoi problemi sono più grandi o più piccoli di quelli degli altri, per trarne conforto o per cercare di essere confortato dagli altri?

Oppure stai misurando quello che hai, o che non hai, pensando che è quella la cosa importante della tua vita?

Se in Cielo ci fosse oggi un colloquio come quello che leggi in Giobbe, cosa direbbe Dio di te?

«Hai notato il mio servo (metti il tuo nome) ? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male»

Vorresti essere nominato? Vorresti essere nominata? La fedeltà, alla fine, pagherà Giobbe:

“Quando Giobbe ebbe pregato per i suoi amici, il Signore lo ristabilì nella condizione di prima e gli rese il doppio di tutto quello che già gli era appartenuto.” (Giobbe 42:10)

Quando accadrà per te? Non posso dirtelo, non lo so; forse qua in terra, ma di sicuro in Cielo.

“Va bene, servo buono e fedele, sei stato fedele in poca cosa, ti costituirò sopra molte cose; entra nella gioia del tuo Signore”. (Matteo 25:23)

Cosa stai misurando? Le tue sofferenze comparate, o le benedizioni del Regno  che Dio ti assicura attraverso Gesù?

Preghiamo.

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12 settembre 2021

Sperimentare Dio nel quotidiano: l'Ospitalità | 12 Settembre 2021 |

Cosa significa essere ospitale" per un credente? Significa solo offrire del cibo ed un posto dove consumarlo? Gesù ci chiede di fare della nostra ospitalità un ponte che raggiunga le persone per farle sentire accolte, accettate, desiderate... e per dargli una vera casa a cui appartenere.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 11 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 42 minuti

Un pastore, molto tempo fa, agli inizi del 2000, scrisse queste parole:

"Sono stato benedetto da una moglie con un vero dono per l'ospitalità. Questo è un settore in cui le mogli cristiane possono essere meravigliosamente utilizzate per la gloria di Dio e l'avanzamento del suo regno".

Continua dicendo:

“Le donne cristiane eccellono nei doni per l'ospitalità e sono responsabili di impegnarsi fedelmente nell'ospitalità”.

Sono sicura che, ad un certo punto siamo tutti finiti a pensare che l'ospitalità riguardi il fatto di fornire cibo, magari con l' aggiunta di un ambiente gradevole per accompagnarlo. 

Ma lui, e noi, sbagliamo se ci fermiamo là. Se la nostra comprensione dell'ospitalità è semplicemente l'offerta di uno spazio accogliente e del cibo (per quanto importanti essi possano essere) allora non stiamo pensando in modo particolarmente biblico, perché questa definizione in primo luogo, non è unicamente cristiana:  le comunità (indiane) Sihk sono rinomate per la loro ospitalità, sono generosissimi nel modo in cui offrono un pasto a chiunque venga al gurdwara (il loro tempio); in secondo luogo, implica una relazione temporanea tra chi ospita e chi viene ospitato, dove si sta assieme solo mentre stiamo mangiando; e in terzo luogo, nega l'appello a tutti di essere ospitali , non solo le donne.

L'apostolo Pietro scrive:

“Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare.” (1 Pietro 4:9)

Tornerò più tardi sul "senza mormorare".

Sin dal principio, quando Abramo andò ben oltre per ospitare tre forestieri, per poi passare ai comandamenti di  Levitico circa l'accoglienza, e ad Isaia che rimprovera il popolo per aver dimenticato com'è la vera ospitalità, per finire nel Nuovo Testamento dove vediamo l'esempio di Gesù e troviamo degli insegnamenti sull'argomento, la Bibbia è molto chiara: l'ospitalità è importante.

Quindi qual'è la definizione biblica di ospitalità?

La parola della Bibbia "φιλοξενία philoxenia significa letteralmente “amore per gli estranei”

L'ospitalità biblica deriva da un profondo rispetto per gli altri; è radicata nell'amore e si manifesta attraverso l'invito. Essa ha tre caratteristiche distinte: accoglienza, accettazione e appartenenza.

1. Benvenuto

Diamo un'occhiata alla prima caratteristica dell’accoglienza.

Questa bella icona dipinta nel XV secolo da Andrej Rubelev è una  deliziosa finestra  sul carattere di Dio e sull'accoglienza che estende a tutti noi.

Il personaggio a sinistra in oro è il Padre - l'oro che simboleggia la perfezione. Al centro c'è il Figlio. Notate che ha due dita allungate che simboleggiano lo spirito e il fisico uniti e i colori blu e rosso rappresentano l'incarnazione e il sacrificio. Poi a destra c'è lo Spirito e questa figura ha la mano tesa in segno di benvenuto. 

Tra di loro sul tavolo c'è una ciotola comune (per la condivisione). Appena sotto si può vedere un rettangolo e gli storici dell'arte hanno scoperto che questa forma era appiccicosa ,il  che li ha portati a supporre che in origine lì c'era uno specchio, in modo che quando si guardava l'icona si completava il cerchio d è come se ci si fosse seduti nel posto vuoto.

Il nostro Dio è un dio dell'invito. Ricordate qualche settimana fa quando parlavamo della creazione? Abbiamo visto che Dio ci ha creati perché vuole stare con noi, con tutti noi. Pensate a tutti i modi in cui la Bibbia parla di come lui ci invita - vieni se sei stanco, vieni se hai sete, vieni se hai fame, vieni per il perdono, vieni se vuoi essere risanato, vieni se stai cercando, vieni a casa se ti sei perso.

Dio ci invita sempre, sempre a stare con lui; non c'è nessuna condizione, vieni e basta. E quando lo facciamo si fa una festa in cielo (vedi la parabola del Figliuol Prodigo) e non solo, Dio poi ci riempie di ogni bene. L'invito di Dio è aperto, costante e generoso.

La versione inglese della Bibbia “The Message” mette 2 Pietro 1:10 così:

“Quindi, amici, confermate l'invito che  Dio vi fa, l'avervi scelto. Non rimandate, fatelo ora. Fatelo, e avrete la vostra vita su una solida base, le strade spianate e la via spalancata per il regno eterno.”  (2 Pietro 1:10 MSG)

Se siamo persone che hanno "confermato" quell’invito, allora il nostro scopo è estendere quell'invito agli altri. 

Recentemente mi sono imbattuta nel concetto che l'ospitalità biblica è una questione di giustizia: l'ospitalità riguarda la parità di accesso al Regno di Dio. Non ci avevo mai pensato in questo modo e sono stata sfidata e sgridata allo stesso tempo. Ma ha un senso; se l'invito di Dio è per tutti, allora dovrebbe esserlo anche quello della chiesa.

Sono un grande fan delle liste (sono una che elabora visivamente, quindi mi aiuta vedere le cose scritte) vado sempre a fare la spesa con una lista, faccio la valigia con una lista, prendo decisioni che cambiano la vita con una lista. Prima di trasferirmi in Italia ho passato del tempo a pensare e pregare su quelle che sentivo essere le aspettative di Dio nei miei confronti, e le mie nei suoi;  era una lunga lista. Ma in cima alla mia lista per l'Italia c'era la richiesta di una bella casa dove le persone potessero sperimentare qualcosa di Dio e dove si sentissero benvenuti.

Ecco qualcosa che ho trovato e messo nel mio diario in quel periodo.

“E se invece aprissi le porte, creassi spazio, vivessi ogni giorno con uno spirito di benvenuto? Come sarebbe se ogni persona che incontro sapesse di avere un posto per loro intorno al tavolo della mia vita, per pochi momenti o per tutto il tempo in cui hanno bisogno di stare lì?”

Se sono onesta, non sono sempre stata all'altezza di questo, ma continua ad essere qualcosa per cui prego, e ho visto Dio onorare questo desiderio.

Quindi la nostra ospitalità nasce da un cuore grato e risponde all'amore e all'accoglienza di Dio per noi, rispecchiando il suo invito aperto, costante e generoso.

La nostra accoglienza deve essere: aperta, costante e generosa

La seconda caratteristica dell'ospitalità è quella dell'accettazione.

2. Accettazione

Mi chiedo, chi troviamo difficile da accettare a causa di chi o di cosa sono? Chi disapproviamo? Tutti noi abbiamo i nostri pregiudizi; il punto è che, come cristiani, non dovremmo essere a nostro agio con ciò, né dovremmo non sforzarci di liberarcene.

“Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste.” (Matteo 5:46-48)

Non ci sono messaggi contrastanti da parte di Gesù;  l'invito al Regno è per tutti e non solo per quelli che pensiamo ne siano degni.

Diamo uno sguardo al suo incontro con la donna in Samaria.

“Ora doveva passare per la Samaria. Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; e là c'era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso il pozzo. Era circa l'ora sesta. Una Samaritana venne ad attingere l'acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». (Infatti i suoi discepoli erano andati in città a comprare da mangiare.)  La Samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani... La donna gli disse: «Signore, dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere». Egli le disse: «Va’ a chiamare tuo marito e vieni qua». La donna gli rispose: «Non ho marito». E Gesù: «Hai detto bene: “Non ho marito”, perché hai avuto cinque mariti, e quello che hai ora non è tuo marito; ciò che hai detto è vero».” (Giovanni 4:4-9. 15-18)

Nessuno avrebbe dovuto essere in giro a quell'ora del giorno, è per questo che lei è lì, per evitare le critiche e la disapprovazione della sua comunità. 

Vedete, è una donna con un passato e un presente non molto rispettabile. E quest'uomo, chiaramente ebreo, le chiede da bere;  non sa che ebrei e samaritani non condividono bevande o cibo perché questo li renderebbe entrambi impuri? Inoltre, uomini e donne non sono autorizzati a parlare l'un l'altro in pubblico, figuriamoci condividere da bere.  Sta infrangendo tutte le regole! Si può quasi sentire la sua frustrazione per la sua situazione.

Ma l'invito all' accoglienza è aperto, costante e generoso. C'è qualcosa nel suo invito a trovare l’acqua che non si prosciughi mai che lei non può ignorare; lei lo prega di condividerla con lei. Ed è allora che lui la vuole mettere in difficoltà: "Vai e porta tuo marito". 

Accidenti, si scopre che l'acqua viva è solo per chi è moralmente onesto. Non sappiamo perché lei confessi la verità, o con quale tono lo faccia,  ma è ricompensata con la lode piuttosto che con la condanna, l'accettazione piuttosto che il rifiuto. La conseguenza di questa accettazione è che si sente abbastanza sicura da tornare alla sua comunità e condividere la notizia che potrebbe aver appena trovato il Messia.

Quindi,  lo chiedo di nuovo:  chi troviamo difficile da accettare a causa di chi o di cosa sono?  Chi è che disapproviamo? Non sono diventata credente perché pensavo di essere una peccatrice, sono diventata credente perché ho risposto a un Dio che mi ama incondizionatamente. 

Ci sono voluti probabilmente altri due anni prima che afferrassi il significato di essere salvata dai miei peccati. Alcuni di noi rimarranno che non è nostro compito condannare le persone per i  loro peccati; quello è compito dello Spirito Santo. Noi discepoliamo le persone in amore perché  siamo stati amati per primi.

2 Pietro 1:11 dice: 

“In questo modo infatti vi sarà ampiamente concesso l'ingresso nel regno eterno del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.” (2 Pietro 1:11)

Facciamo di non essere noi a chiudere quell’ingresso con la nostra disapprovazione.

L'ospitalità è:

  • Accoglienza - aperta, costante e generosa
  • Accettazione - amiamo perché Lui per primo ci ha amati.

Infine, l'ospitalità è caratterizzata dall'appartenenza

3. Appartenere

Prima di tutto, torniamo indietro e diamo un'altra occhiata al versetto di 1 Pietro 4.

“Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare.” (1Pietro 4:9)

Qui Pietro sta parlando alla chiesa di coloro che già appartengono alla chiesa. Sta scrivendo in un periodo di persecuzione, quando molti cristiani erano rifugiati con pochi beni o risorse, costantemente in movimento e in viaggio da una città all'altra; persone senza casa, ma a cui era garantito, attraverso l'ospitalità, un posto a cui appartenere. 

Per coloro che offrivano ospitalità poteva essere rischioso e  a quei tempi ospitare poteva essere davvero un un  onere molto reale per coloro che la offrivano alle loro sorelle e ai loro fratelli nel bisogno. Non si trattava di organizzare una cena o di invitare un po' di gente, si trattava di mettere in gioco la propria vita per soddisfare i bisogni dei fratelli e delle sorelle in Cristo. 

Quindi la potenziale tentazione di lamentarsi era ovviamente grande. Forse adesso non viviamo in quei tempi, ma mettiamo a rischio la nostra privacy, la nostra reputazione, il nostro denaro in base a chi invitiamo? Come dovrebbe essere dunque la nostra ospitalità per aiutare le persone ad appartenere?

"Gesù, entrato in Gerico, attraversava la città. Un uomo, di nome Zaccheo, il quale era capo dei pubblicani ed era ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura.  Allora per vederlo, corse avanti, e salì sopra un sicomoro, perché egli doveva passare per quella via.  Quando Gesù giunse in quel luogo, alzati gli occhi, gli disse: «Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua».  Egli si affrettò a scendere e lo accolse con gioia. Veduto questo, tutti mormoravano, dicendo: «È andato ad alloggiare in casa di un peccatore!»  Ma Zaccheo si fece avanti e disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; se ho frodato qualcuno di qualcosa gli rendo il quadruplo».  Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d'Abraamo;  perché il Figlio dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto»." (Luca 19:1-10)

Amo Zaccheo; è una storia così bella e ci insegna come chiesa che  non solo dobbiamo offrire ospitalità, ma dovremmo diventare il luogo a cui le persone possono veramente appartenere. 

Gesù stava passando per Gerico e vide un uomo piccolo e basso su un sicomoro. Questo piccolo uomo era un esattore delle tasse e, come la maggior parte degli esattori delle tasse a quel tempo, si approfittava della sua posizione aggiungendo cifre oltre la tassa da riscuotere che poi intascava. Dire che era impopolare sarebbe un eufemismo. Guardate cosa dicono le folle quando vedono Gesù entrare nella casa di Zaccheo: tutti brontolavano: "È entrato ad alloggiare in case di un peccatore!". Secondo loro, non era per nulla simpatico, o amabile;  era un emarginato, che poteva avere una bella costruzione, ma non aveva nessun luogo da poter chiamare “casa”.

Mentre scorriamo il racconto possiamo vedere come Gesù gli da  un invito di accoglienza; chiama Zaccheo per nome. C'è una connessione personale che guida il resto della storia. Gesù chiude la distanza tra lui e Zaccheo quando dice: "Zaccheo, scendi, presto, perché oggi debbo fermarmi a casa tua". Pensa a tutti gli inviti e le feste che Zaccheo deve essersi perso a causa di chi era. 

Infine, Gesù vuole entrare nella sua vita quotidiana. C'è qualcosa di molto personale nell'invitare qualcuno in casa tua. Tutto è in mostra ed è dove siamo veramente noi stessi ed è lì che Gesù vuole essere.

Nella vita di Zaccheo o nelle nostre vite, Gesù conosce il nostro nome. Gesù vuole colmare la distanza tra noi e lui, e vuole accedere ai nostri spazi più intimi. E la bellezza di questa storia è che Zaccheo fu cambiato per sempre. 

Quando sei accolto e accettato, scopri di appartenere e di avere un posto da chiamare casa. La nostra preghiera dovrebbe essere che le persone possano venire e chiamare questo posto "casa".

L'ospitalità è:

  • Accoglienza - aperta, costante e generosa
  • Accettazione - amiamo perché Lui ci ha amati per primo
  • Appartenenza - un posto da chiamare casa

Un ultimo pensiero. Non possiamo pensare all'ospitalità senza guardare Ebrei 13:2.

“Non dimenticate l'ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli.” (Ebrei 13:2)

Ve lo siete mai chiesto?

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05 settembre 2021

"Dove sei?" | 5 Settembre 2021 |

Dove sei di fronte a Dio? Come ti poni, quando lui ti chiama? Ti nascondi, perché hai paura che lui si adirato perché non sei perfetto, o perfetta come vorresti essere, oppure accetti di rispondergli, rivestendoti di Cristo?
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Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 25 minuti

La scorsa settimana abbiamo iniziato a parlare di quando ascoltiamo alcune “voci” nella nostra testa... di quelle che ci dicono che non valiamo niente, che siamo da soli, che Dio non esiste, e che stiamo sperando in una illusione.

E abbiamo anche detto che queste voci sono nate assieme a noi, assieme all'uomo ed alla donna... Torniamo per un attimo alla Creazione.

Dio aveva creato tutto,  e guardando la creazione aveva detto che tutto era “buono”.

Dopo aver creato l'uomo e la donna Dio aveva detto che era “molto buono”:

Il racconto di Genesi riporta un dettaglio che ai più può sembrare superfluo, insignificante:

“L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna.” (Genesi 2:25)

E' la stessa cosa ai giorni nostri, vero? Quanti minuti riuscite a stare nudi (o nude)  davanti a qualcuno anche lui nudo  senza provare imbarazzo?

Anche tra marito e moglie, a un certo punto, quando la “forma” non è precisamente come quella di una volta arriva il suggerimento: “Spegni la luce, caro... (o cara)”  E la porta della camera da letto  rimane sempre chiusa, vero?

Persino gli attori hard raccontano spesso che il nudo è qualcosa con cui si deve lottare all'inizio... ma poi ci si fa il callo.

Gli unici a cui non importa di essere nudi sono i bambini. Fino all'età in cui, da un giorno all'altro, decidono che mamma e papà non sono più benvenuti in bagno.

Perché accade questo? Come è successo?  Chi o cosa ha fatto si che delle creature perfette cominciassero a vergognarsi l'uno dell'altra? Lo possiamo leggere in Genesi 2 e 3:

“L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il Signore aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?»  La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare;  ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete”».  Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto;  ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male». La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò.  Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e si accorsero che erano nudi” (Genesi 2:25, 3:1-7 a)

Eccolo, il momento esatto: chi gli ha detto che erano nudi? Nessuno! Fino a quel momento l'essere nudi non era un problema non esisteva neppure la parola... perché non c'era nessun altro che fosse “non nudo”.

Mosè scrivendo in ebraico,  usa un gioco di parole per descrivere la fine dell'innocenza di Adamo ed Eva:  rivediamo i due versetti iniziali:

“Adamo e sua moglie erano entrambi nudi ( עָרוֹם ‘ârôm) e non provavano vergogna. Ora il serpente era più astuto (עָרוּם ‘ârûm) di qualsiasi animale selvatico”. (Genesi 2:25, 3:1)

La purezza, l'ingenuità, la nudità senza vergogna … ‘ârôm … di Adamo ed Eva   si confrontano con l'astuzia, la malvagità, le bugie…  ‘ârûm … del serpente.  E a questi due essere puri ed ingenui,  Satana sussurra la prima bugia...  e instilla il primo dubbio sulla reale bontà di Dio verso di loro: 

“«Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?»” (Genesi 3:1)

Come può Dio essere un “Dio buono”  se non puoi avere accesso a tutto?  Eva risponde bene... in parte...

“«Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare;  ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete.»” (Genesi 3:3)

Eva, è davvero questo quello che ti ha detto Dio?  Controlliamo:

“Dio il Signore ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai».” (Genesi 2:16-17)

Eva è andata oltre quello che le aveva detto Dio: “ Adamo, Eva, quello è un albero speciale; puoi sedertici sotto, puoi arrampicartici sopra, puoi prenderne i fiori, puoi anche prenderne i frutti... basta che non ne mangi, perché vi farebbe molto male. Per tutto il resto, trattatelo come qualsiasi altro albero che ho creato per voi.”

Vedi come funziona la tentazione?  Dio ha detto :”Non puoi mangiarne il frutto”  Eva aggiunge: “Non puoi nemmeno toccarlo, anzi, più gli stai distante, meglio è”  Il peccato comincia nell'obbedire a qualcosa  che Dio non ha detto, che è stato aggiunto,  che è fuori dai piano di Dio;  Dio ti da un limite (non mangiare) tu ne metti uno differente (non ti ci avvicinare neanche). Eva sposta indietro il confine (non toccare nemmeno) , il serpente lo sposta avanti (mangialo che ti fa bene).

Tolta la sicurezza in un Dio buono, (perché non può essere buono se crea qualcosa a cui non ti devi neanche avvicinare) crolla tutto attorno:

“Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e si accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture.” (Genesi 3:7)

Il primo colloquio che conosciamo tra Adamo e Dio è sconvolgente:

“Poi udirono la voce di Dio il Signore, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il Signore fra gli alberi del giardino. Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto». (Genesi 3:8:10)

E' sconvolgente, perché a un semplice “dove sei” Adamo... l'uomo... io e te... rispondiamo con una bugia, e con vergogna: “Ho avuto paura... sono nudo...”. La replica di Dio è esemplare:

“Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo?” (Genesi 3:11a)

Mostrato” in ebraico è il verbo נָגַד  nâg̱aḏ che significa “mettere davanti, annunciare, spiegare”.

Ebbene... chi gli ha spiegato cosa significhi essere nudo?' Non il serpente:  Non è che gli ha detto: “Grazie per aver dato un morso al frutto e avermi aiutato a introdurre il peccato nel mondo e sconvolgere totalmente la Creazione e la vostra relazione con Dio. Ah, a proposito, siete entrambi nudi".

Nessuno glie lo ha detto... se non la propria coscienza. La vergogna della disobbedienza a Dio porta assieme la vergogna di se stessi, il guardarsi, e trovarsi “non giusti”, il non piacersi più.

Immagina quel momento; Adamo ed Eva si nascondono in giardino. Vergogna. Vulnerabilità.  “Perché siamo nudi?” “Cosa significa essere nudi?” “Non lo so.. ma so che sto male e che provo.... che ne so come si chiama...”

Si chiama “vergogna”... si chiama peccato. Ma Dio dice: “Dove sei?

Sapeva Dio dove si  erano nascosti?  Certo che si! Ma non dice: “Ti ho trovato! Esci fuori se hai coraggio!” dice: “Dove sei?” Dio dà un invito,  un'opportunità,  una possibilità di farsi avanti.

Anche adesso, anche ai nostri giorni, Dio continua a dirti :”Dove sei?” Dove sei rispetto alla voce del serpente di chi ti vuole far credere che non vali,  che Dio non esiste e anche se esiste non è a tuo favore, anzi, ti ha dimenticato, ti da delle regole per farti soffrire... “Fai invece quello che ti dico io, e vedrai che sarai felice.”.

Dove sei? Quale voce stai seguendo? Quella di tuo Padre,  o quella del serpente?

Il profeta Michea dirà:

“Quale Dio è come te, che perdoni l’iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia.” (Michea 7:18)

La parola tradotta con “misericordia” nella lingua ebraica è חֶסֶד ḥeseḏ che significa “essere gentile”, e proviene dal verbo חָסַד ḥâsaḏ che significa “inchinare la testa in segno di approvazione o di accettazione”.

Anche se  sbagliamo, anche quando sbagliamo pesantemente,  ascoltando la voce del serpente Dio è lì, pronto ad essere gentile con me e con te, ad “inchinare la sua testa” per farci capire che ci accetta lo stesso.

Il salmo 108 dice:

“Il Signore è pietoso e clemente, lento all’ira e ricco di bontà. Egli non contesta in eterno, né serba la sua ira per sempre. Egli non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe.” (Salmo 108:8-9)

La punizione non sarà per sempre: Dio ha già in visione la soluzione finale... sin dall'inizio dei tempi.

“Io porrò inimicizia fra te e la donna, e fra la tua progenie e la progenie di lei; questa progenie ti schiaccerà il capo e tu le ferirai il calcagno.” (Genesi 3:15)

Provvede la soluzione finale, ma anche quella attuale: ha dinanzi due sue creature nude,  che provano vergogna l'uno dell'altra:

“Dio il Signore fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.” (Genesi 3:21)

Dove ha trovato le pelli per fare un abito ad Adamo ed Eva?  Non c'era una pelletteria lì vicino!

Dio, il Creatore, ha fatto morire alte vite  per coprire le sue creature predilette.  Dio è costretto a fare il primo sacrificio:  ad uccidere parte della sua creazione,  per coprire colui e colei che avrebbero dovuto esserne custodi. Dio lo farà ancora,  mandare a morte e qualcuno per coprire l'uomo e la donna...  e stavolta sarà in croce. 

“Perché se per la trasgressione di uno solo, molti sono morti, a maggior ragione la grazia di Dio e il dono della grazia proveniente da un solo uomo, Gesù Cristo, sono stati riversati abbondantemente su molti.” (Romani 5:15 b)

"Dove sei?”,  Come posso vivere sapendo di essere esposto alla voce di colui  che mi odia, che vuole farmi sentire nudo?

“...perché siete tutti figli di Dio per la fede in Cristo Gesù.  Infatti voi tutti che siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo.”  (Galati 3:26-27)

Qualcuno ha scritto:

I

" Dove sei?"....
"Ho udito i tuoi passi,
Signore..."

Ho udito i tuoi passi
seguirmi lungo le strade,
mentre solo vagavo
fra la gente
Eri là,
qualche passo più dietro!

II

"Dove sei?"
"Ho udito i tuoi passi,
Signore,
e ho avuto paura...
"

Ho avuto paura di seguirti,
di scegliere te
piuttosto che ancora vagare
trascinato da quella informe
e silenziosa folla
Eppure tu c'eri,
in mezzo a loro!

III

"Dove sei?"
"Ho udito i tuoi passi,
Signore,
e ho avuto paura,
perché sono nudo..."

Mi sono fermato,
guardando me stesso;
ed ero nudo.
Ero nudo di fronte
a tutto quello
che vorrei essere stato
e che non sarò mai.
E anche tu mi vedevi!

IV

"Dove sei?"
"Ho udito i tuoi passi,
Signore,
e ho avuto paura,
perché sono nudo,
e mi sono nascosto..."

Ho cercato un rifugio
tra la folla,
per non farmi trovare da te.
Ma in qualsiasi luogo fuggissi,
tu c'eri!
Fino a quando,
stanco di fuggire,
mi sono fermato a cercarti.

E solo allora ho scoperto
che tu mi volevi comunque,
anche nudo ed inerme!

V

"Dove sei?"

Eccomi, Signore!

Dove sei? Non nasconderti,  Non ascoltare altre voci. Fermati, ed aspetta il tuo Signore, non sei più nudo, non sei più nuda. Rivestiti di Cristo!

Preghiamo.

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29 agosto 2021

Credere o cedere: perché lamentarsi fa male (e non solo a me stesso) | 29 Agosto | 2021 |

Cosa fai di fronte alle difficoltà della vita? Ti lamenti? Con chi ti lamenti? Ti lamenti con Dio? Ogni difficoltà della vita è una occasione per credere che Lui è in controllo, o per cedere alla tentazione di rinnegarlo.
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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti

La settimana scorsa abbiamo parlato  di una pratica spirituale molto importante dove noi portiamo un problema, una questione ai piedi del Signore,  implorandolo che agisca; si chiama “lamentazione”.

Questa settimana, invece, io vi parlerò di una pratica molto più mondana, poco spirituale ma non per questo meno praticata un po' da tutti credenti e non, dove noi imprechiamo verso varie entità, reali o immaginarie, per quello che ci accade: sto parlando della “lamentela”.

Noi italiani ne facciamo quasi un'arte; siamo capaci di lamentarci un po' su tutto, ma i nostri bersagli prediletti sono: il Governo e gli amministratori pubblici in genere; la burocrazia; il traffico; i ritardi dei mezzi pubblici e così via.

Ma anche a livello casalingo siamo dei professionisti nella lamentela: i genitori si lamentano dei figli, e viceversa; il marito si lamenta della moglie, e viceversa; la suocera/suocero si lamenta del genero/nuora, e viceversa, e così via di lamento in lamento.

Siamo insomma dei gran “lamentoni”, mai contenti di quello che abbiamo sempre in polemica perché è poco, o troppo, o alto o basso.

Questo messaggio penso che Dio me lo abbia mandato proprio perché, negli ultimi tempi, sto personalmente scivolando verso il diventare un “lamentatore seriale”, e questo non va bene.

Tu potresti dirmi: “Ma come, Marco! Proprio tu che sei pastore”! Beh, certo, per i credenti, è tutto un altro discorso, vero? Noi siamo gente serafica, allegra, sempre calma e pronta ad incoraggiare... Non ho forse ragione? Ovviamente... NO!

Non ho ragione,  perché come credenti ci lamentiamo  non solo di tutto quello per cui si lamentano i non credenti, ma per tutta una serie di “altri” motivi aggiunti per via del nostro aver creduto in Gesù e del fare parte del Corpo di Cristo, la chiesa locale.

Anche qui i motivi sono variegati: il pastore, la lunghezza della predica, i canti,  “e qui in chiesa nessuno si cura abbastanza di me”... eccetera.

Ma le lamentele sconfinano anche “oltre”, investendo il “principale”: “Perché Signore non fai niente per quella data situazione?” “Perché Signore mi hai dato un dono di preghiera mentre avrei avuto bisogno di quello della costanza?” (o profezia, o ospitalità... fate voi...) “Perché Signore non mi cambi?”

Sapete vero quale è stata la prima conversazione di un essere umano con Dio, vero? Abbiamo la fortuna di averne un riassunto in Genesi, e non è una conversazione molto “elegante” verso Colui che ti ha appena creato dal nulla, perché contiene una bugia,

“Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura” (Genesi 3:10)

e una lamentela

La donna che tu mi hai messo accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato. (Genesi 3:12)

In Esodo il popolo che era stato liberato dalla schiavitù del Faraone si lamentava che moriva di fame nel deserto, e voleva tornare indietro.

Quando Dio provvide la manna, dopo un po' cominciarono a lamentarsi che avevano solo la manna, e poi, quando Dio mandò le quaglie, cominciarono a lamentarsi che  “ … e basta carne!”

La lamentela ce l'abbiamo inserita di serie nel DNA... forse è per quello che nasciamo piangendo!  Per cui, se ci lamentiamo.. siamo “biblici”...

Ma non è che facciamo bene, eh! E non ve lo dice Marco, ma il Signore! Già, perché nella Bibbia, il Signore ha fatto scrivere a qualcuno il Salmo 95:

"Venite, cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo alla Rocca della nostra salvezza! Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi! Poiché il Signore è un Dio grande, un gran Re sopra tutti gli dèi. Nelle sue mani sono le profondità della terra, e le altezze dei monti sono sue. Suo è il mare, perché egli l’ha fatto e le sue mani hanno plasmato la terra asciutta.  Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al Signore che ci ha fatti. Poiché egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo di cui ha cura e il gregge che la sua mano conduce. Oggi, se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, quando i vostri padri mi tentarono, mi misero alla prova sebbene avessero visto le mie opere. Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione e dissi: «È un popolo dal cuore traviato; essi non conoscono le mie vie». Perciò giurai nella mia ira: «Non entreranno nel mio riposo!»" (Salmo 95:1-11)

E' un salmo ”strano”: inizia con grande gioia: “cantiamo, gioia, acclamiamo, celebriamo", dove viene riconosciuta la grandezza di Dio “rocca, grande, Re sopra tutti gli dei”.

E, fin qui, fino al versetto 8  è quello che dice il salmista, è quello che diciamo noi come credenti la domenica, insomma. Ma dal versetto 9, è Dio che comincia  a rispondere... e non è un bel rispondere!

Non è che dice “Oh, grazie! Che carini che siete!” Anzi, ci va giù duro: “disgusto, traviato, ira”... E, tanto per smentire il detto popolare “tutti i salmi finiscono in gloria” questo termina con “Non entreranno nel mio riposo!”.

Che dite, vi pare che sia un po' arrabbiato il Signore? Lui dice: “Non fate come quella volta là, quella di Meriba e Massa”... Ma cosa era successo a Meriba e Massa? Lo leggiamo in Esodo 17:

Poi tutta la comunità dei figli d’Israele partì dal deserto di Sin, marciando a tappe secondo gli ordini del Signore. Si accampò a Refidim, ma non c’era acqua da bere per il popolo. Allora il popolo protestò contro Mosè e disse: «Dacci dell’acqua da bere». Mosè rispose loro: «Perché protestate contro di me? Perché tentate il Signore?» Là il popolo patì la sete e mormorò contro Mosè, dicendo: «Perché ci hai fatto uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?»” (Esodo 17:1-7)

I nomi Massa e Meriba non sono stati messi a caso, perché significano  in ebraico “tentazione e contesa”. Il brano, e i nomi, ci dicono molto sulla genesi e sulle conseguenze del lamentarsi.

La genesi del lamentarsi

Il caldo, la sete, la stanchezza, sono tutte componenti che mettono alla prova il popolo che Dio aveva liberato da una schiavitù opprimente.

E' una prova per il popolo:  si ricorderà di quello che Dio ha fatto, si guarderà indietro per ricordare la schiavitù, le umiliazioni, le frustate,  la morte provata in Egitto, oppure si guarderà intorno, per vedere la sabbia e le rocce del Sinai?

Mosè in Esodo, e Dio nel Salmo,  chiamano questa prova “tentazione”. Vi ricordate di Genesi 3, e del serpente? Vedremo meglio la prossima settimana questo brano, ma per adesso basta che ricordiate le parole del serpente:

«Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» (Genesi 3:1c)

Ogni prova della vita,  è una occasione dove credere, o per cedere.

Credere in Dio, e nella sua bontà; credere che ha un piano per noi, credere che quando siamo disperati lui ci salva, credere che quando siamo assetati lui ci disseta..

O cedere a satana, credere alle sue bugie, credere al dio distante  che il maligno vuole dipingere nelle nostre menti. 

Cosa fai, quando sei nella prova? Credi, o cedi? Credi nella promessa che, se tu appartieni  a Gesù, lo Spirito Santo è al tuo fianco, o cedi, e credi al sussurro di satana  che ti sibila “Guarda che sei solo, sei sola. “Guarda che Dio non esiste, è una illusione”?

E la genesi del lamentarsi porta alla conseguenza:  contendere con Dio, ovvero fare a braccio di ferro con Dio.

Le conseguenze del lamentarsi

Dio è amore, ma è anche un dio con un carattere; uno di quelli, come si suol dire, “è buono e caro, ma non gli far saltare la mosca al naso che son dolori”.

“Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione e dissi: «È un popolo dal cuore traviato; essi non conoscono le mie vie». Perciò giurai nella mia ira: «Non entreranno nel mio riposo!»” (Salmo 95:10-11)

La conseguenza, per una intera generazione fu vagare nel deserto per 40 anni... fino alla morte. Alla morte non solo di chi aveva mormorato, ma di tutta una intera generazione.

Intendetemi bene, non sto dicendo  che se ti lamenti per la fila alla cassa la tua generazione ne pagherà le conseguenze! Bisogna vedere quanto è grave la tua ribellione e se coinvolge Dio. Per la fila alla cassa, probabile sarai coinvolto te e tua moglie, che ti dovrà sopportare col broncio a casa.

L'antidoto al lamentarsi

Cosa posso fare allora per non cedere ma credere, per evitare di lamentarmi con Dio, e per evitare di contendere con Lui  e la conseguenza dell'aver mormorato contro di Lui, grande o piccola che sia? L'antidoto per grazia di Dio, ci è stato da Lui provveduto, ed è all'interno del Salmo 95:

“Venite, cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo alla Rocca della nostra salvezza! Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi! Poiché il Signore è un Dio grande, un gran Re sopra tutti gli dèi.” (Salmo 95:1-3)

L'antidoto si chiama “adorazione”. Se adori il Signore non puoi lamentarti di Lui;   ma se ti lamenti del Signore non puoi adorarlo.

Quando ci soffermiamo sulle circostanze della nostra vita  siamo più propensi a contendere, a lamentarci  e a mostrare a Dio il nostro malcontento, a dire :”Signore, così non va”.

Ma quando invece ci focalizziamo su Dio,  e Lo riconosciamo per quello che è,  e Lo ringraziamo per quello che fa  e per quello che ha fatto nella nostra vita,  allora tutto cambia 

Vi ricordate il consiglio di Paolo?

“... siate ricolmi di Spirito,  parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore;  ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo...” (Efesini 5:18-20)

Paolo dice che dobbiamo concentrarci sulla lode, e che anzi, dobbiamo incoraggiarci gli uni gli altri a farlo.

Paolo non lo diceva a caso, e neppure perché qualcuno gli aveva suggerito di dirlo, ma perché lo aveva sperimentato più volte  durante la sua vita tutt'altro che facile.

Vi ricordate cosa successe a Filippi  con Paolo e Sila imprigionati a motivo del Vangelo

“Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano. Ad un tratto, vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono, e le catene di tutti si spezzarono’. (Atti 16:25-26)

Per Paolo e Sila c'è stato un vero terremoto; non sempre accade così.

Ma quando adori, ogni volta che lo fai scosse telluriche si diffondono e vanno a distruggere i castelli di bugie del nemico: “Dio non ti ama!” Crash! “Tu non vali niente!” Crash! “Non ce la farai mai!” Crash! “Dio non esiste!” Crash!

Personalmente sono convinto che  se trascorressi più tempo nella lode e nell’adorazione  non avrei  tempo o voglia di contendere  con Dio e di lamentarmi per le cose che non vanno nella vita.

Sei con me in questo? Ti ci ritrovi anche un po' nell'essere lamentone, o lamentona? Non ti piacerebbe vedere il mondo attorno un po' meno grigio di quello che appare attraverso le nostre lamentele?

Penso che io e te dobbiamo riflettere, e domandarci: “Quanto tempo trascorro nel lodare Dio ed adorarlo?” Pregare si, va bene,  ma fermarsi a riconoscere tutto quello che ha fatto per noi, e apprezzarlo, valutarlo, tenerlo in bocca, farlo sciogliere pian piano come si fa con un cioccolatino di quelli speciali.

Quante volte lo faccio al giorno... o a settimana... o al mese... o all'anno?

Il volere di Dio è quello che prevale

Non voglio però lasciarti con la sensazione che i tuoi lamenti possano in qualche modo interferire con la volontà di Dio.

Dio ha dei piani, e quelli sono,  nonostante il nostro contendere e le nostre lamentele:

“Allora il Signore disse a Mosè: «Mettiti di fronte al popolo e prendi con te alcuni degli anziani d’Israele; prendi anche in mano il bastone col quale hai percosso il Fiume e va’. Ecco io starò là davanti a te, sulla roccia che è in Oreb; tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell’acqua e il popolo berrà». Mosè fece così in presenza degli anziani d’Israele, e a quel luogo mise il nome di Massa e Meriba a causa della protesta dei figli d’Israele, e perché avevano tentato il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?»” (Esodo 17:5-7)

Il Signore aveva già deciso di dissetare il suo popolo, e non ha cambiato idea per il contendere e per le lamentele. Ha dato al popolo ciò che serviva per sopravvivere... ma ha tolto le benedizioni di una terra promessa.

Dio non ti abbandonerà se contendi e ti lamenti e provvederà a te lo stesso... ma potresti perdere le benedizioni  che avrebbe deciso di darti, se solo ti fosti fidato di lui.

Se avesti deciso di credere, invece di cedere.

Accetta stasera questa sfida: la prossima volta che vorresti contendere co Dio, e lamentarti per qualcosa con lui, apri la Bibbia,  leggi un Salmo inginocchiati, prega, ammetti che lui è eterno... e tu no, che i suoi piani sussistono , e non i tuoi e riconosci che Lui era presente anche nei momenti più difficili della tua vita.

Preghiamo.

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23 agosto 2021

Lamentazioni per una Creazione in travaglio: cosa posso fare come credente per la Terra? | 22 Agosto 2021 |

La Creazione dove viviamo non è nostra; ci è stata concessa affinché ne fossimo custodi. Ma qualcosa è andato storto.
Cosa possiamo fare? Possiamo "fare lamentazione" per chiedere aiuto al Creatore, ma dobbiamo anche pentirci e ritornare ad impegnarci per preservarla e rispettarla.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 12 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 58 minuti

I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti oramai; personalmente penso che la chiesa dovrebbe occuparsi dell'emergenza climatica. Ma perché penso che questa emergenza sia davvero una emergenza? Credo così perché si tratta di giustizia: di giustizia verso le nuove generazioni; che mondo vogliamo dare ai nostri figli e ai nostri nipoti? E' anche una questione di giustizia verso i più poveri e i più vulnerabili di questo mondo. Oggi daremo un'occhiata a cosa sia la Creazione e quale rapporto dovremmo avere con lei come credenti.

1° Parte - Il canto della Creazione   

“Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? Eppure tu lo hai fatto solo di poco inferiore a Dio e lo hai coronato di gloria e d’onore.Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi” (Salmo 8:3-6)

“Quando guardo il cielo notturno mi pongo l'eterna domanda: “Chi sei Dio e chi sono io?” Così scrive il Salmista. 

Cos'è che ti fa porre questa domanda? Montagne, oceani, foreste, natura?

Il monte Uluru in Australia è per me  è il posto più straordinario che abbia mai visto. Un deserto piatto per chilometri e chilometri, e poi una mole rocciosa. E' un luogo straordinario, ed è standoci davanti che ho davvero capito perché sia sacra per i Nativi Australiani. La creazione ci fa fermare e volgere i nostri pensieri verso il Creatore.

Come ha scritto CS Lewis

“Qualcosa di Dio… scorre dentro di noi dall'azzurro del cielo, dal sapore del miele, dal delizioso abbraccio dell'acqua.”

 Lo fa perché la Creazione fisica è un riflesso del carattere del Creatore. La bellissima canzone che è Genesi 1 parla del motivo per cui Dio ha creato il mondo e ci indica tre cose.

In primo luogo non è il risultato del caso. Dio è un dio di intenti e di propositi; ci voleva qui. Come cristiani crediamo in un Creatore che ha creato dal nulla, non si è imbattuto in un paio di protoni, atomi e molecole che fluttuavano e ha deciso di dar loro forma (so che probabilmente non è il termine giusto, sono un persona incline all'arte artistica, non alle scienze, ma potere capire cosa intenda).

Non c'era niente, e poi c'era qualcosa senza forma e vuoto. Dio è la fonte, da lui tutto è creato.

In secondo luogo, crea parlando: “Sia la luce!” E la luce fu,  “Sia la terra e il cielo” e furono la terra e il cielo, e così via. La sua parola è il potere della creazione e quella parola è una persona. Quando si tratta di creare uomini e donne dice: "Facciamoli a nostra immagine" - non è una conversazione interna , è una conversazione tra esseri. E quando leggiamo dello Spirito che si libra sull'acqua, è la stessa parola ebraica per una madre uccello sui suoi pulcini. Abbiamo quindi il Padre che la chiama la Creazione ad esistere, il Figlio per mezzo del quale e per il quale è formata e lo Spirito che teneramente la custodisce. Tutto Dio è coinvolto nella e con la Creazione.

 E in terzo luogo Dio guarda la sua Creazione e dice "È buono"; ne sta proprio godendo. L'aspetto fisico è bello,  è qualcosa di cui essere felici, e questo lo rende importante.

Ora faremo preghiere di ringraziamento e di lode per la nostra bella terra e per il suo Creatore. Il filmato ti servirà come ispirazione. Lascia che ti guidi:

Dio glorioso, tutta la Creazione proclama la tua opera meravigliosa: accresci in noi la capacità di meravigliarci e di deliziarci di essa. Che la lode del Cielo possa risuonare nei nostri cuori e le nostre vite siano spese come buoni amministratori della terra. Amen.

2° Parte - Come è iniziato, come sta andando             

“Al Signore appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.” (Salmo 24:1)

Ho un buon e caro amico che pensa e parla; qualunque cosa stia pensando, quella esce dalla sua bocca. È un bel problema per lui, ma una fonte di ilarità per i suoi amici. Una volta eravamo a una festa in cui alla padrona di casa è stata regalata una costosa scatola di cioccolatini gourmet , sapete, di quelli fatti in Svizzera; mentre li metteva da parte il mio amico sbottò: "Speravo che ce li avresti offerti!" Al che lei rispose senza alcuna vergogna : "Non ci penso neanche!". Come esseri umani  troviamo facile condividere qualsiasi cosa alla quale non attribuiamo particolare valore, cose che non sono preziose per noi, ma probabilmente non daremmo in prestito quelle che ci stanno a cuore.

Ma questa non è la via di Dio. La terra è del Signore e tutto ciò che contiene, ed ecco che ci è permesso  non solo di condividerla, ma in realtà è stata messa a nostra disposizione.

“Dio li benedisse; e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra». Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che fa seme sulla superficie di tutta la terra, e ogni albero fruttifero che fa seme; questo vi servirà di nutrimento. A ogni animale della terra, a ogni uccello del cielo e a tutto ciò che si muove sulla terra e ha in sé un soffio di vita, io do ogni erba verde per nutrimento». E così fu.” (Genesi 1:28-30)

Noi e questa terra siamo stati pensati per fiorire.  Noi ne siamo inquilini, e questa terra avrebbe dovuto non solo rimanere bella com'era, ma diventare ancora migliore sotto il nostro possesso,  portare frutti, moltiplicarsi, fiorire.

È così che è iniziato.

Ma come sta andando? Beh, in modo non eccezionale. Sei anni fa il mondo si è posto l'obiettivo di limitare entro il 2050 il riscaldamento climatico  di 2 gradi che sta avvenendo a causa dell'attività umana, altrimenti sarà una catastrofe per la terra. L'ultimo rapporto delle Nazioni Unite dice che esso accadrà dieci anni prima entro il 2040 e al ritmo attuale avremo riscaldato il clima non di 2 gradi ma di 3. Ciò significa più siccità, più scioglimento della calotta glaciale che causa l'innalzamento del livello del mare, più inondazioni, più incendi.

Il rosso su questa mappa sono il luoghi nel mondo dove attualmente ci sono incendi. C'è una quantità terribile  di rosso.

La catastrofe climatica probabilmente causerà più guerre,  perché quando le risorse sono poche e le persone sono disperate scoppiano conflitti;  ci saranno anche più migrazioni, le persone dovranno spostarsi per trovare cibo e riparo. Riguarderà anche me e te, ma colpirà maggiormente i più poveri e vulnerabili della terra.

La creazione è un dono che abbiamo sperperato. Non stiamo prosperando, stiamo infliggendo dolore e  sofferenza a tutti  se non prendiamo tutto ciò sul serio.

Quindi cosa facciamo?

 3° Parte - Fare lamentazione       

Il fare lamentazione è un concetto biblico profondo; c'è un intero Libro, Lamentazioni e molti dei salmi hanno lamentazioni in essi. Ma se sei come me, è un concetto che trascuri nella tua vita di preghiera. Sono una persona così positiva che non c'è nulla di malinconico in me, sono una ottimista seriale. Perciò sono stata davvero sfidata lo scorso anno da come i miei fratelli cristiani mi hanno chiesto di fare lamentazioni per la pandemia, e sono loro grata perché ho imparato così tanto su Dio attraverso l'esplorazione della lamentazione.

Lamentazione non è lamentarsi con Dio. Non è dirgli tutto ciò che pensiamo sia sbagliato o per cui siamo arrabbiati. Quello è solo un piagnucolare,  uno sfogo. Lamentazione è anche qualcosa che non facciamo solo quando ci sentiamo tristi, ma una disciplina spirituale che ci chiede di fermarci e considerare il mondo come lo sperimentano gli altri. Lamentazione è quando mettiamo davanti a Dio tutto ciò che addolora Lui, gli altri e noi stessi, è un appello a Lui basato sulla fiducia nel Suo carattere pronto ad ascoltaci e a risponderci.

Sappiamo che i neonati piangono quando hanno bisogno di qualcosa o provano dolore; lo fanno che perché essi non hanno le parole, e perché sanno che chi li ama arriverà; allo stesso modo la lamentazione è una preghiera dei figli di Dio che piangono affinché  lui agisca. La lamentazione  è anche un atto d'amore per gli altri, è condividere il loro dolore, riconoscere che non sempre sappiamo i perché del dolore. È il linguaggio delle persone che credono nella sovranità di Dio, ma che vivono in un mondo con tragedie.

È anche importante fare lamentazioni insieme. I salmi di lamentazione erano cantati dall'intera comunità dei credenti; il dolore privato può sommergerci, il dolore condiviso può trasformarci . 

Nel suo libro “Parole per un mondo morente: storie di dolore e coraggio dalla Chiesa globale”  Hannah Malcolm scrive: "Lo spirito di lamentazione è il punto da cui dobbiamo iniziare se vogliamo fare un passo verso la guarigione". Crediamo nella risurrezione e questo ci porta verso il  Cielo in speranza anche se facciamo lamentazione.

Hannah Malcolm sottolinea ancora: “Quando i cristiani sono addolorati, poiché la risurrezione è un'opera d'amore . . . noi crediamo che le nostre opere d'amore partecipino alla trasformazione del mondo; partecipano alla realizzazione di un mondo trasformato. . . Quando soffriamo, quando partecipiamo alla condivisione del nostro dolore, quell'opera d'amore non andrà sprecata. Le nostre opere d' amore appartengono a un mondo rinnovato , appartengono a una Creazione rinnovata».

Adesso ci prendiamo del tempo per fare lamentazioni. Ci saranno delle immagini per riflettere su e poi un paio di minuti per  pregare assieme.

Creatore Dio, ci uniamo alla tua lamentazione circa la caducità della Creazione.
Facciamo lamentazioni su tutta la sofferenza nel mondo.
Consideriamo tutto il dolore e il timore provato nel mondo proprio ora.
Pensiamo al nostro prossimo, vicino o lontano.
Portiamo dinanzi a te le nostre vere emozioni con onestà.
Facciamo lamentazione, o Dio!
Rinnova la nostra speranza e la nostra forza mentre fissiamo Te,
il Dio che si cura  di noi e ci abbraccia nel nostro dolore
Signore Dio, venga il Tuo regno
Sia fatta la Tua volontà.
Amen

4° Parte - Confessione             

Se la lamentazione è il riconoscimento di ciò che addolora Dio e noi, allora la confessione è il modo in cui agiamo, affrontando le conseguenze del peccato e cercando di aggiustare le cose con Dio . Sappiamo di essere perdonati, ma è giusto essere onesti sui nostri fallimenti. 

“...io, Daniele, meditando sui libri, vidi che il numero degli anni di cui il Signore aveva parlato al profeta Geremia e durante i quali Gerusalemme doveva essere in rovina era di settant’anni. Volsi perciò la mia faccia verso Dio, il Signore, per dispormi alla preghiera e alle suppliche, con digiuno, sacco e cenere. Feci la mia preghiera e la mia confessione al Signore mio Dio, e dissi: “O Signore, Dio grande e tremendo, che mantieni il patto e serbi la misericordia verso quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti! Noi abbiamo peccato, ci siamo comportati iniquamente, abbiamo operato malvagiamente, ci siamo ribellati e ci siamo allontanati dai tuoi comandamenti e dalle tue prescrizioni. Non abbiamo dato ascolto ai profeti, tuoi servi, che hanno parlato in nome tuo ai nostri re, ai nostri prìncipi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese. (Daniele 9: 2-6)

Daniele è in esilio da 70 anni, è partito da giovane e ora è un vecchio che legge Geremia, il profeta che dice che l'esilio durerà 70 anni.  Sta arrivando la fine, di sicuro Daniele può prendersela comoda ora, certamente è un segno che il popolo è stato perdonato. E invece no, Daniele si rivolge a Dio e lo supplica come se fossero appena arrivati ​​a Babilonia.

Daniele sta pregando in risposta alle scritture - è il suo punto di partenza. La sua confessione segue questo schema; volge il suo volto a Dio, digiuna e, come segno culturale di quanto sia serio il suo lutto,  si veste di sacco e si cosparge di cenere. Ma  non sta confessando il proprio peccato, sta confessando per conto di una nazione intera; personalmente può non essere responsabile di alcuni dei modi per cui  le cose sono andate storte, ma lui si pone tra gli altri riconoscendo che è parte della comunità.

Prima di tutto Daniele ammette cosa è andato storto.

Guarda le parole che Daniele usa per descrivere il peccato nel capitolo 9: malvagio, ribelle, non ascoltato, vergogna, infedele, disobbedito, trasgredito; non è un veloce “Ops mi dispiace”, è profondamente sentito e riconosce la profondità del peccato collettivo e tutti sono implicati.

Al versetto 11 dirà: “Sì, tutto Israele ha trasgredito la tua legge”. Usa anche la frase "allontanati" e questa è la radice stessa della confessione. Siamo stati creati per avere una relazione con Dio e noi ci siamo voltati - la confessione è voltarci indietro verso di lui.

In secondo luogo Daniele afferma ciò che sa del carattere di Dio - ogni volta che elenca un'altra trasgressione proclama il carattere di Dio, che è giusto, fedele, misericordioso, ascoltatore, attento.

E infine chiede che Dio ascolti e agisca:

“Ora, o Dio nostro, ascolta la preghiera e le suppliche del tuo servo; per amor tuo, Signore, fa’ risplendere il tuo volto sul tuo santuario che è desolato! O mio Dio, inclina il tuo orecchio e ascolta! Apri gli occhi e guarda le nostre desolazioni, guarda la città sulla quale è invocato il tuo nome; poiché non ti supplichiamo fondandoci sulla nostra giustizia, ma sulla tua grande misericordia. Signore, ascolta! Signore, perdona! Signore, guarda e agisci senza indugio per amore di te stesso, o mio Dio, perché il tuo nome è invocato sulla tua città e sul tuo popolo.” (Daniele 9:17-19)

Scritto quasi 3000 anni fa, ma siamo esattamente noi, qui e ora! I ragazzi distribuiranno un pezzo di plastica. La plastica è uno dei problemi ambientali più urgenti: il nostro desiderio di convenienza e profitto significa che il mondo è sopraffatto dalla plastica monouso. 

Usalo come stimolo per la confessione, un simbolo di ciò che è andato storto; se non riesci a pensare a nessuna parola, puoi forse farla scrocchiare per emettere un suono di frustrazione. Janet ci guiderà poi in una preghiera di confessione collettiva e i ragazzi ti porteranno un sacchetto  dove buttare via la plastica in segno di pentimento o di volgersi di nuovo a Dio.  Passeremo poi a condividere il pane e il vino, che è da sempre il luogo dove possiamo trovare ristoro.

Padre, Luce e Creatore di tutte le cose, abbi pietà di noi.
Padre, che hai sigillato l'umanità con la tua immagine, abbi pietà di noi.
Cristo, vero Dio e vero uomo, abbi pietà di noi.
Cristo, Sole che sorge, per il quale sono tutte le cose, abbi pietà di noi.
Cristo, perfezione della sapienza, abbi pietà di noi.
Spirito Santo, potenza di vita, abbi pietà di noi.
Spirito Santo, Soffio di Vita, vita di tutte le cose, abbi pietà di noi.
Amen

5° Parte - Speranza e azione 

Il nostro Salvatore è morto e risorto
affinché per tutti coloro che vivono in Lui
ci sia una nuova creazione.             
Manda il tuo Spirito, o Signore.
Rinnova i cuori del tuo popolo.
Rinnova la faccia della della terra.
Amen.

 Un popolo restaurato è quello che è  vivo e presente a ciò che Dio sta facendo. Cosa sta facendo Dio in questa emergenza climatica e dove possiamo unirci?

Ho cinque azioni di speranza da suggerirvi. Scegline una e impegnati in essa, e poi magari iniziane un'altra fra un mese o due.

1. La Conferenza delle Nazioni Unite sul clima si svolgerà dal 31 ottobre al 12 novembre: prega affinché i leader ascoltino le grida dei più vulnerabili, prestino attenzione alla scienza e concordino le migliori politiche.   

2. Mangia meno carne, in particolare carne rossa. So che sto dicendo questo in Italia, ma la produzione di carne è quella che contribuisce di più alle emissioni di serra gas. Rinunciare alla carne è l' azione più efficace che possiamo intraprendere.   

3. Pensa ai nostri stili di vita - a come viaggiamo. Se possiamo camminare invece di guidare, facciamolo. Riciclare. Prova a comprare cibo che non sia avvolto nella plastica. Non sprecare cibo e risorse.   

4. Vota per i leader che prendono questo problema seriamente, sia a livello locale che nazionale.   

5. Loda, fai lamentazioni, confessa e agisci – di continuo.   

“Al Signore appartiene la terra  e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.” (Salmo 24:1) 

Preghiamo.

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