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06 giugno 2021

Nascoste, ma in bella vista: le donne nel Nuovo Testamento | 06 Giugno 2021 |

Ad una lettura superficiale del Nuovo testamento potrebbe sembrare che sian poche le figure femminili di spicco. Ma, se leggiamo bene, vedremo che già nella chiesa primitiva le donne avevano un ruolo importante nel piano di Dio di portare la sua parola fino all'estremità della terra.
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Predicatrice: Jean Guest
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Sono sicura che ciascuno di noi  abbiamo giocato con i nostri o con i bambini di altri a "Cucù". È uno strano fenomeno dell'infanzia dove loro sembrano credere che se si coprono gli occhi non possono  essere visti.

I ricercatori dell'Università di Cambridge hanno rivolto la loro attenzione a questo mistero eseguendo una varietà di test semplici su gruppi di bambini di 3 e 4 anni giocando a cucù con loro. Hanno scoperto, come anche noi, che quando gli occhi di un bambino sono coperti, si sentono invisibili. Credevano anche che fosse vera la medesima cosa se loro avessero potuto vedere, ma gli occhi dell'adulto erano coperti. 

Ma c'è un colpo di scena:  quando gli si chiedeva esattamente su ciò che significava per loro l'invisibilità, i bambini nello studio hanno ammesso che, si,  i loro corpi erano ancora visibili quando erano coperti i loro occhi, ma  era il loro "io" ad essere nascosto nascosto, o almeno  questo è il suggerimento; i bambini sembrano fare distinzione tra corpo e “io” e  l'io sembra essere da tutti descritto come se vivesse in un certo senso negli occhi.  Per poter vedere veramente qualcuno hai bisogno incontrare il suo sguardo.

Se ti chiedessi di nominare alcune delle donne che si trovano nel Nuovo Testamento potresti citare un paio di Marie, poi c'è la donna al pozzo, di cui non conosciamo il nome.  E  non c'è forse una Lidia e  una Febe? E se ti chiedessi di  darmi alcuni passi scritti in particolare per le donne del Nuovo Testamento, potresti citare tutte le volte che Gesù incontra delle donne;  poi ce n'è uno sul tacere in chiesa. E che dire di quello che viene detto sul coprire il capo e, ultimo ma non meno importante, il versetto sull'essere sottomesse. 

A prima vista sembrerebbe che, dalla mancanza di menzione specifica, o di nomi reali, le donne nel Nuovo Testamento sono di secondaria importanza rispetto ai grandi eroi della chiesa primitiva il cui insegnamento e la cui testimonianza ci stanno giustamente a cuore. Eppure il NuovoTestamento è popolato da molte coraggiose, belle, fedeli  donne di Dio. È come se fossero nascoste, ma in bella  vista.

Forse dobbiamo scrollarci di dosso le nostre bende culturali e sorvolare su di esse, per poter incontrare il loro sguardo e vederle davvero. Hanno molto da insegnarci e io credo che la loro presenza sia una sfida anche per noi.

Voglio iniziare dando un'occhiata a Romani in particolare Romani 16 e a tre donne che vi troviamo. Nel momento in cui scrive Paolo è a Corinto, non ha potuto visitare i credenti a Roma e quindi scrive loro. E così succede che  scriverà una delle più grandi esposizioni della fede cristiana che abbiamo. Nei capitoli da 1 a 8 espone i fondamenti della fede; nei capitoli da 9 a 11 spiega la sovranità di Dio sulla salvezza e nei capitoli da 12 a 16 li e ci istruisce  su come vivere una vita santa. Include anche un po' di  suggerimenti pratici: sta programmando dei viaggi a Gerusalemme e in  Spagna e spera che i credenti di Roma lo sostengano in questo.

“Per questa ragione appunto sono stato tante volte impedito di venire da voi; ma ora, non avendo più campo d’azione in queste regioni, e avendo già da molti anni un gran desiderio di venire da voi...” (Romani 15:22-23)

Paolo termina la sua lettera con un elenco di saluti personali a tutti di coloro che sono stati di aiuto al suo ministero, ai capi della chiesa e a amici cari. Le donne nominate e salutate con ruoli specifici sono Febe, Prisca, Giunia, Perside, Maria, Trifena e Trifosa, la  madre di Rufo, la sorella di Nereo e Giulia.

Queste donne hanno ricoperto ruoli e ministeri significativi all'interno delle prime congregazioni cristiane a Roma. A proposito, parlo  della chiesa primitiva in questo modovisto che ci sono prove storiche e archeologiche che ci suggerire che a quei tempi la chiesa si riunisse in case private, oppure in altri luoghi simili, e quindi, per necessità, ciascun guippo era di numero limitato, ma faceva comunque parte di una rete molto più grande. Poiché si riunivano in privato, sarebbe stato molto più facile per una donna ricoprire un ruolo di leadership e di autorità.

Tuttavia, il punto più significativo  è che questa grande esegesi della fede fu affidata per essere recapitata ad una donna; . E  quella donna è Febe.

“Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me.” (Romani 16:1-2)

Paula Gooder (una teologa britannica)  sottolinea che ci sono cinque fatti interessanti in questi due versetti. Il  primo è che affidando a Febe il compito di  consegnare la lettera, ella sarebbe ovviamente stata la lettrice  di essa. Era usanza del tempo che la persona che portava la lettera fosse anche il lettore.. Da ciò non è un gran salto il pensare che gli ascoltatori le facessero domande: "Allora Febe, cosa vuole dire esattamente Paolo nel papiro 5 al punto dieci?", e ciò fa di una donna la prima esegeta di questo grande libro. 

In secondo luogo Paolo la chiama diaconessa della chiesa Cencrea, la città portuale di Corinto. Nel 2021 nessuno sa per certo cosa si intenda con questo termine; alcuni dicono significhi ministro, altri servo, e non è usato allo stesso modo in altre sue lettere. Ma sia la chiesa di Corinto che quella di Roma sapevano esattamente cosa significasse e Paolo non deve spiegarlo; è un dato di fatto, lei è una diaconessa e ciò porta con sé una certa autorità.

In terzo luogo usa la frase "vi raccomando" che letteralmente significa  di “riceverla come se stiate  ricevendo me.” Non è semplicemente la rappresentante di Paolo, è lui stesso. 

In quarto luogo si riferisce a lei come a una benefattrice, o sostenitrice (in italiano si chiamano “mecenati”) . Noi sappiamo dal racconto  che  era capace di viaggiare e l'uso di questo termine ci dice che Febe doveva essere ricca e di alto rango sociale. Il mecenatismo era come il mondo antico funzionava: in parole povere un sostenitore (mecenate) aiutava economicamente i suoi clienti con denaro nelle questioni legali, negli affari, sponsorizzando attività , sostenendo artisti, e anche organizzando matrimoni. Febe è una di queste persone, con una piccola differenza, lei è la benefattrice di molti credenti, compreso Paolo 

Il quinto e ultimo fatto interessante su Febe è il suo nome: è un nome da schiava. Era una “liberta” ovvero una schiava liberata.  Non pensi varrebbe la pena di conoscerla?

La mia seconda donna di Romani 16 è Prisca o Priscilla; in alcune traduzioni è chiamata così.

“Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù ,i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni.” (Romani 16:3-4)

Priscilla e Aquila sono una coppia sposata, di professione producono tende e sono ebrei convertiti originari di Roma. Dopo la persecuzione del popolo ebraico sotto l'imperatore Claudio, si diressero in Grecia, dove incontrarono Paolo; avevano fatto da tutori al dinamico evangelista Apollo. Insieme sono citati sette volte nel Nuovo Testamento in quattro libri diversi e, cosa più interessante, Priscilla 5 volte su 7 è nominata per prima. 

Non era l'abitudine di quei tempi e ciò significa che Priscilla ha avuto un ruolo da protagonista nella loro ministero congiunto. E che ministero è stato! Hanno dato rifugio e lavoro a Paolo quando è arrivato per la prima volta a Corinto; hanno viaggiato con lui mentre andava a Efeso per stabilire una  chiesa lì. 

E' là che hanno preso con se Apollo che anche se era “uomo dotto” e  parlava “accuratamente” e “con grande fervore”, la sua conoscenza della via di Dio era incompleta (Atti 18:24). Riconoscendo l'opportunità di investire in questo giovane capo, Priscilla e Aquila lo invitarono nella loro casa e gli fornirono istruzioni più approfondite.

Hanno rischiato le loro stesse vite per Paolo, in che modo non lo sappiamo esattamente, ma il linguaggio usato indica   fosse una seria minaccia per la vita. E infine Paolo dichiara che le chiese dei pagani convertiti (i gentili) del tempo devono ringraziare questa coppia sorprendente. Celeste ha parlato con forza la scorsa settimana della necessità che uomini e donne lavorino e collaborino nella chiesa;  Priscilla e Aquila dimostrano che quando questo è fatto senza preoccuparsi di chi dei tue  sia il capo,  allora questo può  cambiare il mondo.

“Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.” (Romani 16:7)

Per 1200 anni di storia della chiesa non c'è stato alcun dibattito sul fatto che Giunia fosse una donna;  qualcuno chiamato Giles di Roma  decise che questo non poteva assolutamente essere vero e così cambiò il suo nome in Giunias. Questo potrebbe non essere un problema tranne per il fatto che Giunias non esiste come nome. Lei è molto chiaramente Giunia e, che Dio  la benedica, è forse la donna più controversa in assoluto Bibbia; perché,  cosa significa quando si  dice " si sono segnalati fra gli apostoli”? 

Che cos'è un apostolo? Paolo, Barnaba (Atti 14:14), Sila e Timoteo (1Tess. 2:6b; cfr. 1 Tess. 1:1a), Apollo (1 Cor 1,12), Epafrodito (Fil. 2:25) sono tutti descritti come apostoli, quindi non può significare solo i discepoli originali

Un apostolo ( apostolos ) è letteralmente qualcuno che è "inviato" (verbo: apostellō ) in missione.

Alcune traduzioni inglesi, hanno una nota a piè di pagina dove si spiega che apostolo può significare messaggero. Tuttavia, io penso che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che Paolo, Pietro, Barnaba eccetera, erano molto più che messaggeri. Dalla descrizione che abbiamo di Andronico e Giunia, compreso il fatto che furono imprigionati con l'apostolo Paolo, sembra che entrambi fossero coinvolti in importanti ministeri. Paolo dice che Andronico e Giunia erano compagni di prigionia per onorarli, e questo significa  che furono tutti imprigionati per la loro opera missionaria. 

E poi c'è l'altra frase difficile. In molte traduzioni anglosassoni la frase “si sono segnalati tra gli apostoli”  (greco: episēmos en tois apostolois)è tradotta come “erano noti agli apostoli”.

(Nella nuova Riveuita e Nuova Diodati è “si sono segnalati”. Nella TILC è “Sono molto stimati tra gli apostoli. Solo nella CEI viene detto: “ sono degli apostoli insigni”.)

Episemos è eccezionale, eppure ci sono un certo numero di traduzioni che usano la frase molto più mite "ben noto". “En” è una parola comune ed è usata circa 2830 volte nel Nuovo Testamento. Questa parola è sempre tradotta come "in" o "tra" in inglese. Non è mai "agli".  Non mi interessa molto se Giunia fosse o meno un'apostola, ma scommetto che lo era. Quello che mi interessa sono le traduzioni sciatte che cercano di cancellare le donne dalle Scritture o di ammorbidire l'importanza del loro ministero. Per lo meno è irrispettoso.

Queste tre donne hanno contribuito a plasmare la chiesa, a renderla stabile  e a farla crescere. Siamo qui grazie a loro.

C'è un ultimo punto che voglio sottolineare, e prometto che sarà uno veloce. Voglio tornare aii Vangeli e al modello di Gesù e in particolare l'episodio con Marta e Maria.

“Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.  Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.  Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».”. (Luca 10:38-42)

Dai un'occhiata più da vicino alla frase " Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.' È lo stessa frase usata da Paolo in Atti 22 quando descrive se stesso prima della conversione come incarnazione del fervente discepolo  ebreo seduto ai piedi di Gamaliele. 

Se sedevi ai piedi di un insegnante c'era l'implicito riconoscimento che eri un suo discepolo e che un giorno saresti diventato un insegnante.

Marta è arrabbiata perché è stata lasciata da sola a fare tutti i lavori domestici, ma anche perché Maria ha attraversato il confine culturale che dice che le donne non possono essere nella migliore stanza con l'insegnante per imparare ad essere un discepolo. E guarda la risposta di Gesù: "Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta ».

Torniamo da dove abbiamo iniziato tutta questa serie

“Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.” (Galati 3:28)

Le donne della Bibbia  sono lì per noi da vedere, dobbiamo semplicemente essere pronti, essere pronte i a incontrare il loro sguardo e ad essere benedetti, essere benedette e sfidati, e sfidate da loro. Forse allora insieme come uomini e donne di fede possiamo, come diceva Celeste, celebrare, fare festa.

“Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.” (Efesini 4:4-6)

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30 maggio 2021

Siamo eroi | 30 Maggio 2021|

Dio ci ha creati per essere degli eroi, per vivere la vita assieme supportandoci tra donne ed uomini, e per testimoniare del suo amore per noi, sapendo che non saremo mai da soli ad affrontare il mondo.
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Predicatrice: Celeste Allen
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Vogliamo tutti degli eroi. Fa  parte del nostro essere umani. Quando ero bambina, la mia eroina era Wonder Woman. 

Mi piaceva leggere le avventure di una donna forte e abile che era disposta e capace di lottare per il bene e la giustizia . Perciò non dovrebbe essere una  sorpresa che uno dei miei eroi biblici venga  dal libro di Giudici. 

Il libro di Giudici si svolge dopo che gli Israeliti erano entrati nella Terra Promessa e prima del primo re (Saul). In quel periodo il popolo d'Israele era guidato da dei giudici. (da qui il nome del libro). Non era un ruolo strettamente giudiziario, un po' come un primo ministro,  e tendevano ad essere capi militari.

Ed è qui che incontriamo Debora. Debora è l' unica donna leader di Israele che la Bibbia ci mostra. C'erano diverse donne profetesse, e ovviamente molte donne che hanno svolto ruoli molto significativi nel corso della storia di Israele, ma Debora fu l'unica che effettivamente guidò il paese. Non solo era la guida di Israele, ma Debora  era anche una profetessa, portavoce di Dio verso il popolo di Israele . Quindi Debora non aveva solo un ruolo importante, ma aveva davvero un ruolo cruciale.

"1 Morto Eud, i figli d’Israele continuarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore. 2 Il Signore li diede nelle mani di Iabin, re di Canaan, che regnava ad Asor. Il capo del suo esercito era Sisera, che abitava ad Aroset-Goim. 3 I figli d’Israele gridarono al Signore, perché Iabin aveva novecento carri di ferro e già da vent’anni opprimeva con violenza i figli d’Israele. 4 In quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidot. 5 Lei sedeva sotto la palma di Debora, fra Rama e Betel, nella regione montuosa di Efraim, e i figli d’Israele salivano da lei per le controversie giudiziarie. 6 Debora mandò a chiamare Barac, figlio di Abinoam, da Chedes di Neftali, e gli disse: «Il Signore, Dio d’Israele, non ti ha forse dato quest’ordine: “Va’, raduna sul monte Tabor e prendi con te diecimila uomini dei figli di Neftali e dei figli di Zabulon. 7 Io attirerò verso di te, al torrente Chison, Sisera, capo dell’esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo darò nelle tue mani”?» 8 Barac le rispose: «Se vieni con me, andrò; ma se non vieni con me, non andrò». 9 Debora disse: «Certamente, verrò con te; però, la via per cui cammini non ti porterà onori; perché il Signore darà Sisera in mano a una donna». E Debora si alzò e andò con Barac a Chedes. 10 Barac convocò Zabulon e Neftali a Chedes; diecimila uomini si misero al suo seguito e Debora salì con lui. 11 Ora Eber, il Cheneo, si era separato dai Chenei, discendenti di Obab, suocero di Mosè, e aveva piantato le sue tende fino al querceto di Saannaim, che è vicino a Chedes. 12 Fu riferito a Sisera che Barac, figlio di Abinoam, era salito sul monte Tabor. 13 Sisera adunò tutti i suoi carri, novecento carri di ferro, e tutta la gente che era con lui, da Aroset-Goim fino al torrente Chison. 14 Allora Debora disse a Barac: «Àlzati, poiché questo è il giorno in cui il Signore ha dato Sisera nelle tue mani. Il Signore non va forse davanti a te?» Allora Barac scese dal monte Tabor, seguito da diecimila uomini. 15 Il Signore mise in rotta, davanti a Barac, Sisera con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito, che fu passato a fil di spada; e Sisera, sceso dal carro, si diede alla fuga a piedi. 16 Ma Barac inseguì i carri e l’esercito fino ad Aroset-Goim; e tutto l’esercito di Sisera cadde sotto i colpi della spada e non scampò neppure un uomo. 17 Sisera fuggì a piedi verso la tenda di Iael, moglie di Eber, il Cheneo, perché vi era pace fra Iabin, re di Asor, e la casa di Eber, il Cheneo. 18 Iael uscì incontro a Sisera e gli disse: «Entra, mio signore, entra da me; non temere». Egli entrò da lei nella sua tenda e lei lo coprì con una coperta. 19 Egli le disse: «Ti prego, dammi un po’ d’acqua da bere perché ho sete». Quella, aperto l’otre del latte, gli diede da bere e lo coprì. 20 Egli le disse: «Stattene all’ingresso della tenda; forse qualcuno verrà a interrogarti e ti chiederà: “C’è qualcuno qui dentro?” Tu risponderai di no». 21 Allora Iael, moglie di Eber, prese un piuolo della tenda e un martello, andò pian piano da lui e gli piantò il piuolo nella tempia tanto che esso penetrò in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; e morì. 22 Mentre Barac inseguiva Sisera, Iael uscì a incontrarlo e gli disse: «Vieni, e ti mostrerò l’uomo che cerchi». Egli entrò da lei; ecco, Sisera era steso morto, con il piuolo nella tempia. 23 Quel giorno Dio umiliò Iabin, re di Canaan, davanti ai figli d’Israele. 24 La mano dei figli d’Israele si fece sempre più pesante su Iabin, re di Canaan, finché l’ebbero annientato. (Giudici 4:1-22)

Breve riassunto della storia: Debora manda a chiamare Barac e gli comunica che Dio gli dice: "Va 'in guerra con Sisera e io ti darò la vittoria". Barac risponde: "Si, va bene, ma solo se vieni con me." Debora replica: "Certamente, ma dato che hai esitato , una donna avrà l'onore di uccidere Sisera". Scendono  quindi in guerra. Dio sconfigge le truppe  di Sisera come promesso, e Sisera fugge a piedi;  si nasconde presso qualcuno che pensa sia un suo alleato, Jael, che gli dice: "Vieni dentro, prendi un po 'di latte e fai un pisolino!" E quando Sisera si addormenta , Jael lo uccide.

Ci si potrebbe fare  un buon film d'azione, ma cosa ci sta dicendo Dio attraverso questa storia? Quale relazione c'è tra Debora e noi che viviamo nel  21° secolo ?

Debora ha sentito la chiamata di Dio nella sua vita e l'ha adempiuta. Dio l'ha chiamata ad essere una giudice e una profetessa . Non c'erano precedenti in Israele per una leader donna, tanto meno per una leader militare donna. Eppure lei ha riconosciuto la chiamata di Dio e non ha permesso che nulla le impedisse di adempiervi

Dio ha dato a ciascuno dei Suoi figli e delle sue figlie una chiamata speciale e unica e ci chiede di adempiere a quella chiamata

Egli ci prepara per il ruolo che ha scelto per noi. Ci sono una miriade di doni elencati in vari passi della Bibbia. Uno di quei doni potrebbe far parte della tua chiamata. Parlando di doni spirituali, Paolo dice:

“...ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole. ” (1 Corinzi 12:1)

Oppure la tua chiamata potrebbe essere meno ovvia . Una mia amica vede come sua vocazione il far ridere la gente, e cerca di farlo ogni giorno. Ed è molto brava in questo; è naturalmente comica . Anche se il far ridere la gente non è qualcosa specificatamente indicato nella Bibbia, siamo tutti chiamati a benedire gli altri; e portare gioia alle persone è certamente una benedizione per il prossimo.

Che cos'è che Dio ti ha chiamato ad essere o a fare? Se non lo sai, pensa a cosa ti rende felice. Cos'è che ti fa sentire più "giusto", più “giusta” quando lo fai, che ti fa dire "Ecco ciò ciò per cui sono stato creato, sono stata creata!" È probabile che sia almeno una parte della tua chiamata. Quindi, ti chiedo ancora, Che cos'è che Dio ti ha chiamato ad essere o a fare? Come stai adempiendo alla tua chiamata? E cos'altro puoi fare per adempiere alla tua chiamata? 

Debora andò in guerra. Non sappiamo dal testo se prese una spada o una lancia e ci si fiondò proprio accanto a Barac, o se lei, come Mosè, si trovava su una collina a supervisionare la battaglia fisica e combatteva nel regno spirituale, ma sappiamo che Debora  era una guerriera.

"Quando Barac vide i 900 carri di ferro di Sisera e tutte le sue truppe, ebbe tutti i diritti e le ragioni per avere paura. “Allora Debora disse a Barac: «Àlzati, poiché questo è il giorno in cui il Signore ha dato Sisera nelle tue mani. Il Signore non va forse davanti a te?»" (Giudici 4:14a) 

In quel momento, prima che iniziasse il combattimento fisico, Debora stava combattendo contro la paura e lo scoraggiamento di Barac.

Dio ha chiamato anche ciascuno di noi ad  essere un guerriero o una guerriera .

Ricorda che la nostra battaglia non è contro le persone .Sfortunatamente noi siamo abituati a vedere le persone come nostri nemici; ma Efesini 6:12 dice

"...il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti.” (Efesini 6:12). 

Questo passo prosegue dicendo che Dio ci dà una completa armatura  spirituale per combattere le nostre battaglie. , e, nel caso foste preoccupati di vincere la battaglia Paolo ci dice in Romani che attraverso Cristo siamo più che vincitori. 

“Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati.” (Romani 8:37)

Dio ci ha creati e attrezzati per la guerra.

Forse la tua battaglia è contro lo scoraggiamento, contro la depressione, contro la delusione, contro le influenze negative delle persone intorno a te o anche contro i modelli di pensiero negativi dentro di te . Quale battaglia ti sta chiedendo Dio di combattere?  In che modo stai combattendo quelle battaglie? Quali armi devi affilare?

Nessuno di noi è chiamato a combattere da solo. Questo mi porta al punto successivo.

Debora e Barac  sperimentarono l' organizzazione originale  di Dio ante-caduta nella quale gli uomini e le donne lavoravano assieme;  Barac rispetta e onora la saggezza e l'autorità di Debora come capo; Debora rispetta l'abilità militare di Barac e la sua richiesta di combattere assieme a lui . Sia che si trattasse di  impugnare una spada oppure di  combattere in preghiera , quello che è certo è che in qualche modo Debora  è scesa in guerra al fianco di Barac come partner.

C'è da sottolineare che Debora e Barac non erano sposati. La collaborazione tra uomini e donne non riguarda esclusivamente quella all'interno di un matrimonio, anche se questo è certamente un requisito per un matrimonio sano. Ma l'immagine di donne e uomini che lavorano assieme per la gloria di Dio nel nostro mondo sessualmente complicato è qualcosa che abbiamo bisogno di vedere. Voi, donne, voi, uomini, in che modo state vivendo questa collaborazione? In che modo state lavorando assieme per adempiere ai propositi di Dio per questo mondo ?

Su vasta scala, noi come cristiani facciamo tutti parte del corpo di Cristo, destinato a lavorare assieme per il bene di tutti. In Efesini 4: 11-12 Paolo dice:

"È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell’opera del ministero e dell’edificazione del corpo di Cristo” (Efesini 4:11-12)

E prosegue al versetto 16 aggiungendo:

“Da lui (Cristo) tutto il corpo ben collegato e ben connesso mediante l’aiuto fornito da tutte le giunture, trae il proprio sviluppo nella misura del vigore di ogni singola parte, per edificare se stesso nell’amore.” (Efesini 4:16) 

Ogni parte del corpo, lavora per raggiungere un obiettivo comune. Come stai collaborando con gli altri credenti in generale? Con chi stai collaborando? Con chi puoi collaborare?

Debora ha celebrato; ha festeggiato sia ciò che hanno fatto gli israeliti che ciò che ha fatto Dio. Non abbiamo letto il capitolo 5 di Giudici, ma l'intero capitolo si chiama “Canto di  Debora” (a volte “Canto di Debora e Barac)”. In questo canto , Debora racconta come gli israeliti combatterono e come Dio liberò il suo popolo. Questa è una lode a Dio e un incoraggiamento al popolo di Israele.

Come Debora, siamo chiamati a celebrare, a festeggiare.

È una delle cose più naturali al mondo; quando un bambino muove i primi passi o pronuncia la sua prima parola, lo diciamo ai nostri amici e alla nostra famiglia. Quando la nostra squadra del cuore vince una partita, gioiamo e ne parliamo con tutti quelli a cui interessa quello sport . Siamo stati fatti per festeggiare.

La prima domanda del Catechismo Minore di Westminster (un documento sulla fede compilato negli anni 1640 da teologi riformati inglesi e scozzesi) chiede: "Qual è il fine principale dell'uomo?" La risposta è: "Il fine principale dell'uomo è glorificare Dio e goderne per sempre". 

Ciò significa che uno degli obiettivi principali dell'esistenza umana è celebrare Dio. Non si tratta solo di cantare la domenica mattina. Non si tratta proprio di solo cantare. Si tratta di glorificare Dio.

Qualsiasi cosa facciamo, ovunque andiamo, chiunque noi siamo, la cosa più importante delle nostre vite è portare gloria a Dio: non avere successo, non di trovare una qualche realizzazione personale. È glorificare Dio. Sì, certo, in Lui troveremo il successo più grande  (il  "Ben fatto , buono e fedele servitore " dal Padre ) , una soddisfazione molto più profonda di quanto potremmo mai trovare se seguissimo  i nostri obiettivi personali. Ma tutto questo è solo un effetto secondario; l'obiettivo è celebrare Dio.

Come celebri? Chi festeggi? Quando Dio fa qualcosa di grande nella tua vita, come lo fai sapere al mondo? Come lo fai sapere ai tuoi amici e alla tua famiglia? Come stai dando gloria a Dio nella tua vita ? 

Debora era una donna di azione. Come la mia eroina d'infanzia Wonder Woman, Debora era forte, abile , e disposta a lottare per ciò in cui credeva. Non esitò; si mosse nella forza di Dio per essere la persona che Dio l'aveva chiamata ad essere. Come Debora, siamo chiamati, siamo guerrieri, siamo partner e siamo celebratori. Siamo eroi.

Al pari di Debora, muoviamoci nella forza di Dio per essere l' eroe, l'eroina che Dio ci ha chiamati ad essere. 

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16 maggio 2021

Proverbi 31 e la donna di valore | 16 Maggio 2021 |

La Bibbia parla della donna in un passo di Proverbi, descrivendo le caratteristiche che la rendono "di valore". Ma il passo di Proverbi sta parlando di altro; parla della saggezza, ritratta come una donna saggia... e la saggezza non è solo per le donne!
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Predicatrice: Jean Guest
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La prima volta che abbiamo visitato i Musei Vaticani come famiglia, nostro figlio più giovane si mise davanti alla statua di Artemide (rappresentata con un arco in mano, una luna tra i capelli, ed un cane al fianco) e disse: “Che donna! Lei caccia, ha la luna come corona - e quel che contava di più  ai suoi occhi -  e  ha un cane!"  Suo padre e io, una volta  smesso di ridere,  gli dicemmo: "Buona fortuna per trovare una così figlio mio!"

Abbiamo tutti la nostra idea di perfezione. Se te lo stessi chiedendo, questa  è la mia: vestiti di bianco che giocano a cricket e lanciano la palla a 150 chilometri all'ora...  mi affascinano ogni volta! Poco importa se sia una sana idea di perfezione, visto che non ha alcun impatto su di voi in  modo sostanziale, quindi è di poca importanza. 

Purtroppo viviamo in un mondo dove, soprattutto per i nostri giovani, e in particolare ancor di più per le nostre giovani donne, i concetti di perfezione sono spacciati come obiettivi da raggiungere. Devi avere  capelli lisci, devi avere una taglia 34, devi avere una pelle perfetta, il tuo naso deve essere piccolo... Le riviste, la TV e i film ti dicono che  che devi, devi, devi… 

In Italia al giorno d'oggi 3 milioni di persone soffrono di disturbi alimentari, delle quali il 95,9%  sono donne. Nel Regno Unito è la metà di quel numero, ma un quarto di questi sono uomini. 

Dovremmo pregare per queste persone;, è una cosa terribile di cui soffrire. Sento dire: "Grazie al cielo nella chiesa,  siamo diversi, e non mettiamo tali pressioni sui nostri membri, in particolare sulle nostre donne!". Ma, ne siamo sicuri?

Leggiamo assieme Proverbi 31:

“Elogio della donna virtuosa 10 Una donna virtuosa chi la troverà? Il suo pregio sorpassa di molto quello delle perle. 11 Il cuore di suo marito confida in lei, ed egli non mancherà mai di provviste. 12 Lei gli fa del bene, e non del male, tutti i giorni della sua vita. 13 Si procura lana e lino e lavora gioiosa con le proprie mani. 14 È simile alle navi dei mercanti: fa venire il suo cibo da lontano. 15 Si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue serve. 16 Posa gli occhi sopra un campo e lo acquista; con il guadagno delle sue mani pianta una vigna. 17 Si cinge di forza i fianchi e fa robuste le sue braccia. 18 Sente che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte. 19 Mette la mano alla rocca e le sue dita maneggiano il fuso. 20 Tende le palme al misero e porge le mani al bisognoso. 21 Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana rossa. 22 Si fa dei tappeti, ha vesti di lino finissimo e di porpora. 23 Suo marito è rispettato alle porte della città, quando si siede tra gli anziani del paese. 24 Fa delle tuniche e le vende, e delle cinture che dà al mercante. 25 Forza e dignità sono il suo manto, e lei non teme l’avvenire. 26 Apre la bocca con saggezza e ha sulla lingua insegnamenti di bontà. 27 Sorveglia l’andamento della sua casa e non mangia il pane di pigrizia. 28 I suoi figli si alzano e la proclamano beata, e suo marito la loda, dicendo: 29 «Molte donne si sono comportate da virtuose, ma tu le superi tutte!» 30 La grazia è ingannevole e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme il Signore è quella che sarà lodata. 31 Datele del frutto delle sue mani, e le opere sue la lodino alle porte della città. (Proverbi 31:10-31)

Voglio prima di tutto parlare di cosa non è questo passo. Non si tratta di una moglie, del fatto che sia nobile o meno. Non sta parlando di una donna virtuosa. La frase “una donna virtuosa” nell'originale ebraico è "אֵֽשֶׁת  חַ֭יִל -’ê·šeṯ- ḥa·yil” , e significa letteralmente “donna di forza”  oppure “donna di  valore”. 

Non è neppure un elenco con cui verificare se le donne siano o meno realizzate.  Non parla nemmeno di
una vera donna. Ma non  puoi immaginare cosa si trovi sul web"ecclesiastico" circa questo passo.

Se fai una ricerca, noterai  come Proverbi 31 sia inteso per le sole donne, con molto rosa, qualche lustrino, caratteri tipografici femminili e ovviamente  immagini di una donna sinuosa ed elegante. Ora se ti piacciono il rosa e i lustrini,  questo è assolutamente un tuo diritto e non intendo offenderti. 

Quello a cui mi oppongo è l'idea che le donne cristiane siano solo dolci e tenere e che questo particolare brano delle Scritture  sia  solo per le donne. E ci sono dozzine di libri  pubblicati con il titolo "Come diventare la donna di Proverbi 31". Il mio preferito è "Come diventare una donna di Proverbi 31 in 21 giorni."!

Cos'è che mi porta a dire che non ha senso avere questo punto di vista? Due sono le ragioni. 

Se leggi i primi nove versetti del capitolo 31 troverai la parole del re Lemuel  che ammonisce contro il bere e godere della compagnia di donne che tua madre disapproverebbe. Non è un vero re,  non si trova da nessuna parte nel resto delle Scritture  o della storia ebraica: è la metafora di qualcuno che ha perso la via e si sottrae alle sue responsabilità;  in altre parole, qualcuno che è tentato da una vita di pigrizia. 

La seconda ragione è che in tutto il libro di Proverbi la saggezza  è personificata come una donna;  i pronomi usati sono “lei e essa”. 

“La saggezza grida per le vie, fa udire la sua voce per le piazze; negli incroci affollati essa chiama, all’ingresso delle porte, in città, pronuncia i suoi discorsi...” (Proverbi 31:20-21)

Se lo scrittore di Proverbi ha speso i 30 precedenti capitoli riferendosi alla saggezza come a una donna, perché dovrebbe improvvisamente trasformarla  in un'individuo in carne ed ossa nell'ultimo capitolo? Sicuramente questo non farebbe che confondere il lettore.

Allora, di cosa parla veramente Proverbi 31? In primo luogo è una poesia in forma di acrostico, cioè ogni riga inizia con una lettera dell'alfabeto ebraico in successione. È un pezzo di letteratura scritta in modo tale da renderlo facile a ricordare, in modo che possa essere recitato.

Se è importante che sia  facile da ricordare questo implica che il messaggio della scrittura ha un significato reale ed è facilmente accessibile a tutti. A proposito, nella tradizione ebraica questo passaggio è spesso cantato dagli uomini in segno di gratitudine per le donne della loro vita, dalle quali sono stati benedetti . Le donne non hanno guadagnato queste lodi perché sanno cucire, ma quel canto è semplicemente un dono fatto a loro, e penso che questo sia davvero adorabile.

In secondo luogo lo scopo della poesia è di attrarre la nostra attenzione (e quella del re Lemuel) verso le glorie della quotidianità, spesso trascurate. Non è una descrizione del lavoro di  tutte le donne, ma una celebrazione della saggezza in azione che, se seguita da ciascuno,  reca benefici sia alla famiglia che alla società.

In terzo luogo, la poesia è scritta in uno stile eroico, rispecchiando così la forma di una poesia scritta in onore di un grande vittoria in battaglia. La poesia cattura tutti i temi della saggezza che sono state presentate nel resto del libro e li dispone in questo ritratto di “ ’ê·šeṯ- ḥa·yil”; come Anthony Billington scrive nel suo libro sui Proverbi: "La saggezza è eroicamente pratica".

Che cosa è la saggezza, dunque?

La saggezza è preziosa

E' difficile da trovare come qualsiasi gioiello. E l'inizio della saggezza è...

Il timore del Signore è il principio della scienza;  gli stolti disprezzano la saggezza e l’istruzione (Proverbi 1: 7)

Questo timore non è un  atto di sottomissione e di terrore, ma le parole più vicine che abbiamo sono “soggezione” e “riverenza”. Il timore del Signore si esprime nella sottomissione reverenziale alla sua volontà, la caratteristica della vera adorazione, che è ciò che  Paolo afferma  in Romani 12 dovrebbe essere l'intera nostra vita. 

La saggezza è diligente

Le persone sagge non si sottraggono alle responsabilità, ma cercano di essere buoni amministratori di tutto ciò di cui sono responsabili

v.13 ...lavora gioiosa con le proprie mani.
v 27a Sorveglia l’andamento della sua casa
v 27b non mangia il pane di pigrizia

La saggezza programma il futuro 

v. 21 Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana rossa.
v.25b lei non teme l’avvenire.

Nel brano si parla di saggia amministrazione delle risorse, ma i principi sono ugualmente pertinenti la nostra vita. Dovremmo prenderci cura della nostra chiesa locale, finanziarla, pregare per essa; pregare per la nostra comunità e per il nostro paese (e, siamo corretti... paghiamo le tasse!) e come membri della razza umana dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per prenderci cura della terra e delle sue risorse.

La saggezza è generosa 

v. 20 Tende le palme al misero e porge le mani al bisognoso 

E si assicura che nessuno sia lasciato indietro

v. 15 Si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia e il compito alle sue serve

Quello che qui vedete tradotto con “”compito”, in realtà in ebraico è la parola חֹק ḥôq , che significa “misura, porzione”. Per cui lo scrittore sta dicendo che non solo provvede cibo per la sua famiglia, ma anche per coloro che sono al servizio della famiglia.

La saggezza è talentuosa 

Siamo statti tutti benedetti con doni, talenti, cose in cui siamo bravi. La persona saggia gode di quei doni e li usa non solo per i propri piaceri, ma anche a beneficio degli altri.

vv. 18-19 Sente che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte. Mette la mano alla rocca e le sue dita maneggiano il fuso.

Potresti anche avere talento nel mondo della politica o dell'amministrazione civica. La persona saggia non si tira indietro dall'essere coinvolta, al contrario c'è bisogno che il saggio lo sia.

v. 23 ... rispettato alle porte della città, quando si siede tra gli anziani del paese.

La saggezza ha una visione

Cerca modi per portare un nuove prospettive, si sforza non solo di portare per il nuovo, ma anche il meglio.

La saggezza è una benedizione 

v. 16 Posa gli occhi sopra un campo e lo acquista; con il guadagno delle sue mani pianta una vigna.

Ci sono una serie di  cose che dobbiamo capire circa questo versetto. La prima è la frase “posa gli occhi”; in ebraico è una sola parola, זָמַם  zâmam, che significa “considerare, ponderare, pesare”. In precedenza nel libro dei Proverbi questo è stato utilizzato per significare “concepire il male” ma qui il significato viene ribaltato e dice che la  saggezza concepisce le benedizioni. 

In secondo luogo, la donna prende quello che ha come un bene e lo investe, in modo che diventi una benedizione per tutti coloro che le stanno accanto (ti fa venite in mente la parabola dei talenti?). 

Potremmo essere sfidati ad  usare le risorse materiali come mezzo per benedire altri, ma quelli che tutti noi abbiamo sono i doni spirituali che dovrebbero essere usati per benedire gli altri. E questo è vero per  ogni dono; dall'amministrazione, all'ospitalità, alla profezia, alla guarigione.

La saggezza è "אֵֽשֶׁת  חַ֭יִל -’ê·šeṯ- ḥa·yil”: una donna di valore, eroicamente pratica. Come ha detto Rachel Held Evans, “il valore non riguarda ciò che tu fai, ma come lo fai. " 

Qualunque cosa siamo, anche se siamo casalinghe, facciamo in modo di essere  casalinghe di  valore. Se siamo infermiere, infermiere di valore. Se abbiamo un'attività, o siamo  insegnanti, o  bariste, se siamo ricche o povere, single o sposate,  dovremmo fare tutto con valore. Questo è quello che ci rende persone sagge.

E, Proverbi 31, non vale solo per le donne! La saggezza è per tutti noi. Magari ci metteremo più di 21 giorni per ottenerla... ma questa è la gioia di vivere con Dio

Preghiamo.

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25 aprile 2021

Raab: una donna di carattere | 25 Aprile 2021 |

Cosa è che definisce una persona agli occhi di Dio? La sua reputazione o il suo carattere? Raab non aveva reputazione degna di nessuna rilevanza... Ma Dio ha guardato il suo cuore ed il suo carattere. Ed è così che anche se donna in una società patriarcale, anche se pagana in mezzo a credenti, anche se prostituta, il Signore l'ha scelta per essere una progenitrice di Suo Figlio Gesù.
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Predicatrice: Jean Guest
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“Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia. " 

Questa frase è stata detta da John Wooden: potresti non aver mai sentito parlare di lui, e per nessun motivo avresti dovuto. È stato uno degli allenatori di basket  di maggior successo negli Stati Uniti; la chiave del suo  successo era sì conoscere il suo sport, ma dello sport era anche un brillante psicologo. Sapeva cosa motivava le persone e sapeva come aiutarle a raggiungere il loro pieno potenziale, tanto da essere venerato anche nel mondo della politica e della leadership organizzativa; e lui ha “allenato” molti giocatori non di basket. Le sue concise citazioni sono passate alla storia.

Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è, semplicemente,  cosa gli altri pensano che tu sia. Questa affermazione  non può essere più vera del caso della donna straordinaria che studieremo questa mattina: Raab.

Preghiamo: Padre, oggi veniamo a cercare con impazienza il tuo volto attraverso la tua parola. Aiutaci a sentire e rispondere secondo il tuo volere. Preghiamo per la tua benedizione in questo momento. Amen.

Prima di leggere il racconto, lasciatemi mettere  al loro posto  un po' di informazioni nel contesto della storia ebraica.

Mosè è morto e Giosuè è ora a capo degli ebrei che sono accampati nella  Valle del Giordano, di fronte alla città di Gerico. Come popolo sono in procinto di entrare nella Terra Promessa, ma ci stanno di  mezzo i Cananei 

Possiamo vedere da questa ricostruzione che aspetto avesse la città che avevano di fronte. La città principale è racchiusa da  mura interne,  con i membri socialmente meno desiderabili  tra quelle e le mura  esterne. È in di questa cerchia esterna che vive Raab e la sua famiglia. Leggiamo la prima parte della sua storia.

“Or Giosuè, figlio di Nun, mandò segretamente da Sittim due spie e disse loro: «Andate, esaminate il paese e Gerico».  Quelle andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab, e vi alloggiarono. Ciò fu riferito al re di Gerico, e gli fu detto: «Ecco, alcuni uomini dei figli d’Israele sono venuti qui per esplorare il paese». Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa’ uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese». Ma la donna prese quei due uomini, li nascose e disse: «È vero, quegli uomini sono venuti in casa mia, ma io non sapevo di dove fossero; e quando si stava per chiudere la porta della città all’imbrunire, quegli uomini sono usciti; dove siano andati non so; rincorreteli senza perdere tempo, e li raggiungerete». Lei invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti sotto gli steli di lino che vi aveva ammucchiato. E la gente li rincorse per la via che porta ai guadi del Giordano; e, dopo che i loro inseguitori furono usciti, la porta della città fu chiusa. Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza, e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi. Poiché noi abbiamo udito come il Signore asciugò le acque del mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sicon e Og, che votaste allo sterminio. Appena lo abbiamo udito, il nostro cuore è venuto meno e non è più rimasto coraggio in alcuno per causa vostra; poiché il Signore,  il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra. Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». Quegli uomini risposero: «Siamo pronti a dare la nostra vita per voi, se non divulgate questo nostro affare; e quando il Signore ci avrà dato il paese,  noi ti tratteremo con bontà e lealtà». Allora lei li calò giù dalla finestra con una fune; infatti la sua casa era addossata alle mura della città, e lei stava di casa sulle mura. E disse loro: «Andate verso il monte, affinché non v’incontrino i vostri inseguitori,  e rimanetevi nascosti per tre giorni fino al ritorno di coloro che v’inseguono; poi andrete per la vostra strada». E quegli uomini le dissero: «Noi saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare, se tu non osservi quello che stiamo per dirti: quando entreremo nel paese, attaccherai alla finestra per la quale ci fai scendere, questa cordicella di filo rosso;  radunerai presso di te, in casa, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. Se qualcuno di questi uscirà in strada dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sul suo capo, e noi non ne avremo colpa;  ma il sangue di chiunque sarà con te in casa ricadrà sul nostro capo, se uno gli metterà le mani addosso. Se tu divulghi questo nostro affare, saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare». E lei disse: «Sia come dite!» Poi li congedò, e quelli se ne andarono. E lei attaccò la cordicella rossa alla finestra. Quelli dunque partirono e se ne andarono al monte, dove rimasero tre giorni, fino al ritorno di quelli che li rincorrevano,  i quali li cercarono per tutta la strada, ma non li trovarono. E quei due uomini ritornarono, scesero dal monte, oltrepassarono il Giordano, andarono da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quello che era loro successo.  Essi dissero a Giosuè: «Certo, il Signore ha dato in nostra mano tutto il paese; e già tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a noi».’ (Giosuè 2:1-24)

È una sceneggiatura degna di colossal: dove potrebbero mai finire due spie inviate dal loro focoso leader in una missione pericolosa? E' ovvio,  nella casa di un prostituta. Le parole per descrivere la  casa di lei qui sono quelle di un luogo polifunzionale: è una casa, una locanda e un bordello. 

E' un luogo dove passano molte persone per bere e per fare altre cose, è il posto perfetto per delle spie dove raccogliere informazioni. Tuttavia, le informazioni possono andare in entrambi i sensi e vediamo che il re di Gerico non solo viene a sapere che le spie sono nella sua città, ma esattamente dove sono, ovvero a casa di Raab. Il re manda i suoi uomini e le chiede di consegnarglieli. Ma lei non lo fa, mente agli uomini del suo re e nasconde i due israeliti. 

Perché fa questo? Perché, siamo chiari, queste sono le azioni di un traditore della sua stessa gente. La storia suggerisce due ragioni:  la prima è la paura. 

“Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza,  e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi.” (Giosuè 2:8-9)

La Bibbia è un racconto molto onesto dell'umanità, e non  evita mai di mostrarci gli abissi in  cui le persone possono  cadere. Raab  ha una famiglia da proteggere e farà tutto il possibile per questo.

La seconda è forse più rassicurante per noi in quanto è uno squarcio profetico più profondo su chi sia il popolo ebreo e il Dio che essi seguono.

“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.”  (Giosuè 2:11b)

E' una stupenda dichiarazione di fede circa l'universalità delle leggi di Dio.

Salva quindi le spie, ma prima di aiutarle a fuggire, da esperta donna di affari come è lei, tira fuori i termini dell'accordo;  non è disposta a rischiare la tortura e la morte sua e della sua famiglia qualora venisse scoperta senza una ricompensa. Quello che sta facendo ha un prezzo molto alto e lei cerca una ricompensa attraverso una promessa.

“Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». (Giosuè 2:12-13)

Le spie le promettono che si occuperanno personalmente  di salvare lei e la sua famiglia quando la città cadrà. La promessa è suggellata con un segno fisico,  com'era consuetudine nella loro cultura: lei avrebbe dovuto esporre una fune rossa alla sua finestra, Il colore è significativo: in quella cultura il rosso era il colore associato all'attività  di Raab, quindi nessuno avrebbe pensato che fosse strano se lo avesse visto, ma ancor di più  è il colore del sangue e  visto che le spie non potevano fare un patto di sangue con lei (dopotutto era una pagana): il colore simboleggiava la solennità con cui facevano la loro promessa.

Le spie fuggirono, gli israeliti iniziarono a marciare attorno alla la città...  e il resto,  come si suol dire, è storia.

Ma che ne fu di Raab? Gli israeliti mantennero la loro promessa:

“E Giosuè disse ai due uomini che avevano esplorato il paese: «Andate in casa di quella prostituta, fatela uscire con tutto ciò che le appartiene, come glielo avete giurato».  E quei giovani che avevano esplorato il paese entrarono nella casa, e ne fecero uscire Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto quello che le apparteneva; ne fecero uscire anche tutte le famiglie dei suoi e li sistemarono fuori dell’accampamento d’Israele.” (Giosuè 6:22-23)

È questa la fine della sua storia? Certamente no, lei apparirà come una di solo cinque donne menzionate nella genealogia di Gesù in Matteo 1:

“Salmon generò Boaz da Raab; Boaz generò Obed da Rut; Obed generò Isai…” (Matteo 1:5)

e altre due volte nel  Nuovo Testamento che vedremo tra poco. 

Allora cosa dovremmo farcene di questa storia e di questa  donna? Quali lezioni possiamo imparare e  quale significato ha per noi nell'Italia del XXI secolo?

Diamo uno sguardo più da vicino alla donna in se e dimentichiamoci la vicenda  d'azione intorno a lei.

Innanzitutto il suo nome Raab è un soprannome, è un gioco di parole;  significa "ampia". Molti studiosi dicono che questo non denoti nulla più che insinuazioni sulla sua occupazione. 

Ma c'è un'altra scuola di pensiero che dice che il nome è significativamente incluso non per "dare un po' di pepe alla storia", ma per spingerci direttamente verso il concetto di liberazione che è al centro delle scritture ebraiche. 

Dio è un dio che libera ripetutamente gli afflitti portandoli in una terra più ampia e allarga anche i loro cuori attraverso la Torah, che significa “insegnamenti”.

“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.” (Giosuè 2:11b)

Quando Raab dice questo alle spie, sta facendo eco a delle parole che i lettori ebrei avrebbero riconosciuto come quelle usate da Mosè per ricordare al popolo tutto  quello che  Dio aveva  fatto per loro. 

“Sappi dunque oggi e ritieni bene nel tuo cuore che il Signore è Dio, lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e che non ve n’è alcun altro.” (Deuteronomio 4:39)

Quella di Raab è una storia di liberazione. E lei appare nella genealogia di Gesù a sottolineare l''atto ultimo di liberazione e in particolare che è la  liberazione per tutte le genti.

Allora che dire della sua occupazione? Perché abbiamo bisogno di sapere questo dettaglio? Per gli israeliti è tre volte emarginata: è una cananea, è  una donna ed è una prostituta.  E' una sfida alla loro sensibilità.

Ricorda che il carattere è più importante della reputazione. Il suo carattere era quello di una persona che riconosceva Dio per chi fosse e su cosa stesse lavorando. Gli ebrei furono in in grado di entrare nella terra promessa grazie alla sua fede in azione. E' per questo che  deve essere onorata venendo accolta tra di loro. E lei è anche una sfida per noi.

Diamo un'occhiata a dove altro è menzionata nel Nuovo Testamento:

“Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie.” (Ebrei 11:31)

“E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un’altra strada?” (Giacomo 2:25)

Uno la loda per la sua fede, l'altro per le sue azioni. Viene descritta senza giudizio:  non lo fanno con disgusto, non cercano di  appiopparle un'etichetta, ma semplicemente la lodano  per il suo carattere. 

Raab ci ricorda che Dio sceglie di salvare coloro che hanno un passato, come ho già detto, ed ecco perché è lì in Matteo; perché Dio può usare chiunque abbia un passato; come madre dà forma al carattere, alla fede e ad un carattere a misura di Dio di suo figlio Boaz.

Dio  ridefinisce quelli con un passato; Raab  passò dall'essere  una donna perduta ad essere una donna prescelta, da una cattiva ragazza a una sposa, da un disastro a una madre e da una prostituta a una progenitrice del Messia .

Forse oggi ti identifichi con Raab, sai cosa significhi essere salvati e rinnovati e vuoi chiedere allo Spirito Santo di sviluppare il tuo carattere, per renderti più simile a Gesù. 

O forse ti senti di più come le spie, in missione per salvare e portare nel nostro accampamento gli oppressi, i perduti, gli affranti, gli inquieti, gli  emarginati.

Se stai, se stiamo  pensando questo,   allora dovremmo prestare attenzione a Giacomo e a Ebrei e farlo senza giudicare. 

Come si suol dire “È  difficile lanciare pietre quando stai lavando piedi ”.

Preghiamo.

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11 aprile 2021

Cinque sorelle per cambiare la legge - Storie di donne nella Bibbia | 11 Aprile 2021 |

Dio ha creato uomini e donne con la medesima dignità ed importanza. E mentre all'epoca in cui è stata scritta la Bibbia nessuno scriveva storie di e sulle donne, la Parola di Dio ne è ricca; e da essa traiamo esempi di coraggio, intelligenza e impegno che sono di monito e guida per ciascun credente. Come quello di cinque sorelle coraggiose, tramite cui Dio ha cambiato una legge ingiusta.
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Predicatrice: Jean Guest
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Oggi stiamo iniziando una nuova serie di messaggi che guarda alcune delle grandi storie di emancipazione delle donne in tutta la Bibbia. Sono grata a Marco per avermi dato questa opportunità di predicare a te e ai teologi NT Wright, Paula Gooder ed Elaine Storkey per aver modellato il mio pensiero.

Lasciatemi pregare per noi tutti: "Padre, prego che oggi  prenderai le mie parole e le userai per la tua gloria. Apri i nostri cuori e le nostre menti così da essere sfidati, cambiati e incoraggiati dalla tua parola, in modo che possiamo lasciare questo posto meglio attrezzati per essere testimoni della tua bontà, misericordia e grazia. Amen."

Prima di dare un'occhiata ad alcuni di queste donne degne di nota, voglio parlare un po' di genere e patriarcato. Ma quello che voglio dire per primo, più di tutto  e  sottolineato tre volte, è che credo assolutamente che la Bibbia è la parola di Dio ispirata da lui; ma comprendo anche che è stata scritta da esseri umani (principalmente uomini) e che è nata nel contesto di da una certa cultura.

Ogni volta che leggiamo la Bibbia ci sono tre domande che  dovremmo porci: la prima il primo è

1. Quale è il contesto storico in cui  gli autori stanno scrivendo, cosa fanno e perché?

La seconda è:

2. Cosa significa effettivamente quello che leggo?

Molto spesso ciò significa che dobbiamo esaminarne diverse traduzioni in modo da trovare ciò che la Bibbia sta veramente dicendo: ci sono molti casi in cui noi abbiamo traduzioni errate (parlerò di una brevemente tra poco). In inglese ci sono una quantità di differenti tradizioni da poter consultare; purtroppo questo non è  il caso della lingua italiana, ma alcune ci sono.

In terzo luogo dobbiamo chiederci:

3. Cosa posso prendere da  questo passaggio mentre lo leggo? 

Quali sono le mie aspettative, le mie speranze, le mie paure, i miei bagagli personali? Oppure:  in che modo influirà sul modo in cui leggo e capisco la Scrittura?

Torniamo subito all'inizio a Genesi capitolo 1:

"Poi Dio disse: «Produca la terra della vegetazione, delle erbe che facciano seme e degli alberi fruttiferi che, secondo la loro specie, portino del frutto avente in sé la propria semenza, sulla terra»... Poi Dio disse: «Producano le acque in abbondanza esseri viventi, e volino degli uccelli sopra la terra … le acque produssero in abbondanza secondo la loro specie, e ogni volatile secondo la sua specie.... Poi Dio disse: «Produca la terra animali viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici della terra, secondo la loro specie». ... Poi Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza, e abbiano dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio;  li creò maschio e femmina.." (Genesi 1: 11, 20, 21, 24, 26-27)

Qui vediamo Dio che porta ordine fuori dal caos attraverso la Creazione. Per prima cosa crea luce, acqua e terra e poi inizia a popolare il mondo; prima con piante di cui alcune ci dice portatrici di semi. Guarda ciò che ha creato e lo dichiara essere buono.

Quindi riempie le acque di pesci e altre creature marine e di nuovo le benedice e dice loro di essere feconde. Poi vengono gli animali della terra; di nuovo sono creati e benedetti e viene detto loro di essere fecondi. 

Ogni pianta e animale finora è maschio e femmina, l'ordine creato ha un sesso. E infine nel versetto 27 arriviamo alla gloria della Creazione: così Dio ha creato l'umanità a sua immagine: “a immagine di Dio li creò maschio e femmina li creò.”

Ora ecco il punto: se il nostro essere creati a immagine di Dio non riguarda altro che la distinzione tra generi (maschio e femmina),  allora l'intera Creazione è stata fatta a sua immagine... ma qui, la Bibbia, non dice questo!

Solo gli esseri umani lo sono e quindi la nostra immagine  è qualcosa di diverso dal semplice genere. E vediamo pure che non c'è separazione i due, ma  perfetta uguaglianza.

Diamo una rapida occhiata a Galati 3:28

Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero;  non c’è né maschio né femmina;  perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù." (Galati 8:28)

Questo è l'errore di traduzione di cui io ti parlavo: in realtà, in originale, Paolo afferma (vediamo un'altra traduzione più accurata):

"Non siete più Ebrei, né pagani, schiavi o liberi  e neppure uomo o donna,  perché siete tutti uniti in Cristo. (Galati 8:28 PV)

Paolo sta scrivendo a una chiesa nel contesto di un dibattito sulla circoncisione maschile che deve essere classificata come parte integrante della chiesa e nel contesto culturale dove nella sinagoga avresti potuto udire gli uomini pregare così: “Dio, ti ringrazio di non essere stato creato un gentile, uno schiavo o una donna ”.

È disperato per questi giovani cristiani non si rendano conto che sono persone della risurrezione, persone della nuova Creazione, ciò che era una volta è stato capovolto.

Il cristianesimo non è il giudaismo con una etichetta che dice “fede in Cristo”.  Paolo sta citando il verso di Genesi 1che parla di genere; è così che era in Paradiso, e lo dice in termini di appartenenza alla famiglia di Dio. L'essere uomini  non ha più il privilegio che ha
ha avuto nel corso dei millenni. Certamente questo era vero all'epoca, non credete?

Ovviamente, no (guardate la vignetta!).

Non significa che l'ideale sia senza genere, significa semplicemente che è irrilevante.Ma non significa neppure che all'interno del Regno siamo identici, o complementari.

Allora, perché abbiamo lottato con questo? Ciò è dovuto ad una struttura della società dell'epoca  chiamata patriarcato. Cosa intendo dire? Questa è una definizione:

"Il patriarcato è un sistema sociale in cui gli uomini detengono il potere in modo primario e predominano nei ruoli di leadership politica, autorità morale, privilegio sociale e controllo della proprietà."

E l'Antico Testamento è stato sicuramente scritto nel contesto di una società patriarcale. Sto dicendo che sia una cosa sbagliata? Certamente no; sto dicendo che è quello che è,  e dovremmo quindi leggerlo per quello che è . Se gli uomini erano più importanti e detenevano maggiore rilevanza  pubblica e le donne avevano valore esclusivamente tra le mura domestiche ovviamente troveremo  storie  di uomini che fanno cose da uomini.

Sto di nuovo dicendo che dovremmo leggerlo per quello che è e non per quello che non è. E prima inizi a urlarmi contro,   è proprio per questo motivo che ho nel mio cuore le Scritture; perché in un perido storico dove  tutte le altre narrazioni scritte negli altri stati, tipo quelle dei babilonesi, ignoravano completamente storie di donne, nelle pagine dell'Antico Testamento  ne troviamo alcune straordinarie e stimolanti;  Dio non lo ha permesso che fossero completamente cancellate. Più avanti nella serie incontreremo le donne del Nuovo Testamento che hanno cambiato il mondo.

Ma oggi lasciate che vi presenti le cinque figlie di Selofead, o per dare loro il proprio nome Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa. Queste cinque giovani donne hanno cambiato la storia delle donne ebree. Leggiamo la loro storia:

"Allora si fecero avanti le figlie di Selofead, figlio di Chefer, figlio di Galaad, figlio di Machir, figlio di Manasse, delle famiglie di Manasse, figlio di Giuseppe,  che si chiamavano Mala, Noa, Cogla, Milca e Tirsa; esse si presentarono davanti a Mosè, davanti al sacerdote Eleazar,  davanti ai capi e a tutta la comunità all’ingresso della tenda di convegno, e dissero: «Nostro padre morì nel deserto, e non stava in mezzo a coloro che si adunarono contro il Signore, non era della gente di Core, ma morì a causa del suo peccato,  e non ebbe figli maschi. Perché il nome di nostro padre dovrebbe scomparire dalla sua famiglia? Infatti non ha avuto figli maschi. Dacci una proprietà in mezzo ai fratelli di nostro padre». Mosè portò la loro causa davanti al Signore. E il Signore disse a Mosè: «Le figlie di Selofead dicono bene. Sì, tu darai loro in eredità una proprietà in mezzo ai fratelli del loro padre, e farai passare ad esse l’eredità del loro padre. Parlerai pure ai figli d’Israele, e dirai: “Quando uno morirà senza lasciare figli maschi, farete passare la sua eredità a sua figlia." (Numeri 27:1-8)

Il popolo d'Israele aveva vagato nel deserto per 40 anni e ora erano nelle pianure di Moab e stavano per entrare nella Terra Promessa. Era importante sapere chi era ancora vivo dell'esodo originale e quanti fossero di seconda generazione, in modo che la terra potesse essere divisa  in base al numero di persone nel censimento (Numeri 26) con più terra data a tribù più grandi e meno terra a quelle più piccole.

Dio disse a Mosè di fare conta delle tribù, ma secondo l'usanza dell'epoca questo era solo per il nome degli avi e sul versante degli uomini. Era previsto che le donne sarebbero state incluse nella linea di eredità e successione dei maschi della loro famiglia.

Ma questo era un gran bel problema per le cinque sorelle. Il loro padre era morto, non aveva fratelli o altri parenti maschi;  sarebbero state lasciate senza terra e senza eredità.

Mi chiedo come donna cosa avremmo fatto al loro posto? Borbottare? Trovare un marito, qualsiasi fosse, e velocemente?

Questo è ciò che hanno fatto le sorelle. Sono andate al luogo di  riunione, un posto dove c'erano solo uomini di alto rango  e certamente le donne non avevano il permesso di entrare,  e si presentate davanti a Mosè e agli altri capi appellandosi contro la legge.

Notate che sono andate insieme. Hanno presentato le credenziali del padre, il quale era stato leale, non aveva fatto  parte dell'insurrezione ed era morto di mote naturale; sicuramente era degno di rispetto.

Se la legge fosse rimasta com'era, allora il nome e l'eredità del padre sarebbe stata dimenticata semplicemente perché non aveva figli maschi: ma ne ha cinque figlie: “Dacci delle proprietà tra quelle dei parenti d i nostro padre!” (versetto 4). 

Poiché la tradizione doveva collegare la proprietà della terra al  cognome maschile, era un valido argomento di discussione.

Dal modo in cui hanno plasmato la loro argomentazione vediamo che le sorelle  conoscevano la loro storia, la loro cultura, le  tradizioni e conoscevano la legge. 

Quello che volevano mettere in discussione non era la legge di Dio che era intrinsecamente giusta, ma come l'avevano interpretata gli uomini. Ecco perché erano pronte a confrontarsi con i loro leader e a sottolineare l'ingiustizia.

Debbono avere avuto anche fiducia che  Mosè le avrebbe ascoltate; non può essere sottovalutato il fatto che, quello che stavano facendo potrebbe avergli  causati enormi difficoltà.

Bisogna dar merito a Mosè, che non solo ascoltò, ma mostrò la sua vulnerabilità e intelligenza come  leader, ammettendo che aveva bisogno della saggezza di Dio, non volendo appoggiarsi semplicemente alla sua propria interpretazione della legge.

Dio stabilì a favore delle sorelle; dovevano essere date loro delle proprietà  tra quelle della loro tribù. Ancor di più,  la sentenza doveva essere universale: d'ora in poi, se un uomo fosse morto senza figli, le sue figlie dovevano riceverne l'eredità.

E in modo ancora più radicale vedremo nel capitolo 36 che le sorelle avrebbero potuto scegliere il proprio coniuge all'interno della tribù.

Sappiamo che Mosè non visse abbastanza da vedere le sorelle ereditare la loro terra.  Toccò a Giosuè  assicurarsi che la decisione di Dio fosse eseguita (possiamo leggerlo in Giosuè 17: 3-6).

Tutto ciò  ha cambiato il modo in cui le donne venivano trattate. Non lo sono non dovevano sposarsi più per avere riconosciuta la loro identità, ma le affermava come membri di valore nella tribù con diritti propri come donne non sposate.

Cosa possiamo imparare dalle sorelle?

1. È di fondamentale importanza vedere la nostra identità come donne davanti a Dio e non legata alle convenzioni umane.

2. La loro audacia si basava sulla loro conoscenza e comprensione, non ultima la loro conoscenza di Dio. Credevano che fosse giusto ed equo che  poteva essere invocato per venire in loro aiuto. Anche noi dovremmo conoscere  il nostro Dio in questo modo.

3. Hanno cercato giustizia, e noi dobbiamo essere in grado di  discernere ciò che è giusto e ciò che è ingiusto e avere la saggezza di saper rispondere. Come le sorelle non dovremmo esitare ad affrontare l'ingiustizia e sfidare le norme sociali, perché così facendo proprio come quelle sorelle, potremmo fare la differenza generazioni di ragazze.

4. Impariamo cosa sia essere delle guide. Le sorelle hanno mostrato di essere delle leader nella loro volontà di prendere una posizione.  Mosè mostrò di essere leader nell'essere disposto ad  ascoltare e a cambiare. Entrambi erano disposti a sottomettersi a Dio.

La leadership non è né solitaria né di genere, né autoritaria né roboante. La leadership è condivisa, percettiva e aperta. Se saremo disposti a vivere così assieme, allora il Regno di Dio potrà venire.

Amen.


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