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domenica, settembre 13, 2015

Gesù è la verità: la testimonianza di Nicola Legrottaglie | 13 Settembre 2015 |


Cosa fai, quando ti intervistano e devi raccontare in cinque minuti cosa significa essere di Cristo? Nicola Legrottaglie ci mostra come si possa essere efficaci e fedeli, anche quando gli altri vorrebbero metterti in difficoltà.

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Siamo all'ultimo degli otto messaggi su come testimoniare Cristo. E voglio concludere con una
testimonianza “diversa”: per prima cosa perché è i una persona famosa, e poi perché è una testimonianza fatta a “non credenti”.

Già, perché fino ad ora abbiamo sempre ascoltato testimonianze di credenti che parlano ad altri credenti,  che “giocano in casa”, con persone che conoscono chi è Gesù, e cosa ha fatto.

Ma, cosa accade quando ad intervistarti non è un credente, quando la tua testimonianza la devi fare a chi è scettico, forse contrario, e che ti prende per pazzo o peggio per esaltato?

Vediamo questo filmato di Nicola Legrottaglie


(Il link al video di Nicola Legrottaglie  lo potrete trovare suo sito di Atleti di Cristo cliccando qui.)

Nicola Legrottaglie è stato un giocatore famoso della Juve e del Milan, è stato anche in nazionale. E' nato in una famiglia di credenti.

Da piccolo, a dieci anni, Nicola aveva fatto una preghiera:  “Dio, fammi giocare in serie A e ti prometto che annuncerò il tuo nome in tutto il mondo." 

Dio, come ho più volte detto, le preghiere le prende sul serio; ma Nicola si era dimenticato la preghiera fino a venti e passa anni ha fatto la “bella vita” che il suo sport gli permetteva: donne, auto, party, vestiti eleganti.

Ma, a un certo punto della sua vita, quando tutto quel mondo dorato lo aveva nauseato, si ricorda della preghiera, capisce che Dio è stato fedele, e decide di “pagare” la sua promessa.

Nicola diviene così uno dei simboli della fede in Cristo nello sport, scrive quattro libri, fa parte degli “Atleti per Cristo”. Ed è naturale che, quando lo invitano in tv, cerchino di capire meglio la sua “diversità”.

E Nicola non si tira indietro,  non rinnega la sua fede, anzi, la testimonia meglio salendo sulle domande a trabocchetto che gli fanno.

Vediamo come Nicola, con semplicità, in sette minuti riesce a predicare l'intero evangelo.

“Per me la fede è diventata uno stile di vita”

La prima affermazione che fa è quella che poi sorregge tutto il suoi discorso: la fede non è una moda, o un hobby, non è qualcosa da “aggiungere” alla vita, “Gesù e...” (lo sport, il successo, ecc.) ma Gesù é...

Paolo aveva usato parole simili per spiegate che nella la sua vita non c'e a era Cristo, ma che la sua vita era Cristo:

“Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno.”  (Filippesi 1:21)

Puoi dire la stessa cosa di te? La Tua vita è Gesù e.. oppure Gesù é la tua vita?

Stabilito che la sua vita appartiene a Cristo, Nicola passa a descrivere lo scopo della sua vita:

“Vorrei dare agli altri quello che io ho ricevuto”

La vita di Nicola ha uno scopo, e non è legato al suo sport,  ma al mandato ricevuto da quel Cristo che è la sua vita:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate.” (Matteo 28:19-20a)

Quale scopo hai nella vita? Nicola avrebbe avuto tutte le possibilità e le  pulsioni per inseguire lo sport dove primeggiava, ma ha deciso, invece, di seguire lo scopo di di Cristo.

A questo punto l'intervistatore comincia a non “capire” più chi sia Nicola: quando non capiamo qualcosa, di solito cerchiamo di metterlo in una “scatoletta” con su un bel nome, rassicurante, che ci faccia sentire di aver capito che cosa sia.

“Tu sei evangelico...”

Ecco trovata la “scatoletta”: tu sei così perché fai parte di quel gruppo di persone “un po' bizzarre” che vanno sotto il nome di “evangelici”.

Nicola, da parte sua, rifiuta la “scatoletta”:

“Io appartengo a Cristo...”

A chi appartieni, tu? Sei talvolta felice nell'affermare “Ma io mica sono cattolico, io sono evangelico!”, mettendoti da solo nella “scatoletta” con su la tua bella etichetta. Nicola, al contrario la pensa come Paolo:

“Quando uno di voi dice: "Io sono di Paolo!" e un altro ribatte: "Io di Apollo!", non fate forse come fanno i pagani?” (1 Corinzi 3:4 PV)

Fallita la tattica della “scatoletta”, l'intervistatore prova la tattica della “assimilazione” che dice che se tue cose sono simili, allora le posso mettere assieme: due contenitori , uno trasparente e di vetro, e uno colorato e di plastica, sono sempre due bicchieri.

“Le tue parole faranno felice Papa Francesco...”

Anche stavolta Nicola rifiuta il tentativo di “assimilazione:

“Io concordo con tutti coloro che annunciano la verità... Spero che tutti coloro che hanno l'autorità di parlare di Dio, e di Gesù, possano annunciare solo ed esclusivamente Gesù...”

Nicola afferma una cosa molto semplice: non è il contenitore che rende degno il messaggio, ma il contenuto che lo rende degno. Se il messaggio è verità, allora è ok. Se il messaggio è SOLO Gesù, allora è ok. Altrimenti, qualsiasi sia la bellezza del contenitore, il contenuto è da gettare via.

Forse tu sei attento ad avere un bell'involucro, una volta si diceva “tutto casa e chiesa”... ma quale contenuto c'è all'interno? C'è SOLO Gesù... oppure c'è Gesù e....

“Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5)

Falliti i tentativi “scatoletta” e “assimilazione”, l'intervistatore a questo punto entra “nel pallone” (è il caso di dirlo!) e Nicola può utilizzare i tre minuti rimanenti per proclamare l'evangelo:

“Dio parlerà direttamente a voi perché ognuno ha intelligenza per leggere la Bibbia... avere una relazione intima con Gesù che diventa tuo amico... Questo è il cristianesimo vero: non è una religione, ma una relazione”

Ce la fai, con le parole, a descrivere che cosa è Cristo nella tua vita? Oppure descrivi Cristo come “chiesa, Bibbia, preghiera” tutte cose lodevoli, intendi, ma che creano una religione,  non una relazione.

Perché, se la chiesa, se la Bibbia, se la preghiera, vengono visti come un mezzi per arrivare in alto (questo è lo scopo di ogni religione) allora il fallimento è sicuro.

Ma se la chiesa, la Bibbia, la preghiera, vengono vissuti come un colloquio costante, una frequentazione costante, una amicizia costante co Gesù, allora il frutto è assicurato.

Proverbi dice:

“L’amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella sventura.” (Proverbi 17:17)

Quale è, l'amico con cui passi la tua vita? Si dice che i veri amici si vedono nel momento del bisogno. Nicola afferma di avere a fianco questo tipo di amico:

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo per le anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero”. (Matteo 11:28-30)

Più volte abbiamo detto che il giogo non è un peso, ma un sollievo. Si mettono sempre assieme un bue più forte ed esperto con uno più debole e inesperto, affinché il bue esperto dia il passo all'inesperto, affinché il bue forte dia forza al debole.

Gesù è il bue forte, Gesù è il bue esperto. Se lo hai a fianco nella tua vita, non c'è ragione di temere, e troverai riposo durante il lavoro nel campo.

“Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero"

Preghiamo

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