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21 novembre 2021

Guardando Gesù: il suo volto | 21 Novembre 2021 |

Come dipingeresti il volto di Dio? Rassicurante o inquietante? Amorevole o ostile? Se vuoi davvero sapere quale volto ha Dio, ti basta guardare quello di Gesù; non i dipinti di lui, ma ciò che ha fatto qui, quando è sceso in terra.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 9 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 29 minuti

 Scommetto che se tu chiedessi alle persone di descrivere l'aspetto di Gesù, sarebbero in grado di farlo. Dopo tutto, è la figura più dipinta dell'arte occidentale. È così riconoscibile che la gente sa persino che è lui quando appare sul loro toast. 

Vogliamo vedere se riusciamo a descriverlo? Capelli lunghi o corti? 

Con la barba o rasato? Magro o robusto?  E naturalmente molto sicuramente bianco! 

Per 2000 anni Gesù è stato oggetto di speculazioni artistiche. Il mio preferito è il Gesù palestrato di  questa pubblicità. 

Naturalmente non abbiamo idea di che aspetto avesse perché le prime icone erano basate sulle tradizioni del tempo ed avevano a che fare di più col simbolismo cristiano che con la realtà. 

Gli dei avevano i capelli lunghi e la barba per mostrare che erano proprio quello, dei; erano seduti su troni per dimostrare il potere; la loro postura simboleggiava il loro rapporto con gli esseri umani: e così Gesù ha la

barba, è seduto su un trono e la sua mano ha le due dita unite per mostrare la fusione del divino e dell'umano ed è alzata in segno di benedizione. Ciò che Gesù chiaramente non è l'essere un bianco, e che Dio perdoni noi cristiani occidentali per i danni che abbiamo causato nei secoli insistendo sul fatto che lo era e lo è. 

No, non possiamo sapere che aspetto avesse fisicamente Gesù

Anche se questa è una ricostruzione fatta attraverso il cranio di un uomo della Galilea dell'epoca di Gesù, ci dà un intrigante sguardo ciò che è possibile. Ma possiamo e sappiamo cosa vedeva la gente quando lo guardava. 

Immaginate una persona che sia così persa  e s’allontani così tanto da ciò che sa  essere il giusto e che finisca per vivere una vita totalmente dissoluta, partecipando a comportamenti lascivi e dannosi. Una mattina si ritrova ubriaco con il vomito addosso in un letto e non ha idea di come ci sia arrivato, o dove sia. Ha toccato il fondo.

Si vergogna completamente di quello che è diventato/a e decide di tornare a casa barcollando. Arrivato  a casa, sta cercando la chiave, quando la porta si apre e c'è Gesù. Cosa fa Gesù? Cosa vi immaginate che faccia?

Si arrabbia? Sembra deluso? Lo fa entrare, ma si gira e se ne va? Tyler Staton, la cui idea ho appena usato, dice che il modo in cui rispondiamo alla domanda rivela il Dio in cui crediamo veramente. Non quello in cui pensiamo di credere, o di cui abbiamo letto, o quello che ci hanno insegnato. Ma la nostra risposta istintiva è il Dio in cui crediamo veramente. 

A W. Tozer, pastore americano e pensatore cristiano del 20° secolo, disse questo: “Quello che ci viene in mente quando pensiamo a Dio è la cosa più importante di noi... Noi tendiamo per una legge segreta dell'anima a muoverci verso la nostra immagine mentale di Dio"  (da “The Knowledge of the Holy” - A.W. Tozer)

Come hai risposto alla domanda? Il tuo Dio è deluso da te? Ti mette paura? È sempre arrabbiato? È distante? 

Se per te è una o tutte queste cose, allora lascia che ti presenti Gesù. 

“Ma Gesù ad alta voce esclamò: «Chi crede in me, crede non in me, ma in colui che mi ha mandato;  e chi vede me, vede colui che mi ha mandato.” (Giovanni 12:44-45)

Gesù sta dicendo: “Guardami, ecco com'è Dio”. Recentemente ho sentito qualcuno dire: “Se non lo vedi in Gesù, non è vero di Dio”. 

Allora perché alcuni di noi lottano per trovare una visione di Dio amorevole, gentile e compassionevole, e finiscono per averne una piena di ira, punizione e disapprovazione? Perché questo è importante. 

Vorrei suggerire che parte del problema è che spesso i cristiani non riescono a tenere in equilibrio le scritture. Se guardiamo all'Antico Testamento, vediamo esempi di quello che sembra essere Dio che pone condizioni alla sua misericordia e persino condona la violenza. 

Per esempio il Salmo 103:

“Come è lontano l’oriente dall’occidente, così ha egli allontanato da noi le nostre colpe. Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso il Signore verso quelli che lo temono.” (Salmo 103:12-13)

Parla dell'incessante amore  di Dio, il suo amore tenero e compassionevole, MA solo per coloro che lo temono. Nel Nuovo Testamento, con la nuova alleanza stabilita attraverso Gesù, troviamo che il suo amore è incondizionato 

“Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati).” (Efesini 2:4-5)

Un altro esempio è la lapidazione delle donne se si pensa abbiano commesso peccati sessuali:

“Ma se la cosa è vera, se la giovane non è stata trovata vergine, allora si farà uscire quella giovane all’ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così toglierai via il male di mezzo a te. “ (Deuteronomio 22: 20-21)

Ma quando la donna sorpresa in adulterio fu portata da Gesù, cosa disse a quelli che chiedevano il suo sangue?  "Quello che fra voi è senza peccato, scagli la prima pietra!" (Giovanni 8:7 b)

L'Antico Testamento è ispirato da Dio, ma è pieno di impronte umane. È una rivelazione incompleta di Dio e, come dice Bruxy Cavey, "Gesù chiarisce la nostra visione e ci chiama a ripensare tutto ciò che pensavamo di sapere". La nuova alleanza sostituisce la vecchia. 

“Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere.” (Giovanni 1:17-18)

Ancora una volta voglio ricordarvi che Gesù sta dicendo:”Guardatemi, ecco com'è Dio!”  Aggrapparsi all’idea di un Dio arrabbiato e vendicativo non ci fa bene. Ci sono prove che suggeriscono che una tale visione non giova al benessere e alla salute mentale di coloro che hanno tali opinioni. 

 Il Prof. Pargament ha anche scoperto che:”...  quando le persone credono che Dio le ha abbandonate, o quando mettono in dubbio l'amore di Dio per loro, tendono a sperimentare una maggiore angoscia emotiva, e persino ad affrontare un rischio maggiore di morte anticipata."

Né è un bene per coloro a cui siamo destinati ad essere testimoni. Non possiamo spaventare le persone per farle entrare nel Regno, e anche se ci riusciamo, la paura può dare loro una sorta di bussola morale, ma vi garantisco che non saranno credenti gioiosi e pieni di speranza. 

Sapete,  c'è una ragione per cui gli scrittori di thriller polizieschi hanno spesso come protagonista principale un fanatico religioso, perché è facile fare la connessione tra qualcuno che crede in un dio vendicativo e lo stesso che si vede come suo agente vendicatore. 

Il dott, Newberg ha detto: “Ad esempio, se invece di sostenere l'amore e la compassione, una religione  sostiene l'odio verso i non credenti, anche queste convinzioni negative diventerebbero parte del modo in cui il cervello funziona. In teoria, questo accenderebbe aree del cervello coinvolte nel pensiero dell'odio, e potrebbe aumentare lo stress e stimolare il rilascio di ormoni dello stress.”.

Ora non sto suggerendo che tutti noi conosciamo potenziali serial killer, ma scommetto che ci siamo tutti trovati in una stanza con un credente che si è permesso di giudicare un altro essere umano e lo ha giustificato con una scrittura, e una scrittura che non menziona la grazia. Quando la gente ci guarda, ha bisogno di vedere persone che indicano Gesù perché lui è la via, la verità e la vita. 

In Ebrei 1, versetto 3, dice

“Questo Figlio è lo splendore della gloria di Dio, l'impronta perfetta di ciò che Dio è. . (Ebrei 1:3 a)

E la parola  impronta nell'originale greco è  χαρακτήρ charaktēr, che significa "'espressione esatta (l'immagine) di qualsiasi persona o cosa, somiglianza marcata, riproduzione precisa in ogni aspetto."

Ovvero, un facsimile

Quando guardiamo Gesù vediamo veramente Dio. E cosa vediamo?  La sua compassione che ridà vita e speranza; ci sono infiniti esempi di come Gesù dimostri questo, ma uno dei preferiti è la storia della madre il cui figlio è morto:

“Quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e molta gente della città era con lei. Il Signore, vedutala, ebbe pietà di lei e le disse: «Non piangere!» E, avvicinatosi, toccò la bara; i portatori si fermarono ed egli disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!»  Il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo restituì a sua madre. “(Luca 7:12-15)

Il suo profondo amore per gli infranti e gli emarginati 

“Una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni {e aveva speso tutti i suoi beni con i medici} senza poter essere guarita da nessuno, si avvicinò di dietro e gli toccò il lembo della veste; e in quell’istante il suo flusso di sangue cessò. E Gesù disse: «Chi mi ha toccato?» E siccome tutti negavano, Pietro e quelli che erano con lui dissero: «Maestro, la folla ti stringe e ti preme [e tu dici: Chi mi ha toccato?]».  Ma Gesù replicò: «Qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una potenza è uscita da me».  La donna, vedendo che non era rimasta inosservata, venne tutta tremante e, gettatasi ai suoi piedi, [gli] dichiarò, in presenza di tutto il popolo, per quale motivo lo aveva toccato e come era stata guarita in un istante.  Ma egli le disse: «Figliola, [coraggio,] la tua fede ti ha salvata; va’ in pace».” (Luca 8:43-48)

È stata evitata come impura per dodici anni, non ha conosciuto un tocco amorevole in tutto questo tempo e lui la chiama figlia (tra l'atro è l'unica volta che Gesù usa questo sostantivo); non solo è guarita, ma  viene anche riabilitata come persona.  Riuscite a immaginare cosa significasse per lei? 

Il suo amore incondizionato che  guarda sempre, e aspetta, e corre verso di noi. 

“Egli dunque si alzò e tornò da suo padre. Ma mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione; corse, gli si gettò al collo e lo baciò.”(Luca 15:20)

I prodighi sono ritornati là dove erano partiti. La porta è aperta e siamo invitati ad entrare da un Dio amorevole, misericordioso e compassionevole che dice: "Benvenuti". 

Volgi il tuo sguardo su Gesù  Guarda a fondo nel suo meraviglioso volto. 

Amen.

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09 agosto 2020

Caos per il nome di Gesù | 9 Agosto 2020 |


Il nome di Gesù crea sempre "caos": lo creava agli apostoli, che nel suo nome guarivano e per questo venivano scacciati. Lo creava ai primi credenti, che per il nome di Gesù venivano perseguitati. Lo creerà anche a te oggi, perché il suo nome non è "politicamente corretto"... Ma quando vivi e preghi nel nome di Gesù, è come se lui stesso di desse una procura dinanzi al Padre per ottenere ciò che stai chiedendo.
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 37 min.


Brani utilizzati:

“In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati». Essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni, si meravigliavano, avendo capito che erano popolani senza istruzione; riconoscevano che erano stati con Gesù e, vedendo l’uomo che era stato guarito, lì presente con loro, non potevano dire niente in contrario. Ma, dopo aver ordinato loro di uscire dal sinedrio, si consultarono gli uni gli altri dicendo: «Che faremo a questi uomini? Che un evidente segno miracoloso sia stato fatto per mezzo di loro è noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e noi non possiamo negarlo. Ma, affinché ciò non si diffonda maggiormente tra il popolo, ordiniamo loro con minacce di non parlare più a nessuno nel nome di costui». E, avendoli chiamati, imposero loro di non parlare né insegnare affatto nel nome di Gesù. (Atti 4:12-18)

“In verità, in verità vi dico che tutto ciò che domanderete al Padre nel mio nome, egli ve lo darà.” (Giovanni 16:23)

 “Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto. Gesú allora alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. lo sapevo bene che tu mi esaudisci sempre...” (Giovanni 11: 41 -42)

“In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di piú grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel nome mio la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio.” (Giovanni 14:12-13)


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03 marzo 2019

Quale Gesù stai seguendo? | 3 Marzo 2019 |

Il mondo moderno ha creato almeno tre differenti Gesù, a seconda delle proprie esigenze personali.

C'è il "Gesù-santone", un leader spirituale assieme a tanti altri, con la sua tunica lunga che serve ad ispirare, a dare buoni consigli... Ma uno vale l'altro: Gesù, Buddha o Ghandi, sono sullo stesso piano.

C'è poi il "Gesù-rivoluzionario", un guerrigliero della liberazione dei popoli alla Che-Guevara o Simon Bolivar, che ci spinge a entrare nella vita politica e a sovvertirla.

Oppure c'è il "Gesù-Babbo Natale", che, alla fine, premierà tutti quanti allo stesso modo.


Ma qual'è il vero Gesù? Mario Forieri, attraverso la prima lettera ai Corinzi, ci mostra che il vero Gesù è più semplice e più puro, ed è quello venuto a soffrire e morire per salvare solo quelli che credono in lui e in lui solo.

E tu, quale Gesù stai seguendo?

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"Vorrei che sopportaste da parte mia un po’ di follia! Ma sì, già mi state sopportando! Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo per presentarvi come una casta vergine a Cristo.  Ma temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità {e dalla purezza} nei riguardi di Cristo.  Infatti, se uno viene a predicarvi un altro Gesù, diverso da quello che abbiamo predicato noi, o se si tratta di ricevere uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un vangelo diverso da quello che avete accettato, voi lo sopportate volentieri." (2 Corinzi 11:1-4)


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23 dicembre 2018

Il miracolo del come - I miracoli che porta il Natale 3° parte | 23 Dicembre 2018 |

Avresti mai deciso, se tu fossi stato un potente, di far nascere tuo figlio in una stalla, povero, umile, debole? Dio lo ha fatto, perché Gesù potesse parlare a tutti, partendo dai più umili.
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Quando ero bambino io i regali non li portava Babbo Natale il 24 notte, ma la Befana la notte tra il 5 e il 6 gennaio...

Uno dei misteri e dei miracoli del Natale  che mi ha sempre affascinato da bambino era come fosse possibile per la Befana  consegnare giocattoli a ogni ragazzo e ragazza del mondo, volando su una scopa  e realizzare tutto questo  in una sola notte!

A furia di pensare, come bambino era arrivato ad una conclusione che mi sembrava abbastanza logica: la Befana era capace di fermare la rotazione del globo! Così facendo, fermava il tempo, e lei aveva tutto il tempo  per arrivare in tutte le parti del mondo!

E questo, secondo me, spiegava anche il fatto che mamma e papà ci volevano a letto presto;  infatti per la Befana era più facile  fermare la rotazione della terra se tutti quanti stavano fermi; è una questione di cinematica ed inerzia!

Alla fine, però, qualche dubbio lo avevo... Perché io dovevo stare fermo a letto, e papà e mamma invece continuavano a fare  su e giù per le scale fino alle due di notte? La mia teoria aveva più di una falla!

Alla fine dovetti decidere  che il come faceva la Befana era al di là delle mie capacità di comprendere...

Lo avrei dovuto accettare “per fede”. La cosa importante era che,  anche se non capivo  il come la Befana  facesse,  riusciva lo stesso a portare i doni a i bambini...
e specialmente a me!

A questo punto siete autorizzati a chiedermi: “Marco, che cosa c'entra la Befana coi miracoli del  Natale?” Infatti questo è il terzo messaggio sui miracoli che porta il Natale.

Abbiamo visto  nelle tre settimane di Avvento precedenti, il miracolo del “momento giusto”. Ovvero che Gesù è venuto in un momento della storia in cui il suo messaggio poteva arrivare più facilmente,
con persone alla ricerca spirituale, strade che collegavano il mondo conosciuto e una lingua unica da parlare (il latino).

La settimana scorsa abbiamo parlato del miracolo del “segno”: Dio pur di parlare con noi ha deciso di parlarci attraverso un “segno” che ognuno di noi potesse capire; e il “segno” sarebbe stato Gesù.

Questa settimana vediamo il miracolo del “come”.

Io non sapevo “come” facesse la Befana  a portare i doni a tutti i bambini del mondo, e  il mio “come” sembrava logico solo a me... mentre c'era un “come” diverso, più semplice, più vicino a me.

Il “come fa la Befana” era, semplicemente,  attraverso l'amore  di ogni papà ed ogni mamma

Immagina per un attimo di essere Dio: per molti questo  non è nemmeno un grande sforzo  perché al mondo ci sono molti  che credono di esserlo, che tutto ruoti attorno a loro... ma sicuramente nessuno di noi.

Se tu fossi Dio, il creatore dei Cieli e della Terra, l'Onnipotente, “come” faresti arrivare tuo figlio nel mondo?

Io avrei avuto una serie di idee, che comprendono: una navicella interstellare, una eruzione , un asteroide.. insomma, qualcosa che “si vede che sono Dio!”

I. I “come” di Dio non sono i nostri

Parte del miracolo del Natale  è il miracolo del “come”.  I metodi di Dio vanno oltre i nostri metodi e la nostra comprensione.  Paolo scrive in Romani 11:33,

"Che Dio meraviglioso abbiamo! Come è immensa la sua ricchezza! Come è grande la sua saggezza e la sua sapienza! Per noi è impossibile capire i suoi metodi e le sue decisioni. "(Romani 11:33 BDG)

Paolo afferma una cosa semplice: “non cercare di capire i “come” di Dio, perché i suoi “come”  sono immensamente migliori dei nostri.”

Gesù  è venuto al mondo  come un bambino debole e indifeso.  Dio ha scelto di  nascere  attraverso dei  genitori umili e poveri.

Non è nato in un palazzo ma in una stalla.  E' nato da una giovane coppia che anche se avevano dei cuori  puri  non avevano alcuna rilevanza nella loro società e sul mondo.: non erano “star”

Erano semplici, ordinari, oscuri individui; eppure Dio scelse  quelli  per  essere i genitori di Gesù.

Non è il “come” che avrei scelto io... ma io sono io,  e Dio è Dio.

Isaia 55: 8-9 dice:

" «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore.  «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.» " (Isaia 55:8-9)

I come di Dio sono diversi dai nostri come. E non dovremmo stupirci di questo.

Se leggi la Bibbia troverai che quasi tutti i “come” di Dio, tutti i modi con cui lui è intervenuto e ha modificato la storia del mondo, sono esattamente l'opposto di ciò che io e te avremmo scelto.

Abraamo viveva ad Ur, una città che potremmo paragonare a New York, o Londra, importante, influente...

A me e a te sarebbe apparso logico farlo rimanere lì,  per formare un popolo scelto per Dio. Tante persone, tanti contatti...

E invece il “come” di Dio è dire ad Abraamo: “ Lascia tutto”  “Dove mi mandi Signore?”  “Non te lo dico,... non ora... ma c'è una terra promessa che ti attende.”

Io e te non avremmo scelto Giuseppe, il figlio più piccolino di Giacobbe,  e anche un bel po' presuntuoso, per salvare una nazione dalla carestia.

Io e te non avremmo scelto Israele, una nazione piccola  popolata da pastori semi analfabeti per diventare il popolo speciale di Dio.

Io e te  non avremmo scelto Davide come re, (e neppure Samuele); piccolino, giovane,  ma uno dei suoi fratelli,  più alti, più forti, più belli.

Io e te non avremmo scelto Betlemme,  un piccolo, insignificante punto  sul paesaggio di Israele,  per essere il luogo di nascita di Gesù.

Cosa è che lega tutti questi “come”  diversi dai miei e dai tuoi? C'è un minimo comun denominatore, qualcosa in comune tra essi?

II. I “come” di Dio portano gloria a Lui

I “come” di Dio non sono quelli “ovvi”, quelli più sicuri, quelli dove il risultato è certo al 99,9%... ma quelli dove il risultato è impossibile... se non per la mano di Dio, se non per la Sua potenza, se non per il Suo volere.

Più e più volte Dio ha scelto  gente semplice e ordinaria  attraverso la quale ha potuto fare  il suo straordinario lavoro.

Gesù nasce lontano da casa di mamma e papà, Nazareth. Nasce in una città piccola e sovraffollata,
Betlemme. Nasce non in una stanza ma in una stalla, e non era attrezzata a sala parto.  Nasce su una mangiatoia con del fieno che Giuseppe aveva forse cambiato con quello che c'era prima, e avrà allontanato anche qualche cacca, penso.

Nasce avvolto su teli strappati per fare delle fasce perché in una stalla non ci sono panni puliti e bolliti.

Questo è il “come” di Dio. E in questo “come” a cui non avremmo pensato c'è anche il “come annuncia  la nascita”.

III. I “come” di Dio includono me e te

Se sei padre o madre, come hai annunciato la nascita di tuo figlio? Hai spedito bigliettini,  mandato SMS,WZP, email fatto una pagina su FB? E a chi li hai mandati? Alle persone che ami, a chi conosci già, a chi riteni “importante”?

Non è questo il “come” di Dio. Dio non annuncia la nascita di Gesù a re e regine, nemmeno ai leader religiosi o militari. Dio manda gli angeli  ad annunciare a dei pastori la nascita. E' come se tu mandassi l'annuncio  agli operai della fabbrica di cessi e piatti doccia  a Civita Castellana.

Dio non lo annuncia agli amici, o ai potenti, ma agli sconosciuti e ai deboli.

Se io e te fossimo vissuti 2018 anni fa,  anno più anno meno, a Betlemme e Dio avesse deciso di annunciarlo ai potenti la nostra vita non sarebbe cambiata per nulla.

Ma visto che Dio lo aveva annunciato per primi  agli operai,  ai contadini, agli umili io e te saremmo stati i primi a saperlo!

Il “come” di Dio, è fatto in modo che tutti sappiano,  a partire dai più poveri,  dai più deboli,  dai più umili

Dopo la sua resurrezione dai morti,  Gesù apparve per primo ad un gruppo di donne, non  ad Erode, o a Ponzio Pilato, o a Caifa.

Se fossi stato io, la mia natura umana  mi avrebbe portato per primo da quelli là per fargli una gran pernacchia:  “Tanto sono vivo!”

E invece è andato dalle persone  che contavano meno in quel momento in Israele, da quelli che erano scappati per paura di essere presi, da quelli che lo avevano rinnegato pubblicamente da quelli che avevano dubitato e volevano mettere il dito nei fori,
per dirgli così:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo,  insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19-20)

Per dirgli: “Ok,. Ora tocca a voi.”

Il miracolo del “come” è proprio questo: fare quello che nessuno potrebbe fare, attraverso strumenti  che nessuno vorrebbe utilizzare.

Paolo la mette in questi termini:

"Esaminate un po' voi stessi, fratelli: pochi di voi erano sapienti dal punto di vista umano, pochi i potenti, pochi quelli provenienti da famiglie importanti,  ma Dio ha scelto le cose che il mondo considera pazze o da scartare, proprio per coprire di vergogna quelli che il mondo considera sapienti, ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare e screditare le forti.  Il Signore ha scelto le cose umili, quelle che il mondo disprezza e che non tiene in alcun conto, per ridurre a niente quelle che il mondo considera importanti.  Cosicché nessuno può vantarsi davanti a Dio. "(1 Corinzi 1: 26-29 PV)

E se io non posso vantarmi, se io non posso attribuirmi il merito, se io non posso prenderne la gloria... allora la gloria va a Dio!

I metodi di Dio non sono cambiati.  Usa ancora persone comuni  per compiere il Suo straordinario lavoro!

Le nostre capacità non sono importanti; il nostro atteggiamento e la nostra disponibilità, quelle si, che sono importanti.

Dio ci ha affidato il compito di annunciare che Lui è nato tra noi per portare perdono, pace, e salvezza, quello che chiamiamo “Lieta Novella”, quelle stesse cose  che gli angeli annunciarono ai pastori, spetta a me e a te annunciarle agli altri; anche a Natale... ma non solo a Natale.

IV. I “come” di Dio ci modellano

Cosa significa tutto questo per noi? Che se accettiamo i “come” di Dio tutto andrà bene? Che conoscere i “come” di Dio ci darà una vita facile?

La storia di Maria, la madre di Gesù, ci dice di no.

Fu lei stessa a chiedere un “come” a Dio?

“Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»” (Luca 1:34)

Dio ama tutti, Dio non ha riguardi personali... ma per Maria, fece un'eccezione, spiegando “come” sarebbe accaduto; attraverso l'intervento dello Spirito Santo.

Maria ebbe vita più facile sapendo il come?  Non proprio!  Sopportò lo “scandalo” di essere incinta senza essere sposata, partorì in una stalla, e subito fu costretta a fuggire in Egitto. E vide suo figlio morire in croce...

Accettare il come, o saperlo, non ci assicura una vita felice, anzi...

Attenzione: Maria chiese  il “come”, ma non chiese il “perché”.

Gran parte degli “eroi” della Bibbia, sono eroi “loro malgrado”. Hanno obbedito a Dio, ma hanno continuato a chiedere il “perché”.

“Perché scegli me, che sono balbuziente? “Mosè, fidati!”

“Perché scegli me, che sono troppo giovane?” “Geremia, fidati”:

“Perché scegli me, che odio i Niniviti?” “Giona, fidati”.

Maria non chiede mai “perché”. Maria accetta il “come”. Maria serve gli scopi.

Questo è un telo ricamato: ma soltanto guardandolo dal lato giusto vedremo il disegno.

(mostra il telo a rovescio)


Maria accetta ciò che gli fa vedere Dio, senza vedere l'immagine intera del ricamo, ma soltanto il pezzettino  a rovescio che Dio le fa vedere.

“Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». “ (Luca 1:38)

Dio è al lavoro nelle nostre vite  per produrre un bellissimo arazzo.  Dalla nostra prospettiva qui sulla terra  noi possiamo solo vedere il retro del ricamo.  Ma il fronte , quello non lo possiamo vedere.

In questa vita stiamo guardando il dietro dell'immagine, e spesso sembra tutta brutta,  tutta dolore, tutta angoscia, tutta incomprensibile, tutta una perdita di tempo, tutta uno spreco inutile di energie.

Maria si è lasciata modellare da Dio, senza chiedere perché, solamente obbedendo...

“Tu hai creduto che Dio avrebbe fatto ciò che ha promesso, ecco la ragione per cui ha dato a te questa meravigliosa benedizione!" (Luca 1:45 BDG)

Maria ha creduto a quel “come”... e ora vede l'immagine completa.

(mostra il telo dalla parte giusta)

Continua a fidarti di Dio,  anche se non capisci i suoi “come”.

 Continua a seguilo  e la tua vita sarà riccamente benedetta!

Il miracolo del Natale è il “come”,  è che Dio usa persone normali, come te e me  per realizzare cose straordinarie per il suo regno.

Il miracolo del “come” è un Dio che nasce debole, per portare potenza nella tua vita; spetta a te, e a me
accettare la potenza che è giunta a Natale.

Preghiamo.
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16 dicembre 2018

Il miracolo del segno - I miracoli che porta il Natale 2° parte | 16 Dicembre 2018 |


Il miracolo del Natale è Dio che manda un segno per attraversare la barriera che rende sordi i suoi figli per fargli comprendere quanto li ami. Gesù è il segno.
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Per un po' di tempo i nostri messaggi domenicali sono stati tradotti in LIS (Lingua Italiana dei Segni).

La cosa che più mi affascina della LIS è il fatto che le nostre mani possano diventare una lingua, segni diventare parole. Vorrei vedere assieme a voi un breve filmato che parla della lingua dei segni.


La cosa che mi fa riflettere sempre quando sono in presenza  di persone che hanno un figlio o una figlia sorda è di come spessissimo (tranne rare occasioni)  i genitori si adattino ad imparare  una lingua a loro sconosciuta pur di far capire al proprio figlio o alla propria figlia quanto lo amano, quanto la amano.

Le mani diventano il mezzo con cui trasmettere  il messaggio d'amore. I genitori si impegnano ad imparare una lingua non loro, pur di attraversare la barriera che li divide dai propri figli, e le mani diventano un mezzo con cui trasmettere l'amore.

L'amore non è più una parola, ma una azione,  un segno.

Preparando questa serie di messaggi sul Natale,  non potevo fare a meno di riflettere  sulla somiglianza tra che quello che fanno   i genitori con bambini sordi e quello Dio lo ha fatto per noi  duemila anni fa col Natale.

La nostra è una situazione in tutto simile a quella di una famiglia con dei figli sordi, e con un Padre che usa un linguaggio non suo pur di attraversare  e annullare quella nostra sordità.

Noi vivevamo  sulla terra,  ognuno occupato con la propria vita, ognuno seguendo i propri programmi ed eravamo sordi alla voce di Dio.

In principio Dio parlava direttamente all'uomo; nel giardino di Eden Adamo ed Eva  parlavano faccia a faccia con lui.

Dopo la cacciata  questo rapporto diretto si è interrotto, ma Dio ha continuato a cercare la nostra attenzione, a parlarci, soprattutto attraverso delle persone speciali mandate da Lui  che si chiamano profeti.

I profeti non sono mai stati accolti in maniera positiva, perché venivano a mettere in luce le nostre mancanze, il nostro allontanamento dal volere del Padre, quello che sono i nostri peccati.

Non volevamo (e non vogliamo) sentire  ciò che Dio stava provando a dirci.

Cosa fai, quando tuo figlio diventa sordo? Quando non riesce più ad ascoltate i tuoi insegnamenti, i tuoi ammonimenti, le frasi d'amore che gli dici? Come fai  a farlo sentire desiderato  e prezioso?

Cedi alla frustrazione? Ti giri da un'altra parte perché fa troppo male? Abbandoni il figlio disobbediente a se stesso?

I genitori dei figli sordi danno l'esempio: non abbandonano il figlio, anzi, mettono ancora più sforzo  nel loro essere genitori, apprendendo una lingua nuova, una lingua non loro, la lingua dei segni.

Dio ha fatto lo stesso; ci ama così tanto  che vuole disperatamente rivelarsi a noi in modi che possiamo capire. Ha imparato una lingua speciale pur di essere, come dice la canzone del video, "one step closer", un passo più vicino a me e a te.

La lingua che Dio ha scelto per comunicare con dei figli che non sentono è una lingua fatta di “segni”: vi faccio qualche esempio:

“Io pongo il mio arco nella nuvola e servirà di segno del patto fra me e la terra.” (Genesi 9:13)

“Sarete circoncisi; questo sarà un segno del patto fra me e voi.” (Genesi 17:11)

“Il sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete; quando io vedrò il sangue, passerò oltre.” (Esodo 12:13a) 

Ma il segno più grande,  quello definitivo, sarebbe giunto a Natale,  circa duemila anni fa:

Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Questo è il miracolo del segno; la parola in ebraico per “segno” è “אוֹת ’ = ôṯ ”, che significa anche   “ luce, presagio, prodigio, miracolo, segno”.

Ma non è sufficiente contemplare la luce, sentire il presagio, assistere al prodigio, vedere il miracolo...

Questa serie di messaggi è sull'esperienza dei miracoli del Natale, non sulla conoscenza di essi.

Non basta conoscerlo. Non basta sapere che Gesù è venuto in terra. Abbiamo bisogno di sperimentare  il miracolo del Natale, far si che il segno cambi i nostri cuori e le nostre vite.

La scorsa settimana abbiamo visto che il Natale è il miracolo del “momento giusto”: Dio ha mandato Gesù nel momento giusto della storia, in una mondo che era alla ricerca spirituale dopo il fallimento della filosofia greca e romana.

Un mondo dove era più facile viaggiare e dove era più facile capirsi attraverso una lingua unica, il latino.

Ma questo arrivare al “momento giusto” sarebbe stato inutile  se Dio non avesse utilizzato una lingua che attraversasse la nostra sordità.

Avrebbe potuto continuare a mandare profeti su profeti. Ma nulla sarebbe cambiato.

Ebrei 1: 1-2  parla di questo miracolo: del miracolo di un Padre speciale che sceglie di parlare in un modo speciale pur di far arrivare il messaggio al figlio per farlo sentire speciale:

"Dio, dopo aver parlato anticamente molte volte e in molte maniere ai padri per mezzo dei profeti,  in questi ultimi giorni ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che egli ha costituito erede di tutte le cose, mediante il quale ha pure creato i mondi. "(Ebrei 1:1-2). 

Dio mandò Gesù come segno,  a comunicare il suo messaggio  in un modo che possiamo capire! Il miracolo del segno è che Dio ci parla oggi  per poterlo conoscere e avvicinarci a Lui!

La LIS di Dio per un modo sordo

Quale è dunque il “linguaggio dei segni”  che Dio ha scelto per parlarci?

I. Dio parla attraverso la storia 

Dio ha parlato attraverso la storia  per rivelarsi a noi. Vuole che lo conosciamo,  che lo amiamo
che lo adorarlo.

Dio si rivela attraverso la sua creazione,  attraverso l'alba e il tramonto, attraverso il sole, la luna e le stelle.

Davide dice:

“Quando io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi?” (Salmo 8:3-4a)

E Paolo aggiunge:

“(Gli uomini)... conoscono per istinto la verità che riguarda Dio, perché è stato Dio stesso a dar loro questa conoscenza.   Infatti, non hanno scusa, perché fin dalla creazione del mondo, le invisibili qualità di Dio, la sua potenza e la sua divinità sono state messe in evidenza dalle stesse cose che egli ha fatto.” (Romani 1:19-20 PV)

Dio parlò a Mosè nel roveto ardente,  parlò ad Elia con una piccola, calma voce,  a Isaia in una visione nel tempio. Dio parlò ad Osea  attraverso le sue circostanze familiari  e ad Amos in un cesto di frutti estivi.

Parlava a Geremia attraverso l'argilla di un vasaio  e a Giuseppe attraverso i sogni. Dio ha perfino parlato attraverso un asino! Se non ci credi, leggi Numeri 22 e vedi quello che è successo a un certo Balaam!

Dio non ha un posto specifico dove rivelarsi; un “santuario”, un monte, o un lago. Poteva rivelarsi ad Abramo mentre era ad Ur dei Caldei,  oppure a Giuseppe in Egitto  oppure ad Isaia  in Babilonia.

Dio non parla a tutti nello stesso modo, e neppure nello stesso posto. Ma Dio ha sempre parlato per far conoscere se stesso e la sua volontà.

Hai mai parlato con Dio? Se non lo hai mai fatto, non è perché lui non ti parli, ma perché tu non lo stai ascoltando.

Io parlo con Dio... anzi, scusate, Dio parla con me su base quotidiana. Qualche volta parla poco...  perché non c'è molto da dire. Altre volte è un fiume in piena.

Mi parla attraverso le foto che faccio delle albe sul monte Cimino, quando la bellezza dei colori che vedi non è arrivabile da nessun pittore al mondo, mi parla attraverso i versetti che leggo,  quando uno mi colpisce più di ogni altro, mi parla attraverso i sogni... ma, soprattutto,  mi parla attraverso i miei silenzi, quando smetto di parlare io, e mi metto all'ascolto.

Quale è il modo in cui Dio parla a te? Perché Dio ti vuole parlare.

Dio non aveva smesso di parlare,  neppure durante i 400 anni in cui la Bibbia è rimasta silenziosa, dal Libro di Malachia alla venuta di Gesù.

Ma i suoi figli (noi)  erano diventati sordi  al messaggio. Ecco la necessità di un segno che nessuno avrebbe potuto male interpretare.

II. Dio parla attraverso Cristo

Nel Signore Gesù Cristo,  Dio rivelò se stesso direttamente a noi.

Attenzione: non sto dicendo che Dio  ha rivelato se stesso  attraverso le parole pronunciate da Gesù,  attraverso il suo messaggio; Gesù non è una “lettera scritta” uno dei tanti profeti.

Gesù Cristo è il vivente,  è rimasto qui tra noi, la sua vita e la sua opera  non è finita, continua ad operare nel mondo e nelle persone: lui stesso dice così in Giovanni 6:

“Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.” (Giovanni 6: 51a) 

E' lui il segno di Dio. Gesù è venuto a rivelare Dio,  a farlo conoscere a noi  in modi che possiamo capire. Se vuoi sapere com'è Dio,  guarda a Gesù!

Quando Filippo chiese a Gesù  di mostrare loro il Padre,  Gesù rispose:

"Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai tu dici: “Mostraci il Padre”?  "(Giovanni 14: 9)

E tu,  hai visto Dio? Oppure, vorresti vederlo? Giovanni dice:

“Nessuno ha mai visto Dio, solo l'unico Figlio, Dio, che è unito al Padre, è quello che ce l'ha fatto conoscere!” (Giovanni 1:18)

In questo Natale cerca Gesù per vedere Dio, perché lui è venuto per trasformare la tua vita.

III. Dio parla per trasformare

Il miracolo del segno  non è solo nel fatto che Dio ci parla oggi  attraverso Suo Figlio,  ma che quel segno di duemila anni fa  ha ancora il potere di trasformare le nostre vite.

Il Natale è la celebrazione  del più grande segno mai mandato da Dio  è “Emmanuele”, Dio con noi.” La mano di Dio e scesa tanto in giù per poterci venire a toccare,  ad afferrare di nuovo,  a prenderci ancora una volta per mano come faceva nel giardino di Eden, a portarci con lui.

Paolo dice in 1° Timoteo:

“A questo modo, nel tempo stabilito, egli ha dato la prova che Dio vuol salvare tutti gli uomini.” (1 Timoteo 2:6 TILC)

Gesù venne “a tempo stabilito” nel “momento giusto”  per mostrare il segno di Dio  che dice che possiamo essere liberati dai peccati

Perché lo ha fatto? Perché un padre con un bambino sordo apprende la LIS? Perché vuole comunicare con lui, fargli sapere quanto lo ama, consigliarlo, aiutarlo, amarlo in modo completo. Dio voleva che noi sapessimo  quanto lui ci ama .

Gesù è nato per proclamare dare il segno che possiamo essere  liberati.

Che non dobbiamo vivere come prigionieri, che la colpa, i rimpianti, il dolore possono essere vinti.

Conclusione

Come uomini e donne del mondo riceviamo spesso messaggi  che cambiano la nostra  vita.  Un dottore che dice: “Mi spiace, è un cancro".  Una figlia adolescente che confessa: "Io sono incinta.  Uno sposo che afferma: " Non ti amo più, voglio il divorzio.

Siamo onesti: la vita cambia. Ma nel bel mezzo di tutto questo,  c'è un altro messaggio.

“Chi ci separerà dall'amore di Cristo? Saranno forse le tribolazioni, l'angoscia, le persecuzioni, la fame, la mancanza di vestiti, il pericolo, oppure la spada?” (Romani 8:35 PV)

Il miracolo del segno del Natale è questo: un Dio che scende per dirti:

"Niente di niente potrà mai separarti dal mio amore.  Abbi fiducia in me con tutto il tuo cuore e non appoggiarti alla tua comprensione. Cercami, e dirigerò le tue vie.  Perdona quelli che ti maltrattano, perché io ti darò giustizia. Rallegrati nella sventura, perché il male è solo per un tempo. Parlami, ed io starò lì ad ascoltarti, e sarò pronto a risponderti."

“Né la morte, né la vita, né gli angeli, né i capi spirituali, né il presente, né il futuro né le potenze demoniache  e neppure le altezze o le profondità, nessuna cosa che Dio ha creato sarà mai capace di separarci dall'amore che Dio ci ha mostrato in Gesù Cristo, nostro Signore!” (Romani 8: 38b-39 PV)

Il miracolo del Natale è il miracolo del segno:  Dio ama te e me!  Stai ascoltando?

Preghiamo
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24 giugno 2018

Costruire su Gesù il mio tempio | 24 Giugno 2018 |


Su cosa sto costruendo il tempio per incontrare Dio? Sulla roccia e con la pietra angolare di Gesù, oppure con qualcosa d'altro nel mondo?
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A quanti piacciono i film di Indiana Jones? Una delle caratteristiche che accomuna  i quattro film
della saga (1981, 1984, 1989 e 2008) é che l'archeologo/avventuriero  è sempre alla ricerca di “qualcosa”.

La prima volta è alla ricerca dell'Arca del Patto, la seconda di alcune pietre sacre, la terza del Graal, la quarta di un teschio di cristallo. E ogni volta queste cose “preziose” si trovano in un posto “sacro”,  o in un tempio,.

Siccome coloro che fanno gli sceneggiatori  non non fanno quasi mai le cose a caso, ma studiano prima quello che può attirare  di più gli spettatori, il fatto che ogni volta abbiano messo  gli oggetti simbolo del film in un tempio/luogo sacro, sta ad indicare una cosa ben precisa: come uomini e donne pensiamo che qualcosa di  molto importante, debba essere contenuto in un luogo molto importate; sacro, come un tempio.

Quanti conservano il proprio diario scolastico oppure la prima pagella oppure il primo bigliettino del futuro sposo o sposa, o qualsiasi altra cosa “preziosa” in un “cassetto speciale o in un “box speciale” che lo protegge, lo conserva e lo tutela   da occhi e mani indiscrete?

Ci sono altre cose  che dovremmo conservare in un “tempio”? Io dico di si.

I rapporti con le persone importanti della mia  vita quelli con la mia sposa,  i miei figli,  i miei amici e amiche del cuore quelli meritano un “tempio”.

Un posto che non è reale,  ma nella mia mente, dove siano protetti, e al sicuro.

Un posto dove io possa andare  quando ne ho bisogno perché so che lì li trovo.

Come credente, c'è una cosa più preziosa,  un rapporto più prezioso che merita un luogo sacro, un tempio: è il mio rapporto col mio Padre Celeste.

La necessità di un Tempio

Sapete, ormai i miei figli sono grandi, ma ho la gioia ancora di averli entrambi a casa. Il momento più bello della mia giornata  è quando rientro e trovo i miei figli ad aspettarmi.

Quando erano piccoli  ci si racconta di più a vicenda  di come è andata la giornata,  le cose belle, ma anche quelle brutte...

Ora accade un po' di meno,  perché commentiamo di più assieme  quello che è accaduto nel mondo (la politica, lo sport).

Io so provare questi sentimenti, questa voglia di interagire coi miei figli, perché li ha scritti nel mio cuore  il miglior  padre possa esistere.

Dio, nel giardino di Eden incontrava ogni giorno i suoi figli:

“Dio il SIGNORE, avendo formato dalla terra tutti gli animali...li condusse all'uomo.” (Genesi 2:19)

“Poi (Adamo ed Eva) udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera.” (Genesi 3:8a)

Poi le cose presero una piega sbagliata, il rapporto tra Dio e l'uomo  si incrinò per colpa dell'uomo e per migliaia di anni Dio non abitò più  vicino alla sua creatura.

Ma Dio non smise di amare il suo popolo: dopo averlo liberato dalla schiavitù in Egitto,  disse a Mosè queste parole:

“Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro.” (Esodo 25: 8)

Il popolo lavorò per costruire il Tabernacolo  dove vennero poste le tavole della legge, all'interno dell'Arca del Patto  (quella vera... non quella di Indiana Jones!).

“Così Mosè completò l'opera. Allora la nuvola coprì la tenda di convegno, e la gloria del SIGNORE riempì il tabernacolo. (Esodo 40:33-34)

Il tabernacolo era il luogo dove Dio si incontrava con l'uomo: NON con tutti gli uomini,  ma almeno con un uno, il Sommo sacerdote... e una sola volta l'anno! La nuvola era il segno VISIBILE  della presenza di Dio in quel luogo.

Il Tabernacolo nel deserto divenne poi il Tempio di Salomone, poi il tempio a Gerusalemme... ma nel 70 DC , il tempio venne distrutto dall'Imperatore Romano Tito...

E adesso? Dove è Dio adesso? C'è un posto dove  devo andare per incontrarlo, qualche pellegrinaggio particolare in un santuario specifico, in una “chiesa consacrata” in questa chiesa... o dove?

Dove è il Tempio di Dio ora?

“Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?  (1 Corinzi 3:16)

Noi ora siamo il Tempio di Dio! Noi siamo diventati il posto dove posso incontrarlo, e dove anche gli altri possono vederlo...

Però, c'è un però... Questo non è “automatico”, non basta sapere che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio. Satana sa che Dio esiste, e che Gesù è suo figlio... ma non è il tempio di Dio! Molti uomini lo sanno... ma non sono il tempio di Dio!

Ogni uomo e ogni donna PUO' divenire il Tempio di Dio...se...

Cosa debbo fare per essere il Tempio di Dio?

Ci sono quattro se  che mi legano all'essere realmente  il tempio di Dio.

Nelle prossime tre predicazioni  vedremo questi “se”: oggi iniziamo con il primo.

1. Se sono costruito secondo il progetto di Dio

Dio è il  primo progettista, e diede in esodo le istruzioni dettagliate di come dovesse essere edificato il suo tempio:

“(Il santuario) Me lo farete in tutto e per tutto secondo il modello del tabernacolo e secondo il modello di tutti i suoi arredi, che io sto per mostrarti.” (Esodo 25:9)

Quale è il progetto di Dio, allora?

a) Gesù è la pietra angolare

Paolo afferma:

“Siete stati edificati sul fondamento degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra angolare, sulla quale l'edificio intero, ben collegato insieme, si va innalzando per essere un tempio santo nel Signore”.  (Efesini 2:20-21)

Nelle vecchie costruzioni di pietra, La pietra angolare  era quella più importante.

Quando c'è stata la ristrutturazione della mia casa, mancavano le pietre angolari; i muratori non potevano più lavorare e hanno dovuto aspettare che gli portassero le pietre angolari fatte da altri... perché non erano capaci da soli di farle.

Allo stesso modo, Dio sapeva che non saremmo stati capaci di costruire il nostro tempio da soli, e ci ha provveduto LUI la pietra angolare, Gesù.

Quale è la “pietra angolare” su cui stai costruendo la tua vita? La famiglia? Il lavoro? Il danaro? La fama?

Per essere il tempio di Dio la pietra angolare di tutta la tua vita deve essere Gesù.

Non “La famiglia … e Gesù”. Non “Il lavoro... e Gesù. Ma “Gesù nella mia famiglia, “Gesù nel mio lavoro”.

La costruzione deve iniziare sempre con Gesù. E' lui la pietra angolare.

b) Conosci il suolo su cui costruisci

Come fa qualsiasi costruttore, debbo prima di costruire fare una ricognizione geologica per sapere su cos sto costruendo. E Gesù stesso ci dice come farla.

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. ". (Matteo 7:24-25)

Per essere il tempio di Dio, debbo ascoltare le parole di Dio, debbo conoscere la Parola di Dio... debbo leggere, studiare, meditare la Parla di Dio.

Ma, soprattutto, debbo mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù. Non solo “chi ascolta queste MIE parole”,  ma “e le mette in pratica” dice Gesù.

c) Controlla lo “stato d'avanzamento” dell'edificio

I costruttori si pagano per “stato d'avanzamento”,  ovvero più costruiscono velocemente,
 più ricevono soldi.  Non basta che mettano le pietre angolari,  ma devono far crescere il fabbricato.

Pietro dice:

“Crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno.” (2 Pietro 3:18)

Uno dei metodi per controllare se il tempio di Dio che stai costruendo procede bene, è controllare quello che Paolo chiama  il “frutto dello Spirito”.

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo”(Galati 5:22)

Ho più amore? Ho più gioia? Ho più pace? Eccetera.

Se si, il mio tempio viene su bene. Se no, il progetto va rivisto

d) Sii certo della solidità dell'edificio

Gli edifici che si costruiscono adesso  debbono avere un certificato “antisismico”,  che ne certifichi la solidità.

Anche il tuo tempio deve essere certificato secondo le indicazioni dell'apostolo Paolo:

“Restate dunque forti, fratelli, fedeli agli insegnamenti che vi abbiamo dato sia a voce che per lettera” (2 Tessalonicesi 2:15 PV)

E dove ricevo il mio “certificato antisismico”?

“Possa il Signore far crescere e abbondare  il vostro amore l'uno per l'altro e verso tutti (...). Questo fortificherà i vostri cuori saldi e vi renderà santi e puri davanti a Dio nostro Padre” (1 Tessalonicesi 3:12-13)

E' assieme ad altri credenti (= la chiesa)  che divento più solido. La chiesa è quello che in chimica si chiama “catalizzatore”; una sostanza che rende più rapido o più efficiente un processo chimico.

Come funziona un catalizzatore? Ad esempio, in alcuni tipi di stucco tutti gli elementi presenti per diventare duri, per tappare i buchi, per rendere levigate le superfici sono già presenti dentro lo stucco.

Ma posso mischiarlo quanto voglio... e non succede niente. Solo SE aggiungo il catalizzatore diventa duro.

Il catalizzatore non fa altro che “collegare”  ciascuna molecola dello stucco all'altra, unirle, renderle compatte, farle stare l'una vicina all'altra per dare consistenza e forma.

E' questo che fa la chiesa locale; connette ciascun credente all'altro, li unisce, li rende compatti, li fa stare l'uno vicino all'altro per dargli consistenza e forma. Se ci tieni ad esseri il “tempio di Dio” non puoi prescindere dall'essere parte del “corpo di Dio”, la chiesa.

Non la chiesa “in generale” ma una chiesa fisica, questa, un'altra, ma popolata da gente come te che si aiuta vicendevolmente, si supporta, qualche volte si sopporta, alcune volte si ferisce...

Ma è il luogo dove si cresce assieme, si diventa forti assieme, si diventa saldi assieme, si diventa santi e puri assieme al cospetto di Dio Padre.

Conclusione

Vuoi essere il “tempio di Dio”? Che tu lo voglia o no, se hai creduto in Gesù, lui ti chiama ad esserlo.

Sia che tu lo abbia conosciuto tanto tempo fa, o che lo abbia accettato ieri o oggi, io ti chiedo: “Stai seguendo il progetto di Dio per la tua vita?”

Stai costruendo sulla pietra angolare? “Gesù nella tua vita” o “la tua vita E Gesù?

Conosci il suolo dove costruisci? Leggi la Parola di Dio, e obbedisci agli insegnamenti di Gesù, oppure la ascolti solo e ti senti in colpa di non obbedire?

Stai controllando se l'edificio cresce, se hai più  amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo, oppure sei ancora alla la prima fila di mattoni? Stai lavorando sulla solidità del tuo tempio, frequentando assiduamente la tua chiesa locale, oppure ci vai “quando  ne senti il bisogno”?

Dio ormai non ha altri templi: tu sei lil tempio, ed è tramite te  che gli altri potranno conoscerlo.

Preghiamo.


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10 giugno 2018

Chi sazierà la mia fame e la mia sete? | 16 Giugno 2018 |

Cosa manca alla mia vita per essere felice? Gesù è venuto per riempire lo spazio che manca dentro di me e saziare la fame e la mia sete.
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Quale è l'ultima volta che avete avuto “fame”? E non sto parlando di quella “voglia di qualcosa di buono” che ci scatta tra le 12,45 e le 13,30.

Avrei voluto come mio solito  fornirvi una “scheda informativa” su cosa significhi scientificamente avere “fame”.

Ma se “googleate” “avere fame – effetti”, le prime tre pagine parlano  della fame di chi ha già mangiato, non di chi non ha nulla da mangiare.

Se volete avere un racconto vero di cosa significhi avere fame, invitate a casa uno dei nostri amici  che hanno attraversato il deserto e il mare prima di arrivare qua.

Chiedetegli che cosa significa avere vane. Fatelo con rispetto, ma vi aprirà gli occhi su cosa significhi avere fame...

Oppure avere sete! Una sete  che non potete estinguere  aprendo il vostro frigo o entrando nel bar di fronte... ma che vi fa vedere oasi che non ci sono in mezzo al deserto.

Nella nostra società avere fame  significa essere passati davanti alla pizzeria   ed avere annusato l'odore che ne esce.  Avere sete  significa aver  visto il giaccio  girare all'interno della macchina per la granita

Nel nostro mondo occidentale  abbiamo perso il peso delle parole “aver fame” e aver sete”...

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

Immaginatevi la scena: Gesù è su un monte. Che da lì in poi sarà chiamato “il monte delle Beatitudini”. Ha davanti a se migliaia di persone.

Persone affamate e assetate per davvero, persone povere per il mondo, ma lui le vede ricche, perché vede nei loro cuori una fame e una sete diversa. E gli dice : ”Io sono venuto per sfamare quella fame, per dissetare quella sete.”

Beati significa, semplicemente, “felici”. Le persone sono venute ad ascoltare un profeta, e improvvisamente si trovano sul monte della felicità.

Madre Teresa ha detto che,  se in India le persone muoiono per la fame fisica,  in occidente le persone muoiono per la fame spirituale.

In occidente non abbiamo quasi mai “fame fame”, ma fame delle cose sbagliate. Noi tutti abbiamo fame spirituale dentro di noi,  ma semplicemente non la chiamiamo così;
usiamo frasi del tipo:  “la mia vita è vuota” ,  “sono annoiato dal mondo”  “sento che manca qualcosa alla mia vita”.

Inseguiamo la felicità,  vogliamo essere pienamente soddisfatti...  e non lo siamo.  La nostra non è “fame fame” ma fame di avere di più.

La fame nei “piaceri”

Avete presente quelle pubblicità dove una bellissima ragazza in abito da sera, con brillanti al collo e orecchini che sembrano lampadari seduta su una fuoriserie addenta un cornetto Algida...  e subito la sua faccia si illumina di piacere,  gli occhi si socchiudono in estasi...

La Bibbia ci dice in Ecclesiaste:

Ogni cosa è in travaglio, più di quel che l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere, e l'orecchio non è mai stanco d'udire. (Ecclesiaste 1:8)

Poi la nostra macchina invecchia,  arrivano le rughe e la panza,  l'abito va fuori moda, i brillanti ce li rubano di notte, il cornetto finisce...  e abbiamo fame di nuovo.

La fame nel lavorare

Chi mi conosce sa quanto ami il mio lavoro  e quanto non sappia farne a meno.  Molti sono come me; cercano la soddisfazione nel lavorare sodo,  ma spesso il prezzo è alto, spesso una vita spesa per gli affari, significa una vita vissuta dentro gli affari.

Salomone dice:

Infatti, ecco un uomo che ha lavorato con saggezza, con intelligenza e con successo, e lascia il frutto del suo lavoro in eredità a un altro, che non vi ha speso nessuna fatica! Anche questo è vanità, è un male grande.  (Ecclesiaste 2:21)

E' innegabile che ami lavorare, ma so che la mia vita non è il mio lavoro. La mia vita vera è altrove.

La fame negli averi

I nostri figli ricevono per Natale  una grande quantità di giocattoli. Il regalo di Natale di mia madre era una bambola di coccio e stoffa  che le veniva data (sempre la stessa) il giorno di Natale  per poi sparire dopo qualche giorno e ricomparire l'anno seguente.

I nostri figli ricevono cento volte di più di mia madre a Natale...  ma sono cento volte più felici?

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

Se Gesù comparisse su un monte stamattina e se ci fossero folle di montefiasconesi ad accoglierlo
direbbe la medesima frase, anche se noi non abbiamo la stessa fame delle persone sul monte in Galilea.

Gesù avrebbe potuto promettere di sfamare la loro fame e di dissetare la loro sete fisica, ma decise di  sfamare e dissetare una fame e una sete diversa.

Allo stesso modo oggi potrebbe decidere di sfamare la nostra fame di piaceri, la nostra sete di averi, ma la risposta è la stessa: “Io sono venuto per sfamarti e dissetarti da ciò che realmente ti rende affamato, da ciò che realmente ti rende assetato”.

Di cosa hai fame veramente?

Cosa manca nella mia vita? Cosa non ho?  Il versetto di Matteo ci indica che, la fame del fisico non è la vera fame per l'uomo. Senza pane e senza acqua muore il fisico, senza Dio muore qualcosa di peggio, la nostra vita con Dio, il suo aiuto quotidiano,  la speranza in una vita oltre questa.

E' come se in noi, dentro di noi  esistesse uno spazio vuoto fatto a forma di Dio  e che può essere riempito solo da Dio, non da altro.

E se manca stiamo male,  perché è come se mancasse in noi un organo vitale,  un polmone, la milza, il fegato...  e non posso sostituire il fegato con un rene,  o lo stomaco con un polmone... In Deuteronomio c'è un passo dove si dice:

Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE. (Deuteronomio 8:3)

Gesù “sentiva” quella fame vera  nelle persone sul monte in Galilea. Gesù sente la medesima fame vera in ciascuno di noi

E mentre noi continuiamo a cercare la gratificazione nel mondo, lui ci dice: “Guarda, quello che tu realmente vuoi non sono i piaceri, né gli averi, né il lavoro. E' me che vuoi! Fammi riempire lo spazio che ho creato dentro di te con il mio Spirito, e allora sarai realmente soddisfatto! E' di me che hai fame veramente!”

Gesù chiama questo spazio dentro di noi “giustizia”.

La fame di giustizia non è vedere i propri diritti rispettati; è ANCHE quello.

La vera giustizia è quando Gesù occupa il posto che gli compete nelle nostre vite. Quando Gesù è il centro delle nostre vite. Quando Gesù è il cibo e la bevanda principale nelle nostre vite.

Lo cantiamo assieme la domenica: “Gesù, giustizia del Signor, perfetto Dio, uomo tra noi...” La nostra vera fame, qualsiasi essa sia, è fame di quella giustizia.

Cosa fare allora?

Smettila di mangiare porcherie

In Australia cresce un tipo di felce  che produce delle bacche dalle quali  si può produrre una farina con cui fare del pane.

Il pane così prodotto ha anche un buon sapore,  ma non contiene né carboidrati, né vitamine né proteine;  chi ne mangia si sazia,  ma in breve tempo comincia a deperire,  fino a morire di fame. Si sentirà pieno, ma non si sentirà mai sazio,  continuando a mangiare,  e a deperire sino alla morte.

Cosa c'è sulla tua tavola ogni giorno? C'è la parola di Dio che nutre, o la parola del mondo che gonfia?

Dio dice tramite Isaia:

Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti! (Isaia 55:2)

Inizia a guardare a Cristo per essere soddisfatto

Chi è stato in un gruppo di intervento dopo una calamità naturale, sa che la prima cosa che si porta alle popolazioni sono l'acqua ed il pane. Sono le cose più semplici ma le più essenziali per poter sopravvivere

Gesù dice:

"Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.... Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò] per la vita del mondo". ..(Giovanni 6:35,51)

“chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna". (Giovanni 4:14)

Gesù è un elemento essenziale; Gesù dice: “Quello di cui hai bisogno in primo luogo sono IO! Tu puoi cercare qualsiasi altra cosa nella tua vita, ma IO sono il pane della vita, io sono essenziale, io sono quello di cui hai bisogno. Tu hai bisogno di me e non puoi fare a meno di me:”

(dai a ciascuno un bicchiere di acqua e un pezzettino di pane)

Ecco, ora avete il vostro bicchiere d'acqua e il vostro pane;  ci vediamo domenica prossima,  e guai a chi di voi beve  o mangia qualcosa  oltre quello che avete in mano!

Spesso agiamo così: mangiamo un po' e beviamo qualche sorso... una volta ogni tanto,  magari la domenica tra le 10,30 e le 12.

Magari quel sorso ci fa sentire abbastanza colpevoli  per evitare di peccare,  ma ci teniamo ben lontani dallo sperimentare Gesù  nella nostra vita di tutti i giorni.

Vi ricordate quando avete conosciuto Gesù la prima volta? Giravate con la Bibbia in macchina, parlavate a tutti di Gesù...  e quasi tutti vi prendevano per Testimoni di Geova.

Poi la fame e la sete sono passate...  In ospedale, se un paziente smette di avere appetito,  quello è un sintomo grave,  è il sintomo che la sua salute sta peggiorando,  non migliorando.

Per altri invece l'appetito e la sete non sono mai arrivati a più di tanto; Gesù è parte del  menù settimanale... assieme a tutto il resto.

C'è soddisfazione nella tua vita?  Sei “pienamente soddisfatto”,  come dice Gesù in Matteo 5?

Quando è l'ultima volta che sei entrato in macchina,  hai spento la radio,  e hai parlato con il tuo Signore?

Quand'è l'ultima volta che, entrando a casa,  non hai automaticamente acceso la televisione?  Quando è che hai sfilato le cuffiette del tuo smartphone e hai infilato quelle che ti legano alla voce di Gesù?

Se non dai spazio a Gesù  per saziare la tua fame e la tua sete,  troverai altro cibo...  forse il pane fatto di bacche di quella strana felce.

Vedete che ho evidenziato tre parole: “viene” “crede”,e “beve”.

La fame e la sete è che non sono auto-estinguenti:  non se ne vanno da sole,  ma dobbiamo essere noi ad agire.  Se hai fame, e il tuo stomaco brontola,  non aspettarti che scenda e vada a comprarsi un panino: se la tua vita ha fame e sete, sei tu che devi agire, sei tu che deve uscire per prendergli il panino.

Dove andare? In due luoghi  troverai il pane e l' acqua della vita: nella Bibbia, la Parola di Dio, e nel popolo di Dio, gli altri credenti: infatti Gesù dice che in chi si sfama e si disseta:

“l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna"

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

La parola greca tradotta con “affamati”  è “peinao”.

In greco esistono due parole che si traducono con “affamati”: la prima significa “ho un po' di fame...dammi un pezzo di pane”;  la seconda, invece, significa “ho moltissima fame...dammi tutta la pagnotta di pane”

Indovinate quale parola ha usato Gesù qui?  Gesù sta dicendo:  “la piena soddisfazione è per coloro che dicono ' io voglio tutto di Dio, e voglio conoscerlo completamente.  Non mi basta avere una qualche benedizione qua e là. Voglio che sia il centro della mia vita.”

Quella è la persona che giungerà in Cristo  alla piena soddisfazione nella sua vita.

Avete mai avuto fame? Avete mai avuto sete?  Non troverete pace a quella fame e a quella sete  né nei piaceri, né negli averi né nel lavoro.

La tua vera fame, afferma Gesù, è quella di giustizia; di vedere un mondo dove la priorità è Gesù, non quello che la società ti dice: soldi, sesso e svago.

Riconosci che la tua fame è la fame di Cristo. Smetti di mangiare porcherie spiritali e cibati di Cristo. Inizia a guardare a Cristo per essere veramente soddisfatto.

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  (Matteo  5:6)

Preghiamo
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03 giugno 2018

La gioia di essere figli del "numero uno" | 3 Giugno 2018 |

Quanti vogliono diventare "numeri uno" al modo? Ma solo Gesù lo è  in ogni cosa; e noi possiamo gioire di essere figli del "numero uno".

Giuseppe Longo , commentando la lettere di Paolo ai Colossesi, ci mostra come Cristo abbia il primato in tutto.


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 "13 Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. 14 In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati. 15 Egli è l’immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; 16 poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. 17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. 18 Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; egli che è il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. 19 Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza 20 e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; {per mezzo di lui, dico,} tanto le cose che sono sulla terra, quanto quelle che sono nei cieli. " (Colossesi 1:13-20)

Sette motivi perché Gesù è il "numero uno" illustrati da Paolo

  1. Gesù è l'immagine di Dio (v. 15a)
  2. Gesù è il primogenito di ogni creatura (v. 15b)
  3. Gesù è il creatore di tutte le cose (v. 16)
  4. Gesù è il capo della chiesa (v. 18a)
  5. Gesù è il primogenito dei morti (V.- 18b)
  6. Gesù è la pienezza di Dio (v. 19)
  7. Gesù è il riconciliatore di tutte le cose (v. 20)
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04 febbraio 2018

Affrontare la tempesta | 4 Febbraio 2018 |

Come affronti le tempeste nella tua vita? E, soprattutto, con chi le affronti?
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Nelle ultime quattro settimane  abbiamo parlato di gioia e di felicità e abbiamo detto che chi crede deve vivere nella gioia, ma che non sempre vive nella felicità.

La realtà è che molto spesso nelle nostre vite attraversiamo dei periodi veramente difficili, delle vere e proprie “tempeste” dove non sappiamo come  e se riusciremo a sopravvivere.

Siamo salvati,  siamo parte della famiglia di Dio,  abbiamo una casa in cielo... ma qua in terra le cose buttano decisamente al brutto. E essere discepolo di Gesù  non mi mette SEMPRE al riparo  dalle tempeste della vita

Cosa fai in queste situazioni? Come affronti le tempeste nella tua vita? E, soprattutto, con chi le affronti?

Sapete, nel Nuovo Testamento sono riportate due tempeste che hanno coinvolto i discepoli di Gesù. In entrambe le tempeste Gesù è presente: una volta è assieme ai discepoli, l'altra volta no. Oggi vedremo la prima tempesta.

“35 Quella sera, Gesù disse ai suoi discepoli: "Passiamo all'altra riva del lago".  36 Quelli allora, lasciata la folla, lo fecero salire in barca così com'era, e partirono insieme ad altre barche.  37 Ben presto si levò una terribile burrasca. Grosse onde cominciarono ad infrangersi nella barca, che in breve si riempì d'acqua, e stava per affondare.  38 Nel frattempo, Gesù stava dormendo a poppa su un cuscino. I discepoli lo svegliarono, gridando: "Maestro, non t'importa che stiamo tutti per affogare?" 39 Gesù si svegliò, rimproverò il vento e disse al lago: "Silenzio! Calmati!" Il vento cessò, e subito ci fu una gran calma.  40 Poi disse ai discepoli: "Perché eravate così spaventati? Non avete ancora fiducia in me?"  41 I discepoli furono presi da una gran paura, e si dicevano l'un l'altro: "Chi sarà mai quest'uomo? Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono!"(Marco 4:35-41 PV)

Voglio scoprire assieme a voi  cosa e come può aiutarci questo racconto ad affrontare le nostre tempeste. E vedremo che ci sono sei fasi distinte

Fase 1: “Così come era”

“Quelli allora, lasciata la folla, lo fecero salire in barca così com'era, e partirono insieme ad altre barche” (v. 36)

I discepoli fanno salire Gesù “così come era”  Che cosa significa?

Immaginatevi di chiedere ad un vostro amico  di fare un viaggio assieme nella sua macchina. e che lui risponda di si. E' probabile che gli chiederete:”Serve che porti qualcosa?” “No, vieni come sei”. Cosa state dicendo all'amico? “Non m'importa COME sei, ma m'importa chi sei.”

Che tipo di Salvatore ti aspetti?  Quali sono le caratteristiche che vorresti avesse,  per accettarlo nella tua barca.

Se accogli Gesù nella barca della tua vita, non importa cosa porti con se: non importa che si porti dietro delle “cose” (i riti, i pellegrinaggi, le statue, i santini) ma importa che LUI sia nella tua barca, non i santini o i rosari!

Notate bene: i discepoli hanno accolto Gesù nella barca quando il mare era calmo e il cielo azzurro.
Devi far entrare Gesù nella tua barca PRIMA che inizi la tempesta!

Fase 2: “Grosse onde”

"Ben presto si levò una terribile burrasca. Grosse onde cominciarono ad infrangersi nella barca, che in breve si riempì d'acqua, e stava per affondare."(v. 37)

I discepoli conoscevano da tempo Gesù, e avevano imparato che il fatto di stare con lui non li metteva al riparo da OGNI inconveniente delle loro vite.

Nei Vangeli non c'è traccia del fatto  che quando a pietro sfuggiva il martello  inchiodando le tavole della barca non provasse dolore se finiva sul dito! Però, c'è traccia di una febbre della suocera di Pietro sparita non appena Gesù era arrivato a casa.

Cosa significa questo? Avere Gesù nella barca  non è un'assicurazione totale che non ci accadrà nulla di male nella nostra vita.

Come uomini saremo soggetti alle  medesime leggi della fisica, per cui se cadiamo dalla bicicletta ci sbucceremo le ginocchia, se gira l'influenza è probabile che la prenderemo.

Cosa fai, quando nella tua vita vedi arrivare onde grosse? Ti occupi di chiedere aiuto a Gesù  e di  trovare una rotta con meno onde, se possibile, o ti preoccupi che le onde facciano affondare la tua barca?

Fase 3: “Maestro, non t'importa?”

“Nel frattempo, Gesù stava dormendo a poppa su un cuscino. I discepoli lo svegliarono, gridando: "Maestro, non t'importa che stiamo tutti per affogare?" (v. 38)

Gesù dorme a poppa su un cuscino.  I discepoli si “arrabbiano”  perché non fa nulla.

I discepoli conoscevano la potenza di Gesù:  la tempesta avviene molto dopo che i discepoli avevano visto persone guarite  demòni scacciati, morti risuscitati. Ma non avevano mai visto calmare una tempesta.

Sinceramente, mi sono domandato: “Stanno chiedendo a Gesù perché hanno davvero  fiducia che sappia farlo,  o è pura disperazione?” La risposta la vediamo tra un po'

Cosa fai, quando le onde  cominciano a riempire la barca della tua vita, quando preghi, e le tue preghiere  sembrano rimbalzare sul soffitto
e ricadere giù?

Gesù spesso sembra dormire, non fare nulla.  E noi ci arrabbiamo,  perché pensiamo che non veda e senta  quello che stiamo attraversando.

Gesù sapeva quello che sarebbe successo.  E sapeva anche quello che avrebbe fatto.  Lui non era preoccupato per i discepoli,  perché sapeva che loro avevano lui nella sua barca.

Se nella tua barca c'è Gesù,  la tua barca non può affondare.

Posso assicurarti, che se nella tua barca c'è Gesù, non affonderà.

Magari la soluzione  non sarà quella che tu hai in mente, ma la tua barca non affonderà.

Fase 4: "Silenzio! Calmati!"

"Gesù si svegliò, rimproverò il vento e disse al lago: "Silenzio! Calmati!" Il vento cessò, e subito ci fu una gran calma." ( v. 39  ).

Gesù si sveglia e rimprovera il vento e le onde. E questo, secondo me,  è una indicazione chiara di come lui agisce.

Se fossi stato io, se qualcuno mi avesse svegliato nel bel mezzo di un pisolino, la mia prima reazione sarebbe stata quella  di mandare a quel paese chi mi aveva svegliato!

Gesù non lo fa! Non  sgrida i discepoli perché lo hanno svegliato.

Potremmo pensare:  “Beh, lui è Gesù, è morto per noi, la prima cosa che farà  sarà quella di confortare i discepoli, di dirgli :”Non vi preoccupate che ci penso io!”.

E invece no.  La prima cosa che fa  è quella di far cessare il motivo dello spavento:  un'azione piuttosto che parole di conforto.

Quando Gesù interviene nella tua vita  “lo vedi”, non “lo senti”:  i sentimenti potrebbero ingannarti,  potresti “non sentire” di essere salvato,  quando invece lo sei!

Fase 5: "Perché eravate così spaventati?"

“Poi disse ai discepoli: "Perché eravate così spaventati? Non avete ancora fiducia in me?" (v. 40 )

Gesù si gira, sorride, e gli dice: “Ragazzi, e che è? Ma che davvero eravate spaventati? Era solo vento! Vi pare che non sia capace di fermare il vento,  io che resuscito i morti?”

Attenzione però a una differenza sostanziale: Gesù “rimprovera” il vento, ma “dice” ai discepoli.
Ed è un bel po' è stupito  che non abbiano ancora capito chi lui sia e la sua potenza.

Gesù non li rimprovera per aver avuto paura,  ma gli chiede come mai avessero avuto paura  quando lui era nella barca con loro.

La paura, è un sentimento legittimo,  che Dio ha messo in noi per il nostro bene.  Per renderci prudenti in situazioni pericolose. Ma spesso usiamo la paura a sproposito,  invece di usare un altro sentimento che Dio ha messo in noi:  la fiducia in Gesù.

Avere fede non è aspettarsi una vita rose e fiori  (quella è superstizione, è cabala),  ma aspettarsi di ricevere l'aiuto  nelle tempeste che arriveranno nelle nostre vite.

Eravamo rimasti con una domanda in sospeso poco fa:  era vera fede che Gesù potesse calmare la tempesta,  o solamente “disperazione”? Vediamo la sesta fase per scoprirlo.

Fase 6: “Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono!"

I discepoli furono presi da una gran paura, e si dicevano l'un l'altro: "Chi sarà mai quest'uomo? Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono!"(v. 41 )

I discepoli si interrogano su chi sia  questo strano individuo  a cui obbediscono persino i venti e le onde.

Non era fede: era fifa!  Non era fede: era disperazione!  Ma la cosa straordinaria è che,  nonostante la fede fosse scadente,  l'essersi affidati a Gesù  ha provocato ugualmente il miracolo  nelle vite dei discepoli.

Gesù ci conosce,  sa i nostri limiti,  e sa che qualche volta la nostra fede è “corta”.   Come nel caso raccontato in Marco 9:14-29

Un uomo fra la folla rispose: "Maestro, ti ho portato mio figlio, perché è posseduto da un demònio che non gli permette di parlare. ... "Da quanto tempo è in queste condizioni?" chiese Gesù al padre. "Fin da quando era molto piccolo", rispose l'uomo. ...Ti prego, abbi pietà di noi e fa qualcosa, se puoi!" "Se posso?" disse Gesù. "Tutto è possibile per chi ha fede!"  Il padre esclamò subito: "Io ho fede, ma aiutami a superare i miei dubbi!" Quando Gesù vide che la folla aumentava, sgridò il dèmone, dicendogli: "Spirito sordo e muto, ti ordino di uscire da questo ragazzo e di non tornare mai più!"  (Marco 9:17-21 PV)

Gesù non agisce mai  in base alla quantità di fede che abbiamo,  ma in base alla presenza o meno della fede in lui.  Difatti, leggiamo in Matteo 17:20  il commento che egli fa ai discepoli  dopo questo miracolo,  quando gli viene chiesto  perché loro non erano riusciti  a scacciare il dèmone:

"Per la vostra poca fede", spiego loro Gesù. "Basterebbe una fede piccola come un granello di senape, e potreste dire a quella montagna: "Spostati!" E si sposterebbe. Niente vi sarebbe impossibile” (Matteo 14:20 PV)

La frase “poca fede” in greco è “apistia”,  che non significa “poca fede”,  ma “mancanza di fiducia”
 (pistis = fiducia + a = senza , si chiama “alfa privativo” :  tipo :a-morale = senza morale).

L'aiuto nelle tempeste della nostra vita  ci arriva non per la quantità di fede che abbiamo,  ma per la consapevolezza che Gesù è capace di agire.  Certo è che più abbiamo fede,  meno avremo paura,  perché sapremo affidare  tutte le nostre tempeste a Gesù  e attendere che Lui agisca.

Ma la frase che mi ha colpito di più,  è quella del versetto 36b.

C'erano altre barche

“partirono insieme ad altre barche”. (v. 36b)

Spesso tendiamo a concentrarci sulle nostre tempeste,  dimenticando che altri oltre noi  stanno attraversando la nostra medesima tempesta,  che sono anche loro in una barca  distante qualche metro dalla nostra,  che hanno le nostre medesime paure...  e che molti non hanno Gesù nella propria barca.

In quella notte, la “poca fede” in Gesù dei discepoli nella barca  provocò il miracolo della salvezza  anche per quelle barche che stavano là a fianco,  immerse nella medesima tempesta,  che videro dissolversi in un attimo

“e subito ci fu una gran calma”  (v. 38b)

Chissà quanti delle barche a fianco  avranno chiesto ai discepoli cosa fosse accaduto,  dando modo di testimoniare CHI aveva fatto tutto quello!

Conclusione

In che fase sei della tua vita?


1) Sei nella fase “così come era?” hai necessità di far salire Gesù anche se non sei pronto, anche se Gesù non porta le cose scintillanti  che altre religioni ti portano in dono? Sappi che non ti serve null'altro  se non la presenza di Gesù nella barca della tua vita.

2) Oppure sei nella fase “grosse onde”? Vedi avvicinarsi la burrasca,  l'acqua cominci a entrare, la barca ad affondare? Sappi che devi occuparti  non preoccuparti della tua vita.

3) O sei nella fase “Maestro, non t'importa”? Nella fase dove preghi  e nulla sembra succedere, Dio è silenzioso, Gesù addormentato?

Sappi che se Gesù sta dormendo nella tua barca, la tua barca non potrà affondare.

4) Forse sei già nella fase “Silenzio, Calmati”, e il mare che voleva inghiottirti è diventato una tavola? E' ora di cominciare a testimoniare, perché altri che sono nelle onde possano provare quello che ora tu godi.

5) Stai sperimentando la fase “perché eravate così spaventati”? Gesù non giudica la tua paura, ma  vorrebbe che tu provasti fiducia invece di paura.

6) E non ti preoccupare se sei nella fase: “Perfino il vento e il mare gli ubbidiscono” Gesù non agisce  in base alla quantità di fede che hai, ma in base alla consapevolezza  che Gesù è capace di agire.

Essere credenti non è un'assicurazione sulla vita:  avremo tempeste.  Giovanni 16:33 “Nel mondo avrete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo”

Essere credenti significa  che affronteremo le tempeste con Gesù nella nostra barca,  e la nostra barca non potrà affondare.  Ricordiamo che LA cosa più importante  per il credente non è QUESTA vita,  ma la prossima.

Paolo la mette così :

”Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. “ (2 Timoteo 4:7)

E non dimenticare: la nostra fede ha un effetto sulla vita degli altri a) direttamente: la tempesta è placata per noi,  ma altri ne godono il frutto b) tramite la nostra testimonianza:  altri arrivano a Gesù perché vedono  come noi abbiamo affrontato la tempesta vincendola,  dandoci la possibilità di testimoniare  il PERCHE' e tramite CHI l'abbiamo vinta.

Preghiamo.
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