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28 novembre 2021

L'essenziale a Natale - L'adorazione è essenziale | 28 Novembre 2021 |

Tra tutte le cose che facciamo a Natale, quali sono le cose realmente "essenziali"? Quelle di cui come credenti non possiamo e non dobbiamo fare a meno? La prima cosa essenziale a Natale è l'adorazione, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.
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Oggi inizia l'Avvento, quel periodo di quatto settimane che ci porta verso il Natale, e come simbolo del ricordo della Luce che viene nel mondo abbiamo acceso la prima delle candele  della nostra Corona dell'Avvento, quella che simboleggia la Speranza.

Speranza! Che bella parola! Soprattutto in questo secondo Avvento passato assieme al Covid. Avete già iniziato con gli addobbi? Avete già fatto gli acquisti per i regali natalizi? Avete già in mente il menù per il cenone della Vigilia?

Essendo anche quest'anno un Natale “in emergenza” non potremo fare tutte le cose  che normalmente facevamo in quelli passati, oppure le faremo con accortezza, con distanziamento, magari concentrandoci su quelle “essenziali”.

Come vostro pastore vorrei, in questo periodo che ci porta al Natale, farvi concentrare sulle cose che, come credenti, sono realmente “essenziali” per Cristo.

Essenziale: tutti sappiamo cosa vuol dire, vero? Essenziali è qualcosa di cui non se ne può fare a meno,  che basta da sola senza necessità di tutto il resto.

Viene dalla parola “essenza”, che in origine individuava il liquido che si traeva spremendo un frutto, un fiore una bacca e poi traendone fuori la parte dell'olio profumato.

Attualmente l'estrazione dell'essenza si fa meccanicamente, attraverso una centrifuga, o reazioni chimiche, o shock termici che separano l'olio dall'acqua.

Nei tempi antichi per estrarre l'essenza profumata l'unico metodo era il “tempo”. Si spremeva il frutto, il fiore, la bacca, se ne traeva il liquido, e lo si metteva a riposare. Col tempo, molto, l'olio si separava dall'acqua,  affiorava, e veniva raccolto.

Essenza deriva dalla parola “essere”:  l'essenza è in forma concentrata ciò che quel frutto, quel fiore, quella bacca sono in realtà, escludendo tutto il resto; e per ottenerla, dobbiamo dare tempo per poterla avere.

Un Natale “essenziale”  significa cogliere del Natale ciò che è la sua parte estratta e concentrata, ciò che è davvero importante per noi come credenti e per il mondo per il quale Gesù è disceso in terra.

Non so se avete mai sentito  le parole “minimalismo” ed “essenzialismo”; se non le avete mai sentite cercherò di spiegarvelo brevemente

Sono due filosofie di vita che possiamo riassumere così: il “minimalismo” (da “minimo”) dice che nella vita  (nell'arte, nell'architettura, nella poesia) “meno è meglio” l'essenzialismo dice che  tra tutte le attività umane devo cercare il meglio.

Il minimalismo dice che un panettone a Natale è meglio. L'essenzialismo dice che basta solo il miglior panettone. Il minimalismo si concentra sul meno. L'essenzalismo si concentra sul meglio.

C'è un episodio nel Vangelo di Luca dove Gesù stesso ci sprona ad essere “essenzialisiti” ricercando per le nostre vite c'ò che è il meglio.

“Mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio; e una donna, di nome Marta, lo ospitò in casa sua. Marta aveva una sorella chiamata Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. Ma Marta, tutta presa dalle faccende domestiche, venne e disse: «Signore, non ti importa che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:38-42)

Avrete sentito predicare molte volte su questo passo (di sicuro anche da me) sottolinenando la differenza tra Marta e Maria, dove Marta è l'iperattiva e Maria la contemplativa. Marta è quella intenta a fare fare fare nella vita, e Maria invece è quella che si ferma per ascoltare Gesù.

Questo bel dipinto del 1600 dell'artista olandese Jan Vermeer conservato alla National Scottish Gallery diEdimburgo mostra come ci immaginiamo noi la scena: Gesù comodamente seduto su una poltrona,  con Maria seduta fisicamente vicino ai suoi piedi su uno sgabellino e Marta che corre di qua e di là  e si lamenta della fannullona Maria.

Bello il dipinto,  peccato che purtroppo non c'entri nulla con la scena reale, e neppure con il concetto che Luca vuole trasmettere.

Dovete sapere che, ai tempi di Gesù,  le case degli ebrei, soprattutto se appartenevano al popolo, non avevano quasi nessun mobile, figuriamoci le poltrone, gli sgabelli e i tavoli. Le persone quando stavano assieme sedevano per terra su dei cuscini con le gambe incrociate e tutti erano più o meno alla medesima altezza.

E, tra le altre cose, nessuno avrebbe voluto stare "ai piedi" di un ebreo a quei tempi. Le persone camminavano per strada tra le "deiezioni umane" (non c'erano fogne) e i piedi non erano particolarmente "profumati" (Gesù userà questa immagine poco prima della crocifissione, quando laverà i piedi ai suoi discepoli).

La frase tradotta con “seduta ai piedi di Gesù” ai tempi in cui Luca scrive non esprimeva l'immagine di una scena, ma un concetto: “sedere ai piedi di qualcuno” significava essere un seguace, un discepolo di colui ai cui piedi si era seduti.

Per Maria essere “seduta ai piedi di Gesù “ era qualcosa di meraviglioso, ma anche qualcosa di assolutamente unico.

Perché dico questo? Bisogna capire la posizione delle donne nella società ebraica ai tempi di Gesù.

Ai giorni nostri  alcune cose le diamo per scontate: ad esempio, il diritto di voto. Ma fino al 1946, in Italia le donne non solo non potevano votare, non solo non potevano essere elette,  ma non avevano neppure pari diritti rispetto agli uomini. E' soltanto 75 anni fa, e molto c'è ancora da fare per una piena parità. In Germania  le donne poterono votare solo dal 1919, in Gran Bretagna dal 1928, negli Stati Uniti dal 1929,  in Svizzera dal 1971! Solo 50 anni fa.

Ai tempi di Gesù la posizione dei rabbini circa le donne e la possibilità per loro di diventare discepole ed apprendere da qualcuno la Bibbia era sintetizzata in questa frase: “Meglio che la Legge venga bruciata piuttosto che venga insegnata ad una donna.”

Marta e Maria avevano compreso l'enorme privilegio di poter essere discepolate da Gesù.

So cosa mi vuoi dire: “Marco, va bene per Maria, che sta ferma ed ascolta Gesù... ma Marta? Lei è quella distratta,  lei è quella che non si cura di Gesù, lei è quella troppo occupata dalle cose del mondo!”

Vedete, nella Bibbia  ci sono due sole affermazioni di fede assoluta fatte da discepoli di Gesù: la prima è famosa, e la fa Pietro al capitolo 16 di Matteo:

“ Ed egli disse loro: «E voi, chi dite che io sia?» Simon Pietro rispose: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».” (Matteo 16:16)

Gesù risponderà a Pietro che su quella “pietra”,  intesa come “segno , limite, confine” ovvero sulle persone che avrebbero avuto una simile fede riconoscendo che Gesù è Dio lui avrebbe costruito la sua  chiesa  (dal greco ἐκκλησία ekklēsia,  “ek = chiamare + lego = fuori “persone chiamate fuori”).

Ma ce n'è un'altra,  parimenti assoluta,  e la troviamo nel vangelo di Giovanni al capitolo 11:

 "Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo».".(Giovanni 11:27)

Sapete chi ha detto questo? E' stata Marta; la affaccendata Marta, la distratta Marta. Marta è per le donne credenti ciò che Pietro è per gli uomini; un esempio di cosa debba essere  e cosa debba dire una vera discepola.

Allora, cosa è successo a Marta? Come può una donna che confessa pubblicamente che Gesù è il Messia, l'Unto, il Salvatore, pensare che ascoltare colui che ha detto:

"Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli...” (Giovanni 8:31 b)

sia essere delle fannullone, e che ci siano cose più importanti da fare? Semplicemente, Marta è stata “distratta”.

Ora, vi prego di non condannare la povera Marta, pensando che voi avreste fatto in modo differente, ma di mettervi nei suoi panni.

Come reagiresti se oggi, uscendo da chiesa, qualcuno ti dicesse  “Guarda che oggi verrà a pranzo il Presidente della Repubblica, che vuole parlare con te”? Cosa faresti? Cosa prepareresti per pranzo?

Non penso proprio che apriresti le sottilette e un pacchetto di cracker, una bottiglia di acqua naturale, e le metteresti sul tavolo,  in attesa dell'ospite.

Sono sicuro che ti fionderesti nel primo supermercato aperto, per comprare un pollo  gigante da fare arrosto, andresti alla pasta all'uovo per comperare gli agnolotti, passeresti da Stefanoni per comprare lo spumante... e lasceresti siano gli altri  ad intrattenere l'ospite importante mentre prepari il pranzo.

Staresti facendo delle cose cattive? Assolutamente no... Ma sarebbero tutte cose che dt distrarrebbero dalla cosa principale: “Il Presidente Mattarella vuole parlare con te.”

Marta sa di avere in casa  ben più di un capo di stato; lei stessa ha affermato che Gesù è colui mandato da Dio per salvare il mondo. Sarà un argomento sufficiente per voler fare bella figura  preparando un pranzo “super” per Gesù? 

Cosa le dice Gesù?

“Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose” (v. 21a)

Mi faccio una domanda: con quale tono di voce  avrà Gesù detto queste parole?

Sarà stato “Oh, Marta! oh Marta!” con un tono come per dire: “Non so più cosa debba fare con te!”? O forse era “Oh, Marta Marta!” con un tono come per dire: “Che birichina che sei a parlare così!”

Io propendo per una terza ipotesi: mi figuro che Gesù abbia preso le mani di Marta, e guardandola profondamente negli occhi, gli abbia detto “Marta! Marta!” come per dire: “Marta, ascoltami! Poni attenzione a ciò che ti dirò!”.

Perché affermo questo? Perché ciò che segue ha nulla a che fare con un rimprovero e tutto a che fare con un insegnamento.

Gesù sta chiedendo a Marta la massima attenzione, perché sta per dagli un insegnamento che può cambiare la sua vita.

“...ma una cosa sola è necessaria.” (v.21b)

L'insegnamento che Gesù vuole dare a Marta (e a me, e a te), è che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”.

Gesù amava Marta, e Marta amava Gesù: ciò che stava facendo in casa in quel momento lo stava facendo “per Gesù”. Ma anche Maria stava facendo qualcosa “per Gesù”.

“Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta”. (v. 22)

Gesù stava dicendo a Marta: “Vedi Marta, ci sono molte cose buone che puoi fare, ma solo alcune tra queste sono essenziali. Maria ha scelto quella che, in questo momento, è essenziale: ascoltare i miei insegnamenti.”

Sapete cosa farà Gesù nei versetti del vangelo di Luca successivi a quelli che abbiamo letto? Insegnerà il Padre Nostro. Probabilmente non nella stessa occasione della visita a Marta e a Maria, ma il fatto che la Bibbia accoppi il richiamo di Gesù ad essere attenti alle cose essenziali con la preghiera delle preghiere la dice lunga sulla sua volontà per me e per te.

Gesù non è un minimalista,  uno che dice “Meno fai, meglio è”, ma un essenzialista, uno che dice “Scegli tra tutte le buone cose da fare quelle che sono essenziali.”

Cosa c'entra tutto questo con l'Avvento e con il Natale? Abbiamo detto all'inizio che anche questo Natale sarà “in forma ridotta” a causa del Covid, ma rimane comunque pieno di cose da fare, addobbi da mettere su, regali da comperare,  menù da decidere, cibi da selezionare...

E abbiamo anche detto  che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”. Avete con voi un foglietto e vorrei darvi un “compito a casa”: scrivete tutte le cose che rendono il Natale  divertente, speciale e significativo per voi.

Se fossi un minimalista ti direi che di quella lista potrai fare solo tre cose... e tu saresti altamente frustrato. Ma voglio invece proporti l'approccio di Gesù, quello “essenzialista”.

Ciò che ti chiedo di fare è di scrivere la tua lista e poi mettere una “stella” accanto alle attività che sono realmente “essenziali affinché il tuo sia un Natale davvero significativo e speciale.

Sono sicuro che nella tua lista come nella mia, ci saranno molte cose; per me, ad esempio, è essenziale per entrare nello spirito del Natale, il giorno dell'otto dicembre quando assieme come famiglia addobbiamo la nostra casa.

Ma come discepolo di Gesù, so che devo cercare anche altre cose che siano davvero “essenziali” affinché questo Natale sia significativo e speciale.

In questo Avvento vorrei suggerirti quattro “stelle” da mettere sulla tua lista. Legate ad alcuni personaggi del racconto della Natività. Sono importanti, perché ci aiutano a capire  dove stiamo realmente andando e servono per alimentare la mostra speranza.

Permettetemi una parentesi; oggi abbiamo acceso la candela della Speranza.

Siamo a quasi due anni dall'inizio della pandemia, e questo è il secondo Natale vissuto al suo interno. Abbiamo sperato che tutto passasse, magari come succede con un brutto sogno, che tutto ritornasse al posto di prima. Così non è stato, e promette di non esserlo ancora per una quantità di mesi che nessuno sa, può, o vuole dire.

Dove riponiamo la Speranza, a Natale? La riponiamo nella scienza medica, nei nostri governanti, o nella capacità umana di auto-immunizzarsi dal virus (la famosa “immunità di gregge”)?

La candela della Speranza non la accendiamo così, tanto per fare un po' di luce in sala e abbellire la nostra corona dell'Avvento; ma la accendiamo in virtù di una promessa precisa. E' chiamata anche la Candela dei Profeti:

“Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele.” (Isaia 7:14)

Dio con noi: se chi ti ha creato è qui adesso, se chi ha progettato tutto, da te al virus, se l'autore dell'intero piano sta scrivendo ancora il suo progetto, a chi affidi la tua speranza? A una fialetta, ad un politico, alla biologia... a una parte minuta del progetto,  o al progettista?

Torniamo alle nostre stelle. La prima stella che ti suggerisco di mettere nel tuo elenco è questa: 

L'Adorazione è essenziale

“Dei magi d’Oriente arrivarono a Gerusalemme, dicendo:«Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per adorarlo».” (Matteo 2:1-2)

Nel racconto biblico, ci furono dei personaggi che noi chiamiamo “Magi”, o “Sapienti” che partirono da molto lontano in risposta ad un “segno”: forse una stella, improbabile una cometa,  possibile la congiunzione di due pianeti, ma che era una luce nel cielo che indicava la venuta di un re. E rispondendo a quel segno in cielo vennero per “adorare” chi era nato.

Ecco cosa è l'adorazione: non è né quello che c'è prima della predicazione la domenica in chiesa, né uno stato mentale che ci fa inginocchiare in estasi: ma è focalizzarsi su Dio,  si chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.

Cosa fa questo tipo di adorazione? Impedisce a chi è discepolo di Gesù di essere distratto.

Abbiamo visto con Marta che “buoni discepoli possono essere distratti da buone cose”, ma che quando questo accade non è una cosa buona.

“Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e sei agitata per molte cose, ma una cosa sola è necessaria. Maria ha scelto la parte buona che non le sarà tolta»." (Luca 10:41-42)

Il mio desiderio per te in questo Natale è che tu possa non essere distratto, o distratta da tutte le cose buone del Natale, ma che questo possa essere un Natale Essenziale, dove puoi concentrarti sulla cosa necessaria, o essenziale, quella che non ti sarà mai tolta.

Per aiutarti a fare questo, ti posso suggerire due cose: la prima è: rileggi in famiglia la storia del Natale, prenditi tempo per aprire la Bibbia, magari a pranzo, o a cena, e leggi un paio di versetti assieme come famiglia.

La seconda è: abbiamo scelto una serie di piccoli studi (in gergo tecnico si chiamano “devozionali”); da qui a Natale, ogni giorno, li riceverai sul gruppo whatsapp se fai parte della chiesa, oppure li potrai leggere o scaricare sia dal sito che dalle pagine FB ed Instagram della chiesa.

Prendile come spunto quotidiano  per focalizzarti su Dio,  su chi è Lui, su cosa a fatto per te,  e  per questo adorarlo.

Come terza cosa, visto che il Natale è un periodo di “doni” pensa a cosa puoi donare agli altri.

Questa è la foto della bimba che la nostra chiesa ha in adozione a distanza tramite Compassion; è l'ultimo dono che la nostra sorella in Cristo Maria ci ha fatto, prima di volare al Padre a maggio di quest'anno. Ora la sua bimba è la nostra bimba. 

Durante questi quasi venti anni di vita sia come chiesa che individualmente sono decine i bambini che abbiamo sostenuto a distanza, dando loro sostegno,  facendogli capire quanto Dio li ama, portandoli fuori della povertà.

Molti di loro sono ormai adulti, alcuni si sono laureati, altri sono entrati a far parte di Compassion aiutando altri bimbi come loro ad affrancarsi dalla povertà e dall'analfabetismo.

Natale festeggia il compleanno di Gesù; hai pensato quale dono fargli?

“Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui straniero e mi accoglieste; fui nudo e mi vestiste; fui ammalato e mi visitaste; fui in prigione e veniste a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare? O assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto? O nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto ammalato o in prigione e siamo venuti a trovarti?” E il re risponderà loro: “In verità vi dico che in quanto lo avete fatto a uno di questi miei minimi fratelli, lo avete fatto a me”.” (Matteo 25:35-40)

Se questo Natale doni alla nostra bimba, o se doni a quello che hai già in adozione a distanza, o se decidi di accettare la sfida, e prendere un “minimo fratello”, come li chiama Gesù, in adozione a distanza starai donando al re che viene.

Conclusione

La nostra serie di messaggi si intitola “ L'essenziale a Natale” Cosa è essenziale a Natale?

L' Adorazione è essenziale a Natale, il focalizzarsi su Dio, su chi è Lui, su cosa a fatto per noi,  e in virtù di questo, rispondere con una azione.

Preghiamo.

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