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domenica, novembre 30, 2014

Sette passi per parlare con Dio - 5: Lasciati rendere libero dal Padre | 30 Novembre 2014 |

Come posso guarire le ferite che altri mi hanno causato? Come trattare quelle che mi verrano fatte? Gesù ci indica il modo: lascia che sia il Padre a liberarti.
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Non so a voi, ma a me la sera piace addormentami poggiando una “testa leggera” sul cuscino  e alzarmi con delle “gambe leggere” pronte a correre con felicità un nuovo giorno. L'ambizione di ognuno di noi è quella di vivere una vita “in pace”, senza rimorsi e senza tensioni.

Spesso però non ci riusciamo a causa di due sentimenti devastanti:

1. Sentirsi colpevoli: quando ferisci qualcuno.
2. Risentimento: quando qualcuno ti ferisce.

Gesù conosce questi due sentimenti,  è per questo che nella preghiera perfetta ci dice di pregare così:

Matteo 6:12b:

“come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori”

 una traduzione differente dice

“come noi abbiamo perdonato quelli che ci hanno offeso” (PV)

Ammettiamolo: è uno di quei brani che non ci piace leggere, che vorremmo “modificare”, perché ci va bene quando chiediamo a Dio di perdonare noi (Rimetti a noi i nostri debiti, la prima parte del versetto 12, ma noi perdonare chi ha peccato contro di noi... beh, diciamo che non ci viene proprio proprio naturale, eh?

Noi siamo di quelli che si stampano in mente il nome e il cognome, l'indirizzo e la foto segnaletica di chi ci ha offeso, per  “fargliela pagare” in qualche modo più o meno lecito alla prima occasione...

Gesù dice : “No, questo non è buono per te! Quello che devi fare non è tenere, ma 'liberarti' dalla ferita”.  Gesù dice “lasciati rendere libero dal Padre”

Siamo stati feriti in passato,  lo saremo in futuro.  Non possiamo passare la vita ad accumularne ferite su ferite! Come per la busta dell'immondizia dell'ultimo messaggio, la nostra vita comincerà a puzzare, avvelenando il nostro spirito.

Tu puoi rispondermi: “Ok, Marco, io perdono chi mi ha ferito...una volta, forse due... ma a chi continua a ferirmi, eh no! A quello no!” Sapete, Pietro aveva lo stesso problema! E chiedeva consigli a Gesù!

“Allora Pietro si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?” (Matteo 18:21)

Chissà, forse Pietro non stava parlando di Andrea, suo fratello e discepolo di Gesù assieme a lui, ma l'illustrazione cade “a fagiolo”,  perché il 90% di tutti i risentimenti comincia proprio in famiglia,
a causa delle persone che hai più di frequente accanto.

Se c'è da perdonare una offesa “a spot”, anche grande, può essere ok, ma cosa faccio se mio fratello, mio marito, mia madre, continua a farlo ogni giorno?

Che sia una ferita lieve, come l'indifferenza uno sposo o una sposa, oppure qualcosa di più grave, l'abuso verbale, o fisico, o psicologico.  è amplificata dalla quotidianità e da chi è che ci ferisce.

Il buon Pietro cerca di fare “bella figura” con Gesù: “Quante volte Signore debbo perdonare? Sette volte?”,  perché la legge ebraica imponeva di perdonare una persona almeno tre volte,
dopo di che, vai a quel paese, non ti devo più nulla!

Vediamo, raddoppiamo il numero, e aggiungiamo uno; così stupirò Gesù per la mia magnanimità! - Ehi, Gesù, che ne dici di 'sette volte'?- Questo dovrebbe fare colpo su di lui!” Gesù conosce il cuore di Pietro e il suo calcolo... e lo gela:

“E Gesù a lui: Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.”Matteo 18:22 

Facciamo due conti: sette per sette fa quarantanove, lo moltiplico per dieci.... 490 volte! Se perdono un'offesa al giorno fanno un anno tre mesi e cinque giorni di perdono incondizionato!

Il concetto di Gesù non è matematico, ma di principio: “Vuoi sapere quante volte devi perdonare? Figlio mio, tu dovrai perdonare fino a che avrai questa vita sulla terra!”

E. per chiarire meglio il principio,  Gesù racconta una storia:

“Perciò il regno de' cieli è simile ad un re che volle fare i conti coi suoi servitori.  E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, che era debitore di diecimila talenti.” (Matteo 18:23-24)

Diecimila talenti fanno circa 8.600.000 Euro!  Allo stipendio medio di un servo in Israele ci sarebbero volute più vite per ripagare il debito, se fosse stato capace di pagare anche 100 Euro al giorno avrebbe impiegato 236 anni per saldare il debito. Equitalia deve aver preso spunto dal sistema di riscossione di quei tempi:

“E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.” (Matteo 18:25 )

La situazione è disperata... Ma lui cosa fa?

“Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". (Matteo 18:26)

8.600.000 Euro! Suona un po' come i filmi di mafia, quando il tizio che ha preso i soldi a strozzo viene messo a testa in giù fuori dalla finestra del 257 piano del grattacielo dal “picciotto” e grida: “Datemi 24 ore, e vi restituisco tutto”.

E' quasi comico: ma il re si commuove, e gli cancella il debito.

“Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. (Matteo 18:27)

Qualcuno di enormemente più grande del servo è intervenuto per cacellare un debito che non avrebbe mai potuto essere estinto. Gesù ti sta dicendo che, qualsiasi sia l'entità del debito che hai verso qualcuno, devi liberartene. E questo per tre motivi fondamentali.

1. Perché Dio ti perdona

Gesù usa la parola “re”, ma sta significando Dio;  è Dio che si muove a compassione, che lascia andare il servitore, che condona il debito.

Dio ha mandato Gesù a pagare per il tuo debito;  sta scritto che il salario del peccato è la morte,  e Gesù ha riscosso quel salario per te, al tuo posto.  E' morto per i TUOI peccati!

La Bibbia afferma questo:

“Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio – (vi autorizzo a girarvi verso il vostro vicino di sedia e a dirgli “compreso te”!)  ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù.” (Romani 3:23)

Dio mi ha perdonato tramite Gesù.

Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all'ira e di gran bontà, e non li hai abbandonati.” (Neemia 9:17b) 

Abbiamo detto la volta scorsa che abbiamo bisogno di due cose nelle nostre vite: misericordia e grazia: misericordia per i nostri peccati passati, e grazia per quelli futuri.

SE sono capace di ammettere i miei peccati troverò entrambi e copriranno qualsiasi debito ho con Dio. Dio unilateralmente decide di perdonare.

Una domanda: come ti saresti sentito se tu fossi stato il servitore della storia?  Se avesti avuto un debito di 8.600.000 Euro cancellati così, con uno schiocco di dita?

Avresti provato gioia, riconoscenza, avresti voluto offrire da bere a tutti... Non è esattamente lo stato d'animo del servo:

“Ma quel servo, uscito, trovò uno dei suoi conservi che gli doveva cento denari; e, afferratolo, lo strangolava, dicendo: "Paga quello che devi!"   Perciò il conservo, gettatosi a terra, lo pregava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò".  Ma l'altro non volle; anzi andò e lo fece imprigionare, finché avesse pagato il debito.”  (Matteo 18:28-30)

Sapete quanto erano cento denari? Più o meno 12 Euro! Lui stava facendo storie per 12 sporchi Euro quando glie ne erano statati abbonati 8.600.000!

C'era una legge romana che autorizzava lo “strangolamento del debitore”,  il servitore era nel suo pieno diritto.  Ma perché agiva così?

La ragione è semplice: non aveva capito sino in fondo che il suo debito gli era stato condonato dal re:
pensava ancora di dover accumulare soldi per ripagarlo. In una parola: si sentiva ancora “colpevole”.

Più le persone si sentono colpevoli, più tendono a non far cadere mai nulla a terra

Le persone che sanno perdonare di più al mondo sono le persone a cui di più è stato perdonato;  le persone che dispensano grazia agli altri sono le persone a cui la grazia è stata dispensata in maniera abbondante.

Stai cercando di ripagare Dio per le tue trasgressioni?  Forse credi in Gesù, ed hai accettato la sua salvezza, ma dentro di te c'è qualcosa che ti dice che “non basta” che “devo fare di più”, che “gli devo questo a Dio”?

Non puoi! Sei indebitato di brutto... anzi, lo eri! Ora sei libero grazie a Cristo!

“Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.” (Efesini 4:32)

Se sei “in Cristo”; puoi  rilassarti ma ricordati che colui a cui più è perdonato, più deve perdonare!

Devo perdonare quindi perché Dio mi perdona.

2. Perché il risentimento è una auto-tortura

Ogni qualvolta provi rancore e risentimento verso qualcuno, sappi che quel qualcuno:

a) non ne subisce alcuna conseguenza,
b) probabilmente neppure si ricorda del motivo del tuo rancore,
c) l'unico che ne paga le spese sei te.

Giobbe la mette in questi termini:

“No, il cruccio non uccide che l'insensato e l'irritazione fa morire lo stolto.” (Giobbe 5:2)

Se ti aggrappi al risentimento, sei insensato e stolto...e in più muori tu (non l'altro):  vedi un po' se ti conviene!

Continuiamo con al storia che Gesù ci racconta: quando il re viene a sapere che quel servitore a cui erano stati condonati 8.600.000 Euro aveva fatto imprigionare un suo collega per soli 12 Euro, diventa furioso, lo fa richiamare e gli dice queste parole:

“Allora il suo signore lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché tu me ne supplicasti;  non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?"  E il suo signore, adirato, lo diede in mano degli aguzzini fino a quando non avesse pagato tutto quello che gli doveva.” (Matteo 18:34)

E' chiaro che era una condanna all'ergastolo,  essendo un debito impossibile, da ripagare.

La parola “aguzzini” in greco è “basanistace” che significa “torturatori”.  Gesù è arrivato al punto:
se colui a cui Dio ha perdonato gli 8.600.000 Euro strozza un suo collega per 12, allora lo si dia ai torturatori.

Se a te che ti è stato perdonato  moltissimo non perdoni  l'altro che ti deve poco, allora devi essere dato al torturatore.  E sai chi sarà il torturatore? Te stesso!

Il risentimento è una tortura; se porti amarezza nel tuo cuore, il tuo cuore diventerà il peggior posto dove vorresti essere; diventerà una camera di tortura che porterai con te dentro. Non sono gli altri a farti star male, ma te stesso, perché non vuoi lasciar andare, perché continui a ripetere “non lo perdonerò mai”.

E' qualcosa dentro di te che ti divora come un cancro; ed in realtà il risentimento è peggiore del cancro, poiché puoi curare un cancro, ma non puoi curare il risentimento sino a che chi lo porta non decide li lasciarlo andare, di liberarsene.

Lo sai, il risentimento può persino farti ammalare!  Non scherzo! Ci sono fior di ricerche mediche dove viene detto che le persone che portano per molto tempo il risentimento verso qualcun altro hanno il doppio delle possibilità di avere un ictus, tre volte quella di avere un infarto e quattro volte la possibilità di avere una ipercolesterolemia. Il rancore protratto nel tempo innalza la possibilità di sviluppare il diabete o il cancro.

Fratelli, sorelle, noi non siamo stati progettati per portare con noi il risentimento!

E poi, quale effettivo bene trovo nel risentimento? Giobbe afferma questo:

“L'uno muore in mezzo al suo benessere, quand'è pienamente tranquillo e felice, ha i secchi pieni di latte, e fresco il midollo delle ossa.  L'altro muore con l'amarezza nel cuore, senz'aver mai gustato il bene.  Entrambi giacciono ugualmente nella polvere, e i vermi li ricoprono. (Giobbe 21:23-26)

Quale memoria dolorosa stai conservando?  Quale cosa ti tortura tutte le volte che ci pensi?
Forse è un singolo evento, forse è un comportamento protratto nel tempo di una persona specifica.

Lascialo andare! Liberatene! E' per il tuo bene, non per quello dell'altro!

Debbo dunque imparare a perdonare perché Dio mi perdona e perché il risentimento è una auto-tortura. Ma c'è anche un'altra ragione-

3. Perché hai bisogno di essere perdonato quotidianamente

Non possiamo ricevere ciò che non vogliamo dare. Matteo 6:12: “rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori;” ovvero “perdona le nostre offese come noi abbiamo perdonato quelli che ci hanno offeso” Quante volte hai pregato il “Padre Nostro”? Hai mai riflettuto su quello che stavi pregando?

Perdonare è uno “stile di vita”;  devi ricevere  il perdono da Dio e dagli altri,  ma allo stesso tempo devi offrire il perdono.  Il perdono deve essere costante e continuo, deve essere goduto e applicato.,
perché  saremo perdonati nella misura in cui perdoniamo.. E se non perdoniamo, significa che non abbiamo ricevuto il perdono. Infatti Gesù stesso afferma questo come chiusura della sua storia:

“Così vi farà anche il Padre mio celeste, se ognuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello". (Matteo 18:35)

Sottolineate la frase “di cuore”;  il perdono che Gesù richiede non è solo quello che proviene dalla testa - io so che ti debbo perdonare-,  ma anche quello che viene dal cuore -io sento il bisogno di perdonarti-:   lo so, lo sento, lo faccio, sono libero!

Assieme alle note avete ricevuto anche un piccolo foglietto vuoto: questo vi servirà  per un piccolo “esercizio” che, spero, vi aiuti a liberavi completamente delle cose che hanno controllato sino ad oggi la vostra vita.

Nessuno deve vedere il foglietto: è privato, tra te e Dio.  Vi chiedo, da qui alla fine del messaggio, di scrivere le persone che vi è difficile perdonare, o le persone che non volete perdonare, oppure le persone pensando alle quali sentite un crampo nello stomaco.

Vi do qualche spunto se non vi venisse in mente nessuno...

1° C'è qualcuno (o qualcuna) il cui comportamento ti ha reso o ti rende infelice? 

Pensi mai: “Se solo lui (o lei) facesse questo, allora sarei felice” “se avessi avuto genitori differenti”, “se il mio fidanzato, mio marito, la mia ex, il mio datore di lavoro”... Se si scrivilo sul foglietto (lo sto facendo per voi! Non voglio abbiate un ictus né un colesterolo alto!).

2° Se pensi a un episodio che ti ha ferito profondamente, ti viene in mente una persona?

Scrivila nel foglietto.

3° C'è qualcuno con cui tendi a tenere aggiornato il punteggio dei falli?

Mi spiego: ti capita mai di dire, quando qualcuno fa una certa cosa, “ Vedi! L'ha fatto un'altra volta!”?. E così tu tieni aggiornato il tabellone segnapunti nella tua mente, così che quando lui (o lei) ti dice :”hai fatto questo”, tu prontamente gli dici :”si, ma tu hai fatto quest'altro”. Scrivilo nel foglietto.

4° Ti sei mai trovato a reagire negativamente verso qualcuno solo per il fatto che rassomigliava a qualcun altro?

Qualcuno che rassomigliava a un familiare o a un amici, o a un conoscente che ti ha ferito? Questo è uno dei maggiori problemi nel matrimonio, dove la moglie reagisce al marito come se stesse  eagendo a suo padre, o il marito reagisce alla moglie come stesse reagendo a sua madre.
Scrivilo nel foglietto

Cosa devi fare con questi nomi che rappresentano altrettante ferite?

1. Le lascio a Dio

“Non fate le vostre vendette, miei cari, ma cedete il posto all'ira di Dio; poiché sta scritto: "A me la vendetta; io darò la retribuzione", dice il Signore. “ (Romani 12:19)

E' meglio che il segnapunti lo tenga Dio A lui la vendetta, a te il perdono.  Attenzione quando parliamo di perdono, però!

Tuttavia, quando si parla di perdono;  il perdono è istantaneo,  avere di nuovo fiducia no, va riconquistata nel tempo.

 Se una donna è stata picchiata dal marito, e lei se ne è andata da casa e il marito va da lei e gli dice ”sono profondamente dispiaciuto delle mie azioni. Mi puoi perdonare?” la moglie deve perdonarlo.
Non c'è scelta.  Ma questo non significa che avrà di nuovi immediata fiducia in lui,  che tutto tornerà come prima.

Per liberarmi dalle mie ferite, le lascio a Dio.

2. Le curo con la grazia di Dio

Fintanto che non sarai curato dalla Grazia di Dio quelle ferite continueranno a controllarti. Quando dici a qualcuno “tu mi fai diventare matto” stai dicendo che quella persona, tramite il suo comportamento verso di te, può controllare le tue emozioni.

Ebrei 12 dice questo:

“Badate che nessuno resti privo della grazia di Dio. Fate attenzione che non spuntino germogli di odio e amarezza a darvi fastidio e a contaminare molti di voi.” (Ebrei 12: 15 PV)

Senza il “diserbo” della grazia, si possono sviluppare “piante infestanti”  soffocano il prodotto buono.
Attenti, perché l'amarezza è ereditaria: genitori amari producono figli amari che saranno genitori amari che produrranno figli amari...

Vivi una situazione simile? Vuoi interrompere il ciclo perverso? Riempiti della grazia di Dio.

Senza la grazia diventerai amaro.  Perché? Perché la vita è ingiusta, perché viviamo in un mondo caduto dove il peccato è la legge del mondo. Dove i malvagi prosperano e i giusti vengono oppressi (leggete Ecclesiaste per saperne di più).

Pensate al nome del vostro foglietto. E' giusto che, dopo avermi rovinato la vita, io lo o la perdoni? Che se ne vada, senza nemmeno una giorno di prigione, una multa, una reprimenda? La risposta è NO! Non è giusto!

Il perdono E' ingiusto e scorretto. Perché non punisce, non sanziona, non ristabilisce ciò che è stato tolto. Ma qui non stiamo parlando di giustizia, o di correttezza, ma di grazia. Non era giusto che Dio mi perdonasse. Non era giusto che Gesù morisse per i miei peccati.  Ma è per grazia che siamo stati salvati!

Il perdono è gratuito, ma non è senza un costo:  è costato la vita di Gesù. Perdonarci a Dio è costato Suo Figlio.  Mentre lo stavano inchiodando alla croce Gesù gridava “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno!”  Stava dicendoti : “Ti amo, ti amo, ti amo, ti amo, ti amo...”Stava dicendo: “Non lo meritano, non sanno neppure ciò che stanno facendo, ma Padre, perdona loro!”

Le mie ferite le lascio a Dio,e le curo con la Grazia di Dio; ma c'è un'ultima cosa che devo fare per essere libero.

3. Le inchiodo alla croce di Gesù.

La croce era  un simbolo di umiliazione,  ma tramite Gesù è divenuta il simbolo più grande della potenza di Dio.

Gesù sulla croce ha spezzato le catene del peccato e della morte, delle cattive abitudini e delle dipendenze.  Ed ha il potere di liberare anche te.

Liberarti da cosa, o da chi?  Liberarti dal sentirti colpevole, dal rancore, dal dolore.  Liberarti dai rimorsi e dal risentimento.  Non esiste alcun' altra  cura potente come la croce.

Guardate questo versetto:

“Di questo siamo certi: le nostre vecchie persone sono state inchiodate alla croce con Cristo, distrutti, così che non siamo più schiavi del peccato.” (Romani 6:6 PV)

La mia naturale inclinazione è che se mi fai male, io te ne faccio di più.  La mia naturale inclinazione è che se tu dici qualcosa contro di me io dico due cose contro di te. Tutto ciò che viene dalla mia “ naturale inclinazione” è di fare il male, non il bene.

Noi possiamo spezzare i lacci dell'amarezza, del sentirsi colpevoli, del risentimento, della preoccupazione.

Quanto vuoi guarire dalle tue ferite?  In che misura vuoi lasciare andare? Oppure vuoi continuare a stringere le tue ferite e il tuo risentimento?

Voglio pregare assieme a voi:

Padre, solo tu sai quanto sono stato ferito (ferita) da quella persona. Non voglio più portare con me quel dolore ì: Non voglio essere una persona amara. Ma ho bisogno della tua Grazia e della potenza della Croce per liberarmi dalle mie ferite e per perdonare coloro che mi hanno ferito. D questo istante in poi voglio che la mia vita cambi. Voglio sperimentare il tuo perdono;  Tu conosci tutto quello che ho commesso verso gli altri, e mi pento dei miei peccati. Grazie Gesù di essere morto per me; io accetto la Tua Grazia e il Tuo perdono. Ne avrò bisogno ogni giorno, per cui, stammi a fianco mio Maestro. Torno oggi a te, e scelgo di perdonare gli altri così come tu hai perdonato me; ed ogni volta che tornerà il ricordo della ferita ricevuta, io perdonerò ancora chi l'ha provocata, fino a quando non ne avrò più memoria. Guarisci il mio cuore con la tua Grazia e con la tua Croce. Tutto questo lo prego nel Tuo santo Nome. Amen
...                                                                                                SCARICA APPUNTI IN PDF

Questa settimana voglio che facciate un “atto fisico” che segni quello che spiritualmente è accaduto
in voi, così che non ve lo possiate mai più dimenticare.

Voglio che inchiodiate fisicamente i nomi alla croce come promemoria fisico di una verità spirituale espressa in Colossesi:

“Egli ha cancellato il documento a noi ostile, i cui comandamenti ci condannavano, e l'ha tolto di mezzo, inchiodandolo sulla croce” (Colossesi 2:14)

La Bibbia ci dice che Gesù ha preso i nostri peccati e li ha inchiodati alla croce. Quello che farai oggi è un promemoria fisico del fatto che hai deciso di lasciar andare, di far cadere, di liberarti delle tue ferite.
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