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04 maggio 2008

Gli uni gli altri | 4 Maggio 2008 |


1° Parte - Gioco con i bambini
  • Estrai due bambini x il gioco: dovranno riuscire a mangiare quanta più Nutella possibile in un minuto utilizzando solo una mano e prendendo il cucchiaino dal fondo... solo che il manico del cucchiaino sarà lungo un metro e mezzo!
  • Se nessuno dei due riesce, fai vedere assieme ad un adulto come si fa... semplicemente imboccandosi a vicenda!
  • Chiedi ai bambini se hanno capito cosa c'entri con il credere in Gesù.
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2 ° parte
Non so se è arrivata anche a voi tramite e.mail l'ennesima catena di S.Antonio elettronica con al seguente storiella:

Un sant'uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.”

Dio condusse il sant'uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all'interno.

Al centro della stanza, c'era una grandissima tavola rotonda. Al centro della tavola, si trovava un enorme recipiente con del cibo dal profumo delizioso, e il sant'uomo sentì subito l'acquolina in bocca.

Ma le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato, ed avevano tutti l'aria affamata. Avevano si, dei cucchiai ma dai manici lunghissimi, ed erano attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto del cibo e raccoglierne un pò, ma poichè il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio, non potevano accostare il cibo alla bocca.

Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l'Inferno”.

Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì; la scena che l'uomo vide era identica alla precedente.

C'era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso che gli fece ancora venire l'acquolina. Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici. Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Il sant'uomo disse a Dio: “Non capisco!” “E' semplice- rispose Dio- questi sono i miei figli, ed hanno ascoltato le mie parole, imparando a nutrirsi gli uni gli altri mentre i primi non le hanno ascoltate e continuano a pensare solo a loro stessi.”

Aldilà della piacevolezza o meno della storiella, essa mi ha offerto l'occasione di riflettere ancora una volta sulla differenza che fa ascoltare o meno la parola di Dio, ed in particolare i comandamenti cosiddetti “sociali”, ovvero quelli che Egli ci ha dato per regolare la nostra vita di credenti in mezzo agli altri credenti.

Nella storia i figli di Dio venivano identificati con quelli che, in vita, erano stati attenti alla parola di Dio... ma a quale comandamento in particolare, mi sono chiesto.

Sappiamo ormai che quando la Bibbia insiste su una parola specifica, sta a significare che quella, e le azioni che ad essa si collegano, sono di massima importanza per noi.
Sapete quale sia la classifica nel Nuovo testamento delle parole (o frasi) più usate?

  • Al primo posto, con 145 versetti, si trova, AMORE
  • al secondo posto, con 106 PECCATO
  • al quarto posto con 44 SALVEZZA...

...ma al terzo posto, con 58, ben prima della salvezza si trova “L'UN L'ALTRO.

Per 58 volte Dio ci rammenta come dobbiamo comportarci “l'un altro”... e questo lascia tutto a pensare che , NORMALMENTE, NON ci comportiamo l'un l'altro come nostro Padre vuole.

Nel gioco io ed ...... ci siamo “nutriti” l'un l'altro, ed in italiano con “nutrice” si individua la madre che dà il seno al bimbo, che dà se stessa perchè cresca e prosperi.

Ma un genitore non dà solo cibo alla propria creatura; dà calore, amore, protezione, ammaestramento... E quello che voglio fare oggi con voi è appunto di esaminare i 38 versetti contenuti nelle epistole del Nuovo testamento che contengono la frase “l un l'altro”.

Nella nostra vita di credenti, alcuni di questi comandamenti ci vengono facili, senza neppure pensarci, ma sappiamo che Dio vuole da noi obbedienza verso TUTTI i suoi comandamenti, non solo su quelli che ci vengono facili!

E l'elenco che vi propongo oggi è proprio per valutare dove siamo forti, per proseguire e fortificarci” e quelli dove invece siamo deboli, dove c'è più bisogno di lavorare e di applicarsi quotidianamente.

Ho diviso i trentotto versetti in otto gruppi che rappresentano otto ambiti della nostra vita di credenti in rapporto con altri credenti e, come in una famiglia terrena, affrontano otto aspetti della convivenza con gli altri membri.

Il primo di questi è quello che riguarda L'accogliere, il servire e il sopportare.

Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. (1 Pietro 4:9) Perciò accoglietevi gli uni gli altri, come anche Cristo vi ha accolti per la gloria di Dio. (Romani 15:7) Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. (Romani 16:16) Perché, fratelli, voi siete stati chiamati a libertà; soltanto non fate della libertà un'occasione per vivere secondo la carne, ma per mezzo dell'amore servite gli uni agli altri; (Galati 5:13) con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, (Efesini 4:2)

Quanto sono larghe le braccia nell'accogliere tuo fratello? Ti viene facile essere ospitale, oppure preferisci amare “a distanza”. Gesù ti chiede di aprire la tua casa, e con essa il tuo cuore all'altro.
Ma, una volta che abbiamo accolto il fratello, o la sorella nella nostra famiglia, il lavoro è solo all'inizio...anche se è un buon inizio.
Se facciamo parte della stessa famiglia, allora dobbiamo essere onesti reciprocamente, perdonare ed aiutare:
Non mentite gli uni agli altri, perché vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue opere (Colossesi 3:9) Confessate dunque i vostri peccati gli uni agli altri, (Giacomo 5:16a) perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo. (Efesini 4:32b) Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo. (Galati 6:2)
Ricordiamoci di esserci spogliati dell'uomo vecchio, di colui che nascondeva i propri peccati perchè nessuno li vedesse, per avere una faccia pulita da mostrare, ma anche di colui che non lasciava cadere alcuna offesa a terra, ma segnava, e aspettava la vendetta. Cristo, invece, ci chiama al perdono, e non solo.. ci chiama a fare il cammino assieme all'altro, portando nelle salite anche i pesi dell'altro oltre ai propri.
Sono capace di essere onesto fino in fondo, oppure ho ancora angoli bui dove la menzogna la fa da padrone? Riesco a confessare di essere un peccatore, oppure ho su la maschera dell'uomo duro che non perdona mai? Gesù ci chiede di smettere i panni del superuomo ed ammettere i nostri errori, per poi essere di aiuto ad altri come noi.
Se riusciamo a farlo, allora saremo in grado di meglio affrontare anche il prossimo passo, diventando capaci non solo di sopravvivere a noi stessi, ma anche di essere d'esortazione e di edificazione agli altri.
La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; c. (Colossesi 3:16a) edificatevi gli uni gli altri, come d'altronde già fate. (1 Tessalonicesi 5:11b) Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione. (Romani 14:19). Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all'amore e alle buone opere (Ebrei 10:24)
Il cammino, anche se fatto assieme, può essere duro, ed è per questo che, come un allenatore fa verso il suo ciclista che soffre la salita, dalla propria ammiraglia lo incita, lo esorta, trova le migliori parole. E tra credenti le parole migliori non possono che essere quelle di Cristo.
Quali parole escono dalla mia bocca? Sono capace di esortare, o preferisco buttare giù l'altro? Le mie parole edificano o distruggono?
Ma la vita dei credenti non è solo o non è mai facile; ci sono momenti su, e momenti giù, terribilmente giù. Ed è per questo che ci è comandato di consolarci a vicenda.

Consolatevi dunque gli uni gli altri con queste parole. (1 Tessalonicesi 4:18) Perciò, consolatevi a vicenda (1 Thessalonicesi 5:11a)

Spesso l'incoraggiamento non basta; abbiamo bisogno anche della spalla su cui piangere, di sentirsi compresi, del silenzio di un credente che ti tiene fra le braccia e ti stringe ed è lì, che convide con te il tuo dolore o la tua paura.
So essere la spalla del mio amico? So ascoltare il suo male e consolare, anche con la mia sola presenza?
Anche se non sono vicino nel corpo fratello in Cristo, posso sempre esserlo in preghiera

Pregate gli uni per gli altri affinché siate guariti; la preghiera del giusto ha una grande efficacia. (Giacomo 5:16b)
M'impegno ad essere “giusto” agli occhi di Dio, oppure le polveri della mia preghiera sono talvolta “spente”?
Ma tutto questo, ci dice la Scrittura, non deve essere fatto per “primeggiare” anzi tutt'altro: l'altro ha la precedenza.

Quanto all'onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. (Romani 12:10b) sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo. (Efesini 5:21)

Chi è più degno di onore, chi è più importante? Io o l'altro? Se non cerco di rendere l'altro primo sto perdendo comunque la gara.

C'è un fine a tutto questo, ed è un fine più alto del nostro stare bene individuale, ma in quello dell'unità del corpo di Cristo, la sua Chiesa.

Così noi, che siamo molti, siamo un solo corpo in Cristo, e, individualmente, siamo membra l'uno dell'altro. (Romani 12:5) Il Dio della pazienza e della consolazione vi conceda di aver tra di voi un medesimo sentimento secondo Cristo Gesù, (Romani 15:5) perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. (1 Corinzi 12:25)

Sto adoperandomi per l'unità del piccolo pezzo di corpo di cui faccio parte? Ricordati che solo l'unione del corpo renderà più rapido il ritorno di Gesù.
Sopra tutto ciò , ma anche la base su cui costruire, deve esserci quella parola usata 145 volte nel Nouvo Testamento:

Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, (Efesini 4:32a) Quanto all'amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. (Romani 12:10a) Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. (Romani 13:8)

Amare è un debito, è qualcosa che io DEVO all'altro; e se non lo do sono degno di essere condannato. Ma se amo, ho già adempiuto TUTTA la legge!

La nostra è una piccola comunità che sta crescendo nell'amore, che sa accogliere e servire...ma si può fare sempre di meglio.

Come ho detto all'inizio, di queste otto tappe, a seconda di come siamo fatti, alcune ci vengono naturali, per altre ci dobbiamo sforzare un po', per altre ancora invece le sentiamo così distanti da noi che ci sembra impossibile di raggiungerle.

Io vi sfido a analizzare la vostra vita di credenti alla luce dei trentotto “l'un l'altro” scritti in questi otto punti. Se pensi che stai praticando attivamente tutti e trentotto, beh, allora fermati a leggere la seconda tappa, quella che si chiama onestà!.

Se invece riconosci che sei carente in alcuni, ti consiglio due cose; la prima, ringrazia Dio e benedicilo per quegli aspetti dove già stai riuscendo, e prega Gesù di aiutarti a mantenerli vivi e a migliorali.

La seconda; segna quelli dove invece ti senti incerto o forse molto lontano. Tieni questo foglio nella tua Bibbia, prega Gesù perchè ti aiuti a raggiungere anche gli altri passi e, torna sul foglio spesso per controllare se ti stai impegnando, perchè Gesù di sicuro lo fa.

Il sant'uomo disse a Dio: “Non capisco!” “E' semplice- rispose Dio- questi sono i miei figli, ed hanno ascoltato le mie parole, imparando a nutrirsi gli uni gli altri mentre i primi non le hanno ascoltate e continuano a pensare solo a loro stessi.”

Tu sei benedetto perchè sei figlio di Dio, salvo in Gesù, e hai imparato a nutrirti l'un latro con i tuoi fratelli e sorelle in Cristo.

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20 aprile 2008

La missione dei 12 ... e la tua missione. (SOLO AUDIO) | 20 Aprile 2008 |

Qual'è la missione che Gesù ha in serbo per te? E soprattutto, sei pronto ad ubbidire?
Il Signore si aspetta che tu risponda!

Giuseppe ci illustra tutto ciò leggendo Luca 9:1-6.

File audio 28 MB
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06 aprile 2008

Doctor House non abita qui... (SOLO AUDIO) | 6 Aprile 2008 |

Come ci parliamo, noi che facciamo parte della famiglia di chiesa? Prendiamo ad esempio la maniera di parlare di doctor House, quella del mondo, violenta e arrogante, oppure siamo diversi?

Seguiamo Michele che ci illustra perché il nostro modo di parlarci DEVE essere differente.

File audio 30 MB
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23 marzo 2008

Il cuore d'un padre | 23 Marzo 2008 |

Immaginatevi di essere un padre.
Un padre che viene svegliato nel cuore della notte dalla telefonata di un funzionario di polizia che vi comunica che vostro figlio si trova detenuto in un carcere.
Con voce distaccata vi dice che vostro figlio era ubriaco alla guida di un auto, ha ucciso investendole due ragazze irlandesi ed è fuggito senza soccorerle, finendo poi per schiantarsi a qualche chilometro di distanza contro due auto in sosta.
Vi vestite, in fretta e furia, mettendo la prima cosa che vi capita, senza badare a cosa sia, e vi precipitate giù per le scale, nel garage, dove la vostra auto vi attende. Salite, mettete in moto, partite a tutta velocità.
I minuti che fate in auto per raggiungere quel carcere sembrano ore; e mentre andate, avete il tempo di scrivere mentalmente una lettera d'amore a vostro figlio, detenuto in attesa di giudizio, in carcere, colpevole:
Figlio mio,
non scorderò mai il primo istante in cui ti vidi.
Nella stanza dove sei nato eravamo rimasto soli io e te, e per tenerti al caldo, mi ricordo di averti preso tra le braccia e di averti poggiato sul mio petto.
Nel silenzio della notte non s'udiva null'altro che il suono dei nostri due cuori; il tuo, piccolo e frequente, mentre provavi la tua prima ora di sonno nel mondo, ed il mio, più grande ed impazzito per la gioia di avere tra le braccia per la prima volta quell'essere piccolo e indifeso, sangue del mio sangue, carne della mia carne, inseguito ed amato sin dal primo istante del tuo concepimento.
Mi ricordo la tua prima bici, e il tuo sguardo attonito quando l'hai vista, nuova fiammante, nel salotto di casa, e tu che non volevi più staccartene tanto da volerla portare persino nella tua cameretta quando andavi a dormire.
Mi ricordo la tua pagella di quinta elementare, e lo sguardo fiero dinanzi a me nel consegnarmela, tutto felice di aver ottenuto una ottima promozione.
Ed ancora mi ricordo tutte le sere passate a chiacchierare del mondo, dell'amore e della vita, mentre ascoltavamo in sottofondo uno dei brani di musica che ti piacciono tanto...
Cosa ia fatto, figlio mio? Dove è finito il figlio che amo? Cosa ne è stato di tutto l'amore e di tutti gli insegnamenti nei quali ti ho cresciuto?
Ciò che hai fatto è imperdonabile, e tu ora non sei più degno del mio amore...
Ma comunque e nonostante tutto ciò che hai fatto, aldilà di ogni logica figlio mio, io sento di amarti ancora disperatamente.
Se solo potessi cambiare vita con vita, finire io in quel carcere che ti tiene prigioniero, scontare io la tua pena, pur di vederti tornare libero e felice, pur di sapere che la tua vita non finirà lì, ma che potrai avere ancora momenti di gioia, come i primi che vivemmo assieme...
Se solo potessi...”

Il cuore d'un padre (o d'una madre) talvolta ha una logica tutta sua;tende a scusare, a cercare rimedio, a comprendere e a provare a correggere anche le cose più gravi di un figlio...al di la di ogni ragionevole possibilità

E' La logica “illogica” del cuore di un padre è una logica che “soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. (1 Corinzi 13:7). :per dirla con le parole dell'apostolo Paolo. E' la logica dell'amore.
Cerchiamo di essere buoni padri( e madri) ma talvolta la logica del cuore di un padre s'infrange contro la cruda realtà di un figlio che disobbedisce, che “la combina grossa”, che si perde nel mondo e nelle sue tentazioni e deviazioni.
E non c'è la possibilità di poter cambiare vita con vita, di potersi sostituire nella pena per ridare la libertà; ciò che siamo ora, come pensiamo e come agiamo, segna inesorabilmente ciò che saremo domani.
Tuttavia, c'è un padre particolare, unico al mondo, capace di infrangere questa regola; Tanto tempo fa, anche quel padre ha scritto una lettera d'amore a ciascuno dei suoi figli, nel momento in cui si è accorto che quello che stavano facendo li avrebbe portati a scontare una pena terribile e atroce.
E in un passo di quella lettera leggiamo queste parole:
Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5:8)

Ci conosce bene quel padre, e conosce anche tutte le nostre debolezze; sa come siamo fatti e sa che non siamo capaci di mantenere ciò che promettiamo, che non siamo capaci di stare lontani dai guai, che l'auto della nostra vita è costantemente oltre i limiti di velocità consentiti e che guidiamo spesso, troppo spesso, dopo esserci sbronzati della nostra superbia, della nostra autosufficienza, del nostro egoismo.
Non nasciamo buoni, dobbiamo imparare a diventarlo, e se non ce la facciamo, la nostra vita rimane reclusa dentro la cella delle nostre azioni sino alla morte.
Ma Dio ha voluto (e potuto) fare quello che anche il padre terreno avrebbe volentieri fatto: scambiare vita con vita, espiare lui la colpa nostra così da poterci donare la libertà e la vita di nuovo; una nuova vita.
Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. (Roman1 5:6)

Il verbo che usa Paolo tradotto con “senza forza” è “astenes”: astenia è la parola con cui si indica lo stato di una persona profondamente malata. E la parola empi nell'originale greco “asebes” significa molto di più di empio, ma sta ad indicare colui che agisce all'esatto contrario di quello che vorrebbe Dio.
Eravamo gravemente ammalati e deboli, e per di più facevamo l'esatto contrario di quello che nostro padre ci diceva di fare. Più che di essere compresi, avremmo avuto bisogno di una punizione. Più che di uno scambiare vita per vita avremmo meritato la condanna: Paolo stesso lo fa notare:
Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; (Romani 5:7)

Chi avrebbe avuto il coraggio di morire al posto nostro? Solo il cuore d'un padre, pazzo d'amore per te e per me avrebbe potuto farlo.
Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. (Romani 5:6-8)
E' questa la lettera d'amore del Padre Dio, scritta per me e per te

Figlio mio,

ti conosco da quando ti ho creato nel seno di tua madre, ed ho seguito la tua vita in ogni istante.

Conosco ogni tuo attimo di vita e sono stato presente alle tue gioie e ai tuoi dolori. Conosco il male che ti rende debole e ti condanna ad una vita lontana da me; e quel male è così profondo che ogni tuo gesto è fatto dimenticano i miei insegnamenti.

Ma ti amo anche così, perché sei mio figlio, la creatura stupenda che ho concepito perché fosse erede della mia gloria.

Non aspetterò senza far nulla che il tuo male ti conduca lontano da me ancora un po', e che la condanna sia il il tuo futuro.

Io ti mando il mio unigenito figlio per morire al posto tuo, vita per vita. E accadrà così che...

Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti. . (Isaia 53:3-5)

Figlio mio amato, cerca il mio cuore, accettando la cura che in Gesù io mando per te. E riprendi il cammino assieme a me...

Tuo padre.”

E' tutto qua, il miracolo della Pasqua; nel cuore d'un padre che manda a morire il proprio figlio per scontare la pena che meriteremmo, e a risuscitarlo dai morti per portarci con lui al cospetto del padre, lavati, puri, guariti e pieni di forze.

Se nel cuore del padre dell'uomo che ha ucciso le due ragazze irlandesi c'era l'amore disperato nel sapere che nulla avrebbe potuto rimettere indietro le lancette dell'orologio per lavare via la colpa, in quello di Dio c'è sia l'amore perfetto per la creatura che ama (tu), sia la cura perfetta in Gesù che muore e resuscita per lavare via la colpa.

Cosa farai, dinanzi al cuore del padre Dio pazzo d'amore per te?

Rifiuterai il dono d'amore che ti offre, vita per vita, oppure cercherai il cuore di Dio?

Rifiuterai la cura al tuo male di vivere , oppure accetterai la cura di Gesù?

Rimarrai a contemplare il panorama dalla cella dove sei prigioniero, oppure riprenderai il cammino che Dio ha in serbo per te?

  • Cerca il cuore di Dio
  • accetta la cura di Gesù
  • e riprendi il cammino della tua vita

Dio è pazzo d'amore per te, tanto da mandare il suo unico figlio a morire in croce e a risuscitarlo dalla tomba per averti al suo fianco per sempre.

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16 marzo 2008

Arrivare a Cristo (SOLO AUDIO) | 16 Marzo 2008 |

Messaggio di Michele

File audio 29 MB
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02 marzo 2008

Non avrai altro Dio (SOLO AUDIO) | 2 Marzo 2008 |

Messaggio di Sandro

File audio 23 MB
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17 febbraio 2008

Salmo 57 (SOLO AUDIO) | 17 Febbraio 2008 |

Quando soffri...
a chi ti rivolgi,
e cosa dici?

Ascoltiamo Michele che ci illustra il modo che Davide ha trovato la unica per chi crede in Dio.

(File audio 26.24 MB)
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10 febbraio 2008

Là dove soffia lo Spirito di Dio... (SOLO AUDIO) | 10 Febbraio 2008 |

Ecco quanto lo Spirito ha messo in cuore di condividere ai vari membri della nostra comunità.

File audio (35 MB)
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03 febbraio 2008

Essere membri di una chiesa locale | 3 Febbraio 2008 |

Durante l'ultimo anno abbiamo speso più di un messaggio sul cosa significhi essere membro di una chiesa (e di questa in particolare)e sul cosa debba fare o non fare un membro.
Abbiamo a più riprese visto che se sono membro di questa chiesa ...
1) PROTEGGERÒ LA MIA CHIESA
  • agendo con amore verso gli altri membri
  • rifiutando di ascoltare i pettegolezzi
  • obbedendo ai miei leader
2) CONDIVIDERÒ LE RESPONSABILITÀ NELLA MIA CHIESA
  • pregando per la sua crescita
  • invitando non credenti ad assistere
  • essendo caloroso verso i visitatori

3) SERVIRÒ I MINISTERI DELLA MIA CHIESA
  • scoprendo i miei doni ed i miei talenti
  • facendomi equipaggiare per il servizio dai miei leader
  • sviluppando un cuore disposto a servire


4) SARÒ DI AIUTO ALLA TESTIMONIANZA DELLA MIA CHIESA
  • frequentando gli appuntamenti di chiesa fedelmente
  • conducendo una vita retta
  • contribuendo economicamente in maniera regolare
Ora, la teoria di quello che è (o dovrebbe essere) un membro di chiesa la conosco tutta...adesso mi manca solo ... la cosa più importante: come posso mettere in pratica tutto questo se non sono membro di questa chiesa?
E poi, devo proprio essere membro di una chiesa locale per poter continuare a chiamarmi credente?
Posso rimanere a vita un “simpatizzante” senza fare il passo “dentro” ed essere allo stesso modo un credente realizzato?
Oggi vorrei concludere la serie di messaggi su questo argomento soffermandomi su questi tre aspetti principali:
  1. Cosa significa essere “membro”di una chiesa locale?
  2. Perché dovrei diventare membro di una chiesa locale?
  3. E' necessario essere membro di una chiesa locale?

1) Cosa significa essere membro di una chiesa locale?

Se cercate la parola “membro di chiesa” o solo “membro” sul Nuovo Testamento rimarrete delusi.
La Bibbia difatti non parla affatto dei “membri” di una tale o di una tal altra chiesa, e non c'è parimenti alcuna indicazione che i credenti abbiano “subito” una sorta di esame d'ammissione per far parte di quella determinata chiesa; la condizione unica e sufficiente per farne parte era (ed è) semplicemente CREDERE in Gesù, CREDERE che lui è il Figlio di Dio e CREDERE che il solo attraverso il Suo sacrificio sono stato salvato.
Ma, sapete, quando si parla di una chiesa, nel Nuovo Testamento, gli scrittori la presentano in una maniera “strana” : vi faccio qualche esempio:
La notizia giunse alle orecchie della chiesa che era in Gerusalemme, la quale mandò Barnaba fino ad Antiochia. (Atti 11:22)
Oppure:
Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani e riferirono le grandi cose che Dio aveva fatte per mezzo di loro.
(Atti 15:4)
O anche:
Giunto a Cesarea, salì a Gerusalemme; e, salutata la chiesa, scese ad Antiochia. (Atti 18:22)
Avete fatto caso di come viene presentata la chiesa locale? Luca (lo scrittore di Atti) non dice “Poi giunti a Gerusalemme furono ascoltati dai membri di chiesa” oppure, “ La notizia giunse alle orecchie dei membri di chiesa”...
No, Luca parla della chiesa come di un qualcosa che ha orecchie proprie con cui ascoltare, braccia proprie con cui accogliere con un abbraccio gli ospiti, labbra con cui baciare in segno di saluto chi se ne va.
La chiesa in Atti non viene rappresentata come un insieme di individui, di singoli riuniti in un luogo o riuniti da un ideale, ma come qualcosa che vive, pensa e agisce come un uno.
Paolo esprime questo concetto nella sua maniera poetica e fantasiosa in 1 Corinzi 12, dal versetto 12 al 28: e mi piace leggere tutto il brano, perché nessuno come lui sa trasporre in esempi pratici e comprensibili a tutti le verità circa la nostra vita di credenti.
1 Corinzi 12:12- Poiché, come il corpo è uno e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, benché siano molte, formano un solo corpo, così è anche di Cristo. (13) Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un unico Spirito per formare un unico corpo, Giudei e Greci, schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un solo Spirito. (14) Infatti il corpo non si compone di un membro solo, ma di molte membra. (15) Se il piede dicesse: "Siccome io non sono mano, non sono del corpo", non per questo non sarebbe del corpo. (16) Se l'orecchio dicesse: "Siccome io non sono occhio, non sono del corpo", non per questo non sarebbe del corpo. (17) Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l'odorato? (18) Ma ora Dio ha collocato ciascun membro nel corpo, come ha voluto. (19) Se tutte le membra fossero un unico membro, dove sarebbe il corpo? (20) Ci son dunque molte membra, ma c'è un unico corpo; (21) l'occhio non può dire alla mano: "Non ho bisogno di te"; né il capo può dire ai piedi: "Non ho bisogno di voi". (22) Al contrario, le membra del corpo che sembrano essere più deboli, sono invece necessarie; (23) e quelle parti del corpo che stimiamo essere le meno onorevoli, le circondiamo di maggior onore; le nostre parti indecorose sono trattate con maggior decoro, (24) mentre le parti nostre decorose non ne hanno bisogno; ma Dio ha formato il corpo in modo da dare maggior onore alla parte che ne mancava, (25) perché non ci fosse divisione nel corpo, ma le membra avessero la medesima cura le une per le altre. (26) Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. (27) Ora voi siete il corpo di Cristo e membra di esso, ciascuno per parte sua. (28) E Dio ha posto nella chiesa in primo luogo degli apostoli, in secondo luogo dei profeti, in terzo luogo dei dottori, poi miracoli, poi doni di guarigioni, assistenze, doni di governo, diversità di lingue.

Essere membro non significa dunque essere un individuo singolo in mezzo ad una folla di tanti altri singoli individui; uno dei tanti di cui si può fare a meno e di cui neppure si avverte la mancanza.
Essere membro significa essere una parte importante, funzionale e vitale alla sanità e allo sviluppo del corpo stesso; Paolo afferma questo:
Sotto la guida di Gesù, tutto il corpo, ben collegato e tenuto unito dalle giunture, grazie al contributo di ogni singola parte, crescerà nell'amore. (Efesini 4:16 Vita Pratica)

Paolo sta implicitamente dicendo che SE tu sei membro di una chiesa locale, non credere che la tua debolezza o il tuo venir meno non sarà notata o non farà alcuna differenza
Per questo motivo la decisione di essere membro di questa o di qualsiasi altra chiesa, di scrivere il proprio nome e cognome sulla tesserina e su un registro dei membri che troverete fra qualche domenica su di un tavolo qui in sala ,è qualcosa da non prendere alla leggera.
Il tuo nome su quella tessera significa non solo che accetti le regole e gli scopi che questa comunità si è data, ma anche (e soprattutto) che ti impegnerai a fortificarti per essere di aiuto al corpo di cui sei parte integrante ed insostituibile. E' quello che Paolo afferma dicendo:
Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro è onorato, tutte le membra ne gioiscono con lui. (1 Corinzi 12:27)
SE un membro diventa debole, tutto il corpo ne soffre; se un membro cede, tutto il corpo ne subisce le conseguenze.
Questo significa essere membro; essere parte di un corpo, con le gioie e i dolori che questo comporta.

2) E' necessario essere membro di una chiesa locale?

Perché non posso restare quello che sono? Mi piace venire in questo posto, mi piace ascoltare le preghiere e pregare anch'io. Mi piace ascoltare i messaggi ed avere comunione fraterna....Cosa cambierebbe PER ME se diventassi membro?
E' questa una delle domande più frequenti che vengono poste circa il diventare membro di una chiesa; essa nasce in realtà da una supposizione errata.
Si suppone infatti che il divenire membro sia soltanto una “procedura”; un timbro su di una carta, e via, ecco la mia tessera nuova fiammante di membro della Chiesa della Vera Vite!
Diventare membri di qualsiasi chiesa non è una procedura, ma un processo; un giorno siamo entrati dalla porta, ci siamo messi seduti alle ultime sedie. Passando i mesi abbiamo avuto la possibilità di avvicinarci sempre di più al centro della sala di chiesa, fino ad arrivare ad occupare le sedie davanti.
Diventare membri non è una procedura, ma un processo; non ha a che fare con quello che saremo tramite la nostra tessera di membro, ma ha a che fare con quello che eravamo, e col cammino che abbiamo fatto per arrivare lì, a prendere l'impegno ufficiale di entrare a far parte, con le gioie e le responsabilità che ne conseguono del corpo Cristo, la sua chiesa terrena di cui questa comunità è parte.
Esistono dei siti internet, dove poter consultare e scaricare una grande quantità di informazioni, di immagini e di altre cose utili; ma per farlo bisogna registrarsi come “membri” di quel determinato sito.
Talvolta questi siti offrono agli “ospiti” una “preview”, un'anteprima di cosa potranno trovare all'interno, fatta per incuriosire, attrarre e convincere ad andare oltre il navigatore; e , fintanto che restiamo “ospiti” possiamo consultare e guardare senza doverci “esporre” iscrivendoci” come membri.
Ma le pagine, le informazioni o le immagini sull'anteprima sono limitate e prima o poi le avremo consultate tutte; se ci interessa realmente di entrare “dentro” al sito, dovremo iscriverci come membri.
Una volta iscritti, ci verrà assegnata una “login”(identità) e una “password”(parola chiave); solo a questo punto potremo utilizzare a pieno tutte le risorse del sito.
Per certi aspetti, la chiesa funziona allo stesso modo; essa concede a tutti un'anteprima di cosa significhi far parte del corpo di Cristo, ed è anche bello all'inizio poter vedere da questo punto di vista “protetto” di cosa si tratti. E le chiese dovrebbero (DOVREBBERO!!!) offrire agli ospiti un'anteprima adatta a incuriosire, attrarre e convincere ad andare oltre.
Ma se vuoi apprezzare a pieno cosa significhi l'amore di Gesù, non hai altro modo che far parte del suo corpo, divenendone una parte funzionale e indispensabile; divenendone membro.
La login,la tua identità sarà differente in funzione dei diversi doni che Cristo ha riversato in te, ma la password non è segreta ed è comune a ciascun altro membro della comunità: io credo che Gesù è il figlio di Dio venuto per salvarmi.

3) Perché dovrei diventare membro di una chiesa locale?

Ma debbo dunque essere membro di una chiesa per essere salvato? E' necessario che io faccia parte di una “struttura” per essere gradito a Dio? Perché non posso invece coltivare la mia fede da solo?”
Questa è una delle “FAQ”, domande frequenti” (per rimanere nel gergo del web) circa il diventare membro di una chiesa.
Anche questa volta la domanda parte da una supposizione sbagliata.
Si suppone che sia “obbligatorio” far parte di una “chiesa locale organizzata” per essere salvo.
La salvezza non la si acquista, la si riceve per grazia: Paolo dice:
Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. (Efesini 2:8)
L'essere membro di una chiesa locale, o il non esserlo, non interferisce minimamente con la salvezza che hai SE credi in Cristo Gesù.
MA, Dio non solo ci ha salvati, riscattati e cambiati, ma ci ha dato anche una “palestra” dove esercitare non a parole ma con i fatti il nostro cambiamento, affinché quanto noi facciamo assieme porti altri a credere. Paolo dice:
Quanto all'amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all'onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente. (Romani 12:10)
Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l'amore copre una gran quantità di peccati. Siate ospitali gli uni verso gli altri senza mormorare. Come buoni amministratori della svariata grazia di Dio, ciascuno, secondo il carisma che ha ricevuto, lo metta a servizio degli altri. (1 Pietro 4:8-10)
La palestra dove si esercita la nuova creatura nata dopo aver creduto in Gesù, è la chiesa locale.
Non sei salvo SE fai parte di una chiesa locale, ma SE sei salvo DEVI (se puoi) far parte di una chiesa locale.
E' qui che ci esercitiamo ad avere amore per i fratelli e le sorelle in Cristo, a perdonarci l'un l'altro, ad essere ospitali, a mettere a disposizione i doni e le abilità che Dio ci ha concesse NON per il nostro utile, ma per il suo corpo in terra , la chiesa.
E tutto questo NON ha un fine all'interno della comunità di chiesa, ma ha uno scopo netto, preciso, dettato da colui che è venuto a salvarci
Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". (Giovanni 13:35)

Conclusione

Alla luce di quanto abbiamo studiato assieme, possiamo allora rispondere alle tre domande che ci eravamo posti all'inizio:

1) Cosa significa essere membro di una chiesa locale?

Essere membro significa essere una parte importante, funzionale e vitale per la sanità e lo sviluppo del corpo stesso, accettando le regole che la chiesa locale si è data, con le gioie e i pesi che ne conseguono, al fine di edificare e rendere forte il corpo di Cristo, la chiesa locale.

2) E' necessario essere membro di una chiesa locale?

Essere membri non è un procedimento, ma un processo; è la naturale evoluzione della fede; è divenire membro del sito www.gesù.dio per sfruttarne a pieno tutte le potenzialità e le risorse.

3) Perché dovrei diventare membro di una chiesa locale?
La palestra dove si esercita la nuova creatura nata dopo la conversione a Gesù, è la chiesa locale. Non sei salvo SE ne fai parte ma SE sei salvo DEVI farne parte.
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Prendere la decisione di divenire membro è un passo importante della tua vita di credente, è un altro gradino verso la santificazione per somigliare sempre di più a Gesù.
Per questo è un passo che deve essere spontaneo ma meditato, fatto col cuore ma dopo aver riflettuto su tutte le buone cose che una tale decisione porta, ma anche sugli impegni verso Dio e verso gli altri membri che esso comporta.
E' per questo che voglio pregare per ciascuno di voi, singolarmente; perché il Signore vi aiuti a accettare il “passo avanti” che è insito nel diventare membro, accettando tutte le gioie e tutti i pesi che questa decisione significa


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20 gennaio 2008

Matrix (SOLO AUDIO) | 20 Gennaio 2008 |

Cosa accadrebbe se a "Matrix" Enrico Mentana invitasse a parlare di Gesù lo scrittore de" Il codice Da Vinci", una giornalista naturalmente scettica e un credente?
Chi uscirebbe "sconfitto" dall'incontro basato sulle "evidenze dei fatti"?
Michele, Serena, Davide e Rebecca simulano per noi questo incontro/scontro impossibile.

File Audio 22,09 MB
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13 gennaio 2008

Gli utili d'impresa per il credente (SOLO AUDIO) | 13 Gennaio 2008 |

Come funziona un'azienda qualsiasi?

L'obbiettivo di qualsiasi azienda è quella di produrre utili; per questo scopo si dota di beni per produrli.

I beni si classificano in beni materiali e immateriali...

Seguiamo la logica della ragioneria e vediamo cosa succede se la applichiamo alla nostra vita di credenti nella nostra chiesa...

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