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mercoledì, dicembre 25, 2019

Accettare la Luce - Natale | 25 Dicembre 2019 |


Il Natale ha portato la Luce nel mondo, e quella luce lo ha cambiato per sempre. Hai accettato quella luce? Quelle luce brilla in te?
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Tempo di ascolto audio/visione video: 20 min.

Oggi abbiamo acceso l'ultima candela: non siamo più nell'Avvento, non stiamo più aspettando, il Natale è qui, la luce è qui.

Vorrei raccontarvi due storie che parlano di "luce".

Alba del 1908, il 30 giugno: Tunguska è una remota località della Siberia dove pochi abitano,  per via della lontananza da tutto, della palude, e delle zanzare.

All'improvviso la poca gente di Tunguska vede un gran bagliore attraversare il cielo, e qualche secondo dopo  ode un'enorme boato.

La terra trema, le case di pietra vibrano, i vetri si rompono una ventata caldissima arriva... le traversine della Transiberiana (la mitica ferrovia che unisce San Pietroburgo sul Mar Baltico a Vladivostok sul Mar del Giappone)  vibrano per centinaia e centinaia di chilometri... poi il nulla. Tutto torna come prima. Non è successo niente. E ognuno ritorna a fare ciò che stava facendo.

Ci vorranno trent'anni  perché il primo esploratore decida di recarsi più a nord delle città per vedere cosa era accaduto  in quell'alba del 30 giugno 1908. Troverà una vastissima area devastata, dove non c'è più vita.

Quasi 150 anni dopo dei ricercatori italiani scopriranno che un lago della zona, il “lago Čeko”
altri non è che il cratere dovuto all'impatto di un meteorite... o più probabilmente, di una cometa tra i 30 e i 60 metri di diametro che viaggiava a 54.000 chilometri/ora che ha distrutto 80.000 alberi, ucciso due uomini,  devastato 2150 chilometri quadrati di Taiga (la foresta di conifere) generato un terremoto dell' 8° grado della scala Richter, sviluppato una potenza di 5 megatoni  (pari a 1000 bombe atomiche di Hiroshima), prodotto un'onda sonora  chiaramente udibile a 1000 chilometri di distanza, e un bagliore visibile diversi minuti a oltre 700 km.

Altro scenario: anno zero: la notte. Betlemme è una piccolissima città del regno di Giuda, a sette chilometri in linea d'aria  dal centro di Gerusalemme dove non molti abitano.

All'improvviso compare una stella, forse una cometa, che si ferma su un luogo, e la rimane più tempo, come un segnaposto su una mappa di Google.

Non c'è nessun boato, la terra non trema affatto, nessuna ventata di calore, anzi la notte è piuttosto rigida. Ma quella luce è destinata a rimanere ben oltre i minuti di Tunguska, e ad essere vista su tutta la terra.

Invece di aspettare anni per andare a vedere cosa sia successo, non sono gli scienziati  ad arrivare per primi sul posto, né gli esploratori, (quelli arriveranno moto dopo, i Magi) ma dei semplici pastori.

Cosa è successo quella notte di 2019 anni fa, anno più, anno meno, in quella remota regione della Giudea?

“Il popolo che camminava nelle tenebre vede una gran luce; su quelli che abitavano il paese dell’ombra della morte la luce risplende...Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.”(Isaia 9: 6)

A differenza di Tunguska, la cometa non ha recato morte e distruzione ma ha recato vita,  e luce che non durerà qualche minuto, ma sempre:

“Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». ” (Giovanni 8:12)

A Tunguska gli scienziati ancora stanno studiando e non capendo cosa sia realmente successo  quella mattina del 1908.

A Betlemme il Signore ci ha fatto sapere la stessa sera cosa era accaduto:

“L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà. Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 2:10-11)

Nessuno aveva annunciato agli abitanti della Taiga quello che sarebbe accaduto. Dio stesso, invece,  attraverso un profeta, aveva annunciato 700 anni prima cosa sarebbe accaduto in Giudea:

“Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:5)

Cosa è successo, allora?

1.  La luce perenne è arrivata

Attenzione alle frasi che Gesù dice nel versetto di Giovanni che abbiamo letto prima: "luce del mondo" e "luce della vita" . Non sono metafore, ma quello che un giorno accadrà davvero. Alla fine, Gesù sarà l'unica luce  a risplendere.

“Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce del sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli...Io (Gesù) sono la radice e la discendenza di Davide, la lucente stella del mattino».". (Apocalisse 22:5, 16b)

Chi vedrà quella luce? Molto più delle persone della Taiga Siberiana.

" ...e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me". (Giovanni 12:32)

Gesù sta parlando della luce che emana la Croce; non dice che tutti la seguiranno ma dice che tutti si gireranno a guardarla.

Tu che sei qui oggi, o che mi leggi,  o mi ascolti sul podcast, o mi vedi sul canale YouTube,
hai visto la luce della Croce... Cosa fai? Cosa hai fatto? Ti sei girato a guardarla?

Hai fatto come gli abitanti di Tunguska, per cui la vita non è affatto cambiata, oppure hai capito il motivo e la ricaduta per te di quella luce che viene dall'alto?

“Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate.” (Apocalisse 2:41)

Ti potresti dirmi: “Ma Marco, questo lo so, avverrà in futuro... ma ora? Chi mi aiuta ora?”

Io (Gesù) sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10:10b)

Hai accettato quella luce perenne? La stai seguendo? Il Natale è questo che ti chiede. Ti chiede di essere l'esploratore che non aspetti trenta anni  per andare a vedere cosa è successo, ma piuttosto il pastore che abbandona le greggi e va ad accertarsi  quella stessa notte.

2. La guida per i miei passi è arrivata

“L’Aurora dall’alto ci visiterà  per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi verso la via della pace». (Luca 1:78b-79)

Proprio come un faro guida le navi  attraverso acque pericolose,  così la luce di Gesù ci guida  attraverso le tenebre di questo mondo.

Gesù è venuto  per dare la direzione della nostra vita.  Così come una stella speciale  ha guidato i Magi verso la loro destinazione.

Hai mai provato a guidare la tua auto  con gli occhi bendati?  Ricordo un illusionista  che lo fece una volta in TV … ma c'era un trucco.

Gesù ha detto:

“Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. ” (Giovanni 8:12)

Gesù è venuto a Natale affinché chi si affida a lui non guidi mai  con una benda sugli occhi non navighi mai tra le onde senza sapere dove è terra ferma.

Non sempre la strada sarà facile; ci potranno essere incidenti  lungo il percorso.

Non sempre il mare sarà calmo, ci potranno essere tempeste, durante la navigazione.

Sapete quale è la cosa più difficile per il comandante di una nave quando si trova in una tempesta? Mantenere la rotta verso la terra ferma.

Quando le onde sono così grandi che non capisci più  quale è il sotto e quale è il sopra puoi smarrire la rotta. Il faro che Dio ti ha provveduto per tenere la rotta  durante le tempeste della tua vita non sarà mai troppo distante da non essere visto da te

E' un faro che puoi portare con te, si chiama “La Parola di Dio”, la Bibbia, tramite cui Gesù ti illumina e ti indica la rotta da seguire.

3. La luce che illumina la realtà è arrivata

"Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte." (Giovanni 3:20 )

La luce ha due effetti: uno positivo, e uno negativo; quello positivo è che fa vedere le cose per come sono. Quello negativo è che va vedere le cose per come sono.

La luce non ha meriti né colpe di ciò che mostra; illumina semplicemente ciò che accade. Se accade una cosa bella, la luce la mostra, ma non è merito suo.

Se accade una cosa brutta, la luce la mostra, ma la colpa non è la sua.

Hai mai notato  che la maggior parte dei crimini  si svolgono di notte?

Lo stesso arresto di Gesù si svolse di notte... e Gesù glielo fece notare: disse:

“Perché non mi avete arrestato nel tempio? Ogni giorno ero là e non mi avete toccato, ma questo è il vostro momento, il momento in cui trionfa la potenza delle tenebre!" (Luca 22: 52-53 PV)

Gesù è venuto come luce e ha messo in evidenza tutte le cose brutte che accadono perché il mondo non obbedisce  ai suoi comandamenti

“Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più della luce, perché le loro opere erano malvagie.  ”. (Giovanni 3:19)

Ma Gesù è anche venuto come luce perché il mondo possa vedere quella luce nelle persone che obbediscono ai suoi comandamenti.

"Voi siete la luce del mondo ... Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.." (Matteo 5: 14a, )

Non dobbiamo nascondere la nostra luce,  ma piuttosto dobbiamo essere luce, dobbiamo essere là fuori nel mondo a brillare.  Non abbiamo solo bisogno  che la luce di Gesù  risplenda dentro di noi,  ma abbiamo bisogno  che quella luce risplenda anche  per mezzo di noi.

Conclusione

La  cometa che giunse dal cielo a Tunguska nel 1908, portò una luce di devastazione, e la fine della vita per coloro che erano troppo vicini...  ma per i molti che la videro, nulla cambiò, e rimasero lì, a lottare con la palude e le zanzare.

La cometa che  giunse a Betlemme nell'anno 0, portò  un'altro tipo di Luce:

"Io sono venuto come luce nel mondo, affinché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre." (Giovanni 12:46)

“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.” (Giovanni 10:10b)

Mentre la luce a Tunguska  non cambiò nulla per chi viveva là, e sparì in pochi attimi, la Luce a Betlemme ha cambiato la vita del mondo intero, è rimasta, non siamo più nelle tenebre, possiamo avere guida,  gioia, calore, VITA!

Gesù è la luce del mondo  ed è la vera luce del Natale,  e offre a tutti questo dono di luce,  che non è altro che la luce della vita,  la vita eterna.

Se tu lo hai accettato, esci nel mondo, proclama la luce, brilla  affinché le persone si volgano verso quella luce.

Se non lo hai ancora accettato sappi che La Luce è arrivata!  Esci dal freddo e dall'oscurità  ed entra nella sua luce meravigliosa!

Cosa stai aspettando?

Preghiamo.

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domenica, dicembre 22, 2019

Aspettare ricercando la Pace-IV° di Avvento | 22 Dicembre 2019 |


Quale pace stai ricercando? L' assenza di guerre, l'essere concordi con gli altri e con se stessi? Sappi che Gesù è nato per darti una pace che puoi avere anche quando sei nella tribolazione e tutto sembra essere contro di te.
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Siamo alla quarta candela dell'Avvento: abbiamo già acceso quelle della Speranza, poi della Fede, la scorsa settimana della Gioia, e oggi siamo arrivati ad accendere quella della Pace.

Cosa vi viene in mente  quando sentite la parola “pace”? E' una parola usata ed abusata  e si lega ad una infinità di diverse situazioni.

Ci può essere la pace dopo una guerra, o la pace sociale (che non ho mai capito cosa sia  ma va tanto di moda nei TG). Un bel tramonto sul lago o sul mare ci può dare una sensazione di pace, oppure la pace è quando i tuoi figli adolescenti sono usciti con gli amici e tu hai la casa vuota.

Di quale pace vogliamo parlare oggi? Partiamo come di consueto dalla definizione di un vocabolario; questa volta usiamo lo Zingarelli:

Pace: 1 assenza di lotte e conflitti armati tra popoli e nazioni, periodo di buon accordo internazionale 2 buona concordia, serena tranquillità di rapporti: 3 tranquillità e serenità interiore: 

Il vocabolario afferma che la pace è l'assenza di guerra oppure che essere “concordi” (dal latino “cum cordis” = con lo stesso cuore), o anche essere tranquilli dentro.

Avete fatto caso che, secondo il mondo, la pace è qualcosa legata strettamente alla volontà umana?

Mi spiego meglio: prendiamo la prima definizione: assenza di lotte e conflitti armati tra popoli e nazioni. Che significa questo? Che ci sono stati uomini (o meglio capi di stato) che hanno deciso di non fare la guerra. E' una decisione della volontà di due o più uomini.

Prendiamo la seconda:  serena tranquillità di rapporti. Anche qui c'è la volontà di due o più persone di essere d'accordo, concordi, con lo stesso cuore.

Anche per la terza vale la stessa cosa:  tranquillità e serenità interiore. Qui ci sono solo uno, ma che ottengo pace  attraverso un processo dentro di se.

E' questa la pace di cui parla la Bibbia? E questo che simboleggia  la nostra candela dell'Avvento?

La sera che Gesù nacque gli angeli, dopo aver annunciato ai pastori che era nato il Cristo, il Messia, il Salvatore, e avergli indicato dove lo avrebbero trovato, come nella migliore tradizione delle gite scolastiche si misero a cantare:

“E a un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:  «Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!» “ (Luca 2:13-14)

Gli angeli, quella sera, stavano affermando una cosa  completamente differente dalla definizione di pace che abbiamo letto.

La pace non è qualcosa che crea l'uomo, ma qualcosa che scende dall'alto... ma non per tutti! Scende per gli uomini ( e le donne) che Dio gradisce.

La parola “gradisce” in greco è εὐδοκία – eudokia che è una parola formata dal verbo δοκέω - dokeō che significa “essere contenti” più il suffisso εὖ – eu che significa “buono” ma che messo prima di una parola che è un rafforzativo della parola.

Vi faccio un esempio: conoscete la parola “vescovo”, vero? Ma se io metto davanti a “vescovo” una parola come “arci” diventa “arcivescovo”, che significa che è molto di più  di un vescovo.

Io posso essere “contento” e questo è già una cosa buona; ma se aggiungo “arci” divento “arcicontento”.

Significa che sono contentissimo, che salto dalla gioia che canto, ballo e tiro baci a tutti  da quanto sono felice!

Dio, nel versetto di Luca, dice che sta mandando la pace sulle persone di cui è “eudokia”, di cui è “arcicontento”.

Se voglio quella pace, allora debbo rendere arcicontento Dio. Come posso fare, allora?

1. Dio da la pace a chi lo segue

In ebraico la parola pace è un termine che conosciamo bene:

שָׁלוֹם  = sâlôm = pace

che deriva dalla parola שָׁלַם  = šâlam che significa “essere al sicuro”.

Quando noi credenti ci salutiamo  dicendoci “pace” stiamo usando un saluto che era tipico del popolo di Dio al tempo di Gesù e prima.

Gli ebrei non si salutavano con “ciao” (che è una parola derivata dal veneziano  “sciao”, “schiavo”, ovvero “servo vostro”) ma con “sâlôm”, pace.

Chi gli aveva insegnato questo saluto? Leggiamo assieme Numeri:

“Il Signore disse ancora a Mosè:  «Parla ad Aaronne e ai suoi figli e di’ loro: “Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: Il Signore ti benedica e ti protegga! Il Signore faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio!  Il Signore rivolga verso di te il suo volto e ti dia la pace!’”. (Numeri 6:22-26)

Di questa lunga benedizione il popolo di Dio aveva preso ad usare la sola parola “sâlôm”, “pace” come riassunto di tutta la frase.

Nel versetto di Numeri, chi è che da la pace? Se non fosse chiaro, leggiamo un passo di Levitico:

“Io (DIO) farò sì che la pace regni nel paese; voi vi coricherete e non ci sarà chi vi spaventi.” (Levitico 26:6a)

Chi è l'autore della pace? Certamente non l'uomo, ma la pace è data da Dio!

So cosa state pensando, “ Ma Marco, non mi sembra ci sia tanta pace attorno a me e nel mondo! Basta che guardo qualsiasi TG e vedo solo guerra; guerre tra nazioni, tra gruppi etnici, tra gruppi politici... Dov'è la pace che Dio ha promesso?”

Avete ragione: il mondo non è un esempio di pace. Dio, è vero, ha promesso la sua pace... ma ad una semplice e benevola condizione: leggiamo Isaia:

“Io sono il Signore, il tuo Dio, che ti insegna per il tuo bene, che ti guida per la via che devi seguire. Se tu fossi stato attento ai miei comandamenti, la tua pace sarebbe come un fiume, la tua giustizia come le onde del mare” (Isaia 48:17b-18a)

Dio da la pace quando l'uomo segue i suoi comandamenti che sono stati dati per il nostro bene, Le regole che Dio ha dato sono poche, appena dieci, più una che ha aggiunto Gesù, (“Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. ” Gv 13:34a); dovrebbe essere semplice seguirle, ed ottenere pace.

L'uomo, invece, sin dall'inizio, ha deciso di fare di testa sua.  Ricordate  ad Adamo ed Eva?  Avevano solo UN Comandamento: “Fai tutto quello che vuoi, ma non fare solo UNA cosa: mangiare dall'albero del bene e del male”.

Ed è la PRIMA cosa che fanno appena Dio gira lo sguardo da un'altra parte.

Allora, perché non c'è pace nel mondo? Perché il mondo non segue le “istruzioni per l'uso" date da Dio!

Tuttavia Dio è un Dio di pace, e ha deciso, 2019 anni fa, anno più anno meno, di  provvedere un sistema con cui dare la SUA pace al mondo: il sistema si chiama Gesù. Egli stesso dice:

“Vi lascio pace; vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo dà.” (Giovanni 14:27a)

Attenzione a quello che dice Gesù: non è la “pace del mondo”, non è l'assenza di guerra,  o l'andare d'accordo o sentirsi in pace con se stessi come diceva lo Zingarelli... ma qualcosa di differente, attraverso cui noi possiamo gioire anche quando tutto ci è contro, e non vediamo vie d'uscita:

“Vi ho detto queste cose, affinché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazione; ma fatevi coraggio, io ho vinto il mondo.” (Giovanni 16:33)

Come sei messo, come sei messa  in quanto a pace, adesso? C'è qualche guerra nella tua vita? Forse è nella tua famiglia, forse è al lavoro, forse è un problema  che qualcun altro ha creato e di cui tu non ne sei responsabile... ma comunque sei nella “tribolazione” piccola o grossa che sia.

Sappi che Gesù  vuole darti la SUA pace, una pace che puoi avere anche nel mezzo di una tempesta.

Una pace che deriva dalla consapevolezza che tutto quello che ti accade è, momentaneo, come dice Paolo:

“Perché la nostra momentanea, leggera afflizione ci produce un sempre più grande, smisurato peso eterno di gloria.” ( 2 Corinzi 4:17)

Gesù ha già vinto per te e per me. La sua pace è a tua disposizione. Ad una sola condizione: quella che ci dice Salomone dall'alto della sua saggezza:

“Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: «Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto per l’uomo»” (Ecclesiaste 12:15)

2. La pace di Dio va conservata

Ora che siamo obbedienti a Dio abbiamo la sua pace.

Però, c'è un problema: anche se Dio è una fonte inesauribile, anche se lui può farmi il pieno di pace ogni giorno... il mio serbatoio è bucato.

Per quanto possa essere santo, per quanto possa sforzarmi  la vita crea danni costanti al mio serbatoio di pace. Paolo afferma:

"Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta,  con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace.” (Efesini 4:1-3)

La pace, dice Paolo, è un “vincolo”; sapete il significato di questa parola? In meccanica,  un vincolo è qualsiasi cosa che limiti  il movimento di un corpo:  vi faccio un esempio.

Qui ho due aste di legno; se le metto una sopra l'altra la prima sorregge la seconda. Ma basta un piccolo colpo e l'asse che è sopra cade.

Ma basta che io metta una vite su uno dei due lati un “vincolo” che ne limiti il movimento reciproco e le due assi rimarranno assieme; potranno anche muoversi, ma non si staccheranno più; potranno allontanarsi un po', ma alla fine saranno sempre unite.

Paolo sta dicendo proprio questo; la pace è un “vincolo”, è una vite speciale, qualcosa che limita il movimento così che non sia troppo grande da far cadere, allontanare, perdere le persone con cui viviamo.

Sarà facile come mettere una vite? Su due assi di legno si; ma tra due persone assolutamente no!  Nella vita reale mantenere la pace è un gran lavoro! Ci vuole (dice Paolo) umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportazione, amore, sforzo... tutto per poter ottenere questo (è' Gesù che parla):

“Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.” (Matteo 5:9)

Vuoi essere chiamato, vuoi essere chiamata figlia di Dio? Adoperati per la pace, sii umile, sii mansueto, sii paziente,  sopporta quando vorresti fare guerra, sforzati, ama...

“Fuggi le passioni giovanili e ricerca la giustizia, la fede, l’amore e la pace con quelli che invocano il Signore con un cuore puro.  Evita inoltre le dispute stolte e insensate, sapendo che generano contese.” (2 Timoteo 2:22)

Quale “vite” devi mettere nella tua vita? Hai qualche conto aperto, dove devi essere più umile, più mansueto, più mansueta,  più paziente, più amorevole,  per poter conservare la pace di Dio?

3. La pace di Dio va passata

Adesso che siamo obbedienti a Dio e a Gesù, ci sforziamo di mantenere la pace... abbiamo fatto tutto, vero? Possiamo rilassarci e goderci la pace di Dio!

Assolutamente no! Se vogliamo che Dio e Gesù continuino a riempire il nostro serbatoio con la loro pace c'è un'ultima cosa da fare... e che dovremo fare per tutta la nostra vita terrena:

“Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e viste in me, fatele; e il Dio della pace sarà con voi.” (Filippesi 4:9)

Cosa significa? Semplicemente, che devi testimoniare Cristo, devi parlare agli altri di quella pace devi spiegare agli altri la differenza che Gesù ha fatto in te.

So cosa pensi: “Ma Marco, io non sono come te, o come Mario, io non so parlare agli altri di Gesù, non so da dove cominciare,  non ho la preparazione biblica...” eccetera eccetera.

Leggi bene il versetto: Paolo non ti sta chiedendo di laurearti in teologia per testimoniare Cristo e ottenere un piano di pace. Paolo ti dice che  devi imparare, devi ricevere, devi udire, devi vedere.

Paolo ti sta indicando cose “pratiche” da fare, non studi di teologia! E Paolo copre tutti i tipi di carattere umani.

Forse sei uno o una che apprende leggendo: Paolo dice che devi “imparare e ricevere” che sono attività legate allo studio. Tu puoi studiare la Bibbia, prendere appunti, leggere commentari.

O forse  tu non apprendi molto studiando ma invece capisci le cose  quando senti qualcuno che te le spiega. Per te è meglio ascoltare le predicazioni, non solo quelle mie o di Mario, ma altre ;  sul web ci sono centinaia di siti che pubblicano l'audio e i video dei messaggi.

Oppure non apprendi né studiando né ascoltando  ma vedendo un altro  che fisicamente ti fa vedere come fare, e poi lo fa fare a te. Per te è meglio partecipare attivamente alla vita della tua chiesa, la domenica,
ma anche al gruppo preghiera e a quello del giovedì. Lì puoi vede come gli altri pregano  li puoi vedere come conducono un incontro e come parlano di Gesù agli altri. E pian piano fare lo stesso.

Ma, alla fine, se vuoi la pace di Dio, qualsiasi tipo di credente tu sia, che apprenda studiando, ascoltando, o vedendo, dice Paolo “fatele”; devi FARE! Non basta sederti in chiesa una volta alla settimana!

Conclusione

Nella notte di Natale di 2019 anni fagli angeli cantarono questo:

«Gloria a Dio nei luoghi altissimi e pace in terra agli uomini che egli gradisce!» “ (Luca 2:14)

Che tipo di pace stai aspettando questo Natale?

Vuoi la pace del mondo, ovvero l'assenza di guerra la concordia, la tranquillità interiore? Tutte cose che dipendono da te, ma anche da altri uomini attorno a te.

Oppure vuoi la pace che è data, che scende dal Cielo, che non dipende da te, ma da chi ti ha creato? Quella pace che ti da gioia anche nel bel mezzo delle tempeste della vita?

Se è quella pace che cerchi devi, semplicemente, obbedire ai Comandamenti di Dio e di Gesù, mettere una “vite” un vincolo  che ti leghi agli altri, diventando più umile, più mansueto, più mansueta,  più paziente, , più amorevole,  per poi passare quella pace ad altri testimoniando di Cristo.

Cosa stai aspettando?

Preghiamo

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domenica, dicembre 15, 2019

Aspettare inseguendo la Gioia - III° di Avvento | 15 Dicembre 2019 |


C'è gioia nella tua vita? Se si, da dove la prendi? Dio ha un piano per darti una gioia completa; e quel piano passa attraverso Gesù.
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La scorsa settimana abbiamo parlato della Speranza e della Fede che sono legate al Natale,
simboleggiate dalle prime due candele della nostra ghirlanda dell'Avvento.

Oggi abbiamo acceso la terza candela, quella che simboleggia la Gioia.

Come definiresti la parola “gioia”? Cosa è che ti fa gioire nella vita? Un bel voto a scuola ? Una promozione al lavoro? La vittoria della tua squadra del cuore?

Partiamo anche questa volta dalla definizione che ne fa  un famoso vocabolario (stavolta il Treccani)

gioia¹ [dal fr. ant. joie, lat. gaudia, plur. di gaudium "gioia"]. - intensa e piacevole emozione che si prova quando si è felici o quando un fine viene raggiunto o un desiderio trova appagamento

Notiamo anche questa volta un paio di caratteristiche della gioia come è intesa per il mondo.

La prima si trova nell'origine della parola “gioia”: viene dal latino “gaudia” che è il plurale di “gaudium” che, in latino, significa... gioia! Per cui la trasposizione in italiano dovrebbe essere stata “gioio”: Quando UNA cosa mi rende felice, allora provo UN “gioio”.

Sembra invece che, a noi italiani, una sola cosa non basti  per renderci felici... e abbiamo scelto il plurale: le gioie! Insomma, non basta una, ma servono più di una cosa piacevole per rendermi felice!

Come seconda cosa il Treccani dice che la gioia arriva quando “un fine viene raggiunto o un desiderio trova appagamento” in altre parole, io ho un progetto in testa, in qualche modo (volontario o involontario)  il progetto va a buon fine, e solo quando ho ottenuto ciò che mi ero prefissato o avevo desiderato allora sono felice, provo “gioia”.

Questa è la gioia “secondo il mondo”... E per noi che crediamo? Le fonti della gioia sono le stesse... oppure?

Voglio vedere assieme a voi qualche brano della Bibbia dove i protagonisti provano gioia.

1. La gioia viene da qualcosa che non ti aspetti.

Ricordate la storia  di come è nato Isacco  da Abraamo e Sara ormai vecchi?

“Poi (gli angeli) gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?» Ed egli rispose: «È là nella tenda».  E l’altro: «Tornerò certamente da te fra un anno; allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Sara intanto stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, che era dietro di lui.  Abraamo e Sara erano vecchi, ben avanti negli anni, e Sara non aveva più i corsi ordinari delle donne.  Sara rise dentro di sé, dicendo: «Vecchia come sono, dovrei avere tali piaceri? Anche il mio signore è vecchio!»  Il Signore disse ad Abraamo: «Perché mai ha riso Sara, dicendo: “Partorirei io per davvero, vecchia come sono?”  Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per il Signore? Al tempo fissato, l’anno prossimo, tornerò e Sara avrà un figlio». ” (Genesi 18: 9-13)

Sara non si aspettava di avere un figlio da vecchia... eppure...

“Sara concepì e partorì un figlio ad Abraamo, quando egli era vecchio, al tempo che Dio gli aveva fissato.  Sara disse: «Dio mi ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me». E aggiunse: «Chi avrebbe mai detto ad Abraamo che Sara avrebbe allattato figli? Eppure io gli ho partorito un figlio nella sua vecchiaia». (Genesi 21:2, 6-7)

Il nome Isacco significa “risata”, perché Sara si ricordava di aver fatto una gran risata quando Dio aveva detto ad Abramo   che avrebbe avuto un figlio da una donna ultraottantenne e da un uomo centenario. Sara aveva aspettato un figlio... ma quando diceva lei. Quando era giovane, bella, in forze.

Dove era la vera gioia per Sara? Avere un figlio? Quello di sicuro, ma soprattutto di averlo avuto “al tempo che Dio gli aveva fissato”.

Dio è il dio dell'impossibile Diceva Sara:  “Chi avrebbe mai detto ad Abraamo che Sara avrebbe allattato figli?” Nessuno! Ma Dio lo aveva detto!

Vi ricorda qualcosa  il dubbio di Sara? Di qualche altra donna della Bibbia che aveva dubitato di quello che Dio gli aveva mandato a dire circa una gravidanza?

Dovrebbe! Leggiamo Luca 1:

“L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù... Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?»  L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio.  Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia, e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile; poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». (Luca 1:31, 34-37)

Stesso dubbio di Sara... al contrario! Sara era troppo vecchia, Maria troppo giovane e vergine. Stesso risultato: l'angelo afferma che “ nessuna parola di Dio rimarrà inefficace” Maria avrà provato più gioia nella nascita di Gesù, o nel vedere che Dio era stato fedele?

C'è un versetto nel vangelo di Luca che ci fa in parte capire la risposta, che sembra scritto piuttosto da uno psicologo invece che da un apostolo.

“Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; 17 e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo.” (Luca 2:17-19)

Maria “ci pensa a quello che è accaduto a quello che gli era stato detto. Penso che Maria avesse gioia nel tenere tra le braccia Gesù, ma più gioia nel vedere che Dio era stato fedele.

Per chi crede, la gioia vera viene da qualcosa che non ti aspetti ma che Dio ha promesso.

Facciamo che io vi dica che fra mezz'ora Gesù entrerà da quella porta non come Spirito Santo (che è già qui) ma fisicamente, con tanto di veste lunga, sandali e velo in testa, … mi credereste? Probabilmente chiamereste il CIM (Centro Igiene Mentale)!

Ma supponete che accadesse davvero? Quale sarebbe la gioia più grande? Vedere Gesù, oppure vedere che quello che Gesù ha promesso, il suo ritorno  sulla terra, (e di conseguenza tutto il resto, il giudizio, la vita eterna, il Paradiso e così via) si avvera? Che Dio è stato fedele?

Dio è già stato fedele, 2019 anni fa, anno più anno meno...

“La Parola divenne uomo e visse qui fra noi, e noi abbiamo visto la sua gloria, la gloria dell'unico Figlio del Padre pieno di grazia e di verità.” (Giovanni 1:14 PV)

La vera gioia del Natale è un dono che non ti aspetti,  è Dio che scende e si fa uomo.

2. La gioia viene da qualcuno che non ti aspetti

A chi regalerai qualcosa quest'anno a Natale? Al tuo coniuge? Ai tuoi figli, Hai tuoi genitori? Forse a qualche amico caro?

Oggi voglio stupirti, e dimostrarti che ho il dono di profezia. Ti dirò a chi NON regalerai di sicuro nulla.

Non regalerai nulla al tuo ex o alla tua ex, quello (o quella) che ti ha tradito, che ha speso tutti i tuoi soldi, e ti ha trascinato in tribunale per un divorzio che non volevi.

Non regalerai nulla a quella collega di lavoro che ha preso la promozione al tuo posto perché è andata a letto col capo e ti ha fatto retrocedere e dimezzare lo stipendio.

Non regalerai nulla al giovane  che ha violentato tua figlia. Non regalerai nulla al tizio che ti ha svaligiato casa. Non regalerai nulla alla tizia  che dicendo bugie ti ha fatto licenziare.

Sono un buon profeta vero? Nessuno regalerebbe qualcosa a quegli individui...

Non sono un buon profeta, perché, in realtà c'è qualcuno che lo ha fatto e continua a farlo... ogni giorno... Dio!

Dio non aveva alcun motivo  per farci dei doni,  anzi, tutt'altro.

“Dio il Signore chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?»  Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto».  Dio disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato del frutto dell’albero che ti avevo comandato di non mangiare?»  L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell’albero, e io ne ho mangiato».  Dio il Signore disse alla donna: «Perché hai fatto questo?» La donna rispose: «Il serpente mi ha ingannata e io ne ho mangiato».” (Genesi 3:9-13)

Paolo dice:

“Una volta voi (attenzione, sta parlando di me e te) eravate estranei e nemici (di Dio), a causa delle vostre menti pervertite dal vostro malvagio modo di vivere.” (Colossesi 1:21 PV)

Io sono l'ex che ha tradito e derubato, io sono il collega che compiace il capo per avere il posto, io sono quello che ha violentato tua figlia, io sono quello che ha svaligiato casa tua, Io sono quello che ti ha fatto licenziare ingiustamente... Magari non tutto assieme, ad ognuno il suo... ma io sono uomo, peccatore, nemico di Dio...

Come posso aspettarmi la gioia nella vita? Ma Dio ha provveduto anche per me,  mi ha dato  un dono  che non mi aspettavo e non meritavo,  ci ha mandato qualcuno che non ci saremmo mai aspettati:

“Tu moltiplichi il popolo, tu gli elargisci una gran gioia; esso si rallegra in tua presenza come uno si rallegra al tempo della mietitura, come uno esulta quando spartisce il bottino... Poiché un bambino ci è nato, un figlio ci è stato dato, e il dominio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace.” (Isaia 9:3, 5)

La vera gioia del Natale  è qualcuno che che ti fa un dono,  nonostante tu lo abbia deluso e ferito.

3. La gioia viene da un valore che non ti aspetti

Che cosa regalerai a Natale? Ci hai pensato? Hai già i pacchetti fatti? Oppure sei quello del “last minute”?

Vorrei vedere con voi un breve filmato:



Non mi dite “basta il pensiero”, perché se una cosa è “piccola” ma di buon gusto, se è di poco valore economico, ma la posso usare, mi è utile, la posso portare,  allora “basta il pensiero” va bene...

Ma se è di pessimo gusto, se è “brutto”, inutile, ...che cosa te ne fai? E magari è di un parente... te la devi tenere, e pure ricordarti di tirarla fuori quando viene!

E ci rimani male, perché magari ti aspettavi qualcosa di diverso!

Abbiamo detto la scorsa volta che gli ebrei stavano attendendo il Messia, il Cristo, l'Unto... Si aspettavano un Re come Davide, che andasse in battaglia sul cavallo e combattesse con la spada...

E' per quello che non capirono il valore del dono che Dio gli stava facendo, in pochi provarono gioia per l'arrivo di Gesù: Isaia lo aveva detto  che sarebbe accaduto:

“Chi ha creduto a quello che abbiamo annunciato? A chi è stato rivelato il braccio del Signore? Egli è cresciuto davanti a lui come una pianticella, come una radice che esce da un arido suolo; non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci” (Isaia 53:1-2)

Eppure gli angeli lo avevano annunciato:

“L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.” (Luca 2:10-11)

Non tutti gioirono: la scorsa settimana abbiamo visto chi  di sicuro non gioì: politici (Erode), Sacerdoti, Scribi,e assieme a loro  gran parte del popolo.

Ma ci fu chi gioì quella stessa notte:

I pastori tornarono lodando Dio per tutto quello che avevano visto e sentito, proprio come l'angelo aveva annunciato loro. (Luca 2:13-20 PV)

Quelle persone umili furono quelle  che divennero poi i discepoli e poi gli apostoli, a cui Gesù consegnò la sua gioia:

“Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia completa. “ (Giovanni 15:10-11)

Abbiamo visto allora che la gioia nella Bibbia viene da qualcosa che non ti aspetti ma che Dio fa accadere, viene da qualcuno che non ti aspetti ma che Dio fa arrivare, viene da un valore che non ti aspetti ma che Dio vuole dare.

Facciamo la stessa cosa della scorsa settimana: incrociamo la definizione di gioia del vocabolario  con quello che abbiamo scoperto nella Bibbia

gioia per la Bibbia: intensa e piacevole emozione che si prova quando si è felici  quando il  fine di Dio viene raggiunto e un desiderio di Dio verso l'uomo trova appagamento

Avete fatto caso alle parole che ho detto? Accadere, arrivare, dare...

La gioia per chi crede è quando accade qualcosa

“ecco, la giovane concepirà,

arriva qualcuno

 partorirà un figlio,

che da un dono di valore immenso.

e lo chiamerà 'Dio con noi' ” (Isaia 7:14b)

Conclusione

Stai aspettando  questo tipo di gioia a Natale? Oppure pensi  che quello che Dio ti ha promesso sia, impossibile,  irraggiungibile, inattuabile?

Dio è fedele al tempo che Dio ha fissato. (Genesi 21:2) nessuna parola di Dio rimarrà inefficace” (Luca 1:37): la gioia arriverà

La gioia è arrivata, si è fatta uomo, è morta ed è risorta, per darti la sua gioia:

“Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia, perché io possa salmeggiare a te, senza mai tacere.” (Salmo 30:11-12)

Cosa stai aspettando?

Preghiamo.

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domenica, dicembre 08, 2019

Aspettare cercando la Speranza - II° di Avvento | 8 Dicembre 2019 |


Come stai aspettando di ricordare l'arrivo di Gesù a Natale? Con il cuore freddo di uno scienziato, con quello impaurito di colui che non lo segue... o con quello umile ed aperto di chi ha fede e spera?
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Abbiamo introdotto la scorsa settimana il tema dell'Avvento, ed abbiamo acceso la prima candela,
quella che rappresenta la speranza.

Cosa significa “sperare”? Il dizionario Devoto lo definisce cosi:

“Attesa fiduciosa di un evento desiderato perché ritenuto gradito o vantaggioso”

Secondo il dizionario le caratteristiche di chi spera sono:

a) l'attesa;
b) a fiducia;
 c) il desiderio.

Non so se ci avete fatto caso, attesa, fiducia, desiderio, sono tutte cose che prevedono... che cosa? Stare ASSOLUTAMENTE FERMI! Sono azioni-non-azioni, dove l'importante è non muoversi.

E per noi credenti? Abbiamo detto che l'Avvento parla della speranza. Valgono le stesse categorie quando parliamo di Gesù?

Sappiamo che per noi l'attesa è terminata circa 2019 anni fa, anno più, anno meno, e che ogni anno in questo periodo festeggiamo appunto la fine dell'attesa.

Ma invece cosa significava la parola speranza,  per le persone di 2019 anni fa, in Israele? Leggiamo il Salmo 25:

“Fammi conoscere le tue vie, Signore; insegnami il cammino da seguire. Guidami con la tua verità, istruiscimi:sei tu il Dio che mi salva, ogni giorno sei la mia speranza.” (Salmo 25:4-5 TILC)

E poi nel Salmo 37:

“Spera nel SIGNORE e segui la sua via.” (Salmo 37:34a)

Per gli ebrei il concetto di speranza era spessissimo associato a quello di un cammino,  una strada,  una via da percorrere e che Dio ha già stabilito.

Facciamo un gioco; fondiamo le due definizioni di speranza, quella del mondo e quella della Bibbia e vediamo cosa ne esce:

“Attesa fiduciosa di percorrere un cammino desiderato che Dio  ha stabilito.”

Ora tu potresti giustamente chiedermi: “Ma Marco, che c'entra tutto questo con l'Avvento, col Natale, con la speranza, con l'attesa, e la fede?”

Vorrei leggere assieme a voi un brano dal Vangelo di Matteo:

"Gesù era nato in Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere. Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:"E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele"». Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; e, mandandoli a Betlemme, disse loro:  «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo».Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra via. "(Matteo 2:1-7, 9-11)


I Magi , che in alcune versioni  vengono chiamati “Uomini Sapienti”., erano una sorta di astronomi/astrologhi e provenivano probabilmente da Aleppo, in Siria,  dove c'era una famosa scuola di astrologia. Al giorno d'oggi Aleppo dista  circa 700 chilometri da Gerusalemme. Google Maps dice che una persona  impiega a piedi 136 ore:  calcolando di camminare 8 ore al giorno,  attualmente, con le strade moderne,  ci vogliono più di 17 giorni per arrivare...

All'epoca  non c'erano le strade che ci sono ora,  né il Tom Tom o il Garmin.  Bisognava attraversare più stati,  e bisognava ottenere il passaggio dalle autorità  e stare attenti dai predoni.

Probabilmente ci volevano circa tre mesi  per raggiungere Gerusalemme da Aleppo “in sicurezza”. (Ricordate che tipo di regali portavano e come erano vestiti!  Non passavano di certo inosservati!  Avrebbe fatto gola a chiunque  assalirli e derubarli!)

Ora … chi glie lo fa fare? Perché lo fanno?

Se tu sei un astronomo, cosa fai la notte invece di dormire? Guardi il cielo! Immaginatevi ora di essere astronomi e di guardare il cielo in direzione di questa costellazione.

Sapete di cosa si tratta vero? E' il Gran Carro,  che si trova all'interno della Costellazione con l'Orsa Maggiore  (poco più a destra in alto c'è la Stella Polare).




Immaginatevi che i Magi,  abituati a stare sempre con il naso all'insù una notte vedono questo:

Molti di noi, ammesso che si sarebbero accorti, avrebbero detto: “E beh? Chissene...”

I Magi invece erano “Uomini Sapienti” ovvero erano non solo astronomi ma erano anche studiosi. Di certo avevano letto la Torah (l'Antico Testamento) e queste profezie:

“Lo vedo, ma non ora; lo contemplo, ma non vicino: un astro sorge da Giacobbe, e uno scettro si eleva da Israele.” (Numeri 24:17a)

I Magi non erano Ebrei, e non erano neppure credenti; erano scienziati (dell'epoca)  che stavano aspettando un segno e che quando lo vedono, ragionano, agiscono, si muovono, cercano... sperano, in un certo senso, che il loro ragionamento sia giusto: “Questa è  la profezia, adesso c'è una stella nuova... ecco il segno!  Andiamo! Troviamolo!”

«Dov'è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo» (v.2)

I Magi hanno aspettato  il momento giusto per muoversi, hanno cercato, hanno sperato hanno trovato. E lo facevano con gioia

“(la stella) giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.” (v. 10)

Ma, nello stesso momento dei Magi, c'erano altri  che stavano cercando un segno, e non erano di certo gioiosi:

“Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere.” (v. 3)

Il versetto dice  che  Erode era turbato. Lui aveva tutto il diritto di esserlo: era un re fantoccio, messo lì dai Romani. Contava meno di niente... ma era re!

Ma Erode non era il solo ad essere turbato. Guardate il versetto: dice che “tutta Gerusalemme” era turbata.

Gerusalemme era la capitale della Giudea, dove viveva gran parte delle persone “importanti”: i ricchi,  i sacerdoti,  gli scribi e i farisei.

Era governata dai Romani, che, da buoni politici, si erano ingraziati  facendogli favori  e dandogli cariche di prestigio  agli occhi del popolo ma inutili politicamente ricchi, sacerdoti scribi e farisei.

Capite bene che un “nuovo re” invece di Erode  avrebbe potuto “cambiare le carte in tavola”... c'era troppo da perdere, bisognava mantenere lo “status quo”, la situazione così come era.

Anche a Gerusalemme c'erano degli “scienziati”, degli studiosi, stavolta non del cielo, ma della Bibbia: erano i capi sacerdoti e gli scribi.

Anche loro “cercano” e trovano le profezie che si legano a quella stella nel cielo... che loro non hanno visto,  e neppure cercato... ma i Magi si:

“Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:"E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda; perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele"»” (vv. 5-6)

Anche i sacerdoti e gli scribi hanno cercato, e hanno trovato... ma l'effetto non è stato “grandissima gioia”... ma piuttosto  paura per il futuro.

I Magi hanno fatto un lungo cammino... sacerdoti e farisei... nemmeno un passo.

Ma quella stessa sera c'erano anche altre persone che stavano aspettando e cercando: leggiamo Luca 2:

“In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge.  E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore.  L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà:  Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo, il Signore.  E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».... Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto e che il Signore ci ha fatto sapere».  Andarono in fretta e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; … E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.” (Luca 2:8-12, 14-16, 20)

Essere pastore  era il lavoro più comune per un ebreo, e se erano ebrei  credevano in Dio  e stavano aspettando il Messia che significa “l'Unto del Signore” colui che il Signore ha scelto.

La parola “messia” in greco  (la lingua in cui è scritto il vangelo di Luca) si traduce con “Cristo”.

Gli angeli annunciano ai pastori ebrei che il Cristo, il Messia  il re promesso, il Salvatore, è arrivato! Che non avevano sperato invano!

Cosa fanno i pastori? Dicono “Eh beh... ciccia, noi dobbiamo badare alle pecore.”? Assolutamente no: i pastori si muovono, agiscono, rispondono. Si incamminano, vanno, cercano... trovano.

E quale è l'effetto del loro muoversi del loro cercare la stalla col bimbo?

“E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto.” (v. 20)

Non so se avete fatto caso: avevamo detto che la speranza per la Bibbia è un cammino con Dio che porta a lodare Dio. Cosa avevano fatto i Magi dopo aver cercato Gesù, dopo aver trovato Gesù?

“(i Magi) Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono” (v. 11)

Hanno adorato Gesù! Cosa hanno fatto i pastori, dopo aver cercato la stalla, dopo aver trovato Gesù? Hanno glorificato Dio!

Cosa hanno fatto i sacerdoti e gli scribi dopo aver trovato il luogo dove sarebbe nato Gesù attraverso le profezie della Bibbia? Assolutamente nulla!

Secondo voi, chi ha apprezzato di più Dio di queste tre categorie di persone? Forse chi si è prostrato e ha adorato Gesù? I Magi, gli “uomini sapienti” gli scienziati che, attraverso lo studio del cielo si erano mossi,  avevano cercato,  avevano trovato?

Può essere... in fondo Dio in un certo senso li ha “usati”, si è servito di loro per rivelare suo figlio al mondo... ma...

Oggi abbiamo acceso la seconda candela dell'Avvento, quella relativa alla fede. Perché si erano mossi? Cosa stavano aspettando davvero? Avevano realmente capito chi avevano trovato? C'era fede in quello che avevano fatto?

Erano arrivati a Gesù attraverso l'intelligenza... ma questo non li aveva cambiati. Non erano divenuti credenti in Dio: infatti, se ne ritornano ad Aleppo in Siria e di loro non sapremo più nulla.

Quanti, al giorno d'oggi, credono che Gesù è realmente esistito è realmente il Figlio di Dio è realmente risorto... ma questa rivelazione non fa alcuna differenza nella loro fede?

Allora forse Dio ha gradito chi aveva capito studiando la Bibbia dove sarebbe nato Gesù, i sacerdoti e gli scribi?

Avevano capito... ma non si erano mossi da Gerusalemme. Erano arrivati a capire  che Gesù era nato attraverso la lettura della Parola... ma questo non li aveva cambiati, anzi; li aveva turbati,  spaventati per quello che avrebbe significato per loro. Erano credenti, ma che razza di fede avevano?

Ebrei dice:

“Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.” (Ebrei 11:1)

Speranza e fede sono legate assieme, e la fede vera porta a sperare, non ad avere paura.

Molti al giorno d'oggi vivono la stessa situazione. Sanno che Dio esiste,  che Gesù è venuto ma vivono la loro fede non con speranza, ma con la paura.

Temono il giudizio, e la punizione, perché la loro fede è solo nella conoscenza di Gesù, non nell'affidarsi a lui e seguirlo.

Chi ha gradito Dio, allora?

I pastori si erano mossi dalle proprie greggi per andare ad incontrarlo, seguendo la speranza  nella promessa di Dio  di mandargli il Messia,  l'Unto, il Cristo. Non li aveva guidati la loro intelligenza e neppure la loro conoscenza della Bibbia ma la fiducia, la fede che se Dio promette qualcosa, quello avverrà.

Dove sei tu,  in questo Natale? Cosa  stai aspettando?

Stai aspettando di sapere tutto su Gesù sfrutti la tua intelligenza, la scienza., i libri ome hanno fatto i Magi (intendi, tutte cose più che lecite, anzi ottime) ma non sei disposto, non sei disposta a seguirlo... e te ne torni ad Aleppo...  come i Magi?

Oppure stai aspettando il Natale  con paura, come i sacerdoti e gli scribi, perché sai che la conoscenza della Bibbia non ti mette al riparo dal giudizio, se la leggi e basta, e non la metti in pratica?

Luca dice:

“E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto.” (v. 20)

Gli unici che stavano davvero aspettando, gli unici che avevano davvero sperato erano i più poveri,  i più semplici,  i più umili di tutti.

Cosa stai aspettando a Natale? Sappi che Dio sta cercando cuori poveri cuori semplici cuori umili, a cui rivelarsi, e offrire “ un Salvatore, che è Cristo, il Signore”

Gesù dice:

“Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. ...Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:25, 28)

Se lo hai già trovato, ritorna a lodare  e glorificare Dio  per tutto quello che hai visto e udito.

Se non lo hai ancora trovato, cosa stai aspettando? Lui aspetta te, questo Natale.... e sempre!

Preghiamo.

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domenica, dicembre 01, 2019

La compassione che guarisce | 1 Dicembre 2019 |


Può Dio decidere di guarirmi SOLO spiritualmente? Anche se la guarigione più grande è quella fatta da Lui attraverso Gesù che ci ha donato la vita eterna, Dio è desideroso di guarirci anche dalle malattie. Ma c'è un limite a a questo: la mia certezza che lui lo voglia e lo possa fare.

(Messaggio portato da Mario Forieri)

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“La ragazza disse alla sua padrona: «Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!”  (2 Re 5:3)

“Il Signore è misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di gran bontà. Il Signore è buono verso tutti,pieno di compassioni per tutte le sue opere.” (Salmo 145 :8-9)

“Come un padre è pietoso verso i suoi figli, cosí è pietoso l'Eterno verso quelli che lo temono.” (Salmo 103: 13)

 “... perché si compiace di usare misericordia.”  (Michea 7: 18 b)

“L'Eterno infatti con i suoi occhi scorre avanti e indietro per tutta la terra per mostrare la sua forza verso quelli che hanno il cuore integro verso di lui.”  (2Cronache 6: 9)

“Venne a lui un lebbroso e, buttandosi in ginocchio,} lo pregò dicendo: «Se vuoi, tu puoi purificarmi!» Ed egli, impietositosi, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio; sii purificato!» E , detto questo, subito la lebbra sparì da lui, e fu purificato.” (Marco 1:40 -41)

“(Gesù) ... smontato dalla barca, vide una gran folla; ne ebbe compassione e ne guarì gli ammalati.” 
(Matteo 14 :14)

“E due ciechi, seduti presso la strada, avendo udito che Gesù passava, si misero a gridare: «Abbi pietà di noi, {Signore,} Figlio di Davide!»  Ma la folla li sgridava, perché tacessero; essi però gridavano più forte: «Abbi pietà di noi, Signore, Figlio di Davide!»  Gesù, fermatosi, li chiamò e disse: «Che volete che io vi faccia?»  Ed essi: «Signore, che i nostri occhi si aprano».  Allora Gesù, commosso, toccò i loro occhi e in quell’istante [i loro occhi] recuperarono la vista e lo seguirono.” 
(Matteo 20: 30-34)

“E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato.  Questi sono i segni che accompagneranno coloro che avranno creduto: nel nome mio scacceranno i demòni, parleranno in lingue nuove,  prenderanno {in mano} dei serpenti, anche se berranno qualche veleno non ne avranno alcun male, imporranno le mani agli ammalati ed essi guariranno». (Marco 16: 15)

“Egli perdona tutte le tue colpe, risana tutte le tue infermità.”  (Salmo 103: 3)

“E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti.”  (Matteo 13:58)

“...il Signore è pieno di compassione e misericordioso... C’è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi. C’è qualcuno di animo lieto? Canti degli inni.  C’è qualcuno che è malato? Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui, ungendolo d’olio nel nome del Signore: la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo ristabilirà; se egli ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati.  Confessate dunque[a] i vostri peccati[b] gli uni agli altri, pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia. (Giacomo 5: 11, 13)


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Cosa stai aspettando a Natale? I motivi dell'Avvento e del Natale | 1 Dicembre 2019 |

Che cosa è l'Avvento? E' semplicemente un "simbolo" che ci rammenta la grazia che abbiamo ricevuto quando Dio ha deciso di nascere tra noi.
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Sappiamo tutti che Natale non è davvero il giorno in cui è nato Gesù, ma nei primi due secoli nostri fratelli e nostre sorelle in Cristo decisero di sfruttare un periodo  dove a Roma si celebrava una ricorrenza e a tutti (schiavi compresi) veniva concessa una pausa dal lavoro, per ricordare che Gesù era realmente nato e raccontarsi la storia del primo Natale.

La parola “avvento” viene dal latino “advenutus”, che significa, appunto, “venuta, arrivo”.

All'inizio l'Avvento non si chiamava così ma era solo un periodo di digiuno e preghiera con cui i credenti si preparavano  a ricordare l'arrivo di Gesù.

Poi, intorno al 1700, si è iniziato a chiamarlo così, a riservargli un mese intero nella nostra mente e nelle nostre preghiere, e ad aggiungere l'accensione  di una candela per ogni domenica, come simboli di quello che Gesù è venuto a portarci: speranza, fede, gioia, pace, sino a quella di Natale
che simboleggia la luce e la purezza.

Tu potresti dirmi: “Perché devo usare dei simboli per ricordarmi di Gesù? Non mi basta leggere la Bibbia, pregare,  osservare, obbedire per ricordarmi di lui?"

Voglio mostrarti una foto: lo conosci vero? E' un cruscotto. Il cruscotto è pieno di luci e di “simboli”
che si accendono e si spengono per ricordarci qualcosa importante.

Un “simbolo” è la scorciatoia mentale che riassume un intero concetto: vedi la spia dell'olio che si accende e pensi: “devo portare la macchina dal meccanico domani mattina altrimenti finisce che mi si rompe e rimango a piedi.

L'Avvento, le candele, il Natale sono dei “simboli” per noi che crediamo e anche per chi non crede.

E' un’occasione per riflettere su cosa aspetti.  Cosa stai aspettando davvero?  Stai aspettando i doni, le luci, la festa...  oppure stai aspettando qualcosa di più  che cambi la tua vita?  Il dono che Dio ti ha fatto è la salvezza,  attraverso Colui che è venuto,  è nato  è morto  ed è risorto  per portarti assieme a Lui.  Cosa stai aspettando?

Ogni settimana da qui a Natale accenderemo una candela  e leggeremo dei passi legati all'arrivo di Gesù sulla terra.

I primi sono tratti da Isaia, e dai Salmi.

“Avverrà, negli ultimi giorni, che il monte della casa del Signore si ergerà sulla vetta dei monti e sarà elevato al di sopra dei colli; e tutte le nazioni affluiranno a esso. Molti popoli vi accorreranno e diranno: «Venite, saliamo al monte del Signore, alla casa del Dio di Giacobbe; egli ci insegnerà le sue vie e noi cammineremo per i suoi sentieri». Da Sion, infatti, uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; essi trasformeranno le loro spade in vomeri d’aratro e le loro lance in falci. Una nazione non alzerà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra. Casa di Giacobbe, venite e camminiamo alla luce del Signore!” (Isaia 2:2-5)

“Poiché ho detto: «La tua bontà sussiste in eterno; nei cieli è fondata la tua fedeltà. Io ho fatto un patto con il mio eletto; ho fatto questo giuramento a Davide, mio servo: Stabilirò la tua discendenza in eterno ed edificherò il tuo trono per ogni età”».” (Salmo 89:2-4)


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domenica, novembre 24, 2019

Guidati dallo Spirito per glorificare Cristo | 24 Novembre 2019 |


Per portare gloria a Cristo debbo "fare" quelle cose per cui la gente applaudirà Dio e Cristo, non me. E lo Spirito Santo è l'energia esplosiva da cui posso attingere le forze per riuscirci.
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Tempo di lettura: 10 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 38 min.

Stiamo scorrendo lungo i capitoli da 12 a 15 di Giovanni  (quelli relativi all'ultima cena di Gesù con gli apostoli)  alla ricerca di “parole chiave” che ci dicano cosa vuole Gesù che ricordiamo.

Abbiamo visto “amare” ripetuta 31 volte, poi “odiare” ripetuta 11 volte, poi ancora “dimorare”
ripetuta 13 volte. Oggi vediamo l'ultima: “glorificare”.

Glorificare” ricorre 20 volte e, a differenza delle altre tre parole, è presente attraverso tutti i 4 capitoli.

1. Cosa significa  “glorificare”?

Gesù usa questa parola proprio all'inizio del suo discorso durante l'ultima cena:

“L'ora è venuta che il Figlio dell'Uomo dev'essere glorificato... E che dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest'ora. Padre, glorifica il tuo nome!” (Giovanni 12: 23, 27-28)

Che strano! Gesù sa che sta per essere torturato ed ucciso sulla croce... e parla di gloria! Forse dovremmo capire meglio cosa significhi la parola “glorificato”.

Cosa vi viene in mente quando sentite la parola “gloria, glorificare, glorificato”? Vi dico quello che
viene in mente a me: il vincitore di una competizione sportiva o  uno scienziato che riceve il premio nobel  per aver  scoperto  la cura per una malattia. Non mi viene certo in mente la crocifissione.

La parola che usa Gesù tradotta in greco è δοξάζω - “doxazō"  che significa “lasciare  la gloria a qualcuno”, e la radice viene dal verbo "dokeo"  = "pensare/considerare/stimare/valutare/ponderare".

Glorificare è lasciare a qualcun altro la gloria (la corona, la celebrazione, il merito) dopo averci riflettuto su.

Non è semplicemente un applauso,  ma è capire che quella persona va applaudita perché se lo merita per quello che ha fatto.

Gesù perciò sta dicendo che il Padre si merita la corona o l'applauso  per quello che ha fatto.

Che cosa ha fatto Dio per meritarlo? La Creazione? Di certo... ma non è per quello che Gesù ci chiede qui di applaudirlo.

Per cosa allora? Leggiamo un altro versetto di Giovanni:

“(Giuda) dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte. Quando egli fu uscito, Gesù disse: "Ora il Figlio dell'uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in sé stesso e lo glorificherà presto.” (Giovanni 13:30-32)

Facciamo una parafrasi, e sostituiamo “glorificato” con “si merita l'applauso”

“Ora il Figlio dell'uomo si merita l'applauso e Dio si merita l'applauso in lui.”

Dove era andato Giuda? A tradire Gesù,  e a consegnarlo nelle mani dei carnefici!

Per cosa si merita l'applauso Gesù? Per aver scelto di pagare i miei peccati morendo al posto mio. Per cosa si merita l'applauso Dio? Per aver scelto di mandare suo Figlio a farlo!

Lo strumento per ricevere la gloria  sarà la croce, Dio riceve gloria tramite Gesù  che mette a disposizione tutto se stesso (la sua vita)  pur di compiere l'opera di salvezza

Quante volte vediamo  persone  alzare le mani e gridare “gloria a Dio!” Spesso lo facciamo anche noi. Va bene, non è nulla di sbagliato, ma glorificare Gesù non è solo una parola ma una riflessione su ciò che ha fatto Gesù e su ciò che ha fatto Dio per te.

La tua App:  La prossima volta  prima di dire “gloria” rifletti prima di dirlo: ”Gesù è venuto per me! Gloria a Lui! Gloria a Dio!”

2. In che modo posso glorificare Dio?

Ti è mai capitato  di ricevere un favore da qualcuno  senza dover pagare nulla? Come ti sei sentito, come ti sei sentita? Cosa hai fatto?

Se il sentimento che ha prevalso è quello della gratitudine probabilmente hai cercato di “sdebitarti” in qualche modo.

Rifletti su questa parola: “sdebitarsi”: spesso, quando riceviamo qualcosa senza che lo abbiamo pagato e spesso senza averlo meritato, sentiamo come di avere un “debito” che vogliamo ripagare.

Gesù ti ha dato qualcosa che non potrai mai ripagare: il perdono dai peccati, e la vita eterna.

Però qualcosa lo puoi, lo possiamo fare: glorificarlo,  non solo con la nostra mente, non solo con la nostra voce, ma soprattutto con le nostre azioni, come gesto di gratitudine  per ciò che ha fatto.

In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre; e quello che chiederete nel mio nome, lo farò; affinché il Padre sia glorificato nel Figlio.”(Giovanni 14:12-13)

Gesù dice che Dio lo ha glorificato lo ha applaudito per quello che ha fatto ma dice anche che Dio vuole continuarlo a glorificare, vuole continuare ad applaudirlo per tutte le altre cose che farà nel mondo.

Indovina chi sarà chiamato, chi sarà chiamata a fare quelle cose, da ora in avanti? Se tu hai ricevuto  e vuoi glorificare Gesù lo puoi fare continuando ad agire nel mondo come suo discepolo.

La scorsa settimana avevamo già visto questo versetto parlando del “dimorare in Cristo” essere piantati in Gesù

“Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.”  (Giovanni 15:7-8)

Gesù dice che per glorificare Dio, dobbiamo fare due cose: chiedere con fiducia e portare frutto. Attenzione a quello che dice il versetto: non dice “in questo è glorificato il Padre mio: che mangiate molto frutto...

Il fine del chiedere è il portare altro frutto, il che significa altri discepoli,  altra gloria,  altri applausi.

Quali cose debbo chiedere allora? Cose che riguardano me, la mia famiglia, la mia vita? Certamente... ma non solo!

Debbo abituarmi a chiedere a Dio le cose che glorifichino il suo nome, le cose per cui la gente faccia l'applauso a Gesù, le cose che portino altri discepoli a Gesù!

"Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il  Padre vostro che è nei cieli. (Matteo 5:16)

Di tutte le cose che chiedo,  otterrò principalmente quelle che glorificano Dio  portando frutto.

Quando è che le persone glorificano Dio? Quando vedono in noi le nostre vite cambiate quando siamo per loro di ispirazione quando siamo un modello  di come dovrebbero essere tutti nel mondo

Quando non parliamo di amore,  ma agiamo in amore,  anche quando l'amore costa anche quando l'amore costa la croce. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. 

Quali sono le persone credenti  che ti hanno fatto glorificare Dio?  che ti hanno ispirato, che sono divenuti un modello? Una che mi ha ispirato è stata una bambina di soli 9 anni, figlia di un pastore mio amico negli Stati Uniti, a cui è stato diagnosticato un tumore terminale al cervello.
Invece di piangersi addosso, lei ha sentito il bisogno di iniziare una fondazione che raccolga fondi per i bambini in ospedale ammalati di tumore. Lei è morta... ma la fondazione le sopravvive e porta gloria a Dio!
 Jessica avrebbe potuto concentrarsi su se chiedere SOLO la sua guarigione... invece ha chiesto quello che portava più frutto... e quello ha ottenuto...

Giacomo lo spiega bene:

“Non avete, perché non domandate;  domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri.” (Giacomo 4: 2b-3)

Sapete quante volte mi sono arrabbiato con Dio?  “Perché  non rispondi alle mie preghiere? Eppure hai promesso di farlo!” E, ogni volta, cinque minuti dopo, mi sono fermato a riflettere: “Quello che chiedo glorifica Dio, porta frutto?".  Il problema non risiede nell'udito di Dio,  ma in quello che chiedo.

Tu potresti dirmi  (e l'ho detto un sacco di volte anche io!) “Ma le cose che chiedevo erano cose buone! Non erano cose egoistiche, solo per me!”. Dio non vuole darti cose buone... ma vuole darti le cose migliori,  affinché tu porti frutto  e il Suo nome sia glorificato.

Se sei un suo discepolo, se sei una sua discepola, ti chiedo: te la senti di farti guidare completamente da Lui? Di dargli il dominio sulla tua vita per portare frutto?

Se non lo sei ancora  devi sapere che Gesù è alla tua ricerca, perché vuole darti la sua potenza  nella tua vita::  “chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io; e ne farà di maggiori” : Gesù è la via per glorificare Dio!

3. Qual'è il mezzo con cui glorifico Dio?

Tu puoi tirmi (e hai ragione) “OK Marco... ma io non mi sento adatto/pronto/capace.” ESATTO!!! Non lo sei! Non lo sarai mai! E Gesù lo sa bene, perché è Dio, ma è stato anche uomo per 33 anni... e sa come siamo fatti!

“Quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. Egli mi glorificherà perché prenderà del mio e ve lo annuncerà.“ (Giovanni 16:13-15)

Gesù l'ha promesso, Dio lo ha mandato: Lo Spirito della Verità, lo Spirito Santo è colui che sarà il nostro “motore”.

Il versetto dice quattro cose importanti:

I. CI GUIDERA'
Non dovremo avere paura di cosa fare dove andare, cosa dire.

II. CI FARA' SAPERE COSA E' VERO
Non dovremo preoccuparci di capire da noi cosa sia vero e cosa sia falso.

III. CI RAMMENTERA' QUELLO CHE HA DETTO GESU'
Non dovremo preoccuparci che mancherà qualche pagina alle istruzioni.

IV. CI DIRA' COSA ACCADRA'
Non dovremo  preoccuparci per il futuro, non serviranno i maghi per prevederlo, perché, in molti modi  (visioni, profezie) ce lo indicherà.

Gesù stesso che lo ha detto:

"Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. "(Giovanni 15:5)

Lo sa che non possiamo portare frutto senza di lui. E visto che lui adesso siede “alla destra del Padre” ci ha mandato “un altro se stesso”.

“Io pregherò il Padre, ed Egli vi darà un altro consolatore, perché stia con voi per sempre” (Giovanni 14:16)

Quella parola “altro”è ἄλλος = allos  che non significa “un altro” un altro qualsiasi, ma  “un altro dello stesso tipo” (come quando chiedi un numero diverso della stessa scarpa).

Sai, quale sarà l'effetto dello Spirito Santo in colui o colei che lo riceve?

“Ma riceverete potenza (Greco: Dunamys = dinamite!) quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra". (Atti 1:8)

Hai ricevuto lo Spirito Santo in te? Se hai  accettato Gesù, quella potenza, quella dinamite, è a tua disposizione, ma...

C'è un limite a quello che può fare lo Spirito Santo: sei tu! Stai lasciando che lo Spirito Santo  trasformi la tua vita  così che gli altri possano glorificare Dio  attraverso la dinamite che rappresentano le buone opere?

Nulla accadrà  se tu gli impedisci  di cambiare la tua vita. La dinamite che è l'amore di Gesù  per ogni sua creatura  non esploderà  e le persone non glorificheranno Dio,  e non saranno salvate.

Se vuoi glorificare Dio, se vuoi portare frutto a Gesù,  devi lascare che lo Spirito ti trasformi.

Quella che ti lascio, non è una “App”, ma una  sfida per i prossimi 7 giorni.

“Per i prossimi 7 giorni chiederò ogni giorno per 10 minuti  allo Spirito Santo di indicarmi le azioni da prendere nella mia vita per glorificare Dio e portare frutto a Gesù.”

“egli vi guiderà in tutta la verità... e vi annuncerà le cose a venire.”

Preghiamo
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domenica, novembre 17, 2019

Dimorare in Cristo per portare frutto | 17 Novembre 2019 |


Se ho accettato Gesù, il mio scopo nella vita è quello di portare frutto; ma lo posso fare solo se sono piantato, se sono piantata nella Sua Parola.
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Tempo di lettura: 10 min.
Tempo di ascolto audio/visione video: 30 min.

Siamo giunti alla 3° parola chiave  per la nostra vita di credenti: dopo amare e odiare oggi vedremo cosa significhi  dimorare per Gesù
Cosa significa “dimorare”?

La prima cosa che vogliamo capire è cosa significhi per noi: so che è una parola un po' antica,  e che non la usiamo tutti i giorni, ma voglio che mi diciate cosa significhi per voi; a cosa pensate quando la sentite quale parola simile vi viene in mente.

L'immagine che più spesso viene in mente è questa:



Quella di una casa. La nostra “dimora”; è, semplicemente,  il posto in cui viviamo quotidianamente,  dove dormiamo,  dove torniamo per riposarci la sera,  dove conserviamo il nostro cibo,  i nostri vestiti,  i nostri beni,  dove cresciamo i nostri figli. Infatti la parola dimorare viene dal latino “demorari” che significa “indugiare, attendere, fermarsi per molto tempo”.

Se fossimo stati agricoltori, invece la prima immagine  che ci sarebbe venuta in mente sarebbe stata questa:



Quella di un albero che viene piantato. Quando mettiamo “a dimora” una pianta  decidiamo il suo posto giusto dove metterla  perché possa crescere e portare frutto, e da là non la togliamo più.

Leggiamo assieme Giovanni 15:


(4)Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. (5) Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. (6) Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. (7) Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. (8) In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. (9) Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore. (10) Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore. (11) Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi.” ( (Giovanni 15:4-12)




Quale è la parola che Gesù usa di più?  Di sicuro “dimorare” (= greco μένω - ménǒ = abitare in maniera stabile in un posto); la usa 12 volte il 9 versetti.  Poi ci sono altre due: “amare” (“ἀγαπάω -  agapaō = amare con tutto se stesso) 7 volte e frutto (καρπός – karpos = frutto) 3 volte.







1. Cosa significa dimorare in Gesù?

“Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. “(v.4)

Per noi, abbiamo detto che “dimorare” significa sia abitare dentro una casa”.

Infatti la maggior parte dei commentari mette in evidenza che Gesù ci sta chiamando ad “abitare in lui così lui abiterà in noi”.

Il che è giusto; se  vivo quotidianamente con Gesù ,  se riposo con Gesù ,  se mi nutro attraverso Gesù,  se mi vesto di Gesù ogni mattina, se cresco in miei figli in Gesù,  allora Gesù stesso  verrà ad abitare stabilmente in me.

Ma il brano parla di “frutto”; una casa, per quanto bella sia non ne produrrà mai.

Avevamo detto che dimorare significa anche “piantare”.

Gesù non è solamente un “luogo” dove crescere, ma soprattutto un “terreno” un suolo, una zolla di terra dove essere messo “a dimora” per portare, come ogni pianta fa un frutto.

Se Gesù diviene il suolo fertile e definitivo,  da cui non verrò mai più mosso,  in cui essere piantato se avrò sole e ombra,  nutrimento, acqua in Gesù,  allora l'albero della mia vita  darà frutto.

Tu potresti chiedermi: “Marco, ma quale è la differenza tra abitare con Gesù e essere piantati in Gesù? A me sembra la stessa cosa!” Guardate quello che dice Gesù:

“Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me.” (v.4)

Molti “abitano” assieme a Gesù: si muovono nelle sue stanze, lo conoscono, e sanno quello che dice: è buono, molto buono questo.

Ma qui Gesù dice una cosa diversa:, finché non assorbo il suo nutrimento,  è impossibile che porti frutto. La cosa importante non è la conoscenza  ma l'assorbimento della sua parola.

Nota: Gesù parla di “frutto”,  non di “frutti”: Quale è il frutto?  Paolo in Galati 5:22  usando la medesima parola dice così

“Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo.”  (Galati 5:22)

Una “App.” per il tuo smartphone dell'anima: : cosa debbo “fare per “essere piantato” in Gesù?

Cosa debbo smettere di fare, o cosa debbo iniziare a fare per assorbire il nutrimento che deriva dalla sua Parola?

2. Qual'è lo scopo del dimorare in Gesù?

“Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano.” (v.5-6)

Vorrei mostrarvi come definiamo la nostra comunità sul sito della chiesa e che è tratta dal nostro statuto:

"CHE COS’È LA VERA VITE? La VERA VITE è una chiesa cristiana evangelica. Che cosa vuole dire? Siamo un gruppo di persone (“chiesa”) che ha creduto in Gesù Cristo come il Salvatore (“cristiana”) attraverso la buona notizia conosciuta attraverso il Vangelo (“evangelica”) e, come tralci che dimorano nella vite, traiamo tutto il nostro nutrimento da Gesù (la nostra “VERA VITE”)."

Lo scopo di ogni chiesa, e di ogni credente che la compone, non è quello di portare  più persone possibili in un locale, ma di portare frutto a Gesù.

Lo scopo non è il nostro compiacimento di vedere una sala piena, ma quello di vedere altri  che accettano Gesù... anche se non faranno mai parte della nostra chiesa.

Se siamo piantati nel suolo di Gesù  il frutto che portiamo è abbondante.

Questo è un tralcio.... Io posso sforzarmi quanto voglia, posso forse appenderci dei frutti sopra... ma non produrrà mai alcun un frutto s e non è attaccato alla vite;

Avete mai sentito dire: “guarda che bel grappolo ha prodotto questo tralcio!”? No di certo! Ma hai  sentito dire “guarda che bei grappoli ha prodotto quella vite!”.

Il tralcio da solo è legno morto, lo si butta via e ci si fa un falò; non è buono neppure per essere messo da parte, lo si brucia direttamente su un fuoco già acceso.

Ma il tralcio attaccato alla vite è lo strumento tramite cui la vite  reca al mondo i suoi frutti.

Ora vorrei chiedervi: per quante ore il tralcio  deve essere attaccato alla vite  per portare frutto? Quante ore ha di libera uscita per staccarsi e andare  a passeggiare da solo?

Il problema è che molti credenti pensano di essere mobili dell'Ikea, che si smontano e si rimontano a piacimento. “Adesso mi stacco un po' dalla vite, faccio un po' gli affari miei,  vedo un po' di mondo intorno... e poi mi “rimonto” sulla vite”.

Basta un minuto lontano dalla vite  e il tralcio si secca

La tua “App”:  cosa debbo cambiare nella mia vita per essere attaccato costantemente alla vite?

3. Qual'è l'effetto del dimorare in Gesù?

"Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto.  In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli. "(v.7-8)

Qui Gesù indica non solo l'effetto ma anche il metodo  e il premio  del dimorare in lui.

Quale è il metodo? se... le mie parole dimorano in voi Eccola la zolla, la buca nel terreno da cui trarre l'energia per portare frutto; la sua Parola! Ovvero: LEGGI LA BIBBIA! Leggi, memorizza, fanne parte della tua vita.

E il premio?

“domandate quello che volete e vi sarà fatto”

Domanderemo e riceveremo  (“quello che volete” =  non c'è limitazione!  Per cui domandate  “in grande”!)

Manca l'effetto, ovvero, la cosa che rimarrà per sempre: e qui gli effetti sono due: uno più importante per Dio e uno più importante per noi

“In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto”

A chi va la gloria  quando noi portiamo frutto? Noi siamo stati creati per glorificare Dio. La parola che usa Gesù in greco è  δοξάζω - doxazō  che significa “ritornare la gloria”: questa è la parte più importante!

Poi c'è la parte che è importante per noi:

“così sarete miei discepoli.”

Saremo discepoli veri di Gesù

App per noi: sto dimorando in Gesù per ottenere i premi, o perché il mondo glorifichi Dio?

4. Quale è il luogo dove devo essere piantato/piantata?

“Come il Padre mi ha amato, così anch'io ho amato voi; dimorate nel mio amore.” (v9.)

L'amore è un terreno fertile: Paolo lo descrive così:

“L'amore è paziente, è benevolo; l'amore non invidia; l'amore non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s'inasprisce, non addebita il male, non gode dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa.” (1 Corinzi 13:4-7)

L'amore di Gesù deve essere  la caratteristica distintiva che tutti  possono vedere , anche da lontano, e dire  “quella persona è piantata nell'amore di Gesù.

App per noi: quali azioni d'amore posso compiere per mostrare agli altri l'amore di Gesù?

5. Come posso dimorare nell'amore di Gesù?

“Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore; come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore.” (v. 10)

“Si Marco, tutto bello.. ma PRATICAMENTE, come faccio a dimorare, ad essere piantato, ad essere piantata in Gesù?” Ce lo indica al v. 12

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. (Giovanni 15:12)

Vi ricordate? Una volta chiesero a Gesù  quale fosse il comandamento più importante, e lui rispose dicendone due:

“Ama il Signore Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la mente” (Matteo 22:37) “Ama il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22:38)



Come il Padre mi ha amato,... così anch'io ho amato voi ...Ama il prossimo tuo come te stesso

Per dimorare in Gesù devo essere il “ripetitore” dell'amore di Dio che ho ricevuto attraverso Gesù

App:  Sono un buon “ripetitore” dell'amore di Dio verso gli altri?

Conclusione

La volta scorsa,  avevamo visto che Gesù dopo averci  detto che saremmo stati odiati e perseguitati, aveva spiegato che lo aveva fatto affinché non fossimo turbati, e ci aveva ripetuto che non dovevamo preoccuparci perché lui aveva già vinto per noi il mondo.

E questa volta? Cosa ci dice questa volta?

“Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa. (Giovanni 15:11)

Che tipo di gioia ha Gesù? Lo scrittore di Ebrei la descrive così:

“Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.” (Ebrei 12:2b)

E' una gioia  che ci fa vedere oltre l'ostacolo E' una gioia  che ci fa sedere assieme al nostro Padre.

Vuoi questo tipo di gioia?

“Dimorate in me, e io dimorerò in voi."

Preghiamo.
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