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domenica, marzo 27, 2016

Seguire Colui che è vivente: Pasqua 2016 | 27 Marzo 2016 |

La tomba vuota è un atto d'amore d'un Padre che manda il Figlio a ristabilire l'amicizia con l'uomo, affinché la potenza che è in Gesù possa toccare, curare, sanare.
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Durante il Venerdì Santo abbiamo letto il racconto che Luca fa della passione di Gesù di tutto ciò che di male è accaduto in quel giorno.

Ma oggi siamo qui a festeggiare l'epilogo di quel racconto;  la Pasqua è un evento che unisce gran parte dei cristiani sulla terra;  un miliardo circa di credenti nel mondo cattolico  e 970 milioni nel mondo protestante/evangelico  ogni anno  festeggiano non una croce  o un corpo senza vita,
ma una tomba vuota.

Leggiamo come continua la storia che Luca ci racconta:

“Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea, seguito Giuseppe, guardarono la tomba, e come vi era stato deposto il corpo di Gesù. Poi tornarono indietro e prepararono aromi e profumi. Durante il sabato si riposarono, secondo il comandamento.  Ma il primo giorno della settimana, la mattina prestissimo, esse si recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparati. E trovarono che la pietra era stata rotolata dal sepolcro. Ma quando entrarono non trovarono il corpo del Signore Gesù.   Mentre se ne stavano perplesse di questo fatto, ecco che apparvero davanti a loro due uomini in vesti risplendenti; tutte impaurite chinarono il viso a terra, ma quelli dissero loro:«Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato .” (Luca 23:55- 24:1-6a)

Non c'è una “folla” a visitare Gesù;  solo un gruppetto di donne,  con in mano anfore contenenti olii profumati per nascondere l'odore della morte.

Cercate di immaginare la scena; questo lento salire e scendere le strade polverose, di un gruppo di donne, silenziose, per il peso nel cuore per quello che avevano visto, e per quello che avrebbero fatto di lì a poco.

Gesù: lo avevano seguito in vita,   l'avevano ascoltato,  ma ora era tutto finito.

Era forse l'ultima volta che venivano da lui;  poi, avrebbero dovuto cercarsi un altro “messia”,  un'altra fonte di spirazione e di forza  per continuare nella vita.

Eppure, Gesù era abituato a richiamare migliaia di uomini e donne:

“Sceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, dove si trovava una gran folla di suoi discepoli e un gran numero di persone di tutta la Giudea, di Gerusalemme e della costa di Tiro e di Sidone, i quali erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie. Anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti. E tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.” (Luca 6:17-18)

Il brano dice che c'era “una gran folla” di discepoli:  quella parola veniva usata per indicare gruppi di persone fino a un centinaio.

Ma poi, aggiunge che c'era anche “un gran numero”  (in alcune Bibbie è scritto “una moltitudine”)
di altre persone;  questa parola indicava gruppi più grandi, fino a migliaia di persone.

Non erano lì a caso: avevano viaggiato tanto:  i paesi più lontani della Giudea distavano da Cafarnao oltre 300 chilometri,  Gerusalemme 140,  Sidone 81  e Tiro 50...  E non c'erano bus, tram metropolitane o treni; erano tutti venuti a piedi, o a dorso d'asino, se erano davvero ricchi.

Perché avevano deciso di affrontare il disagio e i rischi di un viaggio così lungo (c'erano i banditi lungo le strade)? Cosa c'era che attirava le folle più di una rock star?

Luca ci dice erano lì “per essere guariti”;  ma prima ancora della voglia di essere guariti,  erano là,  afferma Luca, “per udirlo”.

Non era solo per quello che faceva,  ma per quello che diceva.  E non era solo per quello che diceva,  ma per quello che faceva.

La costante di ciascuna guarigione miracolosa che Gesù ha operato  ed è descritta nei Vangeli è questa:  credere in quello che lui dice,  per ricevere quello che lui promette.

Le persone che venivano a lui  non erano né i filosofi o i teologi per discutere la Bibbia, ma persone che erano nel bisogno.

Arrivavano con i loro bagagli di dubbi,  con le loro malattie,  alcune così gravi da essere un tormento  che non li faceva riposare né giorno né notte (“tormentati” dice il testo).

Da lui, dice Luca, “usciva un potere che guariva tutti”. Non c'era malattia,  non c'era tormento o situazione di vita difficile che Gesù non sapesse risolvere; ognuno riceveva ciò che in cuor suo desiderava.

Chi erano quei “tutti”? Non erano i filosofi, né i teologi, né i re ma erano persone nel bisogno,  che erano lì per udire, e ricevere.

Guariva tutti coloro che avevano intrapreso una strada  lunga,  pericolosa  e difficile,  che avevano udito,  avevano capito,  avevano creduto,  avevano accettato. Non così c'era male alcuno che Gesù non potesse tramutare in bene.

Quel Gesù non è cambiato! Dio non è cambiato!

Dio è un padre d'amore: un padre che si era volto giù, aveva visto la necessità delle sue creature. E il Padre, assieme al Figlio, avevano deciso il rimedio, la cura.

Per trenta volte nei quattro Vangeli è detto che Gesù è stato mandato; per trenta volte nei quattro vangeli è detto che Gesù è venuto, a dimostrare l'unità tra il Padre e il Figlio, a dimostrare che Gesù non ha solo la stessa natura di Dio, ma E' Dio.

Gesù era stato mandato per questo:  Gesù era venuto per questo: l'aveva chiaramente affermato all'inizio del suo ministero, nella sinagoga di Nazaret:

“Poi Gesù andò a Nàzaret, il villaggio nel quale era cresciuto. Era sabato, il giorno del riposo. Come al solito Gesù entrò nella sinagoga e si alzò per fare la lettura della Bibbia. Gli diedero il libro del profeta Isaia ed egli, aprendolo, trovò questa profezia: 
'Il Signore ha mandato il suo Spirito su di me. Egli mi ha scelto per portare il lieto messaggio ai poveri. Mi ha mandato per proclamare la liberazione ai prigionieri e il dono della vista ai ciechi, per liberare gli oppressi, per annunziare il tempo nel quale il Signore sarà favorevole.' 
Quando ebbe finito di leggere, Gesù chiuse il libro, lo restituì all'inserviente e si sedette. La gente che era nella sinagoga teneva gli occhi fissi su Gesù. Allora egli cominciò a dire: 'Oggi per voi che mi ascoltate si realizza questa profezia'. ” (Luca 4:16-21 TILC)

La “cura” che un Padre d'amore aveva scelto era proprio questa: qualcuno “della sua stessa natura” sarebbe stato mandato per liberare, per guarire, e per annunziare che Dio ci ama ancora follemente, tanto da sacrificare suo Figlio.

Gesù è venuto per dare speranza ai chi non spera più

Se avrete la pazienza di aprire le vostre Bibbie a casa, in Luca 6, al versetto subito dopo quello che abbiamo letto,  potrete leggere queste parole:

“Beati voi che siete poveri, perché il regno di Dio è vostro. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete.” (Luca 6:20b)

Gesù è venuto per gli ultimi; e non serve essere in un campo profughi, o sotto le bombe di una città assediata.  Ognuno di noi in qualche grado è povero,  in qualche campo è mancante di forza, futuro, prospettiva di vita.

Gesù è venuto per dare speranza a chi non spera più.

Gesù è venuto per liberare i prigionieri

Il mondo fa prigionieri in ogni luogo,  sia che ci sia una guerra  o che viviamo in pace:

Ci sono mille prigioni al mondo d'oggi: si può essere prigionieri delle condizioni sociali,  la povertà è una prigione. Prigionieri delle convenzioni,  fare o pensare differentemente dalla maggioranza è una prigione. Prigionieri della razza o del colore della pelle.  Prigionieri della paura,  prigionieri di una abitudine sbagliata.  Prigionieri di un peccato ricorrente.

Gesù è venuto per ogni tipo di prigioniero.

Gesù è venuto per dare la vista ai ciechi

Alcuni sono ciechi nel corpo,  molti sono i ciechi nell'anima:  persone che non vedono oltre la propria vita,  il proprio interesse,  la propria casa,  il proprio lavoro,  il proprio orizzonte.

Gesù è venuto per ogni tipo di cieco.

Gesù è venuto per liberare gli oppressi.

Si può essere oppressi da una dittatura,  ma non è l'unica fonte di oppressione che esiste al mondo. La povertà opprime; la mancanza di lavoro opprime,  la malattia del fisico opprime la sensazione dentro che nulla mai cambierà per noi opprime.

Siamo spesso oppressi nella mente da qualcosa che ci vuol far sentire piccoli piccoli.  mentre agli occhi del Padre d'amore siamo grandi e preziosi.

Gesù è venuto per ognuno che è oppresso, ognuna che è oppressa.

Gesù è venuto per annunziare che Dio è favorevole per noi

In Gesù Dio ha dimostrato di essere  un padre d'amore per noi che eravamo nemici verso di lui per la nostra ribellione  (lo siamo ancora!),  Dio ha mandato suo Figlio per riconciliarci,  per dirci “é tutto OK, ti ho perdonato, non conterò più le tue trasgressioni... ma devi udire ciò che Gesù dice per essere guarito, per essere guarita."

Gesù è venuto per ristabilire per sempre l'armonia col nostro Padre.

Se la croce parla della sofferenza di Dio che sacrifica il Figlio la tomba vuota parla della felicità di un Dio che ci è propizio.

Tutto quello che dice la tomba vuota mi appartiene,  tutto quello che dice la tomba vuota  TI appartiene...  ma devi fare una strada per raggiungere Gesù,  per udirlo,  per toccarlo,  e per ricevere la potenza che guarisce tutti,  che sola può guarire te.

Dove ti senti, oggi?  Ti senti ancora in Giudea, a 300 chilometri di distanza da Gesù?  Oppure ti senti  a Gerusalemme, un po' più vicino, a 150? Oppure  a Sidone, o a Tiro, a 50 chilometri solamente?

C'è una buona notizia per te, oggi! La Pasqua viene per questo:  la tomba vuota azzera le distanze tra te e il “padre d'amore”,   mette a disposizione di ciascuno che ode il potere che guarisce tutti.  Il potere che,  in una notte,  ha trasformato in corpo crocifisso in un corpo risorto,  una sconfitta in una vittoria,  una morte in una vita nuova.

“Oggi per voi che mi ascoltate, si realizza questa profezia”

Oggi un terzo degli abitanti della terra, il mondo cristiano, proclama che la profezia è vera.  Ma ogni giorno tu puoi  tornare ad avere speranza,  ad essere liberato o liberata,  a vedere nuovamente
e a non essere più sotto l'oppressione,  perché se credi  in Gesù  Dio dice che ti sarà favorevole.

Cogli l'attimo, e afferra la potenza della resurrezione.

Ma, dicevo all'inizio, la tomba vuota non ha per testimoni che un gruppetto di donne.

Che fine hanno fatto le “moltitudini” che avevano creduto a Gesù  e ricevuto guarigione da lui?  Persino Maria Maddalena,  che aveva ricevuto direttamente guarigione da sette spiriti maligni  (dice il Vangelo),  è convita di andare a ungere un corpo morto, ed è perplessa!

Forse tu, come Maria, hai udito Gesù,  hai creduto  ed hai ricevuto guarigione dai tuoi mali;  ma la vita, il mondo, la noia,  ti ha convinto che, in fondo,  stai visitando la tomba di un morto.


Se sei così,  se ti senti così, oggi la Pasqua ti rammenta  che non devi cercare Gesù tra i morti,  tra l'elenco delle “brave persone” che hanno fatto il bene nel mondo,  tra coloro che sono fonte di “ispirazione” per la tua vita, ma tra i vivi.

Colui che è vivente,  colui che è risorto,  colui che è asceso al cielo  ed è tornato come Spirito Santo  è al tuo fianco:  ogni giorno, non solo a Pasqua.

"Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, ma è risuscitato .”

Preghiamo
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