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26 aprile 2015

Non rubare | 26 Aprile 2015 |


Il furto è così comune al giorno d'oggi che molta  parte delle nostre vite la passiamo a proteggere i nostri beni, e non riusciamo più a capire quanto sia assurdo tutto ciò.  Cosa ha da dire Dio circa la nostra naturale inclinazione al furto?
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Siamo all'ottavo passo della legge di Dio per l'uomo.

Se nei primi quatto Dio aveva stabilito il tipo di rapporto che voleva con i suoi figli

  • 1. non avrai altri dei
  • 2. non farti scultura né immagine alcuna
  • 3. non pronunciare il nome di Dio invano
  • 4. ricordati del giorno del riposo

se con i successivi successivi tre aveva stabilito il rapporto che dobbiamo avere con la famiglia personale e dei credenti

  • 5. onora tuo padre e tua madre
  • 6. non uccidere
  • 7. non commettere adulterio

con gli ultimi tre stabilisce il rapporto che dobbiamo avere con tutti gli altri, della famiglia e non, credenti e non.

Anche qui possiamo affermare che

I Comandamenti non rubano la nostra libertà
ma donano la libertà in Cristo

Vi è mai accaduto che vi abbiano rubato qualcosa? Come vi siete sentiti, come vi siete sentite? Violati, defraudati, tristi... o cosa altro?

Vi è mai accaduto di rubare qualcosa? Si, perché se abbiamo sperimentato la sensazione bruttissima di avere qualcosa di caro rubato, significa che qualcun altro “essere umano” ce lo ha rubato.  Come ti sei sentito, come ti sei sentita mentre stavi “dall'altra parte della barricata”?

Magari non era un “furto” eclatante,  non stavi svaligiando una banca,  o una gioielleria, magari era qualcosa di piccolo, di poco valore.

Vi voglio raccontare io come mi sono sentito quando, una volta, sono stato “dall'altra parte della barricata”.

Avrò avuto sei, sette anni, ed ero ospite a Roma dei miei zii. Ero attratto in maniera magnetica da questo: un taglia-unghie che avevano in bagno. Nei miei occhi di bambino sembrava un piccolo coltello a serramanico, una piccola spada lucente. Fatto sta, che quando dovevamo partire per Montefiascone, il taglia-unghie “scivolò” nella mia tasca.

Per tutto il viaggio di ritorno non feci che pensare a quello che avevo fatto, con un misto di soddisfazione (adesso era mio!) e di rimorso (adesso ero un ladro).

Per mesi lo tenni nascosto, poi un giorno mia madre lo trovò: “E questo, da dove esce?” Mi inventai la scusa di averlo trovato per terra sull'autobus tornando da Roma. Lei ci credette, e, confortato, cominciai a giocarci di fronte a tutti.

Sino a quando, un giorno, mio zio lo vide: il taglia-unghie aveva una particolarità:  la punta della limetta interna era stata modificata da mio zio per poter svitate delle minute viti del rasoio da barba.

Che strano- fece lui prendendolo in mano e guardandolo- è proprio come quello che ho a Roma.”
A quel punto non ce la feci più: confessai che non era “come” quello.. ma che era “quello”, chiedendo scusa e dicendo che lo davo indietro.

Mio zio fece una gran risata... e mi disse: “Beh, non lo usavo da mesi, non mi serviva neppure più. Se me lo avesti chiesto te lo avrei dato io. Non rubare mai più... ma questo lo puoi tenere!"

Sapete già che io “non butto niente”;  ma questo in particolare non lo butto perché mi rammenta tre stati d'animo:

  • come mi sono sentito quando ho rubato,
  • come mi sono sentito quando ho confessato,
  • e come mi sono sentito quando sono stato perdonato.

Pare che il rubare sia una delle attività umane più frequenti, altrimenti non si spiegherebbero tutte le misure che adottiamo per impedire che ci rubino.

Pensate a tutti i soldi che spendiamo in cancelli, inferiate, serrature antiscasso, antifurti , cassette di sicurezza per impedire che quello che è nostro rimanga nostro.

Con l'avvento della tecnologia, abbiamo dovuto dotarci di software costosi e complicati per proteggere i nostri “dati sensibili”, sui nostri PC. Tablet, smartphone; le nostre foto, i nostri orari di uscita e di rientro a casa, le nostre carte di credito, i nostri conti correnti bancari.

Viviamo in un mondo popolato di telecamere per la videosorveglianza, guardie giurate di fronte a banche e gioiellerie.

Potreste pensare che tutto ciò accade solo nei posti “ricchi” dove ci sono “poveri”: non è affatto così.
Martin Lutero, che viveva in un mondo praticamente povero al 90%, dove il 10% della popolazione aveva tutte le risorse, affermava che se si fossero impiccate tutte le persone che rubavano non ci sarebbe stata sufficiente corda in Germania per soddisfare l'esigenza e  che avrebbero dovuto iniziare ad utilizzare le cinture dei pantaloni per sopperire alla necessità.

E non c'è differenza tra ricchi e poveri; qualche anno fa fece scalpore la notizia di Jennifer Capriati, campionessa del tennis degli anni Novanta, che fu arrestata per aver rubato un anello in una gioielleria.

Le persone, in qualsiasi era abbiamo vissuto, in qualsiasi strato sociale abbiano vissuto hanno rubato l'uno all'altro.

Non era così che aveva stabilito Dio all'inizio. E' per quello che Dio ha dovuto stabilire uno specifico comandamento: il popolo a cui era diretto era un popolo povero, in fuga dall'Egitto, in lotta per la propria sopravvivenza quotidiana...  ma che si rubavano la manna o le quaglie mandate da Do a vicenda!

Tutto questo serve a smentire l'idea di alcuni che dicono che l'uomo nasce buono, e che solo dopo è corrotto dalla società e diventa cattivo.

Non è vero! L'uomo nasce peccatore!  Deve imparare a comportarsi in maniera retta,  perché la sua propria natura peccaminosa lo spinge nella direzione opposta da quella che Dio vuole e che era all'inizio della creazione. Prova a lasciare le chiavi sulla porta di casa a Roma, andare via per una settimana e vedere quello che resta quando rientri!

Ti hanno mai rubato qualcosa?  Se si, sei in buona compagnia: persino a Gesù venivano “rubati” i soldi delle offerte da Giuda!

Ma, c'è un'altra domanda che voglio farti: che cosa hai rubato tu, nella tua vita?



Cosa è “rubare”?

Anche questa volta siamo di fronte a un comandamento “secco”:

“Non rubare.” (Esodo 20:15)

Poco o nulla da discutere su “non” ma moltissimo da discutere su casa si definisca “rubare”.

Tre aspetti che emergono subito dal versetto:

1. Dio crede nella proprietà privata

Molti hanno detto che Dio (e Gesù) sono stati i primi “socialisti” o i primi “comunisti” della storia;
questo non è assolutamente vero. Dio dice che tu hai il sacrosanto diritto di avere cose TUE che siano solo cose tue  e che se qualcuno di dice sono anche MIE tu hai il sacrosanto diritto di definirlo un ladro.

2. Dio ama il tuo prossimo

Se Dio amasse te, e solo te, chiuderebbe un occhio sui tuoi furti. Ma siccome ama te, ma ama anche il tuo prossimo, ti dice che ciò che è del tuo prossimo non è tuo ma è suo.

3. Noi abbiamo il diritto di impedire il furto

Laddove c'è una legge, c'è anche un diritto, sulla cui base si fondano i rapporti sociali e le eventuali sanzioni per chi lo viola.

L'universo del rubare

Nel rubare, nel furto, l'uomo ha dimostrato la sua enorme creatività (che gli proviene da Dio) utilizzata nella maniera sbagliata (che Dio non approva). Ne volete una prova?  Questo è un elenco “comprensivo e non esaustivo” come si dice nel gergo legale di cosa si intenda per “rubare”:

Appropriazione indebita, prestiti ad usura, scommesse clandestine, furto con destrezza,  violazione di domicilio,   intrusione nei sistemi informatici, tassazione ingiusta, scippo, furto in appartamento, rapimento, furto commerciale, estorsione, racket, evasione delle tasse,  evasione contributiva, falsa denuncia assicurativa, distrazione di denaro pubblico, uso inappropriato di danaro pubblico, eccessivo debito pubblico, falsa fatturazione, falso versamento di contributi, bancarotta fraudolenta,  abbandono del  posto di lavoro, doppio lavoro, lavoro a nero, mancato pagamento degli stipendi, furto di collettame, furto di prodotti immagazzinati, furto di proprietà intellettuale, falsa attribuzione di paternità per un'opera letteraria o musicale, plagio, scaricamento illegale da siti di materiale protetto, furto di identità...

Devo continuare? Dio dice: non rubare. Sarebbe interessante vedere come andrebbero le nostre economie e come sarebbe la situazione politica mondiale se obbedissimo tutti insieme a questo semplice comandamento.

Come applicarlo alla mia vita?

Cercherò di essere molto pratico.

Se sei un ladro d'appartamento, o uno scippatore, o un ladro d'auto, o se rubi al supermercato... insomma, se fai cose EVIDENTEMENTE in contrasto con questo comandamento, la ricetta è: smetti, chiedi perdono, restituisci.

Ma ci sono cose molto più sottili, aree più “grigie”, che sembrano andare bene o  quasi andare bene  nell'opinione generale,  e che invece sono in tutto e per tutto un “rubare” che Dio proibisce.

Per i datori di lavoro

Cominciamo con chi da lavoro ad altri: questo è quello che dice Giacomo:

“Voi non avete pagato gli operai che mietono nei vostri campi: questa paga rubata ora grida al cielo, e le proteste dei vostri contadini sono arrivate fino agli orecchi di Dio, il Signore Onnipotente. Voi avete vissuto quaggiù sulla terra in mezzo al lusso e ai piaceri sfrenati: vi siete ingrassati come bestie per il giorno del macello. “ (Giacomo 5:4-5 TILC)

Non pagare, o sottopagare, o pagare in nero una parte per risparmiare sui contributi è in tutto e per tutto rubare. L'unico motivo valido per non pagare i tuoi impiegati, è che non abbiano fatto il loro lavoro.

I datori di lavoro debbono comprendere che spesso i loro lavoratori hanno disperatamente bisogno di essere pagati; se li derubano del loro stipendio, non stanno derubando solo loro, ma la loro intera famiglia.

Gesù era molto sensibile per questo argomento:  lui stesso proveniva da una famiglia “povera” con un padre artigiano che doveva ricevere per poter dare alla famiglia. Sappiamo che erano poveri in quanto, quando sono andati a fare l'offerta al tempio, hanno usufruito di uno "sconto", e invece di offrire un agnello (che costava un botto), hanno offerto due tortore (che erano più economiche).

Qui Giacomo sta dicendo : “la ricchezza in cui ti stai rigirando con voluttà porcina ti proviene dal fatto che hai rubato i soldi ai tuoi lavoranti”

Se tu sei un datore di lavoro, e sei credente:  il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza negli affari.  Può essere la più grande arma per testimoniare chi è Gesù,
 se rispetti tutti i comandamenti, a partire dall'ottavo, ma può essere il più grande deterrente per avvicinarsi a Gesù  se li violi, a partire dall'ottavo.

Se non ruberai ai tuoi lavoratori, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se.
Se ruberai, Cristo verrà ripudiato da chi ti sta accanto

Nella mia carriera di imprenditore ho avuto per un paio di anni due impiegati, che gestivano un altro punto vendita qua a Montefiascone; mentre gli affari della nostra vecchi attività continuavano ad andare bene,  quelli della nuova erano più che insoddisfacenti, tanto è vero che dopo due anni abbiamo deciso di chiuderla. Erano così insoddisfacenti che per gran parte dei due anni abbiamo dovuto finanziare questa seconda attività con i soldi provenienti dalla prima attività. Molte volte i soldi guadagnati da essa non riuscivano a coprire neppure la metà degli stipendi dei dipendenti. In molti mesi né io né mio fratello abbiamo preso lo stipendio dal nostro negozio,  perché i soldi servivano a pagare lo stipendio dei dipendenti. Prima venivano le esigenze di coloro a cui avevamo PROMESSO lo stipendio, poi venivano le nostre esigenze.

Per i lavoratori

Ma, se da una parte i datori di lavoro debbono non “rubare” i loro lavoratori, dall'altra i lavoratori non devono “rubare” ai loro datori:

“Esorta i servi ad essere soggetti ai propri padroni in ogni modo e a far tutto il possibile per accontentarli. Non devono contraddirli, né derubarli, ma dimostrare di essere fedeli in tutto e per tutto. Così facendo, faranno l'insegnamento di Dio, nostro Salvatore attraente in ogni modo. “ (Tito 2:9-10 PV)

All'epoca non si parlava di “impiegati”, non c'erano sindacati, il servo era proprietà privata del padrone che aveva, spesso, potere di vita o di morte su di esso. Nondimeno Paolo dice: “Lavorate come vogliono i vostri padroni”. In altre parole: “Guadagnatevi il vostro stipendio facendo al vostro meglio il vostro lavoro”.

Attenzione, perché Paolo dice che dobbiamo fare il “possibile”,  ovvero tutte le cose dove onestamente riesco ad arrivare,  senza contraddire... e senza derubare.

Se tu sei un lavoratore, e sei credente:  il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza nel tuo modo di lavorare.

Se non ruberai, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se. Se ruberai, Cristo verrà ripudiato da chi ti sta accanto

In che modo derubo il mio datore di lavoro?

1. Quando non do il mio meglio

Paolo dice chiaramente che dobbiamo fare “tutto il possibile”. L'impiegato alla ASL che non da aiuto a compilare il modulo alla anziana, non sta dando il suo meglio. La commessa che non aiuta a cercare l'ennesima scatola di pisellini primavera alla massaia che li chiede, quando sa bene che sono nel terzo scaffale in alto a destra, non sta dando il suo meglio. Il magazziniere che non pensa a riordinare il filtro che è finito in magazzino, non sta dando il suo meglio... Io sto “rubando” al mio datore di lavoro”.

2. Quando rubo sul  tempo 

L'impiegato che timbra il cartellino e esce per il caffè, o per fare la spesa, il commesso che chiatta con lo smartphone tra un cliente e l'altro, l'infermiere che sullo schermo del computer in ufficio, su in alto a destra, ha l'iconcina di FB, tutti questi stanno rubando al proprio datore di lavoro.  Non rubano beni, ma rubano il tempo.

Molti uffici, sia pubblici che privati,  oltre a impedire i social sui pc (FB,  Twitter, Instagram)
sono stati costretti anche a “schermare” le strutture per impedire che le persone navigassero sullo smartphone.

3. Quando sono infedele e polemico/a

L'addetto alle vendite che fornisce il database clienti ad un concorrente della propria compagnia, l'impiegata che ogni volta entra in polemica sul modo di completare una pratica, il funzionario che sparla con i colleghi alle spalle del capo ufficio, tutti questi stanno rubando al proprio datore di lavoro.

Questo vale anche per gli studenti

Ma, se sei ancora studente, potresti pensare “a me mi riguarderà se e quando troverò un lavoro”. Mi spiace, già ti riguarda da un pezzi. I tuoi insegnanti, assieme ai tuoi genitori sono i tuoi datori di lavoro, sono le persone che stanno investendo forze e denaro perché tu nel futuro, possa dare frutto.

Quando a scuola non dai il meglio di te, quando a casa sai che devi studiare e fare compiti, e invece stai davanti alla PS3, quando polemizzi con i tuoi insegnanti, o con i tuoi genitori per il tempo che dedichi al tuo impegno scolastico, stai rubando. Stai infrangendo l'ottavo comandamento,
e, peggio, ti stai allenando a farlo anche nella tua futura vita lavorativa.

Se tu sei uno studente, o una studentessa, e sei credente:  il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza nel tuo modo di impegnarti a scuola.

Se non ruberai, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se.
Se ruberai, Cristo verrà ripudiato dai tuoi amici.

Questo vale anche per i politici

Ma, tu potresti dire: “Io non sono né un datore di lavoro, né un lavoratore, né uno studente:
io sono un politico.” Mi spiace dirtelo, Tito 2:9-10 si applica assolutamente e perfettamente a te.

Tu sei lì perché nella democrazia rappresentativa è richiesto che qualcuno venga eletto “in rappresentanza” dei molti;  in un certo senso noi, come collettività, siamo il tuo datore di lavoro.

Tu dovresti fare “tutto il possibile” per accontentare il popolo che ti ha eletto, dando il tuo meglio,
tu non dovresti contraddire mai le idee per cui sei stato eletto e tramite le cui idee hai ricevuto il mandato dal popolo,  tu non dovresti mai “rubare” i soldi che il popolo versa con le tasse per sperperarli, o peggio, per metterteli in tasca,

Se tu sei un politico, e sei credente: il Cristo che vai proclamando con la tua fede verrà associato alla tua correttezza nel tuo modo di governare.

Se non ruberai, Cristo saprà attrarre attraverso la tua testimonianza altri a se.
Se ruberai, Cristo verrà ripudiato da chi stai governando.

L'uomo può forse derubare Dio?

Non vi stupite,  questa è la domanda (retorica) che Dio fa attraverso la voce di un profeta chiamato Malachia:

“L'uomo può forse derubare Dio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: "In che cosa ti abbiamo derubato?" Nelle decime e nelle offerte.” (Malachia 3:8)

Se fino ad adesso mi avete dato ragione,  è possibile che ora mi diate torto. Perché, sapete, finché parliamo di “rubare” agli altri, di “non prendere” qualche cosa che non è nostro... tutto ok. Ma quando parliamo di “dare indietro al Signore”... allora è tutto un altro “par di maniche”.

“Cosa c'entrano i MIEI soldi, Marco? Quando vengo qui voglio sentir parlare solo di cose spirituali. Non ti permetto di mettere le mani nelle mie tasche!”

Già, ma c'è un piccolo problema: che i tuoi soldi non soni i TUOI soldi, e che non è Marco a dirlo, ma è Dio a dirlo.

Partiamo da un presupposto: Dio non ha bisogno dei TUOI SOLDI... perché

  • a) non ha bisogno di soldi, 
  • b) è lui che ha inventato i soldi e 
  • c) i tuoi soldi sono quelli che lui ha inventato e ha dato a te.

Nei Vangeli i versetti in cui si parla di soldi sono tre volte tanto quelli di cui si parla di inferno e Paradiso.

Perché Dio è interessato ai miei soldi?

“Vendete ciò che possedete e date a quelli che ne hanno bisogno. Fatevi un capitale che non perderà il suo valore: un tesoro in cielo che non scomparirà, là nessun ladro potrà arrivare, né le tarme distruggere. Perché, dove è il vostro tesoro sarà anche il vostro cuore.”  (Luca 12:33-34 PV)

Dio sa come siamo fatti;  Dio non vuole che violiamo il Primo Comandamento ed il denaro divenga il nostro dio.

Il DARE CON REGOLARITA' il PRIMO 10% al Signore  (significa il 10% dei miei guadagni PRIMA delle tasse – la primizia) uccide il mio orgoglio,  uccide la mia voglia di essere “al sicuro” perché ho i soldi,  non perché sono amato da Dio.

Tu potresti dirmi: “Ma Marco, tu vaneggi! Non siamo più sotto la Legge, ma sotto la Grazia! La regola del 10% non vale più”! Io ti risponderei: “Hai assolutamente ragione: difatti Gesù ha detto che  non è venuto ad abolire la legge... ma a completarla. E ogni volta che Gesù completa qualcosa della Legge, alza di un paio di stalli la sbarra dell'ostacolo.”

“Ogni primo giorno della settimana ciascuno di voi, a casa, metta da parte quello che potrà secondo la prosperità concessagli, affinché, quando verrò, non ci siano più collette da fare.” (1 Corinzi 16:2)

Se nell'Antico Testamento “bastava” il 10%, nel Nuovo Testamento  non basta più. Più ti è stata concessa prosperità, più sei chiamato a dare... come decima! Poi ci sono le offerte! Diciamo che il 10% è una buona base su cui cominciare... da lì c'è poi da costruire.

A chi dare la decima?

Paolo lo dice:  la dai la domenica nella tua chiesa, quando si raccolgono le collette.

A cosa serve la decima?

“Dia ciascuno come ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia né per forza, perché Dio ama un donatore gioioso...  Perché l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce ai bisogni dei santi, ma più ancora produce abbondanza di ringraziamenti a Dio.” (2 Corinzi 9:7,12)

Paolo ci dice due cose:

1. La decima non è una TASSA

Qualcosa che si da a denti stretti allo stato, ma una gioia nel sapere che Dio ci ha scelti per provvedere alla sposa di suo figlio.

2. La decima serve ai “bisogni dei santi”.

Chi sono i santi?

“Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”  (1 Pietro 2:9)

Sta parlando della chiesa.  Sta parlando della chiesa locale.  Sta parlando di noi. Le decine servono alla chiesa locale a sopravvivere e a PROCLAMARE le virtù di Cristo al mondo.

Cosa sono le offerte?

Malachia parla non solo delle “decime”, ma anche delle “offerte”.

Nell'Antico Testamento la decima andava al tempio e ai sacerdoti: poi, quando c'erano delle occasioni speciali, quando c'era bisogno all'interno della comunità,  le persone davano qualcosa “extra” oltre la decima. Ad esempio, io do la decima in chiesa, e poi sostengo personalmente una bambina di Compassion. Molti di noi fanno cose simili.

Sapete cosa c'è di triste? Molti credenti NON danno NULLA. E non sono triste perché le chiese ne soffrono,  ma perché loro soffrono a causa della loro decisione. Paolo dice:

“Voglio che sia un dono sincero, e non una cosa forzata.  Tuttavia, chi semina soltanto pochi semi, avrà un piccolo raccolto; mentre chi semina molto, mieterà molto.” (1 Corinzi 9:5b-6 PV)

Chi poco da, poco riceve: in tempo di recessione, se tu vuoi mietere nel futuro, devi dare nel presente.

La teologia della povertà e la teologia della prosperità

Quando cito questo passo faccio sempre un a precisazione: attenti alla teologia della prosperità,  e attenti alla teologia della povertà.

La prima dice che se vuoi diventare ricco devi dare più soldi al Signore,  e che la quantità di soldi che hai è in funzione di quanto sei gradito a Dio.

La seconda dice che solo i poveri sono vicini al Signore, e che se sei un uomo o una donna di successo con tutta probabilità sei destinato all'inferno.

Ambedue sono sbagliate: soprattutto alla luce di quello che ha detto Gesù:

“Poi Gesù si mise a sedere di fronte alla cassetta delle offerte nel tempio, a guardare come la gente vi metteva il denaro, e notò che molti ricchi offrivano grosse somme. Venne anche una povera vedova che lasciò cadere nella cassetta solo due monetine. Gesù chiamo i discepoli, e osservò: "Quella poveretta ha dato di più di tutti gli altri, perché essi hanno dato una parte del loro superfluo, mentre la donna, nella sua povertà, ha offerto tutto quello che le serviva per vivere".” (Marco 12: 41-44)

Se fosse vera la teoria della prosperità, Gesù avrebbe dovuto disprezzare la donna perché aveva dato così poco, dicendo che la sua povertà mostrava il fatto che lui non la amava.

Se fosse vera la teologia della povertà,  Gesù avrebbe dovuto applaudire alla donna, senza compatirla per quella povertà che, in realtà, era un segno di elezione.

Gesù invece a preso ad esempio la povertà della donna per mostrare dove la vera fede in Dio risiede. Risiede in un Dio che saprà darti tutto quello di cui hai bisogno per vivere... se ti affidi a lui!

Gesù ha speso un quarto dei suoi insegnamenti su come essere saggi amministratori del denaro, su come non finire nei debiti fino al collo e su come gestire la ricchezza.

I soldi non sono né una dimostrazione di benedizione, né una dimostrazione di possessione. Sono semplicemente un “martello”: lo puoi usare per  costruire la tua casa, oppure o puoi usare per costruire la tua bara.

Cosa fare se ho rubato?

Nell'Antico Testamento la pena era stabilita così:

“Se uno ruba un bue o una pecora e li ammazza o li vende, restituirà cinque buoi per il bue e quattro pecore per la pecora... Il ladro dovrà risarcire il furto. Se non può farlo, sarà venduto per pagare ciò che ha rubato. ” (Esodo 22:1, 3)

Se hai rubato un iPhone, ne devi dare indietro cinque, altrimenti vendono te. E tutto l'iPhone... :) ! Ma noi siamo sotto la grazia:  io ero sotto la grazia confessando a mio zio il furto del taglia-unghie  e proponendomi di restituirlo.

Se tu hai rubato al tuo dipendente,  dai indietro ciò che hai trattenuto.

Se hai rubato al tuo datore di lavoro o ai tuoi insegnanti e genitori , non dando il tuo meglio non dando il tuo tempo,  essendo infedele decidi di tornare a lavorare al tuo meglio per tutto il tempo e fedelmente.

Se hai rubato allo stato, facendoti uno "sconto" sulle tasse, o chiedendo di non battere lo scontrino al negoziante per non pagare l'IVA, smetti, e inizia a testimoniare agli altri che Gesù ha detto "date a Cesare quel che è di Cesare."

Ma se hai rubato a Dio,  pentiti, prega e ritorna sui tuoi passi.

Se un uomo come mio zio è stato capace di sorridere per il mio pentimento, vedendo l'onestà del mio cuore, trasformando il corpo del reato in un dono, allora immagina cosa può un Padre perfetto, vedendo la fede del tuo cuore.

Il corpo del reato è stato appeso sulla croce assieme al corpo di Cristo, e il peccato che ti condannava è diventato l'amore che ti salva.

Preghiamo.

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