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17 luglio 2022

Perle, maiali e feste: le parabole di Gesù - Parte 5: L'accoglienza del Cielo

Chi saranno coloro che verranno accolti dal Padre in Cielo? Gesù rende chiaro che il popolo che troveremo là sarà ben differente da come ce lo immaginiamo, e molti saranno quelli invitati, ma pochi coloro che accetteranno l'invito... e non saranno delle categorie che ci aspettiamo di trovare.
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Predicatrice: Jean Guest
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C'è una foto scattata al mio matrimonio trentadue anni fa in cui compare un ragazzo  con gli occhiali, così elegante in giacca e cravatta, proprio in mezzo agli invitati e dal suo sorriso è evidente che gli è piaciuta i matrimonio. Non ho idea di chi fosse. Né mio marito ne ha idea, né le persone sedute accanto a lui, né chiunque altro fosse presente quel giorno. In trentadue anni non abbiamo mai scoperto chi fosse stato e come fosse arrivato in chiesa, perché non compare in nessuna delle foto del ricevimento dopo.

Matrimoni, banchetti, feste e ospiti extra compaiono spesso nelle parabole raccontate da Gesù. Oggi ne esamineremo due, la prima in Matteo e la seconda in Luca.

Diamo un contesto alla prima parabola. Matteo sta registrando la risposta di Gesù a una sfida dei capi dei sacerdoti e dei leader del popolo quando si trovava nel tempio di Gerusalemme. 

“Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: «Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?»” (Matteo 21:23)

Egli continua rispondendo con quale autorità lo faccia attraverso il racconto di tutta una serie di parabole molto serie che terminano con la parabola degli agricoltori malvagi, permettendo loro, se lo volessero, di vedere il terribile errore che stavano per commettere. Egli sa che i lupi stanno girando intorno e che si trova negli ultimi giorni del suo ministero terreno. 

Continua quindi con questa parabola che esamineremo più da vicino.

“Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:  «Il regno dei cieli può essere paragonato ad un re, il quale fece le nozze di suo figlio.  Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.  Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: “Dite agli invitati: ‘Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze’”.  Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio;  altri poi presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero.  Allora il re [udito ciò] si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.  Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni.  Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali.  Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa.  Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi [, prendetelo] e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì ci sarà pianto e stridor di denti”.  Poiché molti sono chiamati, ma pochi eletti».” (Matteo 22:1-14)

È una lettura difficile, alla quale dobbiamo prestare attenzione nel modo in cui la affrontiamo e la leggiamo. Come per tutte le parabole, dobbiamo chiederci: "Dov'è Dio in tutto questo"? Non è corretto pensare che sia sempre il padre, il re, il giudice, il protagonista. Se lo facciamo, possiamo ritrovarci con un'immagine di Dio che va contro tutto ciò che le Scritture dicono di lui. Quindi inviterei alla cautela nell'identificare il re qui come Dio, perché quell'uomo è un tiranno assoluto. 

“Allora il re [udito ciò] si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.” (v.7)

È possibile che Matteo, nel raccontare questa parabola, stia pensando a ciò che è appena accaduto a Gerusalemme con la distruzione del tempio. Non lo sappiamo, ma quello che sappiamo è che il nostro Dio non è un tiranno, è un Dio di amore, compassione e misericordia.

Il fulcro della parabola non è il re o il figlio, ma ciò che accade durante un banchetto di nozze nella Palestina del I secolo. Quindi che cosa succede? Si viene invitati al matrimonio più volte. Oggi alcuni inviano i biglietti “Segna la data” prima dell'invito vero e proprio, soprattutto se si tratta di un matrimonio di destinazione come questo invito che mi è giunto qualche anno fa: sulla cartolina si legge: “20/07/2020, segna la data - Liz & James  diranno “Si, lo voglio”  nella Bellissima città di Firenze, Italia”

Le persone hanno bisogno di tempo per risparmiare i soldi! Ai tempi di Gesù si riceveva un equivalente del "segna la data", poi un invito, poi un promemoria e infine, quando tutto era pronto, un avviso finale del tipo: "Forza, siamo pronti".

“Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze”  (v. 3)

Quindi il banchetto nuziale non doveva essere una sorpresa per gli invitati: ne erano a conoscenza da molto tempo e l'invito proveniva dal loro re. 

Una volta sono stata invitata a incontrare la Regina Elisabetta in visita alla mia città, Nottingham, ma ho rifiutato: sono repubblicana, non voglio aver a che fare coi reali. Ma sono grata alla democrazia che mi permette di scegliere. 

All'epoca di questa parabola le cose erano molto diverse. Ci si aspettava che gli invitati al banchetto di nozze del figlio del re esprimessero l'onore che dovevano al re e la loro fedeltà al legittimo erede del suo trono. Rifiutare l'invito equivaleva a ribellarsi. A chi sta parlando Gesù? Ricordiamo che sta rispondendo ai farisei, ai sacerdoti e agli anziani ebrei, le persone che più di tutte dovrebbero conoscere il Messia e l'invito di Dio.

Se i primi invitati non verranno, il banchetto sarà aperto a tutti.

“Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete”. E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni.” (v.- :8-10a)

Attenzione a ciò che è scritto: “cattivi e buoni”....

Ho ripreso questo annuncio comparso qualche tempo fa nella mia Inghilterra il cui testo diceva questo:

AVVERTIMENTO: fornicatori, ubriaconi, sodomiti, omosessuali, rapper gangster, donne immodeste, spettatori di film immorali, darwinisti, femministi, atei, abortisti, fumatori di marijuana socialisti, ballerini sporchi, giocatori d'azzardo, masturbatori, razzisti, Cameron, Clegg, elettori laburisti, abusatori, adulteri, evoluzionisti, epurati, terroristi, predicatori di prosperità,  NON EREDITERANNO IL REGNO DI DIO L'inferno attende tutti i peccatori; pentitevi o perirete. Il giudizio sta arrivando!

Questa è una piccola e affascinante lista messa insieme da alcuni frequentatori della chiesa di persone che, secondo loro, non sono invitate al banchetto. Io vi compaio almeno sei volte. Il regno di Dio vuole essere un regno inclusivo, aperto a tutti. 

Se la Chiesa deve essere un segno efficace della presenza di Dio, allora deve anche essere inclusiva, in modo che ogni essere umano sia accolto, indipendentemente dalla razza, dalla classe, dal colore della pelle, dalla sessualità, dal credo o dalla mancanza di credo. 

Questa è certamente una sfida, ma ricordate che non siamo i guardiani o i custodi, siamo i cittadini del Regno. È ridicolo che questa parabola, 2000 anni dopo essere stata raccontata per la prima volta, sia ancora scandalosa per alcuni cristiani. 

Ed ecco che arriva l'avvertimento. 

“Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze.  E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa.  Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi [, prendetelo] e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì ci sarà pianto e stridor di denti”.  (v.11-13)

Non indossa gli abiti adatti? Sembra un po' troppo severo. Il punto è che quando siete stati invitati al banchetto di nozze, i vestiti vi sono stati forniti gratuitamente. La Scrittura fa molti riferimenti al fatto che Dio ci veste con l'abito nuziale della salvezza - Isaia 61:10 è solo uno di questi. E l'Apocalisse fa riferimento al fatto che i giusti saranno rivestiti con le vesti della gloria - a proposito, la fine del mondo non avviene come un'apocalisse, ma come un banchetto di nozze. L'invitato alle nozze rifiutava non solo ciò che gli veniva offerto gratuitamente, ma anche di riconoscere la bellezza e il valore del suo invito. 

Dio chiama tutti al suo regno, a prescindere. Ma si aspetta anche che tutti vivano una vita degna della chiamata. Gli uomini e le donne che si presentano al banchetto con l'odio nella loro lista, gli uomini e le donne il cui amore è freddo o assente, potrebbero scoprire di essere quelli che non indossano l'abito accettabile.

Come dice il teologo N.T. Wright

"Non vogliamo sapere del giudizio sui malvagi e ancor meno degli esigenti standard di santità o delle conseguenze per noi. Ricordate che ciò che fate nel presente durerà nel futuro di Dio." (N.T. Wright)

Sarete contenti che il nostro sguardo alla seconda parabola sarà molto più breve! Ma prima di tutto, spieghiamo perché Gesù ha raccontato questa parabola. I farisei hanno portato davanti a lui un uomo morente, i cui organi principali si stanno spegnendo, per vedere se Gesù lo guarirà - il problema è che è di sabato. 

Gesù guarisce l'uomo e si occupa di quella particolare sfida, poi viene invitato a cena dallo stesso gruppo di farisei. Notando che tutti fanno a gara per avere il posto migliore a tavola, ricorda loro con delicatezza che l'umiltà è un segno di santità e che la generosità verso chiunque si trovi ai margini della società sarà ricompensata da Dio.

"Uno degli invitati, udite queste cose, gli disse: «Beato chi mangerà pane[a] nel regno di Dio!»  Gesù gli disse: «Un uomo preparò una gran cena e invitò molti;  e all’ora della cena mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, perché [tutto] è già pronto”.  Tutti insieme cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e ho necessità di andarlo a vedere; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho preso moglie e perciò non posso venire”.  Il servo[b] tornò e riferì queste cose al suo signore. Allora il padrone di casa si adirò e disse al suo servo: “Va’ presto per le piazze e per le vie della città, e conduci qua poveri, storpi, ciechi e zoppi”.  Poi il servo disse: “Signore, ciò che hai comandato è stato fatto[c] e c’è ancora posto”.  Il signore disse al servo: “Va’ fuori per le strade e lungo le siepi e costringili a entrare, affinché la mia casa sia piena.  Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena». “(Luca 14:15-24)

Ecco quindi Gesù a cena e questa parabola è una "chiacchierata a tavola" piuttosto che una difesa formale delle sue azioni. Sapendo quello che sappiamo dei farisei e di tutti i loro schemi, siete sorpresi che Gesù accetti questo invito? 

Vale la pena di notare che era disposto a passare del tempo a parlare con coloro che gli erano ostili, oltre a tenere la compagnia più piacevole dei suoi discepoli e di coloro che lo accoglievano sinceramente, come i poveri e i bisognosi. In diverse altre occasioni leggiamo che fu invitato a mangiare in casa di un fariseo. Non esitò a farlo, anche se l'accoglienza fu di solito, come in questa occasione, molto dura e ostile, anche se a prima vista non sembra.

“Uno degli invitati, udite queste cose, gli disse: «Beato chi mangerà pane[a] nel regno di Dio!»” (v. 15)

Ho sentito descrivere questa frase come un "pensiero celestiale ma anche  una terribile supposizione". Ed è proprio questo il senso della parabola. Fu raccontata a un gruppo di persone che presumevano che la piena benedizione di Dio ricadesse su di loro, indipendentemente dalla loro vera motivazione o da ciò che avevano nel cuore

Come nella nostra parabola precedente, le persone furono invitate più volte a questo banchetto e l'invito stesso era un grande onore. Ma quando giunse il momento, si giustificarono.

Il primo si scusò perché aveva appena comprato un campo e quindi, implicitamente, fece capire che la ricerca della sua futura ricchezza era più importante per lui che onorare l'ospite e prendere posto al banchetto. 

Il secondo si giustificò dicendo che aveva appena comprato cinque paia di buoi e doveva esaminarli per assicurarsi che fossero bestie sane. Ecco l'esercizio quotidiano di un'attività regolare. Per lui era molto più importante fare questo che occupare il posto d'onore al grande banchetto. 

Infine, il terzo aveva appena sposato una moglie e quindi, ovviamente, doveva essere scusato. La Legge di Mosè prevede che un uomo appena sposato possa essere esonerato dall'obbligo di prestare servizio militare per un anno. Tuttavia, tale disposizione potrebbe essere ragionevolmente estesa per scusare quest'uomo, all'ultimo minuto, dal breve tempo necessario per partecipare a un banchetto così importante? Era chiaramente giusto che egli onorasse la moglie e adempisse a tutta una serie di doveri domestici, ma usarli per giustificarsi dal banchetto significava mostrare disprezzo per l'organizzatore del banchetto e per il suo invito.

Questi uomini sono stati onorati con un invito. A ciascuno di loro era stato ricordato. Ma, per il totale disprezzo di colui che ha dato il banchetto e il suo invito, nessuno di loro è venuto. Non c'è da stupirsi che abbiano richiamato l'ira e il giudizio del padrone del banchetto: “Perché io vi dico che nessuno di quegli uomini che erano stati invitati assaggerà la mia cena.”

E non possiamo sederci qui oggi, nel 2022, e dire semplicemente: "Ma certo che Gesù sta parlando ai farisei e non a noi". No, proprio come loro non possiamo dare per scontato che saremo accolti a prescindere. Forse non vogliamo sentirci dire che il discepolato è costoso, che la santità non viene naturale, che questa vita cristiana non è facile o chiara. Dobbiamo renderci conto gli uni degli altri attraverso la comunione e la trasformazione spirituale. 

L'apostolo Pietro dice: 

“Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a rendere sicura la vostra vocazione ed elezione, perché, così facendo, non inciamperete mai." (2 Pietro 1:10)

Quante volte nelle nostre pratiche quotidiane, se non addirittura in teoria, ci scusiamo, come gli uomini della parabola, perché totalmente assorbiti dal nostro lavoro, o immersi indaffarati in questo mondo, o completamente presi dalle faccende di casa... con nostra grande perdita?

Gente, il banchetto si sta preparando, l'accoglienza del cielo vi aspetta, aggrappatevi al vostro prezioso invito “con tutto il cuore, tutta l'anima, tutta la forza e tutta la mente" (Matteo 22:37) . E a proposito,  se avete una lista, disfatevene: "Ama il tuo prossimo come te stesso"(Matteo 22:39)

Amen.

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