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25 settembre 2022

Cosa fa “amore”? | 25 Settembre 2022 |

Cosa fa " amore”? Cosa lo crea? Cosa lo dimostra? Quali sono le condizioni che rendono possibile l'amore? E, soprattutto,  dove troviamo un modello a cui ispirarci? Tutto ruota attorno al nuovo comandamento di Gesù: "Amatevi gli uni gli altri".
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Due settimane fa abbiamo parlato di che cos'è l'amore leggendo 1 Corinzi 13:4-7, ed abbiamo terminato dicendo, se vi ricordate,  che l'amore è FARE.

Che cos' è allora che “fa amore”? Nel senso di cosa lo crea? Cosa lo dimostra? Quali sono le condizioni che rendono possibile l'amore? E, soprattutto,  dove troviamo un modello a cui ispirarci?

Cosa fa "amore"?

Leggiamo assieme l'ultimo insegnamento di Gesù, quello fatto a poche ore dalla crocifissione, nella sala dell'ultima cena, quando già Giuda era uscito per andarlo a tradire:

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.   Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici.   Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.   Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.   Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia.  Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri. (Giovanni 15:12-17)

Pensa di essere un membro della protezione civile chiamato per una missione pericolosissima di salvare qualcuno prigioniero in una grotta sottoterra e invasa dall'acqua:  una missione da cui potresti non tornare vivo, o viva. Sei sulla porta di casa, e dai un ultimo abbraccio alle persone che ami: il tuo sposo, la tua sposa, i tuoi figli... Cosa gli dici?

Non penso che gli dici di ricordarsi ad annaffiare il limone, o a dare il cibo al gatto... Probabilmente cerchi di dargli le ultime istruzioni affinché capiscano che li ami... e che li spingano ad amare a loro volta... anche se non ci sarai più.

Gesù sta parlando per l'ultima volta ai suoi:  è l'ultimo insegnamento prima della Croce. Ed userà nei capitoli da 12 a 17 la parola “amore” 31 volte.

Gesù dice: “l'amore è la cosa più importante.” Perché è importante l'amore?

Un  nuovo comandamento e sette  modi per obbedire

Il Comandamento

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.  (Giovanni 15: 12)

Gesù usa la parola ἐντολή entolē, comandamento per la prima volta non per illustrare uno di quelli del Padre, uno di quelli scritti sulle Tavole portate da Mosè giù dal Sinai e non sta citando un comandamento contenuto nella Legge.

Gesù aveva sempre insegnato, mai “comandato”; per la prima volta lo fa... parlando di amore! Ne parla, e lo sottolinea in rosso: "Questo è il mio comandamento."

I discepoli sapevano che, per fare la volontà di Dio ogni comandamento andava eseguito, senza discutere, senza trovare alternative; obbedire, pena essere impuro e lontano da Dio.

I comandamenti erano scritti su tavole di pietra  venivano conservati nell'arca del patto erano posti al centro del tempio.

Che fine ha fatto il Tempio di Dio? Distrutto dall'imperatore Tito nel 70 D.C. Non serviva più, era solo un pezzo di archeologia; perché, dal giorno di Pentecoste, il Tempio era divenuto qualcosa di vivo, di mobile, di ovunque... Io e te!

Eccolo il luogo dove conservare quel comandamento, eccolo il mezzo con cui obbedire a quel comandamento; porlo all'interno del tempio che ciascun credente rappresenta. Come?

Sette modi per obbedire

I. Metti l'altro per primo

Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici. (v. 13)

Vi ricordate cosa aveva detto Gesù  proprio all'ingresso della sala dell'ultima cena quando aveva lavato i piedi agli apostoli?

“Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io.” (Giovanni 13:15)

E l'esempio è: “Se vuoi amare devi dare la tua vita agli altri”. Tu vieni dopo; l'altro viene prima. E questo è l'esatto opposto della cultura di tutto il modo.

Se Paolo aveva detto che “L’amore  è benevolo … {l’amore} non si vanta, non si gonfia,  non cerca il proprio interesse, sopporta ogni cosa",  Gesù dice che è “dare la vita”.

Se stai pensando “Allora dobbiamo allora morire anche noi?” ti rispondo con una domanda (come avrebbe fatto Gesù): perché moriva Gesù? Per venirci in aiuto, servirci. Dare la vita per noi significa venire in aiuto dell'altro, servirlo.

II. Servi l'altro

Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.  (v. 14)

Quando hai conosciuto Gesù, eri suo amico? Facevi quello che ti comandava di fare? Eri “amabile”? Domanda retorica: Gesù ci ha amati per primo, quando non eravamo amabili. E' un esempio. Io devo fare lo stesso: io devo amare gli altri per primo, senza attendere che si facciano amare.

III. Scegli di amare

Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore (v. 15 a)

Gesù non ti chiede di obbedire,  come farebbe un servo ma di scegliere di obbedire. Non devi amare per “obbligo”, ma per amore del tuo amico Gesù, che ti ha amato per primo, dandoti l'esempio da seguire.

IV. Agisci con gioia

ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio (v.  15 b)

Un amico non fa le cose “per obbligo”, ma con gioia, un amico ascolta e comprende prima di agire. E se stai ascoltando le “istruzioni”di Gesù esse sono le stesse di nostro Padre; e questo ti porta a d agire con gioia, perché stai obbedendo a colui che ti ama più di ogni altro.

V. Comprendi che non è merito tuo

Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi (v. 16 a)

Se sei capace di amare, mettendo l'altro per primo, servendo con gioia ricorda che non è nulla di cui tu ti possa vantare. Sei stato, sei stata scelta. E non per quanto eri bravo, brava o buono, buona, o religioso, religiosa, ma per quanto lui ti ama.

Ah, attento, attenta, perché non sei “predestinato/predestinata”: Gesù “sceglie” ma sta a te comportarti da “amico” da “amica”  di Gesù”

VI. Porta frutto

e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga (v. 16 b)

Abbiamo già detto che non sei stato scelto o scelta perché eri  la migliore scelta e nemmeno perché eri indispensabile.

Il fine del perché sei stato scelto, sei stata scelta, è perché tu “porti frutto”; non temporaneo, non stagionale, ma frutto “perenne”.

In che modo? Testimoniando dell'amore che ti ha amato portando altri come te a conoscere Cristo, portando altri alla salvezza, ed amando gli altri come Gesù ti ha amato.

VII. Non dubitare dell'amore di Dio

affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia (v. 16 c)

Se rispondi all'amore con l'amore il risultato di tutto ciò il servire,  l'ascoltare il Padre, il portare altri alla salvezza,  avrai un rapporto intimo con mio Padre; e quando hai un rapporto con un padre cha ti ama quel padre farà di tutto per vederti felice e realizzato.

Non farti venire in testa però che basti fare del bene per avere un simile rapporto col Padre: non puoi passare nella “stanza del Padre”  se prima non sei passato per la “porta Gesù”:

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6)

L'amore è il traguardo : Gesù è la via

“Gesù è paziente, è benevolo; Gesù non invidia; Gesù non si vanta, non si gonfia,  non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità;  soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.” 

Gesù è il modello dell'amore, ha avuto pazienza e benevolenza con ciascuno di noi, senza vantarsi o gonfiarsi di essere il Figlio di Dio senza cercare il proprio interesse, ma è disceso per cercare il mio e il tuo. Gesù non diventa aspro quando sbagliamo, ed è sceso perché sa che, dentro di noi, c'è una parte capace di fare il bene. Gesù è al nostro fianco quando ci trattano ingiustamente, e salta assieme a noi quando la verità vince.

Gesù ha sofferto ogni cosa, peccati passati, presenti e futuri, sulla croce. Gesù ha creduto che ci fosse una soluzione alla morte, morendo sulla croce. Gesù spera che ciascuno raggiunga il Padre  attraverso la sua croce. Gesù ha sopportato la croce, perché lui è amore!

E la cosa che gli preme maggiormente,  più delle mie predicazioni e di quelle di tutti i pastori nel mondo, più di tutta la beneficenza raccolta per i bisognosi, più di tutte le campagne evangelistiche mai organizzate, è quel comandamento nuovo,  che ribadisce alla fine della frase:

Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri (v. 17)

Preghiamo. 

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18 settembre 2022

La chiesa: ai vostri posti, pronti, via! Prima parte: ai vostri posti...ovvero incontrarsi | 18 Settembre 2022|

La prima volta che Dio dice: "Non è buono" di qualcosa non è per un peccato... ma per la solitudine. Siamo stati creati con il bisogno di essere in contatto con altri. Se questo bisogno scompare,  mancherà qualcosa nella vita. La chiesa esiste affinché le persone possano incontrarsi e vivere in supporto l'uno dell'alto.
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Predicatrice: Jean Guest
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All'inizio di quest'anno mio figlio minore e la sua compagna sono andati in vacanza a fare escursionismo nel parco nazionale di Yosemite, negli Stati Uniti. Mentre erano lì, continuavo a ricevere messaggi da parte loro di quanto fosse meraviglioso il paesaggio, del fatto che il tempo fosse bello, ma non troppo caldo, e un messaggio su quanto fossero simpatiche le persone con cui si erano ritrovati al campeggio. 

Dopo una dura giornata di cammino, loro e gli altri giovani si riunivano intorno al falò, condividevano il cibo e i racconti delle loro vite - Tom dice che è stato incredibile incontrare così tante persone interessanti provenienti da tutto il mondo, che ti hanno fatto "sentire parte di qualcosa di più grande". 

C'era però una tenda in cui le persone non partecipavano e non parlavano mai. All'inizio tutti pensavano che forse non parlassero inglese o che fossero timidi, ma quando la coppia ha continuato a respingere tutte le avances, alla fine si è trasformato in un piccolo gioco su chi potesse spiegare la freddezza della coppia, perché sembrava davvero strano. Credo che la supposizione favorita sia stata  che fossero in fuga dall'FBI. 

Quando gli esseri umani non cercano la compagnia di altri esseri umani sembra un po' strano. Nella nostra cultura pop il serial killer sembra sempre essere un solitario; il nostro linguaggio quotidiano è pieno di modi di dire per descrivere le persone che non si uniscono; "il lupo solitario"; i solitari spirituali sono eremiti. 

Non unirsi non sembra essere "normale". Non parlo di coloro che sono timidi per natura o degli introversi tra noi, siamo quello che siamo, ma parlo del caso estremo quando le persone si allontanano attivamente dagli altri e rifiutano di far parte di una comunità.  E c'è una ragione per cui sembriamo avere questa reazione. 

Ricordate la prima volta che Dio dice: "Non è buono"? Non parla di peccato, ma di solitudine.

“Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».” (Genesi 2:18)

È il momento di una piccola tangente e di un altro dei rapidi smontaggi del patriarcato da parte di Jean.

La prima cosa in tutta la creazione che Dio definisce "non buona" è il bisogno disperato di donne. Questo è il primo accenno al fatto che l'"aiutante adatto" che Dio crea non è subordinato, ma assolutamente necessario. Prima che il peccato corrompesse il rapporto tra i sessi, Dio sembra considerare la donna necessaria quanto l'uomo.

L'espressione ebraica per "aiutante adatto" è "ezer knegdow". La parola "knegdow" viene tradotta per lo più come "adatto" e si riferisce a una controparte esattamente corrispondente. 

Letteralmente, si riferisce a "stare di fronte a". Qui sembra implicare che entrambi i generi sono incompleti senza l'altro. 

Ognuno di essi ha qualità e caratteristiche generali intrinseche che mancano all'altro e dipende dal contributo dell'altro.

La parola "ezer" viene spesso tradotta con "aiuto" o "aiutante". Quando vediamo la parola "aiutante", spesso pensiamo a una persona inferiore che potrebbe rendere più facile un compito, ma non è assolutamente necessaria per la sua realizzazione. Ma ovunque nella Bibbia, al di fuori di questo secondo capitolo della Genesi, questa frase descrive esclusivamente il modo in cui Dio stesso aiuta il suo popolo. Non si tratta di un aiuto a caso. È il tipo di aiuto senza il quale non si può funzionare.

Torniamo al motivo per cui è umano avere bisogno di legami con gli altri.


Vi ho già mostrato questa icona in passato. Ma non mi scuso per mostrarvela di nuovo, perché dimostra in modo eccellente che Dio è tre persone in una e che noi siamo fatti a sua immagine e somiglianza.  Se Dio ha bisogno di comunità, allora noi portiamo questa caratteristica nel nostro DNA. E pensateci: perché Dio ci ha creati? 

“Camminerò tra di voi, sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo” (Levitico 26:12)

Siamo stati creati per essere in comunità con Dio. Quanto è bello questo? E da quando abbiamo scelto diversamente, Dio sta lavorando nella storia perché questo sia di nuovo vero.

Dio e gli esseri umani sono fatti l'uno per l'altro e gli esseri umani per funzionare bene hanno bisogno di altri esseri umani. Cosa canta Barbara Streisand nella canzone "Peolple"?  "Le persone…. le persone che hanno bisogno delle persone sono le persone più fortunate del mondo".

Ed ecco un'altra cosa incredibile su come siamo stati creati. Le lacrime emotive hanno un contenuto proteico più elevato rispetto alle lacrime dovute ad una situazione frustrante, il che fa sì che cadano più lentamente lungo le nostre guance, aumentando così la possibilità di essere notate e di ricevere conforto e cure.  In modi fisiche e letterali, il nostro corpo è costruito per incoraggiare l’essere in comunità.

Ecco cosa dice l'ultima relazione scientifica dell'Unione Europea sugli effetti della solitudine:

Le ricerche dimostrano che la solitudine e l'isolamento sociale hanno ripercussioni dannose sulla salute mentale e fisica, nonché conseguenze significative sulla coesione sociale e sulla fiducia nella comunità. Sia la solitudine che l'isolamento sociale sono quindi sempre più riconosciuti come problemi critici di salute pubblica che meritano attenzione e devono essere affrontati con strategie di intervento efficaci.

Negli Stati Uniti il 45% degli adulti si sente solo e isolato.  Nel Regno Unito i giovani adulti di età compresa tra i 18 e i 24 anni sono il gruppo che dichiara di sentirsi solo "spesso o quasi sempre".  L'Italia, e forse vi sorprenderà saperlo, registra una delle più alte percentuali di persone che si sentono sole in tutto il mondo - l'Italia è al 5° posto nel mondo per quanto riguarda la solitudine autoriferita.

"L'idea che l'italia abbia una "cultura comunitaria" è un mito", ha dichiarato Marco Trabucchi al giornale The European. "Forse esisteva 20 o 25 anni fa, ma certamente non oggi". 

La solitudine è un fenomeno globale. Mi spingerei oltre e lo definirei quello che la fondazione Jo Cox ha etichettato come "il male gigante".

Ma perché è importante e cosa ha a che fare con la Chiesa?  Penso che sia importante per due motivi, ma oggi ne tratterò solo uno; il secondo motivo verrà presentato nella terza parte, quando esamineremo il ministero ecclesiastico.

Penso che sia importante perché non è da Dio. Abbiamo già visto che non è così che siamo stati creati, né rispecchia il Creatore e questo lo addolora.

Dobbiamo anche stare attenti, come cristiani, a non cadere nell'individualismo che può portare all'isolamento. Ho sentito persone dire: "Posso essere cristiano senza andare in chiesa". Tecnicamente è vero. Per molte delle nostre sorelle e dei nostri fratelli nel mondo non possono letteralmente andare in chiesa perché è contro la legge, non hanno altra scelta che essere cristiani che non vanno in chiesa. Ma pensate davvero che quegli stessi cristiani, se ne avessero la possibilità, resterebbero nella loro cella di prigione, o a casa, piuttosto che andare in chiesa? 

Ecco cosa ha detto Iktimal, un cristiano iraniano, dopo essere stato rilasciato, all'organizzazione cristiana Porre Aperte:

"Hanno pregato con noi, hanno ascoltato la nostra storia, sono stati al nostro fianco", dice Iktimal. "Dio era con noi. Ha mandato quelle persone a starci accanto, erano come angeli. Il loro amore ci ha avvicinato a Gesù; ci hanno dimostrato l'amore di Dio".

E ascoltate cosa intende fare Paolo nel momento in cui viene rilasciato dalla prigione di Efeso.

“Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito.” (Filemone  22)

Si incontrerà con questa cosa meravigliosa chiamata chiesa di Colosse che si riunisce nella casa di Filemone; di lui e di loro si parlerà ancora la prossima settimana.

So che Marco l'ha già detto, ma lo ripeterò: non possiamo fare chiesa in modo isolato. Ed ecco perché.

L'istruzione che Gesù diede ai primi discepoli al momento dell'incontro non fu "credi in me", e nemmeno "ascoltami", ma "seguimi!". Ed essere seguaci di Gesù significa stare con Gesù. Diamo uno sguardo a Marco capitolo 3

“Poi Gesù salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui. Ne costituì dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli, perché stessero con lui, per mandarli a predicare e perché avessero il potere di [guarire le malattie e di] scacciare i demòni.” (Marco 3:13-15)

Chiamò quelli che voleva andassero con lui, dovevano accompagnarlo. Prima che a loro, o a noi, venga affidato un ministero, dobbiamo prima essere con Gesù, dobbiamo accettare l'invito a entrare in relazione con lui.

E guardate lo schema: chiamò i dodici da un gruppo più grande. Sappiamo che mandò i settantadue (Luca 10) e gli scrittori del Vangelo parlano spesso delle folle che lo seguivano.  Non si trattava di persone che si presentavano solo per ascoltare il nuovo rabbino; lo seguivano. 

Se ripensiamo alla serie sulle parabole, il punto della moneta perduta e della pecora smarrita non è semplicemente che sono state trovate, ma che sono state trovate e restituite alla cassa e al gregge. Essere ritrovati significava entrare a far parte di qualcosa di più grande.

Essere con Gesù significa essere con gli altri, che ci piaccia o no. Sapete che Gesù poteva avere molto da ridire su ciò che accadeva nel tempio e con i responsabili del tempio, ma ci andò lo stesso. Si presentava comunque nella sinagoga.

“Si recò a Nazaret, dov’era stato allevato e, com’era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga e si alzò per leggere.” (Luca 4:16)

Andava “come era solito", era un habitué. 

Come al solito, ci sono le dovute eccezioni a tutto ciò, perché nulla è mai solo bianco o nero. La pandemia ha lasciato alcune persone fragili che hanno  timore di mescolarsi alla folla; dobbiamo dare loro il permesso di elaborare il trauma; un giorno saranno di nuovo pronte a partecipare. 

Molte persone che lottano con la salute mentale non riescono ad affrontare l'allegro e propositivo "Alleluia! Amen!" della chiesa; dobbiamo sostenerle, facendo loro sapere che a volte va bene non sentire che tutto va bene. 

Nella mia chiesa nel Regno Unito, c'era una donna stupenda che conviveva con la più angosciante delle malattie mentali. Quando la sua vita era al massimo della disperazione, aveva l'abitudine di venire a sedersi in fondo alla chiesa, senza partecipare, spesso con la testa china come se non potesse sopportare la luce. In quei momenti della sua vita diceva: "Non riesco a lodare Dio, ma gli altri che lo fanno mi tolgono un po' di oscurità". 

La chiesa dovrebbe essere il luogo più sicuro sulla terra dove le persone possono venire così come sono. Ci riuniamo come chiesa non perché è un dovere, e nemmeno perché ci fa bene, ma perché è l'unico modo per crescere bene ed essere il movimento per l'amore e la giustizia che Gesù ci chiama ad essere è riunirci.

“È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori,  per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo, (...)  ma, seguendo la verità nell’amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè Cristo. Da lui tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore.” (Efesini 4:11-12, 15-16)

Gli occhi hanno bisogno delle mani e dei piedi, altrimenti stanno solo a guardare; le mani e i piedi hanno bisogno degli occhi, altrimenti non sanno dove andare. Ci riuniamo perché per essere Chiesa abbiamo bisogno gli uni degli altri.

Amen.

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11 settembre 2022

Che cosa è l'Amore | 11 Settembre 2022 |

Quale è la tua definizione ideale di amore? Quella dove dai amore per riceverne, o quella dove ami con tutto ciò che ha, senza attendere nulla in cambio, perché soffri, speri, credi e sopporti ogni cosa per amore del tuo prossimo?
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Come definiresti l'amore? Cosa è l'amore per te? Vediamo se sei d'accordo o meno con questa definizione:

”Sentimento di viva affezione verso una persona che si manifesta come desiderio di procurare il suo bene e di ricercarne la compagnia. Dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva ed intuitiva fra persone, volta ad assicurare reciproca felicità, o la soddisfazione sul piano sessuale”

La definizione che vi ho letto, è quella che compare sul dizionario Treccani... ed è soltanto una minima parte... perché la definizione completa è ben più ampia e copre due pagine di dizionario.

Perché,  quando parliamo di amore, bisogna a distinguere tra le svariate categorie di amore possibili. In italiano tendiamo a semplificare, e abbiamo una sola parola: amore.

Forse proviene dal sanscrito “kama” = passione, attrazione. Altri dicono dal greco mao (poi in latino in amao, e poi amor) = desiderio,  Una teoria affascinante dice  che venga dal latino a-mors:  mors=morte + alfa privativo = senza morte, che non muore mai.

Per gli ebrei, invece, le parole per ogni singolo tipo di more erano diverse, almeno sei: quelle che sono più usate nel Nuovo Testamento sono “phileo” e “agape”.

L'amore phileo indica una profonda stima,  intima e autentica. E poi c'è l'amore “agape”... ne parleremo tra poco.

Un gruppo di psicologi ha posto la domanda "Cosa vuol dire amore?" a bambini dai 4 agli 8 anni. Queste le risposte:

1. L’amore è quando esci a mangiare e dai un sacco di patatine fritte a qualcuno senza volere che l’altro le dia a te. (Gianluca, 6 anni).

2. Quando nonna aveva l’artrite e non poteva mettersi più lo smalto, nonno lo faceva per lei anche se aveva l’artrite pure lui. Questo è l’amore. (Rebecca, 8 anni).

3. L’amore è quando la ragazza si mette il profumo, il ragazzo il dopobarba, poi escono insieme per annusarsi. (Martina, 5 anni).

4. L’amore è la prima cosa che si sente, prima che arrivi la cattiveria. (Carlo, 5 anni).

5. L’amore è quando qualcuno ti fa del male e tu sei molto arrabbiato, ma non strilli per non farlo piangere. (Susanna, 5 anni).

6. L’amore è quella cosa che ci fa sorridere quando siamo stanchi. (Tommaso, 4 anni).

7. L’amore è quando mamma fa il caffè per papà e lo assaggia prima per assicurarsi che sia buono. (Daniele, 7 anni).

8. L’amore è quando mamma dà a papà il pezzo più buono del pollo. (Elena, 5 anni).

9. L’amore è quando il mio cane mi lecca la faccia, anche se l’ho lasciato solo tutta la giornata. (Anna Maria, 4 anni).

10. Non bisogna mai dire “Ti amo” se non è vero. Ma se è vero bisogna dirlo tante volte. Le persone dimenticano. (Jessica, 8 anni).

Vedete come il dizionario puntava verso un amore  dove l'importante è la reciproca soddisfazione; infatti dice:  “Dedizione appassionata ed esclusiva, istintiva ed intuitiva fra persone, volta ad assicurare reciproca felicità”. Si ama per essere amati a nostra volta.

I bambini dicono l'opposto :”L'amore è assaggiare un caffè per sentire se è abbastanza buono per la persona con cui vivi, è chinarsi nonostante il dolore dell'artrite per non far sentire quel dolore all'altra, è non urlare anche quando avresti la voglia, o il diritto, di urlare per non far piangere qualcun altro."

Quale versione dell'amore preferisci? Quale versione dell'amore pratichi? E, soprattutto,  quale è l'amore che vuole Dio da te e per te? Leggiamo 1 Corinzi:

“L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; {l’amore} non si vanta, non si gonfia,  non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità;  soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.” (1 Corinzi 13:4-7)

Non vi citerò le parole originali greche,  ma vi dirò cosa significano,  cosa significava per Paolo scegliere quelle parole. E forse avremo una prospettiva un po' differente 

Per prima cosa, Paolo parla dell'amore “agape”, l'amore totale, quello che coinvolge tutto, anima, cuore, sentimento... tutto; che caratteristiche ha?

E' paziente

L'amore paziente, anche quando ha in mano il potere,  decide di non esercitare quel potere.  Quando hai diritto ti applicare la legge di “urlare”” come diceva la bimba, urli... o eviti di farlo per non far piangere chi ti sta a fianco?

E' benevolo

L'amore è bene-volo, è “volere il bene” dell'altro (o degli altri); è dare il pezzo più buono del pollo all'altro, come diceva Elena. Qualche volta è più facile volere il bene di quelli che non conosci, come le famiglie in Ucraina  ma siamo chiamati a volere il bene di tutti.

Non invidia

L'amore non invidia, l'amore non è bollente, se lo tocchi non scotta, non ustiona l'altro. Non augura al vicino di casa che ha fatto la macchina nuova di incontrare un tir. L'amore, quando sei in basso, non tira sassi a chi è più in alto. L'amore è dare all'altro anche le tue patatine , come diceva Gianluca.

L'invidia è un sentimento che fai da solo, da sola e che l'altro non solo non sfiora, ma non si immagina nemmeno. Sono sassi che tiri, ma ti cadono in testa. e non sfioreranno neppure il destinatario.

Non si vanta

L'amore non si vanta,  non attribuisce alle cose o alle storie maggiore significato di quello che hanno. Quello che hai, quello che sei, quello che la tua famiglia era non servono a renderti migliore o peggiore:  sono quello che sono, e tu vali per chi sei, non per ciò che hai  (danaro, posizione sociale, antenati).

Chi si vanta è l'obiettivo prediletto di chi invidia... Paolo non li ha messi uno di seguito all'altro per caso! E un incitamento al reato di tirare sassi!

Se per l'invidia basti te da solo, da sola, per il vantarsi serve almeno un'altro, o un'altra...  da spingere verso il peccato e  rendere invidiosi! Quante volte hai incitato gli altri a tirarti i sassi,  per gustare la scena dei sassi che finivano sulle loro teste?

Non si gonfia

L'amore non si gonfia. Una delle tecniche usate in natura per difendersi è sembrare più grandi: gonfiarsi. Lo fa il rospo, lo fa il pesce palla, lo suggeriscono le guide se incontri un orso sui monti (apri un cappotto... fai vedere all'orso che sei più grande).

Ma ricordati; è solo aria che gonfia... basta un ago... e BUM!

Non si comporta in modo sconveniente

L'amore non si comporta in modo sconveniente, l'amore ha una forma precisa, è come la tessera di un puzzle  che deve entrare in uno spazio preciso.

Quante volte tentiamo di riempire il puzzle della nostra vita, con una tessera di forma differente.

Non ci và, ma noi ce la mettiamo a forza. E succedono due cose, la nostra tessera soffre, si piega, si rompe, e allo stesso modo le tessere a fianco soffrono, si piegano, si rompono.

Non cerca il proprio interesse

L'amore non cerca il proprio interesse,  non cerca di adorare se stesso. L'amore è come dice Gianluca. sei anni, dare tante patatine a qualcuno senza volerle indietro. Quante patatine vuoi, per la patatina che dai? Quale è il tuo tasso di interesse?

Non si inasprisce

L'amore non si inasprisce, l'amore non tende a diventare acido. Le cose aspre, come il limone, sono sempre dei prodotto  che in chimica si definiscono “acidi” E un acido sulla pelle crea dei danni talvolta irreparabili.

Se tendi a diventare “acido”, o “acida”,  a seconda del tasso di acidità che raggiungi, puoi creare danni permanenti sia a te sia a quelli che ti passano vicino.

Non addebita il male

L'amore non addebita il male, l'amore non fa una lista delle cose che secondo te, l'altro sta facendo male. Il vero amore è come il cane di Anna Maria, quattro anni, che non pensa che la padrona abbia fatto a posta a lasciarlo da solo ma la lecca perché la rivede.

Se da qualche parte hai un taccuino dove tieni conto del male subito, è ora di dare alle fiamme quel taccuino. Anche. anzi, soprattutto, se è all'interno del tuo cuore.

Non gode dell'ingiustizia

L'amore non gode dell'ingiustizia, l'amore non espone bandiere per festeggiare gli sbagli contro gli altri. L'amore, piuttosto, è solidale con gli altri. Hai festeggiato l'accertamento fiscale  che hanno fatto al tuo vicino antipatico, anche se sai che è a posto con le tasse? Riarrotola la tua bandiera,  e bruciala.

Paolo per spiegarci cosa sia l'amore fa un processo aritmetico: prima di spiegarci cosa è l'amore, sottrae dal nostro cuore cosa non lo è.

Ce ne vorrà per “riempire” di roba, perché siamo a -8! Cosa è l'amore, per Paolo, dunque?

Gioisce con la verità

L'amore gioisce con la verità, l'amore fa salti  per salutare l'arrivo del vero. E' così che festeggi quando vedi che la verità trionfa vero? se no, dovresti!

Ma forse non basta a riempire il -8! Paolo lo sa, ed è pronto a riempire fino a far traboccare il vaso del nostro cuore. E chiude con quatto affermazioni “totali” che in se racchiudono tutte le precedenti. 

Soffre ogni cosa

L'amore soffre ogni cosa, letteralmente, l'amore mette un tetto a TUTTO. Quello che è stato tradotto con “ogni cosa” in greco è “pas” o “pan”. Avete presente la parola “panorama”? pan=tutto orama = vedere Tutto: niente rimane escluso, visione a 360 gradi.

Il tuo amore, mette un tetto, copre ogni cosa? Ma se la misura non fosse colma...

Crede ogni cosa

L'amore crede ogni cosa (sempre “pas”) l'amore ha fiducia di tutto. Cosa c'è in questo “tutto” di cui parla Paolo? Ci sono anche i politici, o le riviste di “gossip”? Paolo ce lo spiega in Filippesi cosa c'è dentro questo “tutto”

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

Se politici, o riviste di gossip dicono tali cose si... altrimenti..

Spera ogni cosa

L'amore spera ogni cosa, l'amore vive nell'aspettativa che giunga il meglio. Molti di noi si alzano, invece, dicendo “Chissà che cosa mi succederà di brutto oggi!” Se è questo il tuo pensiero la mattina, quando ti alzi dal letto, sappi che non viene da Dio, ma da quell'altro.

Sopporta ogni cosa

L'amore sopporta ogni cosa, l'amore sa reggere il peso di tutto questo, è la fondazione su cui poggia la vita di colui che ama davvero.

Quello che la nostra chiesa ha fatto negli anni è stato rincorrere questo tipo di amore: vi ricordate le raccolte di cibo per le persone che non ne avevano? Le raccolte per i terremotati? Ultimamente, i saponi ed i rasoi mandati in Ucraina? E anche, i vari concerti per avere fondi per costruire case per i terremotati,  o mandare bambini profughi per la guerra in vacanza?

E' l'applicazione (non perfetta ma valida)  di molti dei principi che Paolo ci ha trasmesso.

Abbiamo agito in amore, perché vogliamo il bene per chi ha perso tutto, e nessuno ha avuto invidia per quello che stava facendo l'altro per aiutare; ognuno ha avuto un compito, chi di andare tra i terremotati,  chi di allestire la sala per i concerti, chi di stampare le locandine, chi di scrivere articoli, chi di cucinare, chi di suonare, chi di recitare, chi di cantare.

Nessuno è stato la primadonna, nessuno si è vantato e nessuno si è gonfiato per quello che ha fatto, e abbiamo cercato di riempire con la tessera della giusta forma la casella del puzzle che si chiama Montefiascone.

Nel fare questo molti  sono andati contro il proprio interesse, mettendoci soldi, benzina, tempo. Sia noi di chiesa, sia  gli amici fuori della chiesa che ci hanno dato una mano i musicisti, le attrici... pur di portare un sorriso a chi lo ha perso.

Alcuni potrebbero stupirsi, o rimanere amareggiati del perché non siamo “cresciuti numericamente” dopo aver applicato quello che Paolo dice.

Paolo dice che l'amore E' così... ma non dice che verremo premiati dal mondo... Il mondo è abituato a distruggere chi ama: vi ricordate Gesù?

“Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando.” (Giovanni 15:13-14)

Il mondo non ha premiato Gesù... lo ha ucciso... ma egli è risuscitato! E ci chiede di continuare a FARE! Fare l'amore, costruirlo, indipendentemente se siamo cento, o dieci, o uno.

Fare,  continuare a costruire il regno di Dio, perché noi siamo il suo corpo, che siamo in mille, in cento, in dieci, o in due.

Se FATE le cose che io vi comando: L'amore non è un sentimento, l'amore è una azione!  E va fatto comunque, non importa in quanti siamo a farlo!

Preghiamo.

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29 agosto 2022

L'ira, la grazia, la lode: Salmo 30 | 28 Agosto 2022 |

Come reagisci ai momenti bui della tua vita? E cosa puoi apprendere da essi. Spesso i  fallimenti più amari  sono la scuola per i suoi successi più grandi, i momenti di solitudine e di abbandono  quelli forgiato di più,  per arrivare a  capire che senza Dio la prosperità è ben poca cosa.
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Molti hanno descritto la vita come un luna park; pieno di giochi e di attrazioni, alcuni emozionanti, altri rilassanti, altri paurosi. L'emozione delle montagne russe, o il rilassamento della ruota panoramica, o la paura del tunnel degli orrori.

Ma, alla fine, il luna park è solo un gioco, e le emozioni, belle o brutte, durano l'arco di un pomeriggio, dopo di che si torna a casa, e tutto riprende come prima.

La vita vera, invece, è un luna park dove ogni emozione è vera e spesso eccitazione, rilassamento o paura non vanno via in un pomeriggio ma restano per molto.

Non sempre facciamo vedere agli altri cosa sta succedendo dentro di noi;  ci sono momenti di frustrazione, di rabbia per l'ingiustizia,  di dubbio, di depressione spirituale, di dolore. Ci sono momenti di euforica gioia, di pace che non trova parole.

Non sempre, anzi, quasi mai, li facciamo vedere fuori;  talvolta lo facciamo con le persone più intime un familiare, un amico o un'amica, talvolta, ma non sempre, con Dio.

Nella Bibbia invece, troviamo spessissimo scritti di persone che scrivono e condividono con Dio,  e perciò con noi, le loro emozioni più profonde, specialmente nei Salmi.

Molti sono scritti da Davide, il 2° re d'Israele, la cui vita è stata molto simile alle montagne russe di un luna park, con alti e bassi a non finire;  da pastore a guerriero, da cantante a re, da uomo di lode ad assassino.

Nei suoi salmi troviamo una gamma incredibile di esperienze:  la gioia, la rabbia, la paura, la fiducia, la riconoscenza, la confusione, il pentimento. Il salmo 30 è un salmo di lode per una di queste esperienze.

1 Io ti esalto, o SIGNORE, perché m'hai portato in alto e non hai permesso che i miei nemici si rallegrassero di me. 2  O SIGNORE, Dio mio, io ho gridato a te e tu m'hai guarito. 3  O SIGNORE, tu hai fatto risalir l'anima mia dal soggiorno dei morti, tu m'hai ridato la vita perché io non scendessi nella tomba. 4  Salmeggiate al SIGNORE, voi suoi fedeli, celebrate la sua santità. 5  Poiché l'ira sua è solo per un momento, ma la sua benevolenza è per tutta una vita. La sera ci accompagna il pianto; ma la mattina viene la gioia. 6 Quanto a me, nella mia prosperità, dicevo: «Non sarò mai smosso». 7  O SIGNORE, per la tua benevolenza avevi reso forte il mio monte; tu nascondesti il tuo volto, e io rimasi smarrito. 8  Ho gridato a te, o SIGNORE; ho supplicato il SIGNORE dicendo: 9  «Che profitto avrai dal mio sangue s'io scendo nella tomba? Potrebbe la polvere celebrarti, predicare la tua verità?» 10  Ascolta, o SIGNORE, e abbi pietà di me; o SIGNORE, sii tu il mio aiuto! 11  Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia, 12  perché io possa salmeggiare a te, senza mai tacere. O SIGNORE, Dio mio, io ti celebrerò per sempre. (Salmo 30:1-12)

Come in una montagna russa l'esperienza di Davide è stata quella di essere stato in basso ed portato in alto   prima in preda ai nemici e poi salvato da essi in balìa dei nemici (vers. 1),  poi malato (vers. 2),  e persino quasi morto (vers.3)

Se sei stato, se sei stata anche tu su una montagna russa simile a quella di Davide (e chi non lo è stato?) forse possono ritornarti utili le cose che Davide ha scoperto su Dio nel frattempo che si teneva saldo al seggiolino del suo cart sulla montagna russa della vita.

1° lezione - La realtà dell'ira di Dio

"Poiché l'ira sua è solo per un momento, ma la sua benevolenza è per tutta una vita. La sera ci accompagna il pianto; ma la mattina viene la gioia." (v. 5)

Abbiamo spesso difficoltà a parlare dell'ira di Dio; è un attributo scomodo che spesso vogliamo escludere, portati come siamo a parlare solo della bontà di Dio verso noi, ma… E' possibile che Dio possa essere irato verso di te?

Perché, vedi, l'ira di Dio non si applica solo ai suoi nemici o ai nemici dei suoi figli, ma anche a chi crede in lui, ai credenti. Sappiamo di essere nella grazia, sappiamo che Cristo a espiato i nostri peccati sappiamo di essere scritti nel libro della vita... però capita!

Davide, di cui Dio diceva essere “un uomo secondo il suo cuore” (1 Sam. 13:14)  la sperimentò, e ne parla spesso, ma dice anche che “è solo per un momento”: non è un “cartellino rosso”, e neppure un un giallo. E' l’arbitro che chiama il giocatore e ci parla:  quando si comporta male e fuori dalle regole.

Ed è limitata ad un brevissimo spazio di tempo; una notte appena, dice Davide,  si piange la sera e si ride la mattina seguente.

Sei nella sera del pianto? Credi in lui ma tutto sembra buio intorno? Forse non lo è, ma potrebbe essere quell'invito bonario dell'arbitro, che ti richiama a giocare bene.

Non ti scandalizzare e non la prendere male, anche se Dio sa che lo ami capita di deviare, Davide lo fece più volte: fu adultero, fu omicida, si ritirò dal combattere per il Signore.

Cosa puoi fare tu per diventare oggetto di questa ira disciplinatoria di Dio?  Non andare in battaglia  quando sai che dovresti stare là, a fianco dei tuoi soldati.  Affacciarti alla finestra dove sai che ci sarà Batseeba  che fa il bagno nuda per farsi vedere da te. Insomma fare quello che sei di non dover fare, o non fare quello che sai di dover fare.

2° lezione - Il laccio della prosperità 

"Quanto a me, nella mia prosperità, dicevo: «Non sarò mai smosso».  O SIGNORE, per la tua benevolenza avevi reso forte il mio monte; tu nascondesti il tuo volto, e io rimasi smarrito." (v. 6-7)

Se leggi sulla tua Bibbia il Salmo 30 vedrai che, prima dei versetti è scritto “Per  l'inaugurazione della casa", ovvero del Tempio.  Davide ora  ha conquistato Gerusalemme  e  ha costruito un luogo dove adorare Dio. Si ferma, e guarda indietro.

Potrebbe vantarsi, fare il supereroe... ma non lo fa. Invece, riflette: “Come sono stato capace di fare tutto ciò?” E gli sovvengono non solo i momenti belli del cammino, ma anche quelli brutti.

Lo fai ogni tanto? Consideri il cammino della tua vita fino ad adesso  per scoprire i momenti dove sei stato aiutato dal Signore  e i momenti dove sei fuggito lontano da Lui,  e i momenti in cui il Signore ti ha ammonito per richiamarti a se? Davide aveva vissuto la prosperità:  la sconfitta di Golia,  la figlia del re come sposa, gli eserciti che cantavano  "Saul 1000, Davide 10,000!", l'amicizia con Gionatan... Tutto andava a gonfie vele... 

E' allora che disse  "Non sarò mai smosso" . Anche io, anche tu forse, di fronte a periodi dove tutto è perfetto lo pensiamo e lo diciamo agli altri. E diamo per scontata, come ha fatto Davide, la benevolenza di Dio. Smettiamo di lavorarci sopra per meritarla, smettiamo di crescere nella fede, ci sediamo, e attendiamo che la benevolenza di Dio ci piova addosso.

Attenzione, non voglio dirti che devo “meritare” la grazia ( o benevolenza); è sempre grazia, è sempre un favore, è sempre immeritata. Ma cercare il volto di Dio, quello si; fare il suo volere,  seguirlo, renderlo presente nelle mie azioni.

E invece crediamo che sia merito nostro, che possiamo fare a meno di cercare il volto di Dio... e lui lo nasconde a noi, così che, quando le cose volgono dal bene al male e noi allora lo cerchiamo, non lo troviamo... e rimaniamo smarriti: “Dio, dove sei?”.

Lo smarrimento di Davide durò 4-5 anni;  fu cacciato dal palazzo e visse come fuggiasco, cacciato come un criminale e in pericolo costante di vita. Dio era ancora presente, gli parlava ma  Davide non era più forte; la prosperità non c'era più.

Sei mai stato smarrito o smarrita? Vuoi piacere a Dio ma ti trovi in un deserto?  Sai che sei chiamato o chiamata a fare il re o la regina, ma ti ritrovi fuggiasco, fuggiasca e riesci appena a sopravvivere?  Se non ti è già successo potrebbe succederti. Se succedesse, fai attenzione a non sostituire Dio con “altro” per sentirti forte: denaro, sesso, carriera, affetti famiglia;  cose precarie e momentanee.  

Quasi sempre la natura del problema è dentro di noi:  Dio lo vuole correggere e a volte impiega degli anni per farlo. La peggiore cosa che possiamo fare, è fuggire al suo insegnamento.

Davide si volge indietro, e capisce che quei momenti di solitudine e di abbandono sono stati quelli che lo hanno forgiato di più, per arrivare là dove è ora, perché gli hanno fatto capire che senza Dio la prosperità è ben poca cosa.

3° lezione - Il bisogno di gridare e supplicare

"Ho gridato a te, o SIGNORE; ho supplicato il SIGNORE dicendo:  «Che profitto avrai dal mio sangue s'io scendo nella tomba? Potrebbe la polvere celebrarti, predicare la tua verità?»  Ascolta, o SIGNORE, e abbi pietà di me; o SIGNORE, sii tu il mio aiuto!  Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia,   perché io possa salmeggiare a te, senza mai tacere. O SIGNORE, Dio mio, io ti celebrerò per sempre."(vv. 8-12)

Dopo questa amara lezione, Davide ha imparato Cambia la sua fiducia;  finalmente ha capito: “E tutto per grazia, e non posso vantarmi di nulla!” Smette di credere in se stesso, di dire  "mai smosso",

e ritorna a gridare a Dio, a supplicare a Dio. A non voler essere indipendente, ma dipendente da Dio.

 Quando dice "Io non sarò mai smosso" tutto  ruota attorno a lui,  ma al  v. 9  dice " profitto per Te, celebrarTi, la Tua verità,” al  v 12 “ salmeggiare a Te”  tutto ruota intorno a Dio.

E Davide capisce che suoi  fallimenti più amari  sono stati la scuola per i suoi successi più grandi; per me e per te, la scuola è la stessa,  come pure la lezione da apprendere.

Una ricerca scientifica, pubblicata sul Journal of Cognitive Neuroscience  dimostra che impariamo più dagli errori che dai successi;  e il danese Niels Bohr, premio Nobel per la fisica,  affermò che “...un esperto è qualcuno che ha commesso tutti gli errori che si possono compiere in un campo molto ristretto.”

Le lezioni, soprattutto quelle dure, furono una delle chiavi per il successo futuro della vita di Davide. Mosè passò 40 anni nel deserto per capire  che senza Dio non poteva fare alcunché, ma gli servirono per liberare un popolo e divenire il padre di una nazione.

Charles Colson  una delle menti del più grande scandalo di spionaggio politico in America  ha detto :  "Il punto di forza della mia vita è stato il mio più grande fallimento - sono un ex carcerato per lo scandalo Watergate.  La mia più grande umiliazione, l'essere mandato in carcere, fu l'inizio del più grande servizio per Dio che avevo mai intrapreso.  Egli ha scelto per la Sua gloria l'unica esperienza nella quale non c'era gloria per me.”

Conclusione

Per coloro che hanno conosciuto Cristo l'ira di Dio non è che per un momento,  è  un richiamo, un'incoraggiamento a cercarlo e a coinvolgerlo nella sua vita. E' Cristo che ti serve perché non sia un cartellino rosso. Aggrappati a lui:   riconosci che per la Sua benevolenza ti vuole salvare... ma tu devi gridare!

Per coloro che vivono nella prosperità oggi;  ringrazia Dio ogni mattino perché è lui che manda la gioia e la grazia  per rendere forte il tuo monte.

Per coloro che hanno smarrito il senso della vita; è giunto il momento di gridare,  di cambiare atteggiamento  e di avere fiducia in colui che è onnipotente.

E se a  qualcuno il Signore ha mutato il dolore in danza,  e il cilicio del deserto  è stato tolto  è questo il momento di servire Lui,  di  salmeggiare  e di non tacere.

Preghiamo.

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22 agosto 2022

Un amore che ama, nonostante tutto: Salmo 121 | 21 Agosto 2022 |

Talvolta ci troviamo dinanzi ad amori che amano, nonostante tutto. Nonostante la persona amata faccia del tutto per non esserlo, sia distante e talvolta faccia del male a chi la ama. Ma, nonostante tutto, l'altro la ama. E' questo tipo di amore che Il Signore nutre verso ciascuno di noi.
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Durante una breve vacanza in Bretagna, siamo stati ospiti di una nostra amica: Regine è francese, ma i suoi genitori, entrambi erano italiani, costretti a fuggire in Francia dalle persecuzioni di Mussolini.

Regine abita in Bretagna, ma ha anche una casa a Parigi; lei dice gli serva per continuare il suo lavoro, ma a mio avviso (e anche per mia moglie) il vero motivo, quello più grande almeno, è di poter visitare sua sorella.

Sua sorella è ricoverata da molto tempo in una casa di cura nel “reparto speciale”, ovvero quello dove gli ammalati non escono né potranno uscire mai più: il motivo, è una forma di Alzheimer devastante.

Regine ci raccontava che, quando sua sorella ha cominciato a comprendere che stava dimenticando tutto, ha cominciato a scrivere sui muri di casa, in tutte le stanze, le cose che voleva ricordare, quelle preziose... Il suo nome, la sua data di nascita, i nomi delle sue figlie, quelli dei suoi genitori, quello di Regine... la sorella amata...

A questo punto della malattia, la sorella non conosce più nessuno, non parla più... solo sorride quando vede sua figlia... ma della sorella amata, di Regine... non c'è più memoria...

Ma Regine, nonostante questo, ogni settimana la va a trovare, sta lì con lei, la accompagna nei giardini... e poi la saluta,  senza ricevere alcun segno di gratitudine  o di affetto in cambio.

Come è possibile amare chi non ti riconosce più, chi ti tratta male, chi rifiuta di parlarti? Come è possibile un amore che ami, nonostante tutto?

Semplicemente lo si fa, perché ci si ricorda di come era la persona amata, di quanto ella valga per noi, nonostante la malattia.

Regine è credente, e di sicuro sa che la nostra situazione di umani è esattamente quella che lei sta vivendo dove noi siamo la sorella ammalata e lei la sorella premurosa, che continua ad amare senza se e senza ma... perché si ricorda di come eravamo...

Per quanto noi possiamo fuggire distanti, lui è là... distante di un passo, pronto a nutrirci, al fianco nostro.

Il Salmo 121descrive in una maniera sublime la presenza di questo Dio al fianco nostro anche quando noi siamo distanti: leggiamolo assieme:

“1 Alzo gli occhi verso i monti... Da dove mi verrà l’aiuto? 2 Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra. 3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà. 4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà. 5 Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; egli sta alla tua destra. 6 Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte. 7 Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua. 8 Il Signore ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre. (Salmo 121:1-8)

“Da dove mi verrà l’aiuto?” (v. 1)

Ti sei mai trovato lì, ti sei mai trovata lì, a girare gli occhi attorno a te  e quello che vedi, la situazione attorno, sono come montagne che ti circondano e ti sovrastano, e tu sei al centro?

La parola che egli usa in ebraico per aiuto è עֵזֶר ‘êzer,  che proviene dal verbo azar, che significa “circondare, cingere”. 

Quando sono circondato da qualcosa più alto e più forte di me, quello che mi occorre è qualcosa di ancora più forte, che mi circondi, mi avvolga, come facevo  con i miei figli piccoli  quando avevano un incubo di notte; li cingevo con un braccio,  per dirgli :”non temere, ci sono qua io”.

“Il mio aiuto viene dal Signore, che ha fatto il cielo e la terra” (v. 2)

Talvolta ci vuole di essere circondati e indifesi per riscoprire che Dio è onnipotente, che può fare qualsiasi cosa... quasi... quasi qualsiasi cosa...

“Egli non permetterà che il tuo piede vacilli; colui che ti protegge non sonnecchierà.” (v. 3)

Perché, anche se è onnipotente, ci sono alcune cose che NON può fare: non può mentire, non può smettere di amarti, non può smettere di cercarti... E il salmo aggiunge altre due cose che dio NON può fare: Egli NON può permettere che tu vacilli Egli NON si riposa mai...

“Il Signore è colui che ti protegge; il Signore è la tua ombra; egli sta alla tua destra.” (v. 5)

Un tempo non si viaggiava in macchina, ma a piedi. Le strade non erano posti molto sicuri, dovevi guardarti le spalle, e dovevi essere pronto ad usare la spada,  o qualsiasi  altra arma con la destra.

Immaginati in mezzo ad una strada, da solo o da sola: chi ti protegge? Il salmista dice che, se guardi in terra, quella che vedi non è la tua ombra, ma quella di Dio, che viaggia assieme a te, e che l'arma che hai alla tua destra, lui la controlla e la guida.

E'  un linguaggio simbolico,  non sarà Dio ad uscire fuori dall'ombra “fisicamente”, mani e piedi,  se qualcuno ti attacca... perché già lo ha fatto, fisicamente, attraverso un uomo che si chiama Gesù.

Ed è tramite Gesù, tramite lo Spirito Santo che egli ha mandato dopo essere asceso al cielo che la sua presenza non sarà per un solo viaggio, ma per tutti i viaggi della tua vita: Difatti il salmista aggiunge:

“Di giorno il sole non ti colpirà, né la luna di notte.” (v. 6)

Che sia giorno o che sia notte, tu sarai protetto, sarai protetta... Quale è la  parte “nobile” ,  quella più importante di tutte che proteggerà il Signore?

“Il Signore ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua” (v. 7)

La parola tradotta con  “preserverà” ,  in ebraico è שָׁמַר šâmar  che letteralmente significa “mettere un recinto di spine”; era quello che i pastori mettevano attorno alle greggi per proteggerle dalle belve durante la notte

Questo significa che non ci ammaleremo mai, che tutti i nostri affari prospereranno, che non avremo mai problemi in famiglia, eccetera, vero?

Certamente... certamente no! Si, ci potranno essere  liberazioni miracolose,  guarigioni miracolose...

ma non sempre, perché a Dio interessa non tanto “l'involucro” il corpo ma ciò che contiene, l'anima.

Anche i credenti si ammalano, anche i credenti (e soprattutto i credenti) vengono perseguitati, anche i credenti muoiono, ma quello cui puoi star certo, è che il suo amore per te non finirà mai.

Paolo afferma:

“Chi ci separerà dall'amore di Cristo? … Sono convinto che niente potrà mai separarci dal suo amore. Né la morte, né la vita, né gli angeli, né i capi spirituali, né il presente, né il futuro né le potenze demoniache   e neppure le altezze o le profondità, nessuna cosa che Dio ha creato sarà mai capace di separarci dall'amore che Dio ci ha mostrato in Gesù Cristo, nostro Signore! (Romani 8:35a, 38-39 PV)

Com’è la tua vita, in questo momento?  C’è una guerra imminente o possibile che non puoi evitare?  Stai scrutando i monti attorno ad essa perché senti,  o sai che eserciti si stanno ammassando dietro di essi per attaccarti e distruggerti?

Affida  la difesa a Colui  che solo può cingere la tua vita di mura inespugnabili. E’ scritto in Ebrei 12:2

“Teniamo lo sguardo fisso su Gesù, principio e fine della fede, che, in vista della gioia che avrebbe avuto, sopporto la morte della croce, dando scarsa importanza a questa vergogna e si è seduto alla destra del trono di Dio.  (Ebrei 12:2)

Colui che ha in mano la spada che ti difende, si chiama Gesù.

Regine continua ad amare la sorella, anche se la sorella non la ricorda, anche se talvolta la vorrebbe picchiare...

Dio ti ha amato attraverso Gesù, e non ha mai smesso di amarti, e non smetterà mai di farlo, qualsiasi cosa accada

Regine nutre il suo rapporto con la sorella di un amore che ama, nonostante tutto.

Questo è l'amore con cui ti ha amato Gesù: un amore che ama “nonostante tutto” che cerca la tua parte nobile, la tua anima, e quella vuole proteggere.

Alza gli occhi verso i monti e riconosci che è in lui che puoi trovare l'aiuto.

Preghiamo. 


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31 luglio 2022

Un Amore con la "A" maiuscola | 31 Luglio 2022 |

Il matrimonio è l'espressione stessa dell'amore; un amore che si da all'altro ed all'altra. Tra i tanti tipi di amore possibili, esso è quello da cui tutto deriva, che non possiede, ma  rimane senza... perché versa il suo sull'altro e sull'altra, che rassomiglia di più al sacrificio di un Figlio che si è donato a noi per renderci liberi.
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Oggi vogliamo parlare di amore, attraverso un brano di Giovanni:

“Cari fratelli, amiamoci a vicenda, perché lʼamore viene da Dio; e chi ama gli altri dimostra di essere nato da Dio e di conoscerlo. Chi invece non ama gli altri, non conosce Dio, perché Dio è amore. Dio ci ha dimostrato il suo amore, mandando in questo mondo malvagio il suo unico Figlio, perché avessimo la vita eterna tramite la sua morte.  E questo è il vero amore: non siamo stati noi che abbiamo amato Dio, ma è stato Dio che ha amato noi, ed ha mandato suo Figlio per farci avere il perdono dei nostri peccati.  Miei cari, se Dio ci ha amato tanto, anche noi dobbiamo amarci a vicenda! Perché, anche se nessuno ha mai visto Dio, quando ci amiamo a vicenda, egli vive in noi e il suo amore perfetto è dentro di noi.  E perché sappiamo che noi viviamo in lui ed egli vive in noi, il Signore ci ha messo nel cuore il suo Spirito Santo. Ma non è tutto; lʼabbiamo visto coi nostri occhi ed ora lo testimoniamo: Dio ha mandato suo Figlio per salvare il mondo. Chiunque crede e dice che Gesù è il Figlio di Dio, Dio vive in lui ed egli vive in Dio.  Per quanto ci riguarda, noi abbiamo imparato a conoscere lʼamore di Dio; ed è in questo amore che abbiamo riposto la nostra fiducia. Dio è amore, e chi vive nell'amore vive con Dio, e Dio vive in lui.” (1 Giovanni 4:7-16)

Una canzone dell'epoca di mio papà e mia mamma diceva che “L'amore è una cosa meravigliosa.” Ma di quale amore stiamo trattando oggi?

Perché, ci possono essere tanti tipi di amore: quelli riservati alle nostre passioni umane, l'amore per una squadra di calcio, o per la lettura. L'amore per i nostri amici, o quello ancora più grande per i nostri figli.

Gli amori sbagliati, quelli per il denaro o per il potere, o per le cose passate, che non possono essere più amate, perché non ci sono più.

Potrei andare avanti all'infinito, perché di amore non ce n'è uno solo, ma infiniti... Allora, di quale amore vogliamo parlare stasera?

Noi tutti sappiamo che Alina e Francesco sono qui oggi  per celebrare qualcosa che è già accaduto, per festeggiare assieme  a noi quell'evento di qualche tempo fa, e per richiedere su di loro la benedizione di Dio e le preghiere della nostra chiesa affinché il loro matrimonio,  che già è di per se qualcosa di “speciale” ai giorni nostri, si completi in modo ancora più speciale attraverso un amore speciale,

...perché Dio è amore... (v.9)

Come dice Giovanni, non HA amore, ma  E' Amore... con la A maiuscola. Di questo amore vogliamo parlare stasera. 

Alina e Francesco sono qui oggi grazie ad un amore che ha durato negli anni, prima di diventare un patto scritto, un'unica dimora, una vita assieme.

C'erano molti e validi motivi sul perché ciò accadesse, ma c'era, e c'è, un unico e validissimo motivo perché giungesse a compimento: un tipo di amore speciale, un amore con la A maiuscola.

Se volessi essere stato sintetico (e quando mai lo sono!), il messaggio di oggi potrebbe essere stato solamente il seguente: “Amatevi l'uno l'altra, e continuate ad amarvi.  L'avete fatto in passato,  avete percorso assieme un buon tratto di vita, prima come “amici speciali”, ora come moglie e marito; continuate ad amarvi l'uno l'altra.”

Amarvi non solo oggi, o la prossima settimana, o il prossimo mese, o il prossimo anno,  o finché ci sarà la passione... ma per il resto della vostra vita. 

A qualcuno potrà sembrare strano sentirmi dire  che dovete amarvi l'uno l'altra; qualcuno penserà che in fondo già lo avete fatto per un bel po' di tempo;  ma voi avete bisogno di sentirlo. 

Tra pochi istanti l'anello,  che già indossate al dito,  e che fino ad oggi è stato simbolo solamente di un patto civile che sanciva la vostra unione come individui, fino a che ci fosse stata la volontà e la passione di vivere assieme, diventeranno,  attraverso le promesse che liberamente vi scambierete,  il simbolo di un amarsi più profondo,  nella buona e nella cattiva sorte,  in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia.  Appunto, un amore con la A maiuscola.

La metà di queste situazioni renderà difficile mantenere la promessa,  ed alcune potrebbero rendere quasi impossibile di mantenerla .

Quindi non sarò sintetico come forse avreste sperato, non mi limiterò a dirvi di amarvi l'uno l'altra,  ma proverò a darvi alcuni suggerimenti  su come potreste riuscire a farlo.

Tutto si gioca, nasce, vive, si sviluppa ed ha un fine  attraverso il  tipo di amore di cui stiamo parlando:

…perché lʼamore viene da Dio... (v. 8)

Giovanni parla non di un amore, uno qualsiasi dei tanti possibili, ma della fonte dell'amore... E qualsiasi tipo di amore,  beh, non è che una semplice derivata...

Il vostro matrimonio può essere stato celebrato in un comune o in una chiesa o potrebbe non essere stato celebrato affatto... Ma la sua origine, l'amore che ne è motivo, non proviene né da voi, né dal mondo. Quello che vi unisce da tempo, non è una vostra creazione, né una convenzione della nostra cultura, ma è qualcosa che fa parte di chi ci ha creati, e di cui la sua bontà ha voluto farci dono.

Non dovete cercare di capire di quale tipo di amore si tratti, perché esso li contiene tutti, ed è l'origine di tutti gli amori possibili. Alina, Francesco, dovete guardare meglio all'amore che Dio  ha mostrato per ciascuno di noi.  Perché la seconda cosa che Giovanni dice  è che il vero amore si manifesta nel modo in cui Dio ci ha amato:

Dio ci ha dimostrato il suo amore, mandando in questo mondo malvagio il suo unico Figlio, perché avessimo la vita eterna tramite la sua morte.  E questo è il vero amore: non siamo stati noi che abbiamo amato Dio, ma è stato Dio che ha amato noi, ed ha mandato suo Figlio per farci avere il perdono dei nostri peccati. (vv 9-10)

Spesso l'amore è associato a delle immagini dolci... talvolta “sdolcinate”... quelle che vediamo nelle soap, o nei film romantici dove l'amore trionfa sempre sui titoli di coda.

Ma qui, sui titoli di coda, l'amore che trionfa non è affatto dolce, ma comporta una discesa, un sacrificio, una morte: Dio ha mandato Gesù... il resto lo sapete...  Ecco com'è il vero amore, quello con la A maiuscola.

Vedete, è un amore diverso,  che  è disposto a sacrificarsi per il bene della persona amata.  Il vero amore rinuncia ai propri diritti  per servire l'altro.  Dio ha rinunciato al suo unico Figlio  perché noi potessimo essere perdonati e ricondotti a Lui.  Gesù ci ha amati morendo di una morte di croce perché noi potessimo vivere. 

Quello è “l'amore alfa”, quello da cui tutti gli altri derivano. Come fare allora per amarsi l'uno l'altra?  Non sto cercando di dirvi che dovete necessariamente “morire” per l'altro per dimostrare lo stesso amore! Ma lo potrete fare cercando le cose che serviranno l'altro,  che lo aiuteranno,  che lo edificheranno.  Lo potrete fare astenendovi dal fare  quelle cose che infastidiscono l'altro, che lo abbattono o che lo feriscono.

Facile vero? Assolutamente no! Perché da quando nasciamo,  dalla prima volta che, da bambini, abbiamo pronunciato la parola “MIO!” e poi attraverso l'adolescenza, e l'età matura, tutto intorno ci ha insegnato che bisogna farsi valere, che noi valiamo se prendiamo ed abbiamo, non se doniamo e restiamo senza.

Perché l'amore, quello con la A maiuscola, di rado possiede, ma spesso, quasi sempre, rimane senza... perché versa il suo sull'altro, sull'altra.

Avrete dunque bisogno di un bel po' di incoraggiamento  per continuare a vivere così, non è vero? Ed è  Giovanni stesso che ve lo fornisce, oggi:

Perché, anche se nessuno ha mai visto Dio, quando ci amiamo a vicenda, egli vive in noi e il suo amore perfetto è dentro di noi. (v. 12)

L'amore che saprete dimostrare l'uno verso l'altra,  soprattutto quando le cose si faranno difficili,  dimostrerà a voi stessi e a chi vi sta intorno  che Dio vive in voi.  So che siete entrambi credenti, so che avete compreso che non c'è una chiesa perfetta, e che la chiesa non è l'edificio,  ma le persone che vi sono dentro.

E per questo vi siete accettati a vicenda  nelle proprie individuali preferenze di culto, senza porre barriere o ostacoli all'altro, senza cercare di trarre l'uno o l'altra all'interno della propria denominazione.

In questo state dimostrando al mondo, ai vostri familiari, ai vostri amici esattamente quello che chiede Giovanni:  amarsi “nonostante”. Nonostante io sia cattolico e tu protestante evangelica, nonostante io sia rumena e tu italiano, nonostante abbiamo una vita alle spalle, con errori e dolori, ma anche gioie e cose fatte bene  mentre stavamo facendo un'altra vita assieme ad un altro, ad un'altra.

In questo modo state mostrando ai vostri familiari,  ai vostri amici, al mondo che vi ruota attorno il modo in cui Dio vi ama,  accettandovi così come siete,  non pretendendo il  cambiamento per volere di un'altro, ma per l'amore che vi unisce. Ed è lo stesso amore che Egli ha per ciascuno di noi riuniti qui stasera, e per tutti gli altri nel mondo.

Ed è un amore che è accessibile a tutti; basta volerlo, basta accettarlo, basta seguirlo.

Francesco, Alina, mostrate loro il modo in cui Dio ama,  nel modo in cui vi perdonate l'uno l'altra,  più e più volte se necessario;  nel modo in cui vi fate in quattro per compiacervi l'uno l'altra;  nel modo in cui cambiate il vostro comportamento  perché l'altro o l'altra sia felice.

Infine, siate certi che ciò che vi sto incoraggiando a fare  non va oltre le vostre capacità.  Qualcuno ha definito il matrimonio  come  “una relazione impossibile tra due esseri incompatibili”. 

L'affermazione può sembrare cinica, ma ha un fondo di verità. E' facile essere (o sembrare) compatibili in una bella giornata di sole, dove tutto fila liscio... Lo è meno in una giornata buia e piovosa nell'inverno della vita, quando arrivano quei momenti di dubbio,  o di dolore, o di malattia...

Chi vi sosterrà in quei momenti? In che modo potrete essere compatibili  nella vostra umana incompatibilità?

E perché sappiamo che noi viviamo in lui ed egli vive in noi, il Signore ci ha messo nel cuore il suo Spirito Santo. (v. 13)

Ecco il vero segreto per amare come fa Dio: è nel versetto 13: Dio ci rende capaci di amare  dandoci il suo Spirito, perché viva in noi. 

La cosa bella del messaggio cristiano  è che non si tratta di un insieme di regole  a cui bisogna obbedire, a prescindere da tutto,  e che  dobbiamo applicare da soli e con le nostre forze. Se così fosse, saremmo tutti perduti. 

Chiunque crede e dice che Gesù è il Figlio di Dio, Dio vive in lui ed egli vive in Dio (v. 15)

Il messaggio di Cristo riguarda la relazione che abbiamo con Dio,  una relazione che è resa possibile perché Dio ci dà il suo Figlio, affinché, riconoscendolo come nostro unico Signore e Salvatore Dio stesso possa abitare assieme a noi e vivere in noi. E quando Dio vive in noi,  l'amore di Dio diventa qualcosa  che si manifesta naturalmente nella nostra vita. 

Quindi continuate ad amarvi l'uno l'altra. E se questo è il vostro obiettivo,  se è quello che vi prometterete tra poco davanti a Dio fate prima questo:  assicuratevi di continuare a chiedere a Dio  di riempirvi con il suo Spirito Santo  per essere in grado di amare come ama Dio. In questo modo il vostro amore crescerà  nel frattempo che voi diventate più simili a Cristo. 

Potete immaginare il matrimonio come un triangolo, con Dio in cima e voi ai due lati.  Più vi avvicinate a
Dio, più vi avvicinate l'uno all'altro.  Quindi continuate ad amarvi e ad amare Dio; più vicini a Dio sarete, più vicini l'uno all'altra vi troverete.

Il Signore vi benedica mentre continuate a sperimentare  una costante scoperta del Suo Amore  in ogni aspetto della vostra vita insieme.

E che il vostro matrimonio sia caratterizzato dalla presenza di Dio  che vi avvicini e vi unisca per tutta la vita.

Amen.

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24 luglio 2022

Salmo 1: la strada verso la felicità - 1° parte: Camminare con gli altri

Il segreto della felicità non è estraniarsi dal camminare assieme agli altri, ma camminare in un modo tale che piaccia a Dio e che porti testimonianza di Lui agli altri.
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Oggi iniziami una serie di mini messaggi, per spronarci a mantenere accese le nostre capacità di continuare ad apprendere dalla Parola di Dio. Lo faremo studiando il Salmo 1 che dice così:

SALMO 1

1 Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori, né si siede in compagnia degli schernitori,
2 ma il cui diletto è nella legge del Signore e su quella legge medita giorno e notte.
3 Egli sarà come un albero piantato vicino a ruscelli, il quale dà il suo frutto nella sua stagione e il cui fogliame non appassisce; e tutto quello che fa prospererà.
4 Non così gli empi, anzi sono come pula che il vento disperde.
5 Perciò gli empi non reggeranno davanti al giudizio, né i peccatori nell’assemblea dei giusti.
6 Poiché il Signore conosce la via dei giusti, ma la via degli empi conduce alla rovina.

Abbiamo più volte detto che “beato” significa semplicemente “felice: per cui il salmo è una sorta di libretto di istruzioni per essere felici.

Il salmo comincia con tre istruzioni per la felicita: la prima è:

che non cammina secondo il consiglio degli empi,

La parola usata nel salmo per empi è רְשָׁ֫עִ֥ים - rešā‘îm‘;  che significa, molto semplicemente “qualcuno che sbaglia”.

La seconda istruzione è:

che non si ferma nella via dei peccatori

La parola usata per peccatori è  חַ֭טָּאִים - ḥaṭṭā’îm’  che è un intensificativo di חָטָא  - ḥâṭâ che significa “mancare, perdere”  (sottinteso il bersaglio) per cui qualcuno che manca di molto.

La terza istruzione è:

né si siede in compagnia degli schernitori

La parola usata per schernitori è לֵ֝צִ֗ים – lêṣîm, che significa “fare le boccacce a qualcuno”.

Facciamo il solito gioco e trasformiamo il versetto con i significati che abbiamo trovato:

E' felice l’uomo che non cammina secondo il consiglio di quelli che sbagliano, che non si ferma nella via di chi manca il bersaglio  né si siede in compagnia di coloro che fanno le boccacce agli altri.

Sapete perché ho fatto questo? Perché quando leggiamo la Bibbia, e soprattutto leggiamo parole da “addetti ai lavori” come in questo caso “empi, peccatori, schernitori” facciamo difficoltà a capire chi siano  tra le persone che frequentiamo di solito nella vita. Il più delle volte li associamo a esempi estremi; Nerone, o Hitler erano “empi”, la personificazione del male.

E invece la Bibbia non era scritta per “addetti ai lavori”, ma per pastori, commercianti, massaie che spesso non sapevano neppure leggere; le parole e le illustrazioni che venivano usate, anche se poetiche, dovevano utilizzare termini e riferimenti che ciascun ebreo sapesse riconoscere e comprendere.

Vedete che la Parola vola molto più in basso, tra le persone che ci vivono a fianco, e le persone a cui si riferisce non sono la somma del male nel mondo, ma persone che sbagliano,  che mancano il bersaglio, che pendono tutto per scherzo  e per le quali non c'è niente di serio e di sacro.

Vedete come il numero di persone di cui parla si amplia? E come ANCHE noi stessi possiamo finire in quel numero? Chi è che non conosce persone simili? Tutti noi abbiamo amici e conoscenti che sbagliano,  mancano il bersaglio,  prendono tutto alla leggera. Ma anche noi possiamo sbagliare, mancare il bersaglio, essere superficiali...

Allora, il consiglio del salmista è dunque di stare alla larga da tutti questi, vero? Beh, se lo facessimo, saremmo destinati all'isolamento sociale staremmo davvero soli per gran parte della nostra vita.

Guadate l'inizio del versetto :

Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi...

Il salmista avrebbe potuto semplicemente dire: “Beato l'uomo che non cammina con gli empi... “ecc. … ma non lo fa!

Non lo fa perché sa che viviamo fianco a fianco con “empi” ovvero, con persone che sbagliano,

con peccatori, ovvero con persone che sbagliano ii bersaglio, con schernitori, ovvero persone che non prendono nulla sul serio...

Con queste persone noi siamo obbligati a camminare insieme, ma siamo anche chiamati a non “camminare secondo”, a fare passi differenti e strade differenti. Pietro sintetizza il concetto così:

“Basta già il tempo trascorso a soddisfare la volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie e nelle illecite pratiche idolatriche. Per questo trovano strano che voi non corriate con loro agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi.” (1 Pietro 4:3-4)

Vedete allora che correre “in un modo differente” da come corre il resto del mondo ci metta sotto una lente di ingrandimento, e ci dia possibilità di testimoniare del perché corriamo in quel modo.

Attenzione però alla tentazione di sentirsi “eletti”, differenti, sopra le parti: Gesù disse questo a coloro che avevano una simile tendenza:

“Ed egli disse loro: «Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini, è abominevole davanti a Dio.” (Luca 16:15)

E Paolo rincara la dose:

“Non c’è nessun giusto, neppure uno. Non c’è nessuno che capisca, non c’è nessuno che cerchi Dio.” (Romani 3:10-11)

Quale è l'antidoto alla nostra voglia di sentirci superiori?

 ma il cui diletto è nella legge del Signore 

Diletto in ebraico è חֶ֫פְצ֥וֹ - ḥep̄ṣōw, che significa avere una “inclinazione”, essere portato in qualcosa; per cui, se una cosa ci riesce bene,  allora saremo portati a fare più spesso quella che le altre cose.

Ad esempio, io sono naturalmente portato a cucinare; per cui non mi è di nessuna fatica quando chiamo a casa mia moglie e gli chiedo se abbia già preparato o debba pensare io al pranzo o alla cena. Cosa completamente differente succede per lo stirare; non ho una “naturale inclinazione”  verso di esso...e in realtà non mi interessa neppure di sperimentarlo.

Allo stesso modo tu potresti dirmi. “A posto, Marco, io non sono portato a studiare la Bibbia, non mi riesce bene e non sono come te, per cui mi tiro fuori. Farò qualche altra cosa, come pregare, fare la carità,  ma non chiedermi di applicarmi a studiare la Bibbia!”

Se pensi così, possiamo andare a cena assieme... perché è esattamente quello che dissi io ad un amico che voleva predicassi in chiesa circa una trentina di anni fa.

Era più o meno la stessa cosa che il popolo di Israele stava pensando dopo essere giunto nella Terra promessa; Giosuè, vecchio e stanco, convocò allora i capi delle tribù e disse lori questo:

“Applicatevi dunque risolutamente a osservare e a mettere in pratica tutto quel che è scritto nel libro della legge di Mosè, senza sviarvene né a destra né a sinistra...  ma tenetevi stretti al Signore, che è il vostro Dio, come avete fatto fino a oggi.” (Giosuè 23:6,8)

Quello che stava dicendo Giosuè ai capi del popolo, e che il mio amico stava dicendo a me, era che la conoscenza avviene attraverso la frequenza; la stessa cosa che Paolo avrebbe detto a Timoteo:

“Ma rifiuta le favole profane e da vecchie; esèrcitati invece alla pietà, perché l’esercizio fisico è utile a poca cosa, mentre la pietà è utile a ogni cosa, avendo la promessa della vita presente e di quella futura.” (1 Timoteo 4:7-8)

Come esercitarsi, allora?

e su quella legge medita giorno e notte.

Il salmista lo spiega dicendo che dobbiamo “meditare” la Parola giorno e notte: la parola meditare in ebraico è יֶהְגֶּ֗ה – yehgeh, che letteralmente significa “mormorare”. L'immagine è di qualcuno che gira per le strade e, a bassa voce ripete tra se e se delle parole.

Ora, non prendetemi alla lettera, ma cercate di capire il concetto che vuole esprimere il salmista; non è che dobbiamo andare per strada e borbottare Salmi e versetti  tra noi e noi...saremmo un bel po' strani!

Ma il concetto è quello che, se continuiamo a far girare nella nostra testa come “rumore di fondo” la Parola di Dio, alla fine entrerà così a fondo nella nostra natura che non dovremo più faticare ad applicarla, perché sarà parte di noi.

La prossima volta  vedremo gli effetti di tutto ciò sulla nostra vita di tutti i giorni.

In conclusione, cosa possiamo portare a casa da questi primi due versetti?

  • Devo camminare assieme a chi sbaglia, ma non devo camminare come loro.
  • Devo leggere la Parola ogni giorno.
  • Devo pensare ogni giorno a ciò che leggo. 
Preghiamo.



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17 luglio 2022

Perle, maiali e feste: le parabole di Gesù - Parte 5: L'accoglienza del Cielo

Chi saranno coloro che verranno accolti dal Padre in Cielo? Gesù rende chiaro che il popolo che troveremo là sarà ben differente da come ce lo immaginiamo, e molti saranno quelli invitati, ma pochi coloro che accetteranno l'invito... e non saranno delle categorie che ci aspettiamo di trovare.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di ascolto audio/visione video: 38 minuti

C'è una foto scattata al mio matrimonio trentadue anni fa in cui compare un ragazzo  con gli occhiali, così elegante in giacca e cravatta, proprio in mezzo agli invitati e dal suo sorriso è evidente che gli è piaciuta i matrimonio. Non ho idea di chi fosse. Né mio marito ne ha idea, né le persone sedute accanto a lui, né chiunque altro fosse presente quel giorno. In trentadue anni non abbiamo mai scoperto chi fosse stato e come fosse arrivato in chiesa, perché non compare in nessuna delle foto del ricevimento dopo.

Matrimoni, banchetti, feste e ospiti extra compaiono spesso nelle parabole raccontate da Gesù. Oggi ne esamineremo due, la prima in Matteo e la seconda in Luca.

Diamo un contesto alla prima parabola. Matteo sta registrando la risposta di Gesù a una sfida dei capi dei sacerdoti e dei leader del popolo quando si trovava nel tempio di Gerusalemme. 

“Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: «Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?»” (Matteo 21:23)

Egli continua rispondendo con quale autorità lo faccia attraverso il racconto di tutta una serie di parabole molto serie che terminano con la parabola degli agricoltori malvagi, permettendo loro, se lo volessero, di vedere il terribile errore che stavano per commettere. Egli sa che i lupi stanno girando intorno e che si trova negli ultimi giorni del suo ministero terreno. 

Continua quindi con questa parabola che esamineremo più da vicino.

“Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:  «Il regno dei cieli può essere paragonato ad un re, il quale fece le nozze di suo figlio.  Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.  Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: “Dite agli invitati: ‘Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze’”.  Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio;  altri poi presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero.  Allora il re [udito ciò] si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.  Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni.  Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali.  Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa.  Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi [, prendetelo] e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì ci sarà pianto e stridor di denti”.  Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti».” (Matteo 22:1-14)

È una lettura difficile, alla quale dobbiamo prestare attenzione nel modo in cui la affrontiamo e la leggiamo. Come per tutte le parabole, dobbiamo chiederci: "Dov'è Dio in tutto questo"? Non è corretto pensare che sia sempre il padre, il re, il giudice, il protagonista. Se lo facciamo, possiamo ritrovarci con un'immagine di Dio che va contro tutto ciò che le Scritture dicono di lui. Quindi inviterei alla cautela nell'identificare il re qui come Dio, perché quell'uomo è un tiranno assoluto. 

“Allora il re [udito ciò] si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.” (v.7)

È possibile che Matteo, nel raccontare questa parabola, stia pensando a ciò che è appena accaduto a Gerusalemme con la distruzione del tempio. Non lo sappiamo, ma quello che sappiamo è che il nostro Dio non è un tiranno, è un Dio di amore, compassione e misericordia.

Il fulcro della parabola non è il re o il figlio, ma ciò che accade durante un banchetto di nozze nella Palestina del I secolo. Quindi che cosa succede? Si viene invitati al matrimonio più volte. Oggi alcuni inviano i biglietti “Segna la data” prima dell'invito vero e proprio, soprattutto se si tratta di un matrimonio di destinazione come questo invito che mi è giunto qualche anno fa: sulla cartolina si legge: “20/07/2020, segna la data - Liz & James  diranno “Si, lo voglio”  nella Bellissima città di Firenze, Italia”

Le persone hanno bisogno di tempo per risparmiare i soldi! Ai tempi di Gesù si riceveva un equivalente del "segna la data", poi un invito, poi un promemoria e infine, quando tutto era pronto, un avviso finale del tipo: "Forza, siamo pronti".

“Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze”  (v. 3)

Quindi il banchetto nuziale non doveva essere una sorpresa per gli invitati: ne erano a conoscenza da molto tempo e l'invito proveniva dal loro re. 

Una volta sono stata invitata a incontrare la Regina Elisabetta in visita alla mia città, Nottingham, ma ho rifiutato: sono repubblicana, non voglio aver a che fare coi reali. Ma sono grata alla democrazia che mi permette di scegliere. 

All'epoca di questa parabola le cose erano molto diverse. Ci si aspettava che gli invitati al banchetto di nozze del figlio del re esprimessero l'onore che dovevano al re e la loro fedeltà al legittimo erede del suo trono. Rifiutare l'invito equivaleva a ribellarsi. A chi sta parlando Gesù? Ricordiamo che sta rispondendo ai farisei, ai sacerdoti e agli anziani ebrei, le persone che più di tutte dovrebbero conoscere il Messia e l'invito di Dio.

Se i primi invitati non verranno, il banchetto sarà aperto a tutti.

“Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni.” (v.- :8-10a)

Attenzione a ciò che è scritto: “cattivi e buoni”....

Ho ripreso questo annuncio comparso qualche tempo fa nella mia Inghilterra il cui testo diceva questo:

AVVERTIMENTO: fornicatori, ubriaconi, sodomiti, omosessuali, rapper gangster, donne immodeste, spettatori di film immorali, darwinisti, femministi, atei, abortisti, fumatori di marijuana socialisti, ballerini sporchi, giocatori d'azzardo, masturbatori, razzisti, Cameron, Clegg, elettori laburisti, abusatori, adulteri, evoluzionisti, epurati, terroristi, predicatori di prosperità,  NON EREDITERANNO IL REGNO DI DIO L'inferno attende tutti i peccatori; pentitevi o perirete. Il giudizio sta arrivando!

Questa è una piccola e affascinante lista messa insieme da alcuni frequentatori della chiesa di persone che, secondo loro, non sono invitate al banchetto. Io vi compaio almeno sei volte. Il regno di Dio vuole essere un regno inclusivo, aperto a tutti. 

Se la Chiesa deve essere un segno efficace della presenza di Dio, allora deve anche essere inclusiva, in modo che ogni essere umano sia accolto, indipendentemente dalla razza, dalla classe, dal colore della pelle, dalla sessualità, dal credo o dalla mancanza di credo. 

Questa è certamente una sfida, ma ricordate che non siamo i guardiani o i custodi, siamo i cittadini del Regno. È ridicolo che questa parabola, 2000 anni dopo essere stata raccontata per la prima volta, sia ancora scandalosa per alcuni cristiani. 

Ed ecco che arriva l'avvertimento. 

“Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze.  E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa.  Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi [, prendetelo] e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì ci sarà pianto e stridor di denti”.  (v.11-13)

Non indossa gli abiti adatti? Sembra un po' troppo severo. Il punto è che quando siete stati invitati al banchetto di nozze, i vestiti vi sono stati forniti gratuitamente. La Scrittura fa molti riferimenti al fatto che Dio ci veste con l'abito nuziale della salvezza - Isaia 61:10 è solo uno di questi. E l'Apocalisse fa riferimento al fatto che i giusti saranno rivestiti con le vesti della gloria - a proposito, la fine del mondo non avviene come un'apocalisse, ma come un banchetto di nozze. L'invitato alle nozze rifiutava non solo ciò che gli veniva offerto gratuitamente, ma anche di riconoscere la bellezza e il valore del suo invito. 

Dio chiama tutti al suo regno, a prescindere. Ma si aspetta anche che tutti vivano una vita degna della chiamata. Gli uomini e le donne che si presentano al banchetto con l'odio nella loro lista, gli uomini e le donne il cui amore è freddo o assente, potrebbero scoprire di essere quelli che non indossano l'abito accettabile.

Come dice il teologo N.T. Wright

"Non vogliamo sapere del giudizio sui malvagi e ancor meno degli esigenti standard di santità o delle conseguenze per noi. Ricordate che ciò che fate nel presente durerà nel futuro di Dio." (N.T. Wright)

Sarete contenti che il nostro sguardo alla seconda parabola sarà molto più breve! Ma prima di tutto, spieghiamo perché Gesù ha raccontato questa parabola. I farisei hanno portato davanti a lui un uomo morente, i cui organi principali si stanno spegnendo, per vedere se Gesù lo guarirà - il problema è che è di sabato. 

Gesù guarisce l'uomo e si occupa di quella particolare sfida, poi viene invitato a cena dallo stesso gruppo di farisei. Notando che tutti fanno a gara per avere il posto migliore a tavola, ricorda loro con delicatezza che l'umiltà è un segno di santità e che la generosità verso chiunque si trovi ai margini della società sarà ricompensata da Dio.

"Uno degli invitati, udite queste cose, gli disse: «Beato chi mangerà pane[a] nel regno di Dio!»  Gesù gli disse: «Un uomo preparò una gran cena e invitò molti;  e all’ora della cena mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, perché [tutto] è già pronto”.  Tutti insieme cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e ho necessità di andarlo a vedere; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho preso moglie e perciò non posso venire”.  Il servo[b] tornò e riferì queste cose al suo signore. Allora il padrone di casa si adirò e disse al suo servo: “Va’ presto per le piazze e per le vie della città, e conduci qua poveri, storpi, ciechi e zoppi”.  Poi il servo disse: “Signore, ciò che hai comandato è stato fatto[c] e c’è ancora posto”.  Il signore disse al servo: “Va’ fuori per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, affinché la mia casa sia piena.  Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena». “(Luca 14:15-24)

Ecco quindi Gesù a cena e questa parabola è una "chiacchierata a tavola" piuttosto che una difesa formale delle sue azioni. Sapendo quello che sappiamo dei farisei e di tutti i loro schemi, siete sorpresi che Gesù accetti questo invito? 

Vale la pena di notare che era disposto a passare del tempo a parlare con coloro che gli erano ostili, oltre a tenere la compagnia più piacevole dei suoi discepoli e di coloro che lo accoglievano sinceramente, come i poveri e i bisognosi. In diverse altre occasioni leggiamo che fu invitato a mangiare in casa di un fariseo. Non esitò a farlo, anche se l'accoglienza fu di solito, come in questa occasione, molto dura e ostile, anche se a prima vista non sembra.

“Uno degli invitati, udite queste cose, gli disse: «Beato chi mangerà pane[a] nel regno di Dio!»” (v. 15)

Ho sentito descrivere questa frase come un "pensiero celestiale ma anche  una terribile supposizione". Ed è proprio questo il senso della parabola. Fu raccontata a un gruppo di persone che presumevano che la piena benedizione di Dio ricadesse su di loro, indipendentemente dalla loro vera motivazione o da ciò che avevano nel cuore

Come nella nostra parabola precedente, le persone furono invitate più volte a questo banchetto e l'invito stesso era un grande onore. Ma quando giunse il momento, si giustificarono.

Il primo si scusò perché aveva appena comprato un campo e quindi, implicitamente, fece capire che la ricerca della sua futura ricchezza era più importante per lui che onorare l'ospite e prendere posto al banchetto. 

Il secondo si giustificò dicendo che aveva appena comprato cinque paia di buoi e doveva esaminarli per assicurarsi che fossero bestie sane. Ecco l'esercizio quotidiano di un'attività regolare. Per lui era molto più importante fare questo che occupare il posto d'onore al grande banchetto. 

Infine, il terzo aveva appena sposato una moglie e quindi, ovviamente, doveva essere scusato. La Legge di Mosè prevede che un uomo appena sposato possa essere esonerato dall'obbligo di prestare servizio militare per un anno. Tuttavia, tale disposizione potrebbe essere ragionevolmente estesa per scusare quest'uomo, all'ultimo minuto, dal breve tempo necessario per partecipare a un banchetto così importante? Era chiaramente giusto che egli onorasse la moglie e adempisse a tutta una serie di doveri domestici, ma usarli per giustificarsi dal banchetto significava mostrare disprezzo per l'organizzatore del banchetto e per il suo invito.

Questi uomini sono stati onorati con un invito. A ciascuno di loro era stato ricordato. Ma, per il totale disprezzo di colui che ha dato il banchetto e il suo invito, nessuno di loro è venuto. Non c'è da stupirsi che abbiano richiamato l'ira e il giudizio del padrone del banchetto: “Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena.”

E non possiamo sederci qui oggi, nel 2022, e dire semplicemente: "Ma certo che Gesù sta parlando ai farisei e non a noi". No, proprio come loro non possiamo dare per scontato che saremo accolti a prescindere. Forse non vogliamo sentirci dire che il discepolato è costoso, che la santità non viene naturale, che questa vita cristiana non è facile o chiara. Dobbiamo renderci conto gli uni degli altri attraverso la comunione e la trasformazione spirituale. 

L'apostolo Pietro dice: 

“Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a rendere sicura la vostra vocazione ed elezione, perché, così facendo, non inciamperete mai." (2 Pietro 1:10)

Quante volte nelle nostre pratiche quotidiane, se non addirittura in teoria, ci scusiamo, come gli uomini della parabola, perché totalmente assorbiti dal nostro lavoro, o immersi indaffarati in questo mondo, o completamente presi dalle faccende di casa... con nostra grande perdita?

Gente, il banchetto si sta preparando, l'accoglienza del cielo vi aspetta, aggrappatevi al vostro prezioso invito “con tutto il cuore, tutta l'anima, tutta la forza e tutta la mente" (Matteo 22:37) . E a proposito,  se avete una lista, disfatevene: "Ama il tuo prossimo come te stesso"(Matteo 22:39)

Amen.

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