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domenica, settembre 20, 2015

Un Dio che si inginocchia al mio fianco: l'adultera nel tempio. | 20 Settembre 2015 |


Gesù si è abbassato tanto da raggiungerci lì, dove siamo, per poi sollevarci assieme a lui, se lo accettiamo, e se lo seguiamo.

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Oggi voglio parlarvi di un tema che è molto presente nella nostra società moderna: la violenza sulle donne, il femminicidio.

Sembra che la nostra cultura abbia improvvisamente scoperto questo problema, su cui c'è da fare moltissimo.

Oggi voglio mostrarvi come, duemila anni fa, Gesù si è speso su un tema che, a noi appare attualissimo, e nel quale lui è intervenuto in maniera diretta.

Mi riferisco all'episodio narrato in Giovanni al capitolo 8: oggi vi chiedo di fare uno sforzo di immaginazione, e “vedere la scena”.

Siamo nel Tempio a Gerusalemme,  il tempio è affollato, e Gesù sta insegnando nei cortili, quando a un tratto arriva un gruppo di persona che urla e strepita; al centro c'è una figura minuta che cerca di difendersi dalle percosse, mentre due la tengono per le braccia. Il gruppo giunge, e si ferma dinanzi a Gesù,  getta a terra la donna,  e inizia a parlare a Gesù.

"E Gesù andò al monte degli ulivi.   All’alba tornò nel tempio e tutto il popolo andò da lui ed egli, sedutosi, li istruiva.  Allora gli scribi  e i farisei  gli condussero una donna còlta in adulterio; e fattala stare in mezzo gli dissero: "Maestro, questa donna è stata sorpresa flagrante adulterio.   Ora, Mosé nella legge ci ha comandato di lapidare tali donne; tu, che ne dici?".   Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito in terra.   E siccome continuavano ad interrogarlo, egli alzato il capo, disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei".   E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra.  Essi, udito ciò e accusati dalla loro coscienza, uscirono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna, che stava là in mezzo.   Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: "Donna dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?".   Ed ella rispose: "Nessuno, Signore". E Gesù le disse: "Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più". "
(Giovanni 8:1-11)

A prima vista, sembra un episodio abbastanza normale per una comunità: c'è una legge di carattere religioso che regola gli aspetti “morali” e “civili della vita:

  • C’è un reato (l’adulterio) che è punibile a norma della Legge di Mosè
  • C’è un reo (la donna)
  • C’è un tribunale (gli Scribi e i Farisei)
  • C’è una pena da applicare (la morte per lapidazione) 
  • C’è un luogo dove giudicare (il Tempio)

A prima vista tutto quadra…a prima vista... perché noi lo vediamo con i nostri occhi di occidentali. Ma se lo guardassimo con gli occhi di un ebreo dell'epoca, vedremmo che non quadra praticamente nulla!

1. C’è un reato.

Non c’è alcun dubbio;  i testimoni anno colto la donna “in flagranza di reato”; l’hanno vista proprio mentre commetteva adulterio.

Farisei e Scribi fanno riferimento a una legge in Deuteronomio:

“Quando si troverà un uomo coricato con una donna sposata, tutti e due moriranno: l’uomo che si è coricato con la donna e la donna. Così toglierai via il male di mezzo a Israele.” (Deuteronomio 22:22)

Legge chiara, può sembrare crudele (e lo era meno di quanto possiamo credere al giorno d’oggi - e poi vedremo perché), ma i Farisei avevano in questo caso ragione…

Se non che, (io non sono un avvocato), ma penso che anche il peggiore degli avvocati a questo punto saprebbe invalidare il procedimento per "vizio di forma". Nel processo c'è una “anomalia” evidente”

2. C’è un reo

La legge di Mosè dice: “…tutti e due moriranno…”

... e l'uomo? Dov’è l’uomo con il quale la donna ha commesso adulterio? Qui c’è solo la donna sul banco degli accusati.  E’ MOLTO singolare che ci sia solamente lei, in quanto, secondo la tradizione con la quale veniva applicata la  Legge, i testimoni

  • a) dovevano essere più di uno
  • b) dovevano aver visto assieme e nello stesso medesimo istante il reato
  • c) dovevano aver visto specificatamente l’atto sessuale tra i due;  non venivano ritenute prove sufficienti l’aver visto i due che entravano o uscivano da una stanza vuota, e neppure il fatto di averli trovati sdraiati sullo stesso letto.

Possibile che che due testimoni ( se non più) e  molti tra Farisei, Anziani e Scribi si fossero lasciati scappare l’uomo;  non lo citano neppure.  E come se la donna fosse stata l’unica e sola colpevole dell’adulterio.

3. C’è un tribunale.

Anche sulla composizione e sulla autorità del tribunale ci sarebbe da sollevare una infinità di dubbi circa la imparzialità.

Le norme usate per applicare la legge, dicevano che i testimoni dell’adulterio avrebbero dovuto ammonire una prima volta gli adulteri,  e solo se avessero continuato nel loro comportamento, avrebbero potuto portarli in giudizio.

Se tu hai un dubbio sulla legge, come Scribi e Farisei sembrano avere,  se cercano il parere autorevole di Gesù,  perché tutto quel clamore?  Il Tempio era uno dei luoghi più pubblici che esistessero a Gerusalemme: se tu ci entri strombazzando che hai preso una donna in flagrante adulterio,  in men che non si dica tutti lo sapranno. La tradizione era invece che , nei casi di adulterio, la donna venisse invece posta sotto custodia di altre donne nella sua casa in attesa della sentenza.

Al giorno d’oggi si chiama “legittima suspicione nei confronti del collegio giudicante”;  c'è il sospetto, cioè, che il tribunale abbia già deciso la sentenza e la pena.

4. C’è una pena da applicare 

All’epoca di Gesù, l’adulterio era punito solo in rarissimi casi con la morte,  ma piuttosto con l’allontanamento della donna da parte del marito e la confisca di tutti i suoi beni.

Deuteronomio non parla di lapidazione, ma semplicemente di “Morte”, senza specificare il metodo.  Il metodo usato (molto raramente, come già detto) era lo strangolamento  (… e indovinate chi doveva strangolare gli adulteri? I testimoni!).  La lapidazione era una morte infamante. per il popolo ebraico, così come la croce era una morte infamante per il conquistatore romano.

5. C’è un luogo dove giudicare

Che il luogo dove avvenissero i giudizi fosse il Tempio, era tutto da dimostrare;  Gesù, ad esempio, fu giudicato in casa di Caiafa, il Sommo sacerdote.

Tra l’altro, da quando i Romani avevano preso il potere, le sentenze di morte non potevano più essere prese senza il loro consenso,  e pertanto il luogo dove avrebbe dovuto svolgersi il processo sarebbe stato nei palazzi di Pilato.

Insomma, quello che avevano in mente di fare era un vero e proprio linciaggio;  era il modo usato per dare la morte a qualcuno senza dover passare per il giudizio di Roma.

Ma, ancor di più, stavano architettando l’ennesima “trappola” per far cadere in fallo Gesù.

Quel “tu, che ne dici?".  è una sfida, non una richiesta: “Ora vediamo come te la cavi con questa domanda impossibile!”

Scribi e Farisei erano abituati a fare a Gesù “domande impossibili”, per coglierlo in fallo, e stavolta avevano “architettato” la “trappola perfetta. Vediamo perché.

1. SE Gesù risponde : “Lapidatela

  • Va contro l’autorità di Roma.  Lo sapevano bene, Anziani, Scribi e Farisei; quando portarono Gesù da Pilato, ed egli gli consigliò di giudicarlo secondo la loro legge; Ma dato che volevano che Gesù fosse mandato a morte, vedete cosa rispondono: 

“Pilato quindi disse loro: "Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge". I Giudei gli dissero: "A noi non è lecito far morire nessuno".” (Giovanni 18:31)

  • Si dimostra fondamentalista di fronte al popolo nell’applicare la Legge.
  • Smentisce nei fatti tutto quanto andava predicando sul perdono dei peccati.

2. SE Gesù risponde “Liberatela


  • Va contro la Legge di Mosè.
  • Si dimostra permissivista di fronte al popolo nell’applicare la Legge.
  • Smentisce nei fatti quanto andava predicando circa il ravvedimento dai propri peccati.


I Farisei e gli Scribi non cergano la guida verso la migliore soluzione,  ma USANO la Legge per “tentare” (=mettere alla prova) Gesù.

USANO una legge che a noi sembra crudele, ma che era un deterrente fortissimo contro l’aduterio: che dava origine a figli illegittimi e a mogli ripudiate, categorie queste che sarebbero state ai margini della società e con la quasi certezza di morire di fame e di stenti.

USANO una legge BUONA (per la situazione dell’epoca) fatta dal nostro Dio  per far cadere in trappola il Figlio di Dio, cercando una base legale sulla quale accusare ed uccidere Gesù.

E, ad un certo punto, quando Gesù si china a terra a scrivere col dito, sentono di avere la vittoria in pugno; dicono tra  di loro: “Eccolo, che l’abbiamo messo in un angolo, da dove non ci può più scappare”. E infieriscono su di lui.”

“Allora, MAESTRO, cosa dici? Che fai? Non rispondi? Dai, signor MAESTRO, tu che sai tutto, dacci la risposta!”

Gesù vede le leggi del Padre abusate, vede l'odio della folla, e vede la disperazione della donna.

Cosa avresti fato tu, al suo posto? Probabilmente li avresti riempiti di male parole, sia gli uni, che l'altra.

Ma Gesù è Gesù,  e non è mai nell'angolo

"Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei".

Questa risposta li gela: non hanno più nulla da aggiungere né da ribattere.

Non è una ribellione verso Roma:  Gesù non sta condannando a morte la donna.
Non è una ribellione verso la Legge:  Gesù sta EFFETTIVAMENTE dicendo di scagliare la pietra,  ma sottolinea che colui che si prende la responsabilità di giudicare deve essere senza peccato.

Penso che non tutti abbiano capito all'istante la grandezza della risposta, difatti sono  prima i più anziani ad andarsene, i quali hanno forse compreso l’enorme implicazione della risposta di Gesù, poi ad uno ad uno tutti gli altri.

"Essi, udito ciò e accusati dalla loro coscienza, uscirono ad uno ad uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi."

Gesù non ha usato la sua autorità per accusarli e cacciarli, ma ha lasciato che fosse la loro stessa coscienza ad accusarli e a cacciarli

Gesù rimane solo con la donna;

“Gesù, alzatosi e non vedendo altri che la donna, le disse: "Donna dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?".”

Gesù usa la stessa parola “gunè = donna”  che userà quando, sulla croce, dirà a sua madre “Donna, ecco tuo figlio” per affidarla alle cure di Giovanni;  è una parola che denota rispetto verso di lei.

A ragione avrebbe potuto trattarla male - era una adultera. E invece no, non sta lì col dito puntato in segno di accusa, ma con le braccia aperte in segno di perdono.

La donna è incredula, guarda le schiene dei suo carnefici, di coloro che erano pronti a strapparle in maniera brutale la vita allontanarsi in fondo ai portici del tempio: è…. salva!!!

“Ed ella rispose: "Nessuno, Signore"”

Risponde in un filo di voce, forse tergendosi le lacrime dagli occhi.

La donna  usa lo stesso termine “kurios” per chiamare Gesù, che aveva usato Pietro quando Gesù gli aveva detto di gettare le reti dall'altra parte della barca. Non è semplicemente “Signore" ma è "MAESTRO" ;  è il modo con cui ci si rivolge a qualcuno che ha potere su di noi, che è una guida per noi.  Per lei Gesù, di cui forse aveva sentito vagamente parlare, ora è qualcuno da seguire ed a cui prestare attenzione.

Forse in lei c'è ancora timore; timore per quel che Gesù le dirà circa il suo peccato:

“Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più"

Gesù ha trasformato la trappola ben architettata da Scribi e Farisei per farlo cadere,  in un occasione di giudizio per gli accusatori  e di ravvedimento per la donna adultera.

Cosa ci dice a noi del 21° secolo questo brano?

1. Spesso ci comportiamo come Scribi e Farisei nei confronti degli altri.

Siamo lesti a vedere gli errori altrui,  siamo pronti a allestire il tribunale speciale, e siamo disposti pure a lapidare gli altri per i loro peccati.

Gesù ci dice: “Non fatelo, non giudicate per non essere giudicati”.

Piuttosto che scagliare pietre dovremmo essere un aiuto verso la santificazione di chi ci circonda, dovremmo aiutare chi pecca a cambiare vita; e per fare questo, dobbiamo essere, noi per primi, puri.

2. Spesso ci dimentichiamo che Dio è un Dio d’ordine.

Gesù non ha detto “la regola dell’adulterio non si applica più; è per questo che ti assolvo”.  Egli ha detto “Vai, e rispetta quella regola che ti è stata data per il tuo bene”.

Dio ha dato delle regole per i credenti affinché il suo corpo (la chiesa – noi) prosperi e si accresca;  nell’applicare queste regole in chiesa dobbiamo pensare all’amore che Gesù ha sempre dimostrato per coloro che peccano,  e che il suo traguardo è sempre il ravvedimento piuttosto che l’umiliazione del peccatore.

3. Siamo o siamo stati un po’ tutti “adulteri nel tempio”.

Come la donna, ognuno di noi era colpevole e meritevole di punizione;  la legge era lì per accusarci, era stata fatta per il nostro bene,  ma da peccatori incalliti quali siamo, essa era diventata un’arma letale contro di noi.

Gesù non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento,

“... affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.” (Romani 8:4 LND)

 "Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.” (Romani 6:14 LND)

Gesù non è lì per accusarci dei nostri peccati, anche se ne avrebbe tutto il diritto; ma quello che ci chiede è il ravvedimento:

"Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più."

La donna adultera aveva incontrato Gesù ad un passo dall’essere lapidata; e forse la paura per l’aver scampato una morte atroce l’avrà fatta ravvedere.

Ricordiamoci anche noi che, quando abbiamo incontrato Gesù, eravamo destinati ad una morte atroce… quello che in Apocalisse viene descritta come la “morte seconda”,  l’essere eternamente dannati e distanti da Dio.

Gesù odiava il peccato della donna di certo di più dei Farisei;  Gesù odia i nostri peccati,  ma ama noi.

  • 1. C’è un reato (i nostri peccati) ma Gesù lo ha cancellato per mezzo del suo sangue;
  • 2. c’è un reo (noi), ma se siamo in Cristo ci siamo ravveduti e stiamo camminando e lottando contro la nostra vecchia natura di peccatori;
  • 3. c’è un tribunale, ma sappiamo che sarà Gesù a giudicare… e noi non passeremo in giudizio;
  • 4. c’è una pena da applicare (la morte seconda), ma per coloro che seguono Cristo li attende una vita eterna vissuta alla sua presenza;
  • 5. c’è un luogo dove giudicare (i Cieli), ma noi non saremo in quel giorno seduti sul banco degli accusati.

La donna era a terra, Gesù si inginocchia a scrivere in terra, Gesù non è in alto sul nostro peccato,
ma è al nostro fianco, si abbassa tanto da raggiungerci lì, dove siamo, per poi sollevarci assieme a lui,se lo accettiamo, e se lo seguiamo.

Preghiamo.

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