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domenica, aprile 29, 2018

Perdonare per tornare ad essere liberi | 29 Aprile 2018 |

Dio vuole che le nostre vite siano un continuo perdonare gli altri, per liberare ed essere liberi dalle catene del risentimento e dell'odio.
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Abbiamo iniziato la scorsa settimana una serie dove parleremo di perdono. E' un argomento centrale e vastissimo, è il cuore del cristianesimo, poiché su di esso si basa il non giudizio di Dio (questo è buono, questo no, questo lo salvo, questo no) ma il perdono di Dio verso l'uomo.

Gesù ha detto:

“Io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo.” (Giovanni 12:47b)

Gesù avrebbe avuto tutto il diritto di giudicare il mondo: il mondo aveva girato le spalle col peccato a suo Padre, il mondo lo avrebbe ucciso in croce. Ma lui dice: “non giudizio, ma salvezza, non condanna, ma perdono.”

Il concetto è semplice: non puoi salvare chi odi, chi detesti. Se vuoi salvare qualcuno, qualcuno che ti ha fatto male, qualcuno che ti ha offeso, (e noi tutti abbiamo fatto male ed offeso nostro Padre), la prima cosa che devi fare è perdonarlo.

Per poterci salvare  Dio aveva prima la necessità di perdonarci. Per poter essere suoi discepoli veri prima abbiamo la necessità di perdonare come Dio ci perdona.

Abbiamo detto la volta scorsa che solo chi si sente perdonato perdona, ed è per questo che Gesù,  quando insegna ai discepoli come pregare il Padre, inserisce quasi alla fine della sua preghiera perfetta questa frase:

 “Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.” (Matteo 6:12)

In altre versioni il senso della frase di Gesù è spiegato così:

“Perdona i nostri peccati, come noi abbiamo perdonato a quelli che ci hanno offesi.” (Matteo 6:12 PV)

Guardate bene i verbi del versetto: “rimettici” o“perdona”  e “abbiamo rimesso” o “abbiamo perdonato”-

Non voglio andare troppo sul “tecnico” ma è importante capire il tempo di questi due verbi, per capire la tempistica del perdono  che Gesù ha in mente.

Il primo verbo è “rimettici” o “perdona” nell'originale greco è un tempo che si chiama “aoristo imperativo attivo”, Qua è tradotto con l'imperativo presente, ma non esiste qualcosa di simile in italiano : qui sembra che chiediamo a Dio di perdonarci adesso.

L'aoristo invece indica una azione,  ma non  dice che questa azione è stata già fatta verrà fatta in futuro o si sta svolgendo adesso, ma ci dice che è qualcosa che si continua a fare.

Per farvi un esempio, è come quando nelle ricette ti dicono: “scolate la pasta”: non ti dice che la devi fisicamente scolare adesso, oppure domani, oppure che la dovevi scolare ieri, ma ti dice che, tutti quelli che vogliono mangiare la pasta la devono aver scolata.

L'aoristo denota una abitudine nel fare qualcosa, un'azione che viene dal passato, e verrà fatta in futuro.

Vediamo il secondo verbo: “abbiamo rimesso” o “abbiamo perdonato”: nella versione italiana hanno messo il passato prossimo: così sembra che per ingraziarsi il perdono di Dio, noi dobbiamo aver prima perdonato (nel passato) gli altri.

Il tempo invece è, ancora una volta “aoristo imperativo attivo”: per cui dice che non solo dobbiamo aver perdonato nel passato, ma che dobbiamo perdonare nel presente e dovremo perdonare nel futuro.

Una brutta traduzione di quello che dice Gesù è questa:

“Perdona nel passato, perdona oggi, e perdona in futuro i nostri peccati così come noi abbiamo perdonato in passato, perdoniamo oggi e perdoneremo in futuro quelli che ci hanno offeso.” (Parafrasi)

Gesù ci conosce bene, e sa che ci piace essere perdonati... ma, quando si tratta di offrire il perdono, beh, è tutto un altro paio di maniche.

Ci conosce così bene, perché ha avuto per amici persone  come me e come te, erano  riluttanti, “stitici” a concedere perdono. Non ci credi? Guarda questa conversazione, allora!

“Allora Pietro si avvicinò e gli disse: "Signore, quante volte perdonerò mio fratello se pecca contro di me? Fino a sette volte?” (Matteo 18:21)

Che razza di domanda è? Sembra strana, ma è basata sul fatto che  la legge ebraica imponeva di perdonare una persona almeno tre volte,  dopo di che, ognuno per la sua strada non mi passare davanti che ti metto sotto.

Il buon Pietro, che sa che deve perdonare per legge, che ha ascoltato il Padre Nostro, (siamo al capitolo 18, e il Padre Nostro è al 6) che ha ascoltato Gesù fino a un minuto prima spiegare che dovevano perdonare le offese  (vedi i versetti dal 15 al 17) cerca di fare “bella figura” con Gesù:

“Vediamo, raddoppiamo il numero, e aggiungiamo uno; così stupirò Gesù per la mia magnanimità! - Ehi, Gesù, che ne dici di 'sette volte'?- Questo dovrebbe fare colpo su di lui!”

Gesù conosce il cuore di Pietro e il suo calcolo... e lo gela:

“E Gesù a lui: Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.” (Matteo 18:22) 

Io mi sono fatto due conti: sette per sette fa quarantanove,  lo moltiplico per dieci.... 490 volte! Se perdono un'offesa al giorno  fanno un anno tre mesi e cinque giorni  di perdono incondizionato!

Qui Gesù non vuole far ripassare le tabelline al buon Pietro, ma vuole spiegargli un principio:

“Vuoi sapere quante volte devi perdonare?  Ogni volta che qualcuno ti offende  lo devi perdonare per 490 giorni... E ad ogni nuova offesa devi ricominciare il conto da zero. Figlio mio, tu dovrai perdonare fino a che avrai questa vita sulla terra!”

E. per chiarire meglio il principio,  Gesù racconta una storia:

“Perciò il regno de' cieli è simile ad un re che volle fare i conti coi suoi servitori.  E avendo cominciato a fare i conti, gli fu presentato uno, che era debitore di diecimila talenti.” (Matteo 18:23-24)

Al cambio attuale, diecimila talenti fanno circa 8.600.000 Euro!  Lo stipendio medio dell'epoca di un servo era di 0,86 centesimi di Euro al giorno... Fatevi i conti di quanto gli ci voleva per ripagare il debito!

“E poiché quello non aveva i mezzi per pagare, il suo signore comandò che fosse venduto lui con la moglie e i figli e tutto quanto aveva, e che il debito fosse pagato.” (Matteo 18:25 )

Il re ha tutto il diritto di chiedere questo: il debito è enorme, la situazione non è più sanabile, e cerca di recuperare quello che può...  Ma il servo cosa fa?

“Perciò il servo, gettatosi a terra, gli si prostrò davanti, dicendo: "Abbi pazienza con me e ti pagherò tutto". (Matteo 18:26)

Ma va?  8.600.000 Euro? Con 0,86 centesimi al giorno? Se non fosse tragica, la proposta del servo sarebbe quasi comica:  ma il re, comunque, si commuove, e gli cancella il debito.

“Il signore di quel servo, mosso a compassione, lo lasciò andare e gli condonò il debito. (Matteo 18:27)


Nella storia, ovviamente, il re rappresenta Dio. Quale verso ha scelto il padrone nella piramide? E' salito, o è sceso? Ovviamente, è sceso. Per Gesù, ovviamente, questo è quello che Dio intende come vero perdono.

Qualcosa di immeritato dal servo, qualcosa di immotivato (il servo non avrebbe mai potuto pagare) qualcosa che ha a che fare non con quello che è successo (il debito, la promessa del servo) ma con CHI è la persona offesa (il Re!).

Gesù dice che il re ebbe “compassione”: è la stessa parola che verrà usata quando Gesù guarderà Gerusalemme dall'alto e avrà “compassione” perché la gente era come “pecore senza pastore”.

Il verbo usato da Gesù (splagehnizomai) significa “sentire qualcosa che si muove nella pancia” (ricordate che per gli ebrei la pancia era il centro delle emozioni  e il cuore della logica ).

Il re non ha perdonato perché il servo gli ha chiesto scusa; piuttosto, il servo gli si è parato davanti
con una balla spaziale:  “Aspetta e ti ridò tutto.” Non ha percorso la piramide dal basso offrendo un “perdono condizionato”: “Ti perdono SE mi ridai 8.600.000 Euro.”

Il perdono non nasce dalla “logica” ma dalla “pancia”: devi sentire qualcosa che si muove dentro,
che ti fa stare male, e da cui TU per primo vuoi liberarti, e vuoi liberare anche l'altro.



L'immagine che ho scelto per questa serie di messaggi è quella di una catena rotta che si trasforma in uccello. Quando tu perdoni spezzi le catene che imprigionano l'altro nel tuo odio, nel tuo risentimento ma liberi anche (e soprattutto)  te dalla medesima catena. Perché ogni catena è fissata a qualcosa, e nel caso dell'odio  uno dei due capi è fissato a te stesso, a te stessa.

Finché non perdoni  non sarai libero, non sarai libera. Ecco perché Gesù ci ha insegnato a pregare
 “Rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori.” ci ha insegnato a pregare “Perdona nel passato, perdona oggi, e perdona in futuro i nostri peccati così come noi abbiamo perdonato in passato, perdoniamo oggi e perdoneremo in futuro quelli che ci hanno offesi.”

Per avere una vita felice, devi continuare costantemente a perdonare: Davide dice questo:

“Beato l'uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto!” (Salmo 32:1)

Sapete che “beato” significa “felice”: tu ed io siamo “felici” perché Dio a provato compassione,  ha sentito qualcosa muoversi nella pancia, ci ha lasciati andare, ha spezzato le catene. Chi è stato perdonato da un debito  che non avrebbe mai potuto pagare deve perdonare.

Gesù chiude il Padre Nostro con queste parole:

“Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;  ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” (Matteo 6:14-15)

Vuoi essere felice, oppure vuoi vivere nelle catene del tuo risentimento? Se trovi difficile perdonare, forse non hai ancora accettato pienamente il perdono che Gesù ti ha offerto gratuitamente.

Gesù vuole che tu ti senta pienamente perdonato, pienamente perdonata, e che tu sia capace di spezzare qualsiasi catena terrena affinché tu viva nella sua gioia.

La prossima settimana vedremo come Gesù descrive il risentimento e quali sono le conseguenze terribili sulla vita dei credenti.

Preghiamo.
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