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03 agosto 2008

Come sentire la voce di Dio | 3 Agosto 2008 |



Uno dei fondamenti della fede cristiana è il fatto che Dio parla al suo popolo. Sono innumerevoli i passi dove viene scritto “...e Dio disse”. Il fatto di parlare direttamente è la dimostrazione che Dio vuole un rapporto personale con la sua creatura – tu, io, noi. Dio ha deliberatamente scelto di parlarci.

Tuttavia, esiste un problema nel comunicare; talvolta non ci si capisce; quando parlo con Janet, di solito accadono...possono accadere due cose; o non la sto ascoltando, o non capisco quello che ha da dirmi...Si dice si siano due cose che gli uomini devono capire circa le donne, ma il problema è che nessuno ha mai scoperto quali siano...

Comunque, personalmente sono scettico circa le persone che dicono di capire per filo e per segno quello che dice loro Dio. La mia personale esperienza è che Dio non manda e.mail, né fax, e che non c'è un telefono rosso con cui comunicare direttamente quando voglio con il mio Creatore, e spesso rimango al “buio” per giorni o mesi.

Altre volte, invece, Dio parla in modo così chiaro (con me usa i sogni) che non c'è dubbio che quella è la sua voce.

Qual'è dunque la differenza tra questi due estremi? La differenza sta nell'atteggiamento.

Gesù parla di questo in Luca 8:4-15: Leggiamo assieme il brano.


Luca 8:5-15 "Il seminatore uscì a seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono. (6) Un'altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non aveva umidità. (7) Un'altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme con esso, lo soffocarono. (8) Un'altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno". Dicendo queste cose, esclamava: "Chi ha orecchi per udire oda!" (9) I suoi discepoli gli domandarono che cosa volesse dire questa parabola. (10) Ed egli disse: "A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Dio; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano. (11) Or questo è il significato della parabola: il seme è la parola di Dio. (12) Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati. (13) Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro. (14) Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità. (15) E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portano frutto con perseveranza.

Gesù parla di terreni in cui cade il seme, ma realmente sta parlando di atteggiamenti mentali verso la parola di Dio. Se osserviamo questi quattro terreni, che sono anche quattro atteggiamenti mentali, forse riusciremo a capire meglio i segreti per ascoltare il nostro Padre.

1.Debbo coltivare una mente aperta

Qual'è il primo terreno? Versetti 5 e 12:

Il seminatore uscì a seminare la sua semenza; e, mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada: fu calpestato e gli uccelli del cielo lo mangiarono...Quelli lungo la strada sono coloro che ascoltano, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati.

Quali sono le caratteristiche di una strada di campagna? Principalmente sono due:

  • è battuta/dura
  • è stretta (soprattutto rispetto al campo)

Conoscete qualcuno con un atteggiamento da “strada di campagna” verso la Parola di Dio? Qualcuno duro e stretto, dove i pochi semi gettati non trovano nido ma vengono portati via rapidamente dagli uccelli? Qualcuno con una mente chiusa ed un cuore indurito, che non ascolta Dio perché dentro di se ha già deciso cosa fare e cosa dire in ogni situazione...

Anche io sono così, talvolta; non lascio l'opportunità al Padre mio di parlarmi perché, dentro di me, ho già deciso tutto, che sia bene o no.

Sono svariate le cause che provocano un tale atteggiamento:

  • L'orgoglio.
Talvolta penso: “ Non ho bisogno di Dio, posso farcela da solo, non voglio 'disturbarlo' per questo, so come fare da solo”... ogni volta che manco di pregare per qualcosa, automaticamente sto dicendo: “Non ho bisogno di Dio in questa cosa, posso gestirla da solo, posso correggere da solo il problema, posso risolvere quest conflitto da solo...non ho bisogno di Dio stavolta”. Questo si chiama orgoglio; non prego, non ascolto, non ricevo. Punto. Sono una strada riarsa e la Parola di Dio viene portata via dagli uccelli.

  • La paura.
“E se adesso mi dice di no? Se prego il mio Dio ed Egli mi dice che non è buona quella cosa che il mio cuore desidera tanto? O mi dice di perdonare quella persona che odio tanto? O mi dice di fare quell'altra cosa mentre io vorrei continuare a fare questa? Sono preoccupato che mi dica di rinunciare a quella cosa che mi diverte tanto. No, grazie Dio, meglio non rischiare chiedendo e ascoltando. Anche stavolta sono come una strada battuta dalle ruote dei carri e spazzata dal vento.
  • L'amarezza.
“Signore, perché proprio a me? Se tu mi ami, perché io? Come hai permesso che succedesse?” Ogni volta che veniamo feriti e che ci aggrappiamo alla memoria di quell'evento doloroso, ed ogni volta che ci domandiamo “Dio, perché?”, stiamo chiudendo l'antenna che ci fa percepire la frequenza radio di Dio.

Forse vi sembrerà strano o addirittura blasfemo, ma non tutto quello che succede al modo è la volontà di Dio. Si, avete capito bene: non tutto quello che accade è la volontà di Dio. C'è un detto che recita “non si muove foglia che Dio non voglia”. Beh, non è vero.

Nella creazione, Egli ci ha lasciato la libertà di scegliere, e concedendoci questo ha ceduto un po' della sua potenza alla sua creatura- noi-. Siamo liberi, anche di sbagliare. Il mondo così non è più perfetto come Dio lo aveva immaginato, ma è un mondo dove le libere decisioni di liberi esseri provocano contrasti, dolori sofferenze.

Se sei stato ferito, Dio lo è stato assieme a te; se hai provato dolori, Dio non ha deciso quei dolori, ma li ha sopportati assieme a te. Una volta una donna che aveva perso il suo giovane figlio mi disse: “Dov'era Dio quando mio figlio stava morendo?”. Ed io pensavo: “nello stesso posto dov'era mentre anche il suo di figlio moriva. Sulla croce.”

Puoi credere in Dio, ed essere stato ferito, ma non tagliarlo fuori dalla tua vita; saresti, ancora una volta, una strada polverosa e arsa mentre tutto intorno ci sono campi fertili e verdi.

Il primo passo per ascoltare la voce di Dio è di coltivare una mente aperta.

2.Debbo dare il mio tempo per ascoltare

Non so se capita anche a voi, ma una delle cose che mi manda in bestia è di aspettare che il mio computer “faccia qualcosa”, come aprire un file, salvarlo, modificare la foto che ho fatto, stamparla, connettersi ad internet o accendersi; e più compero computer aggiornati, più la mia frustrazione cresce perché la velocità non è mai abbastanza.

Viviamo in un mondo veloce, dove siamo sempre in fretta...in un mondo così, a Dio rimangono gli “avanzi” del nostro tempo per parlaci”.

Voglio che mi parli, ma diamine, che si sbrighi un pochino e che lo faccia dalle 14 alle 15 nella mia ora di pausa pranzo! Leggiamo i versetti 6 e 13:

Un'altra cadde sulla roccia: appena fu germogliato seccò, perché non aveva umidità. ...Quelli sulla roccia sono coloro i quali, quando ascoltano la parola, la ricevono con gioia; ma costoro non hanno radice, credono per un certo tempo ma, quando viene la prova, si tirano indietro.

Un seme per poter germogliare, deve essere piantato in profondità, dove è protetto dall'arsura; se è troppo in superficie, viene bruciato dal sole. Possiamo essere anche noi così: superficiali, poco profondi.

Qualche volta ci può accadere di ascoltare la voce di Dio, di essere toccati da quella voce, di essere attratti e di iniziare a “germogliare” nella sua Parola...ma tutto rimane “superficiale”.

Non raggiunge profondità, rimane “sopra sopra”, perché non diamo a Dio il tempo di “sprofondare” nella nostra anima, di arrivare al centro di noi stessi.

“Marco, quanto mi ha toccato il tuo messaggio!” Bene... anzi MALE! Se ti ha “toccato” è ancora lì, sulla tua pelle; spetta a te spingerlo “dentro di te” al centro della tua anima, dova darà frutto... se rimane lì, sulla tua pelle, invece, durerà lo spazio di una giornata, forse nemmeno. E perché quel messaggio affondi dentro te, non bastano i minuti della pausa pranzo.

Da quanto sei “credente”? Da 1, 5, 10 o 20 anni? Quante ore di questi hai passato con Gesù? Quante davanti al computer o alla TV?

Il secondo passo per ascoltare la voce di Dio è dare il proprio tempo per ascoltare.

3.Debbo eliminare le distrazioni

A quanti di voi è capitato di ricevere una telefonata sul proprio cellulare mentre era sul treno, in discoteca, al supermercato nell'ora di punta la vigilia di Natale, o nel traffico di una grande città? Quanto abbiamo capito di quella conversazione? “Ciao, ciao...ti chiamo dopo che qui non si capisce un acca!”.

I rumori intorno ci disturbano se vogliamo ascoltare qualcosa; il nostro Signore ci ha dotato di due microfoni (le nostre orecchie) che, in gergo si chiamano “panoramici”, ovvero che assorbono i suoni da tutte le direzioni, invece di microfoni “unidirezionali” i quali basta puntarli verso una fonte sonora e ricevono i suoni emessi solo da quella tagliando fuori gli altri.

Per il nostro Signore funziona allo stesso modo; abbiamo una mente ”panoramica” e non “unidirezionale”, e per sentire la voce di Dio non è sufficiente volgerci verso di lui, ma bisogna anche eliminare tutti i rumori intorno per poter capire qualcosa. Leggiamo i versetti 7 e 14:

Un'altra cadde in mezzo alle spine: le spine, crescendo insieme con esso, lo soffocarono. ...Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità.

Gesù ci dice che le distrazioni nella nostra vita sono come rovi pieni di spine che ci avviluppano, facendoci soffocare, e ci da tre esempi di queste distrazioni:

  • le preoccupazioni: sono la pressione della vita di ogni giorno. La parola originale greca “merimna” sta ad indicare qualcosa che tira verso tutte le direzioni a 360 gradi. Ti sei mai sentito così? Questa è la definizione “biblica” per preoccupazione; qualcosa che ti tira da tutte le parti e tu non sai da che parte andare per primo. E quando sei preoccupato non puoi sentire a voce di Dio, sei distratto.
  • Le ricchezze: possiamo essere più occupati a fare soldi o a ripianare debiti di quanto lo siamo ad ascoltare Dio.
  • I piaceri: non c'è nulla di male nel provare piacere. Dio ci ha disegnati e programmati per provarlo: ci ha dato il gusto per assaporare un buon cibo, l'olfatto per un buon profumo, il sesso...ma se diventano il centro della nostra vita, allora piuttosto che essere un bene diventano una mania ed una schiavitù, facendoci ammalare. La nostra giornata sarà scandita nella ricerca del cibo, o di quant'altro è il centro del nostro piacere.

Ci sono molti tipi di spine nelle vite di credenti o meno ed ognuno, facendo la propria lista, ne aggiungerebbe qualcuna e ne toglierebbe altre; ma qualunque siano le mie spine, esse mi impediscono di ascoltare la voce del mio Padre Celeste. Così come le persone intorno in treno o al supermercato, ci distraggono dall'avere un colloquio con Lui.

Ciò che devo fare è uscire dal treno, o dalla discoteca, trovare un posto silenzioso, e attendere che lui mi chiami; qualche volta accadrà, altre no, ma avrò la possibilità di ascoltarlo quando mi chiamerà.

Ora, una riflessione moto “teologica”: cosa serve per far crescere i rovi? Niente! Mentre per far crescere un fiore dobbiamo nutrirlo, innaffiarlo, curarlo, i rovi nascono a dispetto di tutto e tutti.

Ma una cosa è necessaria affinché possano crescere; l'abbandono, più o meno totale. Se per un po' non vado a tagliare i rovi alla fine del mio campo, nel giro di un paio di mesi prenderanno il sopravvento ed io dovrò faticare più di un pomeriggio per tagliarli e riconquistare quella parte di terreno.

Come per i rovi, se abbandono la mia vita con Cristo, se non prego regolarmente, se non leggo la Bibbia regolarmente, se non frequento gli appuntamenti di chiesa regolarmente , le distrazioni prenderanno il sopravvento sulla mia vita, e dovrò faticare un bel po' per riappropriarmi dello spazio che hanno conquistato in essa..

Il terzo passo per ascoltare la voce di Dio è eliminare le distrazioni.

4.Debbo cooperare con ciò che Egli dice

Dio parla alle persone che sono decise a seguire ciò che Egli dice; Egli conosce il nostro cuore, e non spreca parole se già sa che non saremo obbedienti alla sua voce.

L'ultimo terreno che Gesù ci mostra è quello di un cuore aperto e volenteroso: leggiamo i versetti 8 e 15:

Un'altra parte cadde in un buon terreno: quando fu germogliato, produsse il cento per uno". ... E quello che è caduto in un buon terreno sono coloro i quali, dopo aver udito la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono, e portano frutto con perseveranza.

Questo è quello che vuole Dio da parte tua; se vuoi che Egli ti parli, ciò che devi fare è dire: “OK, Signore, sono pronto a fare quello che mi chiederai, che ne comprenda il perché o meno, che mi piaccia o no, che sia rischioso o no, perché so che è il meglio per me e che tu conosci meglio di me ciò che mi renderà felice.
Il quarto suolo è quello di colui (o colei) che sente la parola di Dio, e la spinge all'interno di se, al centro della propria anima.

C'è la pubblicità di uno shampoo che tenta di convincerci che noi abbiamo il diritto di lavarci i capelli, non perché dopo un po' fanno schifo, ma “perché io valgo”.

Vuoi che la tua vita valga? Vuoi che sia produttiva, realizzata e soddisfacente? Non fare lo shampoo, o meglio, fallo ma non ti aspettare che la tua vita cambi per questo. Piuttosto, segui quello che dice Giacomo :

Ma mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi. (Giacomo 1:22)

Se pensi di crescere perché vieni in chiesa, ti stai prendendo in giro; se cresci è perché ascolti la Sua voce, e la metti in pratica.

Stamattina vi voglio lasciare con una domanda, piuttosto che con un'affermazione: cosa farai come conseguenza della Parola che hai udito oggi? La Bibbia dice “non ascoltatela soltanto”.

Fai qualcosa! Spingi la Parola dentro di te, falla arrivare al centro della tua anima!

Nell'attimo in cui uscirai dalla porta di questa sala, ci sarà un uccellino pronto a rubare il seme di quello che hai sentito oggi; è il Diavolo.

Proverà a distrarti, ti farà pensare a tutto quello che hai da fare a casa, o a quella situazione non risolta con il tale o il tal altro, ti farà provare orgoglio, paura, amarezza, proverà a rubarti il tempo...

Se vuoi che la parola di oggi non ti abbia solo “toccato”, ma abbia inciso in te, abbia scavato un solco dove il seme possa essere protetto e nutrito, fa qualcosa! Potresti iniziare un Libro della Bibbia, oppure iniziare con un momento di riflessione quotidiana di 5, 10 15 minuti...scegli tu... ma fa qualcosa!

Spingi la parola di Dio all'interno di te. Spingila al centro della tua anima, dove possa portare il cento per uno, dove possa portare il frutto che il Signore brama di ottenere dal suo figlio amato.
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20 luglio 2008

Capire Giovanni 1 | 20 Luglio 2008 |

La parola del Signore è come una "formula 1"; possiamo essere solo appassionati, possiamo essere i meccanici della Ferrari, oppure possiamo essere i "Michael Shumaker" di essa...

Oggi proviamo a "aprire" il motore di un brano e a vedere cosa c'è dentro.

(File AUDIO 44 MB. Per comprendere meglio il messaggio, visualizzate o stampate l'immagine qui a fianco cliccando sopra di essa)
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  • Cosa ci dice il brano della natura di Gesù?
  1. Non può essere/rimanere nascosto (v.9)
  2. brilla come il sole (v.9)
  3. la sua luce rende possibile all'uomo di vedere( (v.9)
  4. è stato la causa della creazione (v.10)
  5. l'intelligenza suprema è divenuta un uomo, si è "abbassata” al nostro livello “animale” (v.14)
  6. ci ha fatto un dono svelandoci la verità senza aspettare nulla in cambio (v.14)
Il mondo tende a sminuire e nascondere la verità su Gesù, a renderlo uguale a tanti altri, ma è lui che ha creato il mondo e i suoi abitanti.
  1. E' solo lui la “VERA luce; non una luminescenza diffusa, che dà un po' di chiarore qua e là, ma una luce diretta e calda come quella del sole, e questa luce è venuta, incarnandosi in forma di un semplice uomo, con uno scopo; far vedere all''uomo la verità, svelandocela senza attendere nulla in cambio.
  • Cosa ci dice della natura dell'uomo?
  1. non è consapevole di Gesù (v.10)
  2. è stato creato da Gesù, ma non lo ha voluto accanto (v.11)
  3. non può tramite la sua volontà raggiungere Dio (v.14)
L'uomo, anche se è stato creato da Gesù, non lo riconosce; la creatura si è ribellata al creatore credendosi egli stesso capace di creare la propria fortuna. Ma ogni sforzo per innalzarci da nostro stato di “animali intelligenti” è destinato a fallire.
  • Come posso ristabilire il rapporto infranto con Gesù?
  1. Affidandosi a lui (v.12)
L'unico modo per ristabilire il rapporto con il proprio creatore è ripercorrere a ritroso la storia e tornare ad affidarsi/avere fede in Gesù
  • Cosa mi accade se mi affido a lui?
  1. Ho il privilegio/libertà di diventare figlio di Dio (v.12)
  2. Dio ha seminato in me il suo spirito (v.12)
  3. Dio mi dà una nuova nascita (v14)
Se ci affidiamo a Gesù, il seme che Dio ha seminato in noi sboccia portando il frutto di una nuova vita.
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13 luglio 2008

Avere fame, avere sete | 13 Luglio 2008 |


Avete mai avuto “fame”? No, non sto parlando del senso di languore che sentiamo alle 12,45 e che alle 13,30 già si è trasformato in una sensazione di “pienezza totale” specie la domenica...
Avete mai avuto sete? Non quella che potete estinguere aprendo il vostro frigo o entrando nel bar di fronte...

Nella nostra società avere fame significa essere passati davanti alla pizzeria “zi Gì” ed avere annusato l'odore che ne esce; avere sete significa aver  visto il giaccio girare all'interno della macchina per la granita da “Bilbao”...

Nel nostro mondo occidentale abbiamo perso il peso delle parole “aver fame” e aver sete”...

Ma, basta spostarsi in un altro continente, a un paio di ore di volo da noi, come l'Africa, e possiamo trovare ancora posti dove il reale peso di queste due frasi è ancora drammaticamente presente.

E lo era anche ai tempi di Gesù, in Palestina; in un passo famoso, quello che tutti conoscono come “il sermone sul monte” egli parla proprio di fame e sete a una moltitudine di persone che conosceva bene cosa significassero quelle due parole, perchè le vivevano quotidianamente nelle loro carni.

Leggiamo assieme da Matteo 5:6: 
Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. (Matteo 5:6)

Come sempre, una piccola precisazione etimologica: la parola che qui viene tradotta con “beati” nell'originale greco in realtà è “essere pienamente soddisfatti” o anche “essere più felici”

Gesù parlava di fame e di sete a persone che probabilmente provavano spesso quelle sensazioni, le cui menti associavano a quelle parole il senso di dolore fisico e di vuoto...

Ma Gesù non è venuto per “quel” tipo di fame e di sete.; e quell'altro tipo di “fame e di sete” per cui egli è venuto, è terribilmente presente nel nostro mondo occidentale.

Madre Teresa ha detto che, se in India le persone muoiono per la fame fisica, in occidente le persone muoiono per la fame spirituale.

Noi tutti abbiamo fame spirituale dentro di noi, ma semplicemente non la chiamiamo così; usiamo frasi del tipo: “la mia vita è vuota” , “sono annoiato dal mondo” “sento che manca qualcosa alla mia vita”.

Inseguiamo la felicità, vogliamo essere pienamente soddisfatti... e non lo siamo? Perché? Semplicemente perché cerchiamo nel posto sbagliato.

  1. Non troveremo soddisfazione nei “piaceri”

Gran parte delle pubblicità di auto e di cibi ci mostrano un uomo o una donna che si diede soddisfatta sulla sua nuova BMW o che addenta il suo Magnum appena uscito dal frigo... e subito la sua faccia si illumina di piacere, gli occhi si socchiudono...

La Bibbia ci dice in Ecclesiaste:

Ogni cosa è in travaglio, più di quel che l'uomo possa dire; l'occhio non si sazia mai di vedere, e l'orecchio non è mai stanco d'udire. (Ecclesiaste 1:8)

Ed è così; la nostra macchina invecchia, ne esce un nuovo modello, il Magnum finisce... e abbiamo fame di nuovo.

2. Non troveremo la soddisfazione nel lavorare

Chi mi conosce sa quanto ami il mio lavoro e quanto non sappia farne a meno. Molti sono come me; cercano la soddisfazione nel lavorare sodo, ma giunti al culmine del successo, semplicemente si accorgono che non ne valeva la pena.

Dovremmo saperlo, perché anche questo sta scritto nelle nostre Bibbie:

Infatti, ecco un uomo che ha lavorato con saggezza, con intelligenza e con successo, e lascia il frutto del suo lavoro in eredità a un altro, che non vi ha speso nessuna fatica! Anche questo è vanità, è un male grande. (Ecclesiaste 2:21)

3. Non troveremo soddisfazione negli averi

I miei due figli ricevono per Natale una grande quantità di giocattoli; mia mamma invece mi racconta che il suo regalo di Natale era una bambola di coccio e stoffa che le veniva data (sempre la stessa) il giorno di Natale per poterci giocare qualche giorno, prima di rimetterla via sino all'anno seguente.
I miei figli ricevono almeno venti volte di più di mia madre a Natale... ma sono venti volte più felici?

L'avere non riempie la nostra pancia spirituale; più abbiamo, più non siamo soddisfatti di avere.

Chi ama l'argento non è saziato con l'argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta. Anche questo è vanità. (Ecclesiaste 5:10)

Come posso essere pienamente soddisfatto nella mia vita?Ci sono tre passi da fare, se vogliamo realmente arrivare ad esserlo.

1. Riconosci di cosa hai fame veramente

Cosa manca nella mia vita? Cosa non ho? Molte persone realmente non sanno cosa vogliono dalla loro vita. La Bibbia ci dice che siamo degli esseri spirituali creati da Dio per amarlo, per conoscerlo e per essere amati da lui

E' come se in noi, dentro di noi esistesse uno spazio vuoto fatto a forma di Dio e che può essere riempito solo da Dio, non da altro.

E se manca stiamo male, perché è come se mancasse in noi un organo vitale, un polmone, la milza, il fegato... e non posso sostituire il fegato con un rene, o lo stomaco con un polmone...

In Deuteronomio c'è un passo dove si dice:

Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provar la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per insegnarti che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che vive di tutto quello che procede dalla bocca del SIGNORE. (Deuteronomio 8:3)

La fame interiore che sentiamo serve a “renderci umili”, a capire che abbiamo bisogno di Dio, e che non possiamo sostituirlo con nulla nella nostra vita.

Gli stessi problemi che abbiamo sono talvolta dei segnali luminosi con cui il nostro Padre cerca di attrarre la nostra attenzione su di Lui a dire; “Guarda, quello che tu realmente vuoi non sono i piaceri, né gli averi, né il lavoro. E' me che vuoi! Fammi riempire lo spazio che ho creato dentro di te con il mio Spirito, e allora sarai realmente soddisfatto! E' di me che hai fame veramente!”

2. Smettila di mangiare porcherie

In Australia cresce un tipo di felce che produce delle bacche dalle quali si può produrre una farina con cui fare del pane.

Il pane così prodotto ha anche un buon sapore, ma non contiene né carboidrati, né vitamine né proteine; chi ne mangia si sazia, ma in breve tempo comincia a deperire, fino a morire di fame Si sentirà pieno, ma non si sentirà mai sazio, continuando a mangiare, e a deperire sino alla morte.

Nel mondo ci sono molti cibi spirituali simili: cose che ci riempiono, ci fanno sentire pieni ma mai sazi, e che pian piano ci portano alla morte spirituale.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti! (Isaia 55:2)

E' tra l'altro interessante vedere come veniamo influenzati dalla comitiva con cui stiamo. Ad esempio, io non sono una persona che mangia molto, ma non mi mettete assieme ad un'altra persona che mangia molto durante un pranzo, perchè allora mi scateno e divento una “trebbia umana”!

La compagnia di altri influenza le nostre abitudini; è contagioso. Vuoi avere più “fame” per le cose di Dio? Allora, circondati di altre persone affamate delle cose di Dio come te. Anche la fame spirituale è contagiosa.

SE continui a frequentare persone che mangiano porcherie spirituali, anche tu mangerai porcherie spirituali.

3. Inizia a guardare a Cristo per essere soddisfatto

Gesù disse loro: "Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete.... Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, [che darò] per la vita del mondo". ..(Giovanni 6:35,51)

Il pane è un elemento essenziale; quando c'è un'emergenza e qualche popolazione si trova in pericolo di carestia, la prima cosa che si porta è la farina per fare il pane.


Gesù è un elemento essenziale; in questo versetto egli sta dicendo: “quello di cui hai bisogno in primo luogo sono IO! Tu puoi cercare qualsiasi altra cosa nella tua vita, ma IO sono il pane della vita, io sono essenziale, io sono quello di cui hai bisogno. Tu hai bisogno di me e non puoi fare a meno di me:”

Il nostro mondo è pieno di filosofie più o meno recenti che dicono “trova la forza in te stesso”, oppure “la felicità va ricercata in te stesso”.

E' più o meno come dire al tuo stomaco affamato: “datti da mangiare da te stesso”! Funziona?

Gesù ha anche detto :

chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d'acqua che scaturisce in vita eterna". (Giovanni 4:14)

L'uomo è fatto per oltre il 70% di acqua; se il pane era essenziale, l'acqua è indispensabile. Se possiamo sopportare la fame anche per lungo tempo, la sete ci uccide in poche ore.

(dai a ciascuno un bicchiere di acqua)

Ecco, ora avete il vostro bicchiere d'acqua; ci vediamo domenica prossima, e guai a chi di voi beve qualcosa oltre quello che avete in mano!

Sembra impossibile, ma il nostro comportamento di credenti talvolta è proprio così; sappiamo che Gesù è la fonte di vita eterna, ma ci costringiamo a berne qualche sorso, una volta ogni tanto, magari la domenica tra le 10,30 e le 12.

Magari quel sorso ci fa sentire abbastanza colpevoli per evitare di peccare, ma ci teniamo ben lontani dallo sperimentare Gesù nella nostra vita, in tutta la nostra vita, in ogni istante della nostra vita.

Molti di noi hanno sperimentato la fame e la sete per Cristo dei nostri primi momenti dopo averlo accettato come Signore delle nostre vite, ma poi ogni appetito si è smorzato. In ospedale, se un paziente smette di avere appetito, quello è un sintomo grave, è il sintomo che la sua salute sta peggiorando, non migliorando.

Altri non sono forse mai arrivati a questo, e sentono che il loro appetito per Cristo non si è mai elevato più di tanto; è probabile che troppi cibi/spazzatura stiano impedendo la tua sana fame di Cristo.

C'è soddisfazione nella tua vita? Sei “pienamente soddisfatto”, come dice Gesù in Matteo 5?

Quando è l'ultima volta che sei entrato in macchina, hai spento la radio, e hai parlato con il tuo Signore? Quand'è l'ultima volta che, entrando a casa, non hai automaticamente acceso la televisione? Se non dai spazio a Gesù per saziare la tua fame e la tua sete, troverai cibo/spazzatura altrove, e non starai meglio, ma peggio.

Vi prego di sottolineare nel foglio che avete tre parole: in Giovanni 6:35, sottolineate la parola “viene” e “crede”, ed in Giovanni 4:14 sottolineate la parola beve.
Tre parole: “viene...crede...beve”. Il problema con la fame e la sete è che non sono auto-estinguenti: non se ne vanno da sole, ma dobbiamo essere noi ad agire. Puoi avere fame, ed il tuo stomaco può brontolare, ma rimarrai affamato sino a quando non deciderai di agire.

Gesù ti dice: Io sono qui, sono qui per te; ma sei tu che devi accostarti, credendo a me e alla potenza che è in me di riempire la tua vita. Se tu fai ciò, allora io ti farò bere la mia acqua, e non avrai più sete, anzi, tu stesso diverrai una fonte inesauribile per altri che, come te, hanno provato la fame e la sete”

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. (Matteo 5:6)

La parola greca tradotta con “affamati” è “peinao”: in greco esistono due parole che si traducono con “affamati”.

La prima significa “ho un po' di fame...dammi un pezzo di pane”; la seconda, invece, significa “ho moltissima fame...dammi tutta la pagnotta di pane”

Indovinate quale parola ha usato Gesù qui? Gesù sta dicendo: “la piena soddisfazione è per coloro che dicono ' io voglio tutto di Dio, e voglio conoscerlo completamente. Non mi basta avere una qualche benedizione qua e là. Voglio che sia il centro della mia vita.”

Quella è la persona che giungerà in Cristo alla piena soddisfazione nella sua vita.

Avete mai avuto fame? Avete mai avuto sete? Non troverete pace a quella fame e a quella sete né nei piaceri, né negli averi né nel lavoro.

  • Riconosci che la tua fame è la fame di Cristo
  • Smetti di mangiare porcherie spiritali e cibati di Cristo
  • Inizia a guardare a Cristo per essere veramente soddisfatto

Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati. (Matteo 5:6)
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29 giugno 2008

Gesù: la via la verità e la vita (SOLO AUDIO) | 29 Giugno 2008 |

Ryan June e Zack Weingartner concludono l'English Camp 2008 facendoci riflettere su dove siamo rispetto alla via, la verità e la vita di Gesù.

File audio 18 MB
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22 giugno 2008

Il mondo là fuori | 22 Giugno 2008 |

La scorsa settimana vi ho raccontato di come il Signore mi abbia ordinato “in sogno” di predicare su di 2 Giovanni.
 
Abbiamo così visto assieme che nel brano c'era per la nostra chiesa un incoraggiamento, una sfida e una rassicurazione: 
  • un incoraggiamento - continuate a camminare sulla via del Signore Gesù senza deviare
  • una sfida - fortificatevi ogni giorno di più nell'amore reciproco
  • una rassicurazione - sono io, il vostro Signore Gesù, che ve lo chiede.
Mi sembrava di aver fatto un buon lavoro, di essere stato obbediente al mio Signore; e tutto fiero di questo ho cominciato a pensare su cosa avrei predicato la domenica seguente (questa).

Ma, come spesso accade, i piani del Signore erano radicalmente differenti dai miei; infatti, sentivo qualcosa che non andava, una vocina che diceva: “Marco, mica ti ho detto di predicare SOLO sui primi sei versetti! STUDIA TUTTA la lettera e completa il mio messaggio per la mia chiesa”.

Beh, magari le parole non erano proprio queste, o meglio non c'erano proprio parole, ma la sensazione di aver lasciato il lavoro a metà era grande.

Allora, diligentemente, mi sono messo a studiare i versetti che vanno da 7 a 9; e solo allora ho capito che in effetti avevo dato un messaggio a metà.

Leggiamo assieme il versetti da 7 a 9:

Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo, i quali non riconoscono pubblicamente che Gesù Cristo è venuto in carne. Quello è il seduttore e l'anticristo. Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute, ma riceviate piena ricompensa. Chi va oltre e non rimane nella dottrina di Cristo, non ha Dio. Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio. (2 Giovanni 1:7-9)

La prima cosa che mi ha stupito è lo smisurato contrasto delle parole che usa Giovanni da 1 a 6 con quelle che usa da 7 a 9.

Mentre da 1 a 6 troviamo parole che, in fondo, ci piacciono (v.3 verità, grazia, misericordia, pace, amore), nei versetti che seguono ci sono parole che hanno tutt'altro carattere; sono parole forti, dure (v.7 seduttore, anticristo, v8 perdere, v. 11 opere malvagie).

Sembra quasi che sia un altro Giovanni che stia scrivendo, un Giovanni che, quanto era dolce e calmo nella prima parte, tanto è duro ed arrabbiato nella seconda.

Non è un differente Giovanni quello che scrive, e non si è arrabbiato via via che scriveva.

Egli invece ci sta descrivendo due mondi; due mondi paralleli che sussistono a dispetto ed in contrasto all'altro.

Dal versetto 1 al versetto 6 egli aveva descritto il mondo “nella verita” (v1-3); la scorsa settimana abbiamo detto che Gesù aveva detto di se stesso:

Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Giovanni 14:6)

Giovanni aveva descritto dal versetto 1 a 6 il mondo “in Cristo” (la parola che viene tradotta con “nella” in greco è “en”, che sta ad indicare qualcosa che è all'interno, circondato sopra e sotto, davanti e dietro, immerso dentro).

E' il mondo che appartiene a molti di noi, a tutti coloro che sono “in Cristo”.

Com'è questo mondo? Com'è il mondo “qua dentro”?

E' un mondo dove:

  • c'è verità (v. 1-2-3-4); la verità che si chiama Gesù;
  • c' è grazia, misericordia e pace (v.3);
  • c'è un'istruzione data da Dio al cui interno possiamo muoverci sapendo di agire bene (v,. 4, 5);
  • c'è AMORE!!!! (v. 1,3,5,6)

Questo è il mondo “qua dentro”. E come descrive allora Giovanni il mondo “là fuori”?

La descrizione che ne fa, e il paragone che ne scaturisce sono devastanti.

Vediamola assieme questa descrizione.

Versetto 7: “Poiché molti seduttori sono usciti per il mondo... Quello è il seduttore e l'anticristo”; la parola che usa Giovanni per seduttori è “planos”, che significa “colui che gira senza una meta. In questa maniera i sacerdoti avevano chiamato Gesù dinanzi a Ponzio Pilato.

Anti” in greco significa "invece di - al posto di”; sono persone che non si accontentano di vagare senza meta, ma si vogliono sostituire a Cristo.

Cosa ci fai con Cristo? Prendi questa filosofia nuova di zecca e ti sentirai davvero bene! Prendi questa pasticca e vedrai che ti sballi!”

La descrizione di Giovanni mi fa tragicamente ricordare di quello che scriveva Pietro nella sua prima lettera

Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare. (1 Pietro 5:8)

Cosa succede a chi viene “irretito” da queste persone? Versetto 8: Badate a voi stessi affinché non perdiate il frutto delle opere compiute”

Nella frase in greco che è tradotta con “perdiate il frutto delle opere compiute” c'è l'idea di portare a completa e totale distruzione qualcosa per cui si è lavorato duramente.

Vagare senza meta, o sostituire Cristo con qualcos'altro, significa per il credente distruggere tutto quanto ha fatto fino a quel momento.

Questo per chi crede. Ma per chi non ha Cristo significa anche peggio: significa rimanere distante, rimanere là fuori, indifeso, là dove ruggisce e si aggira il leone.

Com'è il mondo là fuori?

  • È un mondo di menti senza meta;
  • è un mondo in cui c'è necessità di sostituire Cristo con qualcos'altro per riempire il vuoto della propria vita;
  • è un mondo dove molti leoni ruggenti sono pronti a divorarci, portando a completa distruzione tutto quanto abbiamo fatto sino ad ora.

Saremo dunque costretti ad arroccarci all'interno del nostro “mondo”? Saremo prigionieri di esso? Quale fortificazione e quanto alta metteremo a difesa di noi stessi?

Versetto 9b: Chi rimane nella dottrina, ha il Padre e il Figlio.

Quello che qui viene tradotto con “dottrina” in greco è la parola “didakè”, ed è stata usata altre dodici volte nei vangeli, undici volte per parlare dell'insegnamento di Gesù.

Eccola, la macchina da guerra terribile che useremo, ecco la fortificazione altissima che innalzeremo; le parole di Dio che si fa uomo, e scende a morire per me.

(butta la Bibbia a terra di fronte a te)

Ecco il muro, ecco la fortificazione; ha l'altezza d'un libro, ma è forte quanto colui che ha creato l'Universo.

E' un muro che posso portare con me, dentro di me, che non mi esclude dal mondo, ma che mi protegge da esso.

Gesù non ci vuole “separare” dal mondo, ma anzi ci manda “nel mondo”

Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente". (Matteo 28:19-20)
Il mondo “in Cristo” non è un mondo di rinunzie, ma un mondo di possibilità, dove:

  • c'è la verità e la pace che non trovi altrove,
  • c'è la grazia, e non siamo premiati perchè meritevoli, ma come figli di un Padre che ci ama
  • c'è la misericordia, e il figlio di Dio muore al mio posto per i miei peccati
  • c'è l'amore, quello che abbraccia, piange e gioisce assieme all'altro, che è accanto nei momenti brutti come nei belli.

E' questo il mondo che vogliamo condividere con gli altri; è questo il mondo di cui vogliamo parlare agli altri.

Noi conosciamo la differenza che Cristo ha fatto nelle nostre vite, ed è un tesoro troppo grande per poterlo tenere nascosto.

Nessuno meglio di Gesù conosceva la differenza che avrebbe fatto nella vita delle persone; ma se si fosse limitato alla conoscenza, noi saremmo ancora perduti.

Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Roman1 5:8)

Questa è la misericordia di Gesù. Quanta ne abbiamo noi, per la gente “là fuori”?

Gesù ha dato la sua vita per noi; siamo pronti ad “esporci” fuori dal nostro mondo, dare un pezzo della nostra vita per la gente che non lo conosce?

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(Rivolto ai ragazzi dell'EC)

Voi siete venuti da molto lontano, spendendo le vostre vacanze come pure i vostri soldi per amore del nome di Cristo(3 Giovanni 1:7) per offrire qualcosa di utile e buono alla città di Montefiascone, un corso gratuito di lingue, ma soprattutto per parlare della differenza che Cristo ha fatto e sta facendo nelle vostre vite.

Portate con voi, dentro di voi la fortificazione della parola di Dio, sia essa l'unica autorità che vi guida nelle conversazioni con gli altri giovani.

Ma soprattutto, possa il vostro cuore mostrare la stessa misericordia che Cristo ha avuto per voi verso altri ragazzi le cui vite vagano senza meta o che spesso sono devastate da tutte le altre cose con cui Cristo viene sostituito.

(Rivolto alla chiesa)

I ragazzi dell'EC sono un extra con cui il Signore benedice la nostra comunità per il solo fatto di avere un unico Padre Celeste; non è un nostro merito e non possiamo vantarcene in giro. Il minimo che possiamo fare per loro è dare la nostra accoglienza e la nostra disponibilità, l'amore di cui parla Giovanni. Ma rimangono un “extra”; la differenza per le persone là fuori la dobbiamo fare noi, che rimaniamo, che viviamo qui, che ogni domenica ci incontriamo.

Quanta misericordia abbiamo nel nostro cuore per le persone che quotidianamente incontriamo?

Proviamo dolore più grande nel non vedere una crescita numerica, o nel sapere che non hanno Cristo?

Chi di voi sta pregando per la crescita della nostra chiesa?

Vi sfido a cambiare le vostre preghiere; invece di pregare “Signore, dacci una chiesa piena di gente” cominciate a pregare “Signore, abbi misericordia della gente di Montefiascone”.

Possa Cristo avere compassione di altri così come l'ha avuta per noi.

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