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14 novembre 2021

Il perdono da forma alle tue azioni | 14 Novembre 2021 |

Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Ma quando qualcuno sbaglia e si ravvede, come credenti, siamo chiamati a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare chi ci ha ferito.
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Tempo di ascolto audio/visione video: 33 minuti

Siamo all'ultimo appuntamento col il libro di Filemone e con il perdono.

Nelle due precedenti predicazioni abbiamo visto alcuni aspetti del perché dovrei perdonare: perdonare mi libera dal passato e dall'amarezza, chiude le porte al Maligno  ed apre quelle del mio rapporto con Dio modellando il mio carattere ad essere più simile a Colui che mi ha perdonato.

Sin qui abbiamo visto tutti casi in cui il perdono è più difficile, quelli dove siamo noi a dover fare il passo, perché dall'altra parte non c'è alcuna volontà  di chiedere scusa, di ravvedersi e di cambiare.

Ma cosa succede quando l'altro mi chiede scusa, si ravvede e ce la mette tutta per cambiare?

Beh, stranamente, una delle reazioni abbastanza comuni non è quella di abbracciare colui che si pente, ma di volergliela far pagare; di rendere “prezioso” il nostro perdono, di farlo desiderare e sudare  come contrappasso al male che abbiamo subito.

Vorrei rileggere assieme a voi la lettera di Paolo, dal versetto 8 sino al termine:

“Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù;  ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.  Avrei voluto tenerlo con me, perché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del vangelo; ma non ho voluto fare nulla senza il tuo consenso, perché la tua buona azione non fosse forzata, ma volontaria.  Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre; non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore!  Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso.  Se ti ha fatto qualche torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me. Io, Paolo, lo scrivo di mia propria mano: pagherò io; per non dirti che tu mi sei debitore perfino di te stesso. Sì, fratello, io vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; rasserena il mio cuore in Cristo.  Ti scrivo fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che farai anche più di quel che ti chiedo. Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito.  Epafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, ti saluta.  Così pure Marco, Aristarco, Dema, Luca, miei collaboratori.  La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.” (Filemone 8-25)

Paolo sta rispedendo Onesimo a Filemone, e giustamente si preoccupa di quale sarà l'accoglienza che gli sarà riservata.  Come risolverà il problema Paolo?

Permettetemi un ricordo personale. Trenta anni fa io facevo parte della chiesa di Monterosi: ne ero un semplice membro.

Anche se avevo fatto il pastore dei giovani per un paio di anni nella chiesa di Ronciglione e avevo portato qualche messaggio là, non avevo nessuna esperienza di predicare davanti a quasi un centinaio di persone.

Fu così che uno dei due conduttori di chiesa, Marvin Oxenham, alla fine di un culto mi disse: “Guarda, prepara qualcosa, perché tra qualche domenica  predicherai tu”.

Marvin era (ed è) uno dei predicatori più talentuosi che io abbia mai ascoltato: figuratevi come mi sentivo io nel doverlo sostituire.

La mattina che avrei dovuto predicare ero già teso di mio, quando entrando in sala, ascoltai le conversazioni di alcuni membri che si stavano informando di chi avrebbe portato il messaggio quella domenica.

Le conversazioni erano spesso simili a questa: “Ah, non predica Marvin? Chi predica? Marco?!? Se lo avessi saputo manco venivo!” Non era il massimo dell'incoraggiamento per chi doveva predicare per la prima volta.

Evidentemente la conversazione arrivò fino alle orecchie di Marvin, che, quando mi chiamò avanti per predicare, prima che iniziassi mi cinse un braccio attorno le spalle, poi, rivolgendosi alla sala, disse pressappoco così: “Marco oggi inizia il suo impegno come predicatore perché io glie lo ho chiesto; perciò, ascoltatelo con attenzione esattamente come se steste ascoltando me.”

Non è mai facile essere il “sostituto” di qualcuno, soprattutto se quel qualcuno è famoso, talentuoso noto a tutti e da tutti amato; l'accoglienza di chi avrebbe preferito avere l'altro oscilla tra l'indifferente e l'irritato, raramente è un “Wow! Che bello che ci sei te invece dell'altro!

Io, in fondo, ero in pace con la mia chiesa: non avevo conti aperti con nessuno, ed era più facile per Mavin dire “accoglietelo come se accoglieste me”. Ma come sarebbe stato  se io avessi combinato qualcosa di grosso in chiesa? Mi avrebbero accolto ed ascoltato, oppure mi avrebbero tutti girato le spalle?

Su scala enormemente maggiore è quello che prova Onesimo verso Filemone, ed è per quello che Paolo dice:

“Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore.” (Filemone 12)

Filemone avrebbe di sicuro ben voglia di rivedere Paolo, colui che lo ha portato a Cristo, e farebbe salti di gioia accogliendolo... Ma sarebbe lo stresso per Onesimo?

Onesimo è uno schiavo in fuga.  Dovrebbe essere marchiato con una "F" sulla fronte.  È costato tempo e denaro a Filemone.  Filemone ha perso soldi e faccia attraverso la sua fuga.  Logico che non possa provare la stessa gioia nell'accoglierlo che proverebbe se arrivasse Paolo,

Ma guarda cosa dice Paolo a Filemone: 

“Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso. (Filemone 17)

Questo è il versetto chiave dell'intero libro. Mettiti per un momento nei panni di Filemone: vorresti farlo? Accetteresti che Paolo e Onesimo siano uguali?  È Onesimo davvero qualcuno con cui hai comunione...  un benvenuto?

Paolo sta chiedendo a Filemone  di riconoscere che il suo rapporto  con Onesimo è ora cambiato: non è più solo un rapporto “padrone-schiavo”. Si è formato un legame nuovo; un legame significativo che muta lo scenario e il futuro rapporto tra i due.

Allora come si è arrivati a questo punto? Inizia dal versetto 10-11.

“Ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo,  un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.”(Filemone 10-11)

Durante tutta la mia vita io ho vissuto solamente a Montefiascone, mentre mia moglie ha cambiato  almeno una trentina di posti durante la sua vita.

Ricordo che, quando andammo alla Questura a compilare i fogli per la richiesta di cittadinanza di mie moglie, c'era una sezione dove doveva elencare il luoghi dove aveva vissuto negli ultimi dieci anni: erano due righe sul foglio.  Janet cominciò a scrivere il più piccolo possibile per fa entrare dentro tutti i nomi, fino a quando il funzionario, con gli occhi sbarrati, le prese il foglio, dicendo: “Signora, basta, basta! Non servono altri oltre quelli che ha già scritto!” Meno male – fece Janet – non ero arrivata nemmeno a metà!”

Una delle cose belle di spostarsi  è il cambiare città, vederne di nuove, avere nuovi  amici. Una delle cose brutte è che, quando torniamo  nei luoghi dove avevamo vissuto è vedere che molto è cambiato, sia nei luoghi che nei vecchi amici, dobbiamo constatare che essi sono cambiati; per il luigi di sicuro in aspetto,  per gli amici sia l'aspetto ma anche la mentalità e le attitudini; non sembrano quasi più i vecchi amici di un tempo.

Le persone cambiano...  cambiano continuamente. E questo che Paolo sta sottolineando a Filemone: “Tu sei cambiato, sei diventato credente, stai testimoniando Gesù, hai una chiesa in casa... Ma anche  Onesimo è cambiato!”

Paolo vuole che Filemone riconosca che Onesimo è diverso.  Filemone potrebbe giustamente obiettare: “In che cosa è diverso?” In primo luogo, Onesimo è pentito. Perché lo dico e come faccio a saperlo? Come faccio a sapere che Onesimo  si sia pentito di essere fuggito da Filemone?

Lo dico, perché so come la pensava Paolo sul rapporto che doveva esserci tra servi e padroni. In Colossesi aveva detto:

“Servi, ubbidite in ogni cosa ai vostri padroni secondo la carne; non servendoli soltanto quando vi vedono, come per piacere agli uomini, ma con semplicità di cuore, temendo il Signore.” (Colossesi 3:22)

E lo dico perché so cosa Paolo dice di Onesimo:

“...ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo.” (Filemone 10)

Una nota:  Paolo non benedice la schiavitù dei servi verso i padroni, ma sta  insegnando a neo credenti  come comportarsi nella situazione in cui stanno vivendo e da cui non hanno nessuna possibilità di affrancarsi al momento.

Paolo chiama Onesimo “figlio”; è un figlio generato attraverso la nuova vita in Cristo che è giunta tramite la sua conversone sincera e totale. Paolo non lo avrebbe mai chiamato figlio se non avesse avuto la certezza  del pentimento totale di Onesimo.

Ma Paolo fa molto di più. Come pensi che sia arrivata a Colosse  la lettera che Filemone sta leggendo? Non era inviata per faxo o per email: 

“Te lo rimando...” (Filemone 12 a)

Tutte le lettere di Paolo sono state consegnate a mano; e ora Onesimo, il fuggitivo, sta dinanzi a Filemone,  con una lettera a firma di Paolo, e forse scruta Filemone mentre legge veloce la lettera, col cuore in gola... perché non sa se Filemone lo marchierà con la F del fuggitivo o lo abbraccerà con la F di “fratello in Cristo”.

Onesimo sta rischiando la sua stessa vita portando quella lettera... Ma c'è ancora di più. Paolo dice che Onesimo è trasformato:

“...un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me.” (Filemone 11)

Qui Paolo usa un piccolo gioco di parole: Onesimo (in greco Ὀνήσιμος Onēsimos), significa "utile". Era un nome comune che veniva dato agli  schiavi una volta acquistati.

Attenzione al gioco di parole di Paolo: “Ti mando Utile che ti era inutile, ma adesso è utile a me e a te” egli sta dicendo che Onesimo, “Utile” era “inutile” come schiavo” ma che ora come fratello in Cristo sarà “utile” sia a Paolo che a Filemone.

Di quale utilità sta parlando Paolo? Quale “business” hanno in comune lui e Filemone? Nessuno, tranne il proclamare Cristo al mondo. Paolo afferma: “ L'utile Onesimo come schiavo di Filemone è inutile, ma come schiavo di Cristo è utile a entrambi!

Possono davvero le persone cambiare così? La Bibbia afferma di si:

“Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita.  (Romani 6:4)

Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (2 Corinzi 5:17)

“Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti.” (1 Pietro 1:3)

Quello che vedete in foto è Johnny Lee Clary. Ha imparato a odiare in tenera età,  essendo cresciuto in una famiglia piena di razzismo, rabbia e bigottismo.

A 14 anni fu sedotto dagli insegnamenti David Duke  il famigerato capo del Ku Klux Klan,  tanto da diventarne “Grand Wizard” un mago imperiale -  un leader di primo piano in un organizzazione  responsabile di attentati, omicidi e innumerevoli altri crimini, tutto in nome di odio e razzismo. Ma la sua vita non era facile.  La sua prima ragazza si rivelò essere un'informatrice dell'FBI.  Ebbe due divorzi; perse tutti i suoi amici. 

Una notte era sul punto di suicidarsi, quando gridò a Dio di liberarlo dalla sua esistenza da incubo. E Dio, incredibilmente per Johnny, rispose.

Da quel momento in poi, Johnny Lee ha usato la sua vita,  le sue esperienze e la sua quasi distruzione  per aiutare gli altri a lasciare lo stesso sentiero di male  che aveva percorso così a lungo.  Divenne pastore di una chiesa. Nel 1995 Johnny fu nominato dal Congresso Americano Direttore Nazionale per l'uguaglianza razziale.

Le persone cambiano. Quando entra Cristo nella loro vita.

Abbiamo visto nelle altre due predicazioni che il perdono non dipende da chi stiamo perdonando, e dal fatto che lui o lei si scusi con noi; il perdono è spesso una via che percorriamo da soli.

Ma qualche volta accade!  Accade che chi ha sbagliato verso di noi si penta, si ravveda, e cambi... senza magari venirci a chiedere scusa, lo so, ma il loro pentimento è reale e lo vediamo dal loro atteggiamento  sia verso gli altri che verso di noi.

Come reagiamo noi? Saremo disposti a  riconoscere che sono cambiati?  Continueremo ad identificare chi ci ha ferito con il male che hanno o ci hanno fatto, o li accoglieremo, come Paolo incoraggia Filemone a fare?

Il vero perdono  passa anche attraverso il fatto di riconoscere che le persone cambiano. Ma c'è anche un altro passaggio:

“Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre;  non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore! (Filemone: 15-16)

Cosa vuole Paolo?  Cosa sta chiedendo a Filemone?

Paolo vuole che Filemone RIABILITI Onesimo, gli renda la dignità,  lo faccia sentire di nuovo parte delle persone accettate.

Paolo vuole che Filemone guardi la situazione  da un'angolazione diversa: “Filemone, so che sei stato ferito. E non dico che Onesimo sia  innocente.  Ma forse Dio aveva uno scopo in tutto questo. Forse tutto serviva perché Onesimo potesse conoscere me, e attraverso me Cristo, e pentirsi, e tornare... non più come schiavo, ma più che uno schiavo, un fratello amato. Forse Dio stava usando questo male per produrre il bene....”

Sapete, succede.  Dio permette talvolta che accadano eventi in se brutti  in modo che le persone siano portate ad avere un rapporto con Lui. 

Ricordate la storia di Giuseppe, figlio di Giacobbe?  I fratelli di Giuseppe erano gelosi di lui e lo vendettero come schiavo. La vita di Giuseppe passò attraverso molti alti e bassi  e alla fine lui divenne il secondo uomo importante in Egitto  dopo  il Faraone.

Quando i fratelli ebbero bisogno di aiuto per il cibo  scoprirono che Giuseppe aveva tutto questo potere.  Allora si offrono a Giuseppe come schiavi. Questo è ciò Giuseppe disse loro:

“Giuseppe disse ai suoi fratelli: «Vi prego, avvicinatevi a me!» Quelli s’avvicinarono ed egli disse: «Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse portato in Egitto.  Ma ora non vi rattristate, né vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi portato qui; poiché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Infatti, sono due anni che la carestia è nel paese e ce ne saranno altri cinque, durante i quali non ci sarà raccolto né mietitura.  (Genesi 45:4-6)

O che dire di quello che è successo al figliol prodigo in Luca 15.  Il figlio chiede a suo padre tutta la sua eredità  e la sperpera.  Disperato torna a casa, e chiede di essere uno schiavo del padre.  Invece il padre dice;

"Ma il padre disse ai suoi servi: “Presto, portate qui la veste più bella e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa,  perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato”. E si misero a fare gran festa." (Luca 15:22-24)

Qualche volta accade: non sappiamo come, ma Dio sfrutta una crisi un errore, uno sbaglio, un peccato per riaccendere il ricevitore dell'anima di chi lo commette ed entrare di nuovo in contatto con Lui.

Il piano finale di Dio per le nostre vite  non è che la vita sarà facile  e che non ci faremo mai del male. Il piano ultimo di Dio nella vita  è che le persone arrivino a conoscerlo  come il loro Signore e Salvatore.

E noi, come credenti, siamo tenuti a perdonare, a riconoscere il cambiamento e a riabilitare. Questa è la strada che Paolo vuole che prenda Filemone. “Se mi consideri un partner, accoglilo come accoglieresti me.  Perché in Cristo, io Paolo e Onesimo siamo la stessa cosa.”

E' facile? No! Ma  perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra marito e moglie.

Perdono, riconoscimento e riabilitazione guariscono le relazioni interrotte tra genitori-figli.

Perdono, riconoscimento e riabilitazione  risanano le relazioni interrotte tra credenti. 

Perdono, riconoscimento e riabilitazione: tutto ciò significa perdonare davvero.

Non è facile vero?  Ma quanto facile è stato  per Gesù perdonarci?  A lui è costatata la croce. L'amore che perdona non è mai gratis per colui che perdona.

Ma l'amore che perdona, riconosce e riabilita porta gloria a Dio, e pace tra il suo popolo.

Siamo alla fine di questa serie sul perdono, dove Paolo ci fa scoprire il vero perdono di chi crede.

Perdorare...

  • Per essere liberi dal passato e dall'amarezza,
  • per chiudere le porte al maligno ed aprirle a Cristo,
  • per modellare noi stessi ad immagine di chi ci ha perdonato
  • per dar forma all'amore con cui siamo stati amati.


Preghiamo.

Padre, siamo così colpiti da questa tremenda lezione di perdono.

Se c'è qualcosa, Signore, nel mio cuore o nei cuori del tuo popolo qui che potrebbe essere in qualsiasi senso visto come un atteggiamento spietato verso chiunque, per favore perdonaci e rimuovilo poiché sappiamo che tu vieti un cuore che non perdona.

Sappiamo di aver peccato contro di te, allo stesso tempo sappiamo che il tuo perdono per noi significa che possiamo perdonare quando le persone peccano contro di noi.

Sappiamo anche, Signore, che la mancanza di perdono ci fa perdere la comunione con gli altri e  la comunione con Te e lascia i nostri peccati non perdonati.

Confessiamo che la mancanza di perdono ci priva dell'amore di altri cristiani e scredita il tuo nome.

Signore, con il tuo aiuto possiamo non essere spietati ma possiamo essere come Paolo che perdonava come Cristo e cercava che gli altri facessero lo stesso, così da poter conoscere la Tua benedizione e la gioia che giunge ai credenti obbedienti per per amore del nostro Salvatore. 

Amen.

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