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domenica, dicembre 15, 2013

Quale Cristo testimoniare a Natale? | 15 Dicembre 2013 |


Di quale tipo di Cristo parleremo a Natale con i nostri amici e nelle nostre famiglie? Di un Cristo "minore", uno dei tanti per arrivare a Dio, oppure di Cristo come unica via?

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Le scorse due  settimane avevamo parlato  del tipo di “lingua” che usiamo per parlare agli altri di Gesù.

Avevamo detto che dovevamo  cambiare il modo di parlare,  renderlo semplice usando un linguaggio più “moderno” e meno da “addetti ai lavori” per testimoniare al meglio il Vangelo, anche in vista del periodo natalizio.

Avevamo poi detto che dovevamo cambiare la nostra maniera di avvicinarci agli altri, mostrando attenzione verso le necessità e i bisogni anche minimi degli altri,portandoli in preghiera a Gesù e facendoci coinvolgere emotivamente.

Ora abbiamo avvicinato le persone con cui abbiamo e persone che ci scorrono a fianco nella nostra vita, abbiamo il loro rispetto, e sono più propensi ad ascoltare quello che abbiamo da dire loro.

Come testimoniamo Cristo, ora? Cosa diciamo di Gesù e della nostra fede per attirarli a Cristo?

Anche stavolta andiamo a vedere un modello assoluto;vediamo come Gesù presentava se stesso alle folle.

Cosa dice Gesù di se stesso

1. Gesù è l'unica via

“Gesù gli disse: «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. “ (Giovanni 14:6)

“Io sono la porta. Chi passerà tramite questa porta sarà salvato, potrà entrare, uscire e trovare pascoli. ” (Giovanni 10:6 PV)

"Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore vivrà, anzi chi vive e crede in me non perirà mai” (Giovanni 11:25-26 PV)

Sembra scontato, ma questa è la Buona Novella.

Il problema: noi viviamo in un mondo “relativista”.

“Il relativismo è una posizione filosofica che nega l'esistenza di verità assolute, o mette criticamente in discussione la possibilità di giungere a una loro definizione assoluta e definitiva. In Europa se ne riconosce la prima comparsa all'interno della sofistica greca” (cit. Wikipedia)

La nostra società è permeata dalla maniera “greca” di pensare. La volta scorsa avevamo accennato all'idea greca di dio, un dio distante ed apatico contrapposta all'idea ebraica di Dio, un dio presente e con emozioni.

Allo stesso modo la maniera greca di pensare alle cose assolute è che l'assoluto non esiste, l’assoluto è relativo e cambia a seconda di chi lo indaga. E' un concetto estraneo al modo ebraico di pensare, dove erano più le verità assolute che quelle relative.

Parlare di un'unica via, di un'unica di un'unica porta, di un'unica resurrezione, nel mondo “grecizzato” moderno ci fa risultare presuntuosi. Tendiamo dunque a “sminuire” la realtà fondamentale del rapporto con Cristo, andare non da “uno”, magari il più bravo”, ma andare dall'unico vero.

Nel mondo evangelico, ci sono due linee di pensiero:

  • demolire col martello pneumatico il falso dio
  • aspettare che il vero Dio sostituisca quello falso piano piano.

Quale delle due è la più giusta? Quale delle due avrebbe scelto Gesù?

Vediamo come agiva Gesù di fronte ad una persone il cui cuore era “distratto” da un dio differente (in questo caso si trattava dei soldi).

“Mentre se ne stava andando, arrivò un uomo correndo, s'inginocchiò davanti a lui e gli chiese: "Buon Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?" "Perché mi chiami "buono?" chiese Gesù. "Solo Dio è veramente buono. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire il falso contro nessuno, non ingannare, rispetta tuo padre e tua madre".  "Signore, da quando ero ragazzo ho osservato tutti questi comandamenti!" rispose l'uomo.  Gesù, guardandolo, lo amò e gli disse: "Ti manca solo una cosa: vai e vendi tutto ciò che hai, dai il denaro ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi". L'uomo, addolorato, se ne andò via tristemente, perché era molto ricco. Gesù, guardandosi attorno, disse ai discepoli: "Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio!" (Marco 10:17:23 PV)

Come testimonia di se Gesù?

a. Parte da un punto in comune con l'altro

“Tu conosci i comandamenti”

I 10 Comandamenti.  La tavola della Legge contenuta all'interno dell'Arca del Patto che era all'interno del tempio. Tutti la conoscevano! Tutti la sapevano citare a memoria! Gesù comincia da quello che aveva in comune con il giovane ricco, non da quello che il giovane stava sbagliando.

b. Ascolta l'altro

"Signore, da quando ero ragazzo ho osservato tutti questi comandamenti!" rispose l'uomo

Lascia che l'altro possa commentare.Non lo giudica per la sua risposta ma, anzi...

c. Ama l'altro

“Gesù, guardandolo, lo amò”

Non c'è segno di riprovazione in Gesù per l'obiezione del giovane, non lo prende a “male parole”, non gli da dell'imbecille... ma lo ama!

d. Dice la verità vera all'altro

“Ti manca solo una cosa: vai e vendi tutto ciò che hai, dai il denaro ai poveri, ed avrai un tesoro nel cielo. Poi vieni e seguimi”

Non gli nasconde la verità, non gli “addolcisce la pillola” :”vedi di vendere un po' di cose di quelle che hai e fai un po' di beneficenza”, ma gli dice la verità, tutta, anche quella che fa male a sentire :”vendi tutto, dai tutto ai poveri”.

e. Lascia libero l'altro di decidere

“Gesù, guardandosi attorno, disse ai discepoli: "Quanto è difficile per un ricco entrare nel Regno di Dio!"

Non corre appresso al giovane, tentando di convincerlo, né cerca di “semplificare” l'impegno richiesto per ottenere la vita eterna.

E' questa la cosa più dolorosa: aver offerto la vita eterna a coloro che amiamo, e vederli andarsene via, voltando le spalle alla salvezza.  E' triste!

Ma Gesù, è l'unica via! Se diciamo che Gesù è “una” delle molteplici vie, se vogliamo essere tolleranti per non offendere nessuno, se vogliamo essere (da buoni eredi dei greci) “relativisti”, affermando che non ci sono verità assolute, non stiamo testimoniando al mondo il Cristo che viene.

2. Gesù è autorevole

Cosa significa essere autorevole?

Autorevole: agg. [derivato di autore]. – Che ha autorità, per la carica che riveste, per la funzione che esercita, per il prestigio, il credito, la stima di cui gode” (Dizionario Treccani)

Autorevole deriva da “autore”, Gesù è l'autore dell'Universo, è l'autore di me e di te, ed è per quello che è l'unico completamente autorevole... in quanto è l'autore di tutto!

“Gesù disse ai suoi discepoli: « Mi è stato dato ogni potere sia in cielo che in terra.” (Matteo 28:18 PV)

Gesù parla di se stesso come dell'autore dell'Universo, ed è pertanto capace di spiegare l'Universo, e anche quello che è meglio per le sue creature.

Quando parliamo di Gesù alle persone, è frequente che ci dicano “Perché dovrei credere che Gesù è il Creatore, che è il Figlio di Dio, che è capace di resuscitare i morti?” In sostanza, stanno mettendo in dubbio l'autorità di Gesù. Non c'è niente di nuovo in questo, perché perfino a Gesù fu fatta questa domanda:

“Dicci con quale autorità fai queste cose, o chi ti ha dato questa autorità.” (Luca 20:2 PV)

Gesù non risponde agli scettici farisei, ma spiega ai suoi discepolo perché è autorevole, ed ha autorità di fare quello che promette.

“Gesù disse queste cose; poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te,  poiché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati..” (Giovanni 17:1-2)

Quando parliamo agli altri di Gesù, dobbiamo ricordare da ci proviene l'autorità di dire quello che diciamo e di fare quello che facciamo: noi siamo strumenti nelle mai dell'autore del mondo!
Non sminuiamo la portata di quello che testimoniamo : ”senti...vorrei parlarti di una cosa.. lo so, ti sembrerà un po' strano... hai due minuti? No?, Vai di fretta... beh, fa niente, te lo dirò la prossima volta”...e la prossima volta non arriva mai!

Le folle erano attratte da Gesù non perché gli diceva belle parole,  né perché gli diceva cose che volevano sentire ma perché le folle percepivano l'autorità di colui che le diceva. E la medesima autorità, guarda caso, Gesù l'ha assegnata a ciascuno di noi, che siamo suoi discepoli.

“In tutta sincerità, vi dico che chi crede in me farà gli stessi miracoli che faccio io, anzi più grandi ancora, infatti io ritorno dal Padre e qualsiasi cosa chiederete nel mio nome, io la farò.” (Giovanni 14: 12-13 PV)

3. Gesù è un servo

Parlare di unica via, di unico autore, sapere che siamo dalla parte della ragione, potrebbe renderci presuntuosi; molti credenti lo sono! Dobbiamo dunque sviluppare lo stesso cuore che aveva Gesù per le persone che lo circondano.

“Chiunque tra di voi vorrà essere primo sarà servo di tutti.  Poiché anche il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti.” (Marco 10:44-45)

Il Cristo che annunciamo a Natale,

  • è l'unica via, 
  • è l'unico autore 
  • è l'unico autorevole
  • ma è anche il servo di tutti.


Quando Gesù parla alle persone di se, quando gli dice la verità circa se stesso quando cancella il mito che “tutte le religioni portano a Dio” non lo fa come un docente “ex catedra”, ...ma lo fa come un servo.

Testimoniare il Cristo che viene non ha a che fare con la fierezza di stare dalla parte giusta della strada, ma nel riconoscere che un tempo stavamo da quella sbagliata,  e chiamare altri dalla nostra

“"Due uomini salirono al tempio a pregare. Uno era Fariseo, e l'altro un disonesto esattore delle tasse. Il Fariseo stava in piedi e pregava tra sé: "Grazie, Dio, perché non sono un peccatore come tutti gli altri: ladri, imbroglioni e adulteri, e neppure come quell'esattore delle tasse. Io digiuno due volte la settimana e do la decima di tutte le mie entrate". "L'esattore, invece, se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo mentre pregava, ma, battendosi il petto diceva: "Dio, abbi pietà di me, peccatore!" Ebbene, io vi dico che fu questo, e non il Fariseo, a ritornare a casa perdonato! Perché chi si esalta sarà umiliato, ma chi si umilia sarà onorato!"” (Luca 18:10-14 PV)

Gesù non si comporta mai da “primo della classe”, anche se ne avrebbe tutto il diritto, ma si comporta come un servo. E' per quello che è venuto, è per quello che è nato Il motivo della festa, a Natale, non è Gesù che nasce, ma Gesù che viene a servire.

Il motivo della festa è il Gesù che viene per servire, che viene per servire, costi quel che costi, che viene ad amare, costi quel che costi... sino alla fine.

“Nessuno ha amore più grande di quello di dare la sua vita per i suoi amici.” (Giovanni 15:13)


Quale Cristo testimonierai a Natale?


  • Ne parlerai come una delle molteplici vie, o come la Via, la Verità e la Vita?
  • Ne palerai come di uno dei tanti saggi venuti nel mondo, o come dell'autore del mondo?
  • Ne parlerai come di un capo esigente,  o come di un servo?


In questa stagione di Natale noi vogliamo presentare agli altri Gesù come

  • l'unica via,
  • l'unico autore,
  • l'unico autorevole,

ma soprattutto come

  •  il vero servo
  • e il vero amico.


Sei pronto, sei pronta, a testimoniare questo agli altri durante Natale?


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