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domenica, maggio 10, 2015

Non concupire | 10 Maggio 2015 |

Concupire è desiderare qualcosa differente da quello che Dio ci ha dato, è essere insoddisfatti con le scelte del Padre, sviluppando una mente insoddisfatta. Esiste un antidoto a tutto questo? La Bibbia dice di si.
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Siamo all'ultimo passo della legge di Dio per il suo popolo, e siamo arrivati ad un comandamento che in se racchiude e riassume tutti gli altri, e attraverso il quale, se lo rispettiamo, possiamo evitare di violare gran parte degli altri nove.

Ma questa volta voglio iniziare in una maniera differente.

Chiudete gli occhi e ascoltatemi: la prima cosa che vi verrà in mente, quella sarà la vostra risposta (non la dovrete condividere).

  • Se tu potessi avere la macchina di un'altro, la macchina di chi guideresti?
  • Se tu potessi avere la casa di un'altro, in quale casa vivresti?
  • Se potessi avere le capacità (mentali, fisiche, spirituali) di un altro, chi vorresti essere?
  • Se potessi avere il fisico di un altro, chi vorresti essere?
  • Se potessi avere i beni di qualcun altro chi vorresti essere?
  • Se potessi avere lo sposo o la sposa di un'altro, a chi saresti sposato o sposata?
  • Se potessi scambiare la tua vita con quella di un'altro o di un'altra, con chi ti scambieresti?
Potete aprire gli occhi. Quello che avete provato , forse non su tutte le domande, si chiama, “concupiscenza”. Se non lo avete provato si chiama “bugia”... quello era il Comandamento della settimana scorsa!


Concupire è una parola “strana” , che ormai è rimasta solamente nel gergo di chiesa,  e che quasi sempre viene riferita con il sesso. Essa significa “desiderare in una maniera enorme”,  quasi sempre in senso negativo. E' proprio quello di cui si parla nel decimo comandamento:

“Non concupire la casa del tuo prossimo; non concupire la moglie del tuo prossimo, né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna del tuo prossimo” (Esodo 20:17)

Quale è la definizione di concupire? Questa è la definizione della Treccani:  Brama ardente, desiderio appassionato, soprattutto di piaceri fisici, corporali”.

Ma qui stiamo parlando di Bibbia, questa definizione non è assolutamente adeguata.

Questa è la definizione  di concupiscenza secondo quello che emerge dalla Bibbia: “insoddisfatti desideri non provenienti da Diopassione., invidia, avidità, gelosia, lussuria per qualcosa o qualcuno che non dovrebbe essere nostro."

In parole più povere: concupire è quando io non voglio ciò che Dio vuole per me, è quando Dio mi dice “questo è quello che io voglio per te”  e io dico “io non voglio questo, ma voglio altro.”

Ultima affermazione su Dieci Comandamenti:

I Dieci comandamenti non cercano di controllare i nostri desideri, 
ma spingono a desiderare ciò che Dio desidera per noi.

Il Comandamento non dice solo che non devo “desiderare sessualmente” la moglie del mio vicino, ma neppure i suoi dipendenti, né i suoi averi. Ed è inutile che mi diciate “ma il mio vicino non ha un bue”, perché il versetto aggiunge “né ALCUNA cosa del tuo prossimo”.

Da questo punto di vista, la scelta delle cose che posso concupire è sterminata.

Un comandamento unico

Il Decimo Comandamento è un comandamento unico per quattro motivi:

1. E' interno, non esterno

Fino ad ora tutti i comandamenti riguardavano peccati che erano visibili “dall'esterno”: tutti possono vedere se tradisco mia moglie, o uccido, o adoro un altro dio, o non mi ricordo del giorno del riposi, o se rubo, ecc.ma nessuno può vedere se concupisco la moglie del mio vicino di casa, o la sua auto.

E' un peccato “nascosto” per gli altri, ma non per Dio, e Dio lo ritiene grave esattamente come quelli 

2. Non esiste in nessun altro codice morale

Alcuni dicono che, in fondo, i Comandamenti non sono altro che norme che anche altre culture si erano date al di fuori dall'ambito religioso, delle buone leggi per vivere in pace. Nessuna delle leggi che sono mai esistite al mondo hanno mai sanzionato un peccato che non coinvolge nessun altro se non chi lo fa dinanzi a Dio.

3. Mostra la differenza tra reato e peccato

Mentre gran parte degli altri peccati comportano anche un reato (il furto, la diffamazione, l'omicidio), e sono sanzionati a norma di legge, il concupire non comporta alcuna sanzione umana,  ma comporta una sanzione esclusivamente divina. Il giudizio non è dato sia da Dio  che dall'uomo, ma esclusivamente da Dio

4. E' la radice di molti altri peccati

Il Decimo comandamento dimostra che i peccati cominciano nel nostro cuore, nei nostri occhi, nei nostri cervelli, prima di diventare peccato.

La parola “cuore è usata nella Bibbia per oltre 900 volte ad indicare che tutto comincia nella mente dell'uomo (ricordate che per gli ebrei nel cuore risiedeva il pensiero).

Vi faccio qualche esempio. 

Primo comandamento: “Non avere altro Dio”: Dio è l'autorità suprema:  quando comincio a concupire l'autorità che spetta a Dio e voglio avere io autorità sulla mia vita,  allora violerò il Primo Comandamento.

Secondo Comandamento: “Non farti scultura ed immagine alcuna, non ti prostrare dinanzi a loro e non li adorare”. Tutta la gloria dovrebbe andare a Dio;  ma se comincio a concupire la sua gloria, 
perché io voglio apparire, io voglio l'applauso, io voglio il riflettore su di me,  allora violerò il Secondo.

Sesto comandamento”Non commettere adulterio”:  quando inizio a  concupire la moglie dell'altro,
 allora sono sulla strada di volare il Sesto.

Ottavo Comandamento: “Non rubare”:  quando inizio a concupire le cose che appartengono ad altri, 
alla fine violerò l'Ottavo.

Perché Dio ha messo, secondo voi, questo Comandamento alla fine? Perché Dio non brama la nostra obbedienza, ma brama il nostro cuore. Perché Dio non vuole darci nuove abitudini,  ma vuole darci nuovi occhi per guardare il mondo,  e l'unica maniera per fare questo, è darci un nuovo cuore.

E' per questo che, a mio avviso, esporre chi non crede ai Dieci Comandamenti è assolutamente inutile, se non dannoso. E' per questo che credo che il successo mediatico di Benigni che li declama e li commenta in TV rimane uno spettacolo, che può piacere o meno, ma che non avvicina chi ascolta a Dio più di quanto può avvicinare un voglio di carta sotto i piedi.

Per capire i Comandamenti, per far si che i Comandamenti ci cambino, dobbiamo prima capire chi Dio è che cosa Dio fa.

Immaginate che io e Janet dobbiamo andare via per un mese da casa,  e lasciamo sul frigo l'elenco di quello che debbono fare i miei figli: Cari Matteo e Bejamin, papà e mamma vi amano. Questo è quello che vogliamo che facciate durante la nostra assenza...

I nostri figli valuteranno che li amiamo, che loro amano noi, e, nel limite del possibile, seguiranno le istruzioni. Pensate che se ricevessero una mail da una persona che non hanno mai conosciuto, di cui non sanno nulla, contenente le medesime istruzioni, le metterebbero in pratica? Dubito fortemente.

E' per questo che, per obbedire ai Comandamenti, dobbiamo capire che Dio è nostro padre, e che vuole darci il meglio.

Perché dovrei obbedire al Decimo Comandamento?

Alcuni sono portati a dire: Beh, farò in modo da non sconfinare mai nei peccati dei precedenti nove, 
ma su questo posso anche farmi lo sconto, tanto,  a) non faccio del male a nessuno, b) nessuno lo vede e c) è un fatto tra me e mio padre."

Proprio per questo per così importante: perché è tra te e tuo Padre,  perché rompe il rapporto intimo, di comunione profonda, che lui vuole avere con te.

Perché è una cosa che rimane segreta tra te e lui. E perché offende profondamente un Padre che ti da quello che è il meglio per te.

Paolo dice così a Timoteo:

“Ordina a quelli che adesso sono ricchi di non essere superbi e di non fare affidamento sull'incertezza del denaro, ma su Dio, che ci dà ogni cosa in abbondanza, perché noi ne possiamo godere.” (1 Timoteo 6:17)

Paolo non dice che Dio farà diventare TUTTI ricchi, ma che Dio dà ogni cosa in abbondanza.

Paolo non dice che la ricchezza è un segno di benedizione (la teologia della prosperità) , o che la povertà non è un segno di benedizione (la teologia della povertà) ma che la gioia non risiede nell'incertezza del danaro, ma nel Dio che provvederà per noi, sia in povertà che in ricchezza.

Spesso noi diciamo, Eh, no, Dio, io ti servo, io lavoro per te, sono un tuo dipendente, faccio pure gli straordinari... Io mi merito MOLTO MA MOLTO MEGLIO di quello che ho”. Se hai mai provato questo sentimento, ti dico che non si solo, non sei sola...  siamo almeno in due, te ed io! 

E' un sentimento che ho provato nel passato, che proverò nel futuro...  ma a cui non devo cedere, 
e che ogni volta devo contrastare ricordando che ho un Padre che mi ama  e che mi dà  non quello che è buono per me, ma quello che è meglio per me.

E so che quando  concupisco, Dio si sente è come quando faccio un regalo a Natale a uno miei miei figli, credendo di vederlo saltare di gioia, e invece lo butta in un angolo e cerca il prossimo pacco da scartare.

Spesso non sappiamo neppure noi perché desideriamo una certa cosa piuttosto che quello che abbiamo. Avete presente quando ci sono due bambini, A e B, e tanti giocattoli a terra, e un solo trattore rosso,che è in mano al bambino A. Secondo voi, quale giocattolo vorrà il bambino B? Il trattore rosso!

Come genitori spesso diciamo “tra un po' ci giochi tu”,  così diciamo che la concupiscenza può aspettare ma che poi l'avrai. Oppure possiamo alimentare la concupiscenza comprando un altro trattore rosso, o dicendo che il trattore blu è più grande e più bello.

Quanti di noi hanno preso il trattore rosso dalle mani del bambino A per darlo al bambino B, nostro figlio? E nostro figlio che ha fatto?  Lo ha buttato via dopo cinque minuti. 

La concupiscenza non è avere per necessità,  ma spinge a  non essere soddisfatto mai di nulla che abbiamo,  perché appena l'abbiamo cominciamo a concupire ciò che non abbiamo...  e così via, in un moto perpetuo.

Perché Dio non ci dà quello che desideriamo?

Dio ci da sempre quello di cui abbiamo bisogno e che possiamo sostenere al momento. Ma non sempre i nostri desideri collimano con quelli di Dio. Ci sono almeno tee "perché"

1. Non ora

Se mio figlio di tredici anni mi chiedesse: “Papà, mi fai guidare la macchina?”  la risposta sarebbe “No.” Questo vorrebbe dire che non guiderà mai un'auto? No, significa solamene che ancora non è pronto.

2. Non quello

Altre volte chiediamo qualcosa che a noi pare logico per quello che vediamo attorno mentre Dio che vede il quadro completo , sa che c'è qualcosa di meglio per noi.

3. Non hai chiesto

Dio è padre, e chi è padre sa quanto ci faccia piacere ricevere richieste che possiamo esaudire dai figli; ma quando i figli non chiedono,  anche se vorremmo dare,  anche se sappiamo che sarebbe buono per loro,  è difficile sapere se realmente accetterebbero quello dono con gioia.

Giacomo dice:

“Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere; voi litigate e fate la guerra; non avete, perché non domandate; 3 domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.” (Giacomo 4:2-3)

Dio non ci punisce, ma ci protegge

Noi crediamo di conoscere cosa sia meglio per noi, ci vediamo “adulti” da poter stabilire cosa sia meglio, mentre Dio ci protegge perché non siamo ancora pronti,  o perché c'è qualcosa di meglio, 
o perché vuole che desideriamo quella cosa così da poterla amare e non buttarla dopo cinque minuti come il bimbo con il trattore rosso.

Concupire  fa del male a noi stessi

Gesù ha detto:

“Poi disse loro: "State attenti, guardate di non essere avari; perché la vita non dipende dall'abbondanza di ciò che si possiede!"” ((Luca 12:5 PV)

Gesù sta ribadendo qui il concetto del Decimo Comandamento: la vita non dipende da “quanto possiedo”...  e poi racconta la parabola dell'agricoltore che pensa di costruire granai più grandi per tenere più raccolto... ma che la sera stessa sarebbe morto!

Il problema è che ormai prendiamo questo richiamo all'attenzione di Gesù con la stessa attenzione con la quale prendiamo un proverbio Zen.

Sapete una cosa? La nostra società occidentale è fondata su questo peccato: si chiama “consumismo”.

Tu DEVI consumare”!  Tu DEVI acquistare il nuovo iPhone 6...  se hai il cinque sei uno sfigato... anche se funziona ancora! Tu DEVI acquistare la nuova auto, tu DEVI vestirti alla moda.

Il mondo occidentale è riuscito a trasformare un oggetto di utilità in uno status symbol e in un bene rifugio: il Rolex!

I pubblicitari sanno che se vedo uno spot sulla pizza poco prima dell'ora di cena  continuerò a pensare alla pizza... fino a quando non ne ordinerò una! E per questo in alcune città ci sono pizzerie che consegnano pizza 24 ore al giorno.

Un tempo per comperare ciò che ti serviva, dovevi chiedere al negoziante, ormai nei centri commerciali tutto è in bella mostra. Perché i direttori commerciali sanno che non entreresti mai in un negozio per chiedere la ventesima T-Shirt con le palme; ma se la vedi nel display,  colorata e ben illuminata,  finirà nel tuo carrello.

I direttori commerciali sanno che non compereresti mai sessantaquattro scatolette di tonno, a meno che non siano in “super-offerta promozionale “paghi uno e prendi sei”: Ti servivano davvero sessantaquattro scatolette di tonno?” “No, ma erano in offerta”.

Gesù dice: “State attenti. La vita non dipende dall'abbondanza – effimera, momentanea, passeggera – di quello che hai...  ma da chi tu sei,  dal rapporto che hai sviluppato col Padre tramite me.”

Intendiamoci, la “teologia della povertà” è sbagliata allo stesso modo di quella della prosperità: non c'è nulla di male nel possedere beni, ma Gesù afferma che, quando riponiamo la nostra speranza in loro, faremo del tutto per averne, ed inizieremo a concupire.

Concupire fa del male agli altri

Giacomo, il fratello di Gesù dice questo:

“Da dove vengono le guerre e le contese tra di voi? Non derivano forse dalle passioni che si agitano nelle vostre membra?  Voi bramate e non avete; voi uccidete e invidiate e non potete ottenere.” (Giacomo 4:1-2a)

Bramare è un sinonimo di concupire: e Giacomo afferma che siamo pronti ad uccidere per la nostra concupiscenza. E ciò che c'è di peggio è che  non concupiamo la star del cinema, o il top manager,
ma quasi sempre concupiamo il nostro prossimo più prossimo,  quello a cui dovremmo invece testimoniare Cristo.

“Oh, lei ha preso un bel po' di peso. “ “Oh, guarda che bella machina nuova hanno.” “Oh, si sono trasferiti nella casa nuova.”. “Ma davvero ha avuto una promozione?” “Ma davvero si è sposata”.... “Ma davvero è guarita dal cancro?”.

E lì cominciamo:  “Perché non io? Perché non mi merito uno scatto di stipendio? Perché non ho trovato io la mia sposa” “Perché non è guarita mia moglie dal cancro?”

Qualcuno ci apre la sua vita, e noi diventiamo gelosi invece che gioiosi. Vogliamo quello che loro hanno.  Facciamo guerra per averlo.  Uccidiamo,  molto spesso un omicidio “in bianco”,  fatto di disprezzo, isolamento, e maldicenza.

Questa è la mia domanda: di chi sei geloso, di chi sei gelosa. Sii onesto, sii onesta.  Non solo cosa concupisci, ma chi concupisci. 

Sono i suoi i beni, gli asini, i servi, la moglie.? E' un peccato interno,  almeno finché non diventa azione contro il tuo prossimo ma attualmente, è un peccato  contro Dio.

E' come se un figlio odiasse il padre perché ha dato qualcosa la fratello, dimenticando tutte le volte che quello stesso padre ha dato a lui.

Dio è un dio generoso, che da a tutti i suoi figli e alle sue creature,  persino a quelli che si disinteressano di lui,  pur di attirarli a se, pur di bussare alle porte del loro cuore.

Forse il problema perché Dio non ti da è la tua attitudine verso di lui, forse perché non chiedi e non è convinto che la tua sicurezza risieda in lui.

C'è più gioia nel dare che nel ricevere

“In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna venire in aiuto ai deboli lavorando così, e ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere”.” (Atti 20:35 PV)

Il problema col concupire è che immagina ci sia benedizione nel ricevere,  non nel dare.

La teologia della prosperità afferma “benedizione uguale avere”. La teologia della povertà afferma “benedizione uguale non avere”. Gesù afferma: “benedizione uguale dare”: Dio ha tanto amato il mondo da DARE il suo unigenito Figlio”.  Non quello che accumuliamo, ma quello che condividiamo ci definisce.

Chi può testimoniare per esperienza che questa affermazione di Gesù è vera? E' per questo che quelli che ci impediscono di dare  ci impediscono anche di ricevere benedizioni. La generosità è una doppia opportunità di benedizione, per chi la riceve e per chi la da.

Quanti sono convinti a questo punto che concupire è male? Come posso allora contrastare la mia natura concupiscente? Ce lo illustra Paolo:

“E non vi parlo così perché mi è mancato qualcosa, infatti ho imparato ad accontentarmi di qualsiasi condizione in cui mi trovo.  So accettare sia la povertà che la ricchezza. Ho imparato ad accettare ogni cosa, a stare a stomaco pieno o a stomaco vuoto, nell'abbondanza o nel bisogno.  Posso fare ogni cosa in Colui che mi fortifica!” (Filippesi 4:11-13 PV)

L'antidoto per la concupiscenza è l'accontentarsi,  è il sapere che sia nella ricchezza,  sia nella povertà,  sia nella salute,  sia nella malattia,  l'aiuto, la forza di Cristo non cambia.

Concupire è il problema, essere contenti è la soluzione.

1. Essere contenti significa volere ciò che il Padre vuole

E' dire: “Mio Padre è l'esperto. Lui sa meglio di me. Mi fido di lui.”

2. Essere contenti non dipende né dalla povertà né dalla ricchezza

Paolo afferma di essere stato contento sia con la cassa e la pancia piena, sia con la cassa e la pancia vuota.

3. Per essere contento non  devo uccidere i miei desideri

Molti pensano: “Devo liberarmi dai miei desideri. I miei desideri sono la parte cattiva di me”. Questo non è cristianesimo, è buddismo. Nel buddismo tutto deve essere smorzato, livellato, acquietato, silenziato.

Il cristianesimo è fatto di passioni forti, di voce alta, di rumore per farsi sentire. Di passioni e desideri... ma quelli giusti. Il problema non sono i desideri, ma i desideri non santi.

Cosa farai? Lascerai che la concupiscenza ti rubi il rapporto d'amore con Tuo padre, o lavorerai su di te per avere un cuore cambiato, che sia contento di quello che il Padre sceglie per te?

Preghiamo.

Conclusione

Siamo alla fine di queste undici settimane passate assieme studiando la Legge di Dio per l'uomo.
La mia domanda è: “Cosa porti a casa”? Quale è la tua “busta del cane”, quella che finisce in freezer e con cui ti nutrirai per un po' di tempo. Non so quale sia la tua, ma posso dirti la mia.

1. Dio è un Padre  amorevole

Dio è un Padre incredibile . Dio è un Padre incredibile .  I Comandamenti che ci dà , migliaia di anni dopo, ancora non possono essere migliorati . Hanno a che fare con ogni aspetto della vita , non solo il comportamento esterno , ma anche con la motivazione interna .  Abbiamo un grande padre . E  lui è disposto a parlare con noi sugli argomenti molto pratici della vita e del cuore , che rivela solo a noi quale saggio , amorevole , grande papà abbiamo.

2. Gesù mi ha perdonato

Gesù è incredibile .  Il Dio sceso nella storia umana  non avrebbe infranto neppure una delle leggi , né esternamente né  internamente .  Non solo Gesù non ha commesso adulterio , non ha mai concupito una donna .  Non solo Gesù non ha mai rubato nulla , ma ha dato la sua vita come un dono .  Non solo Gesù non aveva un sacco di beni ,  ma non ambiva a quelli degli altri. Non solo Gesù non si è mai sposato , ma non ha  mai concupito la moglie di un altro uomo .

Se abbiamo messo Gesù in una categoria di  "uomo buono ",  è una categoria inadeguata . 
Gesù è Dio . Gesù è perfetto . Gesù è sorprendente .  Gesù non ha solo  evitato i peccati esteriori , 
ma anche le inclinazioni interiori del cuore . Lui è puro di cuore . E mentre esaminiamo la legge di Dio e esaminiamo la nostra vita, spero che ti renda conto con me come di quanto abbiamo bisogno di Gesù per  perdonarci dai peccati , e per purificarci da ogni iniquità .


3. Lo Spirito Santo mi da nuovi desideri

Lo Spirito Santo, che ha ispirato la scrittura della Bibbia  è vicino a me, mi convince di peccato, mi aiuta a non peccare e mi da desideri nuovi nella mia vita di credente.  Se non hai lo Spirito Santo e leggi i Dieci comandamenti dirai "Io non voglio averci niente a che fare". Se hai lo Spirito Santo. in te senti l'urgenza di dire, "E ' quello che voglio fare, perché Dio sta cambiando i miei desideri. "

Che lo Spirito Santo funzioni a livello del desiderio è sorprendente,  perché questo significa che Dio ci ama così tanto che non vuole che obbediamo alle sue leggi,  ma che abbiamo il suo cuore, che desideriamo ciò che egli desidera per noi. 

E man mano che  noi cediamo a questi desideri, diventiamo sempre più simili a Gesù e abbiamo una gioia più grande... amen? Amen!


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