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domenica, novembre 29, 2020

La Speranza oltre le luci - 1° Domenica di Avvento | 29 Novembre 2020 |


Cosa c'è, se c'è qualcosa,  oltre  la semplice bellezza delle luci colorate e intermittenti che ci sono a Natale? C'è l'eredità di Speranza che porta Cristo, venuto per cambiare la storia del mondo.
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Oggi comincia l'Avvento, quel periodo di quattro settimane che ci condurrà a ricordare a Natale che Dio è realmente sceso tra noi.

Chi è che di voi ha già tirato fuori le scatole con le luci di Natale? Chi userà quelle dell'anno vecchio? Chi ne ha comperate  o che deve comperarne di nuove? Chi è che non farà addobbi luminosi?

In qualsiasi modo al vediate, circa le luci di Natale, che facciate il presepe o no, l'albero o no, non potrete fare a meno di essere attorniati da decorazioni luminose.

A casa nostra la tradizione vuole che gli addobbi si facciano rigorosamente l'8 Dicembre con Michael Bublè in sottofondo. Io da buon italiano mi occupo del presepe, mia moglie che è anglosassone si occupa dell'albero.

Sono qualcosa di “sacro? Certamente no! Sono qualcosa che a me ricorda di quando ero bambino, e il nostro presepe era enorme,  con tanto di volta stellata tirata su da mio fratello  (già all'epoca un genio del “fai da te”)  con filo di ferro e carta cielo, da cui fuoriuscivano  le lampadine a simulare le stelle  (e per fortuna non c'è mai stato un cortocircuito!) che si accendevano e si spegnevano con l'intermittenza.

Il nostro albero era un po' più piccolo,  ma pieno di luci e di quelle palle di vetro antiche   al cui interno c'erano paesaggi innevati  o angeli adoranti:  e in cima una enorme stella luminosa  che da sola consumava un kilowatt!

Ma, sinceramente, all'epoca,  mica capivo il perché di quelle luci: era, (anche se buona) una “tradizione”.

Se leggete sul web, troverete decine di spiegazioni sul perché abbiamo questa tradizione delle luci, sia di quello che ne dicono bene sia di quelli che ne dicono male.

Tranquilli, non voglio discutere sul “presepe si, albero no... tutti e due... nessuno dei due...” ma quello che mi interessa oggi è di riflettere assieme a voi di cosa c'è, se c'è, che vada oltre  la semplice bellezza  delle luci colorate e intermittenti.

Cosa c'é oltre le luci?

Se leggete l'Antico Testamento troverete che Dio aveva disseminato l'anno del suo popolo con decine di festività: gli Azzimi, Capanne, la Pentecoste, l'Espiazione, la Pasqua, eccetera.

Tutte queste festività servivano davvero a Dio? Certamente no! Servivano a al suo popolo, per ricordargli che Dio aveva un piano, e che era un piano benevolo di salvezza. Erano un “segno”, un promemoria, qualcosa che serviva a ricordare una verità  che il popolo potrebbe aver dimenticato preso come era  nel ritmo della vita di tutti i giorni.

Un attimo; non pensate che voglia dirvi che le luci di Natale  le ha stabilite Dio! Certamente no! Ma posso dirvi che la luce è una illustrazione assolutamente biblica (a seconda della versione della Bibbia che hai nelle mani, la parola “luce” c'è dalle 200 alle 280 volte) per indicare “guida, saggezza, rivelazione”.

Guardate quello  che scrive Paolo agli Efesini:

“Perciò anch’io, avendo udito parlare della vostra fede nel Signore Gesù e del vostro amore per tutti i santi, non smetto mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente; egli illumini gli occhi del {vostro} cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi...” (Efesini 1:15-18)

Paolo ci parla di ottenere un “dono spirituale” particolare il dono di “sapienza”: questa sapienza arriverà attraverso una “luce” che “illumini” gli occhi spirituali del nostro cuore, per farci vedere una “eredità”.

Ora, seguitemi bene, una eredità è qualcosa che qualcuno ha già accumulato per darla a qualcun altro nel futuro.

Se tu erediti da tuo padre una somma di danaro significa che quella somma già c'è... è tua... devi solo prenderla!

Paolo sta dicendo che devi semplicemente VEDERE una “eredità”  che è già tua, crederci (“la vostra fede”)  conoscerla (“spirito di sapienza”) e vederla (“illumini”).

L'eredità che Paolo vuole che vediamo si chiama “speranza”, che, essendo un a eredità non è in dubbio, già c'è, già è stata stabilita.

Servirà solo qualcosa che ce la faccia vedere, la illumini e la riveli. A cosa si riferiva Paolo? Quale era la luce  che avrebbe dovuto rivelare agli Efesini l'eredità futura?

Non c'è evidenza che Paolo stesse pensando ad un brano specifico dell'Antico Testamento  (che lui conosceva a memoria), ma ce n'è uno che parla  di fede, speranza, e rivelazione: si trova in Isaia, al capitolo 9: leggiamolo assieme:

“Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende. Tu moltiplichi il popolo, tu gli elargisci una gran gioia; esso si rallegra in tua presenza come uno si rallegra al tempo della mietitura, come uno esulta quando spartisce il bottino...Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora e per sempre: questo farà lo zelo del Signore degli eserciti."(Isaia 9:1-2, 5-7)

Eccola l'eredità promessa: è la Speranza. Non è scritta nel brano, ma Isaia stava parlando ad un popolo diviso, lontano da Dio, assediato.. e a questo popolo che disperava, lui parla di un futuro radioso! Li porta a sperare!

La luce porterà: (guardate i termini che usa Isaia  evidenziati in viola) “gran gioia,  allegria,  esultanza,  incremento,  pace infinita,  diritto,  giustizia”.. e non per un momento,  ma “ora e per sempre”!

Mentre leggiamo la profezia  all'interno della Scrittura sopra,  è difficile non pensare a Colui  che la ha già adempiuta. Noi siamo benedetti di vivere nell'epoca in cui la luce in Cristo ha illuminato quell'eredità che si chiama Speranza, attraverso una luce nel cielo.

“In quel periodo alcuni Magi arrivarono a Gerusalemme dall'Oriente e chiesero: 'Dov'è quello che è nato per essere re dei Giudei? Abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti qui per adorarlo'... I Magi, dunque, ripresero il loro viaggio ed ecco, la stella apparve loro di nuovo e si fermò proprio sulla casa dov'era il bambino."( Matteo 2: 1b-2, 9) 

E' questo che c'è dietro le luci del Natale: c'è una eredità, qualcosa che è già tuo, ti appartiene... basta che tu afferri la rivelazione che Gesù è realmente venuto, la luce che illumina quella Speranza.

Dove sei tu, in questo momento? Come sei tu, in questo momento? Sono un facile profeta se dico che questo Avvento è uno di quelli più difficili che abbiamo mai vissuto dalla Seconda Guerra Mondiale in poi?

Potremmo disperare,  come era disperato il popolo di Dio  al tempo di Isaia, se non fosse venuta la luce di Cristo

Vorrei vedere assieme a voi un altro passo di Isaia, che Gesù stesso citerà.

A sinistra c'è la versione di Isaia,  a destra quella di Gesù... poi vi spiego perché:

 «Ecco il mio servo, io lo sosterrò; il mio eletto di cui mi compiaccio; io ho messo il mio Spirito su di lui, egli manifesterà la giustizia alle nazioni. Egli non griderà, non alzerà la voce, non la farà udire per le strade. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante; manifesterà la giustizia secondo verità. Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra; e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge». (Isaia 42: 1-4)

«Ecco il mio servitore che ho scelto; il mio diletto, in cui l’anima mia si è compiaciuta. Io metterò lo Spirito mio sopra di lui, ed egli annuncerà la giustizia alle genti. Non contenderà, né griderà e nessuno udrà la sua voce nelle piazze. Non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia. E nel suo nome le genti spereranno»  (Matteo 12:18-21)

Avete visto la differenza? Isaia dice nel versetto 4 “e le isole aspetteranno fiduciose la sua legge” (che è una frase tipicamente ebraica che significa “il mondo aspetterà”) mentre Gesù dice  “E nel suo nome le genti spereranno”

Gesù ha sbagliato un versetto! Se lo ricorda male! Non penso proprio che Gesù, che ha scritto la Bibbia, si ricordi male  di ciò che ha fatto scrivere ai profeti!

Gesù ha VOLUTAMENTE cambiato l'ultimo versetto, perché lui ha VOLUTAMENTE cambiato la storia del mondo venendo sulla terra. Ai tempi di Isaia c'era una attesa fiduciosa, ai tempi di Gesù c'è la Speranza dell'eredità. E poiché Gesù è sceso, l'eredità è stata stabilita, ed è certa.

Ecco cosa c'è dietro le luci che ci ricordano la notte in cui è nato, e ci ricordano che Lui è la luce:

«Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». (Giovanni 12:8)

Sapete quale è il più grande problema del mondo? Non è il Covid, e nemmeno la fame, o le guerre. Il più grande problema del mondo è il fatto che le persone continuino a sperare nelle cose sbagliate; a sperare in cose che non danno alcuna eredità: il potere, il danaro, il sesso, la carriera, la famiglia, i figli, il lavoro, la squadra di calcio, lo sport, l'hobby...

Intendete, alcune sono anche buone, ma non danno eredità: una delle battute del marito di mia cugina,  Antonio, con la sua saggezza di popolano romano, era:  “Ricodete, Mà: le bare nun c'hanno le saccocce (le tasche), c'hanno li manichi (le maniglie)”. 

L'eredità del potere o del danaro,  o di qualsiasi altra cosa in terra, sono maniglie per trasportarti quando ormai sarà troppo tardi; il Covid è qui a dimostrarcelo.

Le luci di Natale ci rammentano che dobbiamo decidere ADESSO, se inseguire luci che sono solo lampadine, o fidarci, avere fede nella luce di Cristo.

Ciò comporta fare come hanno fatto i Magi, che in base ad un segno, si sono mossi e hanno cercato... pur non essendo credenti.

Mentre appendi le tue luci di Natale quest'anno,  o se contempli quelle per le vie, fallo con un cuore in attesa,  avendo fede nell'eredità  che già ti è concessa se hai creduto o che è lì pronta da prendere se ancora non lo hai fatto.

Ecco cosa c'è dietro le luci a Natale: la Speranza.

Preghiamo.

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domenica, novembre 22, 2020

Essere piantati per portare frutto | 22 Novembre 2020 |

Lo scopo di ogni credente è di portare frutto a Gesù; come semi dobbiamo essere piantati nella chiesa locale, il Corpo di Cristo, dove mettere a disposizione i nostri doni per il bene degli altri.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 25 min.

Oggi ho deciso di iniziare il mio messaggio facendovi vedere una pianta, un albero per la precisione.

E' un albero che può crescere fino a trenta metri di altezza e il cui fusto può raggiungere un  diametro di dieci metri, e può vivere più di mille anni.

 E, sapete, la cosa singolare, è che oggi lo ho portato qua con me e lo ho messo nella mia tasca... eccolo! 

(Tira fuori la castagna dalla tua tasca)

Siete autorizzati a chiamare la Croce Verde per un ricovero d'urgenza al Centro Igiene Mentale... ma aspettate un attimo!

Voglio prima leggere con voi un paio di versetti e poi decidete se chiamare, va bene?

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)

Guardate le parole che ho evidenziato in azzurro:  “potentemente” e “fortificati”.

La prima, “potentemente”, è una parola a cui dovreste essere abituati se seguite i miei messaggi da qualche tempo: δύναμις - dynamis, : dinamite!

La seconda, “fortificati”, in greco è κραταιόω -  krataioō, significa “potenza in aumento”, e da cui deriva la nostra parola “cratere”.

Sapete cosa è un cratere, vero? E' un buco sulla superficie terrestre originato da una potenza (dynamis) dentro la terra che aumenta così tanto ( krataioō) che spacca la superficie per trovare sfogo in una eruzione.

Paolo sta pregando esattamente questo per te e per me; che noi come credenti  possiamo avere una potenza così grande da esplodere al mondo in una eruzione di fede e di segni che sia visibile a tutti.

Sarò mai capace di fare questo da solo? Certamente no! E Dio lo sa bene!

E' per questo che esiste un mezzo; Paolo dice,  “mediante”, che significa “attraverso il quale” , “grazie al quale” tutto ciò è possibile; lo “Spirito” (“suo”, specifica Paolo, ovvero lo Spirito di Dio); e sotto spiega cosa è quello Spirito, ovvero “tutta la pienezza di Dio”.

Lo Spirito Santo è POTENZA che AUMENTA, perché è DIO IN TE!

Guardate questa castagna: perché il castagno l'ha prodotta? Quale è lo scopo? Moltiplicarsi, far nascere altre piante di castagno, fare una foresta di castagni.

La castagna, come gran parte dei semi, è una riserva di nutrimento che servirà quando dovrà germogliare per dar vita ad un nuovo albero.

Quello che farà si che nasca un nuovo castagno non è la polpa (la parte buona che noi mangiamo) ma quella piccolissima frazione disegnata in verde,  il “germe”.

Tu potresti dirmi: “Ok. Marco, grazie per la lezione di botanica... ma che c'entro io con le castagne?”

C'entri, perché te ed io siamo esattamente la stessa cosa delle castagne sull'albero di Dio: guarda questi versetti:

“Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga...  In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto...” (Giovanni 15:16a, 18a)

Come possiamo, allora, portare frutto a Gesù? Ci sono due cose che devo fare, esattamente come la castagna:

Per portare frutto devo...

1. Far abitare Cristo nel mio cuore.

Devo avere quel “germe” che nella castagna provoca la nascita di un nuovo albero.

Riprendiamo il brano di Paolo:

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)

(Guardate le parole in verde

Cristo, dice Paolo, deve “abitare”,  κατοικέω - katoikeō; che in in greco significa  “avere casa assieme”. Una domanda per me e per te:  E' Cristo colui con il quale abiti assieme? E quello con cui parli quotidianamente, a cui dici “buongiorno” ed a cui auguri la buonanotte”?

Cristo è quel “germe” che risiede dentro il frutto che rende possibile utilizzare tutta la potenza, “dynamis” contenuta nella polpa per far nascere altri alberi, che ci rende fortificati, che aumenta la forza, che la rende "krataioō", un cratere che erutta  e si mostra al mondo per attirarlo a se.

Molte persone cercano di fare del bene, di aiutare il prossimo... ma senza quel germe, senza far abitare assieme a lui o a lei Cristo che è colui che da la potenza per agire.

Molti faranno buone opere, ma lo faranno faticando... e per Gesù, quello non è portare frutto; spesso, quando muore un fondatore, una persona carismatica di una qualche organizzazione benefica, l'organizzazione entra in crisi, talvolta si dissolve.

L'altra cosa  che mi fa assomigliare ad una castagna è che...

Per portare frutto devo...

2. Essere piantato 

La castagna ha dentro di se  la potenzialità di far nascere una pianta; ma anche se ha dentro di se il “germe” non potrà mai farlo, se non viene piantata.

Torniamo al versetto di Efesini:

“Per questo motivo piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni famiglia nei cieli e sulla terra prende nome, affinché egli vi dia, secondo le ricchezze della sua gloria, di essere potentemente fortificati, mediante lo Spirito suo, nell’uomo interiore, e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, perché, radicati e fondati nell’amore, siate resi capaci di abbracciare con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità dell’amore di Cristo e di conoscere questo amore che sorpassa ogni conoscenza, affinché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Efesini 3:14-19)

(Guardate le parole in giallo)

Paolo usa due parole per descrivere  quello che ogni credente deve fare: la prima è “radicati”: ῥιζόω -rhizoō; che in greco si usava per le piante che venivano appunto “piantate”, ma anche per le cose che venivano “piantate” perché diventassero ferme e solide, come un palo.

L'altra è “fondati”: θεμελιόω - themelioō,  che significa non solo "essere piantati", ma "spuntare dal terreno in modo da essere ben visibile".

Paolo ci sta dicendo che, per portare frutto, non solo dobbiamo essere piantati come un seme, che nessuno vedrebbe, perché è sotto terra, ma che dobbiamo avere un segnale, un palo, qualcosa che individui che noi siamo lì perché gli altri lo vedano.

E' proprio questo che si fa quando semini qualcosa e vuoi che si veda che è seminato lì: ci metti una canna sopra, abbastanza profonda che non cada, resti su, e si veda.

Non basta che noi siamo seminati nell'amore, ma gli altri devono vedere che lo siamo, devono vedere quell'amore in azione!

Quale terreno?

Ogni credente è come un seme: ha in se la potenzialità di far nascere una pianta  che nasca, cresca e si riproduca. Ma abbiamo bisogno di essere “piantati” in un terreno  per poter crescere,  un terreno speciale che ci dia  tutte le sostanze nutrienti giuste e buone. 

Sapete come si chiama questo terreno speciale?  Si chiama “CHIESA LOCALE”! Perché dico questo? Per quello che Gesù ha detto:

“Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. ” (Giovanni 15:4)

Gesù ci dice che, per portare frutto dobbiamo essere “piantati” in lui: (un altro modo per dire “piantate” è “mettere a dimora”).

Ma come faccio “fisicamente” ad essere piantato in Gesù? Gesù è spirito! Paolo ci aiuta a capire in quale luogo “fisico” dobbiamo essere piantati:

“Ora voi siete il corpo di Cristo, e membra di esso, ciascuno per parte sua” (1 Corinzi 12:27)

Eccolo il luogo! Eccolo il Gesù “fisico” dove essere piantati per portare frutto! Il Corpo di Cristo, la chiesa locale... quella dove altre persone proprio come te si riuniscono per adorare Dio, ascoltare la sua Parola, supportarsi (e talvolta sopportarsi!) a vicenda, e testimoniare l'amore di Cristo attraverso non sentimenti, ma azioni.

Un seme fuori dal terreno o si muffa, o si secca.. e non è più buono a nulla.

Un credente fuori da una chiesa o si muffa, e diventa acido o si secca, e diventa arido. Gesù userà un 'altra illustrazione, e dirà : 

«Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini. (Matteo 5:13)

In che modo posso “portare frutti” in una chiesa locale?

“Allora, per dare frutto basta che venga la domenica in chiesa, vero Marco?” Mi spiace, no!

Secondo te che mi ascolti, perché stiamo facendo una serie sui “doni”? Non mi rispondere: ti faccio rispondere da Pietro:

"Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il dono che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri." (1 Pietro 4:10) 

Pietro NON dice “quello che ha ricevuto un dono lo metta al servizio degli altri” ma “secondo il dono che ha ricevuto lo metta al servizio degli altri”.

Questo significa che Pietro (non il tuo pastore, non Marco) ti sta dicendo  che tu HAI ricevuto doni da mettere al servizio degli altri.

Il verbo che usa Pietro, tradotto con  “mettere a disposizione degli altri”  è διακονέω -  diakoneō;  da cui deriva “diacono”: vi ricordate cosa facevano i primi “diaconi”?

In Atti al capitolo 6, ad un certo punto gli apostoli dissero: “Se noi dobbiamo continuare a servire tutti quanti compresi i pasti alle vedove,  finisce che non riusciamo più ad insegnare nulla.” E istituirono i “diaconi”, ovvero “dei servitori”.

Noi in chiesa abbiamo due diaconesse riconosciute ufficialmente, ma TUTTI in chiesa posso e DEBBONO essere diaconi, servire, attraverso i dono individuali.

Pietro dice:  “Hai uno o più doni,  non ne sei proprietario tu  ma appartengono a Dio,  riboccati le maniche  SERVILI agli altri!"


Vorrei farti vedere una tabella:

Questa è una tabella che fa parte del nostro Statuto di chiesa. E' stato già insegnato che esistono 9 tipi di doni;  all'interno di quella suddivisione ci sono chiaramente mostrate nel Nuovo Testamento almeno 26 possibilità di utilizzare quei doni;  campi dove puoi utilizzarli.  Non hai che l'imbarazzo della scelta.

La chiesa non è il pastore,  o i diaconi e le  diaconesse, e neppure il predicatore... tu sei la chiesa, il Corpo di Cristo ed il corpo ha necessità dei tuoi doni per poter vivere, crescere, moltiplicarsi.

Conclusione

Avevo detto di avere nella mia tasca un albero millenario alto trenta metri e largo dieci; eccolo! Quell'albero è qua dentro... se lo “metto a dimora”, se lo pianto in un terreno.

Allo stesso modo posso farti vedere la chiesa che sarà: eccola, guardati attorno, sei tu, assieme a chi ti siede a fianco, distante di un metro, se il tuo cuore dimora in Cristo,  e i doni che ti ha dato tu li semini nella tua chiesa locale mettendoli a disposizione degli altri.

Nascerà così una foresta di persone che credono in Cristo  e dimorano il lui...

Sei pronto, sei pronta a scoprire i tuoi doni e ad usarli per la gloria di Cristo?

Preghiamo. 

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domenica, novembre 15, 2020

Doni Spirituali: la Parola di Sapienza | 15 Novembre 2020 |


I doni spirituali sono come un tesoro che Dio ha nascosto al mondo ma vuole donare a chi crede per edificare e perfezionare la sua chiesa. 
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Predicatore: Mario Forieri
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Brani utilizzati:

“Ora a ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.  Infatti, a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito;  a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, carismi di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito;  a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l'interpretazione delle lingue;  ma tutte queste cose le opera quell'unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole..” (1 Corinzi 12:7-11 ND)


 “Desiderate ardentemente l'amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali.” (1Corinzi 14:1 ND)

 “Io ringrazio sempre il mio Dio per voi, in lui siete stati arricchiti di ogni cosa, di ogni dono di parola e di ogni conoscenza,   essendo stata confermata tra di voi la testimonianza di Cristo;  in modo che non mancate di alcun dono, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo.” “1 Corinzi 1:4-7 ND) 

“...fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della statura perfetta di Cristo...” (Efesini 4:13 ND)  

“Perciocchè, chi ha conosciuto la mente del Signore, per poterlo ammaestrare? or noi abbiamo la mente di Cristo.” (1Corinzi 2:16 ND) 

"Io ero nella città di Ioppe in preghiera e, rapito in estasi, ebbi una visione...” (Atti 11:5 ND) 

“E uno di loro, di nome Agabo, alzatosi, predisse mediante lo Spirito che ci sarebbe stata una grande carestia su tutta la terra; la si ebbe infatti durante l'impero di Claudio.”  (Atti 11:28 ND)

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domenica, novembre 08, 2020

Non tralasciate i doni spirituali | 8 Novembre 2020 |


Il Signore mette a disposizione di chi crede in Lui dei "doni spirituali", capacità che vanno oltre le proprie normali abilità. Non sono per chi li riceve, ma spetta a chi li riceve metterli a disposizione per gli altri.

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Predicatore: Mario Forieri
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Brani utilizzati:

“Ora, intorno ai doni spirituali, fratelli, io non voglio che siate in ignoranza.” (1Corinzi 12:1 ND)

 “Perciocchè esso ( Lo Spirito Santo) non era ancor caduto sopra alcun di loro; ma solamente erano stati battezzati nel nome del Signor Gesù.” (Atti 8:16 ND)

“Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro.” (2 Pietro 1: 19 ND)

“Così anche voi, poiché siete desiderosi di capacità spirituali, cercate di abbondarne per l'edificazione della chiesa.” (1Corinzi 14:12 ND)

“In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre...” (Giovanni 14:12 ND)

“...perché ogni cosa è possibile a Dio." (Marco 10 :27 ND)

“Desiderate ardentemente l'amore, non tralasciando però di ricercare i doni spirituali...” (1Corinzi 14:1 ND)

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domenica, novembre 01, 2020

Essere gentili per avvicinare gli altri a Cristo | 01 Novembre 2020 |

Tu sei un "impiegato, una impiegata di Dio,  un suo o una sua rappresentante, e la  gentilezza è un ponte che tu costruisci con chi ti sta attorno affinché il messaggio di Cristo arrivi nel giorni in cui Lui li visiterà . Sii gentile verso il tuo prossimo!
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Stiamo parlando da qualche settimana  di come costruire la nostra felicità.

Abbiamo visto che Paolo ci suggerisce  per vivere felici di coltivare alcune “buone abitudini”, che in ambito cristiano vengono chiamate “virtù cristiane”.

L'ultima di cui abbiamo parlato qualche settimana fa è la “misericordia”.

Avevamo definito la misericordia come “amore in azione”:

1. La misericordia è essere paziente con le persone

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano

3. La misericordia è  aiutare chi soffre

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici

La Misericordia è “amore in azione”

Sapete, tutte queste elencate qua (specialmente da 2. a 4.) sono azioni in qualche modo  “estreme”, in qualche modo eroiche, che non mi capita tutti i giorni di praticare.

Non tutti sbagliano contro di me ogni giorno non incontro tutti i giorni persone che soffrono, non ho ogni giorno nemici a cui fare del bene...

Allora, come posso ogni giorno praticare la virtù della misericordia?

Guardate il punto numero 1: “essere paziente con le persone”.

Essere pazienti è un atteggiamento “passivo”: c'è qualcuno che è difficile e io devo essere paziente. Come posso invece far si che la misericordia diventi una azione, diventi “attiva” diventi “amore in azione” su base giornaliera e non solo in casi estremi?

Vorrei vedere con voi un paio di minuti  di un video che avevamo fatto qualche anno fa.


Cosa è che avete visto? Azioni “gentili”? Si, di certo. Erano fatte da credenti verso altri credenti? Non lo sappiamo ma direi che, per la gran parte, no.

Erano azioni semplici da fare, che interrompevano la quotidianità di chi le faceva per pochi secondi, ma che dimostravano interesse verso l'altro, in maniera disinteressata.

Vorrei che rifletteste su una cosa: se persone che vanno in auto, possono comportarsi con gentilezza verso persone che non conoscono, per nessun motivo in particolare, come dovremmo comportarci noi credenti che siamo chiamati ad avere “amore in azione” per via dell'amore con cui il Padre ci ha amato perché ha misericordia di noi?

La Parola di Dio ci chiama non solo ad amare, anche ad essere “gentili”.

“La persona che ama è gentile, non fa niente d'indecoroso, non cerca il proprio interesse,” (1 Corinzi 13: 5a PV)

La parola che usa Paolo per “gentile” è χρηστευομαι chrēsteuomai, che viene da χρηστός chrēstos e significa, semplicemente, “ essere utile, essere utilizzato, essere impiegato”.

Paolo ci dice che, se siamo persone che amano, la mattina quando ci alziamo, dobbiamo ricordarci che il nostro lavoro  è quello di “essere utili”.

Siamo “impiegati”, poiché siamo  (o dovremmo essere) rappresentanti di un datore di lavoro che vuole da noi che vendiamo ogni giorno il suo prodotto principale, l'amore.

Vi ricordate che avevamo detto che la misericordia  è come un boomerang: torna sempre indietro...  se lo sai lanciare bene!

Anche la gentilezza è come un boomerang: se voglio che gli altri siano gentili con me,  e che ascoltino ciò che dico loro, io devo essere gentile per primo.

Quali sono i vostri sentimenti quando siete allo sportello di un ufficio pubblico? Tutto dipende da come vi accoglie  l'impiegato allo sportello! E giudicherete l'efficienza di quell'ufficio anche per quel primo impatto.

Avete presente che negli uffici pubblici, all'uscita ormai c'è spesso questo pannello?


Se l'impiegato è burbero e vi tratta male, anche se otterrete quello che volete, darete una valutazione bassa.

Per noi credenti  vale lo stesso concetto. La gentilezza è la prima faccia  che gli altri vedono di me, e influenza l'opinione che gli altri avranno del Gesù che voglio testimoniare loro. Prima vedono se sono gentile,  poi giudicano quello che dico e che faccio  e solo alla fine sono disposti ad ascoltare le mie parole e la mia testimonianza di Cristo e del suo amore per tutti.

Quale “faccina” schiacciano le persone dopo avermi incontrato? Se dispenso gentilezza, probabilmente la faccina verde... Se dispenso “acido”...  probabilmente la rossa.

Quando dovrei essere gentile?

Però, tu potresti dirmi: “Marco, ma mica si può essere sempre gentili! Ci sono volte dove è giusto “impuntarsi! Mica dobbiamo sempre essere il sacco dei cazzotti!”

Nella Bibbia fortunatamente c'è un elenco delle situazioni  quando devo essere gentile  e un elenco delle persone con cui devo essere gentile.

Si trova in Efesini 4:32 e in 1 Tessalonicesi 5:15)

“Siate, invece sempre gentili gli uni verso gli altri” (Efesini 4:32a PV)

L'elenco delle situazioni dove devo essere gentile, è : “Sempre!”

L'elenco delle persone con le quali  devo essere gentile, è : “Gli altri!”

Tu potresti dirmi:  “OK, Marco, ho capito: devo essere gentile verso quello che ho intorno, ovvero: la mia famiglia, i miei amici, i miei fratelli e sorelle in Cristo, ma con gli altri posso fare un po' come mi viene, vero?”

Sbagliato... perché Paolo aggiunge:

“Badate che nessuno ripaghi il male col male, ma cercate sempre di fare del bene, sia fra voi che a tutti gli altri.” (1 Tessalonicesi 5:15 PV)

Non puoi limitare la gentilezza  esclusivamente alle persone  che ruotano nella cerchia più stretta della tua vita, “fra voi” ma va estesa e condivisa  ben oltre quella ristretta cerchia, “tutti gli altri”.

Questo non significa che dovrai essere SEMPRE lo zerbino degli altri: puoi essere gentile, ma fermo, affermando i tuoi diritti, senza necessariamente essere “acido”.

E' facile? Assolutamente no! E' per questo che la Bibbia ci indica un modo infallibile per essere gentili e fermi: prenditi il tuo tempo, non rispondere sull'impulso dell'emozione:

“ Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira... (Giacomo 1:19)”

Perché dovrei essere gentile?

Quale benefici  traggo  dall'essere gentile? Sono io che ci guadagno, essendo più “amabile” e amato, oppure c'è dell'altro?

Certo, non posso negare che personalmente  sarò più ben accetto se non mando a quel paese tutti  al primo impatto.

Ma devo soprattutto riflettere su quale vantaggio il mio modo di comportarmi porterà a Cristo attraverso la mia testimonianza.

Il vero motivo dell'essere gentile per un credente ce la spiega Pietro: 

“Comportatevi bene fra i non credenti, così... vedranno quanto bene fate e dovranno lodare Dio nel giorno in cui egli si avvicinerà. (1 Pietro 2:12 PV)

Pietro ci dice tre cose:

1. Se mi comporto bene (sono gentile)  chi non crede VEDRA' il bene che faccio.

Di conseguenza, se mi comporto male, il bene che faccio passerà in secondo, terzo, quarto ordine... e alla fine non verrà neppure notato.

2. Se vedranno il bene, la conseguenza sarà che la gloria non andrà a me, ma a Dio.

3. Ci sarà un giorno in cui ogni non credente sarà “avvicinato da Dio”... e il mio comportamento farà la differenza su quanto facilmente Dio entrerà nel suo cuore.

Tu, ed io, siamo ambasciatori di Cristo nel mondo

“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa; voi, che prima non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia.” (1 Pietro 2:9)

Tu ed io,  che abbiamo ottenuto misericordia, la misericordia di Dio  dobbiamo bramare che  gli altri,  i non credenti,  ottengano quella stessa misericordia  che  ti è piovuta dall'alto.

Noi siamo come ponte  tramite cui quella misericordia può arrivare all'altro. Tu ed io siamo “il giorno in cui egli si avvicinerà” e  nostre azioni gentili e disinteressate  sono i pilastri che sorreggono quel ponte.

Che faccina vuoi che schiaccino le persone che incontri, sapendo che Cristo ti chiama ad essere suo rappresentante,  sua rappresentante nel modo?

Preghiamo.

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domenica, ottobre 25, 2020

Guida tuo figlio sulla via di Cristo | 25 Ottobre 2020 |


I figli non sono nostri, ma sono una benedizione che Dio ci concede; spetta a noi crescerli facendoli consapevoli dell'amore che Cristo ha per loro.
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Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 23 min.

Qualche rapida spiegazione  per chi vede per la prima volta una “presentazione”.

Che cosa NON è la Presentazione

Non è “ un “battesimo asciutto”... senza acqua: Gesù ha detto prima di partire per tornare al Padre:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate” (Matteo 28:19-20a)

Gesù ci chiede di fare discepoli, di rendere le persone consapevoli che lui è morto per liberarci dai nostri peccati  e per essere nostro mediatore presso il Padre e poi di battezzarli come un atto di obbedienza.

Davide Noah non può capire ancora tutti questo, e scegliere di obbedire a Gesù. Quando sarà cresciuto spetterà a lui decidere se e quando battezzarsi.

Ma la presentazione non è nemmeno una cerimonia di “inclusione”, con la quale diviene membro della chiesa;  anche questo spetterà a lui, se vorrà un giorno fa parte di questa o di qualsiasi altra comunità di credenti.

Che cosa è allora?

La presentazione esisteva ai tempi dell'Antico Testamento  dove i genitori si recavano al Tempio  (quello mobile nel deserto durante i quaranta anni nel Sinai, quello di Gerusalemme poi) ed offrivano un dono al Sommo Sacerdote come “riscatto” per il figlio o la figlia nata; era come ammettere che quel figlio non era loro, ma gli era stato affidato. Il Salmo 127 dice:

“Ecco, i figli sono un dono che viene dal Signore; il frutto del grembo materno è un premio.” (Salmo 127:3)

Giovanni e Bianca,  presentando oggi Davide Noah alla loro chiesa, stanno ammettendo che lui non è  una loro proprietà, ma gli è stato concesso da Dio in “comodato d'uso gratuito” come premio.

Persino Gesù fu presentato al Tempio:

“I genitori portarono Gesù a Gerusalemme per presentarlo al Signore, perché sta scritto nella legge di Dio: "Se il primo figlio di una donna è un maschio, deve essere consacrato al Signore".  In tale occasione i genitori di Gesù offrirono il sacrificio stabilito dalla legge: un paio di tortore o due piccioni.” (Luca 2:22-24 PV)

Il battesimo è per chi crede in Gesù; la presentazione è per chi è consapevole che i figli non sono nostri, ma sono un dono ed una benedizione di Dio.

Al tempo di Gesù era il Sommo Sacerdote  a ricevere le offerte: sarò dunque io a ricevere le offerte di Bianca e Giovanni?

Assolutamente no! Ebrei afferma che:

“Avendo dunque un grande sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, stiamo fermi nella fede che professiamo.” (Ebrei 34:14)

Ora il nostro unico e Sommo Sacerdote è Gesù... Lui ci ha riscattati, non dobbiamo ancora più pagare pegno al Tempio! Da Giuseppe e Bianca non vogliamo certo piccioni o colombe... (magari una crostata di Bianca... quella si...  appena finisce l'emergenza Covid e torniamo a pranzare assieme).

Perché allora siamo qui oggi? 

Vedete,  ogni genitore prima o poi si rende conto  che essere genitori  non è un compito facile. 

Dobbiamo incoraggiarci a vicenda,  pregare gli uni per gli altri  e sostenerci a vicenda  in quei periodi di stress in cui i nostri figli  attraversano momenti diversi.  Non esiste una formula facile,  ogni bambino è diverso,  tutti abbiamo bisogno di imparare... E quanto è bello sapere che abbiamo amici cristiani  che pregano e ci sostengono davanti a Dio. 

Essere  buoni genitori non significa dire:  "Ho tutte le risposte  e sarò un genitore perfetto". 

Ma è dire:  "Non posso farlo da solo  e ho bisogno dell'aiuto dei miei fratelli e sorelle credenti... Potete pregare per noi? "

Bianca e Giovanni si impegnano oggi ad  aiutare Davide Noah  a crescere nella consapevolezza  che Dio esiste, che è un Padre buono, e che Gesù è suo figlio e che può essere il suo amico per la vita... se lo accetterà e lo seguirà. Allora sarà battezzato.

E' un compito difficile,  e noi come loro chiesa  promettiamo solennemente di aiutarli in questo.

Ho fatto già vedere in passato la foto di questa conca: 

Ormai non c'è più... L'ho buttata...  e devo dire che non è stato facile...

Non aveva alcun valore,  era solo una conca in plastica  comperata al supermercato, ma rappresentava qualcosa di speciale  tra me e i miei due figli quando erano ancora neonati.

I miei figli passavano gran parte della giornata ad essere accuditi dalla madre... ma la sera, tra le sette e le otto,  erano tutti miei!

Correvo  a casa dal mio lavoro, riempivo di acqua calda quella conca,  chiudevo la porta del bagno, prendevo mio figlio tra le mani  e lo immergevo in qualcosa di buono,  qualcosa di rassicurante, qualcosa che gli ricordava forse  il grembo di sua madre.

E mentre le mie mani  lo sostenevano nell'acqua  ci scambiavamo lunghi sguardi pieni d'amore.

In quei momenti io ero  il suo sostegno,  l'amore,  e il benessere.

A molti genitori piacerebbe  continuare per sempre questo tipo di rapporto, essere indispensabili (la nostra cultura italiana ci aiuta molto in questo).

Ma purtroppo, o per fortuna,  i figli crescono (e i genitori invecchiano), le conche si rompono, e non basta più l'acqua calda  e una mano sotto la testa...

Arriverà un momento in cui  il ricordo della conca sarà lontano, sarà, appunto, un ricordo, e noi genitori non potremo più essere il sostegno l'amore, il benessere. Non l'unico e non il più importante.

Quale mano sorreggerà i nostri figli nel fluido della vita, quando non sarà più  un liquido caldo e rassicurante? (Vi pare un fluido caldo e rassicurante la vita di oggigiorno?)

Quale “conca” troveranno per essere caldi, protetti, al sicuro? Quale sguardo li fisserà per trasmettere loro amore?

Bianca e Giovanni vogliono oggi fornire a Davide Noah  un'“altro ” tipo di mano,   un “altro” tipo di conca  e un altro sguardo d'amore...

“Signore, tu mi hai esaminato e mi conosci.  Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu comprendi da lontano il mio pensiero.  Tu mi scruti quando cammino e quando riposo e conosci a fondo tutte le mie vie.  Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua, che tu, Signore, già la conosci appieno.  Tu mi circondi, mi stai di fronte e alle spalle e poni la tua mano su di me.” (Salmo 139:1-5)

Viviamo in un mondo relativista, dove credere in qualcosa o in qualcuno  non è così importante;  l'importante è credere in noi stessi:  “Tanto ce la faccio da solo.”

Oppure dove basta credere a qualsiasi cosa,  filosofia o religione, è una via verso la sommità di un monte dove siede “qualcosa” di molto potente,  tanto fa lo stesso. 

Quella di Bianca e di Giovanni  è una grande sfida. Ma Gesù ha detto:

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)

Tu potresti dirmi: “Allora Marco, tu vuoi che Davide diventi della stessa religione tua  e di Bianca e Giovanni, perché pensi sia la migliore, vero?”

Io ti rispondo che poco mi importa di che religione diventi. Se mi chiedete quale sia la migliore religione potrò elencarvene svariate che sono molto più belle,  piene di riti, profumi, vesti colorate, meditazioni, diete...

Tutte molto più affascinanti del cristianesimo che indicano una via per l'oggi, che appagano la nostra ansia. Ma tutte hanno un limite: sono per “l'oggi”, e appagano  noi stessi.

La via che Bianca e Giovanni hanno deciso di seguire e sulla quale vogliono accompagnare Davide Noah, non è quella di una religione, ma quella di un rapporto con qualcuno mandato dal Padre che  è sostegno (la mano!) è protezione (la conca!) ed è sguardo d'amore.

L'apostolo Paolo afferma:

“...l'amore non verrà mai meno...”.  (1 Corinzi 13:8 PV)

La religione può deludere, gli uomini che la seguono anche (quello è matematico). Ma l'amore di Cristo,   quando hai un rapporto personale con lui, quello non verrà mai meno,

In tanti proveranno a convincere Davide Noah che lui è un caso,  e  che nulla esiste oltre se stessi. Oppure che che una filosofia o l'altra  una religione o un'altra, tutto va bene ugualmente, l'importante è che ci credi davvero.

Spetta a Bianca e a Giovanni di fargli vedere quale differenza fa nella loro vita la relazione che hanno con Gesù.

E' per questo che Bianca e Giovanni lo presentano a Dio che lo conosce già, perché lo ha creato, chiedendo il suo aiuto 

E' per questo che noi, come loro chiesa ci impegniamo oggi a sostenerli  in quella che è e sarà una battaglia, in preghiera, in atti, in testimonianza, in amore verso Davide e verso i suoi genitori.

Nonostante tutto, arriverà un giorno dove Davide  Noah dovrà decidere da solo, se la via dove lo hanno accompagnato Bianca e Giovanni è anche la sua.

Non dovrà scegliere tra “la religione di mamma e papà” e qualche altra, filosofia o religione, o il  niente;  ma dovrà decidere se ne vale la pena di avere un rapporto personale con Cristo.

Se deciderà che ne vale la pena potrà lui stesso diventare acqua che conforta,  braccio che sostiene  e sguardo d'amore per altri.  Sarà chiamato ad esserlo.

Noi oggi lo presentiamo a Dio,  che lo conosce bene,  pregando per lui e per i suoi genitori affinché possiamo un giorno sentirlo dire queste parole:

“Poiché tu sei la mia speranza, Signore, Dio; sei la mia fiducia sin dalla mia infanzia. Tu sei stato il mio sostegno fin dal grembo materno, tu m’hai tratto dal grembo di mia madre; a te va sempre la mia lode.” (Salmo 71:5-6)

Preghiamo

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domenica, ottobre 18, 2020

Il programma di protezione di Dio | 18 Ottobre 2020 |


Dio ti ha provveduto un programma di protezione se hai creduto, come si fa per i pentiti, per far dimenticare quello che eri prima di Cristo, e per ricordarti quello che ora sei in Cristo.

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Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/visione video: 32 min.

Brani utilizzati:

“Fratelli, io non ritengo di averlo già afferrato; ma una cosa faccio: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno davanti,  corro verso la mèta per ottenere il premio della celeste vocazione di Dio in Cristo Gesù.” (Filippesi 3: 13)

 “Fateci posto nei vostri cuori! Noi non abbiamo fatto torto a nessuno, non abbiamo rovinato nessuno, non abbiamo sfruttato nessuno.” (2 Corinzi 7:22)

“Ma quanto a me, non sia mai che io mi vanti di altro che della croce del nostro Signore Gesù Cristo, mediante la quale il mondo, per me, è stato crocifisso e io sono stato crocifisso per il mondo.” (Galati 6:14)

“Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio.  Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra;  poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio.” (Colossesi 3:1- 3)

“...ringraziando con gioia il Padre che vi ha messi in grado di partecipare alla sorte dei santi nella luce Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio.” (Colossesi 1:12)

“Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.A chi vince io darò della manna nascosta e una pietruzza bianca, sulla quale è scritto un nome nuovo che nessuno conosce, se non colui che lo riceve.” (Apocalisse 2:17)

“Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, cosí anche noi camminassimo in novità di vita.” (Romani 6:4)

“Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta...” (Efesini 4:1)   

“Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore...” (Filippesi 3:20)

“Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne.” (Ezechiele 36:26)

“Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?» Ora noi abbiamo la mente di Cristo.” (1 Corinzi 2:16)

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domenica, ottobre 11, 2020

Essere misericordiosi perché abbiamo ricevuto misericordia | 11 Ottobre 2020 |


Non cercare la tua giustizia. E se proprio la vuoi, preparati a non peccare mai più.  Ma se usi misericordia, riceverai misericordia.

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Tempo di lettura: 9 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 min.

La scorsa settimana abbiamo iniziato a parlare di una virtù cristiana speciale, definendola “amore in azione”: “eleemon” ovvero la misericordia.

Abbiamo visto che la misericordia non va pensata né parlata, ma va praticata: e abbiamo visto quattro modi per praticare la misericordia


1. La misericordia è essere paziente con le persone

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano

3. La misericordia è  aiutare chi soffre

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici


Tu potresti dirmi: “Ok Marco, ho capito che devo praticare la misericordia... che è amore in azione,  ma non ho capito PERCHE', il motivo che mi deve spingere ad esserlo! Non potrei vivere in pace, senza dover praticare tutte queste cose che sono l'opposto di quello che il mondo pratica? E' Dio che mi ha fatto nascere in questo mondo! Perché vuole che agisca come se vivessi un mondo sottosopra?”

Io ti rispondo che i sono almeno tre buoni motivi-

I motivi per avere misericordia

1. Perché Dio ha avuto misericordia di me

Un giorno Pietro fece una domanda a Gesù:

“Allora Pietro si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?»  E Gesù a lui: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18:21-22)

Sappiate che nella legge ebraica era scritto che bisognava perdonare 5 volte. Cosa gli viene pensato al buon Pietro? “Ma si! Aggiungiamone una... anzi due, così,  per fare bella figura con Gesù.”

Si aspetta che Gesù gli dica “Bravo, Pietro!”: a risposta di Gesù lo gela: 

«Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (v.22)

Ovvero, devi perdonare 70x7 = 490 volte... Ma non è nemmeno quello il numero giusto: Gesù sta dicendo a Pietro: “Aggiungi alla legge quello che vuoi... tanto io ne aggiungerò sempre un po' di più. Significa che devi perdonare SEMPRE!”

Perché dico questo? Perché la parabola che segue dice che a chi è stato perdonato il molto, molto deve perdonare.

“Perciò il regno dei cieli può essere paragonato ad un re che volle fare i conti con i suoi servi.  Avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno che era debitore di diecimila talenti.  E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.  Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto”.  Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito."  (Matteo18:23-27)

La scena che dipinge Gesù è quella di una situazione disperata: diecimila talenti fanno circa 8.600.000 Euro!   Dato che la paga di un servo era di qualche euro al giorno, ci sarebbero volute più vite per ripagare il debito.

Ma succede l'incredibile: il signore, “mosso a compassione” (in greco: σπλαγχνίζομαι splagchnizomai = sentire qualcosa che si muove nella pancia) lo lascia andare.

Ma la storia di Gesù non finisce qui

"Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: “Paga quello che devi!”  Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava, dicendo: “Abbi pazienza con me e ti pagherò”.  Ma l’altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.  I suoi conservi, veduto il fatto, ne furono molto rattristati e andarono a riferire al loro signore tutto l’accaduto.  Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu me ne supplicasti;  non dovevi anche tu avere pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?” (Matteo18:28-33)

La parola che qui è tradotta con “pietà”, in originale è “eleemon” ...misericordia! Proviamo a sostituirlo nel versetto: 

“Non avresti dovuto a tua volta avere MISERICORDIA come io ho avuto MISERICORDIA di te?” (v.23)

Ovviamente nella storia, il Signore è Dio e il servo malvagio sono io... e te.

Dio si aspetta che tu tratti gli altri con la stessa misericordia con la quale lui ha trattato te;  che tu abbia “amore in azione” verso gli altri, esattamente come lui ha avuto “amore in azione”, verso te, e me!

Abbiamo parlato la scorsa settimana, delle persone che ti rendono nervoso, che ti fanno perdere la pazienza, che non sopporti... hai mai pensato che stai descrivendo te stesso dinanzi a Dio?

Paolo afferma in Efesini:

“Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati.” (Efesini 2:1 PV)

Dio avrebbe potuto guardarti con occhio malevolo...ma non lo ha fatto, perché Lui è misericordia!

“Perché, se mentre eravamo ancora suoi nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte di suo Figlio, tanto più ora saremo salvati, perché egli vive!” (Romani 5:10 PV)

Tu ed io, eravamo persone difficili...e forse lo siamo ancora! Anzi, di sicuro lo siamo! 

Ma Dio ha avuto misericordia di te e di me.Persino un campione di fede come Paolo, parla di se stesso come di un “peccatore incallito”a cui è stata offerta misericordia:

“Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma per questo mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza, e io servissi di esempio a quanti in seguito avrebbero creduto in lui per avere vita eterna.” (1 Timoteo 1:15-16)

Nell'episodio della donna adultera che abbiamo visto la scorsa domenica Gesù afferma una cosa precisa:

“«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».” (Giovanni 8:7)

La legge IMPONEVA di lapidare la donna, la misericordia di risparmiarla... Romani 6:14 dice:

“...infatti il peccato non avrà più potere su di voi, perché non siete sotto la legge ma sotto la grazia.” (Romani 6:14)

Grazia = χάρις charis da χαίρω chairō, che significa felicità contentezza, gioia.

Noi siamo nella gioia,  perché abbiamo ricevuto misericordia... e misericordia dobbiamo dare agli altri, se vogliamo essere felici nella nostra vita.

2. Perché avrò bisogno di più misericordia in futuro

Dio non è stato misericordioso solo al passato  ma lo sarà anche nel futuro con te... E questa è una buonissima notizia, perché, non so voi, ma  io continuo a sbagliare e peccare:

“...perché il giudizio sarà senza misericordia per chi non ha usato misericordia: la misericordia trionfa sul giudizio.”(Giacomo 2:13 PV)

La misericordia mi serve, ma Dio la userà verso di me solamente se io la uso verso gli altri... altrimenti non ci sarà misericordia, ma ci sarà la legge... non mi conviene...

Il mio futuro sarà pieno di errori,  e se chiedo giustizia  devo stare attento ad essere giusto per primo io  (che è impossibile) perché sarò giudicato attraverso la legge e non attraverso la misericordia.

Ebrei dice:

“Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto: «A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione!» E ancora: «Il Signore giudicherà il suo popolo».” (Ebrei 10:30)

Non sta a te, né a me, stabilire la pena; lascia che sia Dio a stabilirla  per colui che ti ha offeso,  umiliato,  maltrattato,  fatto del male.


Non cercare la tua giustizia. E se proprio la vuoi, preparati a non peccare mai più.  Ma se usi misericordia, riceverai misericordia.

3. Perché mi rende felice

La serie di messaggi si intitola “Costruisci la tua felicità per vivere felice”. La misericordia è una delle maniere più potenti per costruire la tua felicità.

 Non lo dico io, è Gesù che lo dice! 

“Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia” (Matteo 5:7)

Sappiamo che “beati”  significa, semplicemente, “felici”. 

Nella mia esperienza non ho mai incontrato una persona che fosse felice  e nel contempo arrabbiata contro qualcun altro. Persone del genere sono amare, arrabbiate, non sono mai felici.

Sapete chi paga il conto della rabbia? Non chi la riceve, ma chi la prova

“L'uomo buono fa del bene a sé stesso, ma il crudele tortura la sua propria carne.” (Proverbi 11:17)

L'odio è un boomerang... torna sempre indietro. Ma anche la misericordia è un boomerang;  torna sempre indietro...  se lo sai lanciare bene!

 Come diventare misericordiosi

La prima cosa è: sei stato perdonato? Sei stata perdonata? Hai accettato che attraverso Gesù i tuoi peccati sono stati perdonati ed hai ricevuto misericordia da Dio? Questo è il primo passo, fondamentale. 

Il secondo è: hai ricevuto il perdono? CI CREDI che Gesù ha coperto tutti i tuoi peccati passati, presenti e futuri? Uno dei maggiori motivi  perché non offriamo misericordia   è perché non ci sentiamo perdonati.

Non basarti sulle tue sensazioni, ma sul sacrificio di Cristo: sulla croce. Su queste basi puoi perdonare,  e puoi dare misericordia.

Inizia a guardare le persone  nella stessa maniera con cui le guarda Dio.

Inizia guardare le persone che passano nella tua vita,  i tuoi colleghi di lavoro,  i tuoi compagni di scuola,  la tua famiglia,  nella stessa maniera con cui le guarderebbe Gesù

Gesù è l'immagine stessa della misericordia:  ha risollevato gli oppressi, 

accettato i reietti,  sollevato coloro che erano addolorati,  amato quelli che nessuno voleva amare,  aiutato coloro che erano senza speranza e addolorati. 

Gesù si è interessato di loro;  non ha vissuto questi momenti come uno stress,  non ha visto negli altri qualcuno con cui lottare giorno dopo giorno,  ma li ha visti come lo strumento con il quale dimostrare che Dio è amore,  non risentimento,  non odio,  ma amore!

Tratta le persone con la stessa misericordia con cui sei stato trattato;   ricordati che la misericordia è amore in azione!

Voglio lanciarti una sfida:  oggi non andare a casa  senza aver deciso nel tuo cuore  chi è la persona a cui vuoi dimostrare che Dio è amore. 

Sappi che tutte le volte che tu dimostri misericordia,  Gesù, colui che è morto e resuscitato per te e per me,  verrà glorificato.

Potrebbe essere qualcuno che ti ha fatto del male, o che non sopporti... sono quelle le persone  che hanno più bisogno di misericordia!

Forse ti servirà di pregare (e molto!)  per mettere in moto la misericordia;  ma ricordati che la misericordia è “amore in azione”,  che l'amore non è un sentimento,  ma è un “movimento”! 

Prega prima, ma poi agisci!

Preghiamo.

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domenica, ottobre 04, 2020

La misericordia: amore in azione in un mondo sottosopra | 4 Ottobre 2020 |


Cristo ci chiama a vivere un mondo "sottosopra", dove i valori che contano sono opposti a quelli che il mondo acclama, e a praticare la vera misericordia, piuttosto che parlarne.

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Sono alcune settimane che sitiamo parlando di come costruire la nostra felicità per vivere felici.

Uno dei suggerimenti che Paolo da  ai Filippesi  è quello di applicare alcune “buone abitudini” alla vita di tutti i giorni.

Quando parliamo di “buone abitudini” in ambito cristiano queste vengono definite “virtù” Uno dei risultati dell'applicazione   delle virtù cristiane alla propria vita  è  appunto la felicità.

Sino ad ora abbiamo visto cinque virtù: quella della gratitudine (ringraziare gli altri per quello che hanno fatto nella nostra vita), quella dell'intercessione (essere in preghiera un ponte tra il trono di Dio e le persone), quella della fede/fiducia (aspettarsi il meglio dalle persone on cui viviamo), quella dell'incoraggiamento (incoraggiare le persone nel loro cammino con Cristo), e quella della pazienza (non aspettarsi cambiamenti tutti e subito dagli altri).

Però, sapete, va tutto bene nel praticare le virtù con le persone “amabili”... Con quelle è facile: ci piacciono, le amiamo,  non ci è difficile praticare la pazienza, la gratitudine ecc.

Poi ci sono quelle persone “neutre”: non ci piacciono più di tanto, ma alla fin fine non ci dispiacciono nemmeno tanto.

Il problema arriva quando le virtù dobbiamo praticarle verso persone “abrasive” che sono morbide come che ci massaggi con  una manciata di sabbia sulla schiena dopo la prima uscita al mare  senza aver messo la crema protettiva.

Sono quelle persone che chiedono troppo,  che non danno nulla, persone che ci hanno fatto del male (poco o tanto che sia), persone naturalmente e perennemente depresse, persone che vorrebbero manipolarci per trarne vantaggio.

In questi casi, come credenti dobbiamo attingere ad un'altra virtù.

Mentre le prime cinque (gratitudine, intercessione, fede, incoraggiamento e pazienza) tendevano a cambiare l'altro, con quel tipo di persone  che non sono proprio intenzionate a cambiare l'unico modo è.. cambiare me stesso!

Nel Sermone sul Monte Gesù parla di questa virtù, e di chi la pratica:

“Beati i misericordiosi, perché riceveranno misericordia.” (Matteo 5:7 PV)

E' la quinta  delle Beatitudini che Gesù ci consegna nel suo Sermone sul Monte 

Cosa significa “misericordia”?

La parola misericordia in greco è ἐλεέω eleeō; la parola “misericordiosi” è ἐλεήμων eleēmōn (è da essa che deriva la parola “elemosina”)  è composta da “eleeō” = misericordia,  + suffisso “mon” che indica un azione: fare, praticare; “eleemon” significa “colui che pratica la misericordia”. 

Quante volte mi avete sentito dire che l'amore non è un sentimento, ma un'azione?Sapete come si chiama quest'azione? Misericordia!

La misericordia è “amore in azione”

La misericordia non è farci venire i lucciconi se vediamo un bambino denutrito in TV. La misericordia non è piangere perché qualcuno ha subito un lutto. Il Salmo 145 dice:

“Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà.” (Salmo 145:8) 

Qui c'è una parola in ebraico per “misercordia: רַחוּם  raḥûm  che è un derivato di רָחַם râḥam  che significa letteralmente “accarezzare”.

Sapete quando Davide ha scritto questo salmo? E' l'ultimo salmo che ha scritto: una lunga vita dove Davide non è stato sempre obbediente a Dio, dove Dio avrebbe potuto a ragione punirlo... Ma Davide afferma, alla fine dei suoi giorni, che Dio, nonostante i sui sbagli, lo ha “accarezzato”.

La misericordia è la mano di Dio che si allunga per accarezzare i suoi figli, piuttosto che percuoterli, è fare qualcosa;   Dio è un Dio di misericordia:  è “amore in azione” sin dal principio del mondo.

Se dico di credere in quel Dio e di seguire le istruzioni di suo Figlio devo praticare la virtù della misericordia.

Come praticare la virtù della misericordia?

1. La misericordia è essere paziente con le persone

Della pazienza avevamo parlato anche la volta scorsa. Vedete come le virtù cristiane non siano “isole” regola 1 + regola 2 + regola 3, ma siano interconnesse tra di loro.

Ah, non sto manco a specificare che la pazienza va esercitata verso TUTTE le persone... anche e soprattutto con quelle “particolari”.

La vita è fatta di persone “particolari”, “strane”,  di persone che stimolano il peggio di noi stessi! 

Guardate quello che dice Paolo ai Tessalonicesi:

“Vi esortiamo, fratelli, ad ammonire i disordinati, a confortare gli scoraggiati, a sostenere i deboli, a essere pazienti con tutti”. (1 Tessalonicesi 5:14)

Paolo non dice di essere pazienti con gli educati, coi savi, con i simpatici... ma con TUTTI, per cui, con i maleducati coi pazzi, con gli antipatici... E'  una sfida alla normalità della mia vita! E' un mondo sottosopra!

Io non sono famoso per la mia pazienza. Magari voglio che gli altri lo siano con me;  ed è una mancanza su cui lavoro da anni... qualche volta va bene... altre volte ho una miccia “troppo corta”.. ed esplodo!

Una cosa che ho trovato utile per “allungare” la mia “miccia”, per evitare di “esplodere”, è, semplicemente, stare zitto io e cercare di ascoltare l'altro, cercare di capire attraverso le sue parole perché è così “difficile”.

Stress? Situazioni di lavoro? Situazioni familiari? Certamente non posso capire tutto in cinque minuti, ma posso evitare di giudicare senza ascoltare.

Paolo in Romani dice che dovremmo accoglierci a vicenda, perché siamo stati per primi accolti da Cristo.

“Perciò, accoglietevi a vicenda con amore, proprio come Cristo ha accolto voi; fatelo per la gloria di Dio” (Romani 15:7 PV)

Tu potresti pensare:  “Beh, io in fondo non avevo fatto un gran che di male nella vita. Perché Gesù non avrebbe dovuto accogliermi?”

Te lo spiega Paolo perché:

“Una volta voi eravate morti per sempre a causa dei vostri peccati.” (Efesini 2:1 PV)

Perché Gesù mi ha accolto quando anche io ero “particolare”:  perché Gesù mi ha accolto quando io ero suo nemico. 

Tu potresti ancora dirmi: “ Si, va bene, ma io che beneficio ne traggo oltre farmi un fegato tanto ad “accogliere”  quelli che mi risultano “difficili”?

Tu, nessuno... Dio tutto: il versetto di Romani dice:

 “fatelo per la gloria di Dio”  (v.7b)

Perché voglio che Dio venga glorificato attraverso la mia accoglienza.

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano

Sei uno, o una che sottolinea o che cancella? 

Quando qualcuno sbaglia contro di te, prendi la matita rossa e blu, e sottolinei oppure prendi il bianchetto, e cancelli?

Nel mondo sottosopra di Dio, la misericordia dimentica,  la misericordia cancella!

“Sopportatevi gli uni gli altri e perdonatevi a vicenda, se uno ha di che dolersi di un altro. Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”. (Colossesi 3:13)

Le parole “sopportatevi”, “perdonatevi” sembrano così giuste quando siamo noi che dobbiamo riceverle, vero? Ma sono così difficili c'è da applicarle agli altri: “Io non voglio perdonare, voglio giustizia!”

Dio come è stato con te?  Ha “sottolineato”  o ha “cancellato” i tuoi peccati? Rileggi il versetto di Colossesi per trovare la risposta.

3. La misericordia è  aiutare chi soffre

Ti ricordi? In greco “essere misericordiosi” si dice ἐλεήμων eleēmōn è fare la misericordia è una azione:

“Non negare il bene a quelli a cui è dovuto, quando è in tuo potere di farlo” (Proverbi 3:27) 

E qui, in molti, interpretano quel “bene” in una maniera “creativa”, “estensiva”: adoperasi per i diritti dei più poveri, visitare gli infermi, essere vicini agli emarginati...

Tutte cose molto belle e molto giuste... che escono direttamente dal cuore...

Gesù ha una chiave di lettura forse meno “nobile”, meno da premio Nobel per la pace, ma tremendamente più pratica: infatti Giovanni dice: 

“Ma se uno, che dice di essere cristiano, ha denaro a sufficienza e vede un fratello bisognoso, ma non vuole aiutarlo, come si può dire che in lui c’è l’amore di Dio?  Figli miei, dimostriamo il nostro amore, non a parole, con dei bei discorsi, ma con i fatti, concretamente. “(1 Giovanni 3:17-18 PV)

Giovanni, seguendo gli insegnamenti di Gesù, dice: “piuttosto che far uscire la tua misericordia dal tuo cuore falla uscire dal tuo portafoglio.”

Vi ricordate la storia del buon samaritano?  Un uomo era stato picchiato, derubato, e buttato a lato di una strada.  Arrivano due persone in due momenti differenti, ma ambedue dicono guardandolo: “Non è affare mio, non mi riguarda.” Mi spiace per quello che ti è accaduto, ma non voglio essere coinvolto”.  È solo il terzo uomo che decide di agire, che lo porta all'Urbano V (il miglior albergo di Montefiascone), gli lascia la sua MasterCard, e dice al titolare: “Dagli tutto quello che chiede, tanto pago io! “ 

Secondo te, chi di questi tre si comporto da "prossimo" verso quell'uomo, vittima dei banditi?"  Il dottore della legge rispose: "Quello che ha avuto compassione di lui".Allora Gesù gli disse: "Ora va', e comportati così anche tu!" (Luca 10:36-37 PV)

Nel mondo sottosopra  dove i valori disprezzati sono quelli che valgono di più Gesù sta dicendo : felici coloro che si lasciano coinvolgere! Felici coloro che AGISCONO con misericordia”.

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici

Suona male, vero? La nostra natura e la nostra cultura ci dice che noi dobbiamo FARE MALE a chi ci fa del male magari incrementando un po' il male ricevuto  così da essere in vantaggio!

Quello che propone Gesù, invece, è ancora una volta,  un mondo sottosopra:

“E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso. ...Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.”(Luca 6:33, 35-36)

La società ti dice: “ diffama i tuoi nemici, distruggili con qualsiasi mezzo  tu possa.”  Dio invece ti dice: “io non voglio che tu reagisca, ma voglio che tu agisca!”.  E questo è così difficile da fare!  Ma è quello che farebbe Gesù. 

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Allora, abbiamo capito che, nel mondo sottosopra di Dio essere misericordiosi non significa avere la “lacrima facile”, ma AGIRE:

1. La misericordia è essere paziente con le persone

2. La misericordia è perdonare coloro che sbagliano 

3. La misericordia è aiutare (anche economicamente) chi soffre 

4. La misericordia è fare del bene ai miei nemici


E' facile? Assolutamente no! Significa dove girare  il  mondo dove viviamo sottosopra, fare l'opposto di quello che il mondo fa, vivere “a penzoloni” in un mondo dove gli altri sono in piedi per essere simili a Cristo, aggrappandoci a lui per non cadere  e ricevere il suo premio.

Personalmente sono sempre più convinto che l'unica maniera per cambiare la natura umana che c'è in ognuno di noi, non viene né dal leggere la Bibbia, né dall'ascoltare una predica, e nemmeno dal pregare... ma viene dall'applicare a se stessi quelle regole di vita sottosopra che Dio ha scritto attraverso le virtù cristiane.

Conclusione

“Il SIGNORE è misericordioso e pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà.”(Salmo 145:8)

La misericordia è la mano di Di che si allunga per accarezzare i suoi figli, piuttosto che percuoterli, è fare qualcosa.

Dio è un dio di misericordia:  Dio vuole che tu assomigli a sui figlio Gesù, che in questo mondo sottosopra pagò essendo innocente, morì essendo immortale, ed amò essendo odiato.

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