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27 febbraio 2022

In Cristo puoi...imparare facilmente | 27 Febbraio 2022 |

Quanto sei capace di imparare facilmente? Cristo di chiama ad essere "insegnabile", affinché tutto ciò che impari, ricevi, senti e vedi di lui, tu possa poi farlo nella tua vita di credente.
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Siamo all'ultimo passo di Filippesi 4. Paolo, dopo aver insegnato che in Cristo puoi... avere gioia,  essere gentile, avere calma, essere perspicace ci dice forse al cosa più importante: puoi anche imparare ad essere tutto ciò... diventare davvero così!

In Filippesi 4:9 Paolo ci parla della capacità di imparare,  ricevere, sentire e vedere mentre camminiamo con il Dio della pace.  Questo ci permetterà di vivere  come creature che sono gioiose, gentili, calme e perspicaci.

“Chi nasce tondo non può morire quadrato”  è un proverbio popolare che afferma che una persona per quanto lo voglia, non può cambiare la propria natura.

“Che ci vuoi fare? Sono fatto così!  E così mi devi accettare.” Questa frase la dissi al mio amico Michele che mi rispose :”Non ti permetto di offendere il mio Signore! Chi è in Cristo può cambiare... se lo vuole!"

Già: se lo vuole. Tutto dipende dalla nostra volontà di voler cambiare, non dalla potenza insufficiente di Cristo di cambiare le persone.

In Filippesi 4 Paolo sta parlando di vivere una vita particolare in Cristo e di attingere alla potenza di Cristo per cambiare la vita.

In Cristo puoi; questa è l'abbondanza di vita che viene offerta  a tutti coloro che conoscono Gesù come loro Signore e Salvatore. Non nel futuro, non in cielo ma qui, in terra, in mezzo a tutte le difficoltà ed i limiti umani, ma iniziando ogni giorno  con la consapevolezza che possiamo essere diversi.

Ma tutto questo è legato a quel “se lo vuole” con cui Michele aveva distrutto le mie scuse  dell'essere fatto così e del dovermi accettare così come ero.

“Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:9)

Tutto sta nella mia volontà di  imparare facilmente,  di essere disposto ad apprendere:  come si dice con una brutta frase, di “essere insegnabile”. 

Perché, il motivo per il quale non abbiamo gioia,  o non siamo gentili o non siamo calmi o perspicaci, è perché crediamo nel motto popolare che dice che chi nasce tondo non può morire quadrato. 

Se non sono disposto ad essere insegnabile, allora tutto ciò su cui ci siamo concentrati nell'ultimo mese  è completamente inutile per te.  E non lo dice Marco, ma il grande Paolo.

Paolo usa quattro parole per descrivere  l'essere disposti ad imparare facilmente, l'essere insegnabili di cui abbiamo bisogno.

1. “Le cose che avete... imparate” μανθάνω manthanō

Questa parola la aveva utilizzata Gesù quando parlava di prendere il suo giogo:

“Prendete su di voi il mio giogo e imparate (μανθάνω manthanō) da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre...” (Matteo 11:29)

Il giogo univa  due animali: uno vecchio ed esperto, e uno  più giovane e inesperto.  lo scopo era  che il più vecchio insegnasse al più giovane  mentre lavoravano assieme. 

Gesù non stava parlando di metterci un peso suo collo  ma di fare la strada assieme a lui e da lui, esperto in tutto, apprendere come fare, come comportarsi, cosa dire.

Paolo, esperto, aveva portato il giogo assieme a molti per permettergli di imparare da lui; uno tra questi era Timoteo:

“Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate (μανθάνω manthanō) e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate (μανθάνω manthanō), e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù.” (2 Timoteo 3:14-15)

Vorrei vedere con voi una pubblicità australiana di una ventina di anni fa.



La scritta finale diceva :”I figli assorbono il tuo bere”, ovvero, ciò che tu fai, loro faranno, perché loro imparano da te.

Cosa sta imparando da te circa Cristo chi condivide il tuo giogo? Sto pensando ai tuoi figli, ma anche alla tua sposa, al tuo sposo, ai tuoi familiari, ai tuoi colleghi di lavoro...

Se tu per primo, per prima, non sei disposto, non sei disposta ad essere “insegnabile”, gli altri non apprenderanno da te  la gioia, la gentilezza, la calma, la perspicacia che Cristo ti offre se sei in lui.

2. “Le cose che avete... ricevute” παραλαμβάνω paralambanō 

E' una parola composta da  para (vicino)  + lambanō (prendere):  bisogna stare vicini  per poter prendere qualcosa.

“Vi ricordo, fratelli, il vangelo che vi ho annunciato, che voi avete anche ricevuto (παραλαμβάνω paralambanō), nel quale state anche saldi,  mediante il quale siete salvati, purché lo riteniate quale ve l’ho annunciato; a meno che non abbiate creduto invano. Poiché vi ho prima di tutto trasmesso, come l’ho ricevuto (παραλαμβάνω paralambanō) anch’io, che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che è stato risuscitato il terzo giorno, secondo le Scritture...” (1 Corinzi 15:1-4)

Bisogna stare vicino a qualcuno  per poter prendere ed apprendere da lui.  Bisogna stargli a fianco. 

Gli apostoli avevano ricevuto da Gesù  perché gli erano stati a fianco per tre anni: Apollo aveva ricevuto  perché aveva a fianco Priscilla ed Aquila:

“Ora un Giudeo di nome Apollo, oriundo di Alessandria, uomo eloquente e versato nelle Scritture, arrivò a Efeso.  Egli era stato istruito nella via del Signore; ed essendo fervente di spirito, annunciava e insegnava accuratamente le cose relative a Gesù, benché avesse conoscenza soltanto del battesimo di Giovanni. Egli cominciò pure a parlare con franchezza nella sinagoga. Ma Priscilla e Aquila, dopo averlo udito, lo presero con loro e gli esposero con più esattezza la via {di Dio}.” (Atti 18:24-26)  

Paolo aveva ricevuto da Gesù  perché era stato a fianco di fratelli e sorelle credenti  che lo avevo istruito su chi fosse e cosa avesse fatto Gesù.

“Quando [Saulo - poi Paolo] fu giunto a Gerusalemme, tentava di unirsi ai discepoli; ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo. Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come durante il viaggio aveva visto il Signore che gli aveva parlato, e come a Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Da allora Saulo andava e veniva con loro in Gerusalemme, e predicava con franchezza nel nome del Signore...”(Atti 9:26-28)

Così come Apollo, Paolo aveva ricevuto,   stando vicino a altri credenti maturi,  frequentandoli nella vita, frequentando la chiesa.  Tu puoi fare la stessa esatta cosa.

Ma sei più fortunato, più fortunata di Paolo ed Apollo,  perché puoi ricevere dalle Scritture.  Ricevere cosa? Ricevere la verità.  Ricevere la Parola,  studiarla e crescere.  Essere equipaggiati per capire. 

Paolo aveva fatto della sua vita un ministero di insegnamento,  ed aveva equipaggiato tanti.  È un aspetto della vita che non si ferma mai.

Ricevere significa avere una disponibilità per tutta la vita  ad ascoltare la Parola:

“Ma i fratelli subito, di notte, fecero partire Paolo e Sila per Berea; ed essi, appena giunti, si recarono nella sinagoga dei Giudei. Ora questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così.” (Atti 17:11)

Coloro che sono insegnabili si assicurano  che il loro ricevere sia sempre incentrato sulla Scrittura.

3. “Le cose che avete... udite da me” ἀκούω akouō 

E' una parola molto comune nel Nuovo Testamento,  e ricorre- 427 volte; qui è Gesù che parla:

“Gesù rispose loro: «Andate a riferire a Giovanni quello che udite (ἀκούω akouō) e vedete: i ciechi recuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono (ἀκούω akouō); i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri.” (Matteo 11:4-5)

Gesù era venuto perché fosse udito da tutti,  e per far recuperare l'udito a chi non era più capace, o non era mai stato capace,  di udire la Lieta Novella della salvezza che c'è in  Cristo.

Attenzione: qui Paolo non stava chiedendo  di ricordarsi solo le cose che aveva detto  durante le prediche,  ma tutto ciò che aveva detto,  anche nei momenti più informali,  quelli di una cena,  quelli di una passeggiato o di uno shopping assieme. 

Sta chiedendoci di udire non solo la Scrittura,   ma di “sentire” la vita di una persona.  E questo deve farci pensare a quello che diciamo  fuori dall'ambito della chiesa.

Una cosa è dire: "Ascoltatemi predicare la Scrittura", “ Ascoltatemi mentre insegno nel piccolo gruppo”.  Un'altra cosa è dire: "Ascoltatemi predicare la vita,  quello che dico tutti i giorni,  e lontano dalla chiesa, lontano da fratelli e sorelle, lontano dall'evangelichese,  ma in mezzo ai non credenti, sul luogo di lavoro, al supermercato, al bar...”

Dobbiamo continuare ad affermare la verità su Cristo,  e dobbiamo farlo in modo che gli altri ci ascoltino.

Quindi essere insegnabili  pone una responsabilità su tutti noi:  dire la verità di Cristo  e far si che sia  sovrapponibile   alla nostra vita di tutti i giorni. Non è facile e crea una sfida per tutti noi.

Come la trasmettiamo questa verità?  Con quale linguaggio?  Rispecchia ciò che diciamo lontano dalla chiesa  e tra non credenti il nostro essere salvati?  Vedono in noi la differenza che Cristo  ha fatto nella nostra vita?

Questa è davvero una grande sfida da imparare .  Soprattutto negli ultimi tempi  e con gli avvenimenti che tutti vediamo nel mondo. 

Io mi accorgo che, da un bel po' di tempo a questa parte,  sto fallendo in questo.  Il Covid, la recessione economica,  i venti di guerra che aleggiano sul mondo,  la situazione della chiesa (la nostra e quella in Italia in generale) stanno tirandomi fuori il peggio,  e non sto realmente parlando,  ma urlando attorno la mia frustrazione  per tutte le cose storte che vedo...

Non è questo a cui sono stato chiamato,  non è questo quello che Gesù vuole che gli altri odano da me,  che devo essere suo testimone non quando predico ai convertiti,  ma quando sono tra i non credenti.

Devo accettare e ammettere il peccato e il fallimento,  e ricominciare daccapo. Anche se sono pastore. Anche se ho sessant'anni. C'è ancora tempo, ma chi ha tempo non aspetti tempo. Lo devo al mio Signore per primo e a chi sta attorno a me.

4. “Le cose che avete... viste da me” ὁράω horaō

Anche questa è una parola molto comune nel Nuovo Testamento presente più di 400 volte. 

“Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che tradotto vuol dire “Maestro”), dove abiti?»Egli rispose loro: «Venite e vedrete (ὁράω horaō)». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno.” (Giovanni 1:38-39)

Gesù non portò Andrea e Giovanni alla sinagoga, e non gli fece neppure una predicazione ufficiale (altrimenti la troveremmo scritta da Giovanni). Semplicemente li “tenne” per una giornata assieme a lui, gli videro fare le cose comuni di una giornata qualunque;  accendere il fuoco, preparare il pranzo, mettere fuori l'acqua da bere,  assestare i cuscini su cui sedere...

Paolo quando dice di cose “viste; non pensa solo a quello che si fa durante il ministero, o a quello che si fa in chiesa, ma chiede di vedere la vita delle persone,  ciò che si vede tutto il tempo.

Chi era Paolo quando tutti stavano guardando?  Beh, era lo stesso Paolo di quando tutti non guardavano.

Non è sempre facile... perché possiamo essere persone che sbagliano.  Già vi ho detto che in questo periodo sto sbagliando molto e che non è un bel vedere per gli altri, vero?

Ma comunque coloro che sono “insegnabili”  riconoscono l'importanza di "vivere" onestamente, in modo coerente, e possono, e devono cambiare.

Quindi questa è la chiamata:  “imparato, ricevuto, udito, visto da me”... Ma cosa ci dobbiamo fare con tutta questa roba,  se siamo “insegnabili”?

“... fatele”  πράσσω prassō

Semplicemente... fatele! “Vi ho fatto vedere come si fanno, le avete prese perché eravate vicini, avete sentito e avete visto come le applico  alla mia vita di tutti i giorni... adesso, mettetele in pratica”. 

Anche questa volta il tempo del verbo tradotto in italiano con l'imperativo, in greco è un altro presente imperativo attivo: "Cominciate a mettere in pratica l'imparare, il ricevere, il sentire e il vedere ... e continuate a mettere in pratica l'imparare, il ricevere, il sentire e il vedere ...".

Il verbo πράσσω prassō è quello da cui deriva la nostra parola italiana “prassi”, che, secondo il vocabolario Treccani, significa: 

Prassi: l’esercizio di un’attività, di una professione, di un’arte, e l’insieme delle norme che la regolano; procedura abituale, consuetudine nello svolgere una determinata attività.

“La vostra vita - dice Paolo - deve essere regolata da ciò che avete imparato, ricevuto, visto e udito, e questo deve diventare una consuetudine, qualcosa che vi viene automatico, su cui non dovete neppure pensarci su.”

Facile vero? Assolutamente no! Perché tutto, la nostra natura umana, il mondo attorno a noi, le persone che ci conoscono faranno del tutto per scoraggiarci, tenderanno a volerci vedere  così come sono state abituate da sempre a vederci.

E' difficile, lo so... ma lo sforzo, dice Paolo, avrà una ricompensa IMMESA!

“... e il Dio della pace sarà con voi.”

Paolo aveva già promesso al versetto 7 del capitolo 4 che, se siamo in Cristo, avendo gioia, calma, gentilezza e perspicacia allora:

“E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:7)

Il nostro cuore (il centro dell'intelletto per gli ebrei) e ciò che esso pensa, dice Paolo,  sarà al sicuro, protetto e custodito da Gesù stesso. Paolo dice: 

... e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:9 b)

Non è un dono, tipo “sarete beati, sarete benedetti”, ma una promessa di una presenza divina,  di essere assieme a voi, una presenza costante a fianco nelle vostre vite.

E se a tuo fianco vive si muove e passeggia con te non uno che ha la la pace, ma qualcuno che E' la pace, beh, una certa influenza positiva di sicuro ci sarà  statene sicuri.

Debbo però rivelarvi che nelle vostre bibbie c'è un errore. C'è un verbo al futuro che,  nella frase in greco, è diverso; chi ha tradotto il passo, ha (giustamente) messo il verbo “essere” per far capire meglio il significato.

Ma la parola che usa  Paolo è εἰμί eimi, che non significa propriamente “essere”, ma “esistere”:

“Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace esisterà (εἰμί eimi) con voi.” (Filippesi 4:9 parafrasi)

Cosa cambia? Cambia tutto!

Che Dio esista, Paolo non ne aveva dubbi; cosa voleva dire, allora? Voleva dire che non dovrò attendere  di fare le cose imparate, ricevute udite e viste e POI Dio sarà, arriverà, ma che Dio che già esiste, manifesterà la sua presenza LI' AL MIO FIANCO!!! nel momento esatto in cui starò facendole!

Conclusione

Se sei in Cristo puoi. Puoi essere una persona migliore, puoi essere differente da come agisce il mondo, puoi avere gioia, calma, gentilezza, perspicacia... ma tutto questo non varrà nulla se non le metterai in pratica.

“Voi sapete dunque queste cose, ora mettetele in pratica! È questa la strada per ricevere benedizioni!” (Giovanni 13:17 PV)

Cristo vuole custodire il tuo cuore e i tuoi pensieri e Dio vuole essere al tuo fianco mentre testimoni con la tua vita di chi lui sia.

FATELE!

Preghiamo. 

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20 febbraio 2022

In Cristo puoi...essere perspicace | 20 Febbraio 2022 |

In Cristo possiamo essere perspicaci,  possiamo guardare con una vista moltiplicata,  avere un microscopio che ci faccia vedere anche quello che non vediamo, vedere perfettamente ed in profondità l'essenza delle cose che ci scorrono attorno. Non importa chi sei, che fai, da dove vieni. Serve solo di essere in Cristo.
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CLICCA SUL TITOLO PER ASCOLTARE IL MESSAGGIOTempo di lettura: 12 minuti 
Tempo di ascolto audio/visione video: 35 minuti

Un motto popolare recita:  “Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e peggior cieco di chi non vuol vedere”. Sembra una battuta spiritosa... ma è spesso la nostra realtà di uomini e donne nel mondo.

Abbiamo orecchi per sentire ed occhi per vedere, sentiamo e guardiamo... ma ciò che i nostri sensi ci restituiscono vengono poi filtrati dalla nostra mente, distorti dalla nostra percezione delle cose... E, alla fine, vediamo solo ciò che ci fa piacere di vedere, quello che fa comodo a noi.

La stessa cosa può accadere nella nostra vita spirituale.  Vediamo la creazione di Dio; vediamo la croce e la salvezza in Cristo, vediamo come questa può cambiare e cambia  le nostre vite e le nostre reazioni.

Ma stiamo davvero vedendo?  Capiamo davvero cosa sta succedendo?  Sappiamo come filtrare tutte queste informazioni  di "grazia" e "perdono" e "vita eterna"? Paolo in Filippesi ci sta dicendo che possiamo:  possiamo essere “perspicaci”.

Perspicace: è una parola “difficile”, poco usata. Viene dal latino perspĭcax -acis  e dal verbo perspicio, che è un composto di spicio che significa guardare (è la radice del verbo italiano “spiare”) più il rafforzativo per: in matematica quando moltiplichi qualcosa metti il segno “per”.

Essere perspicaci è guardare con una vista moltiplicata, è avere una lente di ingrandimento, un microscopio che ci faccia vedere anche quello che non vediamo, è vedere perfettamente ed in profondità l'essenza delle cose che ci scorrono attorno.

Paolo afferma che in Cristo possiamo avere questo tipo di vista che va in profondità, un microscopio che analizzi il mondo mentre lo viviamo.

“Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri.” (Filippesi 4:8)

Come faccio a far funzionare il mio microscopio per vedere davvero la vita che vivo, e non essere un cieco con la vista?

Anche stavolta per capire cosa ci dice Paolo guarderemo ogni parola e cercheremo dove altro funziona nella Scrittura  e poi vedremo come possiamo essere persone che sono perspicaci.

1. Quindi -  λοιπόν loipon

Normalmente Paolo usa questa parola  per chiudere un insegnamento  su un'importante aspetto della vita di credenti e poi puntare l'attenzione su un'azione.

“Del resto (λοιπόν loipon), fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza.” (Efesini 6:10)

Nei precedenti versetti, dal capitolo 5 versetto 21 al 6 versetto 9  ha parlato di come imitare Cristo, del rapporto tra mogli e mariti, tra genitori e figli, tra lavoratori e datori di lavoro e di come indossare l'armatura del cristiano.

A conclusione di questo lungo discorso dice: “Loipon” ovvero “visto tutto quello che vi ho detto, questo è ciò che dovete fare: fortificatevi nel Signore”.

Altro esempio in 1 Tessalonicesi:

“Del resto (λοιπόν loipon), fratelli, avete imparato da noi il modo in cui dovete comportarvi e piacere a Dio ed è già così che vi comportate. Vi preghiamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a progredire sempre di più.” (1 Tessalonicesi 4:1)

Loipon” ovvero “visto tutto quello che avete imparato, questo è ciò che dovete fare: Non fermatevi, anche quando vi pare di aver capito tutto. Continuate ad andare avanti, continuate a crescere, continuate a maturare.”

Perciò in Filippesi 4 Paolo sta dicendo: “Quindi, visto che, poiché siete in Cristo,  avete gioia, siete gentili, siete calmi,  allora...”

E inizia la sua lista di “tutte le cose ” che debbono riempire la nostra mente invece delle altre cose che normalmente la occupano in pianta stabile, invitandoci a dare lo sfratto immediato ad inquilini indesiderati per far posto agli inquilini che ci parlino di Dio.

2. Tutte le cose vere - ἀληθής alēthēs;

Paolo aveva già usato la parola in Romani:

“Anzi, sia Dio riconosciuto veritiero (ἀληθής alēthēs); e ogni uomo bugiardo, com’è scritto: «Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e trionfi quando sei giudicato».” (Romani 3:4)

Chi è per Paolo, l'unico che sia vero, veritiero, in cui c'è verità? Quello non può essere che Dio; tutto il resto è “fuffa”, “aria fritta” è un “correre dietro al vento” per dirla con le parole di Salomone in Ecclesiaste. Anche perché Geremia dice:

“Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? (Geremia 17:9)

Il tuo cuore non dice sempre il vero... anzi, quasi mai... e non guarisce, anzi...

“Voi siete figli del diavolo.... Quando dice il falso parla di quel che è suo, perché è bugiardo e padre della menzogna. quando mente, parla la sua lingua madre.” (Giovanni 8:44)

Quindi non puoi sempre fidarti del tuo cuore per la verità, neppure quando pensi che  sia un'idea luminosa:

“Non c’è da meravigliarsene, perché anche Satana si traveste da angelo di luce.” (2 Corinzi 11:14)

Il suo schema è quello di ingannare gli eletti: sembrare luce, quando invece è tenebra. Quindi cerca di distorcere le verità nella tua vita.

Per cui Paolo dice: “Date lo sfratto nella vostra mente alle bugie di Satana, e riempitele con la verità di Dio”.

3. Ciò che è nobile -  σεμνός semnos

Paolo aveva menzionato la nobiltà a Tito parlando di come dovremmo apparire per gli altri man mano che passano gli anni:

“Ma tu esponi le cose che sono conformi alla sana dottrina: i vecchi siano sobri, dignitosi (σεμνός semnos), assennati, sani nella fede, nell’amore, nella pazienza” (Tito 2:1-2)

Semnos deriva dal verbo σέβομαι sebomai, che significa “adorare, essere devoti a”. Paolo sta dicendo che nella nostra mente  ci debbono stare cose di fronte alle quali ognuno si inchinerebbe, a cui tutti darebbero credito, che sono degne di essere adorate.

Dobbiamo dare lo sfratto a quelle cose che nessuno adorerebbe e darebbe credito, per far entrare quelle  davanti a cui tutti si possano inchinare e che tutti possano vedere come fonte di ispirazione.

4. Tutte le cose giuste - δίκαιος dikaios

Paolo con “giuste” non sta pensando alle cose esatte, corrette, ma alle cose che caratterizzano chi applica la giustizia alla propria vita; come Giuseppe marito di Maria, ad esempio:

“Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto (δίκαιος dikaios) e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente.” (Matteo 1:19)

O il padrone della vigna nella parabola di Gesù:

“...e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò ciò che è giusto (δίκαιος dikaios).” (Matteo 20:4)

O quelli a cui pensa Gesù parlando con gli scribi e i farisei:

“Così anche voi, di fuori sembrate giusti  (δίκαιος dikaios) alla gente, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità.” (Matteo 23:28)

Ma cosa significa essere “giusti”, allora? Secondo questi versetti essere giusti significa: agire con grazia, essere inaspettatamente generosi, avere un cambiamento dentro e fuori piuttosto che solo fuori.

Paolo afferma che dobbiamo dare lo sfratto nella nostra mente a tutto ciò che non ci fa agire con grazia verso gli altri, a tutto ciò che ci impedisce di essere generosi, a tutto ciò che mette una barriera tra noi e gli altri rendendoci ipocriti In una sola frase, Paolo ci chiama a vivere la grazia di Dio quotidianamente.

5. Tutte le cose pure  - ἁγνός hagnos

Paolo aveva già detto ai Corinzi:

“Infatti sono geloso di voi della gelosia di Dio, perché vi ho fidanzati a un unico sposo per presentarvi come una casta (ἁγνός hagnos) vergine a Cristo. Ma temo che come il serpente sedusse Eva con la sua astuzia, così le vostre menti vengano corrotte e sviate dalla semplicità {e dalla purezza}(ἁγνότητος hagnotētos) nei riguardi di Cristo.” (2 Corinzi 11:2)

Il desiderio di Paolo per coloro che aveva discepolato era quello di presentarli puri a Gesù. E il suo timore era che quella purezza  che c'è in Gesù potesse essere messa in pericolo da Satana.

Ho detto puri, non perfetti. Ho detto puri, non senza errori. Ho detto puri, non senza peccato. Se sei in Cristo non sei perfetto, o perfetta, non smetti di fare errori, ma sei  senza colpa e pulito, e pulita perché Cristo si è accollato i tuoi peccati dinanzi al Padre.

Quando facciamo un passo fuori da Cristo  perdiamo la purezza,  diventiamo contaminati,  non degni di stare dinanzi a Dio,  impuri, perché ci allontaniamo dalla fonte che ci trasforma  in esseri puri dinanzi a Dio.

Nell'Antico Testamento nessuna cosa impura che fosse viva o meno,   poteva essere usato nel culto al tempio, neppure un oggetto, un utensile, in quanto non era presentabile a Dio: tutto doveva essere “purificato” prima, attraverso lavacri e abluzioni per poter entrare alla presenza di Dio; solo allora sarebbe stato adatto e presentabile.

Paolo non sta qui chiedendoci di “lavare” ciò che pensiamo, ma di cambiare i nostri usuali pensieri, di avere pensieri che ci spingano  a concentrarci  sulla santità di Dio, sul suo essere differente da tutto ciò che quotidianamente viviamo.

Questo significa cancellare gran parte delle immagini che questo mondo ci propone circa il sesso, il potere, il danaro.

In quest'epoca visiva forse è la sfida maggiore,  lo sfratto più difficile da fare, ma necessario secondo Paolo perché  se quei pensieri risiedono nella nostra mente  saranno capaci di influenzare il nostro comportamento.

6. Tutte le cose amabili - προσφιλής prosphilēs

In termini tecnici di chi studia la Bibbia  questo si chiama un “ hapax legomenon” ,  ovvero un termine che è usato una sola volta nelle Scritture  Nella Bibbia ci sono molte parole come questa.

Dobbiamo allora andare a cercare il concetto che esprime vedendo parole simili che abbiano la stessa radice.

La parola greca προσφιλής prosphilēs è composta da pros,  che significa “verso l'altro” e philes che significa “amore”; per cui προσφιλής prosphilēs significa "estendere l'amore verso un altro".

Più di una volta vi ho parlato delle sette parole con cui si parla di “amore” nel Nuovi Testamento: c'è l'amore Eros, quello romantico, fisico  e passionale, quello Ludus, l' amore giocoso e  per il divertimento, quello Storge, amore incondizionato di un padre o di una madre per i figli, quello Philautia, ovvero l' amore egoistico e per se stessi, quello Pragma: l'amore  di compagnia verso chi conosciamo.

Poi ci sono due tipi di amore particolari, quelli che più spesso incontriamo, e i più importanti: l'amore Agápe, quello totale, di Gesù, e l'amore Phileoo, quello che indica un'amicizia intima e autentica. ...

Gesù stesso parla di questi due tipi di amore durante l'ultima cena:

“Nessuno ha amore (ἀγάπη agapē) più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici (φίλος philos). Voi siete miei amici (φίλος philos), se fate le cose che io vi comando.” (Giovanni 15:13-14)

Paolo ci chiede di  “prosphilēs”  di "estendere l'amore verso gli altri", di dare lo sfratto a tutti i pensieri cattivi verso gli altri, e di far abitare nella nostra mente  lo stesso amore, la stessa amicizia intima e autentica  che abbiamo per Gesù,  estendendolo agli altri.

7. Tutte le cose di buona fama - εὔφημος euphēmos

Questo è un altro “hapax legomenon”, una parola usata una sola volta, e qui,  nel Nuovo Testamento.

Euphēmos è una parola composta da εὖ eu – buona,  e . φήμη phēmē - fama.

“Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò in Galilea; e la sua fama (φήμη phēmē) si sparse per tutta la regione” (Luca 4:14)

Paolo chiede di dare lo sfratto a tutto ciò che non abbia una fama pari a quella di Gesù, di concentrarci sulle cose che siano allo stesso livello di importanza del sapere che Cristo è venuto per renderci liberi, redimerci, salvarci.

8. Quelle in cui è qualche virtù - ἀρέτη aretē

La parola ἀρέτη aretē deriva da ἄῤῥην arrhēn che significa, molto semplicemente, “un uomo capace di sollevare un peso”.

Pietro ci spiega:

“La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù (ἀρέτη aretē)....Voi, per questa stessa ragione, mettendoci da parte vostra ogni impegno, aggiungete alla vostra fede la virtù (ἀρέτη aretē), alla virtù la conoscenza...” (2 Pietro 1:3,5)

La virtù, la forza di sollevare  pesi, è presso Dio, che ce ne fa dono. Paolo chiede di fare posto nella nostra mente a questa forza alla capacità di sollevare pesi  che non è nostra,  ma ci è stata donata gratuitamente.

Quali sono le i cose eccellenti  che Dio ha fatto?  Cosa dà a Dio fama e alta stima?  Pensa alle cose che fanno una tale impressione nella vita degli altri  e che non possono fare a meno di prenderne nota ed esserne colpiti.  Quelle sono le cose che devi avere dentro i tuoi pensieri.

9. E qualche lode - ἔπαινος epainos

Letteralmente  epainos, non significa solo "lode", ma significa “una lode superiore” (epi = su, sopra + aineō = lode).

Paolo dice in Romani:

“...ma Giudeo è colui che lo è interiormente, e la circoncisione è quella del cuore, nello spirito, non nella lettera; di un tale Giudeo la lode (ἔπαινος epainos) proviene non dagli uomini, ma da Dio.” (Romani 2:29)

Paolo dice che se sei circonciso nel cuore se tu hai letteralmente tagliato via non un pezzo del tuo corpo, ma un pezzo del tuo vecchio io per far posto all'uomo nuovo in Cristo; solo allora la tua non è una semplice lode, ma è una lode superiore.

Sono così? Sei così?  Siamo così... soprattutto quando nessuno ci guarda? Paolo sta parlando qui di avere una vita tale che Dio  (e  Dio  vede e conosce tutto)  inizi a lodare ciò che facciamo e pensiamo

Quali sono i tipi di cose che farebbero dire a Dio: "Io  ti lodo per questo"?  Sono esattamente quelle che Paolo ha elencato: tutte le cose: vere, onorevoli, giuste,  pure, amabili, di buona fama,  virtuose, lodevoli.

Se le nostre menti fossero piene di questo tipo di pensieri Dio ci loderebbe in ogni istante, e potrebbe fare a meno di doversi ogni volta ricordare  che Gesù ci ha coperti con la sua grazia anche quando abbiamo le menti piene di tutt'altro.

Immagina per un solo attimo, è difficile lo so, ma immagina se, alzandoti ti imponessi, ogni mattina, di dare lo fratto a tutto il resto nella tua mente, e di riempirla con tutto questo! Come cambierebbe la tua vita? Come cambierebbe il modo in cui ti vedono gli altri?

E così arriviamo all'ultima frase di Paolo.

10. siano oggetto (dei vostri pensieri) - λογίζομαι logizomai

Il verbo λογίζομαι logizomai in realtà significa “fare un inventario”. Paolo sa come siamo fatti, perché conosce come lui stesso è fatto: sa che non ci verrà automatico di svuotare del vecchio  e riempire col nuovo. Allora ecco quello che suggerisce: “Fai un inventario di quello che hai nei tuoi pensieri”.


Quando io faccio l'inventario del materiale da riordinare al negozio, ho spesso con me una “check list” (quella che vedere qui è una recente), un foglio dove ho già scritto le cose  che voglio siano presenti sugli scaffali: “Questo ce l'ho.. (segno di spunta verde), questi anche, (segno di spunta verde) ..ah, questo mi manca (cerchio rosso)”.

Paolo ci chiede di fare lo stesso: “Pensieri veri... ce l'ho... onorevoli, pure... giusti... anche puri... mancano... amabili... mancano...”-

E non lo dobbiamo fare una sola volta: il modo del verbo tradotto con l'imperativo “siano oggetto” in greco è al presente imperativo attivo (ne abbiamo già parlato) e sta a significare “siano oggetto e continuino ad essere oggetto dei vostri pensieri.”: è un elenco, una check list che devo fare ogni giorno.

Conclusione

All'inizio vi ho detto che in Cristo possiamo essere perspicaci; possiamo guardare con una vista moltiplicata,  avere una lente di ingrandimento, un microscopio che ci faccia vedere anche quello che non vediamo, vedere perfettamente ed in profondità l'essenza delle cose che ci scorrono attorno.

Non importa chi sei.  Non importa quale sia la tua situazione,  o il tuo background o le circostanze, o le difficoltà.

Non importa il dolore, o la sofferenza,  o il lutto, o la disperazione,  o qualsiasi cosa sia che sta cercando di abbatterti in questo momento.

Se sfratti dalla tua mente tutto ciò che non è 

  • vero, 
  • onorevole, 
  • giusto, 
  • puro, 
  • amabile, 
  • di buona fama, 
  • virtuoso, 
  • lodevole.

Se lo farai ogni giorno vivrai così in Cristo  e avrai la sua prospettiva: .

“Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?» Ora noi abbiamo la mente di Cristo.” (1 Corinzi 2:16)

Preghiamo.

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13 febbraio 2022

Il linguaggio dell'amore | 13 Febbraio 2022 |

Al centro di ogni religione c'è il bisogno dei credenti di sapere che il loro Dio li ama. Ma il modo in cui tu come cedente restituisci il tuo amore a Dio determinerà la  differenza tra l'avere uno spirito religioso e l'amare realmente il tuo Creatore.
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Predicatrice: Jean Guest
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Tempo di lettura: 10 minuti
Tempo di ascolto audio/visione video: 37 minuti

"Ti amo; ich liebe dich; te quiero; je t'aime; iwedihalehu E-we-d-ha-lew; kesalul; I love you."

Ogni lingua sulla terra ha parole che significano ti amo. Ogni cultura ha sviluppato rituali per esprimere l'amore e l'accoglienza di un bambino, o l'unione di persone in una relazione impegnata; mi piacciono molto le tradizioni in Cina dove lo sposo lancia frecce alla sposa, e nella Repubblica Democratica del Congo dove se sorridi il giorno del tuo matrimonio, significa che non sei serio riguardo alla tua relazione.

E ogni religione mondiale enfatizza l'amore divino;  si esprime con pratiche molto diverse, ma al centro di ogni religione c'è il bisogno dei credenti di sapere che il loro Dio li ama.

Che sia umano o divino, sembra che il nostro bisogno d'amore sia radicato nella nostra stessa essenza.

Secondo la teoria triangolare dell'amore, sviluppata dallo psicologo Robert Sternberg, le tre componenti dell'amore sono: intimità, passione e impegno. 

L'intimità è l'avere una stretta relazione personale con qualcuno; si tratta di vederlo come è realmente, si potrebbe dire che è conoscerlo dall'interno. 

Come cristiani parliamo di Dio che ci conosce in questo modo; possiamo non essere sempre a nostro agio con questo pensiero, ma lo vediamo come una prova del suo amore per noi. Il Salmo 139 dice:

“Tu Signore mi conosci dentro e fuori. (Salmo 139:15 - Trad. Bibbia “The Message”)

Ma conosciamo Dio in questo modo, e dovremmo conoscerlo così? IN Esodo c'è il racconto di come Mosè ebbe il primo incontro "personale" con Dio:

“Mosè disse: «Ti prego, fammi vedere la tua gloria!» ... E il Signore disse: «Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato” (Esodo 33:18, 21-22)

In questo passo del libro di Esodo Mosè chiede di vedere la gloria di Dio. Ora, si potrebbe pensare che se esiste qualcuno che abbia già visto la gloria di Dio quello deve essere Mosè; non è stato lui a condurre il popolo fuori dall'Egitto quando il mare si aprì? Non è stato lui che incontrò Dio in un cespuglio ardente? Quello che aveva in mano un bastone che si trasformò in un serpente e poi di nuovo in bastone? Quello che sapeva che Dio era nella nuvola? Che aveva mangiato la manna dal cielo? 

Se qualcuno aveva visto la gloria di Dio sicuramente era Mosè; eppure dice "fammi vedere la tua gloria". Cosa può mai intendere per gloria? Non può essere la potenza, l'autorità, la provvidenza e nemmeno la presenza; ha sperimentato tutti questi aspetti di Dio. Quindi deve essere qualcos'altro che Mosè sta chiedendo di vedere. 

Gli studiosi dicono che in questo caso la parola “gloria” significa “essenza”. Mosè sta chiedendo di vedere l'essenza di Dio, la cosa che effettivamente lo rende Dio. E cosa dice Dio?

“Il Signore passò davanti a lui, e gridò: «Il Signore! il Signore! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà.” (Esodo 34:6)

L'essenza di Dio è l'amore. Questa essenza è lenta all'ira, è piena di compassione e misericordia, è fedele e non fallisce mai. 

Forse non sapete che  i credenti su Twitter questa settimana stanno discutendo su ciò che un conduttore di programma americano ha detto in diretta circa la sua fede. 

Ho pensato che fosse un discorso bello e ponderato, dato che stava parlando di fronte a milioni di non credenti. 

Ma un certo numero di persone (che io chiamo la "polizia del vangelo") erano indignati perché non aveva incluso nella sua "condivisione della fede" la necessità del pentimento e le conseguenze del peccato come la morte e l'inferno. 

Forse, a volte questo è ciò che la gente ha bisogno di sentire, ma l'essenza di Dio è l'amore. E sicuramente questo è ciò che attira noi e gli altri a lui. Gesù afferma: 

“Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. “ (Giovanni 3:16-17)

C'è una cosa là fuori nel mondo conosciuta come i Cinque Linguaggi dell'Amore. Non è particolarmente scientifica, ma gli psicologi dicono comunque che è uno strumento utile per aiutare le persone che hanno bisogno di una consulenza sulle relazioni interpersonali a capire dove e perché le cose forse non vanno.

L'idea è che se il nostro linguaggio dell'amore non viene usato, allora non sperimentiamo quella sensazione di essere amati. 

Questi sono i 5 linguaggi dell'amore.

  • 1. Parole di affermazione - Questo linguaggio usa parole per affermare altre persone. 'Sei grande'.
  • 2. Atti di servizio - Per queste persone, l'azione parla più forte delle parole.
  • 3. Ricevere regali - Per alcune persone, ciò che le fa sentire più amate è ricevere un regalo.
  • 4. Tempo di qualità - Questo linguaggio consiste nel dare all'altra persona la tua completa attenzione.
  • 5. Contatto fisico - Per questa persona, niente parla più profondamente del contatto fisico (appropriato).

C'è una discussione molto interessante sul linguaggio dell'amore in Giovanni 21, quando Gesù si presenta a colazione sulla riva del lago:

“Quando ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». “ (Giovanni 21:15-17a)

Vedete, la parola che Gesù usa per amore è il greco agape, che significa amore incondizionato. E la parola che Pietro sta usando è la parola greca phileo che significa amore fraterno. 

Qualunque sia il significato delle tre domande, sembra che Gesù stia dicendo a Pietro: il linguaggio dell'amore che ti equipaggerà per il tuo futuro ministero, è quello di seguirmi incondizionatamente. E, che Dio lo benedica, Pietro, come sappiamo, alla fine ci arriva.

Quando è stata l'ultima volta che hai detto a Dio che lo ami? Ora, essendo buoni evangelici, ci preoccupiamo che sia più importante sapere quanto siamo amati da lui, piuttosto che il contrario.  E naturalmente c'è del vero in questo; il Suo amore è infallibile, il nostro probabilmente oscilla. 

Ma sente Dio il nostro “ti amo”, quando diciamo, “grazie”, o “ti lodiamo”, o “sei degno”... oppure sono implicite? Tutte queste parole sono importanti, ma dove vede il nostro agape/ti amo per lui?

Cìè una storia nel vangelo di Giovanni che vale la pena di essere raccontata; ed è quella di un atto semplice, ma significativo di Maria verso Gesù:

“Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, andò a Betania dov’era Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. Qui gli offrirono una cena; Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui. Allora Maria, presa una libbra d’olio profumato, di nardo puro, di gran valore, unse i piedi di Gesù e glieli asciugò con i suoi capelli; e la casa fu piena del profumo dell’olio. Ma Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si sono dati ai poveri?» Diceva così non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro, e tenendo la borsa ne portava via quello che vi si metteva dentro. Gesù dunque disse: «Lasciala stare; ella lo ha conservato per il giorno della mia sepoltura. Poiché i poveri li avete sempre con voi; ma me, non mi avete sempre».” (Giovanni 12:1-8)

Questo è un momento meravigliosamente intimo nella vita di Gesù; ricordate che l'intimità è essenziale nell'amore. 

A proposito, il linguaggio d'amore di Marta è chiaramente gli atti di servizio, mentre quello di Maria è il contatto fisico. Quello che Maria fa è un atto straordinario di affetto pubblico ed è una scandalosa dichiarazione d'amore. 

Perché pensate che l'indignazione sia così grande? Come ho detto è incredibilmente intimo e contro ogni sorta di costume sociale. Ma è anche il significato e la spesa del barattolo di profumo; vedete, questa è la dote di Maria ed è il suo futuro che lei sta versando. E cosa ha fatto? L'ha versato ai piedi dell'uomo che le ha dato ogni bene nella sua vita, l'uomo che è il suo rabbino, l'uomo che ama. Gesù non la ferma, né le dice che è inappropriato. 

Quando è stata l'ultima volta che egli ha visto un amore così sacrificale o che ha sentito da noi un; “Ti amo”?

Circa dieci anni fa ho ricevuto un messaggio molto inaspettato attraverso un social media. Era dell'uomo che era stato il mio primo fidanzato quarant'anni prima. E si chiedeva se mi sarebbe piaciuto di incontrarlo. La risposta era: “No!” 

Vedete, Malcolm (si chiama così) da giovane era  bellissimo con capelli ricci scuri, grandi occhi azzurri e profumava sempre di menta. Ma se ora non fosse stato più così? Sarei rimasta delusa? L'avrei riconosciuto? Volevo che rimanesse un bel ricordo, anche se lontano. Il primo amore è una cosa preziosa, ma raramente dura. 

In Apocalisse Gesù parla alla chiesa di Efeso:

“Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza; so che non puoi sopportare i malvagi e hai messo alla prova quelli che si chiamano apostoli ma non lo sono, e che li hai trovati bugiardi. So che hai costanza, hai sopportato molte cose per amore del mio nome e non ti sei stancato. Ma ho questo contro di te: che hai abbandonato il tuo primo amore.” (Apocalisse 2:2-4)

Questo è Giovanni nell'Apocalisse che descrive la visione che ha visto riguardo alla chiesa di Efeso. Era stata una chiesa che bruciava di amore per Gesù e per gli altri fratelli credenti; i cui membri avevano abbracciato la salvezza con passione, consapevoli di quanto Dio li amasse, erano 'vivificati in Cristo'. E la loro gioia era travolgente mentre vivevano questa nuova vita. Lo troverete in Efesini 2:1-5.

Qui, Gesù loda gli Efesini per le loro molte buone opere, il loro duro lavoro e la loro sapienza spirituale: mettevano alla prova i maestri per vedere se le loro parole erano vere; sopportavano le difficoltà e perseveravano senza stancarsi.

Ma avevano perso il loro primo amore per Gesù; e, essendo accaduto questo, cominciarono a "fare senza crederci” delle buone opere, in maniera automatica" motivati non dall'amore di e per Gesù, ma dalle opere stesse. 

Quello che una volta era un rapporto d'amore si raffreddò in mera religione. La loro passione per Lui divenne poco più che un dovere. 

E qual è questo primo amore che hanno perso? E’ di nuovo quella parola agape - il tipo di amore incondizionato.  Gli Efesini avevano dimenticato che è necessario impegnarsi nell'amore - non è semplicemente un sentimento, ma è un atto di volontà. 

Quindi come possiamo guardarci dal perdere il nostro primo amore per Gesù?

Prima di tutto c'è una precisazione da fare: accettare che ci sono stagioni di fede.  A volte siamo nei giorni di sole dell'estate dove tutto sembra benedetto; a volte siamo nel profondo inverno quando Dio sembra lontano e siamo pieni di dubbi. 

Le stagioni della fede sono naturali; non possiamo essere sempre su e non saremo sempre giù. Ma le stagioni della fede sono diverse dal perdere quel primo amore incondizionato per Gesù e ci sono abitudini che possiamo praticare che custodiranno il nostro cuore e la nostra mente.

1. Cercarlo consapevolmente ogni giorno in ogni modo

Ignazio di Loyola diceva che ogni decisione dovrebbe essere inquadrata dalla domanda: "In che modo questo mi porta verso, mi avvicina a Gesù?

2. Ascoltare, non parlare

“«Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio.” (Salmo 46:10)

La parola usata qui per “fermo” è la radice della  parola inglese che indica la “vacanza”. Prenditi del tempo ogni giorno, una volta alla settimana o una volta al mese per ritirarti dalla vita quotidiana e semplicemente sederti alla sua presenza. E tu HAI tempo!

3. Parla con lui - digli tutto

Dice Pete Grieg, pastore e co-fondatore del movimento di preghiera 24/7: “La preghiera è una conversazione e la Bibbia è la sua metà della conversazione".

Siediti con la tua Bibbia. Digli ogni piccola cosa perché allora avrai la rivelazione di vederlo all'opera.

4. Ricordati di ciò che ha fatto in passato 

“Io rievocherò i prodigi del Signore; sì, ricorderò le tue meraviglie antiche, mediterò su tutte le opere tue e ripenserò alle tue gesta.  (Salmo 77:11-12)

L'ha fatto già in passato, lo farà di nuovo - aspettatevi grandi cose da lui.

5. Impara questo versetto 

“Sì, io ti amo di un amore eterno; perciò ti prolungo la mia bontà.” (Geremia 31:3b)

Colui che ti ha chiamato a sé è benevolo, colui che rimane con te ti ama incondizionatamente e per sempre.

Amen

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06 febbraio 2022

In Cristo puoi...avere calma | 6 Febbraio 2022 |

In Cristo possiamo avere calma, anche quando gli eventi della nostra vita sembrano impedirlo. Gesù ha promesso una pace diversa da quella del mondo  che nasce dal sapere che Dio ha già provveduto attraverso la croce e la resurrezione di Cristo.
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Siamo sulla terza parte del nostro cammino verso le cose che possiamo fare a dispetto di tutto quello che ci circonda, delle limitazioni che il Covid ci ha imposto se siamo “in Cristo”.

La meravigliosa verità sull'essere un cristiano  è che la trasformazione che avviene quando siamo in Cristo  non riguarda solo l'avere un posto in paradiso per l'eternità.

Gesù cammina  con noi  per portare cambiamenti pratici nella vita,  per passare dal vecchio io al nuovo io,  per crescere e maturare e vivere davvero.  In Cristo puoi essere una persona diversa; una persona trasformata dallo Spirito.

Questo è il motivo che Paolo ha in mente  quando scrive Filippesi 4.  Non si tratta di stabilire una nuova serie di comandi  che ti fanno sentire in colpa quando fallisci.  Si tratta di sapere che Cristo ci ama abbastanza  da volerci aiutare nel viaggio  mentre ci dirigiamo verso l'eternità.

Le volte scorse abbiamo visto  che in Cristo possiamo avere gioia, perché la gioia non è legata al momento e agli eventi della vita, ma a chi sono in Cristo.

Abbiamo poi visto che posso essere gentile,  mansueto, mite, ragionevole perché ho la certezza che Gesù tornerà  e che il suo giudizio sarà giusto, ma anche perché lui mi è vicino in ogni momento della mia vita e mi chiama ad essere suo testimone nel mondo. Oggi parleremo della calma.

Come definiresti la “calma”? Un mare senza onde si dice che è “calmo”. Un cavallo che pascola lo definiamo calmo. Un neonato che dorme è la figura della calma assoluta. Vedete? Ho richiamato tutte immagini che si associano ad una scarsità di movimento, anche se il movimento continua ad esserci, altrimenti non parleremmo di calma, ma di morte.

Un mare calmo ha ancora le onde, un cavallo al pascolo si muove lungo il prato, e un bambino che dorme ha respiro, battito cardiaco, sogni. La calma presuppone movimento.

La parola calma deriva dal greco καῦμα – kaluma  e significa «calore ardente del sole». In latino caluma significa semplicemente “caldo”.

Così come il caldo non dipende da noi, allo stesso modo la calma non può nascere in noi. C'è qualcosa che agisce al di fuori di noi, ma che si muove in noi  e  provoca un cambiamento.

Non è una forza interiore, ma una forza che arriva  da qualcosa di immensamente più grande di me e di te, e che provoca movimento in noi.

Leggiamo assieme Filippesi 4:6.7:

“Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” (Filippesi 4:6-7)

I due verbi che ho evidenziato  in greco sono in un tempo che si chiama "presente imperativo attivo".  In italiano si traduce con il tempo “imperativo": è un comando, come “Taci”! “Muoviti”, “Ascolta!” Ma il presente imperativo attivo è di più di un comando; vale per adesso, ma vale anche in futuro. Non solo “Taci!” adesso, ma “Taci, e continua a tacere!” “Non solo “Muoviti!”,  ma “Muoviti, e continua a muoverti!” Non solo “Ascolta!”,  ma “Ascolta, e continua ad ascoltare!” Il versetto di Paolo, allora, suonerebbe così:

“Non angustiatevi e continuate a non angustiarvi di nulla... ma fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio” (Filippesi 4:6 parafrasi)

Vi ricordate l'origine della parola “calma”, vero? Kaluma, il “calore ardente del sole”, qualcosa che non viene da dentro di noi, ma da fuori; la potenza che crea la calma non è nostra ma risiede altrove, ed è presso Dio.

C'è una chiave per “attivare” questa potenza,  e Paolo ce la illustra nel versetto attraverso cinque parole chiave:

1. “in preghiere” προσευχή proseuchē = preghiera

“Gesù rispose loro: «Io vi dico in verità: se aveste fede e non dubitaste, non soltanto fareste quello che è stato fatto al fico; ma se anche diceste a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, sarebbe fatto.Tutte le cose che domanderete in preghiera, se avete fede, le otterrete». (Matteo 21:21-22)

Il tipo di preghiera di cui parla Paolo è la stessa che chiede Gesù: la preghiera “proseuché”,  dove tu preghi al di là delle cose fattibili, dove preghi l'impossibile.

“E, dopo aver pregato, si alzò, andò dai discepoli e li trovò addormentati per la tristezza...” (Luca 22:45)

E' la preghiera del Getsemani, quella dove si sa che tutto è in mano a Dio.

Quante volte debbo pregare questo tipo di preghiera? Quando mio figlio è in ospedale ammalato? Quando il mio lavoro svanisce? In gergo tecnico questo tipo di preghiere “in occasioni speciali” sono chiamate “fox hole prayers”, “preghiere da tana della volpe”.

In guerra la tana della volpe  era la trincea appena prima della linea nemica.  Era il luogo più pericoloso: le preghiere che si facevano lì  potevano essere le ultime fatte. 

Paolo invece dice: “Se vuoi calma, non devi pregare solo quando sei nella prima trincea, ma quando la trincea è lontana, quando la vita non ha apparenti preoccupazioni. Prega nella trincea,  ma continua a pregare anche quando sei lontano da essa se vuoi avere calma nella tua vita.”

Vuoi il “calore ardente del sole”,  la potenza che Dio assicura per infondere calma nella tua vita? Prega per tutto,  anche per le cose piccole, quelle di tutti i giorni. “Fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio”. Prega, e continua, non fermarti mai di pregare.

2. “ e suppliche,” δέησις deēsis =  supplica

“Fratelli, io desidero con tutto il cuore e domando a Dio che gli Ebrei siano salvati.” (Romani 10:1)

Quel “domando” di Paolo  è la stessa parola di Filippesi: è una “supplica”, una richiesta che si fa dal basso verso qualcuno che è enormemente al di sopra di noi.

Quando Paolo stava scrivendo ai Romani della sua supplica affinché gli Ebrei fossero salvati,  centinaia di migliaia stavano arrivando alla fede e al pentimento.  Ma non abbastanza di origine ebraica.  Paolo si rivolge a Dio supplicandolo per questa situazione.

Quante volte pensate Paolo abbia fatto questa supplica a Dio? Una volta (quella che vediamo qui in Romani)?  ma fate conoscere e continuate a far conoscere le vostre richieste a Dio” “Supplica  e continua a supplicare”.

E' qualcosa che accompagnerà Paolo per tutta la tua esistenza; ed è questo quello che ti chiede per poter ottenere il “calore ardente del sole” la potenza di Dio che scacci l'ansia e ti porti la calma nella tua vita. Continuare a domandare, a supplicare, a chiedere che Dio agisca, senza mai stancarsi. Sapete quale è il mio  problema (uno dei molti miei)? E' che io metto tutta la mia energia nell'alimentare l'ansia, piuttosto che alimentare la supplica a Dio. Sono da solo, vero?

3. “accompagnate da ringraziamenti” εὐχαριστία eucharistia – ringraziamento

“Come dunque avete ricevuto Cristo Gesù, il Signore, così camminate in lui; radicati ed edificati in lui, saldi nella fede, come vi è stata insegnata, e abbondando nel ringraziamento.” (Colossesi 2:6-7)

Per cosa sta chiedendo di ringraziare Paolo? Per i favori che Dio ci provvederà? Certo che no: quelli saranno la “ciliegina sulla torta”.

Il ringraziamento non è in base a ciò che Dio farà ma in base a quello che ha già fatto. Ci saranno situazioni nella vita che ci provocheranno ansia, ma c'è anche una certezza: Cristo à venuto, per chi lo ha ricevuto c'è un cammino da fare assieme a lui, un terreno dove mettere radici (radicati),  su cui costruire (edificati) e tramite cui essere solidi (saldi)

“...perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore. (Rom 6:23)

E' per tutto questo che dobbiamo ringraziare. Il peccato è sconfitto. La morte è sconfitta.  L'ansia che viene dal peccato, dalla malattia e dalla morte . alla fine è insignificante. E dobbiamo ringraziare e continuare a ringraziare.

Allora, se vogliamo avere quelle potenza che scaccia l'ansia,  non possiamo fare a meno di preghiera,  supplica e ringraziamento;  “Metteteli insieme quando siete ansiosi  e imparerete a pregare in modo da poter smettere di essere ansiosi.”  ci dice Paolo.  “Ma non fatelo una volta e via, continuate a farlo in continuo. Deve diventare parte della vostra routine quotidiana, deve entrare nel tuo DNA di credente.".

Ci saranno ancora problemi,  ci saranno ancora lutti, ma la potenza   quel “calore ardente” di Dio, arriverà a darci pace.

4. “E la pace di Dio”  ἰρήνη eirēnē = pace

La parola “pace” in greco è ἰρήνη eirēnē . Esiste una bibbia molto antica, la Septuaginta, che fu la versione con cui molti “gentili” (pagani) lessero l'Antico Testamento. Era una traduzione in greco dei vari libri da Genesi a Malachia. Perché vi parlo della Septuaginta? Perché la parola “ἰρήνη eirēnē “pace” è quella con cui è stata tradotta la parola ebraica “shalom”

Nella cultura ebraica shalom non è solo un saluto, (“Shalom”, “Pace” lo diciamo anche noi evangelici talvolta), è un concetto filosofico profondo:  è la pace che viene nonostante le circostanze che accadono, è indipendente da quello che stai vivendo.

Puoi avere “shalom” quando tuo figlio è morto quando hai il tumore, quando hai perso il lavoro. E' una pace spirituale.  Una pace in cui niente può distruggere la mia fede.  Una pace in cui la mia mente è al sicuro e ho una pienezza di vita. E' una pace...

“che supera ogni intelligenza” ὑπερέχω hyperechō = supera

Ma ὑπερέχω hyperechō non significa solo “supera”; lo vediamo in Romani 13:

“Ogni persona stia sottomessa (ὑπερέχω hyperechō) alle autorità superiori”.  (Romani 13:1)

Paolo sta dicendo che devi lasciare che la pace Dio sottometta la tua intelligenza, la tua comprensione del mondo. Ti chiede di non fidarti di ciò che con la tua mente pensi, ma di affidarti alla pace “shalom” di Dio.

Paolo affermerà ai Corinzi:

“In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo...” (2 Corinzi 10:3-5)

Il senso di insicurezza, la mancanza di speranza,  gli strumenti di Satana per farci dubitare della cura di Dio per noi, la pace “shalom” li supera tutti... ma siamo noi che dobbiamo sottomettere i nostri pensieri, farli prigionieri, piegarli, fino a renderli obbedienti a Cristo.

I problemi nella tua vita rimarranno, ma la pace di Dio alla fine supererà tutte queste sfide di ansia.

5. “custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.” φρουρέω phroureō = custodirà

φρουρέω phroureō è il verbo che indicava  il turno di guardia di una sentinella armata. La potenza di Dio non solo supererà l'ansia, ma monterà di guardia attorno al tuo cuore (che, vi ricordo, per gli ebrei era la sede del ragionamento) e ai tuoi pensieri.

In Cristo puoi essere calmo, essere calma puoi avere pace...  anche quando diventiamo ansiosi. Perché voi sapete … e io so … e ogni cristiano con un po' di sale in zucca sa …  che ci saranno momenti in cui l'ansia avrà la meglio su di noi.  Nonostante le nostre preghiere.  Nonostante il nostro pensiero.  Nonostante le nostre azioni.  Eppure, anche allora, possiamo avere pace.

Quando questo accade, non siate sorpresi, non datevi colpa, non abbiate timore di non essere buoni credenti; Gesù ci conosce, sa come siamo dentro, è stato umano anche lui. E' per questo che ha detto:

“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà. Il vostro cuore non sia turbato e non si sgomenti.” (Giovanni 14:27)

Gesù ha promesso una pace diversa da quella del mondo. Non l'assenza di problemi, ma la calma che nasce dal sapere che Dio  ha già provveduto al problema più grande; quello di poterlo riabbracciare come Padre, attraverso la croce e la resurrezione di Cristo.

Se sono in Cristo posso avere calma, se prego e continuo a pregare se domando a Dio e continuo a domandare se ringrazio e continuo a ringraziare per ciò che Gesù ha già fatto.

E' allora che “shalom”, la pace di Dio che tutto supera e sottomette arriverà a proteggere il mio cuore e i miei pensieri.

Serve solo che io faccia prigionieri i miei pensieri, e li sottometta a Cristo.

Preghiamo. 

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