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domenica, settembre 27, 2020

Speranza nella tragedia | 27 settembre 2020 |

Cosa accade quando hai perso anche la speranza in Dio, e tutto sembra nero, buio, desolato? E' proprio in
quei momenti che puoi scoprire un dio eterno, fedele al suo patto verso chi lo riconosce, all'ascolto... perché lui è Speranza!

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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 39 min.

Brani utilizzati:

“O quei diciotto sui quali cadde la torre in Siloe e li uccise, pensate che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?  No, vi dico; ma se non vi ravvedete, perirete tutti allo stesso modo” (Luca 13: 4)

“Anche quando grido e chiedo aiuto a gran voce, egli rifiuta di ascoltare la mia preghiera. Egli ha sbarrato le mie vie con pietre tagliate, ha reso i miei sentieri tortuosi. Egli è stato per me come un orso in agguato, come un leone in luoghi nascosti. Ha deviato le mie vie, mi ha dilaniato e mi ha reso desolato. Ha teso il suo arco e mi ha fatto il bersaglio delle sue frecce. Ha fatto penetrare nel mio cuore le frecce della sua faretra.Sono diventato lo scherno di tutto il mio popolo, la sua canzone di tutto il giorno. Mi ha saziato di amarezza, mi ha fatto bere assenzio, Mi ha spezzato i denti con la ghiaia, mi ha coperto di cenere.- Hai allontanato la mia anima dalla pace, ho dimenticato il benessere.”(Lamentazioni 3:8-17)

“Ho detto: «E' scomparsa la mia fiducia e la mia speranza nell'Eterno».” (Lamentazioni 3:18)

“Essa piange, piange durante la notte, le lacrime le rigano le guance; fra tutti i suoi amanti non ha chi la consoli. Tutti i suoi amici l’hanno tradita, le sono diventati nemici.” (Lamentazioni 1: 2) 

“Ho chiamato i miei amanti, ma essi mi hanno ingannata...” (Lamentazioni 1: 19a) 

“Questo voglio richiamare alla mente e perciò voglio sperare.  E' una grazia dell'Eterno che non siamo stati interamente distrutti, perché le sue compassioni non sono esaurite. Si rinnovano ogni mattina; grande è la tua fedeltà. «L'Eterno è la mia parte», dice l'anima mia, «perciò spererò in lui». L'Eterno è buono con quelli che sperano in lui, con l'anima che lo cerca. Buona cosa è aspettare in silenzio la salvezza dell'Eterno.” (Lamentazioni 3: 21 -26)

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domenica, settembre 20, 2020

Costruisci la tua felicità per vivere felice - Parte 3 | 20 Settembre 2020 |

Amare le persone significa avere fiducia che gli altri possano cambiare, avere compassione perché io non sono più giusto di loro, esortare incoraggiando le persone attorno a te e avere pazienza, perché il cammino verso Cristo è lungo.
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Tempo di lettura: 12 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 37 min.

E' da qualche settimana che stiamo parlando della ricerca della felicità ed abbiamo visto cinque leggi che la Parola di Dio ci provvede per vivere felici  indipendentemente dai problemi che viviamo. Le rivediamo brevemente.

5  Leggi della Felicità 

   1. Non ricercare la felicità: creala!

La felicità è una tua scelta. Sarai tanto felice quanto decide di essere felice

2. La felicità non è un obiettivo:  è il risultato di pensieri e di azioni giuste.

Se la felicità è il tuo obiettivo vivrai una vita egoistica = misera!

3. Le mie abitudini creano la mia felicità.  

E' una scelta. Noi modelliamo le nostre abitudini, e poi le nostre abitudini modellano noi!

4. La felicità basata sugli eventi è temporanea, ma la felicità basata sulle abitudini è duratura.

Se sei felice per via degli eventi lo sarai finché ci sono eventi. Se sei felice per via delle tue abitudini, tu porterai assieme a te la felicità come un abito.

5. Le abitudini che creano felicità danno dipendenza come le cattive abitudini.

...ma portano una ricompensa molto più grande!

Paolo nel libro ai Filippesi elenca una serie di comportamenti giusti da praticare verso le persone con cui viviamo, che, se praticate, hanno come effetto una vita felice.

Abbiamo detto anche che queste “abitudini buone” noi le chiamiamo “virtù cristiane”. Ne abbiamo viste due: la virtù della gratitudine, ovvero devo essere grato per le persone della mia vita, dove Paolo ha scelto di non soffermarsi sui ricordi dolorosi perché i ricordi sono una scelta.

Da fare:

  • fai una lista di tutte le persone che devi ringraziare
  • trova la maniera di dirgli grazie durante i prossimi due mesi

Due settimane fa abbiamo visto la virtù della intercessione, ovvero pregare per gli altri,  perché il modo più semplice per cambiare una relazione è iniziare a pregare con gioia per lui/lei affinché crescano nell'amore, prendano decisioni sagge,  vivano con integrità e diventino come Gesù.

La terza caratteristica che Paolo indica ai Filippesi è questa:

Per essere felice devo...

3.  ASPETTARMI IL MEGLIO DALLE PERSONE NELLA MIA VITA

All'interno di questa propensione di Paolo ci sono diverse virtù cristiane.

Paolo dice:

“E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesú.” (Filippesi 1:6)

La virtù della fiducia, o fede, che in generale è riferita alla fede in Dio ma che si applica anche nell'avere fiducia negli altri (fino a prova contraria). In sostanza Paolo dice: “Prendi l'abitudine di credere nelle persone piuttosto che criticarle”.

Questa virtù è molto semplice per me da insegnare; la mia vita di credente si basa sulla fede in Dio. Ma diventa difficile da praticare,  trasformandola in abitudine quando devo applicarla non a Dio ma al mio prossimo!  

Normalmente non ci aspettiamo il meglio  dalle persone intorno a noi,  ci aspettiamo il peggio.   Ci aspettiamo che ci deludano  perché lo hanno già fatto un precedenza

Come affrontava Paolo il problema dell'avere fede nel suo prossimo? Come aveva trasformato la brutta avventura di un soggiorno a Filippi fatto di frustate, di carcere  e di gente che ti dice: “Vedi di non farti vedere mai più da queste parti” in fiducia?

1. Credeva nelle persone. Gli dava fiducia.

“E ho questa fiducia” (6a)

Il verbo che usa Paolo in greco è πείθω -  peithō, che non significa tanto “avere fede” ma “essere convinti di qualcosa”. Quella di Paolo nel prossimo non è una fede che viene dall'alto, “Dio mi ha rivelato questo” ma una fede che viene da dentro: “Io ci ho ragionato su e mi sono convinto che...”.

E' un processo che io faccio, che io devo fare, dove sono io che mi sforzo di avere fede nel mio prossimo nonostante mi abbia deluso nel passato, (magari qualcuno dei Filippesi era in piazza a godersi le frustate su Paolo).

Lo fai tu? Lo faccio io? Quando tuo figlio piccolo inciampava,  cosa facevi?  Lo criticavi perché non sapeva ancora camminare,  oppure lo incoraggiavi a rialzarsi  e riprovare a camminare?

Se tuo figlio sta correndo una maratona,  e inciampa, cosa fai? Gli dici di lasciare perché non è bravo a correre oppure lo incoraggi a rialzarsi,  perché il traguardo è ancora molto lontano  e c'è tutto il tempo di recuperare? Un buon genitore si alza e urla ancora di più:  “ Alzati!  Io credo in te!  So che ce la puoi fare.  Alzati.! Non è niente di che, non ti preoccupare!  Basta che continui a correre!”

Cosa faceva Gesù dinanzi alle persone  che “inciampavano” nel peccato? Le squalificava a vita... o dava loro una seconda chance?

C'è un episodio molto controverso nel vangelo di Giovanni, dove la folla istigata dai Farisei porta dinanzi a Gesù una adultera colta in flagrante, e prova a  farlo cadere in contraddizione circa la legge di Mosè che stabiliva in questi casi la lapidazione.

E' molto controverso perché tutto sta indicare nella storia che la donna era caduta in una sorta di trappola con persone che stavano spiando il suo comportamento ed un “amante” che viene dalla folla escluso dal subire la stessa sorte dell'adultera; secondo la legge di Mosè entrambi avrebbero dovuto subire la lapidazione.

Gesù pare tacere ed essere in imbarazzo, e mentre lo incalzano dicendogli :”E allora? Che cosa ci dici tu. Gran maestro?” lui continua a disegnare col dito per terra, fino a quando non si alza in piedi e dice:

«Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei».  (Giovanni 8:7b)

...e ad uno ad uno, prima i più anziani, poi i più giovani,  tutti se ne vanno.

Tu cosa avresti fatto al posto di Gesù? Ti dico quello che avrei fatto io: avrei fatto alla donna una gran ramanzina: “...eh, così no si fa, ma sei matta, che che ti è venuto in mente, stavolta ti è andata bene, ma la prossima non so...” eccetera, e l'avrei lasciata andare...  guardandola allontanarsi per la strada... e magari  pensando, tra me e me : ”Questa qua è una gran m..., tanto non cambierà mai”

Cosa fa, invece Gesù?

“Gesù, alzatosi, le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?»  Ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neppure io ti condanno; va’ e da ora in poi non peccare più».” (Giovanni 8:10-11)

Domanda: era Gesù convinto che la donna avrebbe imparato la lezione e non avrebbe peccato più, per tutto il resto dei suoi giorni? Certamente NO! Anzi, era convinto del contrario, era convinto che avrebbe continuato a peccare, magari non quel peccato, ma altri... era convinto che serviva qualcuno che pagasse per quei peccati futuri...

Paolo stesso dice in Romani:

“...tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue...” (Romani 3:23-25a)

Dio è il dio della seconda chance, e della terza, e della quarta... e della ennesima; fino a quando c'è ancora vita ce ne sta una.

Questo è ciò che Dio fa con voi quando inciampiamo.  Questo è ciò che Dio vuole che tu faccia  con le persone della tua vita quando inciampano.   Questo è ciò che significa essere come Gesù: essere “compassionevoli”.

Avere fede che le persone possono cambiare è una virtù cristiana, che si associa ad un'altra virtù cristiana che si chiama “compassione”.

Compassione viene dal latino  pateo = soffrire + cum = con- assieme; avere compassione di chi sbaglia, anche contro di noi  significa capire che l'altro soffre di una malattia che è anche la mia, che soffriamo assieme dello stesso male, che non siamo perfetti, che sbagliamo assieme che pecchiamo assieme.

Ma questo non deve portarci  a credere che, se l'altro sbaglia, è finita! Noi per primi dobbiamo vivere la virtù della fede nel prossimo e la virtù della compassione quando sbaglia se vogliamo che altri abbiano fiducia in noi e compassione verso i nostri errori e i nostri peccati.

Non si può cambiare a meno che  qualcuno creda in te  e compatisca i tuoi errori invece di sottolinearli.  L'accettazione precede sempre la trasformazione. 

Un suggerimento per me, e per voi: davanti ad una situazione difficile con qualcuno  non dire le cose come stanno,:  “Ecco tu hai fatto questo e questo” prova a dire le cose come potrebbe essere: “Tu potresti fare così e così”: vedrai che dimezzerai i conflitti che puoi avere con le atre persone.

E infatti, Paolo era così che agiva:

2. Dava alle persone una visione, dipingendogli un'immagine del futuro

“colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento” (v.6b)

In sostanza Paolo stava dicendo ai Filippesi;  “Siete un cantiere aperto; Dio ha cominciato con voi un'opera di sistemazione ma non ha ancora concluso, sta lavorando in voi, e non si fermerà fintanto che non avrà finito il lavoro, se lo lasciate fare.”

Non dirgli come è ora, fagli immaginare come sarà domani. Gli studi hanno dimostrato che  se ci sono persone attorno a noi a cui noi teniamo molto, che rispettiamo e riconosciamo l'autorevolezza e quelle persone hanno fiducia in noi tendiamo a raggiungere maggiori traguardi.

La mia professoressa di matematica del liceo  era una persona con un carattere difficile: si arrabbiava molto, e molto velocemente era enormemente critica verso ciò che faceva, ma pensava che le cose come le faceva lei  nessuno era capace di farle.

Per chi mi conosce, sa che ho descritto come sono io.

Io normalmente prendevo 4/4 in matematica il che, per uno che fa lo scientifico può essere un problema, la la mia professoressa aveva visto in me  le sue medesime caratteristiche di una persona difficile, esplosiva...  ma che aveva grandi potenzialità in testa...

Serviva qualcuno che mi dicesse: “E' dura, ma io so che ce la puoi fare, perché non credo che tu sei quel quattro, perché io vedo un 8!". Se non avessi avuto lei a dirmele queste cose ” non avrei mai raggiunto il 58 su 60 alla maturità.

Così Paolo dice:  “Mi aspetto il meglio dalle persone.  Io credo nelle persone.  Io do la gente visione.”

Questa è un'altra  virtù cristiana, e si chiama “esortazione” o “incoraggiamento”. Paolo era un campione nell'esortazione: guardate quello che dice ai Tessalonicesi:

“Ordiniamo a quei tali e li esortiamo, nel Signore Gesù Cristo, a mangiare il proprio pane, lavorando tranquillamente.Quanto a voi, fratelli, non vi stancate di fare il bene.” (2 Tessalonicesi 3:12-13)

Le persone che stava esortando Paolo erano persone che avevano preso la chiesa come una mensa gratis; erano non credenti pagani convertiti al cristianesimo, ma che continuavano a fare quello che erano stati abituati a fare in passato da non convertiti.

Paolo sapeva che nella loro vita stavano accadendo tanti terremoti: stavano abbandonando gli dei pagani, stano accettando una nuova fede... per questo stava esercitando un'altra virtù cristiana.

3. Era paziente con i progressi delle persone

Un'altra traduzione dello stesso versetto di Filippesi dice:

“Sono sicuro che Dio, che ha cominciato in voi la sua opera, vi aiuterà a crescere nella sua grazia fino a completare questa sua opera in voi il giorno in cui Gesù Cristo tornerà.” (Filippesi 1:6 PV)

Paolo sa che la crescita  è un processo che richiede tempo ed aiuto.

Per far crescere un fungo basta un po' di pioggia, una temperatura mite, e una notte.

Per far crescere una quercia ci vogliono anni ed anni, ci vuole il sole, il vento, la siccità, il gelo... tante cose che la aiutano a diventare quello che sarà:  una quercia secolare.

Un fungo dura un giorni, forse due; una quercia dura centinaia di anni.

Cristo non vuole far crescere funghi, che durano una notte, ma querce spirituali, che durano questa vita e la prossima...  eterna!

I Filippesi sono sulla strada della perfezione,  ma sono ben lontani dall'essere perfetti ... e Paolo, questo, lo sa!

Perché è così importante essere pazienti per costruire la  felicità?   Perché non c'è nessuno perfetto ... soprattutto te!   Paolo dice: “Io sono paziente, con il progresso della gente".

Quando è che hai accettato Gesù? Pensaci: eri maturo, eri matura all'epoca? Cosa sarebbe accaduto di te se Dio fosse stato “impaziente” se avesse voluto che tu divenissi perfetto o perfetta all'istante?

Dio non aspetta che tu sia “maturo”  per cominciare ad amarti. Neppure tu dovresti farlo  con le persone che ti circondano. Paolo dice in Romani:

“Difficilmente uno morirebbe per un giusto, ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra il proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” (Romani 5:7-8)

Un pastore ha detto una volta questo: "Celebra quanto le persone sono arrivate lontano  piuttosto che giudicare quanta strada ancora devono fare."

Si scrive “pazienza” si legge  AMORE

E Paolo afferma che questa virtù della pazienza, non è qualcosa che lui sta “aggiungendo” una sorta di “bonus”, ma un atto di giustizia dinanzi al Padre:

“Ed è giusto che io senta così di tutti voi, perché io vi ho nel cuore” (Filippesi 1:7)

Personalmente, ho scoperto che se le persone  non sono sul mio cuore  è molto facile che saranno  su altre parti anatomiche che non cito per correttezza.

Se non sto pregando per loro,  sarò probabilmente infastidito dal loro

Conclusione

Quanto durante la nostra giornata  passiamo pensando in maniera  “empatica” alle persone che scorrono nella nostra vita, avendo fiducia in loro, facendogli vedere un futuro positivo, dimostrandoci pazienti con il loro cammino ed i loro progressi?

Aspettarsi il meglio  dalle persone che girano attorno alla tua vita è un modo per costruire la tua felicità.

Amare con il cuore comincia con la comprensione. Amare le persone significa  esercitare nella tua vita

quattro virtù cristiane

  • quella della fede, avendo fiducia che gli altri possano cambiare,
  • quella della compassione, perché io non sono più giusto di loro,
  • quella dell'esortazione, incoraggiando le persone attorno a noi
  • e quella della pazienza, perché il cammino verso Cristo è lungo.

Preghiamo.

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domenica, settembre 13, 2020

Quando le tue preghiere sembrano trovare una porta murata | 13 Settembre 2020 |

Talvolta capita che pensiamo che Dio non sia in ascolto, o che sia disinteressato ai nostri problemi. Dobbiamo essere certi che non ci siano ostacoli tra noi e Dio che impediscano alle nostre preghiere di raggiungerlo, trovando una porta murata.
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 43 min.


Brani utilizzati:

“Ti sei avvolto in una nuvola, perché la preghiera non potesse raggiungerti...” (Lamentazioni 3:44)

“...ma le vostre iniquità vi hanno separato dal vostro Dio; i vostri peccati gli hanno fatto nascondere la faccia da voi, per non darvi più ascolto...” (Isaia 59:2)

“...poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo».” (1 Pietro 1: 16)

“Esaminami, o Dio, e conosci il mio cuore. Mettimi alla prova e conosci i miei pensieri  Vedi se c’è in me qualche via iniqua e guidami per la via eterna.” (Salmo 139:23-24)

“Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini [le loro colpe], neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” (Matteo 6:14-15)

“...domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.”  (Giacomo 4:3)

“Ed egli non fece lí molte opere potenti a causa della loro incredulità...” (Matteo 15:38)

"Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede le otterrete." (Matteo 21:22)

“Anche voi, mariti, vivete insieme alle vostre mogli con il riguardo dovuto alla donna, come a un vaso più delicato. Onoratele, poiché anch’esse sono eredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.” (1 Pietro 3:7)



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domenica, settembre 06, 2020

Costruisci la tua felicità per vivere felice - Parte 2 | 6 Settembre 2020 |

Tu sei lo strumento che il Signore ha deciso di usare per pregare con gioia per le persone che incontri nella tua vita, per mettere una mano sul di Dio trono e l'altra sulla spalla di uomini e donne che cercano la felicità, e non la trovano...
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Tempo di lettura: 8 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 26 min.



La scorsa settimana abbiamo iniziato a parlare della ricerca della felicità

E abbiamo anche detto che, come credenti abbiamo il vantaggio di poter prendere la nostra felicità indipendentemente da quello che ci accade attorno e seguiamo le leggi della Felicità che sono contenute nella Parola di Dio

Avevamo visto le 5 leggi della Felicità per i credenti:

5  Leggi della Felicità

  1. Non ricercare la felicità: creala!

Sarò tanto felice quanto decido di essere felice.

2. La felicità non è un obiettivo:  è il risultato di pensieri e di azioni giuste.

La felicità non è una spiaggia, un castello, una montagna,  ma l'effetto di un mio modo di pensare e di agire.

3. Le mie abitudini creano la mia felicità. 

… oppure la mia “infelicità” se sono abitudini sbagliate.

4. La felicità basata sugli eventi è temporanea ma la felicità basata sulle abitudini è duratura.

Le abitudini sono un abito che mi porto addosso, se sono giuste avrò addosso il motivo della mia felicità.

5. Le abitudini che creano felicità danno dipendenza come le cattive abitudini.

Posso essere dipendente da una sostanza che mi rende infeliceoppure dipendente da una abitudine che mi rende felice: sta a me la scelta.

Abbiamo letto di Paolo che  incoraggia i Filippesi ad applicarsi su alcune caratteristiche della vita cristiana che creano la felicità.

Paolo non lo dice, ma quelle caratteristiche per i credenti si chiamano “virtù cristiane”, e uno dei risultati dell'applicazione  delle virtù cristiane alla propria vita è la felicità.

Paolo comincia dalla dalla cosa più vicina che avevano i Filippesi per poter cominciare a cambiare le loro vite in vite piene di felicità, e la raccomandazione è: coltiva relazioni sane.

Questo era il brano che abbiamo visto assieme che dimostra tutta la positività do Paolo nei confronti di chi lo aveva accolto  in una città dove era stato bastonato, imprigionato e messo alla porta.

La prima virtù di cui Paolo parla ai Filippesi è quella della gratitudine; egli dice: “Devi ringraziare e ricordare il meglio degli altri.”

La seconda caratteristica ( o virtù)  che Paolo indica ai Filippesi è questa:

Per essere felice devo...

2. PREGARE CON GIOIA PER LE PERSONE NELLA MIA VITA

La preghiera è in se una virtù cristiana, ma esistono più modi di pregare: Paolo sta parlando di un tipo di preghiera specifica che è la preghiera di “intercessione”.

Chi “intercede” è come se colmasse la distanza,  tra Dio e gli uomini,  per mettere una mano sul trono di Dio  e l'altra sulla spalla di uomini e donne.

Ti piacerebbe sapere che Paolo prega per te? Lui non può, ovviamente, perché è morto... ma ti piacerebbe sapere che uno dei tuoi leader spirituali preferiti stesse pregando per te? Non ti senti incoraggiato, incoraggiata nel sapere che qualcuno prega per te?

Personalmente,  il fatto di sapere che molti di voi pregano per me  è il motore che mi fa andare avanti  da quasi trenta anni nel ministero nell'Alto Lazio  e da quasi venti come pastore di questa chiesa.

Paolo afferma:

e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia  ” (Filippesi 1:4a)

E qui casca l'asino (o il credente): per chi devo pregare? Perché, sapete, spesso quando io prego mi faccio un progetto di preghiera “a modo mio”.

“Allora, preghiamo per:  mia moglie, i miei figli,  babbo, mamma,  fratelli, le persone in chiesa, quell'amica tanto simpatica ma non credente affinché accetti Gesù...”

E così posso andare avanti, facendo tutto un elenco pieno delle persone che amo di più che sono piacevoli, e che vorrei venissero con me in Paradiso.

Facile vero? Ma è questo quello che stava facendo Paolo? Rileggiamo il versetto:

“e sempre, in ogni mia preghiera per tutti quelli che mi stanno simpatici, prego con gioia  ”

Ho letto bene? O forse ho aggiunto una parte che “mi fa comodo”?

Paolo dice “tutti”... e di sicuro tra quei tutti, c'era pure qualcuno  che non era il massimo della simpatia... magari qualcuno di quelli che al capitolo 16 di Atti aveva bastonato in piazza lui e Sila...

Pensa a qualcuno che ti irrita,  o con il quale hai un rapporto teso.

Quel tuo parente che ti abbraccia e bacia ma poi dice peste e corna di te con tutti.

Quel vicino di casa che continua a parcheggiare la sua auto nel tuo posto macchina riservato.

Il tuo capo al lavoro che gratifica la tua collega perché ha la minigonna e tacco dodici ma non fa nulla mentre tu porti avanti l'ufficio tutto sulle tue spalle.

Hai mai pregato per queste persone?? Oppure  ti sei solo lamentato,  hai mugugnato,  cercato il pelo nell'uovo  in ogni suo comportamento?

Forse lo hai fatto... Ma lo hai fatto con gioia... o lo hai fatto con rabbia?

Ti dico segreto:  pregare positivo  è più potente di pensare positivo! Può cambiare le persone!!!

 Il modo più semplice per cambiare una relazione: è  iniziare a pregare con gioia per lui/lei.

Cosa pregare?? Quello che ha pregato Paolo!

“E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento,  perché possiate apprezzare le cose migliori , affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo,  ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.” (Filippesi 1:9-11)

Prega  per loro affinché...

1.  Crescano nell'amore

 “che il vostro amore abbondi sempre piú”  v. 9

Molte di quelle persone che non sono amabili lo sono perché non si sentono amate. Prega che possano ricevere amore.

2. Prendano decisioni sagge

 “in conoscenza e in ogni discernimento,  perché possiate apprezzare le cose migliori” vv. 9b-10a

Molte di loro sono prigioniere di decisioni sbagliate che si trascinano dal passato. Prega che possano prendere decisioni giuste da ora in poi.

3. Vivano con integrità

“affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo” v.10b

Molte di loro non vivono una vita integra, ma una vita di eccessi e di peccato. Prega che possano essere spezzate le catene che le legano.

4. Diventino come Gesù

“ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio” v.11 

Di quali frutti sta parlando Paolo?

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo;  contro queste cose non c'è legge.” (Galati 5:22-23)

Paolo sta pregando quattro caratteristiche che vuole che i Filippesi sperimentino che sono quattro delle virtù cristiane.

E le prega per un semplice motivo: perché sa che lui non può trasformare la vita dei Filippesi! Non li ha trasformati attraverso le predicazioni quando era con loro, non li può modificare adesso attraverso una lettera... Ma Dio si!

Personalmente, sono sempre più convinto che né un pastore, né un predicatore, né un missionario, possiamo cambiare le vostre vite semplicemente raccontandovi le istruzioni alla vita cristiana contenute nella Bibbia, se poi quelle istruzioni non diventano “virtù” modi di agire, abiti in cui voi vivete  per il resto della vostra vita.

Paolo ricorda le parole di Gesù:

“...quello che chiederete nel mio nome, lo farò... Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto...” (Giovanni 14:13a, 15:7)

Sa che la sua preghiera può agire nelle vite degli altri, e spingere le persone per cui prega ad applicare la sola cosa che possa trasformare quelle vite: applicare le virtù cristiane alla propria vita.

Ma sa bene che tutto è condizionato da quel “Se dimorate in me”:  "se la mattina vi mettete l'abito delle virtù cristiane e ve lo togliete la sera quando andate a letto".

Paolo non li vuole  solo salvi, li vuole felici, e la felicità è il risultato dell'applicazione delle virtù  alla propria vita

Se pensi che il campo sia un po' stretto su quello che puoi pregare per  le persone che hai attorno, ti mostro la tabella (sicuramente incompleta) delle virtù che emergono dalla lettura della Bibbia.



Sono 139...  di sicuro ne manca qualcuna... Non dirmi che non sai cosa pregare per le persone che hai attorno!

Conclusione

Tu sei lo strumento che Dio ha deciso di usare  per per colmare la distanza,  per mettere una mano sul trono di Dio  e l'altra sulla spalla di uomini e donne  che cercano la felicità, e non la trovano, perché non hanno compreso che la felicità è qualcosa si crea attraverso  l'abito di virtù cristiane che decidi di indossare ogni giorno.i

Prega queste cose per i figli,  per il tuo sposo o la tua sposa,  per i colleghi...  e guarda quello che accade!

Preghiamo.



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lunedì, agosto 31, 2020

Costruisci la tua felicità per vivere felice 1° Parte | 31 Agosto 2020 |

Se vuoi vivere felicemente, devi CREARE la tua felicità, attraverso pensieri ed azioni giuste abituandoti e divenendo dipendente da quelle azioni giuste.
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Tempo di lettura:  9 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 34 min.


Il titolo del messaggio di oggi sembra un po' uno scioglilingua. E sembra anche un po' assurdo:
sto affermando che, per vivere felice, io debbo costruire DA ME la felicità che vivrò.

Tu potresti dirmi. “Marco, è assurdo! Io non posso fare in modo di essere felice! La felicità dipende da quello che mi accade,  da dove vivo, da come vivo, dalle persone che ho attorno, che non posso modificare perché io sia felice!”

OK. Dobbiamo allora metterci d'accordo su cosa intendiamo per “essere felici”.

La mattina, quando ti svegli per andare al lavoro, a scuola, in ufficio, nel tuo negozio, o a casa tua, ti senti felice?

La tua risposta varierà da “spesso”, a “qualche volta” , a “raramente”... mi auguro per te che la tua risposta non sia “mai”!

E' difficile essere pienamente felici ogni mattina se ti svegli alle quattro e fai il camionista e fuori nevica, o se vai in un reparto di malati terminali e sai che quella mattina un tuo paziente morirà, o se, semplicemente, hai un matrimonio in bilico un figlio ammalato, un lavoro che potresti perdere.

La ricerca della felicità è un tema vecchio quanto il mondo; hanno provato a spiegarla scrittori filosofi, scienziati.

Nel 2006 un regista italiano (Gabriele Muccino) decise di fare un film  con Will Smith come protagonista attualizzando una pellicola italiana del 1963 (si chiama “remake”) ambientandola in America e prendendo a spunto un fatto realmente accaduto; il film si intitolava “La ricerca della felicità”.

Vorrei vedere assieme a voi il trailer di quel film... Fate attenzione all'ultima frase.




Le parole di Will Smith erano  “Se vuoi qualcosa, vai e prenditela; punto.” E quello che si prefiggeva Smith nel film, era, appunto, la felicità.

E noi? Come credenti, come ci dobbiamo comportare? Dobbiamo “prendere” anche noi la nostra felicità, come dice Will Smith?

Sapete, come credenti abbiamo il vantaggio di poter prendere la nostra felicità indipendentemente da quello che ci accade attorno.

Come? Se seguiamo le leggi della Felicità che sono contenute nella Parola di Dio

5  Leggi della Felicità 

  1. Non ricercare la felicità: creala!

“Trova la tua gioia nel Signore ed egli appagherà i desideri del tuo cuore. (Salmo 37:4)

La felicità non è un prodotto su uno scaffale, ma è una scelta della tua volontà. Sarai tanto felice  quanto decidi di essere felice.

2. La felicità non è un obiettivo:  è il risultato di pensieri e di azioni giuste.

“Va’, mangia il tuo pane con gioia e bevi il tuo vino con cuore allegro, perché Dio ha già gradito le tue opere.” (Ecclesiaste 9:7)

Se la felicità è il tuo obiettivo  tu vivrai una vita impostata per essere felice; e per fare questo non tutte le tue azioni saranno azioni “di giustizia”,  e passeranno sopra la felicità di altri. Sarà una vita molto egoistica e misera!

3. Le mie abitudini creano la mia felicità.  

“Io ho sempre posto il SIGNORE davanti agli occhi miei; poich'egli è alla mia destra, io non sarò affatto smosso.” (Salmo 16:8)

Così come le cattive abitudini creano una vita infelice  allo stesso modo le buone abitudini  creano una vita felice

Noi modelliamo le nostre abitudini,  e poi le nostre abitudini modellano noi!

Se io bevo per abitudine un litro di grappa al giorno io avrò problemi di salute a quella abitudine modellerà la mia vita.

Se io per abitudine sono gentile verso i miei vicini io avrò degli amici nella casa a fianco e quella abitudine modellerà la mia vita.

4. La felicità basata sugli eventi è temporanea

“Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano...” (Matteo 6:19)

Dura solo quanto l'evento. Ma la felicità basata sulle abitudini è duratura.

“ … ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano.” (Matteo 6:20)

Quanto dura la gioia  di una giornata al luna park? Dura quel giorno, ma il giorno seguente  dovrai tornare alla tua vita (il lavoro, la scuola, la famiglia)..

Se la mia felicità è basata sugli eventi, allora proverò a riempirne la mia vita per essere felice ogni giorno.

Ho detto che la felicità duratura è basata sulle abitudini; la parola “abitudini” viene da “abito”. L'abito è qualcosa che ci mettiamo addosso, che viene con noi, ci accompagna durante tutta la giornata.

Se la mia felicità è in funzione di quell'abito, allora io sarò felice per gran parte del mio tempo, in quanto avrò addosso il motivo della mia felicità.

5. Le abitudini che creano felicità danno dipendenza come le cattive abitudini.

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà.” (Romani 12:2)

Io ho la cattiva abitudine  di andare a letto molto tardi la sera; ormai sono così abituato a mettermi a letto oltre mezzanotte, che se vado a letto prima non ho sonno! Io una dipendenza da una cattiva abitudine, e la mia cattiva abitudine  è causa del fatto che, svegliandomi alle 6, io sia stanco già dal mattino.

Se invece io avessi la buona abitudine di andare a letto alle dieci e mezza di sera, dormirei due ore di più e la mattina sarei riposato, e sicuramente più felice!

Sarei sempre dipendente da un'abitudine  ...ma porta una ricompensa molto più grande!

Questi cinque principi non me li sono inventati io durante una notte, ma sono scritti nella Parola di Dio.

Sapete quale è il libro più felice della Bibbia? Il libro di Flippesi! E' il libro in cui Paolo si dimostra più felice dove per 17 volte ripete le parole,”felice, contento, gioia, gioire”, e al capitolo 4 versetto 4 dice: 

“Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.” (Filippesi 4:4)

Eppure sapete dove scrive il libro Paolo? Durante la prigionia a Roma,  incatenato a un soldato romano 24/7.

Paolo incoraggia i Filippesi a d applicarsi su alcune caratteristiche della vita cristiana che creano la felicità.

Non è importante, ma sappiate  che queste caratteristiche che Paolo indica sono spesso chiamate  le “virtù cristiane”.

Uno dei risultati dell'applicazione  delle virtù cristiane alla propria vita è la felicità.

Se vuoi essere felice, dove cominciare? Paolo dice: “Comincia dalle RELAZIONI!”

E' impossibile essere felici con relazioni infelici!

1° ABITUDINE: DEVO COLTIVARE RELAZIONI SANE!

Nei primi 11 versetti Paolo descrive  il rapporto che ha con i Filippesi e fa 4 affermazioni

“Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi;  e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia  a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino a ora.  E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesú.  Ed è giusto che io senta cosí di tutti voi, perché io vi ho nel cuore, voi tutti che, tanto nelle mie catene  quanto nella difesa e nella conferma del vangelo, siete partecipi con me della grazia.  Infatti Dio mi è testimone come io vi ami tutti con affetto profondo in Cristo Gesú.  E prego che il vostro amore abbondi sempre piú in conoscenza e in ogni discernimento,  perché possiate apprezzare le cose migliori , affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo,  ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesú Cristo, a gloria e lode di Dio.” (Filippesi 1:2-11)

Paolo modella 4 virtù/abitudini relazionali  facili da spiegare, difficili da applicare

Per essere felice devo...

1. ESSERE GRATO PER LE PERSONE NELLA MIA VITA! 

Sarai molto più felice 
e le tue relazioni saranno molto più piacevoli se sviluppi l'attitudine alla gratitudine! Paolo afferma:

“Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi” (Pilippesi 1:3)

Paolo dice:“Io ricordo le cose belle di voi Mi focalizzo sui momenti belli vissuti assieme”

Nella mia vita di pastore ho costatato che questo è uno dei motivi perché le amicizie e molti matrimoni entrano in crisi e finiscono.

Soprattutto nel matrimonio, ci si dimentica dei momenti belli vissuti assieme e ci si focalizza su quelli brutti.

Ci dimentichiamo di come il cuore ci batteva al primo appuntamento con la nostra sposa o il nostro sposo, delle ore passate assieme senza dirsi niente ma sazi solo dal fatto di tenersi per mano...

E invece ci focalizziamo sulla busta di immondizia che non è stata portata fuori ancora, sul tubetto di dentifricio schiacciato dal centro e non dal fondo...

Paolo invece,  dice :”Io mi ricordo solo il vostro bene per me... perché è quello che mi rimane dentro! Perché è per quello che vi sono grato!”

Ti pongo una domanda: quando pensi alle persone della tua vita  il tuo primo pensiero è la gratitudine?

Più tempo conosci una persona  più dai le cose per scontate (amore, rispetto, attenzioni),  più ti concentri sui suoi sbagli, più è facile ricordare gli episodi brutti.

Cosa fa Paolo, invece?

“...il mio cuore si riempie di gioia per tutto l’aiuto che mi avete dato nel diffondere il Vangelo di Cristo dal giorno in cui l’avete conosciuto fino ad ora.” (Filippesi 1: 4b-5 PV)  

Paolo ricorda le cose belle: ricorda l'aiuto di una donna, Lidia,  (una commerciante) che lo ha aiutato  al suo arrivo a Filippi  per piantare una chiesa  portandolo nel luogo dove le persone si incontravano per pregare.

Ricorda che gli hanno inviato soldi  e addirittura un fratello in Cristo (Epafrodito)  è arrivato a dorso di mulo da Filippi a Roma mandato per aiutarlo... e si è pure ammalato per questo (e nella lettera dice che lo sta rimandando a casa).

Ti faccio una domanda: cosa hai dimenticato  di quello che gli altri hanno fatto per te?

Tu potresti dirmi, “Va beh, Marco, i Filippesi avevano un debole per Paolo gli stava propri simpatico e lo avevano amato da subito”

Se pensi così, leggi Atti 16), e scoprirai che Paolo era stato picchiato dai Filippesi, era stato frustato dai Filippesi, era stato arrestato dai Filippesi, era stato messo in prigione a Filippi, era sopravvissuto ad un terremoto, mentre era in carcere a Filippi, e infine gli avevano chiesto di lasciare la città... perché portava jella!

Ma Paolo ha deliberatamente scelto  di non soffermarsi  sui ricordi dolorosi. Il ricordare non è una funzione chimica del tuo cervello è una scelta che fa la tua volontà! Addirittura alcune volte la tua volontà cancella memorie troppo dolorose, come quella di una violenza subita, per proteggerti.

Come credente, devi sviluppare una memoria selettiva; non su tutto, certamente, ma per alcune cose devi decidere cosa vuoi ricordare e cosa no.

Ti lascio un compito da fare: fai una lista di tutte le persone che devi ringraziare; trova la maniera di dirgli grazie  durante i prossimi due mesi.

Conclusione

Se vuoi vivere felicemente,  devi CREARE la tua felicità,  attraverso pensieri ed azioni giuste abituandoti e divenendo dipendente da quelle azioni giuste.

La prima cosa da fare è : sii grato delle persone nella tua vita.

Preghiamo.


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domenica, agosto 23, 2020

La fede esemplare e radicale | 23 Agosto 2020 |

La fede è il prodotto prezioso della grazia di Dio; non dobbiamo "sabotarla" attraverso la nostra incredulità, ma nutrirla attraverso una vita radicale.
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Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/visione video: 38 min.


Brani utilizzati:

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.” (Ebrei 11: 1) 

  “...donne che riebbero per risurrezione i loro morti..” (Ebrei 11:35)

“Egli le domandò: «Perché vuoi andare da lui proprio oggi? Non è il novilunio e neppure sabato». Ella rispose: «Andrà tutto bene!».”  (2 Re 4:23)

“Ti prego, corri ad incontrarla e dille: "Stai bene? Sta bene tuo marito? E il fanciullo sta bene?"». Ella rispose: (al servo) «Stanno bene» “  (2 Re 4: 26 

“Eppure Dio gli aveva detto: «È in Isacco che ti sarà data una discendenza». Abraamo era persuaso che Dio è potente da risuscitare anche i morti; e riebbe Isacco come per una specie di risurrezione.” (Ebrei 11: 18 -19)

“Benedetto sarà il frutto del tuo grembo...” (Deuteronomio 28: 4)

“Simon Pietro, servo e apostolo di Gesù Cristo, a coloro che hanno ottenuto una fede preziosa quanto la nostra nella giustizia del nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo...” (2 Pietro 1:1)

“Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio, secondo la misura di fede che Dio ha assegnata a ciascuno.”  (Romani12:3)

“Dov'è dunque il vanto? E' escluso. Per quale legge? Quella delle opere? No, ma per la legge della fede. “ (Romani 3:27)

“Riteniamo ferma la confessione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse...” (Ebrei 10:23)



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domenica, agosto 09, 2020

Caos per il nome di Gesù | 9 Agosto 2020 |


Il nome di Gesù crea sempre "caos": lo creava agli apostoli, che nel suo nome guarivano e per questo venivano scacciati. Lo creava ai primi credenti, che per il nome di Gesù venivano perseguitati. Lo creerà anche a te oggi, perché il suo nome non è "politicamente corretto"... Ma quando vivi e preghi nel nome di Gesù, è come se lui stesso di desse una procura dinanzi al Padre per ottenere ciò che stai chiedendo.
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Predicatore: Mario Forieri
CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIO
Tempo di ascolto audio/visione video: 37 min.


Brani utilizzati:

“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati». Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù e, vedendo l’uomo che era stato guarito, lì presente con loro, non potevano dire niente in contrario. Ma, dopo aver ordinato loro di uscire dal sinedrio, si consultarono gli uni gli altri dicendo: «Che faremo a questi uomini? Che un evidente segno miracoloso sia stato fatto per mezzo di loro è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non possiamo negarlo. Ma, affinché ciò non si diffonda maggiormente tra il popolo, ordiniamo loro con minacce di non parlare più a nessuno nel nome di costui». E, avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. (Atti 4:12-18)

“In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà.” (Giovanni 16:23)

 “Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto. Gesú allora alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. lo sapevo bene che tu mi esaudisci sempre...” (Giovanni 11: 41 -42)

“In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di piú grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio.” (Giovanni 14:12-13)


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domenica, agosto 02, 2020

Togliti i calzari - 2° parte | 2 Agosto 2020 |

Togliersi i calzari significa essere disposti a non fuggire davanti a ciò che Dio ci chiede di fare, chiarire lo scopo che Egli ha per la nostra vita e definire chi siamo difronte a Cristo.
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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 29 min.


La scorsa settimana  abbiamo iniziato a parlare di “calzari”, in particolare di quello tolti
in segno di rispetto per il suolo che si calpesta quando sei alla presenza di Dio.

Scrivendo questi due messaggi ho fatto una ricerca sui vari usi  che gli ebrei avevano dei calzari (o sandali).

Ad esempio: un acquisto diventa legale quando il venditore  si toglie il sandalo e la consegna all'acquirente.  Questa cerimonia indica  il trasferimento del possesso al nuovo possessore.

Oppure: il sandalo viene rimosso da una persona  per indicare che ha perso la sua autorità  su un membro della sua famiglia.

Quando un uomo muore,   sua moglie si toglie il sandalo dai piedi del fratello di suo marito, per dimostrare che d'ora in poi  non avrà alcun diritto a sposarla cognata.

L'uomo senza un sandalo  è il simbolo di lui che è inabile al matrimonio,  mentre il sandalo nuovo contraddistingue invece l'aspirante al matrimonio. "

Una donna poteva  annullare un matrimonio   se scopriva che suo marito occupava  una posizione sociale più alti di quello in cui gli credeva in origine dicendo: "Non ho alcuna utilità per una sandalo troppo grande per il mio piede”.

L'uomo che si lascia dominare dalla moglie è soprannominato  "uomo della pantofola",  e la moglie che domina “la donna con i sandali”.

Ma, tra tutti questi vari significati ce n'è uno che riguarda specificatamente Dio e il suo popolo: ve lo faccio vedere con una foto:



Cosa c'entra questa immagine di un prigioniero scalzo con Dio, la Bibbia, e il levarsi i calzari?

Al profeta Isaia  Dio ordinò di andare a piedi nudi  come simbolo della cattura dell'Egitto e di Cush da parte dell'Assiria

“In quel tempo, il Signore parlò per mezzo d’Isaia, figlio di Amots, e gli disse: «Va’, sciogliti il sacco dai fianchi e togliti i calzari dai piedi». Questi fece così e camminò seminudo e scalzo.Il Signore disse: «Come il mio servo Isaia è andato seminudo e scalzo, segno e presagio, per tre anni, contro l’Egitto e contro l’Etiopia, così il re d’Assiria condurrà via i prigionieri dall’Egitto e i deportati dall’Etiopia, giovani e vecchi, seminudi e scalzi, con le natiche scoperte, a vergogna dell’Egitto.» “ (Isaia 20:2-4)

Per Dio l'essere a piedi nudi è un segno di “dipendenza”. Se sei senza calzari, la tua vita dipende da qualcun altro: non puoi fuggire, non puoi correre, l'autorità non è più la tua ma c'è un altro da cui ti devi dipendere.

Vi ricordate cosa disse Dio a Mosè al roveto ardente, vero?

“Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». (Esodo 3:5)

Mosè tenterà in tutti i modi di “scappare” da ciò che Dio gli stava chiedendo: ma era “a piedi nudi”, perché la sua presenza rende sacro il suolo che calpesti... ma anche perché non possa fuggire dalla sua presenza e da ciò che ti sta chiedendo di fare.

Mosè si rimise i calzari, obbedì al Signore, e attraverso la potenza di Dio liberò un'intera nazione dalla schiavitù... ma non entrò la terra promessa, perché aveva dubitato della potenza di Dio, che gli aveva detto: “Parla alla roccia, e da essa sgorgherà l'acqua”.

Lui volle fare di testa sua, e invece di parlare alla roccia, la percosse due volte.

L'acqua sgorgò lo stesso  (perché Dio è fedele e mantiene quello che ha promesso anche se noi non gli obbediamo) ma Dio capì che Mosè non era più “schiavo” del Signore, non era più, “a piedi nudi”...

Dopo Mosè Giosuè divenne il capo degli israeliti:

“Dopo la morte di Mosè, servo del Signore, il Signore parlò a Giosuè, figlio di Nun, servo di Mosè, e gli disse:«Mosè, mio servo, è morto. Àlzati dunque, attraversa questo Giordano, tu con tutto questo popolo, per entrare nel paese che io do ai figli d’Israele. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, io ve lo do, come ho detto a Mosè...” (Giosuè 1:1- 3)

Tre giorni dopo queste promesse Dio prosciugò il Giordano  per far attraversare il suo popolo.

Da lì in poi, fu tutto un trionfo; le città e i popoli si arrendevano prima di combattere, perché vedevano che qualcosa di potentissimo stava aiutando gli israeliti.

Tutto un trionfo... fino a Gerico.

Gerico era fortificata con enormi mura in tutta la città.  Dio aveva promesso o che la terra era la loro, ma davanti a quella città così protetta, con un esercito ben addestrato... beh... anche a Giosuè è probabile  che venne qualche dubbio, anche perché gli abitanti  scelsero di mantenere la propria posizione  all'interno di quella che credevano  fosse una fortezza impenetrabile.

Era quella che si chiama una situazione di “stallo”... In questa situazione Dio decise di agire:

“Mentre Giosuè era presso Gerico, egli alzò gli occhi, guardò, ed ecco un uomo in piedi che gli stava davanti, tenendo in mano la spada sguainata. Giosuè andò verso di lui e gli disse: «Sei tu dei nostri o dei nostri nemici?»E quello rispose: «No, io sono il capo dell’esercito del Signore; arrivo adesso». Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò e gli disse: «Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?» Il capo dell’esercito del Signore disse a Giosuè: «Togliti i calzari dai piedi; perché il luogo dove stai è santo». E Giosuè fece così." (Giosuè 5: 13-15)

Fu proprio dopo questo che Dio  diede a Giosuè il piano per sconfiggere Gerico.  Il piano era questo:
la gente avrebbe dovuto marciare attorno alla  città  - un giro al giorno per sei giorni.   il settimo giorno, avrebbero fatto sette giri  con i sacerdoti che suonavano le trombe. Alla fine del settimo giro,  tutte le trombe avrebbero suonato assieme la nota più alta possibile ed tutto il popolo avrebbe dovuto gridare. Quindi le mura di Gerico sarebbero crollate.

M'immagino la faccia di Giosuè:  Se io fossi stato lui avrei risposto: “Che razza di piano è? Io sono un soldato, non un ballerino, e neppure un musicista... E poi, come possono crollare le mura con le trombe e le grida?”

Dal punto di vista militare non aveva senso. Ma era il piano di Dio  e Giosuè lo sapeva. Giosuè si tolse letteralmente le scarpe quel giorno. Era scalzo. Era prigioniero di Dio.  Era dipendente da lui in maniera totale.  Dio era per lui.

Togliendosi le scarpe, Giosuè stava dicendo: "Se questa battaglia sarà vinta, non sarà determinato da quante armi abbiamo, per quanto buone possano essere.  Non sarà determinato dalla nostra strategia e competenza militare, per quanto intelligente possa essere.  Se questa battaglia sarà vinta,  non sarà determinato dalla nostra forza, dalla nostra resistenza o dai nostri numeri.  Se questa battaglia sarà vinta, sarà vinta dalla potenza di Dio! Dalla sua forza, dal suo Spirito!”

Dobbiamo toglierci i calzari

Togliersi i calzari significa accettare che dipendiamo da qualcuno che è immensamente più capace do noi. È solo allora che possiamo vedere le cose  dalla prospettiva di Dio  e riconoscere i Suoi piani.

Si tratta di morire per te stessi.  Si tratta di abbandonare il controllo  e accettare il fatto che non sei Dio  e che non lo sarai mai.

Togliersi i calzari significa  sintonizzarsi con la voce di Dio. Riguarda l'umiltà e la vulnerabilità  davanti a Dio e davanti agli altri.

A volte tutti i nostri successi  possono impedirci di avere davvero successo  nelle cose che contano di più.

Se Giosuè avesse fatto conto su tutte le vittorie avute in precedenza non avrebbe ascoltato il pazzo piano di Dio. Non si sarebbe tolto i calzari, non sarebbe stato schiavo della volontà di Dio.

Spesso, quando ci troviamo di fronte ad un “muro invalicabile” come quello che circondava Gerico
che ci divide da un progetto,   invece di toglierci i calzari  li allacciamo ancora più stretti
e proviamo a saltare o ad arrampicarci per scavalcarlo. Ma il muri sono troppo spesso e troppo alto, e finiamo per provare e infliggere più dolore.

Dobbiamo toglierci i calzari davanti a Cristo

Ritorniamo per un attimo all'incontro che Giosuè ha fatto con  quell'uomo con una spada in mano: lui chiede:

“Giosuè andò verso di lui e gli disse: «Sei tu dei nostri o dei nostri nemici?» “ (v. 13)

In pratica gli sta chiedendo :” Identificati! Da che parte stai? Sei un aiuto, o una minaccia””

L'uomo rispose:

«No, io sono il capo dell’esercito del Signore; arrivo adesso». (v. 14)

A queste parole Giosuè reagì così:

Allora Giosuè cadde con la faccia a terra, si prostrò (v.14): 

Cho era quell'uomo? Un “inviato da Dio... Quindi, un angelo? Siamo sicuri si trattasse di un angelo? Perché, se si fosse trattato di un angelo, avrebbe dovuto dira a Giosuè: “Che fai! Alzati! Non la conosci la Legge che dice che devi prostrarti SOLAMENTE davanti a Dio?”

Cosa aveva in mano l'uomo? Una spada! Vi faccio vedere solo tre versetti che parlano di “spade” nel Nuovi Testamento:

“Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio.” (Efesini 6:17)

“Infatti la parola di Dio è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio, e penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore.” (Ebrei 4:12)

“All’angelo della chiesa di Pergamo scrivi: queste cose dice colui che ha la spada affilata a due tagli” (Apocalisse 2:12)

Molti studiosi della Bibbia credono che quell'uomo fosse Gesù. La Bibbia ci insegna che Gesù è sempre esistito  Giovanni  dice:

“Nel principio era la Parola], la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.  Essa era nel principio con Dio. (Giovanni 1:2)

Gesù e il capo dell'esercito di Dio in terra, la sua chiesa... noi.

Secondo me il motivo per cui Gerico cadde davanti a Giosuè  è perché Giosuè cadde davanti a Gesù.

Ma questa è una mia opinione,  e non è davvero importante  che tu creda che l'uomo  che stava di fronte a Giosuè quel giorno  fosse in realtà Gesù. Non farti distrarre da quello.

Il punto è che la prospettiva di Giosuè  che ha deciso di “togliersi i calzari” lui c he era un condottiero di fama lui che era il capo di una nazione, lui che era stato scelto da Dio ad esserlo...

Lui, che a ragione poteva sentirsi una “autorità” decide di “togliersi i calzari” di continuare o ritornare ad essere schiavo del volere di Dio. A non fuggire davanti al piano di Dio, a seguire come fanno i prigionieri colui che li conduce da un luogo a un altro.

Giosuè aveva compreso chi fosse Dio  e la sua comprensione dell'autorità di Dio  è il motivo per cui ha riconosciuto  che  era necessaria una  totale resa e sottomissione al suo Signore.

A differenza di Mosè,  che tentò di scappare presso il roveto ardente mettendo scuse che decise di “avere un piano diverso” per far sgorgare l'acqua, colpire la roccia anziché parlare alla roccia, Giosuè chiese all'uomo:

«Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?» (v.14)

E tu? Dove sei tu? Quale miro hai davanti e quale piano strampalato  ti sta chiedendo Dio di obbedire non per scavalcarlo, ma per abbatterlo?

Ti lascio un ultimo versetto su cui meditare stasera:

“Ci sono molti disegni nel cuore dell’uomo, ma il piano del Signore è quello che sussiste.” (Proverbi 19:21)

Togliti i calzari e cadi davanti a Gesù. Chiarirà lo scopo di Dio per la tua vita  e definirà chi sei difronte a Cristo.

Preghiamo.


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domenica, luglio 26, 2020

Togliti i calzari - 1° parte | 26 Luglio 2020 |

In questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Se la risposta è si sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini? Cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo?
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Tempo di lettura: 3 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 28 min.


Quella di stasera non è una vera e propria predicazione, ma qualcosa di più “interattivo”.

Quello che vorrei fare assieme a voi è ascoltare un canto (io lo adoro, perché sono vecchio, sono sicuro piacerà a quello che anno la mia età, mentre ai più giovani sembrerà un canto gregoriano per quanto suona vecchio).

Aldilà della musica vorrei che vi concentraste sule parole della canzone, e che “sceglieste” una parola, o una frase che più vi attrae, vi suscita qualcosa, vi incuriosisce vi fa riflettere .

Avete anche un foglio con il testo della canzone per aiutarvi se non capite dal canto qualche parola; se prendete una penna potrete sottolineare qualche parola.


Quali sono le parole o le frasi che vi hanno colpito di più?

Sei qui davanti a me, o mio Signore
Sei in questa brezza che ristora il cuore.
Roveto che mai si consumerà,
Presenza che riempie l'anima
Adoro te, fonte della vita,
Adoro te, trinità infinita.
I miei calzari leverò su questo santo suolo,
Alla presenza tua mi prostrerò.
Sei qui davanti a me, o mio Signore,
Nella tua grazia trovo la mia gioia.
Io lodo, ringrazio e prego perché

Il mondo ritorni a vivere in te

Il video è iniziato con un versetto di Esodo: questo:

“L'angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco, in mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava...Dio disse: «Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai è suolo sacro». (Esodo 3:2,5)

Vi ricordate in quale momento della vita di Mosè accade questo episodio?

Questa è la chiamata di Mosè da parte di Dio  a servire lui e il suo popolo.

Vi ricordate quale è stata la risposta di Mosè? Come reagì? Con entusiasmo... o con paura?

“Mosè rispose e disse: «Ma ecco, essi non mi crederanno e non ubbidiranno alla mia voce, perché diranno: “Il Signore non ti è apparso”... Mosè disse al Signore: «Ahimè, Signore, io non sono un oratore; non lo ero in passato e non lo sono da quando tu hai parlato al tuo servo; poiché io sono lento di parola e di lingua»... Mosè disse: «Ti prego, Signore, manda il tuo messaggio per mezzo di chi vorrai!»” (Esodo 4:1,10,13)

La prossima settimana vedremo più in dettaglio cosa significhi “levare i calzari”.

Per questa sera voglio lasciarti solo tre domande: la prima è questa: in questo momento della tua vita sei alla presenza di Dio? Lo senti che agisce nella tua vita, che è presente?

Se la risposta è si, la seconda domanda è: sei consapevole che la sua presenza rende il suolo dove cammini santo? Stai agendo con rispetto per quel “suolo” dove cammini  (la tua famiglia,  le tue amicizie,  il tuo posto di lavoro)?

Ultima domanda: cosa ti sta chiedendo Dio di fare? Stai obbedendo... oppure stai fuggendo? Vorrei risentire e cantare assieme la canzone con cui abbiamo iniziato cantala come fosse una preghiera... E' una preghiera!

E infine vorrei fermarmi  a pregare tutti assieme per i temi che sono usciti fuori stasera.



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