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29 agosto 2021

Credere o cedere: perché lamentarsi fa male (e non solo a me stesso) | 29 Agosto | 2021 |

Cosa fai di fronte alle difficoltà della vita? Ti lamenti? Con chi ti lamenti? Ti lamenti con Dio? Ogni difficoltà della vita è una occasione per credere che Lui è in controllo, o per cedere alla tentazione di rinnegarlo.
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La settimana scorsa abbiamo parlato  di una pratica spirituale molto importante dove noi portiamo un problema, una questione ai piedi del Signore,  implorandolo che agisca; si chiama “lamentazione”.

Questa settimana, invece, io vi parlerò di una pratica molto più mondana, poco spirituale ma non per questo meno praticata un po' da tutti credenti e non, dove noi imprechiamo verso varie entità, reali o immaginarie, per quello che ci accade: sto parlando della “lamentela”.

Noi italiani ne facciamo quasi un'arte; siamo capaci di lamentarci un po' su tutto, ma i nostri bersagli prediletti sono: il Governo e gli amministratori pubblici in genere; la burocrazia; il traffico; i ritardi dei mezzi pubblici e così via.

Ma anche a livello casalingo siamo dei professionisti nella lamentela: i genitori si lamentano dei figli, e viceversa; il marito si lamenta della moglie, e viceversa; la suocera/suocero si lamenta del genero/nuora, e viceversa, e così via di lamento in lamento.

Siamo insomma dei gran “lamentoni”, mai contenti di quello che abbiamo sempre in polemica perché è poco, o troppo, o alto o basso.

Questo messaggio penso che Dio me lo abbia mandato proprio perché, negli ultimi tempi, sto personalmente scivolando verso il diventare un “lamentatore seriale”, e questo non va bene.

Tu potresti dirmi: “Ma come, Marco! Proprio tu che sei pastore”! Beh, certo, per i credenti, è tutto un altro discorso, vero? Noi siamo gente serafica, allegra, sempre calma e pronta ad incoraggiare... Non ho forse ragione? Ovviamente... NO!

Non ho ragione,  perché come credenti ci lamentiamo  non solo di tutto quello per cui si lamentano i non credenti, ma per tutta una serie di “altri” motivi aggiunti per via del nostro aver creduto in Gesù e del fare parte del Corpo di Cristo, la chiesa locale.

Anche qui i motivi sono variegati: il pastore, la lunghezza della predica, i canti,  “e qui in chiesa nessuno si cura abbastanza di me”... eccetera.

Ma le lamentele sconfinano anche “oltre”, investendo il “principale”: “Perché Signore non fai niente per quella data situazione?” “Perché Signore mi hai dato un dono di preghiera mentre avrei avuto bisogno di quello della costanza?” (o profezia, o ospitalità... fate voi...) “Perché Signore non mi cambi?”

Sapete vero quale è stata la prima conversazione di un essere umano con Dio, vero? Abbiamo la fortuna di averne un riassunto in Genesi, e non è una conversazione molto “elegante” verso Colui che ti ha appena creato dal nulla, perché contiene una bugia,

“Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura” (Genesi 3:10)

e una lamentela

La donna che tu mi hai messo accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato. (Genesi 3:12)

In Esodo il popolo che era stato liberato dalla schiavitù del Faraone si lamentava che moriva di fame nel deserto, e voleva tornare indietro.

Quando Dio provvide la manna, dopo un po' cominciarono a lamentarsi che avevano solo la manna, e poi, quando Dio mandò le quaglie, cominciarono a lamentarsi che  “ … e basta carne!”

La lamentela ce l'abbiamo inserita di serie nel DNA... forse è per quello che nasciamo piangendo!  Per cui, se ci lamentiamo.. siamo “biblici”...

Ma non è che facciamo bene, eh! E non ve lo dice Marco, ma il Signore! Già, perché nella Bibbia, il Signore ha fatto scrivere a qualcuno il Salmo 95:

"Venite, cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo alla Rocca della nostra salvezza! Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi! Poiché il Signore è un Dio grande, un gran Re sopra tutti gli dèi. Nelle sue mani sono le profondità della terra, e le altezze dei monti sono sue. Suo è il mare, perché egli l’ha fatto e le sue mani hanno plasmato la terra asciutta.  Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al Signore che ci ha fatti. Poiché egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo di cui ha cura e il gregge che la sua mano conduce. Oggi, se udite la sua voce, non indurite il vostro cuore come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto, quando i vostri padri mi tentarono, mi misero alla prova sebbene avessero visto le mie opere. Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione e dissi: «È un popolo dal cuore traviato; essi non conoscono le mie vie». Perciò giurai nella mia ira: «Non entreranno nel mio riposo!»" (Salmo 95:1-11)

E' un salmo ”strano”: inizia con grande gioia: “cantiamo, gioia, acclamiamo, celebriamo", dove viene riconosciuta la grandezza di Dio “rocca, grande, Re sopra tutti gli dei”.

E, fin qui, fino al versetto 8  è quello che dice il salmista, è quello che diciamo noi come credenti la domenica, insomma. Ma dal versetto 9, è Dio che comincia  a rispondere... e non è un bel rispondere!

Non è che dice “Oh, grazie! Che carini che siete!” Anzi, ci va giù duro: “disgusto, traviato, ira”... E, tanto per smentire il detto popolare “tutti i salmi finiscono in gloria” questo termina con “Non entreranno nel mio riposo!”.

Che dite, vi pare che sia un po' arrabbiato il Signore? Lui dice: “Non fate come quella volta là, quella di Meriba e Massa”... Ma cosa era successo a Meriba e Massa? Lo leggiamo in Esodo 17:

Poi tutta la comunità dei figli d’Israele partì dal deserto di Sin, marciando a tappe secondo gli ordini del Signore. Si accampò a Refidim, ma non c’era acqua da bere per il popolo. Allora il popolo protestò contro Mosè e disse: «Dacci dell’acqua da bere». Mosè rispose loro: «Perché protestate contro di me? Perché tentate il Signore?» Là il popolo patì la sete e mormorò contro Mosè, dicendo: «Perché ci hai fatto uscire dall’Egitto per far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame?»” (Esodo 17:1-7)

I nomi Massa e Meriba non sono stati messi a caso, perché significano  in ebraico “tentazione e contesa”. Il brano, e i nomi, ci dicono molto sulla genesi e sulle conseguenze del lamentarsi.

La genesi del lamentarsi

Il caldo, la sete, la stanchezza, sono tutte componenti che mettono alla prova il popolo che Dio aveva liberato da una schiavitù opprimente.

E' una prova per il popolo:  si ricorderà di quello che Dio ha fatto, si guarderà indietro per ricordare la schiavitù, le umiliazioni, le frustate,  la morte provata in Egitto, oppure si guarderà intorno, per vedere la sabbia e le rocce del Sinai?

Mosè in Esodo, e Dio nel Salmo,  chiamano questa prova “tentazione”. Vi ricordate di Genesi 3, e del serpente? Vedremo meglio la prossima settimana questo brano, ma per adesso basta che ricordiate le parole del serpente:

«Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» (Genesi 3:1c)

Ogni prova della vita,  è una occasione dove credere, o per cedere.

Credere in Dio, e nella sua bontà; credere che ha un piano per noi, credere che quando siamo disperati lui ci salva, credere che quando siamo assetati lui ci disseta..

O cedere a satana, credere alle sue bugie, credere al dio distante  che il maligno vuole dipingere nelle nostre menti. 

Cosa fai, quando sei nella prova? Credi, o cedi? Credi nella promessa che, se tu appartieni  a Gesù, lo Spirito Santo è al tuo fianco, o cedi, e credi al sussurro di satana  che ti sibila “Guarda che sei solo, sei sola. “Guarda che Dio non esiste, è una illusione”?

E la genesi del lamentarsi porta alla conseguenza:  contendere con Dio, ovvero fare a braccio di ferro con Dio.

Le conseguenze del lamentarsi

Dio è amore, ma è anche un dio con un carattere; uno di quelli, come si suol dire, “è buono e caro, ma non gli far saltare la mosca al naso che son dolori”.

“Quarant’anni ebbi in disgusto quella generazione e dissi: «È un popolo dal cuore traviato; essi non conoscono le mie vie». Perciò giurai nella mia ira: «Non entreranno nel mio riposo!»” (Salmo 95:10-11)

La conseguenza, per una intera generazione fu vagare nel deserto per 40 anni... fino alla morte. Alla morte non solo di chi aveva mormorato, ma di tutta una intera generazione.

Intendetemi bene, non sto dicendo  che se ti lamenti per la fila alla cassa la tua generazione ne pagherà le conseguenze! Bisogna vedere quanto è grave la tua ribellione e se coinvolge Dio. Per la fila alla cassa, probabile sarai coinvolto te e tua moglie, che ti dovrà sopportare col broncio a casa.

L'antidoto al lamentarsi

Cosa posso fare allora per non cedere ma credere, per evitare di lamentarmi con Dio, e per evitare di contendere con Lui  e la conseguenza dell'aver mormorato contro di Lui, grande o piccola che sia? L'antidoto per grazia di Dio, ci è stato da Lui provveduto, ed è all'interno del Salmo 95:

“Venite, cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo alla Rocca della nostra salvezza! Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi! Poiché il Signore è un Dio grande, un gran Re sopra tutti gli dèi.” (Salmo 95:1-3)

L'antidoto si chiama “adorazione”. Se adori il Signore non puoi lamentarti di Lui;   ma se ti lamenti del Signore non puoi adorarlo.

Quando ci soffermiamo sulle circostanze della nostra vita  siamo più propensi a contendere, a lamentarci  e a mostrare a Dio il nostro malcontento, a dire :”Signore, così non va”.

Ma quando invece ci focalizziamo su Dio,  e Lo riconosciamo per quello che è,  e Lo ringraziamo per quello che fa  e per quello che ha fatto nella nostra vita,  allora tutto cambia 

Vi ricordate il consiglio di Paolo?

“... siate ricolmi di Spirito,  parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore;  ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo...” (Efesini 5:18-20)

Paolo dice che dobbiamo concentrarci sulla lode, e che anzi, dobbiamo incoraggiarci gli uni gli altri a farlo.

Paolo non lo diceva a caso, e neppure perché qualcuno gli aveva suggerito di dirlo, ma perché lo aveva sperimentato più volte  durante la sua vita tutt'altro che facile.

Vi ricordate cosa successe a Filippi  con Paolo e Sila imprigionati a motivo del Vangelo

“Verso la mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano. Ad un tratto, vi fu un gran terremoto, la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si aprirono, e le catene di tutti si spezzarono’. (Atti 16:25-26)

Per Paolo e Sila c'è stato un vero terremoto; non sempre accade così.

Ma quando adori, ogni volta che lo fai scosse telluriche si diffondono e vanno a distruggere i castelli di bugie del nemico: “Dio non ti ama!” Crash! “Tu non vali niente!” Crash! “Non ce la farai mai!” Crash! “Dio non esiste!” Crash!

Personalmente sono convinto che  se trascorressi più tempo nella lode e nell’adorazione  non avrei  tempo o voglia di contendere  con Dio e di lamentarmi per le cose che non vanno nella vita.

Sei con me in questo? Ti ci ritrovi anche un po' nell'essere lamentone, o lamentona? Non ti piacerebbe vedere il mondo attorno un po' meno grigio di quello che appare attraverso le nostre lamentele?

Penso che io e te dobbiamo riflettere, e domandarci: “Quanto tempo trascorro nel lodare Dio ed adorarlo?” Pregare si, va bene,  ma fermarsi a riconoscere tutto quello che ha fatto per noi, e apprezzarlo, valutarlo, tenerlo in bocca, farlo sciogliere pian piano come si fa con un cioccolatino di quelli speciali.

Quante volte lo faccio al giorno... o a settimana... o al mese... o all'anno?

Il volere di Dio è quello che prevale

Non voglio però lasciarti con la sensazione che i tuoi lamenti possano in qualche modo interferire con la volontà di Dio.

Dio ha dei piani, e quelli sono,  nonostante il nostro contendere e le nostre lamentele:

“Allora il Signore disse a Mosè: «Mettiti di fronte al popolo e prendi con te alcuni degli anziani d’Israele; prendi anche in mano il bastone col quale hai percosso il Fiume e va’. Ecco io starò là davanti a te, sulla roccia che è in Oreb; tu colpirai la roccia: ne scaturirà dell’acqua e il popolo berrà». Mosè fece così in presenza degli anziani d’Israele, e a quel luogo mise il nome di Massa e Meriba a causa della protesta dei figli d’Israele, e perché avevano tentato il Signore, dicendo: «Il Signore è in mezzo a noi, sì o no?»” (Esodo 17:5-7)

Il Signore aveva già deciso di dissetare il suo popolo, e non ha cambiato idea per il contendere e per le lamentele. Ha dato al popolo ciò che serviva per sopravvivere... ma ha tolto le benedizioni di una terra promessa.

Dio non ti abbandonerà se contendi e ti lamenti e provvederà a te lo stesso... ma potresti perdere le benedizioni  che avrebbe deciso di darti, se solo ti fosti fidato di lui.

Se avesti deciso di credere, invece di cedere.

Accetta stasera questa sfida: la prossima volta che vorresti contendere co Dio, e lamentarti per qualcosa con lui, apri la Bibbia,  leggi un Salmo inginocchiati, prega, ammetti che lui è eterno... e tu no, che i suoi piani sussistono , e non i tuoi e riconosci che Lui era presente anche nei momenti più difficili della tua vita.

Preghiamo.

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