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domenica, marzo 04, 2018

Quando sei tu ad aiutare nella tempesta - 2° parte | 4 Marzo 2018 |

Dio ha una strategia per portare le persone a se. Spetta a noi seguirla e testimoniare di Lui agli altri.
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La settimana scorsa ci eravamo lasciati quando la tempesta prevista da Paolo, puntuale come un
orologio svizzero, si era scatenata.

Vogliamo vedere altre due fasi della tempesta per vedere come si è comportato Paolo e applicarlo alle nostre vite di credenti.

"18 Siccome eravamo sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno dopo cominciarono a gettare il carico.  19 Il terzo giorno, con le loro proprie mani, buttarono in mare l’attrezzatura della nave.  20 Già da molti giorni non si vedevano né sole né stelle, e sopra di noi infuriava una forte tempesta, sicché ogni speranza di scampare era ormai persa.  21 Dopo che furono rimasti per lungo tempo senza mangiare, Paolo si alzò in mezzo a loro e disse:  «Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta, per evitare questo pericolo e questa perdita. 22 Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave.  23 Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte,  24 dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”.  25 Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto.  26 Dovremo però essere gettati sopra un’isola». " (Atti 27:18-26)

Fase 3: “non vi sarà perdita della vita per nessuno”

“Ora però vi esorto a stare di buon animo, perché non vi sarà perdita della vita per nessuno di voi ma solo della nave. “(v. 22)

Prima di partire Paolo aveva “visto”  un “grave danno per le persone”, forse dei morti. Ora invece afferma  che nessuno perderà la vita.

Come mai? Aveva visto “male” la prima volta? Aveva “esagerato”? Probabilmente Dio aveva fatto vedere a Paolo  la gravità della tempesta, ma non altro.

Spesso Dio non ci dice tutto e tutto insieme, ma ce lo dice un poco alla volta, passo passo. E questo accade sia per le cose negative, che per quelle positive.

Perché questo? Perché Dio non è “onesto” con noi, e non ci fa vedere  tutto il nostro cammino, dall'inizio alla fine?

Esistono principalmente due motivi: il primo è: lo fa per proteggerci.

Dio ci conosce, e sa che non saremmo quasi mai capaci di sopportare l'intera visione. Dio non vuole spaventarci, ma aiutarci.

Secondo me non è questo il caso di Paolo; Paolo aveva spalle abbastanza larghe da sopportare anche visioni catastrofiche. Più volte le ha avute,  e ne è uscito rafforzato piuttosto che spaventato.

Secondo me è il secondo motivo: lo fa perché  è strategico alla sua opera affinché le persone lo conoscano e lo accettino.

Immaginatevi che Dio avesse fatto vedere a Paolo tutta la tempesta,  il gettare prima il carico poi le attrezzature a mare, l'oscurità e la fame per giorni e giorni... Se lui avesse detto tutto questo, quale sarebbe stata la reazione dei soldati e dei marinai sentendo questo racconto?

I marinai sono notoriamente una categoria moto superstiziosa: qualche esempio che ho trovato sul web:

“Per i Romani , tagliarsi i capelli e le unghie quando il tempo era buono, era di cattivo augurio; mai portare in barca un ombrello su una barca italiana; verreste scaraventati in acqua; mai parlare di conigli su una barca francese,  idem come sopra mai portare banane su una barca inglese, idem come sopra."

C'era già stato un altro credente che si era trovato un una tempesta, e che aveva sperimentato  la superstizione dei marinai: era Giona.

“Il Signore scatenò un gran vento sul mare, e vi fu sul mare una tempesta così forte che la nave era sul punto di sfasciarsi... Poi si dissero l’un l’altro: «Venite, tiriamo a sorte e sapremo per causa di chi ci capita questa disgrazia». Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona...  Poi presero Giona, lo gettarono in mare e la furia del mare si calmò.”  (Giona 1:4, 7, 15)

Qui la realtà era che la tempesta era proprio per colpa di Giona.

Ma se Paolo avesse raccontato “tutto”, sarebbe con tutta probabilità finito in mare  assieme al cibo e agli attrezzi come iettatore (in fondo era solo un prigioniero).

Quale era, invece, la strategia del Signore? Far sapere a Paolo lo stretto necessario perché potesse dirlo a marinai e soldati e accreditarsi come persona attendibile una volta che sarebbe arrivata la tempesta.

Difatti Paolo dice: “Uomini, bisognava darmi ascolto e non partire da Creta”

In realtà, Paolo avrebbe avuto tutto il diritto di prendere a male parole centurione e pilota, di urlargli in faccia “ve l'avevo detto!” e lì finire,  farli cuocere a fuoco lento  nel brodo della loro paura e dei loro rimorsi.

Spesso noi siamo così; spesso, quando vediamo che qualcuno è nei guai perché non ha seguito un nostro saggio consiglio (a proposito, tutti i consigli saggi sono merito di Dio – noi non siamo saggi di nostro alcuni di quelli stupidi vengono da satana  e la gran parte di quelli stupidi vengono da noi). ci piace farli “rosolare” nel proprio brodo, almeno per un po', quando invece potremmo  toglierli subito dal tegame.

Paolo non lo fa: Paolo si limita  a rammentare la sua visione, ma nella stessa frase,  nello stesso respiro si occupa di confortare tutti dicendo: “tranquilli, perderemo barca e carico, ma qua non muore nessuno.”

Noi abbiamo come uomini, una insana tendenza a far pagare conti carissimi ai nostri colleghi umani.... salvo poi cristianamente perdonarli, eh!

Gesù ha detto:

“Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.” (Giovanni 3:17)

Conoscete il versetto prima, vero? Sono sicuro che OGNUNO DI NOI sa citare a memoria Giovanni 3:16:

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio,  affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.” (Giovanni 3:16)

Lo scriviamo sui muri delle nostre case, lo mandiamo tramite Whatzapp. Ci fa sentire bene,  ci parla della vita eterna... la NOSTRA!

… mica quella degli altri! Mica quella dei nostri nemici,  delle persone che non ci piacciono, delle persone che ci stanno antipatiche, delle persone che ci hanno fatto male... per quelle il giudizio  è il minimo che ci aspettiamo.

Ma la parte più importante,  la “missione impossibile” che Gesù ha accettato di fare sta proprio in Giovanni 3:17: venire in un mondo ingiusto, tra gente scorretta, malvagia, (NOI!, IO! TE! Eravamo così … In parte siamo ancora così!).

Lui santo,  puro,  perfetto,  che odia il peccato... che viene non per giudicare, ma per salvare!

C'è una strategia nel far vedere a Paolo e all'equipaggio quello che basta, quello che serve. La strategia di Gesù in tutto il suo ministero terreno non è stata mai quella di dare tutta l'informazione  su cosa fare e cosa non fare per seguirlo al primo incontro.

Gesù non ha detto ai suoi discepoli  la prima volta che li ha visti, Se uno vuole venire dietro a me, rinunci a se stesso, prenda la sua croce e mi segua.” (Matteo16:24) Ma la prima volta che li ha visti gli ha detto: a quelli che gli chiedevano “Dove abiti?” ha risposto: “Venite e vedrete”(Giovanni 1:39)

Tra il “venite a vedere” e il “venite a morire” Gesù intenzionalmente aumenta pian piano il fuoco sotto la pentola della loro fede, così che non possano essere spaventati, ma possano essere pronti ad ascoltare,  accettare,  e crescere.

La strategia di Dio  non è quella di giudicare la non fede del Centurione e del pilota, di fargli passare “un brutto quarto d'ora”, ma è quella di aiutare Paolo a testimoniare di Gesù a poco a poco,  dopo aver costruito attorno a se il rispetto dell'equipaggio  per il consiglio saggio di non partire affinché i cuori fossero aperti per ascoltare la testimonianza di Paolo e accettare Gesù.

Dio non ha fatto vedere tutto a Paolo,  non ha spaventato l'equipaggio  e Paolo non è stato gettato a mare perché voleva Paolo dentro la barca, e perché voleva che le persone ascoltassero Paolo, dandogli la possibilità di testimoniare per portare gloria a Dio e anime a Gesù.

Fase 4 : “appartengo, servo, ho fede in Dio”

“Poiché un angelo del Dio al quale appartengo, e che io servo, mi è apparso questa notte,  24 dicendo: “Paolo, non temere; bisogna che tu compaia davanti a Cesare, ed ecco, Dio ti ha dato tutti quelli che navigano con te”.   25 Perciò, uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto. (v. 23-25) 

Paolo (veramente Dio attraverso Paolo) “alza il fuoco”  sotto la pentola della sua testimonianza.

La prima volta aveva detto,  semplicemente, “vedo una tempesta” senza specificare come o chi  gliela avesse fatta vedere.

Ma ora che ha l'attenzione di tutti, perché la sua profezia si è avverata.  può, anzi, DEVE testimoniare
e dire a tutti  da chi provengono quelle visioni.

Attenzione a come lo fa, perché è una indicazione importante per noi  per sapere come testimoniare agli altri.

Paolo avrebbe potuto semplicemente dire: “Dio mi ha mandato un angelo”: e avrebbe dato l'informazione corretta. Marinai, soldati e prigionieri  avrebbero saputo che c'è un Dio che parla a Paolo, e che non dice fesserie.

Ma a Paolo non basta: aggiunge tre verbi, che significano tre azioni che lui, Paolo, non Dio fa di sua volontà: appartengo, servo, ho fede.

La prima cosa che dice Paolo è APPARTENGO: in greco “eimi”, che hanno tradotto con “appartengo”. Hanno giustamente sintetizzato in una sola parola  un concetto più complesso: “Eimi” significa “è il motivo per cui io esisto”. Proviamo a sostituirlo nel versetto:

“Poiché un angelo del Dio il quale è il motivo per cui io esisto”

Suona malissimo, è questo il motivo per cui  lo hanno tradotto con “appartengo”.

La PRIMA cosa che si affretta a fare Paolo, è dire a tutti che lui esiste perché c'è Dio.

Paolo viveva in un mondo dove si dava per scontata l'esistenza di Dio, magari non di quello vero
(c'erano una miriade di dei, a Roma c'era il Phanteon = tutti gli dei dove i Romani “collezionavano ogni nuovo dio nell'impero). Ai nostri giorni è meno scontato che le persone diano per certa l'esistenza di Dio.

Ti faccio una domanda diretta: gli altri, lo sanno? Sanno che tu credi in Dio? Ma soprattutto, sanno che tu esisti  perché Lui ti ha voluto?

Sai, non viene automatico, non si vede da fuori, non c'è nessuna aureola sulla tua testa... Sei TU che devi rendere chiaro a tutti che appartieni a Dio. E' una azione volontaria che devi FARE.

La seconda cosa che dice Paolo è “SERVO”. Ai giorni nostri questa parola ha perso enormemente la sua forza. Quando parliamo di “servire”, ci viene in mente il cameriere al ristorante, o la domestica nelle case dei ricchiqualcuno stipendiato,  con i contributi  e il sindacato che lo difende.

All'epoca sapete chi “serviva” vero? Gli “schiavi”. Paolo stava affermando non solo  che lui viveva perché Dio lo voleva, ma anche che per questo lui era suo servo, suo “schiavo”, sottoposto totalmente alle volontà del suo Signore.

E' questo quello che vedono in te come credente? Sei tu in grado di affermare che la volontà del tuo Signore prevale sulla tua, come quella di un padrone col suo schiavo?

La terza cosa che dice Paolo è che “HO FEDE”. Afferma che vive per Dio,  è suo suo servo/schiavo, e che ha fiducia in tutto quello che fa.

Quello che afferma Paolo, saresti capace di affermarlo tu, oggi? Sai, è importante che le persone attorno a te vedano la tua totale sottomissione.

Paolo lo sapeva: sapeva che quelle sue affermazioni sarebbero state analizzate a fondo, perché, ancora una volta, stava profetizzando qualcosa  che non era ancora avvenuto.

Paolo e gli alti erano ancora nella tempesta, senza controllo, senza strumenti, senza cibo, ed esausti. Se il Dio di Paolo avesse fatto esattamente  quello che Paolo aveva detto, allora i naufraghi avrebbero preso in considerazione il fatto di vivere per Dio, di essere suoi schiavi e di avere fiducia incondizionata in Lui.

Sappi che su questa terra, chi più chi meno, siamo tutti un po' naufraghi. Ognuno ha affrontato le proprie tempeste, e sa quanto siano difficili e dolorose.

Quello che affermi mentre sei nella tempesta  circa il tuo appartenere a Dio, il tuo servire Dio e la tua fede in Dio porterà gloria a Dio  quando la tempesta sarà passata, e altre persone accetteranno Gesù. Ma devi farlo nella tempesta.

La prossima settimana vedremo che questa testimonianza di fede assoluta di Paolo e la fedeltà di Dio che fa ciò  che ha promesso farà sì che Paolo potrà  distribuire la Santa Cena, tra marinai pagani, soldati romani e prigionieri, in una barca alla deriva.

Preghiamo

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2. Una piccola fede per affrontare la tempesta
3. Un grande amore per affrontare la tempesta 1° parte

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