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07 marzo 2021

All in: punta tutto sull'amore per Dio - 4° Parte: tutta la forza | 7 Marzo 2021 |

La nostra forza deriva dall'essere collegati alla forza di Dio. Amare Dio con tutte le nostre forze significa assicurarci di indossare la piena armatura di Dio in modo da poterlo amare con una maggiore intensità e un livello di qualità e abbondanza incommensurabili.
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Siamo al quarto passo della nostra puntata “all in”,quella dove noi mettiamo sul piatto delle vita tutto ciò che abbiamo per donarlo al Padre così come ci ha chiesto Gesù.

Fino ad ora abbiamo visto che dobbiamo puntare “tutto il cuore”, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita, la mente attiva e le azioni e  metterle a disposizione di Dio.

Ma in che modo dobbiamo farlo? Lo dobbiamo fare come un obbligo, qualcosa che è un dovere perché siamo credenti e salvati, un pegno di riconoscenza per aver mandato Gesù?

Gesù ci spiega il “come” dobbiamo fare tutto ciò:

«Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la mente tua e con tutta la forza tua”..» (Marco 12:30).

Oggi parleremo  del fatto che dobbiamo fare tutto ciò con “forza”.

Sappiamo ormai che Gesù stava citando un versetto da Deuteronomio, vero?

“Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze.” (Deuteronomio 6:5)

La parola ebraica utilizzata in Deuteronomio per “forza è מְאֹד – me‘ôḏ ( pron: m'hòd) può essere usata sia come sostantivo ovvero un nome, un oggetto o un'azione, per esempio: “la forza”, oppure come un aggettivo ovvero qualcosa che aggiunge, definisce, spiega il nome, l'oggetto o l'azione che che viene prima: per esempio: "un rumore (sostantivo) forte (aggettivo)".

In tutto l'Antico Testamento me‘ôḏ  è usato per 265 volte come aggettivo e solo 2 volte come sostantivo. Vediamo alcune delle volte in cui è usato come aggettivo:

“Dio vide tutto quello che aveva fatto, ed ecco, era molto (me‘ôḏ) buono.” (Genesi 1:31)

“In una visione divina mi trasportò là e mi posò sopra un monte altissimo (me‘ôḏ) sul quale stava, dal lato di mezzogiorno, come la costruzione di una città.” (Ezechiele 40:2)

“Salomone lasciò tutti questi utensili senza verificare il peso del bronzo, perché erano in grandissima (me‘ôḏ me‘ôḏ) quantità.” (1 Re 7:47)

Per cui me‘ôḏ è qualcosa che “aumenta di molto” la cosa che lo precede: non solo buono ... ma molto buono. Non solo alto ... ma altissimo. Non solo una quantità… ma una grandissima quantità.

Quindi me‘ôḏ non ci dice che una cosa è buona che una montagna è alta, che una quantità è grande, ma ci dice quanto la bontà, l'altezza o la quantità sia enormemente più grande di qualsiasi altra che si è mai vista.

Me‘ôḏ  si concentra sull'intensificazione;  sul livello di qualità più elevato;  sull'andare oltre.

Questo per 265 volte nella Bibbia... tranne 2 volte, quando me‘ôḏ è usato come sostantivo.

La prima volta è nel versetto di Deuteronomio che Gesù stava citando, la seconda volta in 2 Re:

“Prima di Giosia non c’è stato re che come lui si sia convertito al Signore con tutto il suo cuore, con tutta l’anima sua e con tutta la sua forza (me‘ôḏ), seguendo in tutto la legge di Mosè; e, dopo di lui, non ne è sorto uno simile.” (2 Re 23:25)

Cosa aveva fatto Giosia per meritarsi un apprezzamento tale da parte di Dio che stava ispirando lo scrittore di 2 Re? Leggiamo 2 Re 22:

“Allora il sommo sacerdote Chilchia disse a Safan, il segretario: «Ho trovato nella casa del Signore il libro della legge». E Chilchia diede il libro a Safan, che lo lesse.... E Safan lo lesse in presenza del re. Quando il re udì le parole del libro della legge, si stracciò le vesti...Poi il re diede quest’ordine...«Andate a consultare il Signore per me, per il popolo e per tutto il regno di Giuda, riguardo alle parole di questo libro che si è trovato; poiché grande è l’ira del Signore che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ubbidito alle parole di questo libro e non hanno messo in pratica tutto quello che in esso ci è prescritto».” (2 Re 22:8-13)

Giosia aveva abbattuto gli altari dedicati ad altri dei, aveva scacciato i falsi sacerdoti, aveva restaurato il tempio del vero Dio, e aveva fatto un patto con Lui di rispettare le Sue leggi!

Da cosa era venuto tutto questo? Dall'aver ascoltato la Parola di Dio, dall'aver letto la Legge, ovvero la parte della Bibbia che in quel momento era a disposizione!

L'amore di Giosia per Dio aveva un'intensità  e un livello me‘ôḏ , di qualità superiore e  un'abbondanza tale  che Dio dice non ve furono  e non ve ne saranno mai di uguali... neppure Davide!

Ecco cosa stava chiedendo Gesù: di amare Dio con tutto il cuore, il ragionamento, i pensieri, la logica, tutta l'anima, il corpo, la vita,  la  mente attiva e le azioni in una maniera incommensurabilmente più grande; così grande che è difficile da misurare.

Amarlo con tutti noi stessi fino ad andare oltre  la quantità di amore che abbiamo.

Ma... l'evangelista Marco non scriveva in ebraico,  ma in greco... Che parola avrà usato per tradurre  me‘ôḏ ?

Mi avete sentito più volte predicare sulla parola greca “dunamys”= forza, vero? Ecco, questa volta non lo farò... perché Luca non usa quella parola là!

Luca usa una parola greca poco usata in greco, e che troviamo nella Bibbia solo 7 volte: ἰσχύς ischys .

Per capire meglio cosa voglia Gesù da noi, di quale forza stia parlando, voglio vedere  assieme un brano di Efesini dove Paolo usa  quasi tutte le parole che si traducono in italiano con “potenza” compresi  dunamys ed ischis:

“... egli illumini gli occhi del {vostro} cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, e qual è verso di noi che crediamo l’immensità della sua potenza (ischis). Questa potente (kratos) efficacia della sua forza (energeō) egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, al di sopra di ogni principato, autorità, potenza (dunamys)  , signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro.” (Efesini 1:18-21)

La forza ischis, dice Paolo è la medesima che  ha Gesù risuscitato dalla tomba... e non è una forza che può avere nessun uomo, ma (dice sempre Paolo), è “sua”, proviene da Dio.

Esattamente come per Giosia la forza era provenuta non da lui stesso, ma dalla riscoperta della Parola di Dio, la forza per poter dare  tutto il cuore, tutta l'anima e tutta la mente a Dio non la posso in me stesso, ma deve provenire da colui che mi chiede di affidargli tutto me stesso.

E, attenzione, qui non sto parlando di ottenere la potenza per la mia risurrezione; quella oramai è sicura, è scritta nei Cieli e nel Libro della Vita.

Ma quella potenza mi occorre per testimoniare di Cristo agli altri affinché altri credano e partecipino insieme a noi alla stessa resurrezione di gloria. (Lo vedremo la prossima settimana quando parleremo dell'altro “gran Comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso)

Dio è pronto a darci questa potenza... e in realtà ce la da,  se noi gliela chiediamo... ma sta a noi saperla conservare.

Come fare per ottenerla?

C'è un altro brano dove Paolo  parla di “forza”, e dove spiega come riceverla e soprattutto come “tenerla dentro”: si trova sempre nel libro di Efesini:

“Del resto, fortificatevi (endynamoō) nel Signore e nella forza della sua potenza (ischis).” (Efesini 6:10)

Stiamo parlando sempre della stessa forza, quella capace di trasformare una crocifissione  in una resurrezione. Paolo ci sta dicendo: “La potenza, se la chiedi a Dio,  è lì, dentro di te: usala!

Tu potresti dirmi:  “ Ma Marco, io sono credente, cerco di dare a Dio tutto il mio cuore, la mia anima, la mia mente, chiedo continuamente quella forza... ma non la ricevo! Come mai? Sto sbagliando qualcosa? L'indirizzo del sito che sto tentando di aprire da dove scaricare la potenza è sbagliato? Perché non riesco ad accenderla in me? Sto sbagliando? E dove?”

La risposta è: no. Non stai sbagliando sito: il tuo non è un problema di indirizzo, ma sia di connessione, sia di istruzione.

Qualche tempo fa abbiamo venduto al negozio due caricabatterie identici a due diversi clienti.

Dopo qualche giorno il secondo cliente è venuto apposta al negozio per ringraziarci del prodotto dicendo: “Grazie al vostro caricabatterie sono stato in grado di utilizzare di nuovo  almeno tre batterie che credevo fossero rotte!”

Del primo nessuna notizia. Qualche giorno fa un altro cliente ci ha chiesto un caricabatterie: forti di quello che ci aveva detto il secondo cliente gli abbiamo consigliato quel modello specifico.

“No, quello non lo voglio – ha replicato il cliente- perché Tizio (il primo cliente a cui lo avevamo venduto) mi ha detto che non è riuscito a caricarci nemmeno la batteria dello scooter. Non gli si accende nemmeno la spia dell'interruttore!”

Il caricabatterie in questione è elettronico, in pratica è un piccolo computer, e, dopo averlo ”connesso” alla rete elettrica”  bisogna seguire una procedura esatta per poterlo accendere e farlo funzionare... se non è connesso alla rete elettrica  e non fai quella procedura... non funziona!

Per molti credenti vale la stessa cosa: hanno lo strumento (il caricabatterie della loro anima) hanno tutta la potenza disponibile (la rete di energia fornita da Dio) ma non connettono alla rete e non sanno “accendere” lo strumento!

Sapete quale è la differenza tra il primo e il secondo cliente? Che il secondo cliente ha letto le istruzioni!

Sei convinto di aver connesso alla rete “  ed acceso” lo strumento che Dio ti ha fornito? Hai letto le istruzioni per ricevere  la potenza incommensurabile ( me‘ôḏ) presente nella  resurrezione (ischis) che Dio vuole darti?

Queste sono le istruzioni che, attraverso Paolo tuo Padre ti ha dato:

“Rivestitevi della completa armatura di Dio, affinché possiate stare saldi contro le insidie del diavolo; il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potenze, contro i dominatori di questo mondo di tenebre, contro le forze spirituali della malvagità, che sono nei luoghi celesti. Perciò prendete la completa armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver compiuto tutto il vostro dovere. State dunque saldi...”(Efesini 6:11-14 a)

E qui Paolo ci dà la precisa sequenza con cui dobbiamo connettere ed accendere il caricabatterie per poter caricare la nostra anima della potenza di Dio:

“...prendete la verità per cintura dei vostri fianchi...” (Efesini 6:14 b)

Gesù è la verità (“Io sono la Via la Verità e la Vita” Giovanni14:6) e la verità ci rende liberi ( “conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” Giovanni 8:32); permettere alla verità di convincerti ogni giorno  che vale la pena obbedire a Cristo è il modo in cui ti metti la cintura.  

Questo significa mettere in pratica  non solamente le parti facili della verità,  ma anche quelle parti che richiedono una trasformazione  e un pentimento serio. 

“...rivestitevi della corazza della giustizia...”(Efesini 6:14 c)

Il centurione disse di Gesù «Veramente quest’uomo era giusto». (Luca 23:47): l'unico giusto al mondo.  Se lo indossi ogni giorno,  se fai quello che lui ti chiede se lui ti copre con la sua giustizia sarai giusto, sarai giusta anche tu. 

 “... mettete come calzature ai vostri piedi lo zelo dato dal vangelo della pace...”  (Efesini 6:15)

La pace di cui parla Paolo è "shalom" la pace di Dio. Non è l'assenza di guerra, ma una pace che arriva in tutte le circostanze e in ogni momento,  indipendentemente da ciò che sta accadendo intorno a te, anche fosse una guerra.

Una pace che sgorga dalla realtà  che Dio ha un piano  e che realizzerà i suoi propositi. 

"...prendete oltre a tutto ciò lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.”  (Efesini 6:16)

La fede è il cuore della nostra relazione con Gesù.  Attraverso fede crediamo a tutte le promesse di Dio.  Quando il mondo cerca di farci dubitare, la fede blocca i dubbi, e li spegne,  rendendoli innocui.

 “Prendete anche l’elmo della salvezza...” (Efesini 6:17 a)

La salvezza arriva nel momento in cui riponiamo la nostra fiducia nella morte e risurrezione di Gesù.  E' qualcosa che non puoi perdere, ma è  anche il viaggio che dura tutta la vita.  Il più grande campo di battaglia in questo viaggio  è la tua mente.  È quello il luogo che devi proteggere, perché cercheranno di farti pensate che non sei salvo, che non sei salva.

 “...  e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio...” (Efesini 6:17 b)

Gesù nel deserto ha usato la Parola di Dio per respingere la tentazione di Satana. Gesù nel suo ministero ha usato la Parola di Dio per difendersi da scribi e farisei che lo volevano sminuire attaccare, ridicolizzare.

Può sembrare al mondo un'arma innocua, ma è una spada tagliente, una spada a tue tagli (come dice Apocalisse 1:16 b: "...dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, affilata.." ) che separa il bene dal male,  il giusto dallo sbagliato il vero dal falso.

Ami Dio con tutte le tue forze? 

Il tuo amore per Dio ha un'intensità  e un livello me‘ôḏ , una qualità superiore e  un'abbondanza non misurabile?

Il tuo amore per Cristo ha una potenza ischis, una potenza che risuscita i morti?

Ti sei assicurato di aver connesso la tua vita all'energia di Dio e di aver letto le istruzioni, la Bibbia per saper accendere il “caricabatterie” della tua anima, e accumulare quella potenza? 

Hai messo l'armatura? Non solo per mera obbedienza,   ma perché ti impegni a vivere  una vita d'amore per Dio che abbia  una maggiore intensità, un livello di qualità superiore, e un'abbondanza superiore? Un amore che non è solo mera forza fisica…  ma è “oltre la forza”.

Gesù ti chiede di farlo, di puntare tutto su Dio, di dargli il tuo cuore, la tua anima la tua mente non come un obbligo, non come un pegno di riconoscenza, ma come un'atto d'amore.

Preghiamo.

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