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domenica, agosto 28, 2016

Cosa ti rimane quando non ti rimane più nulla? | 28 Agosto 2016 |


Cosa rimane quando non rimane nulla? Quando la vita "toglie", e ti ritrovi nel bisogno.Cosa posso portare con me che mi aiuti a sopravvivere, anzi, che mi faccia vivere una nuova vita?

NOTA: questo messaggio è stato registrato nel 2011, ma lo riproponiamo pensando a coloro che nel centro Italia hanno perso davvero tutto a causa del terremoto.
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Introduzione

Ci sono dei momenti nella nostra vita nei quali sembra che stiamo perdendo tutto.

Pensate a don Luca De Pero. Luca è parroco di un paese di 690 abitanti nelle Marche:
  • da se anni lì
  • un gruppo di oltre 20 giovani che lo segue e lo ama
  • poi scopre la “lettura quotidiana della Bibbia” e tramite essa un rapporto personale con Gesù come non lo aveva avuto prima. Scopre che «Il figlio che vede la madre sbagliare non può tacere in eterno»., e decide di lasciare
  • per questo viene scomunicato, cacciato di casa, tolto lo stipendio.
Cosa rimane a Luca?

Pensate a Brynne Vezey. La conosciamo perché ha insegnato all'English Camp qualche anno addietro:
  • porta in grembo per nove mesi il suo piccolo Eljia
  • arriva il momento più bello, il momento in cui lo terrà fra le braccia
  • ma il bimbo muore durante il parto
  • Brynne lo pulisce, lo veste, lo tiene fra le braccia qualche tempo, e poi lo consegna perché sia seppellito
Cosa rimane a Brynne?

Pensate a Giuseppe e Annarita Longo. Partono da Manfredonia per servire il Signore in questa regione:
  • si stabiliscono a Civita Castellana
  • fondano una chiesa, la dirigono
  • ma il Signore ha altri piani per loro:il piano si chiama Zimbabwe, Africa
  • vendono tutto, auto, casa, mobili, perdono i loro amici, strappano i figli dalle scuole e dai loro compagni, perché il Signore li chiama là
Cosa rimane ai Longo?

Vi hanno mai fatto lo scherzo di togliervi la sedia di sotto? Sedevate fiduciosi da sempre, e poi all’improvviso vi siete trovati doloranti a terra. A volte la vita è così

Vengono quei momenti in cui sentiamo che non rimane molto nella nostra vita.

Contesto

Nella Bibbia troviamo esempi di uomini e donne che hanno perso molto; troviamo storie di chi ha perso battaglie e beni, amici e libertà, salute e famiglia. E' un fatto della vita;è un fatto che accompagna la nostra esperienza cristiana da questa parte del regno.

Ma come dobbiamo reagire quando la terra intorno a noi sembra bruciata? Quando la sedia non c’è più e siamo doloranti e un po’ confusi a terra, qual è il modo di vivere la vita cristiana?

Vogliamo vedere oggi l'esempio della prima chiesa e dei primi credenti: Gerusalemme. Questa chiesa nel giro di poco tempo passò dall’avere tanto a perdere quasi tutto. Come reagirono? Qual è l’esempio per noi in questa stagione?

La nostra chiesa è una chiesa in crescita, ma è bene riflettere su come affrontare le tempesta proprio quando il mare è piatto come l'olio… ma la nostra vita è sotto attacco quotidiano; oggi abbiamo la sedia, e potrebbe essere così per molto.

E' una benedizione, non un merito ma domani qualcuno o qualcosa potrebbe togliercela di sotto. E' la fine della nostra benedizione, o forse Dio ha un progetto diverso per questa stagione nella nostra vita?

"E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: "Signore Gesù, accogli il mio spirito". Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: "Signore, non imputar loro questo peccato". E detto questo si addormentò. E Saulo approvava la sua uccisione. Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio per lui. Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione. Allora quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola.“(Atti 7:59-60, 8:1-4)

I credenti di Gerusalemme avevano tanto
  • Avevano una città
Una bella città; c’era movimento, c'era il tempio. Vivendo in città avevano lavoro, scuole, un gruppo di amici, una casa.

  • Avevano una comunità religiosa

Il Tempio prima e Gesù dopo; Gerusalemme era la culla del cristianesimo, lì era avvenuta da poco la Pentecoste e migliaia di conversioni. Centinaia di case accoglievano piccoli gruppi che spezzavano il pane e lodavano Dio. C’erano leader eccezionali, insegnamenti superbi, miracoli e conversioni

  • Avevano la libertà

Erano liberi di andare e venire, di predicare e propagare la loro fede; godevano il favore tra il popolo.

I credenti di Gerusalemme persero tutto. Tutto ciò cambiò in modo piuttosto veloce

Cambiamenti nella nostra vita possono essere repentini. C’erano delle avvisaglie sull’orizzonte, segnali di cambiamento, ma poi venne “quel tempo” (vs.8:1: Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme) scatenato nel suo furore dal sangue del primo martire (Stefano). I fastidi e le persecuzioni sporadiche divennero “una grande persecuzione”

Persero tutto. Alcuni persero i familiari: persero persone che amavano, figli che avevano desiderato. Brynne potrebbe raccontarci cosa si provi ad avere tra le braccia il proprio figlio morto.

Molti persero la possibilità di vivere in città e le proprie case; dovettero fuggire nel cuore della notte la loro bella Gerusalemme, gli odori e le stradine familiari, le bancarelle e l’ombra del tempio. Bambini passarono in silenzio davanti alle loro scuole, padri chiusero le loro botteghe piene di merci forse per l’ultima volta, madri raccolsero in fagotti le cose più preziose. Giuseppe e Anna Rita potrebbero raccontarci cosa significa non avere più “la tua casa”.

Molti persero la libertà; dovettero nascondersi , altri furono trascinati via in prigione.

Persero la comunità; la chiesa veniva devastata. Non certo nel senso spirituale, neanche le porte del soggiorno dei morti possono scalfire la chiesa di Gesù:

"E io altresì ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell'Ades non la potranno vincere" (Matteo 16:18)

ma nel senso della comunità e della comunione faccia a faccia, parola a parola, rompiamo il pane e preghiamo insieme, quella si! La persecuzione per mano di Saulo, allentò gli stretti legami di comunione al suo interno, separandoli fisicamente. Il termine è che furono “dispersi” significa “tirati fuori”, “diluiti”. Don Luca De pero potrebbe raccontarci cosa si provi a non avere più contatto con i suoi fedeli, e con i suoi giovani.

In tutto questo, cosa fecero i credenti? Cosa fai tu quando passi dall’avere tutto a perdere tutto?
Quali sentimenti provi?: autocommiserazione, rabbia verso Dio, confusione, debolezza?

I. I credenti di Gerusalemme portarono con se ciò che conta di più

8:4b:“portando il lieto messaggio della Parola.

Qual è?
  • che Dio ti ama e nulla accadrà a te e ai tuoi cari?
  • che Dio ti ama e quindi avremo una comunità meravigliosa che soddisferà tutti i nostri bisogni?
  • che Dio ti ama e quindi tutto andrà sempre a meraviglia nella tua vita?

Brynne, Luca, Giuseppe e Anna Rita possono testimoniare ognuno con intensità e situazioni radicalmente differenti che spesso i piani che uno immagina per la propria vita prendono un verso differente. Anche i credenti di Gerusalemme possono testimoniarlo (8:1 Tutti furono dispersi)

Il VERO messaggio è il regno di Dio:
  • Dio un giorno regnerà su questo pianeta in mezzo agli uomini che ora ci perseguitano e ignorano Dio;
  • Dio regnerà sul male, sulle afflizioni, e sul distacco
  • è un messaggio di speranza per il futuro, più che di garanzie per il presente
Questo è un “lieto” messaggio. E' qualcosa che porta gioia, a dispetto di qualsiasi circostanza avversa. -Gesù ha detto

Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne' cieli” (Matteo 5:12)

II. Il “lieto messaggio” va portato

Notate che Atti non dice “avendo con se il lieto messaggio” ma “portando con se il lieto messaggio” (è sottinteso “portarono ad altri”)

“Portando con se” --; greco = “ euaggelizo”; l’essenza della vita cristiana non è solo godere il vangelo ma diffonderlo. Non puoi avere una vita cristiana sana se, in qualche modo, non hai un cuore per la diffusione del vangelo.

Perdendo tutto, i nostri antenati cristiani, riscoprirono la loro missione.

E' notevole che i paesi del mondo dove oggi la chiesa vive con maggiore efficacia la sua missione sono i paesi dove stanno perdendo tutto.

Brynne perdendo il bambino ha perso tutto, ma se leggete le sue parole su FB, in questo momento sta parlando al cuore di altre madri che hanno sofferto lo stesso dolore... e non hanno Cristo, mentre lei si!

Luca perdendo la sua posizione di parroco ha perso la comunione con il suo gregge, una casa, il sostegno finanziario, ma sta testimoniando davanti a migliaia di persone in Italia, probabilmente perplesse se continuare ad andare in una chiesa che sentono distante, e davanti ai suoi giovani, che obbedire a Gesù si può, anzi si deve.

Giuseppe e Annarita; andando in Africa “hanno perso tutto”, ma hanno trovato lo scopo della sua vita di missionario. Basta leggere le lettere che ci inviano, e le foto dei sorrisi dei bimbi che stanno servendo là

Non c’è nulla che allieta il cuore del figlio di Dio come portare il lieto messaggio che renderà lieti i peccatori perduti: guardate il risultato:

“Quelli che erano stati dispersi per la persecuzione avvenuta a causa di Stefano, andarono sino in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia, annunziando la Parola solo ai Giudei, e a nessun altro. Ma alcuni di loro, che erano Ciprioti e Cirenei, giunti ad Antiochia, si misero a parlare anche ai Greci, portando il lieto messaggio del Signore Gesù. La mano del Signore era con loro; e grande fu il numero di coloro che credettero e si convertirono al Signore.” (Atti 11:19-21)

III Dio ci semina per poter raccogliere

Dispersi” = greco diaspeiro

La radice della parola “speirò” significa “seminati”.

Immaginate un sacchetto di semi, nel sacchetto non portano frutto… devono essere dispersi. C’è un terreno ampio e desertico intorno che ha bisogno di essere coperto di ricca vegetazione, ma i semi devono essere dispersi.

Noi siamo il seme nel sacchetto di Dio, e il seme va sparso non è un caso che veniamo da sette differenti comuni nell'Alto Lazio, per molti giorni viviamo le nostre vite lontani l’uno dall’altro.

Ciò fa male, è bello stare nel sacchetto, è brutto stare da soli nel buio terreno...ma c'è un progetto dietro tutto questo.

Spesso le cause della dispersione non sono lodevoli; la persecuzione a Gerusalemme non è lodevole, la discussione aspra tra Barnaba e Paolo non è lodevole. La missione di Giuseppe e Annarita è lodevole, ma non la morte del bimbo di Brynne, o la scomunica di Luca. Non dobbiamo mai dire e neppure pensare che la persecuzione e il dolore siano un bene.

Ma quello che possiamo dire è che Dio si può servire di queste circostanze per portare il bene
le circostanze di varia natura possono sembrare come una devastazione, ma in realtà si possono trasformare in una semina. Dipende da noi e da come viviamo queste circostanze:
  • le subiremo come martiri e ci piangeremo addosso, o le vedremo come porte aperte per nuove opportunità?
Un fratello era in carcere d’isolamento in un paese ex comunista: vide l’opportunità di raggiungere gli altri in isolamento bussando in codice con un barattolo sulle mura e proclamando il Vangelo.

IV Il seme non porta frutto se prima non muore

 “Le più grandi gioie nella vita cristiana vengono quasi sempre attraverso la sofferenza. Nessun fiore può germogliare in paradiso se non viene trapiantato dal Getsemani”. (Ian MacLaren- pseudonimo del Rev.Watson).

Gesù ha portato il frutto della salvezza quando è morto, la chiesa primitiva ha portato il frutto dell’adempimento del grande mandato spinta dalla persecuzione.

Per portare frutto, sei pronto a lasciare che qualcosa in te muoia?
  • La tua pretesa di dividere te stesso a metà tra la chiesa e la tua vita, e stando attento che questi due mondi non s'incontrino mai
  • la tua pretesa di sederti, ascoltare ogni domenica Dio che ti parla, e poi uscire senza far niente
  • la tua pretesa di fare di testa tua, senza prendere consigli da alcuno, tanto meno da chi ti ama nel Signore
Uccidi queste pretese: non siamo qui principalmente per ammobiliarci le case della nostra esperienza spirituale così che piacciano a noi stessi. Lui ti salva, tu lo servi. Ci deve essere un cambiamento di ottica: non “io che sto bene” - egoismo, ma “gli altri che vanno all’inferno e hanno bisogno del vangelo” - altruismo.

Conclusione

Quale stagione stai vivendo nella tua vita? Stai vivendo nella gioia? Ricordati che “stai portando con te” la lieta novella. Ringrazia Dio per la benedizione che stai vivendo...ma devi portare Gesù agli altri.

Stai vivendo nella persecuzione, degli uomini o della vita? (ill) L’ostrica ferita cura il suo guscio con una perla. Giuseppe disse ai suoi fratelli:

Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso. (Genesi 50:20)

La devastazione del tempo presente si può trasformare in una semina per Gesù, ma gli devi affidare i tuo pesi.

Fidati di Lui; egli è specializzato nel trasformare una morte di croce in una tomba aperta!
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