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29 agosto 2021

Credere o cedere: perché lamentarsi fa male (e non solo a me stesso) | 29 Agosto | 2021 |

Cosa fai di fronte alle difficoltà della vita? Ti lamenti? Con chi ti lamenti? Ti lamenti con Dio? Ogni difficoltà della vita è una occasione per credere che Lui è in controllo, o per cedere alla tentazione di rinnegarlo.
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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti

La settimana scorsa abbiamo parlato  di una pratica spirituale molto importante dove noi portiamo un problema, una questione ai piedi del Signore,  implorandolo che agisca; si chiama “lamentazione”.

Questa settimana, invece, io vi parlerò di una pratica molto più mondana, poco spirituale ma non per questo meno praticata un po' da tutti credenti e non, dove noi imprechiamo verso varie entità, reali o immaginarie, per quello che ci accade: sto parlando della “lamentela”.

Noi italiani ne facciamo quasi un'arte; siamo capaci di lamentarci un po' su tutto, ma i nostri bersagli prediletti sono: il Governo e gli amministratori pubblici in genere; la burocrazia; il traffico; i ritardi dei mezzi pubblici e così via.

Ma anche a livello casalingo siamo dei professionisti nella lamentela: i genitori si lamentano dei figli, e viceversa; il marito si lamenta della moglie, e viceversa; la suocera/suocero si lamenta del genero/nuora, e viceversa, e così via di lamento in lamento.

Siamo insomma dei gran “lamentoni”, mai contenti di quello che abbiamo sempre in polemica perché è poco, o troppo, o alto o basso.

Questo messaggio penso che Dio me lo abbia mandato proprio perché, negli ultimi tempi, sto personalmente scivolando verso il diventare un “lamentatore seriale”, e questo non va bene.

Tu potresti dirmi: “Ma come, Marco! Proprio tu che sei pastore”! Beh, certo, per i credenti, è tutto un altro discorso, vero? Noi siamo gente serafica, allegra, sempre calma e pronta ad incoraggiare... Non ho forse ragione? Ovviamente... NO!

Non ho ragione,  perché come credenti ci lamentiamo  non solo di tutto quello per cui si lamentano i non credenti, ma per tutta una serie di “altri” motivi aggiunti per via del nostro aver creduto in Gesù e del fare parte del Corpo di Cristo, la chiesa locale.

Anche qui i motivi sono variegati: il pastore, la lunghezza della predica, i canti,  “e qui in chiesa nessuno si cura abbastanza di me”... eccetera.

Ma le lamentele sconfinano anche “oltre”, investendo il “principale”: “Perché Signore non fai niente per quella data situazione?” “Perché Signore mi hai dato un dono di preghiera mentre avrei avuto bisogno di quello della costanza?” (o profezia, o ospitalità... fate voi...) “Perché Signore non mi cambi?”

Sapete vero quale è stata la prima conversazione di un essere umano con Dio, vero? Abbiamo la fortuna di averne un riassunto in Genesi, e non è una conversazione molto “elegante” verso Colui che ti ha appena creato dal nulla, perché contiene una bugia,

“Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura” (Genesi 3:10)

e una lamentela

“La donna che tu mi hai messo accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato. (Genesi 3:12)

In Esodo il popolo che era stato liberato dalla schiavitù del Faraone si lamentava che moriva di fame nel deserto, e voleva tornare indietro.

Quando Dio provvide la manna, dopo un po' cominciarono a lamentarsi che avevano solo la manna, e poi, quando Dio mandò le quaglie, cominciarono a lamentarsi che  “ … e basta carne!”. 

La lamentela ce l'abbiamo inserita di serie nel DNA... forse è per quello che nasciamo piangendo!  Per cui, se ci lamentiamo.. siamo “biblici”...

Ma non è che facciamo bene, eh! E non ve lo dice Marco, ma il Signore! Già, perché nella Bibbia, il Signore ha fatto scrivere a qualcuno il Salmo 95:

"Venite, cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo alla Rocca della nostra salvezza! Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi! Poiché il Signore è un Dio grande, un gran Re sopra tutti gli dèi. Nelle sue mani sono le profondità della terra, e le altezze dei monti sono sue. Suo è il mare, perché egli l’ha fatto e le sue mani hanno plasmato la terra asciutta.  Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al Signore che ci ha fatti. Poiché egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo di cui ha cura e il gregge che la sua mano conduce. Oggi, se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, quando i vostri padri mi tentarono, mi misero alla prova sebbene avessero visto le mie opere. Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione e dissi: «È un popolo dal cuore traviato; essi non conoscono le mie vie». Perciò giurai nella mia ira: «Non entreranno nel mio riposo!»" (Salmo 95:1-11)

E' un salmo ”strano”: inizia con grande gioia: “cantiamo, gioia, acclamiamo, celebriamo", dove viene riconosciuta la grandezza di Dio “rocca, grande, Re sopra tutti gli dei”.

E, fin qui, fino al versetto 8  è quello che dice il salmista, è quello che diciamo noi come credenti la domenica, insomma. Ma dal versetto 9, è Dio che comincia  a rispondere... e non è un bel rispondere!

Non è che dice “Oh, grazie! Che carini che siete!” Anzi, ci va giù duro: “disgusto, traviato, ira”... E, tanto per smentire il detto popolare “tutti i salmi finiscono in gloria” questo termina con “Non entreranno nel mio riposo!”.

Che dite, vi pare che sia un po' arrabbiato il Signore? Lui dice: “Non fate come quella volta là, quella di Meriba e Massa”... Ma cosa era successo a Meriba e Massa? Lo leggiamo in Esodo 17:

“Poi tutta la comunità dei figli d’Israele partì dal deserto di Sin, marciando a tappe secondo gli ordini del Signore. Si accampò a Refidim, ma non c’era acqua da bere per il popolo. Allora il popolo protestò contro Mosè e disse: «Dacci dell’acqua da bere». Mosè rispose loro: «Perché protestate contro di me? Perché tentate il Signore?» Là il popolo patì la sete e mormorò contro Mosè, dicendo: «Perché ci hai fatto uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?»” (Esodo 17:1-7)

I nomi Massa e Meriba non sono stati messi a caso, perché significano  in ebraico “tentazione e contesa”. Il brano, e i nomi, ci dicono molto sulla genesi e sulle conseguenze del lamentarsi.

La genesi del lamentarsi

Il caldo, la sete, la stanchezza, sono tutte componenti che mettono alla prova il popolo che Dio aveva liberato da una schiavitù opprimente.

E' una prova per il popolo:  si ricorderà di quello che Dio ha fatto, si guarderà indietro per ricordare la schiavitù, le umiliazioni, le frustate,  la morte provata in Egitto, oppure si guarderà intorno, per vedere la sabbia e le rocce del Sinai?

Mosè in Esodo, e Dio nel Salmo,  chiamano questa prova “tentazione”. Vi ricordate di Genesi 3, e del serpente? Vedremo meglio la prossima settimana questo brano, ma per adesso basta che ricordiate le parole del serpente:

«Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» (Genesi 3:1c)

Ogni prova della vita,  è una occasione dove credere, o per cedere.

Credere in Dio, e nella sua bontà; credere che ha un piano per noi, credere che quando siamo disperati lui ci salva, credere che quando siamo assetati lui ci disseta..

O cedere a satana, credere alle sue bugie, credere al dio distante  che il maligno vuole dipingere nelle nostre menti. 

Cosa fai, quando sei nella prova? Credi, o cedi? Credi nella promessa che, se tu appartieni  a Gesù, lo Spirito Santo è al tuo fianco, o cedi, e credi al sussurro di satana  che ti sibila “Guarda che sei solo, sei sola. “Guarda che Dio non esiste, è una illusione”?

E la genesi del lamentarsi porta alla conseguenza:  contendere con Dio, ovvero fare a braccio di ferro con Dio.

Le conseguenze del lamentarsi

Dio è amore, ma è anche un dio con un carattere; uno di quelli, come si suol dire, “è buono e caro, ma non gli far saltare la mosca al naso che son dolori”.

“Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione e dissi: «È un popolo dal cuore traviato; essi non conoscono le mie vie». Perciò giurai nella mia ira: «Non entreranno nel mio riposo!»” (Salmo 95:10-11)

La conseguenza, per una intera generazione fu vagare nel deserto per 40 anni... fino alla morte. Alla morte non solo di chi aveva mormorato, ma di tutta una intera generazione.

Intendetemi bene, non sto dicendo  che se ti lamenti per la fila alla cassa la tua generazione ne pagherà le conseguenze! Bisogna vedere quanto è grave la tua ribellione e se coinvolge Dio. Per la fila alla cassa, probabile sarai coinvolto te e tua moglie, che ti dovrà sopportare col broncio a casa.

L'antidoto al lamentarsi

Cosa posso fare allora per non cedere ma credere, per evitare di lamentarmi con Dio, e per evitare di contendere con Lui  e la conseguenza dell'aver mormorato contro di Lui, grande o piccola che sia? L'antidoto per grazia di Dio, ci è stato da Lui provveduto, ed è all'interno del Salmo 95:

“Venite, cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo alla Rocca della nostra salvezza! Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi! Poiché il Signore è un Dio grande, un gran Re sopra tutti gli dèi.” (Salmo 95:1-3)

L'antidoto si chiama “adorazione”. Se adori il Signore non puoi lamentarti di Lui;   ma se ti lamenti del Signore non puoi adorarlo.

Quando ci soffermiamo sulle circostanze della nostra vita  siamo più propensi a contendere, a lamentarci  e a mostrare a Dio il nostro malcontento, a dire :”Signore, così non va”.

Ma quando invece ci focalizziamo su Dio,  e Lo riconosciamo per quello che è,  e Lo ringraziamo per quello che fa  e per quello che ha fatto nella nostra vita,  allora tutto cambia 

Vi ricordate il consiglio di Paolo?

“... siate ricolmi di Spirito,  parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore;  ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo...” (Efesini 5:18-20)

Paolo dice che dobbiamo concentrarci sulla lode, e che anzi, dobbiamo incoraggiarci gli uni gli altri a farlo.

Paolo non lo diceva a caso, e neppure perché qualcuno gli aveva suggerito di dirlo, ma perché lo aveva sperimentato più volte  durante la sua vita tutt'altro che facile.

Vi ricordate cosa successe a Filippi  con Paolo e Sila imprigionati a motivo del Vangelo

“Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano. Ad un tratto, vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono, e le catene di tutti si spezzarono’. (Atti 16:25-26)

Per Paolo e Sila c'è stato un vero terremoto; non sempre accade così.

Ma quando adori, ogni volta che lo fai scosse telluriche si diffondono e vanno a distruggere i castelli di bugie del nemico: “Dio non ti ama!” Crash! “Tu non vali niente!” Crash! “Non ce la farai mai!” Crash! “Dio non esiste!” Crash!

Personalmente sono convinto che  se trascorressi più tempo nella lode e nell’adorazione  non avrei  tempo o voglia di contendere  con Dio e di lamentarmi per le cose che non vanno nella vita.

Sei con me in questo? Ti ci ritrovi anche un po' nell'essere lamentone, o lamentona? Non ti piacerebbe vedere il mondo attorno un po' meno grigio di quello che appare attraverso le nostre lamentele?

Penso che io e te dobbiamo riflettere, e domandarci: “Quanto tempo trascorro nel lodare Dio ed adorarlo?” Pregare si, va bene,  ma fermarsi a riconoscere tutto quello che ha fatto per noi, e apprezzarlo, valutarlo, tenerlo in bocca, farlo sciogliere pian piano come si fa con un cioccolatino di quelli speciali.

Quante volte lo faccio al giorno... o a settimana... o al mese... o all'anno?

Il volere di Dio è quello che prevale

Non voglio però lasciarti con la sensazione che i tuoi lamenti possano in qualche modo interferire con la volontà di Dio.

Dio ha dei piani, e quelli sono,  nonostante il nostro contendere e le nostre lamentele:

“Allora il Signore disse a Mosè: «Mettiti di fronte al popolo e prendi con te alcuni degli anziani d’Israele; prendi anche in mano il bastone col quale hai percosso il Fiume e va’. Ecco io starò là davanti a te, sulla roccia che è in Oreb; tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell’acqua e il popolo berrà». Mosè fece così in presenza degli anziani d’Israele, e a quel luogo mise il nome di Massa e Meriba a causa della protesta dei figli d’Israele, e perché avevano tentato il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?»” (Esodo 17:5-7)

Il Signore aveva già deciso di dissetare il suo popolo, e non ha cambiato idea per il contendere e per le lamentele. Ha dato al popolo ciò che serviva per sopravvivere... ma ha tolto le benedizioni di una terra promessa.

Dio non ti abbandonerà se contendi e ti lamenti e provvederà a te lo stesso... ma potresti perdere le benedizioni  che avrebbe deciso di darti, se solo ti fosti fidato di lui.

Se avesti deciso di credere, invece di cedere.

Accetta stasera questa sfida: la prossima volta che vorresti contendere co Dio, e lamentarti per qualcosa con lui, apri la Bibbia,  leggi un Salmo inginocchiati, prega, ammetti che lui è eterno... e tu no, che i suoi piani sussistono , e non i tuoi e riconosci che Lui era presente anche nei momenti più difficili della tua vita.

Preghiamo.

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02 aprile 2017

Preparati per vincere | 2 Aprile 2017 |

Talvolta il deserto della mia vita è il posto dove imparo a lottare ed a vincere attraverso la Parola di Dio.
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Due settimane fa abbiamo iniziato questa serie di messaggi in preparazione alla Pasqua. E abbiamo visto che già nella chiesa primitiva  c'era un periodo di quaranta giorni che precedeva la Pasqua, che conduceva la battesimo dei neo credenti.

Un periodo di preghiera, digiuno e silenzio per coloro che sarebbero stati battezzati, a cui la chiesa si univa per sostenerli. Fu chiamata “quaresima”,  in ricordo dei quaranta giorni passati da Gesù nel deserto  per prepararsi al suo ministero nel mondo, e le cose che si fanno durante essa (ma non solo durante essa) sono dette “discipline spirituali”.

Vi ho lasciato con una domanda: dovremmo prepararci anche noi alla Pasqua, alla proclamazione della nostra certezza, per essere efficaci come testimoni della fede in Gesù? E vi avevo lasciato anche qualche versetto su cui riflettere  e pregare che il Signore mostrasse  in quale modo vuole prepararti, quali passi ti sta chiedendo di fare, quali “discipline” vuole tu pratichi, a cosa devi rinunciare e cosa devi aggiungere  per essere efficace per lui,

La settimana scorsa Janet ci ha detto che gli allenatori atletici dicono che  “se non fa male non fa bene”, se fai le cose che trovi facile non cresci, e che per crescere devi fare le cose che trovi difficile.

Le discipline spirituali  (preghiera, digiuno, studio, memorizzazione, silenzio, solitudine, ecc.) sono i nostri “attrezzi” con cui cresciamo i nostri “muscoli” spirituali.

Spero che abbiate praticato almeno alcune di queste discipline, durante queste due settimane, così che ora avrete scoperto che quando uno le applica  è completamente al sicuro,  protetto dal peccato,  ed inavvicinabile dalla tentazione...

E' così, vero? Assolutamente no!

Posso ben testimoniare che, per me non è così! Quando sto studiando, ad esempio, devo costantemente vincere la tentazione di “mangiare cioccolato”... io che non amo la roba dolce!

Quando sto pregando, invece, devo vincere la tentazione di controllare la mia posta elettronica...

Vi capita anche a voi? Beh, se vi capita, sappiate che siete in buona compagnia! Non la mia, ma quella di Gesù!

Tra i brani che vi ho dato da leggere, ce n'è uno che normalmente viene letto durante la quaresima,
ed è in Matteo;  leggiamolo assieme:

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio”». 5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: “Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo” e “Essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti col piede contro una pietra”».  7 Gesù gli rispose: «È altresì scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”». 8 Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo, gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: 9 «Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto”4». 11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.”(Matteo 4:1-11)

Gesù è nel bel mezzo della preparazione, sta praticando molte discipline spirituali: digiuna, prega, sta in silenzio, è da solo,  parla col Padre (che equivale per noi a leggere la Scrittura) ma, nel bel mezzo di tutto questo  viene tentato.

Gesù è il nostro modello, e tutto quello che ha fatto lo a fatto per lasciarci  un segno,   un avvertimento,
ma soprattutto una  soluzione!

Dal deserto di Gesù possiamo trarre tutti e tre.

1) Il segno: “Preparati per annunciare il Vangelo”

Gesù aveva vissuto sino a quel punto a Nazaret,come un anonimo giudeo. La Parola non ci dice se lui praticasse le discipline spirituali prima di allora; non ce ne è evidenza nei Vangeli.

Ma sappiamo che PRIMA di iniziare il suo ministero, per un periodo  lo Spirito lo porta lontano da tutto e da tutti, dove lui prega, digiuna, sta in silenzio, è da solo...

Se vuoi essere efficace come testimone di Cristo al mondo, devi vivere NEL mondo, ma, di tanto in tanto,  devi avere un periodi LONTANO dal mondo  per caricare le tue batterie spirituali.

Può essere un periodo lungo (i quaranta giorni di Gesù) oppure  breve:

“Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato.  Ed egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco». Difatti era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare. Partirono dunque con la barca per andare in un luogo solitario in disparte.” (Marco 6:30-32)

O anche brevissimo

“Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava.” (Marco 1:35)

“Dopo aver congedato la folla, (Gesù) salì sul monte in disparte a pregare. E, venuta la sera, rimase là da solo.” (Matteo 14:23)

“In quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte in preghiera a Dio.” (Luca 6:12)

Forse non puoi stare quaranta giorni lontano o lontana da tutto e da tutti, ma hai mai considerato un “ritiro, anche solo di un paio di giorni? Gesù prendeva i suoi in disparte, affinché fossero più efficienti una volta tornati nel mondo.

Ma quello che assolutamente puoi (e devi) fare, è avere ogni giorno un periodo breve dove se solo assieme al tuo Signore, per parlare, ma soprattutto per ascoltare.

2) L'avvertimento: “Il deserto non significa che Dio ti ha abbandonato”

Praticare le discipline spirituali qualche volta porta alle esperienze “mistiche” quelle esperienze che vanno oltre i nostri cinque sensi, come quelle vissute da Isaia, Paolo, o Giovanni.

Ma non è sempre così: qualche volta può portarti anche in un deserto, dove trovi la tentazione.

“E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame.  E il tentatore, avvicinatosi, gli disse...” (2-3a)

Qui nel testo dice che il diavolo si “avvicina” ovvero è più vicino di quanto normalmente non sia.

Attenzione a pensare che il diavolo sia sempre vicino a noi: il diavolo è un angelo caduto, e in Daniele 8:21 la Bibbia afferma che gli angeli si spostano in “rapido volo”, ma non possono stare dappertutto in ogni istante, non è onnipresente, non è Dio,  e  neppure i demoni suoi servi.

Quando qualcuno mi dice :” Sono stato tentato dal diavolo” io rispondo: “Ammazza! Proprio tu! Allora sei proprio importante!."

Il diavolo può avvicinarsi a noi  proprio nel periodo in cui stiamo cercando  di avere maggiore intimità con Dio.

Il fine?  Distrarci da Dio: “Smetti di scrivere la predicazione, Marco per dieci minuti”. Farci concentrare su noi stessi: “Prendi quel bel pezzo di cioccolata che tua moglie a comperato per fare il dolce stasera”. E portarci a peccare.

La tentazione di Gesù nel deserto  ha a che fare con l'incontro con il diavolo, ma a anche (e forse soprattutto) a che fare con l'incontro con se stesso.

Come rugbysta so che devo provare il placcaggio in allenamento, ma non saprò mai se ho imparato bene il gesto se non lo provo durante una partita, contro un vero avversario, contro uno che vuole a tutti costi passare, anche facendomi male.

Gesù ha dovuto sperimentare prima di agire nel mondo, se il suo essere Dio poteva funzionare dentro il corpo di un uomo, se l'uomo sarebbe stato in grado di sconfiggere il diavolo, attraverso l'aiuto di Dio.

Sapete, la vera battaglia per il domino sul mondo, è stata vita in quel deserto. Se Gesù avesse ceduto, e perso, non ci sarebbe stato il pane e il vino, né il Golgota, né la Croce, né la tomba vuota,  né la salvezza per te... e per me che ti parlo.

Ma Gesù ha vinto lì nel deserto... tutto il resto, dopo, era facile; umiliante, faticoso, doloroso, straziante, ma la vittoria non era più in dubbio.

Quando pratichi le discipline spirituali, quando preghi, digiuni, studi, sei da solo, quando cerchi di essere più pronto o più pronta per servire Dio, e accettare il dono di Gesù a Pasqua, allora puoi conoscere meglio il tuo cuore, sapere come reagirai di fronte ai problemi e alle tentazioni.

I gesuiti dicono che, come credente, dovresti essere sempre in grado di rispondere a due domande:

a) Cosa ti sta dicendo Dio in questo momento?
b) Come fai a sapere che è proprio Dio a parlarti?

Per rispondere a questo,  c'è la necessità di conoscere te stesso e di conoscere il tuo cuore

Geremia dice:

“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? «Io, il Signore, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni».” (Geremia 17:9-10)

Nel deserto Gesù incontra il diavolo, ma incontra se stesso, e il suo cuore di uomo: come usare il potere che lui aveva per soddisfare i propri bisogni, (“trasforma le pietre in pane”), quanto e quando richiedere interventi divini a supporto delle proprie azioni,  (“buttati giù, e fatti acchiappare dagli angeli”) e infine la gloria umana (“sarai osannato e rispettato da tutte le genti nel mondo").

Il deserto, talvolta, non è un male, perché nel deserto impari a conoscere te stesso.

Geremia dice che il cuore è ingannevole, e Dio lo mette alla prova. Se stai attraversando un deserto nella tua vita in questo momento, se le prospettive per la tua vita sono oscure, non pensare sia solo a causa tua, o neppure che Dio si sia disinteressato a te. Perché potresti essere proprio al centro della volontà dello Spirito.

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per incontrare il diavolo, e per incontrare se stesso,
perché nel deserto potesse capire che l'unica soluzione al deserto e alla tentazione è questa.

3) La soluzione: “Conosci la Parola di Dio per vincere la tentazione ”

Gesù avrebbe potuto decidere di trasformare il deserto in un'oasi, con il solo schiocco delle dita (e neppure quello sarebbe servito).

Essendo Dio, avrebbe potuto farlo... ma poi? Come avremmo fatto noi?  Lui sarebbe rimasto l'unico uomo al mondo capace di fare una roba del genere.

Quale era la soluzione, allora? Farci vedere che esiste un'arma SEMPLICE,  ma LETALE,  DISTRUTTIVA,  FINALE, che ciascun uomo avrebbe potuto usare, in ogni parte del mondo, in ogni era,  in ogni cultura, in ogni razza: la Parola di Dio!

Gesù risponde ad ogni tentazione del diavolo, con un passo della Parola. E non sceglie un libro a caso: sceglie il libro di Deuteronomio.

Deuteronomio è il libro dove un Mosè ormai vecchio, mette seduto il popolo di Dio nel deserto,
e racconta alle nuove generazioni perché sappiano, alle vecchie generazioni perché ricordino, tutto quello che il Signore ha fatto per loro, tutto quello che il Signore farà per loro,  e tutto quello che il Signore vuole da loro.

Secondo me Gesù ci sta indicando che, quando siamo nel deserto, è importante ricordare ciò che Dio ha fatto per noi, ed è fondamentale la conoscenza della sua Parola.

Il diavolo è sconfitto, e il banchetto inizia!

Se ti stai preparando per Dio, se provi il deserto nel mentre che pratichi le discipline spirituali, mentre ti stai impegnando per crescere nel Signore, per servirlo, per proclamarlo sappi che il deserto è per un tempo, finisce...

Il brano inizia con “Allora” e termina con “Allora”. Così come la Quaresima, la preparazione per il battesimo dei “competentes” (vi ricordate? Erano i “battezzandi”) finiva con la Pasqua, allo stesso modo il periodo inteso di preparazione deve finire. per tornare a una vita più “normale”, più equilibrata.

Ci toniamo più forti, più pronti, più preparati, e con la consapevolezza che possiamo sconfiggere la tentazione e il diavolo attraverso la Parola di Dio



Gesù, dopo questa preparazione, tornerà nel mondo, tra le folle, per predicare il Sermone sul Monte... ovvero le Beatitudini. Ma di questo parleremo la settimana prossima.

CONCLUSIONE

SE vuoi che Dio ti usi, durante questo periodo di avvicinamento alla Pasqua, e oltre  durante la tua vita di credente NEL mondo, oggi Gesù ti sta dicendo tre cose:

1) Preparati ad annunciare il Vangelo: stai con me, parlami,  cercami,  ascoltami.

2) Se sei nel deserto, non pensare che io non ti veda: sei lì, dove sono stato anche io, ma tu puoi vincere il deserto!

3) Per vincere ricordati di quello che ho già fatto per te, vivi nella mia Parola, studiala, meditala, memorizzala... perché se fai questo avverrà ciò che è già successo...


“Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano.” (v. 11)

Preghiamo.

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