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27 novembre 2022

Sperare in un Dio misericordioso – Giona 3 | 27 Novembre 2022

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Tempo di ascolto audio/visione video: 24 minuti

Oggi è la prima domenica in cui per tradizione accendiamo la prima delle candele della Corona dell'Avvento,  quella che ci ricorda la Speranza. Paolo ha detto:

“Questa speranza poi non ci porta alla delusione, perché, accada quel che accada, sappiamo che Dio ci ama e sentiamo dentro di noi il calore del suo amore che, per mezzo dello Spirito Santo, ci ha riempito il cuore.” (Romani 5:5 PV)

E forse avrete notato anche che il titolo della serie di messaggi è cambiato: non è più una misericordia inaspettata,

ma una misericordia promessa. Dio aveva promesso che avrebbe mandato qualcuno a riscattarci... ma nessuno si sarebbe aspettato che avrebbe mandato il Figlio a farlo.

Ma questa è la natura di Dio: Dio è amore. Se qualcuno ti ama, lui ti ascolta; è per quello che la speranza è indissolubilmente legata alla preghiera: ecco cosa dice Dio nei Salmi, a proposito della preghiera.

“...poi invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai.” (Salmo 50:15)

“Benedetto sia Dio, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua grazia.” (Salmo 66:20) “Egli ascolterà la preghiera dei desolati e non disprezzerà la loro supplica.” (Salmo 102:17)

“Perciò ogni uomo pio t’invochi mentre puoi essere trovato; e qualora straripino le grandi acque, esse, per certo, non giungeranno fino a lui.” (Salmo 32:6)

Possiamo rivolgerci a Dio in qualsiasi occasione, in qualsiasi circostanza. Non importa cosa abbiamo fatto. Non importa in quale stato emotivo ci troviamo. Nulla dovrebbe impedirci di rivolgerci a Dio.

Eppure... spesso ci fermiamo. E quando lo facciamo, ci troviamo in una lunga fila di persone che hanno fatto lo stesso. Non a caso Giona fa parte di queste. Soprattutto alla luce dell'ultimo versetto.“Perciò ogni uomo pio t’invochi mentre puoi essere trovato; e qualora straripino le grandi acque, esse, per certo, non giungeranno fino a lui.” (Salmo 32:6) Leggiamo la situazione in cui si trova Giona:

“Il Signore fece venire un gran pesce per inghiottire Giona. Giona rimase nel ventre del pesce tre giorni e tre notti. Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore, il suo Dio, e disse: «Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce. Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?” Le acque mi hanno sommerso, l’abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti, la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore». E il Signore diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma.” (Giona 2:1-11)

Ciò che ha pregato Giona nel ventre del pesce,sono le medesime parole (parola più parola meno) che il Signore aveva messo in cuore a Davide, Asaf e agli altri che hanno scritto i Salmi:

"Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto." (Giona 2:3).

“Nella mia angoscia ho invocato il Signore, ed egli mi ha risposto.” (Salmo 120:1). 

“...ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio!” (Giona 2:7 b).

“Benedici, anima mia, il Signore e non dimenticare nessuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità; salva la tua vita dalla fossa, ti corona di bontà e compassioni...”(Salmo 103:2-4).

“Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia...” (Giona 2:9)

“Detesto quelli che si affidano alle vanità ingannatrici; ma io confido nel Signore.”(Salmo 31:6).

La Bibbia è un unico lungo piano, di libro in libro, di generazione in generazione, di evento in evento, che parla di Speranza, di una misericordia promessa, e che ci esorta a parlare con Dio.

La scorsa volta avevamo detto che lo Spirito Santo ci aiuta quando non sappiamo cosa pregare. Ma la stessa cosa vale per la Bibbia. Quante volte vi è capitato che in una situazione vi venga in mente una Scrittura che parla proprio di quella situazione? Oppure state valutando cosa fare in una situazione di vita e vi viene in mente una parola della Scrittura e riconoscete che quella è la risposta che cercavate?

La Bibbia, la Parola di Dio, è un “serbatoio” da cui potete attingere... ma solo se la leggete, la studiate, la memorizzate.

Giona evidentemente lo aveva fatto. Ma che tipo di preghiera è? Potrebbe sembrare una preghiera di pentimento, in cui Giona torna in sé e confessa umilmente al Signore di aver peccato. Giona vede che Dio vuole avere misericordia di Ninive e che ha scelto Giona come suo strumento.

Ho detto “potrebbe sembrare”... perché al capitolo 4 leggiamo:

“Giona ne provò gran dispiacere e ne fu irritato. Allora pregò e disse: «O Signore, non era forse questo che io dicevo, mentre ero ancora nel mio paese? Perciò mi affrettai a fuggire a Tarsis. Sapevo infatti che tu sei un Dio misericordioso, pietoso, lento all’ira e di gran bontà e che ti penti del male minacciato. 3 Perciò, Signore, ti prego, riprenditi la mia vita; poiché per me è meglio morire piuttosto che vivere».” (Giona 4:1-3)

Al capitolo 4 Giona è di nuovo sulla terraferma, è vivo e salvo, e non accetta la misericordia di Dio per Ninive; così, prega con rabbia.

Ma al capitolo 2, invece, lui sta pregando quella che si definisce la "preghiera della trincea"; era quella che pregavano i soldati nella 1° Guerra Mondiale, dove gli eserciti si affrontavano l'uno di fronte all'altro e scavavano trincee per conquistare il terreno.

Ogni giorno i soldati entravano nella trincea, e non sapevano se ne sarebbero usciti vivi; e così pregavano: "Dio, se mi tiri fuori da questa situazione, farò tutto quello che vuoi".

Giona sta recitando una preghiera da trincea. Osservate i tempi della preghiera 

"Dal ventre del pesce Giona pregò il Signore..." (Giona 2:2).

"Io ho gridato al Signore, dal fondo della mia angoscia..." (Giona 2:3)

"Io dicevo: “Sono cacciato lontano dal tuo sguardo!" (Giona 2: 4).

“...ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o Signore, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. (Giona 2:7-8)

Giona non spera... è semplicemente disperato. Pensava di voler solo essere gettato in mare e farla finita. Ma adesso realizza che è ancora vivo … o forse è morto (non lo sappiamo), ma comunque ancora pensa, riflette... e finalmente prega!. È una preghiera da trincea.

Guardate l'atteggiamento di Giona nella preghiera: 

"Tu mi hai gettato nell’abisso, nel cuore del mare..." (Giona 2: 4)

Mica è vero! E' stato lui a dire ai marinai di gettarlo come zavorra dalla nave per far placare i venti!

E adesso invece dice che è Dio ad averlo buttato a mare! Dio è il colpevole!

“Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del Signore” (Giona 2:8).

C'è voluto un bel po' per far decidere Giona di parlare con Dio! E adesso, nel ventre del pesce, pensa: “Bisogna che succeda qualcosa prima che parta della digestione del pesce”. E si ricorda solo allora di pregare! Ma non ricorda che forse dovrebbe confessare il suo peccato, e magari chiedere scusa... anzi!

“IO ho gridato al Signore... IO mi sono ricordato...la mia preghiera è giunta...” “Io l'ho fatto! La mia pietà. La mia spiritualità. I miei sforzi.”

"Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; ma io ti offrirò sacrifici con canti di lode, adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal Signore».”. (Giona 2:9-10)

"Guardami Dio. Non sono come quei pagani che non ti adorano. Sono molto meglio. Ti seguirò. Sarò fedele!

A dirla tutta, proprio in questo momento in superficie, su un mare calmo, quei cosiddetti marinai senza valore, adoratori di idoli, invocano il nome del Signore. E il loro timore di Dio è diventato timore., stupore, meraviglia, riverenza... per il Signore!

Capita, quando ci troviamo nella trincea, di ricordare a Dio perché dovrebbe salvarci... evitando accuratamente di ricordare perché dovrebbe non farlo. Per i nostri peccati, per le nostre mancanze, per i nostri rifiuti... Se fossimo onesti, Dio dovrebbe girarsi dall'altra parte... e non guardare Giona... e nemmeno noi!

Ma non lo fa! Giona viene salvato dalla misericordia inaspettata di Dio. Le preghiere di Giona possono essere pronunciate nella più completa disperazione, ma Dio le ascolta comunque. E Dio risponde ancora ad esse. Risponde a Giona... e anche a noi!

Non perché ci siamo umiliati. Non perché abbiamo detto le parole giuste. Non perché abbiamo l'atteggiamento giusto. E certamente non perché in qualche modo siamo migliori degli altri. Ma solo perché il suo carattere è la misericordia.

Giona non aveva visto la misericordia promessa da Dio all'opera, noi si, in quel primo Natale... senza che avessimo chiesto scusa, senza che ci fossimo pentiti... solo perché Dio aveva promesso che avrebbe avuto misericordia di noi.

Per Giona aveva scelto un pesce per portare la Salvezza; per tutti noi ha scelto una Vergine Ha mandato un bambino, attraverso una giovane donna:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14) "...che tradotto vuol dire 'Dio con noi'". (Matteo 1:23 b)

È un momento che racchiude pienamente la misericordia inaspettata di Dio che ci da Speranza.

Anni dopo, a quel figlio, nato da una Vergine, qualcuno avrebbe chiesto un altro segno:

Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: «Maestro, noi vorremmo vedere da te un segno». Ma egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera chiede un segno; segno non le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti.” (Matteo 12:38-40)

Qual è il segno? Un luogo che dovrebbe essere un luogo di morte definitiva, dopo tre giorni si rivela un luogo di vita. Il ventre di un pesce gigante. E il cuore della terra, che è una tomba.

Non si va deliberatamente in questi luoghi e non ci si aspetta di tornare. Ma Giona lo fece. E Gesù dice ai farisei che lo farà anche lui. Sappiamo che è esattamente quello che è successo. È successo perché un Dio misericordioso ha voluto salvare un popolo peccatore che si trovava in una situazione disperata.

Dio ha fatto questo in quel primo Natale, ancor prima che coloro che fuggono da Lui si rendessero conto che Egli sta attivamente creando una strada, una via, una salvezza.

Gesù viene a Natale per aprirla: dalla morte certa alla vita eterna. Dal ventre della morte, che sia un grande pesce, una tomba, o una vita lontana dal Padre, alla speranza di un altro giorno, di un'altra vita, di una vita nuova in Cristo. Rinati!

Il segno di Giona è la Speranza! La speranza per noi peccatori che pregano nella trincea, che affondano disperatamente, che mangiano le alghe, che vivono nella trincea. E' la misericordia inattesa di Dio, ma che Dio aveva promesso... e Dio è fedele! La misericordia che salverà. 

Il segno di Cristo è la Speranza... quella con la esse maiuscola, giunta sulla terra attraverso una Vergine che partorisce colui che sarà la misericordia inattesa ma promessa, di Dio che ci trae fuori dalla morte del peccato e ci proietta verso una vita vissuta assieme al nostro Padre. Nascerà Emmanuele, Dio con noi!

 Preghiamo.

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25 aprile 2021

Raab: una donna di carattere | 25 Aprile 2021 |

Cosa è che definisce una persona agli occhi di Dio? La sua reputazione o il suo carattere? Raab non aveva reputazione degna di nessuna rilevanza... Ma Dio ha guardato il suo cuore ed il suo carattere. Ed è così che anche se donna in una società patriarcale, anche se pagana in mezzo a credenti, anche se prostituta, il Signore l'ha scelta per essere una progenitrice di Suo Figlio Gesù.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di ascolto audio/visione video: 30 minuti

“Preoccupati più del tuo carattere che della tua reputazione. Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è semplicemente ciò che gli altri pensano che tu sia. " 

Questa frase è stata detta da John Wooden: potresti non aver mai sentito parlare di lui, e per nessun motivo avresti dovuto. È stato uno degli allenatori di basket  di maggior successo negli Stati Uniti; la chiave del suo  successo era sì conoscere il suo sport, ma dello sport era anche un brillante psicologo. Sapeva cosa motivava le persone e sapeva come aiutarle a raggiungere il loro pieno potenziale, tanto da essere venerato anche nel mondo della politica e della leadership organizzativa; e lui ha “allenato” molti giocatori non di basket. Le sue concise citazioni sono passate alla storia.

Il carattere è ciò che sei veramente, la reputazione è, semplicemente,  cosa gli altri pensano che tu sia. Questa affermazione  non può essere più vera del caso della donna straordinaria che studieremo questa mattina: Raab.

Preghiamo: Padre, oggi veniamo a cercare con impazienza il tuo volto attraverso la tua parola. Aiutaci a sentire e rispondere secondo il tuo volere. Preghiamo per la tua benedizione in questo momento. Amen.

Prima di leggere il racconto, lasciatemi mettere  al loro posto  un po' di informazioni nel contesto della storia ebraica.

Mosè è morto e Giosuè è ora a capo degli ebrei che sono accampati nella  Valle del Giordano, di fronte alla città di Gerico. Come popolo sono in procinto di entrare nella Terra Promessa, ma ci stanno di  mezzo i Cananei 

Possiamo vedere da questa ricostruzione che aspetto avesse la città che avevano di fronte. La città principale è racchiusa da  mura interne,  con i membri socialmente meno desiderabili  tra quelle e le mura  esterne. È in di questa cerchia esterna che vive Raab e la sua famiglia. Leggiamo la prima parte della sua storia.

“Or Giosuè, figlio di Nun, mandò segretamente da Sittim due spie e disse loro: «Andate, esaminate il paese e Gerico».  Quelle andarono ed entrarono in casa di una prostituta di nome Raab, e vi alloggiarono. Ciò fu riferito al re di Gerico, e gli fu detto: «Ecco, alcuni uomini dei figli d’Israele sono venuti qui per esplorare il paese». Allora il re di Gerico mandò a dire a Raab: «Fa’ uscire quegli uomini che sono venuti da te e sono entrati in casa tua; perché sono venuti a esplorare tutto il paese». Ma la donna prese quei due uomini, li nascose e disse: «È vero, quegli uomini sono venuti in casa mia, ma io non sapevo di dove fossero; e quando si stava per chiudere la porta della città all’imbrunire, quegli uomini sono usciti; dove siano andati non so; rincorreteli senza perdere tempo, e li raggiungerete». Lei invece li aveva fatti salire sulla terrazza e li aveva nascosti sotto gli steli di lino che vi aveva ammucchiato. E la gente li rincorse per la via che porta ai guadi del Giordano; e, dopo che i loro inseguitori furono usciti, la porta della città fu chiusa. Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza, e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi. Poiché noi abbiamo udito come il Signore asciugò le acque del mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sicon e Og, che votaste allo sterminio. Appena lo abbiamo udito, il nostro cuore è venuto meno e non è più rimasto coraggio in alcuno per causa vostra; poiché il Signore,  il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra. Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». Quegli uomini risposero: «Siamo pronti a dare la nostra vita per voi, se non divulgate questo nostro affare; e quando il Signore ci avrà dato il paese,  noi ti tratteremo con bontà e lealtà». Allora lei li calò giù dalla finestra con una fune; infatti la sua casa era addossata alle mura della città, e lei stava di casa sulle mura. E disse loro: «Andate verso il monte, affinché non v’incontrino i vostri inseguitori,  e rimanetevi nascosti per tre giorni fino al ritorno di coloro che v’inseguono; poi andrete per la vostra strada». E quegli uomini le dissero: «Noi saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare, se tu non osservi quello che stiamo per dirti: quando entreremo nel paese, attaccherai alla finestra per la quale ci fai scendere, questa cordicella di filo rosso;  radunerai presso di te, in casa, tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli e tutta la famiglia di tuo padre. Se qualcuno di questi uscirà in strada dalla porta di casa tua, il suo sangue ricadrà sul suo capo, e noi non ne avremo colpa;  ma il sangue di chiunque sarà con te in casa ricadrà sul nostro capo, se uno gli metterà le mani addosso. Se tu divulghi questo nostro affare, saremo sciolti dal giuramento che ci hai fatto fare». E lei disse: «Sia come dite!» Poi li congedò, e quelli se ne andarono. E lei attaccò la cordicella rossa alla finestra. Quelli dunque partirono e se ne andarono al monte, dove rimasero tre giorni, fino al ritorno di quelli che li rincorrevano,  i quali li cercarono per tutta la strada, ma non li trovarono. E quei due uomini ritornarono, scesero dal monte, oltrepassarono il Giordano, andarono da Giosuè, figlio di Nun, e gli raccontarono tutto quello che era loro successo.  Essi dissero a Giosuè: «Certo, il Signore ha dato in nostra mano tutto il paese; e già tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a noi».’ (Giosuè 2:1-24)

È una sceneggiatura degna di colossal: dove potrebbero mai finire due spie inviate dal loro focoso leader in una missione pericolosa? E' ovvio,  nella casa di un prostituta. Le parole per descrivere la  casa di lei qui sono quelle di un luogo polifunzionale: è una casa, una locanda e un bordello. 

E' un luogo dove passano molte persone per bere e per fare altre cose, è il posto perfetto per delle spie dove raccogliere informazioni. Tuttavia, le informazioni possono andare in entrambi i sensi e vediamo che il re di Gerico non solo viene a sapere che le spie sono nella sua città, ma esattamente dove sono, ovvero a casa di Raab. Il re manda i suoi uomini e le chiede di consegnarglieli. Ma lei non lo fa, mente agli uomini del suo re e nasconde i due israeliti. 

Perché fa questo? Perché, siamo chiari, queste sono le azioni di un traditore della sua stessa gente. La storia suggerisce due ragioni:  la prima è la paura. 

“Prima che le spie si addormentassero, Raab salì da loro sulla terrazza,  e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi.” (Giosuè 2:8-9)

La Bibbia è un racconto molto onesto dell'umanità, e non  evita mai di mostrarci gli abissi in  cui le persone possono  cadere. Raab  ha una famiglia da proteggere e farà tutto il possibile per questo.

La seconda è forse più rassicurante per noi in quanto è uno squarcio profetico più profondo su chi sia il popolo ebreo e il Dio che essi seguono.

“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.”  (Giosuè 2:11b)

E' una stupenda dichiarazione di fede circa l'universalità delle leggi di Dio.

Salva quindi le spie, ma prima di aiutarle a fuggire, da esperta donna di affari come è lei, tira fuori i termini dell'accordo;  non è disposta a rischiare la tortura e la morte sua e della sua famiglia qualora venisse scoperta senza una ricompensa. Quello che sta facendo ha un prezzo molto alto e lei cerca una ricompensa attraverso una promessa.

“Vi prego dunque, giuratemi per il Signore, poiché vi ho trattati con bontà, che anche voi tratterete con bontà la casa di mio padre; e datemi un segno sicuro che salverete la vita a mio padre, a mia madre, ai miei fratelli, alle mie sorelle e a tutto quel che appartiene a loro, e che ci preserverete dalla morte». (Giosuè 2:12-13)

Le spie le promettono che si occuperanno personalmente  di salvare lei e la sua famiglia quando la città cadrà. La promessa è suggellata con un segno fisico,  com'era consuetudine nella loro cultura: lei avrebbe dovuto esporre una fune rossa alla sua finestra, Il colore è significativo: in quella cultura il rosso era il colore associato all'attività  di Raab, quindi nessuno avrebbe pensato che fosse strano se lo avesse visto, ma ancor di più  è il colore del sangue e  visto che le spie non potevano fare un patto di sangue con lei (dopotutto era una pagana): il colore simboleggiava la solennità con cui facevano la loro promessa.

Le spie fuggirono, gli israeliti iniziarono a marciare attorno alla la città...  e il resto,  come si suol dire, è storia.

Ma che ne fu di Raab? Gli israeliti mantennero la loro promessa:

“E Giosuè disse ai due uomini che avevano esplorato il paese: «Andate in casa di quella prostituta, fatela uscire con tutto ciò che le appartiene, come glielo avete giurato».  E quei giovani che avevano esplorato il paese entrarono nella casa, e ne fecero uscire Raab, suo padre, sua madre, i suoi fratelli e tutto quello che le apparteneva; ne fecero uscire anche tutte le famiglie dei suoi e li sistemarono fuori dell’accampamento d’Israele.” (Giosuè 6:22-23)

È questa la fine della sua storia? Certamente no, lei apparirà come una di solo cinque donne menzionate nella genealogia di Gesù in Matteo 1:

“Salmon generò Boaz da Raab; Boaz generò Obed da Rut; Obed generò Isai…” (Matteo 1:5)

e altre due volte nel  Nuovo Testamento che vedremo tra poco. 

Allora cosa dovremmo farcene di questa storia e di questa  donna? Quali lezioni possiamo imparare e  quale significato ha per noi nell'Italia del XXI secolo?

Diamo uno sguardo più da vicino alla donna in se e dimentichiamoci la vicenda  d'azione intorno a lei.

Innanzitutto il suo nome Raab è un soprannome, è un gioco di parole;  significa "ampia". Molti studiosi dicono che questo non denoti nulla più che insinuazioni sulla sua occupazione. 

Ma c'è un'altra scuola di pensiero che dice che il nome è significativamente incluso non per "dare un po' di pepe alla storia", ma per spingerci direttamente verso il concetto di liberazione che è al centro delle scritture ebraiche. 

Dio è un dio che libera ripetutamente gli afflitti portandoli in una terra più ampia e allarga anche i loro cuori attraverso la Torah, che significa “insegnamenti”.

“…poiché il Signore, il vostro Dio, è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra.” (Giosuè 2:11b)

Quando Raab dice questo alle spie, sta facendo eco a delle parole che i lettori ebrei avrebbero riconosciuto come quelle usate da Mosè per ricordare al popolo tutto  quello che  Dio aveva  fatto per loro. 

“Sappi dunque oggi e ritieni bene nel tuo cuore che il Signore è Dio, lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e che non ve n’è alcun altro.” (Deuteronomio 4:39)

Quella di Raab è una storia di liberazione. E lei appare nella genealogia di Gesù a sottolineare l''atto ultimo di liberazione e in particolare che è la  liberazione per tutte le genti.

Allora che dire della sua occupazione? Perché abbiamo bisogno di sapere questo dettaglio? Per gli israeliti è tre volte emarginata: è una cananea, è  una donna ed è una prostituta.  E' una sfida alla loro sensibilità.

Ricorda che il carattere è più importante della reputazione. Il suo carattere era quello di una persona che riconosceva Dio per chi fosse e su cosa stesse lavorando. Gli ebrei furono in in grado di entrare nella terra promessa grazie alla sua fede in azione. E' per questo che  deve essere onorata venendo accolta tra di loro. E lei è anche una sfida per noi.

Diamo un'occhiata a dove altro è menzionata nel Nuovo Testamento:

“Per fede Raab, la prostituta, non perì con gli increduli, avendo accolto con benevolenza le spie.” (Ebrei 11:31)

“E così Raab, la prostituta, non fu anche lei giustificata per le opere quando accolse gli inviati e li fece ripartire per un’altra strada?” (Giacomo 2:25)

Uno la loda per la sua fede, l'altro per le sue azioni. Viene descritta senza giudizio:  non lo fanno con disgusto, non cercano di  appiopparle un'etichetta, ma semplicemente la lodano  per il suo carattere. 

Raab ci ricorda che Dio sceglie di salvare coloro che hanno un passato, come ho già detto, ed ecco perché è lì in Matteo; perché Dio può usare chiunque abbia un passato; come madre dà forma al carattere, alla fede e ad un carattere a misura di Dio di suo figlio Boaz.

Dio  ridefinisce quelli con un passato; Raab  passò dall'essere  una donna perduta ad essere una donna prescelta, da una cattiva ragazza a una sposa, da un disastro a una madre e da una prostituta a una progenitrice del Messia .

Forse oggi ti identifichi con Raab, sai cosa significhi essere salvati e rinnovati e vuoi chiedere allo Spirito Santo di sviluppare il tuo carattere, per renderti più simile a Gesù. 

O forse ti senti di più come le spie, in missione per salvare e portare nel nostro accampamento gli oppressi, i perduti, gli affranti, gli inquieti, gli  emarginati.

Se stai, se stiamo  pensando questo,   allora dovremmo prestare attenzione a Giacomo e a Ebrei e farlo senza giudicare. 

Come si suol dire “È  difficile lanciare pietre quando stai lavando piedi ”.

Preghiamo.

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04 aprile 2021

“Quanto sono profonde le tue radici?” Pasqua | 4 Aprile 2021|

Dove trovi il nutrimento per continuare a vivere quando tutto attorno è desolato ed arido? Quanto sono profonde le tue radici? Lo sono abbastanza da poter trarre nutrimento dall'unica fonte di acqua pura che è il Cristo che celebriamo a Pasqua?
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Oggi è un giorno speciale per tutti i credenti in Cristo: in qualsiasi luogo essi si trovino, ricordano l'evento che ha cambiato la loro storia personale.

In Italia siamo abituati a pensare alla Pasqua un po' come un “secondo Natale”, dove tutti siamo più buoni, e ci sentiamo in dovere di fare auguri a tutti.

Anche la Pasqua è stata “inglobata” nella cultura italiana, assieme a Natale, Capodanno,   la Festa della Mamma, quella del Papà,  Ferragosto,  e, oramai (anche da noi) Halloween... Pian piano è divenuto un altro giorno per fare festa, un altro giorno per fare regali e pranzi.

Hai mai riflettuto cosa stai dicendo quando auguri a qualcuno “Buona Pasqua”? Forse già sai che viene dalla parola greca πάσχα – pascha-  che è il modo con cui nei vangeli (scritti in greco) viene tradotta la parola ebraica  פֶּסַח  p̱esaḥ, ovvero passaggio, in ricordo dell'angelo della morte che “passò oltre” le case degli ebrei in Egitto che erano state segnate col sangue di un agnello sacrificato.

Sappi che, quando dici a qualcuno “Buona Pasqua”, stai augurando un “buon passaggio”... di cosa? Di quell'angelo presso la casa sua!

Ovviamente, scherzo! Se vuoi, fai pure gli auguri... ma ti voglio far riflettere che in origine la Pasqua non era qualcosa da festeggiare, ma da celebrare, e da annunziare; e non potevi augurare  “Buona Pasqua" a qualcuno se non eri convinto che avesse creduto in Cristo!

Sapete, ogni credente delle prime chiese salutava il giorno di Pasqua dicendo “Cristo è risorto”; e se l'altro rispondeva “E' veramente risorto” allora sapeva che stava parlando con un altro credente.... e forse gli diceva “Buona Pasqua”! Questa tradizione è rimasta nella chiesa Ortodossa. La Pasqua non era una celebrazione “inclusiva”, per tutti, ma una celebrazione “esclusiva” per pochi.

Perché questo? Perché celebrare la Pasqua  ti rendeva eleggibile per il martirio.  I cristiani non erano amati molto dal mondo, perché dicevano cose “politicamente scorrette”; parlavano di un unico Signore, Dio e Creatore, parlavano di un unica salvezza in Cristo.

In molti luoghi nel mondo, è ancora così;  se dici che Cristo è veramente risorto, se testimoni della salvezza attraverso la croce, la tua vita (e quella della tua famiglia) è in pericolo.

Afganistan, Pakistan, Iran, Iraq, Siria, Nigeria, Corea, India, Eritrea Libia, Yemen, Cina, Colombia... e in molti altri posti ancora nel mondo, oggi persone celebrano la Pasqua rischiando la propria vita.

Incontrare Gesù, da sempre, è stato rischioso: lo era anche prima che fosse messo in croce  e che fosse risorto. Vi ricordate la storia di Nicodemo? Era un “fariseo”, uno studioso della Bibbia, aveva visto e sentito ciò che Gesù faceva e diceva... Ma era rischioso per lui “andare contro” tutta la tradizione, i sacerdoti, i suoi colleghi farisei che attendevano un messia condottiero, che mettesse al loro posto i Romani,  e gli restituisse ricchezza e potere.

E così, una notte, senza farsi vedere da nessuno, come farebbe un ladro, andò a bussare alla porta di Gesù:

C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. Egli venne di notte da lui e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi segni miracolosi che tu fai, se Dio non è con lui». Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio». Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. (Giovanni 3:1-5)

Nicodemo era cresciuto leggendo la Bibbia, le sue radici affondavano nella parola di Dio... e per quello vedeva, e capiva che Gesù era stato mandato da Dio. Ma non se la sentiva di esporsi, aveva paura delle conseguenze, di essere giudicato, di non essere “politicamente corretto”.

Molti oggi sono come Nicodemo, festeggiano pure la Pasqua, ma se si tratta di“esporsi” oltre, di prendere posizione, di chiamare le cose che il mondo ama tanto e dice essere giuste col loro nome e cognome, peccato; adulterio, peccati sessuali, aborto, eutanasia, omosessualità, avarizia... Nessuno di questi maggiore o minore di altri come l'essere bugiardi o il bestemmiare, perché per Dio ogni peccato vale uno, ogni peccato è un mancare l'obiettivo che Dio ha stabilito per noi, e non c'è classifica tra il più grave e quello meno.  Per moti è difficile dire che Cristo è l'unica via... beh, allora … ”...preferisco farlo di notte, quando nessuno vede e sente non, si sa mai.” La Pasqua non fa una gran differenza per loro, una festa vale l'altra, e la vita rimane uguale a prima.

Non per Nicodemo; aveva iniziato con timore... ma l'incontro con Gesù avrebbe dato i suoi frutti:

“Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno»... Le guardie dunque tornarono dai capi dei sacerdoti e dai farisei, i quali dissero loro: «Perché non lo avete portato?»... Le guardie risposero: «Mai un uomo ha parlato così!»Perciò i farisei replicarono loro: «Siete stati sedotti anche voi? Ha qualcuno dei capi o dei farisei creduto in lui? Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto!» Nicodemo (uno di loro, quello che prima era andato da lui) disse loro: «La nostra legge giudica forse un uomo prima che sia stato udito e che si sappia quello che ha fatto?» “ (Giovanni 7:37-38, 45-51)

Gesù aveva parlato alla folla in un giorno di festa (la festa di Tabernacoli o Capanne) quando una moltitudine di gente lo ascoltava, affermando cose  che non erano piaciute ai sacerdoti.

Nicodemo, dice Giovanni, era “uno di loro”, un fariseo, uno che pensava e diceva le cose “politicamente corrette”, e proprio per quello Gesù li aveva chiamati, ipocriti, vipere, sepolcri imbiancati. Ma stavolta Nicodemo non cerca Gesù nel buio; stavolta si “espone”, prende le parti di Gesù. Le sue radici superficiali che trovavano nutrimento dalla conoscenza della Legge vanno un po' più un giù, e iniziano a attingerne dagli insegnamenti di Cristo.

Non tutti credono, e diventano subito super eroi, pronti a sfidare tutto e tutti per Gesù. Le radici di Nicodemo hanno iniziato a affondare nel terreno fertile che sono gli insegnamenti di Cristo, cominciando a dare dei frutti, ma non sono ancora maturi. Alcuni  si fermano a questo livello:  sono attratti da Gesù, gli piace quello che dice, ma sono titubanti nell'accettare di seguirlo.

La loro radice non va abbastanza a fondo, Gesù c'è, si... ma non fa la differenza... Per loro la Pasqua diventa quasi un”problema da gestire”: “Non posso far vedere troppo agli altri che ci tengo... magari, non vado in chiesa, ma faccio gli auguri a tutti!”

Nicodemo, invece, aveva continuato ad estendere in profondità la sua radice, ad affondare negli insegnamenti di Gesù; e a non aver più paura di esporsi come suo seguace.

“Dopo queste cose, Giuseppe d’Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise. Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, quello che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch’egli, portando una mistura di mirra e d’aloe di circa cento libbre.” (Giovanni 19:38-39) 

Giuseppe era un membro del Sinedrio, il tribunale speciale che aveva condannato Gesù... e anche lui seguiva Gesù "di notte", di nascosto.

Le radici di Nicodemo erano radici profonde: non si vergognava più di dimostrare che seguiva Gesù. Non aveva più timore per la sua carriera, né per la sua vita: anzi, metteva a disposizione i suoi beni per coprire di profumi il corpo di Cristo, con quasi 36 chili di costosissima mirra ed aole (circa 360 denari romani, un anno di stipendio di un operaio ebreo).

La Bibbia non dice se Nicodemo abbia avuto timore che fosse tutto finito quel venerdì; ma di sicuro avrà gioito, come noi gioiamo oggi, per la tomba vuota.

La sorsa settimana  ho iniziato facendovi vedere una foto (questa) (FOTO) e citando una frase  dello scrittore americano Marthy Rubin: “The deep roots never doubt spring will come” che tradotto suona: “Le radici profonde non dubitano mai che la primavera arriverà”.

Ti ho chiesto quali tra i due alberi fosse il più vivo. L'albero che fiorisce al primo tepore in inverno, e il
gelo lo può danneggiare, o quello che attende che arrivi la primavera. Questa settimana ti chiedo: quanto sono profonde le tue radici?

Nella mia foto ci sono due alberi: quello fiorito è una mimosa. La mimosa ha delle radici estese ma superficiali, che non vanno in profondità; è per questo che ha necessità di stare vicino all'acqua. Se l'acqua si allontana, se il lago si abbassa, la mimosa può morire di sete.

L'altro albero, invece, è un fico. Le radici del fico sono molto profonde, e riesce a trovare nutrimento anche quando tutto attorno  è secco, bruciato, sterile. Anche se viene tagliato, il fico si rigenera, dando un nuovo albero, perché la parte importante non è il tronco, ma le radici che attingono in profondità il nutrimento e possono generare nuova vita.

Quanto sono profonde le tue radici in Cristo? Abbastanza da trarre da lui nutrimento anche nei momenti aridi, quando la vita sembra sterile, quando la stagione è torrida e secca? Sono abbastanza profonde da non aver paura di ciò che ti accade attorno o che accadrà a te, o ai tuoi cari in questa epoca di pandemia? Riesci a trarre nutrimento anche quando non c'è pioggia?

Hai letto le parole che Gesù ha pronunciato alle folle durante quella festa di Tabernacoli?

«Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno» (Giovanni 7:37-38)

Se tu hai accettato il sacrificio di Gesù al venerdì come l'unico che può lavare i tuoi peccati, allora la potenza di Dio che trasforma una crocifissione in una resurrezione ti appartiene.

Se tu credi che Gesù è realmente risorto per vincere la morte al posto tuo allora le tue radici possono attingere a quel fiume profondo di cui parla il Salvatore, anche in questo periodo, il più arido dei nostri tempi.

Non festeggiare la Pasqua come una festa tra le altre; celebra la Pasqua, perché, se hai creduto che Gesù è realmente risorto, allora la tua è davvero una buona Pasqua.

Preghiamo.

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12 luglio 2020

Legami di sangue | 12 Luglio 2020 |

Gesù ha firmato per te un patto con Dio tramite il quale non copre il tuo peccato, ma lo cancella per sempre, attraverso un legame di sangue che ha con te, se tu lo accetti nella tua vita. 
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Predicatore: Mario Forieri
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Tempo di ascolto audio/visione video: 38 min.


Brani utilizzati:

"Infatti Dio, biasimando il popolo, dice: «Ecco, i giorni vengono», dice il Signore, «che io concluderò con la casa d’Israele e con la casa di Giuda un nuovo patto; non come il patto che feci con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano #per farli uscire dal paese d’Egitto; perché essi non hanno perseverato nel mio patto, e io, a mia volta, non mi sono curato di loro», dice il Signore. Questo è il patto che farò con la casa d’Israele #dopo quei giorni», dice il Signore: «io metterò le mie leggi nelle loro menti, le scriverò sui loro cuori, e sarò il loro Dio, ed essi saranno il mio popolo. Nessuno istruirà più il proprio concittadino e nessuno il proprio fratello, dicendo: “Conosci il Signore!” Perché tutti mi conosceranno, #dal più piccolo al più grande di loro. Perché avrò misericordia delle loro iniquità e non mi ricorderò più dei loro peccati». Dicendo «un nuovo patto», egli ha dichiarato antico il primo. Ora, quel che diventa antico e invecchia è prossimo a scomparire” (Ebrei 8:6-13)

“Il Signore disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò; io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione.  Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».” (Genesi 12:1-3)

“Tutto il paese che vedi lo darò a te e alla tua discendenza, per sempre.” (Genesi 13:15)

“Allora la parola del Signore gli fu rivolta, dicendo: «Questi non sarà tuo erede; ma colui che nascerà da te sarà tuo erede». …  Il Signore gli rispose: «Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione».” (Genesi 15:4,9)

“Questo è il mio patto che voi osserverete, patto fra me e voi e la tua discendenza dopo di te: ogni maschio tra di voi sia circonciso.” (Genesi 17:10)

“... e disse a quegli uomini: «Io so che il Signore vi ha dato il paese, che il terrore del vostro nome ci ha invasi e che tutti gli abitanti del paese hanno perso coraggio davanti a voi. Poiché noi abbiamo udito come il Signore asciugò le acque del mar Rosso davanti a voi, quando usciste dall’Egitto, e quel che faceste ai due re degli Amorei, di là dal Giordano, Sicon e Og, che votaste allo sterminio” (Giusuè 2:9-10)

“Questi sono i nomi dei valorosi guerrieri che furono al servizio di Davide: Ioseb-Basebet, il Tachemonita, capo dei principali ufficiali. Egli era Adino l’Eznita, che in un solo scontro sconfisse ottocento uomini.” (2 Samuele 23:8)

“Abisai, fratello di Ioab, figlio di Seruia, fu il capo di altri tre. Egli impugnò la lancia contro trecento uomini, li uccise e si acquistò fama fra i tre.” (2 Samuele 23:18)

“Poi prese un calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. Ed egli disse loro: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti...” (Marco 14:23-24)




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12 aprile 2020

Se non ci fosse stata la Pasqua di Cristo | 12 Aprile 2020 |


Cosa sarebbe accaduto se la tomba non fosse stata vuota? Ma, la tomba era vuota, e il Signore è veramente risorto!
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Tempo di lettura: 10 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 28 min.


Quella che stiamo vivendo in questi giorni è una Pasqua anomala.

Normalmente siamo abituati a pensare a Pasqua come uno dei momenti più belli dell'anno, soprattutto quando “cade alta” ovvero ricorre nel mese di aprile inoltrato.

La natura è tutta un'esplosione, noi abbiamo voglia di ritornare sotto il sole, di prendere aria, di camminare, di correre,  di tornare a vivere all'aperto dopo il lungo inverno...

E invece, anche se per il nostro bene, dobbiamo “stare chiusi”, dobbiamo rispettare il “lockdown”, che tradotto in italiano significa “confinamento”.

Ci sono state imposte delle “regole” dei “confini” da non oltrepassare... per il nostro bene, è vero... Ma quanto è pesante dover obbedire!

E non puoi fare questo, e non puoi fare quello, e non puoi uscire di casa quanto vuoi, e non puoi andare a passeggiare dove vuoi...

Per molti, significa anche, non lavorare, perdere del proprio, restare senza risorse...

Abbiamo dei confini, messi per il nostro bene, ma che spesso ci provocano dolore, angoscia e perdita, sia della nostra libertà che delle nostre finanze.

Ma stiamo facendo tutto questo  con un fine superiore: salvare migliaia di vite umane, e poter tornare ad una vita serena e normale come era prima.

Sapete,  questa situazione è molto simile  a quella che ogni anno capitava a cavallo tra il mese di marzo e quello di aprile in un paese del Mediterraneo circa 3.500 anni fa.

Vorrei leggere assiema a voi Deuteronomio 16, dal versetto 1 al versetto 8

 «1 Osserva il mese di Abib [marzo/aprile] e celebra la Pasqua in onore del Signore tuo Dio, poiché nel mese di Abib, il Signore, il tuo Dio, ti ha fatto uscire dall’Egitto, durante la notte. 2 Celebrerai la Pasqua al Signore tuo Dio, sacrificando vittime delle tue greggi e dei tuoi armenti, nel luogo che il Signore avrà scelto come dimora del suo nome. 3 Non mangerai con queste offerte pane lievitato; per sette giorni le mangerai con pane azzimo, pane d’afflizione, poiché uscisti in fretta dal paese d’Egitto, affinché per tutta la vita ti ricordi del giorno che uscisti dal paese d’Egitto. 4 Non si veda lievito presso di te, entro tutti i tuoi confini, per sette giorni; e della carne che avrai sacrificata la sera del primo giorno, nulla se ne conservi durante la notte fino al mattino. 5 Non potrai sacrificare l’agnello pasquale in una qualsiasi delle città che il Signore, il tuo Dio, ti dà. 6 Sacrificherai l’agnello pasquale soltanto nel luogo che il Signore, il tuo Dio, avrà scelto come dimora del suo nome; lo sacrificherai la sera, al tramontar del sole, nell’ora in cui uscisti dall’Egitto. 7 Farai cuocere la vittima e la mangerai nel luogo che il Signore, il tuo Dio, avrà scelto; la mattina te ne potrai tornare e andartene alle tue tende. 8 Per sei giorni mangerai pane azzimo, e il settimo giorno vi sarà una solenne assemblea, in onore del Signore tuo Dio; non farai nessun lavoro. (Deuteronomio 16:1-8)

Avete fatto caso al tipo di regole che gli ebrei dovevano rispettare per celebrare la Pasqua degnamente? Non vi suonano “familiari”?

Ci sono quattro cose che gli ebrei DEVONO fare e quattro che NON DEVONO fare.

Devono sacrificare le loro migliori bestie (v. 2) "sacrificando vittime delle tue greggi e dei tuoi armenti".

Cosa significa questo? Che gli ebrei, per poter celebrare la Pasqua dovevano “rimetterci” di tasca propria, perché dovevano sacrificare le migliori bestie dei loro greggi. E quando non offrivano le bestie migliori Dio non la prendeva per niente bene:

“Quando offrite in sacrificio una bestia cieca, non è forse male? Quando ne offrite una zoppa o malata, non è forse male? Presentala dunque al tuo governatore! Te ne sarà egli grato? Ti accoglierà forse con favore?», dice il SIGNORE degli eserciti.” (Malachia 1:8)

Devono fare i sacrifici dove dice Dio (v.2)  “nel luogo che il Signore avrà scelto”.
Devono sacrificare all'ora che dice Dio (v. 5) “lo sacrificherai la sera, al tramontar del sole”.
Devono mangiare dove dice Dio (v.7) “la mangerai nel luogo che il Signore, il tuo Dio, avrà scelto.”

E' un po' quello che stiamo vivendo noi, vero? Ci stiamo “rimettendo” del nostro, non andando al lavoro, dobbiamo stare dove ci viene detto, dobbiamo uscire poco e muoverci solo dove ci viene detto (supermercato e farmacia... e pochi altri posti)

Poi c'è il capitolo delle cose che NON DEVONO fare:

Non devono mangiare lievito (v. 3 e 4) “Non mangerai con queste offerte pane lievitato...Non si veda lievito presso di te.”

Non devono conservare il cibo (v. 4) “la carne che avrai sacrificata la sera del primo giorno, nulla se ne conservi durante la notte fino al mattino.”

Non possono scegliere dove sacrificare (v.5)  “Non potrai sacrificare l’agnello pasquale in una qualsiasi delle città.”

Non possono lavorare il settimo giorno (v.8) “non farai nessun lavoro.”

In questo noi siamo ancora liberi, non dobbiamo non mangiare determinati alimenti ma ci viene detto di non fare scorte alimentari, e non possiamo scegliere di prenderle dal negozio che vogliamo  ma da quello sotto casa e, infine, non possiamo lavorare.

Se ti sembrano tanti un paio di mesi di regole, di distanziamento sociale, sappi che gli ebrei lo hanno fatto per circa 1500 anni, ed alcuni ancora lo fanno!

Dio aveva salvato il suo popolo, lo aveva fatto in una notte in cui era stato risparmiato e l'angelo era passato oltre le porte dove era stato messo il sangue  di un agnello sacrificato.

Ma gli aveva dato dei limiti, vivevano in un eterno lockdown,  un confinamento fatto di regole  talvolta facilmente comprensibili altre volte meno, ma che tutte stavano a ricordare che Dio era Dio, e bisognava rispettare le sue regole, altrimenti...

Perché c'era questo lockdown, questo confinamento? Perché nel mondo c'era un virus mortale, che non uccideva solo il corpo,  ma uccideva l'anima: si chiamava “disobbedienza”, si chiamava “ribellione”, si chiamava “io no ho bisogno di te”, “io so cosa è bene e cosa è male”... si chiamava, e si chiama ancora, peccato.

Dio è un padre, e come tale amava i suoi figli, e per evitare che potessero essere contagiati da quel virus terribile, li aveva riempiti di regole...

Ma lui lo sapeva: i suoi figli non avevano bisogno di regole, perché non le avrebbero rispettate ma di amore.

Non avevano bisogno di giustizia perché non erano giusti, ma di misericordia.

Non avevano bisogno di una medicina per mandare via la febbre quando arrivava ma di un vaccino che li avrebbe resi immuni, e per sempre!

Vivere in un recinto, vivere reclusi vivere in lockdown, in confinamento è possibile si... ma per quanto?

Dio lo sapeva, e stava chiedendo al suo popolo di obbedire a quelle regole perché aveva in mente qualcosa che avrebbe spazzato via una volta e per tutte  il confinamento, le regole, la separazione, il virus.

"Ecco, i giorni vengono", dice il SIGNORE, "in cui io farò un nuovo patto con la casa d'Israele e con la casa di Giuda... io metterò la mia legge nell'intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo.” (Geremia 31:31-33)

Venerdì, per chi ci ha seguito, abbiamo parlato di cosa sarebbe avvenuto se Gesù non fosse morto il Venerdì Santo.

E abbiamo detto  che la separazione  tra noi e Dio rappresentata dalla cortina nel tempio sarebbe rimasta, e saremmo stato per sempre separati da Dio e bisognosi di un “sacerdote”  che intercedesse per noi.

Che non ci sarebbe stata la resurrezione che lo Spirito Santo non sarebbe arrivato...

Ti faccio anche oggi la medesima domanda: e se non ci fosse stata la Pasqua di Cristo? Se quella mattina le donne fossero andate al sepolcro avessero trovato un cadavere, cambiato le fasce e cosparso il corpo di essenze?

Gesù dice:

"Chiunque pecca è schiavo del peccato", rispose Gesù,” e uno schiavo non ha un posto permanente in una famiglia, ma il figlio sì! Perciò, se il Figlio vi libera, voi sarete veramente liberi.” (Giovanni 8:34-36 PV)

Se non ci fosse stata la Pasqua di Cristo, ma fossimo ancora legati alla Pascha ebraica noi vivremmo ancora  nel lockdown, nel confinamento delle regole, dovremmo ancora sacrificare sugli altari, rispettare tempi e modi di come offrire, e sperare di essere graditi.

Gesù ha anche detto:

“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà, e chiunque vive e crede in me, non morirà mai.” (Giovanni 11:25-26)

Se non ci fosse stata la Pasqua di Cristo il virus, nonostante le precauzioni e il confinamento sarebbe ancora invincibile.

E Gesù ha anche detto:

“Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati.” (Luca 5:31)

Se quella Pasqua avesse visto una tomba piena, non avremmo né ospedali, né dottori capaci di curare la nostra malattia.

E infine Gesù ha detto:

“Io son venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.” (Giovanni 12:46)

Se nella tomba quella domenica mattina ci fosse stato ancora un corpo la nostra notte sarebbe perenne.

Ma la tomba, ringraziando la potenza di Dio, era vuota:

“Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette.” (Giovanni 20:3-8)

Le regole che Dio aveva dato per il lockdown, per il confinamento, perché il virus letale della morte dell'anima non infettasse il tuo popolo sono cessate.

Tutti noi stiamo attendendo che ci venga detto  quando potremo uscire di casa, quando potremo tornare a vivere normalmente, quando potremo festeggiare, abbracciarci, ballare, sorridere, e vivere di nuovo.

Eccolo il giorno in cui possiamo! Anche se siamo a casa, anche se attendiamo che passi il Covid-19, eccolo il giorno in cui possiamo festeggiare, eccolo il giorno dove possiamo abbracciarci come una grande famiglia in Cristo, eccolo il giorno dove possiamo ballare sorridere, e accettare la nuova vita in Cristo!

Paolo dice:

“Come collaboratori di Dio, vi esortiamo a non ricevere la grazia di Dio invano; poiché egli dice: «Ti ho esaudito nel tempo favorevole e ti ho soccorso nel giorno della salvezza»[1]. Eccolo ora il tempo favorevole; eccolo ora il giorno della salvezza!” (2 Corinzi 6:1-2)

Come arrivo oggi a quella tomba? Con il bagaglio delle mie paure per il virus che mi tiene in casa, che mi tiene lontano dal lavoro, che ha fatto ammalare un mio caro?

Stai anche tu sperando in una cura, in un vaccino che sconfigga il male?

Rilassati, la cura è già arrivata, il vaccino è già disponibile, e non ti serve più il confinamento, se... E' rimasta un'unica regola, che comprende tutte le regole che devi seguire: è la regola dell'amare:

“Gesù gli disse: «“Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente” Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile a questo, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso” Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge e i profeti».”(Matteo 22:37-40)

Vivere una vita amando, è possibile.

Vivere una vita senza paure, è possibile.

Vivere una vita  sapendo che la vera vita è altrove, è possibile … se...

“Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette.” (Giovanni 20:8)

Se entri anche tu nel sepolcro, vedi, e credi.

Preghiamo.


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10 aprile 2020

Se non ci fosse stato quel Venerdì Santo... | 10 Aprile 2020 |

Cosa sarebbe accaduto se quel famoso venerdì che tutto il mondo cristiano e non solo ricorda, Gesù avesse scampato miracolosamente alla morte? Quale impatto avrebbe avuto sulla vita del mondo, sulla tua e sulla mia?
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E se quel venerdì non fosse mai arrivato? E se quel venerdì, in qualche maniera miracolosa, Gesù avesse scampato la morte, avesse attraversato indenne la croce, cosa sarebbe successo?

Leggiamo assieme Matteo 27:

"50 E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. 51 Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, 52 le tombe si aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; 53 e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 54 Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: «Veramente costui era Figlio di Dio»."  (Matteo 27:50-54)



Se non ci fosse stato quel venerdì non sarebbe successo quello che viene detto al versetto 51: "... la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo...".  La cortina del tempio sarebbe rimasta sana e noi saremmo rimasti separati da Dio.

La cortina del tempio era la tenda spessissima che separava il luogo santissimo, il posto dove soltanto una volta all'anno entrava il sacerdote e dove Dio manifestava la sua presenza, che veniva riempito la presenza di Dio e dove era conservata l’Arca del Patto dove erano conservate le tavole con i Dieci Comandamenti dati a Mosè.

Se non ci fosse stato quel venerdì quel patto sarebbe rimasto per sempre nelle mani di un sacerdote che doveva fare sacrifici che doveva operare in nostra vece.

E invece no, quel venerdì (ringraziando Dio) è venuto, la cortina del tempio è lacerata in due, il tempio non ha più una porta d'ingresso perché l'unica porta d'ingresso è Gesù, e il suo sangue, e quella croce.

Se non ci fosse stato quel venerdì, per sempre saremmo stati separati della presenza di Dio; e invece Dio aveva proprio strutturato gli eventi perché ci fosse quel venerdì, perché quella morte violenta del suo figlio in croce potesse far sparire la separazione che c'era tra lui e noi.

Se non ci fosse stato quel venerdì non sarebbe successo quello che leggiamo al versetto 55 “... le tombe si aprirono e molti corpi dei santi che dormivano risuscitarono”.

Se non ci fosse stato non ci sarebbe stata la resurrezione; se non ci fosse stato quel venerdì una volta morti sarebbe finito tutto. E invece no, proprio quando è morto Gesù, Dio ha previsto delle resurrezioni come dimostrazione della potenza che stava per sprigionare quella croce, anticipando i tempi  e facendo rivivere alcune persone che avevano sperato in Gesù  come te e me. Per dimostrare la potenza che c'era in quella croce.

Se non ci fosse stato quel venerdì Santo non avremmo la resurrezione, e non avremmo la certezza di vivere in eterno assieme con Gesù se crediamo in lui.

 Se non ci fosse stato quel venerdì non sarebbe successo quello che è scritto al versetto 54: “... il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero ‘veramente costui è il figlio di Dio.’ “

Se non ci fosse stato quel venerdì le persone non avrebbero capito che quello realmente era il Figlio di Dio, che la potenza del prodigio di quella croce era dovuta alla potenza che Dio aveva messo in Gesù.


Leggiamo anche Atti:

"14 Ma Pietro, levatosi in piedi con gli undici, alzò la voce e parlò loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, vi sia noto questo e ascoltate attentamente le mie parole. 15 Questi non sono ubriachi, come voi supponete, perché è soltanto la terza ora del giorno; 16 ma questo è quanto fu annunciato per mezzo del profeta Gioele: 17 Avverrà negli ultimi giorni”, dice Dio, “che io spanderò il mio Spirito sopra ogni persona; i vostri figli e le vostre figlie profetizzeranno, #i vostri giovani avranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. 18 Anche sui miei servi e sulle mie serve, in quei giorni, spanderò il mio Spirito e profetizzeranno. 19 Farò prodigi su nel cielo e segni giù sulla terra, sangue e fuoco, e vapore di fumo. 20 Il sole sarà mutato in tenebre e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore. 21 E avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.” (Atti 2:14-21) 


Qui è Pietro che parla quando lo Spirito Santo è arrivato nei discepoli e li ha riempiti e cominciano a parlare in tutte quante le lingue e  tutti quanti li capiscono nella propria lingua madre.

Se non ci fosse stato quel venerdì, non sarebbe arrivato lo Spirito Santo,  quello spirito che aveva riempito Pietro e gli Apostoli, mandandoli ad evangelizzare tutte le persone in quella città;  e in quella stessa giornata più di tremila persone credettero al vangelo.

Gesù ha detto più di una volta “se non vado via io, se non vado via questo venerdì, non potrò mandarvi chi mi sostituisce, chi vi riempie, perché fisicamente io non posso riempirvi come uomo, ma posso riempirvi quando tornerò sotto forma di Spirito Santo, e che sarà disponibile a tutti quelli che credono in me.”.

Se non ci fosse stato quel venerdì non avremmo lo Spirito Santo, e se non avessimo lo Spirito Santo non potremmo proclamare il vangelo del Signore.

No so se avete fatto caso alla similitudine della situazione che c'è tra la morte di Gesù e gli ultimi tempi citati da Pietro; alla morte di Gesù il cielo si è oscurato la cortina del tempio si è è spaccata, ci sono stati terremoti e la terra è scesa nell'oscurità. 

Nel versetto 20 di atti 2 Pietro descrive una situazione simile; dice che “...il sole sarà mutato in tenebre e la luna di sangue prima che venga il grande e glorioso giorno del Signore.”.

Non aspettiamoci che le cose vadano meglio, non aspettiamoci che, improvvisamente, tutto quanto diventerà facile; quello che dice Pietro, qui ispirato dallo Spirito Santo,  è che le cose andranno di male in peggio,  è che noi sperimenteremo la stessa paura che avranno sperimentato le persone alla morte di Gesù; ma c'è in arrivo qualche cosa di più grande, che c'è un giorno che sarà grande, e sarà glorioso, dove  “... chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato.”.

Se non ci fosse stato quel venerdì noi non avremmo potuto invocare il nome del Signore,  se non ci fosse stato quel venerdì noi non avremmo potuto essere salvati tramite la croce.

Ma venerdì c'è stato, quel venerdì c'è stato, Gesù è realmente morto, è stato crocifisso ed è morto per noi... ma il terzo giorno è resuscitato per dare a noi la sua potenza sotto forma di Spirito Santo, e riempirci.

Che Dio sia benedetto  per il venerdì che ha mandato a noi per poter essere liberi, per poter veder risolti i problemi del nostro  peccare,  per poter entrare nel tempio senza avere più una cortina che ci separa dal Padre,  per poter accedere direttamente al Padre attraverso il Figlio.

“... e avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”.



Che Dio benedica il tuo Venerdì Santo.


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21 aprile 2019

La semplicità della Pasqua | 21 Aprile 2019 |

Pasqua è tornare a poter parlare col Padre. Dio ha fatto si che la salvezza fosse facile: basta che credi col cuore in Gesù e lo confessi con le tue labbra. Tutto qua. Sei pronto, sei pronta?
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Anche oggi voglio iniziare con una domanda: con che cosa ascolti la musica? Radio, tv, impianto+casse, cellulare? Si stima che oltre il 45% ascolti musica attraverso lo smartphone.

Si, ma con che cosa ascoltate?Quasi il 60% la ascolta con queste... le “cuffiette”.

Un tempo la musica si ascoltava assieme: attraverso la radio,o lo stereo, e se tu volevi parlare con chi stava ascoltando bastava entrare in camera.

E ora? Oramai il fatto di stare nella stessa stanza non ti assicura di certo il fatto di essere ascoltato. Spesso mi accade di parlare per buoni dieci minuti con i miei figli o con mia moglie per poi realizzare che avevano “le cuffiette su”... per cui... ho parlato al nulla! Alcuni hanno addirittura quelle che “cancellano” il suono all'esterno... ad esempio, mia moglie!

Cosa comporta questo? Che anche se vivi assieme, a pochi metri o anche centimetri, non è scontato che comunichi con l'altro!

Vorrei fare con voi un piccolo esperimento: prenderò uno di voi, gli metterò delle cuffiette con della musica e poi proverò a parlagli. Proviamo?

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Vedete, io ho chiesto cose semplici, un bicchiere d'acqua, una penna, un pezzo di carta... ho addirittura offerto 100 Euro... ma non è arrivato nulla anche se stavo di fronte alla persona.

Cosa abbiamo imparato dall'esperimento? Che per ricevere le cose che si desiderano: non basta chiedere,  ma deve esserci qualcuno che ci ascolta

Sapete, l'invenzione delle cuffiette è antichissima, sin dalla creazione.

Noi vivevamo a casa con nostro Padre in un posto chiamato “Eden”, lui ci chiedeva di fare alcune cose, di non farne altre, e noi eseguivamo da bravi figli...

Ma poi, a un certo punto, è spuntato un serpente che ci ha regalato... un paio di “cuffiette”... così che vivessimo assieme a nostro Padre, ma senza più ascoltarlo...

Quelle cuffiette si chiamano “peccato”, e le abbiamo conservate sino ai giorni nostri.

Ogni tanto, quando abbiamo davvero bisogno, allora togliamo le cuffiette, e proviamo a “sentite” le parole del Padre... ma spesso non accettiamo i suoi comandi, vorremmo qualcosa di diverso.

 “... i figli del tuo popolo discorrono di te presso le mura e sulle porte delle case; parlano l’uno con l’altro e ognuno con il suo fratello, e dicono: “Venite, prego, ad ascoltare la parola che proviene dal Signore!” … Ecco, tu sei per loro come la canzone d’amore di uno che ha una bella voce e sa suonare bene; essi ascoltano le tue parole, ma non le mettono in pratica.” (Ezechiele 33:30,32)

Cosa faresti, se tu fossi padre  di un figlio che non ascolta, e anche quando ascolta,
non obbedisce?  Un figlio così, nessuno lo vuole e nessuno continua ad amarlo. Ma cone si comporta Dio?

“Se i suoi figli abbandoneranno la mia legge e non seguiranno i miei decreti, se violeranno i miei statuti e non osserveranno i miei comandi, punirò con la verga la loro ribellione e con flagelli la loro colpa. Ma non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno.” (Salmo 89:31-34 TILC)

Dio è diverso come Padre, non annulla il suo amore, e rimane federe al suo compito di Padre; chiude la porta della sua stanza... e attende.

La porta era rappresentata dalla cortina  che separava il luogo Santissimo,  dove era conservata l'Arca con le tavole dei Comandamenti dove una sola persona, una volta all'anno,  poteva entrare,  e sperare che il sacrificio fosse gradito...  altrimenti....

Ma Dio non voleva restare dietro la cortina, non voleva che la porta della sua stanza rimanesse chiusa per i suoi figli.

Ma il vero problema... erano le “cuffiette”.. Egli voleva aprire la porta, ma avere dei figli che lo ascoltassero; ascoltassero Lui, e non le parole del nemico.

Dio aveva un progetto:

“Io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio ed essi saranno mio popolo. Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello, dicendo: 'Conoscete il Signore!', poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande,- dice il Signore. - Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato”. (Geremia 31:33-34)

Non so chi di voi è padre o madre,  ma per me la gioia più grande  quando arrivavo a casa con i miei figli piccoli, era quella di sentire la voce  di parlare con loro... e lo è ancora!

Amo quando ridiamo assieme,  quando facciamo le cose assieme,  come vedere un film, o un video...

Mi piaceva  quando erano piccoli quando  chiedevano  cose che potevo fare per loro,  perché sapevo che lo avrei visti sorridere...

Avete fatto caso ai verbi che ho usato? Sentire, parlare, ridere, chiedere.

C'è una sola parola che definisce tutto questo nella Bibbia: pregare!

Dio bramava di sentire la nostra voce di parlare con noi, di ridere e scherzare con noi, e di darci le cose buone che gli chiediamo...  Ma tutto questo era impossibile...  l'unico che avrebbe potuto farlo, sarebbe stato un figlio obbediente, che non avesse mai messo le cuffiette, che avrebbe sempre ascoltato il Padre

E' per questo che è dovuto scendere Gesù, per togliere il “rumore” del peccato  che ci isolava dal Padre.

Nel suo ultimo discorso con i discepoli  (nei capitolo da 14 a 17 di Giovanni),  Gesù dice per 6 volte che parlava al Padre per loro,  ma che, da lì a poco,  loro stessi avrebbero potuto farlo direttamente:

“Allora potrete pregare nel mio nome e non ci sarà bisogno che sia io a chiedere al Padre per voi, perché lui stesso vi vuol bene, perché voi avete voluto bene a me e avete creduto che provengo dal Padre.” (Giovanni 16:26.27 PV)

Come sarebbe avvenuto tutto questo?  Come avrebbe tolto Gesù il rumore assordante del peccato dalle nostre orecchie?

Vorrei vedere assieme un video:

                                                   

Con quale cuore sei venuto, sei venuta qui oggi? Con il cuore  riconoscente di un figlio o di una figlia  che sa di poter parlare di nuovo faccia a faccia  con il proprio Creatore  grazie alla potenza del sangue che Gesù  ha versato sulla croce? Oppure  con un cuore dubbioso  che sia mai possibile parlare in modo diretto a Dio?

Con un cuore pronto a crescere  ascoltando la voce del Padre,  o con un cuore riluttante  che non crede di essere ben accetto  a un  Padre lontano e distaccato?

Con un cuore gioioso di chi ha capito  che la salvezza è a portata di mano, o con un cuore deluso,
perché ti saresti aspettato  “qualcosa un po' meno semplice, un po' più complesso” dei riti speciali,  un pellegrinaggio,  la salita di una scala in ginocchio.

Mi spiace, se ti ho deluso:  la salvezza è tutta qui, in un figlio che si rende obbediente al tuo posto  per sfilarti le cuffiette che usi ogni giorno quelle col rumore del peccato che ti isola dal Padre. Un padre che ti ama,  perché tu ami suo figlio.

La salvezza è semplice, tornare a parlare con Dio, essere suo figlio o sua figlia accettata ed amata è semplice:

“Se con le tue labbra dici agli altri che Gesù è il tuo Signore, e credi nel tuo cuore che Dio l'ha risuscitato dalla morte, sarai salvato.” (Romani 10:9)

La Pasqua è tutta in quel “se”;  in quelle due azioni che Dio ti chiede di fare oggi: una la devi fare con le tue labbra,  una col tuo cuore.

Una con la parte razionale di te,  una con la parte emotiva di te. Se credi che Gesù è realmente venuto per farti udire di nuovo la voce del Padre, se credi che è risorto dai morti per cancellare il rumore del tuo peccato, tra poco ti chiederò di dirlo: di girarti verso il tuo vicino, o la tua vicina,
e dirgli: Gesù è il Signore della tua vita.

Forse forse lo hai già fatto in passato; è un buon promemoria di chi sei  e di dove stai nel mondo.

Ma se non lo hai mai fatto ti prego, non uscire da questa stanza  senza averlo fatto.

“Ai piedi della croce io starò, contemplando la grandezza del tuo amore”...Metti la tua vita ai piedi della croce, e ricevi la grazia che ti salva.

Preghiamo.

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