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domenica, marzo 16, 2014

La gioia della preghiera | 16 Marzo 2014 |

La preghiera non è solo una conversazione con nostro padre, ma è una fonte di gioia.
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Abbiamo detto nei due messaggi introduttivi che la preghiera è una conversazione; è parlare con Dio
è ascoltare Dio.

Vedremo che la preghiera non è solo un dare, ma è soprattutto un ricevere da Dio. Nella Bibbia sta scritto che c'è gioia immensa di essere parte del piano di Dio attraverso la preghiera.

“Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore, e per essere suoi servi, quanti si guardano dal profanare il sabato e restano fermi nella mia alleanza, li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera. I loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli.” (Isaia 56 :6-7 TILC)

Isaia parla di una “casa di preghiera”; in origine era una tenda nel deserto, poi diverrà un tempio a Gerusalemme. Era il posto dove Dio aveva decido di incontrarsi con gli uomini. Per essere alla presenza di Dio, per sperimentare la sua gioia, era necessario andare nel tempio.

Ma grazie alla croce, al giorno d'oggi, noi possiamo venire alla presenza di Dio ovunque e in qualsiasi momento. Non dobbiamo più andare in un edificio per incontrarci con Dio. La cortina del tempio è stata strappata, e noi possiamo avere libero accesso al Padre tramite Gesù.

Non è più Dio che ci conduce nel suo tempio, ma siccome il tempio siamo no, è Egli che viene a dimorare dentro di noi. Gesù lo dice!

“Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi se non dimorate in me.”(Giovanni 15:4)

E durante questi 40 giorni noi vogliamo sperimentare la stessa gioia che avevano le persone in Israele quando entravano nel tempio alla presenza di Dio. Vogliamo fare di questo luogo una casa di preghiera, ma vogliamo noi stessi divenire il tempio di Dio, la casa della preghiera per tutti i popoli

Quale relazione hai con Dio Padre? E' Egli l'amore più grande della tua vita?

Abbiamo visto nella precedente predicazione che, se amiamo qualcuno, gli parliamo! Così come un'amicizia del mondo si sviluppa, si consolida e cresce parlando, allo stesso modo succede con la nostra amicizia con Dio nel momento che preghiamo. E scopriamo che la gioia è il “sottoprodotto” o meglio il “superprodotto della preghiera”

Gesù dice che lui verrà a “dimorare”, in noi: non sarà un ospite, ma abiterà assieme a noi: mangerà con noi, dormirà con noi, piangerà con noi,  ma soprattutto “ci colmerà di gioia”, come dice Isaia 57.

In che modo?

Domanda: come posso avere gioia quando le mie preghiere non ricevono risposta, oppure quando la risposta è no, o quando ho perso un caro, o sono ammalato, disperato o depresso? Da dove può sgorgare la gioia?

4 Fonti di Gioia

1. La lode
2. Il ringraziamento
3. La confessione
4. Il chiedere

1. La mia gioia nasce dal lodare Dio

“Mandate grida di gioia al Signore, abitanti di tutta la terra! Servite il Signore con letizia, presentatevi gioiosi a lui!  Riconoscete che il Signore è Dio; è lui che ci ha fatti, e noi siamo suoi; siamo suo popolo e gregge di cui egli ha cura.” (Salmo 100: 1-3)

Il sentiero che porta alla gioia comincia con lodare Dio.

Nelle nostre preghiere spesso lode e ringraziamento a Dio vanno di pari passo E' giusto, ma c'è  da capire la differenza tra le due cose:

La lode è una risposta a chi Dio è, è riconoscere la sua natura,  il ringraziamento è una risposta a quello che Dio fa, è riconoscere che lui è presente nella nostra vita ed interviene in essa. La lode inizia sempre con la frase, :Dio tu sei...” l'enfasi è su Dio.

Il ringraziamento inizia sempre con la frase “Grazie Dio per...” L'enfasi è su di noi, e su quello che Dio ha fatto per noi. La lode è sempre l'inizio di un rapporto d'amore.

Pensate a quando vi siete innamorati di vostra moglie o di vostro marito: le prime frasi d'amore non erano certo “grazie per il portafoglio di pelle che mi hai regalato per il compleanno”. Le prime parole d'amore erano “sei bella”, “mi piaci” “sei il mio sole”

Un rapporto d'amore sincero comincia sempre mettendo sotto il riflettore la persona amata, non noi stessi.

Nel nostro statuto di chiesa, proprio all'inizio, abbiamo scritto questo come proposito della nostra chiesa:

“Noi esistiamo per: amare Dio presentandoci come veri adoratori e godendo di un rapporto intimo e gradevole con lui.

Il motivo stesso perché questa chiesa esiste NON è la nostra soddisfazione,  ma la lode a Dio.

Se non stai sperimentando la gioia nella tua vita,  è probabile che stai pensando troppo a te stesso e poco a chi Dio è. La gioia inizia lodando Dio per ciò che egli è.

2. La mia gioia nasce dal ringraziare Dio

C'è uno studio scientifico che afferma che le persone sono tanto più felici quanto più hanno un atteggiamento di gratitudine verso coloro che li hanno aiutati. E vivono più a lungo!

Paolo incoraggia (senza aver studiato sociologia) a ringraziare Dio con gioia.

“Possiate vivere in modo degno del Signore, e piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e imparando a conoscere Dio sempre di più. Chiediamo anche che siate fortificati dalla sua gloriosa potenza per crescere nella pazienza e nella perseveranza,  ringraziando con gioia il Padre che vi ha resi degni di far parte, insieme agli altri santi, del regno della luce.” (Colossesi 1:10-12 PV)

Per cosa vuoi ringraziare Dio?  Fai ora un elenco mentale, e proseguilo a casa. All'inizio di questi 40 giorni, pensa in che modo Dio è intervenuto nella tua vita, e ringrazialo per questo.

3. La mia gioia nasce dal confessare a Dio i miei peccati

C'è un altro studio scientifico che dimostra come le persone che nascondono segreti a lungo siano più soggette a depressione. E vivono anche di meno!

C'è gioia anche nella confessione: Davide dice così:

“Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti. Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato... Fammi di nuovo udire canti di gioia e di letizia, ed esulteranno quelle ossa che hai spezzate...Rendimi la gioia della tua salvezza, e uno spirito volenteroso mi sostenga”. (Salmo 51: 1-2, 8, 12)

Sembra quasi un contraddizione:  come posso avere gioia quando confesso a Dio che sono venuto meno ai suoi comandamenti? La confessione non è mai un atto gioioso, è un ammettere che abbiamo sbagliato,  che siamo stati disobbedienti,  che abbiamo fatto di testa nostra,  e che abbiamo fallito.

Davide ha scritto questo salmo per un'occasione specifica,  per IL peccato della sua vita. Nella prima linea del Salmo qualcuno (non Davide) ha messo questa spiegazione

“Salmo di Davide, quando il profeta Natan venne da lui, dopo che Davide era stato da Bat-Sceba.” (Salmo 51:1)

Davide lega il ritorno della gioia alla rimozione del suo peccato.

“Fammi di nuovo udire canti di gioia e di letizia, ed esulteranno quelle ossa che hai spezzate...  Rendimi la gioia della tua salvezza, e uno spirito volenteroso mi sostenga.” (Salmo 51: 8,12)

La confessione ci sposta dalle tenebre del nostro peccato alla luce della salvezza. La scrittrice cristiana Joyce Huggett la mette in questi termini:


C'è qualcosa che devi confessare a Dio? Un peccato? Un dubbio? Una paura? Prima ti libererai di esso, prima tornerai ad avere gioia nella tua vita

4. La mia gioia nasce dal chiedere a Dio

C'è gioia anche nel chiedere in preghiera a Dio di esaudire le nostre richieste; durante questi 40 giorni ne faremo molte. Chiederemo per la nostra città, chiederemo per i nostri amici, chiederemo per la chiesa perseguitata nel modo

Dov'è la gioia nel chiedere?  Ce lo spiega Gesù.

“ Quando verrà quel giorno, non occorrerà più che vi rivolgiate a me per chiedere qualcosa. Potrete domandarla nel nome mio direttamente al Padre, ed egli vi darà quello che chiederete.  Finora non avete mai chiesto nulla nel mio nome. Chiedete ed otterrete, così la vostra gioia sarà completa.” (Giovanni 16:23-24 PV)

Pensate alla gioia di chiedere qualcosa in nome di Gesù,  e di ricevere quanto avete richiesto! Gesù lega la gioia tanto al ricevere quanto al chiedere con fiducia.

Ma cosa succede quando preghiamo e non riceviamo, quando la risposta è “no”, o peggio, quando non riceviamo alcuna risposta ma un lungo silenzio?

Molti di noi hanno sperimentato questo, pregando per giorni, mesi, anni... e non ricevendo nulla!

Ma poi, in un modo inaspettato, il buio si è aperto, e la risposta è giunta. Magari non era la NOSTRA richiesta,  ma era la risposta di Dio alla nostra richiesta, non ciò che era buono per noi, ma ciò che era meglio per noi.

“Potrete domandarla nel nome mio direttamente” : ecco la vera sfida per noi! Pregare le cose che anche Gesù pregherebbe, chiedere le cose che anche Gesù chiederebbe al padre!

Conclusione

Per essere il tempio della preghiera debbo sperimentare la gioia della preghiera. E la preghiera è un atto di gioia che nasce

  • dal lodare Dio,
  • dal ringraziare Dio,
  • dal confessare a Dio,
  • e dal chiedere a Dio.

Se sperimenteremo questo nella nostra preghiera, Dio ci ha promesso che abiterà assieme a noi.

“Tu mi hai messo in cuore più gioia di quella che essi provano quando il loro grano e il loro mosto abbondano. In pace mi coricherò e in pace dormirò, perché tu solo, o Signore, mi fai abitare al sicuro.” (Salmo 4:7-8)



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