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17 settembre 2017

Dalla fine alla fede - Il libro di Rut 2° parte | 17 Settembre 2017 |

Spesso Dio risponde alla tua fede attraverso persone che lo amano e lo seguono.  Credenti "forti", che obbediscono ai comandamenti di Dio.

Credenti come Boaz.


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Questo è il secondo messaggio sul libro di Rut. Nel primo avevamo visto l'inizio della storia Una
storia fatta di FAME, FALLIMENTO, FUNERALI, E FINE.

La FAME aveva spinto Elimelec ( che significa Dio è il mio re) ad abbandonare Betlemme per trasferirsi a Moab  assieme alla moglie Naomi (dolce) e i due figli Malon (malato)  e Chilion (morente); e questo aveva significato il FALLIMENTO della sua vita.

Si era trasferito in un paese vietato da Dio per la sua natura idolatra e la sua fede, come quella di tutta la sua famiglia,  lontano dal tempio, lontano dal popolo di Dio, non era sopravvissuta.

I figli sposano due moabite, Orpa e Rut,  (quando Dio aveva espressamente vietato di sposarsi con esse), e invece di trovare la vita a Moab trovano FUNERALI.

Elimelec muore, Malon muore, Chilion muore; Naomi capisce che quella è la FINE della sua vita a Moab, che è ora di tornare a Giuda.

Si incammina seguita da Orpa e Rut, ma chiede a entrambe di tornare a Moab. Orpa piangendo segue il suo consiglio,  e torna al dio Chemosh e alle orge di Moab, Rut (che significa amica) no:

Fame, fallimento, funerali, e fine, tutto questo viene spazzato via da un'altra parola che comincia per F: fede.

Non la fede di Naomi, che è arrabbiata con Dio e che vuole che la chiamino Mara (amara)
 ma quella di Rut che così dice a Naomi:

«Non pregarmi di lasciarti, per andarmene via da te; perché dove andrai tu, andrò anch’io; e dove starai tu, io pure starò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; 17 dove morirai tu, morirò anch’io e là sarò sepolta. Il Signore mi tratti con il massimo rigore, se altra cosa che la morte mi separerà da te!»  (Rut 1: 16-17)

Qui è dove avevamo lasciato le due vedove Naomi e Rut, accolte dalla gente di Betlemme. Proseguiamo da qui il cammino con loro:

“1 Naomi aveva un parente di suo marito, uomo potente e ricco, della famiglia di Elimelec, che si chiamava Boaz. 2 Rut, la Moabita, disse a Naomi: «Lasciami andare nei campi a spigolare dietro a colui agli occhi del quale avrò trovato grazia». E lei le rispose: «Va’, figlia mia». 3 Rut andò e si mise a spigolare in un campo dietro ai mietitori; e per caso si trovò nella parte di terra appartenente a Boaz, che era della famiglia di Elimelec.” (Rut 2:1-3)

Tra poco entrerà in scena l'altro protagonista della storia assiema a Rut,  Boaz. (che significa letteralmente “forte”).

Ora abbiamo una donna dolce (Naomi) che è diventata amara (Mara) in compagnia di una amica (Rut) che incontrano un uomo forte (Boaz).

La prima cosa che vediamo in questi tre versetti è che Dio è in controllo.

Nel primo capitolo Naomi aveva pregato questo:

“8 E Naomi disse alle sue due nuore: «Andate, tornate ciascuna a casa di sua madre; il Signore sia buono con voi, come voi siete state con quelli che sono morti e con me! 9 Il Signore dia a ciascuna di voi di trovare riposo in casa di un marito!»” (Rut 1:8-9)

Ora vediamo che la preghiera di Naomi comincia ad essere esaudita, non nel modo in cui Naomi la aveva intesa  (“tornate a Moab e trovate un marito lontano da me”) ma nel modo in cui Dio lo decide.

Infatti il testo dice che Rut  “per caso si trovò a spigolare” sulle terre di Boaz; l'espressione in ebreo che è tradotta con “per caso” è ironica, e significa proprio l'opposto:  “non è un caso, è un caso di Dio, è una benedizione” La mano “invisibile” di cui parlavamo la settimana scorsa comincia a mostrarsi.

Anche se Dio non si mostra direttamente nella tua vita, se non risponde nella maniera in cui tu ti aspetti  o hai deciso debba intervenire, questo non significa che non vede e non è in controllo.

Molto spesso il potere di Dio  non lo vediamo attraverso il parabrezza dell'auto con cui stiamo attraversando la vita, ma piuttosto attraverso lo specchietto retrovisore, quando guardiamo indietro  e realizziamo che tutti i collegamenti delle nostre vite,erano stati studiati per portarci ad un certo punto.

Non penso sia un caso che nell'agosto di trentatre anni fa il mio amico Giovanni mi abbia presentato una ragazza inglese che lavorava come alla pari a Montefiascone, che era lì per studiare italiano per poi andare in un college di Oxford, ma era nei piani di Dio, che vedeva ci saremmo sposati nove anni dopo, e saremmo stati da Lui chiamati venti anni dopo  a piantare una chiesa a Montefiascone.

Per “caso” Rut si trova a “spigolare” in un campo a Betlemme, “per caso” quel campo è di un ricco proprietario chiamato Boaz, e  “per caso” Boaz è un parente di Naomi che può vantare dei diritti su di lei e su Rut.

Rut non conosce tutto questo, ma ha fede in Dio, e difatti dice:

«Lasciami andare nei campi a spigolare dietro a colui agli occhi del quale avrò trovato grazia» (v.2)

Una versione differente della Bibbia traduce il passo così:

“Fammi andare nei campi a raccogliere le spighe che i mietitori lasciano cadere. Sono sicura di trovare qualcuno che me lo permetterà.” ( TILC)

Vedete, Rut già anticipa che “troverà grazia”,  che qualcuno le darà il permesso. Non vede ancora la mano invisibile, ma la sua fede permette a Dio  di iniziare ad operare nella sua vita e su quella di  Naomi.

Rut non solo ha fede, ma predispone la sua vita in maniera di obbedire ai comandamenti di Dio.

Rut è una giovane vedova, moabita, senza figli, senza lavoro,  che si trova all'equivalente attuale del banco alimentare...

Quante avrebbero tentato di “ingraziarsi” i lavoranti o il boss  con “altro” che il lavoro di raccolta delle spighe?

Molte vedove usavano diventare concubine di ebrei  (ve lo dicevo che in Giuda le cose non andavano  secondo il verso che Dio avrebbe voluto, vero?). Altre iniziavano a fare le prostitute per sostentarsi.

Rut no.  Rut si mette dalla parte giusta, dalla parte di Dio, non è lì per cerare scappatoie o cibo a tutti i costi,ma per cercarlo nel modo giusto,con la grazia di Dio.

Se è di un miracolo che hai bisogno, se stai cercando la potenza di Dio nella tua vita, stai predisponendo quella tua vita affinché Dio possa iniziare ad operare?Stai obbedendo ai suoi comandamenti?

Rut si trovava in una situazione “disperata”: vedova, moabita, senza figli, senza casa, con una suocera acida. Ma non ha guardato a quanto fosse grave la situazione, ma a quanto fosse grande il suo Dio.

Rut era una neo credente, ma aveva una grande fede... e Dio risponde mettendola davanti a un grande uomo di Dio.

“4 Ed ecco che Boaz giunse da Betlemme e disse ai mietitori: «Il Signore sia con voi!» E quelli gli risposero: «Il Signore ti benedica!» 5 Poi Boaz disse al suo servo incaricato di sorvegliare i mietitori: «Di chi è questa fanciulla?» 6 Il servo incaricato di sorvegliare i mietitori rispose: «È una fanciulla moabita; quella che è tornata con Naomi dalle campagne di Moab. 7 Lei ci ha detto: “Vi prego, lasciatemi spigolare e raccogliere le spighe cadute dai mannelli dietro ai mietitori”. È venuta ed è rimasta in piedi da stamattina fino ad ora; soltanto adesso si è seduta nella casa per un po’». “ (Rut 2:4-7)

Boaz si presenta sulla scena con una benedizione per i suoi operai  (ti piacerebbe se il tuo datore di lavoro o il tuo professore facesse lo stesso?) e chiede:

“Di chi è questa fanciulla?” (v. 5b)

ATTENZIONE! Non chiede “Chi è”, ma “DI CHI è”, ovvero “chi ha la responsabilità di badare a questa giovane vedova?” Si informa se ci sia chi la protegga e si curi di lei...

Perché Rut era lì nel campo di Boaz? Cosa era “spigolare”? Anche in Italia si usava fare, e significava andare dietro ai trebbiatori per raccogliere le spighe che cadevano.

Il diritto a spigolare era un comandamento che Dio aveva dato in Levitico per provvedere al sostentamento dei poveri; i campi venivano mietuti tranne i bordi, così che i poveri potessero prendere il grano o l'orzo che era ai margini, ed erano anche autorizzati a seguire i mietitori  che non potevano tornare indietro per raccogliere le spighe cadute.

Era un comandamento che  da una parte obbligava coloro che avevano di dare ai poveri, ma dava ai poveri dignità  perché dovevano lavorare per avere il grano. Era intesa come una maniera di dare ai poveri e a Dio.

Nell'Antico Testamento Dio aveva  stabilito  che ciascuno desse la decima parte dei suoi guadagni per il tempio (la chiesa attuale); in aggiunta c'erano le offerte che venivano fatte durante le feste, oltre allo “spigolare” per chi possedeva un campo coltivato (quasi tutte le persone “non povere”) cosicché il dare del popolo di Dio era pressappoco il 25% del reddito di ciascuno.

Chi era proprietario lasciava che i poveri si sfamassero attingendo alla sua propria ricchezza.

Non tutti lo facevano, ovviamente,ma Boaz, da uomo di Dio, si.

Boaz aveva chiesto DI CHI fosse Rut, aveva ottenuto la risposta, e la sua reazione dimostra quanto fosse un uomo di Dio, che Dio si serviva di Boaz per aiutare  Rut e Naomi.

“8 Allora Boaz disse a Rut: «Ascolta, figlia mia: non andare a spigolare in un altro campo, e non allontanarti da qui, ma rimani con le mie serve; 9 guarda qual è il campo che si miete, e va’ dietro a loro. Ho ordinato ai miei servi che non ti tocchino; e quando avrai sete, andrai a bere dai vasi l’acqua che i servi avranno attinta». 10 Allora Rut si gettò giù, prostrandosi con la faccia a terra, e gli disse: «Come mai ho trovato grazia agli occhi tuoi, così che tu presti attenzione a me che sono una straniera?»  11 Boaz le rispose: «Mi è stato riferito tutto quello che hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e il tuo paese natìo per venire a un popolo che prima non conoscevi. 12 Il Signore ti dia il contraccambio di quel che hai fatto, e la tua ricompensa sia piena da parte del Signore, del Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti!» 13 Lei gli disse: «Possa io trovare grazia agli occhi tuoi, o mio signore! Poiché tu m’hai consolata e hai parlato al cuore della tua serva, sebbene io non sia neppure come una delle tue serve».” (Rut 2:8-13)

Come si comporta Boaz difronte a Rut e a Dio? Ci sono sei comportamenti che Boaz fa  che sono giusti davanti a Dio,e da cui noi dobbiamo trarre insegnamento.

1) Va oltre ciò che vede e sente dire di Rut

Boaz non si è fermato semplicemente a vedere Rut per come era:  vedova, moabita, vestita di nero, denutrita, sudata, impolverata, ma vede oltre questo, restituendole dignità ed onore.

La prima cosa che fa, lui ricco padrone del campo, va direttamente da lei a parlarle, e la chiama “figlia mia” (v. 8)

Come credente, cerchi di vedere “oltre” quello che vedi e senti dire degli altri?

Paolo in Romani 12: 2 ci dice di “non conformarci a questo mondo” ma di "trasformarci attraverso il rinnovamento della nostra mente".

Se Boaz si fosse fermato a quello che vedeva (una vedova sudata) e sentiva dire (una pagana moabita), forse non si sarebbe comportato allo stesso modo.

Come fare? Semplicemente, facendo quello che ha fatto Boaz: andare direttamente dalla persona nel bisogno, e parlare, conoscerla, sentire come stanno davvero le cose.

In questo modo le persone nel bisogno  non si sentono disprezzate per il loro stato, ma onorate dalla tua attenzione e premura.

2) Va oltre i suoi doveri di dare

Boaz avrebbe potuto semplicemente lasciare che Rut spigolasse nel suo campo, e sarebbe stato a posto con l'aver adempiuto il comandamento di Dio. Invece va ben oltre. La “assume” come spigolatrice ufficiale dei suoi campi:

“non andare a spigolare in un altro campo, e non allontanarti da qui, ma rimani con le mie serve; 9 guarda qual è il campo che si miete, e va’ dietro a loro. (v. 8-9)

Rut non dovrà più preoccuparsi di alzarsi la mattina e di trovare un campo su cui spigolare.

Più volte ho detto che non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia, e perciò il comandamento della decima è abolito... ed è sostituito da un comandamento più alto, più esigente, più costoso, quello che ha dato Gesù:

"Ama il tuo prossimo come te stesso". (Matteo 22:39b)

Gesù è venuto ad innalzare gli standard, non ad abbassarli a chiedere molto di più della decima,
molto di più del 25%. Paolo dice in 1° Corinzi 16:2 “secondo la prosperità concessa”; più hai, più dai... molto di più del 25%

Boaz, prima ancora che Gesù lo stabilisse, stava già applicando quel comandamento.

3) Si occupa della sua sicurezza:

“rimani con le mie serve... Ho ordinato ai miei servi che non ti tocchino” (v. 9-10)

Rut era giovane, e probabilmente bellissima... Avrebbe potuto essere una preda troppo facile  per qualsiasi degli operai di Boaz.

Come credente, ti occupi della sicurezza di altri credenti, soprattutto dei “neo-credenti”?

Gli dai consigli,  predisponi soluzioni  se vedi che qualcosa  o qualcuno potrebbe danneggiarli?

Paolo in Galati 6:2 ci incoraggia a “portare i pesi gli uni degli altri”.

4) Provvede alle sue necessità

“e quando avrai sete, andrai a bere dai vasi l’acqua che i servi avranno attinta». (v. 9)

L'acqua, per chi lavorava, era un bene prezioso: non c'erano rubinetti lungo i campi, ma doveva essere attinta e trasportata vicino, per dissetare chi stava lavorando.

Rut non avrebbe dovuto interrompere il suo raccolto per andare a cercare da bere

Quante volte hai visto qualcuno in difficoltà? E hai pensato “spero che trovi qualcuno che lo o la aiuti”? Bene, molto spesso... quasi sempre... praticamente sempre, quel qualcuno sei tu.

Sei tu che puoi trasformare la sete di un uomo o di una donna, in una coppa di acqua limpida e fresca.

5) La loda dinanzi a tutti

"Mi è stato riferito tutto quello che hai fatto per tua suocera dopo la morte di tuo marito, e come hai abbandonato tuo padre, tua madre e il tuo paese natìo per venire a un popolo che prima non conoscevi "(v. 11)

Boaz è informato di ciò che avviene nella sua comunità, ma non gli basta di conoscere il bene che ha fatto Rut. Vuole che tutti attorno lo sappiano; per questo la lode è pubblica.

Quante volte hai lodato un tuo fratello o una tua sorella in Cristo per quello che stava facendo o che aveva fatto in passato?

Talvolta sembra ridondante,  pare troppo lodare le persone in pubblico. Possiamo pensare “La metto in imbarazzo”, oppure “in fondo sta facendo il suo dovere come credente”.

Paolo in Romani 12:10 dice che dobbiamo “fare a gara per renderci l'onore reciprocamente”

6) Prega per la neo credente Rut

“Il Signore ti dia il contraccambio di quel che hai fatto, e la tua ricompensa sia piena da parte del Signore, del Dio d’Israele, sotto le cui ali sei venuta a rifugiarti!»” (v. 12)

Boaz sapeva che Rut era moabita, che era cresciuta adorando Chemosh,  non Yavè, il Dio di Israele.

E vuole che Rut sappia che quel Dio che lei ha da poco accettato, la sta tenendo sotto la sua ala benevola come fa una madre di uccello coi propri piccoli.

Stai pregando per la conversione di qualcuno? Un familiare, un amico, una amica? Io mi auguro che Dio ascolti la tua preghiera.

Ma sappi: il tuo lavoro non terminerà con la conversione della persona, sappi che tu sarai chiamato a  continuare a pregare per lui o per lei, e mostrare a lui o a lei che Dio è un rifugio sicuro.

Avevamo detto all'inizio che il libro di Rut si apre con  FAME, FALLIMENTO, FUNERALI E FINE. Ma tutto questo è spazzato via dalla FEDE di Rut, che accetta il Dio di Naomi (il tuo Dio sarà il mio Dio) che crede che la grazia arriverà, e che ora la vede con i suoi stessi occhi

«Possa io trovare grazia agli occhi tuoi, o mio signore! Poiché tu m’hai consolata e hai parlato al cuore della tua serva, sebbene io non sia neppure come una delle tue serve».” (v. 13)

Conclusione

Come è la tua vita adesso? Stai sperimentando la benedizione di una situazione stabile, dove vivi tranquillamente,  senza stress economici, di famiglia, di lavoro?

Bene! Sei nella migliore posizione per agire, come ha fatto BOAZ! Andando oltre quello che vedi e senti delle persone per aiutale, andando oltre la decima e lo stretto necessario, proteggendo, provvedendo, lodando  e pregando per tuoi fratelli e le tue sorelle in Cristo

Oppure stai attraversando un periodo buio della tua vita, dove tutto sembra cooperare contro di te
dove fame, fallimento funerali e fine sembrano l'unico orizzonte?

Bene! Sei nella miglior posizione per esercitare la tua fede, per attendere la grazia, e per rifugiarti sotto le ali di Dio.

Preghiamo.

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06 marzo 2016

Cinque regole per gestire i miei averi | 6 Marzo 2016 |


Esiste una maniera "biblica" per gestire i miei averi? L'esperto della Bibbia in quanto a ricchezze, Salomone, ci dice di si.
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Siamo all'ultimo dei quattro messaggi dedicati al dare. Nei precedenti avevamo visto come il Nuovo
Testamento, e in particolare le predicazioni di Gesù siano piene di riferimenti a i soldi e al dare. Abbiamo visto che essere sotto la grazia non significa smettere di dare  ma significa dare più generosamente secondo la prosperità concessa.

Ma, tu potresti dirmi: “OK Marco, mi hai convinto che devo dare all'opera di Dio e alla mia chiesa locale... Ma con quello che resta, che ci devi fare? Esiste una indicazione biblica su come devo gestire i miei soldi?”

La mia risposta è :”Si!” Ci sono cinque principi biblici che ci aiutano nel gestire i nostri averi

Perché dovrei gestire i miei averi in modo biblico?

Abbiamo già detto che i soldi sono tra le prime cinque cose che provocano maggiore stress nella vita.
Le statistiche dicono che il 74% delle famiglie litiga per esso;  il 54% di tutti i divorzi è causato da esso. Gesù è venuto per salvarci e darci un'altra vita, ma anche per aiutarci a vivere questa vita; e lo stress è uno dei maggiori problemi della vita moderna. E' per questo che vuole aiutarci ANCHE con lo stress economico

Abbiamo già detto che nel Nuovo Testamento Gesù e Paolo parlano moltissimo del denaro e degli averi; nell'Antico Testamento c'è un personaggio in particolare che è reputato l'uomo più ricco di tutti i tempi (non solo del suo) al cui cospetto Bill Gates sembrerebbe uno straccione; to parlando di Salomone.

Ma Salomone non era famoso solo per i suoi soldi,  ma anche (e soprattutto) per la sua saggezza; ed è una saggezza non umana ma una saggezza divina. E' per questo che vogliamo prendere consigli da un esperto come lui.

Regola 1. Scrivi ciò che hai e ciò che dai

In ragioneria si chiama “partita doppia:  dare e avere.

“Guarda di conoscere bene lo stato delle tue pecore, abbi gran cura delle tue mandrie;  perché le ricchezze non durano sempre, e neanche una corona dura di epoca in epoca.” (Proverbi 27:24)

A quel tempo in Israele ognuno era pastore;  i greggi erano  quello che ora sono il conto in banca e gli appartamenti

Al giorno d'oggi Salomone ti consiglierebbe di controllare più spesso il tuo estratto conto.

Una delle cose che spesso diciamo è questa: “Non riesco a capire dove finiscono tutti i soldi che porto a casa!” Salomone proprio di questo parla, e ammonisce: “Scrivi quello che hai e quello che esce”

Ci sono quattro cose che devi sapere:
  1. Quello che devi ---------> i tuoi debiti
  2. Quello che hai -----------> i tuoi averi
  3. Quello che guadagni ----> il tuo reddito
  4. Dove va -------------------> le tue spese
Mi potresti dire:  “Eh, Marco, io ho appena tempo per fare quello che già faccio nella vita, e tu mi chiedi di aggiungere pure questo? Non ho tempo!”

Io ti rispondo: hai tempo per preoccuparti della tua situazione finanziaria?  Se passassi più tempo a prendere nota delle tue finanze  passeresti meno tempo a preoccupartene!

Regola 2. Pianifica le tue spese

Nel commercio questo si chiama “preventivo”:  le persone che vengono al mio negozio per chiedere un preventivo lo vogliono non perché sono curiose di sapere quanto costa quella tale cosa,  ma perché  vogliono sapere se ci arrivano o no a pagarmi

“I disegni dell'uomo diligente conducono sicuramente all'abbondanza, ma chi troppo si affretta non fa che cadere nella miseria.” (Proverbi 24:5)

Salomone oggi ti direbbe: “Fatti due conti prima di spendere”.

Il problema è che spesso non acquistiamo per necessità, ma per impulso:  è stato dimostrato che se entri al supermercato con una lista della spesa scritta  acquisti la metà di quando entri con una lista mentale.

Esiste una vera e propria malattia mentale che va sotto il nome di “consumopatia ossessiva compulsiva”,  il resto di noi lo fa per una serie di motivi, tutti sbagliati, di cui questi che elenco sono solo alcuni che mi sono venuti in mente:

Riguardo noi stessi

"Perché io valgo!"

Quella cosa di valore dimostrerà che io sono una persona di valore, mica uno qualsiasi! La pubblicità sfrutta al massimo questo nostro desiderio represso di “apparire” ciò che non siamo.

"Me lo merito!"

"Io lavoro tutto il giorno (o tutto il mese, o tutto l'anno),  ho diritto di averlo, l'ho meritato!". Come credenti dovremmo sapere per chi e per cosa abbiamo valore:  non è un Rolex o un iPhone a modificare quanto valiamo agli occhi di Dio.

Riguardo i nostri figli

"Anche il mio (la mia) deve averlo!"

"Se lo hanno gli altri, perché non dovrebbe averlo anche il mio (o la mia)?"

"Alla sua età io non l'avevo!"

"Non voglio che mia figlia (o mio figlio) soffra quello che ho sofferto io non avendo le cose che gli altri avevano!"

Alla sua età io lo avevo!

"Che male c'è? Il mio papà me lo ha comperato quando avevo la sua  età!".

Pensiamo quale messaggio stiamo trasmettendo ai nostri figli e alle nostre figlie: “Tu vali quello che gli altri vedono”. Non è un principio “proprio proprio” biblico , eh!

E quando le “sirene” del “io valgo, io me lo merito, io non lo avevo, io lo avevo” ci hanno acchiappato, allora entrano in azione i “cattivi consiglieri” che si chiamano “piccole rate”, “costa solo”, “offerta speciale”, “solo per questa settimana”....

Salomone ti dice: “Apri li tuo portafoglio, ola app del tuo conto corrente; se non ci sono i soldi, non spendere soldi che non hai”.

Sw siete ammalati di “consumopatia ossessiva compulsiva”, ci sono metodi per prevenirla;  una signora teneva le carte di credito in una brocca di acqua in congelatore, così che quando sentiva l'impulso irrefrenabile di andare a spendere, per farlo doveva aspettare che si sciogliesse il ghiaccio.

Per tutti gli altri, che sono la maggioranza, il segreto sta ne pianificare accuratamente le proprie spese, e soprattutto, spendere i soldi che ho, non quelli che non ho.

Regola 3.  Risparmia per il futuro

Questo è il principio si  è da sempre basata l'agricoltura: raccolgo in estate, metto nel granaio, lo mangio in inverno.

“In casa del saggio ci sono tesori preziosi e olio” (Proverbi 21:20a)

Salomone direbbe oggi: “Metti da parte che non si sa mai”.

E' questo quello che ti dice la pubblicità? La pubblicità ti dice che quella “cosa” (il nuovo telefono, la nuova auto, ecc) la puoi, anzi la DEVI avere SUBITO! Perché aspettare? Bastano solamente 2750 rate da 5 Euro mensili”...  fanno 13750 Euro, ma sono soli 5 Euro al mese!

Cellulari, aspirapolvere, pentole, ferie, matrimoni! Tutto è comodamente rateizzabile!  Lo voglio ORA!

Un tempo solo alcune cose si acquistavano “a rate” o con un mutuo.  Erano i beni importanti e duraturi:  una macchina (che veniva fatta durare venti anni),  la casa.

Cosa ne pensa Salomone?

“La ricchezza male acquistata va diminuendo, ma chi accumula a poco a poco, l'aumenta.” (Proverbi 13:11)

Sarebbe saggio fissare tre traguardi economici:

  • Quanto posso spendere?
  • Quanto posso risparmiare?
  • Quanto posso dare?

Per il primo e il secondo, dipende tutto dalla tua situazione economica
per il terzo, dipende invece dalla tua situazione spirituale.
(lo vedremo alla fine)

Salomone fa un esempio molto pratico, e dice:

“Considera ciò che fa la formica e diventa saggio!” (Proverbi 6:6)

La formica è l'esempio del risparmio:  consuma per accumulare,  ma accumula per consumare. Non le interessa la cicala che passa col Rolex o con la BMW:  non si indebita per avere beni subito,  ma è paziente, accumula  oggi per avere domani.

Perché? Perché ha imparato ad applicare il quarto principio:

Regola 4.  Godi di ciò che hai

Questo principio è bene espresso nel detto popolare “Chi s''accontenta gode”, ma è basato su un principio scritto sulla Bibbia:

“Chi ama i piaceri resterà senza denaro, chi ama vino e profumi non diventerà ricco.  “ (Proverbi 21:17 TILC)

Se Salomone fosse un nostro contemporaneo forse direbbe “Se ceni a caviale e champane quando hai i soldi per salsicce e gazosa (ormai Sprite) tanto distante non vai.”.

Gli abitanti di questa città dove ci riuniamo appartengono per la stragrande maggioranza al ceto medio,  come pure gran parte della nostra provincia:  per cultura sono abituati a lavorare molto, e per questo possono permettersi molto.

Sono felici?  Forse.  Alcuni.  Non tutti.

So per esperienza che molti fanno le cose “per invidia”: “Comperiamo il trattore da 180 HP, perché il vicino ha appena comperato quello da 120 HP”. “Comperiamo l'auto nuova da 2500 cc perché il signore del terzo piano ha comperato quella da 1600 cc.”

A cosa stanno obbedendo queste persone? Alla bugia “sarò più felice se avrò di più.”   E cresceranno figlio che credono a quella bugia, a cui daranno “il di più”, invece di dargli il “meglio”

Si stima che un ragazzo che esce dalla maturità ha visto circa 350.000 spot...  tutti che enfatizzano il concetto “di più = più felice”.  E così sviluppano una mente che dice “Sarò felice QUANDO...” Quando avrò la macchina, la casa, la donna, ecc...

Paolo afferma questo:

“...io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo.   So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza” (Filippesi 4:11b-12)

Ed Ebrei rafforza questo concetto con un imperativo:

“Accontentatevi di ciò che avete” (Ebrei 13:5 VP)

Il problema è che  la nostra società ha dato un significato negativo alla parola “accontentarsi”: “Accontentati della pensione che avrai... forse” “Mi sono accontentato di prendere la macchina bianca, perché la rossa era finita”.

La parola “accontentarsi” significa “essere contenti”, provare felicità per cosa si ha. E' una cosa positiva.

La società l'ha trasformata in una sconfitta, dover ripiegare su qualcosa che non era esattamente quello che avremmo voluto. E' una cosa negativa.

Regola 5. Rendi generosamente a Dio

Questo principio nell'Antico Testamento (dove siamo in Proverbi) si chiama “decima”: ALMENO il 10% a Dio.

“Onora il SIGNORE con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita; i tuoi granai saranno ricolmi d'abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di mosto” (Proverbi 3:9-10)

Sai cosa erano le “primizie”? Erano i frutti più buoni, le bestie migliori, non ciò che restava dopo essersi sfamati e aver guadagnato vendendo.

Le tue “primizie” sono i soldi che hai, prima di comprare le cose che servono, prima di pagare le tasse non quello che resta una volta pagato tutto.

Ma noi non siamo più sotto la legge, ma sotto la Grazia. E Gesù non è venuto ad abbassare gli standard della legge, ma a completarli, a riempirli, ad innalzarli.

Il 10% può essere una buona base... a seconda di quello che ti ha detto il Signore.

“Ognuno dia ciò che ha deciso in cuor suo, ma non contro il proprio volere, o perché qualcuno lo costringe, in quanto Dio ama chi dona con gioia.” (2 Corinzi 9:7 PV)

Quando prendo i soldi dal negozio, la prima cosa che faccio arrivando a casa è di darli a mia moglie;
Janet li prende,  toglie il 30%, li mette nella mia Bibbia per darli la domenica in chiesa.  (A noi il Signore ha detto di dare questo: per te sarà differente, potrebbe essere di meno, o potrebbe essere di più “secondo la prosperità concessa”). Non abbiamo mai fatto conto di quei soldi; semplicemente non sono nostri.

“L'uomo dallo sguardo benevolo sarà benedetto, perché dà del suo pane al povero” (Proverbi 22:9)

A noi Dio ha chiesto il 30% ma posso testimoniare che questo versetto nella nostra vita è vero al 110%. Dio ci ha benedetto in una quantità di cose che  non riusciamo mai vincere; più noi diamo, più Dio ci da.

Ricapitolando:

  • Regola 1. Scrivi ciò che hai e ciò che dai
  • Regola 2. Pianifica le tue spese
  • Regola 3. Risparmia per il futuro
  • Regola 4. Godi di ciò che hai
  • Regola 5. Rendi generosamente a Dio
Su quale dei cinque principi di Dio deve lavorare di più?

1. Tieni nota delle tue finanze?  

La Bibbia che dice di farlo. Ti dice di controllare lo stato del tuo gregge; così come non viaggeresti al buio senza fari in una strada tutta curve, allo stesso modo devi conoscere le tue spese dei tuoi guadagni.

2. Sai pianificare le spese? 

Oppure spendi sull'emozione, sull'istinto?  Così come non partiresti senza una mappa o un GPS per un paese che non conosci, devi avere una mappa per poter giungere con sicurezza alla fine di ogni mese.

3. Stai risparmiando per il futuro?

Non dico che devi accumulare ricchezze, ma un poco, poco per volta.  Rammenta la formica!

4. Stai godendo di ciò che già hai? 

Oppure dici ancora “sarei felice se...”?  Sappi che i tuoi desideri non saranno mai sazi; sii contento di ciò che hai!

5. Stai dando generosamente al Signore? 

La Bibbia c'insegna che quel 10% minimo è la gratitudine che il Signore  ti richiede per poterti benedire.  Ricorda che è una primizia, non ciò che avanza.

Forse in questo momento della tua vita ti trovi in difficoltà; forse stai pensando “ io mi trovo così tanto nei debiti questo momento che non posso permettermi di dare nulla”.

Permettimi di dirti questo: tu non puoi non dare alla tua chiesa e a Dio!  Se tu vuoi che Dio ti aiuti a liberarti dei debiti, il punto d'inizio è proprio questo:  affida la tua vita completamente nelle sue mani.

Voglio farti vedere due ultimi versetti:

“Cercate prima il regno di Dio e tutte le altre cose che saranno aggiunte” (Matteo 5:6)

Dio ti ha creato con uno scopo: tu non sei un caso, non sei in “incidente” nella Creazione. Dio ha un piano per la tua vita. La soddisfazione e la libertà dallo stress (qualsiasi stress, finanziario compreso) arriva quando tu affidi la tua vita a Cristo, quando cominci a camminare sul percorso che Dio ha progettato per la tua vita.

Conosci Dio  e scopri il piano che ha per la tua vita, sia tu ventenne, quarantenne, o ottantenne.
Gesù ha detto:

“Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere?” (Luca 16:11)

Ricorda che i soldi sono la cartina di tornasole per vedere se ti fidi del mondo, o se ti fidi di Dio.

Affida a Gesù tua situazione economica,  segui le cinque regole che il Signore ti comanda,  perché devo dirti che Dio valuterà come tu usi il danaro, che tu sia nell'abbondanza o che tu sia nella ristrettezza per sapere quali benedizioni potrà affidarti.

Preghiamo.


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21 febbraio 2016

A cosa serve il mio dare? | 21 Febbraio 2016 |

Perché dovrei dare i miei soldi alla chiesa locale? E a cosa servono i miei soldi? Il Nuovo Testamento svela che i soldi che Dio ti ha concesso possono essere strumento per proclamare il Vangelo agli altri.
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Ci eravamo lasciati due settimane fa parlando dello stress che provocano i soldi, sia che non ci sono sia che ci sono.

E avevamo visto che Gesù ha parlato moltissimo dei soldi,  più di Paradiso e Inferno, e che ha una strategia economica per noi per liberaci da questo stress, investendo i nostri averi non solo su di noi, ma anche sull'opera di Dio - la chiesa -, riponendo la nostra sicurezza in Dio e non nei soldi, sviluppando un cuore disposto a dare anche se ho poco,  perché se testimonio Gesù con la mia vita Dio provvederà per me.

Fra due settimane vedremo di più sulla strategia da seguire; ci sono cinque metodi pratici per avere meno stress con le nostre finanze.

Ma questa volta voglio sfatare un altro “mito” che gira nelle chiese: l'altra volta era quello che dice che Gesù non parlava di soldi,  ma di cose più spirituali, più elevate; ma invece più della metà delle sue parabile parlano di soldi, di beni e di averi.

Il mito di questa settimana è il seguente:  “Non dobbiamo più dare soldi a Dio perché non siamo sotto la Legge ma sotto la Grazia.” Per cui: “Niente più decima, niente più offerte,  niente più collette, magari qualche piccolo “contributo spese” di tanto in tanto, ma fuori le mani delle chiese dal mio portafoglio!”.

Davvero Gesù ha detto questo? Davvero ha detto che la Legge - TUTTA LA LEGGE -  la “Torah”, ovvero i primi cinque Libri della Bibbia,  Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio,  non valgono più e possiamo farne a meno?

Vediamo quello che dice Gesù nel “sermone sul monte”:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per portare a compimento.” (Matteo 5:17)

Sottolineate la frase  “portare a compimento”: nell'originale greco è un'unica parola , “pleroo”, che significa si finire, completare, ma significa anche “riempire fino al bordo”, esattamente quello che facciamo noi  con una bottiglia  di acqua  quando la portiamo via per stare una giornata fuori: la “riempiamo fino al bordo.

Rileggiamo allora il versetto sostituendo “compimento”:

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire, ma per riempirla fino al bordo.” (Matteo 5:17)

Gesù sta dicendo una cosa precisa: “Io non sono venuto a svuotare la Legge, ma sono venuto a riempirla fino al bordo, a renderla completa, a innalzare il livello da qua a qua.”

Gesù non è venuto a cambiare gli “standard della Legge, ma a innalzarli. Non è venuto a svuotare la bottiglia, ma riempirla fino al bordo.

E cosa succede quando tu “aggiungi” alla tua bottiglia altro liquido? Che i due liquidi si mescolano l'uno con l'altro, divenendo un tutt'uno.

Vediamo tre esempi, sempre tratti dal “sermone sul monte”.

“Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere; chiunque avrà ucciso sarà sottoposto al tribunale”;  ma io vi dico: chiunque si adira contro suo fratello sarà sottoposto al tribunale.” (Matteo 5:21-22a)

Gesù cita il 6° comandamento, e ne innalza lo standard:


Livello della Legge
Livello della Grazia
“Non uccidere” “Non ti devi nemmeno adirare”

“Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.” (Matteo 5:27-28)

Gesù fa lo stesso col 7°:

Livello della Legge
Livello della Grazia
“Non tradire il tuo coniuge” “Non devi guardare nemmeno altre/altri”

“Avete anche udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; da’ al Signore quello che gli hai promesso con giuramento”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio.” (Matteo 5:33-34)

Idem con il 9°:

Livello della Legge
Livello della Grazia
“Non giurare il falso” “Non giurare affatto”
Cosa dice, allora Gesù della decima?

“Voi date in offerta al Tempio la decima parte anche di piante aromatiche come la menta, l'aneto e il cumino; ma poi trascurate i punti più importanti della legge di Dio: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste sono le cose da fare, anche senza trascurare le altre.” (Matteo 23:23 TILC)

Applichiamo lo stesso metodo applicato prima:

Livello della Legge
Livello della Grazia
“Dai la decima” “Sii giusto, misericordioso e fedele senza dimenticare di dare la decima””

Gesù sta dicendo: “Non devi dare “solo” la decima”, anzi, non devi trascurare di darla, ma la decima “è poco” devi dare anche quelle cose che ti costano di più, quelle che ti richiedono impegno personale , quelle che non ti vengono per nulla naturali da dare.”

Davide un giorno voleva offrire qualcosa a Dio per far cessare una pestilenza: la persona che li possedeva li offrì gratis al suo re, ma Davide rispose questo:

“Non offrirò al SIGNORE, al mio Dio, olocausti che non mi costino nulla. Davide comprò l’aia e i buoi per cinquanta sicli d’argento.“ (2 Samuele 24:24)

Davide stava dicendo: “Il mio Dio vale più di ogni altra cosa, molto più dei miei denari. IO non troverò “scorciatoie”;  se c'è da investire ciò che ho per la gloria di Dio, io lo faccio...”

Ma tu potresti dirmi: “Eh, ma è scritto di dare a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio. I soldi sono del mondo, le opere buone, invece sono di Dio. Io do i miei soldi allo stato e il mio impegno alla chiesa.! Sono a posto.”

Vediamo un attimo questo famoso brano:

“Allora i farisei si ritirarono e tennero consiglio per vedere di coglierlo in fallo nelle sue parole.  E gli mandarono i loro discepoli con gli erodiani a dirgli: «Maestro, noi sappiamo che sei sincero e insegni la via di Dio secondo verità, e non hai riguardi per nessuno perché non badi all’apparenza delle persone.  Dicci dunque: che te ne pare? È lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?»  Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, disse: «Perché mi tentate, ipocriti? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli porsero un denaro.  Ed egli domandò loro: «Di chi è questa effigie e questa iscrizione?»  Gli risposero: «Di Cesare». E Gesù disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio». “ (Matteo 22:15:21)

Questo passo è spesso usato per affermare che allo stato vanno pagate le tasse, a Dio va dato l'impegno personale, la fede, il venire in chiesa.

C'è una parola ripetuta due volte nel testo:  una volta detta dai farisei e ripetuta da Gesù:“tributo”. Questa parola indicava  ESCLUSIVAMENTE i soldi da dare agli invasori Romani.

Al tempo di Gesù in Israele coesistevano due monete: quelle Romane, usate solo per pagare i Romani
e quelle Ebree, usate tutti i giorni per comperare. Al tempio si poteva dare l'offerta e la decima solo con le monete Ebree difatti nei cortili del tempio c'erano i cambiavalute  (quelli a cui Gesù rovescerà i banchi) che si occupavano di convertire le monete Romane o quelle di altri paesi in monete Ebree.

Gesù stava parlando con ebrei, che usavano solamente monete ebree, se non per pagare gli odiati Romani; prende la moneta con su impresso il volto dell'Imperatore Romano e dice: “I soldi con questo qua sopra non sono di Dio; restituiteli pure a chi li ha coniati; ma gli altri soldi, quelli con cui pagate tutti i giorni il latte, il pane e le erbe, quelli li dovete dare a Dio, perché a lui appartengono.

Gesù fissa due principi importanti:

  • le tasse vanno pagate, anche se al governate c'è un dittatore,
  • il Tempio va pagato, perché i tuoi soldi non sono tuoi, ma sono di Dio.

Ma tu potresti dirmi :”Ma  a cosa servono i miei soldi, Marco, se io già  li do alla missione tale e all'orfanotrofio tal altro?”

Io ti risponderei “Certo, stai facendo una buona cosa...  ma ti voglio illustrate perché servono i tuoi soldi nella chiesa locale così come  è illustrato nel Nuovo Testamento.

1. I miei soldi servono perché sia predicato il Vangelo

“Con (Gesù) vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, l'amministratore di Erode; Susanna e molte altre che assistevano Gesù e i dodici con i loro beni. (Luca 8:2-3)

La parola “beni” è la stessa che Gesù ha usato in due parabole che trattavano di “soldi”,  quella del “tesoro in Cielo” di Matteo 19 e quella dei “talenti” di Matteo 25.

Le donne erano assieme a Gesù e ai discepoli; il nucleo della prima chiesa evangelistica e pagavano per sostentare Gesù e i dodici, la loro chiesa, e permettergli di continuare nell'insegnamento e nella predicazione del Vangelo.

I tuoi soldi servono affinché la tua chiesa possa continuare a nutrire spiritualmente te  e quelli che entreranno la porta di questa sala.

Nessuno dei responsabili di questa chiesa percepisce uno stipendio, ma le spese di tenere una struttura come questa aperta sono nondimeno enormi. Più tu dai, più la tua chiesa sarà capace di parlare agli altri di Gesù.

2. I miei soldi servono per le esigenze dentro la chiesa

“Tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l'importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno.” (Atti 4:34b-35)

Sottolineate la parola “importo”: le vendite fruttavano “soldi”,  che venivano divisi all'interno della chiesa locale per le esigenze ,  anche “logistiche” all'interno della chiesa locale. Sappiamo che i credenti invitavano amici a mangiare nelle case per evangelizzarli, parte di quei soldi saranno stati spesi per i cibi, le stuoie, i lumi.

Alcune volte la chiesa ha aiutato membri in difficoltà con offerte di cibi o vestiti, altri hanno offerto di pagare per loro lavori; la nostra chiesa preferisce (tranne casi eccezionali) “fare” azioni d'amore con i soldi, piuttosto che dare semplicemente soldi.

Più dai, più la tua chiesa sarà capace di aiutare i membri in difficoltà e di raggiungere i non credenti con atti d'amore, come i soldi che abbiamo dato alle persone di Montefiascone per l'incendio delle loro case

3. I miei soldi servono per le esigenze di altre chiese

“Quanto poi alla colletta per i santi, come ho ordinato alle chiese di Galazia, così fate anche voi. “ Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare” (1 Corinzi 16:1-2)

Qui abbiamo Paolo che raccomanda una colletta per i “santi”, e Paolo si riferiva alle persone povere nelle chiese della  Giudea. I soldi che i credenti avevano raccolto nella loro chiesa locale venivano utilizzati a favore di altri credenti di altre chiese nella necessità.

E Paolo introduce anche un concetto nuovo del dare: non si parla più di “dare la decima parte” ma di dare “secondo la prosperità concessa”. Paolo non dice che la decima è abolita, ma che sotto la Grazia devi dare anche di più, se puoi.

Più dai, più la tua chiesa sarà capace di sostenere missionari che operano in altre chiese, come Giuseppe e Annarita in Zimbabwe, o di sostenere organizzazioni che aiutano i poveri come Compassion, o di aiutare enti che difendano le chiese evangeliche in Italia, come l'AEI o l'Ucebi.


Conclusione

Gesù non è venuto a cancellare la Legge, ma ad innalzarne i parametri. Gesù ancora ti chiede di “dare”, perché i tuoi soldi , la tua prosperità poca o tanta che sia ti è stata “concessa” affinché tu la metta a disposizione dell'opera di Dio dentro e fuori la tua chiesa locale.

Forse Dio ti sta chiamando ad un atto di fede, di metterlo alla prova, dando alla sua opera  anche se ora sei nel bisogno, anche se pensi che i soldi non sono abbastanza neppure per te.


Io non posso convincerti,  ma Gesù può:

“Gesù si volse ai discepoli e rispose: 'Io vi assicuro che se qualcuno ha abbandonato casa, moglie, fratelli, genitori e figli... per il regno di Dio, costui riceverà molto di più già in questa vita, e nel mondo futuro riceverà la vita eterna.' “ (Luca 18:29-30 TILC)

Preghiamo

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14 febbraio 2016

Come gestire ciò che Dio mi da | 14 Febbraio 2016 |

I nostri soldi non sono "nostri", Come credenti dobbiamo gestire al meglio ciò che Dio ci provvede quotidianamente.
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Gesù ha parlato di più del danaro di quanto abbia parlato del Paradiso o dell'inferno
Perché? Perché passiamo più tempo a pensare al denaro di quanto ne passiamo a pensare al Paradiso o all'inferno. Più della metà delle parabole ha a che fare con beni materiali.

6 cose da comprendere circa il danaro

1. Il danaro è una momentanea assegnazione

I soldi che hai ora, sono “tuoi”? Li hai guadagnati, ma prima di essere stati tuoi, erano di un altro.
Quando te ne andrai, passeranno a qualcun altro. E' come la marea: l'acqua pare arrivare dal nulla, e pare sparire nel nulla, ma in realtà va semplicemente dall'altra parte della terra.

“Uscito nudo dal grembo di sua madre, quel possessore se ne va com'era venuto; di tutta la sua fatica non può prendere nulla da portare con sé.” (Ecclesiaste 5:14)

2. Il danaro appartiene al Signore

Se è una momentanea assegnazione, allora a chi appartiene il danaro?
Alle nazioni? Alle banche?

“Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.” (Salmo 24:1)

Dice il Signore:

“Sono mie infatti tutte le bestie della foresta, mio è il bestiame che sta sui monti a migliaia. Conosco tutti gli uccelli dei monti, e quel che si muove per la campagna è a mia disposizione.” (Salmo 50:10-11)

3. Il danaro è uno strumento del Signore

Quale è lo scopo per cui è stato “creato” il danaro? Avere conti in banca pingui?
Il danaro è lo strumento con cui il Signore più più facilmente trasferire le sue benedizioni in ogni parte del mondo. E' difficile spedire una mucca da latte in Nigeria, ma è semplicissimo inviare un bonifico.

“E Dio è capace di benedirvi, dandovi sempre tutto ciò di cui avete bisogno e anche di più, in modo che non ce ne sia soltanto a sufficienza per far fronte ai vostri bisogni, ma da poterne dare in abbondanza anche agli altri.” (2 Corinzi 9:8 PV)

4 Per utilizzare il suo strumento il Signore ha scelto me

In che modo Dio può fare “bonifici”? Usando la sua “banca personale”? SE ho creduto nel Figlio di Dio, sono anche uno strumento del Padre.

“I credenti vivevano insieme ed avevano tutto in comune. Vendevano i propri possedimenti per dividerne il ricavato con gli altri, secondo le necessità di ciascuno. “ (Atti 2:44-45)

Nota: il versetto spesso interpretato aggiungendo un “tutto”: “avevano tutto in comune e vendevano tutti i propri possedimenti”. Il Signore non ti chiede di diventare “povero, ma di gestire la momentanea assegnazione. Non ti chiede di diventare povero tu, altrimenti finiresti tra quelli a cui serve l'aiuto di altri credenti. Lo vedremo più avanti

Questa vita è la preparazione alla prossima. Qui sviluppiamo il carattere che ci porteremo nei cieli. Il danaro è il test che Dio usa per sapere se si può fidare di me.

5. Il tempo giusto per dare è sempre

Quanto debbo attendere prima di poter essere uno strumento economico del Signore verso gli altri? In altre parole, quanto grande deve essere il mio conto in banca prima di poter iniziare a dare?

1 Ora fratelli, voglio raccontarvi ciò che Dio, nella sua grazia, ha fatto per le chiese della Macedonia. 2 Nonostante la loro estrema povertà e le dure prove che hanno sostenuto, hanno conservato una grande serenità e, malgrado la loro profonda povertà, hanno donato generosamente. 3 Io stesso posso testimoniare che hanno offerto volentieri il loro aiuto, non soltanto secondo le loro capacità, ma anche di più. 4 Con molta insistenza ci hanno pregato di accettare del denaro, per poter partecipare anche loro alla gioia di aiutare i cristiani [di Gerusalemme]. (2 Corinzi 8:1-4 PV)

Cosa caratterizza l'offerta della chiesa di Macedonia ?

- è fatta nella tribolazione e nella povertà (2)
- è fatta volentieri (3)
- è considerata una gioia! (4)
- è fatta secondo e oltre le capacità (3)

Non devi aspettare che il tuo conto in banca raggiunga unna determinata quantità di zeri prima di dare, ma devi dare “a prescindere”.

6. Dare al Signore dimostra che appartengo al Signore

Dei tanti modi con cui posso dimostrare che appartengo al Signore, il danaro è uno dei più forti.
  • Perché dimostra che mi fido che Dio provvederà per meùPerché umilia la mia il mio egoismo
  • Perché mostra a Dio che si può fidare di me, e quindi mi può dare di più.
"Devo dire che sono andati oltre le nostre più rosee aspettative, perché hanno dato prima di tutto sé stessi al Signore e poi a noi secondo la volontà di Dio ." (2 Corinzi 8:5 PV)

Se affido la mia vita al Signore, tutto il resto viene da se. Il dare in termini di danaro è una dimostrazione che “mi fido” del Signore, e mi “affido” al Signore”. So che non mi mancherà mai nulla.

“E se Dio si cura tanto dell'erba, che oggi è nel campo, mentre domani è buttata nel fuoco, non avrà certamente più cura di voi, gente di poca fede? Perciò, non siate in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" Perché sono i pagani che vivono per queste cose, ma il Padre vostro che è nel cielo sa già tutto quello che vi è necessario. Cercate prima il Regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno aggiunte.” (Matteo 6:30-33 PV)

Come devo dare?

1. Devo dare con entusiasmo

Quale è lo spirito con il quale devo dare?

“Dopo aver cominciato con tanto entusiasmo, ora, con altrettanto entusiasmo, cercate di portare a termine questo progetto con i soldi che avete.”(2 Corinzi 8:11)

Dare “ob torto collo” non è dare; Dio non è un estorsore!

“Ognuno dia ciò che ha deciso in cuor suo, ma non contro il proprio volere, o perché qualcuno lo costringe, in quanto Dio ama chi dona con gioia. (2 Corinzi 9:7 PV)

Ogni qualvolta io do, sono simile a Dio, perché Dio è il dio del dare, Ti ha dato la vita, ti ha dato la salvezza dando suo Figlio. Dare ti rende più simile a Cristo che si è dato per te.

2. Devo dare quello che ho

“ Se ciò che offrite lo date volentieri, allora non importa quanto potete dare. Dio vuole che diate in proporzione a ciò che avete, non a ciò che non avete! “ (2 Corinzi 8:12)

Dio sa che anche tu devi vivere. Vuole che tu dia ciò che hai non ciò che non hai.
  • Non prendere soldi in prestito per fare beneficenza
  • Non spendere il tempo che devi dedicare alle tue priorità per altro.
  • Non pretende tu muoia di fame o finisca nell'indigenza, perché dovrebbe poi provvedere a te tramite qualcun altro
  • Non lo vuole anche perché sa che se stai male sarai meno dedicato alla sua opera
“Non si tratta di ridursi in miseria per dare sollievo agli altri, ma di seguire un principio di uguaglianza” (2 Corinzi 9:8 PV)

Dio vuole che tu sia un “canale di distribuzione” della sua benedizione, ma solo una parte (spesso è il superfluo, quello di cui posso fare a meno). Dio non vuole che vivi nel bisogno, ma neppure nell'eccesso.

Più ho, più do: “Secondo la prosperità concessagli” (1 Corinzi 16:2)

3. Devo dare regolarmente

Quante volte nella mia vita devo dare? E' “una botta e via”, magari grossa, così che mi levo il pensiero e non se ne parla più (es. le grandi donazioni dopo un'eredità, una vincita, una grazia)
Dio è il dio della costanza. Non cambia umore, non torna indietro, no funziona sull'emozione del momento. Vuole che anche tu segua il suo esempio.

"Ogni domenica, ciascuno di voi metta da parte quello che può di ciò che ha guadagnato durante la settimana, affinché quando verro non ci siano più altre collette da fare." (1 Corinzi 16:2 PV)
  • Non “una tantum”
  • Non “se faccio 6 al superenalotto”
  • Non di quello che “mi è piovuto dal cielo
Ma regolarmente, una parte di ciò che guadagno. Regolarmente significa “con regolarità”: decidi tu, basta che sia sempre la stessa cadenza.

Quanto devo dare?

1. Nell'Antioco Testamento era il 10% di tutti i redditi lordi

Veniva data nelle mani dei sacerdoti che controllavano (e ammonivano) chi dava e chi no
Dato il 10% il credente era “a posto”. Ma noi non siamo più sotto la Legge, ma sotto la Grazia
I comandamenti dell'AT non sono stati aboliti, ma sono stati completati da Gesù.

“Non pensate che io sia venuto per abolire la legge di Mosè e gli scritti dei profeti. No, non sono venuto per fare questo, ma per adempirli.” (Matteo 5:17 PV)

Gesù per nove volte dice “è stato detto” citando comandamenti: per nove volte dice “ma io vi dico”. Un esempio su tutti:

“Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici, [benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano,] e pregate per quelli [che vi maltrattano e] che vi perseguitano” (Matteo 5:43-44)

Ogni volta Gesù “alza lo standard”. Non c'è una sola volta che dica “E' stati detto questo, ma ora puoi farti anche uno sconto”. Per i credenti sotto la legge, bastava sacrificare animali, per i credenti sotto la grazia Gesù chiede di prendere la croce (= dare la propria vita) e seguirlo (Matteo 16:24).

“A chi molto è stato dato, molto sarà richiesto; e a chi molto è stato affidato, tanto più si richiederà.” (Luca 12:48)

Si, ma quanto, allora?

La "decima" viene chiamata così per “tradizione evangelica” (nella chiesa cattolica è chiamata elemosina, offerta, ecc.). Nel NT viene usato dieci volte, e mai per indicare il dare di chi ha creduto in Gesù.

Diciamo che il 10% "potrebbe" (per alcuni) essere una base teorica a cui attenersi (senza dover usare la bilancia , ma usando il buon senso), ma sotto la grazia non vige più, e l'anatema non v'è più per chi non la rispetta alla lettera. Sotto la grazia non c'è più controllo di ciò che il credente fa, in quanto non c'è più mediatore (= sacerdote) tra lui e Dio, ma l'unico mediatore è Gesù, e ogni credente è direttamente responsabile verso di lui. L''unica regola è di ascoltare quello che lui ci chiede di fare, dare o ricevere, ricordando sempre che vuole il meglio del meglio del meglio da noi, perché vuole che gli somigliamo ogni giorno di più.

2. Nel Nuovo Testamento Dio chiede la generosità

“Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli a venire da voi prima di me e preparare la vostra già promessa offerta, affinché essa sia pronta come offerta di generosità e non d'avarizia.” (2 Corinzi 9:5)
Nota: Paolo ripete la parola “generosità” ben quattro volte nei capitoli 8 e 9

Ma perché devo dare?

1. Devo dare perché io ho ricevuto

Devo ricordare che io ho ricevuto più di tutti. Solo ricordando questo posso realmente essere generoso.

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. (Giovanni 3:16)

2. Devo dare per ricevere ancora

SE voglio continuare a ricevere, allora devo continuare a dare. Ed i soldi sono un test di quanto sono disposto a dare.

“Tuttavia, chi semina soltanto pochi semi, avrà un piccolo raccolto; mentre chi semina molto, mieterà molto. Ognuno dia ciò che ha deciso in cuor suo” (2 Corinzi 9:6-7 PV)

Se sto nella scarsità, quello è il momento di iniziare a dare con generosità. Il Signore è fedele, provvederà a far nascere i miei semi per avere un raccolto abbondante.
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07 febbraio 2016

La strategia di Cristo contro lo stress economico | 7 Febbraio 2016 |

Tra i tanti motivi di stress nella nostra vita, i soldi sono spesso uno dei maggiori. Ma, se lo affrontiamo con la strategia di Cristo, possiamo esserne indenni.
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Abbiamo terminato domenica scorsa la nostra serie “Essere come Dio vuole”. Abbiamo detto che il mondo vorrebbe fossimo “bruchi”, ma che Dio ci vuole “farfalle”. Abbiamo visto che c'è una battaglia di Satana per demolire noi e la nostra fede, ma che Dio ci ha dato armi potenti con cui combattere e essere “più che vincitori”. Abbiamo visto che dobbiamo essere parte attiva della nostra vita, perché Dio vuole che siamo i co-autori assieme a lui.

Sapete, se mettessimo in pratica tutto... o almeno una parte di quello che abbiamo imparato  sarebbe un gioco da ragazzi avere un 2016 (e un 2017, e un 2018, ecc.) pieno di successi... Ma c'è un problema...

Il problema è che, spesso, non riusciamo neppure ad affrontare le nostre grandi battaglie, perché, nel frattempo, siamo impegnati con battaglie più piccole, che ci distolgono dalla foto panoramica  e ci fanno concentrare sui dettagli della nostra vita.

A questi scontri a fuoco, a questa guerriglia urbana nella nostra vita, la società moderna ha dato un nome preciso: “stress”.

E quando siamo stressati, o anche quando lottiamo per non esserlo, semplicemente stiamo disperdendo energie  che dovrebbero essere investite nelle battaglie VERE della vita, quelle che ci portano ad essere chi sono negli occhi di Dio.

Che cosa è che ci stressa? Un po' tutto: si è stressati dal lavoro, e si è stressati dalla mancanza di lavoro, si è stressati dalla famiglia e dalla lontananza dalla famiglia, si è stressati dalla moglie (o dal marito) e dalla mancanza di una moglie (o di un marito).

Avete fatto caso? Sto dicendo che posso essere stressato da una cosa e dall'opposto di essa, dalla sua presenza (il lavoro) e dalla sua assenza (il non lavoro). Come è possibile questo? Come è possibile che una cosa e il suo contrario provochino lo stesso effetto?

La risposta è moto semplice: non è quella cosa che ha il potere di rendermi stressato, ma il mio atteggiamento verso di essa.

In una parola, sono io che creo il mio stesso stress... e Satana lo cavalca...  perché sa che sta distogliendomi dal proposito principale, quello di essere quello che vuole Dio.

Una tra le cinque maggiori cause di stress nella vita delle persone (secondo le statistiche) sono i soldi.
E, come buona regola, lo stress proviene sia dalla loro mancanza sia dalla loro presenza. Non sono i soldi a stressarci ma come noi ci rapportiamo a loro.

Vi ricordate i “cerchi” della settimana scorsa? “Desideri: cosa voglio?Chiamata: cosa faccio? Identità: chi sono?

Volete sapere quale è la persona meno stressata che sia mai esistita al mondo? Gesù! Poiché, come abbiamo visto la settimana scorsa, aveva risposto perfettamente a queste tre domande: sapeva perfettamente cosa voleva, cosa faceva e chi era.

Possiamo allora prendere “consigli” dal recordman antistress? Io penso proprio di si.

Ma, per fare questo, dobbiamo per prima cosa “sfatare” un mito che esiste  e resiste all'interno delle chiese evangeliche; quello che dice che Gesù non parlava di soldi,  ma di cose più spirituali, più elevate.

Gesù è un uomo “pratico”, che conosce bene come siamo fatti. In realtà, Gesù ha parlato più dei soldi che del Paradiso o dell'Inferno: oltre metà delle sue parabole hanno a che fare con i soldi.

Gesù non ha mai predicato la “povertà estrema”, non ha mai detto che essere poveri ci avvicina automaticamente al regno dei Cieli; nel Sermone sul monte ha detto

“Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.” (Matteo 5:3)

Gesù ha sempre predicato il coraggio di affidare ciò che si ha a Dio.

E' difficile scegliere tra gli oltre 85 passaggi dei Vangeli in cui Gesù parla di soldi: dovendo scegliere, io ho scelto quattro passi dove Gesù da una chiara indicazione di quale deve essere il nostro rapporto con i soldi, e quale sia la funzione di essi:

1. Io devo contribuire alla mia chiesa con la mia vita e con i miei soldi 

“Guai a voi Farisei e a tutti voi capi religiosi! Ipocriti! Perché pagate la decima fino all'ultima foglia di menta del vostro giardino, ma poi trascurate le cose importanti della legge di Dio: la giustizia, la pietà e la fede! Certo, dovete pagare la decima, ma non dovete tralasciare le cose più importanti.” (Matteo 23:23 PV)

Quale era il problema che avevano i “capi religiosi” e i “Farisei" secondo Gesù? Che usavano i soldi come metodo per “sentirsi a posto”: “Io ho dato in chiesa, e tanto basta, posso fare a meno di fare altro.”

Gesù stava dicendo a loro: “Ricordati che ci sono cose PIU' IMPORTANTI da fare, essere giusti, dimostrare amore agli altri, avere fede in Dio, senza dimenticare di dare i tuoi soldi alla tua chiesa.”

Gesù sta dicendo a te:  "Se stai dando i soldi alla tua chiesa, va bene, ma ricordati che devi fare anche il resto come credente; essere giusto, dimostrare amore, avere fede. Se sei giusto, se dimostri amore, se hai fede, va bene, ma ricordati che devi dare i soldi alla tua chiesa.”

Non è un “o... o”, ma un “e...e”.

2. La mia sicurezza è in Dio, non nei miei soldi

“Uno dei capi lo interrogò, dicendo: «Maestro buono, che devo fare per ereditare la vita eterna?» Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio; non uccidere; non rubare; non dir falsa testimonianza; onora tuo padre e tua madre».  Ed egli rispose: «Tutte queste cose io le ho osservate fin dalla mia gioventù». Gesù, udito questo, gli disse: 

«Una cosa ti manca ancora: vendi tutto quello che hai, e distribuiscilo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, udite queste cose, ne fu afflitto, perché era molto ricco. Gesù, vedendolo così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che hanno delle ricchezze, entrare nel regno di Dio! Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio». (Matteo 18:18-25)

Quale era il problema del giovane, secondo Gesù? Non che era “troppo ricco”, ma che voleva continuare ad essere “troppo ricco”. Usava i soldi come “sostegno”, piuttosto che appoggiarsi a Dio.

Gesù stava dicendo al giovane: “Se stai obbedendo a Dio, non ti serve di essere sicuro attraverso i tuoi soldi, fidati di Dio, e lui provvederà per te."

Gesù sta dicendo a te: “Smettila di credere che saranno i tuoi (pochi o tanti) soldi a fare la differenza nella tua vita, la differenza la può fare solo il tuo Padre Celeste.”

Il giovane se ne va, e non ascolta neppure la spiegazione che dà Gesù a Pietro:

“Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato le nostre cose e ti abbiamo seguito».  Ed egli disse loro: «Vi dico in verità che non c'è nessuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amor del regno di Dio,  il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell'età futura la vita eterna».” (Luca 18:28-30)

Il giovane si è spaventato, pensando a un premio “nel futuro”, nella prossima vita; se avesse avuto un poco di pazienza (e un altro tipo di cuore) avrebbe scoperto che dare al Signore frutta “in questo tempo”.

A questo punto tu potresti dirmi: “Allora, Marco, per avere un premio da Dio, devo disfarmi ti TUTTI i miei averi, vero?" La risposta - non mia, di Gesù, è :”No”.

3. Dio vuole che il mio cuore sia disposto a dare

“Un tale di nome Zaccheo, un capo degli esattori delle tasse (naturalmente molto ricco),  cercava di vedere Gesù, ma non vi riusciva, perché c'era troppa gente e lui era troppo basso di statura. 4Allora corse avanti e salì su un albero di sicomòro lungo la strada dove Gesù doveva passare. Quando Gesù passò di lì, alzò gli occhi verso Zaccheo e gli disse: «Zaccheo, svelto, scendi, perché oggi mi fermerò a casa tua!» Zaccheo scese in fretta, e con grande gioia ed eccitazione accolse Gesù in casa sua. …

Nel frattempo, Zaccheo, in piedi davanti al Signore, diceva: «Signore, la metà delle mie ricchezze la do ai poveri e, se mi accorgo di aver imbrogliato qualcuno sulle tasse, gli renderò quattro volte tanto!» Allora Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è davvero entrata in questa casa!” (Luca 19:1-6, 8-9a)

Quale era il problema di Zaccheo di fronte a Gesù? Che Zaccheo era un ladro.

Qui Gesù non ha dovuto dire niente, perché lo Spirito Santo ha parlato direttamente al cuore di Zaccheo. Gesù non deve fare la “ramanzina” a Zaccheo, perché è lui stesso che decide cosa fare.

Quale è la reazione di Gesù? Gesù dice che “la salvezza è entrata nella casa (e nella vita) di Zaccheo.

Dio sta dicendo a te: “Non mi importa che tu mi dia TUTTO il tuo danaro, ma mi basta sapere che il tuo cuore è disposto a darmelo, se serve.”

Ma, ancora, tu potresti pensare : ”Eh, bisogna essere ricchi per essere graditi a Dio! I Farisei, il giovane, Zaccheo... Tutti erano ricchi.” Mica vero...

4. A Dio interessa la qualità del mio dare anche se ho poco

“Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai.  Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo.  Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri:  poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere».” (Marco 12:41-44)

Gesù questa volta non “dice male” dei ricchi, ma si ferma a constatare che ce ne erano.

Ma la sua attenzione è per la vedova che mette “due spiccioli” = 2 lepton. Due lepton valeva circa dodici minuti di lavoro. Facciamo il raffronto con un salario attuale di una colf: secondo il contratto nazionale dovrebbe percepire circa 8 Euro all'ora, la vedova stava offrendo circa 1 Euro e 60 centesimi.

Cosa se ne fa la tua chiesa di 1 Euro e 60? Eppure Gesù la vanta, perché la vedova stava dando PER FEDE quello che non aveva. Avrebbe potuto dare la decima, 16 centesimi, e secondo la legge sarebbe stata a posto. Ma lei da col suo cuore, non con la calcolatrice. E, tramite il suo cuore, il suo nome è e sarà scritto in eterno nella Bibbia, la sua storia raccontata, il suo esempio ammirato.

Gesù sta dicendo a te: “Non mi importa se sei ricco o povero, a me non servono i soldi, li ho inventati io, ma a me serve il tuo cuore, e la tua volontà di affidarti per fede a me, qualsiasi sia il tuo stato economico."

Se quel cuore me lo affidi, se ti FIDI di darmi al di là di quello che matematicamente sarebbe sufficiente, allora il tuo nome  che è già nel libro della vita, io lo sottolineo in rosso, e tu diventerai un esempio per gli altri da seguire.

Ma tu potresti (ancora) dirmi: “Ma, Marco, sono SICURO che se affido i miei averi a Dio, poi riesco a mangiare?” Vorrei fari vedere un ultimo passo:

5. Se testimonio Gesù con la mia vita Dio provvederà per me

“Andate ora! E ricordate che vi mando come gli agnelli fra i lupi. Non prendete denaro con voi, né bisaccia e neppure un paio di sandali di ricambio. E non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.... Non andate di casa in casa, ma restate in un sol posto, mangiate e bevete tutto ciò che vi viene offerto, perché chi lavora ha diritto di essere pagato (Luca 10:3-4, 7 PV)

Nelle traduzioni che abbiamo (Riveduta, Diodati), c'è la parola “borsa”; nel testo originale in greco la parola usata è “portamonete”.

Gesù sta dicendo ai settantadue discepoli: "Visto che state facendo il lavoro per me di portare il Vangelo per le strade, vedrete che via via vi aprirò case dove potrete dormire e mangiare gratis: ho già prenotato io per voi.”

Gesù sta dicendo a te: “Se tu fai della tua vita una testimonianza vivente, se ti affidi a me così che gli altri vedano la differenza che faccio nella tua vita e ne siano attratti, e credano, e siano salvati, anche se non sei un pastore, o un diacono, o un profeta, o un apostolo, allora non ti mancherà mai di che mangiare e dormire.

Questo non significa che sarai ricco o agiato, che mangerai tutti i giorni al Riz e dormirai al Savoy, ma che Dio provvederà per te.



Conclusione


Gesù ti conosce, sa che lo stress economico è dannoso alla tua vita, sia come uomo o donna, sia come
credente, ed è per questo che ti ha un piano.


  • Se nella tua vita contribuisci economicamente e praticamente al Regno di Dio
  • Se non poni la tua fiducia nei tuoi soldi, ma in Dio
  • Se il tuo cuore è disposto a dare
  • Se dai anche quando hai poco
  • Se fai della tua vita una testimonianza

allora a te appartiene questa promessa:

“Non preoccupatevi di ciò che mangerete o berrete, e non state in ansia. 30 Tutta l'umanità si affanna per queste cose, ma vostro Padre sa che ne avete bisogno. 31 Cercate piuttosto il suo Regno ed egli vi darà anche queste cose. "Non temere, piccolo gregge, perché è stata una gioia per il Padre vostro darvi il Regno.” (Luca 12:29-32 PV)

Preghiamo.

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10 maggio 2015

Non concupire | 10 Maggio 2015 |

Concupire è desiderare qualcosa differente da quello che Dio ci ha dato, è essere insoddisfatti con le scelte del Padre, sviluppando una mente insoddisfatta. Esiste un antidoto a tutto questo? La Bibbia dice di si.
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Siamo all'ultimo passo della legge di Dio per il suo popolo, e siamo arrivati ad un comandamento che in se racchiude e riassume tutti gli altri, e attraverso il quale, se lo rispettiamo, possiamo evitare di violare gran parte degli altri nove.

Ma questa volta voglio iniziare in una maniera differente.

Chiudete gli occhi e ascoltatemi: la prima cosa che vi verrà in mente, quella sarà la vostra risposta (non la dovrete condividere).

  • Se tu potessi avere la macchina di un'altro, la macchina di chi guideresti?
  • Se tu potessi avere la casa di un'altro, in quale casa vivresti?
  • Se potessi avere le capacità (mentali, fisiche, spirituali) di un altro, chi vorresti essere?
  • Se potessi avere il fisico di un altro, chi vorresti essere?
  • Se potessi avere i beni di qualcun altro chi vorresti essere?
  • Se potessi avere lo sposo o la sposa di un'altro, a chi saresti sposato o sposata?
  • Se potessi scambiare la tua vita con quella di un'altro o di un'altra, con chi ti scambieresti?
Potete aprire gli occhi. Quello che avete provato , forse non su tutte le domande, si chiama, “concupiscenza”. Se non lo avete provato si chiama “bugia”... quello era il Comandamento della settimana scorsa!


Concupire è una parola “strana” , che ormai è rimasta solamente nel gergo di chiesa,  e che quasi sempre viene riferita con il sesso. Essa significa “desiderare in una maniera enorme”,  quasi sempre in senso negativo. E' proprio quello di cui si parla nel decimo comandamento:

“Non concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo” (Esodo 20:17)

Quale è la definizione di concupire? Questa è la definizione della Treccani:  “Brama ardente, desiderio appassionato, soprattutto di piaceri fisici, corporali”.

Ma qui stiamo parlando di Bibbia, questa definizione non è assolutamente adeguata.

Questa è la definizione  di concupiscenza secondo quello che emerge dalla Bibbia: “insoddisfatti desideri non provenienti da Dio : passione., invidia, avidità, gelosia, lussuria per qualcosa o qualcuno che non dovrebbe essere nostro."

In parole più povere: concupire è quando io non voglio ciò che Dio vuole per me, è quando Dio mi dice “questo è quello che io voglio per te”  e io dico “io non voglio questo, ma voglio altro.”

Ultima affermazione su Dieci Comandamenti:

I Dieci comandamenti non cercano di controllare i nostri desideri, 
ma spingono a desiderare ciò che Dio desidera per noi.

Il Comandamento non dice solo che non devo “desiderare sessualmente” la moglie del mio vicino, ma neppure i suoi dipendenti, né i suoi averi. Ed è inutile che mi diciate “ma il mio vicino non ha un bue”, perché il versetto aggiunge “né ALCUNA cosa del tuo prossimo”.

Da questo punto di vista, la scelta delle cose che posso concupire è sterminata.

Un comandamento unico

Il Decimo Comandamento è un comandamento unico per quattro motivi:

1. E' interno, non esterno

Fino ad ora tutti i comandamenti riguardavano peccati che erano visibili “dall'esterno”: tutti possono vedere se tradisco mia moglie, o uccido, o adoro un altro dio, o non mi ricordo del giorno del riposi, o se rubo, ecc.ma nessuno può vedere se concupisco la moglie del mio vicino di casa, o la sua auto.

E' un peccato “nascosto” per gli altri, ma non per Dio, e Dio lo ritiene grave esattamente come quelli 

2. Non esiste in nessun altro codice morale

Alcuni dicono che, in fondo, i Comandamenti non sono altro che norme che anche altre culture si erano date al di fuori dall'ambito religioso, delle buone leggi per vivere in pace. Nessuna delle leggi che sono mai esistite al mondo hanno mai sanzionato un peccato che non coinvolge nessun altro se non chi lo fa dinanzi a Dio.

3. Mostra la differenza tra reato e peccato

Mentre gran parte degli altri peccati comportano anche un reato (il furto, la diffamazione, l'omicidio), e sono sanzionati a norma di legge, il concupire non comporta alcuna sanzione umana,  ma comporta una sanzione esclusivamente divina. Il giudizio non è dato sia da Dio  che dall'uomo, ma esclusivamente da Dio

4. E' la radice di molti altri peccati

Il Decimo comandamento dimostra che i peccati cominciano nel nostro cuore, nei nostri occhi, nei nostri cervelli, prima di diventare peccato.

La parola “cuore è usata nella Bibbia per oltre 900 volte ad indicare che tutto comincia nella mente dell'uomo (ricordate che per gli ebrei nel cuore risiedeva il pensiero).

Vi faccio qualche esempio. 

Primo comandamento: “Non avere altro Dio”: Dio è l'autorità suprema:  quando comincio a concupire l'autorità che spetta a Dio e voglio avere io autorità sulla mia vita,  allora violerò il Primo Comandamento.

Secondo Comandamento: “Non farti scultura ed immagine alcuna, non ti prostrare dinanzi a loro e non li adorare”. Tutta la gloria dovrebbe andare a Dio;  ma se comincio a concupire la sua gloria, 
perché io voglio apparire, io voglio l'applauso, io voglio il riflettore su di me,  allora violerò il Secondo.

Sesto comandamento”Non commettere adulterio”:  quando inizio a  concupire la moglie dell'altro,
 allora sono sulla strada di volare il Sesto.

Ottavo Comandamento: “Non rubare”:  quando inizio a concupire le cose che appartengono ad altri, 
alla fine violerò l'Ottavo.

Perché Dio ha messo, secondo voi, questo Comandamento alla fine? Perché Dio non brama la nostra obbedienza, ma brama il nostro cuore. Perché Dio non vuole darci nuove abitudini,  ma vuole darci nuovi occhi per guardare il mondo,  e l'unica maniera per fare questo, è darci un nuovo cuore.

E' per questo che, a mio avviso, esporre chi non crede ai Dieci Comandamenti è assolutamente inutile, se non dannoso. E' per questo che credo che il successo mediatico di Benigni che li declama e li commenta in TV rimane uno spettacolo, che può piacere o meno, ma che non avvicina chi ascolta a Dio più di quanto può avvicinare un voglio di carta sotto i piedi.

Per capire i Comandamenti, per far si che i Comandamenti ci cambino, dobbiamo prima capire chi Dio è che cosa Dio fa.

Immaginate che io e Janet dobbiamo andare via per un mese da casa,  e lasciamo sul frigo l'elenco di quello che debbono fare i miei figli: “Cari Matteo e Bejamin, papà e mamma vi amano. Questo è quello che vogliamo che facciate durante la nostra assenza...”

I nostri figli valuteranno che li amiamo, che loro amano noi, e, nel limite del possibile, seguiranno le istruzioni. Pensate che se ricevessero una mail da una persona che non hanno mai conosciuto, di cui non sanno nulla, contenente le medesime istruzioni, le metterebbero in pratica? Dubito fortemente.

E' per questo che, per obbedire ai Comandamenti, dobbiamo capire che Dio è nostro padre, e che vuole darci il meglio.

Perché dovrei obbedire al Decimo Comandamento?

Alcuni sono portati a dire: “Beh, farò in modo da non sconfinare mai nei peccati dei precedenti nove, 
ma su questo posso anche farmi lo sconto, tanto,  a) non faccio del male a nessuno, b) nessuno lo vede e c) è un fatto tra me e mio padre."

Proprio per questo per così importante: perché è tra te e tuo Padre,  perché rompe il rapporto intimo, di comunione profonda, che lui vuole avere con te.

Perché è una cosa che rimane segreta tra te e lui. E perché offende profondamente un Padre che ti da quello che è il meglio per te.

Paolo dice così a Timoteo:

“Ordina a quelli che adesso sono ricchi di non essere superbi e di non fare affidamento sull'incertezza del denaro, ma su Dio, che ci dà ogni cosa in abbondanza, perché noi ne possiamo godere.” (1 Timoteo 6:17)

Paolo non dice che Dio farà diventare TUTTI ricchi, ma che Dio dà ogni cosa in abbondanza.

Paolo non dice che la ricchezza è un segno di benedizione (la teologia della prosperità) , o che la povertà non è un segno di benedizione (la teologia della povertà) ma che la gioia non risiede nell'incertezza del danaro, ma nel Dio che provvederà per noi, sia in povertà che in ricchezza.

Spesso noi diciamo, “Eh, no, Dio, io ti servo, io lavoro per te, sono un tuo dipendente, faccio pure gli straordinari... Io mi merito MOLTO MA MOLTO MEGLIO di quello che ho”. Se hai mai provato questo sentimento, ti dico che non si solo, non sei sola...  siamo almeno in due, te ed io! 

E' un sentimento che ho provato nel passato, che proverò nel futuro...  ma a cui non devo cedere, 
e che ogni volta devo contrastare ricordando che ho un Padre che mi ama  e che mi dà  non quello che è buono per me, ma quello che è meglio per me.

E so che quando  concupisco, Dio si sente è come quando faccio un regalo a Natale a uno miei miei figli, credendo di vederlo saltare di gioia, e invece lo butta in un angolo e cerca il prossimo pacco da scartare.

Spesso non sappiamo neppure noi perché desideriamo una certa cosa piuttosto che quello che abbiamo. Avete presente quando ci sono due bambini, A e B, e tanti giocattoli a terra, e un solo trattore rosso,che è in mano al bambino A. Secondo voi, quale giocattolo vorrà il bambino B? Il trattore rosso!

Come genitori spesso diciamo “tra un po' ci giochi tu”,  così diciamo che la concupiscenza può aspettare ma che poi l'avrai. Oppure possiamo alimentare la concupiscenza comprando un altro trattore rosso, o dicendo che il trattore blu è più grande e più bello.

Quanti di noi hanno preso il trattore rosso dalle mani del bambino A per darlo al bambino B, nostro figlio? E nostro figlio che ha fatto?  Lo ha buttato via dopo cinque minuti. 

La concupiscenza non è avere per necessità,  ma spinge a  non essere soddisfatto mai di nulla che abbiamo,  perché appena l'abbiamo cominciamo a concupire ciò che non abbiamo...  e così via, in un moto perpetuo.

Perché Dio non ci dà quello che desideriamo?

Dio ci da sempre quello di cui abbiamo bisogno e che possiamo sostenere al momento. Ma non sempre i nostri desideri collimano con quelli di Dio. Ci sono almeno tee "perché"

1. Non ora

Se mio figlio di tredici anni mi chiedesse: “Papà, mi fai guidare la macchina?”  la risposta sarebbe “No.” Questo vorrebbe dire che non guiderà mai un'auto? No, significa solamene che ancora non è pronto.

2. Non quello

Altre volte chiediamo qualcosa che a noi pare logico per quello che vediamo attorno mentre Dio che vede il quadro completo , sa che c'è qualcosa di meglio per noi.

3. Non hai chiesto

Dio è padre, e chi è padre sa quanto ci faccia piacere ricevere richieste che possiamo esaudire dai figli; ma quando i figli non chiedono,  anche se vorremmo dare,  anche se sappiamo che sarebbe buono per loro,  è difficile sapere se realmente accetterebbero quello dono con gioia.

Giacomo dice:

“Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.” (Giacomo 4:2-3)

Dio non ci punisce, ma ci protegge

Noi crediamo di conoscere cosa sia meglio per noi, ci vediamo “adulti” da poter stabilire cosa sia meglio, mentre Dio ci protegge perché non siamo ancora pronti,  o perché c'è qualcosa di meglio, 
o perché vuole che desideriamo quella cosa così da poterla amare e non buttarla dopo cinque minuti come il bimbo con il trattore rosso.

Concupire  fa del male a noi stessi

Gesù ha detto:

“Poi disse loro: "State attenti, guardate di non essere avari; perché la vita non dipende dall'abbondanza di ciò che si possiede!"” ((Luca 12:5 PV)

Gesù sta ribadendo qui il concetto del Decimo Comandamento: la vita non dipende da “quanto possiedo”...  e poi racconta la parabola dell'agricoltore che pensa di costruire granai più grandi per tenere più raccolto... ma che la sera stessa sarebbe morto!

Il problema è che ormai prendiamo questo richiamo all'attenzione di Gesù con la stessa attenzione con la quale prendiamo un proverbio Zen.

Sapete una cosa? La nostra società occidentale è fondata su questo peccato: si chiama “consumismo”.

Tu DEVI consumare”!  Tu DEVI acquistare il nuovo iPhone 6...  se hai il cinque sei uno sfigato... anche se funziona ancora! Tu DEVI acquistare la nuova auto, tu DEVI vestirti alla moda.

Il mondo occidentale è riuscito a trasformare un oggetto di utilità in uno status symbol e in un bene rifugio: il Rolex!

I pubblicitari sanno che se vedo uno spot sulla pizza poco prima dell'ora di cena  continuerò a pensare alla pizza... fino a quando non ne ordinerò una! E per questo in alcune città ci sono pizzerie che consegnano pizza 24 ore al giorno.

Un tempo per comperare ciò che ti serviva, dovevi chiedere al negoziante, ormai nei centri commerciali tutto è in bella mostra. Perché i direttori commerciali sanno che non entreresti mai in un negozio per chiedere la ventesima T-Shirt con le palme; ma se la vedi nel display,  colorata e ben illuminata,  finirà nel tuo carrello.

I direttori commerciali sanno che non compereresti mai sessantaquattro scatolette di tonno, a meno che non siano in “super-offerta promozionale “paghi uno e prendi sei”: “Ti servivano davvero sessantaquattro scatolette di tonno?” “No, ma erano in offerta”.

Gesù dice: “State attenti. La vita non dipende dall'abbondanza – effimera, momentanea, passeggera – di quello che hai...  ma da chi tu sei,  dal rapporto che hai sviluppato col Padre tramite me.”

Intendiamoci, la “teologia della povertà” è sbagliata allo stesso modo di quella della prosperità: non c'è nulla di male nel possedere beni, ma Gesù afferma che, quando riponiamo la nostra speranza in loro, faremo del tutto per averne, ed inizieremo a concupire.

Concupire fa del male agli altri

Giacomo, il fratello di Gesù dice questo:

“Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra?  Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere.” (Giacomo 4:1-2a)

Bramare è un sinonimo di concupire: e Giacomo afferma che siamo pronti ad uccidere per la nostra concupiscenza. E ciò che c'è di peggio è che  non concupiamo la star del cinema, o il top manager,
ma quasi sempre concupiamo il nostro prossimo più prossimo,  quello a cui dovremmo invece testimoniare Cristo.

“Oh, lei ha preso un bel po' di peso. “ “Oh, guarda che bella machina nuova hanno.” “Oh, si sono trasferiti nella casa nuova.”. “Ma davvero ha avuto una promozione?” “Ma davvero si è sposata”.... “Ma davvero è guarita dal cancro?”.

E lì cominciamo:  “Perché non io? Perché non mi merito uno scatto di stipendio? Perché non ho trovato io la mia sposa” “Perché non è guarita mia moglie dal cancro?”

Qualcuno ci apre la sua vita, e noi diventiamo gelosi invece che gioiosi. Vogliamo quello che loro hanno.  Facciamo guerra per averlo.  Uccidiamo,  molto spesso un omicidio “in bianco”,  fatto di disprezzo, isolamento, e maldicenza.

Questa è la mia domanda: di chi sei geloso, di chi sei gelosa. Sii onesto, sii onesta.  Non solo cosa concupisci, ma chi concupisci. 

Sono i suoi i beni, gli asini, i servi, la moglie.? E' un peccato interno,  almeno finché non diventa azione contro il tuo prossimo ma attualmente, è un peccato  contro Dio.

E' come se un figlio odiasse il padre perché ha dato qualcosa la fratello, dimenticando tutte le volte che quello stesso padre ha dato a lui.

Dio è un dio generoso, che da a tutti i suoi figli e alle sue creature,  persino a quelli che si disinteressano di lui,  pur di attirarli a se, pur di bussare alle porte del loro cuore.

Forse il problema perché Dio non ti da è la tua attitudine verso di lui, forse perché non chiedi e non è convinto che la tua sicurezza risieda in lui.

C'è più gioia nel dare che nel ricevere

“In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.” (Atti 20:35 PV)

Il problema col concupire è che immagina ci sia benedizione nel ricevere,  non nel dare.

La teologia della prosperità afferma “benedizione uguale avere”. La teologia della povertà afferma “benedizione uguale non avere”. Gesù afferma: “benedizione uguale dare”: “Dio ha tanto amato il mondo da DARE il suo unigenito Figlio”.  Non quello che accumuliamo, ma quello che condividiamo ci definisce.

Chi può testimoniare per esperienza che questa affermazione di Gesù è vera? E' per questo che quelli che ci impediscono di dare  ci impediscono anche di ricevere benedizioni. La generosità è una doppia opportunità di benedizione, per chi la riceve e per chi la da.

Quanti sono convinti a questo punto che concupire è male? Come posso allora contrastare la mia natura concupiscente? Ce lo illustra Paolo:

“E non vi parlo così perché mi è mancato qualcosa, infatti ho imparato ad accontentarmi di qualsiasi condizione in cui mi trovo.  So accettare sia la povertà che la ricchezza. Ho imparato ad accettare ogni cosa, a stare a stomaco pieno o a stomaco vuoto, nell'abbondanza o nel bisogno.  Posso fare ogni cosa in Colui che mi fortifica!” (Filippesi 4:11-13 PV)

L'antidoto per la concupiscenza è l'accontentarsi,  è il sapere che sia nella ricchezza,  sia nella povertà,  sia nella salute,  sia nella malattia,  l'aiuto, la forza di Cristo non cambia.

Concupire è il problema, essere contenti è la soluzione.

1. Essere contenti significa volere ciò che il Padre vuole

E' dire: “Mio Padre è l'esperto. Lui sa meglio di me. Mi fido di lui.”

2. Essere contenti non dipende né dalla povertà né dalla ricchezza

Paolo afferma di essere stato contento sia con la cassa e la pancia piena, sia con la cassa e la pancia vuota.

3. Per essere contento non  devo uccidere i miei desideri

Molti pensano: “Devo liberarmi dai miei desideri. I miei desideri sono la parte cattiva di me”. Questo non è cristianesimo, è buddismo. Nel buddismo tutto deve essere smorzato, livellato, acquietato, silenziato.

Il cristianesimo è fatto di passioni forti, di voce alta, di rumore per farsi sentire. Di passioni e desideri... ma quelli giusti. Il problema non sono i desideri, ma i desideri non santi.

Cosa farai? Lascerai che la concupiscenza ti rubi il rapporto d'amore con Tuo padre, o lavorerai su di te per avere un cuore cambiato, che sia contento di quello che il Padre sceglie per te?

Preghiamo.

Conclusione

Siamo alla fine di queste undici settimane passate assieme studiando la Legge di Dio per l'uomo.
La mia domanda è: “Cosa porti a casa”? Quale è la tua “busta del cane”, quella che finisce in freezer e con cui ti nutrirai per un po' di tempo. Non so quale sia la tua, ma posso dirti la mia.

1. Dio è un Padre  amorevole

Dio è un Padre incredibile . Dio è un Padre incredibile .  I Comandamenti che ci dà , migliaia di anni dopo, ancora non possono essere migliorati . Hanno a che fare con ogni aspetto della vita , non solo il comportamento esterno , ma anche con la motivazione interna .  Abbiamo un grande padre . E  lui è disposto a parlare con noi sugli argomenti molto pratici della vita e del cuore , che rivela solo a noi quale saggio , amorevole , grande papà abbiamo.

2. Gesù mi ha perdonato

Gesù è incredibile .  Il Dio sceso nella storia umana  non avrebbe infranto neppure una delle leggi , né esternamente né  internamente .  Non solo Gesù non ha commesso adulterio , non ha mai concupito una donna .  Non solo Gesù non ha mai rubato nulla , ma ha dato la sua vita come un dono .  Non solo Gesù non aveva un sacco di beni ,  ma non ambiva a quelli degli altri. Non solo Gesù non si è mai sposato , ma non ha  mai concupito la moglie di un altro uomo .

Se abbiamo messo Gesù in una categoria di  "uomo buono ",  è una categoria inadeguata . 
Gesù è Dio . Gesù è perfetto . Gesù è sorprendente .  Gesù non ha solo  evitato i peccati esteriori , 
ma anche le inclinazioni interiori del cuore . Lui è puro di cuore . E mentre esaminiamo la legge di Dio e esaminiamo la nostra vita, spero che ti renda conto con me come di quanto abbiamo bisogno di Gesù per  perdonarci dai peccati , e per purificarci da ogni iniquità .


3. Lo Spirito Santo mi da nuovi desideri

Lo Spirito Santo, che ha ispirato la scrittura della Bibbia  è vicino a me, mi convince di peccato, mi aiuta a non peccare e mi da desideri nuovi nella mia vita di credente.  Se non hai lo Spirito Santo e leggi i Dieci comandamenti dirai "Io non voglio averci niente a che fare". Se hai lo Spirito Santo. in te senti l'urgenza di dire, "E ' quello che voglio fare, perché Dio sta cambiando i miei desideri. "

Che lo Spirito Santo funzioni a livello del desiderio è sorprendente,  perché questo significa che Dio ci ama così tanto che non vuole che obbediamo alle sue leggi,  ma che abbiamo il suo cuore, che desideriamo ciò che egli desidera per noi. 

E man mano che  noi cediamo a questi desideri, diventiamo sempre più simili a Gesù e abbiamo una gioia più grande... amen? Amen!


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