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06 giugno 2021

Nascoste, ma in bella vista: le donne nel Nuovo Testamento | 06 Giugno 2021 |

Ad una lettura superficiale del Nuovo testamento potrebbe sembrare che sian poche le figure femminili di spicco. Ma, se leggiamo bene, vedremo che già nella chiesa primitiva le donne avevano un ruolo importante nel piano di Dio di portare la sua parola fino all'estremità della terra.
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Predicatrice: Jean Guest
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Sono sicura che ciascuno di noi  abbiamo giocato con i nostri o con i bambini di altri a "Cucù". È uno strano fenomeno dell'infanzia dove loro sembrano credere che se si coprono gli occhi non possono  essere visti.

I ricercatori dell'Università di Cambridge hanno rivolto la loro attenzione a questo mistero eseguendo una varietà di test semplici su gruppi di bambini di 3 e 4 anni giocando a cucù con loro. Hanno scoperto, come anche noi, che quando gli occhi di un bambino sono coperti, si sentono invisibili. Credevano anche che fosse vera la medesima cosa se loro avessero potuto vedere, ma gli occhi dell'adulto erano coperti. 

Ma c'è un colpo di scena:  quando gli si chiedeva esattamente su ciò che significava per loro l'invisibilità, i bambini nello studio hanno ammesso che, si,  i loro corpi erano ancora visibili quando erano coperti i loro occhi, ma  era il loro "io" ad essere nascosto nascosto, o almeno  questo è il suggerimento; i bambini sembrano fare distinzione tra corpo e “io” e  l'io sembra essere da tutti descritto come se vivesse in un certo senso negli occhi.  Per poter vedere veramente qualcuno hai bisogno incontrare il suo sguardo.

Se ti chiedessi di nominare alcune delle donne che si trovano nel Nuovo Testamento potresti citare un paio di Marie, poi c'è la donna al pozzo, di cui non conosciamo il nome.  E  non c'è forse una Lidia e  una Febe? E se ti chiedessi di  darmi alcuni passi scritti in particolare per le donne del Nuovo Testamento, potresti citare tutte le volte che Gesù incontra delle donne;  poi ce n'è uno sul tacere in chiesa. E che dire di quello che viene detto sul coprire il capo e, ultimo ma non meno importante, il versetto sull'essere sottomesse. 

A prima vista sembrerebbe che, dalla mancanza di menzione specifica, o di nomi reali, le donne nel Nuovo Testamento sono di secondaria importanza rispetto ai grandi eroi della chiesa primitiva il cui insegnamento e la cui testimonianza ci stanno giustamente a cuore. Eppure il NuovoTestamento è popolato da molte coraggiose, belle, fedeli  donne di Dio. È come se fossero nascoste, ma in bella  vista.

Forse dobbiamo scrollarci di dosso le nostre bende culturali e sorvolare su di esse, per poter incontrare il loro sguardo e vederle davvero. Hanno molto da insegnarci e io credo che la loro presenza sia una sfida anche per noi.

Voglio iniziare dando un'occhiata a Romani in particolare Romani 16 e a tre donne che vi troviamo. Nel momento in cui scrive Paolo è a Corinto, non ha potuto visitare i credenti a Roma e quindi scrive loro. E così succede che  scriverà una delle più grandi esposizioni della fede cristiana che abbiamo. Nei capitoli da 1 a 8 espone i fondamenti della fede; nei capitoli da 9 a 11 spiega la sovranità di Dio sulla salvezza e nei capitoli da 12 a 16 li e ci istruisce  su come vivere una vita santa. Include anche un po' di  suggerimenti pratici: sta programmando dei viaggi a Gerusalemme e in  Spagna e spera che i credenti di Roma lo sostengano in questo.

“Per questa ragione appunto sono stato tante volte impedito di venire da voi; ma ora, non avendo più campo d’azione in queste regioni, e avendo già da molti anni un gran desiderio di venire da voi...” (Romani 15:22-23)

Paolo termina la sua lettera con un elenco di saluti personali a tutti di coloro che sono stati di aiuto al suo ministero, ai capi della chiesa e a amici cari. Le donne nominate e salutate con ruoli specifici sono Febe, Prisca, Giunia, Perside, Maria, Trifena e Trifosa, la  madre di Rufo, la sorella di Nereo e Giulia.

Queste donne hanno ricoperto ruoli e ministeri significativi all'interno delle prime congregazioni cristiane a Roma. A proposito, parlo  della chiesa primitiva in questo modovisto che ci sono prove storiche e archeologiche che ci suggerire che a quei tempi la chiesa si riunisse in case private, oppure in altri luoghi simili, e quindi, per necessità, ciascun guippo era di numero limitato, ma faceva comunque parte di una rete molto più grande. Poiché si riunivano in privato, sarebbe stato molto più facile per una donna ricoprire un ruolo di leadership e di autorità.

Tuttavia, il punto più significativo  è che questa grande esegesi della fede fu affidata per essere recapitata ad una donna; . E  quella donna è Febe.

“Vi raccomando Febe, nostra sorella, che è diaconessa della chiesa di Cencrea, perché la riceviate nel Signore, in modo degno dei santi, e le prestiate assistenza in qualunque cosa ella possa aver bisogno di voi; poiché ella pure ha prestato assistenza a molti e anche a me.” (Romani 16:1-2)

Paula Gooder (una teologa britannica)  sottolinea che ci sono cinque fatti interessanti in questi due versetti. Il  primo è che affidando a Febe il compito di  consegnare la lettera, ella sarebbe ovviamente stata la lettrice  di essa. Era usanza del tempo che la persona che portava la lettera fosse anche il lettore.. Da ciò non è un gran salto il pensare che gli ascoltatori le facessero domande: "Allora Febe, cosa vuole dire esattamente Paolo nel papiro 5 al punto dieci?", e ciò fa di una donna la prima esegeta di questo grande libro. 

In secondo luogo Paolo la chiama diaconessa della chiesa Cencrea, la città portuale di Corinto. Nel 2021 nessuno sa per certo cosa si intenda con questo termine; alcuni dicono significhi ministro, altri servo, e non è usato allo stesso modo in altre sue lettere. Ma sia la chiesa di Corinto che quella di Roma sapevano esattamente cosa significasse e Paolo non deve spiegarlo; è un dato di fatto, lei è una diaconessa e ciò porta con sé una certa autorità.

In terzo luogo usa la frase "vi raccomando" che letteralmente significa  di “riceverla come se stiate  ricevendo me.” Non è semplicemente la rappresentante di Paolo, è lui stesso. 

In quarto luogo si riferisce a lei come a una benefattrice, o sostenitrice (in italiano si chiamano “mecenati”) . Noi sappiamo dal racconto  che  era capace di viaggiare e l'uso di questo termine ci dice che Febe doveva essere ricca e di alto rango sociale. Il mecenatismo era come il mondo antico funzionava: in parole povere un sostenitore (mecenate) aiutava economicamente i suoi clienti con denaro nelle questioni legali, negli affari, sponsorizzando attività , sostenendo artisti, e anche organizzando matrimoni. Febe è una di queste persone, con una piccola differenza, lei è la benefattrice di molti credenti, compreso Paolo 

Il quinto e ultimo fatto interessante su Febe è il suo nome: è un nome da schiava. Era una “liberta” ovvero una schiava liberata.  Non pensi varrebbe la pena di conoscerla?

La mia seconda donna di Romani 16 è Prisca o Priscilla; in alcune traduzioni è chiamata così.

“Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù ,i quali hanno rischiato la vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni.” (Romani 16:3-4)

Priscilla e Aquila sono una coppia sposata, di professione producono tende e sono ebrei convertiti originari di Roma. Dopo la persecuzione del popolo ebraico sotto l'imperatore Claudio, si diressero in Grecia, dove incontrarono Paolo; avevano fatto da tutori al dinamico evangelista Apollo. Insieme sono citati sette volte nel Nuovo Testamento in quattro libri diversi e, cosa più interessante, Priscilla 5 volte su 7 è nominata per prima. 

Non era l'abitudine di quei tempi e ciò significa che Priscilla ha avuto un ruolo da protagonista nella loro ministero congiunto. E che ministero è stato! Hanno dato rifugio e lavoro a Paolo quando è arrivato per la prima volta a Corinto; hanno viaggiato con lui mentre andava a Efeso per stabilire una  chiesa lì. 

E' là che hanno preso con se Apollo che anche se era “uomo dotto” e  parlava “accuratamente” e “con grande fervore”, la sua conoscenza della via di Dio era incompleta (Atti 18:24). Riconoscendo l'opportunità di investire in questo giovane capo, Priscilla e Aquila lo invitarono nella loro casa e gli fornirono istruzioni più approfondite.

Hanno rischiato le loro stesse vite per Paolo, in che modo non lo sappiamo esattamente, ma il linguaggio usato indica   fosse una seria minaccia per la vita. E infine Paolo dichiara che le chiese dei pagani convertiti (i gentili) del tempo devono ringraziare questa coppia sorprendente. Celeste ha parlato con forza la scorsa settimana della necessità che uomini e donne lavorino e collaborino nella chiesa;  Priscilla e Aquila dimostrano che quando questo è fatto senza preoccuparsi di chi dei tue  sia il capo,  allora questo può  cambiare il mondo.

“Salutate Andronico e Giunia, miei parenti e compagni di prigionia, i quali si sono segnalati fra gli apostoli ed erano in Cristo già prima di me.” (Romani 16:7)

Per 1200 anni di storia della chiesa non c'è stato alcun dibattito sul fatto che Giunia fosse una donna;  qualcuno chiamato Giles di Roma  decise che questo non poteva assolutamente essere vero e così cambiò il suo nome in Giunias. Questo potrebbe non essere un problema tranne per il fatto che Giunias non esiste come nome. Lei è molto chiaramente Giunia e, che Dio  la benedica, è forse la donna più controversa in assoluto Bibbia; perché,  cosa significa quando si  dice " si sono segnalati fra gli apostoli”? 

Che cos'è un apostolo? Paolo, Barnaba (Atti 14:14), Sila e Timoteo (1Tess. 2:6b; cfr. 1 Tess. 1:1a), Apollo (1 Cor 1,12), Epafrodito (Fil. 2:25) sono tutti descritti come apostoli, quindi non può significare solo i discepoli originali

Un apostolo ( apostolos ) è letteralmente qualcuno che è "inviato" (verbo: apostellō ) in missione.

Alcune traduzioni inglesi, hanno una nota a piè di pagina dove si spiega che apostolo può significare messaggero. Tuttavia, io penso che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che Paolo, Pietro, Barnaba eccetera, erano molto più che messaggeri. Dalla descrizione che abbiamo di Andronico e Giunia, compreso il fatto che furono imprigionati con l'apostolo Paolo, sembra che entrambi fossero coinvolti in importanti ministeri. Paolo dice che Andronico e Giunia erano compagni di prigionia per onorarli, e questo significa  che furono tutti imprigionati per la loro opera missionaria. 

E poi c'è l'altra frase difficile. In molte traduzioni anglosassoni la frase “si sono segnalati tra gli apostoli”  (greco: episēmos en tois apostolois)è tradotta come “erano noti agli apostoli”.

(Nella nuova Riveuita e Nuova Diodati è “si sono segnalati”. Nella TILC è “Sono molto stimati tra gli apostoli. Solo nella CEI viene detto: “ sono degli apostoli insigni”.)

Episemos è eccezionale, eppure ci sono un certo numero di traduzioni che usano la frase molto più mite "ben noto". “En” è una parola comune ed è usata circa 2830 volte nel Nuovo Testamento. Questa parola è sempre tradotta come "in" o "tra" in inglese. Non è mai "agli".  Non mi interessa molto se Giunia fosse o meno un'apostola, ma scommetto che lo era. Quello che mi interessa sono le traduzioni sciatte che cercano di cancellare le donne dalle Scritture o di ammorbidire l'importanza del loro ministero. Per lo meno è irrispettoso.

Queste tre donne hanno contribuito a plasmare la chiesa, a renderla stabile  e a farla crescere. Siamo qui grazie a loro.

C'è un ultimo punto che voglio sottolineare, e prometto che sarà uno veloce. Voglio tornare aii Vangeli e al modello di Gesù e in particolare l'episodio con Marta e Maria.

“Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.  Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria.  Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta».”. (Luca 10:38-42)

Dai un'occhiata più da vicino alla frase " Maria, la quale, sedutasi ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola.' È lo stessa frase usata da Paolo in Atti 22 quando descrive se stesso prima della conversione come incarnazione del fervente discepolo  ebreo seduto ai piedi di Gamaliele. 

Se sedevi ai piedi di un insegnante c'era l'implicito riconoscimento che eri un suo discepolo e che un giorno saresti diventato un insegnante.

Marta è arrabbiata perché è stata lasciata da sola a fare tutti i lavori domestici, ma anche perché Maria ha attraversato il confine culturale che dice che le donne non possono essere nella migliore stanza con l'insegnante per imparare ad essere un discepolo. E guarda la risposta di Gesù: "Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta ».

Torniamo da dove abbiamo iniziato tutta questa serie

“Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; perché voi tutti siete uno in Cristo Gesù.” (Galati 3:28)

Le donne della Bibbia  sono lì per noi da vedere, dobbiamo semplicemente essere pronti, essere pronte i a incontrare il loro sguardo e ad essere benedetti, essere benedette e sfidati, e sfidate da loro. Forse allora insieme come uomini e donne di fede possiamo, come diceva Celeste, celebrare, fare festa.

“Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. V’è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.” (Efesini 4:4-6)

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