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24 ottobre 2021

Perché dovrei perdonare? | 24 Ottobre 2021 |

La via per la liberazione da un passato doloroso consiste nel liberare se stessi dal male delle offese subite. Perdonare è l'inizio della guarigione.
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Oggi iniziamo una serie di  tre predicazioni sul perdono. Il perdono è, assieme alla croce, il punto centrale del cristianesimo. Per poter ricevere il dono di vita che rappresenta la croce attraverso la resurrezione devo cominciare dal perdono.

Perché dico questo? Perché siamo divenuti figli di Dio perché siamo stati perdonati da Dio. Non siamo più sotto la legge che ci condanna ma sotto la grazia che ci salva perché abbiamo ricevuto il perdono da Dio.

Capire bene cosa significhi “perdono” è fondamentale per chi crede in Cristo. Gesù, quando ci ha insegnato come pregare, ha parlato del perdono come di una strada a doppio senso:

“E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori.” (Matteo 6:12 ND)

Vorrei partire da una domanda: cosa significa per voi “perdonare”? Significa “mettere da una parte” il passato, o cancellarlo? Scavalcare il torto subito, o prendere pala e piccone e demolirlo?

Questa è la definizione che ne fa l'enciclopedia Treccani:

Perdonare: non tenere in considerazione il male ricevuto da altri, rinunciando a propositi di vendetta, alla punizione, a qualsiasi possibile rivalsa, annullando completamente ogni risentimento verso l’autore dell’offesa o del danno.

E' accurata come definizione? Beh, per il modo umano di vedere il mondo direi di si... Ma mi chiedo se lo sia anche  per il modo di vedere il mondo di Dio.

Questo è il modo in cui la società definisce il “perdono”: annullare senza limite, completamente; ed è una buona cosa, senza dubbio.

Vedete che già c'è un concetto fondamentale: il perdono è qualcosa che riguarda soprattutto chi perdona: colui (o colei) che perdona rinuncia, annulla “cede” qualcosa a favore dell'altro.

E nella Bibbia? Se prendiamo  solo il Nuovo Testamento la parola, usata 58 volte, in greco è “aphiemi”,    e significa “liberare; lasciare andare; sciogliere, slegare”.

Veniva usata quando un debito veniva cancellato, o  quando veniva sciolto un contratto,  un impegno o una promessa.

Vorrei che teneste a mente queste due definizioni: quella del mondo, per cui perdonare è “rinunciare completamente al risentimento” e quella del Nuovo Testamento che “liberare, sciogliere, slegare”

Cè un libro nel Nuovo Testamento, che è composto di un solo capitolo e dove, per altro, la parola “aphiemi”,  “perdono” non viene mai usata, ma che parla espressamente  di come un credente dovrebbe perdonare: sto parlando della Lettera di Paolo a Filemone.

Sono solo 25 versetti, li leggiamo tutti così potrete vantarvi   di aver letto un intero libro della Bibbia in una sola giornata!

“Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua: grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Io ringrazio continuamente il mio Dio, ricordandomi di te nelle mie preghiere, perché sento parlare dell’amore e della fede che hai verso il Signore Gesù e verso tutti i santi. Chiedo a lui che la fede che ci è comune diventi efficace nel farti riconoscere tutto il bene che noi possiamo compiere, alla gloria di Cristo. Infatti ho provato una grande gioia e consolazione per il tuo amore, perché per opera tua, fratello, il cuore dei santi è stato confortato. Perciò, pur avendo molta libertà in Cristo di comandarti quello che conviene fare, preferisco fare appello al tuo amore, semplicemente come Paolo, vecchio e ora anche prigioniero di Cristo Gesù; ti prego per mio figlio che ho generato mentre ero in catene, per Onesimo, un tempo inutile a te, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui, che amo come il mio cuore. Avrei voluto tenerlo con me, perché in vece tua mi servisse nelle catene che porto a motivo del vangelo; ma non ho voluto fare nulla senza il tuo consenso, perché la tua buona azione non fosse forzata, ma volontaria.  Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre; non più come schiavo, ma molto più che schiavo, come un fratello caro specialmente a me, ma ora molto più a te, sia sul piano umano sia nel Signore! Se dunque tu mi consideri in comunione con te, accoglilo come me stesso. Se ti ha fatto qualche torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me. Io, Paolo, lo scrivo di mia propria mano: pagherò io; per non dirti che tu mi sei debitore perfino di te stesso. Sì, fratello, io vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; rasserena il mio cuore in Cristo. Ti scrivo fiducioso nella tua ubbidienza, sapendo che farai anche più di quel che ti chiedo. Al tempo stesso preparami un alloggio, perché spero, grazie alle vostre preghiere, di esservi restituito. Epafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, ti saluta. Così pure Marco, Aristarco, Dema, Luca, miei collaboratori. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito.”  (Filemone 1-25)

Ci sono altri posti nel Nuovo Testamento dove si parla di perdono; pensate alla parabola del Figliuiol Prodigo.

Questo libro non parla del perdono come una parabola o un principio.  Il perdono qui è molto personale e molto pratico.  Ecco perché ci concentreremo su questo piccolo libro nel prossime settimane.  Per capire meglio cos'è il perdono.

I protagonisti principali della lettera sono Filemone e Onesimo.

Filemone era divenuto cristiano attraverso il ministero di Paolo Apostolo Paolo lo chiama “caro amico” e “compagno di lavoro”. Paolo ha una grande ammirazione per Filemone  ed è davvero grato per l'esempio cristiano che Filemone dà.

Onesimo, invece era uno schiavo che era fuggito dal suo padrone, Filemone.

Ora mettiti nei panni di Filemone; hai uno schiavo  (e ti ricordo che, all'epoca, gli schiavi non erano ritenuti esserei umani ma cose, beni, proprietà con un valore in danaro  perché o erano stati comperati, o erano divenuti schiavi per ripagare un debito troppo grande).

Ad un certo punto questo schiavo scappa via.  Magari lo avevi anche trattato bene. Hai subito sia un danno economico  (cerca di non pensare con la mente di un occidentale del 2021  e neppure di un credente); sia  una offesa personale.  Sei “giustamente” arrabbiato; che se ti capita lo schiavo a tiro non gli fai carezze.

Poi un giorno ricevi una lettera...  da chi ti ha portato ad essere “perdonato”, ti ha mostrato una nuova vita in Cristo, ti ha letteralmente salvato: l'Apostolo Paolo ti scrive così

“Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua: grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo.” (Filemone 1-3)

Già il fatto che un “gigante” della fede  come Paolo ti scriva, e che poi sia lui il mezzo che Gesù ha usato per salvarti è qualcosa di unico; beh, posso pensare che Filemone aveva il cuore che gli batteva a mille! Altro che la lettera della fidanzata!

Ma poi, leggi sotto, e c'è Paolo che ti dice: “A proposito, lo sai dove è il servo che è scappato? E' qui di fianco a me!”

Continui ancora a leggere  e la mascella ti cade a terra: “Ma lo sai! Non solo è qui accanto a me, non solo mi sta dando una gran mano, ma è diventato anche lui cristiano come te e me!”

Come la prendi tu?  Se la prendi male, bruci la lettera e spedisci la polizia a riprendere Onesimo. Se la prendi bene pensi:  “Beh, meno male, adesso Paolo me lo rispedisce indietro, visto che ora è cristiano prometto che non lo frusto, ma almeno rientro dell'investimento.”

Non fai in tempo a pensare così che leggi sotto Paolo che ti dice: “Ah, a proposito, mi sa che è più utile qui da me che lì da te... e mi sa anche che devi proprio metterci una pietra sopra al fatto che è scappato.”

Che dite, quanto sarà stato capace Filemone di “ingoiare”? Si sarà strozzato? Sarà corso a prendere un bicchiere d'acqua per mandare giù tutta 'sta roba?

Ma Paolo fa molto di più. Se siete sposati, avete presente quando vostra moglie entra in salotto e dice pensando a voce alta: “Eh! Ci sarebbe da sistemare la finestra della camera...” Questo è quello che sentite, ma quale è il messaggio? “Vai a sistemare la finestra della camera!”

Oppure, se siete donne, avete presente quando vostro marito, tuffa la testa dentro al cassetto delle camice e mentre fruga dentro in cerca di qualcosa che non trova dice ad alta voce: “Ci sarebbe da lavare le tre camice bianche”. Questo è quello che  sentite, ma il messaggio quale è? “Vedi un po' di lavarmi al più presto le tre camice bianche!”

Paolo qui fa la stessa cosa con Filemone:

 “Avrei voluto tenerlo con me (vs.13) un fratello caro specialmente a me,  (vs.16) vorrei che tu mi fossi utile nel Signore; (vs.20)

Paolo sta cercando di far capire (senza dover dire) quello che si aspetta da Filemone facendogli credere che sarà una sua “libera decisione”: “Eh... sarebbe tanto bello se Onesimo me lo lasci qua.”

Anzi, si spinge a dire che la fuga di Onesimo era stata pure una cosa voluta da Dio:

Forse proprio per questo egli è stato lontano da te per un po’ di tempo, perché tu lo riavessi per sempre;

 non più come schiavo, ma molto più che schiavo, (vv.15-16) accoglilo come me stesso.(vs.17)

E se per un microsecondo a Filemone gli era passato per la mente: “Si, si... Fammelo avere qua e vedi te che gli faccio...” Paolo mette subito a posto la situazione e Filemone rimette via frusta e bastone:

preparami un alloggio, (vs.22)

Insomma “Arrivo anche io assieme a lui”.

Che dite, Paolo sta mettendo FORSE un po' di pressione sul povero Filemone?

Vi voglio far vedere come Paolo apre di solito le sue lettere:

Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo...” (Romani 1:1).

“Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio...” (1 Corinzi 1:1)

“Paolo, apostolo non da parte di uomini né per mezzo di un uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo...”  (Galati 1:1)

E invece, quando scrive a Filemone, inizia così:

“Paolo, prigioniero di Cristo Gesù, e il fratello Timoteo, al caro Filemone, nostro collaboratore, alla sorella Apfia, ad Archippo, nostro compagno d’armi, e alla chiesa che si riunisce in casa tua...” (Filemone 1-2)

Vorrei vedere con voi questi due versetti in profondità: 

Paolo, prigioniero di Cristo Gesù(v.1a) 

Paolo sa che deve chiedere a Filemone qualcosa di veramente enorme: perdonare uno schiavo fuggito, lasciare che quella sua proprietà rimanga lontana, rinunciare al diritto che la legge dell'epoca gli avrebbe dato  di fare brutte cose su Onesimo, ed accogliere un fuggiasco come un fratello.

Paolo non si presenta come un apostolo,  con l'autorità che gli compete, ma come uno “prigioniero di Cristo”, uno schiavo... come Onesimo.

e il fratello Timoteo, (v.1b)

Filemone sapeva chi era Timoteo: Paolo gli dice: “Timoteo è in questo con me. Ha contribuito a fondare nuove congregazioni. Sta conducendo una chiesa a Efeso. Ha lavorato per il Vangelo insieme a me. È un uomo del regno.”

al caro Filemone, nostro collaboratore (v.1c)

Paolo dice: “Io, Timoteo, e te, stiamo lavorando per Cristo. Hai ricevuto la grazia di Gesù, ora  la stai trasmettendo ad altri. Sei un uomo del regno.”

alla sorella Apfia (v.2a)

Molti studiosi concordano sul fatto  che questa sia la moglie di Filemone. Paolo dice: “Lei è parte della squadra.  Lei è  con te  mentre trasmetti il ​​Vangelo.  È una donna del regno.”

ad Archippo, nostro compagno d’armi (v.2b)

Paolo chiamerà solo un'altra persona “compagno d'armi”:  Epafrodito che era un leader  nel chiesa  a Filippi.  Archippo è il leader locale presso la chiesa di Filemone  che si riunisce a Colosse. “Anche lui è un uomo del regno” dice Paolo.

alla chiesa che si riunisce in casa tua (v.2c)

Filemone è un uomo di notevoli mezzi; Paolo gli dice:  “ Tu stai usando la tua casa a Colosse per riunire altri prigionieri di Cristo:  Sono persone del regno.”

Capite la strategia di Paolo? Quello che Paolo sta facendo vedere a Filemone è una immagine molto più grande di quella che lui potrebbe vedere  se pensasse solo ad uno schiavo fuggito: lo fa concentrare su quell'immagine totale, glie la fa quasi vedere dall'alto,  come con un drone: Fratelli. Compagni di lavoro. Soldati. Una Chiesa.

E ora Onesimo è uno di loro!  Non è più uno schiavo in fuga! C'è un progetto sotto quella sua fuga! “Lo vedi anche tu il progetto, vero Filemone?”

Certo che era uno schiavo fuggiasco!  Ma questo era prima che Gesù  entrasse nella sua vita e la cambiasse.

Per la legge Onesimo è un latitante.  Per la Grazia Onesimo è un membro della stessa famiglia di Filemone. È un uomo del regno.

E tutto questo ora pone Filemone nella posizione  di dover perdonare per amore di quella comunione che loro due hanno in Cristo. Nelle prossime settimane parleremo di questo perdono.

Tu potresti giustamente dirmi: “Marco, che c'entro io con tutto questo? Non ho schiavi in fuga, e neppure schiavi. Cosa cerchi di insegnarmi oggi?"

Io ti rispondo con una domanda: “Perché la Bibbia contiene una lettera così personale  di un proprietario di schiavi che ha bisogno di perdonare?”

Vi do un aiuto: vi ricordate le due definizioni di perdono di cui ho parlato all'inizio?

Quella del mondo, per cui perdonare è “rinunciare completamente al risentimento”” e quella del Nuovo Testamento che “liberare, sciogliere, slegare”? Secondo voi Paolo quale tra queste due sta chiedendo a Filemone di applicare verso lo schiavo Onesimo?

Ovvio: “liberare, sciogliere, slegare”. Paolo sta dicendo a Filemone: “Slega Onesimo! Libera Onesimo, e così libererai te stesso per l'opera di Cristo! Solo così potrai continuate ad essere efficace per Cristo!”

Perdonare in senso cristiano è  sia slegare l'altro sia se stessi da un peso, da un laccio, da una catena: è lo è per almeno  quattro ragioni.

I. Perdonare mi libera dal passato

In primo luogo, se non perdoni rimarrai imprigionato dal passato.  Se continuiamo a tenere il dolore, o l'angoscia, o il risentimento, o la rabbia...  ... se continuiamo a farlo ci incateniamo al passato.

È come grattare una piaga perché prude. Ti darà sollievo per un po'... . Ma più gratti , peggio ottieni.  Alla fine avrai una ferita  che è molto peggio della piaga originale.

La mancanza di perdono non lascia mai guarire una ferita.  E quando ciò accade tra persone del regno, tra credenti che stanno lavorando insieme,   diventa una ferita che ha un impatto  sulla nostra capacità di diffondere il Vangelo.

II Perdonare mi libera dall'amarezza

Un secondo motivo per cui è importante perdonare  è perché, quando non lo facciamo,  diventiamo persone amare. E più non perdoni più amaro, o amara diventi

Più a lungo ricordi l'offesa, più dati accumuli su di essa.  Più dati accumuli, più il problema occupa il tuo pensiero.  E più occupa il tuo pensiero più modella sostanzialmente la tua persona E la ferita diventa un'infezione.

III Perdonare chiude la porta al maligno

Una terza ragione per cui è importante perdonare   è perché, quando non perdoniamo,  apriamo la porta del nostro cuore a satana. 

La mancanza di perdono stende un tappeto con su scritto “welcome”  e invita i demoni a entrare.  La Scrittura è chiara su questo punto.

“Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira  e non fate posto al diavolo.. .”(Efesini 4:26-27)

Dove hai rabbia irrisolta,  dove hai amarezza irrisolta,  dove hai spirito che non perdona,  hai ceduto il posto al diavolo. E una volta che ha un punto d'appoggio  la scalata al resto della nostra vita diventa molto più facile.

IV Perdonare apre il mio rapporto con Dio

Un quarto motivo, e forse il più importante,  per cui è importante perdonare è perché,  quando non perdoniamo,  ostacoliamo il nostro rapporto con Dio. 

Gesù ha detto:

“Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi;  ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.” (Matteo 6:14-15).

Se non sono a posto con il mio prossimo, allora non sono a posto con Dio : perché mai dovrei condannarmi all'essere distante da Dio e dal non ricevere la sua benedizione? 

Conclusione

Questa lettera personale a Filemone  ci costringe a farci una domanda molto personale:  “Che tipo di persona voglio essere?  Incatenata al mio passato?  Controllata dall'amarezza?  Che apre il cuore a satana?  Che ostacola la mia comunione con Dio?"

Oppure voglio essere una persona  che perdona  come Dio mi perdona?

Preghiamo.

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